CITOLOGIA
CITOLOGIA
CITOLOGIA
LE MACROMOLECOLE BIOLOGICHE :
Le biomolecole sono dei composti chimici che hanno una notevole massa molecolare
e sono essenzialmente costituiti da carbonio e idrogeno. Spesso a questi due atomi si
associano anche azoto e ossigeno. Le biomolecole o macromolecole sono dei polimeri
costituiti dall'unione di più unità ripetitive dette monomeri. Ci occuperemo di
carboidrati detti anche zuccheri o glucidi, i lipidi cioè grassi e oli, proteine che hanno
funzione molto eterogenee a differenza dei carboidrati e dei lipidi che hanno
essenzialmente funzione di riserva energetica, e poi gli acidi nucleici che sono il DNA
e l’RNA che contengono l’informazione genetica.
Il gruppo ossidrilico OH, il gruppo carbonilico C doppio legame con O e legame con
H, il gruppo carbossilico COOH, il gruppo amminico NH2, il gruppo solfidrico SH
che si ritrova in molti aminoacidi come ad esempio la cisteina e il gruppo fosfato PO4.
Le biomolecole si formano con la successione dei monomeri che si uniscono tra di
loro attraverso un meccanismo che prende il nome di condensazione. La reazione di
condensazione porta all'eliminazione di una molecola d'acqua.
La reazione avviene con l'eliminazione di un gruppo ossidrilico da una molecola e di
un atomo di idrogeno dall’altra, così che si forma l’acqua. D'altra parte, in presenza di
acqua si potrà avere la scissione di questo legame e quindi la formazione di due
molecole separate, la reazione prende il nome di idrolisi perché interviene proprio la
molecola di acqua come reagente.
L’acqua può intervenire sia come solvente che come reagente ma soprattutto come
liquido che trasporta le molecole nell'ambiente extracellulare. L’acqua si tratta di una
molecola polare, formata da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno legati da legami
covalenti. Il fatto che l’essere umano sia costituito dal 60% di acqua, ci fa capire che
sia un elemento indispensabile per la nostra vita.
CARBOIDRATI:
Il nome ‘carboidrati’ sta ad indicare la composizione stessa di queste
molecole, formati sostanzialmente da carbonio e idrogeno. Possono
trovarsi nella loro struttura chimica ad anello o lineare. Sono prodotti
dalle piante nel loro processo di fotosintesi, a partire
dall’acqua e dall’anidride carbonica. Le unità più
semplici che vanno a costituire i carboidrati sono i monosaccaridi.
In base al numero di queste unità ripetitive possiamo distinguere:
1
Nella foto viene illustrato il glucosio, che rappresenta una unità monomerica dei
carboidrati. È uno zucchero esoso, a 6 atomi di carbonio legati tra loro con legami
covalenti. In ogni atomo di carbonio troviamo da una parte il gruppo ossidrilico e
dall’altra un idrogeno, mentre alla fine troviamo il gruppo carbonilico. A destra, il
glucosio viene presentato nell’immagine con la proiezione di Haworth, come una
molecola planare. I 6 atomi di carbonio formano una struttura ad anello planare e al di
sopra e al di sotto di questa struttura si legano gli atomi di idrogeno e i gruppi
ossidrilici.
Il maltosio invece
deriva dall'idrolisi
2
parziale dell'amido ed è costituito da molecole di α-D-glucosio, con un legame
O-glicosidico tra il carbonio 1 di una molecola è quello 4 della successiva.
I mammiferi erbivori, come cavalli e conigli, non sono in grado di produrre questo
enzima, per cui risolvono il problema ospitando nello stomaco o nell'intestino alcuni
batteri che digeriscono la cellulosa.
3
La catena è lineare, quindi si tratta di
una molecola in cui troviamo
solamente legami beta 1-4
glicosidici. La cellulosa si trova solo
nelle piante.
Un corrispondente polisaccaride
strutturale nel regno animale è la
chitina, che costituisce l'esoscheletro
di molti crostacei e insetti.
I LIPIDI
Passando ai fosfolipidi, hanno una struttura molto simile ai trigliceridi, ma con una
testa polare, quindi idrofila. In natura, questi fosfolipidi si uniscono tra loro per
formare strutture circolari chiamate micelle. Le teste dei fosfolipidi sono a contatto
con l'acqua, mentre le code, che sono la parte idrofobica, si trovano nella parte interna
di questa struttura, creando una sorta di barriera.
Gli steroidi fungono da segnali. Un esempio sono gli ormoni di natura proteica o
amminoacidica rilasciati da alcune parti del corpo. Il principale rappresentante di
questa classe di lipidi è il colesterolo, trasportatore di grassi nell'organismo. Altri
esempi sono gli ormoni sessuali, sia maschili che femminili.
TRIGLICERIDI
I trigliceridi hanno
una struttura
costituita da una testa
di glicerolo, che è
una molecola
formata da 3 atomi di
carbonio, ciascuno
legato a un gruppo
4
ossidrilico. Nella formazione dei
trigliceridi, questo gruppo OH
reagisce per formare un legame
covalente con tre molecole di acidi
grassi. Gli acidi grassi sono
molecole carboniose in cui gli
atomi di carbonio sono legati tra
loro attraverso legami covalenti
semplici (acido grasso saturo); nel
caso in cui sia presente un legame
doppio, l'acido grasso viene
definito insaturo.
I FOSFOLIPIDI
I fosfolipidi si differenziano dai trigliceridi per la caratteristica della loro testa polare e
quindi idrofilica. Questa caratteristica dona ai fosfolipidi un carattere anfipatico cioè
la presenza contemporanea nell'ambito della stessa molecola di zone polari e apolari.
L’idrofilicità è dovuta all'unione con una molecola di glicerolo, presente anche nei
trigliceridi; in questo caso, l'ultimo gruppo ossidrilico collegato al carbonio 3 del
glicerolo si lega a un gruppo fosfato PO4 (3-). Questo gruppo si lega a un’altra
molecola, la colina, che conferisce l’idrofilicità.
5
GLI STEROIDI
6
LE PROTEINE
LEGAME PEPTIDICO
7
Le proteine sono formate da una lunga catena carboniosa e hanno due terminali:
l'estremità aminoterminale NH3+ (N-terminale) e l'estremità carbossiterminale COO-
(C-terminale). Per convenzione, l'estremità amminica si scrive a sinistra e l’estremità
carbossilica a destra. Per questo gli aminoacidi sono sostanze anfotere in quanto
contengono almeno un gruppo funzionale acido e uno basico.
STRUTTURA PRIMARIA
STRUTTURA SECONDARIA
8
legami ad idrogeno tra il gruppo carbonilico di un amminoacido e il gruppo amminico
di un altro amminoacido.
La catena polipeptidica individua dei piani nello spazio che contengono gli atomi dei
legami peptidici. Nei punti di congiunzione tra i piani si trovano i carboni alfa,
chiamati così perché si legano a quattro gruppi differenti. La possibilità di rotazione di
questi piani determina l'orientamento spaziale dei piani nel ripiegamento della catena
polipeptidica, dando origine all'alfa-elica.
STRUTTURA TERZIARIA
9
STRUTTURA QUATERNARIA
IL GRUPPO EME
DENATURAZIONE
DELLE PROTEINE
Una proteina che si trova nella sua conformazione tridimensionale è detta nativa e, in
questa forma, è attiva, cioè può svolgere la propria funzione. Se perde questa
conformazione, verrà definita denaturata. La denaturazione di una proteina significa la
perdita della sua conformazione tridimensionale, tale da indurre la perdita della sua
funzione biologica. La denaturazione può essere di due tipi:
10
● Irreversibile: quando la proteina, una volta acquisita la sua conformazione
tridimensionale, la perde e non la riacquisisce più. Ad esempio, la
denaturazione irreversibile può essere causata da calore, che porta alla rottura
di legami; oppure da solventi organici o detergenti, che rompono
definitivamente i legami deboli che si formano lungo la struttura
tridimensionale.
● Reversibile: dovuta ad agenti chimici come ad esempio l'urea e il
mercaptoetanolo, in cui si può ottenere la rinaturazione della proteina se questi
agenti chimici vengono rimossi.
CLASSIFICAZIONE
11
● Proteine contrattili: come l'actina e la tubulina. La tubulina è una proteina
molto importante, che oltre ad essere contrattile, è anche strutturale e forma
alcune componenti del citoscheletro.
● Proteine regolatorie: come i fattori di trascrizione e gli ormoni peptidici.
● Proteine di difesa: come gli anticorpi o i fattori che intervengono durante il
processo di coagulazione del sangue.
● Proteine strutturali: come la cheratina.
LA CHERATINA
12
Gli acidi nucleici rappresentano le molecole più grosse e più interessanti presenti negli
organismi viventi.
Gli acidi nucleici si chiamano così proprio perché hanno una natura acida e sono
ricchi di fosforo e, inoltre, perché furono isolati dai nuclei delle cellule. Esistono due
tipi di acidi nucleici, la cui composizione chimica è molto simile: l'acido
desossiribonucleico (DNA) e l'acido ribonucleico (RNA).
Gli acidi nucleici sono definiti polinucleotidi, in quanto questa molecola è formata
dall'unione di numerosissime unità semplici, chiamate nucleotidi. Ogni nucleotide è a
sua volta formato da una base azotata, da uno zucchero pentoso e da un radicale
fosforico. Nel DNA lo zucchero pentoso è il 2-desossiribosio (manca di uno zucchero
in posizione 2) e nelle RNA il ribosio.
13
STRUTTURA PRIMARIA E SECONDARIA
La struttura primaria degli acidi nucleici è caratterizzata dalla sequenza dei
nucleotidi. La struttura secondaria, cioè la disposizione spaziale dei polinucleotidi, è
diversa tra DNA ed RNA. Il DNA risulta formato da due filamenti antiparalleli tra
loro e avvolti a formare una doppia elica con passo regolare, in giri destrosi. I
filamenti hanno direzione opposta: uno in direzione 3’-5’ e un altro 5’-3’. Nel 5’
abbiamo un gruppo fosfato e nel 3’ un OH.
STRUTTURA SECONDARIA
La scoperta della struttura del DNA ha avuto un grande impatto sulla biologia,
favorendo l'avanzamento delle
conoscenze in genetica
molecolare. Il famoso
modello a doppia elica,
proposto da Watson e Crick, si
basa su dati raccolti da
scienziati come Wilkins e
Franklin, che hanno studiato la
diffrazione dei raggi X sul
DNA, e Chargaff, che ha
dimostrato la relazione tra le
basi puriniche e pirimidiniche.
I filamenti antiparalleli sono
mantenute a distanza regolare fra loro (2 nm) da basi azotate che sporgono dai
filamenti verso il centro della doppia elica. Queste basi sono legate tra di loro con
legami a idrogeno mantenendo insieme i due filamenti del DNA: la rottura di questi
legami, permette ai due filamenti di DNA di separarsi e di funzionare, ciascuno, da
stampo per la sintesi di nuovi polinucleotidi.
14
legame citosina-guanina è molto più stabile e più forte.
La doppia elica del DNA presenta due solchi dovuti anche per l'appaiamento delle
basi: uno più ampio chiamato anche solco maggiore, e uno meno ampio chiamato
anche solco minore.
Questo tipo di conformazione del DNA è detta B ed è quella che si riscontra più
comunemente nelle cellule sia ecoreotiche sia procariotiche.
Esistono però altre conformazioni, denominate A, C, D, E e Z.
Il DNA di tipo A si differenzia dal tipo B perché le basi formano un angolo acuto,
cambiando la profondità dei solchi. Si presenza soprattutto in condizioni di
disidratazione.
La forma di tipo C potrebbe essere un artefatto da laboratorio.
Le forme D ed E sono molto rare e si trovano in DNA con specifiche sequenze, come
quelle che appaiando adenina e timina.
Infine, il DNA di tipo Z ha una struttura a doppia elica sinistrorsa, molto rara.
15
Poiché ci sono venti amminoacidi e solo quattro nucleotidi (A, T, C, G), un singolo
nucleotide non è sufficiente per codificare gli amminoacidi.
Tuttavia, esiste una correlazione chiamata codice genetico, dove ogni amminoacido è
associato a una tripletta di nucleotidi, o anche detta codone.
Quattro nucleotidi, presi tre alla
volta, formano 64 combinazioni
differenti fra loro.
In sintesi, le principali funzioni del DNA sono due: replicarsi per trasmettere
informazioni genetiche alle nuove cellule e trascrivere le informazioni in RNA, in
particolare in RNA messaggero, che viene poi tradotto in proteine.
