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Alleanze Ribelli

Il documento presenta un'introduzione all'edizione italiana di 'Alleanze ribelli. Per un femminismo oltre l'identità', evidenziando il potere mobilitante del femminismo e la sua capacità di affrontare questioni sociali più ampie. Viene sottolineata l'importanza di costruire alleanze tra diverse soggettività per combattere il patriarcato e le disuguaglianze, rifiutando visioni identitarie limitate. Il testo si propone di stimolare una riflessione critica e di lotta contro le forze reazionarie e il populismo penale, promuovendo un femminismo inclusivo e trasformativo.

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Alleanze Ribelli

Il documento presenta un'introduzione all'edizione italiana di 'Alleanze ribelli. Per un femminismo oltre l'identità', evidenziando il potere mobilitante del femminismo e la sua capacità di affrontare questioni sociali più ampie. Viene sottolineata l'importanza di costruire alleanze tra diverse soggettività per combattere il patriarcato e le disuguaglianze, rifiutando visioni identitarie limitate. Il testo si propone di stimolare una riflessione critica e di lotta contro le forze reazionarie e il populismo penale, promuovendo un femminismo inclusivo e trasformativo.

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Indice

Introduzione all’edizione italiana 9


Alleanze ribelli. Per un femminismo oltre l'identità Clara Serra
Titolo originale:
Introduzione21
Alianzas rebeldes. Un feminismo más allá de la identidad (2021)
Progetto Me-Ti
ISBN: 979-12-985283-1-4

Prima edizione: maggio 2025


Alleanze ribelli.
Traduzione e apparato critico a cura di Me-Ti Per un femminismo oltre l'identità
Copertina e progetto grafico: Elena Peretti

Il femminismo naviga in acque tempestose 31


ME-TI Paloma Uría Ríos
Associazione culturale
Oltre noi stesse 51
Vico Tarsia, 4 | Napoli
Clara Serra
[Link]
Vivere
in pericolo 79
Santiago Alba Rico

Il presente volume è pubblicato con licenza Creative Commons .


Giustizia femminista: la rivoluzione che
“Attribuzione - Non Commerciale - Non Opere Derivate 4.0”. non può essere rimandata 91
Violeta Assiego
Violenza di genere:cosa possiamo aspettarci
dal diritto penale 113
Miren Ortubay Fuentes

Lo stupro o la vita: soggettività punitive 129


Laura Macaya Andrés

Il sesso in discussione. Prospettive femministe


sulla sessualità 153
Cristina Garaizábal

Non abbiamo bisogno di alleati 179


Miquel Missé

Gli uomini nel femminismo 199


Josetxu Riviere Aranda

Chi viene liberato dal femminismo?


Classe, riproduzione sociale e neoliberismo 215
Nuria Alabao

Postfazione
Alleanze difficili: per un’intersezionalità
materialista233
Lucia Amorosi e Viola Carofalo
A Leila Khaled
che ci ha insegnato che l’oppressione
non genera vittime, ma combattenti
Introduzione
all’edizione italiana

Clara Serra

Il femminismo è uno dei movimenti politici più vitali


del nostro tempo. Di pari passo con le importanti mobi-
litazioni femminili che hanno avuto luogo in vari Paesi
negli ultimi anni, la lotta femminista ha acquisito visibi-
lità e ha risvegliato l’interesse di gran parte della società.
Il femminismo è uscito dall’accademia, dai libri e dai
discorsi degli esperti, dagli ambiti militanti o dalle orga-
nizzazioni politiche ed è riuscito ad attraversare la vita
sociale anche nei suoi spazi più quotidiani. Questa non è
un’opportunità politica che la sinistra può sottovalutare
o sprecare. In tempi in cui dilagano la rassegnazione, la
passività e il conservatorismo, in cui ha la meglio un rea-
lismo capitalista anestetizzante, il femminismo dimostra
di avere la capacità di mettere in discussione, sollecitare
e mobilitare un numero significativo di persone.

9
L’8 marzo 2018 una storica mobilitazione femminista società, ma rendere visibile quella parte implica guardare
ha invaso le strade delle principali città spagnole, sia le all’intera società. La situazione delle donne denuncia un
manifestazioni che lo sciopero hanno raggiunto anche i ordine di cose più generale: il taglio dei servizi pubblici,
centri di medie dimensioni e le zone rurali più remote. uno Stato in ritirata di fronte all’attacco delle imprese ai
Da dove proveniva questo potenziale politico? Credo che diritti di chi lavora, le politiche di austerità che hanno
se c’è qualcosa che spiega la crescita del femminismo in impoverito il corpo sociale nel suo complesso. Negli ulti-
Spagna nell’ultimo decennio, soprattutto tra il 2016 e il mi anni abbiamo anche denunciato le aggressioni sessua-
2020, è che questo movimento è riuscito a dimostrare che li e la violenza di genere, ma questa critica è una critica
quelli che le donne sollevano sono problemi che coinvol- a una cultura della violenza di cui non siamo le uniche
gono e riguardano l’intera collettività e che la libertà che vittime. Contestiamo una società in cui gli uomini sono
le donne rivendicano ha a che fare con l’emancipazione indotti a usare la violenza contro le altre persone e a usar-
della società nella sua interezza. È questo impulso espan- la anche contro se stessi. La nostra critica è la critica a un
sivo e universalistico che spiega il potere mobilitante del- patriarcato costruito su gerarchie ed esclusioni (anche
le manifestazioni femministe di maggior successo degli maschili), sull’omofobia, sul bullismo e sull’umiliazione,
ultimi anni. Bell hooks lo ha definito un femminismo per insomma su un sistema di violenza generalizzata che pro-
tutti, Cinzia Arruzza, Tithi Bhattacharya e Nancy Fraser duce schiavitù, disagio e infelicità anche per gli uomini.
lo hanno chiamato femminismo per il 99%. Il femmini- Le forze reazionarie che hanno condotto una crociata
smo è riuscito a riempire le strade perché ha prodotto in- anti-femminista stanno cercando di raccontarci un’altra
contri intergenerazionali, gemellaggi tra lotte, alleanze di storia. Dipingono il femminismo come un movimento
classe, legami internazionali. È vero che siamo scese in che promuove una guerra tra i sessi, come una lobby che
piazza per denunciare la precarietà delle donne, le con- difende gli interessi di una parte contro l’altra. La loro
dizioni occupazionali inique, il mancato riconoscimento narrazione è che ogni centimetro di libertà guadagnato
del valore del lavoro delle donne, lo sfruttamento dei set- dalle donne rappresenta una battuta d’arresto per gli uo-
tori femminilizzati, la povertà di chi si prende cura della mini, come se ci stessimo sfidando in un gioco a somma
famiglia e lavora a casa senza diritti, ma questa denuncia zero in cui si vince solo se l’altro gruppo perde. Prima
non è fatta per chiedere diritti solo per le donne. Il fem- di affermare, probabilmente in modo difensivo, che il
minismo porta alla luce ciò che accade a una parte della femminismo appartiene solo a noi, pensiamo bene a chi

10 11
ha realmente interesse a rappresentare il femminismo ribellione e il femminismo deve difendere questa ribel-
come una lotta delle donne per le donne. Trasformarlo lione moltiplicando e ampliando i fronti comuni. Non
in una lotta particolare non contribuisce alla vittoria del tutti i femminismi, però, sembrano muoversi in questa
movimento femminista. E, sebbene i gruppi di donne direzione. Accanto a questa veloce espansione del rag-
che si organizzano in maniera separata abbiano avuto (e gio d’azione del femminismo, sono emerse anche alcune
abbiano ancora!) un senso dal punto di vista funzionale forme di inerzia e di chiusura in senso “protezionistico”.
e tattico, dovremmo ricordare che nella nostra tradizione Alcuni dibattiti attuali – come quello tra una parte del
di sinistra, fare del femminismo una questione esclusiva- femminismo e i movimenti che portano avanti le istanze
mente femminile è stato il modo più facile, paternalistico delle persone transgender – mostrano come certe corren-
e condiscendente per alcuni uomini di disimpegnarsi da ti femministe vivano nel terrore di perdere il loro sog-
qualsiasi questione femminista ed escluderla dal campo getto e pattuglino con fermezza i propri confini. Questa
dei “grandi temi politici”. L’essenzializzazione del sog- inerzia conservatrice fa parte di un quadro più ampio,
getto del femminismo è funzionale alla sua subalternità di una ritirata generalizzata nel piano identitario, della
politica, alla negazione del suo potere universalmente richiesta di identità monolitiche e circoscritte, di una
emancipatorio e al potenziamento di discorsi reazionari. logica che attraversa le nostre lotte politiche e i nostri
Se il femminismo è emerso di recente come questione movimenti sociali. La questione del rapporto con le sog-
centrale, è perché ha dimostrato che ci riguarda tutti e gettività transgender è una delle giunture lungo le quali si
tutte, perché non si propone di cambiare le cose solo per snodano le contraddizioni di un femminismo identitario,
una piccola parte della società, né solo per alcune perso- ma, e questo è evidente, un’altra tensione si sta aprendo
ne. Vuole trasformare le cose alla radice e, quindi, cam- oggi a proposito del ruolo degli uomini nel movimento.
biare tutto per tutte e tutti noi. Questa domanda sta diventando politicamente rilevan-
Per dispiegare il potenziale emancipatorio del femmi- te non solo perché molti uomini oggi si interrogano su
nismo dobbiamo costruire alleanze ribelli. Ribelli esat- questo senza trovare degne risposte, ma anche perché è
tamente perché producono l’unione e la collaborazione una domanda a cui alcune forze politiche stanno rispon-
proprio tra quelle soggettività che si vorrebbe fossero in dendo in modo reazionario. La nuova estrema destra sta
contrasto tra loro per mantenere le cose così come sono. reclutando un esercito di uomini arrabbiati contro il fem-
Quando vogliono separarci, allearsi diviene un atto di minismo, descritto come un progetto escludente che ha

12 13
dichiarato guerra a metà della società. Non va sottovalu- e tutti in un progetto politico per cancellare le disugua-
tato che questo appello, per quanto manicheo e inganne- glianze e, allo stesso tempo, scommettere insieme per la
vole, sta riscuotendo un successo preoccupante; uno dei nostra libertà. Ed è in questo quadro che i discorsi dell’e-
tratti più caratteristici del voto alla nuova estrema destra strema destra avranno più difficoltà a reclutare e aizzare
è l’altissimo consenso raccolto tra gli uomini. gli uomini contro le donne.
Per affrontare con successo la politica di genere delle Questo libro nasce dalla convinzione che sia neces-
forze reazionarie di oggi, dobbiamo uscire dall’identita- sario mettere in discussione un’idea che sembra avere
rismo in cui sono bloccate alcune prospettive femmini- parecchi seguaci al giorno d’oggi: che le rivendicazioni
ste. Il patriarcato deve essere visto come un problema politiche appartengano essenzialmente ed esclusivamen-
strutturale, come un sistema che non risparmia nem- te ad alcuni soggetti che presumono di esserne i proprie-
meno gli uomini. Pierre Bourdieu lo ha ricordato ne Il tari – e che quindi hanno l’autorità di “negare l’ingresso”
dominio maschile: “la struttura impone i suoi vincoli ai ad altri. Per noi che abbiamo scritto questo libro, questa
due estremi del rapporto di dominio, quindi ai dominanti privatizzazione delle lotte è l’esatto opposto della costru-
stessi, che possono beneficiarne pur essendo, secondo zione di alleanze, costruzione che un progetto radical-
il motto di Marx, ‘dominati dal loro dominio’” . Com- 1
mente trasformativo deve necessariamente attivare, ed è
prendere nella sua interezza e complessità il problema funzionale a mettere in opposizione fra loro le persone
che abbiamo di fronte implica capire che non è possibile che stanno in basso. Da quando la politica trasformativa
combattere il sistema patriarcale senza combattere tutte ha reso le lotte un affare privato? Da quando abbiamo
le imposizioni legate al genere. Le donne non possono dato per scontato che la politica sia un insieme di gruppi
liberarsi dal patriarcato se non se ne liberano anche gli che non possono comunicare tra loro e che difendono i
uomini. Gli uomini non possono liberarsi dalla mascoli- propri interessi particolari? E perché mai quelle di noi
nità imposta loro senza combattere insieme a noi contro che aspirano a un femminismo in grado di cambiare ra-
la disuguaglianza. Questa alleanza deve essere impedita dicalmente e nel complesso tutta società dovrebbero sen-
a tutti i costi per continuare a organizzare il mondo in tirsi parte di lotte di questo tipo?
base al genere. È ribelle e trasformativo impegnarci tutte
Con queste convinzioni e questi dubbi, nel marzo
1 P. Bourdieu, Il dominio maschile, Feltrinelli, Milano 1998, p. 83. 2019, un centinaio di persone con affinità politiche e mili-

14 15
tanti, con traiettorie più o meno condivise ma sempre vi- così abbiamo deciso di mettere per iscritto alcune del-
cine, si sono riunite a Madrid. Ci siamo riunite per discu- le nostre riflessioni condivise, che sono diventate il li-
tere della nostra preoccupazione per l’affermarsi di certi bro Alianzas rebeldes. Por un feminismo más allá de la
discorsi identitari che una parte della sinistra sembrava identidad, pubblicato nel 2021. Dopo la fase pandemica
accogliere con entusiasmo e, soprattutto, per dare forma abbiamo organizzato nuovi incontri e iniziative militanti,
al nostro desiderio di proporre un altro percorso critico il prossimo sarà a Barcellona nell’ottobre 2025.
e di lotta. Eravamo un gruppo molto eterogeneo, tra noi Il lettore italiano ha tra le mani una selezione dei
c’erano note attiviste antifranchiste, compagne storiche testi presenti nella versione spagnola, che ben rappre-
del movimento femminista attive fin dalla fase della senta le questioni che intendevamo affrontare. I testi di
transizione democratica post-dittatura, uomini del movi- Santiago Alba e quello scritto da me affrontano in modo
mento per l’uguaglianza (molti dei quali provenienti dal critico l’ascesa della politica del vittimismo e difendono
movimento anti-militarista dei Paesi Baschi), ex attivisti la necessità di rifiutare un discorso paternalista per recla-
del Movimento Comunista (un partito nato nella clan- mare agency, potere ed emancipazione. Violeta Assiego e
destinità della dittatura e sciolto negli anni ’90), membri Mirem Ortubay si oppongono al dilagare del populismo
del collettivo Acción en Red, oggi attivo in quasi tutto il penale che sembra aver colonizzato anche l’immaginario
territorio spagnolo e particolarmente vivo in Andalusia. politico di alcuni esponenti della sinistra liberale. La loro
C’erano anche persone di altre generazioni che facevano idea è quella di difendere una riflessione transfemminista
parte dell’attuale movimento transfemminista catalano, sulla giustizia e di ricordare che il compito di una sinistra
del movimento queer o dell’attivismo anti-punitivista e radicale è quello di lavorare per trasformare la società
anti-carcerario. C’erano anche compagne migranti orga- e che questo significa non perdere mai la convinzione
nizzate nel movimento delle lavoratrici del sesso e diri- che tale trasformazione sia possibile. Altrimenti saremo
genti del movimento sindacale delle lavoratrici domesti- stati sconfitti senza nemmeno rendercene conto. Laura
che. Dopo il primo incontro a Madrid, abbiamo tenuto Macaya affronta la critica del punitivismo, intendendolo
una conferenza a Barcellona, dove eravamo molte più come una resa, un passo falso, che riproduce la prospetti-
persone e abbiamo potuto continuare ad approfondire le va puritana sulle donne e che serve da fertilizzante per le
questioni che ci interessavano. L’arrivo della pandemia politiche reazionarie. In un momento in cui l’ultradestra
ci ha impedito di continuare a incontrarci fisicamente, più sessista e misogina invoca la sicurezza delle donne

16 17
per allargare lo spettro di ciò che può essere considera- doriana e fondatrice dell’Agrupación Feminista de Tra-
to reato, inasprire le pene, stigmatizzare alcuni gruppi e bajadoras del Sexo del polígono de Villaverde a Madrid,
incoraggiare il razzismo nelle nostre società, dobbiamo e la seconda con Rafaela Pimentel, migrante dominicana
sfidare radicalmente queste false soluzioni. Sia Paloma e leader delle lavoratrici domestiche in Spagna. Infine,
Uría che Cristina Garaizábal guardano ai dibattiti fem- Siobhan Guerrero, filosofa e attivista trans messicana,
ministi, la prima facendo una panoramica più generale e che ha parlato dell’importanza di costruire alleanze in
storica, la seconda analizzando il confronto sul tema del- ambito latinoamericano in chiave decoloniale.
la sessualità, dagli anni ’80 a oggi. Sono due voci storiche
del movimento femminista spagnolo e ricostruiscono Questo è un libro di voci diverse; quelle di noi che
le genealogie critiche a cui questo libro attinge. Miquel scriviamo sono affini ma anche differenti, e non concor-
Missé, uno dei principali esponenti del movimento per dano su tutte le posizioni espresse. Tuttavia, condividia-
i diritti delle persone transgender spagnolo, spiega per- mo molte cose importanti e una di queste è la certezza
ché l’identitarismo rende impossibile l’alleanza del mo- che l’apertura di questi dibattiti è essenziale perché è in
vimento trans con il femminismo. Josetxu Riviere spiega essi che ci giochiamo la possibilità che il femminismo
l’importanza di coinvolgere gli uomini nel femminismo accenda micce rivoluzionarie o che, viceversa, collabori,
e Nuria Alabao difende un femminismo di classe che magari inavvertitamente, con i meccanismi di riproduzio-
mette al centro la riproduzione sociale e costruisce un ne del mondo che ci sono stati imposti. Questo libro è già
soggetto collettivo a partire dall’alleanza con altre lotte di per sé un’alleanza. Grazie al Progetto Me-Ti per aver
in corso. portato queste pagine nel contesto italiano e aver reso le
Restano fuori da questa selezione i testi di autri- riflessioni che vi abbiamo inserito aperte alla discussio-
ci come Paz Francés, penalista anti-punitivista, Laura ne, all’ampliamento e al miglioramento. È un modo di
Pérez Castaño, ex assessore al Femminismo nel gover- pensare collettivamente e ci sono molte ragioni per ini-
no di Ada Colau, Noemi Parra, sessuologa ed esperta di ziare a farlo. Abbiamo troppo da guadagnare.
adolescenza trans, e Sejo Carrascosa, storica attivista del
movimento queer e omosessuale. Ci sono anche due testi
di Mamen Briz basati su due interviste: la prima con Iris
Aldeide, lavoratrice sessuale transgender, migrante ecua-

18 19
Introduzione

Progetto Me-Ti

Nello scegliere di tradurre e pubblicare questo libro in


Italia siamo state mosse prima di tutto da un impulso egoi-
stico: volevamo sentirci meno sole. Le idee migliori e più
potenti non nascono semplicemente dal fatto che persone
intelligenti, che hanno studiato, che si informano decidano
di metterle nero su bianco, vengono fuori dalle pratiche, da
una storia collettiva che ribolle e che avanza. Se Alleanze
ribelli ci ha parlato e ci è sembrato così prezioso è perché
nei testi che compongono questo libro si riflettano anni e
anni di lotte, mobilitazioni, dibattiti.
Alleanze ribelli non vuole essere solo un testo teorico,
ma un progetto militante. Le autrici e gli autori, tra le voci
più note del movimento spagnolo, muovono dal presuppo-
sto che non esiste uno ma molti femminismi e che non solo
abbiamo la possibilità di dissentire da alcuni di essi, ma an-

21
che il dovere di spiegare le nostre discrepanze. La proposta schiena e contemporaneamente di renderci più digeribili,
teorica e militante avanzata da questi scritti è quella di un collocate in un quadro di riforme progressive e, molto spes-
transfemminismo materialista, non escludente, non colpe- so, solo formali (Uría Ríos). Lo vediamo quando le grandi
volizzante. Un transfemminismo che unisca il fronte delle aziende usano le nostre parole d’ordine per fare pink/rain-
persone oppresse costruendo alleanze con altri movimenti bow washing, quando provano a ridurre le nostre rivendi-
e lotte sociali e non si presti ad essere utilizzato in chiave cazioni a slogan per vendere creme anti-age (!) e coppette
punitiva o repressiva, che non assuma derive identitarie. mestruali. Quando l’emergenza legata ai femminicidi e
Il testo ruota intorno a tre assi, che corrispondono a tre alla violenza di genere diventa l’occasione per le istituzioni
questioni cruciali e che siamo chiamate ad affrontare con per approfondire derive securitarie, cercando di degrada-
la massima urgenza: l’affermarsi, in maniera sempre più re la fondamentale e complessa domanda sulla giustizia
capillare, dell’identitarismo e dell’essenzialismo all’interno transfemminista in banali – e inutili – misure autoritarie e
dei nostri discorsi e delle nostre lotte che rischia di farci repressive (Assiego, Macaya Andrés, Ortubay Fuentes)2,
perdere di vista l’obiettivo di costruire un fronte comune; invece di darci gli strumenti economici ed educativi per
la strumentalizzazione delle nostre richieste che finisce per produrre una reale trasformazione sociale, o anche solo per
rafforzare forme di esclusione e di giustizia punitiva; il pe- portare avanti in pace le nostre vite.
ricolo che si nasconde dietro alla nostra rappresentazione Questo lavoro di svuotamento e corruzione delle nostre
come “vittime innocenti” e a un’idea di sessualità intesa istanze ci vede talvolta nel ruolo di complici involontarie.
come sfera nella quale sperimentiamo solo violenza e op-
pressione e che dunque disperde il suo potenziale libera-
2 Sul tema del punitivismo e sulla giustizia trasformativa e riparativa
torio. Le tre riflessioni sono solo apparentemente separate, letta in chiave transfemminista si vedano tra gli altri: M. Garcia, Di che
ma in realtà partono dalla stessa esigenza: i nostri discorsi, cosa parliamo quando parliamo di consenso, Einaudi, Torino 2022; a.
maree brown, Per una giustizia trasformativa. Una critica alla cancel
le nostre istanze e sacrosante rivendicazioni non devono culture, Meltemi, Milano 2024; E.D. Merseault, Moralisme progres-
essere assorbite, riorientate, depotenziate. siste et pratiques punitives dans la lutte contre les violences sexistes,
La fabrique, Parigi 2023; G. Palomba, La trama alternativa. Sogni e
I successi, la diffusione, le “fortune” del transfemmini-
pratiche di giustizia trasformativa contro la violenza di genere, Mi-
smo, per parafrasare Fraser, non devono comportare neces- nimum fax, Roma 2023; T. Pitch, Il malinteso della vittima, Edizioni
sariamente una sua de-radicalizzazione. Quotidianamen- Gruppo Abele, Torino 2022; S. Schulman, Il conflitto non è abuso. Esa-
gerazione del danno, responsabilità collettiva e dovere di riparazione,
te assistiamo al tentativo di disegnarci un bersaglio sulla Minimum fax, Roma 2022.

22 23
Noi stesse, pur esercitando un continuo lavoro critico sugli stione della disuguaglianza e della violenza. O, peggio an-
schemi e le categorie che ci vengono proposte per renderci cora, di essenzializzarla, immaginando ciascuna persona
compatibili, spesso finiamo (e sarebbe strano il contrario definita unicamente dalla sua esperienza individuale e dal
visto che non ci socializziamo a partire da una tabula rasa suo vissuto, dal tratto identitario che, per ragioni differen-
ma dagli input che ci arrivano dall’esterno) per aderire a ti, emerge o fa emergere come maggiormente distintivo e
una lettura del tutto individualistica e, a limite, inter-rela- caratterizzante. Stiamo assistendo, spesso sotto mentite
zionale e culturale del sistema di sfruttamento e patriarcale spoglie, al “ritorno all’essenzialismo (non strategico) e agli
nel quale viviamo. stessi meccanismi che il movimento trans ma anche quello
femminista voleva abbattere: quello della naturalizzazione
Sgombrare la nostra esistenza di tutte le presenze non e dell’organicità del genere” (Missè). Se ciò che mi defini-
decostruite, potenzialmente oppressive, negative, addirit- sce è la mia oppressione – prima e più ancora che la mia
tura violente, semplicemente lavorando sui nostri rappor- risposta, collettiva e individuale ad essa – finirò per rima-
ti sociali, scegliendo di vivere in spazi e situazioni che ci nere incastrata nell’unico ruolo che mi dà consistenza, che
fanno sentire al riparo non ci farà essere realmente libere, sembra legittimare la mia parola, che mi fa esistere: quello
autonome, tanto meno sicure. Non c’è evidentemente nien- della vittima. Una vittima assoluta, che non può superare
te di male a cercare di rendere migliore la propria esistenza mai del tutto il trauma (se la sua ferita guarisce che cosa
individuale e le proprie relazioni personali, anzi. Ma, so- resta di lei?), che non ha nessun potere e nessuna presa
prattutto se vogliamo fare lavoro militante e trasformativo, sul mondo, che non immagina e dunque non può produr-
dobbiamo far attenzione in primo luogo a non stare sempre re alcuna liberazione3. Per la quale il rapporto con l’altro è
e solo “tra noi”, a non finire per pensare che “gli altri non sempre segnato dal pericolo, dalla diffidenza, dalla paura e
hanno atteggiamenti o opinioni sessisti o razzisti” ma che dall’impotenza (Alba Rico, Garaizábal).
“sono sessisti o razzisti”, irrimediabilmente (Serra). Noi, gli
altri, il mondo, ogni cosa è trasformabile.
La confusione e sovrapposizione tra piano individuale
3 Cfr. J. Nair, La tua storia traumatica ti ucciderà: trauma e capi-
e strutturale (Uría Ríos, Alabao), l’approccio puramente talismo e La politica dello storytelling, su [Link]; E. Cuter,
culturalista alle questioni della disuguaglianza, della vio- Ripartire dal desiderio, Minimum fax, Roma 2020; D. Giglioli, Critica
della vittima, Nottetempo, Milano 2014; N. Power, La donna a una
lenza e dell’oppressione, rischiano di privatizzare la que- dimensione, DeriveApprodi, Roma 2011.

24 25
È davvero questa, si chiedono le autrici di questo volu- renza4, ci “passi il microfono” (Missé, Riviere Aranda), ma
me, la soggettività rivoluzionaria che immaginiamo? vogliamo costruire un fronte, un’alleanza ribelle.
Se il movimento transfemminista ha saputo negli anni Il movimento transfemminista ha acquisito, negli ulti-
rinnovarsi, ripensarsi, avanzare è perché ha saputo rendere mi decenni, grandissima forza “ed è proprio per questo che
politiche l’esperienza e la rabbia delle persone che ne fan- è fondamentale chiedersi criticamente a cosa serve questo
no parte. Ovvero portare il vissuto personale su un piano potere e per cosa possa essere usato. Le possibilità che
collettivo, far evolvere la domanda individuale in rivendica- serva a costruire un’alternativa al capitalismo, ai progetti
zione generale. Sappiamo bene che la nostra oppressione è reazionari, all’ascesa del totalitarismo e all’avanzata delle
strutturale sia perché è capillare e quotidiana (riguarda ciò ricette dell’ultradestra, dipendono dal fatto che non solo sia
che facciamo, diciamo, il modo in cui sogniamo e ci rap- egemone e prenda il potere, ma sia anche critico nel suo
presentiamo), ma anche e soprattutto perché è legata a un esercizio del potere e non lo riproduca nelle sue forme au-
processo materiale di espropriazione, del nostro lavoro (vi- toritarie, escludenti e patriarcali”5.
sibile e invisibilizzato), delle nostre energie, del nostro cor-
po. Ma noi non ci soggettiviamo solo nell’oppressione, non
siamo il prodotto meccanico della sopraffazione che vivia-
mo quotidianamente: ci costruiamo come soggetti nella no-
stra capacità di resistere, di progettare strategie attraverso
le quali affrancarci e rovesciare il tavolo. La liberazione per
cui ci battiamo è la liberazione della maggioranza e il tran-
sfemminismo non è che uno dei punti di partenza, al cen-
tro delle nostre lotte e analisi c’è l’idea che la riproduzione
sociale sia uno dei luoghi “da cui far emergere una nuova
proposta politica di carattere universalistico” (Alabao), che
riguardi tutte le persone sfruttate, marginalizzate, oppresse.
È per questo che non ci accontentiamo di alleati di secon-
4 O.O. Táíwò, La cattura delle élite, Alegre, Roma 2024.
do grado, di qualcuno che, adottando la politica della defe-
5 Dall’Introduzione all’edizione spagnola, Alianzas rebeldes. Un
feminismo más allá de la identidad, Bellaterra, Manresa 2021, p. 16.

26 27
Alleanze ribelli

Per un femminismo
oltre l'identità
Il femminismo naviga in
acque tempestose

Paloma Uría Ríos

Il femminismo si rinnova, i dibattiti restano

Nell’ultimo decennio il femminismo ha conosciuto un


forte slancio. Parallelamente all’aumento delle mobilita-
zioni, sono diventate evidenti le differenze all’interno del
movimento, differenze che a volte si manifestano in accesi
dibattiti, al cospetto di un’opinione pubblica sorpresa e di
un gran numero di femministe disorientate e preoccupate.
Tuttavia, la situazione non è nuova. Fin dalle sue origini, il
femminismo è stato caratterizzato da differenze teoriche o
ideologiche, dibattiti e scontri di idee e di obiettivi. E ciò
che più conta: le ragioni delle differenze, il nocciolo delle
controversie sono gli stessi, oggi come ieri, e sono rimasti
tali, latenti o espliciti, per diversi decenni.

31
Con questo articolo intendo recuperare e mettere in moderato ha cominciato a permeare il tessuto sociale
relazione il passato con il presente e far emergere quelle senza grandi, anche se a volte rumorose, discussioni.
divergenze che non sono mai state risolte. All’improvviso, all’inizio del XXI secolo, poco dopo gli
anni ’10, si è scatenato il finimondo. La lotta femminista
All’epoca del risveglio del femminismo contempora- si è reinventata, è ringiovanita e, per un periodo, è di-
neo in Spagna, su per giù negli anni ’70, e nel momen- ventata protagonista dell’agitazione sociale: le Jornadas
to del suo apice e della sua massima combattività, negli Feministas Estatales di Granada del 20096, le assemblee
anni ’80, il movimento è sembrato avere un impulso uni- del 15M (2011)7, un’intensa politicizzazione delle mobili-
tario, e certamente lo è stato, non solo per la sua indi- tazioni e, con grande sorpresa di tutti, manifestazioni par-
scussa unità organica, ma anche e soprattutto, perché i tecipate e combattive, come quella del tren de la libertad8,
suoi obiettivi immediati soddisfacevano le aspirazioni
delle donne che lo animavano senza grandi divisioni. Si 6 Il 5, 6, 7 dicembre del 2009 si sono svolte le Jornadas Feministas
Estatales, dopo 30 anni dal primo incontro di Granada del 1979. L’in-
è trattato, in larga misura, di obiettivi democratici, che si
contro del 1979, tenutosi a pochi anni dalla morte di Franco e dalla
conciliavano perfettamente con le aspirazioni della lotta fine del regime, riunì le più note e autorevoli esponenti del movimento
antifranchista e con le finalità della transizione, diritti di femminista (tra le altre: Empar Pineda, Gretel Amman, Cristina Buitra-
go, María Jesús Izquierdo, Marivi Marañón, Natividad López Urquizar,
cui già si godeva nella maggior parte delle democrazie Maribel Lázaro e Julia Cabrera). Si prevedeva che avrebbero parteci-
occidentali e che implicavano una generica rivendicazio- pato all’evento circa cinquecento donne: furono più di tremila. All’ini-
ziativa del 2009 hanno partecipato 3.500 donne provenienti da tutta la
ne di uguaglianza tra i sessi.
Spagna. Il dibattito si è sviluppato attorno a quattro assi tematici: “Svi-
Le controversie che questo femminismo ha suscita- luppi e lotte femministe”; “Corpi e sessualità”; “Crisi, globalizzazione e
to nella società post-franchista sono state individuate e azione femminista”; “Nuove rappresentazioni, nuovi contesti” [N.d.T.].
7 Il Movimento 15M, noto anche come movimento degli “Indigna-
risolte in dialogo con un’opinione pubblica inizialmente
dos”, è stato un movimento sociale che ha dato vita, nel 2011, a una
piuttosto ostile, ma che presto è diventata meno aggres- vasta mobilitazione di proteste dal basso contro il governo spagnolo
siva, un’opinione pubblica che si basava su convinzioni dell’epoca (il secondo governo Zapatero), a fronte della grave situazio-
ne economica in cui versava il Paese nel frangente della crisi economi-
impregnate di moralismo religioso, concezioni antiquate co-finanziaria di quegli anni. Le proteste sono iniziate il 15 maggio 2011
sui ruoli sociali dell’uomo e della donna, o semplicemen- in occasione delle elezioni amministrative [N.d.T.].

te sul maschilismo puro e semplice. Sono trascorsi poi 8 Si tratta di un movimento sociale femminista che si è impegnato
nella difesa dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne e contro la
alcuni decenni di relativa calma, in cui un femminismo riforma della legge sull’aborto in Spagna, culminato il 1° febbraio 2014

32 33
le proteste contro la sentenza de “la manada”9 e le manife- di cura sulle loro spalle... Dov’era l’uguaglianza? Il di-
stazioni e gli scioperi femministi dell’8 marzo (2017, 2018, ritto all’aborto era nuovamente messo in discussione e
2019…). al contempo si ripresentava il moralismo di un tempo;
Cosa è successo? Una possibile spiegazione può es- dov’erano andate a finire la libertà e l’autonomia delle
sere trovata nel risveglio di una gioventù devastata da donne? Le giovani hanno reagito con rabbia, e l’opinio-
una disoccupazione e una precarietà che i loro genitori ne pubblica, dapprima con stupore e, poi, con la solita
non avevano conosciuto o che avevano ormai dimentica- divisione tra simpatia e comprensione espressa da molti
to, ma nel caso delle donne il disincanto è stato maggiore e vecchie e nuove forme di rifiuto da parte di coloro che
e più evidente. Era stata fatta loro la promessa della metà hanno pensato: ma non avevamo già dato loro quello che
del cielo e si erano accorte di essere state ingannate: il chiedevano?
cielo era irraggiungibile e anche ciò che avevano ottenu- In tutto questo fermento e lotta c’è un elemento nuo-
to rischiava di andare perduto. Abusi, violenze sessua- vo che richiama l’attenzione con forza: alcune delle prin-
li, discriminazioni sul lavoro, tutto il carico del lavoro cipali e più accese critiche al femminismo sono arrivate
anche dall’interno del campo femminista. A volte ben
con una manifestazione a Madrid per chiedere il ritiro del progetto di argomentate, ma spesso sommarie e persino dogmatiche,
legge sull’aborto presentato dal ministro della Giustizia Alberto Ruíz
le critiche e le scomuniche appaiono sui media e sui so-
Gallardón e le sue dimissioni e in difesa dell’attuale legge sull’IVG
(2010). La protesta è stata un’iniziativa nata dal Gruppo di Discussione cial network, e talvolta le stesse mobilitazioni smettono
Femminista Les Comadres delle Asturie e dall’organizzazione Mujeres di essere unitarie. E tutto questo a dispetto del ricono-
por la Igualdad di Barredos.
scimento sociale che il femminismo ha ottenuto negli
9 Si fa riferimento a un caso di stupro di gruppo molto noto e dibat-
tuto in Spagna avvenuto ai danni di una ragazza di 18 anni nel 2016 a ultimi anni.
Pamplona, durante la festa di San Firmino. Un gruppo di cinque uomi- Che sta succedendo? Il femminismo non è un movi-
ni chiamati giornalisticamente “la manada” (“il branco”), dal nome del
loro gruppo WhatsApp, bloccarono la giovane donna nell’androne di
mento unitario con obiettivi chiari? No, non lo è. Non lo
un palazzo e la stuprarono a turno. Nonostante l’indignazione provo- è oggi, non lo era allora. Il femminismo, come altri mo-
cata dall’episodio, in primo e secondo grado il tribunale della Navarra
vimenti sociali, ha prodotto approcci e teorie diverse e
condannò gli imputati non per “stupro” ma solo per “abuso sessuale”.
Successivamente la Corte suprema ha annullato i verdetti, sottoline- contraddittorie, senza che ciò pregiudicasse, almeno per
ando l’esistenza di intimidazioni ma soprattutto l’assenza di consenso, un certo periodo, l’affermarsi di obiettivi comuni. Ma il
stabilendo una pena di 15 anni di carcere per stupro per i cinque uomini
[N.d.T.]. femminismo in Spagna, fin dai suoi albori, ha mostrato

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le sue divergenze interne, in parte legate alla situazione forme opposte, rigorosamente identificate con il maschi-
specifica del nostro Paese e in parte per eredità o riflesso le ed il femminile. Questa costruzione dell’identità è stata
delle profonde spaccature esistenti nel femminismo oc- discussa animatamente durante le Jornadas Feministas di
cidentale. Oggi molte di queste spaccature si rinnovano Granada del 1979 provocando la prima spaccatura all’inter-
e si intensificano. Le principali derivano, a mio avviso, no di un movimento femminista prima unitario.
da due postulati caratteristici di alcune correnti fem- Alcuni anni dopo, durante le Jornadas Feministas di
ministe: la trasformazione del femminismo in un movi- Madrid del 1993, davanti a più di 2000 femministe che par-
mento identitario e la confusione tra piano strutturale e tecipavano al movimento, si è tenuta una tavola rotonda
individuale. con la partecipazione di una donna transessuale che ha
illustrato la situazione della propria comunità d’apparte-
nenza e le sue rivendicazioni più urgenti. Per diversi anni,
La costruzione dell’identità mentre il movimento transessuale si consolidava, i rap-
porti con una parte consistente e visibile del movimento
Le prime controversie del nascente femminismo della femminista non sono stati molto problematici, ma un’al-
fine degli anni ’70 si sono concentrate sull’analisi del signi- tra parte del movimento è diventata sempre più critica
ficato dell’essere donna; non solo del ruolo sociale che le nei confronti dell’inclusione delle donne transessuali nel
donne svolgevano, bensì dell’essenza stessa della femmini- femminismo. Oggi questa posizione si è radicalizzata. Al-
lità. La maggior parte delle teoriche femministe rifiutava cune note femministe fanno derivare l’identità femminile
un’identità basata sulla biologia ed era invece incline a so- unicamente dalle caratteristiche anatomiche e identifi-
stenere l’idea, seguendo Beauvoir, della costruzione socia- cano la morfologia sessuale con il genere, pertanto guar-
le dell’identità (“donne non si nasce, si diventa”). Tuttavia, dano alla transessualità con sospetto, diffidenza e rifiuto.
l’essenzialismo si è insinuato impercettibilmente attraver- Inoltre, non capiscono che si possa adottare un’identità di
so la ricerca nell’identità femminile di caratteristiche, valo- genere complessa o mutevole, né comprendono l’intenso
ri o tratti che segnassero la differenza rispetto agli uomini e desiderio di cambiare genere. Il rifiuto e l’ostilità di alcuni
che fossero permanenti ed imprescindibili per tutte le don- gruppi nei confronti delle donne transessuali e della loro
ne. A partire da questa visione è stato costruito il concetto partecipazione al movimento femminista è sorprendente
rigido di genere binario, che ha classificato il genere in due e preoccupante.

