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Manacled

Il racconto 'Manacled' narra la storia di Hermione Granger, che diventa una schiava surrogata dopo la morte di Harry Potter e la vittoria di Voldemort. La trama affronta temi delicati come la violenza e il trauma psicologico, mentre Hermione cerca di mantenere un segreto cruciale. La narrazione esplora la sua lotta per la sopravvivenza e la resistenza in un contesto di oppressione e sofferenza.
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Manacled

Il racconto 'Manacled' narra la storia di Hermione Granger, che diventa una schiava surrogata dopo la morte di Harry Potter e la vittoria di Voldemort. La trama affronta temi delicati come la violenza e il trauma psicologico, mentre Hermione cerca di mantenere un segreto cruciale. La narrazione esplora la sua lotta per la sopravvivenza e la resistenza in un contesto di oppressione e sofferenza.
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MANACLED

1
MANACLED
by Senlinyu

2
Illustrazioni di Avendell.
Fandom: Harry Potter
Ship: Hermione Granger e Draco Malfoy
libro curato da: Virginia Pennino (IG [Link])

Pubblicato il 27 Aprile 2018


Completato il 19 Agosto 2019

Harry Potter è morto. All’indomani della guerra per rafforzare la potenza del mondo
magico, Voldermort mette in atto uno sforzo di ripopolamento. Hermione Granger
mantiene un segreto dell’Ordine, perso ma nascosto nella sua mente, così viene
mandata come surrogata schiava dell'High Reeve finché la sua mente non riesce ad
essere decifrata.

3
Avvertenze
Questo libro tratta tematiche delicate e descrive situazioni che possono
risultare disturbanti per alcuni lettori. Lo stupro e il sesso non
consensuale sono un aspetto significativo e continuo della trama, sono
presenti traumi psicologici, descrizioni di violenza sul campo di
battaglia, torture, morte, attacchi di panico, mutilazioni e un linguaggio
forte.

Si consiglia la lettura a un pubblico consapevole.


Note: i personaggi di questa storia appartengono a [Link].
L'ispirazione iniziale di questa trama è avvenuta guardando il primo
episodio di The Handmaid's Tale. Il titolo di “High Reeve” è stato tratto
dall'uso di -LadyofClunn- nel suo racconto “Uncoffined.”
Questa storia diverge dal canone in seguito alla conclusione di Harry
Potter e l'Ordine della Fenice.

4
Sei come una rosa
in un cimitero

5
𝓒𝓪𝓹𝓲𝓽𝓸𝓵𝓸 𝟏
ermione aveva perso da tempo la speranza di vedere nell'oscurità.
Per un po' aveva pensato che forse, se avesse lasciato adattare gli
occhi, alla fine qualcosa le sarebbe diventata visibile.
Non c'erano barlumi di luce lunare che arrivassero così in profondità nei
sotterranei. Niente torcia nei corridoi fuori dalla cella, solo sempre più buio,
fino a portarla a chiedersi se non fosse diventata cieca. Aveva esplorato ogni
centimetro della cella con la punta delle dita. La porta, sigillata con la magia,
non aveva serrature che potesse scassinare, anche se lei non aveva altro che
paglia e un vaso da notte. Aveva annusato l'aria nella speranza che potesse
indicarle qualcosa: la stagione, il profumo lontano di cibo o pozioni. Ma era
stantia, umida, fredda. Senza vita. Aveva sperato che, se avesse controllato
abbastanza attentamente, avrebbe trovato una lastra di pietra allentata nel
muro o qualche scomparto segreto che nascondesse un chiodo, o anche un po'
di corda. A quanto pareva, la cella non aveva mai ospitato prigionieri audaci.
Nessun graffio a segnare i giorni, nessun mattone allentato.
Nient’altro che l’oscurità.
Non riusciva nemmeno a parlare ad alta voce per alleviare quel silenzio
incessante. Era stato il regalo d'addio della Umbridge dopo che l'avevano
trascinata nella cella e le avevano controllato le manette un'ultima volta.
Stavano per andarsene quando aveva fatto una pausa e sussurrato: “Silencio.”
Pungolando il suo mento con la bacchetta in modo che potesse guardarla, le
aveva detto: “Capirai presto.”Aveva ridacchiato, lasciandole una zaffata del suo
alito stucchevole e zuccheroso sul viso ed era rimasta nel buio e nel silenzio. Si
erano dimenticati di lei? Non era mai sceso nessuno. Non l'avevano torturata,
né interrogata. C'era solo la buia e silenziosa solitudine. I pasti apparivano
casualmente, non riusciva nemmeno a tenere il conto del tempo.
Ripeteva ricette di pozioni e tecniche di Trasfigurazione. Ripassava le rune, le
filastrocche e muoveva le dita per imitare i movimenti delle bacchetta,
ripetendo l'inflessione degli incantesimi. Contava all'indietro da mille
sottraendo i numeri primi, poi, cominciò ad allenarsi.
Apparentemente a nessuno era venuto in mente di limitarla fisicamente, e la
cella era abbastanza spaziosa da permetterle di fare la ruota in diagonale.
Imparò a fare la verticale. Trascorse quelle che le sembravano ore a fare
flessioni ed esercizi chiamati “burpees”, da cui suo cugino era ossessionato.
Scoprì che poteva infilare i piedi nelle sbarre della porta della cella e fare degli
addominali mentre era appesa a testa in giù. L'aiutava a spegnere la mente. Il
contare. Lo spingersi a nuovi limiti fisici.

