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Dada

Il documento analizza il movimento artistico del Dadaismo, fondato da Tristan Tzara e altri artisti al Cabaret Voltaire di Zurigo nel 1916, come reazione contro le convenzioni artistiche tradizionali. Attraverso il manifesto del Dadaismo, Tzara esprime l'idea che l'arte deve essere libera da ogni logica e rappresentazione della bellezza, enfatizzando la spontaneità e l'assurdità. Inoltre, il documento menziona artisti come Hans Arp e Marcel Duchamp, evidenziando il loro contributo e l'evoluzione verso il Surrealismo.
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Dada

Il documento analizza il movimento artistico del Dadaismo, fondato da Tristan Tzara e altri artisti al Cabaret Voltaire di Zurigo nel 1916, come reazione contro le convenzioni artistiche tradizionali. Attraverso il manifesto del Dadaismo, Tzara esprime l'idea che l'arte deve essere libera da ogni logica e rappresentazione della bellezza, enfatizzando la spontaneità e l'assurdità. Inoltre, il documento menziona artisti come Hans Arp e Marcel Duchamp, evidenziando il loro contributo e l'evoluzione verso il Surrealismo.
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11_Il ‘900 le avanguardie Classe V

Il Novecento
Le avanguardie
DADAismo
SURREALismo

Disegno e storia dell’arte [Link] Rossaro


11_Il ‘900 le avanguardie Classe V

Disegno e storia dell’arte [Link] Rossaro


11_Il ‘900 le avanguardie Classe V

DADA

DADA

DADA

Disegno e storia dell’arte [Link] Rossaro


11_Il ‘900 le avanguardie Classe V

Dal "Manifesto del Dadaismo" del 1918, di Tristan Tzara:


"Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3,
eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare,
gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta,
irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita
tanto quanto l'ultima apparizione di una cocotte dimostri l'essenza di Dio.

Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per
principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore
morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare
contemporaneamente azioni contraddittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro
l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole
nè contrario e non do spiegazioni perchè detesto il buon senso.

DADA non significa nulla.

Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il
primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine
etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i negri Kru
chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione
italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA .

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11_Il ‘900 le avanguardie Classe V

Dal "Manifesto del Dadaismo" del 1918, di Tristan Tzara:

Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un arte per i neonati, per latri santoni,
versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo
arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la
sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che
annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.

L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera


d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La
critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e
senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una
base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos
di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di
me perchè non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare
gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si
fa l'arte che gli pare.
Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono
da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo
abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali:
Forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi?
Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia
vista di profilo.

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11_Il ‘900 le avanguardie Classe V

Dal "Manifesto del Dadaismo" del 1918, di Tristan Tzara:

Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una
porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il
pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera
sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più
(riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il
legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare
da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace
di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli
animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un
quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione
geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo
basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, nè
definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.

La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta,
apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa
industria. E' felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza.
Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La
logica è una complicazione. La logica è sempre falsa.

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11_Il ‘900 le avanguardie Classe V

Dal "Manifesto del Dadaismo" del 1918, di Tristan Tzara:

Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo,


negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè
progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile,
la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto
suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia
è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere
teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti
i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo
compromesso e della buona educazione: DADA ; abolizione
della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA ;
di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai
servi che bazzicano tra noi: DADA ; ogni oggetto, tutti gli
oggetti, i sentimenti e il buoi, le apparizioni e lo scontro
inequivocabile delle linee parallele sono armi per la
lotta: DADA ; abolizione della memoria: DADA ; abolizione
dell'archeologia: DADA ; abolizione dei profeti: DADA ;
abolizione del futuro: DADA ; fede assoluta irrefutabile in
ogni Dio che sia il prodotto immediato della
spontaneità: DADA ."

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11_Il ‘900 le avanguardie Classe V

Il cabaret Voltaire è un locale d'intrattenimento con intenzioni artistiche e politiche sperimentali,


fondato a Zurigo il 5 febbraio 1916 dal regista teatrale Hugo Ball e da Emmy Hennings. È considerato
universalmente la culla del dadaismo, movimento di rottura e rinnovamento delle logiche artistiche
tradizionali, fra i cui membri figurarono Marcel Janco, Richard Huelsenbeck,Tristan Tzara e Hans Arp.
Durante la Prima guerra mondiale la Svizzera è un paese neutrale; tra molti rifugiati che arrivano
a Zurigo sono presenti molti artisti provenienti da tutta Europa.

