Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
25 visualizzazioni72 pagine

Sothis 3

simply gorgeous

Caricato da

Vincenzo Patella
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
25 visualizzazioni72 pagine

Sothis 3

simply gorgeous

Caricato da

Vincenzo Patella
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

1

Sothis
Anno II Numero III
Solstizio d'Estate 2021 ev

realizzata dall'associazione culturale


Fosforo e Mercurio
Sez. Eremo di Thoth

Contatti: sothis_zine@[Link]

Sothis è una rivista amatoriale di cultura magica, tradizionale e fantastica, realizzata


senza fini di lucro, a diffusione interna tra i Soci e stampata in proprio.
Gli articoli pubblicati esprimono il pensiero dei loro Autori e le immagini, laddove
non siano frutto del lavoro dei Soci collaboratori, si intendono scaricate liberamente
dal web.
Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta, archiviata o trasmessa in
qualsiasi forma o da qualunque mezzo elettronico e meccanico senza l’esplicito
consenso scritto dell’Autore e dell’Associazione.

© Tutti i diritti sono riservati

In copertina opera di Yoann Lossel

2
Melanconia

La melanconia di non avere più alcuna corrispondenza con il Cosmo!


Ricordiamoci che c'era un tempo in cui ad ogni momento della vita corrispondeva,
"rispondeva" un avvenimento cosmico! Un tempo l'uomo danzava ai solstizi,
accendeva dei fuochi la notte di San Giovanni, si sposava durante certe notti, si
rattristava e gioiva a seconda della fase lunare! Quale perfetta armonia con i ritmi del
cosmo, quale miracolosa corrispondenza tra le danze dell'uomo e gli assi dei pianeti!
Tutto ciò che questi faceva aveva un altro "peso", quasi rispondesse ad altri livelli.
Benché piccolo ed impotente come è sempre stato, egli era allora un occhio in cui si
riflettevano gli spazi stellati, un cuore che pulsava ad un ritmo presente ovunque...
La melanconia di questa libertà moderna dell'uomo, che può danzare, sposarsi e
vegliare quando e come vuole! La disperazione di questo isolamento anarchico in un
cosmo vivo! Sei te stesso, te stesso e basta, libero di perderti, d'abbandonarti a
qualsiasi combustione. Quasi fossi chiuso in una gabbia di ferro, separato dal resto
del mondo. Senti che accadono cose inimmaginabili al di sopra di te, nell'invisibile, e
che tutte queste cose non "rispondono" più in te. La rete incatenata che ti legava al
resto dell'Universo si è rotta da un pezzo. Vi sono notti in cui la coscienza di questa
rottura ti riempe di disperazione. Altre volte resta solo la melanconia.

Mircea Eliade

3
Sommario
Editoriale pag. 5

AHA di Aleister Crowley pag. 8

Corso di letture per lo studente pag. 9

Uriel: sinassi angelologica di Magus Mizar pag. 10

Piccola storia della Qabalah araba di Frater Zackh pag. 20

Il Germoglio dell’Amore Immortale di Carlo Barbera pag. 25

Psiconauti nel mondo dei sogni


Kenneth Grant: magico amante di Nuit
di Zivorad Mihajlovic Slavinsky pag. 28

La Qabalah secondo Dion Fortune di Silvia Pepe pag. 35

Battiato - Niente è Come Sembra di Guido Guidi Guerrera pag. 49

1898, Annus Mirabilis del Bardo Crowley


di Stefano Eugenio Bona pag. 54

Christofer Hyatt a cura di Frater Zackh pag. 63

Teste Parlanti di Giuseppe M. S. Ierace pag. 66

4
Editoriale

Anno 2021 ev,


Solstizio d'Estate

“Un oceano di silenzio scorre lento


Senza centro, né principio
Cosa avrei visto del mondo
Senza questa luce che illumina
I miei pensieri neri”

Franco Battiato
Un Oceano di Silenzio

Dei tanti cambiamenti a cui questo anno ci ha brutalmente abituato, uno dei più
drammatici è stato probabilmente il passaggio di Franco Battiato all'Oriente Eterno.
Molti sono stati gli eventi che hanno colpito duramente la nostra civiltà, ma quando
un Maestro della portata di Battiato lascia questo piano, è un segno preciso che i
tempi stanno mutando e purtroppo, al momento, lo stanno facendo in una direzione
caotica, direi quasi qliphotica, per usare un termine conosciuto agli Occultisti.
Insieme a Franco se ne stanno andando gli ultimi segni di una ricerca della Bellezza,
tanto cara ai nostri Antenati, che ha formato le forti menti delle civiltà passate a
partire dagli Egizi per arrivare ai Romani, passando per la Grecia.
Anche se qualche filosofo, rari artisti e sparuti esoteristi si battono ancora per questa
causa, sembra ormai una battaglia persa (e probabilmente lo è a livello collettivo), ma
per chi, come noi, è alla ricerca di un Assoluto oltre l'illusione della realtà circostante,
la Bellezza deve rimanere un faro che segni la Via e indichi una direzione. Nella vita
e nelle sue scelte, nella scienza, nel lavoro magico; è dura, è una lotta contro la
tendenza all'entropia, ma è l'unica chance di attraversare indenni questa fase eonica e
porre delle basi per il ritorno ad una Età dell'Oro.
Da qui la citazione in apertura, perchè la luce della Bellezza può davvero squarciare il
buio che si erge innanzi i margini di questo Abisso e un suo solo raggio può portarci
oltre, laddove tutto può avere una Comprensione. I testi di Battiato racchiudono
molto simbolismo utile al Cercatore e per questo è con grande onore e immenso
piacere che ospitiamo in questo numero una anteprima del nuovo libro di Guido
Guidi Guerrera, amico e biografo di Franco, che ci introdurrà ad una possibile chiave
interpretativa.
Continuano e si consolidano poi collaborazioni fondamentali per la nostra attività
associativa, con Esoteristi di grandissima preparazione e cultura come Magus Mizar,

5
Silvia Pepe, Roberto Migliussi, Carlo Barbera, Giuseppe Ierace; con Ricercatori
indipendenti assolutamente di grandissimo livello come Stefano Eugenio Bona, che è
inoltre grande Amico e Socio tra i più anziani di Fosforo e Mercurio. Inoltre con
quelle strutture iniziatiche che più ci sono vicine nel concepire la Via di Ascesa lungo
gli irti scalini dell'Otz Chiim e mi riferisco alla Thelemic Golden Dawn,
rappresentata in Italia dall'instancabile Frater Zachk, la quale nella sua impostazione
libertaria ed open source rappresenta per noi il modello più adeguato al momento
storico attuale.
Per tornare al tema della Bellezza, ricordo quanto Ottavio Adriano Spinelli insistesse
su questo e come proponesse, quale via di recupero del senso estetico, la Via del
Bosco. Non è un caso che i Greci popolassero i loro giardini e le loro selve di ninfe e
di satiri e quindi la nostra proposta è quella del graduale allontanamento da quei
luoghi fatiscenti e putridi che sono diventate le città, che devono rimanere soltanto
funzionali ad un minimo di vita sociale e lavorativa. Ma appena possiamo torniamo a
riscoprire i Misteri della Natura, la sensazione selvaggia del contatto con Essa.
Fosforo e Mercurio intende aprire una sezione legata al Folklore e alle Tradizioni
locali proprio nell'ottica di tornare a scoprire le nostre origini e il nome di questa
sezione sarà Baigorix, nome di una divinità pireneica dei monti, che in Liguria si è
trovata declinata come Baigus e Bego (ricordate il monte Beigua, analizzato da
Stefano Riberti in un bellissimo articolo nello scorso numero?). Sempre seguendo
questa etimologia troviamo che in valle Argentina, nel cuore delle Alpi Liguri, e più
precisamente a Triora, le Streghe erano chiamate bagiue.
Torneremo quindi ad intonare odi a Pan, affinché la sua selvaggia Bellezza ci aiuti a
ritrovare le nostre origini e direzioni le scelte dell'umanità verso un futuro più vicino
alla nostra idea di Luce, Vita, Amore e Libertà, attraverso l'Eros e la Magia.

Sapah Zimii

6
«Una percentuale considerevole della gente che incontriamo per via è vuota dentro,
cioè, in realtà è già morta. È una fortuna per noi che non lo vediamo e non lo
sappiamo. Se sapessimo quante di queste persone sono in realtà morte e quante di
queste persone morte governano le nostre vite, impazziremmo dall'orrore»

[Link]

“Di nulla l'essere umano è tanto certo come di essere sveglio; in realtà, è catturato
da una rete di sonno e sogni che lui stesso ha tessuto. Più fitta è la rete, più potente
domina il sonno; quelli che vi restano imprigionati sono i dormienti, che
attraversano la vita come un branco di animali diretti al macello: ottusi, indifferenti
e spensierati.”

Gustav Meyrink

Tuttavia se devi errare, essendo umano, erra per eccesso di Coraggio piuttosto che
di Prudenza; poiché la Base dell'Onore Umano è Osare Grandemente. Cosa dice
Quinto Orazio Flacco nella terza Ode del suo Primo Libro?
Muori in piedi!
Aleister Crowley

In un mondo anormale i valori si capovolgono: colui che appare anormale rispetto


all’ambiente esistente è probabile che sia proprio lui “normale”.

Julius Evola

7
AHA
di Aleister Crowley

Sette sono le chiavi della grande porta


essendo otto in una e una in otto.
Per prima cosa, sia immobile il tuo corpo,
avvolto nel sudario della volontà,
rigido come cadavere; così potrai abortire
i bimbi nevrotici che solleticano il pensiero.
Poi, regola il tuo ritmo del respiro:
sia basso, agevole, regolare e lento,
così che l'esser tuo sia in sintonia
con il sonno del grande mare Pacifico.
Terzo, sia pura e calma la tua vita,
ondeggi dolcemente come una palma in assenza di vento.
Quarto: la volontà di vivere sia legata
all'unico grande amore del profondo.
Quinto: lascia che il tuo pensiero, divinamente libero
dai sensi, osservi la sua entità.
Sorveglia ogni pensiero che scaturisce: accresci
ora per ora la tua vigilanza.
Intensa e acuta, volta all'interno, non si lasci
sfuggire un solo atomo d'analisi.
Sesto: su di un solo pensiero ben fissato
arresta ogni bisbiglio del vento.
Come una fiamma eretta e immota,
brucia l'essere tuo in una parola!
Acquieta poi quell'estasi, prolunga
la tua meditazione salda e forte,
uccidendo anche Dio, se egli distrae
la tua attenzione dall'atto prescelto.
Infine, soverchiate tutte queste cose,
è tempo che fiorisca il fiore di mezzanotte.
L'unità è compiuta. Eppure, perfino in questo,
figlio mio, tu non ti sbaglierai
se freni l'espressione, se lanci
lo sguardo alla radice oscura dell'estasi,
obliando nome, forma, vita, tensione,
anche di tale coscienza:
penetra fino al cuore! E qui ti lascio:
Tu sei il Maestro. Io rendo omaggio
al tuo splendore che lontano irraggia,
o Fratello dell'Astro d'Argento!

8
Ass. Culturale
Fosforo e Mercurio

Corso di letture per lo studente


1- Storia della Magia (Cavendish o Chochod)
2- Kenneth Grant, Il risveglio della magia
3- Ottavio Adriano Spinelli, Tenebra
4- Mark Hedsel, L'Iniziato
5- Dion Fortune, Qabalah mistica
6- Israel Regardie, Il giardino dei melograni
7- Pauwels/Bergier, Il mattino dei maghi
8- Stefano Elio d'Anna, La scuola degli Dei
9- Mircea Eliade, Yoga immortalità e libertà
10- Stephen Skinner, Tecniche di Magia superiore
+
1 testo a scelta da concordare con il Tutor
+
dispensa associativa “Janua Magica”

Questo corso di studi è suggerito per i membri dell'Eremo di Thoth, il settore


esoterico di Fosforo e Mercurio. Chi lo desidera può ottenere una certificazione di
averlo svolto integralmente, ma in questo caso occorre segnalarlo e da quel momento
andrà completato in 1 anno solare, al termine del quale ci sarà una verifica finale di
comprensione dei testi letti.
11 Soci che faranno richiesta potranno essere affiancati da un Tutor durante il
percorso di studi.

Per contatti:
FB: Cyril Grey
Pagina FB: Fosforo e Mercurio
Mail: sothis_zine@[Link]

"Asperges me, Domine, hyssopo et mundabor. Lavabis me, et super nivem dealbabor"

9
MAGOCRATIA
nimrod@[Link]

Uriel
Sinassi Angelologica

Uriel, , Uri’el, Luce di El (entità divina delle antiche religioni del Medio e
Vicino Oriente, ma anche per estensione l’Essere Potente), è quindi anche
tradizionalmente reso con: “Dio è la mia luce”. Compare in molteplici varianti
essendo anche scritto come Uriele, Auriel o anche Oriel, declinando variabilmente
dalla traslitterazione dall’ebraica Uri’el, è uno degli arcangeli della tradizione
israelitica postesilica, successivamente riconosciuto da diversi rami del
Cristianesimo.

E’ necessaria una puntualizzazione preliminare, negli scritti della tradizione


cabalistica, negli apocrifi, come nella letteratura occulta ed esoterica Uriel è stato
spesso identificato, ma alcune volte anche confuso, con entità variamente
denominate, da Urial a Nuriel passando per Arseyaleyor, Uryan, Jeremiel, Vretil,
Sariel, Suriel, Puruel, Phanuel e Jacob, per arrivare anche a sovrapposizioni con
Azrael e Raphael.

La sovrabbondanza di nomi associati agli enti angelici è relativamente recente poiché


in tempi risalenti le figure di quest’ordine erano perlopiù sprovviste di nome
personale come attestano inequivocabilmente le più antiche scritture bibliche.
Secondo rabbi Simeon ben Lakish di Tiberiade, vissuto intorno al 230–270 dell’Era
Volgare, i nomi di tali enti furono appresi ed adottati dagli ebrei durante l’esilio
babilonese, questa affermazione è ormai sostenuta anche da diversi ricercatori e
studiosi contemporanei.

Dei sette Arcangeli della classica angelologia postesilica, solo due, Gabriel e
Michael, sono individuati per nome dalle Sacre Scritture riconosciute come
canoniche sia dal Cattolicesimo che dal Protestantesimo, Raphael compare
eminentemente nel libro deuterocanonico di Tobia, testo inizialmente riconosciuto

10
come autoritativo sia dagli ebrei che dai cristiani ma successivamente rimosso, dagli
ebrei nella tarda antichità e dai protestanti nel XVII secolo. Tale testo è definito
deuterocanonico e non apocrifo poiché è ancora riconosciuto dal Canone Romano
Cattolico, da quello delle Chiese Ortodosse Slave e dalle Chiese Ortodosse d’Oriente.

Uriel compare invece insieme ai restanti tre Raguel, Sariel e Remiel, nel Libro di
Enoch redatto intorno al II secolo prima dell’Era Volgare.

Ebbene Gabriel, Michael, Raphael unitamente ad Uriel sono generalmente associati


ai quattro punti cardinali, ai quattro elementi e più in generale a tutte le simbologie
mistiche espressioni del quaternario.

Tornando a Uriel è interessante riscontrare la diversa denominazione che ne danno


diverse scritture Cristiane Gnostiche, ove è conosciuto come Phanuel,
medesimamente fanno sia Gregorio il Grande che lo pseudo Dionigi, nonostante il
fatto che il Libro di Enoch distingua chiaramente le due figure specificando Uriel
quale “Luce di Dio” e Phanuel, “Volto di Dio”.
In tema di gemmazione di nomi e personalità angeliche ricordiamo anche il
Testamento di Salomone ove Uriel viene nominato insieme ad un altro ente di nome
Sabrael.