36 37
Le differenze tra donne le donne oggi debbano affrontare molte difficoltà, alcune
devono affrontarne molte di più, come avviene per una
Questa crisi di identità non è dovuta soltanto al mo- donna transessuale o una donna immigrata, soprattutto
vimento transessuale, ma lo precede. A partire dagli anni se nera o musulmana, né le conseguenze della pandemia
’90 sono emerse differenze tra le donne del movimento hanno lo stesso impatto su una dipendente pubblica e
femminista, differenze, a volte molto profonde, di clas- su una prostituta. Comprendere queste situazioni non
se, razza, cultura, preferenze sessuali, che hanno portato significa in alcun modo fare relativismo culturale, come
alla luce le contraddizioni esistenti tra loro e messo in affermano alcune detrattrici del nostro femminismo; si
discussione la possibilità di individuare obiettivi comuni tratta semplicemente di riconoscere la realtà e trovare
a lungo termine. La consapevolezza di ciò ha prodotto un gli strumenti per raggiungere una maggiore uguaglianza
certo senso di smarrimento all’interno del femminismo, e giustizia sociale. Oggi credo che parte del movimento
arrivando a mettere in dubbio la possibilità stessa della femminista sia su questa strada, ma ci sono altre correnti
sua esistenza come movimento. per le quali gli obiettivi e gli interessi sono sempre iden-
Il femminismo ha comunque proseguito nelle sue lot- tici per tutte le donne e l’identità di genere prevale su
te, solo con due prospettive diverse. Una parte si è propo- qualsiasi differenza di classe o situazione sociale.
sta di accettare le differenze, analizzarle, cercare un terre- Tuttavia, questa prevalenza non sembra più così net-
no comune e riconoscere le contraddizioni e, allo stesso ta. Alle obiezioni che avevamo mosso al soggetto liberale
tempo, ha cercato di raccogliere e sostenere le richieste moderno dobbiamo aggiungere quelle che vanno rivolte
delle donne che si trovavano in situazioni più difficili, alla visione del soggetto che i movimenti identitari porta-
perché la discriminazione e la violenza, sebbene ferisca- no con loro. L’io cessa di essere certo e uguale a sé stes-
no le donne profondamente, non colpiscono allo stesso so. L’identità personale non è più un rifugio e le identità
modo una donna benestante e un’immigrata senza docu- collettive corrono il rischio di comprimere la libertà in-
menti, il cui futuro può essere completamente distrutto. dividuale. In contrasto con il concetto di soggetto onto-
Così come la ricerca di un lavoro o il divario salariale logico, basato su un’identità essenzialista, alcune autrici
non hanno lo stesso significato per una professionista postulano un soggetto politico, cioè un soggetto di dirit-
qualificata e per una domestica o una lavoratrice stagio- ti, per cui sono i diritti per i quali si lotta a determinare
nale, che può a malapena sopravvivere. Per quanto tutte il soggetto politico in ogni congiuntura storica. D’altra

39
parte, soprattutto noi donne, che avevamo affermato la non più reati contro la pubblica morale ma reati di ag-
nostra inequivocabile appartenenza a una femminilità gressione sessuale, con relativa pena. Non chiedevamo
non definita, ci chiedevamo se la femminilità ci unisse più carcere o pene più severe; avevamo vissuto sotto un
o ci differenziasse, se la femminilità fosse solo una delle regime repressivo e assorbito una cultura anti-repressiva
tante altre caratteristiche della nostra personalità indivi- e un po’ libertaria (e avevamo letto Foucault!).
duale e sociale, e se la sua rilevanza dipendesse da una A metà degli anni ’80 ci sono stati dei cambiamen-
circostanza specifica, da una discriminazione o da un’op- ti. Nel femminismo più identitario un nuovo approccio
pressione, più che da un’essenza o da una costruzione aveva guadagnato terreno, rafforzato dall’influenza del
sociale ormai immodificabile. In altre parole, l’identità cosiddetto femminismo culturale (Cultural Feminism)10
ci sembrava necessaria per il femminismo, ma allo stesso statunitense, che individuava nella sessualità la diffe-
tempo contingente: un paradosso non paralizzante, bensì renza tra i generi e affermava che la sessualità maschile
stimolante e arricchente. era, per natura o per imprinting culturale, aggressiva e
predatoria. Secondo questa prospettiva, tutte le relazioni
eterosessuali sarebbero violente e degradanti per le don-
La sessualità ne, lo stupro sarebbe una pratica intrinseca alla violenta
sessualità maschile e la pornografia un apprendistato per
La sessualità è sempre stata al centro delle preoccu- lo stupro.
pazioni, dei dibattiti e delle rivendicazioni femministe. Questo dibattito si è tenuto durante le Jornadas Fe-
Venendo, come venivamo, dal franchismo e da una mora- ministas di Santiago (1988) e ha interrotto per molto tem-
le cattolica più rigida, la questione sessuale era un tema po la possibilità di collaborazione tra queste due correnti
urgente e prioritario nelle letture e nelle discussioni dei del femminismo. C’erano non poche femministe che,
circoli femministi e la richiesta pressante era: libertà ses- probabilmente, pur non assumendo in toto le posizioni
suale. Vale a dire, libera espressione della nostra sessua- ideologiche del femminismo culturale, condividevano
lità, dei nostri desideri, delle nostre pratiche liberamente l’idea della sessualità come nucleo dell’identità femmi-
scelte. Allo stesso tempo, e a garanzia della nostra liber- nile, le riserve più o meno esplicite sull’eterosessualità
tà, pretendevamo la condanna della violenza sessuale
10 Per un’analisi del femminismo culturale statunitense si rimanda al
con conseguente modifica del Codice penale di allora: saggio di Cristina Garaizábal, pp. 149-173.

40 41
e la convinzione che la sessualità maschile fosse intrin- L’individuale o il sociale. Gli uomini o il patriarcato
secamente aggressiva. Di conseguenza, incentrarono il
loro dibattito sulla critica della pornografia e di qualsiasi Il movimento femminista ha rivolto molte delle sue
altra manifestazione esplicita della sessualità e del corpo richieste ai primi governi democratici, chiesto cam-
femminile, dedicarono gran parte della loro attività alla biamenti nel corpus legislativo e reclamato il ricono-
denuncia delle aggressioni o delle molestie sessuali e si scimento di diritti. Si è trattato, in questo senso, di un
opposero radicalmente alla prostituzione. movimento politico guidato da molte donne di sinistra e
Nelle discussioni attuali, questa versione del femmi- dei movimenti antifranchisti che, seguendo l’esempio di
nismo si è radicalizzata e, in alcuni casi, è diventata dot- altri movimenti femministi europei e statunitensi, defini-
trinaria e dogmatica. Stabilisce un’etica sessuale presun- va patriarcale la struttura sociale dominante. L’obiettivo
tamente femminista che proibisce qualsiasi deviazione a lungo termine era porre fine al patriarcato, obiettivo
da essa e condanna senza riserve l’esercizio della prosti- che in alcuni settori femministi era legato alla distruzio-
tuzione, la pornografia e qualsiasi pratica sessuale che si ne o al superamento del capitalismo. Allo stesso tempo,
discosti dalla sua etica. Taccia di antifemminismo coloro il femminismo si rivolgeva all’intera società per produrre
che continuano a credere che non esista una sessualità un cambiamento nella coscienza e nel comportamento
femminista o non femminista, ma piuttosto relazioni o sociale attraverso l’educazione, la sensibilizzazione e la
pratiche libere e consensuali. Non sembra accettare che diffusione delle proprie giuste rivendicazioni, in modo
le donne possano sentirsi orgogliose o a proprio agio nel da realizzare una società più libera e più egualitaria. Era
mostrare il proprio corpo e la propria sessualità, perché soprattutto un movimento sociale con un obiettivo etico
ritengono che così facendo si espongono ai desideri ero- e culturale. Contemporaneamente, i dibattiti e gli scrit-
tici e sessuali incontrollati degli uomini. E non accetta ti femministi analizzavano anche le responsabilità degli
che l’uso della pornografia, sia per gli uomini che per uomini, denunciavano i loro privilegi di genere e la com-
le donne, non sia un modo illecito di ottenere piacere plicità nel mantenimento delle discriminazioni contro le
(soprattutto se accompagnato da un’educazione sessuale donne, mentre le accuse nei confronti degli uomini ave-
ugualitaria), ma abbia a che fare con l’espressione delle vano a che fare con la denuncia di gravi abusi perpetrati
fantasie sessuali e non col piano della realtà. da individui specifici per i quali si chiedeva l’intervento
della giustizia.

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viene ritenuto possibile che provino la stessa avversione
Nel corso del tempo, sono state approvate leggi e di una donna quando vengono a sapere di un femmini-
disposizioni che hanno soddisfatto molte delle richieste cidio. Non vediamo perché una donna dovrebbe essere
del movimento e sono stati raggiunti livelli più elevati colpita da un crimine contro un’altra donna piuttosto che,
di uguaglianza formale. Molte partecipanti al movimen- per esempio, da un crimine razzista in cui la vittima è un
to femminista si sono integrate progressivamente nelle uomo. La solidarietà di genere deve forse avere la prece-
istituzioni (nelle commissioni e negli osservatori che denza sulla solidarietà umana?
promuovono l’uguaglianza di genere, nel Ministero delle Il movimento femminista ha tenuto gli uomini lon-
Pari opportunità, etc.) e il PSOE11, partito al governo per tano dalla sua lotta. Nei casi estremi di questa forma
lungo tempo, ha sostenuto numerose organizzazioni fem- di femminismo, ciò accade perché sono visti come so-
ministe. Tutto ciò ha contribuito a legare alle istituzioni stenitori dell’oppressione e della discriminazione delle
una parte del movimento che ha messo in sordina la de- donne, confondendo il piano strutturale con quello in-
nuncia del sistema sociale per spostare la responsabilità dividuale. Nel migliore dei casi, pur riconoscendo che
della persistenza di una società ancora marcatamente pa- ci sono uomini giusti che comprendono le istanze del
triarcale sugli individui di sesso maschile, in quanto pos- femminismo, si attribuisce loro un ruolo di supporto o
sibili e, chissà, probabili colpevoli per la disuguaglianza di alleati occasionali, probabilmente ritenendo che una
e, soprattutto, per la violenza contro il genere femminile. loro partecipazione più attiva possa svalutare e offuscare
Questa corrente del femminismo, colpevolizzando l’immagine femminista, cioè l’identità di genere che so-
l’intero genere maschile, trasforma in vittime l’intero stiene quest’immagine. Alla base di tutto ciò c’è anche
genere femminile, così, se una donna viene maltrattata, l’idea che si possa lottare con determinazione contro l’in-
o violentata, o discriminata, allora tutte le donne sono giustizia solo quando la si subisce direttamente. Si dà per
vittime. Agli uomini si chiede di essere solidali, ma non scontato che la conoscenza derivi solo dall’esperienza e
non dall’informazione, dal pensiero critico o dalla rifles-
11 Il Partito Socialista Operaio Spagnolo, abbreviato in PSOE, è un
sione. Non si tiene conto del fatto che anche noi donne
partito politico spagnolo, fondato nel 1879 da Pablo Iglesias Posse. È
membro del Partito del Socialismo Europeo e dell’Internazionale So- abbiamo partecipato a lotte contro ingiustizie o disugua-
cialista. Il suo segretario, Pedro Sánchez, è il Presidente del Governo glianze che non ci riguardano direttamente.
di Spagna dal 2018, attualmente si può considerare un partito moderato
di centrosinistra [N.d.T.].

44 45
Questo prospettiva vittimista porta a chiedere sem- L’intervento dello Stato rimane problematico, soprat-
pre più protezione allo Stato, attraverso l’ordinamento tutto quando contraddice l’esercizio della libertà indivi-
legislativo e giuridico, un protezionismo che può esse- duale o quando definisce l’etica e la morale. Lo slogan
re necessario in taluni casi individuali estremi, ma che, femminista “il personale è politico” si presta a molte in-
generalizzato, non contribuisce a rafforzare l’autonomia terpretazioni. In realtà, si tratta di una questione che né la
personale delle donne, anzi le infantilizza e mette in sinistra né il femminismo sono riusciti a risolvere: la con-
discussione la loro capacità di prendere decisioni auto- traddizione tra il bene collettivo e la libertà individuale.
nomamente. La stessa tendenza del femminismo al pro-
tezionismo si manifesta nel ricorso alla denuncia o alla
richiesta di proibizione o censura di alcuni atti. Questo Eterogeneità del movimento femminista
femminismo, che ha adottato una certa etica in materia
di sessualità o di comportamento nelle relazioni di gene- Il femminismo oggi è un movimento sociale ampio.
re, esige e spesso riesce a far sì che lo Stato adotti la sua Comprende organizzazioni femminili, intellettuali esper-
prospettiva, limitando le scelte, giuste o sbagliate, degli te di teoria femminista, persone che fanno attivismo ri-
individui, come nel caso delle lavoratrici del sesso. spondendo agli appelli delle organizzazioni e persone di
Il ricorso ai tribunali, alla censura e al proibizioni- varia provenienza sociale che si sentono solidali con le
smo sono diventati un espediente ricorrente nelle discus- richieste del movimento o con l’idea generale di ugua-
sioni e nei conflitti sociali. Si ricorre a mezzi autoritari glianza tra i sessi. Si tratta quindi di un movimento molto
per risolvere questioni che dovrebbero essere affrontate eterogeneo, con obiettivi che non sempre coincidono.
attraverso il dibattito collettivo, l’educazione e la capa- Le organizzazioni femministe hanno mantenuto l’u-
cità di convivere con ciò con cui non siamo d’accordo nità d’azione fin quando gli obiettivi convergevano: dirit-
e con ciò che non ci piace o ci infastidisce. La libertà di ti civili, modifiche al Codice civile e penale del regime
espressione dovrebbe prevalere sui divieti e sulla censu- franchista, diritto alla contraccezione e all’aborto; cioè,
ra, permettendoci così anche di esercitare con fermezza fino alla fine degli anni ’80. Ma le differenze erano e sono
il nostro diritto di criticare le discriminazioni o le mani- tuttora note e hanno a che fare, come abbiamo visto, con
festazioni di maschilismo o qualsiasi attacco alla dignità concezioni ideologiche profondamente radicate. Se que-
e all’uguaglianza delle persone. ste differenze sono passate quasi inosservate fino a tempi

46 47
recenti, ciò è dovuto alla capacità di una certa versione ho cercato di mostrare, sono molte e rilevanti. Ma c’è una
del femminismo – quella che è stata definita femmini- cosa che rimane nel femminismo: il desiderio di raggiun-
smo egemonico – di emergere e farsi sentire dall’opinio- gere l’uguaglianza e l’autonomia delle donne, la determi-
ne pubblica, mentre le voci dissidenti, le organizzazioni nazione di eliminare gli abusi e le discriminazioni. Le dif-
che hanno mantenuto e mantengono altre posizioni, non ferenze rimarranno, ma i dibattiti possono arricchire le
hanno avuto i mezzi materiali e il sostegno istituzionale idee e le azioni, purché si svolgano in un clima di rispetto,
per farsi sentire con la stessa forza. collaborazione e desiderio di comprensione. La metà del
Contro ogni previsione, abbiamo difeso le nostre cielo rimane l’obiettivo. Ci stiamo lavorando.
idee di femministe e le abbiamo arricchite con l’espe-
rienza, la riflessione e il dibattito. Perché i dibattiti non
rompono un’unità utopica che non è mai esistita, al di
fuori di specifiche congiunture. I dibattiti sono utili, ci
consentono di andare avanti, possono modificare o af-
finare le nostre rispettive posizioni e, soprattutto, sono
utili perché l’ampio movimento a cui ci rivolgiamo possa
essere informato, riflettere e conoscere le basi del dis-
senso e le diverse concezioni di genere, identità, libertà e
cambiamento sociale.
A volte le differenze non creano un divario incolma-
bile, ma attraverso una discussione rispettosa e pacata è
possibile raggiungere punti di incontro e accordi, si può
mantenere l’unità d’azione per far avanzare alcuni dirit-
ti e per difendere quelli ottenuti, che possono rischiare
di essere indeboliti, come è accaduto, per esempio, per
il diritto all’aborto. Altre volte, invece, il divario è più
profondo.
Guardiamo quindi al futuro. Le controversie, come

49
Oltre noi stesse

Clara Serra

Prima di tutto è indispensabile rifiutare l’identitarismo,


e riconoscere che non esistono identità, ma solo desideri,
interessi e identificazioni. [...] Nessuno è, essenzialmente,
alcunché.

Mark Fisher12

Per la costruzione politica di un futuro femminista


che non riproduca la storia da cui è nato, forse dobbiamo
sciogliere i nostri legami affettivi con la soggettività,
l’identità e la morale e far evolvere il nostro gusto troppo
poco sviluppato per la discussione politica.

Wendy Brown13

12 M. Fisher, Fuga dal Castello dei Vampiri, in Id., Non siamo qui
per intrattenervi. Scritti sulla letteratura, interviste e riflessioni, Mi-
nimum fax, Roma 2023, pp. 319-320.
13 W. Brown, States of Injury. Power and Freedom in Late Moder-
nity, Princeton University Press, Princeton 1995 (ed. spagnola: Lengua

51
La celebrazione di una resa siano differenze essenziali e insormontabili che ci rendo-
no irrimediabilmente estranei gli uni agli altri. Non con-
Nel contesto attuale, caratterizzato da una lunga e dividere ognuna delle forme di oppressione o di esclu-
diffusa crisi economica che ha portato incertezza e pre- sione che attraversano lo spazio sociale – che, d’altronde,
carietà nelle nostre vite, le sinistre si trovano di fronte possono essere moltiplicate all’infinito – sembra impli-
alla necessità di rendere immaginabile la possibilità di care che non condividiamo assolutamente nulla. Oggi è
abitare un mondo costruito su legami, solidarietà e de- considerato quasi un’assurdità, una provocazione o addi-
sideri condivisi. La sfida è concepire un’alternativa allo rittura un’offesa aspirare a comprenderci reciprocamente,
spaventoso individualismo che ha colonizzato le nostre a metterci al posto dell’altro, a lottare per le rivendica-
forme di soggettività durante decenni di egemonia neoli- zioni e i diritti dell’altro. Questa deriva identitaria che
berale. L’affermarsi di progetti reazionari e l’efficacia po- caratterizza il nostro presente è particolarmente evidente
litica delle promesse di ritorno all’ordine, alla comunità se guardiamo ai nostri spazi di dibattito pubblico, spazi
e alle identità del passato dimostrano fino a che punto sui quali questo testo vuole riflettere.
difettiamo di certezze in questa tarda modernità. E men- Quando scompare un orizzonte condiviso – un le-
tre le destre reazionarie vendono la ricetta di un idilliaco game che trascende le differenze –, scompare non solo
ritorno al passato, le sinistre sembrano spesso incapaci la possibilità di comprendere l’altro, ma anche il senso
di progettare un’alternativa nella costruzione di una qual- stesso del parlare, del discutere e del trovarsi in disac-
che forma di comunità. cordo. Se le differenze diventano abissi incolmabili e ci
Le derive identitarie stanno sempre più prendendo consideriamo irrimediabilmente nemici – radicalmente
piede nei discorsi politici e nei movimenti sociali, erigen- e insormontabilmente estranei l’uno all’altro – non ab-
do muri apparentemente invalicabili e aprendo voragini biamo, ovviamente, nulla di cui parlare. Il dialogo, il
tra soggetti che rivendicano la propria specificità fino al dibattito, la discussione pubblica, la critica rivolta a chi
solipsismo e che allontanano dal nostro orizzonte quelle ha altre posizioni, il tentativo di convincere chi la pensa
alleanze a partire dalle quali dobbiamo costruire qualsi- diversamente, hanno senso solo finché è immaginabile
asi progetto collettivo. Si rafforza la convinzione che ci un qualche accordo, un qualche desiderio condiviso, un
valore o principio comune che rendano possibile incon-
de trapo, Madrid 2019, p. 98). trarsi da qualche parte. Quando le logiche identitarie

52 53
divorano tutto, accadono due cose: in primo luogo, che so ha parlare con quelli che saranno sempre miei nemici?
gli altri diventano antagonisti assoluti la cui identità ed Il testo di Fisher è soprattutto una critica al disfat-
esistenza sono inconciliabili con la nostra; in secondo tismo e al conformismo. Perché è il senso di sconfitta a
luogo, che tutti – dal leader fascista alla compagna mili- caratterizzare una sinistra moralista che ha rinunciato a
tante femminista – sono suscettibili di essere considerati fare politica in un terreno ostile, che considera una pre-
come altro da noi. sunta vittoria non uscire mai dalla propria comfort zone,
In un articolo intitolato Fuga dal Castello dei Vam- che ha abbandonato il tentativo di cercare gli altri e di
piri, Mark Fisher ha denunciato l’identitarismo di gran andare oltre noi stessi. “La sinistra borghese-identitaria è
parte della sinistra attuale, che ha rinunciato a qualsia- abile a diffondere il senso di colpa e a praticare la caccia
si tipo di orizzonte comune e di solidarietà a partire dai alle streghe, ma non sa fare nuovi adepti [...]. Il suo obiet-
quali mettere in discussione, criticare e cercare di supe- tivo non è popolarizzare una posizione di sinistra o tirare
rare gli errori o gli equivoci più diffusi. L’avvento di un la gente dalla propria parte, ma preservare una posizione
clima da caccia alle streghe, le distorsioni della cancel elitaria di superiorità”14. Fisher critica quella sinistra che
culture e i linciaggi sui social network che la sinistra ha ritiene che “vada bene protestare contro ciò che il parla-
fatto propri, sostiene Fisher, l’hanno trasformata nel ser- mento ha fatto, ma non va bene andare in parlamento o
vo sciocco della classe dominante e in complice di un nei mass media per cercare di ottenere un cambiamento
individualismo che ha fatto proprie le categorie imposte da lì”, che preferisce preservare la propria identità e pu-
dal potere. Dal punto di vista identitario che oggi permea rezza rispetto a trasformare l’esistente, che sostiene che
il nostro spazio politico – una volta annullati tutti i lega- sia meglio resistere “inutilmente piuttosto che rischiare
mi che vanno oltre le nostre specifiche differenze – gli di sporcarsi le mani”. L’identità essenzializzata, mitizzata
altri non hanno atteggiamenti o opinioni sessisti o raz- e reificata non può che condurci all’identitarismo, finisce
zisti, gli altri sono sessisti o razzisti, lo sono per essenza per farci alleare solo con chi è identico a noi e, quel che
e pertanto senza rimedio. Che senso ha insegnare loro è peggio, a celebrare questa alleanza come una vittoria.
a non esserlo? Che senso ha la pedagogia? Che senso Ci risparmia, così, tutto il lavoro per cercare di colmare
ha continuare a costruire ponti? Che senso ha cercare di il divario con gli altri, parlare con gli altri, provare a con-
convincere quelli che non solo sono di fronte a me, ma
contro di me? Che senso ha discutere con loro? Che sen- 14 M. Fisher, Fuga dal Castello dei Vampiri, cit., p. 320.

54 55
vincere e cambiare gli altri. Gli altri non ci interessano; (più) come noi, tutti quelli che non sono (più) in trincea
vogliamo parlare solo tra noialtri. O tra noialtre. In effetti, con noi, tutti quelli che non sono come noi. Ci porta a
questa identità che si riafferma ogni volta che si mettono pensare che gli errori di chi ci sta di fronte non possono
in evidenza tutte le differenze che ci separano irrimedia- essere frutto di ignoranza, sviste o sbagli a cui possiamo
bilmente dagli altri è soprattutto un’immensa sconfitta porre rimedio, provare a evitare o a modificare – con la
politica, l’abbandono di ogni tentativo di trasformare il politica, con le alleanze, con la solidarietà, con l’empatia,
mondo, di trasformare le persone, di trasformare ciò che con lo stare insieme, con qualche forma di legame che
le persone pensano. È, semplicemente, la resa della poli- sopravviva alle differenze – ma errori che li definiscono
tica e la celebrazione del fallimento di ogni possibilità di una volta per tutte, che fanno parte della loro natura, che
cambiamento sociale. hanno a che fare con ciò che sono, che sono parte inte-
La critica di Fisher è tanto più valida in questi strani grante della loro identità e che sono, dunque, inevitabili.
tempi in cui abbiamo l’abitudine, per dimostrare il no- Questo senso comune considera immutabili i confini che
stro impegno verso certe idee, di partire dal presuppo- ci dividono e, in questo modo, li consolida, li perpetua
sto di non essere disposti a discuterne con nessuno, a e li rafforza. E così, nel reificare le identità di chi ci sta
spiegarle a nessuno e, in breve, a difenderle di fronte a di fronte, rinsaldiamo anche la nostra. L’identità – per
chiunque non le condivida già. Sedersi a parlare con chi esempio, l’essere donne, l’essere escluse, l’essere vittime
ha idee contrarie alle nostre – e difenderle, dunque, pro- di violenza – non è più un punto di partenza per una poli-
prio dove è più necessario farlo – può essere non solo im- tica che mira a superare una condizione di subordinazio-
popolare, ma un vero e proprio atto di tradimento della ne, diviene una posizione da preservare, un destino sacro
“nostra parte”. Questo fanatismo è senza dubbio uno dei e ineluttabile a cui rimanere attaccate.
segni più inquietanti e desolanti del nostro tempo e fa
della nostra scarsissima cultura del confronto una carti-
na al tornasole grazie alla quale leggere la nostra attuale
passività, caratterizzata dal dogmatismo e dall’identita-
rismo. C’è un senso comune condiviso che celebra la
resa e perpetua le contrapposizioni identitarie, che ci
suggerisce di cancellare tutti quelli che non la pensano

56 57
La beatificazione delle vittime ne di vittima a costituire la via d’accesso alla posizione
di soggetto per eccellenza del femminismo; non chi cri-
tica il sistema patriarcale, non chi difende una società
Le vittime devono essere ascoltate, riconosciute, alternativa, non chi cerca il modo di costruirla, bensì chi
confortate, protette, risarcite, ma non possono diventare un
condivide un dolore e ha subito un danno, è agente del
soggetto politico e ancor meno un soggetto legislativo.
femminismo. O, in ogni caso, solo le persone che han-
Santiago Alba Rico 15 no sofferto possono muovere una vera critica al sistema
patriarcale, solo loro promuovono l’idea di una società
Nonostante il femminismo abbia portato avanti una alternativa e solo loro hanno la formula per costruirla.
profonda critica del soggetto maschile, proprio nella mi- Wendy Brown ha evidenziato il paradosso di ritenere,
sura in cui consisteva in un’identità – cioè in un insieme da un lato, che le donne, in quanto vittime del patriarcato,
di medesimi (gli uomini) che escludeva o lasciava fuori le siano soggette al dominio e oppresse dal potere e, dall’al-
altre –, gran parte del femminismo si fa prendere dal pa- tro, che le donne siano così libere dal potere da avere
nico di fronte alla possibilità di rinunciare a un proprio una visione speciale e privilegiata del proprio sistema di
soggetto identitario. In nome della sua salvaguardia, si dominio. Nel suo libro States of Injury: Power and Free-
insiste sul fatto che il femminismo è una lotta di donne, dom in Late Modernity, Brown dedica un buon numero
assunto che, a sua volta, spesso poggia su due tesi molto di pagine a una discussione con Catherine MacKinnon,
discutibili. Da un lato, l’affermazione che i confini che Nancy Hartsock e, in generale, con i femminismi che
descrivono le vittime del patriarcato coincidono esat- hanno cercato di investire le donne di privilegi epistemo-
tamente con i confini – presumibilmente netti e chiari logici, che l’autrice associa al concetto di “fondaziona-
– delle “donne” come insieme, tesi che mi sembra profon- lismo reazionario” (reactionary foundationalism). “Pur
damente sbagliata nella misura in cui ignora molte altre insistendo sul genere come costrutto, molti cercano di
vittime del sistema di genere e della mascolinità patriar- preservare una sorta di ‘presa di coscienza’ come modo
cale. Dall’altro, la tesi secondo cui è proprio la condizio- per comprendere e portare alla luce la ‘verità’ sulle don-
ne”16. All’interno di queste coordinate, l’adesione delle
15 S. Alba Rico, Discurso contra las víctimas, in “RevistaContexto”,
157, 2018 ([Link]
[Link]). 16 W. Brown, States of Injury, cit. (ed. spagnola: p. 109).

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donne al femminismo non si spiegherebbe con il fatto sto, però, emergono anche i “fondazionalismi reaziona-
che le donne – o, meglio, molte donne – hanno avuto più ri”, ossia discorsi che, invece di mettere in discussione
interesse degli uomini a conoscere e pensare il genere e i privilegi di qualsiasi soggetto identitario – cioè, esclu-
un desiderio maggiore di emanciparsi dai suoi imperati- dente –, sostituiscono l’autorità degli uomini con quella
vi, ma con una presunta relazione causale meccanica tra delle donne. Così, alcuni discorsi femministi trasforma-
l’identità – l’essere donne – e un determinato modo di no la rivendicazione del diritto di parola delle donne in
vedere il mondo. Un legame che, d’altra parte, la realtà qualcosa di non molto diverso da ciò che il femminismo
non conferma mai, poiché non tutte le donne sono fem- intendeva criticare: una verità che è vera non per ciò che
ministe e non tutte le femministe vedono il mondo allo dice ma per chi la dice.
stesso modo. Nell’ottica essenzialista che Brown critica, Oggi, i discorsi femministi costruiti attorno al dolore,
l’essere vittima diventa come per magia una posizione di alle ferite e al danno subiti, discorsi attraverso i quali “l’i-
privilegio, sia morale – le vittime sono buone – sia epi- dentità politicizzata [...] si afferma semplicemente radicando,
stemologica – le vittime hanno sempre ragione – in cui riformulando, drammatizzando e iscrivendo il proprio dolo-
conviene dunque rimanere. E, ovviamente, una volta ac- re nella politica”17, hanno una grande risonanza. Da queste
cettate queste premesse, la facoltà di stabilire chi è e chi stesse prospettive identitarie muovono quei discorsi anti-te-
non è autorizzato a parlare di femminismo, come quella orici che condannano le argomentazioni razionali sempre in
di decidere chi è e chi non è una “vera donna” non può nome del dolore delle vittime e giustificano la limitazione
che diventare una questione sempre più centrale nei no- della pluralità e della complessità dei nostri dibattiti come
stri spazi di dibattito. In effetti, così è stato. presunto modo per proteggerle. Qualsiasi argomento non
Nel nostro contesto politico, in cui la voce di molte è valido se produce dolore e, allo stesso tempo, qualsiasi
donne ha fatto irruzione nello spazio pubblico attraver- argomento può produrre dolore perché il dolore non deve
so campagne come il MeToo e slogan come #Sorellaioti- obbedire ad alcun principio razionale. “I ‘sentimenti’ e le
credo, si sta facendo largo una necessaria denuncia del- ‘esperienze’ acquisiscono uno status politicamente, se non
la delegittimazione e della messa a tacere che le donne ontologicamente, essenzialista: al di là dell’ermeneutica”18,
hanno storicamente vissuto. Viene denunciato il fatto
che la voce delle donne è stata screditata da un’autorità
17 Ivi (ed. spagnola: p. 159).
tutta maschile e basata sul patriarcato. In questo conte- 18 Ivi (ed. spagnola: p. 76).

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afferma Brown. I sentimenti delle vittime, così, appaiono “vittima (che) deve essere pura, integra, senza macchia”19,
nello spazio politico come un argomento, ma, allo stesso una vittima che è sempre buona e che deve interpretare
tempo, rivendicano il loro carattere intimo e privato e, il suo ruolo di vittima innocente, perfettamente virtuosa
quindi, indubitabile e indiscutibile. Naturalmente, que- e santa. Proprio le donne, candidate privilegiate a incar-
ste posizioni basate sull’emotività, che legittimano forme nare le vittime innocenti e sacrificali delle religioni, e
contemporanee di silenziamento e censura, presuppon- ingabbiate per secoli da una morale cristiana che ha cu-
gono erroneamente che, quando censuriamo il principio stodito la virtù e la santità femminile, dovrebbero essere
razionale in nome dei sentimenti, non stiamo censuran- ben consapevoli dell’insidia di occupare un simile posto.
do anche le vittime. Cioè, danno per scontato che le vit- Il correlato inevitabile di questa premessa, che alcuni
time stesse – donne, persone trans, persone razzializzate femminismi sembrano aver acquisito – che se si è vittime
– non possano contribuire in altro modo al dibattito che allora si è buone – è che se non si è buone non si può es-
con il racconto del loro dolore. In realtà, rendere le pa- sere vittime. Se il femminismo ha un compito, è proprio
role di chi ha subito un danno un’argomentazione inop- quello di sfidare questa trappola e sostenere che l’unica
pugnabile all’interno del nostro spazio pubblico è pro- maniera per trattare le vittime in modo giusto è quello di
prio il modo più semplice e diretto per mettere a tacere proteggerle dall’ingiustizia senza chiedere loro di dimo-
le vittime che non interpretano il ruolo che ci si aspetta strare la loro bontà, la loro santità, la loro eccellenza o
da loro o che non difendono le posizioni accettate dalla – come recitava il nostro Codice penale spagnolo fino al
maggioranza. Difendere il carattere indiscutibile delle 1995 – la loro “onestà”. In questo senso, vale la pena di ri-
nostre idee, per quanto sia fatto in nome di chi sta in bas- flettere criticamente sull’insistenza con cui alcuni gruppi
so, implica una censura e un silenziamento che esercitia- femministi si sforzano di sostenere il fatto che le donne
mo anche contro coloro che pretendiamo di difendere. non presentano false denunce e che anche solo sollevare
Sia Wendy Brown che Mark Fisher utilizzano Nietz- questa questione costituisce un attacco alle donne. L’in-
sche per analizzare criticamente i discorsi contempora- ganno e la falsità sono sempre state caratteristiche che
nei dei movimenti identitari che ripristinano l’immagi- i discorsi misogini hanno associato alle donne e in un
nario cristiano della vittima. Anche Santiago Alba Rico mondo maschilista non è un caso che i reati denunciati
ha messo in guardia dai pericoli di una politica che fa di
questa “vittima sacrificale” il suo soggetto politico, una 19 S. Alba Rico, Discurso contra las víctimas, cit.

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soprattutto dalle donne generino il sospetto che si tratti di rivendicare la nostra autonomia e la nostra libertà. L’i-
di menzogne. La risposta femminista, tuttavia, non può dentitarismo è, innanzitutto, una politica conservatrice.
essere che le donne non mentono mai, ma che hanno, Perché in realtà noi donne non siamo le uniche vittime
quantomeno, lo stesso diritto di mentire degli uomini. – nemmeno del patriarcato – e l’essere vittime non ci dà
Perché non ci si può aspettare che ci siano false denunce ragione su nulla. Non c’è nulla di buono o di autentico
per i reati legati alla violenza di genere così come ci sono nell’essere vittime e la migliore notizia che una politica
false denunce per tutti gli altri reati? E perché l’esistenza emancipatrice e radicale ci può dare è proprio quella che
di false denunce non ha mai portato a mettere in discus- possiamo smettere di esserlo.
sione gli altri reati? Dobbiamo dimostrare che le donne
sono un gruppo che non mente mai per meritare la tutela
dei nostri diritti? Se anche le donne fossero violente o Colpa e punizione
bugiarde, non dovremmo continuare a lottare contro le
ingiustizie che le riguardano? Da quando abbiamo fatto Una volta dimenticata la promessa di un movimento
in avanti, una volta che l’autentica libertà politica non
della vittima il nostro soggetto politico, cioè da quando
sembra più possibile, o addirittura pensabile, il meglio
il femminismo è una politica vittimista, esso finisce per che possiamo sperare è un po’ di sollievo dagli eccessi del
riesumare l’immagine delle vittime pure e immacolate dominio: non la libertà, ma la censura, non le garanzie del
che il patriarcato ci ha sempre obbligato a essere. Un tale Primo Emendamento, ma più diritti di fare causa
femminismo rinuncia all’emancipazione e “ridisegna, per danni; non esperimenti rischiosi di risignificazione
ed emancipazione, ma più polizia, più disciplina, più
senza volerlo, le rappresentazioni e gli effetti stessi del
catenacci alle porte.
potere che pretende di sconfiggere”.
Sostenere che solo le donne possono parlare di fem- Wendy Brown20
minismo, perché solo le donne sono vittime, non solo
priva il resto dei soggetti della presa di parola pubblica su
una questione che vorremmo fosse collettiva e comune, In Fuga dal Castello dei Vampiri, Mark Fisher ha
ma priva le donne della possibilità di parlare in qualità descritto il funzionamento dei social network come un
di qualcosa di più che vittime. Vittimismo significa sce-
gliere di rimanere nella celebrazione del dolore invece 20 W. Brown, States of Injury, cit. (ed. spagnola: p. 123).

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vero e proprio esempio di ciò che Nietzsche, in Genea- questi linciaggi hanno sulla nostra cattiva coscienza bor-
logia della morale, identificava come il meccanismo rea- ghese. Dopo aver espiato la nostra colpa, torniamo alla
zionario e vendicativo della cattiva coscienza. L’odierna nostra vita, sapendo di non essere maschilisti, né razzisti,
cultura della rete mostra perfettamente la rinuncia alla né omofobi, che siamo buoni (perché ne abbiamo linciati
trasformazione del reale e la sostituzione della politica alcuni) e che abbiamo la coscienza pulita. In realtà, non
(che mira a cambiare il mondo, a cambiare le persone abbiamo spostato il mondo di un millimetro, perché non
e a cambiare ciò che le persone pensano) con la morale abbiamo fatto politica per trasformarlo, non abbiamo
cristiana. Ciò che sta dietro alle polemiche e ai linciaggi convinto nessuno ad abbandonare il maschilismo, non
quotidiani su Twitter ha anche a che fare con la ricerca abbiamo alimentato la voglia di combattere il razzismo,
dogmatica di purezza, autenticità e identità. In rete non ci non abbiamo dato alcun suggerimento per imparare a
sono più persone da convincere che hanno torto, ci sono depotenziare il sessismo. Abbiamo soltanto alimentato
i buoni (noi) impegnati in una crociata contro i malvagi. il senso di colpa e la paura perché, in fin dei conti, non si
Non si tratta di avere ancora più persone dalla nostra par- trattava d’altro che di affermare la nostra bontà, la nostra
te, ma di rivendicare il riconoscimento che ci spetta e a purezza e la nostra identità.
tal fine ci diamo da fare per giustiziare i cattivi sulla pub-
blica piazza o per lapidare qualche indesiderabile che ha Se queste pratiche censorie hanno a che fare con
detto qualcosa di inappropriato. Questo meccanismo ha l’individualismo e sono “serve sciocche della classe do-
presa soprattutto su chi ha più bisogno di espiare la pro- minante” – secondo le parole di Fisher – è perché abban-
pria colpa, ed è per questo che è possibile che tra i par- donano l’approccio strutturale ai problemi. Il male cessa
tecipanti più entusiasti ai linciaggi contro qualche fem- di avere a che fare con un problema sistemico e diventa
minista che ha fatto un passo falso ci siano uomini, che una caratteristica specifica di un gruppo o di specifici in-
alcuni dei discorsi che offendono più insistentemente le dividui con cui “i buoni” non condividono nulla. Questa
persone queer vengano fuori dagli etero, o che si assista a sostituzione della politica, e dell’analisi strutturale, con
vere e proprie reprimende morali da parte di persone cis la morale – e con il dito puntato verso il singolo – finisce
che considerano transfobici i discorsi critici di qualche per portarci a parlare non del male e della possibilità per
attivista trans che non dice ciò che ci si aspetta da una tutti e tutte noi di riprodurlo – cosa che renderebbe molto
vittima. Fisher analizza il carattere anestetizzante che utile il discorso su come non farlo – ma dei malvagi – con

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i quali non c’è nulla di cui parlare – e dell’importanza di lettori, ascoltatori o spettatori confutando pubblicamen-
metterli a tacere. Negli ultimi anni, in un periodo in cui il te i loro punti di riferimento precedenti? Perché assume-
femminismo si è espanso e diffuso, si sono levate anche re una posizione disfattista e perdente quando abbiamo
molte voci contro le richieste femministe, sono emerse così tanto da guadagnare?
molte paure degli uomini di perdere potere o status e Nell’epoca in cui viviamo, con un campo sociale po-
sono stati scritti molti articoli maschilisti e reazionari. larizzato, uno spazio pubblico ristretto dalla logica guer-
Ho sempre pensato che queste manifestazioni nello spa- rafondaia dei social network e dal ritmo di una politica
zio pubblico siano utili per rendere visibili i pregiudizi identitaria incentrata sul trauma e sul rancore, i cosid-
e le paure di chi reagisce al cambiamento, in modo che detti “crimini d’odio” sono diventati uno degli strumenti
questi possano essere discussi, contestati e trasformati. penali più ricorrenti per proteggere (apparentemente) i
Ogni articolo di un noto scrittore o ogni dichiarazione di gruppi vulnerabili. Dean Spade, come altri attivisti e col-
un celebre regista che è stata fatta contro il femminismo laboratori di Against Equality21, ha acceso i riflettori sui
ha offerto un’opportunità: l’opportunità di scrivere molti pericoli dell’alimentare un sistema di giustizia penale la
altri articoli e di rendere visibili molte altre dichiarazio- cui violenza finisce per colpire le persone nere, migranti,
ni che oggi, a differenza dei tempi in cui il femminismo povere, trans e queer. I crimini d’odio, accolti con giubilo
non era una questione di interesse diffuso, saranno lette da gran parte della sinistra e inseriti nei provvedimenti
e ascoltate. Perché chiedere al giornale in cui pubblica la legislativi a tutela della comunità LGBTQIA+ negli ulti-
“vecchia guardia” del patriarcato di censurare i suoi opi- mi anni, sono oggi lo spiraglio per cui passano e si rea-
nionisti quando è possibile chiedere loro di pubblicare le lizzano le politiche identitarie. Sono lo strumento legale
femministe che li contestano? Perché fare campagne per per applicare molte delle restrizioni alla nostra libertà
metterli a tacere invece di criticarli? Perché vietare una di espressione, restrizioni che vengono messe in campo
canzone, un musicista, un concerto quando è possibile non solo dai governi, ma anche da aziende private attive
ampliare e creare nuovi spazi da cui partire per una criti-
21 Fondato nel 2009, Against Equality è un archivio online di ar-
ca femminista della nostra cultura? Perché ricorrere alla
ticoli, produzioni artistiche, libri (Against Equality: Queer Critiques
soluzione della censura invece di aprire una discussione of Gay Marriage, 2010; Against Equality: Don’t Ask to Fight Their
pubblica in un tempo in cui c’è così grande interesse per Wars, 2011; Against Equality: Prisons Will Not Protect You, 2012) ela-
borati da un collettivo di persone queer e trans critiche verso la politica
il femminismo? Perché smettere di cercare di convincere LGBTQIA+ tradizionale: cfr. [Link] [N.d.T.].

