Sbobbine
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Pubblicati nel 1783, tra la prima pubblicazione della Critica della ragion pura che viene che viene
pubblicata nel 1781 e la sua riscrittura pubblicata nel 1787. K rappresenta già una figura di spicco non
soltanto in ambito filosofico ma anche scientifico , poiché ci troviamo in un'epoca in cui ancora non si ha
una netta distinzione tra scienza e filosofia. In quel periodo Kant vive e lavora all'università a kongsberg ,
eluendo fino agli anni 60 del 18esimo secolo all’incirca il modello filosofico di Christian Wolff , un
metafisico di stampo realista che Kant seguirà fino al suo “risveglio” come egli stesso lo definirà, dal
sogno dogmatico dovuto alla filosofia di David Hume (di cui parleremo nella prefazione).
cosa sono i Prolegomeni? In un certo Enzo lo dice il titolo stesso (titolo emblematico)possono essere
interpretati com una sorta di introduzione/premessa/guida per una nuova scienza cioè la metafisica con
pretesa conoscitiva, infatti il fato che si inserisca ad una futura metafisica ci lascia inoltre intendere che
al tempo della creazione dell’opera , almeno secondo Kant, una metafisica che possa effettivamente
considerarsi una scienza ancora non era ancora stata creata.
appunto il fondazionalismo di Kant è un fondazionalismo trascendentale che ha inizio con la svolta
trascendentale proprio di Kant a , marcata dall’opera maestra nonché la critica della ragion pura che si
basa sull’analisi delle condizioni di possibilità della conoscenza, pertanto se dovessimo dare una
definizione del fondazionalismo kantiano trascendentale sarebbe sicuramente sicuramente un fond
basati sull'analisi delle condizioni di possibilità del conoscere.
I prolegomeni così come la critica sono un'opera sistematica , seguono una struttura molto rigorosa e
sicuramente complicata, infatti Kant in apertura alla prefazione dice che può essere compresa solo da
chi si trova già inserito nel campo e di certo non agli “scolari” ma solo ai futuri maestri della futura
metafisica che Kant sta cercando di fondare.
Quando del 1781 viene pubblicata la critica della ragion pura non ha successo , anzi viene aspramente
criticata per certi versi anche dallo stesso Kant che la definisce un'opera arida , oscura e in
contraddizione con tutti i concetti abituali e che per di più verrà criticità anche per la sua posizione
apparentemente idealista , cosa che Kant ci terra poi a smentire all’interno del prolegomeni, e verrà
avvicinata alla filosofia idealista di Berkeley tanto che lo stesso Kant sarà definito un idealista alla
Berkeley che ha soltanto complicato la sua sì ione rendola ancora più complessa per dire
essenzialmente cioè che Berkeley aveva già detto nel trattato sulla conoscenza umana.
per liberarsi da queste accuse Kant si troverà due anni più tardi a redigere i prolegomeni , opera più
sistematica, di metodo analitico (es cartesio ) per cercare di far raggiungere all’opera un esito migliore
della precedente. Questa differenza di metodo è poi fondamentale per capire a pieno i prolegomeni
poiché se all’interno della critica della ragion pura si utilizza un metodo sintetico , che va dal particolare
al generale, mentre nei prolegomeni si utilizza un metodo annalistico che va dal generale al particolare,
ed essenzialmente la risposta viene data subito , infatti noi partiamo da una domanda di base cioè : è
possibile la metafisica come scienza/ la metafisica è una scienza/conoscenza ? (Si)
si parte dalla risposta a questa domanda e poi il resto dell’opera spiega perché è effettivamente possibile
(contrapposizione di livello metodologico).