TIPI DI RNA
A differenza del DNA, l'RNA è a filamento singolo e contiene l’uracile al posto della
timina, che si lega con l'adenina. Le molecole di RNA vengono trascritte dal DNA
grazie a un enzima chiamato RNA polimerasi. Durante la trascrizione, la doppia elica
del DNA si apre, e il filamento che va nella direzione 3’-5’ funge da stampo per la
sintesi dell'RNA.
16
Negli organismi procarioti, gli mRNA hanno una vita breve, venendo demoliti
in pochi minuti. Negli eucarioti, invece, si trovano principalmente nel
citoplasma, dove sono più stabili e possono vivere da alcune ore a diversi
giorni
● RNA transfer: tra le più piccole molecole di RNA, 75-90 nucleotidi. L’RNA
transfer ha questo nome perché trasferisce ai ribosomi i vari amminoacidi che,
uniti fra loro con legame peptidico, formano le proteine. Una molecola di RNA
transfer ha una tipica struttura a trifoglio, con tre anse alternate a tratti a doppia
elica. Presentano una tripletta, chiamata anticodone, complementare a una
tripletta delle mrna, detta codone.
L'estremità 3’ del tRNA sporge di tre nucleotidi, identici in tutti i tRNA (CCA).
Questa sequenza rappresenta il sito accettore per gli aminoacidi, che vengono
legati al tRNA grazie all'enzima amminoacil-tRNA sintetasi. Le due anse
laterali della molecola L, chiamate ansa T e ansa D, sono fondamentali per il
riconoscimento del tRNA da parte del ribosoma e dell'enzima
amminoacil-tRNA sintetasi.
17
andranno a costituire una cellula procariote con un totale di 70 Svedberg; negli
eucarioti avremo quattro tipologie: 28S, 18S, 7S e 5S che andranno a costituire
una cellula eucariote con un totale di 80 Svedberg.
Ogni ribosoma è
formato da due
subunità di dimensioni
diverse. La subunità
minore (50S nei
procarioti e 60S negli
eucarioti) contiene una
molecola di RNA
ribosomiale, mentre la
subunità maggiore (30
S nei procarioti e 40 S
negli eucarioti) ne
contiene due o tre varianti.
La forma di questi RNA è poco conosciuta, poiché sono legati a molte proteine.
Oltre agli RNA ribosomiali, nel ribosomi sono presenti numerose riboproteine;
le proteine della subunità maggiore vengono indicate con le lettere S (small) e
quelle della subunità minore con la lettera L. Ciascuna delle due subunità
ribosomiali svolge una specifica funzione: la subunità minore si lega l'Rna
messaggero e su di essa avviene il processo di riconoscimento
codone-anticodone tra RNA messaggero e RNA Transfer; la subunità maggiore
interagisce con l'estremità CCA e catalizza la formazione dei legami peptidici
tra i vari amminoacidi costituenti le proteine.
18
sopprimere l'espressione indesiderata di geni. La loro azione consiste nel
degradare specifiche molecole di mRNA.
ATP: ADENOSINTRIFOSFATO
L'ATP è il trasportatore di energia delle cellule. L'ATP (adenosin-trifosfato) è un
nucleotide composto da tre parti:
● la base adenina;
● lo zucchero pentoso ribosio;
● tre gruppi fosfato legati tra loro da legami covalenti.
L'ATP è una molecola ad alta energia: la rottura dei legami covalenti dei due gruppi
fosfato più esterni da parte di un enzima (idrolisi) libera infatti molta energia. La
rottura del primo legame libera molta più energia rispetto al secondo legame.
19
4. Fungi (funghi e lieviti)
5. Animalia (animali)
I virus non possono essere assegnati ad alcuno dei 5 regni degli organismi viventi in
quanto differiscono da tutti in quanto necessitano di un altro organismo vivente per
vivere. Poiché non hanno strutture cellulari, per effettuare il loro metabolismo e per
riprodursi devono penetrare all'interno di una cellula (procariotica o eucariotica) ed
utilizzare i suoi organuli; possono, pertanto, essere considerati endoparassiti cellulari
obbligati o parassiti intracellulare obbligati.
All'interno di una cellula un virus deve:
1. Replicare il genoma;
2. Produrre i propri elementi costitutivi;
3. Auto-assemblarsi.
STRUTTURA
I virus presentano uno solo dei due acidi nucleici che costituiscono il genoma virale,
cioè la sede dell'informazione genetica. Pertanto, i due tipi di acido nucleico non sono
mai presenti contemporaneamente. Per questo si parla di desossiribovirus, o virus a
Dna, virus il cui genoma è costituito da DNA, e ribovirus, virus il cui genoma è
formato da RNA; entrambi possono essere a singolo o doppio filamento.
A volte, nei virus cosiddetti rivestiti, all'esterno del capside, esiste un ulteriore
involucro lipoproteico, chiamato pericapside o peplos.
20
CLASSIFICAZIONE
I virus possono essere classificati sia in base al tipo di cellula parassitata, sia in
funzione del tipo di acido nucleico che funge da genoma sia, infine, in base alle
dimensioni, alla forma e alla presenza o meno di un involucro lipoproteico.
Per quanto riguarda la forma, i virus possono essere allungati, sferici o poliedrici. La
forma è variabile e si basa sui tipi di simmetria dei capsomeri. I tre principali tipi di
simmetria sono: cubica, elicoidale e complessa.
Nei virus a simmetria cubica, le proteine del capside sono disposte secondo le facce di
poliedri irregolari, come il tetraedro, il dodecaedro e l'icosaedro. Nei virus a simmetria
elicoidale, i capsomeri si dispongono attorno a un asse centrale formando delle spire.
Infine, i virus a simmetria complessa presentano organizzazioni particolari.
REPLICAZIONE
La replicazione è un passo fondamentale nel ciclo vitale dei virus. Per riprodursi, i
virus devono entrare nelle cellule e sfruttare i loro meccanismi per produrre
componenti virali.
Il primo passo della replicazione è l'adesione del virus alla parete o alla membrana
cellulare.
Questo avviene grazie a due proteine presenti nel capside virale: l'emoagglutinina e la
neuraminidasi. L'emoagglutinina aiuta il virus ad attaccarsi ai recettori della
membrana, mentre la neuraminidasi facilita il distacco del virus una volta che è
attaccato.
21
Durante le prime fasi dell'infezione, il capside virale si dissolve e alcune proteine
virali scompaiono nel citoplasma della cellula. Solo successivamente avviene la
duplicazione del genoma virale. Questo processo si svolge in luoghi diversi a seconda
del tipo di virus: il genoma dei virus a DNA di solito si replica nel nucleo, mentre
quello dei virus a RNA si replica nel citoplasma.
Dopo la sintesi del genoma virale, si producono le proteine del capside. Queste si
auto-aggregano per formare una nuova particella virale, che deve legarsi al genoma
replicato. Infine, le particelle virali lasciano la cellula infettata attraverso processi di
esocitosi o mediante la lisi della cellula stessa.
CICLO LITICO
CICLO LISOGENO
I fagi che hanno un ciclo lisogeno vengono chiamati virus temperati, perché il loro
DNA si integra nel cromosoma batterico (profago) e come esso si comporta; di
conseguenza, viene trasferito alle nuove generazioni senza determinare alcun danno
per il batterio. Questo stato di quiescenza può essere tuttavia spezzato da stimoli
opportuni (raggi UV, stress ecc.); in queste situazioni il DNA virale si può staccare
(excidere), passando dal ciclo lisogeno a quello litico.
22
➢ Trasduzione generalizzata: durante il ciclo litico nella testa del virus possono
essere incorporati frammenti di DNA batterico. Si forma una popolazione mista
con fagi che contengono i geni virali di origine, e fagi con DNA batterico;
questi ultimi possono poi inoculare i geni batterici in un nuovo batterio, così, il
DNA inoculato si fonde con quello batterico. Questo tipo di trasduzione si
definisce generalizzata perché qualsiasi gene del batterio donatore può essere
trasferito al batterio ricevente.
➢ Trasduzione specializzata: il DNA virale integrato nel ciclo lisogeno prende il
nome di provirus. Quando dal ciclo lisogeno si passa a quello litico, questo
frammento di DNA donatore si spezza. Alcune volte (evento raro) il distacco
non avviene negli stessi siti in cui si è saldato, ma in zone leggermente sfalsate;
tale frammento, pertanto, avrà perso una porzione di DNA virale ed acquisito
alcune sequenze di DNA batterico. Si formano così nuovi virus che nella testa
portano DNA ibrido e che, infettando nuovi batteri, trasferiscono determinati e
specifici geni batterici (da cui specializzata).
VIROIDI E PRIONI
Le proteine prioniche sono presenti sia nelle cellule di individui sani che di individui
malati. Le Proteine prioniche cellulare (sana) e quella patogena differiscono nella
conformazione (a-elica bidimensionale nella PrP normale, foglietti beta
tridimensionali nella PrP patologica.)
Il termine Prione è stato coniato nel 1982, per denominare l'agente eziologico delle
TSE (encefalopatie spongiformi trasmissibili). Si tratta di una particella infettiva di
natura proteica (glicoproteina), priva di acido nucleico e resistente quindi all'azione
degli enzimi (ad esempio dnasi e rnasi) che distruggono l'RNA ed il DNA.
23
L'isoforma fisiologica della proteina Prionica (PrPC, Prion related Protein) è presente
sulla superficie di tutte le cellule nucleate, ma è maggiormente espressa nei neuroni,
proprio per questo provocano le encefalopatie.
ESPERIMENTO DI MILLER
Attraverso questo processo, Miller osservò la formazione di composti organici, tra cui
aminoacidi come glicina, alanina e acido
aspartico. Questo esperimento dimostrò
che, riproducendo le condizioni
dell'atmosfera primordiale e dell'oceano,
era possibile ottenere molecole che
potrebbero essere state precursori delle
proteine.
24
fettina sottile di sughero tramite un microscopio rudimentale e notò strutture che gli
ricordavano le celle di un convento o di una prigione. Benché avesse commesso un
errore nel chiamare "cellula" qualcosa che non era effettivamente una cellula, da
questo termine deriva l'odierna definizione di cellula come unità morfo-funzionale
degli organismi viventi.
Nel 1969, il biologo Robert Whittaker propose una classificazione degli esseri viventi
in cinque regni. Tra questi, il regno dei Monera, composto da procarioti. Il termine
"procariote" deriva da "prokaryon", che significa "prima del nucleo", indicando che il
DNA di queste cellule è disperso nel citoplasma, privo di una membrana nucleare. Gli
eucarioti, invece, includono i protisti, le piante, i funghi e gli animali, caratterizzati
dalla presenza di un nucleo ben delimitato.
CELLULA PROCARIOTICA
La loro struttura include una parete cellulare, che è situata esternamente alla
membrana plasmatica, comune anche nelle cellule eucariotiche. Le cellule
procariotiche possono presentare diverse morfologie, come bacilli (a forma di
bastoncino), cocchi (a forma di sfera) e
spirilli (a forma di spirale).
Tra le strutture distintive dei procarioti ci sono i pili, appendici che consentono
l'adesione a superfici e a altri batteri. Oltre ai pili sono costituiti anche da flagelli che
sono organi locomotori che servono per il movimento. Il materiale genetico è
25
localizzato in una regione chiamata nucleoide, priva di membrana nucleare, e i
ribosomi, responsabili della sintesi proteica, sono più piccoli rispetto a quelli delle
cellule eucariotiche. I ribosomi eucariotici hanno un coefficiente di sedimentazione
pari a 80 S, subunità minore 40 S e quella maggiore 60 S), mentre i ribosomi batterici
sono più piccoli in quanto presentano un
coefficiente pari a 70 S ( subunità minore
pari a 30 S e quella maggiore pari a 50 S).
La classificazione "Gram" deriva dal lavoro del microbiologo Christian Gram, che
sviluppò una metodologia di colorazione per distinguere tra queste due classi di
batteri.
26
Nonostante il termine "batterio" possa avere una connotazione negativa, molti batteri
sono utili per l'uomo. Ad esempio, alcuni batteri sono coinvolti nella fotosintesi o
nella fissazione dell'azoto molecolare.
Alcuni alimenti, come lo yogurt, sono prodotti grazie all'azione di batteri come i
Lactobacillus.
Plasmidi
27
Abbiamo due tipi di plasmidi: il plasmide R che dona resistenza agli antibiotici e il
plasmide F che è il plasmide della fertilità.