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Quando le braccia e le gambe diventavano gelatina, si accasciava in un angolo
e cadeva in un sonno senza sogni. Era l'unico modo per far sì che la fine della
guerra smettesse di passarle davanti agli occhi. A volte si chiedeva se fosse
morta. Forse quello era l'inferno. Buio e solitudine, e nient'altro che i suoi
peggiori ricordi che le passavano davanti agli occhi per sempre.
Quando finalmente ci fu un rumore, fu assordante. Lo stridore in lontananza
di una grossa porta abbandonata che si apriva. Poi la luce. Una luce grande e
accecante. Era come se l'avessero pugnalata. Si ritirò di nuovo nell'angolo e si
coprì gli occhi. “È ancora viva.” sentì dire alla Umbridge, in tono sorpreso.
“Tiratela su, vediamo se è ancora lucida.”
Mani ruvide la trascinarono via dall'angolo e cercarono di farle allontanare le
mani dagli occhi. Anche con le palpebre ben chiuse, il dolore dato dalla
luminosità improvvisa sembrava un coltello che le penetrava nelle cornee.
Tirò le mani indietro per premerle di nuovo sugli occhi, strappando le braccia
dalla presa dei suoi rapitori.
“Oh, santo cielo.” disse la Umbridge con voce tagliente e impaziente.
“Sopraffatti da una sanguesporco senza bacchetta. Petrificus Totalus."
Si sentì irrigidire. Per fortuna, rimase a occhi chiusi.
“Saresti dovuto essere abbastanza intelligente da morire. Crucio.”
La maledizione le squarciò il corpo immobilizzato. La Umbridge non era la
strega più forte da cui era stata maledetta, ma faceva sul serio. Il dolore la
attraversò come il fuoco, incapace di muoversi, come se le sue interiora si
attorcigliassero in nodi e cercò di sfuggire al dolore. La testa le pulsava mentre
cresceva senza alcuno sfogo. Dopo un'eternità cessò, eppure non lo fece
davvero. La maledizione era finita, ma l'agonia le rimaneva avvolta dentro,
come se i nervi le fossero rimasti scoperti. Poteva sentire la testa che le diceva
di scappare, per liberarsi quella continua agonia. Le sarebbe bastato rompersi.
Semplicemente rompersi efarla finita. Ma non poteva.
“Portala su per una valutazione. Fammi sapere subito cosa dice il Guaritore.”
Stava levitando, ma il mondo rimaneva una macchia di suoni e dolore. C'era
così tanto rumore. Sembrava che le vibrazioni le graffiassero la pelle. Doveva
essere stata tenuta all'interno di una barriera, perché improvvisamente l'aria
esplose di rumore e luce. Cercò di resistere concentrandosi solo sul ticchettio
dei passi. Dritto per dieci passi. A destra, trenta passi. A sinistra per quindici.
Stop. Una delle guardie che la faceva levitare bussò ad una porta. “Avanti.”
disse una voce ovattata. La porta si aprì con uno stridio. “Mettetela lì.”
Hermione sentì il suo corpo cadere su un lettino medico e una bacchetta
pungolarla.
“Che incantesimi le avete fatto?”chiese il Guaritore,“Petrificus Totalus e una
Cruciatus." rispose una nuova voce. Le sembrò di riconoscerla, ma aveva la
mente troppo presa dall'agonia per riuscire ad assegnarla a qualcuno. “Mentre
era immobilizzata?” Il Guaritore le sembrò irritato.