PREFAZIONE
all’interno della prefazione Kant sta prima di tutto ponendo la domanda principale , ossia , è possibile
una metafisica come scienza ? , e sta esortando tutti coloro che si occupano di metafisica di sospendere
i loro studi e rimettere in questione tutto ciò che era stato detto della metafisica dai suoi albori fino a quel
momento finché non si avrà una risposta giustificata alla domanda. Fino a questo momento Kant a si
chiede prima di tutto se la metafisica è una scienza , com'è possibile ? Se è vero che non raggiunge mai
a una conclusione determinata e soprattutto durevole nel tempo e anzi ogni conclusione sembra quasi
smentire quella precedente. E se invece non si tratta di una scienza com'è possibile che gli uomini dopo
tutto questo tempo continuino a volersi occupare di metafisica quasi ossessivamente e a considerarla
come una scienza dotata di un certo spessore ?
Quindi Kant vuole capire se si tratta di una scienza o no , vuole arrivare a una conclusione determinata.
All’interno della prefazione inoltre si ha anche una sorta di tributo a Hume a cui Kant riconosce il metodo
di averlo risvegliato dal sonno dogmatico, dalla filosofia metafisico realista di Christian Wolff di cui Kant
segue il modello fino agli anni 60 del 1700 circa.
Tuttavia Hume risvegli Kant a da quello stato non tanto per le conclusioni a cui giunge ma per il suo
metodo , in quanto Hume porta a evidenza un concetto che la metafisica aveva sempre dato per
scontato ossia : il principio di causalità , quindi la necessitazione/concatenazione causa-effetto, il
principio per cui tutto ciò che accade ha una causa che l'ha prodotto , principio che la metafisica appunto
non aveva mai indagato , Hume invece desidera andare al fondo della questione , quindi desidera
chiedersi effettivamente cosa ci porti ad inferire tale principio che cosa ne giustifica l’esistenza , l’esito
sarà problematico poiché la causalità non trova una vera e propria giustificazione in termini empirici
quindi non è giustificata dall’esperienza , ma è in un certo senso inferita nella natura dell'uomo , quindi
l’esito di Hume porta ad eliminare questo presupposto/pilastro della concatenazione causa-effetto,
motivo per cui Kant chiede di leggere Hume riabilitando la causalità , in quando Kant crede in questa
concatenazione. Tuttavia ciò che kant mette in evidenza di Hume è questa volontà di voler andare a
fondo di una questione di cui nessuno si era occupato prima d’ora ma che tutti avevano dato per
scontata, ed è quello che Kant farà quando pone la domanda sulla possibilità della metafisica.
come si struttura a livello di indagine l’opera ?
parte dalla domanda , definisce in campo di indagine = ossia i giudizi sintetici a priori (veri e giustificati
indipendentemente dall’’esperienza e dalle deduzioni logiche) quindi la metafisica si occupa di produrrà
conoscenza a priori , quindi giudizi la cui evidenza non ci è data dall’esperienza e nemmeno dalle
inferenze logiche ma sono giudizi informativi/conoscitivi che si traggono da altri giudizi a priori.
Le discipline a priori poi sono molteplici: matematica pura, aritmetica , geometria , alcune parti della
logica deduttiva , mentre , le discipline a posteriori sono quelle che si fanno come metodo di
giustificazione all’esperienza , per esempio : la scienza empirica, fisica sperimentale. Questa distinzione
infatti è fondamentale perché poi Kant nel terzo punto si chiederà cosa giustifica i giudizi sintetici a priori.
Per rispondere a questa domanda Kant dovrà rispondere ad altre due domande che rappresentano il
fulcro della quarta parte ossia cosa rende possibile la matematica pura e la scienza pura della natura
ponendosi il problema di giustificazione anche per quest’ultime.
Successivamente data la risposta a queste domande saremo in grado di darla anche per la
metafisica,che appunto sarà probabile come scienza.