Vi sono diverse patologie causate dai batteri GRAM-: peste, tubercolosi, gonorrea,
polmonite.
28
infiammazione. Agisce sul sistema nervoso centrale e sul cuore.
● Tossina colerica: ingestione acqua/ cibi contaminati, secrezione nel lume
intestinale. Agisce sull'intestino tenue.
● Tossina botulinica: ingestione cibi contaminati e il muscolo non si contrae.
● Tossina tetanica: infetta tramite una ferita e può portare a una paralisi spastica.
Agisce sul sistema nervoso inibendo il rilascio di GABA.
RIPRODUZIONE ASESSUATA
CONIUGAZIONE
La coniugazione è un fenomeno che determina un
mescolamento e trasferimento di materiale genetico tra
un batterio e l'altro. Si forma una struttura che mette a
29
contatto le due cellule: il pilo sessuale. Un batterio donatore ha il plasmide F
(contenente il fattore fertilità che permette la coniugazione batterica).
CELLULA EUCARIOTICA
I ribosomi sono organuli cruciali per la sintesi proteica; possono trovarsi liberi nel
citoplasma o associati al reticolo endoplasmatico rugoso (RER). Questi ultimi
ribosomi sintetizzano principalmente proteine destinate a essere incorporate nelle
membrane cellulari o a essere secreti.
I lisosomi, organuli tipici delle cellule eucariotiche, contengono enzimi litici, come le
idrolasi acide, protetti da membrane per prevenire danni ai componenti cellulari. Essi
svolgono un ruolo chiave nella degradazione di materiali cellulari e nella digestione
intracellulare.
Il reticolo endoplasmatico è
suddiviso in rugoso e liscio.
Il RER è dotato di ribosomi
sulla sua superficie, ed è
coinvolto nella sintesi e nel
trasporto di proteine. Il
reticolo endoplasmatico liscio
(REL), privo di ribosomi, è
invece implicato nella sintesi
dei lipidi, nel metabolismo
dei carboidrati e nella
detossificazione di sostanze
nocive.
L'apparato del Golgi, in continuità con il RER, funge da centro di smistamento per le
proteine. Qui le proteine ricevono modifiche post-traduzionali e vengono inviate verso
le loro destinazioni finali, che possono includere la membrana cellulare, i lisosomi o
l'esterno della cellula.
30
Il nucleo, avvolto da un involucro nucleare, presenta pori nucleari che non sono
semplici canali di passaggio, ma strutture complesse costituite da un insieme di
proteine che regolano l'ingresso e l'uscita di molecole, come RNA e proteine.
Tuttavia però la cellula vegetale ha delle caratteristiche tipiche e peculiari che non
sono presenti nella cellula animale:
31
all'interno di esso si trova un fluido detto stroma, nel quale sono immersi i
tilacoidi, dei sacchetti sovrapposti che nel loro insieme formano il granum.
➢ Un altro organulo importante è il vacuolo, che può contenere soluzioni acquose
e nutrienti. Il vacuolo è molto importante durante l'accrescimento cellulare, è
una sacca avvolta da una membrana chiamata tonoplasto che si trova immersa
nel citoplasma cellulare. Il suo contenuto è detto ialoplasma ed in esso sono
presenti ed accumulate le sostanze di riserva e/o di scarto. Il vacuolo ha diverse
funzioni importanti come quella di sostegno della cellula, nei momenti in cui
assente l'acqua la pianta non sarà turgida, o ancora influenza il movimento
osmotico dell'acqua tra l'interno e l'esterno della cellula. Ma sicuramente la sua
funzione principale è quella di riserve energetiche, infatti molte molecole,
attraverso il trasporto attivo, entrano all'interno del vacuolo e partecipano a
reazioni enzimatiche per poi fuoriuscire dal vacuolo.
➢ Un elemento comune a entrambe le cellule è la membrana plasmatica, che
isola l'ambiente interno da quello esterno. Essa è costituita da un doppio strato
fosfolipidico e include proteine, alcune delle quali (glicoproteine) possono
essere sia integrate nel doppio strato che superficiali. Questa membrana regola
il trasporto di sostanze e facilita la comunicazione tra le cellule.
➢ Troviamo anche la parete cellulare che ha il compito di proteggerla, di
mantenere la forma ed impedire l'eccessivo assorbimento d'acqua.
Come tutte le cellule eucariotiche, le cellule animali sono composte da una membrana
plasmatica che le separa dall'ambiente esterno; un nucleo cellulare dotato di
membrane nucleari che contiene DNA e proteine nucleari, una matrice citoplasmatica
gelatinosa detta citosol nel quale sono immerse tutte le altre componenti cellulari e
diverse organuli necessarie al funzionamento della cellula stessa.
32
➢ Citoscheletro che è dotato di una serie di microtubuli che si ripartono dal
nucleo dirigendosi verso la periferia della cellula determinandone la forma e la
rigidità.
La cellula animale manca di alcune componenti tipiche della cellula vegetale come
vacuoli ed è per questo che le dimensioni della cellula animali sono inferiori di quelle
vegetali; non possiede neanche i cloroplasti, pertanto sono cellule eterotrofe cioè
dipendono, per la propria sopravvivenza, dall'ingestione di molecole organiche già
prodotte da ossidare per ricavare l'energia necessaria ai processi biochimici necessari
alla vita. Non posseggono neanche la parete cellulare.
TIPI CELLULARI
All’interno di un organismo, sia animale che vegetale, possono esistere vari tipi
cellulari, a partire dalle cellule staminali, che sono indifferenziate e hanno la capacità
di specializzarsi in diversi tipi cellulari adulti. La blastocisti è uno stadio embrionale
che si forma subito dopo la fecondazione, dando origine a cellule staminali che
svilupperanno diversi tessuti, come i cardiomiociti, responsabili della contrazione
cardiaca, e gli enterociti, cellule epiteliali presenti nell’intestino che hanno funzione di
assorbimento di sostanze nutritive. Abbiamo altri tipi di cellule come le eritrociti, le
adipociti che sono delle cellule del tessuto adiposo che accumulano i lipidi, le
condrociti che si trovano a livello cartilagineo e le cellule epiteliali semplici che hanno
la funzione di assorbimento.
Un altro tipo peculiare di cellula è il neurone, cellula del sistema nervoso centrale, che
presenta una grande varietà morfo-funzionale. I neuroni possiedono un corpo cellulare
chiamato soma, che contiene un nucleo voluminoso. Dal soma si dipartono i dendriti,
che ricevono stimoli, e l'assone, che trasmette l'impulso nervoso ad altre cellule
attraverso sinapsi neuronali.
33
note come recettori di membrana, le quali, legandosi a molecole specifiche chiamate
ligandi, inducono risposte metaboliche all’interno della cellula. La membrana
consente anche il trasporto di molecole verso e dalla cellula.
Le membrane interne degli organuli sono collegate tra loro e formano il sistema
GERL (Golgi, Reticolo Endoplasmatico, Lisosoma). Tutte le membrane cellulari
condividono un piano strutturale e una composizione chimica simili. I principali
costituenti sono lipidi, proteine e carboidrati, presenti in percentuali diverse.
Composizione Chimica
La componente principale
è costituita dai fosfolipidi,
che si trovano sotto forma
di fosfogliceridi e
sfingolipidi. Gli sfingolipidi derivano dalla sfingosina, un amminoalcol con una lunga
catena acilica, al cui gruppo amminico è legato a un'altra catena idrocarburica.
Un'altra importante molecola è il colesterolo, che ha una struttura chimica planare e si
inserisce tra le catene di acidi grassi dei fosfolipidi. La fluidità della membrana
dipende dalla varietà di fosfolipidi e dalla quantità di colesterolo presente.
Il Colesterolo
Componente Proteica
34
● Proteine estrinseche: Legate debolmente alla superficie della membrana, sono
esposte sia all’interno che all’esterno e vengono chiamate anche proteine
periferiche. Hanno una struttura ad alfa elica.
● Proteine intrinseche: Legate in modo più stabile alla membrana, necessitano
di detergenti per essere estratte. Possono penetrare nel doppio strato lipidico o
rimanere ancorate a un solo strato.
35
Fattori che Riducono la Fluidità:
36
conformazione durante il trasporto: esiste in due stati, T1 (alta affinità per il
glucosio) e T2 (bassa affinità).
➢ Canali: trasportano acqua e specifici tipi di ioni secondo gradiente di
concentrazione. Le proteine che li compongono formano dei canali che
attraversano la membrana e sono di solito regolate da stimoli specifici.
➢ Pompe: Usano l'energia da idrolisi dell'atp per spostare ioni contro gradiente di
concentrazione.
Nel trasporto attivo è necessaria energia fornita dalla cellula sotto forma di molecola
di ATP. La direzione del trasporto attivo avviene contro gradiente di concentrazione,
cioè verso una maggior concentrazione partendo da una minor concentrazione. Per far
sì che certe molecole riescano ad attraversare la membrana, deve necessariamente
fornire energia. Il trasporto attivo si realizza spesso tramite delle proteine integrali di
membrana, le pompe ioniche. Le principali pompe ioniche sono le pompe calcio e le
pompe sodio/potassio. Le prime servono a trasportare calcio fuori dalla cellula o
all'interno del reticolo endoplasmatico e, di conseguenza, a mantenere bassa la
concentrazione di calcio nel citoplasma. Le pompe sodio/potassio invece trasportano
contemporaneamente tre ioni sodio fuori della cellula e due ioni potassio dentro la
cellula per mantenere costantemente differenziate le concentrazioni di questi due ioni
fuori e dentro la cellula.
Abbiamo diverse tipologie di trasporto in base alla direzione che una o più tipologie di
ioni o di soluti vengono trasportati infatti si parla di simporto, uniporto, antiporto.
Nel caso in cui debbano essere trasportate attraverso la membrana plasmatica delle
molecole più grandi come le biomolecole come le proteine, carboidrati e lipidi,
vengono utilizzate delle vescicole, quindi si avrà un trasporto di tipo vescicolare, in
cui le molecole non passano solamente attraverso la membrana plasmatica ma
utilizzano la membrana plasmatica stessa per effettuare il trasporto (esocitosi ed
endocitosi).
37
1. Esocitosi: Quando la cellula deve esportare macromolecole verso l'ambiente
extracellulare, queste vengono racchiuse da una membrana. Si formano delle
vescicole che isolano completamente il contenuto interno da quello
citoplasmatico. In questo caso, il trasporto avviene tramite fusione della
vescicola con la membrana cellulare, determinando la fuoriuscita del contenuto
verso l'esterno.
2. Endocitosi: Quando la cellula deve importare molecole dall'esterno, un segnale
chimico stimola la membrana cellulare a ripiegarsi su se stessa, fondendo le
estremità e formando una vescicola che intrappola le macromolecole da
trasportare. Un esempio di endocitosi è la fagocitosi, in cui le cellule
specializzate, come i
fagociti, catturano
particelle estranee (come
microrganismi o antigeni) e
le inglobano in una
vescicola chiamata
fagosoma. Quest'ultima si
fonde con i lisosomi, che
rilasciano enzimi litici per
distruggere il
microrganismo.
CITOSCHELETRO
Il citoscheletro è un insieme di strutture cellulari che formano una rete tridimensionale
di tubuli e filamenti.
È presente nelle cellule degli eucarioti, mentre nei procarioti è per lo più assente o
presente in una forma più semplice e primitiva.
COMPONENTI:
Il citoscheletro è costituito da polimeri di proteine, di diversa natura, e si suddividono
in:
● Microtubuli—> polimeri della molecola tubulina;
● Filamenti intermedi—>polimeri di diverse proteine;
● Microfilamenti—> polimeri della proteina actina: g-actina (forma globulare)e
f-actina (forma filamentosa). Si trovano a ridosso della membrana e vanno a
costituire la cortex.
Il citoscheletro è molto dinamico e permette alle cellule di cambiare la loro forma, di
muoversi mediante strutture specializzate quali pseudopodi, ciglia o flagelli.
38
FUNZIONI DEL CITOSCHELETRO
39
● I microfilamenti sono i più sottili (circa 7 nm) e sono principalmente costituiti
da actina. Si organizzano in strutture come i microvilli, che aumentano la
superficie cellulare, favorendo l'assorbimento.
Durante la mitosi, i microtubuli si organizzano nel fuso mitotico, che si origina dai
centrosomi (contenenti i centrioli) e ha il compito di separare i cromosomi nelle due
cellule figlie.