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“Per quanto tempo?”disse. “Un minuto. Forse di più.” ci fu un sibilo di
irritazione.“Ne abbiamo a malapena a sufficienza così come sono. La
Umbridge sta cercando di distruggerle? Legatela. Altrimenti si farà male
quando le toglierò gli incantesimi.” Hermione sentì delle cinghie di cuoio
legare i polsi e le caviglie e qualcosa le fu spinto a forza tra i denti. Qualcuno le
batté la bacchetta sulla tempia. “Ehi piccola strega, se la tua mente non è già in
poltiglia questo farà male, molto male. Ma…”continuò allegramente “dopo ti
sentirai meglio. Finite Incantatem!”
Il mondo di Hermione esplose. Fu come essere colpita di nuovo con il
Cruciatus. Finalmente in grado di muoversi sobbalzo, urlò e si dimenò. Le
cinghie che la tenevano giù le impedivano a malapena di inarcare la schiena
all'indietro mentre si contorceva, si dondolava, e gemeva a causa del dolore.
Sembrò passare un'eternità prima che potesse smettere di agitarsi. La voce
aveva smesso di parlare molto prima. I muscoli si contraevano ancora
violentemente, e il petto le si gonfiava di singhiozzi. “Va bene, ora potete
andare” disse il Guaritore mentre la pungolava di nuovo con la bacchetta “ma
dite alla Umbridge che se ne arriva un'altra come questa, la denuncerò per
sabotaggio.” Aprì un occhio e guardò le guardie andare via, aveva la vista
appannata. Tutto era maledettamente luminoso, ma riusciva a distinguere
delle vaghe forme e la luce iniziava a farle meno male. O meglio, altre cose le
facevano più male degli occhi. Il Guaritore tornò da lei. Era un uomo grosso.
Non lo riconobbe. Strizzò gli occhi, cercando di vederlo chiaramente.
“Oh bene, segui il movimento.” Le girò il polso per appuntarsi il numero delle
manette.“Numero 273.” Tirò fuori da uno scaffale una cartella stretta e
aggrottò la fronte mentre la sfogliava.“Sanguesporco, ovviamente. Studentessa
di Hogwarts. Oh, ottimi voti. Mh, maledizione sconosciuta all'addome al
quinto anno. Non un buon segno. Beh, vedremo con cosa abbiamo a che fare.”
Eseguì un complesso incantesimo diagnostico su di lei ed Hermione vide le
tracce magiche fluttuare in alto e varie sfere di colore disporsi lungo il suo
corpo. Il Guaritore le osservò e scribacchiò sulla cartella. Era interessato al suo
addome, in particolare a un globo tinto di viola. “Cosa…” raspò lei intorno al
bavaglio che aveva ancora tra i denti, “cosa stai guardando?”gli chiese.
“Oh diverse cose, la tua salute fisica, soprattutto. Sei in condizioni
straordinariamente buone. Dove ti hanno tenuto? Anche se niente di tutto ciò
ha importanza, se non riesco a capire cos'è questa vecchia maledizione che ti
porti ancora dietro.” Lavorò in silenzio per diversi minuti prima di ridacchiare.
Con un complicato movimento della bacchetta e un incantesimo che non riuscì
a capire, vide un flusso scuro di viola entrarle nello stomaco. Le sue interiora
cominciarono improvvisamente a ribollire, e sentì qualcosa che si contorceva,
vivo tra i suoi organi. Qualcosa che strisciava dentro di lei. Prima che potesse
urlare, il Guaritore fece un incantesimo, e una luce rossa la colpì.
Il contorcimento si fermò, e fu come se qualcosa si fosse dissolto dentro di lei.