AVVERTENZA PRELIMINARE
Sezione che precede la prima parte dell’opera, Kant ci tiene a fornire una definizione di metafisica , in
quanto se dobbiamo definire se si tratta effettivamente di una scienza dobbiamo chiaramente definire di
cosa si occupa e vedere quali caratteristiche la rendono diversa da altre forme di sapere. La metafisica
infatti viene immediatamente definita da Kant come quel sapere che si occupa di fornire conoscenza
indipendentemente dall’esperienza di qualsiasi tipo. Vediamo che prima di tutto si hanno due accezioni
del termine metafisica , questa distinzione non viene operata propriamente da Kant ma risulta doverosa
in quanto Kant si colloca nella prima accezione , ossia da meta più fisis oltre la natura cioè oltre le cose
fisiche , si tratta della definizione che viene adottata più spesso cioè un guadagno di conoscenza
indipendente da qualsiasi tipo di esperienza possibile , mentre la seconda accezione del termine
metafisica viene coniato in riferimento alle opere aristoteliche , in particolar modo per fare riferimento a
tutte le opere che seguono la fisica , in questo senso si parla di metafisica , quindi oltre la fisica , perché
fanno riferimento a tutte l opere che vengono dopo quest’ultima.
A questo punto dobbiamo parlare di quelle che sono le due forme di giustificazione all’interno della
filosofia kantiana , in altre parole le due forme di esperienza appunto parliamo di : esperienza sensibile,
che fa riferimento a tutti gli oggetti che si manifestano a noi prendendo la forma dei nostri stessi sensi e
sono ovviamente gli oggetti che noi abbiamo per esperienza/intuizione esterna, dall’altra abbiamo
l’intuizione interna che invece fa riferimento a tutto ciò che noi abbiamo per esperienza della nostra
interiorità , quindi per esperienza introspettiva , dei nostri stati di coscienza.
Inoltre abbiamo due scienze/discipline come metodo di giustificazione in modo esemplificativo queste
due intuizioni, quindi queste due esperienze , da un lato la fisica sperimentale che utilizza l’intuizione
esterna , mentre , dall’altra la psicologia empirica che secondo Kant è quella che fa Hume all’interno
delle sue opere , in particolare modo all’interno della ricerca sull’intelletto umano che invece fa ricorso
proprio all’esperienza dei propri stati mentali /intuizione.
Quindi la metafisica non ha questo tipo di giustificazioni bensì è “conoscenza a priori cioè conoscenza
per intelletto puro e per ragion pura”.
Kant poi distingue tra giudizi analitici e giudizi sintetici , poi anche tra giudizi a priori e a posteriori.
giudizi analitici: giudizi la cui informazione del predicato si trova già contenuta all’interno del soggetto
pertanto sono dei giudizi meramente esplicativi, non sono ampliati e non comportano alcun guadagno di
conoscenza.
giudizi sintetici: che al contrario dei precedenti comportano un guadagno di conoscenza poiché
l’informazione del predicato non si trova già all’interno del soggetto , quindi sono ampliativi.
la metafisica ovviamente tenderà ad occuparsi dei giudizi sintetici.
kant infatti riconosce a Hume di non essere stato in grado di giungere a questa conclusione , quindi
quello che Hume non ha riconosciuto nella sua distinzione dei giudizi è il fatto che le relazioni di idee
(giudizi analitici ) non comportano alcun guadagno , mentre le materie di fatto (giudizi sintetici)
comportano un guadagno di conoscenza. Inoltre proprio perché le materie di fatto non implicano
contraddizione dipendono da qualcos'altro ad esempio dall’esperienza , e cosi funzionano cosi anche i
giudizi sintetici , non vale sono il principio di contraddizione ma si dovrà avere un’indagine più profonda
per verificarne la loro validità.
ma dobbiamo operare un’altra distinzione tra giudizi a priori e a posteriori, quelli analitici sono
chiaramente tutti a priori (che valgono per pura ragione o per puro intelletto ) per il semplice fatto che
l'informazione del predicato è già contenuta all'interno del soggetto pertanto nel momento in cui noi
sappiamo padroneggiare il significato delle parole e quindi siamo in grado di intendere correttamente il
significato di un’espressione possiamo padroneggiare quel significato e riusciamo a cogliere quel
informazione tanto da giungere poi al giudizio analitico.
mentre i giudizi sintetici possono essere sia priori che a posteriori , da un lato abbiamo quelli a posteriori
che sono dei giudizi che comportano un guadagno di conoscenza mediante l’esperienza sensibile e
quindi esterna ,dall’altro quelli a priori ossia quelli veri e giustificati indipendentemente da deduzione
logica di qualsiasi tipo, ed essendo che la metrica si occupa proprio di questi giudizi dobbiamo capire
cosa li giustifica, per capirlo e capire come se ne occupa la metafisica dobbiamo rifarci a due discipline
produttive e affermate che sono la matematica pura e la scienza pura della natura che sappiamo per
certo che utilizzano dei giudizi sintetici a priori.
la prima parte dell’opera partirà proprio da questo.