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nel settore tecnologico22, alle quali stiamo dando la legit- campo femminista: l’enfasi sul danno e sulla “protezione
timità e potere di limitare diritti fondamentali. legale di particolari identità formatesi a partire dal do-
Dean Spade solleva una questione che è il filo rosso lore consolida [...] la stessa connessione dolore-identità
anche di questo articolo: la ricerca di riconoscimento in che denuncia”24. La politica femminista fatta a partire
quanto vittima o subalterno comporta sempre il perico- dalla posizione della vittima, che sceglie come suo sog-
lo di riprodurre il potere e le relazioni che generano la getto privilegiato chi ha subito un danno e concentra i
subalternità stessa. “Questa [...] continua esperienza di suoi sforzi sul riconoscimento di quel dolore rafforza
emarginazione [...] questo disperato desiderio di ricono- gli steccati identitari e i confini assegnati dalle relazioni
scimento, salvezza e sicurezza può indurci a investire patriarcali di potere. Inquinare i nostri spazi pubblici di
le nostre speranze nell’unico strumento di risposta alla discussione e dibattito con questa logica vittimistica non
violenza di cui molti di noi hanno sentito parlare: la pri- ci renderà persone più libere, né ci renderà più capaci
gione e l’esilio. Molti di noi vogliono sfuggire agli stigmi di immaginare la società che vogliamo, né ci farà essere
dell’omofobia e della transfobia ed essere riconosciuti di più a lavorare per ottenerla. La censura e il silenzio,
come ‘brave persone’ agli occhi dell’opinione pubblica. come tutte le soluzioni punitive, sono un passo indie-
Nella politica contemporanea, essere ‘vittime di un cri- tro. Da un lato, perché rinunciano a cambiare quelli che
mine’ produce più empatia che essere una persona per- sbagliano, dall’altro, perché sono sempre una pericolosa
cepita come ‘criminale’. Desiderando il riconoscimento arma a doppio taglio che spesso si ritorce proprio contro
nel quadro di questo sistema, siamo portati a lottare per i più deboli.
una legislazione criminalizzante che non ridurrà in al-
cun modo le nostre esperienze di emarginazione e vio-
lenza”23. Questo è anche l’avvertimento di Brown nel

22 Si veda la legge francese approvata nel 2019 contro l’odio su Inter-


net, che ha potenziato il monitoraggio e le indagini per apologia di ter-
rorismo, dando alle piattaforme social il potere di rimuovere contenuti
e produrre una censura che alcuni attivisti LGBTQIA+ francesi hanno
subito e denunciato.
23 D. Spade, Sus leyes nunca nos harán más segur*s, su https:// har%C3%A1n-m%C3%A1s-segur_s-[Link].
[Link]/wp-content/uploads/2010/07/Sus-leyes-nunca-nos- 24 W. Brown, States of Injury, cit. (ed. spagnola: p. 172).

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Uscire da noi stesse contemporanei e che, come dice Judith Butler, parla dal-
la “nostalgia di una falsa ed escludente unità”27. Il proble-
ma, però, non è la diversità ma l’identità, cioè la ricerca
È necessario apprendere, o ri-apprendere, come di soggetti definiti, di privilegi epistemologici e di vittime
costruire solidarietà e cameratismo invece di aggredirci
innocenti. Il problema non è che abbiamo abbandonato
insultarci a vicenda facendo il gioco del capitale. Ciò
il vero fronte di lotta – il più importante di tutti – ma
ovviamente non significa che si debba sempre andare
d’accordo. Al contrario, occorre creare le condizioni per che crediamo nella favola dei veri fronti di lotta. Abban-
l’esistenza di uno spazio di disaccordo senza timori di donare la prospettiva di classe è senza dubbio un errore
esclusioni e scomuniche. enorme che nessun movimento sociale può permettersi
di fare, come sostiene anche Mark Fisher. La differenza
Mark Fisher25
tra il riduzionismo di classe e le posizioni, per esempio,
di Fisher o Brown non è l’anticapitalismo, che è condivi-
C’è chi, di fronte all’immagine di una sinistra fratri- so da tutti loro, ma la difesa di una cultura della pluralità
cida e frammentata, sostiene che abbiamo abbandonato e del dissenso. È proprio l’identitarismo che rovina, e ha
i veri fronti di lotta e rinunciato ai veri soggetti rivoluzio- rovinato in passato, il potenziale politico dei movimen-
nari. Nel contesto spagnolo, La trampa de la diversidad ti, compreso, ovviamente, il marxismo. Chiaramente,
[La trappola della diversità] di Daniel Bernabé potrebbe l’identità non è un’invenzione del XXI secolo, e il mar-
essere un buon esempio di riduzionismo di classe26 che xismo ha indubbiamente avuto le sue derive identitarie,
vede un problema nella diversità dei movimenti sociali la sua ricerca di purezza e i suoi “patentini” per i veri
compagni. Possiamo chiamare questa deriva, in sintesi,
25 M. Fisher, Fuga dal Castello dei Vampiri, cit., p. 321.
stalinismo.
26 Il termine utilizzato nell’originale spagnolo è obrerismo, che ri-
chiama l’italiano operaismo. Abbiamo scelto di non utilizzare questo
Il problema, quindi, non è la diversità nei movimenti,
termine (e di tradurre l’espressione con riduzionismo di classe), in ma questa unità imposta, questa identità mitizzata. La so-
quanto esso rimanda alla specifica corrente filosofica nata negli anni
luzione sta nel difendere la differenza non solo tra i diver-
’60 i cui esponenti di spicco sono stati Panzieri, Tronti, Negri e non,
come nelle intenzioni dell’autrice, a un generale meccanicismo e ap-
piattimento dell’analisi sulla dimensione puramente strutturale, al pri- 27 J. Butler, Meramente culturali, in N. Fraser, Il danno e la beffa.
mato esclusivo della contraddizione capitale/lavoro e alla rimozione Un dibattito su redistribuzione, riconoscimento, partecipazione, Pen-
delle altre [N.d.T.]. sa Multimedia, Lecce-Rovato 2012, p. 66.

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si collettivi o soggetti di lotta, ma anche come pluralità che le identità politiche sono sempre instabili, illusorie e
interna di questi movimenti, come loro differenza costi- artificiali. Per disinnescare la vera trappola, quella dell’i-
tutiva. Butler argomenta chiaramente in questa direzione dentità, occorre costruire movimenti politici che, in con-
quando sostiene che “qui la differenza non è semplice- trasto con le peggiori derive del marxismo, abbandonino
mente l’insieme delle differenze esteriori tra movimenti, ogni pretesa di riunirsi tra simili, per arruolare tra le pro-
non è intesa come ciò che li differenzia l’uno dall’altro, prie fila e proteggere quelli che sono identificati come gli
ma piuttosto come l’autodifferenziarsi del movimento altri. Sono i movimenti politici non identitari – per esem-
stesso, una rottura costitutiva che rende possibili i movi- pio la lotta contro l’AIDS in cui le donne lesbiche sono
menti su basi non identitarie”28. Quando il femminismo state protagoniste senza essere vittime, le lotte trans in
esalta acriticamente le “voci femminili”, non sono solo cui hanno militato tante persone cis, la rivendicazione
gli uomini a esserne danneggiati. Né sono solo le donne dei diritti delle lavoratrici del sesso in cui si fa appello a
femministe a contribuire a limitare la pluralità del fem- chiunque, il movimento per un alloggio dignitoso in cui
minismo. Anzi, paradossalmente, sposano questa causa si battono tante persone non direttamente interessate –
molti degli uomini che sostengono la necessità del silen- a essere politicamente produttivi verso l’esterno: al loro
zio degli uomini stessi per dare – con accondiscendenza interno non si sono riunite soltanto persone che si rico-
– la parola alle donne. Questa mistificazione del femmini- noscono come simili tra loro e quindi invogliano tutte le
smo come discorso compatto in cui le donne dicono tutte altre ad aggregarsi. Proprio perché non cercano l’identità
le stesse cose fornisce un cattivo servizio alla causa del interna, questi movimenti accorciano la distanza tra in-
riconoscimento delle donne come soggetti e alla qualità terno ed esterno: né all’interno siamo tra noi così tanto
di un dibattito pubblico femminista da cui scompaiono identici né quelli fuori sono poi così tanto diversi. Que-
non solo le voci degli uomini, ma anche quelle delle altre sta è una politica radicale e stimolante, una politica che
donne. può “decidere ciò che vogliamo piuttosto che dedurlo da
Quando il femminismo libera la sua pluralità inter- supposizioni o discorsi su chi siamo”29. Come dice Wen-
na, invece di reprimerla, disfa la finzione dell’identità dy Brown, dobbiamo sostituire “il linguaggio dell’essere
femminile – non siamo davvero tutte uguali –, rivelando con quello del desiderare” come metodo per immaginare

28 J. Butler, Meramente culturali, cit., p. 65. 29 W. Brown, States of Injury, cit. (ed. spagnola: p. 121).

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altri modi di essere al di là delle categorie proprie al po- la responsabilità delle nostre vite e per mettere in moto
tere. Il femminismo deve abbandonare ogni complicità un discorso collettivo che sia espansivo”30.
con la paura, la colpa e la punizione – queste sono armi Le femministe che come me credono che l’identità
del potere che non porteranno mai a un mondo nuovo o non porti da nessuna parte al di fuori delle reti di potere
migliore – e deve impegnarsi nella politicizzazione del devono difendere ad oltranza le libertà di espressione sia
desiderio. La domanda su quale tipo di mondo desideria- nello spazio pubblico che all’interno dei nostri movimen-
mo è quella a cui tutti siamo chiamati a rispondere. ti e sfidare una presunta “unità del femminismo” che si
Credo fermamente che uno degli impegni politici basa sempre sul silenziamento e sull’esclusione di alcune
che il femminismo deve assumersi con determinazione voci. “Questa resistenza alla ‘unità’ porta con sé la cifra
sia quello di difendere la cultura democratica del dibat- di una promessa democratica per la sinistra”31. Oltre la
tito, della discussione pubblica e del dissenso civile. In paura c’è il desiderio. Oltre la colpa c’è la libertà. Oltre la
questo modo può sfuggire alle derive dogmatiche della punizione c’è la trasformazione. Oltre l’unità, l’identità e
sinistra, può percorrere altre strade e affrontare i peggio- la purezza, oltre noi stesse tutto è possibile.
ri mostri del nostro presente costruendo un’alternativa.
Wendy Brown afferma che “lo spazio politico democrati-
co è troppo poco teorizzato nel pensiero femminista con-
temporaneo”. Ciò è particolarmente vero in tempi in cui
la censura, l’intolleranza o la violenza dei social media
sono tentazioni che attraversano sia la sinistra che il fem-
minismo. Abbiamo bisogno di un movimento femminista
che scelga di discutere le idee e si astenga dal discutere
le persone, che vuole parlare non verso l’interno ma ver-
so l’esterno, che sia impegnato nel dibattito pubblico e
non invischiato nel vittimismo sentimentale. Dobbiamo
“imparare a parlare pubblicamente e a godere dei piaceri
dell’argomentazione nello spazio pubblico, non per su-
30 Ivi (ed. spagnola: p. 125).
perare la nostra specifica condizione, ma per assumerci 31 J. Butler, Meramente culturali, cit., p. 73.

77
Vivere
in pericolo

Santiago Alba Rico

Negli anni Sessanta, il sociologo italiano Ernesto


de Martino ha coniato il concetto di “oligosemia”32 per
descrivere quel processo di impoverimento e perdita di
senso in virtù del quale la relazione parola-significato
si inaridisce fino alla più claustrofobica univocità. De
Martino l’ha usata per descrivere, tra gli altri fenomeni,
i fanatismi religiosi e, in generale, i puritanesimi ideo-
logici, che impongono circuiti chiusi di significato, qua-
si tautologici: c’è un solo modo di nominare Dio – o il
governo o il sesso – e ogni altro modo non autorizzato
mette in pericolo la stabilità del mondo e, naturalmente,
la nostra stessa sicurezza. Ora, seguendo la stessa logica,

32 Il riferimento è in particolare al testo di Ernesto de Martino, La


fine del mondo. Contributo all’analisi delle apocalissi culturali, Ei-
naudi, Torino 2002 (1977) [N.d.T.].

79
potremmo anche dire, all’inverso, che tutta l’oligosemia, significhino veramente: pensiamo a “libertà” o a “demo-
religiosa o meno, comporta e induce al puritanesimo: crazia” o ancora a “Spagna”. Per mettersi in salvo dal-
evoca un solo modo di desiderare, un solo modo di co- la pansemia, le persone vogliono sapere con chiarezza
noscere il mondo, un solo modo di riconoscere l’altro, cosa significano le cose (Donna, Madre, Dio) e chiunque
un solo modo di vestirsi e di salutare. L’americana Mary glielo dica risulta credibile, anche se mente, perché ci si
Douglas, nel suo classico Purezza e pericolo, interpreta- sente più tranquilli a credere a una sola menzogna piut-
va il desiderio collettivo di purezza come una difesa dal tosto che a provare a capire insieme ad altri dove sia la
disordine che ci minaccia continuamente dall’esterno, al verità. Per capirci, possiamo dire che la religione tende
quale contrapponiamo uno spazio interno sempre più all’oligosemia e il capitalismo neoliberista alla pansemia.
scarno e impoverito. A questo punto non dovremmo individuare, e difendere,
Aggiungiamo che l’oligosemia compare di solito in ciò che si trova nel mezzo tra le due? E cosa c’è tra le
periodi di crisi generale come contrappunto e reazione due? Polisemia e sinestesia, termini che discuteremo qui
a quella che viene definita “episemia”, o in maniera an- di seguito.
cor più radicale “pansemia”, espressioni che descrivono,
all’estremo opposto, un proliferare di significati e la di-
sintegrazione di ogni possibile senso per saturazione: le
parole significano così tante cose da smettere di avere
senso; ci contagiano con la loro insignificanza tanto che
lo stesso linguaggio, ormai svuotato, perde ogni capaci-
tà di comunicare. Se l’oligosemia consegna il significato
all’impersonalità di una tradizione normativa, la panse-
mia lo consuma, slegandolo dal senso comune a forza di
interpretazioni individuali o di vuota e parziale ripetizio-
ne. Se l’oligosemia fossilizza il significato, la pansemia
lo dissolve. Negli ultimi anni, alcune parole chiave sono
state citate in pubblico così tante volte e con intenzio-
ni e contenuto così distanti, che non sappiamo più cosa

80 81
Femminismo e “settarismo”33 trappole della diversità” da parte di un marxismo econo-
micista e meccanico, e quella di chi, di fronte ad esso, fi-
Facciamo prima un breve inciso. Come abbiamo det- nisce per considerare, non senza argomenti, ogni “senso
to sopra, in qualsiasi quadro di interpretazione e trasfor- comune” come una trappola epistemologica tesa ai danni
mazione del mondo – e ancor più in un contesto di crisi dei subalterni dagli europei, dagli “illuministi”, dai bian-
– esistono due tentazioni opposte che abbiamo chiama- chi e, naturalmente, dai marxisti stessi.
to “oligosemia” e “pansemia”: ovvero la tendenza a in- Credo che i femminismi siano nati, più di un secolo
terpretare rigidamente sia la teoria che l’organizzazione fa, ben collocati tra queste due tendenze, tanto che, all’i-
(attitudine che nella tradizione marxista coincide con lo nizio di questo secolo, si sono proposti come la matrice
stalinismo) e la tentazione opposta, molto comune nel più potente e trasversale di un pensiero trasformativo
nostro tempo, di sostituire sulla base delle esigenze di globale. I femminismi, con la loro storia mai contamina-
mercato ogni “criterio” potenzialmente universale con ta dal potere, si sono proposti come umanesimo in senso
pratiche discorsive ad uso e consumo individuale (quello ampliato, sviluppatosi in qualche modo contro o in paral-
che è stato chiamato “identitarismo”). In un certo sen- lelo alla tradizione del “marxismo dialettico-materialista”
so, l’intero dibattito all’interno alla sinistra si è ridotto dominante del secolo scorso; ma anche, per ragioni che
nell’ultimo decennio a reciproci attacchi tra queste due l’ecofemminismo ha spiegato molto bene, contro le “fan-
posizioni: quella di chi denuncia, a volte a ragione, “le tasie individualistiche” (per citare Almudena Hernando)
associate al capitalismo. Il femminismo è sempre stato,
fin dalla sua nascita, polisemico, e se di fatto ha avuto
33 Nel testo originale l’autore utilizza il termine “izquierdismo”.
Questa espressione, che corrisponde al francese “gauchisme” e non spesso un rapporto di amore e odio con il marxismo, è
ha equivalenti in italiano se non il poco usato “sinistrismo”, è normal- stato a causa del suo riduzionismo di classe; cioè della
mente associata a un’attitudine infantile, inutilmente massimalista e
estremista, chiusa e poco concreta di interpretare e organizzare la lotta
sua volontà oligosemica di ridurre tutto il conflitto uma-
politica. Non a caso è utilizzata nella traduzione spagnola del celebre no alla contraddizione capitale/lavoro, rimuovendo le al-
testo di Lenin: Estremismo, malattia infantile del comunismo (in spa-
tre contraddizioni, tra cui, ovviamente, la contraddizione
gnolo: La enfermedad infantil del izquierdismo en el comunismo, che
corrisponde fedelmente al titolo originale dell’opera). La nostra scel- di genere e, oltre a questa, la contraddizione natura/ca-
ta traduttiva intende rimandare al carattere chiuso e autoreferenziale pitalismo e la contraddizione natura/patriarcato (si noti
e alla tendenza a ricorrere alla “scomunica” e alla delegittimazione
dell’interlocutore dei movimenti identitari [N.d.T.]. che per “natura” intendo il pianeta Terra e la riproduzio-

82 83
ne biosociale delle sue risorse limitate). donne pensate esclusivamente come vittime; 2) che non
Oggi abbiamo la sensazione che anche i femminismi possono rivolgersi solo alle donne già “consapevoli”, già
si siano arenati, e che stiano perdendo gran parte della militanti e attrezzate dal punto di vista teorico; 3) che la
loro capacità emancipatrice “universale”. Se pensiamo condizione affinché avvengano le trasformazioni non
alle campagne MeToo e #Sorellaioticredo, vediamo come può essere la costruzione di una “nuova donna” o di una
la loro formidabile spinta iniziale contro il silenzio e la rete di nuove relazioni e non perché la sconfitta del pa-
paura abbia poi virato pericolosamente verso il vittimi- triarcato non debba essere accompagnata da trasforma-
smo e l’identitarismo anti-universalista. Se pensiamo al zioni antropologiche, ma perché queste trasformazioni
dibattito sulla prostituzione, vediamo come, in nome di antropologiche non possono essere il risultato dell’eroi-
un ideale più puro, siano state ridotte al silenzio le stesse smo morale di un nucleo di poche donne elette, né di una
lavoratrici del sesso. Se pensiamo alla recente polemica iper-normatività repressiva; 4) che non possono disde-
sulla “transfobia”, vediamo come le visioni oligosemica gnare piccole conquiste e cambi di equilibri all’interno
e pansemica, con il loro sterile confronto, abbiano messo del patriarcato dominante, per lo stesso motivo per cui
a tacere o criminalizzato le voci più ricche (come quella un marxista dotato di buon senso non dovrebbe rifiutare
dell’attivista e pensatore Miquel Missé). Il femminismo i presupposti socialdemocratici all’interno del capitali-
– va detto – si è chiuso su se stesso, anche perché alcune smo; e 5) che non possono avvitarsi in un dibattito auto-
voci antagoniste – oligosemiche e pansemiche – hanno referenziale sulla definizione di femminismo, cioè non
soffocato il dibattito, rinchiudendolo in spazi angusti possono essere un’ortodossia, con il relativo tentativo di
dove non c’è altro registro che non sia quello dell’invet- imporre un’essenza ultima e normare un comportamento.
tiva e della scomunica; si sono forniti così, di fatto, ar- È vero che il contagio pansemico dell’incomunicabi-
gomenti al neo-maschilismo dilagante che minaccia di lità si è infiltrato nei movimenti trasformativi che rischia-
riconquistare un “senso comune” che i femminismi sta- no così di dissolversi nell’individualismo (pensiamo
vano plasmando. all’equazione desiderio = identità = liberazione), ma non
È di questo che si tratta. I femminismi, a mio avviso, per questo il femminismo deve divenire, per irrigidimen-
non possono fondarsi sul “settarismo” se vogliono aspi- to, un’oligosemia. Contro la pansemia e le sue insidie,
rare a migliorare il mondo. E questo significa 1) che non contro l’oligosemia e la sua purezza assoluta, i femmini-
possono rivolgersi solo alle donne e ancor meno alle smi devono accettare, in ogni caso, che ci sono dei rischi

84 85
da correre. Quali rischi? Dove sono? Questa è la doman- in piazza, esponendosi al contagio, perché si sentivano
da fondamentale che deve porsi e a cui deve rispondere in “totale sicurezza” e, al di là della manipolazione ideo-
qualsiasi proposta democratica basata sui diritti umani. logica, accusavano il governo di introdurre “insicurezza”
Ancor di più se il suo campo di battaglia sono i corpi e le nelle loro vite. Ma questa richiesta – o illusoria convin-
loro irriducibili opacità. zione – di “essere totalmente al sicuro”, come abbiamo
visto all’inizio, è inseparabile dalla purezza e dal purita-
nesimo come espressioni sociali di povertà comunicativa
Bisogna rischiare e, se vogliamo, di fanatismo religioso.
Contro il fanatismo religioso bisogna correre dei
Cento anni fa, le minacce alla democrazia derivava- rischi. Dove? E quali rischi? Sappiamo bene dove non
no dall’attrazione per il pericolo; il fascismo europeo tra bisogna correrli. Non si devono correre sul lavoro o dor-
le due guerre invitava a vivere l’avventura dell’“autenti- mendo per strada tra i cartoni, o in un ospedale con po-
cità” . In questa nuova Weimar globale, autoritarismi e
34
che risorse. Non si devono correre perché non si riesce
populismi di destra si fondano su una richiesta di totale a pagare la bolletta della luce o non si arriva a fine mese.
sicurezza. Nessuno vuole una rivoluzione; tutti vogliamo Non si devono correre in tribunale o in una casa di ripo-
muri, confini, filo spinato, polizia, mascherine, vaccini. so. Non si devono correre a causa di un marito violento e
Per esempio, i manifestanti di destra del quartiere Sala- abusante. Dove? Quali rischi, dunque?
manca di Madrid, che nel maggio 2020 hanno manifesta- Uno di questi rischi si chiama “democrazia”. O, se
to contro lo stato di emergenza decretato dal governo per volete, polisemia. Bisogna correre il rischio di sentire ciò
Covid-19, non stavano rivendicando il loro diritto a con- che non si vuole sentire, il che significa difendere il dirit-
tagiarsi e a mettere a repentaglio la propria vita; stavano to di mettersi in pericolo nell’esporsi attraverso la liber-
negando la realtà della minaccia pandemica e la perti- tà di espressione. Bisogna correre il rischio di accettare
nenza delle misure ufficiali, volte – secondo loro – a uc- che l’altro non cerchi la felicità nello stesso modo in cui
cidere, non il virus – quello no! – ma la loro “Spagna”. Di la cerco io, il che implica il diritto di mettersi in perico-
fatto, per quanto possa sembrare paradossale, sono scesi lo nei propri affetti e desideri attraverso le libertà civili,
compresa la libertà sessuale. E bisogna correre il rischio
34 Da intendersi come disprezzo della morte e rifiuto di ogni pru-
denza [N.d.T.]. che il delinquente – lo stesso che può avermi derubato

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o addirittura violentato – sia recidivo; il che implica di- bisogni. Se in un quadro o in una poesia o in un roman-
fendere il diritto a esporsi al pericolo nella contingenza zo non accadono le cose che vogliamo; se imponiamo la
del mondo grazie a un sistema di giustizia penale basato nostra volontà, presupponendo che sia chiara a se stessa,
sulla proporzione tra reati e pene e finalizzato alla riabi- ai colori e ai personaggi, alle metafore e al finale, can-
litazione del condannato. cellando la differenza tra realtà e finzione che abbiamo
Il secondo rischio da correre si chiama “arte”. O, se impiegato tanti secoli a conquistare; se, insomma, cer-
vogliamo, sinestesia. Mentre la polisemia mira alla plu- chiamo di sostituire la sinestesia con istruzioni pedago-
ralità delle voci, la sinestesia indica l’ambiguità dei sensi giche o dettami politici, priviamo l’“arte” di tutta la sua
(linguistici e corporei). La sinestesia è il tropo letterario capacità educativa, inseparabile dal dolore che ci infligge
che – si pensi a Lope o a Quevedo – descrive l’amore
35
e dalle minacce a cui ci sottopone.
come un “freddo che brucia” o “un vulcano che gela”; fa Lo stesso vale per l’altro ambito sinestetico per eccel-
sì che si possa percepire con un senso ciò che appartie- lenza: la sessualità. Se confondiamo la libertà sessuale
ne a un altro, così da poter annusare con le dita e vede- con la soddisfazione sessuale, se rivendichiamo un im-
re con il naso o gustare con gli occhi. E che attraverso possibile “diritto a essere amati”, se non accettiamo che
questa ambiguità della sensibilità sia possibile costruire, la sessualità è una negoziazione – attraversata da rapporti
come vuole Kant, un terreno comune di giudizio e di ci- di forza e dalla penombra – in cui non sempre vinciamo,
viltà. Questo meticciaggio o promiscuità dei sensi ha a saremo costretti o ad accettare la proposta del marchese
che fare, naturalmente, con il nostro corpo finito e quin- de Sade (il diritto universale allo stupro) o a imporre una
di, con il desiderio come luogo necessariamente opaco sessualità “politicamente corretta”, come hanno sempre
nel quale accadono cose che non vogliamo, eventi oscuri fatto tutte le chiese.
che la nostra volontà può forse reprimere e governare, Tra l’oligosemia e la pansemia, esiste – e dobbiamo
ma non determinare. In un quadro, in una poesia, in un preservare – uno spazio per la polisemia e la sinestesia,
romanzo, in una canzone, dobbiamo sentirci in pericolo. l’unico in cui possono inserirsi la democrazia, lo Stato
Anche in un abbraccio: nessuno può darci la certezza di di diritto, i diritti umani, ma anche la pace e la bellezza,
essere amati o desiderati o soddisfatti a misura dei nostri con tutti i suoi piaceri e tutti i suoi dolori; è questo spazio,
minacciato in tempi di crisi, che i femminismi devono
35 Scrittori e poeti spagnoli attivi tra il XVI e il XVII secolo [N.d.T.]. contribuire a mantenere e ad ampliare. Se eliminiamo

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la polisemia e le sinestesie, indubbiamente eliminiamo Giustizia femminista: la
con esse tutti i pericoli, ma con esse eliminiamo anche
il mondo che vogliamo cambiare, le bellezze che voglia-
rivoluzione che non può
mo proteggere, e le parole e le immagini che usiamo per essere rimandata
condividerle; e al loro posto instauriamo – in nome di
Dio, di Marx, della tecnologia o del femminismo – una
distopia oligosemica presieduta dal puritanesimo più au-
toritario. Non possiamo volere questo. No. Chi è femmi-
nista deve difendere senza sosta, accanto all’uguaglianza Violeta Assiego
materiale e giuridica, il diritto inalienabile dell’umano
all’insicurezza, al rischio, allo smarrimento e al dolore.
Perché sentire il dolore fa male; e ancora di più pensare;
e ancora di più vivere in un mondo liberato da oligosemie
e pansemie (religioni e mercati), prigioniere e prigionieri Le rose della resistenza nascono dall’asfalto...
Faremo politica, resisteremo, saremo in prima fila.
dei nostri corpi liberi e dei loro infiniti tormenti.

Marielle Franco (8 marzo 2018)

“Il femminismo punitivo può distruggere un gran nu-


mero di conquiste”, ha detto Rita Segato al IV Encuentro
Latinoamericano de Feminismos36 alla fine del 2018. Per

36 L’Incontro latinoamericano dei femminismi (Encuentro Latino-


americano de Feminismos – ELLA) è un incontro latinoamericano di
femminismi che si svolge in modo collaborativo dal 2014 in diversi Pa-
esi del continente, con l’obiettivo di creare reti e dare potere a donne e
persone della comunità LGBTQIA+ attraverso lo scambio di esperien-
ze, la visibilizzazione delle diverse lotte femministe e il rafforzamento
del tessuto sociale.

90 91
la scrittrice, antropologa e attivista femminista argentina, inefficiente quando deve rispondere ai bisogni delle vitti-
madre di una parte importante del pensiero contempora- me, che genera impunità e aggiunge la violenza istituzio-
neo sullo studio della violenza contro le donne, la chiave nale a quella già subita.
della ricerca di giustizia da parte del movimento femmi- Pertanto, la giustizia femminista deve implicare un
nista di fronte a questa violenza deve risiedere nel “pro- modo diverso di concepire la giustizia, ovvero un’idea
cesso di allargamento dei dibattiti” e non nel perseguire di giustizia diversa da quella che conosciamo. Un’idea
“la sentenza in sé”, come fine ultimo. che sovverta l’attuale modello di giustizia, da un lato per
È questa premessa, quella di allargare i dibattiti disattivarlo come strumento di controllo e asservimento
intorno all’idea di giustizia femminista, che costituisce e, dall’altro, per trasformarlo in un modello di giustizia
la proposta di questo contributo37. A maggior ragione se universale che garantisca il diritto delle donne a una vita
teniamo conto che il modo di fare giustizia che cono- libera dalla violenza, senza che qualche comunità o grup-
sciamo, legato al sistema penale, è basato su costruzioni po connotato in termini etnici e/o sociali rimanga emar-
ideologiche misogine e coloniali a causa delle quali, a ginato. In questo modo, la giustizia femminista diviene
partire dal momento stesso in cui una donna vittima di sinonimo di de-patriarcalizzazione e decolonizzazione
violenza maschile sporge denuncia, inizia a essere smi- degli spazi e delle strutture in cui vengono prese le deci-
nuita. Alla sua parola non viene data credibilità, viene sioni non solo giudiziarie ma anche politiche, economi-
messa in discussione, non riceve fiducia e viene costretta che e morali. Quelle che riguardano le vite delle donne,
a subire un processo di vittimizzazione secondaria inac- ma anche le altre vite che agli occhi dell’ordine patriar-
cettabile che, senza alcun dubbio, danneggia gravemente cale non hanno valore, non contano. Le vite che Silvia
la sua integrità e la sua dignità . Si tratta di una giustizia
38

delle vittime, delle loro famiglie e di esperte in questioni di genere – le


misure legali, il funzionamento dei tribunali specializzati in violenza di
37 La struttura di questo contributo ricalca quella della conferen- genere e l’applicazione dei meccanismi di protezione. È necessaria una
za-dibattito Che cos’è la giustizia femminista?, a cui hanno partecipato formazione a tutti i livelli per prevenire il maltrattamento istituzionale
insieme a me Laia Serra e Justa Montero, presso la libreria Traficantes delle vittime da parte delle forze dell’ordine e dei tribunali. Serve una
de Sueños il 16 gennaio 2020. maggiore consapevolezza sociale, obiettivo fondamentale in cui i mez-
38 “Amnesty International denuncia da anni la persistenza di molte- zi di comunicazione potrebbero svolgere un ruolo chiave” (estratto da
plici ostacoli alla protezione e all’identificazione delle vittime, sottoli- La situazione dei Diritti umani in Spagna in relazione alla Violenza
neando che la legislazione da sola non è sufficiente. Sono necessarie contro le donne (Los derechos humanos en España en relación con la
risorse umane e materiali per attuare e valutare – con la partecipazione Violencia contra las mujeres, 2020).

92 93
López e Lucas Platero definiscono corpi segnati39 perché La giustizia femminista non può essere il diritto penale
“l’azione politica e istituzionale protegge e legittima a esi- del nemico41
stere alcuni corpi e non altri, che invece vengono dan-
neggiati, umiliati, violentati e persino lasciati morire”. Per allargare il dibattito su cosa sia la giustizia fem-
Sono vite colpite da violenza sessista, razzista, omofoba minista e in cosa consista rispetto al punitivismo penale,
e transfobica, antizigana, abilista, xenofoba, classista... è necessario sottolineare che questi approcci alla giu-
cioè, tutte quelle violenze che infrangono il diritto alla stizia sono antagonisti. La giustizia femminista non ha
non-discriminazione garantito dalla Dichiarazione uni- nulla a che fare con il desiderio di punizione esemplare
versale dei diritti umani40. e di vendetta su cui si basa il punitivismo. La giustizia
femminista è articolata e costruita a partire dalla logica
dei diritti umani. Vale a dire, da una logica contraria al
diritto penale del nemico, che disumanizza i soggetti che
incrimina cancellando i loro diritti individuali con il pre-
testo di garantire una falsa sicurezza collettiva.
39 Cfr. S. López, R.L. Platero (a cura di), Cuerpos Marcados. Vidas Nella giustizia femminista, la ricerca della verità,
que cuenta y políticas públicas, Ediciones Bellaterra, Manresa 2019.
della giustizia, della riparazione e del recupero delle
40 Il divieto di discriminazione è strettamente legato al concetto di
uguaglianza e all’applicazione dei principi di universalità e non discri-
donne vittime della violenza maschilista non può essere
minazione sanciti nell’articolo 1 della Dichiarazione. Il divieto di discri- separata dai valori e dai principi dei diritti umani, ossia
minazione è un aspetto fondamentale dei diritti umani, presente in tutti
dell’universalità, della sacralità dell’individuo, della sua
i trattati internazionali generali in materia, sia nell’ambito universale di
protezione dei diritti umani (Organizzazione delle Nazioni Unite) sia integrità, dell’interdipendenza, della inalienabilità dei
in quelli regionali (africano, americano ed europeo). Il Comitato per i diritti e della non discriminazione. Questi concetti non
diritti umani delle Nazioni Unite ha definito la discriminazione come:
«[...] qualsiasi distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata
su determinati motivi come razza, colore, sesso, lingua, religione, opi- 41 Il diritto penale del nemico (derecho penal del enemigo, in tedesco
nione politica o di altro genere, origine nazionale o sociale, condizione Feindstrafrechts) è un concetto sviluppato dal giurista Günther Jakobs,
economica, nascita o qualsiasi altra condizione sociale, che abbia lo secondo cui esistono due tipi di diritto penale: uno che tutela i cittadini
scopo o l’effetto di annullare o compromettere il riconoscimento, il go- e un altro che si applica ai “nemici”, trattandoli come una minaccia
dimento o l’esercizio, in condizioni di uguaglianza, dei diritti umani e da neutralizzare piuttosto che come individui con garanzie giuridiche.
delle libertà fondamentali di tutte le persone» (Comitato per i diritti Questo modello giustifica pene più severe e la limitazione di diritti fon-
umani dell’ONU, Commento generale n. 18). damentali per chi viene considerato un pericolo per la società [N.d.T.].

94 95
possono essere ignorati quando parliamo di giustizia a pio di proporzionalità, il che può portare all’applicazio-
partire dalla prospettiva femminista. In fin dei conti, il ne di lunghe pene detentive che sono contrarie ai diritti
femminismo rappresenta un movimento di liberazione umani43;
delle donne, una rivendicazione di sovranità sui loro cor- 3. le garanzie procedurali per un’effettiva tutela giudi-
pi e sui loro progetti di vita, una richiesta di porre fine ziaria e per un processo equo vengono relativizzate e i di-
alle violenze che subiscono quando viene negata loro ritti fondamentali dell’imputato durante il procedimento
l’autonomia sulla base di leggi, credenze religiose o pra- sono limitati.
tiche culturali che calpestano la loro dignità e integrità
personale. Di conseguenza, le proposte punitive di aumentare la
Come detto, all’opposto della giustizia femminista durata delle pene per chi ha commesso reati sessuali si
troviamo il populismo punitivo che si ispira al diritto basano su un’idea di diritto penale molto più autoritario
penale del nemico. Prendendo come riferimento quan- di quanto sia consentito in un quadro di diritti umani. Un
to stabilito nella Sentenza 655/2007 del 25 giugno 2007 modello di diritto penale che richiama quello applicato
della 29a Sezione del Tribunale supremo spagnolo , è 42
dai regimi dittatoriali del secolo scorso, come quello di
necessario evidenziare come questo sia caratterizzato
da tre elementi incompatibili con un movimento eman- 43 Per esempio, “Dal momento che nel 2015 è stata approvata, le
principali organizzazioni a difesa dei diritti umani, le associazioni di
cipatore come il femminismo a causa del suo approccio giudici, pubblici ministeri e avvocati, nonché esperti in materia penale,
anti-garantista: hanno ribadito quali siano gli argomenti giuridici che delegittimano
la misura della pena di prigione permanente rivedibile, in un sistema
1. criminalizza comportamenti che di per sé non co-
penale che cerca e persegue il reinserimento e la rieducazione. Tra
stituiscono reato e lo fa perché la persona che lo com- questi argomenti, forse risulta utile evidenziarne alcuni in modo mol-
pie è ideologicamente identificata come un nemico. Di to sommario, come il fatto che neghi la possibilità che una persona
detenuta in prigione possa reinserirsi nella società, il che implica la
conseguenza, a essere criminalizzate non sono le azioni, violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani.
che non costituiscono in sé reati, ma l’esistenza stessa di Garantire la riabilitazione e il reinserimento delle persone condannate
non è solo una raccomandazione della Corte europea dei diritti umani,
questo soggetto, a causa di ciò che egli rappresenta;
ma è esplicitamente previsto dall’articolo 25.2 della Costituzione spa-
2. aumenta la severità delle pene contro ogni princi- gnola. L’attuale formulazione della pena di prigione permanente rive-
dibile non garantisce questa alternativa di reinserimento” (V. Assiego,
Argumentos contra la prisión permanente revisable, in “[Link]”, 9
42 Equivale grossomodo alla nostra Corte di cassazione [N.d.T.]. febbraio 2018).

96 97
Franco44. Un sistema penale che individua, demonizza e fini, non sono in sintonia con le radici e l’esperienza sto-
disumanizza i soggetti che considera pericolosi, inferiori, rica del movimento femminista. Al contrario. Chi vuole
immorali o che non rispecchiano il modello di cittadino strumentalizzare il femminismo per inasprire le pene
ideale promosso dal regime, e tutto questo sulla base di vuole solo continuare a esercitare la pressione della giu-
motivazioni sessiste, razziste, xenofobe, abiliste, omofo- stizia patriarcale. Il perpetuarsi di oppressioni sessiste,
be, transfobiche, antizigane e aporofobe. Difendere la sociali, razziste, classiste e religiose che permettono al
giustizia punitiva significa difendere questo ordine cri- potere politico, religioso ed economico di mantenere il
minale in cui il diritto penale del nemico conferisce allo controllo sulle vite delle persone sottomesse è ben lungi
Stato il controllo assoluto lasciando spazio ad abusi di dal garantire la sicurezza delle donne.
potere che violano i diritti sanciti dalla nostra Costituzio- L’unico modo per sradicare la violenza maschilista
ne, incluso l’articolo 14 . 45
contro le donne risiede nella ferma decisione da parte
Questo modo di fare giustizia, i suoi metodi e i suoi degli Stati di porre il valore della vita e della cura al cen-
tro delle loro politiche pubbliche46. Si tratta di porre fine
44 Il franchismo riformò la “Legge sui vagabondi e i malfattori” (Ley
de vagos y maleantes) del 1933 per punire con maggiore severità diversi
all’egemonia di un’economia neoliberale che oggettivizza,
comportamenti considerati antisociali (vagabondi, nomadi, protetto- rende merce e sacrifica i corpi segnati e le vite precarie
ri...), includendo anche gli omosessuali. Si trattava di una legge che
come esistenze da addomesticare, sfruttare e consumare
non puniva atti in sé criminali, ma si prefiggeva lo scopo di prevenirne
l’insorgere in futuro; non prevedeva pene, ma misure di allontanamen- per poi sbarazzarsene quando non sono più utili47; e que-
to, controllo e detenzione degli individui considerati socialmente peri- sto riguarda in special modo la vita delle donne.
colosi fino a quando non si determinava che la loro pericolosità fosse
cessata. Durante il franchismo, questa legge venne utilizzata in modo
arbitrario per reprimere le persone marginalizzate e senza risorse. Nel 46 Uno dei lavori che consigliamo su questo tema è quello di A. Pérez
1970, questa legge penale venne sostituita dalla “Legge sulla pericolo- Orozco, in particolare il suo libro Subversión feminista de la economía.
sità e riabilitazione sociale” (Ley sobre peligrosidad y rehabilitación Aportes para un debate sobre el conflicto capital-vida, Traficantes de
social), che rafforzava il controllo su tutti i soggetti ritenuti antisociali Sueños, Madrid 2014.
(mendicanti, omosessuali, consumatori di droga, prostitute e protettori, 47 Su questo tema si consiglia l’opera di Zygmunt Bauman, in par-
immigrati illegali...) che venivano considerati pericolosi moralmente o ticolare Vite di scarto. Da questo libro proviene la famosa citazione:
socialmente dal regime franchista. Questa legge non fu completamente “Ogni giorno, dai parcheggi delle fabbriche escono due tipi di camion:
abrogata fino alla riforma del Codice penale spagnolo del 1995, sebbe- uno si dirige verso i magazzini e i supermercati, l’altro prende la via
ne alcune prerogative fossero de facto inapplicate negli anni ’80. delle discariche. La storia con cui siamo cresciuti ci ha addestrati a te-
45 Articolo che sancisce il principio di uguaglianza di tutti i cittadini ner conto (contare, stimare, apprezzare) soltanto dei camion del primo
di fronte alla legge e il divieto di discriminazione [N.d.T.]. tipo” (Z. Bauman, Vite di scarto, Laterza, Roma-Bari 2019, pp. 34-35).

