Destra e Sinistra Hegeliane
Dopo la morte di Hegel avvenuta nel 1831 si delineano due orientamenti teorici all'interno della schiera dei
suoi allievi e grazie a Strauss vi è la distinzione tra una Destra hegeliana e una Sinistra hegeliana, termini
mutuati dagli schieramenti politici del parlamento francese.
DESTRA, “Vecchi hegeliani” protestanti (anni '30): si attesta su posizioni politiche e teoriche più
conservatrici.
In merito al dibattito tra religione e filosofia (Hegel aveva distinto tre momenti dello Spirito assoluto,
ovvero lo Spirito che diviene consapevole della sua assolutezza e dunque di costituire l’intera realtà)
prevale la tesi secondo cui le due discipline filosofia e religione sono dotate dello stesso valore poiché
rivelano con modalità differenti la medesima verità, la filosofia dimostra ricorrendo alla propria
strumentalizzazione logica ciò che la religione esprime in una forma più facilmente comprensibile
attraverso raffigurazione.
A partire dal ’40 la polemica si sposta nell’ambito della metafisica e della politica e in merito
all’affermazione “ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale”. Tendono a dare
un’interpretazione statica di questa identità comportando l’accettazione di una posizione giustificazionista
secondo cui tutti gli aspetti della realtà non sono che il risultato di un percorso storico universale.
SINISTRA, “Giovani hegeliani” atei (anni ‘40) : si attesta su posizioni più critiche rispetto
all'ortodossia hegeliana e progressista.
In merito al dibattito tra religione e filosofia prevale l'interpretazione gerarchica secondo cui la religione è
una forma di conoscenza inferiore poiché esprime in maniera imperfetta ciò che la filosofia riesce a
dimostrare in maniera argomentata e logica.
Tendono a dare un’interpretazione dinamica per cui la realtà è da interpretare come un progressivo ma
mai del tutto compiuto avvicinamento alla verso la razionalità lasciando spazio e responsabilità all’essere
umano di trasformare la società e migliorarla.
o Strauss: Nel saggio La vita di Gesù o Esame critico della sua storia, Strauss, dopo un’ampia
disamina dei testi biblici, sostiene che le Sacre Scritture pur contenendo alcuni riferimenti storici reali
per il resto sono da intendere come racconti mitologici volti a spiegare contenuti astratti e
difficilmente comprensibili; Gesù dunque è rappresentazione della verità, un mito di duplice natura
divina (verità infinita) e umana (verità finita riprendendo la verità per Hegel).
o Bauer: filosofo, teologo e biblista che in un primo momento aderisce alle posizione della Destra
hegeliana criticando aspramente l'opera di Strauss, negli anni 40 invece rivaluta le tesi dell'autore
nella assumendo una posizione estremamente radicale all'interno della Sinistra. Nel saggio La tromba
del giudizio universale contro Hegel, tenta di provare come l'hegelismo sia in realtà una forma di
ateismo dal momento che i dogmi cristiani al suo interno acquistano un significato completamente
differente da quello che possiedono per l'ortodossia religiosa; l'identificazione di Dio con il pensiero
comporta una non visiona personalistica della divinità e la stessa Trinità finisce per non essere altro
che rappresentazione del movimento dialettico dell'autocoscienza la quale dopo essersi distinta da sé
ritrova sé stessa (Figlio, Spirito Santo).
o Ruge: anticipa sotto diversi aspetti quella che sarà la critica di Marx, dato che secondo lui Hegel con
il suo sistema ha giustificato l’esistenza di istituti politici come la monarchia ereditaria mostrandomi
razionalità, essi però sono e modificabili; riconosce dunque l'irrazionalità di alcune istituzioni e il
significato di assumersi la responsabilità di cambiarle attraverso l'azione politica.
Feurbach
Nasce in Baviera studia teologia e filosofia a Berlino dove ha modo di ascoltare le lezioni di Hegel, la sua
tesi si intitola “Sulla ragione unica, universale, infinita”, ma dopo la pubblicazione dei Pensieri sulla
morte e l’immortalità seppur in forma anonima in cui nega l’immortalità individuale dato che essendo
l’individuo finito, l’anima non può essere immortale, gli viene impedito di proseguire la sua carriera
universitaria. Egli e si avvicina alle posizioni della Sinistra e viene invitato da Rouge a collaborare agli
Annali di Halle; questi sono gli anni in cui crea le sue opere principali e tiene anche lezioni presso
l’Università di Heidelberg.
Critica alla filosofia hegeliana e pensiero
L’uscita dell’ “Essenza del Cristianesimo” (FASE ANTROPOLOGICA) suscita ancora più clamore di
quello sollevato dall’opera di Strauss e nello stesso tempo sposta il dibattito sulla religione dal piano
critico-esegetico (analisi delle sacre scritture) a quello filosofico (contraddizione nella metafisica
hegeliana).
Feurbach vede nell’hegelismo il culmine del disinteresse per ogni aspetto sensibile e materiale e
definisce anche l’alienazione hegeliana come una finta proprio perché il movimento dell’Idea che
dovrebbe condurla ad allenarsi da sé nella natura nel mondo concreto, in realtà è un movimento tutto
interno al concetto stesso.
Considera come l’errore più macroscopico delle dialettica di Hegel l’inversione sistematica dei
rapporti di predicazione ovvero il rapporto tra soggetto e predicato, dato che dell’essere concreto
diviene un semplice predicato, un attributo del soggetto che invece è il pensiero.
Definisce così la filosofia hegeliana come una mistica razionale, cioè un sistema che pone alla base
di tutto il pensiero non un’entità concreta, ma il pensiero. L’intenzione di Feurbach è invece di
procedere in direzione contraria portando la filosofia a poggiare nuovamente su una base reale che
non è lo Spirito, il pensiero ma l’uomo.
