Classic 2
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COMMENTI E ANALISI
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ma ti darà MOLTO DI PIU’ !!
Prima dell’avvio della campagna elettorale per le elezioni regionali il Parlamento ha fatto in tempo ad
avviare l’approvazione della ventesima legge “ad personam” partorita dagli avvocati del cavalier B,
quella cosiddetta sul “Processo Breve” e subito dopo della ventunesima, approvata alla Camera a
marce forzate in pochi giorni: quella sul “legittimo impedimento”.
La legge sul processo breve verrà trasformata il legge dello Stato dopo le elezioni amministrative di
marzo. Tutti gli esperti presumono che verrà quasi subito inviata alla Corte Costituzionale (quella
composta da comunisti) per una probabile bocciatura, ma intanto avrà svolto egregiamente il suo
dovere attraverso le sue norme transitorie, che consentiranno di mandare al macero i due fastidiosi
processi che impediscono al nostro mister B. di governare, i cosiddetti processi Mills e Mediaset. La
rete di protezione preparata da Ghedini e Alfano (l’avvocato ad personam ed il ministro ad
personam, che assomigliano al gatto e la volte di Collodi) è stata pertanto completata, nell'attesa,
con la rapida e blindata approvazione della norma ponte sul “legittimo impedimento”, che prevede
che il premier sia sempre così occupato in attività istituzionali da non poter mai presenziare ai
processi, che pertanto si dovranno bloccare. Questa norma gli consentirà di continuare ad
intrattenere ospiti di vario genere alle feste di Palazzo Grazioli, di far visite private e di contenuto
segreto all'amico Putin, di presenziare agli spettacoli del Bagaglino, di partecipare alle udienze civili
per la separazione dalla moglie, dove occorre curare la spartizione del patrimonio, ma non di
partecipare ai processi penali che lo vedono imputato. Il lavoro istituzionale, per il bene di quel
popolo che lo ha proclamato premier, viene prima di tutto.
Tutto ciò in attesa della definitiva approvazione del processo breve, la vera e propria “soluzione
finale”, sdoganata ultimamente anche dal silenzio di Fini. Scommetto che anche il Capo dello Stato
lo firmerà senza obiettare, memore delle ingiurie che gli toccarono quando la Corte bocciò il Lodo
Alfano.
Verranno così spazzati via tutti i processi a carico del Premier, che in questi mesi si sono rivelati
assai più fastidiosi della famosa statuetta del Duomo, perché quella gli ha portato un po’ di dolore
fisico, accompagnato però da un clamoroso recupero nei sondaggi e dalla fondazione del partito
dell’amore, pietra miliare del processo di beatificazione che verrà aperto quando B., tra non meno di
100 anni, andrà al riposo eterno nel Mausoleo di Villa Certosa.
I processi invece sono fastidiosi e basta. Se terminassero con una condanna avremmo il primo
premier delinquente di tutto l’occidente. Un primato che sicuramente inorgoglirebbe privatamente il
nostro B. e gli permetterebbe di attribuirsi anche l’appellativo di “martire della giustizia”. Ma che
causerebbe certamente l’imbarazzo degli altri leader occidentali, dall’amico Nicolas all’amica Angela,
per non parlare dell’amico Barak, che cercheranno di evitarne la vicinanza nelle foto di gruppo o nei
pranzi ufficiali.
Gli rimarrebbe soltanto la stima e la solidarietà dell’amico Vladimir e dell’amico colonnello, che
notoriamente con la giustizia non vanno tanto per il sottile.
Per ottenere la prescrizione giudiziaria si è così messa in piedi una spaventosa macchina da guerra
che, insieme ai due processi nel mirino, spianerà altri 100.000 dibattimenti tuttora in corso. Danni
collaterali… che il popolo sopporterà in cambio del sommo bene di proteggere il suo leader dai
plotoni di esecuzione dei Tribunali.
