nella disperazione perché non sa dare una spiegazione alla propria vita.
Essa viene
rappresentata dalla figura di Cristo.
Per spiegare questo punto Kierkegaard si concentra sul vangelo, principalmente la parte che
tratta la morte di Lazzaro, un grande amico di Gesù, per una malattia non [Link] si
concentra il paradosso, cioè il fatto che la malattia non fosse mortale, ma che Lazzaro fosse
comunque morto. Gesù vuole dimostrare che la fede è la soluzione, infatti Lazzaro dopo 3
giorni resuscita, mentre gli amici di Lazzaro dicono a Gesù che se fosse stato lì tempo prima
non sarebbe successo nulla. Il punto non è però non morire con il corpo, ma avere fede.
riflette sul fatto che l’antidoto alla disperazione che attanagliava tutti gli amici di
Kierkegaard
lazzaro sia la fede. Ma anche in caso non avvenissero miracoli, la guarigione alla
disperazione è la fede. Cristo è quindi l’eterno che irrompe nel tempo.
KARL MARX
Marx si dedica a una formazione filosofica e dettagliata sull’economia. Scrive una tesi di
laurea sulla differenza tra Democrito e Epicuro. Nella gioventù Marx fa parte di un gruppo di
intellettuali, gli hegeliani di sinistra, definiti così perchè si contrappongono agli hegeliani di
destra. Dopo la morte di Hegel, il suo pensiero è infatti fonte di ispirazione per molti
studiosi. Gli studiosi della destra hegeliana seguono il suo pensiero, mentre quelli della
sinistra hegeliana riflettono su alcuni aspetti del pensiero di Hegel, ma unicamente per
smuovere delle critiche.
DESTRA HEGELIANA: Gli esponenti della destra hegeliana sono: Kuno Fisher, David Strauss e
Bruno Bauer. Si definiscono hegeliani di destra perchè riflettono in particolare sull’aspetto
che collega la filosofia della ragione alla religione. Questi studiosi sono quindi dei
conservatori, cioè mantengono la struttura della filosofia hegeliana e la amplificano.
Tendono quindi sempre più a conciliare gli aspetti razionali della filosofia hegeliana con i
dogmi religiosi.
SINISTRA HEGELIANA: Gli esponenti sono Arnold Ruge, Max Stirner, Ludwig Feuerbach e Karl
Marx. L’aspetto che mantengono del pensiero di Hegel, che manterrà soprattutto Marx,
riguarda la filosofia della storia. In particolare condividono l’idea che la storia sia un
processo dialettico, che ci siano dunque delle leggi che regolano lo sviluppo della storia e il
susseguirsi degli eventi. Tuttavia criticano l’idealismo in quanto per loro è un pensiero
astratto, occorre rovesciare i presupposti dell’idealismo. Il motore della storia non è la logica
che entra a far parte di essa ma i bisogni e gli aspetti materiali dell’esistenza. Il pensiero è
una conseguenza della struttura materiale ed economica della società. Ancora di più critica il
giustificazionismo della realtà: se noi partiamo da una filosofia che muove da un’idea di
ragione assoluta e dal pensiero, tenderemo a giustificare tutto ciò che nella realtà si realizza,
perché esso dipende dalla ragione stessa. Per marx bisogna rovesciare i rapporti di
predicazione, cioè porre come soggetto della storia i bisogni materiali, e di conseguenza
avremo un pensiero nella società che è riflesso dei rapporti economici in essa. La critica della
sinistra arriva dalle idee della destra, quindi al rapporto tra ragione e religione
FEUERBACH: si concentra sulla religione. La frase che descrive tutta la sua riflessione sulla
religione è: “non è Dio che crea l’uomo, ma è l’uomo che crea l’idea di Dio”. Secondo lui la
religione è una conseguenza della minorità dell’uomo, ovvero tutti gli uomini per una loro
costituzione interna tendono a sminuirsi e a riversare tutte le proprie capacità nella figura
del padre, pensato come forte e perfetto. Tutta la nostra struttura di pensiero viene
condizionata da ciò, cioè noi facciamo sempre riferimento a una figura che secondo noi è
perfetta. Tutta l’umanità possiede l’istinto di riversare le sue qualità in una figura che possa
avere tutte le qualità possibili, come la capacità di amare e di conoscere gli aspetti del
mondo. Questa figura nella fanciullezza è il padre, quindi il genitore, mentre nell’età adulta
è Dio, al quale gli uomini attribuiscono tutte le loro qualità. Tutto ciò corrisponde al concetto
di alienazione (già presente in Hegel nella lotta tra le autocoscienze, nell'antitesi e nella
società civile), che in Feuerbach consiste nel fenomeno della religione, cioè gli uomini hanno
in sé delle qualità/capacità che però tendono a non riconoscere come pienamente
proprie,quindi le cedono a una figura che costruiscono come idea di Dio. Pensano che Dio
abbia dato la bontà, la facoltà di conoscere, la capacità di progredire ecc.