PRIMA PARTE
Si occupa dell’argomento trascendentale (per condizione di possibilità), si tratta di un termine che
esisteva già da molto tempo prima rispetto a Kant e che viene ripreso e modificato da lui stesso , per poi
essere trasformato in un metodo molto complesso che si occupa di indagare quelli che sono i
presupposti di qualsiasi cosa o meglio di procedere per condizione di possibilità o meglio di procedere
per condizioni di possibilità pertanto potremmo definire l’argomento trascendentale kantiano come un
argomento che procede per condizioni di possibilità come suggerisce il termine trascendentale stesso , il
primo esempio di argomento trascendentale si ha nell’analisi della matematica pura. Possiamo infatti
strutturare l’argomento trascendentale secondo dei passi successivi in cui il primo passaggio è la
constatazione del fatto che matematica in particolare modo la matematica pura quindi l'aritmetica e la
geometria pura si occupa dei giudizi sintetici a priori indipendenti dall’esperienza sensibile quanto
introspettiva , dopodiché si formula la domanda , ossia , quali sono le con dizioni di possibilità dei giudizi
sintetici a priori della matematica ? Cioè come fanno i giudizi sintetici della matematica a fornire nuova
conoscenza a priori appunto a priori ?
successivamente abbiamo poi uno svolgimento e una conclusione.
La matematica pura è infatti giustificata da un tipo di intuizione non sensibile , non empirica , che Kant
chiama intuizione pura , ossia l’intuizione diretta della precondizione di base che si trova prima di
qualsiasi esperienza , quindi prima di qualsiasi esperienza empirica, nel momento in cui noi dovessimo
prendere un giudizio e sintetico a posteriori per esempio, e andassimo a togliere tutta la componente
empirica non rimarremo mai senza senza nulla ma rimarrebbe ma sorta di base che sono le forme pure
della sensibilità in particolare modo la componente spaziale e quella temporale , quindi nel momento in
cui noi andiamo a togliere qualcosa componente empirica otteniamo la cosiddetta intuizione pura che è
quella di cui fa uso la matematica pura e ne è giustificata , a sua volta l'aritmetica viene giustificata nello
specifico dalla forma del tempo mentre la geometria dalla forma dello spazio.
inoltre i giudizi sintetici a priori sono anche apodittici (cioè sempre veri o inconfutabili) e necessari
(perché non ammettono contraddizioni).
Prima di passare alla seconda parte dell'opera Kant sente però la necessità di smentire le accuse di
idealismo fatte verso di lui , in seguito alla pubblicazione della critica della ragion pura (1781) , Kant in
queste ultime parti della prima parte dei prolegomeni ci tiene a dimostrare che egli non è assolutamente
un Idealista ma al contrario un realista. Cos’è il realismo , o per meglio dire l’ideale o la Berkley ? Si
tratta di una corrente filosofica per cui esiste solo l’essere percipiente, solo una mente , un ente
pensante che pone in essere il mondo esterno il mondo esterno mediante la sua percezione ma
fondamentalmente cioè che esiste sono sole le percezioni/rappresentazioni dell’essere percipiente, ma
non esistono le cose autonomamente poiché anche nel momento in cui volessimo provare l’esistenza
delle cose autonomamente dovremmo sempre fare ricorso alle nostre percezioni, pertanto l’idea iamo
conclude dicendo che il mondo esterno non esiste e che esiste soltanto una mente che lo pone in essere
mediante la sua rappresentazione (solipsismo).