Non solo. Se non verrà bocciata dalla Corte Costituzionale prima che la riforma della Costituzione
abolisca la Corte medesima, questa legge, che impone l’affossamento dei processi dopo un certo
numero di anni, finirà per sancire l’impossibilità di punire i reati più nocivi e difficili da accertare,
mentre gli unici processi che termineranno regolarmente saranno quelli sui reati dei poveracci, che si
svolgono in una o poche sedute. I reati dei “colletti bianchi” richiederanno troppo tempo e finiranno
in prescrizione, diventando automaticamente impunibili. Anche perché nel frattempo è in discussione
in Parlamento la norma che impedisce le intercettazioni telefoniche e toglie agli inquirenti un’arma di
indagine ormai essenziale per arrivare a scoprire molti reati moderni.
Prima lo Scudo Fiscale di Tremonti, che ha ripulito quasi 100 miliardi di euro di evasione fiscale ed
esportazione illegale di capitali all’estero, rinunciando ad accertare ed incassare quasi 40 miliardi di
imposte evase in cambio di 4 miliardi e mezzo di briciole (pochi, maledetti, ma subito!) che servono
per tappare qualche buco al disastrato bilancio pubblico, ma incentivano le future evasioni.
Ora lo Scudo Legale, che rinuncia ad accertare i reati di 100.000 processi per “risolverne” 2, e crea
le premesse per l’impunità futura di innumerevoli reati gravi.
Anche perché, sbadatamente, il governo si è dimenticato di prendere gli unici provvedimenti che
servirebbero ad accelerare i processi senza sopprimerli: una semplificazione dei codici di procedura
penale e civile (basterebbe copiare pedestremente uno qualunque dei codici esistenti negli altri paesi
europei, traducendoli senza cambiare neppure una virgola), un potenziamento degli organici dove
più serve e l’acquisto di qualche computer. E’ più semplice sopprimere 100.000 processi.
Quel che sta succedendo nel nostro paese viene guardato con sempre maggiore disprezzo dagli altri
paesi civili e spinge la stampa libera europea a disegnare dell’Italia l’immagine della Repubblica delle
Banane e del nostro premier quella dell’allegro compagno di merende dei peggiori dittatori.
Mi chiedo da tempo come sia possibile che gli italiani subiscano tutto questo. In virtù di quale strana
magia il personaggio è riuscito a rattrappire il cervello di gran parte degli italiani?
Perché gli viene consentito quel che da nessun’altra parte civilizzata sarebbe possibile?
Mi sono scervellato per parecchi giorni dietro questo dubbio infernale. Una spiegazione ci deve pur
essere...
Poi ho capito. Finalmente ho compreso che quello che appare come offuscamento della ragione è in
realtà lungimiranza.
Quello di Mister B. e dei sui consiglieri ad personam non è un semplice e maldestro tentativo di
piegare le leggi ai propri interessi di bottega, ma è un disegno di grande respiro, un progetto per
portare l’Italia a raggiungere il posto che merita nell’arena mondiale, un tentativo di mettere a frutto
ed organizzare su vasta scala quella che tutto il mondo riconosce essere la grande qualità degli
italiani: l’arte di arrangiarsi.
All’estero ci hanno da sempre accusati di essere un popolo di “furbi” che pensa solo ad aggirare le
leggi? Si dice che in Italia “fatta la legge, trovato l’inganno”?
Ed allora organizziamola e legalizziamola quest’arte di arrangiarsi, fornendole la dignità che merita e
facendola diventare uno strumento di crescita economica e di benessere.
Non è forse uno dei temi più cari del liberismo quello della riduzione del peso oppressivo dello Stato
nell’economia per lasciar spazio alle energie creative della società civile?