Per Feuerbach dobbiamo passare dalla teologia all’antropologia: la filosofia del futuro deve
mettere al centro l’uomo, in quanto se gli uomini si pongono al centro, riconoscono che nel
loro insieme l’umanità possiede qualità straordinarie. La filosofia di Hegel è una teologia
mascherata, cioè un pensiero dell'alienazione ricondotto in termini razionali. Secondo
Feuerbach “l’uomo è ciò che mangia” cioè per assumere consapevolezza delle capacità
umane non bisogna trascurare i bisogni materiali dell’esistenza, per esempio un uomo non
riesce a pensare bene senza aver mangiato. Gli intellettuali giocano un ruolo decisivo,
perché devono far sì che chi abbia gli strumenti per aiutare gli uomini possa farlo. Propone
inoltre una sorta di filantropismo: attraverso una riflessione filosofica gli uomini possono
sviluppare amore l’uno nei confront i dell’altro, quindi si lascia alla cultura il compito di far
scaturire solidarietà tra gli uomini.
Marx critica Feuerbach dicendo che bisogna andare alle radici dell’alienazione. Feuerbach si
è sempre occupato di religione non rendendosi conto che essa è l’oppio dei popoli, cioè
visto che gli uomini vivono male nella loro società, la religione lenisce la sofferenza e porta a
vivere una realtà leggermente allucinata e alterata, che fa dimenticare le proprie sofferenze.
L’alienazione avviene prima di tutto nei rapport i sociali ed economici, quindi non nei
confronti di Dio ma degli altri uomini. Va infatti studiato il perchè gli uomini cedano le loro
qualità nei rapporti economici e sociali della società. Per eliminare l’alienazione bisogna
porre l’economia politica al centro della riflessione filosofica e studiare in profondità la
struttura dei rapporti degli uomini nella società. Marx criticherà anche Democrito e Epicuro,
nell’aspetto dell’atarassia, criticando il fatto che l’uomo non deve vivere isolato e non
interessarsi del mondo esterno ma tutto il contrario. Insieme a diversi intellettuali, Marx
analizza la situazione nella società: giornate lavorative di almeno 12 ore, anche i bambini e
le donne lavoravano, nessuno aveva tutela sul lavoro, alla fine della loro vita questi operai
oltre alla loro prole non avevano nulla.
MANOSCRITTI ECONOMICO-FILOSOFICI: opera di Marx in cui egli si concentra sul lavoro.
Dice infatti che ogni società umana si basa sul lavoro ed è sempre stata conflittuale perché ci
sono sempre stati padroni e schiavi. In questo dualismo il lavoro veniva affidato unicamente
agli schiavi che erano di proprietà dei padroni. La società secondo Marx è sempre stata
divisa in oppressori e oppressi: nei tempi passati i lavoratori venivano sfruttati ma avevano
un rapporto con la natura, sentivano che ciò che veniva prodotto in qualche modo gli
apparteneva. Solo a guardare la natura vedevano il loro lavoro in essa. Nel momento in cui il
lavoro si sposta nelle fabbriche anziché nei campi, (perché anche chi lavorava
nell'artigianato lavorava in casa ma non si interfacciava con delle macchine) in cui è l’uomo
che deve adattarsi al ritmo delle macchine, allora il lavoro abbruttisce l’operaio e lo
incattivisce, perché il lavoro nella società capitalistica produce alienazione. Marx descrive 4
forme di alienazione (=cedere qualcosa):
● alienazione rispetto al prodotto: gli uomini cedono tutto perché lavorano per un
oggetto che non gli appartiene. Le merci prodotte sono proprietà di chi li ha assunti,
gli operai sono quindi solo un ingranaggio nel processo produttivo
● alienazione rispetto all’attività lavorativa che svolgono: gli operai vengono pagati con
stipendi con cui riescono a malapena a sopravvivere, quindi cedono il loro profitto.