il realismo kantiano invece si pone agli antipodi dell’idealismo , perché per Kant il mondo esterno esiste
quindi le cose esistono autonomamente e ne abbiamo prova dal fatto che esse si manifestano a noi per
datità sensibile (spazio e tempo) , quindi l’esperienza che abbiamo delle cose è la prova sostanziale del
fatto che le cose esistono. Inoltre è e anche importante affermare che per Kant esistono solo i fenomeni
cioè conoscenza pura poiché non gli si può attribuire valore di verità o valore di falsità , sono
conoscenza pura e immediata , eppure noi non possiamo a conoscere ciò che c'è dietro cioè il
cosiddetto noumeno, quella che è sicuramente una differenza con Hume , in quanto lui risente silente di
fronte all’esistenza di un mondo esterno o per lo meno nelle sue riflessione non la rende necessaria ,
mentre Kant si. Infine alla domanda , se dio esiste?potremmo dire che per certi versi dio è conoscibile,
nel momento in cui abbiamo esperienza di dio , potremmo allora inferire effettivamente l’esistenza di dio
e che quindi non si esclude la sua esistenza e quindi la sua conoscibilità.
SECONDA PARTE
Kant all’interno della seconda parte dei prolegomeni, dopo aver operato l’argomento trascendentale per
quanto riguarda la matematica pura fa lo stesso con la scienza pura della natura , un’altra scienza
produttiva.
Si tratta della scienza del natura a priori quindi costituita da tutti quei principi fondamentali , quelle leggi
generali a cui la natura risponde per necessità , quindi a cui la natura si trova necessariamente
sottoposta. All’inizio della seconda parte Kant dà subito degli esempi di quelli che sono i principi i principi
fondamentali della natura che vanno a costituire la scienza pura della natura , un esempio è che la
sostanza della materia si mantiene sempre costante nell’universo , un altro esempio è il principio di
causalità (formulato per la prima volta da newton) come quel principio secondo cui ogni azione ha una
reazione che gli segue uguale o contraria. Lo stesso Kant infatti si rende conto di non dover argomentare
troppo riguardo il principio di causalità grazie al lavoro “encomiabile” già svolto da Hume all’interno della
ricerca sull’intelletto umano. Hume infatti è come se avesse già riconosciuto che il principio di causalità
fosse un giudizio sintetico a priori poiché in un certo senso spiega come opera la nostra esperienza o
meglio come viene ordinata la nostra esperienza ma senza fare ricorso all’esperienza , quindi ha già
inteso che il principio di causalità non era altro che una mera associazione di eventi per cui non si ha
nessun legame di tipo empirico che lega gli eventi come causa effetto.
Quello che noi sappiamo è che il principio di causalità fa parte dei giudizi sintetici a priori , che fa parte di
quei principi fondamentali che rientrano nella scienza pura della natura.
Hume ha lasciato questo lavoro del tutto incompleto poiché ha riconosciuto queste caratteristiche
soltanto al per ciò di causalità , quando in realtà i principi secondo i quali opera la natura sono tantissimi
e Kant si occupa di tutti questi principi che rientrano all’interno della scienza pura della natura , pertanto
e come se completasse il lavoro di Hume. Ed è a questo punto che si pone una domanda ossia: come è
possibile che questi giudizi che organizzano la nostra esperienza poi non siano giustificati tramite
l’esperienza? , in secondo luogo , essendo che non sono giustificati dall'esperienza, come possiamo
essere certi del fatto che questi giudizi valgano sempre e comunque ?
A questo proposito che distingue 2 tipologie di giudizio di esperienza :
- i giudizi di percezione sono i giudizi empirici , che noi abbiamo per intuizione sensibile/empirica di
un oggetto minimale , in un determinato momento , pertanto noi ne abbiamo esperienza di
qualcosa in un determinato momento e quello rappresenta un giudizio di percezione che ha la
pretesa di valere solo per noi che abbiamo avuto una determinata percezione quindi hanno solo
una valenza soggettiva , e sono anche smentibili pertanto nel momento in cui noi formuliamo un
giudizio di percezione non è detto che valga per tutti.