In Italia invece lo Stato ha assunto un ruolo attivo nell’economia via via crescente e la burocrazia è
diventata asfissiante, anche se a dire il vero gli italiani hanno provveduto da soli a ridurre il peso
oppressivo dello Stato e dei suoi controlli praticando con successo l’evasione fiscale, contributiva e
normativa. Siamo ai vertici dell’evasione fiscale nell’ambito dei paesi UE, dopo la Grecia, mentre
secondo un organismo di ricerca delle Nazioni Unite l’Italia occupa il secondo posto al mondo dopo
gli USA per volume d’affari dell’economia criminale, con la bellezza di 112 miliardi di dollari annui
gestiti dalle nostre mafie.
Un notevole contributo economico che però il PIL non rileva poiché tali attività sono illecite.
Le statistiche ufficiali nascondono pertanto la grandezza economica del nostro paese, che ci
vorrebbe così poco per far emergere, come ha giustamente intuito il nostro premier.
Occorre però mettere un freno alle Procure che testardamente e con assai poco senso degli affari si
ostinano ad indagare ed inquisire chi si libera con troppa disinvoltura dell’oppressione delle leggi.
Ecco quindi la necessità del salto di qualità nella creatività governativa, superando con l’innovazione
legislativa gli ostacoli della giurisprudenza tradizionale.
Un primo esempio operativo di questa nuova filosofia è stata l’Agenzia della Protezione Civile, la
famosa Bertolaso spa, che è riuscita a far miracoli di rapidità ed efficienza nella soluzione delle
emergenze, grazie ad una particolare cintura protettiva contro l’invadenza dei giudici. Infatti il
particolare regime giuridico disegnato per l’Agenzia le permette di superare ogni vincolo e controllo
di legge nell’affidamento di appalti e garantisce esenzione da fastidiosi rendiconti.
Peccato che proprio quando il sistema stava per essere perfezionato con un decreto che istituiva
l’impunità per tutti gli eventuali illeciti eventualmente compiuti negli ultimi due anni e la
privatizzazione dell’ente, che avrebbe consentito ulteriore rapidità operativa e meno seccature, siano
scattati gli arresti e le incriminazioni per Bertolaso ed i suoi collaboratori.
Un segno questo, se mai ce ne fosse ancora bisogno, di giustizia ad orologeria e quanto siano
ancora forti i nemici della rapidità e dell’efficienza.
E’ perciò non solo necessario, ma diventa urgente, per il benessere della nostra cara Italia e di tutti i
suoi tanti disastrati dalle varie emergenze, bloccare definitivamente le intercettazioni telefoniche e
riformare la giustizia una volta per tutte, al fine di ricondurre l’azione penale sotto il controllo di
opportunità da parte del governo, che non può essere ostacolato dalle bizze di qualche giudice
malato di protagonismo.
Se il governo riuscirà a portare avanti la sua meritoria opera di legislazione “antimacchia” finalmente
l’Italia riuscirà ad attivare le migliori e più intraprendenti energie del nostro paese e potrà attirare
capitali dall’estero. Diventeremo la lavanderia del mondo, il paese in cui le iniziative più fresche e
avventurose, provenienti magari dalla Russia o dai paesi arabi potranno convergere, certe di
ottenere quell’adeguato scudo legale e fiscale in grado di dare dignità, efficienza e magari anche
onore a tutte quelle attività che negli altri paesi occidentali si ostinano a considerare illegali.
Partendo da questi obiettivi voglio credere che si possa fare anche di più nell’ambito di questa
legislatura. Fornisco allora qualche modesto suggerimento ai consiglieri del premier, che sono dotati
di fervida fantasia ma con la tendenza ad utilizzarla prevalentemente per escogitare soluzioni su
misura del loro datore di lavoro.
Il “modello processo breve” potrà essere utilizzato per risolvere, oltre a quello della giustizia, che
tanto interessa, giustamente, al nostro premier, anche altre annose e fastidiose criticità che
angustiano l’economia e la società italiana.
In ambito ospedaliero propongo di istituire il “ricovero breve”, per diminuire i costi della Sanità: le
degenze non potranno durare di più di 8 giorni (12 se si tratta di intervento chirurgico). Decorso tale
termine il paziente verrà dichiarato guarito e dimesso “ope legis”, senza eccezioni. Di qualche aiuto
potrebbe essere anche l’”operazione breve”. Gli interventi chirurgici non dovrebbero superare le 2
ore, al termine delle quali il paziente dovrebbe essere comunque ricucito.