Per la tradizione ebraica, Esdra, figlio o nipote di Seraiah, discendente diretto di


Pincas, figlio di Aronne, fu uno scriba e condottiero che condusse il ritorno del
secondo contingente di ebrei dall’esilio babilonese nel 459 a. E.V., egli rileva non
poco nelle concezioni angelologiche oltre che essere ispiratore indiretto dello
scenario simbolico di diversi rituali massonici, perlopiù associati al XIV Grado
piuttosto diffusamente conosciuto secondo la denominazione di Cavaliere d’Oriente
o della Spada.
A Esdra, considerato come un secondo Mosè, sono ascritti il Libro di Esdra, il
Neemia e i Libri delle Cronache, ove vengono descritti, tra altre cose, i particolari del
culto israelitico con specifici riferimenti alla Sacra Arca e le vicende inerenti il
Tempio di Gerusalemme.
Molto rilevante all’impianto angelologico è un altro scritto apocrifo a lui attribuito,
l’Apocalisse di Esdra1 in cui vengono descritte sette visioni che il condottiero riceve
1 L’Apocalisse di Esdra è uno dei testi che presenta una variegata e caotica denominazione a seconda del
periodo storico e della confessione religiosa di riferimento. Conosciuto come 3 Esdra nella denominazione
cattolica pre-tridentina è diventato 4 Esdra dopo il concilio; per i protestanti è noto quale 2 Esdra, invece
Esdra Greco per altre confessioni cristiane. È un apocrifo dell’Antico Testamento, pseudoepigrafo del
profeta Esdra (vissuto nel V secolo a.E.V.), è scritto in greco.
La data di composizione è particolarmente controversa, le ipotesi maggioritarie la collocano nel II secolo
E.V. ma esistono studi che attribuiscono all’opera una datazione più tarda compresa tra il V e il IX secolo. Il
contenuto è di origine giudaica ma con ampia rielaborazione cristiana, presenta evidenti richiami al Libro di

11
durante l’esilio babilonese, ebbene, quattro di queste vengono interpretate da Uriel e
tre da Dio stesso.
Il prosieguo di tale testo indica come alla fine dei tempi si paleseranno le seguenti
entità angeliche: Michael, Gabriel, Uriel, Raphael, Gabuthelon, Beburos, Zebuleon,
Aker e Arphugitonos, per inciso gli ultimi cinque nomi appaiono esclusivamente in
detta opera, interessante notare come nel complesso essi individuino una enneade.
La tradizione cabalistica quota Uriel nel pregiato Sepher ha-Bahir2, il libro fulgido,
ove è annoverato tra gli angeli principali insieme a Michael e Gabriel.
Uriel, nella tradizione apocrifa cristiana è anche il salvatore di Giovanni il Battista,
cugino di Gesù il Cristo, interviene infatti presso sua madre Elisabetta per farla
rifugiare in Egitto in modo da scampare alla strage dei bambini disposta da re Erode.
L’evento è magistralmente rappresentato dal dipinto di Leonardo da Vinci La
Vergine delle Rocce3, ove l’arcangelo compare posizionato a destra vicino al piccolo
Gesù.

Vergine delle Rocce – Louvre Vergine delle Rocce – National Gallery

Tornando al filone classico tradizionale legato a questa alta entità, va sicuramente


affermato come Uriel sia comunemente ritenuto una figura particolarmente forte ed
Neemia e somiglianze con l’Apocalisse di Sedrach. Testualmente appartiene al genere apocalittico.
2 Il Sepher ha-Bahir, redatto posteriormente al Sepher Yetzirah, è considerato, in quanto a struttura,
contenuto e simbologia, il primo testo letterario cabalistico nel senso proprio di questa espressione. Si tratta
di un midrash, ossia una raccolta di affermazioni tratte da varie fonti, messo in forma scritta intorno alla
seconda metà del XII secolo E.V. nella Francia meridionale da autore ignoto.
3 Di tale opera esistono invero due versioni, noi ci riferiamo eminentemente alla prima, attualmente
custodita nel Museo del Louvre, simile ma diversa dalla seconda conservata alla National Gallery in Londra,
in essa vi sono dei particolari ricchi di significati simbolico-allegorici.

12
austera, infatti egli è spesso indicato quale angelo della contrizione e del pentimento,
alcune esegesi lo vedono posizionato sul cancello dell’Eden con una spada
fiammeggiante a custodia dell’Albero della Vita4.
L’Apocalisse di Pietro lo definisce oltre che rigoroso anche senza pietà, tanto da farlo
associare per le mansioni che assolve a ben altre figure di natura sostanzialmente
demoniaca, qui risiede un grande mistero che è trasmissibile solo da bocca ad
orecchio, facciamo tuttavia notare che nel brano biblico del Genesi due sono i
Cherubini posti a guardia dell’Albero.
Nello scritto Vita di Adamo ed Eva è parimenti riconosciuto come uno degli enti
cherubici descritti nel richiamato brano del Genesi, ivi viene inoltre specificato che
Egli fu uno degli angeli che aiutò a seppellire Adamo e Abele nel Paradiso.

Successive speculazioni cabalistiche e teologiche hanno assegnato ad Uriel il giorno


della domenica, l’arte poetica e la sephirah Malkuth, è stato inoltre l’Angelo che ha
verificato il segno, fatto in sangue di agnello, sulle porte degli ebrei in Egitto prima
del compiersi della decima piaga, sempre Lui infine accompagnò Abramo nella sua
peregrinazione verso terre più occidentali dalle lande di Ur.

In epoca tardo medievale e rinascimentale Uriel è variabilmente identificato come un


serafino, un cherubino o un Angelo della Divina Presenza5, reggente delle forze solari
e fiamma di Dio; soventemente è rappresentato con un rotolo o un libro a
simboleggiarne la Sapienza.
In ogni caso gli è comunemente riconosciuta una posizione privilegiata tra i ranghi
celesti, di massima rilevanza e vicinanza al Principio Primo ed Increato.

Gli altri Angeli della Presenza e della Santificazione sono:


Suriel, Jehoel, Zagagel, Akatriel, Metatron, Yefefiah, Michael, Gabriel, Raphael
e Nathanel anche riscontrabile come Zathael.
Questa elaborazione concettuale dei sublimi enti spirituali che attorniano l’Altissimo
ha attinenze, pur con diverse specificazioni, colla Shekinah del misticismo ebraico e
della speculazione cabalistica.

Immancabile testo di riferimento per l’angelologia del tardo giudaismo è il Libro di


Enoch, in esso al IX capitolo che fa parte del famoso Libro dei Vigilanti sono
espressamente nominati i quattro Arcangeli Cardinali, testualmente:
“Allora Michael, Gabriel, Suriel e Uriel osservarono dal cielo e videro il molto
sangue che scorreva sulla terra e tutta l’iniquità che si faceva sulla terra.”

4 Genesi 3, 24: “Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada
folgorante, per custodire la via all'albero della vita”.
5 Un riferimento testuale agli Angeli della Presenza è riscontrabile anche in Isaia 63,9.

13
Nella successiva elaborazione tradizionale Suriel è anche assimilato o per altri
sostituito da Raphael.
Chiaro in questo testo, di ampia valenza teurgica, il riferimento del governo
tetrarchico sulla terra intesa come mondo sublunare e quindi quale Regno degli
Elementi; gli arcangeli “guardano” dal cielo, dall’alto, ossia da una posizione
qualificativa gerarchicamente sovraordinata, a quello che accade nelle sfere inferiori.

Nel XX capitolo compare invece l’eptarchia composta da: Uriel, Raphael, Raguel,
Michael, Saraqâêl, Gabriel e Remiel, in questa circostanza il Nostro è l’angelo
severo e terribile del tuono.

Lo studioso quacchero Thomas Hellwood da Crowell, forse basandosi sulla


tradizione Enochiana, descrisse nella Gerarchia dei Santi Angeli, del 1635, Uriel
quale ente preposto all’Elemento Terra, abbinò inoltre i quattro arcangeli ai venti dei
punti cardinali secondo questa corrispondenza:

Uriel meridione
Michael oriente
Raphael occidente
Gabriel settentrione

Un’autorevole fonte ebraica medioevale, il Sepher Raziel Hemelach, individua invece


una figura unitaria al nome di Usiel o Uzziel quale angelo dei quattro venti.

Per la Chiesa Ortodossa il giorno di lunedì è dedicato agli angeli e come anniversario
festale è onorato il giorno della Sinassi dell’Arcangelo Michele, Gabriele e delle
Potenze Incorporee, fissato all’otto di novembre per il calendario Giuliano
corrispondente al ventuno dello stesso mese del calendario Gregoriano. Si ha qualche
riscontro di festività dedicata ad Uriel anche per il giorno ventotto di luglio.

Le impostazioni teologiche dei monoteismi oscillano ampiamente nel grado di


devozione da ascriversi agli angeli, infatti se una riverenza è pressoché sempre
auspicata, altri gradi di venerazione sono stati in diversi ambiti avversati, potrebbero
essere infatti detrimenti alla concezione monoteistica che vede nella formulazione
teologica maggioritaria assegnare a questi enti la funzione di intermediari,
messaggeri, tra l’uomo e Dio.
Emblematico in tal senso l’intervento al Concilio di Roma del 745 di Papa Zaccaria,
in esso il pontefice ribadiva l’insegnamento della Chiesa inerente agli angeli che non
dovevano attirare troppo le attenzioni dei fedeli, furono nel contempo banditi molti

14
nomi angelici cui non doveva più essere rivolta venerazione, tra questi quello di Uriel
in quanto non contenuto nei testi del Canone Cattolico Romano.

Nella prima metà dell’XI secolo gli eretici Bogomili, particolarmente diffusi nelle
terre del Banato, allora conosciuto come terre del Ducato di Ahtum, avevano rituali in
cui veniva invocato specificamente Uriel, questo è riportato per gli anni seguenti il
1028 da Gerardo Sagredo, vescovo cattolico del posto.

Nella traduzione in inglese della Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine, fatta da


Henry Wadsworth Longfellow, Uriel è riconosciuto, conformemente al Libro di
Enoch quale angelo planetario, in questo caso preposto a Marte.

Uriel compare ancora nell’opera Discorso Teologico sugli Angeli di Benjamin


Camfield del 1678, ove è interessante notare come egli, unitamente a Raphael e
Gabriel, interceda presso Dio a difesa del genere umano nei difficili momenti del
regno terreno degli angeli Gregori, ossia dei Vigilanti, che precipitati nelle
dimensioni materiali esprimono soverchiamente la propria potenza e dominio.
Queste entità, impadronitesi di una dimensione materiale, possono unirsi carnalmente
alle figlie dell’uomo originando eventualmente la progenie dei Nephilim citati anche
nel Genesi.
Uriel, alla fine dei tempi, si confronterà con questi spiriti caduti e con i loro
condottieri conosciuti come Semyaza e Azazel e con tutti i Nephilim.

Dal Libro di Enoch - Libro dei Vigilanti, XIX:

E Uriel mi disse: “Qui stanno gli spiriti degli angeli che si sono uniti alle donne e
che assumendo diverse forme, hanno reso impuri gli uomini inducendoli in errore sì
che essi offrano sacrifici ai demoni come fossero dei, qui essi dovranno stare sino al
giorno del gran giudizio in cui verranno in fine condannati. E le donne che furono
sedotte, avendo fatto errare gli angeli del cielo, sono come i lori amici”. Io, Enoch,
io solo, vidi questa scena dei limiti del tutto e non vi è uomo che abbia visto ciò che
io ho visto.

Sempre dalla stessa fonte al X verso, Arseyaleyor, tradizionalmente assimilato a


Uriel è l’angelo che avvisa Noè dell’imminente alluvione:

“Allora l’Altissimo, Grande e Santo parlò ed inviò Arseyaleyor dal figlio di Lamech
e gli disse: Digli a nome mio di nascondersi e manifestagli la fine che verrà poiché
tutta la terra, tutta, perirà; un diluvio verrà su tutta la terra e quel che è in essa
perirà. Avvisalo che fugga e resti, il suo seme, per tutta la terra!”

15
Nella consuetudine Episcopale e delle Chiese Anglicane, Uriel è stabilito quale un
arcangelo ed è il patrono del sacramento (o sacramentale a seconda delle diverse
concezioni del rito) della confermazione-cresima.

Proseguiamo la breve esplorazione angelologica sulla figura di Uriel ricordando


alcune significative menzioni in ambito letterario.

Nel III libro del Paradise Lost di John Milton, Uriel governa il globo solare ed è
l’occhio di Dio, involontariamente dirige Satana sulla terra creata e insieme a
Raphael sconfigge Adramelech.

Nell’oratorio Creation di Haydn, Uriel (testo per voce di tenore) è uno dei tre
narratori angelici insieme a Gabriel (per voce di soprano) e Raphael (voce di basso).

Nel poema Uriel dello scrittore trascendentalista Ralph Waldo Emerson, l’angelo è
descritto come un giovane dio in Paradiso che suscita l’irritazione degli dei
proclamando dottrine relativistiche e la concezione temporale legata ai cicli
ricorrenti.
In Middlemarch di George Eliot, nome di piuma di Mary Ann Evans, al capitolo
XLI, Uriel osserva dal sole con distacco e fatalismo il progresso della storia sul globo
terrestre.

Concludiamo con alcune osservazioni inerenti la Magia Cerimoniale tardo


medioevale e la successiva elaborazione occultistica.

Enrico Cornelio Agrippa, famoso magista rinascimentale, nella sua opera magna, il
De Occulta Philosophia sive de Magia, edita nel 1531, attribuisce, conformemente
alla tradizione, a Michael, Raphael, Gabriel e Uriel il governo dei quattro venti e
delle quattro parti del modo. Va chiarito che fu proprio l’influenza di quest’opera a
far riconoscere e riferire, a fattor comune, a questa tetrarchia una specifica capacità
ed autorità sul mondo sublunare tramite il governo dei Quattro Elementi.

Uriel è quindi l’angelo che appare a Kelley nella sua prima visione operata con John
Dee, egli rimarrà di fatto e in buona parte l’entità responsabile della trasmissione del
Sistema Enochiano, intervenendo anche per correggere eventuali errori interpretativi
commessi dalla coppia nell’esplorazione e redazione di uno dei più celebri sistemi di
Magia e crittografia.

16
L’Angelo riveste diversa importanza in svariati grimori tra cui spicca l’Armadel in
cui sono riportati dei bellissimi sigilli angelici al titolo di Operazione di Uriel
Serafino, questo testo di cui l’unica copia conosciuta è preservata nella Biblioteca
Nazionale di Parigi è rivolto alla Magia Destinativa, ossia quella volta al
perfezionamento trascendentale dell’operatore.

Sigilli Angelici della pagina iniziale dell’Armadel

Rimanendo nell’ambito dei testi di Alta Magia Cerimoniale, nel Grimorio di Turiel,
Uriel è classificato tra le entità preposte alla sfera di Mercurio.
Più recentemente alla fine del XIX secolo la Golden Dawn lo ha associato nella sua
ritualistica alla direzione del Nord, con corrispondenze cromatiche del marrone scuro
o nero e associazione all’Elemento Terra.

Nei lavori operativi è chiamato in causa ove si voglia amplificare le facoltà


intellettuali, potendo dispensare sapienza e discernimento. Le sue iconografie lo
mostrano frequentemente con una fiamma nel palmo aperto di una mano, è la fiamma

17
della purificazione e della conoscenza alla quale le persone dignificate possono avere
accesso per conseguire salute e riparazione.
Per converso, ove vi fosse perversione nell’utilizzo della conoscenza elargita da
Uriel, immancabilmente Egli eseguirebbe il redde rationem.

Concludendo, con il sedimentare della tradizione e lo scorrere del tempo si sono


determinate diverse ed anche complesse, ove non contraddittorie, concezioni e
rappresentazioni di Uriel, ma ciò non deve stupire essendo egli una potenza,
un’entità, così elevata rispetto al Piano Fisico da risultare molto arduo coglierne gli
aspetti più profondi.
Utile un’allegoria a rappresentare tali difficoltà, è un po’ come una luce che si
appalesa ai sensi fisici, essa risentirà caso per caso delle condizioni contingenti del
momento, del tramite e degli eventuali filtri che dovessero trovare di volta in volta
applicazione, ciò determinerebbe grandi variabilità nelle diverse percezioni
soggettive della luce, tuttavia la sorgente della stessa non cambierebbe affatto
rimanendo sempre la medesima.

Non dimentichiamo infine che, per il rigore che esprime, Uriel ha intrinsecamente
aspetti ambivalenti, egli può infatti operare azioni correttive e profilattiche che, per la
ristretta e limitata comune ottica morale umana risulterebbero di difficile
comprensione, ciò origina frequentemente dubbi dell’animo e forti tensioni mistiche.