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“Un incantesimo sbagliato” le spiegò lui.“Qualcuno voleva che ti mangiasse
viva, ma per tua fortuna la maledizione era incompleta. L'ho sistemata e poi
annullata. Non c'è di che.” Hermione non disse nulla. Dubitava che qualcosa di
tutto ciò fosse a suo beneficio. “Bene. Sei autorizzata. Anche eleggibile. Penso
che ci sarai molto utile. Anche se quel Cruciatus richiederà un po' di terapia
prima che tu possa riprenderti, probabilmente. Metterò una nota.”
Con un colpo di bacchetta, le cinghie intorno ai polsi e alle caviglie si
allentarono. Hermione si sedette lentamente con muscoli che si contraevano
ancora involontariamente. Aprendo la porta, il Guaritore disse:“È passata.
Potete portarla via.”Si avvicinò alla sua scrivania. Era ancora tutto troppo
luminoso e riusciva a malapena a distinguere le forme intorno a lei. Con mano
tremante, si tirò fuori il bavaglio tra i denti. Questi iniziarono immediatamente
a battere. Si rese conto di avere terribilmente, terribilmente freddo. Troppo
freddo. La guardia si stava avvicinando a lei, per afferrare il suo braccio e
condurla via. Lei scivolò dal tavolo e cercò di alzarsi ma vacillò. “Si-gno…” Era
la sua voce? Non ricordava com'era la sua voce. Le parole le uscirono
biascicate e tutti gli oggetti luminosi nella stanza sembrarono allungarsi e
distorcersi insieme al Guaritore davanti ai suoi occhi, come se fosse caduta in
una boccia per pesci rossi. Il Guaritore si voltò verso di lei con aria
interrogativa.“Cred-do di star andan-do in sho-” le parole non sembravano
riuscire ad uscire attraverso i denti e provò di nuovo: “Shh-sh-shock!”
L'oscurità iniziò improvvisamente a penetrare ai margini della sua visione.
Tutte le forme luminose svanirono finché ciò che poté vedere fu il volto
preoccupato del Guaritore che oscillava davanti a lei. Sentì gli occhi rovesciarsi
e cadde. Nessuno la prese. Colpì l'angolo del tavolo con la testa. Forte.
“Cazzo” Imprecò la guardia. Anche il suono della voce sembrava traballante e
distorto. L'ultima cosa che Hermione ricordava era che pensò potesse essere
Marcus Flint.

Riprendere conoscenza fu come affogare nella farina d'avena. Non era sicura
del perché fosse il primo paragone che le era venuto in mente. Lottò per
trascinarsi in superficie, muovendosi verso voci ovattate, cercando di dar loro
un senso. “Sedici mesi in isolamento e deprivazione sensoriale! A detta di tutti
dovrebbe essere completamente pazza, se non morta. Non c'è documentazione
su di lei! È come se l'aveste gettata in un pozzo senza fondo. Guardi questa
cartella. Il prigioniero 187 nel letto accanto, vede quante pagine ci sono? Visite
di controllo, analisi sul sangue, test di salute mentale, pozioni prescritte. Ho
persino delle foto di lei per vedere com'era prima che venisse mutilata. Questa
qui, invece, niente. È stata registrata come assegnata a questa prigione, e poi è
scomparsa. Nessuno l'ha vista, non c'è nemmeno prova che abbia mangiato
qualcosa, per sedici mesi! Spiegatemi come è successo.”