Nella scuola il Ministro Gelmini potrà trarre ispirazione da questi principi per istituire il “Diploma
Breve”: gli studenti non potranno impiegare più di sei anni per conseguire il diploma di scuola
superiore. Al termine del sesto anno il diploma dovrà essere comunque conferito per legge.
Anche il Ministro dei Trasporti avrebbe materiale per intervenire. Magari istituendo il “Traffico
breve”, una revisione del Codice della Strada per cui le attese ai semafori non possano superare i 5
minuti. Oltre tale limite si potrà passare anche col rosso.
Addirittura il ministro Scajola potrebbe proporre una norma che incentiverebbe i consumi, il che in
periodo di crisi sarebbe sicuramente apprezzato dagli italiani perspicaci: la “Cassiera breve”. Le
attese alla cassa del supermercato non si dovrebbero protrarre oltre i 10 minuti. Passato il termine il
cliente sarebbe autorizzato ad uscire senza pagare. Analogo provvedimento potrebbe essere esteso
ai ristoranti: la “pizza breve” che permetterebbe di non pagare il conto qualora il pizzaiolo ci
mettesse più di 15 minuti a preparare la pizza.
Questi sono solo alcuni esempi di come si potrà esercitare un’efficace azione di governo, una volta
che sia aperta la strada. Basta lasciar correre la fantasia per trovare mille possibili e fruttuose
applicazioni del modello di brevità per agevolare la parte più intraprendente del nostro popolo, ed
accrescere così il livello di benessere e di libertà del nostro paese, trasformandolo rapidamente in
quel che il nostro Premier ha sempre sognato: la principale “democrazia breve” dell’occidente.
MARKET MOVERS
Sul sito [Link] pubblichiamo ed aggiorniamo ogni settimana la tabella dei principali dati
macroeconomici e societari che possono influenzare l’andamento quotidiano del mercato.
E’ possibile visualizzare la tabella seguendo il presente link:
[Link]
DETTO TRA NOI
LA PAROLA AI LETTORI
Anche questo numero di Classic contiene nutrita serie di e-mail che suscitano parecchie questioni
che mi consentono di affrontare argomenti di interesse generale, che senza tali richieste,
probabilmente non avrei affrontato.
Ringrazio quindi i lettori che si fanno carico di dedicare parte del loro tempo a far crescere la qualità
della newsletter.
Invito tutti a leggere le lettere e le risposte, perché vi si potranno trovare utilissimi approfondimenti.
Vieri:
“Buongiorno Professore,
la mia è una mail di allarme; naturalmente mio allarme dopo aver ieri prima letto un articolo sull' argomento ed
aver poi visto in serata la trasmissione Report su Rai 3. Nell' articolo si esprimeva la preoccupazione che i due
maggiori compratori di T Bond americani, ossia Cina e Giappone, sembra non siano più interessati a questi titoli
soprattutto con scadenza lunga. Quindi l' unico compratore rimarrebbe la Fed...ma fino a quando??? In più si
segnalava lo strano riposizionamento dei due paesi sopra citati che starebbero vendendo Dollari per comprare
Oro. Perchè?..si domandava nell' articolo.
In serata è poi toccato a Report, il quale senza troppi giri di parole ha parlato del punto di rottura del debito
pubblico di certi stati (compreso il nostro!) e le conseguenze che questo potrebbe portare essendo, i titoli di stato,
nelle mani di un pò tutti, privati e istituzioni. Per concludere in bellezza il servizio si paventava l'ipotesi di una
iperinflazione, soluzione indolore (o quanto meno il minore dei mali!) per la BCE per superare questo
problema...ma per i comuni cittadini???”
Carlo:
“Ho letto con molto interesse i suoi ultimi commenti su quanto ci riserva l'attuale situazione finanziaria mondiale.