Nel processo emanativo la disposizione delle intelligenze disincarnate si allinea


secondo un regime connotante forze aggregatrici e dissolutrici, la percezione
essoterica di queste esprime immancabilmente una visione morale localizzata ed
utilitaristica, le forze del Cosmo sono l’ottava più alta delle forze naturali
comunemente riscontrabili e non hanno di per sé un valore di bontà o malvagità.
Dobbiamo pertanto procedere con una metafisica teoretica ove si voglia capire come
possa essere e manifestarsi un angelo sterminatore, visto che il male è comunemente
inteso e dispensato dai satana, ma quale male? Poiché è da definirsi tale? Esiste un
Male assoluto?
L’angelologia, come la demonologia più in generale, immancabilmente porta a
confrontarsi sui massimi sistemi, ma questo esula da questa breve trattazione che
vuole essere unicamente di base a ulteriori studi od operatività Magico-Teurgiche.

18
Rappresentazione artistica di Uriel

Bibliografia:

Apocrifi dell’Antico Testamento - 2 volumi – UTET - 2013

Enoch e la Sapienza Celeste – Tretti Cristiana – Giuntina - 2007

Enoch il primo libro del mondo – 2 volumi – Mario Pincherle – Macro edizioni – 2006/2007

La filosofia Occulta o la Magia – 2 volumi - Enrico Cornelio Agrippa – Edizioni Mediterranee –


1983

Il Paradiso Perduto – John Milton – Bompiani – 2009

Mysteries of the Ancient Kabbalah – Elias Gewurz – Create Space Independent Publishing
Platform – 2014

A Dictionary of Angels: Including the fallen Angels – Gustav Davidson - Free Press - 1994

Magus Mizar

19
Piccola storia della Qabalah araba
di Frater Zackh

Intorno alla metà del 700, assistiamo all’espansione islamica oltre i confini arabi;
Progressivamente i califfi si appropriano dei territori ebraici, bizantini, persiani,
raggiungendo il Sud della Francia a Occidente e la valle dell’Indo a Oriente. I
centri spirituali dell’antichità – da Alessandria a Cartagine, dalla Palestina alla Siria
e all’Asia centrale – iniziarono ad essere frequentati dai mistici arabi, cioè i “sufi”,
convinti dell’essenziale unità degli insegnamenti occulti di tutte le religioni.
Attraverso questi confluiranno in medio-oriente le verità di ebrei, cristiani,
zoroastriani, buddisti, eccetera, trasformandosi in sedi del sufismo, così la
grammatica araba, fu il modello per la grammatica ebrea.

Dalla tradizione impariamo, che il VI Imam Ja’fr* (700 d.C.) è considerato da tutti,
come l’iniziatore delle “Scienze delle Lettere” (abjd – a, b, c, d,); Sesto Imam sciita
duodecimano, ismailita, nato a Medina il 20 aprile del 702 e morì nella medesima
città il 14 dicembre del 765.
Attraverso l’alchimia delle lettere (al-symia) Jabir ibn Hayyàn scrisse trattati
(commenti) sull’Abjd molto simili alla cabala speculativa che conosciamo, e li
chiamò “La scienza della Bilancia”, in base al fatto che questa scienza delle
permutazioni letterali doveva trovare l’equilibrio tra il manifesto (zahir) e l’occulto
(batin).
Il più famoso dei quali è il Libro del Glorioso, dove viene illustrata la dottrina
alchemica (delle lettere) congiunta alla gnosi ismaelita.

Bisogna poi annoverare tra i filosofi arabi che hanno contribuito alla scienza delle
lettere, tutti i filosofi ellenizzanti, come Al Kindi, Al Farabi, Avicenna, al
Baghdadi, e molti altri.
Anche gli Horùfî, setta islamica dedita all’abjd, nel centro Asia, originarono il
sistema cabalistico dagli insegnamenti di Fazlollàh di Astaràbàd. Insegnando a
mettere in cima ai gradi dell’essere il Verbo, come ciò che è il fondamento intimo,
esoterico degli esseri, si schierarono coi le teorie platoniche, da cui Ghematria-
Geometria.
Come scuola costituita, la ‘setta’ horùfî sembra essere scomparsa rapidamente nelle
sue forme originali. Dalla Persia però, passò in Turchia, dove i dervisci bektashî ne
divennero i rappresentanti e i depositari delle sue dottrine.

L’Ordine dei Bektashî nasce con Hàijî Bektash (1209 d.C.) e il suo ruolo, malgrado
atroci persecuzioni, fu veramente considerevole nella vita spirituale e culturale
dell’antica Turchia. Ma l’Ordine ha osservato un rigoroso esoterismo che non ha
facilitato lo studio delle sue dottrine, nelle quali troviamo una forte impronta del
neoplatonismo e una percezione delle cose centrata sulla fede sciita duodecimana.

20
Anche qui si offre una miniera inesauribile per la fenomenologia delle forme
simboliche.

Comunque, il filosofo arabo più importante nell'interpretazione dell'Islam secondo


il pensiero neoplatonico, rimane Ibn Arabi, nato in Spagna nel 1164 d.C. Una delle
sue opere più famose è la raccolta “le cornici della Sapienza”, concepita nel corso
di una "visione", che ha avuto vicino il Kabbah. Ibn Arabi affermò che ricevette il
lavoro direttamente da Mohammad, che apparve a Damasco nel 1229.
Ibn Arabi prese dal neoplatonismo il concetto di emanazione: “L'universo è
un'emanazione di Dio, un raggio del suo potere infinito”. Allo stesso modo, Ibn
Arabi ha inoltre ritenuto che, mentre l'essenza divina è assolutamente inconoscibile,
il cosmo nel suo insieme è la manifestazione degli attributi di Dio. Dal momento
che questi attributi devono avere una creazione di essere conosciuto, "l’Uno"
continuamente si trasforma in "Molti".
Questo lo ha portato a una dottrina di tipo panteistica, dove l'obiettivo della
realizzazione spirituale è di penetrare al di là del mondo esterno "tawhid", o "unità
di esistenza", in cui si vede il mondo come "Uno" e "molti", o, in ultima analisi, in
cui si è capaci di vedere “Dio in sé stessi”.
Arabi espose anche la dottrina centrale del Sufismo, come la nozione di "qutb" o
Polo. Questo "Polo del Mondo" è di importanza centrale per la Cabala, dove
l’Orientamento Interiore è visto sia come “risalita sui piani dell’esistenza”, sia
come Centro del Mondo. Molti lo seguirono fino ai nostri giorni, impossibile e
controproducente fare un “elenco” completo.

In Andalusia uno dei più importanti filosofi dell’Islam ma anche della cabala araba
fu Ibn Al-Sid di Badajoz (1052 d.C.), che con il suo Libro dei Cerchi espresse molto
bene le idee dell’emanatismo arabo; cosi come Ibn Tofayl di Cadice.

Dalla seconda metà dell’800 troviamo la figura di Jamal Afghani, che trasmise le
sue dottrine derivati dall’ismailismo, alla comunità occulta occidentale.
Senza dimenticare che in occidente, René Guénon, caposcuola del cosiddetto
pensiero tradizionale, che annovera tra le sue fila Julius Evola, Frithjof Schuon, Titus
Burckhardt, S.H. Nasr e altri maestri del '900, svolse la funzione di “Ponte” tra
l’Oriente e l’Occidente per tutto l’arco della vita.

21
Il Corano e la Cabala araba

Dopo alcuni anni dalla morte del Profeta, si iniziò a raccogliere il materiale
originario che fece da base per la scrittura, di pezzi del Corano dettati dal Profeta ai
suoi discepoli e compagni. Il materiale era molto vario e distribuito
geograficamente su una vastissima zona mediorientale. Comprendeva pelli di
animali, stecche di palma, legno, fogli di pergamena, carta e altri oggetti d’uso
comune per quei tempi.
Un’opera non facile che permise nel tempo di avere delle versioni “ufficiali” del
testo sacro diverse tra loro, ma comunque accreditate da “testimoni degni di fede”.

Questo fino al III Califfo Uthmàn, che intravide l’utilità nel tempo di un testo
Unificato e ampiamente accettato dalla comunità mussulmana che nel frattempo era
cresciuta notevolmente. L’opera partì con l’aiuto di Zayd Ibn Thabìt, ex scriba del
Profeta il quale raccolse e lasciò in eredità i testi del Corano ad Abu Bakr, il quale
li trasmise a Umar che li lasciò alla figlia del Profeta Hapa che li mise a
disposizione della commissione incaricata da Uthmàn.
L’uso del Corano comune, versione rivista, partì dal X secolo, ma la risistemazione
non interferì sull’ordine delle sure o sui passaggi interni in quanto “il testo era già
stato ordinato dallo stesso Mhoammed”.

Poiché l’Islam è una religione del Libro, rivelato al suo profeta Mhuammed
attraverso la lingua araba, è proprio in questo unico libro sacro è da ricercare la
vera Qabbilya araba, nonché lo “Stampo dell’Arabo puro come fonte della
Qabbilya (Abjd). Quindi il Corano rappresenta, come ogni Libro Sacro, non un
testo ispirato, ma la diretta e letterale trascrizione delle parole di Dio, o di un dio.

Molti filosofi e mistici hanno meditato sulla haqîqat di una sura, o di un versetto
privilegiato (il versetto della Luce, il versetto del Trono, ecc.). Questo insieme di
meditazioni e commenti, forma una letteratura corposa. Diversi autori occidentali e

22
non, hanno dimostrato come all’interno del mondo mussulmano, il Corano sia la vera
fonte d’ ispirazione. Il fenomeno del Libro Santo costituisce la regola di vita in
questo mondo e per l’aldilà, la rivelazione, in cui si schiude al credente il senso vero,
rende vera la sua esistenza. Questa “verità del senso” è correlativa alla verità
dell’essere, verità che è espressa da uno dei termini-chiave: la parola haqîqat.

Il Corano comprende quattro cose:


 L’espressione enunciata (’ibcîrat);
 il valore allusivo (ishàmt);
 i sensi occulti, relativi al mondo sopra- sensibile (latcî’if);
 le alte dottrine spirituali (haqcî’iq)

L’espressione letterale è per la massa dei fedeli (’awàmm); il valore allusivo per
l’élite (khawàss); i significati occulti appartengono agli Amici di Dio (Awliyà’, cfr.
infra); le alte dottrine spirituali appartengono ai profeti'(anbiycî’, plur. di nabî)”.

I Commenti al Corano furono eseguiti nel tempo, prima come appunti su singoli
passi, eppoi sotto forma di commentari estesi; tra questi troviamo diverse correnti
filosofiche le quali danno il loro particolare significato ai passi del corano:
 Per i Razionalisti (muatzlismo) troviamo il commento di Zamakhsheri 1144
 Per i Mistici Al Sulani 1021 che raccolse i detti Sufi
 Per “quelli che semplificano” il commento dei due Galal 1500, in cui viene
spiegato solo il seno letterale
 Per i mistici andalusi il commento di Qutul e Ibn Kathir 1300
 Per gli esoteristi il commento di Qashani 1329

Il testo del Corano è composto da 114 capitoli (sure) classificati come meccani o
medinesi a seconda di quando (prima o dopo l'Hijra, "emigrazione") i versi furono
rivelati; Mentre la disposizione dei capitoli è stata redatta da Abu Bakr .

Ogni sura, tranne la nona, inizia con la "basmala", una frase in arabo il cui
significato è "Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso"
Ogni sura è formato da diversi "ayat" ("versi"), il cui numero viene, in alcuni casi,
interpretato come un segno mandato da Dio e differisce da capitolo a capitolo,
ciascun versetto può essere di solo poche lettere o più righe.

In forma scritta, la basmalah è spesso sospesa nei luoghi che si vogliono proteggere
dalle forze malefiche, a modo di Talismano protettivo.
In essa, per alcuni Maestri musulmani dediti alle speculazioni esoteriche, il punto
diacritico della lettera “Ba’” rappresenta l’origine, l’essenza stessa dell’essere e di
tutti gli universi fenomenici.

23
Ecco perché alcuni studiosi sostengono che; “il contenuto di tutti i Libri rivelati
risieda nel Corano, che il contenuto del Corano risieda nella prima sura (aI-
Fàtihah, ovvero I’Aprente), che tutto il contenuto di questa prima sura risieda nella
basmalah, e che tutto il contenuto della basmalah sia racchiuso in questo punto”.

Ovviamente il Corano ha prodotto un enorme corpus di commenti e spiegazioni


("tafsir"), volti a rivelare il significato dei versetti coranici, chiarendo la loro
impostazione e scoprendo il loro significato, così come la scienza delle Quattordici
lettere arabe diverse (le sette ripetute), che formano 14 differenti set di "Iniziali
Coraniche" o "Muqatta'at", (lettere singole scritte all’inizio della sura, senza
significato apparente).
Entrambe concorrono ad una interpretazione che non è solo analisi del significato del
versetto, ma piuttosto, esposizione di ciò che traspare da esso, della realtà spirituale il
cui obiettivo principale è di ordinare una legge o del descrivere un attributo divino e
che formi il reale significato di ogni storia del Corano.

Tuttavia, Sciiti e Sufi da un lato e Sunniti dall'altro hanno posizioni completamente


diverse sulla legittimità della "ta'wil": secondo gli sciiti, quelli che sono radicati nella
conoscenza come il Profeta e gli Imam conoscono i veri segreti del Corano, mentre i
sunniti credono che Dio solo li conosca completamente.
Salafiti, Sciiti e Sufi ritengono che il significato del Corano non si limiti all'aspetto
letterale e che il testo possieda un aspetto esteriore ed una profondità nascosta, un
significato essoterico e un significato esoterico a più livelli.

La struttura del corano quindi, presa in considerazione in questo breve articolo per
fini pratici, è costituita da:

 La numerologia delle lettere: Dove si espone la simbologia con riferimenti a


versetti del Corano, Hadit ed altri testi.
 Muqwuatta: Con l’esempio di un celebre sufi con la sua interpretazione
geroglifica delle lettere isolate
 I 99 nomi divini: Con l’origine, i significati e la somma ghematrica
 La loro interrelazione: Simbolica, numerica, mistica.
Frater Zackh
Priorato di Khonsu

24
Il Germoglio dell’Amore Immortale
di Carlo Barbera

L'essere è il vuoto, il sapere è il pieno.


Il sapere è il pieno perché la conoscenza dell'intelletto aggiunge in noi strati su strati
di informazioni, di idee e concettualizzazioni preventive, come un deposito di
illusioni pesanti e voluminose come pietre, che occludono il libero spazio.
L'essere è il vuoto, perché vuota è la natura originale della mente, che è lo spazio
illimitato della pura consapevolezza.
La forza cosmica della creazione, il fuoco celeste della mutazione e della rinascita, la
divina shakti, arrotolata nella forma del serpente kundalini, che giace dormiente in
noi alla base della spina dorsale, ha bisogno di vuoto, di spazio per la sua libertà di
ascendere, e ha bisogno della nostra consapevolezza, della nostra presenza, come
fiamma per il suo risveglio.
Quindi vuoto e consapevolezza sono gli strumenti per la Grande Opera, gli artefici
della nostra divina rinascita.
Il vuoto consapevole è il nostro puro sé, la base, il fondamento, la madre oscura, la
causa prima.
La consapevolezza del vuoto è la fiamma eterna della divina presenza, che genera il
movimento ed il sorgere della chiara luce nello spazio illimitato della coscienza.
È così che si presenta la necessità di fare vuoto in sé stessi, vuoto nella totalità del
proprio essere, composto dalle tre dimensioni del corpo, dell'energia e della mente.
È evidente che a questo punto è meglio chiudere i libri, sacri e profani, fermare più
possibile l'attività di carico di informazioni, idee, filosofie, religioni, e quant’altro
vada ad occludere il libero spazio della coscienza, a coprire con molti strati di panni
l’adamantina nudità della pura presenza.
Quando si genera in sé stessi lo spazio vuoto sufficiente ad ospitare i primi
movimenti di kundalini è il momento in cui la propria consapevolezza si è espansa al
punto da giungere alla radice originaria di sé stessi, dove essa giace dormiente e dove
si può suscitarne il risveglio.
Si rende necessario agire in modo da coinvolgere tutte le tre dimensioni di sé stessi, e
lo strumento più idoneo è senza dubbio il respiro. Esso è regolato dal muscolo
involontario del diaframma, che risponde ad una quantità di fattori provenienti
precisamente dal corpo, dall’energia e dalla mente, ma che, se si controlla
coscientemente, agisce inversamente su di essi, attraverso le modalità di respirazione
controllata che determina, modificandone le rispettive dinamiche e producendo il
progressivo svuotamento dello spazio interiore che è nello stesso tempo la sua
purificazione, ed insieme l’espansione della chiara luce della consapevolezza, che
penetra in spazi ad essa, fino a quel momento, preclusi.
Il respiro è il ponte che collega la nostra coscienza immutabile ed immortale
all'alternanza dualistica tra la vita e la morte. L'inspirazione va verso la vita,