La loro attività è utile per l’arricchimento di un altro
● alienazione rispetto alla loro stessa essenza di uomini: cedono la propria creatività,
cioè siccome sono un ingranaggio di un processo produttivo e sono costretti a stare
dietro al ritmo delle macchine e a ripetere incessantemente gli stessi gesti, la loro
creatività si annulla completamente
● alienazione nei confronti del prossimo: perde i rapporti con l’intera umanità, perché
nell’alienazione tutto gli pare conflittuale quindi perde la serenità nei rapport i con
gli altri.
Il dramma degli operai secondo Marx è che sono carne da macello, perchè essendo molto
alto il tasso di disoccupazione ci sarà sempre qualcuno che accetterà di fare questo lavoro.
Nelle mansioni monotone l’operaio è quindi facilmente sostituibile da chiunque. Nella
società il capitalista possiede le macchine, le materie prime e il capitale per acquistare la
forza lavoro come una merce tra le altre. L’unico espediente per risolvere il problema
dell’alienazione secondo Marx è quindi abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione.
Marx individua all’interno della società capitalistica quelle che sono le contraddizioni
dell’organizzazione produttiva: la prima è che più gli operai producono ricchezze, più la loro
condizione peggiora; poi il lavoro dell'operaio viene acquistato ad un prezzo sempre più
inferiore quanto più egli produce. Nel mondo capitalistico la merce diventa un feticcio, viene
divinizzata andando quasi a sostituire Dio, ed è nella merce che l’operaio si aliena.
Marx non demonizza il lavoro e l’industria, ma le contraddizioni del sistema. Per lui infatti il
lavoro produce cose meravigliose, ma non per l’operaio. Quando il lavoro cessa l’operaio si
sente confortato e a casa, viceversa quando lavora non si sente a casa e non sta bene.
Quando l’operaio cessa le sue 12 ore di lavoro, tornato a casa riesce solo a mangiare, bere e
dormire. L’uomo si sente libero solo nelle sue funzioni bestiali (mangiare, bere e magari
riprodursi). Nel sistema capitalistico quindi non c’è differenza tra uomo e bestia. “Il lavoro
abbruttisce l’operaio” significa proprio che il lavoro rende l’uomo simile a una bestia. Il
rapporto del capitalista con il lavoro dipende ed è affidato all’operaio (come il servo e il
signore).
Marx secondo il suo amico Engels è stato, prima che un filosofo, un politico rivoluzionario. Il
punto di vista rivoluzionario di Marx, che è relativo alle trasformazioni, cioè le
trasformazioni secondo lui avvengono solo con la rivoluzione. secondo Marx infatti le
trasformazioni non possono mai avvenire in maniera pacifica.
MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA: è un manifesto in cui gli operai (che prima si
riunivano segretamente ed erano delle associazioni cospirative) vogliono dichiarare al
mondo le proprie idee ed uscire allo scoperto. Questi operai presero prima il nome di lega
dei giusti, poi cambiarono in lega dei comunisti. Il compito di redigere questo manifesto fu
prima dato ad Engels, che scriverà un piccolo testo, “i principi del comunismo”, che però
sarà pieno di grandi lacune. Questo testo era impostato in maniera catechistica, quindi
strutturato con domande e risposte. Leggendolo lui stesso non ne rimarrà per niente
soddisfatto. Quindi Engels chiederà aiuto a Marx, che diventerà poi il principale autore
dell’opera. Il manifesto comincia con la frase “un fantasma si aggira per l’Europa” proprio
per indicare l’origine segreta delle associazioni degli operai. Il manoscritto ha come
riferimento altre due opere dello stesso Marx: i MANOSCRITTI ECONOMICO-FILOSOFICI e
“l’ideologia tedesca”.
Perché nel 48 escono allo scoperto i comunisti? il 48 è l’anno delle rivoluzioni. I movimenti
del 48 sono formati da borghesi, che chiedono delle costituzioni, un riconoscimento formale
del loro Stato, perché non in tutti i paesi vi erano delle costituzioni. Secondo Marx, di fronte
alle rivoluzioni della borghesia contro l’aristocrazia, gli operai si devono schierare dalla parte
dei borghesi, perché l’affermazione dello stato borghese porta all’affermazione del
proletariato. Marx dice che gli aristocratici (reazionari) in qualsiasi caso non possono
vincere, perché essi vogliono andare indietro con la storia, quando invece la storia va
sempre avant i e non può arrestarsi. La borghesia è inoltre portatrice dello sviluppo
economico essendo la classe produttiva, che ha quindi rivoluzionato completamente
l’economia con la creazione di fabbriche, ferrovie ecc.. la borghesia fa emergere quanto
l’economia sia importante per la società. Nella borghesia qualsiasi figura che si occupa della
società viene retribuito. Marx stesso è un borghese.
