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Inno

Il documento analizza il ruolo di Venere come genitrice della stirpe di Enea, sottolineando la sua importanza nella cultura romana e nella poesia epica. Venere è celebrata come simbolo di vita e piacere, in contrasto con Marte, e viene descritta come fonte di fertilità e bellezza nella natura. Inoltre, viene menzionato il contesto storico della Gallia e l'intenzione di Cesare di esplorare la Britannia per comprendere meglio i suoi abitanti e le loro usanze.

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Il documento analizza il ruolo di Venere come genitrice della stirpe di Enea, sottolineando la sua importanza nella cultura romana e nella poesia epica. Venere è celebrata come simbolo di vita e piacere, in contrasto con Marte, e viene descritta come fonte di fertilità e bellezza nella natura. Inoltre, viene menzionato il contesto storico della Gallia e l'intenzione di Cesare di esplorare la Britannia per comprendere meglio i suoi abitanti e le loro usanze.

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Aeneadum: Genitivo plurale.

Indica i "discendenti di Enea", cioè i Romani,


così chiamati anche in Virgilio, En., VIII
Gentrix: da gigno
1 Aeneadum genetrix: il De rerum natura si apre con un patronimico
solenne, che ha una doppia funzione specifica: da un lato, c’è il richiamo
esplicito ai valori e alla tradizione della cultura romana (Venere è salutata
come “genitrice” ed origine della stirpe di Enea) e alla poesia epica, dall’altro
si apre qui la cosiddetta aretalogia di Venere ovvero un inno delle qualità
attribuite ad una divintà e delle sue azioni venerabili. Questa sezione, oltre a
garantirsi le simpatie del pubblico del tempo e a inserire l’opera in un
determinato contesto storico-letterario, vuole soprattutto celebrare Venere
come simbolo di un piacere vitale che, secondo i canoni dell’epicureismo,
si oppone ai moti di distruzione, impersonati da Marte. Le due divinità (che un
epicureo ortodosso come Lucrezio avrebbe dovuto rigettare) sono così
“raffigurazioni poetiche dei due contrapposti, universali movimenti degli atomi,
che producono, rispettivamente, l’aggregazione e la disaggregazione, la
costruzione e la distruzione, la vita e la morte, il piacere e il dolore, la pace e
la guerra.
Divumque: arcaismo genitivo plurale della seconda declinazione al posto
di divorum, assai frequente in Lucrezio.
Aeneadum… alma Venus: Accumulazione di vocativi; genetrix indica la
nascita
Voluptas: Sostantivo connesso all'avverbio volup(e) [Velle ], che indica ciò
che è conforme al proprio desiderio. Qui, appunto, "oggetto del desiderio" /
Voluptas= il piacere inteso essenzialmente come assenza del dolore fisico e
assenza di passioni la dea è quel “piacere” che costituisce il fine della vita
umana.
Alma: Connesso ad alo,is, ha il senso di "che dà la vita". Alo vuol dire "nutrire,
alimentare, far crescere, sviluppare" altro epiteto tradizionale di Venere;
l’aggettivo almus, -a, -um deriva dal verbo alo, alis, alui, alitum, alere, “nutrire,
alimentare, far crescere” ed indica quindi una forza cha dà e trasmette la
vita. È quindi questa la prerogativa che contrappone Venere a Marte
“armipotens” (v. 33),
Caeli…signa: Complemento di luogo (subter + accusativo). Labentia è
participio. Signa caeli= propriamente sono le costellazioni
Navigerum: È un hapax (compare solo una volta su tutto il poema
Animant(i)um: Genitivo. Il termine, che in origine indicava anche le piante, è
poi rimasto a indicare gli animali e, più in generale, gli "esseri viventi"
Visit: dal verbo visere che è desiderativo di videre.
Exortum: C'è il senso dell'uscita da un luogo chiuso (EX-), quindi della
nascita. Te….te….te….tibi: sono anafore
Daedala tellus: aggettivo di tradizione greca che significa letteralmente
“lavorare con arte” la terra è intesa come un artefice che produce con cura le
proprie opere
Summittit: Sub+mittere “far spuntare al di sotto”: la dea fa rinnovare la natura
dove passa
Suavis: sta per suaves ed è un accusativo plurale da unire a flores
Placatum: è il participio predicativo del soggetto caelum
Patefactast: è aferesi per patefacta est.
Genitabilis aura: L'aggettivo fa riferimento a geno, forma antica per gigno
Diva: Vocativo interscambiabile con dea
Perculsae: Participio di porcello, is, perculi, perculsum, percellere
Corda: Accusativo di relazione
Tua vi: ablativo (causa efficiente)
Inde… laeta: allitterazione
Tranant: dal verbo trans-nare
Amnis: sta per amnes (accusativo plurale da unire all’aggettivo rapidos)
Capta: è concordato con pecus
Lepore: Indica il senso di incanto che prende ogni essere alla vista della dea
Montis: accusativo plurale (complemento di moto per luogo)
Rapacis: accusativo plurale (rapax dal verbo rapere)
Virentis: sta per virentes
Generatim saecla propagent: Il termine saeculum (saeclum) indica la durata
di una generazione umana (33 anni circa). L'intera espressione indica
l'armonioso espandersi delle stirpi in seguito all'azione della forza vitale
personificata in [Link]