25
l'espirazione va verso la morte, si può dire che quando inspiriamo viviamo e quando
espiriamo moriamo.
Al tempo della mia iniziazione, giunto a questo punto, sono stato messo, piuttosto
brutalmente, di fronte alla scelta tra il vivere e il morire, con queste parole: ‘se inspiri
vivi, se espiri muori, scegli ora’. Ho scelto ovviamente di vivere, inspirando e
fermandomi più che ho potuto con i polmoni pieni di vita, seguendo l'istinto primario
delle mie cellule, ma in quei pochi attimi il mio corpo, la mia energia e la mia mente
si sono fermati, sospesi e coscienti nel vuoto, e l'unione tra vuoto e consapevolezza
ha generato l'indicibile gioia senza nome del risveglio.
Naturalmente poi ho espirato, ed ho continuato a respirare normalmente, continuando
a vivere nella normale alternanza delle polarità. Ma, per lungo tempo, ho continuato a
lavorare nel modo indicatomi, con metodi che coinvolgevano il respiro e soprattutto
la sospensione di esso a polmoni pieni al termine dell’inspirazione, cercando di
evocare più frequentemente possibile il bacio estatico della sua grazia.
In quel punto preciso di perfetto equilibrio del diaframma, sopra il quale il respiro si
appoggia ed ascolta, in quei pochi secondi sospesi nel vuoto, essere pienamente
presenti e accesi come una stella fissa, fermi come la fiamma di una candela al riparo
dal vento, in quei pochi secondi kundalini apre gli occhi, alza la testa fiammeggiante
di vita e scocca fulminea la scintilla dell’illuminazione istantanea.
Una volta svegliata, non c'è dubbio che si faccia sentire, e una volta che si è capito
come suscitare la sua ascesa, è impossibile smettere di desiderarla. La sua ascesa
risveglia e riattiva tutti i centri vitali, infondendo in essi il fuoco celeste della sua
reale natura che diviene orgasmo per il corpo, estasi per l’energia, beatitudine per la
mente. Onde di puro piacere sopraffanno la ragione, lasciando trasparire i primi
bagliori della realtà che risplende oltre le anguste pareti dell’io.
Siate vuoto auto-consapevole, la shakti sorgente è l’aspetto dinamico del vostro vero
sé, la vostra vita stessa, e vi amerà come nessuno vi ha mai amato.
Siate vuoto auto-consapevole e la shakti sorgente salirà roteando fino a lambirvi con
le sue fiamme il cuore, per accendere il ricordo della vostra realtà eterna, della vostra
libertà, che non ha mai smesso di esistere, che non ha mai smesso di risplendere tra le
pieghe del sogno.
Siate vuoto auto-consapevole e la shakti sorgente prenderà in voi forma e sostanza,
manifestandosi nei segni del vostro risveglio e poi in quelli della vostra rinascita,
rivelando i connotati arcani della vostra divina identità.
La shakti sorgente corteggia ed ama il suo signore Shiva alla sommità della testa. Il
frutto della loro unione appassionata e del loro eterno amore è l'androgino
primordiale, rivestito di gloria e splendore, il germoglio dell'amore immortale, il
baphomet, il rebis, la pietra dei filosofi, il corpo di arcobaleno della divinità vivente.
In questa sommaria esposizione, che non ha la pretesa di essere un'istruzione di
pratica, né un insegnamento organico, ma solo il mio solito dar voce ai moti più
intimi del cuore, ho voluto suscitare solo un desiderio, ma che sia urgente, bruciante,
il bisogno vitale di unione e di unità.

26
Gli dei e gli universi,
gli uomini e il loro falso mondo,
il frastuono del loro divenire,
tutto è nella coscienza,
tutto è nella vera natura della mente.
In essa tutto è vuoto e chiara luce,
la loro unione è la gioia suprema del silenzio.
Il germoglio della loro creatività illuminata,
è la porta della realtà multidimensionale,
che unisce nuovi cieli a nuova terra,
facendo della magia dell'unione,
l'arte sublime dell'eterno amore.

27
PSICONAUTI NEL MONDO DEI SOGNI
Kenneth Grant: magico amante di Nuit
Di Zivorad Mihajlovic Slavinsky

Il presente articolo è apparso in Starfire, vol. I, No. 4, Londra, 1991; traduzione di Roberto Migliussi.
© Zivorad Mihajlovic Slavinki, 2021
© Migliussi, Roberto, 2021

Alla morte di Crowley dall’anonima folla degli eredi occulti che aspirava al trono
vacante del Re delle Arti Reali emerse un giovane Ermetista di nome Kenneth Grant.
Avendo conosciuto Crowley prima della sua morte egli ebbe l’opportunità di
assorbire l'atmosfera magica che lo circondava. Quello che segue è un breve
resoconto dell’opera di Kenneth Grant, il più grande occultista vivente, le cui
tecniche di Controllo del Sogno rappresentano un nuovo elemento della pratica
occulta in Thelema.

L’
ora più buia è quella prima dell’alba. Questo vecchio detto potrebbe ben
rappresentare l’ambiente dell’occultismo Occidentale dopo la morte di
Aleister Crowley nel 1946. L’Europa si stava riprendendo dal disastro
della guerra e la ricerca per la sopravvivenza aveva la precedenza sugli
studi occulti. Il silenzio non durò molto, d’altro canto, ed il palcoscenico fu in breve
riempito da candidati per il trono vacante del Re delle Arti Reali. Dall’anonima folla
degli eredi, che tentarono di provare la loro fedeltà affidandosi completamente a Il
Libro della Legge di Crowley, emerse un giovane Ermetista. Egli era stato
brevemente segretario di Crowley prima della sua morte ed ebbe l’opportunità di
assorbire l’atmosfera magica che lo circondava. In seguito Karl Germer fu
considerato la persona che aveva ereditato l'autorità suprema dell’Ordo Templi
Orientis di Crowley. Germer era in molti modi un uomo esclusivo e ostinato, vedendo
se stesso come il solo guardiano dell’ortodossia di Crowley. All’inizio non considerò
Grant come una minaccia e nel 1951 gli inviò un documento dandogli pieni poteri per
l’istituzione di una Loggia che avrebbe potuto operare con i primi tre gradi
dell’O.T.O. L’impresa si sviluppò molto di più di quello che Germer aveva
immaginato fino a che Grant mostrò da parte sua distinti segni di progresso. Grant,
lavorando con molti differenti livelli de Il Libro della Legge, ebbe la possibilità di
arrivare ad alcune profonde comprensioni magiche e mistiche alla luce delle quali
egli revisionò l’intera struttura dei gradi.

Su questa base la Loggia Nuova Iside fu fondata come una Loggia dipendente
dell’O.T.O. che operava nella struttura rivista dei gradi. Nel 1955 il documento
Manifesto della Loggia Nuova Iside fu pubblicato. Questi annunciava l’esistenza di

28
una potente fonte di influenza cosmica occulta chiamata Nuova Iside che agiva
sull’inconscio collettivo dell’umanità in preparazione di un ulteriore stadio
dell’evoluzione spirituale. Germer era incapace di accettare qualunque cosa che fosse
stata scoperta indipendentemente sia da Crowley che da lui stesso; questa reazione fu
intensificata dall’annuncio che l'elemento Saturniano era in allineamento con Gregor
Gregorius (Eugen Grosche), capo dell’ordine occulto tedesco Fraternitas Saturni
verso cui Germer mostrava una intolleranza marcata. Nelle organizzazioni occulte,
così come in altre, vi è spesso una tendenza burocratica a sopprimere il nuovo in
modo da preservare lo status quo. Fu interamente a causa di questo rapporto, quindi,
che Germer informò Grant in una lettera datata 20 luglio 1955 della sua supposta
espulsione dall’Ordine. Dopo la morte di Germer molti altri continuarono a
disputare il lavoro di Grant che era essenzialmente Tifoniano nel contenuto. Uno dei
più vigorosi critici fu Israel Regardie, precedente segretario di Crowley e membro
dell'Ordine della Golden Dawn.

Piuttosto che prestare attenzione a tutto questo Grant continuò con il suo lavoro che
fu produttivo. Egli prestò attenzione alle strette connessioni tra Thelema e la
tradizione tantrica “della mano sinistra” dell’Oriente, enfatizzando e sviluppando le
idee che Crowley menzionò solo brevemente – temi che sono divenuti dominanti
nell’occultismo moderno. Fra questi il principale è la possibilità di una comunione
voluta e conscia con Intelligenze extraterrestri. Egli inoltre evidenziò le affinità di
Thelema con la nascita dell’anima di Gurdjieff, la ricerca di Jung per la scoperta di se
stessi, e simili correnti nella psicologia umanista e transpersonale. Era evidente che
Grant stava oltrepassando i confini dell’approccio all'occultismo come rappresentato
da tali gruppi come la Golden Dawn, la Astrum Argentium e l’O.T.O. dei tempi di
Crowley.

Ai critici di Grant in seguito si unì Gerald Gardner, allora una figura prominente nel
moderno risveglio della stregoneria. Non limitandosi ad una critica verbale egli
lanciò una serie di attacchi magici. Questi iniziarono subito dopo che una giovane
donna, una “strega dell’elemento dell'acqua” lasciò una delle congreghe di Gardner
unendosi alla Loggia Nuova Iside. Gardner commissionò ad Austin Spare di creare e
consacrare un talismano appropriato con un elementale o uno spirito demoniaco che
rassomigliava, nelle parole di Spare, “. . . ad una sorta di gufo anfibio con le ali di un
pipistrello e gli artigli di un'aquila”. I guai iniziarono a manifestarsi subito, quando i
membri della Loggia si riunirono una sera per una Operazione rituale. La giovane
strega acquatica era la figura centrale del rito e giaceva sopra l’altare. Con la
progressione del rito lei fu improvvisamente colta dalla paura; il suo viso era
sconvolto da violenti brividi. Fu udito un battere d’ali da una finestra, dietro una
pesante tenda. La donna vide una creatura mostruosa, simile ad un uccello, la quale
battendo le ali si stava dirigendo verso di lei. Essa l’afferrò nei suoi artigli e la portò
via in alto astralmente, al di là dei confini della stanza. Lei lottò per sfuggirgli,

29
riuscendovi alla fine e lo sperimentò come una caduta da una grande altezza,
ricadendo di nuovo sull’altare come una pietra. Il mago in seguito trovò quelle che
sembravano impronte di artigli di un uccello gigante appoggiate sulla finestra
ghiacciata, ed il deposito di una sostanza verdastra, gelatinosa, sul davanzale6.

Demoni, angeli, dèi e Intelligenze cosmiche sono parte di una realtà soggettiva per
molti occultisti. Per Grant, invece, i confini tra le realtà soggettive e quelle oggettive
non sono fissi. Forse l’esempio più familiare in tempi moderni di contatto con
Intelligenze extraterrestri è la ricezione di Crowley de Il Libro della Legge o Liber
AL attraverso una potente entità disincarnata conosciuta come Aivaz. Questa sorta di
contatto in seguito divenne relativamente trascurato, in quanto le attività
predominanti dei Thelemiti si sono focalizzate più alla ricerca dei significati nascosti
nel Liber Al e alle soluzioni ai suoi molti misteri. Grant non solo enfatizzò la primaria
importanza di stabilire un tale contatto ma sviluppò inoltre metodi efficaci per questa
opera eccitante anche se pericolosa. Egli descrisse il metodo base come “Controllo
del Sogno” una tecnica di magia sessuale che comprendeva un congresso con delle
figure-sogno in un sogno lucido indotto. Il fattore critico qui è lo stato di essere né
sveglio né dormiente. Il Controllo del Sogno si sviluppò da due fonti maggiori: il
sistema di costruzione dei sigilli associato con Austin Spare, e la tecnica della
“lucidità ero-comatosa” sperimentata da Ida Nellidof (una iniziata del IX° O.T.O.) e
adottata da Crowley. Prima di cadere nel sonno il mago deve praticare la karezza
(stimolazione sessuale che non culmina nell'orgasmo) mentre visualizza vividamente
un sigillo costruito in modo tale da simbolizzare l'oggetto desiderato dell'Operazione.
La libido in questo modo è ostacolata nella sua espressione immediata e cerca
soddisfazione nel mondo del sogno. Quando la tecnica è padroneggiata il sogno
diviene molto intenso ed è dominato da un succube, o donna-ombra, con la quale il
congresso avviene spontaneamente. Con un grado persino moderato di abilità il
sognatore diverrà consapevole della presenza continuata del sigillo. Egli dovrebbe
tenere il sigillo sulla donna-ombra, e all'interno del raggio della sua visione durante il
rapporto – come una collana, per esempio, un orecchino, o un diadema. Il sigillo
viene caricato con l’energia generata dal rito, e a suo tempo l’oggetto dell'Operazione
si materializza. Questo è il modo con il quale Grant tramutò la sua attenzione da
“questo mondo” agli amanti celestiali.

D’altro canto Grant non confinò se stesso a raffinare e migliorare le tecniche


dell’O.T.O. Egli pose così le fondamenta per il Culto di Lam, usando il disegno di
Crowley come una entrata per il contatto con Intelligenze Extraterrestri. Lam è una
Intelligenza sovraumana con cui Crowley entrò in contatto nel 1918. Fu durante
quell’anno che Crowley eseguì ed esibì il disegno al Greenwich Village a New York.
6 Un resoconto dettagliato di questo incidente si può trovare in Kenneth Grant, Images and Oracles of
Austin Osman Spare, (Muller, Londra, 1975), traduzione italiana senza apparato illustrativo, Immagini e
Oracoli di Austin Osman Spare, Edizione Privata, Pontedera, 2004, ed in Primordia, No X, Milano, Marzo
1997, nell'articolo Kenneth Grant, La Strega Acquatica.

30
Il disegno fu per la prima volta proposto da Grant ne Il Risveglio della Magia
(Muller, Londra, 1972; edizione italiana Astrolabio Editore, Roma, 1974); a seguito
di quella pubblicazione gruppi si sono diffusi in Europa e in America. Nel seguente
estratto da Oltre i Cerchi del Tempo (Muller, Londra, 1980, edizione italiana Psiche
2, Torino, 2018) Grant descrive una tecnica per lavorare con Lam:

Guardate al ritratto fino a che sopravviene la sonnolenza. Lo sguardo


naturalmente ricadrà sugli occhi; questi appariranno allargarsi e
assorbiranno la coscienza fino a che sorge una sensazione di essere dentro
la testa dell’entità. Due vie ora sono aperte: sia verso l’alto che verso il
basso. Se verso il basso, la discesa sarà accompagnata da una sensazione
di aria impetuosa che può raggiungere una forza violenta. Una profonda
oscurità inghiottirà la mente mentre si entra nel tunnel oscuro sotto la
bocca di Lam, e il vento sarà rimpiazzato da un suono di acqua impetuoso.
Essa ribollirà intorno al viso di Lam fino a che una fiamma brillante e
lampeggiante passa come un lampo attraverso il liquido oleoso e agitato.
Il suo rimescolio risveglierà l’immagine di una entità octopoidale, i cui
tentacoli sono le ramificazioni del tunnel sotto la bocca di Lam.Là seguirà
una improvvisa quiete scossa solamente dalle indistinte pullulazioni
dell’entità simile ad un calamaro. In quella quiete può essere stabilito un
contatto con la rete di tunnel che si ramificano verso il basso alla base di
Lam, dove i lampi sessuali hanno la loro origine. Questi trasportano la
mente in un violento vortice e la coscienza apparirà diffondersi in una
miriade di forme che sono dirette velocemente verso l’alto per fondersi in
una singola forma. La fusione avverrà tra gli occhi di Lam, nella regione
dell’ ajna chakra, e la fiamma brillerà in alto nel vasto splendore del
cranio che appare infinito in ampiezza e straordinariamente splendente.
Il mantra Ipsolam, o Lamipsos, dovrebbe essere vibrato a seconda se i
tunnel sono ascesi o discesi.

Oltre i Cerchi del Tempo, pp. 181-182

Lavorando con Lam ed altre intelligenze Sovraumane ne consegue l’ampliamento e


l’approfondimento della coscienza umana e la penetrazione della consapevolezza in
altre dimensioni. Utilizzando tali tecniche Grant arrivò ad una comprensione più ricca
e profonda di Thelema, o della Corrente 93 come essa alcune volte è conosciuta. Il
lavoro di gruppo è stato sostituito dal lavoro individuale, e ogni aspirante che lavora
per l’auto-realizzazione diviene sia un centro di energia sulla terra e una proiezione di
una stella nello spazio. In questo modo una complessa rete di flussi interconnessi di
energia emerge, modellata attraverso la coscienza degli aspiranti individuali e
stimolando l’evoluzione ulteriore dell'umanità. Grant inoltre scartò l’elemento

31
omosessuale dai riti dell’XI°, dando maggiore enfasi al ruolo delle donne come
incarnazione di Nuit7.

