Taye
Specie:
Umano
Classe:
Ladro (Esploratore)
Background:
Guida
Motto:
“Il deserto è spietato con
coloro che non si sanno
adattare; bisogna saper
cogliere ogni opportunità per
vivere un giorno di più.”
Storia:
"Una volta al villaggio giunse uno Straniero. Quella fu la prima volta che vidi un elfo.
Era bello come la luna che si staglia nel cielo ghermita dall'aurora, nonostante la
faccia contusa e sporca di sangue raffermo e le mani e i piedi legati da catene.
Mi era stato dato l'incarico di sfamarlo, e lui, prima che io potessi dire qualunque
cosa, iniziò a raccontarmi del mondo al di fuori di 'Ard-Alghubar, il termine del mio
dialetto per definire il Grande Deserto, traducibile come Landa di Polvere.
Iniziò a parlare del regno degli elfi, della sua gilda di maghi, di ricerche sul mio
continente, per poi divagare sugli argomenti più disparati, che il mio giovane cervello
faticavano a comprendere. Il tutto in un perfetto dialetto Saharii.
Rimasi ad ascoltarlo fino a che mio padre non mi scoprì e non mi picchiò per aver
rivolto parola allo straniero, quando in realtà aveva fatto tutto lui.
Sono passati molti anni da quel giorno e non mi ricordo la maggior parte delle cose
che quell'uomo mi disse, ma una frase in particolare mi è sempre rimasta impressa:
«Ammiro gli umani. Non hanno scaglie dure che li difendano dalle fiamme più
potenti, né artigli capaci di dilaniare l'acciaio. Non posseggono particolari abilità
arcane e la loro vita dura sempre poco meno di un secolo. Ammiro la loro capacità di
adattarsi. Sfido qualunque dragonide rosso a vivere nelle vostre condizioni, ragazzo.
Sfido qualunque mio simile a entrare in queste terre senza un incantesimo per
proteggerlo dal caldo, oltre che dai mostri e banditi»
Adattarsi.
Ricordo bene quelle parole, perché sono quelle che mi hanno spinto ad adattarmi
dopo che mio padre fu ucciso per aver lasciato scappare un importante bersaglio
giunto dal mondo esterno.
Quelle parole mi hanno spinto a trovare un nuovo inizio, a crearmi una vita diversa
da quella del bandito quando mia madre e i miei fratelli vennero picchiati a morte da
Alfhat, il capo villaggio, per l'onta di mio padre.
I Saharii ottengono il loro nome da adulti al raggiungere dei 16 anni, assegnato dal
capo villaggio in base ai loro più grandi traguardi.
I fuggii dal villaggio, lasciandomi alle spalle le urla di mia madre quando ne avevo
solo 14, quindi è naturale che il mio nome me lo dovessi scegliere da solo.
Taye. Colui che si sa adattare.
Imbracciato il fucile di mio padre e una scimitarra rubata da casa di Alfaht, raggiunsi
il più grande insediamento lungo la costa, mi unii alle carovane e mi resi conto che la
mia conoscenza di 'Ard-Alghubar era superiore a quella di molti.
Iniziai ad affinare le mie arti di combattimento, applicando gli insegnamenti di mio
padre a quelli degli Stranieri che giungevano in città ed erano disposti a insegnare.
Col tempo, divenni un Ramingo a tutti gli effetti, un Nubah, come li chiama la mia
gente, i banditi, un "Cane da Guardia".
Iniziai a cacciare i banditi. Accompagnare gli Stranieri è un buon modo per attirarli.
Tutto ciò che voglio è tirare giù Alfaht e andare avanti con la mia vita.
Una volta compiuta la mia vendetta, non importa cosa la vita mi porgerà, io mi saprò
adattare."