- i giudizi di esperienza veri e propri invece , valgono necessariamente e in maniera generale ,
obiettiva , sono dei giudizi che quindi valgono per chiunque e riguardano il manifestarsi degli
oggetti nella loro datità.
questi due giudizi sono distinti l’uno dall’altro perché i primi si riferiscono alla sfera soggettiva , i secondi
a quella oggettiva.
Ma come si compie il salto dai giudizi di percezione a quelli di esperienza ? Con l’intervento della
categorie dell'intelletto , cioè delle strutture delle forme pure dell'intelletto che valgono in maniera
generale per tutti e che vanno in un certo senso a compiere quel passaggio che trasforma la percezione
soggettiva e puntuale in un principio generale e quindi in un principio della scienza pura della natura.
Quindi alla base della scienza pura della natura si ha una intuizione di tipo empirico , una intuizione
sensibile che ci da il giudizio di percezione , tuttavia quello che poi fa a fungere da giustificazione delle
condizioni di possibilità della scienza pura della natura sono le categorie dell’intelletto che vanno a
sussumere o in altre parole a ricoprire quei giudizi di percezione che noi abbiamo avuto del primo
momento.
possiamo dire quindi che i giudizi di esperienza che quindi sono i giudizi propri della scienza pura della
natura sono costituiti da due elementi , una componente sensibile che appunto ci e data per intuizione
empirica e che rappresenta il giudizio di percezione e che quindi funge da contenuto delle forme pure
della sensibilità cioè spazio e tempo , in quanto alla base della scienza pura dell andatura troviamo
sempre le forme pure della sensibilità ma non solo perché appunto poi interviene la seconda
componente intellettuale cioè ,la categoria dell’intelletto che va a ricoprire quella che fa l’intuizione
sensibile avuta nel primo momento.
in volta riconosciuto l’intervento delle categorie dell’intelletto e il fatto che queste categorie sono
all’interno di ognuno di noi poiché altrimenti non saremmo nemmeno in grado di andare ad formulare
questi principi generali , Kant si chiede quali e quante sono le categorie dell'intelletto ?
E opera diciamo in questa indagine un lavoro analogo a quello già svolto nell'antichità da aristotele che
aveva ricercato la 12 categorie ontologiche dell’essere proprio partendo dalle 12 forme del giudicare
umano , e Kant potremmo dire che svolge una sorta di indagine inversa perché parte proprio dalle 12
modalità ontologiche per poi arrivare alle forme del giudicare cioè le categorie dell'intelletto. Kant a
differenza di aristotele però opera delle distinzioni infatti individua 4 tipologie quindi sono tre le forme del
giudicare per ogni tipo a si associano unicamente dei concetti , errando ogni forma del giudicare gode
del proprio concetto di modo che qualsiasi esperienza possa essere unificata mediante uno di questi
concetti e attribuita alla rispettiva categoria dell’intelletto ed è proprio mediante l’individuazione delle
forme del giudicare che otteniamo la condizione di possibilità vera e propria della scienza pura della
natura.
adesso bisogna vedere quali sono queste 12 categorie distinte per tipologia e associate al concetto:
Universali: tutti gli a sono b (ESEMPIO: tutti gli uomini sono mortali).
2) QUALITÀ
3) RELAZIONE
Ipotetici: se è a allora è b (ESEMPIO: se esiste una giustizia perfetta allora chi persegue il male sarà
punito).
Disgiuntivi: a è o per b o per c o per c (ESEMPIO: il mondo esiste o per ceco caso o per eterna
necessità o per una causa esterna).
4) MODALITÀ
Problematici: può a / non può a (ESEMPIO: può piovere) => posso affermare qualcosa in modo
problematico.
Apodittici: deve a (ESEMPIO: deve piovere) => affermo la necessità o la contingenza di qualcosa.