Cosa mi può dire sull'ammontare del debito pubblico USA in mano alla Cina? Preferirei non diffondere notizie
allarmanti e tenere tutto per me; ma cosa possiamo fare noi piccoli investitori per aiutare la baracca ? Può
suggerirci qualcosa ? Il Papa Benedetto, parlando di finanza pubblica nella sua ultima enciclica, raccomanda ai
potenti di questo mondo di prendere provvedimenti che favoriscano l'interesse comune piuttosto che l'accumulo di
enormi ricchezze finanziarie destinate al possesso di pochi individui che non sono in grado di
utilizarle convenientemente.
Possiamo dunque ritenere che questi potenti, con i loro esperti, conoscano il danno che procurano agli altri
oppure che agiscano per semplice incoscenza o, peggio, per sete di guadagno ? Comunque sia, leggo sempre
volentieri i suoi suggerimenti giornalieri di cui la ringrazio di tutto cuore.”
Risposta:
Entrambe le lettere esprimono una certa preoccupazione per i rappporti tra Cina e USA e più in generale per le
difficoltà di finanziamento del debito americano. La seconda pone inoltre un più complesso quesito sulla moralità
dei mercati finanziari.
A questo proposito i fatti sono abbastanza noti. Buona parte dell’intero debito americano è in mano ai cinesi, che
lottano con i giapponesi per figurare in cima alla lista dei maggiori finanziatori degli americani.
Che questa sia una stranezza è assai evidente se guardiamo alle differenze di PIL procapite tra i due paesi. Benchè
la Cina stia crescendo a tassi a due cifre da alcuni anni, la differenza di benessere individuale (ammesso e non
concesso che abbia senso misurare il benessere individuale col PIL procapite) è enorme. Secondo il FMI nel 2008 a
fronte di un PIL cinese procapite di 5.970 dollari, quello americano è stato di 47.439. Il confronto ci dice perciò che
ci vogliono quasi 8 cinesi per guadagnare quanto un solo americano.
Il buon senso accetterebbe senza difficoltà una situazione in cui fossero gli americani a finanziare i cinesi, non
certo il contrario. Infatti quella degli americani che vivono con i soldi dei cinesi è uno dei paradossi dell’economia
mondiale e si regge su un retaggio storico duro a morire: la sovranità del dollaro nel commercio mondiale.
Ancora oggi quasi l’80% delle transazioni mondiali avviene in dollari. L’economia americana è di gran lunga la più
importante e la piazza finanziaria americana regola oltre il 40% degli scambi di strumenti finanziari.
Il dollaro nel corso del secolo scorso venne ad assumere il ruolo riconosciuto da tutti di moneta ufficiale per gli
scambi commerciali. Questo ruolo venne poi ulteriormente rafforzato nonostante a ferragosto del 1971 il Presidente
americano Nixon avesse abolito unilateralmente la convertibilità del dollaro in oro. Quella che era una implicita
dichiarazione di bancarotta degli USA non causò il crollo del dollaro, ma, grazie alla scelta dei petrolieri di
continuare ad utilizzarlo come moneta di regolamento delle transazioni petrolifere, affidò ufficialmente al dollaro il
ruolo di moneta fiduciaria mondiale e premiò l’azzardo di Nixon, attribuendo alla Federal Reserve il ruolo di
Banca Centrale del mondo. La FED ottenne quindi la capacità di stampare liberamente i dollari che le servivano
senza ulteriori vincoli oltre alla fiducia che il resto del mondo nutriva nella potenza economica e militare degli
USA. Gli altri paesi fecero buon viso a cattiva sorte e subirono il colpo di mano americano come un fatto compiuto,
continuando ad utilizzare il dollaro come moneta di scambio per quasi tutte le transazioni mondiali. In un certo
senso la FED diventò così la Banca Centrale dell’economia mondiale ed il dollaro la vera valuta commerciale,
universalmente accettata.