40
Per analizzare la distribuzione dei microtubuli e dei microfilamenti all'interno di una
cellula, si possono utilizzare anticorpi monoclonali specifici. Ad esempio, in uno
studio su cellule epiteliali bovine dell'arteria polmonare, si utilizza un anticorpo
monoclonale contro la tubulina (per marcare i microtubuli), un anticorpo secondario
con Texas Red per evidenziare i microtubuli, e la falloidina con Texas Red per
marcare l'actina-F (microfilamenti). Inoltre, si può usare DAPI per colorare il DNA
nucleare.
I MICROTUBULI
I microtubuli possono
esistere in diverse
forme:
● Strutture
singole:
microtubuli
isolati sparsi nel
citoplasma, che
possono
formare una
rete di
microtubuli.
● Doppietti: in
cui un
microtubulo è completo (13 protofilamenti) e l’altro è incompleto (10
protofilamenti), formando strutture come ciglia e flagelli.
● Tripletti: un microtubulo completo (13 protofilamenti) si associa a due
microtubuli incompleti (10 protofilamenti), come avviene nei centrioli e nei
corpi basali.
41
dimeri di tubulina si polimerizzano a formare protofilamenti, e successivamente
microtubuli.
42
aggiunta e rimozione è un aspetto
fondamentale del fenomeno noto
come treadmilling, in cui le
subunità di tubulina si
polimerizzano all'estremità
positiva e si depolimerizzano
all'estremità negativa. Quando la
concentrazione di tubulina è
maggiore rispetto a quella critica
per l’estremità positiva, ma è
minore rispetto a quella critica
dell’estremità negativa, il microtubulo può aggiungere eterodimeri di tubulina alla sua
estremità positiva, mentre si staccheranno dalla parte negativa. Man mano che questo
avviene si avrà uno spostamento degli eterodimeri dalla parte positiva a quella
negativa.
43
1. Centrosomi (o
centrosoma):
situati vicino al
nucleo, sono i
principali
organizzatori dei
microtubuli nel
citoplasma e nel
fuso mitotico. I
centrosomi sono
costituiti da
centrioli e dalla
matrice
pericentriolare. I
microtubuli del
fuso mitotico si
estendono radialmente in una configurazione "astrale", come una stella.
2. Centrioli (o corpi basali): formati da 9 triplette di microtubuli, sono cruciali per
la formazione di strutture come cilia e flagelli. I centrioli aiutano anche nella
duplicazione del centrosoma.
3. Cinetocori: sono strutture lamellari presenti sulla superficie dei cromosomi
durante la mitosi. I microtubuli del fuso mitotico si legano ai cinetocori per
separare i cromosomi durante la divisione cellulare.
4. Corpi polari del fuso: si trovano nelle cellule fungine e costituiscono una
sorgente di microtubuli che formano il fuso mitotico.
MAP Motrici
Le proteine motrici più note sono la chinesina e la dineina. Queste proteine hanno una
struttura composta da teste globulari (che legano i microtubuli) e code che legano
vescicole o organelli cellulari.
44
● Dineina: si sposta verso l’estremità negativa dei microtubuli.
I MICROFILAMENTI
45
quando la cellula si muove, essi cambiano conformazione e morfologia, come avviene
nel caso dell'ameba, che si sposta tramite gli pseudopodi.
FILAMENTI INTERMEDI
46
GIUNZIONI CELLULARI
Per funzionare in maniera integrata i diversi tipi cellulari hanno speciali giunzioni di
superficie che permettono o limitano il passaggio di ioni e molecole tra le cellule e
fanno aderire le stesse tra di loro e alla matrice extracellulare. Le interazioni tra le
cellule possono essere:
47
giunzioni occludenti sono le occludine e le claudine che formano tra loro
complessi omotipici. Dalla porzione intracellulare le occludine e le claudine si
legano direttamente a proteine adattatrici che a loro volta si legano al
citoscheletro di actina. Più di recente sono state identificate altre proteine
transmembrana coinvolte nella formazione delle giunzioni occludenti: tra
queste vi sono le proteine JAM (Junctional Adhesion Molecule). Queste
giunzioni sono fondamentali, ad esempio, nel separare il lume intestinale dalla
parte interna delle cellule intestinali.
3. Giunzioni aderenti: Formano una sorta di cintura di adesione lungo il
perimetro della cellula, connettendo l'esterno della cellula all'interno, dove si
legano ai filamenti di actina. Utilizzano caderine, molecole di adesione. I
desmosomi (o maculae adhaerentes) sono una tipologia di giunzione aderente
particolarmente conosciuta per la sua configurazione visibile al microscopio
elettronico. I desmosomi consentono la formazione di spazi tra le cellule,
permettendo il passaggio di alcune sostanze da una cellula all'altra.
Si dividono in 4 gruppi:
48
SPECIALIZZAZIONI DELLA MEMBRANA PLASMATICA
MICROVILLI
I microvilli sono presenti negli epiteli di rivestimento, che ricoprono il nostro corpo
sia esternamente che internamente. Si tratta di estroflessioni digitiformi (a forma di
dita) della membrana plasmatica, localizzate esclusivamente a livello del polo apicale
delle cellule appartenenti agli epiteli di rivestimento, contribuendo così alla loro
polarizzazione.
Molto spesso, lo strato più superficiale della membrana plasmatica prende il nome di
glicocalice. Il glicocalice è uno strato extracellulare di natura glucidica, ricco di
glicoproteine, che costituiscono le porzioni esterne delle proteine transmembrana
immerse nel doppio strato fosfolipidico.
49
meccanismo è essenziale per regolare processi extracellulari, il riconoscimento
cellulare e la comunicazione tra cellule contigue.
CIGLIA
Le cilia sono estroflessioni lunghe e sottili della membrana plasmatica e svolgono una
funzione di movimento cellulare o di trasporto di materiale all’esterno della cellula.
Struttura dell’assonema
Nella porzione centrale dell’assonema sono presenti due microtubuli interi o completi,
detti singoletti, ciascuno formato da 13 protofilamenti di tubulina α/β. Questi due
microtubuli centrali formano una coppia, mantenuta insieme da un raggio di
connessione.
Attorno a questa coppia centrale si trova la guaina interna, che separa la porzione
centrale dalla parte più esterna dell’assonema.
Questa struttura distingue le coppie periferiche dalla coppia centrale, i cui microtubuli
sono entrambi completi (con 13 protofilamenti ciascuno).
● Dineina, che permette il movimento ciliare grazie alla sua attività motoria.
● Nexina, che stabilizza la struttura mantenendo l’integrità del complesso.
FLAGELLI
I flagelli sono appendici cellulari molto più lunghe e sottili rispetto alle ciglia. La loro
disposizione varia nei diversi organismi unicellulari, tra cui i flagellati. I flagelli
svolgono una funzione motoria e sono particolarmente caratteristici dei batteri
bacillari.
50
A differenza delle ciglia, i
flagelli si muovono con un
moto ondulatorio, in cui
l'onda si propaga
progressivamente lungo
tutta la lunghezza della
struttura. Le ciglia, invece,
si muovono con un
movimento flessuoso, alternando un battito deciso a un colpo di ripresa più morbido.
Nel loro insieme, sia la testa che la coda dello spermatozoo sono rivestite dalla
membrana plasmatica.
Una reazione spontanea si svolge sempre nella direzione che porta la diminuzione
dell'energia libera del sistema.
Una cellula eucariotica può seguire due tipi di reazioni: una reazione catabolica e una
reazione anabolica. Le reazioni cataboliche avvengono quando molecole complesse
vengono degradate in molecole più semplici, e sono reazioni esoergoniche, in quanto
rilasciano energia. Al contrario, le reazioni anaboliche avvengono quando molecole
più semplici vengono trasformate in molecole complesse, e sono reazioni
endoergoniche, che richiedono energia. Tutte le macromolecole biologiche, come
carboidrati, lipidi e proteine, possono essere utilizzate dalle cellule come fonte
energetica grazie alla loro ossidazione. Tuttavia, l'energia che viene contenuta in
queste molecole non può essere utilizzata direttamente dalla cellula per svolgere le sue
attività; la molecola deve convertire questa energia in molecole di ATP, ovvero
adenosintrifosfato. L'ATP costituisce quindi la principale forma di energia per la
cellula. Le reazioni anaboliche e cataboliche sono interconnesse tramite la sintesi o la
liberazione di ATP.
L'ATP è un nucleoside trifosfato formato da una base azotata, adenina, uno zucchero,
il ribosio, e tre gruppi fosfato. L'ATP cede energia mediante una reazione di idrolisi
mediata dall'enzima ATPasi. Nella maggior parte dei casi, questa reazione comporta la
rimozione di un gruppo fosfato, che porta alla formazione di una molecola di ADP
(adenosindifosfato). Molte delle reazioni che avvengono all'interno della cellula sono
51
reazioni di ossidoriduzione: l'ossidazione comporta la perdita di elettroni da parte di
uno ione o molecola, mentre la riduzione comporta l'acquisto di elettroni da parte di
uno ione o molecola.
Una via metabolica è una sequenza di reazioni che trasforma gradualmente i reagenti
iniziali nei prodotti finali mediante una serie di passaggi ordinati. In una via
metabolica, il prodotto di una reazione diventa il reagente per la reazione successiva.
Attraverso questa rete complessa di reazioni, la cellula trasforma le diverse forme di
energia in energia metabolica.
MITOCONDRIO
52
mitocondriale esterna liscia, che contiene numerose porine che sono dei canali proteici
transmembrana la cui apertura e chiusura può essere regolata, e una membrana
mitocondriale interna che presenta delle pieghe, le creste mitocondriali, all'interno del
volume del mitocondrio. Tra la membrana mitocondriale esterna e quella interna è
presente uno spazio chiamato spazio intermembrana. Le due membrane costituiscono
compartimenti separati: la membrana esterna delimita lo spazio intermembrana,
mentre la membrana interna delimita la matrice mitocondriale, dove si trovano vari
organuli.
Per studiare il mitocondrio è necessario isolarlo dal resto del compartimento cellulare.
Esistono diverse tecniche per rompere la membrana plasmatica della cellula, liberando
53
il suo contenuto. Una tecnica è l'uso degli ultrasuoni, che determinano la formazione
di fori nella membrana plasmatica, consentendo la fuoriuscita del contenuto cellulare.
Un'altra tecnica prevede l'uso di detergenti blandi per danneggiare la membrana
plasmatica. Un'altra possibilità è quella di far passare le cellule attraverso un
contenitore molto stretto, esercitando una pressione che provoca la rottura della
membrana. Infine, si può usare un cilindro di vetro con un pistone per omogeneizzare
le cellule e provocarne la rottura.
54
mitocondri abbiano gli enzimi necessari per i processi metabolici, molte proteine
devono essere fornite dal nucleo della cellula.
I canali proteici che formano questi pori sono caratterizzati dalla presenza di foglietti
beta-arrotolati, che formano un canale che può adottare due conformazioni: una chiusa
e una aperta, permettendo il passaggio di molecole fino a 5000 Dalton. Molti processi
metabolici all'interno dei mitocondri richiedono la presenza di ioni calcio, che entrano
attraverso questi canali e sono importanti per la regolazione cellulare.
55
oltre a 22 geni per RNA transfer (tRNA), ciascuno specifico per un amminoacido, e
13 geni strutturali che codificano per le proteine necessarie per i complessi
enzimatici coinvolti nella fosforilazione ossidativa, un processo cruciale per la
produzione di ATP.
RESPIRAZIONE CELLULARE
56
1. Glicolisi: La glicolisi è il primo passo della respirazione cellulare, in cui una
molecola di glucosio (uno zucchero a sei atomi di carbonio) viene scissa in due
molecole di piruvato (con tre atomi di carbonio ciascuna). Questo processo
avviene nel citoplasma della cellula e produce una piccola quantità di ATP.
Durante la glicolisi, il glucosio viene ossidato, generando piruvato.
2. Decarbossilazione del piruvato: Dopo la glicolisi, il piruvato prodotto viene
trasportato nel mitocondrio, dove subisce la decarbossilazione, ovvero perde
un atomo di carbonio sotto forma di CO₂, e viene convertito in acetil-CoA.
Questo processo avviene nella matrice mitocondriale.
3. Ciclo di Krebs: L'acetil-CoA entra nel ciclo di Krebs, durante il quale viene a
anidride carbonica (CO₂), mentre vengono ridotti NAD⁺ e FAD (che
diventeranno NADH e FADH₂, molecole ad alto potere riducente). Queste
molecole trasporteranno elettroni alla fase successiva.
4. Fosforilazione ossidativa: Questa è l'ultima fase della respirazione cellulare e
avviene grazie alla catena di trasporto degli elettroni e alla sintesi di ATP.