Questo ampliamento consequenziale ed approfondimento della coscienza permette


inoltre all’iniziato di trascendere le limitazioni apparenti di una visione del tempo
lineare, sequenziale. Un esempio di questo accade quando si considera la successione
degli Eoni e la loro relazione alla Precessione degli Equinozi. Secondo questa
opinione noi siamo al presente nei primi giorni dell’Eone di Horus che deve durare
altri duemila anni o giù di lì prima che venga a succedergli l’Eone di Maat o Età della
Verità e della Giustizia. Il tempo, d’altronde, è parte e porzione della illusione della
manifestazione e non ha aspetto nella esperienza diretta magica e mistica. Gli Eoni
rappresentano livelli di iniziazione e vivono simultaneamente. La consapevolezza
appropriata ai livelli o strati è disponibile all’iniziato che è quindi capace di muoversi
da uno all’altro secondo la propria volontà. Le restrizioni temporali sono dissolte
attraverso la diretta esperienza della coscienza pan-dimensionale e senza tempo.
Nella Tradizione Magica Occidentale fu Frater Achad (Charles Stantfield Jones) che
percepì che l’Eone di Maat è contiguo con l’Eone di Horus. Questa percezione di
Achad continuò ad essere sviluppata da altri occultisti. Un significativo contributo fu
compiuto negli anni 1970 e 1980 da un gruppo di iniziati centrato intorno ad una
donna allora conosciuta come Soror Andahadna ed alcuni dei suoi lavori furono
presentati in Oltre i Cerchi del Tempo. Questo gruppo si mise in contatto con diverse
Intelligenze ma è interessante il fatto che alcuni contatti fossero con Lam.

L'O.T.O. recentemente ha pubblicato una breve pagina su Lam, designata a stimolare


ulteriore interesse e per operare con questa Intelligenza. Il documento fu in seguito
ripubblicato in Starfire, vol. 1, No. 3, e fornisce una pratica magica suggerita, centrata
sulla meditazione sul ritratto di Lam di Crowley. In questo modo il ritratto è usato
come una Entrata per la penetrazione della consapevolezza in altre dimensioni. Ai
loro limiti l’infinito cosmico e l’inconscio collettivo si mescolano e si fondono. Nei
tempi antichi i naviganti si orientavano con le posizioni delle stelle. Gli occultisti di
oggi, tali come Grant e altri, sono psiconauti che navigano gli infiniti oceani del Sé,
guidati dalla luce della coscienza, mentre attraversano isole oscure e dimenticate.
Iniziati dell’Ecclesia Gnostica Alba (E.G.A.) qui in Yugoslavia hanno reso un
contributo significativo a questo ramo di occultismo moderno, ed alcuni dei loro
risultati sono qui presentati per la prima volta. Usando un metodo chiamato il Rituale
della Verità gli iniziati individuali hanno, durante i pochi anni passati, raggiunto la
consapevolezza di entrare periodicamente nel flusso di energia di Aivz che incoraggia
il loro progresso. Il sigillo della E.G.A. porta le parole “Asta Aivaz Vina” che
significa “Siamo guidati da Aivaz”. Per un lungo periodo di tempo, utilizzando il
Rituale della Verità, il Patriarca della E.G.A. ricevette indicazioni molto chiare che

7 La ragione non è data qui ma perché l’XI° di Crowley semplicemente ricostruisce la ‘materia' sul suo
proprio piano (simile alla stregoneria), dove invece l’XI° crea un nuovo piano di funzione.

32
Aivaz e Lam sono la stessa Intelligenza, e che il flusso di energia di Aivaz si
materializza come Lam quando emerge attraverso la consapevolezza umana. Il
Patriarca inoltre ebbe una profonda comprensione che Aivaz lavorò attraverso un
genio Serbo, Nikola Tesla. Quindi, dopo un’esperienza che si sviluppò dal Rituale
della Verità, egli ebbe un contatto reale per un breve periodo con la coscienza di
Aivaz o flusso di energia. Fu durante questo contatto che egli ricevette il messaggio
distinto: “Sì, io agii attraverso Tesla: Il suo nome contiene la prova!” Il Patriarca
allora comprese che questo era un riferimento alla parola “TESLA” che può essere
letto come “AL SET”. AL naturalmente è un riferimento a Il Libro della Legge,
mentre SET si riferisce a Aivaz.

Questa scoperta è stata un contributo significativo all’occultismo contemporaneo.


L’occultista americano Michael Bertiaux scrisse in una lettera al Patriarca: “Sono
veramente impressionato dalla tua esperienza, che rappresenta una prova oggettiva
del tuo contatto con Aivaz”. Per il beneficio dei lettori non familiari con questa area
della Magick possono essere utili alcune ulteriori annotazioni. Aivaz è una
intelligenza disincarnata, una Mente di frequenza estremamente alta, senza forma e
senza limite ma che può qualche volta focalizzarsi e agire attraverso la
consapevolezza umana. L’energia potenziale è più grande di quella che il sistema
nervoso umano può sopportare per più di un breve periodo di tempo. Essa filtra
attraverso una varietà di meccanismi di difesa, che agiscono in un modo simile agli
assorbitori e trasformatori di shock. Le vibrazioni sono rallentate fino a che esse sono
più compatibili con la risonanza umana psichica. A questo punto i campi di energia
umana agiscono come una antenna e l’Individuo ha la sensazione che Aivaz sia
dentro di lui. Egli sta agendo in questo modo solamente come un ricevente anche se –
simile forse a una radio o ad una televisione che riceve suoni o immagini –
dall’aldilà. Aivaz è sempre al di là della portata delle nostre percezioni –
semplicemente perché le nostre percezioni sono sempre in movimento. Aivaz può
essere considerato come un lago di coscienza, luce e amore con nessun confine, una
Mente cosmica che ci aspetta ai bordi della nostra realtà.

Il lavoro dell'E.G.A. fu seguito da altre indicazioni dell’identità di Lam con Aivaz.


L’apparenza fisica degli iniziati che entravano in contatto con il flusso di energia di
Aivaz durante il Rituale del Tempo cambiava assumendo una certa somiglianza con
Lam. Il mento sembrava più appuntito, gli occhi più stretti, dentro la testa vi era una
tensione nell’area delle tempie, una tendenza a scostarsi e sporgersi. L’aspetto di
Tesla lo suggerisce come un fugace sguardo alla banconota da 500 dinari servi lo
mostrerà. Più tardi divenne apparente che Crowley conosceva la relazione di Lam con
Aivaz. Il Patriarca scrisse a Kenneth Grant riguardo la questione e il seguente è
estratto dalla risposta di Grant:

33
"Ricercando questo tema ho avuto una svolta molto più sorprendente e due
fatti impressionanti sono emersi. Il primo è che Lam è Aiwass. Nel 1945
Crowley mi offrì la sua cartella e mi fece scegliere qualsiasi disegno che
mi piaceva (questo era nella natura di una ricompensa per “servizi resi”).
Io tirai fuori il ritratto di Lam, e mentre lo facevo Crowley mormorò –
sotto voce – Aiwass!, con un sibilo molto prolungato sulla sillaba finale.
Quando gli chiesi “Perché lo chiamasti il Lama (cioè Lam)?”, egli replicò
“Non è inoltre la Via e la Vita?” Questo era nel 1945, e la conversazione
sebbene registrata nel mio Diario Magico di quel periodo rimase da me
dimenticata fino a che recenti ricerche su Lam hanno rivelato il FATTO”.

Questa e simili ricerche occulte continuano in tutto il mondo. Tale ricerca è dominata
dalle esperienze ‘soggettive’ – anche se vi è occasionalmente più evidenza
‘oggettiva’, tale quale nel caso del nome di Tesla. Vi sono incidenti che sono
naturalmente coincidenti – quello a cui Jung si riferiva come coincidenza
significativa o sincronicità. Tale esperienza accadde a un iniziato dell’E.G.A.,
Milenko Balic, che partecipò al Rituale della Verità per sette giorni. Nel corso di
questo egli ebbe una profonda esperienza mistica, seguita dalla affermazione
interiore: “La mia via è Aivaz”. Era il suo compleanno ed egli accettò l’esperienza
come un dono della Grazia. D'altronde ancora di più doveva seguire. Mentre scavava
durante la così chiamata Operazione Meditazione egli dissotterrò un grande e bella
pietra – suggestiva delle sculture di Henry Moore – che era stata plasmata dal gioco
delle forze creative a somiglianza della testa di Lam. Forse alcune di queste
esperienze dei nostri iniziati hanno trovato la loro via non solo nella letteratura
occulta ma anche nel deposito della conoscenza ermetica di quella strana tribù
nomade dei Cercatori della Verità. Questo è un degno richiamo –che fa risuonare le
parole con un eco di centinaia e migliaia di bocche, ruotando nel fiume della eterna
saggezza.

34
La Qabalah secondo Dion Fortune
di Silvia Pepe

“L’Albero della Vita è destinato a raffigurare il cosmo nella sua totalità e


l'anima dell'uomo in relazione ad esso; e più lo si studia, più si percepisce che
si tratta di una rappresentazione incredibilmente adeguata; lo si usa come
l’ingegnere o il matematico usa il suo regolo calcolatore, per analizzare e
calcolare le complessità dell'esistenza, visibili ed invisibili, nella natura
esteriore o nella profondità occulta dell'anima.”
Dion Fortune
La Qabalah Mistica, ed. Psiche2

L’Albero della Vita, per definizione, viene rappresentato, secondo Dion


Fortune, in un “Pensiero di Forma”, per dare modo alla mente razionale, (sé
inferiore) di identificarne e comprenderne le Forze.
Identificandone le Forze in “punti chiave’, come ad esempio l’esistenza
negativa, le Sephiroth, i Sentieri, e suddividendo le stesse Forze in “positivo e
negativo” là dove si struttura la dualità, come ad esempio attraverso
l’identificazione dei pilastri; nel concetto di sopra e sotto attraverso i 4 mondi, e
non ultimo in tre categorie di Sephiroth con vibrazione simile rappresentate dai
Triangoli, l’importante studio della Qabalah diviene comprensivo alla mente
umana.
L’Albero della Vita è un importante glifo che raffigura il Cosmo in toto e
attraverso cui, l’essere incarnato può identificarsi nell’immensità dell’esistenza.

35
In questo breve accenno alla Qabalah, suddivideremo alcuni punti chiave, che
ne permetteranno un inizio dello studio.

L’esistenza negativa

“l’Esistenza Negativa” non è che l’altra faccia della medaglia, il negativo


della fotografia, per l’appunto quell’esistenza che non passa attraverso la
forma, ossia pura energia (forza).
L’esistenza negativa è lo sfondo su cui si riflette la vibrazione, in modo da
risultare visibile.
Commentario alla Qabalah Mistica

L’esistenza negativa è la non esistenza, quell’energia non immaginabile, non


percepibile, non identificabile, rappresentata nell’ Albero della Vita sopra
Kether.
Questa dimensione “non dimensione”, non è una forma di esistenza che
possiamo identificare come reale sul piano del manifesto, ma questo non vuol
dire che non esista.
La sua influenza è parte di tutte le cose, poiché è dalla non esistenza che
confluisce nel primo Punto, l’archetipo del manifesto.
Questa non manifestazione è fuori dal campo recettivo materico, anche se la
materia ne è parte integrante.

“Ma anche se affermiamo che l'esistenza Negativa è al di fuori dell’ambito della


nostra comprensione, non significa che siamo fuori dal campo della sua influenza.”
Dion Fortune, La Qabalah Mistica

36
I tre veli dell’Esistenza Negativa sono:

il primo AIN, Negatività;


il secondo, AIN SOPH, l'Infinito;
il terzo, AIN SOPH AUR, la Luce infinita.

Kether, la Prima Sephirah, è la risonanza concentrata in un punto di AIN SOPH


AUR.

I Pilastri

Come già accennato, l’Albero della Vita è rappresentato da tre Pilastri che
rappresentano tre aspetti primari:

il Pilastro della Severità,


il Pilastro della Misericordia o Grazia,
il Pilastro della Mitezza o Equilibrio

37
Il Pilastro della Misericordia o Grazia

Esso si trova sul lato destro dell'Albero della Vita, ed è associato al lato sinistro
del corpo (micro). Rappresenta il piano maschile (Forza) dell'essere incarnato.

Elemento: Fuoco

Sephiroth:
Chokmah
Chesed
Netzach

Il pilastro della Severità

Il Pilastro della Severità si trova sul lato sinistro dell'Albero della Vita, ed è
associato al lato destro del corpo (micro).
Esso rappresenta il lato femminile (Forma) dell'essere incarnato.

Elemento: Acqua

Sephiroth:
Binah
Geburah
Hod

Il pilastro dell'Equilibrio

Il Pilastro della Mitezza o Equilibrio è il "pilastro centrale" al centro


dell'Albero.
Esso rappresenta l'equilibrio tra il pilastro maschile e quello femminile.

Elemento: Aria

Sephiroth:
Kether
Tiphareth
Yesod
Malkuth

38
I due pilastri, di destra e sinistra, sono associati alle forze opposite
dell'universo.
Il pilastro destro è la manifestazione della Forza di espansione, (Forza) mentre
il pilastro sinistro è la manifestazione della Forza di costrizione (Forma).

I Triangoli

Riproduzione del diagramma originale della Qabalah Mistica Inglese

Seguendo le vibrazioni simili, l’Albero della Vita è stato suddiviso anche in Tre
Triangoli:

Il triangolo supernale è sito al vertice alto dell’Albero della Vita.

“Nel Triangolo Supernale possiamo vedere la Sephirah primaria emanare una


coppia di opposti che manifestano i due aspetti della natura: Chokmah, forza, e
Binah, forma, che sono rispettivamente Sephiroth mascolino e femminino.”
Dion Fortune,
La Qabalah Mistica

39
Il triangolo Etico è sottostante al triangolo supernale, dove si si trovano
Chesed, Geburah e Tiphareth.

“La seconda triade è anche chiamata "i Figli, poiché sottostante al Padre
(Chokmah) e la Madre (Binah) nella Triade Supernale.
In questa triade viene espressa la Giustizia mediante la forza (Geburah) e la
misericordia (Chesed) e l’equilibrio mediante Tiphareth.
Dion Fortune,
La Qabalah Mistica

Il triangolo Astrale è l’ultimo triangolo le cui Sephiroth sono: Netzach, Hod e


Yesod.
Questo triangolo è l’esatta riproduzione del secondo triangolo su di un altro
piano che possiamo definire “magico”.

“Sono associati alle emozioni (Netzach), alla mente (Hod), all’inconscio


(Yesod).
Con l’unione tra l'inconscio, la razionalità e le emozioni, si ottiene una
preziosa vibrazione, molto utile nel lavoro magico.”
Dion Fortune,
La Qabalah Mistica

40
I 4 Mondi

Atziluth, Briah, Yetzirah e Assiah

I 4 Mondi, o stadi di esistenza sono un’importante quadruplice suddivisione,


essi sono:
- Atziluth, il Mondo Archetipale, o Mondo delle Emanazioni; il Mondo Divino
corrispondente a YOD
Sephiroth: Kether, Chomah , Binah

- Briah, Il Mondo della Creazione, detto anche Khorsia, il Mondo dei Troni,
corrispondente a HEH del Tetragrammaton
Sephiroth: Chesed, Geburah, Tiphareth

- Yetzirah, il Mondo della Formazione e degli Angeli, corrispondente a VAV


del Tetragrammaton
Sephiroth: Hod, Netzach, Yesod

- Assiah, il Mondo dell'Azione, il Mondo della Materia, corrispondente a HEH


(finale) del Tetragrammaton
Sephiroth: Malkuth

41
Ogni Sephirah ha inoltre, anche un quadruplice aspetto dalla sua esistenza
contemplato nei differenti quattro mondi. In definitiva, su differenti piani, ogni
Sephirah è l’evoluzione di sé stessa.