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Ci fu una pausa, e poi Hermione sentì: “E-ehm” la voce soave della Umbridge
cominciò ad agitarsi: “Ci sono così tanti prigionieri qui. Non c'è da stupirsi se
uno o due riescono a passare inosservati come la signorina Granger.”
“La signorina…Granger?” l'altra voce era improvvisamente inorridita e
balbettante. “Come la Granger? Sapevi che era lei? Hai cercato di ucciderla!”
“Cosa? No! Non lo farei mai. Non lo farei mai... Spetta al Signore Oscuro
decidere i loro destini. Io sono solo una serva.”
“Pensavi davvero che il nostro Signore si sarebbe dimenticato di una
prigioniera come Hermione Granger? Pensi che sarà indulgente se verrà a
sapere quello che hai fatto?” le rispose.
“Non volevo che andasse avanti così a lungo! L'avevo pensata semplicemente
come una situazione temporanea. Tu non la conosci. Non sai di cosa è capace.
Dovevo essere sicura che non potesse scappare o raggiungere l'esterno. Il
castello era ancora in fase di ristrutturazione. Poi, quando tutti i preparativi
erano stati completati, lei era sparita dalla mia mente. Non sfiderei mai il
nostro Signore Oscuro!” La Umbridge tremò leggermente.
“Il successo dell'impresa che nostro Signore ha iniziato poggia sulla tua testa e
sulla mia. Se scopro che hai qualcos'altro per minare il suo programma, ti
denuncerò immediatamente a lui. Per come stanno le cose, la Granger è ora
interamente sotto la mia giurisdizione. Non devi avvicinarti a lei senza il mio
permesso. Se le succede qualcos'altro, da parte di chiunque altro, riterrò te
responsabile.” “Ma... ma lei ha molti nemici.” La voce della Umbridge vacillò.
“Allora ti consiglio di sorvegliare attentamente la tua prigione. Il Signore
Oscuro l'ha nominata espressamente nei suoi piani. La porterò davanti a lui
oggi stesso, se questo è ciò che serve per avere successo. Ho lavorato più a
lungo e più duramente di te per arrivare dove sono, Direttrice. Non permetterò
a nessuno di mettersi sulla mia strada. Vai a prendere gli altri. Il Signore
Oscuro si aspetta un rapporto sulle idonee stasera, e io ho sprecato metà della
mia giornata a sistemare il tuo errore.”
Un serie di passi che svanivano. Quelli della Umbridge, pensò e sperò
Hermione. Aprì un occhio, cercando di osservare di nascosto l'ambiente
circostante. “Sei sveglia.” Non abbastanza di nascosto. Aprì completamente gli
occhi e guardò la sagoma sfocata di una Guaritrice, in piedi sopra di lei. Si
chinò più vicino per studiarla, ed Hermione riuscì a distinguerla in qualche
modo controluce. Una donna anziana, severa, con una toga che ne denotava
l'anzianità medica. “Allora, tu sei Hermione Granger” le disse.
Non era sicura di come rispondere al commento. La conversazione che aveva
ascoltato non aveva fatto luce su ciò che si voleva da lei. Era importante per
qualche terribile macchinazione di Voldemort. Non doveva essere morta, né
pazza, e la volevano in salute.
Probabilmente non l'avrebbero torturata di nuovo.