La catena di trasporto degli elettroni si trova nella membrana mitocondriale
interna ed è composta da diversi complessi enzimatici:
○ Complesso I (NADH deidrogenasi)
○ Complesso II (succinate deidrogenasi, che proviene dal ciclo di Krebs,
ma non è prodotto nel mitocondrio)
○ Complesso III (citocromo C reduttasi)
○ Complesso IV (citocromo C ossidasi)
○ ATP sintasi (complesso V)
○ Durante il passaggio degli elettroni attraverso la catena, viene creato un
gradiente protonico nello spazio intermembrana, che alimenta la
produzione di ATP attraverso l'ATP sintasi.
L'ATP sintasi (o
complesso F0F1) è una
proteina motrice che
produce ATP, il principale
"combustibile" energetico
della cellula. Questo
complesso è composto da
due parti:
● F0: attraversa la
membrana mitocondriale
interna ed è composto da
57
tre subunità (a, b2, c10), che si organizzano a formare un anello.
● F1: si trova nella matrice mitocondriale e contiene 5 tipi di subunità.
La rotazione del complesso F0, alimentata dal flusso di protoni, genera l'energia
necessaria per la sintesi di ATP nel complesso F1.
I PLASTIDI
I plastidi (dal greco plastikos, modellato) sono organelli presenti nelle cellule vegetali
e in alcune alghe. Svolgono funzioni cruciali come la fotosintesi, la sintesi di composti
organici e la conservazione di risorse energetiche.
58
SVILUPPO DEI PLASTIDI
Tutti i plastidi si originano dai proplastidi, che sono organelli immaturi presenti in
tessuti vegetali non differenziati come i meristemi (zone di crescita delle piante). I
proplastidi sono cellule indifferenziate che hanno la capacità di trasformarsi in
cloroplasti, amiloplasti, cromoplasti o leucoplasti, a seconda del tipo di cellula o delle
condizioni ambientali.
Ad esempio:
● I proplastidi si
differenziano in
ezioplasti
(precursori dei
cloroplasti) quando esposti
alla luce.
● Gli ezioplasti,
quando stimolati dalla
luce, si trasformano in
cloroplasti, con
l'accumulo di
tilacoidi nelle loro
membrane interne.
● Gli amiloplasti,
specializzati nell'accumulo di amido, si trovano tipicamente nelle radici, nei
tuberi e nei semi.
● Gli elaioblasti, specializzati nel contenimento di lipidi, si trovano in alcune
piante oleaginose.
CLOROPLASTI
I cloroplasti sono organelli di forma generalmente lenticolare, con una faccia piana e
una convessa, e sono visibili al microscopio ottico grazie alla presenza del pigmento
clorofilliano, che
conferisce loro il
caratteristico colore
verde. Il numero di
cloroplasti per
cellula varia da
specie a specie,
generalmente dai 20
59
ai 40, e la loro distribuzione dipende dal tipo cellulare. Come i mitocondri, i
cloroplasti sono delimitati da una doppia membrana, separata da uno spazio
intermembrana, che circonda lo stroma. Lo stroma è una matrice fluida che contiene
enzimi necessari alla fase oscura della fotosintesi, come quelli del Ciclo di Calvin.
Nel cloroplasto si trovano strutture membranose chiamate tilacoidi, che sono sacche
appiattite di circa 7nm di spessore. Le membrane dei tilacoidi sono disposte
parallelamente e alcune formano pile sovrapposte chiamate grana (da 40 a 60 per
cloroplasto). I tilacoidi che collegano i diversi grana sono chiamati tilacoidi dello
stroma. Le membrane dei tilacoidi ospitano i fotosistemi 1 e 2, che sono complessi
proteici contenenti clorofilla e carotenoidi. La clorofilla è il pigmento principale
della fotosintesi e presenta un anello porfirinico con un atomo di magnesio al centro,
a cui è legata una catena idrofoba costituita dal fitolo. La clorofilla B si differenzia
dalla clorofilla A per la presenza di un gruppo formile al posto di un metile. I
carotenoidi, come il betacarotene, assorbono la luce nelle lunghezze d'onda gialle e
arancioni, ampliando lo spettro di luce utilizzabile per la fotosintesi.
I proplastidi sono i precursori dei cloroplasti e hanno una forma sferica, delimitata da
due membrane. Al loro interno si trovano ribosomi, DNA e granuli di amido.
Quando i proplastidi vengono esposti al buio, si trasformano in ezioplasti, che
contengono un reticolo di tubuli a forma di corpo prolamellare, ma non sono
60
fotosintetici poiché mancano di clorofilla. La sintesi dei componenti dei cloroplasti
avviene nel citoplasma, sotto il controllo del genoma sia nucleare che plastidiale. I
cloroplasti sono connessi tra loro da stromuli, estensioni dei plastidi che formano una
rete chiamata plastidoma, che si comunica con altre strutture cellulari.
TEORIA ENDOSIMBIOTICA
La teoria endosimbiotica è stata proposta negli anni Ottanta dalla biologa americana
Lynn Margulis. Il termine endosimbiosi (dal greco endo = dentro, syn = insieme, bios
= vita) significa letteralmente "vita insieme dentro" e descrive la convivenza di due
specie all'interno della stessa struttura senza arrecare danni; al contrario, questa
relazione è vantaggiosa per entrambe, un fenomeno noto come simbiosi.
61
Inizialmente, una cellula procariotica ancestrale venne inglobata all'interno di un'altra
cellula. La presenza di cellule in grado di effettuare la fotosintesi e di cellule capaci di
convertire l'energia luminosa in energia chimica portò alla formazione di organuli
come mitocondri e cloroplasti all'interno di una cellula eucariotica ancestrale. Con il
passare del tempo, questi batteri divennero dipendenti dalla cellula che li aveva
inglobati, dando origine alle cellule eucariotiche complesse che conosciamo oggi.
La clorofilla, che assorbe principalmente le lunghezze d'onda blu e rossa della luce
solare, è il pigmento principale della fotosintesi, permettendo la conversione
dell'energia solare in energia chimica. Questa energia viene utilizzata per produrre
ATP e NADPH durante la fase luminosa della fotosintesi, che vengono poi utilizzati
nella fase oscura (Ciclo di Calvin) per sintetizzare zuccheri a partire da anidride
carbonica e acqua. I tilacoidi sono il sito dove avvengono le reazioni luminose della
fotosintesi, mentre lo stroma è il sito dove si verificano le reazioni del ciclo di Calvin.
GLI EZIOPLASTI
La fotoconversione del
protoclorofillide in clorofilla
è un processo che avviene
quando la plantula (la
giovane pianta) viene esposta
alla luce. Durante questo
processo, si verifica una
grande sintesi di lipidi che
porta alla formazione di un
sistema di membrane tubulari
molto ramificate. Queste
membrane si organizzano in
un corpo paracristallino
chiamato corpo prolamellare.
62
I CROMOPLASTI
I cromoplasti sono plastidi che, a differenza dei cloroplasti, non possiedono un vero e
proprio sistema tilacoidale, ma possono avere membrane interne. Questi plastidi sono
specializzati nell'accumulo di pigmenti carotenoidi, che conferiscono loro colori che
vanno dal giallo all'arancione. I carotenoidi possono essere immagazzinati in diverse
forme all'interno dei cromoplasti:
La conversione di un cloroplasto in un
cromoplasto può essere influenzata sia da
fattori endogeni, come ormoni e nutrienti,
che da fattori ambientali, come il
fotoperiodo (il ciclo luce-buio) e la
temperatura. Questo processo può essere
reversibile, permettendo così una
trasformazione in direzione opposta, da
cromoplasto a cloroplasto, a seconda delle
condizioni
I LEUCOPLASTI
63
nella sintesi e/o nell'accumulo di sostanze di riserva, giocando un ruolo cruciale nelle
piante per la conservazione di nutrienti.
GLI AMILOPLASTI
Gli amiloplasti sono plastidi specializzati nella polimerizzazione del glucosio per
formare amido, una forma di riserva energetica. Sebbene siano in grado di
polimerizzare il glucosio in amido, non
sono in grado di sintetizzare direttamente
carboidrati complessi a partire da
molecole più semplici. Questo processo
di polimerizzazione permette alla pianta
di accumulare amido come riserva
energetica, che può essere
successivamente mobilizzata quando
necessario.
64
fondamentale di energia che verrà utilizzata durante i periodi in cui la fotosintesi non è
attiva o quando la pianta ha bisogno di energia per crescere o svilupparsi.
Infatti, il termine "procarioti" deriva dal greco pro (prima) e karyon (nucleo),
indicando che queste cellule sono prive di nucleo. Il termine "eucarioti", invece,
deriva da eu (vero, buono) e karyon (nucleo), indicando che queste cellule possiedono
un nucleo ben definito.
65
regioni del DNA ricche di sequenze di adenina e timina, rendendo il nucleo visibile
durante l'osservazione microscopica.
Per quanto riguarda la forma, il nucleo è simile a quella della cellula stessa e può
avere una forma sferica, ellittica o lobulata. Tuttavia, in alcuni casi, come negli
spermatozoi, può presentarsi con una forma completamente irregolare. Le dimensioni
e la posizione del nucleo sono spesso variabili, ma generalmente sono proporzionali a
quelle della cellula e caratteristiche per ciascun tipo cellulare. Il rapporto tra il volume
del nucleo e quello citoplasmatico è chiamato indice nucleo-plasmatico (N/P). Ad
esempio, nelle cellule embrionali, il nucleo si trova in posizione centrale. Nei neuroni,
invece, il nucleo è situato al centro rispetto al corpo cellulare.
66
più organuli sferici, che si colorano con coloranti sia basici che acidi, chiamati
nucleoli; un materiale colorabile con coloranti basici, chiamato cromatina, che si
presenta sotto forma di ammassi densi o di sottili filamenti ed è costituito da unità
filamentose distinte di DNA unito a proteine.
INVOLUCRO NUCLEARE
67
citoplasmatico sporgono 8 filamenti lunghi circa 50 nanometri, mentre dall'anello
nucleare si diparte una struttura a forma di canestro, chiamata canestro nucleare,
costituita da otto sottili filamenti lunghi 75 nanometri, che si uniscono nella porzione
distale a un anello
terminale compatto,
con un diametro di
30-60 nanometri. A
volte al centro del
poro si osserva una
particella solida di
dimensioni variabili,
chiamata tappo
centrale o
trasportatore.
L'intelaiatura centrale
è perforata da otto
canali, che si pensa
rappresentino siti di diffusione passiva di ioni e piccole molecole.
Trasporto
Le molecole proteiche che devono essere trasportate attraverso il poro sono dotate di
segnali specifici di importazione o esportazione nucleare, che vengono riconosciuti da
recettori specifici. Questi segnali non vengono generalmente rimossi dopo aver svolto
la loro funzione. Le molecole più grandi, sia per entrare che per uscire dal nucleo,
68
necessitano di recettori proteici specializzati: recettori di importazione nucleare,
chiamati importine, e recettori di esportazione nucleare, chiamati esportine. Queste
proteine indicano al poro di allargarsi per permettere il passaggio.
NUCLEOSCHELETRO
Si trova al di sotto delle membrana interna del nucleo, si tratta di una rete di filamenti
che mantengono l’integrità del nucleo (molte analogie con il citoscheletro).
Composizione (diversa dal citoscheletro): acqua, ioni, proteine e DNA
69
➢ La lamina fibrosa è situata al di sotto dell'involucro nucleare, ha uno spessore
di 25-80 nanometri ed è costituita da proteine dette lamìne. Esistono 4 diverse
lamine: due appartengono al tipo A (lamina A e lamina C), e due
appartengono al tipo B (lamina B1 e lamina B2). L'unità dei filamenti di
lamina è un dimero. I dimeri interagiscono testa-coda a formare protofilamenti
che si uniscono lateralmente a costituire una struttura reticolare. Le lamine A e
C sono omologhe ai filamenti intermedi del citoscheletro, la lamina B differisce
dalle altre due ed è strettamente associata alla membrana interna dell'involucro
nucleare. Le lamine si trovano anche nella rete fibrillare, dove formano un
reticolo più lasso e meno stabile di quello della lamina fibrosa. Questa rete
sembra costituire un nucleo scheletro che partecipa a mantenere la forma del
nucleo.