Le Sephiroth

Le Sephiroth dell’Albero della Vita sono in tutto dieci; oltre a queste, viene
considerata anche Daath, la Sephirah Invisibile.
Come diceva Dion Fortune, le Sephiroth rappresentano “in funzione al
Macrocosmo le successive fasi di evoluzione, e in funzione al Microcosmo, i
diversi livelli di coscienza e gli elementi della personalità.”

Ogni Sephirah rappresenta quindi una fase di evoluzione.


Dalla prima Sephirah, Kether, nascono tutte le altre, in quanto in essa è
contenuto il tutto, confluito nel Primo Punto.
Ogni Sephirah che ne nasce, sviluppa una vibrazione a sé, aumentando
gradatamente “il livello di densità” da Kether a Malkuth, e rendendosi
comprensibile alla mente umana attraverso la simbologia corrispondente.
Per studiare le differenti Sephiroth è dunque necessario prendere in
considerazione le corrispondenze, ma, come asseriva Dion Fortune, è bene farlo

42
soprattutto attraverso la pratica per concettizzarne e coscientizzarne la vera
essenza.

Kether
‫ כתר‬Kether, la Corona
Essa è la prima componente del triangolo Supernale, a capo del Pilastro
Mediano, dell’Equilibrio.
Kether è il primo Punto della manifestazione nato dal Non Manifesto, la
cristallizzazione dell’Essenza non percepibile, non esiste ancora nessuna forma
di dualità.
Nel Primo Punto essa contiene la totalità di tutte le cose.
Da Kether ha inizio il Manifesto, ossia tutto ciò che l’essere incarnato può
percepire.
Essa è il punto in cui inizia a sgorgare l’acqua Sacra da cui discendendo per i
piani ha luogo la Forma.
Dalle successive Sephiroth, ha inizio la manifestazione duale della Vita
Terrena.

Chokmah
‫ חכמה‬Chokmah, Saggezza
Essa è la seconda componente del triangolo Supernale, a capo del Pilastro della
Misericordia.
Chokmah è un riflesso della primordiale forza di Kether, denominata anche “I
misteri di Dio”.
Essa è la forza divina, è quel riflesso primordiale della creazione da cui ha
origine tutta la realtà conoscibile, l’archetipo maschile da cui ha inizio la dualità
nella formazione.
Chokmah è la potenza maschile dell’Universo, è da essa che si tesse tutta la
trama della vita.

Binah
‫ בינה‬Binah, Comprensione
Essa è la terza componente del triangolo Supernale, a capo del Pilastro della
Severità.
Binah come Sephirah passiva, ha quindi ricevuto la Forza da Chokmah, e ha
concepito e dato alla luce le Sette Sephiroth inferiori.
Essa, definita la Grande Madre, la potenza femminile dell’Universo, forza
recettiva, colei che genera e crea.

43
Tutto ciò che è stato generato appartiene ad essa, sebbene tutto ciò che ha una
forma sia destinato a scomparire per tornare ad essere forza.

Daath
Daath è il riflesso di kether
Essa e definita il simbolo dell’unione sessuale, mentale e spirituale.
Daath inoltre, è un punto di trasformazione dove le frequenze trasmutano la
coscienza alta, giungendo alla coscienza umana e iniziano la preparazione della
connessione tra il sé superiore a quello inferiore di Tiphareth.
Possiamo definire questa Sephirah Invisibile come “il fuoco di
trasformazione”.

“Per altro, l’emanazione di Daath, la Sephiroth invisibile, viene definita il


Tempio Divino, dove ogni emanazione dell’Albero della Vita abita e condivide
le sue vibrazioni.
Nella Luce Interiore del Tempio di Daath non esiste separazione e nessun tipo
di definizione individualistica.
“Daath è generata dalla congiunzione di Chokmah e Binah, come è stato già
osservato. Il Padre Supernale Abba, sposa la Madre Supernale, Ama, e Daath
ne è la prole.”
In parole semplici, Daath è il figlio, nato dall’Unione Sacra della prima
emanazione duale, lo Spirito Santo disceso in terra, ma rimasto
nell’invisibilità, poiché non avente ancora una manifestazione duale.”
Commentario alla Qabalah Mistica

“Quando ricordiamo che Daath è situata nel punto in cui l’Abisso divide in due
il Pilastro Centrale, e che in cima a questo pilastro c’è il Sentiero della
Freccia, la via attraverso cui la coscienza passa quando il sensitivo si innalza
sui piani, dove vi è anche Kundalini, possiamo constatare che in Daath vi è il
segreto sia della generazione che della rigenerazione, la chiave per la
manifestazione di tutte le cose attraverso la differenziazione in coppie di
Opposti e la Loro unione in un Terzo.”
Dion Fortune, la Qabalah Mistica

Chesed
‫ חסד‬Chesed, Grazia
Essa è la prima componente del triangolo Etico, al centro del Pilastro della
Misericordia.
Si dice che Chesed possa contenere tutti i Sacri Poteri.

44
Senza passare attraverso la sua Forza non sarebbe possibile attraversare
l’Abisso.
Essa è Chokmah ad un piano inferiore che ha iniziato l’Opera come archetipo
del Padre.
Possiamo definire la sua vibrazione come un’incondizionata visione dell’amore
per tutti gli esseri viventi.
Chesed è quindi il Padre amorevole e protettore che continua l’Opera di
Chokmah.
Essa è la prima componente del triangolo Etico, al centro del Pilastro della
Misericordia.

Geburah
‫ גבורה‬Geburah, Forza, Severità
Geburah è la seconda componente del triangolo Etico, al centro del Pilastro
della Severità.
Questa Sephirah è associata alla potenza e all'energia.
Il suo potere, diretto dalla volontà, è la struttura della Forza della Giustizia, il
Paladino che difende a spada tratta il debole e l’oppresso.
Essa è la manifestazione Divina della Giustizia, il Principio della Forza Attiva.
Essendo Geburah il Guerriero della Giustizia, la sua Forza è diretta e severa,
tanto da incutere a volte, timore.

Tiphareth
‫ תפארת‬Tiphareth, Bellezza
Tiphareth è la terza componente del triangolo Etico, al centro del Pilastro
Mediano.
Questa Sephirah è illuminata direttamente dalla Luce Divina di Kether, al
centro dell’Albero della Vita, il Sole che illumina l’Universo.
Essa riproduce la manifestazione della Luce Divina in un piano inferiore, il
fuoco ardente dello Spirito Divino, non a caso viene definita il Punto Luce dei
Maestri Incarnati.
Essa è la manifestazione del Sé Superiore in diretta connessione con le
Sephiroth della Forma, sottostanti ad essa.
Ma Tiphareth è anche la volontà e l'intento dell'individuo, che arde attraverso il
cuore.

45
Netzach
‫ נצח‬Netzach, Vittoria
Netzach è la prima componente del triangolo Astrale, ultima sul Pilastro della
Misericordia
Questa Sephirah è la manifestazione concreta degli istinti e delle emozioni che
vengono generati dalla Forza.
Essa è la sfera in cui possiamo riconoscere le nostre emozioni, prendere
coscienza della “Forma” che le emozioni danno alla nostra coscienza durante la
vita terrena.
Netzach esprime la sua energia nella vita terrena mediante l’arte, la danza, la
pittura, il suono.
Ma essa è anche la sfera dell’Amore inteso come emozione, sotto ogni piano:
Agapé (amore spirituale), Storge (amore familiare), Philia (amore fraterno o
affettuoso), e Eros (amore fisico o sessuale)

Hod
‫ הוד‬Hod, Gloria
Hod è la seconda componente del triangolo Astrale, ultima sul Pilastro della
Severità.
Hod rappresenta la mente concreta, l’esatto opposto di Netzach che rappresenta
la sfera emozionale.
In Hod, la Forza assume per la prima volta una forma definita, da potersi
considerare quasi concreta.
Ma esso rappresenta anche le idee archetipe che prendono forma, la
formulazione delle Magia, non a caso Hod è definita la sfera della Magia, dove
il Mago opera in connessione diretta con la Sfera di Netzach da dove crea il
collegamento con l Forze Naturali.
La Forza della mente in questa sfera assume una grande importanza, sia dal
punto di vista del micro che del macro.

Yesod
‫ יסוד‬Yesod il Fondamento
Yesod è la terza componente del triangolo Astrale, penultima sul Pilastro
Mediano.
Questa Sephirah è considerata l’Etere che condivide la sua Forza con le quattro
Sephiroth inferiori.
Tutte le Forme di esistenza nascono dalla Forza e divengono in un secondo
momento Mente e Materia, passando attraverso l’Etere della Coscienza.

46
Proprio per questa sua prerogativa Yesod è considerato un punto focale per la
Magia.
Essa è anche la prima sfera a cui approccia lo studente quando incomincia il suo
studio, partendo da Malkuth, ossia lo stadio materico dove si trova.

Malkuth
‫ מלכות‬Malkuth, il Regno
Malkuth non appartiene a nessun triangolo, essa è posta al termine del Pilastro
Mediano dell’Equilibrio.
Essa è una Sephirah a sé, connessa allo stadio materico, ossia è il nadir
dell’evoluzione, il punto finale dove ogni manifestazione prende forma.
Essa è suddivisa in 4 elementi: Terra, Aria, Fuoco e Acqua, “alimenti”
essenziali per qualsiasi essenza incarnata.
Malkuth è l’Essenza della Terra, la manifestazione dell’Anima della Materia.

“Le Sephiroth, singolarmente e nel loro schema di relazioni, rappresentano in


funzione al Macrocosmo le successive fasi di evoluzione, e in funzione al
Microcosmo, i diversi livelli di coscienza e gli elementi della personalità.”
Dion Fortune,
La Qabalah Mistica

Lo studio della Qabalah

“Coloro che vogliono scoprire i segreti, devono percorrerli”.


Dion Fortune

Chi studia la struttura della Qabalah e delle sue corrispondenze diviene


“semplicemente” uno studioso, mentre, chi entra in contatto con l’anima della
Qabalah ne raggiunge l’Essenza.

Per percepire un’essenza, qualsiasi essa sia, ci si deve spogliare delle sensazioni
personali, attraverso ciò che Dion Fortune chiamava “Cosmic sensation”.
Questa definizione rappresenta la connessione con il nulla, o il tutto, per
percepire, senza alcuna sensazione personale, la Vera sensazione dell’essenza.

Le corrispondenze non si limitano ad essere soltanto studio teorico, poiché ogni


simbolo di tali connessioni, sarà la chiave di accesso alla comprensione

47
profonda, mediante la meditazione, la concentrazione, il potere della vibrazione
mentale, tecniche utilizzate nella magia pratica durante il rituale e il
cerimoniale.

“Questo è il vero uso di tutti i simboli; essi velano ciò che rappresentano
finché non possiamo ridurre ai termini che sia possibile comprendere; tuttavia,
ci permettono di utilizzare delle nostre elaborazioni, concetti altrimenti
impensabili.”
Dion Fortune,
La Qabalah Mistica

In Fede, Amore e Verità,


Silvia Pepe,
L’Alba della Luce Interiore
Sezione Italiana di Dawn of the Inner Light

48
Battiato - Niente è Come Sembra
di Guido Guidi Guerrera

Su licenza dell'Editore Verdechiaro sono certo che vi farà piacere leggere


un'anteprima del mio libro di prossima pubblicazione ' Battiato - Niente è Come
Sembra - la simbologia nei testi' .

Questo mio ultimo lavoro iniziato un anno fa, per volere del Fato si è concluso
proprio in coincidenza con la scomparsa del mio prezioso amico. Sono stati giorni di
dolore, perché è innegabile quanto sia forte il peso della perdita e come questa crei un
vuoto, un'assenza. Eppure proprio il nostro comune sentire spirituale, che ci ha
accompagnato per più di trent'anni, ha fatto avvertire tutta la sua presenza come '
un'invisibile carezza' permettendomi di sublimare il momento del distacco e
dilatando orizzonti ben oltre la materia e le sue logiche. Io so, noi tutti sappiamo,
che Franco appartiene adesso alla Luce e come il suo essere si sia ricongiunto
all'Universo che lo ha generato e a cui ha fatto ritorno. Questa certezza, dopo il
tumulto dell'animo di diversi giorni, mi ha dato pace, la stessa che è stata avvertita
per tutto il tempo dei suoi funerali: non si percepiva mestizia, ma una sorta di serenità
composta e perfino il sorriso aleggiava sul volto di molti, quale estremo, speciale
saluto impresso per volere della stessa anima che non sarebbe volata via senza
lasciare quel messaggio di gioia trascesa. Tutto questo inclina alla riflessione, alla
meditazione: ed è perciò che ho deciso di estrapolare dal libro quelle righe che
affrontano l'argomento così come l'uomo in progresso Battiato aveva sempre lasciato
intendere anche attraverso le sue composizioni musicali. In diverse occasioni mi è
capitato di dirgli, emozionato da certi brani, che la sua musica sembrava 'benedetta
da Dio' : che questa stessa benedizione ci accompagni nel cammino della nostra
ricerca e che le note di questo 'essere speciale' continuino ad essere balsamo dei
tormenti dell'esistere e ragione di costante evoluzione per noi viandanti.

Il dramma dell'uomo risiede nella sua intrinseca fragilità perché sa che nascere
contiene in sé i germi della sua fine fatale e quindi percepisce se stesso come
effimero . Eppure proprio nel ridestarsi della coscienza può percepire un quid che va
molto oltre la mera espressione meccanica della propria esistenza, avverte un fuoco
interiore, un 'pyr' come dicevano i greci, in grado di superare la limitatezza della sua
vita.
Solo se sorretto da una tenace fede in sé , l'Odisseo di sempre messo a dura prova
dalle tempeste del vivere evita di fallire nel modo peggiore e riesce far luce sulla
sua origine, il suo autentico destino, il perché dell' apparente caducità.
'Niente è come sembra' è la chiave che con la forza di un mantra può consentire di

49
scandagliare questi difficili dilemmi ed è il modo migliore per partire con il piede
giusto.
Occorre per questo mettere in atto 'l'arte del guerriero', come suggerisce Don Juan,
sorta di atteggiamento mentale in cui si concentra un insieme di strategie fatte di
accettazione, sacrificio e agguato. Agguato da tendere perfino alla morte, perché in
questo caso lo sciamano, o se vogliamo l'uomo in progresso, la potrà sconfiggere
lasciando trionfare la sua anima immortale.

A questo proposito va ricordato come 'I dieci stratagemmi 'prendano spunto da


un'opera scritta probabilmente durante la dinastia Ming chimata 'I trentasei
stratagemmi'.
Un trattato sull'arte guerriera attribuito, tra gli altri, a Sun Tzu e comunque
fortemente influenzato dal grande testo dell'I-Ching, quindi denso di significati
esoterici e filosofici da considerare con attenzione. Ogni proverbio viene commentato
dal punto di vista dell'arte militare, ma non è difficile intuire che il testo vuol essere
una metafora applicabile alle minute vicende umane, rivelandosi vantaggioso nello
scongiurare ogni malevola conseguenza del nostro agire. L'imperativo è pianificare
al meglio, prevenire e se necessario agire con logica accorta.

Il primo destinatario di queste misure è indubbiamente il nostro ego spesso autentico


nemico, che va neutralizzato e distrutto grazie a un abile manovra di 'agguato' per
dirla con Castaneda.
L'invito di Battiato è quello di affiancarlo nel viaggio condividendo l'ardua e nel
contempo eccitante avventura dello spirito, felici delle tante sfide da affrontare pur di
superare le insidie originate dai nostri stessi limiti. Limiti imposti dalla natura, resi
sempre più stretti e pesanti da complicate ragioni sociali assoggettate a logiche di un
mondo, specie quello occidentale, fondate su criteri di assoluta autoreferenzialità.

La tattica dell'agguato sta nel non farsi ingannare cadendo nella facile trappola che
spinge a confondere l'essere con l'avere, esistenza con essenza e lascia credere come
materia e spirito siano aspetti eticamente e sostanzialmente differenti. Il guerriero
stratega deve apprendere bene le lezioni che servono al suo addestramento, quindi per
prima cosa destreggerà abilmente l'arma del giudizio affinato da una sensibilità
superiore.
E allora sarà semplice se non banale concludere che spirito e materia sono aspetti
solo in apparenza diversi di una medesima realtà, sono energie di differente 'densità':
l'una è densa e quindi manifesta ai sensi mentre l'altra 'invisibile' non lo è, senza che
per questo si possa escluderne l' esistenza.
L'esempio delle onde magnetiche o dell'elettricità del tutto sconosciute in passato e
che invece sono state motivo di evoluzione del sapere scientifico credo sia esaustivo
per rendere l'idea.