98 99
La giustizia femminista deve andare oltre la giustizia che si pongano in opposizione al sistema patriarcale49.
penale In questo senso, la giustizia femminista deve supe-
rare la giustizia penale, soprattutto quando, in una pro-
Come allargare i dibattiti per immaginare una giusti- spettiva basata sui diritti, il raggiungimento di questo
zia femminista a partire dalla logica dei diritti umani? ordine giurisdizionale mostra il clamoroso fallimento e
Ampliando il focus. Cercando risposte e pratiche sociali l’inadeguatezza delle politiche pubbliche esistenti, l’in-
di prevenzione, educazione, mediazione, risoluzione dei capacità del sistema di welfare di correggere le disugua-
conflitti, compensazione degli squilibri e riparazione che glianze sociali e mette in luce anche il deterioramento
vadano oltre il sistema giudiziario penale. Intervenendo della struttura di sostegno sociale che, dalla collettività,
con una visione e un’etica femminista in altri ordini giu- può offrire alternative educative e comunitarie come for-
risdizionali dell’amministrazione della giustizia e con- ma di prevenzione e risoluzione dei conflitti che sono
tribuendo allo sviluppo di politiche pubbliche che inte- alla base della violenza maschilista. Come sottolinea
grino misure di uguaglianza e di equo trattamento , che 48
Foucault, il diritto penale “sarebbe allora un modo per
vadano oltre la deterrenza a cui può aspirare il diritto pe-
nale. Come afferma la prima donna procuratore generale 49 Claudia Paz y Paz si definisce femminista e garantista. È rico-
del Guatemala, Claudia Paz y Paz, la quale comunque ri- nosciuta per aver indagato il più grande genocidio della storia del
Guatemala e per aver portato in giudizio José Efraín Ríos Montt. Ha
tiene che il diritto penale, se usato correttamente, possa promosso la Commissione internazionale contro l’impunità in Gua-
contribuire a proteggere le donne, le cifre estremamente temala (Comisión Internacional contra la Impunidad en Guatema-
la – CICIG) e ha creato il Modello di assistenza integrale (Modelo de
elevate di femminicidi e di violenza contro le donne ci di-
Atención Integral) per le donne vittime di violenza di genere in Gua-
cono che il diritto penale non può agire da solo; devono temala, che ha rappresentato una riforma del sistema di accesso alla
essere aggiunte misure di prevenzione e di educazione giustizia, con cui sono emerse le altissime percentuali di violenza che
le donne subiscono nel suo Paese. Durante la sua partecipazione al Se-
condo incontro regionale di femminismi e politica criminale (Segundo
Encuentro Regional de Feminismos y Política Criminal), ha spiegato
48 In questo senso, stanno emergendo iniziative grandemente tra- l’esperienza pratica di questo Modello di assistenza integrale come “un
sformative, come i progetti di ristrutturazione dei cortili delle scuole tentativo di fare in modo che il diritto penale copra i debiti storici con
pubbliche da una prospettiva di genere. Un’esperienza che viene consi- “le persone che non ne hanno mai beneficiato: le donne”. Al momento
derata nel seguente articolo: M. Borraz, Patios feministas contra el mo- è direttrice del Centro per la giustizia e il diritto internazionale (Cen-
nopolio del fútbol: así cambia el recreo cuando niños y niñas pueden tro por la Justicia y el Derecho Internacional – CEJIL) per l’America
jugar a más cosas, in “[Link]”, 8 giugno 2019. Centrale e il Messico.

100 101
gestire gli illegalismi; di segnare i limiti della tolleranza, maschilista già esercitata contro le donne, dalla posizio-
di lasciar spazio ad alcuni, di esercitare pressioni su al- ne dei femminismi non dobbiamo smettere di esercitare
tri, di escluderne una parte, di renderne utile un’altra, di uno sguardo critico su questo mezzo di risoluzione dei
neutralizzare questi, di tirar profitto da quelli” , e, d’al- 50
conflitti che non dipendono da un problema individuale,
tra parte, mette anche in evidenza il fatto che viviamo bensì dipendono da un problema profondamente strut-
in società sempre più diseguali, indifferenti e polarizzate, turale che richiede la creazione di un nuovo senso socia-
dove si sta radicando quella che Rita Segato definisce la le. Un conflitto profondamente strutturale, che richiede
“pedagogia della crudeltà e del potere” . 51
una trasformazione culturale possibile solo garantendo i
Sebbene il diritto penale sia ancora l’unico mezzo di diritti politici, civili, economici, sociali e culturali senza
cui disponiamo al momento per affrontare la violenza discriminazioni, senza lasciare fuori nessun collettivo o
gruppo sociale. La giustizia femminista, quindi, è giusti-
50 M. Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino 1993, p. 300. zia sociale, è parte della lotta per i diritti di tutte e tutti,
51 “Chiamo pedagogie della crudeltà tutti quegli atti e quelle pratiche per una trasformazione sociale che non lasci fuori nessu-
che istruiscono, abituano e programmano i soggetti a trasformare in no; un contributo alla lotta globale contro le strutture che
cose ciò che è vivo e la sua vitalità. […] La ripetizione della violenza pro-
duce un effetto di normalizzazione di un paesaggio di crudeltà e, con producono ingiustizia, miseria e violenza.
questo, promuove nella gente una bassa soglia di empatia, indispensa-
bile per l’attività predatrice. La crudeltà abituale è direttamente propor-
zionale a forme di piacere narcisistico e consumista e all’isolamento
delle persone mediante la loro desensibilizzazione verso la sofferenza Giustizia femminista e riparazione per le vittime
altrui. […] Naturalmente, le relazioni di genere e il patriarcato hanno un
ruolo rilevante come scena prototipica di quest’epoca. La mascolinità
è più disponibile verso la crudeltà perché la socializzazione e l’allena- Di fronte alla violenza maschilista, e in una prospetti-
mento alla vita del soggetto che dovrà caricarsi del fardello della ma- va di diritti umani, la giustizia femminista deve essere in
scolinità lo obbliga a sviluppare un’affinità significativa – su una scala
di tempo di grande profondità storica – tra mascolinità e guerra, tra ma-
grado di porre le donne vittime al centro attraverso la ri-
scolinità e distanziamento, tra mascolinità e bassa empatia. Noi donne cerca della verità, della giustizia, della riparazione e del-
siamo spinte verso il ruolo di oggetto, disponibile e usa e getta, dato
la garanzia di non subire nuovamente violenza. Questa
che l’organizzazione corporativa della mascolinità conduce gli uomini
all’obbedienza incondizionata verso i propri pari – anche oppressori giusta richiesta non ha nulla a che vedere con la vendetta.
–, e trova nelle donne le vittime a portata di mano per far avanzare la La non impunità degli uomini che aggrediscono le don-
catena esemplare di comandi ed espropriazioni” (R. Segato, Contro-pe-
dagogie della crudeltà, Manifestolibri, Roma 2024, pp. 24-27). ne, che attualmente si concretizza nel diritto penale, dal

102 103
punto di vista femminista non mira al linciaggio bensì a tenga un giudizio a suo favore o che esista un centro di
impedire che il potere classista e patriarcale protegga i supporto specializzato vicino al suo luogo di residenza53.
criminali. Cerca di rompere il patto di silenzio che copre Il diritto alla riparazione deve includere anche il potere
e permette questa violenza, volendo allo stesso tempo ga- trasformativo della riparazione simbolica. È quest’ulti-
rantire che non si ripeta, che non si riproduca come parte ma quella che può trasformare la struttura e avere un im-
dell’imperativo della mascolinità imposto dal patriarcato. patto sulla collettività. È in quest’ultima che è racchiuso
Entrambi gli elementi – rompere il silenzio e garan- il potere della giustizia femminista. Come spiega chiara-
tire la non ripetizione della violenza – sono strettamente mente la giurista María Naredo, “nella violenza maschi-
connessi al diritto alla riparazione per le donne vittime, lista, la situazione in cui si verifica tale violenza è segnata
le donne uccise e le donne sopravvissute. Un diritto che da un contesto di discriminazione maschilista, sulla base
non può essere inteso solo come risarcimento economi- del genere, ed è molto importante evidenziarlo. In altre
co (che il più delle volte risulta essere vergognosamente parole, il diritto alla riparazione per le vittime di violenza
inadeguato ), né come sostegno emotivo che la donna
52
maschilista è un diritto che deve avere una componente
riceve a condizione che presenti una denuncia, che ot- individuale, ma anche una componente strutturale. La
trasformazione individuale deve andare di pari passo con
52 A questo riguardo, è interessante leggere, dall’articolo di L. Serra,
La reparación de las violencias sexuales, in “Píkara”, 12 febbraio 2020
([Link] 53 Fino al mese di gennaio del 2020, in Spagna, e in particolare a Ma-
cias-sexuales/), il seguente passo: “È poco noto il fatto che, nella pra- drid, non era stato ancora aperto il primo centro di crisi 24 ore su 24 per
tica giuridica, salvo alcuni casi specifici, gli abusi sessuali su donne l’assistenza alle donne vittime di violenza sessuale. Riguardo alla ne-
adulte vengono solitamente risarciti con importi che vanno dai 2.000 ai cessità e importanza di questo tipo di risorse per l’assistenza integrale
4.000€ e gli stupri con importi tra i 6.000 e i 12.000€. Dare valore mo- nella riparazione e recupero delle donne vittime di violenza ha grande
netario al dolore e all’impatto sul progetto di vita di una donna o di una importanza il lavoro sviluppato dalla ricercatrice ed esperta in violenza
bambina è doloroso e complesso. Quando noi avvocate concordiamo sessuale Barbara Tardón Recio: La violencia sexual: Desarrollos femi-
con le donne che rappresentiamo gli importi delle indennità che chie- nistas, mitos y respuestas. Normativas globales, UAM, Instituto Uni-
deremo nel muovere l’accusa, sappiamo che ci esporremo a logiche versitario de Estudios de la Mujer, 2017. [N.d.T.: In Spagna, i Centro de
contaminate da stereotipi di genere. ‘Se chiedi poco, vuol dire che non Crisis para Victimas de Violencia Sexual sono strutture specializzate
ti ha segnato più di tanto tanto e che forse l’aggressione non è del tutto che offrono assistenza immediata e gratuita, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
vera o così grave…’, ‘se chiedi molto denaro e superi l’importo reclama- Questi centri forniscono supporto psicologico, legale e sociale senza
to dalla Procura, vuol dire che il tuo obiettivo è quello di arricchirti e la necessità di una denuncia preliminare. Il loro funzionamento è con-
che forse è questo è il vero motivo per cui hai denunciato’. Qualunque forme agli standard della Convenzione di Istambul, avvicinandosi a un
cosa decidiamo, sarà criticata e delegittimata”. modello integrato di protezione e recupero].

104 105
la trasformazione del contesto, delle radici di ciò che ha Paradossalmente, il potere trasformativo del diritto
prodotto questa violenza” . 54
alla riparazione per le vittime nella società è qualcosa
Per supportare la giustizia femminista è necessario che viene temuto dai “fondamentalismi contemporanei”
rivendicare il diritto alla piena riparazione nell’oriz- (come li chiama Rita Segato) che curano gli interessi del
zonte di una giustizia trasformativa che punti a sanare neoliberismo e del patriarcato presentandosi nelle vesti
il danno per le vittime, ma che non perda di vista la ne- del neofascismo. Quando un partito come Vox56 si rifiuta
cessità di una presa di coscienza comunitaria e collettiva di osservare un minuto di silenzio per le donne assassi-
delle radici della violenza e renda possibile che l’autore nate, o contesta le dichiarazioni istituzionali di condanna
della violenza si assuma le proprie responsabilità indi- della violenza maschilista, o organizza contromanifesta-
viduali pur garantendo il suo diritto alla reintegrazione. zioni per affermare l’idea che tutte le violenze sono ugua-
Bisogna lavorare per garantire che le violenze non si ri- li, non sta solo cercando di delegittimare la voce delle
petano, affrontando con determinazione le circostanze donne vittime di violenza. Sta cercando di disattivare il
strutturali che sono all’origine delle violenze maschiliste. potere di trasformazione sociale che è insito nel femmi-
Una giustizia femminista che si impegna a trasformare nismo quando questo dà un nome alle violenze, le de-
la società, a umanizzare il sostegno collettivo a partire nuncia pubblicamente e chiede che, come società, non si
dalle nostre relazioni e a costruire una comunità nella lascino le vittime da sole. Questo desiderio di imporre il
quale si è reciprocamente responsabili55. silenzio e promuovere l’impunità serve a perpetuare una
falsa coscienza secondo cui la società è dalla parte degli
54 María Naredo ha partecipato allo Studio Flores en el asfalto, Cau-
sas e impactos de las violencias machistas en las vidas de las supervi- uomini e a disprezzare i diritti delle donne sopravvissute
vientes, risultato di una ricerca di due anni condotta da Mugari Gabe
insieme a Hegoa. Come parte di questo lavoro di ricerca, María Nare- Feminista a debate; Durango, 1-3 novembre 2019).
do, in una delle interviste, sottolinea come il movimento femminista 56 Vox è un partito politico spagnolo di estrema destra d’ispirazione
debba inserire tra le sue rivendicazioni il diritto alla riparazione (2017). cristiano-democratica, monarchico e conservatore fondato il 17 dicem-
55 Per comprendere cos’è la giustizia femminista e quale dovrebbe bre 2013 da alcuni membri dissidenti del Partito Popolare. Nel corso
essere la sua concezione e il suo modello, è indispensabile consultare del tempo, il suo programma ha subito un’evoluzione che l’ha portato
il documento finale del lavoro di riflessione svolto nel Seminario di a collocarsi nell’alveo europeo dei partiti di estrema destra, populisti
giustizia femminista del gruppo di genere (Justicia Feminista del Gru- di destra, nativisti e reazionari. Ha aderito al Partito dei Conservatori
po de Género) all’interno del Forum sociale permanente, che è stato e dei Riformisti Europei fino alle elezioni europee del 2024, quando
presentato sotto forma di intervento nelle V Giornate femministe di ha abbandonato il partito e il gruppo ECR per aderire a Patrioti per
Euskal Herria su La giustizia femminista di discussione (La Justicia l’Europa [N.d.T.].

106 107
alle violenze e la memoria delle donne assassinate. to di stati d’animo e rischi reali di collasso sociale, che
viene sfruttato dai poteri politici, economici e religiosi
per fomentare paure e insicurezze, per strangolare ulte-
Giustizia femminista e comprensione collettiva riormente gli strati vulnerabili della società, così da trar-
re profitto dalle loro operazioni di estrattivismo sociale57.
La problematizzazione del confronto tra giustizia Un cocktail esplosivo di precarietà e vulnerabilità che
femminista e populismo punitivo non può ignorare il rappresenta lo scenario perfetto per la diffusione di posi-
momento politico ed economico che stiamo vivendo con zioni punitive e discorsi di odio che attaccano la dignità
l’ascesa delle retoriche fasciste, alleate essenziali del delle persone. In questa condizione di vulnerabilità e an-
neoliberismo e delle sue modalità di sfruttamento, ma sia, il diritto penale del nemico penetra facilmente nell’o-
anche con l’ascesa dei fondamentalismi religiosi e della pinione pubblica, sia in coloro che non vogliono perdere
loro violenta opposizione al riconoscimento e al rispet- i loro privilegi, sia in coloro che vedono che i loro diritti
to dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne e delle fondamentali non vengono tutelati e si sentono al limite,
forme di sessualità che sfuggono all’eteronormatività. frustrati e indifesi.
Un contesto che si ripercuote sulle vite e sui corpi delle Affrontare questa ondata reazionaria insieme alla più
persone, provocando conseguenze emotive ed economi- grande crisi sociale degli ultimi settant’anni dal punto di
che che approfondiscono le vulnerabilità, la sensazione vista femminista significa continuare ad avanzare senza
di essere indifese, la fragilità e la frustrazione in cui si lasciare indietro nessuno. È qui che la giustizia fem-
trovano milioni di ragazze e donne e anche altri soggetti i minista diventa una pratica rivoluzionaria e necessaria
cui corpi segnati sono oggetto e bersaglio delle violenze per proteggere la vita e la dignità delle donne, ma non
strutturali del razzismo, dell’omofobia, della transfobia, solo. In questo momento storico, è tempo che la giusti-
della xenofobia, del classismo, dell’abilismo, dell’antizi- zia femminista disarticoli e smantelli il patriarcato come
ganesimo dell’aporofobia e del sessismo. paradigma di potere, politicizzi la comunità, il collettivo
A questa congiuntura di precarietà esistenziale, di
insicurezza lavorativa, di tensione politica e di logora- 57 Su questo filone di pensiero, si consiglia la lettura di V. Gago, M.
mento psicologico si aggiunge l’ulteriore incertezza sul Malo, L. Caballero (a cura di), La Internacional feminista. Luchas
en los territorios y contra el neoliberalismo, Editorial Traficantes de
futuro dovuta all’impatto del Covid-19. Uno scenario, fat- Sueños, Madrid 2020.

108 109
e la cura; che riprenda il controllo dei propri progetti di sicuro, ma che racchiudono la potenza mai esaurita di un
vita, la sovranità dei corpi e l’autonomia economica. La altro modo, di un’altra vita in comune” 59.
giustizia femminista deve essere intesa come potenza Chissà quale potrà essere la dimensione globale del
femminista capace di affrontare la necropolitica grazie a movimento femminista, se articolerà una giustizia fem-
una maggiore prevenzione, cura, uguaglianza e giustizia . 58
minista che si dia come corpo comune basato sull’intel-
Di fronte all’ascesa del neoliberismo, nella sua veste ligenza collettiva, sulla giustizia sociale e sulla ricerca di
più autoritaria, e al moltiplicarsi della violenza patriar- verità, equità e riparazione fondate sulla logica dei diritti
cale, la giustizia femminista deve fornirci una nuova umani. Nello spirito della democrazia, contro la crudeltà,
grammatica per la lotta. Una presa di coscienza collettiva la risposta può essere solo più femminismo.
per prendersi cura delle vite e dei corpi che l’imperativo
patriarcale afferma non abbiano valore. Un modo di rela-
zionarsi che converte e trasforma l’abbandono in ascolto,
l’isolamento in reti di sostegno e i conflitti e le differenze
in crescita personale e collettiva. Forse non c’è momento
migliore di adesso per superare la normalizzazione degli
abusi e delle violenze su cui si basano le oppressioni di
genere, razza e classe, costruendo insieme un orizzonte
etico nel tempo presente. Come ha sostenuto Virginia
Cano in un’intervista rilasciata nel bel mezzo della pan-
demia in Argentina, “chissà, forse proprio ora – e al di
là di ogni garanzia – stiamo facendo rivivere la forza di
quei mondi altri che abbiamo sperimentato, praticato,
immaginato e custodito; quei mondi che non sono mai al

59 V. Cano, M. Dillon, Un diálogo desde la fragilidad y la incer-


58 Può essere d’ispirazione per immaginare un orizzonte etico di- tidumbre, in “Pagína 12”, 10 aprile 2020 ([Link]
verso, che implichi la giustizia femminista, recuperare i documenti e i ar/258457-un-dialogo-desde-la-fragilidad-y-la-incertidumbre). Virginia
manifesti 2015/2018 del movimento Ni Una Menos, Amistad política + Cano è dottoressa in Filosofia presso l’Università di Buenos Aires, do-
inteligencia colectiva (2018). cente, ricercatrice, attivista lesbica e femminista.

111
Violenza di genere:
cosa possiamo aspettarci
dal diritto penale

Miren Ortubay Fuentes

“Nessuna aggressione resti senza risposta”. Quando


gridiamo o ascoltiamo questa rivendicazione normal-
mente pensiamo a una risposta punitiva e, in generale,
a una sanzione imposta da un tribunale penale. Questa
associazione mentale è abbastanza logica e immediata:
per anni, infatti, alle donne è stata inculcata l’idea che se
vogliono proteggersi dalla violenza di genere ciò che de-
vono fare è sporgere denuncia. Ma cosa possono aspet-
tarsi dal sistema giudiziario penale? Esso è realmente in
grado di soddisfare le loro aspettative?
Procederò a esporre alcune brevi riflessioni su ciò
che il percorso giudiziario offre alle donne che reagisco-
no alla violenza maschilista, per poi riflettere sulla (in)
capacità del sistema penale di soddisfare le loro richie-

113
ste di riparazione60. Ho deciso, quindi, di concentrarmi pale (e quasi esclusivo) la punizione. Il suo obiettivo è
sulla violenza che nasce all’interno di una relazione di quello di imporre una pena a chi ha infranto la legge e,
coppia (la cosiddetta “violenza di genere”), in quanto è generalmente, si presume che tale obiettivo sia lo stesso
la tipologia di violenza che, rispetto ad altre forme di vio- che persegue la persona danneggiata dal reato commes-
lenza sessista, viene portata molto più frequentemente in so. È in questo senso che il sistema giudiziario sostiene
tribunale . 61
di proteggere o difendere le vittime, anche se in realtà gli
interessi concreti di queste ultime, le loro esperienze e i
loro bisogni non sono minimamente presi in considera-
La punizione come risposta zione nel corso del processo.
Possiamo affermare con una certa sicurezza che le in-
Il sistema penale – il più violento, verticale e gerar- dagini riguardanti un reato specifico non puntino ad ac-
chico degli strumenti giuridici – ha come scopo princi- certare la verità, quanto piuttosto ad individuare le prove
che determinati fatti, che hanno rilevanza dal punto di vi-
60 Vale la pena ricordare che la Ley Orgánica de Medidas de Pro-
sta penale, siano realmente accaduti. Soltanto questi ele-
tección Integral contra la Violencia de Género (Legge organica sulle menti concreti, isolati e separati dal significato che han-
misure di protezione globale contro la violenza di genere) del 2004
no assunto per coloro che hanno vissuto i fatti in prima
subordina la maggior parte dei diritti e degli strumenti previsti per le
“vittime” all’ottenimento di una Orden de Protección (penale) [N.d.T.: persona, sono oggetto di giudizio e sanzione. Questo è
L’Orden de protección è una decisione giudiziaria che, nei casi in cui un bene, perché un diritto penale che sia garantista deve
vi siano fondati indizi di commissione di reati o illeciti di violenza do-
mestica e vi sia un’oggettiva situazione di rischio per la vittima, pre- giudicare le condotte manifeste e non modi di essere, di
scrive la sua protezione attraverso l’adozione di misure cautelari civili vivere o di pensare. Il problema è che la violenza di gene-
e/o penali, nonché l’attivazione delle necessarie misure di assistenza e
re si configura come una modalità di relazione, come un
protezione sociale].
61 Le idee della prima sezione sono ulteriormente approfondite nel-
intreccio di vissuto individuale, sfera sociale, culturale,
la relazione che ho presentato al Congreso Internacional Feminismo politica (aspetti che, purtroppo, non possiamo approfon-
4.0 (Tolosa, Gipuzkoa, 2019, disponibile online) e, con un focus diffe-
dire qui). Quando all’interno della dimensione di coppia
rente, in La violencia sexista en la pareja: revisando algunos tópicos,
in “Grand Place”, 12, 2019, pp. 109-128. La seconda parte corrisponde si instaura un clima di abuso e controllo, il singolo fatto
sostanzialmente al mio articolo Violencia de xénero: reparación vs ca- che scatena la denuncia è, nella maggior parte dei casi, il
stigo, in “Luzes”, 79, on line: [Link]
page/2/. meno rilevante per la donna.

114 115
D’altra parte, il diritto penale non punta a risolvere il e si focalizza piuttosto sulla loro testimonianza come
conflitto interpersonale alla base del reato. Anzi, per es- prova d’accusa, senza porre attenzione ai loro vissuti e
sere più precisi, nella maggior parte dei reati penali non alle loro esigenze concrete. Ci si aspetta che le donne
vi è alcun legame stretto personale tra l’autore del reato e ricostruiscano in modo conciso e ordinato la sequenza di
la sua vittima. In questo senso, la violenza presente all’in- eventi che per la legge si configurano come reati, non tut-
terno delle relazioni di coppia costituisce un’“eccezione to ciò che (gesti, silenzi, atteggiamenti…) ha causato loro
alla regola” che in qualche modo “mette in difficoltà” il sofferenza. Per queste e altre ragioni – che per motivi di
sistema: esso, infatti, si basa su meccanismi concepiti spazio non possiamo approfondire in questa sede – mol-
per punire l’estraneo, lo sconosciuto che ci ha arrecato te donne che arrivano a sporgere denuncia sentono che
un danno e che difficilmente contemplano la possibilità in tribunale non vengono capite, non vengono credute,
di tenere in considerazione i sentimenti ambivalenti che che il loro stesso modo di vivere e i loro atteggiamenti
la vittima di abuso nutre nei confronti della persona di vengono scandagliati e sottoposti a valutazione. Si sento-
cui è stata innamorata e con cui, un tempo, aveva scelto no sostanzialmente giudicate e persino condannate (e a
di condividere la sua vita. A differenza di quanto accade volte lo sono davvero).
per altri reati, per le donne che hanno subito violenza Il principale obiettivo delle donne che decidono di
è molto difficile riconoscersi come vittime. Così come denunciare è di porre fine alla situazione di violenza in
non è facile per loro gestire i sensi di colpa, la vergogna cui si trovano e di riprendere il controllo della propria
e la sensazione di fallimento che derivano dalla decisio- vita, ma ciò che il sistema offre loro è “giustizia”. È vero
ne di chiudere una relazione. Tra gli imperativi di gene- che attraverso una sentenza di condanna si afferma pub-
re più pressanti che il patriarcato impone alle donne c’è blicamente che la sofferenza inflitta alla donna è ingiusta
quello di essere il sostegno emotivo del partner e della e inaccettabile e che ciò corrisponde, in qualche modo,
famiglia. Denunciare la violenza significa ribellarsi a a “fare giustizia”. Ovvero, impedendo che l’atto resti im-
questo imperativo e comporta un costo elevato per chi punito, la condanna conforta la vittima e attribuisce la
disobbedisce. responsabilità all’aggressore. Tutto ciò ha un importan-
A che cosa vanno incontro le donne nel momento te effetto simbolico, ma è soltanto una prima tappa, che
in cui decidono di farlo? Il sistema non ascolta le loro può segnare l’inizio di un percorso, non essere la meta
voci, nonostante sia questa la loro richiesta principale, ultima. Una vita libera dalla violenza – sempre che si rie-

116 117
sca a raggiungerla – potrà svilupparsi dal momento della male (la pena). In questo modo, la soluzione che viene
condanna in poi, fuori dalle aule di tribunale. offerta alle donne che si rivolgono al diritto penale per
Continuando a ragionare su questo tema, è importan- essere protette è la punizione dei loro aggressori, e ciò
te anche domandarsi cosa si intende per “giusta pena”. avviene soltanto a condizione che – dopo un processo
Da un lato, si potrebbe pensare che a tale concetto cor- lungo e tendenzialmente ostile (verso le donne) – si rie-
risponda una punizione che riesca a produrre un cam- sca a comprovare che è stato commesso un fatto penal-
biamento nell’aggressore. Ma questo che tempi prevede- mente rilevante. Eppure, molto spesso, le donne non vo-
rebbe? Non si può rinunciare alla proporzionalità della gliono la punizione degli uomini con cui hanno vissuto e
pena, né si può pensare che il carcere – massima espres- comunque non cercano soltanto il castigo tout court.
sione della cultura patriarcale – sia il contesto ideale per Come chiunque abbia subito una violazione della
sradicare il maschilismo interiorizzato. D’altra parte, no- propria dignità e dei propri diritti, queste donne aspira-
nostante il cliché che vuole le vittime in cerca di vendet- no ad essere ascoltate, ad ottenere il riconoscimento di
ta, per le donne coinvolte l’inasprimento della pena non quanto accaduto e dell’ingiustizia che hanno vissuto ma,
corrisponde ad una migliore forma di riparazione. Non soprattutto, vogliono poter ripartire con la loro vita. Ciò
è facile tradurre il dolore e il danno causato in una speci- richiede, tra le altre cose, un certo grado di sicurezza per
fica quantità di giorni di carcere o di servizi socialmente il futuro (la garanzia di non essere nuovamente vittime
utili; la questione è molto più complessa. Spesso, ciò che di violenza), ma anche la riparazione del danno subito.
viene punito non è ciò che ha fatto maggior danno; le de- Partendo dal presupposto che quest’ultima richiesta può
finizioni penali, infatti, non sempre riescono a cogliere il avere molteplici significati62, la domanda da porsi è: in che
significato che gli eventi hanno avuto per la vittima.
62 Talvolta il concetto di “riparazione” si riferisce al processo riabili-
tativo delle donne vittime di violenza, ponendo attenzione a tutti i tipi
di conseguenze della violenza di genere (psicologico, sociale, economi-
È possibile un altro tipo di giustizia? co...); ovvero, un intervento necessario ma che si sviluppa al di fuori del
sistema penale. Si parla anche di obbligo da parte dello Stato di fornire
un risarcimento nel caso in cui non ci sia stata un’adeguata protezione
Le riflessioni precedenti possono essere riassunte in della vittima (per esempio, il caso di Ángela González Carreño davanti
un pensiero: il modello tradizionale (patriarcale) di giu- al Comité CEDAW). Nei prossimi passaggi, rifletterò principalmente
sull’idea di riparazione morale [N.d.T.: Il caso Ángela González Car-
stizia risponde al male commesso (il crimine) con altro reño ha creato un precedente nel diritto internazionale riguardo ai di-

118 119
misura l’apparato punitivo può soddisfare tale esigenza? pensare il danno subito dalla vittima: la responsabilità
È importante tenere a mente che il sistema penale civile.
non risolve i conflitti interpersonali, ma punisce solo chi A questo proposito, la legge stabilisce che “la ripara-
infrange la legge. È quindi chiaro che i protagonisti del zione del danno può consistere in obblighi di dare, di fare
processo sono lo Stato che promuove l’accusa e l’imputa- o di non fare”, ma la verità è che molto spesso assume la
to, mentre la vittima svolge un ruolo del tutto secondario. forma di un risarcimento economico, che è il modo in
Esiste, tuttavia, una misura giudiziaria pensata per com- cui la nostra società conferisce valore al danno subito.
È chiaro che il risarcimento economico non può ripara-
ritti umani. Ángela González Carreño si è separata dal marito nel 1999, re il danno subito, o comunque può farlo limitatamente,
quando sua figlia Andrea aveva 3 anni. Sia lei che la bambina sono state
ripetutamente minacciate dal marito, tanto che Ángela ha sporto ripe- anche se, a livello simbolico, resta sicuramente un rico-
tutamente denuncia e ha chiesto che la bambina non fosse più costretta noscimento importante. Rispetto a ciò, alcune giuriste
a trascorrere del tempo con il padre. Il 24.04.2003, dopo un’udienza
femministe hanno denunciato l’esiguità delle somme
sulla questione, il padre ha ucciso Andrea e subito dopo si è suicidato.
In seguito a questo fatto, nel 2012, Ángela González Carreño ha presen- che vengono riconosciute nelle sentenze per violenza di
tato il suo caso al Comitato per l’eliminazione della discriminazione genere rispetto agli indennizzi relativi ad altri reati (per
contro le donne (CEDAW) dell’ONU, sostenendo che il fatto di non
aver avuto adeguata protezione dalle autorità giudiziarie e di polizia co- esempio, come nel caso dell’oltraggio all’onore di un
stituiva una violazione del suo diritto a non essere discriminata in base noto calciatore)63.
al sesso. Nel 2014, il CEDAW ha concluso che la Spagna aveva violato
i diritti umani sanciti dalla Convenzione sull’eliminazione di tutte le
Quindi, una pena più o meno severa e il risarcimento
forme di discriminazione contro le donne. Tra le altre raccomandazioni economico del danno sono ciò che il sistema giudizia-
dirette alla Spagna, il CEDAW ha invitato a risarcire Ángela Gonzál-
rio può offrire come riparazione per la violenza subita. E
ez Carreño. Ma la signora è stata costretta a portare il caso davanti ai
tribunali spagnoli per far rispettare la raccomandazione del Comitato, per quanto riguarda, invece, la presa di consapevolezza
finendo per arrivare fino alla Corte suprema di Spagna. In appello, la del danno causato? Il processo penale accerta la colpe-
Corte suprema ha accolto le raccomandazioni del Comitato e ha rico-
nosciuto la violazione dei suoi diritti da parte della Spagna, ordinando
volezza per il reato commesso, ma si tratta del ricono-
al governo di pagare 600.000€ di risarcimento per i danni morali subiti.
Nella sentenza, la Corte suprema ha riconosciuto che le clausole dei 63 Cfr. L. Serra, Pensar juntas para definir la justicia feminista, in
trattati internazionali di cui la Spagna è firmataria fanno parte della “Pikara Magazine”, 1, 2020 [N.d.T.: L’autrice fa riferimento al risarci-
sua legislazione e che le raccomandazioni del CEDAW sono vincolanti. mento di 12.000€ proposto per un caso di stupro di gruppo ai danni di
Pertanto, le conclusioni del Comitato devono essere effettivamente ri- una minore mettendolo a confronto con quello di 64.590€ ricevuto dal
spettate e applicate affinché i diritti e le libertà sanciti in questi trattati calciatore Leo Messi dal giornalista Francisco Marhuenda che aveva
diventino “reali e concreti” in Spagna]. insinuato che il campione facesse uso di sostanze dopanti].

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scimento della responsabilità soltanto da parte di terzi, re64. Inoltre, mostra una certa indifferenza nei confronti di
da un ente istituzionale esterno al soggetto coinvolto. In un’aspettativa che spesso sorge tra le vittime di qualsiasi
questo modo, l’incomprensione del significato della pu- reato. Al contrario, il riconoscimento del danno causato
nizione tende ad alimentare la visione autoindulgente del è il punto di partenza della “mediazione penale” [Media-
trasgressore che si sente trattato ingiustamente. Durante ción penal65], una forma di giustizia riparativa espressa-
il processo, infatti, l’imputato svolge un ruolo passivo mente vietata nei casi di violenza di genere. È vero che,
(viene giudicato, punito); non ci si aspetta che riconosca spesso, nei casi di relazioni abusanti la mediazione non
il danno causato né, tantomeno, che ne prenda coscienza. può essere presa in considerazione, data la disuguaglian-
Anzi, il più delle volte, l’autore del reato non è nemme- za tra le parti (per esempio, nei casi di violenza psicolo-
no consapevole della sofferenza e del danno causati alla gica protratta per anni a cui consegue l’annientamento
vittima. Ciò non avviene nemmeno nei casi di procedi- dell’autostima della donna). Tuttavia, il divieto assoluto
menti che si chiudono con un patteggiamento, modalità del tentativo di mediazione, ignorando il fatto che non
giuridica molto spesso utilizzata durante i processi per tutte le manifestazioni di violenza di genere sono ugua-
violenza di genere. li, né tutti gli aggressori lo sono, né tutte le donne sono
Nella maggior parte dei casi, il condannato si adegua colpite allo stesso modo o hanno le stesse risorse, è uno
alla sentenza per non rischiare una pena più severa, ed
è la sola ragione per cui accetta i fatti imputatigli, il che 64 C’è di più: il pentimento morale o il rammarico per il danno com-
non significa, dunque, che riconosca ciò che i suoi atti messo sono circostanze che esulano dall’ambito della giustizia penale,
e tali devono rimanere: la legge non può e non deve penetrare nella
hanno significato per la donna e, ancor meno, che se ne sfera intima del soggetto. Altra cosa è pensare che dovrebbe incorag-
faccia carico o si penta. Accetta solo la punizione inflitta giare il riconoscimento del danno e, soprattutto, premiarlo quando si
verifica.
anche se nel suo intimo la ritiene ingiusta o eccessiva.
65 La “Mediación penal” è la procedura di risoluzione del conflit-
Non vuol dire, quindi, che provi rammarico per ciò che to tra il reo e la vittima, accettata liberamente e volontariamente da
ha fatto o che chieda perdono. E ciò non porta nessuna entrambi, in cui un soggetto terzo interviene per facilitare il raggiungi-
mento di un accordo. In Italia, l’istituto della mediazione penale è stato
soddisfazione morale alla donna.
introdotto dalla riforma Cartabia del 2022 (nel penale minorile è in vi-
Sembra evidente che il processo penale non favori- gore dagli anni ’90), ma è comunque incardinato al processo penale in
sca l’assunzione di responsabilità da parte dell’aggresso- quanto è il giudice (d’ufficio o su istanza di una delle parti) a valutarne
l’esperimento nel caso concreto. In ogni caso non si hanno ancora dati
sulla sua reale applicazione [N.d.T.].

122 123
di quegli automatismi della legge che, trascurando la vo- frontarsi direttamente con il suo aggressore. Ciò che è
lontà delle donne, provoca l’esatto opposto del processo essenziale nella giustizia riparativa è partire dal danno
di emancipazione che si tenta di innescare. causato alla vittima, dai suoi bisogni e dalla sua attiva
Né va ignorato il fatto che, nonostante il divieto asso- partecipazione (così come da quella dell’aggressore) nel
luto, in realtà delle mediazioni vengono effettuate senza processo di elaborazione di un accordo riguardante la
essere riconosciute come tali. È quello che accade, per riparazione. Per raggiungere questo obiettivo, un certo
esempio, quando si punta ad ottenere un accordo nei pro- livello di flessibilità è fondamentale, per cui esistono
cessi penali, in cui le trattative si svolgono soltanto tra gli molteplici strumenti con diversi gradi di partecipazione
avvocati – spesso senza un’adeguata formazione – e gli delle parti: riunioni di gruppi familiari, giurie popolari,
accordi vengono raggiunti senza la partecipazione delle tavole rotonde sul tema della riparazione, etc.66
donne e senza prendere in considerazione il loro parere. Anche per quanto riguarda il concetto stesso di me-
O, ancora, è quel che accade nel diritto di famiglia per diazione, le dinamiche possono essere molto diverse: dal-
raggiungere accordi di divorzio. A questo proposito, va la partecipazione da parte di donne vittime di violenza ad
ricordato che la maggior parte delle donne che esce da incontri con aggressori “sostitutivi” (per esempio, incon-
una relazione violenta non sceglie di ricorrere a procedi- tri di un aggressore con donne sopravvissute con cui non
menti penali, bensì civili, spesso accettando condizioni ha alcun legame o viceversa), all’utilizzo di mezzi telema-
di divorzio molto inique pur di affrancarsi dal maltratta- tici o di dialoghi non simultanei (tramite videoregistrazio-
tore. Finché il dibattito continuerà a concentrarsi sulla ni). Allo stesso modo, sebbene la mediazione penale del
validità o meno dello strumento della mediazione, ver- sistema giuridico spagnolo si svolga generalmente prima
ranno lasciati fuori dall’analisi gli ambiti concreti in cui del processo, per avere un effetto attenuante sulla pena,
quotidianamente si negoziano le reali condizioni di vita gli incontri riparativi potrebbero comunque avere luogo
delle donne. anche dopo la sentenza, per facilitare la sospensione (op-
D’altra parte, va ricordato che la mediazione è solo
66 Per un’esposizione completa su questo argomento con ampia bi-
uno degli strumenti della giustizia riparativa, che si con-
bliografia si veda C. Ruíz López, Justicia restaurativa y violencia de
figura come un concetto molto più ampio. Sarebbe au- género: la voluntad de las víctimas en su reparación, 2016, tesi dispo-
spicabile esplorare altri meccanismi di risoluzione dei nibile nell’archivio dell’Università Carlos III, Madrid ([Link]
[Link]/entities/publication/e36be449-bd6f-444b-bcfd-eb1845722c99/
conflitti in cui la donna non debba necessariamente con- full).

124 125
pure no) della pena o durante il periodo di detenzione o, non volendo che altre donne si trovino nella stessa situa-
ancora, al momento dell’uscita dal carcere, per favorire zione, chiedono comunque delle misure riabilitative per
il reinserimento sociale. Tutte queste forme di giustizia i loro aggressori. La certezza della non reiterazione dei
riparativa potrebbero essere realizzate senza incorrere in reati è un elemento fondamentale del processo di ripa-
alcun divieto legale e sarebbero veramente utili nel mas- razione, ed è questo un aspetto che, purtroppo, continua
simizzare gli effetti positivi che questo tipo di giustizia ad essere fortemente trascurato. Sebbene la legge penale
ha per le donne vittime di violenza: la condivisione dei imponga “corsi” obbligatori per ottenere la sospensione
propri sentimenti, il potersi sentire finalmente ascoltate della pena o pene alternative al carcere, la verità è che
e sostenute, il riconoscimento da parte dell’aggressore non vengono fornite le risorse necessarie perché questi
del danno causato in modo che possa assumersene la interventi siano efficaci, né viene garantita la formazione
responsabilità e desiderare non averlo fatto; la sua richie- femminista a chi se ne occupa. Nonostante queste caren-
sta di perdono e l’impegno a non reiterare i suoi errori. ze, si stanno già ottenendo dei risultati: la recidiva dimi-
Continuando a ragionare sulla possibilità di pro- nuisce e questo può essere già considerato un importante
muovere risposte meno punitive, vale la pena riflettere passo in avanti, anche se bisogna continuare a lavorare
sul trattamento riservato agli aggressori, misura di cui
67
su questa strada68.
si parla raramente ma che in realtà è richiesta da molte Resterebbero ancora molte altre questioni da pren-
donne. Alla base delle critiche, spesso molto superficiali dere in considerazione. Una di queste riguarda il ruo-
e generiche, contro questo tipo di risposta, c’è un giudizio lo che svolgono i gruppi di supporto formati da donne
negativo – l’ennesimo! – nei confronti di chi la richiede sopravvissute: il sostegno reciproco e l’appoggio di chi
in quanto implica l’opzione di mantenere una relazione ha vissuto la stessa esperienza è di grande aiuto per le
con il proprio abusante. In effetti, ci sono donne che non donne che vogliono reagire alla violenza a cui sono sot-
vogliono interrompere del tutto i rapporti con il proprio toposte – riuscire a reagire è il primo passo e al contem-
partner (e questo va accettato, rispettando la loro auto- po il più difficile. Inoltre, riacquistare forza e controllo
nomia e i loro tempi), ma che, al contempo, pur essendo
riuscite a uscire dalla situazione di maltrattamento e pur 68 G. Varona, I. Igartua, A. Galarraga, Evaluación externa del pro-
grama Gakoa de trabajo educativo y terapéutico con hombres conde-
67 L’autrice si riferisce al trattamento dal punto di vista educativo e nados por violencia de género. Un enfoque apreciativo desde perspecti-
terapeutico [N.d.T.]. vas de justicia integradora, Donostia-San Sebastián, 2018.

126 127
dopo un’esperienza traumatica e sostenere altre donne Lo stupro o la vita:
in questo processo può essere molto arricchente per chi
è sopravvissuta. Incoraggiare l’organizzazione di questi
soggettività punitive
gruppi, tramite finanziamenti e percorsi di formazione,
è anche un modo per ottenere riconoscimento sociale e
risarcimento simbolico contro la violenza di genere.
Insomma, è importante tenere a mente che ci sareb-
bero molte altre risposte non (o non tanto) violente e pu- Laura Macaya Andrés
nitive su cui continuare a riflettere per progredire verso
una società più umana e rispettosa dei diritti di tutte le
persone.

