5.
René Spitz
René Spitz è di rilievo all'interno della psicologia dell'Io, in primo luogo, dal
punto di vista teorico, come uno degli autori che ha contribuito allo sviluppo di
una psicoanalisi evolutiva rivolgendo il suo interesse allo studio delle funzioni
dell'Io che consentono al bambino di acquisire consapevolezza del partner
materno; e ancora, sempre sul piano teorico, per aver individuato l'essenziale
importanza delle cure materne e le conseguenze della loro mancanza sulla
stessa sopravvivenza non solo mentale, ma anche fisica del bambino.
5.1 La deprivazione della figura materna
Spitz viene ricordato specialmente per alcune constatazioni sull'importanza
delle cure materne.
Dallo studio dei bambini ospedalizzati Spitz ha rivelato quanto sia deleteria
l'assenza di un adulto che faccia funzione di madre, osservando che il
marasma e la morte costituiscono il destino dei bambini che non ricevono cure
materne. Il marasma di Spitz indica infatti una grave condizione di deperimento
fisico e psichico, caratterizzata da arresto della crescita, apatia, perdita di peso
e progressivo ritiro relazionale, conseguente alla mancanza di cure affettive. I
bambini da lui studiati infatti, ospiti di orfanotrofi, ricevevano gli accudimenti di
base legati ai bisogni fisiologici fondamentali (soddisfazione della fame), ma
trascorrevano la maggior parte del tempo da soli senza che vi fosse uno
scambio di natura affettiva con un adulto. Questi bambini finivano per soffrire
di un ritardo generale in tutte le sfere, condizione a cui egli dette il nome di
sindrome da ospedalizzazione. Da queste osservazioni egli conclude che è
essenziale per la sopravvivenza che l'equipaggiamento innato del neonato sia
«ravvivato» dalla interazione e relazione con la madre.
Rispetto il marasma in cui incorre il bambino, Spitz evidenzia alcuni aspetti:
La deprivazione affettiva, ossia la condizione che si verifica in cui il
bambino non riceve in modo stabile e continuo quelle risposte emotive
fondamentali – contatto, sguardo, voce, calore, reciprocità – che
costituiscono il nutrimento psichico necessario allo sviluppo dell’Io e delle
relazioni oggettuali.
Sintomi osservabili:
L’arresto della crescita (aumento o perdita di peso),
Passività, ritiro o letargia,
Perdita espressività del volto e del sorriso,
Riduzione delle capacità immunitarie e conseguente aumento della
vulnerabilità alle malattie,
Ritardo nello sviluppo psicomotorio
Decorso:
I sintomi scompaiono intorno al 3° mese di vita, ed in caso
contrario, sarà dopo il 3° mese che i sintomi diventano invece più
gravi.
Successivamente con la regressione si vanno a perdere le abilita
precedentemente apprese, unite a disturbi del sonno e riduzione
dell’appetito.
Sempre nell'ambito dell'influenza del partner umano Spitz evidenziò,
assieme a Wolf, a partire da osservazioni di figli di donne prigioniere i cui i
bambini venivano separati dopo essere stati con le madri per alcuni mesi, il
fenomeno che da lui verrà definito come depressione anaclitica. La sindrome
si manifesta in alcuni bambini, attorno all'età di nove mesi, con sintomi di
apprensione, tristezza, piagnucolio, ritiro e rifiuto a nutrirsi; è conseguente a
una buona relazione madre-bambino nei primi sei mesi di vita del bambino
seguita dal a separazione fisica completa del bambino dalla figura materna
per più di tre mesi. Se il bambino viene riunito al a madre prima di tale
periodo i sintomi regrediscono e scompaiono; se invece la separazione si
prolunga oltre i tre mesi i sintomi si aggravano sempre di più e possono
progredire con la manifestazione di insonnia, perdita di peso, sviluppo
ritardato, apatia, stupore e anche morte.
5.2 Le funzioni dell’Io, le relazioni oggettuali e gli organizzatori della
psiche
L’originalità e la ricchezza delle riflessioni teoriche di Spitz emergono
soprattutto nei lavori dedicati allo studio delle relazioni diadiche. In particolare,
il contributo più originale riguarda l’analisi delle funzioni dell’Io che permettono
al bambino di diventare consapevole del partner materno e il conseguente
costituirsi delle relazioni oggettuali.
Secondo Spitz, le funzioni dell’Io si strutturano progressivamente attraverso
quelli che egli definisce organizzatori della psiche. Il concetto di organizzatore è
ripreso dall’embriologia e indica il raggiungimento di nuovi livelli di
integrazione nello sviluppo: prima della comparsa di un organizzatore il
funzionamento è indifferenziato, mentre dopo la sua emergenza la struttura
acquisisce una forma organizzata e stabile. Applicato allo sviluppo psichico,
questo concetto descrive i passaggi qualitativi che segnano l’evoluzione della
vita mentale.