Tutti i giudizi di esperienza che noi possiamo avere devono necessariamente rientrare in una di queste
categorie pertanto nel momento in cui un giudizio non rientra in queste categorie non sussiste nemmeno
il giudizio , non viene ordinata la nostra esistenza , può essere ordinata soltanto mediante queste ultime,
motivo per cui diciamo c’è appunto si trattano delle condizioni di possibilità stesse della scrinza pura
della natura.
il fatto che noi abbiamo un numero così limitato , 12, di categorie dell'intelletto mediante le quali
possiamo ordinare l’esperienza possibile porta da parte del nostro stesso intelletto a una sorta di
limitazione della realtà , quindi il nostro intelletto limita la realtà a cui noi possiamo accede e questo
spiega perché appunto possiamo accedere solo ai fenomeni e non ai noumeni. L’asserzione che
l’intelletto limita la realtà è stata male interpretata in quanto da un lato se volessimo interpretare sotto
un'ottica idealista sembrerebbe quasi dire che la realtà viene creata da noi mediante le categorie ,
quando in realtà non è così perché Kant intendeva dire in realtà che avendo un numero limitato di
categorie noi possiamo descrivere in maniera limitata la realtà , abbiamo solo determinati modi per
descriverla motivo per cui bbiamo automaticamente accesso ad una realtà ristretta.
Causalità = forme dell'intelletto stesso, condizione della possibilità stessa dell'intelletto giudicate, si trova
prima ancor dell’esperienza ( no Hume )
antinomie : si localizzano verso il termine della seconda parte dei Prolegomeni, cosa sono ?
Le antinomie sono degli argomenti, dei ragionamenti paradossali che otteniamo nel momento in cui
tentiamo di applicare le categorie dell’intelletto alle cose in sé , agli enti, in breve al noumeno, quindi alle
cose di cui non possiamo avere esperienza, quando noi andiamo ad applicare le categorie dell’intelletto
,non ai fenomeni che invece sono ciò a cui dovremo applicare quindi ciò di cui abbiamo esperienza, ma
tentiamo di applicarle a cose di cui non possiamo avere esperienza generiamo appunto questi argomenti
paradossali, che si costituiscono di una tesi e di un’antitesi entrambe inadeguate, non giustificate
secondo le condizioni di possibilità e che terminano con una contraddizione insolubile, in particolar modo
abbiamo tre macro categorie pertanto potremmo dire che Kant distingue l’antinomia in tre gruppi che
sono: le idee psicologica, le idee cosmologiche e le idee teologiche.
-le idee psicologiche sono le idee/ le antinomie che riguardano l’anima , la mente , le idee , la
sopravvivenza dell’anima dopo la morte.
-le idee cosmologiche sono invece inerenti il mondo nella sua totalità , globalità di esperienza possibile.
-e infine abbiamo le idee teologiche che invece si interrogano sull’esistenza dell’ente sommo e
necessario cioè Dio.
come si articolano le idee psicologiche ? da un lato abbiamo una tesi che sostiene Che ogni qualvolta
noi predichiamo qualcosa riguardo il nostro pensiero ,riguardo alla nostra mente, quindi quando
pensiamo, quando crediamo ,quando dubitiamo ,quando desideriamo e così via ,si abbia una sorta di
entità pensante, per citare Cartesio, fondamentalmente una sorta di cogito che esista come substrato,
come sostanza sotto ogni idea ed esperienza possibile ,quindi che esista una sorta di io che esiste
senza le idee, una sostanza autonoma di precondizione potremmo dire ,un po’ come avevamo definito le
forme pure della sensibilità, pertanto sotto ogni idea anche che nel momento in cui la andiamo a togliere
qualsiasi tipo di idea si mantiene sempre. questa è la tesi
l’antitesi, invece, Afferma che dopo in un ambito come quello della morte in cui non possiamo avere idee
e non possiamo avere esperienza l’io viene meno ,quindi nel momento in cui noi non abbiamo idee l’io
come substrato, la sostanzialità dell’io non esiste. qual è la risoluzione di Kant sotto questo punto di
vista?