● i corpi di Cajal: organuli implicati nel processo di biogenesi dei piccoli RNA;
● i corpi PML (corpi nucleari della leucemia promielocitica): strutture deputate
alla difesa contro i virus , vanno a stabilizzare il genoma e sono implicate dei
processi di riparazione del DNA;
● gli speckles e i paraspeckles,
● i gemini bodies (Gem),
● gli histone locus bodies (HLB),
● i polycomb bodies,
● i clastosomi,
● i corpi da stress.
70
CROMATINA
Negli eucarioti, il DNA è sempre legato a proteine istone e non istoniche a costituire
una struttura che è chiamata cromatina. La cromatina è costituita da una serie di
filamenti di DNA e proteine, dette cromosomi, il cui numero è costante ed è
caratteristico per ogni specie. I cromosomi si rendono evidenti durante la divisione
cellulare, quando sono nettamente separati fra loro.
Gli istoni sono proteine basiche che si associano strettamente al DNA a formare la
cromatina. Essi sono formati da vari amminoacidi con due gruppi amminici, come
l'arginina, la lisina e sono molecole relativamente piccole di peso nucleare compreso
fra 11 e 20 kDa. Negli istoni, gli amminoacidi apolari costituiscono una regione
globulare, mentre gli amminoacidi basici formano una o due braccia che si estendono
ai lati della regione globulare. Il legame tra le proteine e il filamento di DNA va a
costituire delle strutture: i nucleosomi, nei quali il ruolo degli istoni è strutturale e
funzionale, in quanto intervengono nell’attività del DNA. Il nucleosoma può essere
considerato come una perla, più nucleosomi formano una collana di perle (nei livelli
più semplici di organizzazione della cromatina) e più nucleosomi sono uniti da un
frammento di DNA linker.
71
nucleosoma, con quelle dei nucleosomi adiacenti, nonché grazie agli istoni H1.
Questi istoni sono più grandi di quelli che formano l'ottamero del corpo del
nucleosoma e si trovano in rapporto 1:1 con esso. Ogni istone H1 possiede un
corpo centrale e due code che aderiscono sia all'ottamero che ai filamenti di
DNA in entrata e in uscita. La sua interazione con il DNA linker, cioè il
filamento di DNA
che connette i
singoli nucleosomi
avente lunghezza
variabile (da 38 a
53 bp nell'uomo),
gli permette di
direzionarlo in
modo da
contribuire al
ripiegamento
solenoidale. Tuttavia non sono del tutto note le sue funzioni in rapporto al
superavvolgimento della cromatina. La fibra da 30 nm è lo stadio in cui si trova
la cromatina attiva in interfase (periodo compreso fra due divisioni cellulari),
cioè la cromatina che viene trascritta.
3. La fibra da 300 nm di diametro o fibra ad ansa: la cromatina si ripiega
ulteriormente su se stessa grazie anche all'aiuto di altre proteine, dette proteine
"scaffolding", che servono come base per la strutturazione delle anse, che
costituiscono così dei domini Topologici chiusi, cioè indipendenti l'uno
dall'altro in termini di superavvolgimento.
4. La fibra da 700 nm di diametro: la cromatina si super-avvolge, è il diametro dei
singoli cromatidi.
5. La fibra da 1400 nm di diametro è il livello di condensazione massimo, quello
dei cromosomi metafasici.
Ciascun nucleosoma contiene una particella centrale (CORE) formata da 146 coppie
di basi di DNA superavvolto che gira per quasi due volte intorno a un complesso a
forma di disco formato da otto istoni. Gli istoni più comuni sono distinti in istoni del
core nucleosomico: 2 H2A, 2 H2B, 2 H3 e 2 H4, che sono in quantità equimolecolare
nella cromatina e in unione con il DNA formano il filamento nucleosomico. Abbiamo
anche gli istoni linker, fra i quali si trovano H1 (chiamato istone di connessione) e
H5, che non si trovano nel filamento nucleosomico, ma nelle strutture cromatiche di
ordine superiore. Il DNA è avvolto intorno agli istoni a formare i nucleosomi e
sigillato dall'istone H1.
72
Tra un nucleosoma e l'altro si può osservare una regione di DNA non avvolto, detto
DNA Linker.
Eucromatina
Eterocromatina
73
CROMOSOMI
74
contratti e quindi identificabili al microscopio. Il cariotipo è l'insieme di cromosomi
di una cellula allineati in ordine di lunghezza decrescente e in base alla loro forma.
In tutti gli organismi in cui il sesso è determinato geneticamente, le cellule dei due
sessi presentano cariotipi che differiscono per la morfologia di una coppia di
cromosomi sessuali. I cromosomi sessuali contengono i geni responsabili della
determinazione del sesso. Il sesso che presenta cromosomi sessuali differenti fra loro è
detto eterogametico o digametico, perché produce due tipi di gameti contenenti
ciascuno un eterocromosoma diverso. Il sesso con cromosomi sessuali uguali è detto
omogametico, perché produce gameti aploidi tutti uguali fra loro. Nella femmina ci
sono due cromosomi sessuali uguali detti XX, mentre nel maschio c'è solo un
cromosoma X e un piccolo cromosoma Y. La determinazione del sesso del futuro
individuo spetta al gamete del sesso digametico che aggiunge un cromosoma X
oppure Y all'assetto X del gamete del sesso omogametico.
NUCLEOLO
Il nucleolo è una regione del nucleo responsabile della sintesi dell'RNA ribosomiale. È
una regione densa di materiale genetico e proteico. Al microscopio elettronico a
trasmissione appare come un granulo rotondeggiante, non delimitato da una
membrana, circondato da cromatina condensata ed è formato da due regioni
morfologicamente distinte: una fibrillare e una granulare.
Il nucleolo è presente durante le fasi G1, S e G2 del ciclo cellulare; scompare durante
la mitosi, in quanto durante la profase si ha la dissoluzione del nucleolo e ricompare
quando la cellula ha completato la divisione cellulare e riprende la sua attività di
sintesi.
Nel nucleolo si distinguono diverse zone: la zona organizzatrice del nucleolo, che
contiene le sequenze di DNA che codificano per gli RNA ribosomiali; la zona
75
fibrillare densa, dove ci sono sottili fibre ed è formata dagli RNA appena trascritti; e
la zona granulare, così chiamata per la presenza di piccoli granuli, ed è
sostanzialmente costituita dalle subunità dei ribosomi in via di maturazione. Al
nucleolo, le unità ribosomiali dopo il loro assemblaggio vengono esportate nel
citoplasma attraverso i pori nucleari.
Si parla di duplicazione/replicazione del DNA nel momento in cui una cellula madre
duplica il proprio corredo cromosomico per poi entrare in fase di divisione.
76
apre la doppia elica, rompendo i legami a idrogeno tra le basi, creando la cosiddetta
forcella di replicazione, che si sposta verso la direzione 5’-3’, dove i due filamenti
sono separati e sono orientati in senso opposto, cioè anti-paralleli: quello con
direzione 3’→5’ è detto filamento principale, l'altro con direzione 5’→3’ è detto
filamento secondario.
Nella replicazione del DNA intervengono tutta una serie di proteine che sono
aggregate in un grande complesso multienzimatico, che si sposta in blocco lungo il
DNA, in modo da sintetizzare la nuova molecola su ciascuno dei filamenti originali
con un'azione coordinata.
Tra queste, abbiamo l’elicasi, che separa i due filamenti; le single-strand binding
proteins (SSB), che evitano che i due filamenti si riuniscano e vanno a stabilizzarlo; e
le topoisomerasi, gruppo di enzimi che hanno il compito di eliminare i
superavvolgimenti e la maggiore tensione che si trovano davanti alla forcella di
replicazione. Le topoisomerasi sono di due tipi:
MECCANISMO DI REPLICAZIONE
Una DNA polimerasi, dopo la sintesi di un breve primer a opera di una RNA
primasi, legge il filamento principale (o filamento guida) in modo continuo, seguendo
la direzione di apertura della forcella di replicazione, e trascrive un filamento
complementare di DNA 5’→3’. La polimerizzazione del nuovo filamento avviene in
direzione 5′-3′ per aggiunta di uno specifico deossiribonucleotide (dNTP) al 3′−OH
dello zucchero appartenente al nucleotide precedente, formando legami fosfodiestere
tra l’OH legato al C 3’ dell’ultimo nucleotide già unito alla catena in allungamento e il
gruppo fosfato legato al C 5’ del nucleotide aggiuntivo.
77
La copiatura del filamento secondario è invece più complessa. Esso è prima letto da
una RNA primasi, che trascrive un breve RNA che serve da innesco per una DNA
polimerasi. Questa sintetizza un breve tratto di DNA, sempre orientato nel senso
5’→3’, ma il cui sviluppo procede in direzione opposta a quella di apertura della
forcella di replicazione. La DNA polimerasi copia il filamento di DNA secondario (o
lento) in brevi tratti di circa mille nucleotidi, chiamati frammenti di Okazaki.
Quindi la DNA polimerasi, una volta a contatto con il primer, sostituisce i
ribonucleotidi con i desossiribonucleotidi, rimuovendo l'RNA primer e sostituendolo
con un tratto equivalente di DNA. I filamenti sono poi uniti insieme da enzimi, come
la ligasi, che li riuniscono in un unico filamento di DNA precedentemente sintetizzato
in frammenti di Okazaki.
Immaginando di avere
un filamento di DNA
codificante che viene
trascritto in una
molecola di mRNA,
dove la timina viene
sostituita dall’uracile,
poi ciascuna tripletta
(codone) viene
tradotta in un
amminoacido.
Dunque attraverso il
processo di traduzione si passa da una sequenza nucleotidica dell’RNA ad una
amminoacidica della proteina. In realtà se si considerano i genomi esiste un trend
evolutivo secondo cui con l’aumentare delle dimensioni dei
geni, aumenta anche la porzione di dna non codificante, quello che viene definito
“DNA spazzatura”. Se si considera l’organizzazione di un gene, quest’ultimo è
costituito dall’alternanza di porzioni codificanti, definite esoni, e porzioni non
codificanti, cioè gli introni (in un genoma la quantità di porzioni codificanti sono
piuttosto limitati al suo interno).
78
La sintesi dell'RNA rappresenta una tappa fondamentale dell'espressione
dell'informazione genetica. La trascrizione produce non solo l’RNA messaggero
(mRNA), ma anche altri tipi di RNA. Tutte le molecole di RNA generate durante la
trascrizione partecipano al processo di espressione genica. Nelle cellule eucariotiche, i
trascritti primari di RNA subiscono estese modifiche per diventare molecole mature,
pronte a svolgere le loro funzioni biologiche.
Negli eucarioti esistono tre tipi principali di RNA polimerasi, ciascuna con specifiche
funzioni:
Fase di inizio
79
Il punto di inizio di un gene è preceduto da una regione, detta "a monte", che prende il
nome di promotore. Questa regione è caratterizzata dalla presenza di alcune sequenze
consenso, come ad esempio quella -10 e -35 (il numero si riferisce alla posizione che
le basi occupano rispetto al punto di inizio, cioè rispetto alla prima base nucleotidica).
Il sito promotore contiene queste due sequenze, che vengono riconosciute da sequenze
complementari presenti nell’RNA polimerasi. Quest’ultima si lega in quel punto del
promotore, riconoscendo le sequenze, e una volta individuate, capisce che deve
iniziare il processo di sintesi dell’mRNA. Al suo interno è presente il sito di inizio,
cioè il punto in cui ha luogo effettivamente la trascrizione. Geni differenti possono
avere promotori diversi, permettendo così alla cellula di decidere quali geni debbano
essere trascritti in un determinato momento.
Le regioni ricche di timine e adenine (che formano solo due legami idrogeno) sono più
facili da denaturare rispetto alle regioni ricche di citosine e guanine (che formano tre
legami idrogeno).
Fase di allungamento
Nei procarioti, la
RNA polimerasi si
lega direttamente al
promotore. Negli
eucarioti, invece, i
fattori di
trascrizione devono
prima riconoscere il
promotore per
consentire il legame
della RNA polimerasi. La RNA polimerasi possiede inoltre un’attività elicasica, che le
permette di svolgere i filamenti di DNA senza l’ausilio di un’elicasi separata.
Fase di terminazione
80
filamento di DNA, rilasciando l’RNA messaggero, chiamato trascritto primario.
1. Aggiunta del cappuccio 5’: all'estremità 5’ viene aggiunta una molecola di
GTP (guanosina trifosfato) modificata. Questo “cappuccio” protegge l’mRNA
dagli enzimi degradativi che attaccano le estremità libere e facilita l’interazione
con i ribosomi.