Il primo organizzatore della struttura psichica si manifesta quando il
bambino inizia a riconoscere percettivamente la figura materna come
oggetto distinto. In questo momento compaiono i primi segni di quello che
Spitz definisce “inizio dell’Io”, cioè una primitiva capacità di differenziazione
tra sé e l’altro. Il passaggio da uno stato di indifferenziazione a un primo livello
di organizzazione psichica è segnalato dal sorriso indifferenziato, rivolto non
solo alla madre ma anche a volti sconosciuti.
Il secondo organizzatore emerge quando le relazioni oggettuali e le
pulsioni iniziano a integrarsi in modo stabile, consentendo all’Io di
organizzarsi come una struttura psichica più complessa. In questa fase il
bambino non reagisce più in modo puramente immediato, ma inizia a
coordinare pulsioni, percezioni e prime funzioni di regolazione dell’Io.
L’indicatore principale di questo passaggio è l’angoscia dell’estraneo, che
segnala l’instaurarsi di un legame privilegiato con la madre e la capacità di
riconoscere l’oggetto familiare rispetto a quello non familiare.
Il terzo organizzatore della psiche segna il passaggio a una modalità di
relazione e comunicazione pienamente umana, basata sulla
comunicazione semantica. Il bambino non comunica più solo attraverso
espressioni affettive o segnali corporei, ma utilizza segni dotati di significato,
intenzionalità e valore simbolico. Ciò consente relazioni oggettuali più mature e
complesse.
La comparsa degli organizzatori dà origine a periodi critici dello sviluppo,
momenti in cui sono richiesti nuovi adattamenti della struttura psichica.
Eventuali fallimenti in queste fasi possono condurre a organizzazioni psichiche
devianti.
Per comprendere il manifestarsi degli organizzatori, Spitz attribuisce grande
importanza allo sviluppo della percezione, influenzata dagli affetti e in
particolare dall’ansia. Egli distingue tra sensazioni cenestetiche, proprie del
neonato e caratterizzate da vissuti corporei globali e indistinti, e percezione
diacritica, che emerge con l’esperienza e permette di distinguere, riconoscere e
orientarsi verso l’oggetto.
Alla nascita, il punto di partenza della percezione è rappresentato dalla cavità
orale, fondamentale per la sopravvivenza e dotata di riflessi affidabili. Gli
scambi tra madre e bambino avvengono prevalentemente durante il
nutrimento, momento in cui il bambino guarda il volto materno.
Con la comparsa del primo organizzatore, intorno al secondo mese di vita, il
dialogo basato esclusivamente su bisogni biologici si trasforma in
un’esperienza sociale, segnalata dal sorriso indifferenziato. Questo indica il
passaggio dalla prevalenza degli stimoli interni alla percezione dell’esterno.
Successivamente, con lo sviluppo dell’Io, si stabilisce il vero oggetto libidico,
risultato della fusione delle pulsioni aggressive e libidiche sotto il primato della
libido. Il bambino riconosce che l’oggetto gratificante e quello frustrante
coincidono nella stessa persona, processo possibile solo in presenza di
esperienze sufficientemente gratificanti e frustranti.
Con il miglioramento della percezione visiva, il bambino diventa consapevole
della madre specifica: l’estraneo non suscita più il sorriso ma provoca ritiro e
pianto. L’angoscia dell’ottavo mese indica così il raggiungimento del secondo
organizzatore e una nuova qualità delle relazioni oggettuali.
In questa fase l’angoscia si concentra sulla perdita dell’oggetto, e il bambino
sviluppa comportamenti attivi per mantenere la madre vicina. Con l’aumento
della locomozione diventa necessaria una comunicazione più adeguata, che
Spitz individua nel “no” semantico, accompagnato dal gesto di scuotere la
testa. Questo segno rappresenta l’indicatore del terzo organizzatore della
psiche.
Ogni “no” materno viene vissuto come frustrazione e aggressione; il bambino
risolve il conflitto identificandosi con l’aggressore, riproducendo il gesto e la
parola. L’azione viene così sostituita dal messaggio, aumentando la distinzione
tra rappresentazioni del Sé e dell’oggetto e sancendo il predominio della
comunicazione semantica.
Dal punto di vista della psicopatologia, come abbiamo visto Spitz evidenzia
l'importanza fondamentale del partner materno e delle relazioni oggettuali. n
costruirsi delle relazioni oggettuali avviene in una costante interazione tra due
partner molto diversi, la madre e il bambino.
Importante ancora per u n adeguato sviluppo è comunque per Spitz il ruolo
della madre nel regolare la frustrazione nei periodi critici, eliminandola o
facendone uso per ottimalizzare la costruzione della struttura psichica, in altre
parole dell'Io.