Genitrice della stirpe di Enea, gioia di uomini e dei, Venere che dai la vita,
che sotto gli astri scorrenti del cielo rendi popoloso il mare colmo di navi e la
terra fertile di messi, poiché ogni genere di viventi nasce da te e, sorta,
contempla la luce solare: te, dea, te fuggono i venti, te e la tua avanzata il
cielo nuvoloso, per te la terra industriosa fa sgorgare fiori, per te sorridono
le vaste superfici del mare e, placato, splende il cielo di una diffusa
chiarezza. Non appena s’è spalancato lo splendore primaverile dei giorni
e, libero, prende forza il Favonio fecondo. come primi gli uccelli
preannunciano te, dea, e il tuo arrivo, i cuori toccati dalla tua energia vitale.
Poi bestie feroci e greggi scorrazzano per pascoli felici e guadano rapidi
torrenti: così, preso dalla magia, chiunque, ardente, ti segue ovunque
lo porti. Infine, per mari e monti e fiumi impetuosi, e per le
magioni frondose degli uccelli e per i campi verdeggianti, infondendo a tutti
per i petti un dolce amore, fa che con passione le stirpi propaghino secondo
il genere.

Versione pag 388 n 3


Rimasta un’esigua parte dell’estate, sebbene in quei luoghi,
poichè tutta la Gallia è volta a settentrione, gli inverni siano
precoci, Cesare decise di andare in Britannia poiché comprendeva
che da quel paese erano somministrati gli aiuti ai nostri nemici
all’incirca in tutte le guerre galliche e, anche se la stagione non
fosse bastata a fare la guerra, pensava che gli sarebbe stato
molto utile se anche si fosse accostato all’isola, poichè con
l’avvicinarsi avrebbe esaminato il genere di uomini, avrebbe
conosciuto luoghi e porti. Ma questi erano all’incirca sconosciuti ai
Galli: e infatti è difficile che qualcuno a parte i trafficanti vada là,
e niente ad essi stessi è noto a parte la costa e le regioni di fronte
alla Gallia. Pertanto, chiamati a sè da ogni parte i trafficanti, potè
reperire nè quanto grande fosse la forza degli isolani, nè quante e
quali nazioni abitassero, nè quali usanze di guerra avessero o
quali istituzioni usassero, nè quali porti fossero idonei ad una
maggiore moltitudine di navi.
O madre degli Eneidi (Aeneadium = eneadi, genitivo plurale -
patronimico), piacere degli uomini e degli dei
(divum = deorum – arcaismo), Venere madre (alma = nutrice,
datrice di vita, deriva da alere = nutrire), che (quae - anafora)
sotto gli astri vaganti (labentia da labor) del cielo (signa caeli,
propriamente: le costellazioni) popoli
(concelebras da concelebrare col significato di
popolare/affollare) il mare solcato da navi e la terra feconda di
frutti (frugiferentis sta per frugiferentes), poiché per mezzo di
te ogni ogni specie vivente grazie a te (per te
quoniam, anastrofe per quoniam per te) è concepita e nata
vede (visit da visere, intensivo di videre) la luce del sole (lumina
solis – metafora della vita terrena): te, o dea (Venere viene
identificata con la primavera), i venti fuggono te, fuggono te le
nuvole del cielo e il tuo avvenire, a te la terra laboriosa (daedala
tellus - dal verbo daidallein di derivazione greca che significa
“adornare con arte”, da cui anche il nome del mitico Dedalo,
architetto del labirinto di Creta) produce (summittit) fiori soavi
(suavis accusativo plurale riferito a flores) per te le distese
marine (aequora ponti) ridono ed il cielo placato splende
(nitet da nitere) di luce diffusa (lumine, ablativo di causa).
Infatti (nam) non appena (simul ac) l’aspetto primaverile
(verna da ver = primavera – ipallage riferito a species anziché a
diei) del giorno si manifesta (patefactast sta per patefacta est;
da patefacere = rivelare) e libero riprende vigore
(viget da vigere) il soffio del fecondo (genitabilis fecondatore.
Deriva da gignere = generare) favonio (favoni = zefiro in greco.
In primo luogo gli uccelli dell’aria annunciano (significant) te, o
dea, e il tuo arrivo colpiti (perculsae da percellere, significa
colpire e in senso metaforico “provocare una forte emozione”)
nei cuori dalla tua forza (vi – ablativo singolare di vis).
fugiunt: pres. ind. att. 3ª pl → fugio, fugis, fugi, fugitum, fugere;
summittit: pres. ind. att. 3ª sg → summitto, summittis, summisi,
summissum, summittere; rident: pres. ind. att. 3ª pl → rideo,
rides, risi, risum, ridere; placatum: part. perf. pass. → placo,
placas, placavi, placatum, placare; nitet: pres. ind. att. 3ª sg →
niteo, nites, nitui, — , nitere; patefactast: perf. ind. pass. 3ª sg
→ patefacio, patefacis, patefeci, patefactum, patefacere;
reserata: part. perf. pass. → resero, reseras, reseravi,
reseratum, reserare; viget: pres. ind. att. 3ª sg → vigeo, viges,
vigui, — , vigere; significant: pres. ind. att. 3ª pl → significo,
significas, significavi, significatum, significare; perculsae: part.
perf. pass. → percutio, percutis, percussi, percussum, percutere;
concelebras: pres. ind. att. 2ª sg → concelebro, concelebras,
concelebravi, concelebratum, concelebrare; concipitur: pres.
ind. pass. 3ª sg → concipio, concipis, concepi, conceptum,
concipere; visit: pres. ind. att. 3ª sg → visito, visitas, visitavi,
visitatum, visitare; exortum: supino → exorior, exoriris, exortus
sum, — , exo

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