Il modo in cui comunemente vengono concepiti la


violenza sessuale, i motivi che la determinano e l’espe-
rienza delle vittime è fortemente condizionato dai valori
di genere che sono stati assunti come norme e riguardan-
ti la sessualità maschile e femminile. Gran parte della
sinistra e dei movimenti femministi si mostrano critici
verso il determinismo di genere e sostengono che la dif-
ferenziazione tra maschio e femmina, e la relazione che
si stabilisce tra i due sessi, è un costrutto storico-sociale
che risponde a specifici criteri che hanno funzione so-
ciale ed economica. Ciononostante, la questione della
violenza sessuale spesso produce interpretazioni di carat-
tere essenzialista. Il tema della violenza sessuale, infatti,
riporta in superficie le visioni più tradizionaliste della

128 129
sessualità intesa come femminile/maschile e fa emergere mai nel Codice penale spagnolo ai crimini sessuali sono
una certa irrazionalità nel sentire comune che finisce per associate le pene più severe? Quali interessi sono in gio-
tracimare nelle proposte e nei discorsi politici. Contesta- co in questo discorso? In che misura le politiche esistenti
re questo tipo di discorsi è quasi l’equivalente di commet- sfidano o, al contrario, riproducono i valori e i modelli
tere un ulteriore crimine contro le vittime. socio-economici nonché le soggettività patriarcali e ca-
Tuttavia, credo che accettarli passivamente non ci pitaliste? Il binomio vittima/colpevole è utile per il fem-
aiuti. Mi sembra assolutamente necessario evidenziare minismo? Come si inserisce nell’organizzazione binaria
il carattere contingente dei discorsi più diffusi e comu- del genere? È possibile sfuggire alle logiche della mera
ni sulla violenza sessuale, che ci mette in condizione di punizione quando parliamo di risposte politiche alla vio-
esercitare la necessaria critica del determinismo che po- lenza sessuale? L’ambito penale è utile per risolvere o
stula, per esempio, l’irrecuperabilità delle vittime o l’idea affrontare questo tipo di violenza?
del predatore sessuale associata a chi commette violenza. Rispondere adeguatamente a ciascuna di queste do-
Evidenziare la trappola nascosta nei discorsi esistenti 69
mande va al di là dello scopo di questo articolo e dello
comporta la messa in discussione dei significati attribuiti spazio a disposizione, per questo vorrei concentrarmi su
ai corpi e alla sessualità. Significati ben più utili ai modi due questioni in particolare. In primo luogo, affronterò
di produzione e organizzazione patriarcale e capitalista la questione di come l’idea di vittima di violenza sessuale
che alle politiche di liberazione. Evidenziare la trappola si costruisca attraverso una serie di definizioni che non
nascosta nei discorsi esistenti è importante per elabo- solo la rendono vulnerabile, ma riproducono anche i va-
rare politiche più efficaci, che passano per la possibili- lori classici della femminilità che sono all’origine della
tà di porsi delle domande: perché il danno inflitto alle violenza stessa. Dall’altro lato, e in relazione a ciò, in-
donne attraverso la violenza sessuale è considerato più tendo mostrare come il disciplinamento sessuale delle
grave e più difficile da sanare rispetto a quello inflitto donne mantenga un rapporto fecondo e necessario con
attraverso altri tipi di violenze? È davvero così? Perché la cultura punitiva e le sue strutture di potere. In questo
gli uomini non vengono violentati dalle donne? Perché modo, vedremo come la regolamentazione della sessuali-
le donne non vengono violentate da altre donne? Come tà femminile sia centrale per lo sviluppo di determinate
razionalità politiche neoliberali e regimi sociali ed eco-
69 W. Brown, La politica fuori dalla Storia, Laterza, Roma-Bari
2012, p. 47.

130 131
nomici70 per i quali le strutture di potere punitivo sono della perdita degli strumenti, a causa della situazione
un elemento chiave. economica precaria in cui si trovava all’epoca. In effetti,
il racconto di Debbie Harry è in sé atipico e, soprattutto,
poco in linea con il sistema valoriale associato tradizio-
Il disciplinamento sessuale delle vittime nalmente alle donne e alla loro sessualità. Il femminile,
inteso come costruzione storico-sociale, presuppone del-
le caratteristiche attribuite alla sessualità delle donne,
A conti fatti, il furto delle chitarre mi fece molto che rimandano all’alienazione o al crollo psicoemotivo
più male dello stupro: rimanemmo senza attrezzatura.
prodotti come risposta alla violenza sessuale piuttosto
che a quelle riportate dalla cantante.
Debbie Harry
Per comprendere l’atipicità di storie come quella di
Nella sua autobiografia, Face it, Debbie Harry, can- Debbie Harry e come questa atipicità possa generare rea-
tante dei Blondie, racconta l’aggressione subita insieme zioni che vanno dal rifiuto allo stupore, è necessario par-
all’allora compagno e membro della band, Chris Stein. tire da una prospettiva ben precisa. Lungi dall’intendere
Un giorno, dopo un concerto, la coppia stava rientran- la sessualità come qualcosa di naturale, intimo e privato,
do nel proprio appartamento quando un uomo armato di e basandoci sulle riflessioni di Michel Foucault, mi sem-
coltello li minacciò e pretese di entrare in casa con loro. bra imprescindibile partire dall’idea di sessualità come
L’aggressore non solo rubò loro gli strumenti, ma legò esperienza costruita in funzione degli obiettivi politici
e violentò Debbie. Il racconto della cantante di quanto della classe sociale dominante71. Il potere disciplinare, ca-
accaduto fu etichettato dalla stampa come atipico, in ratteristico della fase di ascesa della borghesia, prevede
quanto Debbie, sebbene non avesse sminuito l’aggressio- un addestramento dei corpi che ne garantisca la produtti-
ne, riconoscendo anzi anche di aver provato molta paura, vità e l’incasellamento all’interno di dispositivi di potere
affermò che per lei il danno maggiore era stato quello per mezzo di tecniche disciplinari contenute in norme
giuridiche, scolastiche, lavorative o terapeutiche. Inoltre,
70 Cfr. il dibattito tra J. Butler e N. Fraser, ripreso in particolare nel questi discorsi applicati alla sfera sessuale producono
testo Il danno e la beffa. Un dibattito su ridistribuzione, riconosci-
mento, partecipazione, tr. it. Pensa Multimedia, Lecce 2012 e, in lingua 71 Cfr. T. Lauretis, Technologies of Gender. Essays on Theory, Film
originale, sulla “New Left Review”. and Fiction, Indiana University Press, Bloomington-Indianapolis 1987.

132 133
forme specifiche di soggettività femminili, cioè modi di tà. Ma, come si chiede Carole Vance, “la sessualità fem-
essere percepite e percepirsi principalmente come esseri minile e quella maschile sono essenzialmente diverse? O
sessuali. Tuttavia, non sono unicamente le norme prodot- sono il prodotto di specifiche condizioni storiche e cul-
te dalle istituzioni disciplinari a promuovere tali discorsi, turali?”72. Come si è potuto evincere nel corso di questo
i valori tradizionali riguardanti la sessualità sono anche articolo, ritengo sia più valida la seconda opzione. Ciò
il punto di partenza per l’elaborazione di alcune politiche non significa che, al di là di degne e numerose eccezio-
femministe e di sinistra che hanno conquistato una certa ni, questi comportamenti sessuali che si differenziano in
egemonia, proprio perché utili agli interessi dominanti base al genere non siano diffusi e, soprattutto, normativi.
legati al ruolo sessuale delle donne. Partendo da questa In questo senso, come sottolinea Cristina Ga-
prospettiva, vorrei indicare alcuni dei suddetti valori che raizábal73, l’idea della sessualità femminile è stata social-
costituiscono, talvolta sotterraneamente, la base di mi- mente costruita come meno esplicita, più vaga e sempre
sure politiche apparentemente femministe nei principali incentrata su una finalità affettiva. Dall’altra parte, inve-
discorsi sul tema della violenza sessuale. ce, la sessualità maschile viene rappresentata come vora-
ce, compulsiva, incontenibile e persino, a volte, violenta.
La sessualità sacra delle donne La definizione della sessualità femminile in questi
termini è stata essenziale per garantire la riproduzione
Sembra indiscutibile che, nell’ambito dell’eteroses- del modello eterosessuale e, in collegamento ad esso,
sualità, uomini e donne manifestino il desiderio sessuale della famiglia monogamica, entrambi elementi estrema-
con modalità differenti. Abbiamo sentito innumerevoli mente utili al sistema di produzione capitalista. La pro-
volte storie di donne stanche dell’insistenza dei loro par- duttività capitalista doveva essere garantita confinando
tner nella richiesta di rapporti sessuali e, dall’altro lato, la sessualità alla sfera della camera da letto e allo spazio
storie di uomini che si lamentano perché le loro esigenze intimo della famiglia. La sessualità, soprattutto quella
sessuali non vengono soddisfatte. L’eccessiva richiesta
da parte degli uomini, che a volte può assumere la forma 72 C.S. Vance, Placer y peligro. Explorando la sexualidad femenina,
di un’insistenza poco rispettosa, e la strumentalizzazione Talasa, Madrid 1989, p. 10.

della privazione sessuale da parte delle donne costitui- 73 C. Garaizábal, Ese oscuro objeto de deseo, CTXT, [Link]
es/20200302/Politica/31266/sexo-deseo-feminismo-codigo-penal-cristi-
scono una delle narrazioni più tipiche dell’eterosessuali- [Link].

134 135
maschile, in quanto desiderio incontenibile, poteva es- L’attuale tendenza del femminismo più in voga a
sere un elemento di destabilizzazione e ostacolare la di- estendere i limiti di ciò che è considerato violenza con-
sciplina del lavoratore richiesta dal lavoro salariato. In tro le donne fino a punti insospettabili ripete meccani-
questo contesto, “le donne diventano custodi morali del camente questa richiesta di estrema “rispettabilità” dei
comportamento maschile che si suppone venga da loro corpi femminili, complementare a sua volta alla presun-
istigato e scatenato” . La repressione della sessualità
74
ta voracità sessuale maschile. La possibile introduzione
femminile ha fatto in modo che esse fossero poste come del “catcalling” come reato nel Codice penale spagno-
garanti della conservazione della famiglia, dei valori tra- lo, tramite la Legge organica di garanzia della libertà
dizionali, della riproduzione umana e quindi del funzio- sessuale (Ley Orgánica de Garantía Integral de la Li-
namento dell’economia politica. bertad Sexual76), o l’inserimento sotto la definizione di
Il mancato rispetto di questo mandato femminile violenza sessuale di sguardi molesti77, commenti sessuali
significava (e significa tuttora) essere esposte a varie inadeguati78, battute sessiste, avance indesiderate o ap-
punizioni, tra le quali la violenza sessuale è uno degli procci insistenti, quali che siano le circostanze in cui si
strumenti normativi privilegiati per ottenere la subordi- verificano, non solo fornisce la motivazione utile a giusti-
nazione delle donne e la sottomissione a tali imposizioni. ficare gli eccessi punitivi, ma rafforza anche l’idea che la
Se l’appetito sessuale maschile è insaziabile e inconteni- sessualità femminile sia sacra, innocente, tenera e quindi
bile, e se a istigarlo sono le donne, queste ultime devono può essere più facilmente turbata.
necessariamente limitare la libera espressione del loro
desiderio e trasformare il proprio corpo in un tempio im- 76 La Ley Orgánica de garantía integral de la libertad sexual è en-
penetrabile. Quelle che non lo fanno devono affrontarne trata in vigore nel 2022 e regola diversi aspetti connessi alla violenza
sessuale. È conosciuta come “legge del solo sì è sì” perché, tra le altre
le conseguenze. L’appello alla “rispettabilità” del corpo previsioni, stabilisce che vi sia consenso solo quando vi è una manife-
delle donne “serve ad assolvere la violenza maschile con- stazione libera e positiva tramite atti che esprimono in maniera chiara
e inequivocabile la volontà della persona.
tro le cosiddette donne non caste e a incolpare queste
77 Macroenquesta de violencia contra la mujer 2019. Delegazione
ultime di ogni abuso che viene inflitto loro”75. del Governo contro la Violenza di Genere – Governo di Spagna: ht-
tps://[Link]/macroencuesta2015/macroencue-
74 C.S. Vance, Placer y peligro, cit., p. 14. sta2019/.
75 G. Pheterson, El prisma de la prostitución, Talasa, Madrid 2000, 78 Informe Noctámbul@s 2017-2018, [Link]
p. 103. wp-content/uploads/5InformeNoctambulas_2017-[Link].

136 137
Anche l’idea di consenso formulata da parte di un estrema vulnerabilità. Associare queste caratteristiche
certo tipo di femminismo per cui “solo il sì è sì”, progres- all’idea di femminilità ha avuto un duplice effetto: da un
sivamente incorporata in politiche pubbliche e legislati- lato, una tendenza generalizzata all’iperprotezione delle
ve, risponde, tra le altre cose, a quest’idea della sessua- donne e, dall’altro, collegata alla prima, la loro patolo-
lità femminile. Se lo scopo del sesso per le donne non è gizzazione. La psico-patologizzazione, come è evidente,
la soddisfazione del proprio piacere fisico, ma piuttosto non riguarda solo le donne, però in esse si tende a vedere
l’amore, l’affetto o la ricerca di un partner, è ovvio che, al- come naturale una certa presunta predisposizione alla
lora, il sesso e il proprio piacere è, per loro, secondario e, debolezza psichica e alla fragilità emotiva, ponendole
quindi, subordinato ad altri interessi “più elevati”. Non così come genere in opposizione all’ideale di ciò che è
sorprende quindi che, di fronte a una proposta sessuale, sano, normale e ragionevole.
si debba dare per scontato che ci sia un “no” di partenza Nella già citata Macro-indagine sulla violenza con-
e attendere che venga esplicitato il sì per presumere che tro le donne (Macroencuesta de Violencia Contra la
vi sia consenso, assunto che vale solo per le donne, in Mujer, 2019), si sottolinea che subire uno stupro aumen-
quanto si presume che gli uomini siano sempre e total- ta di sei volte il rischio di avere pensieri suicidi, dato che
mente disponibili dal punto di vista sessuale. rimanda all’impatto disastroso che la violenza sessuale
ha sulle vittime, rafforzando l’idea della natura instabile
L’emotività instabile e delicata delle donne e delicata dell’emotività femminile. Tuttavia, gli uomini
rappresentano più del 75% dei casi di suicidio in Spa-
Laura e Sophia sono le protagoniste di un esilaran- gna, casi che, come sottolinea Maria Jesús Izquierdo79,
te racconto di Jane Austen in cui entrambe le fanciulle rispondono anche a cause di genere legate agli impera-
perdono i sensi molteplici volte per i più disparati moti- tivi propri della mascolinità egemonica. Evidenziare il
vi. Quella che sembra essere stata una moda dell’epoca, dato dei pensieri autolesionistici delle donne e metterli
che l’autrice racconta sotto forma di satira, rappresenta in relazione con un episodio specifico della loro vita – la
alcune delle caratteristiche della femminilità che, senza violenza sessuale avvenuta al di fuori della dimensione di
arrivare agli estremi del racconto, sono ancora presenti
in alcuni discorsi legati alla violenza sessuale: l’instabi- 79 M.J. Izquierdo, Lo que cuesta ser hombre: costes y beneficios de
la masculinidad, [Link]
lità emotiva delle donne, la loro irrazionalità e la loro [Link].

138 139
coppia – rafforza il mito dell’irrecuperabilità dallo stupro condi, e il fatto che qualcuno non goda più, non desideri
e schiaccia le vittime in una dimensione che non le aiuta più l’altra persona e addirittura si senta a disagio o mostri
ad emanciparsi. poco entusiasmo non significa necessariamente che con-
Uno dei punti chiave della citata proposta di Legge tinuare il rapporto costituisca sempre un oltraggio o un
organica di garanzia della libertà sessuale consiste danno, e tanto meno un’aggressione. Avere una relazione
nell’eliminazione della distinzione tra abuso e aggres- con un amante rozzo, narcisista e poco desiderabile può
sione sessuale nel Codice penale. In questa direzione, la essere spiacevole e molte donne possono sentirsi umilia-
bozza di articolo stabilisce che qualsiasi atto che attenti te e ferite da questo tipo di esperienza. Tuttavia, credo
alla libertà sessuale di un’altra persona senza il suo con- che sia assolutamente controproducente limitare la pos-
senso sarà considerato aggressione sessuale, intendendo sibilità di sperimentare dal punto di vista sessuale – con-
che il consenso non esiste quando la vittima non esprime cordando come per contratto ogni aspetto – e istituire un
esplicitamente di voler prende parte all’atto attraverso quadro penale-statale ad hoc per proteggere le donne da
manifestazioni perentorie ed inequivocabili. Questa for- qualsiasi atto sessuale a cui non abbiano esplicitamente
ma di articolare la nozione di consenso è la versione le- acconsentito. Le donne sono così rappresentate come
gale del già citato slogan femminista “solo sì, è sì”, con il esseri fragili e sessualmente immaturi, che si rimettono
quale si elimina la necessità di articolare una risposta ne- senza possibile alternativa ai significati sacri attribuiti
gativa, perché solo quando si afferma una chiara volontà al loro corpo, e contemporaneamente si afferma che il
si acconsente a un atto. Inoltre, la suddetta proposta di diritto penale statale è il garante della loro protezione
legge coincide con la visione patriarcale di una femmini- sessuale.
lità basata sul presupposto che la fragile identità femmi-
nile non sia in grado di articolare un rifiuto o di stabilire Le donne come vittime innocenti?
un limite sessuale.
L’ idea che le donne debbano dire di sì per essere ri- La richiesta di bontà e perfezione rivolta alle donne
conosciute come consenzienti è profondamente proble- risponde, a mio avviso, a due questioni principali. Da un
matica rispetto al modo in cui si intende la sessualità. La lato, la bontà, la perfezione, l’abnegazione e la dedizione
decisione di avere un rapporto sessuale non è sempre li- sono attributi classici della visione patriarcale del fem-
neare e assoluta. Il desiderio può modificarsi in pochi se- minile. La potenziale capacità di generare figli di alcune

140 141
donne viene associata ad una presunta tendenza innata e meschine come il resto dei gruppi sociali, il che, a mio
a svolgere lavori di assistenza e di cura della vita. Questi avviso, costituisce un elemento fondamentale della disu-
compiti, che richiedono loro tutte le virtù che abbiamo guaglianza. Le donne possono comportarsi in modo danno-
già menzionato, le relegano a contesti relazionali e pro- so per gli altri non solo in conseguenza delle violenze o delle
fessionali specifici, normalmente sottovalutati e mal pa- offese subite, ma anche in base al fatto che possono mettere
gati, ma elogiati dal punto di vista morale. In questo senso, in atto pratiche di potere deleterie, fondate sull’appartenen-
la bontà e la dedizione sono direttamente collegate all’infe- za a un altro gruppo che si costituisce come oppressore81, in
riorità rispetto al riconoscimento sociale ed economico. quanto la loro identità ha una composizione complessa.
D’altra parte, non è una tendenza che troviamo solo
nel femminismo quella di insistere sulla rispettabilità e
la “ragionevolezza” delle persone che fanno parte del Soggettività punitive
movimento, con l’intenzione di ottenere il riconoscimen-
to e la legittimazione delle loro richieste, così come la
loro integrazione nell’agenda istituzionale. Come sottoli- Il pubblico ministero era molto più ripugnante dello
stupratore (…).
nea Dolores Juliano, “ciò segue la logica di qualsiasi set-
Chi mi spaventava di meno era il ragazzo.
tore socialmente debole di prendere le distanze dai suoi
membri più stigmatizzati”80. Carmen Maura
Conseguente all’attribuzione della bontà e alla ri-
chiesta di perfezione morale alle donne è la tendenza del Abbiamo cercato di mostrare come alcuni imperativi
femminismo più egemone di negare l’ipotesi che possa- del modello patriarcale della femminilità siano presenti
no esserci false denunce di violenza di genere, lasciando anche in molte delle strategie politiche del femminismo
all’estrema destra la spiegazione di questo fenomeno e il contemporaneo. La riproduzione di questi imperativi non
suo uso manipolatorio e strategico. Negando alle donne è sempre un effetto desiderato, ma è il risultato perverso
la possibilità di agire in modo riprovevole, strumentale di alcune configurazioni politiche. La politicizzazione
o malvagio, si nega loro la possibilità di essere mediocri dell’identità come asse attorno al quale articolare delle

80 D. Juliano, Tomar la palabra. Mujeres, discursos y silencios, Bel-


laterra, Barcellona 2017, p. 78. 81 Per appartenenza di classe, etnia, sociale, etc. [N.d.T.].

142 143
rivendicazioni è una di queste configurazioni, dato che il potere punitivo non è rintracciabile solo nelle istitu-
la forma contemporanea secondo cui si articola la poli- zioni statali come il sistema penale e le sue prigioni, ma
tica identitaria comporta l’omogeneizzazione dei gruppi è presente anche in una miriade di relazioni e pratiche
oppressi attorno a ferite storiche condivise. Le identità sociali e politiche, senza la cui complicità le istituzioni
politiche, legittimate da queste ferite storiche, si configu- non avrebbero la legittimità necessaria per continuare
rano così come portatrici della verità e della purezza in a operare nei termini attuali. Quindi, in che modo alcu-
opposizione al potere e all’oppressione. Ma negando il ne strategie politiche femministe riproducono il potere
potere, la potenza e la forza affermativa o trasformativa, punitivo?
la rivendicazione diventa un lamento moraleggiante che
interpreta le ingiustizie sociali come se fossero “proble- La femminilità fragile e la sua utilità per il potere
mi relativi a commenti, atteggiamenti e discorsi piuttosto punitivo
che a formazioni di potere storiche, politico-economiche
e culturali”82. L’individualizzazione del problema della violenza
Il modo in cui ruoli sociali “uomo” e “donna” sono ridotto al binomio vittima/colpevole, che esclude la re-
intesi in alcuni degli esempi sopra riportati risponde a sponsabilità delle istituzioni e della comunità, è un mec-
questo modo di pensare la politica e costituisce la base canismo necessario per giustificare gli interventi punitivi.
per giustificare alcuni approcci sul tema della violenza La vittima di violenza sessuale viene rappresentata come
sessuale che, a mio avviso, rafforzano il potere punitivo. sessualmente inappetente, innocente, docile e fragile,
Come sottolinea Michel Foucault, “non bisogna confon- caratteristiche necessarie proprio per validare il suo ri-
dere una situazione di potere, un tipo di esercizio del po- conoscimento come vittima. Quando Carmen Maura ha
tere, una certa distribuzione o economia del potere in un raccontato, in merito alla sua esperienza di stupro, che il
momento dato, con delle semplici istituzioni di potere, confronto con il pubblico ministero è stata la cosa peg-
come potrebbero esserlo, per esempio, l’esercito, la po- giore che ha dovuto affrontare nell’intero processo, si
lizia, l’amministrazione, etc.” . È per questo motivo che
83
riferiva al fatto che sia il procuratore sia i poliziotti che
l’avevano assistita dubitavano della sua storia e l’accu-
82 W. Brown, La politica fuori dalla storia, cit., p. 37.
83 M. Foucault, Precisazioni sul potere. Risposta ad alcuni critici,
in “aut-aut”, 167-168, 1978, e poi in Id., Poteri e strategie, Mimesis, Mi- lano-Udine 2014, p. 38.

144 145
savano di averla usata per accrescere la sua fama. Era il Anche l’insistenza sulla purezza sessuale delle vitti-
1975 e lei era una donna che viveva da sola nel centro di me di violenza e sulla totale mancanza di una loro com-
Madrid svolgendo “l’attività indecente” di attrice. Que- plicità con l’aggressore nel corteggiamento gioca a favore
sto tipo di esperienza è comune a molte donne che, dopo di questa visione. Il fatto che certi femminismi avallino
aver denunciato una violenza sessuale, vengono criticate queste visioni non aiuta, perché contribuisce a stabilire
per non aver rispettato gli imperativi connessi alla fem- gerarchie tra le vittime e, quindi, alla ben nota distinzio-
minilità richiesti all’epoca. Il potere punitivo ha bisogno ne tra donne buone, sessualmente passive, e donne catti-
di vittime che necessitano di protezione per sostenere la ve, sessualmente attive e desideranti. Allo stesso tempo,
propria legittimità e, allo stesso tempo, adempie a un’al- si stabilisce ancora una volta l’inferiorità sessuale delle
tra delle sue funzioni classiche, la criminalizzazione del- donne, negando loro la capacità di assumersi la respon-
le donne che non si adeguano alla sua richiesta di unifor- sabilità delle proprie azioni, il che non deve essere inteso,
marsi agli imperativi della femminilità. ovviamente, come un mancato riconoscimento dei loro
La proposta di modifica del Codice penale contenuta diritti di fronte all’aggressione subita.
nella Legge organica di garanzia della libertà sessuale D’altra parte, il rapporto delle donne con una ses-
(che condanna il profitto economico da parte di terzi dal sualità romantica e delicata, oltre che facilmente condi-
lavoro sessuale anche con il consenso della stessa lavo- zionabile, contribuisce a limitare sempre più la libertà
ratrice) sta influenzando ulteriormente questa visione: di espressione attraverso un’altra strategia punitiva: la
ovvero una visione che vittimizza le donne, negando loro censura. La pornografia, la musica o le mostre d’arte
persino la capacità di stabilire patti commerciali riguar- che ritraggono uomini che incitano o esprimono il loro
do al proprio corpo, e che, allo stesso tempo, getta il so- desiderio di sesso estremo, sono espressioni artistiche
spetto su quelle lavoratrici del sesso che si oppongono al considerate offensive o che promuovono la violenza,
provvedimento. In effetti, non è raro che certe posizioni dando così per scontato che questo tipo di immaginario
femministe a favore dell’abolizione della prostituzione non possa corrispondere anche ai desideri delle donne
passino dal ritenere le lavoratrici del sesso vittime pas- e, quindi, criminalizzando le donne che sono attratte da
sive a biasimarle o, addirittura, a insultarle e denigrarle questo tipo di pratiche sessuali. Il punto è che se anche
quando la loro storia non coincide con il paradigma vitti- così fosse, “cioè, anche se alcune donne non amano o
mario in cui si pretende di incasellarle. non sono eccitate da questo tipo di espressione della

146 147
sessualità maschile”, ciò non significa che questa debba tamenti lievemente intrusivi dal punto di vista sessuale e
cessare di esistere o che sia dannosa per esse. persino comportamenti che possono non avere un’inten-
La mascolinità sessualmente violenta e la sua utilità per il zione offensiva. Mi riferisco, per esempio, a situazioni in
potere punitivo cui si insiste nel corteggiamento, si guarda qualcuno con
desiderio sessuale esplicito o si fanno commenti sessuali
Una siffatta costruzione della sessualità maschile indesiderati dalla persona che li riceve. Le conseguenze
ci fa diffidare di tutti gli uomini. Se gli uomini non rie- di questa esasperazione del concetto di violenza è che
scono a contenere la loro sessualità e, quando questa si i confini tra quello che può essere un comportamento
esprime, è dannosa e aggressiva nei confronti delle don- sessista o discriminatorio, un modo di fare maschili-
ne, non sorprende che le soluzioni proposte coincidano sta o semplicemente un corteggiamento indesiderato o
sempre con misure punitive. È chiaro che ci sono uomi- scorretto, finiscono per essere eccessivamente sfumati.
ni che esercitano violenza sessuale sulle donne, tuttavia, Questo semplifica in modo inaccettabile la complessità
ciò non è dovuto a un vorace impulso sessuale, né la so- del funzionamento del patriarcato e delle strategie che
luzione può essere la reclusione in carcere o la punizione devono essere elaborate per combatterlo, e allo stesso
in altre forme. La punizione basa la sua legittimità sulla tempo contribuisce alla costituzione di identità femmini-
modifica dei comportamenti su cui interviene, ma la real- li iper-sensibili e vittimizzate. Ciò che viene considerato
tà empirica ha ripetutamente dimostrato la sua ineffica- come violenza non solo definisce ciò che è ammissibile o
cia a tal fine. Inoltre, l’esistenza della violenza sessuale desiderabile in ogni epoca, ma finisce anche per definire
contro le donne risponde a fattori sociali, economici e le sue potenziali vittime. È per questo che dobbiamo es-
culturali che rinunciamo a modificare se continuiamo a sere molto attente nell’inquadrare e limitare tali concetti.
concentrarci solo sulla punizione del singolo autore. Il risultato di questa estensione del concetto di violen-
za sessuale è che molte ragazze si considerano vittime
L’ ampio uso della violenza sessuale e la sua utilità per quando vengono guardate con desiderio, quando ricevo-
il potere punitivo no “complimenti” o quando si imbattono in un uomo che
si masturba in pubblico. Questo non vuol dire che queste
Abbiamo già accennato al fatto che attualmente il situazioni siano desiderabili o piacevoli, ma da lì a defi-
concetto di violenza sessuale comprende anche compor- nirle violenza – il che significa che chi le subisce è una

148 149
vittima – c’è una distanza significativa. Tutto ciò rafforza partengono a settori socialmente ed economicamente
la percezione di sé come vittima e amplifica a dismisura più vulnerabili. Non a caso, i primi esempi storici di una
i contesti e le esperienze di dolore, malessere e disagio delle tecniche punitive fondamentali collegate al potere
per le donne, soprattutto per le ragazze, che crescono coercitivo, la reclusione, si svilupparono nell’ottica del-
con la sensazione di essere continuamente sottoposte ad la correzione della devianza femminile. Già alla fine del
aggressioni sessuali. Questo inevitabilmente aumenta la XVII secolo, prima dell’estensione del carcere come mi-
paura e limita la libertà di movimento delle donne, ma sura prioritaria nei sistemi penali europei, venivano rin-
favorisce anche il potere punitivo e il suo aspetto, sem- chiuse donne povere, che si presumeva avessero anche
pre più consolidato, di controllo preventivo. Il controllo una sessualità promiscua ed esplicita, che era ritenuta
preventivo si legittima principalmente diffondendo una pericolosa e provocante per gli uomini.
sensazione di pericolo nella popolazione, in modo che Le soggettività femminili costruite come sessualmen-
i gruppi che potenzialmente potrebbero provocare dei te fragili sono utili al potere punitivo, contribuiscono a
danni possano essere controllati precauzionalmente, pri- costruire la narrazione dell’esperienza delle vittime in
ma che si sia prodotto alcun tipo di problema specifico. modo eccessivamente traumatico. Come femministe,
Spesso sono alcuni gruppi sociali stigmatizzati a essere abbiamo la responsabilità politica ed etica di offrire alle
l’obiettivo di questa azione preventiva. Ciò accade nel vittime altre narrazioni che non le vedano condannate a
quadro coercitivo statale poiché, come sottolinea David uno stato di permanente disperazione e malessere. Ab-
Garland, “le sanzioni penali hanno a che fare con una biamo la responsabilità di intervenire affinché non ci
popolazione che proviene in larga misura dalle classi la- siano vittime, tenendo però in considerazione anche l’i-
voratrici” e più stigmatizzate . Ma ciò accade anche in
84
nevitabilità del conflitto e della difficoltà presenti in ogni
contesti informali, dove spesso sono coloro che hanno relazione umana.
meno prestigio o risorse sociali a finire per essere trattati Non sorprende che le correnti femministe che pro-
come aggressori effettivi o potenziali. muovono discorsi che normano e disciplinano la sessuali-
Il potere punitivo è stato e continua a essere un cat- tà femminile abbiano ottenuto un certo successo. Ma que-
tivo alleato per le donne, soprattutto per quelle che ap- sto non deve farci desistere dall’impresa di costruire un
femminismo liberatorio che ci permetta di avventurarci in
84 D. Garland, Castigar y asistir, Siglo XXI, Buenos Aires 2018, p.
77. tutto ciò che di eccitante può darsi nella sfera della ses-

150 151
sualità, sviluppando al contempo strategie politiche per Il sesso in discussione.
incidere sulle strutture che ci vogliono deboli e vulnerabili.
Prospettive femministe
sulla sessualità

Cristina Garaizábal

Scrivo questo articolo a partire dal disagio che sen-


to davanti all’acceso dibattito che sta avendo luogo oggi
nel movimento femminista sul tema della sessualità la
perplessità che avverto di fronte alla asprezza delle at-
tuali polemiche all’interno del movimento femminista
sul tema sessualità. Questo disagio è strettamente con-
nesso al riproporsi di vecchie discussioni che hanno ca-
ratterizzato gli inizi del nostro movimento femminista e
che oggi ritornano con più forza e virulenza. In questo
articolo intendo analizzare quali narrazioni riguardanti
la sessualità sono alla base di queste polemiche, quale
sia il loro rapporto con il femminismo di stampo cultu-
rale85 sviluppatosi negli USA e come queste narrazioni,

85 Si fa qui riferimento al cultural feminism statunitense che si con-


trappone al femminismo radicale e di stampo materialista; questa lettu-

153
in conflitto tra loro, si siano incarnate negli slogan e in dell’azione femminista di allora. E questo ha cambiato
molte delle posizioni sulla pornografia, sulla prostituzio- in meglio la vita di molte donne. Tuttavia, la visione di
ne, sulla violenza sessuale e sulla soggettività femminista. questa sfera era piuttosto semplicistica in quanto con-
templava solo alcuni elementi coinvolti nell’espressione
della sessualità (principalmente la conoscenza del cor-
I primi anni 86
po e i comportamenti) ma ne tralasciava altri importanti
come il desiderio e le fantasie. In altre parole, venivano
L’attenzione per la sfera della sessualità è stata una ignorati tutti quegli elementi che avevano a che fare con
costante del movimento femminista nel nostro Paese fin la sfera simbolica.
dalle sue origini. La critica dell’egemonia maschile nelle Questa azione molto positiva non è stata dunque pri-
relazioni eterosessuali, la difesa del diritto delle donne al va di difetti. Avevamo una concezione eccessivamente
piacere sessuale, la denuncia della natura sociale dell’im- monolitica della donna, e intendevamo l’identità di ge-
posizione dell’eterosessualità e la difesa del desiderio le- nere come qualcosa che ci appiattiva tutte sullo stesso
sbico come possibile per tutte le donne, furono al centro modello, ritenevamo che il fatto di essere donne fosse
l’elemento determinante sempre e per tutte nel nostro
ra femminista conferisce valore alla specificità del “femminile”, speci-
modo di stare nel mondo.
ficità che scaturisce da processi storico-culturali, ma anche, in alcune
delle sue varianti, da una differenza innata e essenziale tra donne e La teoria femminista sul genere è stata molto in-
uomini. La rivalutazione/valorizzazione del femminile passa per una fluenzata dal saggio di Gayle Rubin del 1975, Traffic in
centralità e ripensamento del materno, da un’idea del femminile come
principio pacifico (in contrapposizione a un maschile violento e incline Women, in cui si analizza il rapporto tra sesso e genere.
a guerra e conflitto) e si accompagna, fattivamente, a una prospettiva di Queste riflessioni, a mio avviso, erano profondamente
carattere separatista e all’abolizione della pornografia. Tra le principali
intrise della dicotomia natura/cultura e implicavano un
esponenti di questa corrente possiamo trovare: Adrienne Rich, Andrea
Dworkin, Florence Rush, Janice Raymond, Kathleen Barry, Mary Daly, forte senso di identità collettiva, su cui si basava l’azione
Robin Morgan, Susan Brownmiller e Susan Griffin. A beneficio di chi del movimento.
legge, consapevoli dei limiti di un accostamento tra correnti necessaria-
mente distinte, possiamo ravvisare similitudini con quello che in Italia Questa concezione monolitica del genere è stata mes-
è chiamato “femminismo della differenza” [N.d.T.]. sa in discussione quando sono diventate chiare ed evi-
86 Si fa riferimento agli anni immediatamente successivi alla fine denti le differenze tra le donne che partecipavano al mo-
della dittatura di Franco e alla conseguente emersione del movimento
femminista [N.d.T.]. vimento stesso. Nel 1993, in occasione di una conferenza

154 155
tenutasi a Madrid e organizzata dalla Federación Estatal Le femministe culturali
de Organizaciones Feministas, questa diversità emerse
quando alcune donne trans presentarono la relazione Il femminismo culturale americano si è sviluppato
Me llaman Pepe, me siento Maria [“Mi chiamano Pepe, negli Stati Uniti durante l’era Reagan (1981-1989) e ha in-
mi sento Maria”] in cui raccontavano le loro esperienze. centrato il suo lavoro sulla costruzione di un movimento
Nella stessa circostanza, alcune lavoratrici del sesso han- anti-pornografia in alleanza con la Nuova Destra ameri-
no presentato un’altra relazione Soy puta y qué [“Sono cana, chiedendo e riuscendo a far approvare provvedi-
una puttana e allora?”] in cui mettevano in evidenza lo menti in tal senso. Le violazioni commesse in risposta
stigma che le colpisce e le loro specifiche problematiche. a questo divieto, così come l’azione politica di altre cor-
Tuttavia, i dibattiti più intensi sulle diverse narra- renti femministe, portarono anni dopo all’abrogazione di
zioni della sessualità si sono svolti tra la fine degli anni questi provvedimenti. A partire dal 1988, questa corrente
’80 e l’inizio degli anni ’90, nel pieno della lotta contro femminista, con Katheleen Barry come leader, ha fonda-
le violenze sessuali. Questi dibattiti sono riemersi con to la Coalizione contro la tratta delle donne [Coalition
virulenza inattesa negli ultimi anni, quando sono stati Against Trafficking in Women - CATW) che ha orientato
nuovamente discussi temi come la pornografia, il lavoro i suoi sforzi politici verso l’abolizione della prostituzione.
sessuale, l’inclusione delle persone trans nel movimento Alcune delle sue esponenti più significative sono Andrea
e discorso femminista e la violenza sessuale. Dworkin, Mary Daly, Susan Griffin, Katheleen Barry,
Molte delle idee espresse in questi dibattiti da un Adrianne Rich, Alice Schwartzer, Jannice Raymond,
settore del femminismo , che chiede la censura della
87
Sheila Jeffreys (anche se alcune di loro, come Adrianne
pornografia o l’abolizione della prostituzione e nega l’ap- Rich, si sono allontanate da questo movimento quando
partenenza al movimento alle persone che svolgono lavo- ne hanno visto le derive repressive).
ro sessuale o alle persone trans, sono vecchie idee nate Per le femministe culturali, la sessualità è il nucleo
negli Stati Uniti negli anni ’80 e raccolte sotto il nome di fondamentale dell’oppressione patriarcale, la cui base è
femminismo culturale. il dominio sessuale degli uomini sulle donne. Il genere e
la sessualità sono essenzializzati e la sessualità maschile
e femminile sono concepite come antagoniste e irridu-
87 Un femminismo che sembra essere egemonico, in particolare per
lo spazio che gli viene riservato da molti media. cibili. La sessualità maschile è esplicita, irrefrenabile,

156 157
predatoria, violenta e dominante, mentre quella femmi- donne. L’eterosessualità non è una preferenza sessuale
nile è meno esplicita, tenera, più sensuale che sessuale, delle donne, ma una relazione di dominio alla base del
sempre collegata alla dimensione romantica. In breve, potere patriarcale. Nelle relazioni eterosessuali le donne
le donne non sono interessate al sesso come gli uomini, imparano quella sottomissione che poi manifestano nel-
né lo sono allo stesso modo. Donne e uomini appaiono le altre sfere della loro vita. Questo potere patriarcale si
quindi come gruppi omogenei, radicalmente contrappo- esprime e si riproduce attraverso il “sadismo culturale”,
sti riguardo alla loro sessualità, di conseguenza l’etero- cioè l’insieme di quelle pratiche che favoriscono la vio-
sessualità non può essere concepita come una preferenza lenza sessuale sulle donne. La pornografia e la prostitu-
sessuale ma esclusivamente come la concretizzazione di zione sono le manifestazioni concrete di questo sadismo.
un dominio. L’eterosessualità è quindi vista con sospetto
e le donne eterosessuali non possono che essere vittime
o complici del patriarcato. Il desiderio eterosessuale è Femminismo pro-sesso
visto come “l’espressione erotica di una disuguaglianza
di potere attraverso la quale il dominio di una persona e Alcune femministe, anche negli Stati Uniti, si sono
la subordinazione dell’altra vengono elevati a norma” . 88
contrapposte al femminismo culturale, tra queste Carole
Ciò che è naturale e buono è la sessualità lesbica, ma S. Vance, Gayle Rubin, Alice Echols, Joan Nestlé e Gayl
un lesbismo che corrisponde a questa idea di sensualità Pheterson, che decisero di organizzare una Conferenza
femminile, dunque senza sesso “duro” o molto esplicito. femminista al Barnard College di New York nel 198289,
Un lesbismo la cui caratteristica fondamentale è quella per affrontare “le questioni del piacere sessuale, della
di prendere le distanze dagli uomini e rendere visibili libertà di scelta e dell’autonomia sessuale delle donne,
i legami affettivi tra donne. Questa prospettiva ha dato riconoscendo che la sessualità è simultaneamente un
origine al “lesbismo politico”, una corrente che non ha campo di costrizione, repressione e pericolo, ma anche
avuto particolare impatto nel nostro Paese.
Questo femminismo si basa sul presupposto che la
89 Questa conferenza è stata criticata duramente dalle femministe
sessualità sia alla base della discriminazione subita dalle culturali che ne hanno chiesto la messa al bando. Qualcosa di simile è
accaduto quest’anno nel nostro Paese con le tavole rotonde a favore dei
diritti delle lavoratrici e lavoratori del sesso che sono state organizzate
88 S. Jeffreys, La Herejia Lesbiana, Ed. Cátedra, Madrid 1996, p. 281. in molte università.