A tutto ciò si accompagnava il fatto che gli americani avrebbero da quel giorno potuto finanziare la loro bilancia
commericale semplicemente stampando la moneta necessaria. Potevano pagare beni e servizi importati
semplicemente stampando carta. E’ quel che fecero per quasi 40 anni e che continuano a fare tuttora.
L’indebitamento americano proseguì e si ampliò senza soste anche negli anni della globalizzazione, quando i nuovi
principi di libera circolazione di merci e capitali si mposero universalmente e molte imprese delocalizzarono la
produzione nei paesi emergenti. La Cina vide un’enorme sviluppo e diventò la fabbrica del mondo, dove tutte le
principali produzioni vennero ampiamente localizzate, con grosse conseguenze in termini di diffusione di benessere
materiale e di inquinamento.
La scelta del governo dittatoriale cinese fu quella di permettere il capitalismo industriale, al fine di specializzare il
loro paese nella produzione di beni materiali a basso prezzo per l’esportazione. La Cina sviluppò pertanto una
bilancia commerciale strutturalmente in forte attivo, esportando soprattutto in USA beni con grande competitività
di prezzo. Dice la teoria economica che quando una bilancia commerciale è in attivo strutturale, la moneta di quel
paese tende a rivalutarsi strutturalmente. Però la rivalutazione del renmimbi cinese avrebbe compromesso la
competitività e peggiorato le ragioni di scambio, limitando così lo sviluppo accelerato che il Governo di Pechino
desiderava. Si decise quindi di di legare artificialmente la moneta cinese al dollaro e questo si potè realizzare
soltanto rinunciando a convertire in moneta cinese il surplus commerciale conseguito negli USA.
I cinesi mantennero così in dollari il loro attivo commerciale, investendolo in titoli di stato ed altre attività
finanziarie americane.
Si venne quindi a creare un equilibrio piuttosto curioso, per cui i cinesi per poter continuare a lavorare come pazzi
ed esportare, si accontentano di tenere immobilizzata in America una bella fetta di ricchezza di cui approfittano gli
americani, che notoriamente consumano più di quanto producono. E possono continuare a farlo gratis fino a quando
i cinesi vorranno impedire la rivalutazione della loro moneta. Ecco qui il paradosso: i poveri cinesi finanziano i
ricchi americani, che possono così continuare ad ingrassare sulle spalle delle nazioni emergenti. Gli ultimi dati ci
parlano di un debito americano di quasi 800 miliardi di dollari sottoscritto dai cinesi.
La questione è andata avanti ingigantendosi per alcuni anni, ma comincia a diventare un problema nel momento in
cui scoppia la crisi finanziaria e il Governo americano fa esplodere ulteriormente il debito pubblico per salvare le
banche dal fallimento e l’economia dalla recessione. La qualità del debito Usa si è oggettivamente degradata. E’
vero che analoga sorte è toccata anche a tutti gli altri stati occidentali, chi più, chi meno. Resta il fatto che il
rapporto Debito/PIL americano, che nel 2007 era inferiore al 60%, tende verso il 100%, che dovrebbe essere molto
avvicinato nel 2014.
Si comprende perciò il nervosismo dei cinesi, che vedono i loro crediti un po’ più a rischio di prima. Il che spiega
sufficientemente le esigenze di diversificazione che stanno perseguendo i cinesi. Nel 2009 infatti il livello di
finanziamento cinese agli USA è cresciuto fino a maggio, poi è progressivamente calato nei mesi successivi. E’
cresciuto invece il loro possesso di bond in euro e di oro, proprio ai fini di diversificazione.