50
Probabilmente ha ragione David Bohm ,padre della fisica quantistica, quando
sostiene che viviamo in una perenne irrealtà, quindi ' niente è come sembra perché
niente è reale...' e l'intera creazione va intesa alla stregua di un gigantesco
ologramma frutto di chissà quale esperimento cosmico. Centrale è per Battiato
l'argomento meditazione che al fine di avere reali effetti non può essere ridotta a
mero esercizio meccanico o peggio a ripetizione rituale.

Nell'album Il Caffè de La Paix si adombrano quelli che potremmo considerare gli


aspetti basilari per porsi in stato meditativo cosciente.
Il più importante di tutti è 'la condizione di assoluta calma' e l'assenza di
preoccupazioni cogenti, così come di indisposizioni fisiche.
C'è gente che per farsi passare il mal di testa spreca energie in sforzi di
concentrazione inadatti e tutto sommato vani, visto che una semplice aspirina può
risolvere il guaio. Va ad ogni modo sottolineato che l'esercizio del corretto meditare
non può in nessun caso emulare tecniche schematiche e preconfezionate quindi non
esiste testo valido in assoluto dal momento che si basa sull'esperienza altrui. A
riguardo non sarà inutile ricordare che ciascuno di noi si trova in un determinato
punto di un percorso strettamente personale, e perciò incomparabile con quello di
chiunque altro, e come il livello di apprendimento sia dissimile in modo evidente da
individuo a individuo. Quindi è categorico l'imperativo che ciascuno segua il
richiamo della 'propria stella' evitando di fare 'copia incolla' con le esperienze altrui.
Il che non significa, ovviamente, che i principi esposti in un testo specie se
autorevole non vadano presi in considerazione. Il punto è che nessuno potrà mai
sperare in un esito soddisfacente nella pedissequa esecuzione di determinati esercizi
come fossero ricette di cucina, per le quali anche in quel caso la 'creatività' di
ognuno è requisito fondamentale di una perfetta riuscita.

" Il mio modo di meditare è estremamente personale - afferma Franco - e dopo aver
studiato molto ho concluso che era indispensabile trovare un metodo che non
somigliasse a nessun altro. All'inizio ho trovato molte difficoltà perché insegnare alla
mente di starsene ferma senza lasciarsi invadere da mille pensieri erranti è tutt'altro
che facile, così protraevo quegli sforzi per un tempo troppo lungo. Adesso riesco a
entrare in perfetta sintonia con il mio centro in pochi secondi."

Lo stesso Battiato aggiunge di aver cercato il consiglio di un guru negli anni settanta,
in un momento di profondo tormento interiore.
Questi, vedendo che il giovane ospite si stava sdraiando per terra, lo redarguì
aspramente chiedendogli se fosse per caso un animale .

" Siamo tutti in fondo degli animali" rispose al rimprovero, convinto di essere stato
mal interpretato.

51
La reazione scomposta del mistico gli aveva fatto prontamente comprendere che non
basta avere capelli rasati e indossare una tunica arancione per essere un buon
maestro.
Non può allora stupire come tornasse prepotente il sostegno psicologico e logico di
Gurdjieff, mistico famoso per la concretezza e la sua concezione molto pragmatica
di concepire l'evoluzione interiore.
Gli insegnamenti del saggio armeno non sono intrisi di atmosfere paradisiache
costellate da angioletti svolazzanti come capita di vedere disegnati sulle cartoline
festive. Non tranquillizzano, stimolano. Non sono fatti per mettere pace ma spada,
per citare la famosa frase dei vangeli.
La dottrina di Gurdjeff punta dritta a creare due cose essenziali: risveglio dal sonno
dovuto alle abitudini e attraverso la pratica della cosiddetta 'legge dell'ottava'
perseguire il raggiungimento di uno stato interiore armonico preludio di graduale
perfezionamento interiore.
Tutti abbiamo provato la sensazione molto sgradevole del ' non essere ben centrati', di
avere la netta impressione che qualcosa ci stia sfuggendo di mano mentre scopriamo
con afflizione di eseguire con fatica estrema ciò che prima ci appariva facile e
piacevole. Le relazioni ordinarie sembrano alterate, gli amici si dileguano, gli affari
stentato a concludersi. E' quello che in poche parole si definisce 'un momento no'.
Cosa è successo?
Se misurassimo il nostro bioritmo sapremmo con ragionevole certezza che la parte
profonda dell'io sta vivendo una crisi di dissonanza destinata a coinvolgere la nostra
normale attività fisica e di riflesso l'ambiente che ci circonda.
Gurdjieff raccomandava in questi casi un rimedio sovrano: immergersi in lavori
manuali per distrarre la mente dal flusso dei pensieri parassiti responsabili di
replicare se stessi in un pericoloso circolo vizioso.
Stancarsi fisicamente per impedire alla mente di fissarsi sul perché e per come le cose
stanno girando storto. Un concetto ben illustrato nel suo piacevolissimo libro 'La
rasatura del prato e la costruzione di sè' di Fritz Peters, allievo del filosofo di
Fontainebleau, in cui si raccomanda proprio di dedicarsi in modo metodico e
stancante alla pratica 'meditativa' del lavaggio manuale dei piatti nella sua forma
perfetta o in quella maniacale della cura del prato.

Esercizi 'zen' forse di non facile, immediata comprensione per chi si aspetta altro ed è
ammaliato dai paroloni o da formule rituali e pratiche orientaleggianti spesso vuote di
senso quando non rischiose per l'uomo occidentale che non può prescindere
impunemente dalla sua appartenenza a una precisa catena antropologica . Gli
insegnamenti del filosofo armeno erano scabri e funzionavano molto bene perché
volavano basso e si occupavano dell'uomo su questa terra e dei suoi bisogni anche se
alle prese con l'arduo compito della conoscenza di sé. Per gli amanti del cinema il
riferimento al maestro Miyagi in Karate Kid, quello del 'metti la cera, togli la cera'
dovrebbe rendere bene l'idea.

52
Quella di Gurdjieff era una visione dalla struttura di base neoplatonica, infatti tendeva
a indicare all'uomo moderno come suo scopo principale fossero la conoscenza e
quindi il dominio delle forze contrarie insite per natura.
Lo 'sciamano' che vive in lui può arrivare a spezzare 'il punto di unione', come
direbbe Castaneda, ma per realizzare questo occorre un atteggiamento determinato e
coraggioso, senza attese pretestuose bensì cogliendo con rapidità l'attimo.

Gurdjieff era un pessimo automobilista, ma adorava la guida. Lo faceva perché in


quel momento tutta la concentrazione era focalizzata su quella attività.
Per rendere tutto molto impegnativo e non rischiare di distrarsi aumentava ben oltre
le sue capacità la velocità del veicolo.
Ben presto il senso di ebbrezza e di pericolo lo portavano a uno stato di
allocoscienza funzionale all'esercizio in atto pur correndo evidenti rischi per la
propria incolumità. In ogni caso lo choc auto indotto provocava la famosa rottura del
punto d'unione promuovendo un stato successivo di riconciliazione con il sé
intossicato dalle frizioni del vivere quotidiano.

Questo era il sistema del nostro spericolato George, che ovviamente non faceva parte
delle terapie di gruppo, a conferma del fatto che le esperienze devono essere
commisurate al proprio grado di evoluzione e adattate alle caratteristiche individuali.
C'è chi ha fatto esperienze estreme servendosi di droghe, chi si è ubriacato di vino o
di sesso, chi infine ha preferito mortificare la carne mediante digiuni terribili fino ad
avere le allucinazioni. Questo prova con quanta determinazione l'uomo gravato dalle
sporcizie del mondo provi a 'volar via' in tutti i modi possibili cercando un rimedio in
grado di purificarne lo spirito. Come il kosmos viene dopo il kaos, lo stato di quiete
va suscitato mediante un deliberato scossone seppur simbolico, il cui scopo deve
essere la decisa separazione dai coinvolgimenti e dalle ossessioni del quotidiano,
responsabili di lasciare una infinità di scorie in ognuno di noi.

Gabriele Mandel – Franco Battiato – Guido Guerrera

53
1898, Annus Mirabilis del Bardo Crowley
Di Stefano Eugenio Bona

Non si poteva dir di no.


Aperto lo scatolone in arrivo da Londra, ancor più nitido mi fu il motivo
dell’accensione subitanea, fulminea, che mi colpì alla vista di questo oggetto, già
rarità all’uscita. Per la forma stessa in cui si presenta, decadenza obbligata deluxe,
accorpata ad una volontà ben precisa da parte della Kamuret Press: rendere giustizia
all’epoca d’oro del libro di lusso. Quella fine Ottocento di anime ormai sature di
disillusione, non poteva concepire l’utilizzo di un solo supporto commerciale, e
d’altra parte l’edizione che esula dal libro come mero prodotto, è comunque una
consuetudine rinascimentale e rappresenta una vera e propria forma di art pour l’art,
in anticipo sui Poe e sui Baudelaire; essa giunge ampiamente fino a metà Novecento.
Nel periodo del Crowley studente e poeta, operò la Kelmscott Press del preraffaellita
William Morris che, svincolandosi dalla produzione in serie, donò alcuni dei libri più
belli di tutti i tempi: The Works of Geoffrey Chaucer (con 87 xilografie dell’amico
Burne-Jones), definito anche il volume più elaborato del XIX secolo, testi di Morris
stesso come The Wood Beyond The World, The Nature of Gothic di Ruskin, raccolte
di Coleridge, Keats, etc. Questi scrigni vennero alla luce tra il 1891 e il 1898
(curiosamente la data dell’esordio poetico del Nostro), poi la Kelmscott serrò i
battenti. Ma il libro di lusso non passò di moda come invece sembrerebbe al giorno
d’oggi, a testimonianza di ciò pensiamo a “The Tower” di Yeats del 1928 per la
Macmillan (con rilievi dorati disegnati da Thomas Sturge Moore), oppure alla
lussuosa edizione in folio di “A Draft of XVI Cantos” di Pound, in 90 copie e carta
filigranata (Three Mountains Press, 1925).
Iniziative come questa portano avanti una tradizione importante.

54
Chris Giudice ha curato, commentato e introdotto il volume, mentre le note a piè
pagina sono quelle di Ivor Back, dall’edizione del 1905, probabilmente supportato
dallo stesso Crowley nell’esegesi dei punti più oscuri. Da sole, le cinquanta pagine
d’introduzione, sono un ottimo trampolino per comprendere un mondo, coagulato
tout court nel libro da collezione: il primo nome da farsi è Aubrey Vincent Beardsley,
re degli illustratori decadenti, artefice di splendidi volumi come la Salomè di Wilde,
la Lisitrata di Aristofane e The Yellow Book, il trimestrale dove trovava spazio il
gotha dei poeti maledetti albionici. Beardsley fu molto amico di Herbert Charles
“Jerome” Pollitt, attore del Cambridge University Footlights Dramatic Clube e
principe del travestitismo, passione condivisa con la Bestia 666: tra i due si stabilì un
rapporto di natura omosessuale, di breve (ma intensa) durata, rimpianto
successivamente da Crowley. Pollitt commissionò a Beardsley prima un ex libris, poi
l’illustrazione per la copertina della prima raccolta dell’amato: “Aceldama”. In questo
intreccio di artisti, una lettera di Beardsley è emblematica: Il tuo bardo di Cambridge
deve essere davvero decorato e pubblicato dall’Arcadia. Lo custodirò con il
rivestimento più raffinato.8 La marcia del gusto era in moto a ranghi compatti e si
doveva avere sempre un’edizione di raro pregio da proporre nei circuiti che contano,
come fosse opera nell’opera, valutabile a sé stante. Però Beardsley morì poco dopo di
tubercolosi (marzo 1898) e Giudice si chiede quanto avrebbe potuto incidere su un
diverso destino del Crowley poeta, un connubio di tale risma. Sarebbe stato
quantomeno il biglietto da visita per esser diffuso negli ambienti giusti.

Trentun copie, nell’esclusività la loro stessa intima sostanza. È il Crowley decadente


a ricevere le premure e le cure qui, e non ci poteva esser miglior celebrazione di
questa edizione (ne esiste anche una versione standard, identica nei contenuti
testuali): raffinatissima pelle di capra nigeriana ad avvolgere il tutto, in total black,
dorsi arrotondati e rinforzati con rilievi in lamina dorata, sedici pagine di foto
inusuali di Crowley, Pollitt, Beardsley, Smithers, alcune mai pubblicate prima (più
due cartoline di Pollitt, una per la prima metà delle copie, l’altra per la seconda), ma
il colpo finale lo danno poi i risguardi e il nastro segna-pagina, in quel violetto sì
luminoso da catalizzare l’attenzione. “Vestendo” propriamente la decadenza, come
un guanto.

Il curatore si è sobbarcato un grande lavoro, particolarmente ficcanti riteniamo siano


le contestualizzazioni iniziali, qui Crowley è inserito in un’epoca senza mitizzazioni,
usando grande premura nel rispettare criteri storici e al contempo innervando con
perizia esoterica la critica letteraria intorno.
Viene fornita una rassegna dei personaggi cruciali per il primo Crowley, e tra gli altri
spicca il pittore Gerald Festus Kelly (il ritrattista preferito della Famiglia Reale), raro
amico della prim’ora ad aver mantenuto in maniera continuativa una stima intatta,

8 Aleister Crowley, Early Poetic Works – Introduction by Chris Giudice (cita il libro Perdurabo di Richard
Kaczynski), Kamuret Press, London, 2019, p. 30;

55
anche dopo che venne eletto alla Royal Academy. Inoltre fu sua sorella, Rose Edith,
la prima moglie di Crowley. Poi Leonard Smithers, l’editore di Aceldama,
personaggio eccentrico e anche coraggioso in quanto non si fece impaurire dallo
scandaloso Wilde, a seguito del famoso processo, e lo pubblicò. Per lui fu naturale
accettare senza remore lavori come White Stains. Giochi di frontiere, uomini-limite
che incarnano l’Età della Decadenza, basta scavallare l’anno 1900 e molti dei grandi
esteti scompaiono (compreso lui): tra l’anno cruciale 1898 e il 1900 sfilano epoche,
nel salone del gusto.
L’introduzione, così ha necessitato una immersione nel decennio decadente, quel fin
de siècle inglese in cui particolarmente importanti sono due opere di Symons e
Dowson: il primo licenziò “London Nights” e il secondo “Dilemmas, Stories and
Studies in Sentiment”. L’anno è il 1895, lo stesso in cui A.C. iniziò gli studi al
Trinity College di Cambrige. Poco oltre, nel 1898, Crowley pubblicò tutte e quattro
le opere qui raccolte.
Il lettore viene guidato e si fissa un punto principale sul concetto dell’art pour l’art,
Seguendo questo filo d’Arianna che tanto cambiò i destini della fruizione estetica,
Giudice cita due fonti, alla radice: una è Benjamin Constant, il precursore del
romanzo moderno a tinte psicologiche. L’arte eclissa ogni intento didattico o ancora
meno morale e nella sua essenza porta avanti una “fluenza” libera, epifania di se
stessa per se stessa, come in Edgar Allan Poe, per il quale “this poem which is a
poem and nothing more, this poem written solely for the poem’s sake”.

