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Archetipo E Architettura: Da Topos Ad Icona

Il documento esplora il concetto di archetipo nell'architettura, evidenziando come forme primitive e archetipi architettonici siano essenziali per la costruzione umana. Si discute la relazione tra architettura moderna e contemporanea, sottolineando l'importanza della funzione e dell'evoluzione degli archetipi. Infine, viene messa in evidenza la necessità di un equilibrio tra forma e funzione, con una critica all'architettura contemporanea che spesso ignora questa relazione.

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Archetipo E Architettura: Da Topos Ad Icona

Il documento esplora il concetto di archetipo nell'architettura, evidenziando come forme primitive e archetipi architettonici siano essenziali per la costruzione umana. Si discute la relazione tra architettura moderna e contemporanea, sottolineando l'importanza della funzione e dell'evoluzione degli archetipi. Infine, viene messa in evidenza la necessità di un equilibrio tra forma e funzione, con una critica all'architettura contemporanea che spesso ignora questa relazione.

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ARCHETIPO E
ARCHITETTURA

ARCHITETTURA / 7 AGOSTO 2018

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DA TOPOS AD
ICONA
Nelle opere dell’uomo abbiamo
elementi che a diversa scala sono
riconducibili al concetto di
archetipo. Nell’architettura
costruita che cosa è un archetipo
se non la trasposizione materiale
di un’idea che siamo consci
possedere da sempre? Le forme
primitive, il cubo, la piramide o la
sfera sono elementi primordiali
dei quali ne riconosciamo
ingombro, volume e rimandi
iconografici.
Lo stesso accade per gli archetipi
architettonici: la torre, oggetto che
identifica una posizione e la
evidenzia rispetto al territorio; il
ponte che mette in relazione due
luoghi tra loro divisi; le mura,
recinzioni e difesa, costruite per
tener fuori o custodire al proprio
interno; il vuoto, la piazza, centro e
fulcro del costruito.

Anche nell’architettura moderna,


ogni archetipo è fatto dall’uomo
per l’uomo: ogni singolo elemento
costruttivo è un atto di controllo
nei confronti dell’alieno. L’archetipo
è forma e funzione: la colonna è un
archetipo, così come l’architrave,
la chiave di volta e la pietra
cantonale. “Elementi” (vi
ricorderete nella biennale di
architettura del 2014 di Khoolaas il
padiglione “Elements of
architecture” ) che ritroviamo
diversi e codificati a seconda del
periodo storico nei quali sono stati
creati. Mattone, muro, casa, città:
archetipi, e mi ripeto, dell’uomo per
l’uomo: il fine ultimo degli architetti.
Ovvero costruire per agevolare
altri esseri umani. Che cosa è
l’architettura se non l’agire in
funzione di una necessità? Senza
di questa il costruire è inutile.
L’archetipo viene meno ed è solo
simulacro: finzione costruttiva per
mascherare altri intendimenti.
Esiste quindi un costruire in sé
“sbagliato”? Probabilmente no.
L’atto formale è un segno dei
tempi, della società nella quale
opera l’uomo.

TRA ARCHITETTURA
MODERNA E
CONTEMPORANEA
E’ creazione del pensiero
dell’uomo, e, in fin dei conti, della
sua personale predisposizione nei
confronti del prossimo. Scuola e
maniera dovrebbero sempre
lasciare spazio all’agire
dell’architetto in funzione degli altri
essere umani.
Il fatto che esista un archetipo
funzionale all’uomo non vuol dire
che questo non possa evolvere in
altro oggetto: l’archetipo è tale
perché è punto di riferimento,
idea stessa in divenire. Il costruire
dell’architetto è il sintomo visibile
della civiltà che lo circonda, per
quanto tenti di discostarsi dal
pensiero comune creando
differenti maschere formali,
l’architettura sarà sempre figlia dei
propri tempi. Uno degli
scostamenti maggiori
dell’architettura contemporanea
rispetto a quella moderna è
proprio quella della costruzione
effimera che nega luogo, forma e
funzione ed uso dello spazio. Le
produzioni di alcune grandi
archistar sono spesso icone in
macroscala che in grado di
accogliere qualsiasi tipo di
programma abitativo,
commerciale, terziario etc.

Paradossalmente è quindi nell’uso


dell’archetipo che si individua la
vera natura dell’artefice. Anche
osservando le strutture più
complesse ed autoreferenziali
tendiamo a scomporne gli
elementi per ricondurre ciò che
osserviamo a qualcosa di
rassicurante già patrimonio della
nostra memoria storica.
Ecco perché quando non si riesce
a coglierne il significato ci si limita
ad un prosaico mi piace o non mi
piace, che intercetta
esclusivamente il giudizio estetico
dell’opera.

Tale giudizio estetico è


inconsciamente legato al nostro
concetto di topos cioè di forma
evoluta dell’archetipo. Un caso
emblematico è l’idea topologica
che abbiamo della casa. Esistono
test per l’infanzia che proprio sul
disegno della casa fondano
un’analisi psicologica del
bambino.
Quando riconosciamo in una
struttura il “topos” della casa
immediatamente associamo a
tale costruzione dei valori
rassicuranti che spesso
travalicano un corretto giudizio
estetico: la zona di comfort visivo
è tale che siamo disposti ad
accettare anche riduzioni formali
in favore “dell’onestà”
concettuale del costruito.

Ecco perché ad orpelli e


superfetazioni preferiamo un
minimalismo visivo, funzionale
alla comprensione stessa del
costruito. La complicazione è in
gran parte appannaggio di altri
settori del nostro vivere: l’aspetto
tecnico, strutturale e tecnologico lo
diamo come assunto
imprescindibile in una costruzione.
Quello che è oggetto di giudizio è
quasi sempre l’aspetto formale o
preferibilmente topologico.
Nell’architettura moderna il
rapporto funzione-forma è un
assioma assoluto: la pianta è uno
strumento che permette di
stabilire e controllare le relazioni
tra questi due aspetti
inequivocabili. Come detto, invece,
l’architettura contemporanea
dubita delle singolarità
dell’edificio creando edifici icona,
facilmente riconoscibili ma
assolutamente asettici dal punto
di vista della fruibilità e capaci
quindi di accettare qualsiasi
destinazione d’uso. Ecco che la
forma non dipende più dalla
funzione.
Prendiamo un esempio molto
semplice. La forma iconica delle
falde del tetto è
spesso discussione e
decostruzione: in alcuni casi, è
invero interessante il riavvicinarsi
dell’architettura contemporanea ai
concetti archetipici tradizionali
senza però il peso ridondante del
citazionismo post-modernista del
secolo scorso.
Come a dire, l’archetipo è li,
prendiamolo quando ne abbiamo
bisogno. Con buona pace
dell’architettura moderna.

Breve Bibliografia

Renato De Fusco, Storia


dell’Architettura contemporanea,
Milano, Laterza, 1974
Bruno Zevi, Storia dell’architettura
moderna, Milano, Einaudi, 1975
Rafael Moneo, L’altra modernità,
Milano, Marinotti, 2012.
Luigi Prestinenza Puglisi, La storia
dell’architettura 1905-2008, Licenza
Creative Commons, 2013

m.s.

ARCHETIPO,
ARCHITETTURA,
ARCHITETTURA
CONTEMPORANEA,
ARCHITETTURA
MODERNA

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