Il manifesto è suddiviso in 4 parti:
1. borghesi e proletari: in questa parte borghesi e proletari si affrontano davanti ai
rapporti di produzione. Il borghese detiene il capitale, i mezzi di produzione e paga
come merce il lavoro, i proletari hanno solo il loro lavoro e devono mettere il loro
lavoro nelle mani del miglior offerente.
2. proletari e comunisti
3. letteratura socialista e comunista: qui critica tutti i socialismi esistenti fino a quel
momento, soprattutto quelli utopistici e reazionari
4. posizione dei comunisti rispetto ai diversi partiti d’opposizione: “tremino le classi
dominanti di fronte a una rivoluzione comunista…proletari di tutti i paesi, unitevi”,
ultima frase del manifesto in cui Marx vuole spiegare che ciò che unisce gli uomini
non è l’appartenenza a una nazione ma a una comunità.
IDEOLOGIA TEDESCA
In quest’opera Marx esporrà i principi del materialismo storico. “la storia di ogni società
esistita finora è storia di lotte e di classi”
l’organizzazione di ogni società umana prevede la divisione in 2 blocchi:
● STRUTTURA: è la struttura economica di ogni società e si divide in 3 punti:
1. risorse naturali: ogni società dipende dalle risorse naturali che ha a
disposizione
2. forze di produzione: come si organizza la società per trasformare le risorse
naturali
3. rapporti di produzione: come vengono organizzate le forze di produzione e in
che relazione stanno
● SOVRASTRUTTURA: l’insieme di:
1. istituzioni e rapporti giuridici: leggi che regolano ogni società
2. teorie e forze politiche: le diverse visioni del mondo dal punto di vista politico
3. morale,scienza,arte, cultura, modi di pensare: ogni società ha dei principi
morali ed è sorretta dalla cultura
la struttura socio-economica determina la sovrastruttura, quindi i rapporti socio-economici
determinano la cultura di ogni società. Il rapporto tra struttura e sovrastruttura è inteso in 2
modi:
MARXISMO VOLGARE: questo tipo di marxismo pensa il rapporto in maniera univoca e
meccanica, cioè meccanicamente l’economia influenza la cultura nella società. Pensandola
in questo modo solo chi ha grande disponibilità economica può avere una certa cultura. Il
marxismo volgare pensa anche che la storia si sviluppi meccanicamente e che condurrà il
capitalismo al suo fallimento. Se tutto avviene meccanicamente in qualche modo avverrà, è
già determinato, quindi l’uomo non ha colpe su ciò che potrebbe accadere.
MARXISMO CRITICO: è vero che la cultura è determinata dall’economia, ma nel piano della
sovrastruttura le coscienze si formano e possono assumere consapevolezza dei meccanismi
economici. Indipendentemente dalle condizioni economiche della persona c’è una
dimensione della coscienza in cui le idee agiscono sulla volontà degli uomini. Il marxismo
critico è più aderente al pensiero di Marx e affida il cambiamento delle società non solo alle
leggi dell’economia ma anche alla volontà collettiva.
in che modo si evolve l’economia di una società? secondo la dialettica tra le forze produttive
e i rapporti di produzione. La storia si evolve perché alla base di ogni società vi è un rapporto
continuo tra chi lavora e come viene organizzato il lavoro. Quando i rapporti non sono più
conformi al ritmo delle forze produttive, essi devono necessariamente cambiare tramite
delle rivoluzioni. Le rivoluzioni vengono attuate da decenni proprio dalla borghesia, che si
concentra sui rapport i di produzione, che prima erano organizzati secondo il sistema
feudale, che prevedeva un contratto che vincolava il lavoratore al padrone e che era quindi
impostato in termini giuridici. Al contrario, la borghesia è portatrice dell’idea di libertà del
mondo.
RAPPORTO TRA FILOSOFIA DELLA STORIA E FILOSOFIA DELLA PRASSI
Marx sottolinea il ruolo rivoluzionario che ha avuto la borghesia nella storia, che porta a
innovazioni tecnologiche e industriali. Più la borghesia cresce, trasforma il mondo e genera
ricchezza più conduce allo sviluppo del proletariato. Ciò condurrà alla fine della borghesia
stessa. Questo avviene perché si intrecciano secondo Marx la filosofia della storia e la
filosofia della prassi.