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Rimase in silenzio, sperando che la Guaritrice fosse il tipo di persona che
continuava a parlare quando la gente non rispondeva. Ne rimase delusa.
“Dovrò chiederlo a te, visto che nessun altro sembra saperlo. Come fai a essere
ancora viva? Come sei riuscita a rimanere sana di mente?”
“Io... non so…” rispose dopo aver aspettato diversi momenti. La voce suonava
più profonda e traballante di quanto ricordasse. Le sue vocali erano come
atrofizzate. Era difficile scandire le parole: le consonanti si fondevano insieme
e poi si fermavano, come se fosse necessario uno sforzo per spingerle fuori.
“Ho fatto...Aritmanzia mentale... Ho... recitato pozioni. Ho fatto del mio
meglio... per non perdere la ragione.”
“Notevole.” mormorò la Guaritrice, scribacchiando delle note in una cartella.
“Ma come hai fatto a sopravvivere? Non c'è traccia di nessuno che ti abbia
nutrito, eppure sei perfettamente sana dal punto di vista nutrizionale.”
“Io... non... lo so. Il cibo appariva. Non c'era mai un'ora stabilita. Ho pensato
che fosse intenzionale”, la Guaritrice la guardò. “Cosa era intenzionale?”
“L'irregolarità... pensavo…” sentiva la gola stanca nello sforzo di continuare a
parlare. “Facesse parte della...deprivazione sensoriale. Per impedirmi... di
sapere... quanto tempo era passato.”
La voce diventava sempre più sottile ad ogni parola. “Oh, sì. Sarebbe stato
creativo. E le tue condizioni fisiche? Non sei mai stata portata via da quella
stanza. Eppure, hai un tono muscolare migliore della metà dei miei Guaritori.
Come diavolo è possibile?”
“Quando... non riuscivo più a sopportare di pensare, mi esercitavo fino a non
poterne più.” “Che tipo di esercizi?”
“Qualsiasi cosa. Salti. Flessioni. Crunch. Qualsiasi cosa che mi stancasse... Per
non sognare.” Altri scarabocchi. “Che tipo di sogni stavi cercando di evitare?”
A Hermione mancò leggermente il respiro. Le altre domande erano state facili.
Quella... quella si avvicinava troppo a qualcosa di reale. “I sogni di prima.”
“Prima?” domandò la Guaritrice. “Prima di venire qui.” disse piano. Chiuse gli
occhi; la luce le stava causando una forte emicrania. “Certo.” Continuò con gli
scarabocchi. Il suono le fece trasalire i muscoli. “Resterai qui in infermeria
finché gli effetti collaterali delle torture non saranno completamente passati.
Farò venire anche uno specialista, per capire che cosa è successo alla tua
mente” Hermione aprì gli occhi di scatto. “C'è....”esitò. “C'è qualcosa che non
va in me?” La Guaritrice la fissò contemplativamente prima di agitare la
bacchetta sulla sua testa. “Sei stata tenuta in totale deprivazione sensoriale per
sedici mesi. Il fatto che tu sia ancora lucida è un miracolo. Gli effetti di una
tale esperienza difficilmente possono essere evitati, specialmente date le
circostanze precedenti al tuo arrivo. Immagino che tu abbia studiato un po' di
guarigione durante la guerra.”
“Sì.” disse lei, abbassando lo sguardo sulla coperta che aveva in grembo.

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Era logora e aveva un odore così forte di antisettico che le veniva da vomitare
per l'assalto olfattivo. “Allora sai com'è fatto un cervello magico normale e
sano. Questo è il tuo.” Un semplice tocco della bacchetta generò l'immagine
magicamente proiettata del cervello di Hermione. Strinse gli occhi. Sparse
nella proiezione c'erano piccole luci incandescenti; alcune raggruppate, altre
sporadiche. Su tutto il cervello. Non aveva mai visto una cosa simile.
“Cosa sono quelli?” chiese, “la mia ipotesi migliore è che siano stati di fuga
creati magicamente.” “Cosa?” “Ad un certo punto durante il tuo isolamento, la
tua magia ha cominciato a cercare di proteggerti. Dato che non potevi usare la
magia all'esterno, si è interiorizzata. Hai lavorato duramente per evitare, come
hai detto, di non perdere la ragione. Tuttavia, la mente non è attrezzata per
gestire una cosa del genere. La tua magia ha murato parti della tua mente.
Come risultato, ti ha frammentato. Normalmente una fuga riguarda tutto il
cervello, ma questa sembra quasi chirurgicamente precisa. Anche se la
guarigione della mente non è la mia specialità.” Hermione la fissò con orrore.
“Vuoi dire che mi sono dissociata?” “Qualcosa del genere. In realtà non ho
mai visto niente di simile prima d'ora. Potrebbe essere una nuova malattia
magica.” le rispose. “Ho personalità multiple?” si sentì improvvisamente
svenire. “No. Hai semplicemente isolato parti della tua mente. Credo che la tua
magia intendesse proteggerle dagli attacchi mentali, ma per estensione ha
impedito anche a te di accedervi.” Hermione si arrovellò internamente.
“Cosa...cosa non ricordo?” domandò.
“Beh, non ne siamo del tutto sicuri. Dovrai essere tu a scoprire ciò che hai
dimenticato. Come si chiamano i tuoi genitori?” Hermione si fermò un
momento, cercando di capire se la domanda fosse basata sulla ricerca di una
diagnosi o sul riuscire ad estrarle informazioni. Il sangue le defluì dal viso.
“Non lo so.”disse, sentendosi improvvisamente a corto d'aria. “Ricordo che
avevo dei genitori. Erano...Babbani. Ma non riesco a ricordare nulla di loro.”
Lottando per reprimere il panico che le saliva dentro, fissò implorante la
Guaritrice. “Tu ne sai qualcosa?”
“Temo di no. Proviamo con un'altra domanda. Ti ricordi la scuola che hai
frequentato? Chi erano i tuoi migliori amici, lì?”
“Hogwarts. Harry e Ron” disse lei, abbassando lo sguardo mentre le si
stringeva la gola. Le dita le si contraevano in modo incontrollato. “Bene, ti
ricordi del preside?”
“Silente.”
“Ti ricordi cosa gli è successo?”
“È morto.” disse Hermione, stringendo gli occhi. Anche se i dettagli erano
confusi, era sicura. “Sì. Ricordi le circostanze della sua morte?”
“No. Ricordo che era stato reintegrato come preside dopo che venne
confermato che Vold...Vold...Tu-Sai Chi era tornato.”
“Interessante.” Altri scarabocchi. “Cos'è che ricordi della guerra?”