Jean Arp descrive una notte al cabaret: Pandemonio totale. La gente intorno a noi urla, ride e
gesticola. Le nostre risposte sono sospiri d'amore, raffiche di singhiozzi, poemi, versi...

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Hans Arp 1887-1966

Ritratto di Trista Tzara


(La deposizione degli uccelli e delle
farfalle), 1916-17. Rilievo in legno
policromo.

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11_Il ‘900 le avanguardie Classe V

Hans Arp 1887-1966

L'arte di Arp è segnata dalla ricerca, attraverso


la spontanea creatività dell'artista, determinata
dal caso, di una essenza spirituale della realtà,
quale essa è, al di là delle forme concrete in
cui solitamente si manifesta; essenza che non
riusciamo a cogliere, al di fuori della creazione
artistica, perché la nostra percezione è
abituata a muoversi soltanto nel mondo delle
forme concrete, perdendo la capacità di
andare oltre il livello della realtà materiale.
Ci si basa solamente sulla casualità,
meccanismo utilizzato dai surrealisti, per far
emergere l'inconscio umano, e dagli
espressionisti astratti, come Jackson Pollock.
In Arp il dadaismo si trasforma in surrealismo,
come conferma lui stesso: «La legge del caso,
che racchiude in sé tutte le leggi e resta a noi
incomprensibile come la causa prima onde
origina la vita, può essere conosciuta soltanto
in un completo abbandono all'inconscio. Io
affermo che chi segue questa legge creerà la
vita vera e propria»
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Hans Arp 1887-1966

Opere 1916-1924

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11_Il ‘900 le avanguardie Classe V

Hans Arp 1887-1966


ed Egidio Costantini 1912-2007
La Fucina degli Angeli

La collaborazione tra Arp e Costantini nasce


dalla ammirazione di quest’ultimo per
l’artista francese. Arp diventa sin dall’inizio
importantissimo per l’opera di Costantini e
per la Fucina degli Angeli. I due artisti
realizzano delle sculture in vetro partendo
da forme semplici e armoniose. Le curve, i
volumi tondeggianti conferiscono alle loro
sculture un aspetto poetico, una dolce
bellezza.
La Stella, che Arp sceglie quale simbolo del
movimento artistico a cui ha aderito, la
Ninfa, la Colomba, i Pupi e le Tre Grazie
sono le differenti espressioni di un comune
sentire le forme oblunghe, morbide e fluide.
Nelle loro sculture l’armonia e la perfezione
delle forme, sempre delicate e mai
aggressive, diventano sinonimo di bellezza.

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Hans Arp 1887-1966


ed Egidio Costantini 1912-2007
La Fucina degli Angeli

La collaborazione tra Arp e Costantini nasce


dalla ammirazione di quest’ultimo per
l’artista francese. Arp diventa sin dall’inizio
importantissimo per l’opera di Costantini e
per la Fucina degli Angeli. I due artisti
realizzano delle sculture in vetro partendo
da forme semplici e armoniose. Le curve, i
volumi tondeggianti conferiscono alle loro
sculture un aspetto poetico, una dolce
bellezza.
La Stella, che Arp sceglie quale simbolo del
movimento artistico a cui ha aderito, la
Ninfa, la Colomba, i Pupi e le Tre Grazie
sono le differenti espressioni di un comune
sentire le forme oblunghe, morbide e fluide.
Nelle loro sculture l’armonia e la perfezione
delle forme, sempre delicate e mai
aggressive, diventano sinonimo di bellezza.
Ninfa

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Hans Arp 1887-1966

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Hans Arp 1887-1966

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Marcel Duchamp 1887-1968

Ruota di bicilcetta 1913


Fontana 1916

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Marcel Duchamp 1887-1968

Con rumore segreto 1916


L.H.O.O.Q. 1919

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11_Il ‘900 le avanguardie Classe V

Marcel Duchamp 1887-1968

Nudo che scende le scale, 1916


Sovverte le regole del Cubismo per arrivare ad una nuova
ricerca della vivacità e del movimento. Duchamp non
rappresenta più punti di vista nello stesso momento, ma
scompone il soggetto in più punti di vista, ripetuto in
diversi momenti successivi, traendo ispirazione dalle
recenti scoperte cinematografiche. Si supera così la
staticità del Cubismo, e si compie un passo verso la
sperimentazione astratta. La figura si scompone in piani e
linee che lasciano intuire i movimenti della figura. La
scala su cui si plasma la figura è contemporaneamente in
salita ed in discesa, in infinito movimento e si fonde col
soggetto, in un paradosso di Zenone in cui più la figura si
divide, più sembra dividersi. Quando l'opera fu
definitivamente terminata, fu rifiutata dal Salon des
Independénts : la giuria si convinse che l'intenzione di
Duchamp volgesse a prendersi gioco del Cubismo,
adducendo come aggravante il fatto che il titolo avesse
sembianze sin troppo “fumettistiche”. In seguito
Duchamp eseguì altre due copie dell'opera, una delle
quali dipinta su fondo fotografico.