Dunque all’Idealismo hegeliano contrappone il materialismo che pone al centro della sua riflessione
l’essere umano nella sua sensibilità e corporeità e ottiene ciò attraverso una critica della religione che
è responsabile del rifiuto della corporeità, dei bisogni primari dell’uomo.
Con l’affermazione “l’uomo è ciò che mangia” non si intende una negazione dell’aspetto spirituale
dell’essere umano, ma la consapevolezza che esiste una dipendenza dall’aspetto spirituale da quello materiale
e dunque più che materialistica si può definire la posizione di Feuerbach anti-idealistica poiché non intende
sottolineare l’inesistenza della sostanza pensate, ma l’unità di corpo e Spirito. Tale affermazione in politica
rivendica l’importanza e la necessità per tutti gli uomini di soddisfare i bisogni primari determinando così
anche un miglioramento delle loro capacità spirituali e favorire il progresso dell’umanità.
In “Filosofia e cristianesimo” egli osserva che la filosofia si rivolge alla ragione e all’intelligenza
mentre la religione all’anima e alla fantasia; ma nonostante ciò nel corso dei secoli si è sempre
cercato di fondere le due discipline così la teologia si è gradualmente trasformata in un tentativo di
rendere razionali i principi della religione utilizzando la filosofia che diveniva misurata in base
all’essere compatibile con i contenuti della Bibbia.
Nell’ “Essenza del Cristianesimo” l’analisi si approfondisce muovendo da quello che considera il
cuore del problema, ovvero il processo di alienazione che determina la genesi della religione. Infatti
egli osserva che all'origine delle credenze religiose è rintracciabile un processo analogo a quello
compiuto da Hegel nella sua logica, come l'essere della logica hegeliana è pensiero reso trascendente,
così Dio è l'essere trascendente, posto fuori al di fuori dell'uomo, l’uomo potenziato, l’ottativo
(desiderio) dell’essere umano.
Dio dunque è il risultato dell'alienazione e trasposizione inconsapevole di alcune proprietà umane
come il pensiero, la volontà e l'amore (finite nell’uomo) e alienate in un'entità esterna, in una presunta
sostanza che le possiede al massimo grado, difatti Dio è onnipotente, immensamente buono e
onnisciente.
La teologia dunque è un antropologia capovolta.
A differenza di come afferma il cristianesimo ovvero che Dio ha creato gli esseri umani a sua
immagine e somiglianza, affermazione con cui l'umanità può riconoscere in sé le qualità divine,
Feurbach aiuta l'umanità a compiere il passo finale ovvero riconoscere che non è stato Dio a creare
l'uomo ma è stato l'uomo a creare Dio.
Con il termine ateismo non intende l'ateismo di stampo illuministico che considera il cristianesimo
come una menzogna utilizzata dal clero per dominare le masse, ma una negazione di Dio come
conseguenza della presa di coscienza del fatto che si tratta di una costruzione umana.
L'essere umano dunque si riappropria della sua essenza, della sua libertà poiché riconosce che le
proprietà divine non sono altro che l'oggettivazione degli attributi universali che caratterizzano la
specie umana.
Nell’ “Essenza della religione” (FASE NATURALISTICA) analizza come l’uomo in quanto essere
biologico ha bisogni fisiologici e anche la religione diviene uno di essi, proprio perché l’uomo ha
bisogno di rispondere a questioni esistenziali create dalla consapevolezza dell'infinità delle peculiarità
che l’uomo ritrova però finite e limitate in se stesso, così ne aliena l’infinitezza e perfezione creando
la figura di Dio. (ciò è dato dall’evoluzione dell’uomo dato che per gli antichi le divinità
coincidevano con gli elementi della natura, una forza a cui sottomettersi).
Naturalismo, secondo Feuerbach, è la concezione filosofica che mette l’uomo come essere naturale,
sensibile e finito e la natura al centro della riflessione, rifiutando ogni forma di trascendenza, come
quella della religione e della filosofia idealista, che ponevano Dio o lo Spirito al di sopra della realtà
naturale e concreta.
Nei “Principi della filosofia dell’avvenire” Feurbach si assume il compito di fondare una nuova
filosofia, una filosofia del futuro che faccia dell’uomo l’oggetto unico, universale e supremo della
filosofia nella natura, inteso non solo come soggetto pensante, ma come corpo, sensibilità,
sentimento; una “filosofia dell’avvenire” in cui viene meno l’alienazione religiosa e che si può
definire come umanismo naturalistico (centralità dell’uomo).
Feuerbach definisce l’amore come la prova ontologica dell’esistenza di un oggetto al di fuori della
nostra testa perché l’esistenza dell’oggetto a cui il sentimento è rivolto è una condizione essenziale
per l’esistenza del sentimento stesso inoltre il sentire è certamente un’attività ma ha anche un aspetto
di passività perché io sento nel momento in cui avverto l’azione esercitata su di me da qualcos’altro
(ciò ci indica un altro aspetto dell’esperienza umana, la natura intersoggettiva dell’uomo).
Dunque l’esistenza umana possiede da sempre una dimensione sociale, l’essere umano è sempre in
relazione con altre cose e individui “l’uomo è un io che non può stare senza un tu” e dunque la
filosofia è di Feurbach è filantropismo cioè una religione che all’amore per Dio sostituisce l’amore
per gli altri uomini (dato che se Dio è visto come la manifestazione dell’amore, della perfezione e
della bontà, queste qualità appartengano all’uomo stesso, quindi l’amore che gli esseri umani
riservano a Dio dovrebbe essere, invece, rivolto agli altri esseri umani, riconoscendo l’umanità e la
dignità in ogni individuo)