2. Aggiunta della coda di poli(A): all'estremità 3’ dell’mRNA vengono aggiunte
numerose molecole di adenilato (adenosinmonofosfato), formando la coda
poli(A). Questa modifica è guidata da una sequenza segnale specifica
(AAUAAA) e svolge una funzione protettiva simile al cappuccio 5’.
3. Splicing degli introni: durante lo splicing vengono rimossi gli introni
(sequenze non codificanti) e uniti gli esoni (sequenze codificanti), formando un
mRNA maturo pronto per la traduzione. Però spesso può verificarsi lo splicing
alternativo che dà luogo a diverse isoforme di proteine, che sono delle proteine
con caratteristiche
diverse delle altre,
che porta a delle
patologie
all’organismo. A
partecipare al
processo di
splicing degli
introni sono una
classe di enzimi
che formano lo spliceosoma.
81
Dal nucleo dove avviene la trascrizione, gli mRNA maturi passano attraverso i pori
nucleari nel citoplasma dove vengono tradotti.
TRADUZIONE
All’interno del ribosoma è possibile individuare tre siti diversi in cui andranno a
sistemarsi le molecole coinvolte nella sintesi proteica, gli rna transfer sono
caratterizzati dalla presenza di 3 anse, una delle quali prende il nome di anticodone
che va a riconoscere una tripletta complementare sull’mrna, un’altra ansa porta legato
un amminoacido, specifico dalla sequenza dell’anticodone. I tre siti del ribosoma
sono:
1. Sito A:
durante la
sintesi
proteica
l’mRNA
scorre tra le
due subunità
e gli tRNA
82
entrano nel ribosoma legandosi con l’anticodone alla sequenza complementare
dell’mRNA e posizionando nel sito.
2. Sito P: L’tRNA si sposta, dove avviene la formazione del legame peptidico tra
gli amminoacidi dei due tRNA adiacenti. La catena proteica in formazione
viene trasferita dal tRNA presente al sito P al tRNA presente al sito A
3. Sito E: il tRNA scarico presente nel sito P viene spinto verso questo sito, dove
viene rilasciato dal ribosoma.
CODICE GENETICO
MECCANISMO DI TRADUZIONE
Inizio
83
(sull’mRNA) e quelle dell’anticodone (sul tRNA). Come ultimo passaggio, la subunità
maggiore del ribosoma si unisce al complesso di inizio. La traduzione ha inizio
quando viene riconosciuto il codone di inizio, che è AUG e codifica per
l'amminoacido Met (metionina).
Allungamento
Man mano che procede la sintesi, la catena polipeptidica si allunga grazie all’aggiunta
di nuovi amminoacidi a quello di partenza. Il ribosoma ha tre siti funzionali:
Durante la sintesi, la catena polipeptidica rimane legata al tRNA collocato nel sito P
della subunità maggiore del ribosoma. Inoltre, la sintesi avviene sempre nella
direzione N-terminale →
C-terminale, con l’estremità
N-terminale della proteina che
viene sintetizzata per prima.
Terminazione
84
● Il ribosoma riconosce una sequenza specifica dell’mRNA (codone di stop).
● L’anticodone del tRNA riconosce il codone di stop sull’mRNA, segnalando la
fine della traduzione.
● Il ribosoma si separa nelle sue due subunità e la nuova proteina neosintetizzata
viene rilasciata.
L'RNA messaggero viene tradotto sempre nella direzione 5' → 3', garantendo che
ogni ciclo di allungamento aggiunga un amminoacido all’estremità C-terminale della
catena polipeptidica.
All’interno della cellula, il corretto ripiegamento della maggior parte delle proteine è
facilitato da altre proteine, chiamate chaperon o chaperoni molecolari (dal francese
chaperon, "accompagnatore"). Queste proteine agiscono sin dalle prime fasi della
sintesi, legandosi alle catene polipeptidiche non appena emergono dal ribosoma o
polisoma.
85
In alcuni casi, se una proteina non si ripiega correttamente, gli chaperoni possono
indirizzarla verso la degradazione proteica, che avviene attraverso due principali vie:
● Proteasoma
● Lisosomi, tramite degradazione in vescicole.
Le prime proteine identificate con un ruolo nel folding sono le Heat Shock Proteins
(HSP), o proteine da shock termico.
86
Le HSP60 sono prodotte
dai batteri in condizioni
di shock termico per
prevenire l'autofagia.
Entrambe queste
proteine guidano il
ripiegamento proteico
utilizzando energia.
Possiedono un'attività
ATP-asica, il che significa che agiscono attraverso cicli ATP-dipendenti, regolando il
legame e il rilascio delle proteine substrato.
HSP70
Le HSP70 agiscono in una fase precoce del ripiegamento. Si legano a gruppi di circa
sette amminoacidi idrofobi presenti nelle catene polipeptidiche nascenti, impedendo
così ripiegamenti errati o l'aggregazione della porzione ammino-terminale prima del
completamento della sintesi.
HSP60
Le HSP60 hanno una struttura particolare, simile a un canale o una botte, all'interno
della quale accolgono i polipeptidi già parzialmente ripiegati. Una volta inglobata la
proteina, grazie al consumo di una
molecola di ATP, ne facilitano il
corretto ripiegamento e la
rilasciano nella sua conformazione
nativa.
87
chiuso, permette il folding corretto, dopodiché la proteina, ben ripiegata, viene liberata
per svolgere la sua funzione.
A seconda della corretta conformazione raggiunta, la proteina può poi essere destinata
a diverse attività cellulari.
1. Sui ribosomi liberi nel citoplasma, rimanendo all'interno della cellula;
2. Sui ribosomi legati al reticolo endoplasmatico, per essere in gran parte
destinate all'esterno della cellula o a specifici organuli.
Eventi post-traduzionali
88
Le proteine neo-sintetizzate possono essere indirizzate:
Questa sequenza consente l’adesione del complesso alla membrana del RER e facilita
il trasferimento della proteina in formazione all’interno del lume del reticolo.
89
riconosciuta dalla particella SRP, che è formata da sei diverse proteine e un piccolo
RNA.
Nel caso delle proteine intrinseche di membrana, queste rimangono inserite nella
membrana del RER. Ciò è possibile grazie all’apertura del traslocatore, che permette
l’inserimento dei domini integrali di membrana all’interno della struttura.
Una volta all’interno del lume del RER, le proteine acquisiscono la loro
conformazione definitiva con l’aiuto di specifiche proteine chaperoniche, come le
ciaperonine. Inoltre, vengono glicosilate e sottoposte a un rigoroso controllo di
qualità per assicurare il corretto ripiegamento e assemblaggio.
Quasi subito dopo l’ingresso della catena polipeptidica nel lume del reticolo
endoplasmatico (RE), avviene la glicosilazione, un processo in cui vengono aggiunte
catene laterali oligosaccaridiche a specifiche asparagine presenti nella sequenza della
proteina in formazione.
A livello della membrana del RE, sono presenti complessi proteici che facilitano il
passaggio della proteina dal citosol al lume del reticolo. Questo avviene quando la
proteina viene riconosciuta da un recettore e quando possiede un peptide segnale che
ne guida il trasporto all’interno del RE.
Sulla membrana del reticolo endoplasmatico, esiste un gruppo di proteine legate a una
molecola lipidica chiamata dolicolo. Questa struttura è composta da due gruppi
fosfato e da una lunga catena oligosaccaridica di 14 monosaccaridi, che si lega
all’estremità NH₂ di un amminoacido specifico, l’asparagina, presente nella catena
polipeptidica in allungamento.
90
L’oligosaccaride legato al dolicolo è composto da:
● 3 molecole di glucosio,
● 9 molecole di mannosio,
● 2 molecole di N-acetilglucosammina.
Questa coda di carboidrati viene trasferita alla catena polipeptidica grazie alla rottura
del legame fosfato e si lega a un’asparagina presente nella proteina in formazione.
L’enzima responsabile di questo trasferimento è l’oligosaccaride-protein trasferasi.
1. Asparagina,
2. Un amminoacido variabile,
3. Treonina o serina.
Le proteine hanno una durata limitata all’interno della cellula, regolata da diversi
fattori. Un parametro importante per definirne la stabilità è l’emivita, ovvero il tempo
necessario affinché venga degradata la metà della proteina sintetizzata in un
determinato momento. L’emivita può variare notevolmente:
● Pochi minuti, come nel caso di fattori di trascrizione e proteine coinvolte nel
ciclo cellulare, ad esempio le cicline.
● Giorni o settimane, per proteine strutturali come quelle del citoscheletro o
proteine coinvolte nel movimento muscolare, come la miosina.
● Mesi, come nel caso dell’emoglobina.
● Anni, per proteine particolarmente stabili, come quelle presenti nel cristallino
dell’occhio (alfa e beta cristalline).
1. Errori nella sintesi proteica: alcune proteine vengono sintetizzate in modo
errato, ad esempio a causa di eventi di splicing alternativo che rimuovono in
modo scorretto gli introni. Queste proteine devono essere eliminate.
2. Rinnovamento del corredo proteico: nel tempo, le proteine invecchiano e
subiscono modifiche chimiche, soprattutto ossidative, che ne compromettono la
91
funzionalità. Per mantenere un corredo proteico efficiente, le proteine non più
funzionanti vengono degradate e sostituite.
3. Regolazione metabolica e fisiologica: in determinati scenari metabolici o
fisiologici, la cellula degrada selettivamente alcune proteine, anche se
perfettamente funzionanti, quando la loro funzione non è più necessaria.
4. Eliminazione di proteine mal ripiegate: se il sistema di controllo qualità delle
proteine fallisce, le proteine scorrettamente ripiegate vengono destinate alla
degradazione. Alcune di queste possono risultare tossiche, quindi la loro
eliminazione è essenziale.
5. Recupero di amminoacidi per la sintesi di nuove proteine: in alcuni casi, la
cellula necessita di proteine diverse rispetto a quelle presenti. Per soddisfare
questa esigenza, alcune proteine vengono degradate per liberare amminoacidi,
che saranno utilizzati nella sintesi di nuove proteine. Questo processo è cruciale
per esigenze energetiche e metaboliche.
6. Attivazione di processi cellulari tramite proteasi: alcune proteasi eseguono tagli
selettivi su specifiche proteine in un processo noto come proteolisi limitata,
attivando così funzioni biologiche fondamentali. Esempi di questo meccanismo
si trovano nella coagulazione del sangue e nell’apoptosi (morte cellulare
programmata).
1. Via del lisosoma: il lisosoma contiene enzimi specializzati, le proteasi acide
(catepsine), appartenenti alla famiglia delle endopeptidasi. Questi enzimi
degradano le proteine inglobandole in strutture chiamate autofagosomi,
attraverso un processo noto come autofagia.
2. Sistema ubiquitina-proteasoma: questo meccanismo utilizza proteasi neutre
per degradare selettivamente proteine nucleari e citosoliche. Le proteine da
eliminare vengono prima marcate con una piccola proteina chiamata
ubiquitina, che funge da segnale per il proteasoma, un complesso enzimatico
che le degrada in frammenti più piccoli. Questo sistema è essenziale per la
regolazione di molteplici segnali cellulari e per l’eliminazione di proteine
danneggiate o che hanno terminato il loro ciclo vitale.
SISTEMA ENDOMEMBRANOSO
92
Molti materiali possono essere trasportati attraverso vescicole di trasporto, che
partono da un determinato
compartimento e si fondono con un
altro. Questo tipo di trasferimento
di materiale avviene grazie alla
formazione di vescicole, le quali
sono provviste di una membrana
che si fonde con quella del
compartimento cellulare di
destinazione, rilasciando così le
sostanze contenute al loro interno.
Una volta allontanate dal RER, le macrovescicole migrano verso l’apparato di Golgi,
un altro sistema di membrane formato da saccule appiattite. Qui, le macrovescicole
subiscono modificazioni attraverso diversi processi. Uno di questi è la glicosilazione
delle proteine, che ha più funzioni:
Nella via secretoria, le proteine vengono sintetizzate a livello del RER, sui ribosomi
adesi alla superficie delle saccule del reticolo. Queste proteine possono avere due
destinazioni principali:
93
● Membrana plasmatica, dove vengono inglobate ed eventualmente secrete
all'esterno tramite esocitosi. Questo avviene attraverso la fusione delle
vescicole cellulari con la membrana plasmatica.
Sistema di Endomembrane
● Reticolo endoplasmatico
● Apparato di Golgi
Molte proteine iniziano il loro percorso entrando nelle membrane o nei compartimenti
interni del reticolo endoplasmatico. Da qui, poi, si spostano al complesso del Golgi,
dove la maggior parte delle proteine subisce delle modificazioni chimiche prima di
essere smistata nelle vescicole che le trasporteranno verso le loro sedi definitive.