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“Ero una Guaritrice. In Ospedale. C'erano così tante persone che non sono
riuscita a salvare, ricordo di averle perse. Qualcosa... qualcosa non ha
funzionato. Harry è morto. L'hanno impiccato alla Torre di Astronomia e
l'abbiamo guardato marcire. Hanno impiccato Ron e la sua famiglia accanto a
lui. E Tonks, e Lupin. Li hanno torturati fino alla morte. Poi mi hanno messo
in quella cella e mi hanno lasciato lì.”
Tremava mentre parlava. Anche il lettino tremava ed emetteva un rumoroso
scricchiolio. La Guaritrice non sembrò accorgersene e scrisse altre note.
“Questo è molto insolito, e interessante. Non ho mai sentito parlare di uno
stato di fuga come questo. Sono ansiosa di sentire cosa ne pensa uno
specialista.”
“Lieta di essere così interessante." disse Hermione, il labbro arricciato mentre
apriva gli occhi per fissarla.
“Suvvia, cara. Non sono del tutto insensibile. Guardala da una prospettiva
medica. Se ci fosse qualcosa nel tuo passato da cui sarebbe logico che la tua
mente si proteggesse, sarebbero le conseguenze della guerra, da cui sei
chiaramente traumatizzata. Invece, cosa hai deciso inconsciamente di
proteggere? Le identità dei tuoi genitori e la strategia di guerra dell'Ordine. La
tua magia non ha scelto di proteggere la tua psiche, ha scelto di proteggere
tutti gli altri. È molto interessante."
Hermione supponeva che lo fosse, ma sembrava tutto troppo. Il solo fatto di
poter vedere di nuovo era travolgente. Essere in grado di parlare. Essere fuori
dalla sua cella. Tutto sembrava troppo. Troppo crudo. Troppo luminoso. Non
disse nient'altro. Dopo qualche altra nota, la Guaritrice alzò di nuovo lo
sguardo. “A meno che lo specialista non abbia obiezioni, resterai in Infermeria
una settimana per il recupero, prima di essere processata. La cosa ti darà il
tempo di acclimatarti di nuovo alla luce e al suono e di sottoporti alla terapia
di cui ha bisogno per il recupero dalla tortura e da quella commozione
cerebrale che ti sei procurata durante il check up.” La Guaritrice iniziò ad
allontanarsi, ma poi si fermò. “Spero che questo intervento non sia necessario,
ma suppongo che, data la tua casa e la tua storia, dovrei dirtelo lo stesso. Tu
sei ad un bivio in questo momento, signorina Granger. Ciò che ti accadrà in
seguito è inevitabile, ma puoi scegliere quanto spiacevole sarà.” Era consiglio
d'addio? Una minaccia? Un avvertimento? Non era del tutto sicura.
La Guaritrice scomparve dietro la tenda.
Guardò attentamente l'ambiente circostante. Era ancora a Hogwarts. Le
avevano tolto la divisa della prigione e l'avevano cambiata in un camice da
ospedale. Tirando su le maniche, notò con disappunto che nessuno aveva
commesso l'errore di togliere le manette chiuse intorno ai polsi.

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