Che siccome noi andiamo ad applicare le categorie dell’intelletto in un modo improprio a qualcosa di cui
non possiamo avere esperienza poiché difatti l’esistenza di questo io come substrato esula
dall’esperienza possibile, noi non possiamo decidere nulla e indicibile la condizione o meglio la
permanenza dell’io dopo la morte appunto poiché noi non possiamo avere esperienza di una condizione
come quella post mortem e siccome noi non abbiamo esperienza di quello che accadrà dopo la morte
semplicemente non possiamo darvi una risposta quindi non possiamo sapere se esiste un io
indipendente dalle idee e dall’esperienza che rimane uguale a prima e dopo la morte appunto
semplicemente perché sulla dalla nostra esperienza possibile quindi rientra nell’ambito noumenico.
Le idee cosmologiche essenzialmente come abbiamo già detto precedentemente hanno a che fare con
la globalità, con la totalità del mondo inteso come esperienza possibile un qualcosa di cui noi
chiaramente non possiamo avere esperienza poiché non possiamo fare esperienza di tutti i fenomeni.
quello che si ricollega diciamo alle idee cosmologiche é il problema inerente alla libertà quindi vediamo
in un certo senso come kant interpreta la libertà :da un lato si ha infatti una tesi che sostiene che si
possano avere delle cause efficienti libere, quindi che si generano da sé ,senza rispettare il principio di
causalità senza rispettare le leggi naturali, dall’altro lato invece abbiamo un’antitesi che afferma l’opposto
,quindi che non si possono avere delle cause libere delle cause che si generano autonomamente poiché
tutto rispetto severamente le leggi di natura Quindi il principio di casualità. secondo Kant noi
semplicemente anche in questo caso stiamo applicando le categorie dell’intelletto a qualcosa in cui non
possiamo avere esperienza poiché si ha in realtà un’ottica compatibilista dal punto di vista di kant, da un
lato vediamo infatti come la libertà delle cause potrebbe esistere a livello nomumenico quindi nel
noumeno potrebbe effettivamente esserci delle cause libere che si generano in maniera autonoma e noi
appunto non possiamo saperlo perché non abbiamo esperienza del numero, mentre a livello fenomenico
tutto è contingente e quindi tutto rispetta le leggi di natura ma questo soltanto a livello fenomenico quindi
è a livello dei fenomeni che la libertà non esiste che sia soltanto contingenza perché a livello noumenico
potrebbe in realtà esistere la libertà quindi potrebbe generarsi autonomamente dalle cause. Inoltre
un’altra riflessione interessante che rientra sempre nell’ambito dell’idea cosmologica é che noi siamo
portati a pensare che siccome fenomeni hanno un inizio e una fine allora anche l’universo inteso come
globalità di fenomeni come la globalità di di esperienza possibile abbia un inizio e una fine. Ma noi
appunto non potendo avere esperienza l’universo come globalità di esperienza possibile non possiamo
saperlo ,quindi non è una conclusione corretta che noi possiamo andare a trarre soltanto pertanto dal
fatto ,dal presupposto che i fenomeni abbiano un inizio e una fine.
L’ultima antinomia quindi le ultime idee sono le idee teologiche che invece riguardano l’esistenza di un
ente sommo, di un ente necessario che si pone come causa e come governo del mondo stesso, questo
ente chiaramente é Dio. anche in questo caso sia una tesi che sostiene l’esistenza di Dio come ente
sommo e necessario che governa e che si pone come causa del mondo, dall’altro sia un’antitesi che
invece afferma che Dio non può esistere appunto perché tutto è contingente ,quindi tutto rispetta già da
sé delle leggi di natura per cui non è necessario che intervenga Dio. anche sotto questo punto di vista
noi stiamo andando ad applicare le categorie dell’intelletto a un’intensa quindi stiamo andando ad
applicare le categorie dell’intelletto al noumeno e non possiamo dire nulla sull’esistenza di dio poiché
potrebbe esistere come un’entità noumenica, mentre a livello fenomenico non esistere. ma appunto
siccome esula ancora una volta dalla nostra esperienza noi non possiamo concludere nulla riguardo
dell’esistenza o della non esistenza di Dio.