RETICOLO ENDOPLASMATICO
Lo spazio contenuto all’interno di cisterne e tubuli viene detto lume del reticolo
endoplasmatico. Questo lume è separato dal resto del citosol in cui le cisterne sono
immerse, quindi presenta una
composizione chimica
differente rispetto al citosol
della cellula eucariotica.
94
necessarie, come avviene durante l’Interfase. Alcune cellule, in determinati momenti
del ciclo cellulare, aumentano la loro attività e, di conseguenza, necessitano di una
maggiore quantità di queste strutture (ad esempio, il RER quando è richiesta una
maggiore sintesi proteica).
Una delle sue funzioni più importanti è la sintesi dei lipidi steroidei, che verranno
utilizzati per costruire le membrane del RER o del REL.
● Organizzazione strutturale
● Funzioni svolte
● Presenza o assenza di ribosomi sulla superficie della membrana rivolta verso
il citoplasma
In tutte le cellule eucariotiche sono presenti sia il RER che il REL, ma in proporzioni
variabili a seconda delle funzioni e dell’attività cellulare. In generale:
95
● Il RER è molto sviluppato nelle cellule con un’intensa sintesi proteica, in
particolare per le proteine destinate alla secrezione (via secretoria).
● Il REL è più sviluppato nelle cellule specializzate nella sintesi di altre
macromolecole, come gli ormoni steroidei (colesterolo, steroidi, estrogeni). È
anche abbondante in cellule coinvolte nei processi di detossificazione e nella
contrazione muscolare.
A livello del REL, i lipidi vengono sintetizzati e accumulati, per poi essere trasferiti
all’Apparato di Golgi, da dove raggiungono altre membrane cellulari, inclusa la
membrana plasmatica. Essendo parte di un sistema membranoso, i lipidi vengono
trasportati anche attraverso le vescicole intracellulari.
Il REL è presente in una varietà di tipi cellulari e svolge funzioni diverse a seconda
della cellula in cui si trova.
● REL:
○ Non presenta ribosomi, quindi ha una superficie liscia.
○ Non è costituito da cisterne, ma prevalentemente da tubuli
comunicanti, alcuni dei quali sono in continuità con le cisterne del
RER.
○ Il suo ruolo principale è la biosintesi e maturazione dei lipidi, che
vengono accumulati in vescicole e indirizzati verso il Golgi per subire
ulteriori modificazioni.
96
○ Funge da deposito di ioni calcio, che sono potenti secondi messaggeri
in grado di innescare numerose risposte cellulari.
● RER:
○ Presenta ribosomi sulla superficie esterna delle membrane, che sono i
siti di sintesi proteica.
○ È particolarmente sviluppato in cellule con elevata produzione di
proteine, soprattutto quelle destinate alla secrezione.
○ Esempi di cellule con RER molto sviluppato:
■ Cellule acinose del pancreas → secernono enzimi digestivi
pancreatici.
■ Cellule mucipare dell’intestino e dell’apparato respiratorio →
hanno forma caliciforme e secernono muco.
97
FUNZIONE DELL’APPARATO
L'apparato del Golgi ha la funzione di rielaborare, immagazzinare, selezionare ed
esportare i prodotti cellulari che possono essere trasportati fuori dalla cellula o che,
pur rimanendo all'interno di essa, devono rimanere separati dal citoplasma mediante
una membrana. Inoltre, l'apparato di Golgi riceve dal REL i lipidi da usare per la
sintesi delle lipoproteine.
1. Versante di ingresso (detto versante Cis o prossimale): è la zona più adiacente
al reticolo endoplasmatico.
2. Faccia Trans o distale: si trova
all'estremità opposta, ed è la parte
rivolta verso la membrana
plasmatica.
LISOSOMI
I lisosomi sono organuli cellulari che si formano per distacco dal complesso di Golgi.
Sono piccole vescicole osservabili all'interno del citoplasma. La loro funzione è quella
di svolgere la digestione cellulare; proprio per questo motivo si fondono con i vacuoli
contenenti particelle alimentari ingerite dalle cellule. Rappresentano la sede della
digestione intracellulare e vengono considerati una sorta di stomaco della cellula. Il
98
funzionamento delle idrolasi (enzimi contenuti nei lisosomi in grado di degradare le
macromolecole) avviene in pH acido. Se potessero agire anche a pH neutro o basico
(pH 7.2 del citosol), potrebbero danneggiare molte sostanze presenti nel citosol,
poiché potrebbe accadere, ad esempio, che le membrane che avvolgono i lisosomi si
rompano e quindi le idrolasi acide si liberino nel citoplasma. In ogni caso, questi
enzimi non sono attivati dal pH basico o neutro, perciò non vanno a distruggere il
materiale citoplasmatico.
I lisosomi furono scoperti dal citologo belga Christian de Duve nel 1949.
Queste vescicole tondeggianti sono sintetizzate a livello dell’apparato di Golgi e si
staccano dalla faccia Trans. Il lisosoma (dal greco lysis, dissoluzione, e soma, corpo) è
una vescicola presente in numerose copie nelle cellule eucariotiche. Il numero dipende
dal tipo cellulare e dalla fase cellulare in cui si trovano le cellule stesse, ed è
responsabile della degradazione di molecole estranee ingerite dalla cellula via
endocitosi, così come di macromolecole endogene. All’interno di questi organuli sono
contenuti circa una cinquantina di enzimi idrolasi acide. Le molecole che si ottengono
dall’attività di questi enzimi vengono poi trasferite nel citoplasma e, attraverso
specifici trasportatori, vengono espulse all’esterno della cellula tramite processi di
esocitosi, fatta eccezione per i lipidi che riescono a diffondere in maniera semplice
attraverso la membrana.
Poiché questi enzimi sono potenzialmente pericolosi, nel caso vengano liberati nel
citoplasma, il meccanismo con cui entrano in contatto con le sostanze da degradare
viene definito autofagia o fagocitosi, a seconda dell’origine delle sostanze da
degradare.
Fagocitosi
Nel caso di fagocitosi, il percorso è leggermente diverso. Alcune cellule, come quelle
del sistema immunitario (macrofagi), sono in grado di inglobare materiale estraneo,
come ad esempio un batterio.
Il batterio viene circondato dalla membrana plasmatica della cellula e fagocitato,
formando un fagosoma, una struttura costituita dal batterio circondato dalla
membrana plasmatica. Questa struttura si fonde con i lisosomi, formando un ulteriore
99
vescicola chiamata fagolisosoma, all'interno del quale avviene la digestione del
batterio.
Autofagia
L’autofagia svolge una funzione fondamentale nel ricambio e nell’eliminazione di
molecole dannose e nel turnover fisiologico di vari aggregati proteici o organuli della
cellula.
Durante l’autofagia, porzioni di citoplasma contenenti diversi organelli vengono
sequestrate all’interno di vescicole delimitate da doppie membrane, che si formano nel
reticolo endoplasmatico e vengono chiamate vacuoli autofagici o autofagosomi. Il
materiale danneggiato viene quindi circondato da queste doppie membrane.
Gli autofagosomi si fondono con i lisosomi, dando origine agli autofagolisosomi,
dove il materiale al loro interno viene completamente degradato.
PEROSSISOMI
I perossisomi sono presenti in tutti i tipi di cellule eucariotiche e sono noti anche come
microcorpi. Hanno un diametro compreso tra 0,1 e 1,0 µm e una forma sferica. Spesso
contengono un nucleo denso e cristallino formato da enzimi ossidativi, perché a livello
dei perossisomi avvengono numerose reazioni di ossidazione (per questo motivo sono
chiamati perossisomi), che portano alla formazione di perossido di idrogeno (H₂O₂),
un agente ossidante tossico e altamente reattivo. Contengono enzimi per reazioni di
trasferimento dell’idrogeno dai vari composti in cui si trova all’ossigeno. L’acqua
ossigenata serve per detossificare alcune sostanze.
100
Processi e funzioni principali dei perossisomi:
● Lipidi:
○ Parte dei lipidi necessari alla membrana perossisomiale viene
sintetizzata direttamente nel perossisoma, mentre un'altra parte proviene
dal reticolo endoplasmatico (RE).
● Proteine:
○ Le proteine destinate ai perossisomi sono sintetizzate da ribosomi liberi
nel citoplasma e successivamente maturano all'interno del perossisoma.
101
IL CICLO CELLULARE
Il Ciclo Cellulare è una serie di eventi ordinati che avvengono nelle cellule eucariote,
portando alla crescita e alla duplicazione cellulare. Questo processo è fondamentale
per lo sviluppo e la rigenerazione dei tessuti e degli organi.
Il periodo che intercorre tra una divisione cellulare e l'altra è chiamato interfase.
Durante questa fase, la cellula cresce accumulando sostanze nutritive e si prepara per
la replicazione del DNA, al fine di poter dividere correttamente i propri contenuti.
102
3. Fase G2 (Gap 2)
Nella fase G2, la cellula continua a crescere e svolge attività preparatorie per la
divisione cellulare. Vengono sintetizzati mRNA e proteine specifiche per la
mitosi, e iniziano a comparire modificazioni strutturali visibili al microscopio.
Queste modifiche preparano la cellula per il passaggio alla mitosi, fase in cui
avverrà la divisione vera e propria.
Fase M (Mitosi)
La fase M del ciclo cellulare è la fase in cui avviene la divisione della cellula
progenitrice in due cellule figlie identiche. La fase M può essere suddivisa in due
processi principali:
1. Mitosi
La mitosi è il processo in cui i cromosomi vengono segregati in modo uguale
tra le due cellule figlie. Durante la mitosi, i cromosomi duplicati si allineano al
centro della cellula e vengono separati, grazie all'azione del fuso mitotico, che
li trascina verso i due poli opposti della cellula.
2. Citochinesi (o Citodieresi)
La citochinesi è la divisione del citoplasma, del nucleo e degli organelli
cellulari. Al termine di questo processo, si formano due cellule figlie distinte,
ognuna con un set completo di cromosomi e organelli.
● Fase G0: Molte cellule degli eucarioti pluricellulari, una volta raggiunto il loro
differenziamento cellulare, non si dividono più e entrano in uno stato di
riposo. Queste cellule sono non proliferative e non partecipano attivamente al
ciclo cellulare.
Il passaggio da una fase all'altra del ciclo cellulare è controllato da punti di controllo
(checkpoint), che impediscono l'avanzamento del ciclo se i requisiti necessari non
sono soddisfatti. Questi punti di controllo assicurano che la cellula sia pronta per
103
proseguire nel ciclo in modo sicuro ed efficiente. Vi sono tre punti di controllo
principali:
MITOSI
104
centromero di ogni cromosoma. Durante questa fase, i cromosomi iniziano a
connettersi al fuso mitotico.
Durante l'anafase, i cromatidi fratelli vengono separati e tirati verso i poli opposti
della cellula grazie ai microtubuli e alle proteine motrici. Questo movimento assicura
che ogni cellula figlia riceva una copia identica del materiale genetico.
Infine, in telofase, si
riforma l'involucro
nucleare attorno a
ciascun set di
cromatidi, che ora
costituiscono i
cromosomi
completi. I
cromosomi si
despiralizzano e
tornano a essere
cromatina, mentre il
nucleolo riappare. A partire dalla fine dell'anafase, inizia la citochinesi, che porta alla
separazione del citoplasma e alla formazione delle due cellule figlie.
MEIOSI
105
1. Meiosi I (riduzionale): separa i cromosomi omologhi e produce due cellule
figlie aploidi, i cui cromosomi sono ancora formati da due cromatidi.
2. Meiosi II (equazionale): separa i cromatidi fratelli, come avviene nella mitosi,
e da ciascuna delle due cellule prodotte dalla meiosi I si ottengono due cellule
aploidi con cromosomi monocromatidici.
Meiosi I o riduzionale
● Profase I
● Metafase I
● Anafase I
● Telofase I
106
Anafase I: i cromosomi omologhi vengono separati e indirizzati verso i poli opposti
della cellula.
Meiosi II o equazionale
Dopo una breve interfase o nessuna interfase, inizia la profase II. Questa fase è breve,
poiché i cromosomi non si despiralizzano completamente durante la telofase I.
● Metafase II
● Anafase II
● Telofase II
Al termine della meiosi II, i cromatidi fratelli vengono separati, e da ciascuna delle
due cellule prodotte dalla meiosi I si ottengono quattro cellule figlie aploidi,
ciascuna con cromosomi monocromatidici.
107