FILOSOFIA DELLA STORIA: riguarda le leggi economiche che regolano lo sviluppo storico e
secondo queste leggi il modo di produzione capitalistico è solo uno tra i tanti.
FILOSOFIA DELLA PRASSI: l’idea che il mondo vada trasformato e che sia importante la
volontà collettiva per farlo.
secondo marx nella storia abbiamo l'alternarsi di modi di produzione:
Tutte queste forme si sono avvicendate nei secoli con dei processi di cambiamento molto
lunghi. Quando invece si instaura nella società il capitalismo, in un solo secolo il mondo
viene completamente trasformato. Il capitalismo si presenta quindi come lo stadio finale
della storia e come l’organizzazione più efficace del lavoro umano. Lo stadio finale della
storia secondo Marx è invece il comunismo, inteso come socializzazione dei mezzi di
produzione, che nasce con l’idea che tutto ciò che è decisivo per la sopravvivenza di una
società non possa essere in mano ai privati.
Marx accusa la borghesia e la società capitalistica di mistificare il loro dominio e lo stato
delle cose. Mistificare significa rendere sacro e intoccabile il sistema capitalistico. Marx
vuole dimostrare che il sistema capitalistico non può essere mistificato perché nella sua
stessa struttura economica è contraddittorio. Queste contraddizioni si notano nelle grandi
crisi del sistema capitalistico. Queste crisi non sono sporadiche ma strutturali, e ciò significa
che finché le società vengono organizzate secondo il sistema capitalistico saranno sempre
soggette a crisi economiche. Il punto di arrivo della storia non è la società capitalistica ma il
comunismo, cioè la società senza classi. La storia muove da una condizione originaria di
dipendenza degli uomini verso la loro indipendenza. La società capitalistica è conflittuale e
continua lotta tra classi, mentre ciò a cui deve arrivare la storia è la pacificazione e lo
scioglimento della lotta tra classi, in quanto ogni persona deve lavorare secondo le sue
capacità e ottenere ciò di cui ha bisogno.
IL CAPITALE: si sviluppa in 3 libri. Il capitale spiega i modi di produzione precapitalistici e
quelli capitalistici.
Formula che descrive il funzionamento dei modi di produzione precapitalistici: M-D-M, cioè
merce-denaro-merce. I sistemi di produzione precapitalistici producono delle merci per
soddisfare i bisogni umani, poi scambiano le merci attraverso la mediazione del denaro che
serve per acquistare altre merci. Ma il fine delle società precapitalistiche è il
soddisfacimento dei bisogni umani.
Formula che descrive il funzionamento dei modi di produzione capitalistici: D-M-D’, cioè
denaro-merce-più denaro. il sistema capitalistico muove da un capitale finanziario enorme,
con il quale si acquista qualcosa con una finalità. Tutto ciò che viene acquistato mira
all’accrescimento del capitale.
ANALISI DEL PLUSVALORE: il plusvalore si basa principalmente sul pluslavoro, cioè il lavoro in
più che gli operai fanno e non gli viene retribuito.
LE MERCI: Marx studia molto l’economia e soprattutto Ricardo. Da lui si ispira per postulare
l’analisi delle merci. Analizzandole, delinea che ogni merce ha un:
● valore d’uso: ogni merce è prodotta perché ha un’utilità e risponde a uno specifico
bisogno umano.
● valore di scambio: ogni merce è potenzialmente scambiabile con altre merci.