158 159
un campo di esplorazione, di piacere e di realizzazione regole e dal desiderare ciò che è “proibito” dall’ideologia
dell’essere umano. Questo duplice approccio è importan- etero-patriarcale. Questo femminismo legge la sessuali-
te, crediamo, perché parlare solo di piacere e gratifica- tà come una costruzione storica. E si esprime contro la
zione significa ignorare la struttura patriarcale in cui le censura, si batte per i diritti delle prostitute e difende la
donne si muovono; ma parlare solo di violenza e oppres- diversità sessuale, non solo in relazione all’orientamento
sione sessuale significa ignorare l’esperienza delle donne del desiderio, ma anche in relazione alle pratiche sessua-
come parti attive nella sessualità e che compiono scelte li, purché ci sia consenso e rispetto reciproco.
libere e significa aumentare involontariamente il terrore Oggi nel movimento femminista del nostro Paese as-
e la distanza vissuti dalle donne rispetto a questa sfera”90. sistiamo al ritorno di molti di questi dibattiti.
Per loro, “non è sufficiente allontanare le donne dal peri-
colo e dall’oppressione; è necessario andare verso qual-
cosa: verso il piacere, l’azione, l’autodeterminazione. Il Eterosessualità e violenza sessuale
femminismo deve aumentare il piacere e la gioia delle
donne, non solo diminuire le loro disgrazie”91. Il numero crescente delle denunce di violenze ses-
Questo femminismo, con cui mi identifico, si basa suali e l’entità di queste violenze hanno posto questo
sull’idea che le esperienze sessuali, soprattutto per le tema al centro dell’agenda femminista. Agli albori del
donne, siano contraddittorie, muovendosi tra il piacere movimento femminista, la libertà sessuale delle donne
che la sessualità provoca e il pericolo che conseguenze era il cuore della lotta contro le violenze. Oggi la violenza
indesiderate potrebbero causare: gravidanze, infezioni, sessuale sembra essere al centro dell’attenzione mentre
aggressioni sessuali, ma anche, e questo è molto impor- la libertà sessuale arretra in secondo piano e viene asso-
tante per il nostro orizzonte femminista, la sensazione ciata esclusivamente all’assenza di violenza. Similmente,
di paura e di pericolo che può derivare dall’infrangere le alcune aree del movimento vedono la risposta femmini-
sta come “una ribellione contro la violenza patriarcale.
90 C.S. Vance, Acta de la Conferencia, in Ead. (a cura di), El placer Una violenza in senso ampio, che si esprime in molti
y el peligro. Explorando la sexualidad feminina, Talasa, Madrid 1989, modi: come stupro, come molestie, come abuso, come
pp. 219-224, qui p. 219.
omicidio, come disuguaglianza economica e lavorativa,
91 C.S. Vance, El placer y el peligro: hacia una política de la sexua-
lidad, in Ead. (a cura di), El placer y el peligro, cit., p. 48. come pornografia, come prostituzione, come tratta, etc.,

160 161
una ribellione contro quello che credo stia prendendo tipo di comportamento umano, e ciò che definisce l’ag-
forma come nuovo paradigma del patriarcato: il patriar- gressione è l’imposizione della volontà di una persona
cato violento” . 92
su un’altra attraverso la violenza o l’intimidazione. Non
Questo tipo di impostazione ingigantisce la violenza, sono le pratiche sessuali in sé a essere buone o cattive,
mettendo sullo stesso piano la violenza strutturale e quel- ma il fatto che siano consensuali o imposte. Per esempio,
la esercitata individualmente, mette in risalto soprattutto un rapporto sessuale consumato in una modalità molto
la violenza sessuale, confonde i comportamenti indesi- tradizionale è uno stupro se la donna non lo voleva, men-
derati con quelli criminali o cerca di rendere reato ciò tre i rapporti BDSM consensuali possono essere molto
che non è gradito o che non sembra appropriato, come piacevoli. Inoltre, non bisogna dimenticare che tutti i
avviene nel progetto di Ley Orgánica de Garantía Inte- comportamenti umani e la sessualità sono strettamente
gral de la Libertad Sexual che definisce qualsiasi for-
93
legati all’aggressività. L’aggressività fa parte dell’essere
ma di molestia occasionale per strada come “espressione, umano e negarla non è un buon punto di partenza. Al
comportamento o proposta sessuale o sessista che crea contrario, accettarla in noi stessi e giocare con essa nel
una situazione oggettivamente umiliante, ostile o intimi- sesso, nello sport, nelle nostre fantasie, etc. ci aiuta a ge-
datoria per la vittima” (art. 172). Come si può notare, si stirla, affrontarla, rimodularla ed elaborarla, per evitare,
tratta di una definizione eccessivamente ampia che non in molti casi, di diventare persone violente.
distingue tra comportamenti di diversa gravità. Dopo la sentenza del “branco di Pamplona”94, è emer-
Allo stesso modo, l’eterosessualità è sempre connota- sa la necessità di riformare il Codice penale spagnolo in
ta negativamente e sembra che possa essere vissuta solo materia di aggressioni sessuali. Ma era davvero necessa-
in modo normativo. rio? È il Codice penale a essere sbagliato o la sua applica-
Per me, la sessualità deve essere differenziata mol- zione? La necessità di questa riforma viene argomentata
to chiaramente dalle aggressioni sessuali. L’aggressione ponendo un’enfasi particolare sul consenso, ma bisogna
può avvenire attraverso la sessualità e qualsiasi altro tenere presente che il consenso è un argomento con mol-
te sfaccettature, la sua formulazione giuridica non è fa-
92 L. Posada Kubissa, El sujeto político del feminismo en la 4ª ola, cile e, a seconda di come viene elaborata, si può correre
in “El [Link]”, su [Link]
sujeto-politico-feminista-ola_129_1874112.html.
93 Si veda la nota 17 a p. 133. 94 Vedere nota 9, pp. 31-32 [N.d.T.]

162 163
il rischio che a essere esaminati siano i comportamenti tivo. Dobbiamo aumentare la nostra capacità di mettere
della vittima più che quelli dell’imputato. in pratica le nostre decisioni e continuare a imparare a
Agli albori del movimento femminista, lo slogan “no porci dei limiti. Ma non mi sembra una soluzione chiede-
è no” intendeva rompere il mito etero-patriarcale secon- re allo Stato di fissarli per noi. Generalizzare questo in-
do cui, quando noi donne diciamo “no”, in realtà inten- tervento dello Stato e prenderlo come punto di partenza
diamo “sì”, ma non esprimiamo direttamente la nostra significa rafforzare l’idea che le donne sono esseri vulne-
reale volontà per pudore. Proprio quel pudore sessuale rabili, incapaci di manifestare la propria volontà. Inoltre,
che era stato imposto alle donne in epoca franchista. At- il desiderio è sempre chiaramente espresso con un “sì” o
tualmente, il femminismo mainstream sostiene la neces- un “no”? Il più delle volte il gioco sessuale e la seduzione
sità di cambiare il “no è no” con lo slogan “solo sì è sì”. si muovono su un terreno indefinito e il desiderio viene
Questo cambiamento viene presentato come un modo espresso in modo ambiguo. Occorre riflettere maggior-
per porre l’accento sulla mancanza di consenso della mente sulla questione del consenso, affinché tutte le per-
vittima in caso di stupro ed è in discussione una legge sone siano pienamente in grado di dire “sì” o “no” alle
sulle libertà sessuali basata su questo principio. Ma cosa proposte altrui. Ma forse dovremmo andare un po’ più in
implica questo cambiamento? là, riconoscendo tutto ciò che il gioco sessuale comporta
Questa lettura sembra basarsi sul presupposto che, nel nelle situazioni non esplicite, tutto ciò che accende il no-
caso delle donne, la risposta abituale alla sessualità sia stro desiderio perché si muove al limite, perché si collega
“no” e, a meno che non ci sia un “sì” molto esplicito, non a ciò che è proibito. Partire da questo, rispettare i confini
c’è consenso. Ancora una volta, viene ribadita l’idea che la che l’altro ci pone, imparare a leggere il linguaggio del
sessualità sia qualcosa che non interessa alle donne. Per corpo dell’altro ed entrare in empatia per sapere cosa sta
giunta, sembra che si dia per scontato che tutte le donne esprimendo, essere consapevoli dei propri limiti, osare
abbiano difficoltà a dire “no”. Questo è vero, ma riflette esplorarli quando ci si sente su un terreno sicuro e avvici-
solo una parte della realtà. Saper dire “no” è una capacità narsi al sesso senza la drammaticità e senza attribuirgli il
che molte donne devono sviluppare, ma allo stesso tempo significato che gli viene dato oggi può essere un percor-
è necessario essere in grado di esplorare anche il campo so più fruttuoso per autoaffermarsi come esseri sessuali
del “sì”, cioè, osare esplorare i nostri desideri sessuali ed senza trasformare la sessualità in un protocollo di regole
essere in grado di metterli in pratica in modo autoafferma- che può finire per uccidere il desiderio e il gioco sessuale.

164 165
Dibattiti sulla pornografia prostituzione non sono temi sui quali si può discutere o
avere dubbi, sono due concettualizzazioni alla base del
Nel dibattito attuale, una parte del movimento fem- pensiero femminista, poiché sono entrambe pratiche che
minista propone la censura della pornografia in quanto costituiscono il fondamento della violenza patriarcale.
essa rappresenterebbe una delle massime espressioni Queste posizioni vengono riproposte oggi nel nostro
dell’oppressione patriarcale. A prescindere dalle critiche movimento95, spesso in perfetta continuità, altre volte in
che si possono muovere all’industria pornografica, molti modo più sfumato, ma di fatto ricollegandosi alla narra-
dei principi alla base di queste posizioni continuano a ri- zione proposta dal femminismo culturale. Trovo discuti-
produrre le idee caratteristiche del femminismo cultura- bile che la letteratura porno sia accettata ma non il cine-
le che ho illustrato sopra. Per questo femminismo, la ri- ma porno “perché in quest’ultimo sono coinvolte donne
chiesta di censura della pornografia si basa sul fatto che in carne e ossa”. I problemi, in questo caso, derivano dal-
essa costruisce ciò che la donna è: un oggetto al servizio le precarie condizioni di lavoro delle donne e degli uomi-
sessuale dell’uomo o, per dirla con le parole di Andrea ni impiegati in questo settore (soprattutto delle donne),
Dworkin, “il nucleo dell’oppressione sessuale è l’uso del- ma non dal fatto in sé di girare scene pornografiche. Per-
le donne come pornografia e l’assunzione della porno- ché è degradante girare queste scene e non altre? Cosa ci
grafia come ciò che le donne sono”. Per questo femmini- dà così fastidio, il sesso eterosessuale esplicito?
smo, ciò che eccita nella pornografia è il potere maschile Per me è fondamentale non perdere di vista il fatto
e, trasformando la violenza di genere in una fonte di ec- che stiamo parlando di un prodotto di fantasia e la fan-
citazione sessuale, la violenza viene riprodotta, non solo tasia non può essere analizzata allo stesso modo della
nel regno della rappresentazione, ma anche nella vita realtà. Fantasia e realtà sono mondi diversi che hanno le
reale: la pornografia è la teoria, gli uomini imparano da loro chiavi interpretative, i loro codici. La nostra perso-
questa teoria e la concretizzano in stupri e altre forme di nalità è l’espressione di complessi equilibri tra fantasia
violenza contro le donne. Questi sono i motivi per cui so- e realtà, aspetti consci e inconsci, desideri e frustrazioni.
stiene che è necessario abolire la pornografia in quanto
pratica politica di dominio che viola i diritti delle donne. 95 Si veda, per esempio, il programma della XVII Escuela feminista
La sua posizione si riassume nella frase “La pornografia Rosario de Acuña, dove spicca una relazione dal titolo La pornificazio-
ne della società: come (ri)legittimare l’umiliazione e la violenza.
è la teoria e lo stupro è la prassi”. La pornografia e la

166 167
Una migliore comprensione degli impulsi più nascosti etc. Penso anche che sia un problema che chi è giovane,
che sono alla base delle nostre azioni amplia la capacità soprattutto i ragazzi, prendano contatto con la sessualità
di agire con consapevolezza nel regno della realtà. Ed quasi esclusivamente attraverso la pornografia. Ma cer-
è proprio in questo ambito, nel regno della realtà, che care di vietare loro l’accesso non è la soluzione, in primo
l’ideologia e i principi etici acquistano il loro vero scopo: luogo perché sarebbe davvero impossibile, ma soprattut-
servire da guida per muoversi al suo interno e cercare di to perché la censura non è mai stata una buona alleata,
trasformarla. E la pornografia può essere uno strumento né delle donne né della causa femminista. Le soluzioni
interessante per comprendere meglio noi stessi e gli im- punitive rafforzano lo Stato e finiscono per ritorcersi con-
maginari collettivi. tro i gruppi emarginati e discriminati96. Credo che la so-
Un’altra argomentazione che viene avanzata, sen- luzione stia nel capire che la pornografia è fantasia e che
za che se ne possa veramente discutere, è che esiste un la realtà è un’altra cosa. L’educazione ai valori, l’attenzio-
rapporto di causa-effetto tra pornografia e stupro, un ne per i desideri altrui, l’imparare il rispetto dei propri e
rapporto più che discutibile e non dimostrato. Infatti, se altrui limiti, la rottura dei tabù che ancora gravano sulla
guardare pornografia implica un aumento della violenza sessualità e che impediscono di parlarne apertamente
sessuale, che dire di altre produzioni cinematografiche? sono il modo per evitare le conseguenze indesiderate che
Crediamo che i supereroi esistano davvero o che sia pos- il consumo della pornografia può avere sugli adolescenti.
sibile arrampicarsi sui muri come Spiderman? Credo
che il punto fondamentale sia capire che realtà e fantasia
sono piani diversi e che quello che succede nei film non La prostituzione come punto di rottura
è ciò che accade nella realtà.
Parto dal fatto che la pornografia mainstream ha mol- La durezza del confronto quando si fa cenno al tema
ti contenuti discutibili se analizzati in un’ottica egualita- della prostituzione è un chiaro segnale della differenza
ria e, in questo senso, credo sia importante sviluppare delle posizioni espresse dal movimento femminista sulla
una certa capacità critica per analizzarli: il coitocentri-
smo, l’organo sessuale maschile elevato alla categoria di 96 L. Macaya, Contra el feminismo punitivo: herramientas para
fallo, la riproduzione di una sessualità dominante che destruir la casa del amo, in “Catalunya Plural”, 11/06/2018 (su https://
[Link]/es/contra-el-feminismo-punitivo-herramientas-pa-
tralascia le sfumature delle diverse espressioni sessuali, ra-destruir-la-casa-del-amo/).

168 169
sessualità. Si tratta di un dibattito i cui termini vengono lute”). Le organizzazioni femministe a favore dei diritti
spesso falsati: il punto non è essere a favore o contro la delle lavoratrici del sesso si preoccupano prima di tut-
prostituzione. Nessuno è a favore della prostituzione, ma to della loro situazione concreta e di ciò che può essere
non risolveremo le cose semplicemente manifestando la fatto per migliorarla, sostenendo le loro iniziative di au-
nostra contrarietà ad essa. Un femminismo capace di in- to-organizzazione. Perché siamo consapevoli che le pro-
fluenzare i cambiamenti sociali e le politiche pubbliche poste politiche, oltre a coincidere con i nostri desideri,
deve partire dall’esistente, deve essere un femminismo devono tenere conto delle conseguenze che hanno per le
politico e non solo ideologico. In questo senso, la discus- donne coinvolte. Non farlo è irresponsabile. Per questo
sione su cosa fare della prostituzione non deve articolarsi è fondamentale coinvolgere lavoratrici del sesso e distin-
a partire dall’opposizione abolizione/regolamentazione. guere la tratta di esseri umani dal lavoro sessuale svolto
Il movimento delle lavoratrici del sesso e le organiz- per scelta. Questa posizione è inconcepibile per quelle
zazioni che sostengono i loro diritti sono contrari alle parti del movimento femminista che non danno voce alle
normative neoliberali, come quella proposta da Ciuda- lavoratrici del sesso.
danos , perché sono pensate per controllarle (perquisi-
97
Quali sono le posizioni teoriche in questo dibattito?
zioni della polizia) e per difendere interessi commerciali, Ancora una volta, come cercherò di spiegare, le idee del
lasciandole senza protezione. Penalizzano le lavoratrici femminismo culturale riappaiono e assumono la forma
che reclutano clienti per strada (considerandolo un re- di proposte dannose per le prostitute. Le abolizioniste
ato) e lasciano tutte le altre in balia degli abusi degli fondamentaliste vedono le lavoratrici del sesso che scel-
imprenditori che le sfruttano (non regolamentando i gono e agiscono in autonomia come traditrici della cau-
rapporti di lavoro e non contemplando i loro diritti di sa femminista. Trasformano l’abolizionismo in un tratto
lavoratrici) stigmatizzandole come un gruppo a rischio identitario centrale: “Il femminismo è abolizionismo”.
(con controlli sanitari obbligatori e “tessere di buona sa- Perché la prostituzione dovrebbe essere considerata
un’istituzione più patriarcale di altre, come per esempio
97 Partito politico spagnolo di orientamento liberale fondato nel 2005.
il matrimonio? Come tutte le istituzioni sociali, può esse-
Le proposte portate avanti dalle destre e dai liberali, contro le quali i
movimenti si sono schierati, prevedono multe per chi lavora in strada re vissuta in molti modi diversi, e le lavoratrici del sesso,
e la formalizzazione di “imprese del sesso”. Le attiviste rivendicano il organizzate e capaci di decisioni autonome, non sono af-
diritto di lavorare in strada, di affittare uno spazio, autonomamente o in
forma di cooperativa, per la loro sicurezza e autonomia [N.d.T.]. fatto complici del patriarcato, piuttosto il contrario.

170 171
Se non si fa un distinguo tra la struttura sociale e le finché difenda davvero le vittime da questa pratica che
persone che la vivono si nega la loro agentività. Ovvia- lede gravemente i diritti umani.
mente, quello della prostituzione non è il settore miglio- La critica alla struttura sociale non può negare l’a-
re nel quale lavorare perché, anche nelle migliori condi- gentività, la voce e il diritto di auto-organizzazione delle
zioni, le lavoratrici sono stigmatizzate. La prostituzione lavoratrici del sesso. Mettere in dubbio la capacità deci-
può essere esercitata in modalità molto diverse ed è una sionale delle donne (perché povere, perché vulnerabili,
realtà piena di luci e ombre in cui molte donne entra- perché “complici” del patriarcato…) e, per quanto picco-
no perché è un’opzione meno negativa e più redditizia la, rimuoverla, quando si parla di donne che si prostitui-
di altre per condurre una vita più confortevole o anche scono o che si trovano in quel contesto, cancellando que-
semplicemente sopravvivere. Quando si dice che tutte sta agentività, è una posizione profondamente classista
le persone che si prostituiscono sono obbligate a farlo, ed elitaria. Pensare che tutte le prostitute siano vittime
si racconta solo una parte della realtà, quella di chi vive costrette a prostituirsi rafforza l’immaginario patriarcale
male il proprio lavoro, di chi desidera abbandonarlo e sul lavoro sessuale e coincide con esso nel vedere le don-
non vuol più essere una lavoratrice del sesso e di chi si ne come oggetti, passive, subordinate, prive della capa-
è sentita fortemente condizionata nel decidere di dedi- cità di prendere decisioni sulla propria vita. Ovviamente,
carsi a questa occupazione. Tuttavia, la soluzione non le possibilità di prendere decisioni non sono le stesse per
sta nell’abolizione della prostituzione, ma nella lotta per tutte le donne, ed è necessario estenderle sempre più.
ottenere posti di lavoro migliori per le donne, affinché le Molte lavoratrici del sesso hanno fatto molta strada in
persone migranti possano accedere al lavoro retribuito questo senso: appropriandosi della parola puttana per
senza i problemi che incontrano oggi, nella lotta contro risignificarla, rivendicando diritti, auto-rappresentandosi
la Ley de Extranjería che pone loro tanti ostacoli, con-
98
come emancipate e non semplici vittime, rafforzando e
tro i CPR che sono come delle prigioni in cui vengono sviluppando la loro capacità di negoziare con i clienti per
recluse molte delle presunte vittime della tratta, e nella imporre le proprie condizioni e non accettare sempre le
modifica del Plan Contra la Trata (Piano anti-tratta) af- loro. Questa realtà, che si contrappone con forza a quan-
to sostiene l’ideologia patriarcale, non può essere negata
98 Si tratta della legge spagnola che regola l’ingresso e il soggiorno dal femminismo, perché è femminismo allo stato puro.
delle persone straniere extracomunitare nel territorio spagnolo e i dirit-
ti e le libertà loro riconosciuti [N.d.T.]. Ma per chi fonda la propria idea sul femminismo

172 173
culturale, nella sua versione contemporanea, la prostitu- Una delle questioni che mi preoccupano di più riguar-
zione è il simbolo di tutti i mali che il patriarcato genera da le conseguenze delle proposte politiche abolizioniste.
a danno delle donne e, per questa ragione, le condizioni Alla luce di quanto è accaduto in diversi Paesi, compre-
concrete in cui le lavoratrici del sesso vivono la loro vita so il nostro, non differenziare la prostituzione volonta-
e il loro lavoro hanno poca importanza. Né ha importan- ria dalla tratta implica una maggiore vulnerabilità delle
za la resistenza che esse oppongono al sistema. lavoratrici del sesso. Esse vengono stigmatizzate come
Negare la capacità di decidere di intraprendere il la- gruppo quando i bordelli vengono chiusi dal Covid-19;
voro sessuale è uno dei punti di forza dell’abolizionismo quando vengono perseguitate da regolamenti comunali
quando proclama che tutta la prostituzione è forzata o cer- che le costringono a contrattare velocemente e a lavorare
ca di proibirne l’esercizio autonomo criminalizzando qual- in luoghi più nascosti e insicuri; quando i loro diritti ven-
siasi forma di contratto tra la lavoratrice e soggetti terzi .
99
gono negati o quando vengono criminalizzate con multe
È indiscutibile che la capacità decisionale è condizionata e perseguendo i clienti.
da molteplici fattori e non è uguale per tutti. Ma una cosa La Svezia appare sempre come un luogo ideale per
è problematizzare la libertà di decidere tenendo conto del- le politiche abolizioniste. Lo studio di Anna Jordan del
le strutture di potere e delle diverse posizioni che si hanno Washinton College della American University, The Swe-
in relazione ad esso, un’altra è negarla del tutto sulla base dish Law to Criminalise Clients: A failed experiment in
della situazione strutturale in cui si trovano alcune perso- social engineering, pubblicato nell’aprile 2012, dimostra
ne. In che modo e chi decide il grado di libertà del con- come l’applicazione della legge abbia portato a un au-
senso? Neghiamo la voce di chi dice di essere consenzien- mento del rischio di violenza per le lavoratrici del sesso,
te quando non ci piace? Neghiamo la validità della loro a un minor numero di uomini che testimoniano contro la
decisione e imponiamo quella che riteniamo più giusta? tratta e gli abusi, a un aumento dello stigma nei confronti
Decidiamo noi per loro? In base a cosa? Perché siamo più delle lavoratrici del sesso, a un maggior numero di mole-
femministe? Perché siamo più intelligenti? Non è forse stie da parte della polizia e a conseguenze negative per la
questo un modo di esercitare quei privilegi di cui tanto ci salute a causa delle difficoltà nel negoziare rapporti ses-
lamentiamo quando li esercitano altre persone? suali protetti e perché i preservativi venivano confiscati
dalla polizia.
99 Per esempio, un contratto d’affitto [N.d.T.].

174 175
Ricapitolando è insicura e che la sicurezza totale è impossibile e può li-
mitare la libertà. Molte decisioni comportano rischi e la
Il femminismo culturale nord-americano degli anni possibilità di sbagliare, ma io mi schiero da questa parte,
’80 rivive oggi nel nostro Paese, a quarant’anni di distan- difendo il diritto delle donne a decidere, a sbagliare e a
za, in un contesto sociale completamente diverso da rischiare. E aspiro e lavoro affinché abbiamo strumenti
quello in cui è nato. Le sue idee di base tornano a essere sufficienti per decidere in modo autonomo, responsabile
utilizzate quando si discutono temi legati alla sessualità e con un’ampia gamma di opzioni. Perché nella nostra
come la pornografia, la prostituzione o la violenza ses- situazione si intersecano diversi assi di oppressione
suale, o quando si discute in generale del femminismo. e i margini di manovra non sono gli stessi per tutte le
Contro un femminismo identitario, essenzialista e persone. È quindi necessario lottare per allargare que-
punitivo, ideologizzato e fanatico 100
– che afferma i propri sti margini e questo non è solo un problema individuale
principi morali, facendoli prevalere sugli interessi reali bensì strutturale. Infine, mi batto per un femminismo an-
delle persone in carne e ossa, e che è indifferente ai dan- ti-punitivo, consapevole dei rischi della punizione penale
ni che le proprie convinzioni moralistiche causano, che come presunta soluzione dei conflitti sociali.
è elitario, perché determina quali sono gli interessi delle
donne, negando legittimità e voce a chi dissente – sono a
favore di un femminismo radicale, che tenga conto anche
di altri assi di oppressione presenti nella nostra società e
che si occupi soprattutto dei settori più esclusi ed emar-
ginati. Un femminismo inclusivo, capace di attrarre tutte
le persone che mettono in discussione il sistema di gene-
re. Un femminismo che lavora per aumentare la nostra
agentività, il nostro potere decisionale, che si impegna
ad allargare i margini strutturali e individuali della liber-
tà e della sicurezza delle donne, pur sapendo che la vita

100 Nel senso proposto dal filosofo inglese Richard Hare.

176 177
Non abbiamo bisogno
di alleati

Miquel Missé

Lo scorso 2018 si è svolta a Barcellona una conferen-


za sulle politiche LGBTQIA+ dal titolo “Municipalismo
Queer” organizzata da Barcelona en Comú. Vi ha parte-
cipato Sergio Vitorino, uno dei più interessanti protago-
nisti del movimento portoghese che io abbia conosciuto
e instancabile attivista contro la patologizzazione delle
persone trans nel suo Paese. Nel suo intervento, Vitorino
ci ha raccontato un aneddoto emblematico che ha vissu-
to di recente quando è andato, come ogni anno, alla ma-
nifestazione trans di Lisbona, un evento particolarmente
importante per lui, considerando che ne è stato uno dei
promotori. Ha spiegato che, durante l’ultima edizione,
quando è arrivato alla manifestazione ha incontrato un
gruppo di persone del movimento trans che tenevano
uno striscione su cui era scritto “Non abbiamo bisogno

179
di alleati”. Lo slogan voleva comunicare che le persone strare il loro sostegno, fare il tifo dalla tribuna, ma non la-
trans non hanno bisogno di persone cis nelle loro lotte, vorano mai alla pari in termini di strategia politica, azioni
che la lotta trans appartiene alle persone trans. Sergio, e discorsi. Questo contributo critica tale impostazione,
senza nascondere lo stupore, ha raccontato la sua sor- molto presente nelle attuali lotte femministe e LGBT-
presa e anche la sua tristezza di fronte a questa deriva QIA+, e difende il valore delle alleanze, l’importanza di
identitaria di una parte dell’attivismo trans portoghese. lottare assieme a coloro con cui condividiamo gli stessi
E io, ascoltandolo, ho provato la stessa tristezza perché, valori, rompendo l’illusione che basta condividere un’i-
per me, anche Sergio è a pieno titolo un attivista trans, si dentità per condividere anche un’ideologia politica. Allo
aggiunge a noi quando scendiamo in piazza per denun- stesso tempo, vorrei chiarire che, pur volendo mettere
ciare la transfobia di questo mondo. Il fatto di non essere in discussione l’identitarismo come modo di fare politi-
trans non gli ha mai impedito di lottare insieme a me/noi ca, credo che dobbiamo essere profondamente rispettosi
contro lo stigma, la violenza e la paura. Ed è di questo dei diversi modi in cui le persone scelgono di organiz-
che parla questo articolo, della tristezza e di come far zarsi. È un’ovvietà ma, visti i tempi, ho voluto sottoline-
rimanere tutti i Sergio del mondo nelle nostre lotte. arla: mettere in discussione o discutere politicamente la
Se avete questo libro tra le mani è perché per varie strategia identitaria non significa negarla o disprezzare
ragioni un gruppo di noi ha ritenuto di voler diffondere le chi la incarna. Detto questo, questo testo sviluppa una ri-
nostre argomentazioni contro l’emergere di discorsi che flessione critica sulla deriva identitaria, e talvolta persino
riteniamo problematici all’interno dei femminismi e delle essenzialista, dei femminismi e delle lotte LGBTQIA+ e
lotte LGBTQIA+. Tra questi discorsi c’è l’identitarismo, si propone di ispirare una riflessione collettiva che si tra-
cioè la convinzione che le persone legittimate a condurre duca in pratiche politiche concrete.
una lotta politica siano solo quelle direttamente colpite
dalla discriminazione o dalla disuguaglianza in questio-
ne, quelle che condividono una particolare identità. Per Sul transfemminismo spagnolo
esempio: il femminismo è la lotta delle donne, l’omofo-
bia è la lotta dei gay, la transfobia è la lotta delle persone Nella mia esperienza di attivista trans, ho vissuto
trans, e così via all’infinito. Le persone che non sono di- molti momenti in cui mi è apparsa chiara l’importanza
rettamente colpite da questa disuguaglianza possono mo- di tenere le porte aperte a coloro che vogliono lottare

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per i miei stessi obiettivi, indipendentemente dal fatto ne nel nostro contesto. Qui abbiamo molte più storie di
che abbiano o meno effettuato una transizione di gene- alleanze che di rotture tra persone del movimento trans
re. Per esempio, la lotta per la depatologizzazione del- e attiviste femministe. E vorrei dire un’altra cosa: l’inter-
la transessualità in Spagna non sarebbe mai arrivata a sezione con il femminismo è una delle cose migliori che
questo punto senza il coinvolgimento e l’instancabile siano capitate alle lotte trans; è stata fondamentale per
lavoro di molte attiviste femministe lesbiche e gay. Op- sviluppare prospettive utili a pensare le persone trans al
pure, per fare un altro esempio, direi che tutte le persone di fuori dell’essenzialismo biologico e per dare strumenti
che hanno scritto questo libro si impegnano come me per affrontare la dimensione strutturale e culturale dell’e-
a sradicare la transfobia e lo stigma. Questi due esempi sperienza trans. Non sarebbe onesto affermare che l’alle-
hanno a che fare con la stessa dinamica che è maturata anza si sia costruita senza attriti all’interno dell’attivismo
nel nostro contesto nell’ultimo decennio: l’incontro tra transgender, che considerava questa complicità sgradita
l’attivismo trans e il femminismo, e quella che è stata e che, paradossalmente, ha fatto sì che molte delle per-
chiamata la corrente transfemminista, ovvero una cultu- sone che hanno difeso quest’alleanza fossero insultate.
ra politica fortemente impregnata di critica anti-identi- Ci hanno chiamato dispregiativamente queer, transgen-
taria. A differenza del contesto anglosassone, nel quale der, travestiti e hanno sostenuto che il femminismo non
il transfemminismo è una reazione difensiva delle atti- avesse nulla a che fare con la transessualità (sorprenden-
viste trans nordamericane alle argomentazioni bellicose temente, lo stesso argomento che oggi viene sostenuto
di alcune femministe, nel caso spagnolo il transfemmi- da alcune femministe riguardo ai movimenti trans). Ma
nismo è un’alleanza. Si tratta di un rapporto costruttivo nonostante queste tensioni, il percorso dell’immaginario
che si è creato soprattutto quando, intorno al 2009, in transfemminista è stato ampio e trasformativo. Tra le sue
occasione delle Jornadas Feministas Estatales di Gra- peculiarità c’è un modo non identitario di intendere la
nada, alcune persone trans attive nel movimento si sono trasformazione della normatività di genere, la capacità di
rivolte al movimento femminista per chiedere supporto agency dei soggetti di fronte a strutture che attribuiscono
nella lotta contro la patologizzazione delle persone trans loro ruoli e percorsi di vita rigidi o, detto altrimenti, che
e molte femministe hanno reagito a questo appello con anche se si è una persona che non ha fatto una transizio-
energia e impegno. Credo che valga la pena insistere su ne di genere si può resistere alla riproduzione della tran-
questo punto e non trasporre la narrazione anglosasso- sfobia e persino lottare contro di essa. Da questo punto

182 183
di vista, questa posizione critica sull’identitarismo è più perché erano contemporanee alla grande lotta per la
di una strategia, è una posizione fondamentale della po- depatologizzazione, in cui abbiamo ripetuto incessante-
litica transfemminista. mente che i medici non potevano dire chi era trans e chi
no. Di fronte alla normatività transgender dei manuali
di patologia che stabilivano esattamente quali caratteri-
Sull’identitarismo nelle lotte trans stiche avesse un’autentica persona transgender, le lotte
trans hanno combattuto battaglie cruciali per mettere in
Come ho detto all’inizio, questo articolo intende pro- discussione questi ruoli e sostenere che lo spettro dell’e-
muovere una critica dell’identitarismo nelle nostre lotte sperienza trans è più ampio, plurale e ricco dei criteri dia-
e per questo ho voluto prendere come esempio il movi- gnostici del DSM. In questo senso, lo slogan principale
mento trans. Attualmente ci troviamo in un momento di del movimento trans negli ultimi anni è stato che nessu-
forti rivendicazioni identitarie da parte di molti movi- no può valutare il nostro genere o darci l’autorizzazione
menti trans, espresse principalmente dall’argomentazio- per vivere come vogliamo; dal momento che il movimen-
ne secondo la quale le persone cis dovrebbero farsi da to trans difende la tesi che la transessualità non può es-
parte, come recitava lo striscione della manifestazione a sere diagnosticata, cadrebbe in una profonda contraddi-
Lisbona. Storicamente, però, questa strategia non è sta- zione a voler decidere chi è e chi non è trans. Per questo,
ta molto popolare nella storia delle lotte trans, anche se, tutto ciò che implica in qualche modo il circoscrivere i
in effetti, la tentazione dell’identità è stata presente fin confini del soggetto trans rievoca in un qualche modo la
dagli inizi in questo movimento, sempre al centro delle tutela psichiatrica. E vorrei sostenere che proprio questa
dispute sui limiti della transessualità, su quali persone impossibilità di segnare un confine netto tra l’esperienza
possono definirsi trans, sulla distinzione tra quelle che si trans e le altre possibili esperienze è una delle maggiori
sono o non si sono operate, su chi è un’autentica persona ricchezze e vantaggi del movimento trans, una sorta di
trans e chi no, e molto altro ancora (e se i confini del antidoto all’identitarismo (anche se a volte può fallire).
soggetto femminile sono complessi per il femminismo, i Potremmo dire che le lotte contro la patologizzazione
confini del soggetto transessuale sono quasi impossibili delle persone trans e la prospettiva transfemminista han-
da definire per la lotta trans). Ma queste derive non sono no lasciato in secondo piano le tensioni identitarie.
mai diventate egemoniche nelle lotte trans, soprattutto Tuttavia, negli ultimi anni, nel contesto spagnolo, il

184 185
movimento transfemminista ha perso gran parte della entrambi i movimenti. Ma per questo, ancora una volta, è
sua forza e della sua capacità di presa di parola per ragio- necessario trascendere il dibattito sull’identità e cambia-
ni che esulano dal tema di questo articolo. La conseguen- re l’angolazione da cui questo viene presentato.
za è che all’interno dei movimenti trans sono emerse La transessualità come istituzione, come immagina-
“nuove” correnti di pensiero e “nuovi” protagonisti hanno rio, rappresenta una sfida enorme per il femminismo.
preso le redini del dibattito pubblico sulla transessualità Non è una novità, sono decenni che le persone attive nel
– scrivo “nuovi” tra virgolette perché in realtà non è che movimento trans e le femministe condividono questo
siano nuovi, piuttosto sono gli eredi dei discorsi a cui il pensiero nel nostro Paese. Ciò che è nuovo è il modo
transfemminismo ha strappato l’egemonia sul tema trans in cui il dibattito viene presentato: come se si trattasse
dieci anni fa e che si sono adattati all’attuale scena poli- di una guerra tra fazioni che contrappone persone trans
tica e sociale. Oggi possiamo notare come siano riemersi presunte non femministe a femministe presuntamente
discorsi più essenzialisti e identitari sulla transessualità e, cis. Se dovessimo cercare di richiamare le riflessioni più
soprattutto, come si sia amplificato notevolmente un in- interessanti sollevate da questo dibattito, potremmo di-
tenso dibattito tra alcuni settori del femminismo e alcuni stinguere due assi principali. La componente femminista
settori del movimento trans, il cui epicentro è proprio la più critica nei confronti delle riforme legislative relative
questione dell’identità, dei suoi limiti e dei suoi eccessi. alla rettifica del sesso nella documentazione ufficiale del-
Come ho detto, questa dinamica può essere spiegata da le persone trans sottolinea il rischio del riconoscimento
una serie di fattori complessi, tra cui la dissoluzione del- legale dell’identità di genere auto-percepita a causa dei
le analisi e delle proposte transfemministe. suoi possibili effetti collaterali sulle politiche di ugua-
glianza basate sul sesso, come le leggi sulla violenza di
genere, le azioni di discriminazione positiva101 o le norme
Su ciò che possiamo imparare dal dibattito tra lotte in ambito sportivo. Alcuni settori del movimento trans
femministe e lotte trans mettono in guardia dagli effetti derivanti dal rendere le
persone trans responsabili dell’uso fraudolento delle mo-
Andando oltre alla confusione e alle dinamiche di po-
larizzazione di questo dibattito, ci sono questioni profon- 101 Provvedimenti istituzionali volti a mitigare, almeno formalmente,
la disparità tra i generi, o rivolti a soggetti svantaggiati, discriminati
de e complesse che potrebbero arricchire enormemente (per es. quote riservate) [N.d.T.].