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Marcel Duchamp 1887-1968

Nudo che scende le scale, 1887 Muybridge.

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Man Ray 1890-1976


Cadeau 1921
Le violon d’Ingres, 1924

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Surrealismo
Il termine “surrealismo” viene usato per la prima volta nel 1917 da Guillaume Apollinaire per
definire un suo testo teatrale, che sarà rappresentato al Théatre René-Maubel di Parigi, da titolo ”
Le mammelle di Tiresia”, e definito “dramma surrealista” o “drame surréaliste”, e da qui la parola
ebbe successo e venne ripresa più volte.
In questo termine cominciano a confluire i concetti nati a metà del XIX sec. di Supernaturalisme, con
cui era definito il pensiero dello scrittore parigino Gérard de Nerval, o il Surnaturalisme di
Baudelaire.

Louis Aragon, André Breton e Philippe Soupault tra il 1919 e il 1924 diedero vita alla rivista
d’avanguardia “Littérature”. A questa rivista collaborarono diversi intellettuali, poeti e scrittori, tra
cui ricordiamo, Man Ray, Francis Picabia, Marcel Duchamp, Max Ernest. I loro incontri avevano luogo
presso Paul Eluard a Saint-Brice, nella foresta di Saint-Leu, oppure a casa di Breton a Parigi.

Il 13° numero della rivista era completamente dedicato al Dadaismo, e i redattori della rivista di
questo movimento condividevano la sfiducia nel razionalismo e la polemica contro le convenzioni
formali, temi che saranno anche condivisi dalle idee Surrealiste. La differenza fra le due correnti sta
nel fatto che i dadaisti si limitano ad un atteggiamento distruttore e nichilista, mentre i surrealisti
adottano un atteggiamento costruttivo e propositivo e cercano, sin dall’inizio, di elaborare una
nuova estetica ed una nuova visione del mondo.

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I Surrealisti
1930. Da sinistra a destra: Tristan Tzara, Paul Eluard, André Breton, Jean Arp,
Salvador Dalí, Yves Tanguy, Max Ernst, René Crevel e Man Ray

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Surrealismo
Autunno del 1924, Breton pubblica il Manifesto del Surrealismo, inizialmente nato come prefazione
per una raccolta di poesie intitolato: Poisson soluble. Breton del surrealismo dice: “Automatismo
psichico puro per mezzo del quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in
altre maniere, il funzionamento reale del pensiero. Dettato del pensiero, in assenza di tutti i
controlli esercitati dalla ragione, al di là di ogni preoccupazione estetica o morale”.
Al gruppo aderiscono scrittori, intellettuali e artisti, tra cui Max Ernst, Ives Tanguy, André Masson e
Joan Mirò.
1925, data d’inaugurazione della prima
mostra surrealista nello stesso anno
prende vita un Ufficio di ricerche
surrealiste.
1926, viene aperta la Galerie Surréaliste
in via Jacques Callot, con una mostra
composta da sessanta opere d’arte
primitiva, provenienti dall’Oceania, e da
ventiquattro opere di Man Ray; due anni
dopo Breton pubblica il saggio-manifesto
“Il surrealismo e la pittura.

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L’idea base del Surrealismo, comune ai letterati e ai pittori, è il procedimento inconscio della
“scrittura automatica”, questo metodo consiste nello scrivere, in modo veloce e quasi in uno
stato di trance, ciò che normalmente la nostra ragione o i nostri freni inibitori ci vieterebbero di
scrivere, inoltre questo tipo di scrittura attua una ricerca di coordinazioni illogiche.

