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ARTE

Il documento esplora l'evoluzione dell'arte e del design, evidenziando l'impatto della fotografia sulla pittura e il passaggio verso nuove avanguardie artistiche. La fotografia, nata nel 1839, ha trasformato il modo di rappresentare la realtà, portando artisti come Picasso a sperimentare con forme e soggetti, dando origine al cubismo. Questo periodo segna una rottura con le tradizioni artistiche precedenti, favorendo l'esplorazione di nuove idee e materiali.

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Il documento esplora l'evoluzione dell'arte e del design, evidenziando l'impatto della fotografia sulla pittura e il passaggio verso nuove avanguardie artistiche. La fotografia, nata nel 1839, ha trasformato il modo di rappresentare la realtà, portando artisti come Picasso a sperimentare con forme e soggetti, dando origine al cubismo. Questo periodo segna una rottura con le tradizioni artistiche precedenti, favorendo l'esplorazione di nuove idee e materiali.

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LEZ.

1 – ARTE E ARTI DALLA STORIA AL DESIGN

LEZ. 2 – L’IMPRESSIONISMO

LEZ. 3 – LA FOTOGRAFIA E LE PRIME AVANGUARDIE

Risultato progressivo di una grande quantità di perfezionamenti che si estendono lungo un secolo, la data di
nascita della fotografia viene tradizionalmente fatta coincidere con il 1839, anno in cui Daguerre mette a
punto e presenta al pubblico il suo tipo di stampa fotografica, una tecnica basata sui sali d’argento che verrà
successivamente chiamata dagherrotipia. Va da sé che questo primo procedimento era lungo, laborioso,
difficoltoso, e il più delle volte restituiva un risultato non davvero finito: nelle prime fotografie veniva fatto
uso, il più delle volte, di pesanti interventi di fotoritocco. Per questo per tanto tempo la fotografia viene
ancora definita inaffidabile, illusoria, e vengono preferiti disegni e incisioni, in quanto affidati alle mani
sapienti di un artista specializzato che sapeva renderle perfette. Ciononostante, quello che da molti viene
riconosciuto come un miracolo, l’atto di imprigionare la luce, per sua natura sfuggente, su una lastra di
materia, è destinato a cambiare il mondo dell’arte per sempre.
L’accoglienza di questa nuova scoperta fu divisiva: da un lato, il problema dell’affidabilità, dall’altro,
l’improvviso senso di inutilità percepito dagli artisti, il cui lavoro era stato, fin dall’alba dei tempi, quello di
interpretare e catturare su carta momenti destinati a finire. Delaroche scrisse, nel 1889: “La pittura è morta
a partire da oggi”. E avrebbe avuto ragione: molti artisti, finalmente liberi dai confini del realismo di cui ora
si occupava la fotografia, sperimentarono un’elaborazione della realtà più profonda e personale di quella
che Duchamp a posteriori chiamò “pittura retinica”.
Molti iniziarono a sperimentare con questo nuovo strumento: a Muybridge, pioniere della fotografia, fu
commissionato di scoprire quale sia il momento preciso in cui un cavallo in corsa ha tutte le zampe in aria,
così come veniva rappresentato tradizionalmente nei ritratti storici di eroi e battaglie. Muybridge fissò delle
macchine fotografiche intorno a un circuito di corsa, che scattavano quando il cavallo, correndo, colpiva un
filo che si trovava sul suo cammino: il risultato è una serie di foto che si avvicinano al cinema, ma in nessuna
di queste il cavallo ha tutte le zampe in aria.
Etienne Marey elabora questo concetto con un marchingegno che chiamerà poi “cronofotografia”: il punto
di partenza è un fucile, utilizzando il meccanismo del tamburo la macchina fotografica scatta rapidamente
una sequenza di immagini, dando vita a immagini vive che poco si discostano dal cinema: è proprio la
cronofotografia di Marey a ispirare i fratelli Lumiere a costruire il cinematografo.
Sono anni in cui la pittura viene contaminata dalla fotografia, cominciando a copiarne tagli, composizioni,
soggetti: ad esempio Degas usa tante fotografie diverse della stessa ballerina in allenamento per creare il
disegno di base dei suoi ritratti a pastello. Il risultato è una composizione squisitamente naturale, vicina ai
tagli cinematografici a cui siamo abituati oggi, e lontana invece dalle composizioni rigorose e “ingessate”
della pittura accademica.

La nascita della fotografia, però, è responsabile solo in parte del cambio di rotta dell’arte alla fine
dell’Ottocento: le recenti scoperte scientifiche in campo psicologico (Freud con la frammentazione dell’io) e
scientifico (la relatività di Einstein e la crisi della fisica classica) danno una direzione al pensiero che si
discosta sempre di più dal positivismo che era stato padrone di questo secolo; la celebrazione della scienza
e della storia dell’uomo occidentale non sono più interessanti per gli artisti, che iniziano a cercare oltre.
Il cubismo viene fatto iniziare tradizionalmente con Le Damoiselles D’Avignon di Picasso (1907): un dipinto
di cui lui stesso non era sicuro, e che fu tenuto per anni chiuso nel studio, fino a che non fu acquistato dal
collezionista Jacques Donert nel 1924. L’ispirazione è l’arte africana: sia i visi delle donne, simili a maschere,
sia i volumi dei corpi, semplificati fino a forme essenziali, tutto evidenzia un desiderio di ritorno al primitivo,
alle origini, e al contempo un progressivo disinteresse nei confronti della tradizione occidentale in favore di
un interesse verso altre culture. Non a caso lo stesso Donert arredava casa sua con artefatti originali
africani.
Ciononostante tra i dipinti cubisti Le Damoiselles D’Avignon è quello più acerbo: la scomposizione delle
forme in più punti di vista è presente solo in minima parte. Si vede meglio in dipinti ulteriori: primo fra tutti
la Femme à la Mandoline, in cui il soggetto è talmente snaturato da non essere più riconoscibile. Il ritratto di
Ambroise Voillard, invece, è più riconoscibile, ma è un esempio perfetto di scomposizione delle figure, e si
avvicina molto ad un riflesso in uno specchio rotto, come a voler rappresentare il subconscio dell’uomo in
tutte le sue caratteristiche, invece che solo l’aspetto. Il desiderio di esplorare le mille sfaccettature
dell’animo umano, in positivo e in negativo, ha definitivamente soverchiato l’istituzionalità.
Questo clima di espansione dei soggetti dell’arte si trasmette anche negli oggetti: Picasso è il primo a
espandere i medium ad oggetti di uso quotidiano. Così nascono i collage, in cui il dipinto di un oggetto viene
sostituito dall’oggetto stesso, anticipando il ready-made dadaista. Un esempio è *, che utilizza la seduta
della sedia come tela e lasciando un pezzo “vuoto” rappresenta la paglia viennese.
A questi cambiamenti, nel primo decennio del 1900, corrispondono cambiamenti che riguardano il
cambiamento in sé. I futuristi rappresentano il movimento nell’arte. Marinetti propone il Manifesto a Parigi
nel 19xx con un preciso scopo: fare un’arte nuova. L’arte accademica è davvero morta.

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