186 187
difiche nella documentazione e di fronte al pericolo di si spiega probabilmente con l’impossibilità di discutere
mettere il controllo sull’identità delle persone trans nelle all’interno di questa cornice con la sensazione che non ci
mani di terzi, anche a seguito dell’innegabile fallimento sia spazio per la complessità e con la paura del linciaggio.
della psichiatria in questo ambito. Entrambe le critiche In ogni caso, la pubblicazione di questo libro è uno degli
sono pertinenti e ci costringono a riflettere più attenta- sforzi che molte persone stanno facendo per rilanciare
mente sulla progettazione di politiche pubbliche trans e una proposta femminista che incorpori gli insegnamenti
femministe. Purtroppo, il dibattito attuale non affronta e le sfide delle lotte trans.
questa sfida, ma è stato sostituito da uno scambio di ac- Nella sua indispensabile opera Feminine Masculini-
cuse incrociate. Alcune femministe accusano le persone ty, Halberstam ha sottolineato che la transessualità è la
trans del fatto che la loro concezione del genere rafforzi politica della contraddizione. La transessualità non deve
la normatività, sospettandole di complicità con il sessi- essere particolarmente rivoluzionaria, ma nemmeno nor-
smo. Alcune persone trans lanciano accuse di transfobia mativa. Allo stesso tempo, essa è particolarmente rivo-
a chiunque voglia affrontare il rapporto tra transessualità luzionaria ma anche particolarmente normativa. Ha il
e normatività di genere da un punto di vista femminista duplice effetto di scuotere il sistema di genere e di soste-
e quindi strutturale. Questo è un vicolo cieco. E alimenta nerlo allo stesso tempo. Ecco perché la politica femmini-
anche un falso dibattito. Ogni volta che ho scritto in que- sta trans è così difficile e così necessaria. Il femminismo
sto testo “lotte femministe e lotte trans” l’ho fatto con è probabilmente la cosa migliore che possa capitare alla
molta titubanza, perché in qualche modo l’espressione politica trans, perché si occupa dei suoi eccessi, dei suoi
dà per scontata l’idea che si tratti di due lotte essenzial- limiti e delle sue sfide. E la politica trans è altrettanto
mente diverse. La verità è che non è così, che non siamo essenziale al femminismo, perché gli ricorda che al di
condannati a giocare una partita di tennis tra due parti. là della struttura c’è anche l’agency, la sopravvivenza e
C’è una proposta politica che da anni in questo Paese la promessa che la libertà è possibile anche in un mon-
cerca di affrontare con lo stesso impegno la critica a un do binario e gravato da imposizioni culturali di genere.
approccio essenzialista nelle esperienze trans e la legit- Le lotte femministe e le lotte trans hanno bisogno l’una
timità delle transizioni di genere in una società binaria. dell’altra per costruire un mondo più complesso; il loro
È vero che questa posizione politica è rimasta indietro o conflitto è una sconfitta collettiva.
addirittura è stata messa in disparte nel dibattito, ma ciò

188 189
Sull’emergere del “cis” fossero diverse dalle persone trans. Sono convinto che
non lo siano: hanno esperienze diverse in relazione al ge-
Indubbiamente, l’attuale discussione sui diritti delle nere, ma non sono due tipi diversi di persone. Pensarlo è
persone trans, che vede confrontarsi settori del femmi- anche profondamente contraddittorio, perché tutta que-
nismo e del movimento trans, si articola in molteplici sta storia si svolge nel contesto di un discorso che difen-
dibattiti importanti, ma in questo testo ho voluto concen- de l’assoluta fluidità delle esperienze trans, ma condanna
trarmi sul dibattito relativo all’identitarismo: in partico- le persone cis alla totale rigidità. Non è un caso, inoltre,
lare, sull’assunto di alcuni attivismi trans secondo cui le che insieme all’emergere della categoria cis, emerga an-
persone che non hanno effettuato transizioni di genere che il dualismo binario/non-binario – concetti che veniva-
non possono comprendere l’esperienza trans e, quando no utilizzati piuttosto per parlare di immaginari, utopie o
argomentano criticamente, lo fanno dal piedistallo del ideologie, ora sono diventati categorie identitarie. Come
loro “privilegio cis”. Forse una delle contraddizioni più ho detto prima, configurare comunità politiche intorno a
importanti della strategia identitaria è che, sebbene pos- una identità può aver senso per molte persone in un mo-
sa dare molta forza al gruppo di uguali che la mette in mento particolare della vita. Ma se si tratta di trasformare
atto, è problematica per come configura l’“altro” come il mondo e non solo se stessi, direi che la strategia dell’i-
suo antagonista. Essere in grado di nominare il nostro dentità ha enormi limiti. Innanzitutto, perché definisce
presunto antagonista, ovvero le persone cis, è qualcosa e vincola l’“altro”, nel migliore dei casi attribuendogli
di molto recente nel contesto spagnolo. Per molto tempo caratteristiche, idee e attitudini specifiche, nel peggiore
non abbiamo avuto nemmeno una parola per nominare assegnandogli la volontà di danneggiarci, discriminarci
coloro che non avevano effettuato transizioni di genere o farci sparire. Noi persone trans, che abbiamo denun-
e abbiamo usato mille perifrasi per rendere esplicito che ciato la definizione psichiatrica in quanto terribilmente
una persona così non era una persona trans. La compar- costrittiva, perché ora definiamo le persone cis e attri-
sa nella nostra lingua della categoria cis, che dal punto di buiamo loro specifici modi di vivere il proprio genere?
vista linguistico era una categoria interessante, ha dato Non solo non mi sembra giusto, ma soprattutto non mi
una brusca accelerazione alla deriva identitaria. La paro- sembra strategico. Dire che la transfobia è un male che le
la “cis” ha essenzializzato il confine tra trans e cis, come persone cis compiono contro le persone trans è una sem-
se fosse qualcosa di tangibile e come se le persone cis plificazione assoluta, ma purtroppo a volte sembra che le

190 191
nostre strategie politiche rispondano a questo modo di dimostrarti che non è minaccioso perché altrimenti me-
porre il problema. Ovviamente la transfobia non è solo rita di essere eliminato. Non si tratta più solo del fatto
appannaggio delle persone cis, nel movimento trans ci che pensiamo che chi non la vede come noi dev’essere
sono costantemente derive escludenti, come abbiamo eliminato, ma anche del fatto che questa logica finisce
sottolineato all’inizio di questo testo, ma soprattutto la per estendersi anche a chi non condivide la nostra stessa
transfobia non è tanto un esercizio individuale quanto un identità. Ma al di là dell’approccio etico che sta alla base
edificio in cui viviamo tutti. È una disuguaglianza struttu- di questi modi di pensare il dibattito politico, di cui si
rale. Possiamo continuare a immaginarla come responsa- parla diffusamente in altri saggi di questo testo, il pro-
bilità esclusiva delle persone cis che, con azioni intenzio- blema è che la cultura del “dito puntato” è politicamente
nali, ci tolgono i diritti, ma la realtà è che il meccanismo improduttiva, nel senso che produce pochi cambiamenti
è molto più complesso. Infine, l’esperienza e la storia ci negli individui presi di mira.
dicono che molte persone cis si sono ribellate alla tran- Additare mobilita i sensi di colpa e la colpa apre la
sfobia senza essere trans, perché sentivano che in causa strada all’essenzialismo. Se ripetiamo continuamente
c’era anche la loro libertà. alle persone cis che non desiderare corpi trans è transfo-
bia, è probabile che da ciò derivi una difesa essenzialista
dell’orientamento sessuale. Se ripetiamo continuamente
Sulle conseguenze di tutto questo alle persone trans che il loro modo di vivere il genere
riproduce la normatività sessista, è molto probabile che
Con l’emergere dell’identitarismo, anche le campa- alcune persone trans rispondano a tale accusa sostenen-
gne contro specifici individui in nome della lotta alla do che la transessualità non è una scelta, ma un destino
transfobia hanno avuto un’accelerazione. O, per dirla in biologico sul quale non hanno alcun potere. Questo è
altro modo, l’identitarismo è il fertilizzante per la cultura esattamente ciò a cui stiamo assistendo, proprio come
del linciaggio. Entrambe le dinamiche sono strettamente cinquant’anni fa, quando l’accusa di “degenerazione” e
correlate e hanno a che fare con un modo specifico di frivolezza portò le persone che militavano nel movimen-
intendere il dibattito politico. Un dibattito in cui l’“altro”, to trans a pensare che la narrazione della malattia men-
colui che abita l’identità del potere e del privilegio, il tuo tale fosse molto più in linea con la realtà e più favorevole
antagonista, è fin dall’inizio una minaccia; quindi, deve alla conquista dei diritti. Ci sono voluti decenni perché

192 193
il movimento trans superasse il biologismo della transes- identitaria del femminismo. Alla fine, la riflessione è la
sualità e sviluppasse posizioni politiche complesse che stessa, anche se molto più forte, perché i discorsi sull’i-
abbracciassero la tensione tra la denuncia del binarismo dentità nel femminismo sono molto più radicati che nel
di genere e la difesa di coloro che cercano vite più vivibili transgenderismo e hanno preso piede con maggiore for-
attraverso le transizioni di genere. È stato difficile costru- za. E quando dico lo stesso, intendo dire che gli uomini
ire l’edificio della critica transfemminista perché l’equili- sono altrettanto complessi delle donne, hanno tensioni
brio tra struttura e individuo è sempre complesso. Ma è con la normatività di genere come le donne, hanno disagi
possibile. Le transizioni di genere non riguardano qual- fisici come le donne. In misura diversa probabilmente,
cosa di innato, né si tratta di promuovere la transizione ma comunque collocabili sulla stessa scala.
in una gigantesca lotteria del genere. Si tratta di parlare A chi fa parte del movimento trans di Lisbona direi
di agency e libertà nel percorso trans, ma anche dei suoi certamente che non solo abbiamo bisogno di alleati, ma
limiti. Questa stessa complessità è quella che dovremmo dobbiamo smettere di trattare le persone cis come “sem-
promuovere quando definiamo le strategie di trasforma- plici” alleati, smettere di fare una differenza di rango tra
zione sociale. Le persone cis sono complesse quanto le coloro che si avvicinano alle lotte sociali sulla base della
persone trans, hanno tensioni con la normatività di ge- loro identità e prendono sul serio il loro impegno politi-
nere proprio come le persone trans, hanno disagi fisici co per eliminare le ingiustizie sociali. E lo stesso vale per
proprio come le persone trans. In misura diversa proba- il ruolo degli uomini che si impegnano nel femminismo.
bilmente, ma comunque collocabili sulla stessa scala. Attualmente, l’identitarismo trans ha diverse ramifi-
cazioni. Per esempio, alcuni di questi discorsi vengono
portati avanti da alcuni settori del femminismo che sot-
Sugli uomini tolineano che all’interno di quello che viene chiamato lo
spettro trans ci sono identità che non hanno nulla a che
È ancora più facile avvicinarsi alla critica fare con le persone trans. Se guardiamo al contesto an-
dell’identitarismo usando come esempio la lotta trans glosassone, dove questi dibattiti sono in corso da molto
invece di quella femminista. Ma in realtà si tratta del- più tempo, possiamo infatti osservare un’alleanza tra il
lo stesso maccanismo con conseguenze simili. In effetti, settore più essenzialista del movimento trans e quello
il movimento trans ha imparato molto dalla narrazione più identitario del femminismo: entrambi condividono

194 195
l’idea che la transessualità sia una questione molto speci- le persone cis. Al centro del movimento trans più autore-
fica e delimitata e che all’interno del movimento trans ci vole secondo il dibattito pubblico c’è un mix di posizioni
sia una sorta di invasione di campo che va respinta. Nel e tradizioni politiche in gran parte contraddittorie, un
nostro Paese non c’è ancora un discorso forte all’interno menu à la carte di argomenti che a volte sembrano scon-
del movimento trans che sostenga l’espulsione di questi nessi. L’identitarismo è forse il più problematico perché,
“intrusi”, ma purtroppo credo che potrebbe sorgere da un se la soggettività trans è così poco incasellabile e defini-
momento all’altro. bile, è strano vedere un’enfasi così forte sul privilegio cis.
Dando una lettura rapida dello scontro campale in Dal mio punto di vista, la proposta transfemminista,
corso tra alcune correnti del femminismo e parte dell’at- almeno quella che ha tra di noi ampia condivisione, sa-
tivismo trans, potremmo dedurre che il movimento trans rebbe qualcosa di simile a una terza tendenza del movi-
è diviso tra una componente più essenzialista (per ora mento trans che non è ancora emersa con forza in questo
minoritaria), che concorda con queste femministe e dibattito perché, tra l’altro, è ancora in fase di elabora-
che pensa che il soggetto trans debba essere quanto più zione. Ma direi che tra le sue coordinate essenziali ci do-
“puro” possibile, e un altro settore più flessibile (per ora vrebbe essere una critica dell’essenzialismo trans e dei
maggioritario) e aperto, che pensa che i confini dell’iden- suoi identitarismi e anche una critica della visione indivi-
tità trans non possano essere presidiati e che farlo sia dualistica delle transizioni di genere a favore di una visio-
un esercizio di transfobia. Nella testa di molte persone ne strutturale e quindi femminista della questione trans.
che cercano di decifrare questo dibattito complesso, que- Una delle dinamiche più problematiche degli attua-
sta seconda componente viene interpretata come quel- li attivismi trans (mi riferisco a discorsi dagli articoli ai
la transfemminista, e credo sia importante tematizzare tweet che vengono pubblicati) è che hanno incorporato
questa idea. Secondo la mia interpretazione, la corrente uno sguardo identitario che rende difficile costruire pon-
maggioritaria del dibattito trans è un misto di attivismo ti e dialoghi. Dico che è stato incorporato perché pen-
trans-essenzialista e di interpretazioni molto neoliberali so che sia una deriva recente, come spiegato sopra. E, a
del transfemminismo, che condividono come obiettivo dirla tutta, non è che sia solo il movimento trans a stare
un certo tipo di riforme legislative e si autoattribuiscono facendo qualcosa di particolarmente sbagliato; l’identi-
il monopolio della lotta contro la transfobia nel nome di tarismo è una cappa pesante che ha coperto e messo in
un identitarismo trans molto esclusivo nei confronti del- ombra molte lotte sociali recenti.

196 197
Gli uomini
nel femminismo

Josetxu Riviere Aranda

Negli ultimi tempi, l’interesse degli uomini per il


femminismo e la loro presenza nelle manifestazioni pub-
bliche femministe, come l’8 marzo e il 25 novembre, sono
aumentati102. La spinta del movimento femminista sta fa-
cendo sì che molti uomini si interroghino su quali siano
il loro ruolo e la loro responsabilità nella realizzazione
di una società egualitaria. Allo stesso tempo, questa si-
tuazione apre delle riflessioni su quale contributo, quale
posto, quali compiti possiamo assumere noi uomini in

102 Nel presente articolo utilizzerò i termini “uomini” e “donne” per


riferirmi a coloro che si identificano con queste identità di genere, pur
essendo consapevole che questo binomio non rappresenta la totalità
delle identità esistenti e che, ai suoi margini e al suo interno, vi sono
movimenti e dibattiti.

199
questo sforzo di emancipazione collettiva rappresentato ti socializzati, e che non accettano la discriminazione
oggi dai movimenti femministi. sessista e la disuguaglianza che deriva dalla posizione
Collocare gli uomini all’interno del femminismo ha sociale maschile di vantaggio. Questo posizionamento
come obiettivo quello di dotarci di strumenti e spazi che teorico a favore dell’uguaglianza è in aumento. Così, uno
promuovano e moltiplichino il nostro effettivo e reale studio della rivista Contexto del 2018 ha indicato che il
coinvolgimento a favore dell’uguaglianza; presuppone 45,1% degli uomini si sente (molto o abbastanza) femmi-
fare nostro l’insieme di idee, analisi e proposte a favore nista e nei Paesi Baschi il 99% degli uomini pensa che la
di una società egualitaria e priva di discriminazioni ses- parità tra donne e uomini sia una questione importante
siste, che è ciò di cui si occupa il femminismo, e tradurre nella nostra società103. A livello pratico, politico, sociale e
tutto questo in azioni concrete. È difficile pensare che quotidiano, tuttavia, il coinvolgimento degli uomini nei
un cambiamento sociale profondo e duraturo a favore cambiamenti concreti non è allo stesso livello di quello
dell’uguaglianza possa avvenire senza che l’intera società espresso nei sondaggi: ad esempio, solo il 7,4% dei con-
creda e lavori a favore di questo e, quindi, senza che una gedi per la cura dei bambini nei Paesi Baschi e il 15,4%
maggioranza significativa di uomini lo faccia proprio. Il nel caso della cura degli anziani e delle persone non au-
lavoro che dobbiamo svolgere noi uomini implica il met- tosufficienti riguarda gli uomini. La violenza di genere,
tere in discussione le nostre identità di genere, i nostri il divario salariale, la discriminazione, etc. ci mostrano
saperi, i nostri vantaggi e privilegi e, in larga misura, la che la resistenza strutturale, collettiva e individuale,
nostra struttura sociale. all’uguaglianza di genere è ancora presente. La strada da
percorrere per raggiungere l’uguaglianza è ancora lunga
e, in questo cammino, il femminismo e i percorsi di lotta
È urgente interpellare e coinvolgere gli uomini per per l’uguaglianza dovrebbero rivolgere un’attenzione co-
promuovere il cambiamento stante al modo in cui si possono coinvolgere più uomini,

Capita sempre più di frequente di incontrare uomi-


103 B. Barreiro, Barómetro de 40dB para CTXT. El feminismo en
ni che non accettano di far parte di una società sessista, España: ¿realidad o burbuja?, in M. Echebarría Sáenz (a cura di),
che non si sentono a proprio agio con i ruoli di genere ¿Cómo puede cambiar el mundo el feminismo? I Jornadas Feministas
CTXT/Zaragoza, Lengua de Trapo, Madrid 2019, pp. 27-50 ([Link]
e le idee precostituite sull’essere uomo a cui sono sta- ly/3aXM1Da).

200 201
affinché non solo questi si identifichino con le idee di disuguaglianza e la discriminazione sessista come la su-
uguaglianza ma la loro vita quotidiana e le loro pratiche biscono le donne. Tuttavia, molti tra noi, uomini e don-
sociali e politiche contribuiscano anche a raggiungerla. ne, partecipano ad altre lotte senza esserne direttamente
Per farlo, oltre a interpellare direttamente gli uomini e coinvolti, sia perché credono in una società migliore e
chiedere loro una maggiore assunzione di responsabilità, pensano che, come parte della comunità, debbano inter-
dobbiamo anche riflettere sul nostro ruolo e sulla nostra venire, sia perché le situazioni di ingiustizia e mancan-
posizione nello spazio femminista. In altre parole, dob- za di diritti sembrano loro insostenibili e pensano che
biamo cambiare. Dove lo facciamo? In quale corrente di debbano scomparire. Se consideriamo che solo il gruppo
pensiero si inserisce questa lotta? A partire da quali orga- specifico che subisce una discriminazione è legittimato
nizzazioni femministe noi uomini possiamo contribuire ad organizzarsi e a lavorare affinché essa scompaia, do-
al cambiamento sociale verso l’uguaglianza? Dobbiamo vremmo chiederci se possiamo essere antirazzisti essen-
organizzarci esclusivamente in gruppi separati composti do bianchi, appartenere a reti di supporto ai diritti delle
solo da uomini? Nel porre la questione se il femminismo persone rifugiate senza esserlo, promuovere collettivi
debba essere uno spazio che include anche la partecipa- che denunciano gli abusi dello Stato senza essere diret-
zione degli uomini, si sviluppano oggi dibattiti sul carat- tamente colpiti o se dobbiamo condannare ETA senza
tere stesso dello spazio femminista. Ovvero, su se questo esserne state vittime dirette. Molti gruppi sociali che lot-
debba essere un luogo di lotta e cambiamento sociale tano e si mobilitano sono composti da persone che par-
esclusivo per le donne, cioè per coloro che subiscono tecipano a simili azioni a partire da posizioni etiche e po-
principalmente l’oppressione sessista e la disuguaglian- litiche, a prescindere da quanto quella discriminazione
za, o se, al contrario, si debba considerare che il soggetto le colpisca personalmente o collettivamente. La difesa
politico di una lotta emancipatrice possa includere tutte dell’uguaglianza dovrebbe essere un impegno che ha a
le persone che credono che i diritti umani debbano ap- che fare con l’essere parte della comunità, indipenden-
partenere all’intera comunità e che siano disposte a lavo- temente dal fatto che siamo uomini o donne, o se ci de-
rare per eliminare le disuguaglianze di genere. finiamo etero, gay o in altro modo. È chiaro che i gruppi
Non credo che ci siano risposte semplici e univoche direttamente colpiti da una discriminazione devono esse-
a queste questioni. È chiaro che noi uomini non siamo re i protagonisti principali, la loro voce e il loro punto di
penalizzati per il fatto di essere uomini, né subiamo la riferimento. In questo senso, non si tratta di mettere in

202 203
discussione le organizzazioni femministe, né la necessità della concezione maschilista e sessista della nostra so-
che esistano spazi e azioni in cui le protagoniste sono cietà. Tantomeno vuol dire considerare gli uomiini nel
esclusivamente le donne, né di mettere in discussione il loro insieme come oppressi e considerarli come vittime
ruolo centrale e la leadership delle donne, ma di esplo- del patriarcato nello stesso modo delle donne.
rare modalità di lavoro e militanza che costruiscano una Dobbiamo lavorare a partire dalla prospettiva che un
base sociale più ampia possibile per ottenere una società cambiamento nella concezione delle mascolinità implica
senza discriminazioni di genere. promuovere nuovi valori che consideriamo più positivi e,
La necessità di incorporare gli uomini nel femmini- allo stesso tempo, promuovere pratiche sociali che fac-
smo non ha a che vedere solo con la difesa dei diritti. Ci ciano bene alla comunità e anche agli uomini, come, per
riguarda anche perché vengono messi in discussione dei esempio, l’importanza della ridistribuzione del potere, la
ruoli di genere che impongono agli uomini forme rigide e cura e la vita. Per questo motivo, il coinvolgimento degli
limitanti di esistere e di stare al mondo. Non si tratta solo uomini nel raggiungimento dell’uguaglianza dovrebbe
di evitare di considerare la disuguaglianza come qualco- avvenire come “parte direttamente interessata” e non a
sa che riguarda altre persone che hanno bisogno della partire da una posizione di “alleati” esterni, ovvero una
nostra solidarietà, di rinunciare ai nostri privilegi o di posizione più passiva, come se l’uguaglianza fosse una
denunciare il sessismo. Il cammino verso il modello più questione e una preoccupazione delle donne alla quale
tradizionale di successo maschile implica assumere com- noi contribuiamo esclusivamente con la nostra solida-
portamenti che, per molti uomini, hanno effetti negativi. rietà104. Dobbiamo parteciparvi come soggetti attivi che
I problemi che i ruoli di genere sollevano per un numero si impegnano, si organizzano e si assumono la propria
significativo di uomini ci indicano che la loro relazione responsabilità in questo processo di cambiamento.
con il potere e i privilegi è complessa; per esempio, gli
indici di tossicodipendenza, di suicidi maschili, di morti
violente, etc., dimostrano che anche per il successo c’è
un prezzo da pagare. Sottolineare gli effetti negativi che
104 MenEngage, Hombres, masculinidades y cambios en el poder.
questa idea di mascolinità ha sugli uomini non significa Un documento de debate sobre la participación de los hombres en la
distogliere l’attenzione dalla disuguaglianza e dal ma- igualdad de género desde Beijing 1995 hasta el año 2015, 2015 (https://
[Link]/sites/default/files/sites/[Link]/files/2014%20
schilismo. Infatti, questi effetti sono proprio il prodotto Masculinidades%[Link]).

204 205
Possiamo costruire nuovi spazi femministi? crepe o difformità. Sottolineare che gli uomini non sono
uguali tra loro è un’ovvietà, eppure esplicitarlo sembra
Lavorare per costruire quegli spazi misti, femministi suonare come una scusa, un sottrarsi alle nostre respon-
e plurali che contino sulla partecipazione degli uomini ci sabilità, come un distinguo tra uomini buoni e uomini
obbliga a riflettere su come farlo, su come rivolgerci agli cattivi. Ma non è questo il punto. Riconoscere che il
uomini, con quali messaggi, approcci e metodologie. maschilismo non è presente allo stesso modo in ciascun
Quando parliamo della partecipazione degli uomini uomo ci dice in quale modo stiamo cambiando, dove si
agli spazi femministi, emergono molte incertezze e dif- trovano le maggiori resistenze e quali sono le misure più
fidenze, in parte naturali se pensiamo che abbiamo co- utili per andare avanti. Dire che tutti gli uomini sono
struito una società che ci riserva i posti di potere e tutti ugualmente maschilisti non rispecchia la realtà, perché
i vantaggi sia nel mondo pubblico che in quello privato; è chiaro che chi giustifica o minimizza la violenza ma-
inoltre, per pensare uno spazio femminista che includa schilista non si comporta allo stesso modo di chi ma-
gli uomini, dobbiamo tenere conto che spesso continu- nifesta contro di essa, chi difende la presenza paritaria
iamo a portare con noi modi di fare e lavorare che gene- delle donne nella sfera pubblica non si comporta come
rano disuguaglianza. Troppe volte c’è un riconoscimento chi non la difende. Noi uomini ci comportiamo in modi
eccessivo, applausi inclusi, per gli uomini che si diversi tra di noi, con atteggiamenti e idee più o meno fa-
dichiarano femministi o che praticano l’uguaglianza: vorevoli all’uguaglianza e dobbiamo sottolinearlo senza
padri che si occupano dei figli, che prendono permessi temere che questa diversità nasconda l’esistenza di una
per prendersi cura di anziani e persone dipendenti, etc. discriminazione. Dobbiamo anche considerare questa di-
Vengono premiati comportamenti che dovrebbero essere versità e questi cambiamenti come progressi che si sono
normali e che, quando sono tenuti dalle donne, passa- verificati soprattutto grazie al femminismo e non eviden-
no inosservati. Gli uomini femministi tendono anche ad ziarli significa, in un certo senso, rendere invisibili le
avere molta voce e visibilità pubblica e troppo spesso i conquiste fatte. È necessario analizzare le responsabilità
loro articoli, libri e opinioni sono più apprezzati di quelli degli uomini nel mantenimento del privilegio maschile.
delle donne. In questo senso, una delle cose più difficili per noi è ri-
Alcune idee, che – credo – dovremmo analizzare, con- conoscere i diritti di cui le donne non godono, come il
siderano gli uomini come un’identità omogenea, senza diritto a camminare senza il rischio di subire molestie

206 207
sessuali o l’ avere maggiori opportunità professionali ed tenere conto degli altri fattori che fanno sì che il potere
economiche. Non è facile riconoscere di appartenere a concesso agli uomini dal patriarcato tradizionale non sia
un gruppo che gode di privilegi o vantaggi sociali, ma esercitato e goduto da tutti allo stesso modo.
è uno sforzo necessario per farli sparire. Dobbiamo ri- Un argomento particolarmente rilevante è quello di
cordare che essere contrari alla discriminazione non im- evitare la partecipazione degli uomini nel femminismo
plica immediatamente che cessiamo di trarne beneficio, per il rischio che possano riprodurre comportamenti ma-
cioè, che anche noi che siamo a favore dell’uguaglianza schilisti negli spazi di movimento. È evidente che nes-
e contro i privilegi ne godiamo gli effetti. Tuttavia, non suno è esente dall’avere comportamenti sessisti e che
dobbiamo neanche confondere il godere di un privilegio dire di essere femminista non significa non poter avere
con il favorirlo e difenderlo. Messaggi come “tutti gli comportamenti maschilisti violenti, ma è anche vero che
uomini sono aggressori” o “tutti gli uomini sono uguali” i comportamenti violenti degli uomini non hanno a che
non sono solo falsi, ma anche poco utili per lavorare per fare con la loro biologia, bensì con il modello di socializ-
l’uguaglianza insieme; al contrario, tendono quasi esclu- zazione maschile. Per gli uomini, questi modelli fanno
sivamente a mettere molti uomini sulla difensiva. parte del loro percorso di socializzazione, ma non sono
Così come ci sono gradi diversi di responsabilità nel- né inevitabili né inderogabili. Pensare che in uno spazio
la conservazione del maschilismo, così i suoi vantaggi in cui partecipano gli uomini ci sia sempre il pericolo o
riguardano gli uomini in modo differente. Ciò accade per la presenza di violenza corrisponde, in qualche misura, a
vari motivi: da un lato, perché la nostra posizione sociale sostenere le idee biologistiche sulla differenza tra uomini
non dipende solo dal genere, le nostre vite sono attraver- e donne; allo stesso modo non possiamo pensare che in
sate e influenzate da altri fattori, come la classe sociale, spazi in cui vi sono esclusivamente donne non vi siano
l’età, il colore della pelle, lo status giuridico, il nostro sta- relazioni di potere, disuguaglianza o violenza.
to di salute, etc.; dall’altro, perché non tutte le espressioni
della mascolinità hanno lo stesso prestigio e gli uomini
che si discostano dalle norme tradizionali sono anch’essi
esclusi dal successo e dal riconoscimento sociale. La no-
stra visione degli uomini deve essere complessa e, anche
se la discriminazione sessista è trasversale, dobbiamo

208 209
Alcune riflessioni sulle linee di lavoro che riguardano gli cambiamento, dato che ci sono molti dubbi sul fatto che
uomini alimentare la vergogna produca dei risultati, se non in
processi di lungo corso. Tra queste due strade, credo sia
Per ottenere un cambiamento negli uomini, è impor- più utile concentrare il lavoro con gli uomini sul sottoli-
tante indicare alcune linee di lavoro. Il punto di partenza neare la responsabilità che essi hanno nel cambiamento,
è richiamare alle proprie responsabilità. È necessario che l’importanza dell’essere consapevoli del sessismo e dei
ci chiediamo cosa stiamo facendo (non solo pensando) a loro privilegi, incoraggiare la loro partecipazione attiva
favore dell’uguaglianza, riflettere sui nostri privilegi e su nei processi personali e collettivi a favore della parità.
quali atteggiamenti producono sessismo e disuguaglian- Molti di noi che sono favorevoli alla parità lavorano
za, impegnarci nella difesa attiva dei diritti delle donne. e sono attivi in progetti, reti e gruppi di uomini. Questi
Non credo sia molto utile per questo lavoro appellarsi alla gruppi di uomini per l’uguaglianza sono parte di questa
bontà o al senso di colpa. La categorizzazione degli uo- trasformazione sociale e offrono una possibilità molto in-
mini in buoni e cattivi decontestualizza la disuguaglianza teressante di lavoro individuale e collettivo sulle mascoli-
dall’essere problema collettivo e strutturale, converten- nità e a favore della parità. Questa doppia linea di lavoro
dola in qualcosa di individuale e legato alla moralità di mantiene un equilibrio precario tra il lavoro individuale
ciascuno. Cosa significa essere buoni quando si tratta di e l’attivismo politico pubblico, che troppo spesso si spo-
uguaglianza? Non discriminare, non uccidere, non aggre- sta a favore del solo cambiamento personale. La poca im-
dire, è questo che significa essere un uomo buono? Fare portanza attribuita all’attivismo è dovuta in parte alle cri-
la cosa giusta fa di te un uomo buono? Penso che la stra- tiche mosse dai gruppi femministi riguardo alla presenza
grande maggioranza di noi uomini si muova con molte pubblica degli uomini e, in parte, a un certo senso di “col-
contraddizioni, riuscendo a volte a fare la cosa giusta e pa” per l’appartenenza a un gruppo socialmente privile-
fallendo in altre situazioni. Essere considerati buoni por- giato. È necessario operare con una grande e indispensa-
ta a una certa gratificazione e a un certo riconoscimento bile dose di modestia e non pretendere di dare lezioni di
sociale, ma rischia di rimettere al centro l’idea che per femminismo; tuttavia, credo che sia necessario anche un
gli uomini comportarsi correttamente devva prevedere maggiore attivismo politico e sociale dei gruppi maschili,
una “ricompensa”. Non ci sembra nemmeno molto uti- piuttosto che pensare che sia meglio tacere e limitarsi a
le fare leva sul senso di colpa maschile per ottenere un prendere appunti, come se non potessimo sfuggire alla

210 211
nostra identità né generare analisi, attivismo e proposte sista e della violenza maschilista. Credo che possiamo
femministe. A questo proposito, dobbiamo essere con- fare questo lavoro meglio se i nostri sforzi sono diretti
sapevoli che alcuni gruppi di uomini e attivisti a volte principalmente, anche se non necessariamente in ma-
cadono in certi essenzialismi, come proporre una “nuova” niera esclusiva, a favorire il cambiamento di altri uomini.
forma di mascolinità circoscritta, la migliore, quella giu- Credo che non si possa ottenere tutto questo rimanendo
sta; si tratterebbe di uomini sensibili, premurosi, con figli in silenzio o ponendosi al di fuori delle lotte femministe,
e figlie, come se ci fosse un solo modo di essere un uomo ma piuttosto che si debba partire da quelle, dal lavoro
femminista o per la parità. Credo sia un errore tracciare assieme alle donne, alle persone transgender e a tutte le
un unico modello valido per tutti gli uomini e, semmai, persone che si impegnano per una società giusta.
dovremmo riconoscere e legittimare diversi modelli. In In questo percorso, mi sembra fondamentale aprire
questo percorso c’è anche una certa mistificazione della spazi nel femminismo in cui la partecipazione non di-
paternità che, presumibilmente, sarebbe il termometro penda dall’identità di genere, ma dalla nostra volontà di
per misurare la capacità di un uomo di agire in maniera costruire un altro modello sociale, cioè gruppi non esclu-
egualitaria. Non si può negare l’importanza della paterni- denti, organizzazioni miste che contribuiscano ad allar-
tà come condizione perfetta per lavorare con gli uomini gare lo spazio femminista. Già oggi esistono alcune reti,
a favore dell’uguaglianza, poiché rappresenta un cambia- gruppi e campagne femministe in cui ciò che ci unisce è
mento importante nella loro vita e nelle loro relazioni, e il lavoro per una società diversa, giusta, equa e non sessi-
molti uomini si sono avvicinati all’idea di parità di genere sta. Penso che potenziarle, renderle più ampie, diffuse e
grazie ad essa. Esistono però anche altre forme di cura diversificate sia la strada da seguire.
che sono importanti a livello individuale e sociale (cura
dei genitori, dei partner formali o informali, il supporto
nei confronti delle persone amiche, l’attenzione per il be-
nessere collettivo, etc.).
Credo che il ruolo degli uomini nel femminismo sia
quello di lavorare per favorire l’affermarsi di diverse for-
me di mascolinità o, meglio ancora, per la scomparsa
delle identità di genere chiuse, della discriminazione ses-

212 213
Chi viene liberato
dal femminismo?
Classe, riproduzione sociale
e neoliberismo

Nuria Alabao105

Recentemente sono diventate virali le immagini di


donne che puliscono set televisivi mentre i candidati alle
elezioni – tutti uomini – e i loro consiglieri si preparano
a occuparli. Queste scene sono circolare perché conden-
sano simbolicamente un tema centrale del femminismo
contemporaneo: la questione della divisione sessuale del
lavoro – la tradizionale ripartizione dei ruoli tra attività
produttive e riproduttive – e le sue conseguenze su tutta
la struttura sociale.
L’interpretazione più comune di questo tipo di situazioni
tende a mettere in evidenza che il problema principale è

105 Testo riadattato a partire da un articolo pubblicato su La Maleta


de Portbou, 37, Settembre-Ottobre 2019.

215
che non ci sono abbastanza donne alla guida dei partiti occupino posti di potere e una che vuole trasformare il
– o di altri luoghi di potere/rappresentanza comparabili, significato stesso di questo potere – ridistribuendolo, eli-
siano essi aziende o istituzioni. Eppure, nulla indica che minando le gerarchie – cioè, cambiare l’attuale forma di
l’aumento del numero di donne in questi spazi, al di là organizzazione della società.
del loro valore simbolico e del loro contributo al cam- È vero che qualsiasi proposta politica che miri a
biamento culturale, ci farà fare dei veri passi avanti verso modificare l’attuale configurazione del mondo ha biso-
la dissoluzione della divisione sessuale del lavoro. Piut- gno di “potere” per farlo, ma questo potere necessario
tosto, le soluzioni che dobbiamo essere in grado di im- non è quello di “rappresentare” le donne ai vertici della
maginare dovrebbero derivare dall’assunto che le pulizie struttura sociale, bensì quello che scaturisce da progetti
non sono un lavoro “femminilizzato”, cioè con condizio- collettivi, unica reale possibilità di migliorare la vita di
ni scadenti e scarsa considerazione sociale. Cambiare la tutte le donne e non solo la propria in senso individuale.
società significa capovolgere le gerarchie tra i lavori che Ora che il femminismo si è affermato come una straordi-
vengono valorizzati – quelli che offrono buoni salari e ri- naria forza sociale e, quindi, si è convertito in una fonte
conoscimento di status sociale – e quelli che non lo sono di legittimità e capitale simbolico, stiamo assistendo a
– per lo più svolti da donne, a causa del loro rapporto con una disputa su quale sarà la sua funzione principale: se
il lavoro di riproduzione sociale e con la cura. Trasforma- sarà un mezzo di promozione sociale per quelle che han-
re la considerazione sociale di questi lavori, che siano o no maggiori probabilità di “farcela” o se, invece, sarà uno
meno salariati, implica anche trasformare le condizioni strumento di trasformazione che mira a ridistribuire po-
di vita ad essi associate. tere e risorse per la maggioranza. Per semplificare molto
una questione così complessa, si potrebbe parlare di uno
scontro tra femminismo liberale e femminismo di classe,
Femminismo liberale, femminismo di classe una divisione che risale a molto tempo fa, ma che è stata
espressa in questi termini a partire dagli anni ’60 e ’70 del
Le diverse analisi sul potere prodotte dal femminismo secolo scorso.
contemporaneo condensano una delle principali bat- In generale, possiamo dire che il femminismo libera-
taglie in corso al suo interno. Si tratta della differenza le – nello Stato spagnolo potremmo definirlo “socialde-
tra una proposta politica che si batte perché le donne mocratico” – concepisce la disuguaglianza tra uomini e

216 217
donne come una “disfunzione del sistema” che può es- secolo scorso, e al riorientamento delle sue energie poli-
sere superata senza modificare troppo il resto dell’orga- tiche verso obiettivi che non contestassero il sistema, ma
nizzazione sociale. Questo perché questo femminismo che fossero piuttosto legalitari e persino volti al rafforza-
intende l’uguaglianza come uguaglianza di opportunità, mento del sistema stesso. Per Watkins, ciò è avvenuto in
non come uguaglianza reale e di condizioni materiali concomitanza con lo sviluppo del progetto femminista
e possibilità di vita. In molte occasioni esso riproduce internazionale, il cui modello strategico era quello di “in-
interamente l’ ideologia neoliberista fingendo che tutti corporare le donne nel mainstream” dell’ordine esistente,
possiamo ottenere “ciò che ci meritiamo se ci impegnia- in particolare le manager e le professioniste.
mo abbastanza”, e quindi le misure che propone sono Questa versione del femminismo era guidata dagli in-
quelle di politiche incentrate sulla “rottura del soffitto di teressi delle corporation. La Fondazione Ford, ad esem-
cristallo”. pio, a partire dagli anni ’70 ha investito fino a 200 milioni
Questo tipo di proposte sono paragonabili a quelle di dollari all’anno per finanziare organizzazioni femmi-
che negli Stati Uniti sono state chiamate “politiche di niste le cui azioni erano compatibili con il rafforzamen-
discriminazione positiva”, affirmative action, che han- to del modello imprenditoriale neoliberale e delle poli-
no finito per plasmare il paradigma del femminismo tiche di discriminazione positiva. Questi finanziamenti,
istituzionale negli Stati Uniti a partire dall’era Nixon. A insieme ad altri fattori, hanno permesso di operare un
partire dal 1961, sono state elaborate numerose leggi per distinguo tra le organizzazioni femministe che erano in
mitigare la disuguaglianza all’interno dei contesti pro- grado di integrarsi e quelle che continuavano a lavora-
fessionali, contemporaneamente sono state promosse e re autonomamente, promuovendo le prime rispetto alle
finanziate organizzazioni femministe la cui azione consi- seconde. Il discorso dell’“empowerment” delle donne a
steva nel monitorare l’applicazione di queste leggi – per partire da una prospettiva liberale è diventato così, per
esempio, intraprendendo azioni legali. Come spiega Su- lungo tempo, un mantra dell’establishment globale e un
san Watkins , ciò ha portato a una “ONGizzazione” o
106
asse fondamentale del femminismo delle organizzazioni
professionalizzazione del femminismo statunitense, che internazionali – ONU, Banca Mondiale, etc. Un progetto
era stato molto radicale durante gli anni ’60 e ’70 del politico strettamente legato alle politiche ufficiali di svi-
luppo che sostengono il settore privato e promuovono
106 S. Watkins, ¿Qué feminismos?, in “New Left Review”, 109, 2018,
pp. 7-87. l’incorporazione massiccia delle donne nella forza-lavo-

218 219
ro, come manodopera a basso costo, o la loro inclusio- della classe lavoratrice – il divario di genere si è ridotto,
ne nell’economia formale attraverso l’imprenditorialità, ma solo in vertù di una diminuzione della retribuzione
grazie all’economia del debito e al sistema finanziario, e di un peggioramento delle condizioni di lavoro per gli
come fanno, per esempio, i programmi di microcredito. uomini107. Nella parte inferiore della scala sociale, queste
Come spiega Watkins, l’agenda femminista globale è ser- politiche di discriminazione positiva non hanno pratica-
vita a promuovere nuove dottrine e pratiche neoliberali. mente prodotto effetti e il divario rimane.
Le sue principali conseguenze sono state che i progressi In breve, i loro benefici hanno riguardato principal-
nell’uguaglianza di genere, che ci sono indubbiamente mente la classe medio-alta, mentre alla base della pira-
stati a livello globale, sono stati accompagnati da un au- mide sociale è rimasta una popolazione razzializzata,
mento della disuguaglianza economica ed al peggiora- impoverita e segnata dalla disuguaglianza. Del femmi-
mento delle condizioni di vita in tutto il pianeta, anche nismo liberale hanno beneficiato solo una minoranza
in molti di quei Paesi che sono stati parte attiva in questo di donne che hanno visto aprirsi molte opportunità di
“sviluppo”. avanzamento professionale e sociale da cui prima erano
Ma come hanno funzionato le politiche di “discri- escluse, mentre le altre hanno continuato la loro lotta per
minazione positiva” a livello nazionale? Hanno davvero la sopravvivenza.
migliorato la vita delle donne? Negli Stati Uniti, dopo
diversi decenni di attuazione, studi come The Gender Re-
volution di Paula England mostrano che nel settore dei Le donne, una casta?
professionisti – il 15% più in alto nella scala – il divario
di genere in termini di retribuzione e status si era quasi Spesso il destino delle femministe d’élite – profili come
annullato nella decade degli anni ’90. Poiché la svalu- quello di Ana Botín – è strettamente legato al capitali-
tazione culturale e istituzionale delle attività femminili smo bancario o finanziario, cioè agli interessi materiali
è rimasta una costante, le donne hanno avuto un forte che stanno dietro alle politiche di austerità, ai tagli e alle
incentivo a entrare in settori maschili, mentre gli uomi- privatizzazioni. Le ultime due presidentesse del FMI si
ni sono stati poco incentivati a intraprendere attività o
lavori femminili. Nello stesso periodo, per la stragran- 107 F.D. Blau, L.M. Kahn, The Gender Wage Gap: Extent, Trends,
and Explanations, in “Journal of Economic Literature”, 55, 3, 2017, pp.
de maggioranza delle persone a medio reddito – il 60% 789-865.

220 221
considerano femministe. E sappiamo che, quando lo Sta- ripetutamente denunciato abusi sessuali e lavorativi. Il
to sociale viene smantellato, siamo noi donne a esserne caso delle lavoratrici domestiche che risiedono nella
maggiormente danneggiate. È nel settore pubblico che casa dei padroni per cui lavorano è un altro esempio di
si trovano le condizioni di lavoro migliori per noi donne, estrema vulnerabilità e di altissimi livelli di sfruttamento
sebbene anche questo stia cambiando proprio a causa lavorativo, soprattutto quando queste donne non hanno
delle politiche che spingono verso una contrazione della documenti o dipendono dal salario per mantenere le
spesa pubblica. È questo settore, inoltre, che fornisce so- loro famiglie dall’altra parte dell’oceano. Gli interessi di
stegno materiale e servizi per occuparsi delle mansioni classe delle donne manager possono davvero coincidere
di cura – congedi lavorativi, sussidi, assistenza ai bambi- con quelli delle loro stesse lavoratrici domestiche, sen-
ni, etc. – che possono alleviare in parte l’oppressione de- za le quali molte di queste donne non potrebbero fare
rivante dal peso del lavoro riproduttivo. Tuttavia, i settori carriera?
pubblici, svuotati e compressi dalle stesse istituzioni che La nascita di figli in un contesto di privatizzazione della
si fregiano delle loro credenziali femministe, stanno de- cura dell’infanzia tende a infliggere un duro colpo alle
mandando il lavoro di cura alla famiglia, cioè alle donne. carriere delle donne. La radicale disuguaglianza imposta
Pertanto, gli appelli alla sorellanza o alla trasversalità dalla maternità non è stata affrontata attraverso una mag-
spesso mascherano il conflitto di classe, nascondendo il giore assunzione delle responsabilità della cura a livello
fatto che non tutte le donne e non tutte le femministe sociale, o tramite una più equa condivisione di tali com-
hanno gli stessi interessi. Non vi è dubbio che le que- piti tra i generi, ma attraverso l’arrivo di nuove lavoratrici
stioni legate alle aggressioni sessiste possono fornire un domestiche e sfruttando il divario salariale globale: par-
certo terreno comune, anche se è chiaro che non ci ri- liamo perciò di catene globali di cura108.
guardano tutte allo stesso modo. Le donne che si trovano In Spagna, le lavoratrici domestiche godono di un
in situazioni più vulnerabili sono più esposte agli abusi regime lavorativo speciale, per cui non hanno gli stessi
sessuali e lavorativi, come nel caso delle donne migranti
poiché, avendo meno diritti, hanno anche meno possi-
108 Il concetto di catene globali della cura si riferisce al modo in cui
bilità di proteggersi dalle aggressioni o di denunciarle. le donne professioniste dei paesi sviluppati delegano i loro compiti di
Un chiaro esempio è il caso delle raccoglitrici di frago- assistenza a donne che hanno dovuto migrare come strategia di soprav-
vivenza. Queste ultime, a loro volta, lasciano le proprie case, affidando
le di Huelva, lavoratrici migranti stagionali che hanno i loro compiti di cura e riproduzione ad altre persone.