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Surrealismo
I surrealisti adottano, così, un procedimento di creazione poetica collettiva che chiamano Cadavre
exquis, e consisteva nel comporre una frase, per i letterati, o un disegno, per gli artisti, assieme ad
altre persone, senza che nessuna di queste conoscesse ciò che le altre persone avevano fatto. Il
nome di questo procedimento, inventato su suggerimento di André Breton, si riferisce alla prima
frase che ne uscì fuori nel 1925: ” Il cadavere squisito berrà il vino novello”, ( Le cadavre exquis boira
le vin nouveau). I pittori ed i letterati usano lo stesso metodo: in pittura la prima persona disegna la
parte superiore di un foglio, lo piega e lascia una piccola striscia disegnata , in questo modo la
persona che c’è dopo sa da dove riprendere il disegno, e così via. Un esempio è il Cadavere squisito
eseguito nel 1935 da Oscar Domìnguez, Remedios Varo ed Esteban Francés. Infine il primo
proprietario di quest’opera è il pittore Marcel Jean, anche lui autore, assieme agli altri tre pittori, di
un Cadavere squisito del 1935 ed oggi conservato al Museum of Modern Art di New York.

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Surrealismo
Cadavre Exquis Man Ray,
Marcel Jean, Hans (Jean) Arp, Oscar Dominguez

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Surrealismo
Inconscio/sogno/Freud
Breton: “Credo alla futura soluzione di quei due stati, in apparenza così contraddittori, che
sono il sogno e la realtà, in una specie di realtà assoluta, di surrealtà, se così si può dire”.

Max Ernst, Foresta e colomba, 1927, Grattage. La mezzanotte passa le nuvole, 1920. Collage

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Surrealismo Joan Mirò 1893-1983

“L’inizio è qualcosa di immediato. E’ la materia a decidere”.


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Surrealismo Joan Mirò 1893-1983

Blu II, 1961, Olio su tela, 270X355 cm, Centre Pompidou - Paris
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Surrealismo Joan Mirò 1893-1983

"Lo spettacolo del cielo mi sconvolge. Mi sconvolge vedere,


in un cielo immenso, la falce della luna o il sole. Nei miei
quadri, del resto, vi sono minuscole forme in grandi spazi
vuoti. Gli spazi vuoti, gli orizzonti vuoti, le pianure vuote,
tutto quello che è spoglio mi ha sempre profondamente
impressionato"

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Surrealismo Renè Magritte 1898-1967

L’uso della parola I, 1928-29

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Surrealismo Renè Magritte 1898-


1967
Magritte è l’artista surrealista che, più di
ogni altro, gioca con gli spostamenti del
senso, utilizzando sia gli accostamenti
inconsueti, sia le deformazioni irreali. Ciò
che invece è del tutto estraneo al suo
metodo è l’automatismo psichico, in
quanto egli, con la sua pittura, non per
vuole far emergere l’inconscio dell’uomo
ma vuole svelare i lati misteriosi
dell’universo. Ed è proprio su questo
punto che la sua poetica conserva lati
molto affini con quelli della Metafisica.

L’impero delle luci, 1954

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Surrealismo Salvador Dalì 1904-1989


Il Surrealismo per Dalí era l’occasione per far
emergere il suo inconscio, secondo quel
principio dell’automatismo psichico teorizzato
da Breton. E a questo automatismo psichico
Dalí diede anche un nome preciso: metodo
paranoico-critico.
La paranoia, secondo la descrizione che ne dà
l’artista stesso, è: «una malattia mentale
cronica, la cui sintomatologia più caratteristica
consiste nelle delusioni sistematiche, con o
senza allucinazioni dei sensi. Le delusioni
possono prendere la forma di mania di
persecuzione o di grandezza o di ambizione».
Dunque le immagini che l’artista cerca di fissare
sulla tela nascono dal torbido agitarsi del suo
inconscio (la paranoia) e riescono a prendere
forma solo grazie alla razionalizzazione del
delirio (momento critico).
Apparizione di un volto e di una frutteria sulla spiaggia, 1938.

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Surrealismo Salvador Dalì 1904-1989

Apparizione di un volto e di una frutteria sulla spiaggia, 1938.

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Surrealismo Salvador Dalì 1904-1989

Apparizione di un volto e di una frutteria sulla spiaggia, 1938.

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Surrealismo Salvador Dalì 1904-1989

Apparizione di un volto e di una frutteria sulla spiaggia, 1938.

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Surrealismo Salvador Dalì 1904-1989

Apparizione di un volto e di una frutteria sulla spiaggia, 1938.

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Surrealismo Salvador Dalì 1904-1989

Apparizione di un volto e di una frutteria sulla spiaggia, 1938.

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Surrealismo Salvador Dalì 1904-1989

Apparizione di un volto e di una frutteria sulla spiaggia, 1938.


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