Le dimensioni del debito americano in mano ai cinesi ha però raggiunto una cifra così elevata da legare
indissolubilmente i destini dei due paesi. Se è vero che un’accelerazione del disimpegno cinese comporterebbe seri
guai per gli americani, costringendo il Tesoro ad aumentare i tassi e strozzando così la ripresa, è anche vero che la
troppo impetuosa vendita di bond americani produrrebbe la rivalutazione del renmimbi (con calo di competitività
delle esportazioni cinesi) e ingenti perdite in conto capitale per i cinesi. Quello che ho descritto, fatte le debite
proporzioni, assomiglia all’equilibrio del terrore che negli anni 80 accompagnò la corsa alle armi nucleari di USA
e URSS. Ciascuno sapeva che avrebbe potuto distruggere il nemico, ma sapeva anche chè ciò avrebbe comportato
automaticamente anche la propria distruzione.
La soluzione del rompicapo può passare soltanto attraverso il disarmo bilanciato, cioè la progressiva acquisizione
di virtù finanziaria da parte degli americani, che debbono ridurre il proprio debito atteaverso un aumento del
risparmio interno, accompagnata dall’accettazione cinese di una graduale rivalutazione della loro moneta. Accanto
a questo occorrerà che gli Usa accettino di ridimensionare il loro “signoraggio” monetario alla luce dei nuovi
equilibri economici planetari e che i cinesi accettino maggiori responsabilità nella crescita mondiale, attraverso un
modello di sviluppo basato meno sulle esportazioni e maggiormente sulla diffusione del benessere interno.
Insomma, la strada del disarmo finanziario passa attraverso un’assunzione di responsabilità da parte dei due
principali protagonisti del futuro economico mondiale.
Se ciò avverrà potremo sperare in un ordinato ritorno ad un equilibrio finanziario ormai perduto da anni.
Altrimenti, come spesso è avvenuto in passato, la storia riporterà il mondo in equilibrio in modo traumatico,
attraverso una crisi finanziaria oppure, Dio non voglia, attraverso conflitti geopolitici di vasta portata.
Queste ultime considerazioni ci portano al secondo grande tema affrontato da Carlo: la responsabilità morale delle
decisioni finanziarie. Come scrive il Papa, è necessario che i potenti prendano provvedimenti per il bene collettivo
e non per scopi egoistici. Questo principio è a parole generalmente condiviso.
Molto meno condivisa ne è l’applicazione pratica ai singoli temi. Occorre comunque che si affermi la convinzione
che l’interesse collettivo oggi non può più essere quello del gruppo sociale che ciascun politico rapppresenta, e
nemmeno più quello della nazione di appartenenza. Quel che i fatti degli ultimi anni dimostrano è che il mondo è
oggi tutto sulla stessa barca, che purtroppo è piena di falle (squilibri economici, squilibri finanziari e squilibri
ecologici). Purtroppo però non tutti i politici hanno già capito che se la barca affonda affogherà l’intera specie
umana. Speriamo che ci riescano in fretta.
Valerio:
“La prima settimana di gennaio per la borsa si è chiusa positivamente però il mese è destinato a chiudersi in
negativo. Statisticamente cosa vuol dire?”
Risposta:
La lettera è stata scritta prima della fine di gennaio, ma ora sappiamo che il mese di gennaio si è chiuso
negativamente, sia in USA che in Europa. Che cosa può comportare per il comportamento delle borse nei mesi
successivi?
Per chi crede alle strane correlazioni ricordo che ce n’è una piuttosto curiosa che afferma la tendenza della
performance annuale dei mercati a replicare il comportamento del mese di gennaio. Infatti nell’86% dei casi negli
ultimi 60 anni, se gennaio è stato positivo, così è stato l’intero anno, mentre se gennaio è stato negativo così anche
l’intero anno.
La statistica funziona anche in Italia, ma qui la correlazione è meno schiacciante: avviene solo nel 68% dei casi.
Pertanto se quest’anno si rispetterà la cabala avremo l’indice americano ed anche quello italiano negativi a fine
anno, così come lo sono stati in gennaio.
A consolazione degli ottimisti dobbiamo però notare che lo scorso anno la correlazione non si è verificata, poiché
gennaio è stato negativo, mentre i mercati azionari a fine anno sono stato molto positivi.
E allora…. Boh…