222 223
diritti di qualsiasi altra lavoratrice – il calcolo della pen- molto più difficile raggiungere la parità nel mercato del
sione non è fatto sull’intero stipendio, non hanno diritto lavoro. Questa mancanza di diritti svolge la stessa funzio-
alla disoccupazione, etc. Nessun altro gruppo di dipen- ne dell’attuale legge sull’immigrazione: mantenere una
denti soffre di una simile discriminazione legale. E non forza-lavoro femminile migrante – e quindi a basso costo
stiamo parlando di un numero esiguo, poiché si stima e sfruttabile – vincolata a questi settori del mercato del
che questo settore impieghi circa 700.000 persone – la lavoro, una forza-lavoro mal pagata che è la “soluzione”
stragrande maggioranza delle quali sono donne migranti, che viene data alla crisi della cura nel nostro Paese e in
soprattutto latinoamericane – molte delle quali lavorano gran parte del mondo sviluppato.
in nero.
Questa situazione non è frutto di una dimentican-
za, né deriva dalla difficoltà di regolamentare il lavoro
nell’“intimità della casa”. Le donne entrate in massa nel Perché parliamo di femminismo anticapitalista?
mercato del lavoro non possono o non sono disposte a
occuparsi della cura e, d’altra parte, né la società né gli Concetti come quello di riproduzione sociale si rife-
uomini si sono fatti carico dei compiti riproduttivi che riscono a un processo storico senza il quale non si può
abbiamo abbandonato. Questo è uno dei volti di quella comprendere appieno il capitalismo e la sua attuale con-
che chiamiamo “crisi della cura”, uno dei problemi più figurazione. Le femministe marxiste dell’area dell’auto-
gravi delle nostre società che invecchiano. Infatti, quan- nomia – autrici come Silvia Federici, Maria Rosa Dalla
do si sono fatti dei tentativi per equiparare i diritti del- Costa o Maria Mies – ci hanno fornito strumenti indi-
le lavoratrici domestiche a quelli delle altre lavoratrici, spensabili per dare forma a un femminismo di classe, e
come durante il governo di José Luis Rodríguez Zapate- ci hanno anche insegnato che questo può essere conce-
ro, gli imprenditori hanno letteralmente minacciato che pito solo a partire da lotte concrete. Hanno analizzato
ciò avrebbe “messo in pericolo la partecipazione delle come alle origini del capitalismo, di quello che Marx ha
casalinghe al mercato del lavoro, non potendo più pagare chiamato processo di accumulazione originaria, i con-
la dipendente che si occupava delle loro faccende dome- tadini furono espropriati delle risorse comuni che per-
stiche”. In altre parole, senza la manodopera a basso co- mettevano loro di vivere con un certo grado di autono-
sto delle donne migranti, per le donne spagnole sarebbe mia, creando così una grande massa di lavoratori che, a

224 225
partire da allora, sarebbero dipesi da un salario109. Questo vincolare le donne alla cura – ha comportato l’esterna-
processo ha comportato anche che le donne fossero co- lizzazione dei costi di riproduzione del lavoro che altri-
strette ad occuparsi dei lavori domestici e fossero quindi menti sarebbero stati a carico dei capitalisti. Un processo
tenute lontane da qualsiasi attività produttiva. In altre che Mies equipara all’appropriazione, durante il sistema
parole, furono costrette a riprodurre forza-lavoro come coloniale, del lavoro della manodopera un tempo schia-
un “naturale” compito non retribuito. In questo modo si va e poi soggetta alle condizioni dettate dalla divisione
è creata una gerarchia del lavoro – lavoro retribuito fuo- internazionale del lavoro e dai flussi migratori. Pertanto,
ri casa contro lavoro gratuito svolto “per amore” dentro quando parliamo di subordinazione delle donne, stiamo
casa – che ha permesso di nascondere intere aree di sfrut- affermando che l’organizzazione capitalistica del mondo
tamento – di naturalizzarle e renderle invisibili. Queste è stata costruita sul patriarcato – e sul sistema coloniale –,
autrici hanno scoperto che il salario è un meccanismo di sull’appropriazione del lavoro delle donne e delle persone
regolazione non solo nella sfera della produzione, ma an- razzializzate.
che nel mondo non salariato, come per il caso del lavoro Oggi il lavoro non retribuito delle donne rappresenta
domestico, tradizionalmente subordinato al salario del circa il 60% di tutta la produzione umana specializzata. È
marito, ovvero il padrone di casa. Così, nello stesso mo- proprio la destinazione delle donne a questi compiti che
mento in cui veniva svalutato, il lavoro femminile veniva le pone in una posizione di inferiorità in un mercato del
visto come una risorsa naturale liberamente disponibile, lavoro mondiale basato sulla competizione e la disponi-
come l’aria e l’acqua. Questa sarà la base della divisione bilità al lavoro salariato, non per la cura degli altri. La
sessuale del lavoro su cui si fonderanno tutte le altre di- questione sessuale è l’elemento ideologico che legittima
suguaglianze di genere, e che struttura la nostra disugua- la sottomissione delle donne alla domesticità. Un siste-
glianza anche oggi. ma che richiede un alto grado di violenza per assoggettar-
Come spiega Maria Mies in Patriarcato e accumula- ci, e che le donne sperimentano attraverso l’aggressività
zione su scala globale , la “domestificazione” – ovvero
110
maschilista.
Naturalmente esiste anche una stretta relazione tra
109 Si veda, per esempio, S. Federici, Calibano e la strega. Le donne, la globalizzazione capitalista, il nuovo processo in atto di
il corpo e l’accumulazione originaria, Mimesis, Milano-Udine 2020.
accumulazione per spossessamento, e l’escalation di vio-
110 M. Mies, Patriarcado y acumulación a escala mundial, Trafi-
cantes de Sueños, Madrid 2019. lenza contro le donne a livello globale – sia nelle ex-co-

226 227
lonie che nel centro – come spiega l’antropologa Rita Femminismo dal basso, femminismo di classe
Laura Segato in La guerra contro le donne . Secondo 111

Mies, nei luoghi in cui sono passati i piani di aggiusta- Oggi questa appropriazione del lavoro femminile conti-
mento strutturale del FMI e della Banca Mondiale negli nua in casa e anche attraverso la stratificazione del mer-
anni ’80 e ’90 e che sono stati devastati dal processo di cato del lavoro lungo le linee del genere, della razza o
globalizzazione neoliberale, si è registrato un parallelo dell’origine migratoria (come accade per le lavoratrici
aumento della violenza contro le donne. In Ghana, per domestiche legate ai settori più precari e ai lavori fem-
esempio, migliaia di donne oggi vivono isolate nei campi minilizzati riguardanti i compiti di riproduzione sociale).
per evitare di essere uccise come streghe. Nel frattempo, In particolare, i post-fascismi o le nuove forze di estrema
in luoghi come Ciudad Juárez, si registra uno dei più alti destra rafforzano ideologicamente questa stratificazione
tassi di femminicidi al mondo, e molte delle donne ucci- del mercato del lavoro in un momento di crisi globale,
se sono lavoratrici delle zone franche o zone economiche grazie ai loro discorsi razzisti e incentrati sul far “rientra-
speciali . Che sia a causa del processo di precarizzazione
112
re dentro casa” le donne. L’appello alle donne affinché
della vita che spinge gli uomini a riaffermare la propria ritornino al loro posto – quello del lavoro non retribuito –
virilità attraverso il dominio e la sua spettacolarizzazio- è anche un appello a riprodurre forza-lavoro su base “na-
ne (Segato), o che sia perché la violenza viene esercitata zionale”. Ma le risposte non si trovano nel passato, come
come punizione di fronte alla resistenza mostrata dalle sostiene il post-fascismo, bensì devono essere articolate
donne contro l’appropriazione del loro corpo e della loro nel futuro.
forza-lavoro (Mies), la violenza maschilista e lo sposses- Se, come abbiamo visto, la subordinazione delle donne
samento vanno di pari passo. non può essere realizzata senza il capitalismo, allora il
femminismo non può che attaccarlo. Non c’è liberazione
femminista se questa non implica la liberazione della
maggioranza. Al centro delle analisi e delle lotte del
femminismo di classe c’è la questione della riproduzione
111 Cfr. R.L. Segato, La guerra contro le donne, Tamu edizioni, Na- sociale come luogo da cui far emergere una nuova propo-
poli 2023.
sta politica di carattere universalistico. Questa proposta
112 In America del Sud e Caribe queste zone sono chiamate “ma-
quilas” e le donne che vi lavorano “mujeres de las maquilas” [N.d.T.]. implica che dobbiamo tornare a connettere produzione e

228 229
riproduzione sociale, abbandonando la separazione arti- mettendo le condizioni di vita al centro della battaglia,
ficiale che subordina la seconda alla prima. Infatti, non aumentino l’autonomia delle donne, e di tutte le persone,
si tratta di una divisione naturale, bensì di una divisione del 99% della popolazione e non solo delle élite, e la no-
che ha bisogno della forza – e della violenza – di un intero stra capacità di autodeterminazione.
sistema per affermarsi costantemente contro i nostri bi-
sogni vitali. Questa è una delle nostre principali battaglie.
Vincerla implica, come abbiamo proposto all’inizio, il ro-
vesciamento delle stesse gerarchie che strutturano il no-
stro mondo e, quindi, pretendere che fare le pulizie non
sia un compito svalutato che comporta condizioni di vita
e di lavoro precarie. Si apre così tutto un lavoro politico
di rielaborazione discorsiva, basato sullo smantellamen-
to delle categorie associate al lavoro e al suo valore. La
proposta che nasce da queste considerazioni contiene
il progetto storico del femminismo di classe in un mo-
mento di esaurimento delle utopie nate dal movimento
operaio.
Ma abbiamo anche il compito di organizzare la forza col-
lettiva che incarna questo progetto storico; per fare que-
sto non si può che partire da un femminismo costituito
da un soggetto plurale. Un soggetto trasversale, nel senso
che può riunire le diverse lotte in corso: quelle per la li-
bertà sessuale e di genere, ma anche quelle articolate sul-
la base della redistribuzione della ricchezza, per il diritto
alla casa, in difesa dei servizi pubblici, per il reddito di
base universale, per i diritti di tutte le lavoratrici – com-
prese le lavoratrici del sesso. Insomma, tutte misure che,

230 231
Postfazione

Alleanze difficili:
per un’intersezionalità
materialista

Lucia Amorosi
Viola Carofalo

Negli ultimi anni il temine “alleanza” ritorna conti-


nuamente nei discorsi pubblici, nei testi di riferimento,
nelle assemblee e nelle chiacchierate tra persone che
fanno parte del movimento transfemminista. È un termi-
ne prezioso ma infido, la cui doppiezza vale la pena di
esaminare. Perché la persona alleata è sì quella che pren-
de parte alla battaglia, ma lo fa stando di lato, al fianco,
in una posizione se non subordinata, certo secondaria.
Ma come si stabilisce chi è dentro e chi è (soltanto) di

233
fianco? Quali sono i soggetti attivi in ciascuna battaglia, da mettere in campo e, soprattutto, sulla ridefinizione
i soggetti trasformativi e rivoluzionari per eccellenza, e del senso stesso delle alleanze. Così, in questo contribu-
quali quelli che possono solo “dare una mano”? Come si to, vorremmo provare a interrogarci su come costruire un
costruiscono le alleanze e a partire da quali presupposti? fronte che vada oltre l’identità. O meglio, che concepi-
Individuare delle persone che possano far fronte co- sca l’identità come progetto, come qualcosa da costruire,
mune con noi significa disegnare, al contempo, una linea non come un dato o un’essenza.
di demarcazione che ci separa dal resto, dalla contropar- Partiamo dal principio: come viene definita, attual-
te. Sempre più questa linea sembra essere definita a par- mente, la condizione dell’alleato? Come una strana figu-
tire dalle esperienze di vita e dai tratti identitari conside- ra grigia, che è sì dalla nostra parte, ma non è come noi.
rati maggiormente caratterizzanti. Questa impostazione Questa distinzione può sembrare una sottigliezza, ma se
produce due effetti: per un verso gli insiemi nei quali guardiamo al dibattito attuale sulle cosiddette questioni
riconoscersi si fanno più angusti, per l’altro più trasver- di genere o che investono la comunità LGBTQIA+ (e non
sali. Alice Weidel, a guida del partito di estrema destra solo, ad esempio anche sull’antirazzismo, l’anticoloniali-
AFD (Alternative für Deutschland), in grande ascesa in smo, etc.) vediamo che le domande intorno a chi abbia
Germania, è una donna lesbica, sua moglie Sarah Bos- voce in capitolo e su cosa sono divenute sempre più cen-
sard, con la quale ha adottato due bambini, ha origini trali. Dal nostro punto di vista il fondamento dell’allean-
singalesi: questo la rende più vicina alle istanze della co- za non dovrebbe essere collegato alla forma specifica in
munità queer, o più attenta, per prossimità, ai diritti delle cui si manifesta la nostra subalternità, ma al meccanismo
persone razzializzate? Ci sembra che per segnare la linea profondo che la determina. Allearsi non è ritrovarsi tra
dell’appartenenza, del riconoscimento, della lotta ci sia simili, non ha a che fare solo con l’avere esperienze e
bisogno di una visione ampia e profonda del meccani- vissuti condivisi. Dovrebbe essere il risultato di una fa-
smo di oppressione capitalistico-patriarcale che vada ol- ticosa costruzione, di un disegno politico, di una visione
tre la logica identitaria. strategica. “Le persone che incontriamo per la strada […]
Nel tradurre e portare in Italia questo libro abbiamo in carcere, nelle periferie, là dove il sentiero non è nem-
voluto contribuire a stravolgere una prospettiva che veda meno asfaltato, in ogni sottoscala che ospiti l’alleanza
al centro la domanda sull’identità – chi sono, in quale possibile in quel momento, non sono esattamente perso-
gruppo mi riconosco – e ricentrare il punto sulle pratiche

234 235
ne che abbiamo scelto”113, lungo questa strada dissestata be altro), ma perché, se davvero vogliamo vivere in un
incapperemo in persone già pienamente consapevoli e mondo vivibile, dobbiamo evitare che quelle persone che,
con visioni e posizioni etiche e politiche simili alle no- per le condizioni concrete nelle quali si trovano, sono no-
stre, ma troveremo anche tanta gente assorbita da altre stre naturali alleate vengano reclutate dalla controparte.
faccende, socializzata in contesti in cui i nostri discorsi Anche se forse di primo acchito non ci salta subito all’oc-
non hanno avuto modo di circolare, poco consapevole. chio, abbiamo più di qualcosa, abbiamo quasi tutto quel
Non solo: incontreremo persone superficiali, persone che c’è di importante, in comune. Il femminismo è per
sgradevoli, addirittura ostili. La prima tentazione, di tutti114 nella misura in cui è un progetto emancipatorio
fronte a questa alleanza difficile, è certamente quella di complessivo, che ci permette di smascherare e trasfor-
chiuderci nei nostri spazi (politici, sociali e personali), di mare dinamiche di potere molto concrete, che impattano,
renderli confortevoli e, per quanto possibile, protetti. Di chiaramente in forma diversificata, su tutte le soggettivi-
trasformarli in una casa sull’albero, nel nostro rifugio. È tà, uomini inclusi.
una tentazione umana e comprensibile, ma che poco ha
a che fare con la necessità e la possibilità di trasforma- La volontà di costruire queste alleanze difficili ci
re il mondo. Mettersi in salvo, stare al sicuro è giusto e porta necessariamente a interrogarci sulle soggettività
ragionevole, come lo è non volersi necessariamente fare coinvolte nel processo di costruzione e sulle modalità
carico dell’altrui educazione, profondere sforzi, già pre- per portare a termine un simile progetto. Per farlo, pen-
se come siamo dalle mille incombenze quotidiane, per siamo sia necessario ricorrere a una prospettiva posizio-
portare dalla nostra parte chi già lo è nei fatti – persone nata, quella dell’intersezionalità materialista, che sentia-
oppresse, marginalizzate, sfruttate – ma che non si per- mo l’urgenza di definire, anche e soprattutto in relazione
cepisce come tale. all’utilizzo mainstream, spesso completamente depoliti-
Eppure, ci tocca farlo. cizzato e interclassista della categoria di intersezionalità.
Uscire di nuovo al freddo, lasciare i luoghi dove ab- Il punto di partenza è la necessità di uscire fuori
biamo trovato riparo, e inoltrarci nella bufera. Perché? dall’angusta definizione di un’identità tutta individua-
Non perché siamo moralmente obbligate (ci manchereb- le che, ci sembra, sia il più grande rischio che stiamo

113 J. Butler, L’alleanza dei corpi. Note per una teoria performativa 114 b. hooks, Il femminismo è per tutti. Una politica appassionata,
dell’azione collettiva, Nottetempo, Milano 2017, p. 239. Tamu, Napoli 2021.

236 237
correndo attualmente, almeno alle nostre latitudini. Se si riferisce alla discriminazione, violenza, e marginaliz-
è vero che il personale è politico, ovvero che l’esperien- zazione vissute da singoli individui a partire dall’intera-
za di ogni persona può mettere in luce meccanismi di zione tra diversi assi di oppressione, quali genere, razza,
funzionamento sociale che ci permettono di trascender- classe, orientamento sessuale, età, abilità, religione, etc.
ci e di cogliere le dinamiche strutturali e trasversali di Questa nozione quasi geometrica dell’intersezionali-
discriminazione, oppressione e violenza, il rischio che tà, per quanto analiticamente utile nell’individuare espe-
vediamo sempre più concretizzarsi è quello di definire rienze complesse e interconnesse di discriminazione e
la rilevanza del politico solo quando viene inquadrato oppressione, ci appare problematica per diversi motivi,
nell’esperienza del singolo – unica chiave di lettura e in quanto rischia di depotenziarne la natura intrinseca-
decifrazione dell’esistente, unica fonte di legittimità nel mente politica e radicale. Innanzitutto, se si dà valore pri-
prendere posizione e agire politicamente. In un contesto mario all’esperienza individuale determinata dall’inter-
simile, anche un approccio intersezionale resta privo di sezione tra assi di differenziazione – o categorie sociali
ripercussioni concrete e materiali, costituendo un para- – che non vengono problematizzate nel loro processo di
dosso a tutti gli effetti, se si considerano le radici storiche costruzione storica e contestuale, si rischia di “immobi-
di questa prospettiva. lizzare” queste stesse categorie. Questa rassicurante defi-
Non è un caso che, ormai, la parola intersezionalità nizione dell’intersezionalità, non mette necessariamente
venga adoperata nei contesti più disparati, dai volantini in discussione le strutture di potere e, anzi, sembra spes-
di molte manifestazioni alle raccomandazioni di policy so determinare una posizione di inevitabile vulnerabilità
di istituzioni nazionali e internazionali, da dibattiti acca- e fragilità delle soggettività più o meno oppresse, defi-
demici agli articoli di giornale, senza mai fare chiarezza nendo una specie di scala di discriminazione da un lato
su cosa s’intenda quando si utilizza questa parola. Gene- e di privilegio dall’altro, senza interrogarsi sulle dinami-
ralmente, ci si rifà alla definizione data nel 1989 da Kim- che di potere e i rapporti di forza, spesso sfumati e sem-
berlé Crenshaw in un famoso saggio sulla discriminazio- pre estremamente complessi perché legati a più affilia-
ne subita dalle donne nere nelle aule di tribunale , e ci 115
zioni, che determinano il posizionamento sociale degli
individui nello spazio sociale. Non è un caso che questo
115 K. Crenshaw, Demarginalizing the Intersection of Race and Sex:
A Black Feminist Critique of Antidiscrimination Doctrine, Feminist
Theory and Antiracist Politics, in “University of Chicago Legal Fo- rum”, 1, 1989, pp. 139-167.

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tipo di intersezionalità, che spesso si insinua anche nei tersezionalità materialista. Con questa definizione ci ri-
nostri spazi e dibattiti militanti caratterizzandoli, sia alla feriamo a un approccio che, a partire dalle esperienze
base dei discorsi su diversity management di tante grandi concrete e posizionate – inevitabilmente eterogenee al
aziende e multinazionali, e apra al discorso sull’inclusio- loro interno – di marginalizzazione e discriminazione di
ne come gentile concessione dall’alto. Questa definizione diversi gruppi sociali, ci consente di mettere in luce, di
depoliticizzata, astratta e tutta proiettata sull’esperienza vedere le dinamiche di potere che strutturano il mondo
individuale dell’intersezionalità è assolutamente in linea in cui viviamo. Un simile approccio si basa sulla sostitu-
con i principi del capitalismo neoliberista. zione delle categorie astratte con processi di categoriz-
L’approccio al quale guardiamo tenta di recuperare zazione che rispecchiano i rapporti di forza all’interno
le radici storiche e materiali dell’intersezionalità (anche della nostra società, e non può fare a meno di interrogar-
prima che venisse definita come tale), quando si configu- si su quali pratiche radicali di organizzazione e lotta si
rava come esperienza diretta di donne e persone queer, possa mettere in campo insieme, superando le divisioni
non-bianche e razzializzate che, a partire dai loro vissuti esistenti. Una simile prospettiva ci permette di cogliere
collettivi, articolavano analisi complesse del funziona- quanto relazioni sociali come quelle di genere e di razza
mento del capitalismo e mettevano in campo conseguen- siano costitutive della nascita e dello sviluppo del capi-
ti pratiche radicali. Ci riferiamo ad Angela Davis, Clau- talismo non solo come sistema sociale, ma anche come
dia Jones, al Combahee River Collective, a tutta la storia sistema economico e produttivo, problematizzando le di-
del Black Feminism, a quella prospettiva che sempre e stinzioni tra lavoro/non lavoro, umano/non umano, pro-
necessariamente implicava una lotta che consentisse la duzione/riproduzione, sfruttamento/oppressione, resti-
liberazione dall’oppressione e dallo sfruttamento di tutte tuendo una complessità di analisi in grado di scongiurare
e tutti noi, senza invisibilizzare le differenze interne, ma ogni rischio di riduzionismo.
senza neppure naturalizzarle ed essenzializzarle. Non In altre parole, l’intersezionalità materialista ci per-
può esistere intersezionalità senza una ricaduta pratica mette di comprendere, a partire dalla materialità delle
e trasformativa, e non può esistere una pratica politica condizioni di vita di un soggetto politico al suo interno
radicale che sia compatibile col sistema economico e so- eterogeneo, che non potrebbero esistere organizzazione
ciale in cui viviamo. produttiva e lavoro salariato senza il lavoro domestico o
L’intersezionalità a cui facciamo riferimento è un’in- sfruttato svolto dalle donne, che l’informalità lavorativa

240 241
e le forme – spesso razzializzate – di schiavitù moderna va letto come sfera di vita – modello di esistenza, sociale,
non sono residui di un passato che verrà superato dal- culturale, simbolico – che si nutre di condizioni non-eco-
lo sviluppo delle forze produttive, ma sono componenti nomiche (sessismo, razzismo, estrattivismo, etc.)117.
essenziali delle dinamiche di sfruttamento del mondo Questa lettura del capitalismo non può che portare
in cui viviamo, che la costante disumanizzazione dell’al- alla costruzione di un soggetto politico intersezionale,
tro e reificazione e messa a profitto della natura e degli nella misura in cui la prospettiva del margine118 non resta
animali non-umani è funzionale in un’ottica di messa a marginale, ma viene rimessa al centro di una lotta poli-
profitto, appropriazione, organizzazione e controllo del tica ampia e trasversale, in dialogo con altre prospettive,
lavoro116. perché utile a far emergere ciò che non si può cogliere
Queste sembrano teorie e approcci relativamente re- da una sola angolazione, a smascherare il tentativo di
centi, ma in realtà sono già tutte presenti in nuce nella frammentazione della classe. In un contesto simile, l’e-
definizione marxiana di Capitale come rapporto sociale sperienza individuale certo conta, perché racconta una
– e non come semplice rapporto economico. Definizione storia diversa da quella che ci viene propinata come uni-
che rimanda a due evidenze: la prima è che i rapporti di ca e valida per ogni persona, ma confluisce e si diluisce
sfruttamento e oppressione non si mostrano mai in una all’interno di una collettività che tiene conto di queste
forma perfettamente pura e circoscrivibile (l’immagine differenze. Senza silenziarle, ma facendole diventare fat-
classica dell’operaio-massa), ma che hanno a che fare tore di moltiplicazione di una forza collettiva ben più am-
con il modo in cui opera il modo di produzione e non con
l’aspetto che assume esteriormente o con le figure che 117 Cfr. K. Marx, F. Engels, L’ Ideologia tedesca. Il testo, come molti
investe. La seconda riguarda la necessità del sistema ca- altri della tradizione classica marxista è consultabile on line nella se-
zione italiana del Marxist Internet Achive; per una lettura contempo-
pitalistico di inglobare e rifunzionalizzare gli schemi pa-
ranea del concetto di capitalismo come modo e sfera di vita si vedano,
triarcali e razziali e di concrescere con essi; il capitalismo tra le altre, di Nancy Fraser, Capitalismo cannibale. Come il sistema
sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunità e il pianeta,
Laterza, Roma-Bari 2023 e Cosa vuol dire socialismo nel XXI secolo?,
116 A tale riguardo, si pensi alle dinamiche di disumanizzazione, Castelvecchi, Roma 2020; di R. Jaeggi, Forme di vita e capitalismo,
controllo ed espropriazione violenta di lavoratori e lavoratrici palesti- Rosenberg & Sellier, Torino 2017 e Critica delle forme di vita, Mimesis,
nesi nelle colonie israeliane. Facciamo riferimento, in particolare, al Milano-Udine 2022.
seguente report: [Link] 118 b. hooks, Elogio del margine. Razza, sesso e mercato culturale,
port_en.pdf. Feltrinelli, Milano 1998.

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pia, basata su condizioni concrete e sulla definizione di realtà già consolidata, ma non crediamo che sia così. Ci
obiettivi di lotta comuni, perché il nemico che abbiamo sembra che, almeno in parte, si tratti di una novità di cui
davanti è lo stesso. Pensiamo che solo questo approccio sono complici anche le cosiddette sinistre progressiste
intersezionale materialista ci possa permettere di ricono- che, dopo aver abdicato all’intervento sul piano imme-
scere non solo l’utilità, ma anche l’inevitabilità e l’urgen- diatamente materiale del salario diretto e indiretto, del
za di compiere lo sforzo necessario a costruire alleanze welfare e delle misure di supporto a marginalità e pover-
difficili. Basta guardarsi intono per capire che non c’è più tà, sembrano arretrare anche su quello ideologico della
tempo da perdere. costruzione di un consenso forte nelle classi popolari e
nell’elettorato giovanile di sesso maschile.
Le ultime presidenziali negli Usa, le elezioni in Ger- Come sottolinea Houria Bouteldja120, ci sono molti
mania di alcuni mesi fa, ma anche i recenti sondaggi che uomini nelle periferie, nelle classi popolari che devono
fotografano la realtà italiana ci restituiscono un quadro essere riconquistati al fronte delle persone oppresse se
tutt’altro che consolante . Non solo per la capacità delle
119
non vogliamo che pensino di trovare il loro posto altrove,
destre autoritarie di affermarsi e consolidare il proprio perpetuando forme più o meno microscopiche di violen-
consenso, ma per i discorsi che hanno accompagnato za e dominio nei confronti di chi sta peggio di loro – le
questa affermazione e soprattutto per la composizione donne, le persone razzializzate, etc. – e questo non può
dei loro sostenitori. Dovendo riassumere la faccenda con farlo un progressismo moralista, astratto e lontano dalla
una frase sola potremmo dire che, tra chi è al primo voto, realtà121. Questo dobbiamo farlo noi. Quando Bouteldja ci
per le generazioni più giovani, c’è una chiara separazione: parla delle mascolinità non egemoniche, sottolinea che
giovani donne a sinistra, giovani uomini a destra. Si ci sono uomini e gruppi di uomini che godono di privi-
potrebbe sostenere che non c’è nulla di nuovo, che legi solo in maniera molto relativa e limitata, che sono
semplicemente si è sdoganata ed è divenuta visibile una
120 Cfr. H. Bouteldja, Maranza di tutto il mondo unitevi! Per un’al-
119 In uno studio (2025) dell’osservatorio Monitoring Democracy leanza dei barbari delle periferie, DeriveApprodi, Roma 2024, pp. 107
del dipartimento di Scienze sociali dell’Università Bocconi di Milano e ssg. Si veda anche: Ramy Elgaml e l’alleanza possibile. A partire da
emerge una forte polarizzazione tra i giovani (18-29 anni) uomini e le “Maranza di tutto il mondo unitevi!”, su [Link].
giovani donne, il 34% dei primi si colloca a destra contro “solo” l’11% 121 Cfr. E.D. Mersault, Faire justice: Moralisme progressiste et pra-
delle seconde; i dati ricalcano una tendenza già riscontrata in USA e tiques punitives dans la lutte contre les violences sexistes, La fabrique,
Germania nelle più recenti tornate elettorali. Parigi 2023.

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ipersfruttati, marginalizzati e, soprattutto, che sul piano Ma frustrazione, risentimento, violenza, non sono la
dell’identità e del racconto pubblico non trovano alcuno causa, sono l’effetto. Se non lavoriamo assieme per ri-
spazio. orientarli, se non ne estirpiamo le radici, probabilmen-
Si tratta di un problema politico, dicevamo. Perché te ci sarà qualcun altro che le farà crescere sempre più
la falsa contrapposizione tra maschi poveri, razzializzati, profonde e vigorose. Lo abbiamo già accennato: sono
che vivono in condizioni di precarietà, e donne e persone in molti, nella destra autoritaria e non solo, a cavalcare
della comunità queer, serve solo a spaccare un fronte che questi sentimenti, a renderli politici, ovvero a fornire una
sarebbe altrimenti naturalmente unito da interessi simili. cornice in cui collocarli – “ragazzo, la tua non è frustra-
Quelli legati alla necessità di uscire da una condizione di zione individuale ma legittima rivendicazione di potere”
oppressione e di abbandono, di trovare un proprio posto – e a ricavarne consenso. Paradossalmente la politica del-
nel mondo. La stessa operazione fatta per il razzismo, ov- le identità, così disgregante per noi, diviene per loro un
vero quella di scaricarne il peso sul piano intersoggetti- veicolo di ricomposizione.
vo, di individuarne la matrice esclusiva nell’inclinazione In una fase di crisi sociale, economica, culturale, il
individuale, nell’ignoranza, etc. è oggi sempre più fatta rischio è che discorsi come quello di Milei, di Trump,
anche per il sessismo e, in particolare, quando si parla di Orban, di Meloni suonino alle orecchie di qualcuno
di violenza contro le donne. Si sposta la questione da un come parole di riscatto. Se il discorso capitalista neolibe-
piano strutturale – che non vuol dire solo sistematico, ma rista che delega la responsabilità del proprio “successo”
anche che ha a che fare con la struttura economica, con o “fallimento” unicamente al singolo individuo può es-
la possibilità di espropriare l’altro, di sfruttarlo – a un sere ancora efficacemente utilizzato in alcune occasioni,
piano individuale. La responsabilità del sessismo e della per fargli da contrappunto, soprattutto nelle situazioni
violenza di genere è stata di fatto subappaltata alle classi nelle quali tirarsi fuori dalla merda con le proprie sole
popolari e agli “scartati”: è colpa dei poveri, degli stranie- forze sembra davvero impossibile, viene rimessa in cam-
ri , dei “disadattati”, degli ignoranti, dei rozzi, degli “psi-
122
po la solita vecchia logica del capro espiatorio. E allora
copatici”. Imbavagliamoli, imprigioniamoli, rendiamoli gli stessi che ci dicevano che ciascuno è il solo artefice
inoffensivi e tutto sarà risolto. del proprio destino, a prescindere dal punto di partenza
e dei mezzi a propria disposizione, oggi raccontano che il
122 Cfr. S.R. Farris, Femonazionalismo: Il razzismo nel nome delle
donne, Alegre, Roma 2019. senso di inadeguatezza, il disagio e il risentimento sono

246 247
frutto di precise strategie e trasformazioni sociali, che c’è ma l’esatto opposto. Il patriarcato deve essere superato
qualcuno che acquisendo spazio, visibilità, “privilegi”, li anche e soprattutto perché danneggia e opprime così tan-
sta togliendo ai maschi. Indovinate di chi si tratta. te persone, non se ne salva quasi nessuna – tranne quelle
Se dobbiamo costruire alleanze, pur nella loro dif- poche che ne traggono profitto e privilegio. E sebbene
ficoltà, è per impedire questo gioco sporco, ma sempre esistano gradi diversi di oppressione, sfruttamento e ap-
assai efficace, del divide et impera. Non immaginiamo propriazione, questa differenza di grado non dovrebbe
di recuperare gli irrecuperabili, ma speriamo almeno di essere raccontata per dividerci, ma per unirci, per mo-
riuscire a evitare che le persone che potrebbero stare dal- strare come siano interconnesse condizioni apparente-
la nostra parte rispondano a una giusta domanda – di una mente separate, se non addirittura contrapposte; “che io
vita decente, stabilità, appartenenza, di desiderio di cam- abbia vissuto la mia parte di esperienze traumatiche […]
biamento – con una risposta sbagliata. Di fronte a que- non sono carte da potermi giocare nel contesto di un’in-
sto rischio non ci restano molte opzioni: abbandonare il terazione sociale […]. Non mi danno un diritto speciale
campo rallegrandoci del fatto che tante giovani donne di parola, di valutazione, o di decisione in nome di un
si collochino a sinistra oppure provare a capire a partire gruppo. Sono una concreta manifestazione esperienziale
da quale discorso e pratiche è possibile riorientare le ri- della stessa vulnerabilità che mi connette alla maggior
sposte di quelli che vivono con noi e spesso come noi, in parte delle persone che abitano su questa terra. Si inter-
condizioni diverse eppure così simili alle nostre123. pongono fra me e le altre persone non come un muro, ma
Quello che stiamo provando a dire è che includere il come un ponte”124.
problema del “maschile” tra quelli prodotti dal patriarca- Come sottolinea Rita Segato, il maschio diventa psi-
to (nella sua rifunzionalizzazione capitalista e neolibe- copatico125 – e questo non significa che tutti lo siano, ten-
rista), non significa in alcun modo sminuire la violenza dano a esserlo o siano destinati a esserlo – quando non
e la pervasività dell’oppressione delle donne, ovvero so- riesce a imporre la funzione che gli è consegnata e impo-
stenere che il patriarcato non è poi un grosso problema, sta, che è quella del dominio, attraverso i suoi successi,
affermando l’egemonia della propria posizione, quando
123 Cfr. M. Garcia, Sottomessa non si nasce, lo si diventa, Nottetem-
po, Milano 2023, pp. 119 e ssg.; si veda anche Ead., Vivre avec les hom- 124 O.O. Táíwò, La cattura delle élite, Alegre, Roma 2024, p. 138.
mes: Réflexions sur le procès Pelicot, Climats, Parigi 2025; e prima an- 125 Questa “psicopatia” deriva da un’educazione del maschile volta
cora S. de Beauvoir, Il secondo sesso, il Saggiatore, Milano 2016, p. 24. alla “crudeltà”. Cfr. R. Segato, Contro-pedagogie della crudeltà, cit.

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fallisce, o si avvita su sé stesso oppure prova a distrugge- scere questo dolore a impegnarsi per eliminarlo, perché
re l’altro. Il punto allora non è (come voleva farci credere esiste”, anche se questo ovviamente “non cancella e né
la pubblicità dei rasoi Gillette di qualche anno fa) che il riduce la responsabilità nei maschi nel sostenere e per-
patriarcato opprime anche gli uomini perché, banalmen- petuare il proprio potere patriarcale”126.
te, non lascia loro la possibilità di piangere; c’è molto
altro e molto di più della facoltà di esprimere i propri Abbiamo bisogno di costruire nuove alleanze che sia-
sentimenti o esplorare la propria intimità. In gioco c’è la no in grado di farci uscire dalla condizione di instabilità
possibilità di costruirsi come soggetti che non debbano materiale ed esistenziale in cui ci troviamo, un soggetto
rispondere alle regole del dominio e della violenza politico collettivo e trasversale che corrisponda alla no-
come modo di soggettivarsi, la possibilità di rifiutare il stra idea di identità come progetto, una collettività non
meccanismo capitalista dello “scarto” e, per rovescio, più – ma in realtà non lo è mai stata – omogenea al suo
dell’appropriazione e dello sfruttamento, che passa per interno ma unita dagli stessi bisogni e aspirazioni. Ritor-
la messa al lavoro di alcuni corpi, per la sottomissione niamo al tema dell’intersezionalità materialista e delle
violenta di altri, meccanismo che riguarda tutte e tutti noi. prospettive pratiche che ci apre, soprattutto nell’ottica
Il tentativo di uscire da una condizione di instabili- della ricomposizione di classe o, meglio, della costruzio-
tà materiale ed esistenziale può essere letto come desi- ne di una classe che non può che essere intersezionale
derio di restaurare un privilegio (e sicuramente questo al suo interno. A differenza dell’intersezionalità intesa
tratto esiste e viene reso sempre più ipertrofico) ma al in senso individualistico, infatti, l’intersezionalità mate-
di sotto di esso, e andrebbe ri-politicizzata e fatta emer- rialista non vede la classe come una categoria – meglio,
gere, c’è anche la ricerca di una propria stabilità, voce relazione sociale – uguale alle altre. Se la concettualizzia-
e di una propria dignità. L’ideologia patriarcale prova a mo non come categoria identitaria individuale, ma come
fare il “lavaggio del cervello” alle donne, cercando di ren- relazione sociale definita da specifici rapporti di potere,
derle complici, e agli uomini, provando a fargli credere essa è l’unica tra tutte le altre che non può essere sussun-
di essere vantaggiosa per loro, mentre invece non lo è. ta e messa a valore dal capitalismo, nella misura in cui
Certo, “l’oppressione maschile delle donne non può es- viene direttamente prodotta da esso, ne è la base costitu-
sere giustificata dal fatto che anche gli uomini soffrano a
126 b. hooks, La volontà di cambiare. Mascolinità e amore, il Saggia-
causa di rigidi ruoli sessisti” però bisognerebbe “ricono- tore, Milano 2022, p. 44.

250 251
tiva. Nella sua accezione politica, la classe è condizione per essere al sicuro. Per metterci in salvo c’è bisogno di
materiale di partenza e prospettiva collettiva all’interno spezzare il meccanismo profondo della sopraffazione,
della quale agire politicamente. Questa classe è da inten- che può avere molti volti e molti modi di esprimersi. “È
dere anche come identità collettiva in costante costruzio- un’invenzione del falso femminismo che noi donne pos-
ne e mai data definitivamente, i cui membri si riconosco- siamo scoprire il nostro potere in un mondo senza uo-
no reciprocamente non più – o non solo – sul posto di mini, in un mondo in cui neghiamo i nostri rapporti con
lavoro, ma anche nel tentativo quotidiano di sopravvivere loro. Rivendichiamo pienamente il nostro potere solo
a un sistema che estrae valore dalla sfera produttiva così quando possiamo dire la verità: che abbiamo bisogno de-
come da quella riproduttiva, dalla vita stessa. Una classe gli uomini nella nostra vita, che gli uomini fanno parte
che è quella eterogenea, meticcia, e queer del 99% (con- della nostra vita a prescindere dalla nostra volontà, che
tro l’1%), composta da tutte le persone povere – parliamo abbiamo bisogno di loro per sfidare il patriarcato, che
delle vecchie e delle “nuove” povertà prodotte dai pro- abbiamo bisogno di loro per cambiare”127.
cessi di precarizzazione e “femminilizzazione” del lavoro
– contro quelle, pochissime, che di questa disuguaglianza
si avvantaggiano.
Nel libro di grandissimo successo di Naomi Alder-
man Ragazze elettriche (nel 2023 ne è stata tratta anche
una serie per Prime Video) si racconta di un futuro
prossimo in cui le donne hanno acquisito dei superpoteri
e gli uomini sono finalmente ridotti all’impotenza. In Un
mondo di donne (ed. Fanucci 2021) di Lauren Beukes si
racconta di una pandemia che porta all’estinzione di qua-
si tutti gli uomini. Entrambi i mondi non sono poi così
pacificati o liberati. Perché le linee dell’oppressione, del-
la violenza, che storicamente si incarnano nel maschile,
non hanno a che fare con un’essenza mitica: non basta
cancellare gli uomini, separarsi da loro, renderli innocui 127 Ivi, p. 12.

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Stampato nel mese di maggio 2025
Presso Leonardo s.r.l.
Via Udalrigo Masoni, 86 | Napoli

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