Su questo aspetto già Aristotele aveva riflettuto domandandosi "perché possiamo scambiare
5 letti con altri oggetti?”. L’utilità degli oggetti è infatti diversa e non è in base a questo che
noi scambiamo le cose. Marx, analizzando il pensiero del filosofo, arriva alla conclusione che
Aristotele viveva in una società in cui il lavoro veniva affidato agli schiavi, ed egli non
lavorando non capisce il valore degli oggetti e del lavoro stesso. Marx dice (riprendendo
ricardo) che la merce è scambiabile non per il bisogno che soddisfa (esempio: l’acqua
sarebbe preziosissima perché soddisfa la sete) ma lo scambio dipende dal lavoro dell’uomo,
e il valore del lavoro dell’uomo corrisponde al tempo socialmente necessario per produrre
quella merce. Per socialmente necessario si intende il tempo di lavoro medio che una
società impiega per produrre delle merci, che deve essere molto ristretto perché essendoci
molte imprese che producono la stessa merce, l’impresa che impiega molto più tempo per
produrre rispetto alle altre è destinata a fallire. Ogni impresa deve impiegare più o meno lo
stesso tempo per produrre la stessa merce. Ciò su cui investiranno i capitalisti sono quindi i
mezzi di produzione, perchè solo quello farà si che la merce venga prodotta nel minor
tempo possibile in modo tale da guadagnare maggior denaro. Marx confuta anche la teoria
di Ricardo, secondo il quale il prezzo della merce corrisponde circa alle ore impiegate per
produrla [esempio: un libro costava 8000 lire negli anni 70, ora è fuori catalogo ma viene
considerato un libro di vitale importanza, quindi chi ha la copia fuori catalogo potrebbe
guadagnarci molto di più rivendendolo perchè il libro acquista molto più valore. Allo stesso
modo una sciarpa che viene prodotta sia da un grande marchio, sia da un marchio meno
conosciuto e anche meno costoso. Nonostante la sciarpa abbia lo stesso materiale e le
stesse caratteristiche, la sciarpa del grande marchio verrà divinizzata (feticismo della
merce)]. Come si è potut i arrivare a questo sistema? In origine secondo Marx c’è sempre
un lavoro umano non riconosciuto. Gli schiavi, che vengono sfruttati, generano infatti tante
merci che continuano a far arricchire i capitalisti.
MERCE FORZA LAVORO: essa ha un dono straordinario per il modo di produzione
capitalistico: riesce a creare plusvalore che deriva dal pluslavoro, cioè il valore aggiunto che
sta in ogni merce deriva da chi lavora nei mezzi di produzione. Nel processo di lavoro
dell’operaio ci sono 2 momenti:
● tempo di lavoro riconosciuto: questo tempo di lavoro viene riconosciuto all’operaio
nella sua busta paga, cioè c’è un tempo nel quale l’operaio lavora e questo tempo gli
viene riconosciuto con un valore, attribuito in denaro. Tendenzialmente ciò che
viene riconosciuto all’operaio è lo stretto necessario per la sua sopravvivenza.
● tempo di lavoro non riconosciuto: questo momento coincide con il pluslavoro, nel
quale l’operaio continua a lavorare senza percepire denaro. Il tempo viene sottratto
all’operaio come veniva sottratto agli schiavi, ma con una differenza: gli schiavi
erano legati da dei vincoli (contratti) per i quali il loro lavoro non veniva retribuito,
mentre gli operai non sono vincolati dal punto di vista legale, ma una volta accettato
questo lavoro devono accettare che gli venga retribuita solo una parte di quel
lavoro.
LEGGE DELLA CADUTA TENDENZIALE DEL SAGGIO DI PROFITTO
prof i t to =
plusvalore × 100
cc + cv
● NUMERATORE= plusvalore: dipende dal pluslavoro (che fanno gli operai). Se nella
schiavitù il padrone aveva sempre profitto perchè non c’erano le macchine e si
sfruttavano solo gli operai, nella società capitalistica oltre ai salari degli operai il
capitalista deve spendere per i mezzi di produzione
● DENOMINATORI= CC: capitale costante, cioè i costi di produzione della merce. CV:
capitale variabile, cioè i salari.
il plusvalore deriva dal capitale variabile (cioè più sottrai tempo all’operaio più ti arricchirai).
Il capitalista investe molto nelle macchine e quindi diminuisce il capitale costante. Per far
fronte alla spesa va quindi diminuito il numero di operai. Il plusvalore perciò diminuisce in
ogni caso, perché anche se hai licenziato molte persone, hai comunque investito molto in
macchinari. Quindi abbassando CV abbassi anche il plusvalore. Il CC invece si alza ma
essendo plusvalore/CC+CV l’addizione tra CC e CV sarà sempre maggiore del plusvalore e si
andrà sempre a perdere. Il capitalista deve quindi adottare delle strategie per sopperire alla
caduta del profitto:
1. delocalizzazione: chiudere in un punto ed aprire in un altro. Finché il profitto sale
rimani aperto, quando il profitto inizia a calare chiudi e licenzi tutti. Apri in un posto
in cui si può sfruttare a basso prezzo.
2. capitale finanziario: ricavare soldi dai soldi attraverso gli interessi.