Il primo grande amore di Crowley sgorgò alla fonte di Percy Bysshe Shelley,
nell’atteggiamento, nell’entusiasmo e nello spirito poetico da incarnare, ne fu un
estimatore per tutto il resto della sua vita, ritenendolo al pari di Nietzsche un profeta
sulla perdita di peso del cristianesimo nel mondo moderno, arrivando ad identificare
la sua missione in accordo con il loro spirito9.
A livello stilistico fu invece il magistero di Algernon Charles Swinburne a
convincerlo a spiccare il volo. La sfrontatezza contro i tabù si travasa e le tematiche
usate per scioccare i benpensanti vittoriani (lesbismo, sadomasochismo, ecc), saranno
una costante nella vita del mago, fino alla fine dei suoi giorni, nota Giudice. Del
resto è vero che non possedeva la musicalità di Swinburne, come afferma Wilson
nella sua succinta biografia del Nostro, ma qui siamo ad un livello così alto, che non
è il caso di forzare oltre il paragone. La poesia dell’autore di “Poems and Ballads”
essendo marmo purissimo e impossibile da imitare...
Si riportano interessanti stralci del saggio di Fuller 10 ove la figura di Swinburne
risalta in quanto portatrice di una grecità diretta, non mediata dagli spiriti dei poeti

9 Parla dell’importanza dei due e della missione profetica del poeta nel Liber Aleph.
10 Si tratta del capitano John Frederick Charles Fuller, abbacinato dall’astro nascente di Crowley, sul quale
scrisse appunto il “The Star in the West”. Presentato ad un concorso ove fu l’unico partecipante, vinse e
fu pubblicato immediatamente (senza ricevere il premio di 100 sterline promesso da Crowley, che voleva
solo fare pubblicità alla propria attività di poeta, trovando quasi inaspettatamente un ammiratore delle sue
opere)

56
della post restaurazione Wordsworth e Coleridge. Crowley si inserisce in questa
linea: come Beardsley proseguirebbe Rossetti, Crowley proseguirebbe Swinburne…

Colin Wilson è piuttosto caustico sul Crowley poeta (ma del resto anche sul Crowley
uomo): La letteratura sembrava essere la scelta naturale per lui – visto che far
poesia gli veniva così facile – ma anche in ciò, non riusciva a risolversi fra l’essere
poeta e indulgere all’affettazione.11 Anche affermazioni vanagloriose e tronfie come
quelle delle Confessioni, riportate subito dopo, sono esemplificative:
“Nell’Aceldama […] io raggiunsi, in un balzo, la vetta del Parnaso. Nel senso che
non avevo mai scritto prima nulla di più bello”. Wilson ricorda come si ritenesse il
più grande poeta dei suoi tempi, unitamente all’estrema arroganza nei confronti di
Yeats, non riconosciuto come il sommo poeta che fu, sempre per uno spirito di
competizione divorante, da sfogare verso tutti quelli che non gli si sottomettevano.
L’inquadramento di questa e di altre biografie (pensiamo al Symonds) non sono però
sufficienti a contestualizzare l’estro poetico, esso merita a nostro avviso di essere
affrontato ulteriormente, in primis attraverso nuove comparazioni critiche e nuove
edizioni come quella di cui parliamo. Si inserisca anzi Crowley più spesso nel novero
della grande poesia esoterica, ce ne occupiamo personalmente da tempo e possiamo
dire che i significati allusivi di alcuni poeti (pensiamo ai Rilke, Valéry, Mallarmé,
Stefan George, etc.) si completano con quelli più marcati di un Crowley (e del resto
di un Pessoa , Onofri,etc.).

Nell’Introduzione Giudice esprime la motivazione più importante a livello globale,


dietro questo mancato riconoscimento: i decadenti inglesi dell’ultimo decennio
dell’Ottocento furono visti come una sorta di cuscinetto tra due periodi culturali più
significativi, quello Vittoriano (Tennyson, Browning, Matthew Arnold,etc.) e quello
Modernista (Eliot, Pound, Frost, Bunting). E se ciò può esser pur concesso,
Decadentismo ed Estetismo, intrecciati come le spire delle serpi del caduceo di
Hermes (osserva il curatore), sono da andare a sondare, poiché non è concepibile
comprender i poeti balzati alla ribalta nel periodo, continuando a riferirli al pre e al
post come unica pietra di paragone (errore usuale, del resto).
Gli unici due sommi nomi da non perdere di vista per il Crowley esteta sono
Swinburne e Pater. Quei prodromi dell’art pour l’art che si trovano già in Gautier e
Poe, in Swinburne trovano l’incarnazione estrema, e come giovane demoniaco e
come pura e semplice fluenza poetica. Pater, del resto, fu nientemeno che l’ombra
lunga sul Decadentismo del Vate nostrano, il maestro del di lui maestro Angelo Conti
(il teorico dell’Estetismo italiano).
Invece di continuare a considerare marginale l’attività poetica in Crowley, proviamo
ora ad ascoltarlo dalla propria viva voce, attraverso le quattro raccolte contenute nel
tomo, tutte dell’anno di grazia 1898. Rimane fuori la raccolta pornografica “White
Stains”, sempre di questo annus mirabilis, un po’ perché ha goduto di molte più
11 Colin Wilson, Aleister Crowley: La Natura della Bestia, Ghibli, Milano, 2015, p. 38

57
ristampe, un po’ perché non rientra nell’ottica decadente in cui s’inscrive il libro
come prodotto stesso d’arte. Opera in cui si sentì di operare una confutazione delle
opinioni di Richard von Kraft-Ebing (autore di Psychopathia Sexualis, 1886) sulle
perversioni e anomalie sessuali, per il mago inglese affermazioni magiche di punti di
vista perfettamente comprensibili.

Lo pseudonimo per la prima raccolta, “Aceldama”, rivela la profonda influenza di


Shelley, che nel 1811 aveva pubblicato il romanzo gotico “St. Irvyne; or, The
Rosicrucian” e il saggio “Poetical Essay on the Existing State of Things” firmandosi
“un gentiluomo dell’Università di Oxford” - da cui deriva il “gentiluomo
dell’Università di Cambridge” con cui esordì.
Al solito caustico il biografo Symonds, giudica anche questa volta severamente la
Bestia 666: Aceldama può esser liquidato come un vano tentativo di introdurre il
satanismo di Baudelaire in Inghilterra, un’impresa che non riuscì neppure a
Swinburne.12 Proseguendo su questo tono: Gli esperti di poesia che hanno letto i
versi di Crowley lo collocano tra i poeti minori della sua epoca, o come Mario Praz
lo espellono addirittura dal Parnaso... 13 Il grande critico italiano sembra qui esser in
un pre-giudizio e se sottolinea una mancanza di maturità immaginativa (sicuramente
Crowley ha composto senza troppo labor limae oraziano, la ipertrofica del 1898 lo
attesta...), dall’altro non si premura troppo di spiegare il perché di questa noia di
fondo nell’uditorio dei raffinati.
Lo sciabordio dei sensi in questa prima raccolta è notevole, nella lirica 28 parrebbe
d’esser interni ad un Alma-Tadema, appaiono sinestetiche quelle Rose di Eliogabalo,
spuntano dalle labbra voluttuose e ricamano la scena, ma invece son cataste di
donne...V’è lo struggersi parossistico (XXX): I am poor Marsyas; where shall I find /
A wise Olympas and a lover kind / To teach my mouth to sing some secret sin… -
Richiama una raffigurazione di satiri palustri à la Böcklin o à la von Stuck...L’aura è
quella, ma il decadentismo inglese è differente, al simbolismo preferisce
l’estetizzazione forzata. Una raccolta, per altro, dove Cristo è invocato in quanto
Master...Ovvero la ribellione viene autoimbrigliata e acquisisce potere solo se
contestualizzata e circoscritta. L’epilogo è colpo di coda maudit: Finisca il nostro
amore mentre gli altri amori iniziano, / Altrimenti trucidami nel Momento, ignaro. /
O baciami in reciproco morso mortale, se osi - / O un giorno ti strangolerò / Pel mio
crine possente!

“Jezebel and other tragic poems”, la seconda, fu invece firmata “Count Vladimir
Svareff – Edited, with an introduction and epilogue, by Aleister Crowley” e dedicata
a Gerald Kelly. Il gioco di specchi dell’eteronimia è in qualche modo una morte
iniziatica, per osservare la realtà con una individuazione differente (vero Fernando?).

12 John Symonds, La Bestia 666, Edizioni Mediterranee, Roma, 2006, p.27


13 Ibid., p. 29 – Il giudizio su Crowley dell’insigne dandy e anglista è nel capitolo 5 n.64 de “La morte, la
carne e il diavolo nella letteratura romantica”, Firenze, 1930

58
Come da nota introduttiva, ci troviamo nell’ultima opera solo e soltanto figlia del
Decadentismo, poiché sarà con “Songs ot the Spirit” che si vedrà sopraggiungere
un’accentuata ricerca spirituale.
Canti di maledettismo swinburniano, l’immersione nella lussuria a farla da padrona
lungo lo scenario sulfureo e spasmodico di Jezebel: Perfino le mie lacrime sono
lacrime di fuoco, / per disgusto, pazzia e desiderio - Il vortice della sua giovane vita
confitto in un satanismo forse alla Rapisardi e Carducci, eppur molto più carnalmente
compiaciuto, sul finale il rapporto masochistico è evidente, fintanto che la brama
diviene di morte, per ritrovar la donna-prostituta in un al di là fatto di peccato: My sin
is perfect in thy blood, / And thou and I have conquered God” - Now let me die, to
mate in hell / With thee, O harlot Jezebel.
In “Concerning Certain Sins” potrete trovare uno dei tanti rovesciamenti netti (puerili
e romantici quanto si vuole, ma non per questo senza effetto), e la certezza è quella di
un paradiso che non può bastare, nella sua purezza, a comprendere le sublimi vette di
certi peccati.

“Songs of the Spirit” la terza raccolta, innervata in più alte aspirazioni, come abbiam
detto supra. Si rintraccia un certo baluginio d’esperienze variegate: The atmosphere
of the old street of Amsterdam, of the colleges of Cambridge and of the mountains,
lakes, forests and rivers, among which I wandered solitary, is evident in every
stanza.14 Pur essendo Swinburne certamente ovunque, curiosamente il Manchester
Guardian recensì l’opera intravedendo maggiori reminiscenze di Goethe, dei
Romantici, di Baudelaire e dei Preraffaelliti.
John Davidson dello Speaker15 suppone un Crowley sulla linea di Swinburne non solo
per ricalcarne pedissequamente le orme, ma anche per uno stile consonante a priori,
innato. Una direzione di visione simile, anche se differente nei toni e nella qualità,
insomma. È parere anche di chi scrive.
Raccolta di maggior corpo (la migliore delle quattro), da gustare appieno: “The
Quest” tra gli esemplari migliori di una poesia esoterica che non sia però solo
esoterismo in poesia, altrimenti risulterebbe ben più rigida di così. Possiamo dire che
la torsione nel rendere una materia d’arte sia connaturata in Crowley, nonostante le
forzature evidenti...”The Alchemist” - dove la coscienza dei propri meandri tocca
l’Infinito: I gaze upon the abyss, / Look down into the black unfathomed vault / Of
starland and behold – myself. - Lo slancio rispecchia gli ardori di tutta
un’epoca...L’anima che anela e si apre come fiore verso la conoscenza: Thou, First
and Last, most inconceivable / All-radiating Unity, thou sphere / All-comprehensive,
all-mysterious…Chiosando con un accenno che vale più di molte parole sulla
propensione del Crowley mago, questa volta: Spirit of Life and Death, bow down and
hear! - In quel “bow down” (inchinati) c’è un forzare la dimensione spirituale, un atto
energetico che non chiede potestà, bensì ordina di farsi ascoltare.

14 Dall’Introduzione di Chris Giudice, il quale riporta le Confessions di Crowley


15 Gli estratti dai giornali si trovano sempre nell’Introduzione

59
Tra i punti più alti troviamo “The Philosopher’s Progress”, ove in epigrafe compare il
motto ermetico par excellence: "Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che
è in alto è come ciò che è in basso” - La poesia parte con questo adagio e si unisce ad
un barocco ancheggiare decadente, nella forme più raffinate. Il dandy trafitto dalla
melanconia, il romantico-satanico corrosivo, si incammina insieme al ricercatore
spirituale: Ciò che è supremo è risolto come il fondo, la profondità come il
sovrastante: / il volto della Morte è il volto del Sonno; / la lussuria è l’amore più
gradevole. // Come gli angeli stanno in piedi uno ad uno / supremi e supremi con
lumi d’oro: / così i diavoli fulgidi: nessuno / può fissare la loro luminosità. // Ho
preso la mia vita, come uno che reca / oro giovane da sciupare e spendere; / ricercai
i loro golfi e gli ignei laghi / e perseguii nessun lieto fine. // Ho detto: la cima è come
il fondo, / seni gemelli d’una bianca colomba; / il volto della Morte è il volto del
Sonno, / la lussuria è l’amore più gradevole.
Presenza soffusa di una certa tradizione britannica vampirista (Le
Fanu/Polidori/Stoker), nel torpore dei sensi estenuati, poi subito dopo un riferimento
alla Binah, come riportato in nota: quel Beyond the wide supernal sea letto in questa
precisazione rende più scorrevole la comprensione stessa (sefirotica) e l’azione in
scena: Le forti braccia di Dio poste sotto di me/sollevarono il mio spirito attraverso
l’aria. Quindi una consapevolezza sopra la mutevolezza, come vuole il riferimento
alla terza Sephirot. Mentre nel finale si rammenta la valenza della decima lettera
ebraica “Yod” dietro “For Those Hands” e la spiegazione è che esse sono usate come
simbolo del Punto Infinito sopra la mente, essendo Yod traducibile con Iota: mano,
per l’appunto. A seguire, uno spostamento compositivo della quartina di prima: Il
Fondo è uno con quella Cima, / E Sonno e Morte e Vita sono morte, / E Lussuria e
Amore sono Uno.

Emblema di un parossismo cromatico la lirica “The Violet’s Love-Story”: Only the


purple blossom there, that had / No kindred by the stream, let fall a tear, / Half
wishing for the autumn of the year.

Crowley ama sempre giocare con le sue ascendenze e “The Farewell of Paracelsus to
April” risente chiaramente del Paracelsus di Robert Browning. Qui v’è spazio anche
per un topos del dominio lunare dai sentori novalisiani, declinati nel turbine dei sensi:
I know not, care not, only trust that soon / The sun’s dominion may be overthrown, /
And o’er the wilderness appear the moon / With cold lips to bestow th’ inestimable
boon.
A “Spring Snowstorm in Westdale” trae sicuramente origine dal suo pionerismo
alpinistico sulle alture della Cumbria. In “Succubus” troviamo un notevole finale che
sembrerebbe vicino allo stile gotico: Driven back the demons yield, falter and
cease; / For a little while the shield of sleep is peace. / Clear and bright the lamp
burns; clean and sharp the sword, / While I watch their paths between before the

60
Lord. Con nota esplicativa per il significato magico: la lucerna significa
Illuminazione e la spada Volontà.
Qui e là una musicalità notevole, come nei lazzi di “A Ronde”.

Infine “The Tale of Archais”, che reca il 1898 come data di pubblicazione, ma che
comparì nei negozi solo a gennaio 1899, come rilevato dallo studioso Kaczynski.
Opera di transizione e non del tutto riuscita anche a detta dello stesso Crowley, che
nella sua autobiografia la commenterà come una sciocchezza puerile di cui scusarsi.
Quivi sono contenuti clichés sempre figli di una certa affettazione ellenistica, per
Giudice le smancerie presenti sono da far risalire a qualcosa della Lycidas di Milton e
dell’Adonais di Shelley, Fu lodato dall’Oxford Magazine per aver svicolato le acque
della corruttela di “Songs of the Spirit”; The Academy strinse il punto quando parlò
di Ellenismo sì, ma di quello della pura decadenza, troppo sensuale per poter esser
olimpico,...E non si va lontani dalle intenzioni dell’autore, sostenendo che così
fu...Non potendo concepire l’idilio al di fuori dell’Impero della Decadenza (e del
bagaglio maudit che sta dietro questo riferimento).
Nei Tales of Archais, Swinburne viene inserito nel Prologo, poi una posa floreale
tipica, sentenze preraffaellite: Love a lure, and life a treasure…
Il commento di Giudice aiuta ad entrare nei pertugi dell’anima in cammino del mago-
poeta: “In the shadow of thy wing” è una interpretazione del motto Rosacruciano,
ispirato dal Salmo 53: “Sub umbra alarum tuarum, JHVH”.
Richiami vari inseriti un po’ caoticamente (la Lamia di Keats, il Giardino delle
Esperidi, etc.) l’onnipresente Swinburne citato come Bard of Fate che lamenta l’odio
di Dio per il genere umano, l’atmosfera pastorale di una falsa quiete d’Arcadia
estenuata (Quiet woods and streams and all the mountains tall, / Cool valley, silver-
streaked with waterfall, / Came in his slumbers, chaste and musical...). Il paesaggio
brulica di spiriti elementari, molto forte il fattore visivo e cromatico, reiterazioni sul
peccato come martellanti eufonie lamentose (da ascoltare in lingua): The sin that
loves the hollows of the night, / The sin that fears; the sin that hates the light; / The
sin that looks with wistful eyes; the sin / That trembles on the olive of the skin; / The
sin that slumbers; these divide the day / And all the darkness, and deceive, and slay.
Esondano gli arcaismi, alcuni in aiuto formale allo svolgimento del cantare, altri più
tirati per i capelli, così dopo l’opportuna deambulazione si chiude questo poemetto,
sicuramente non riuscito del tutto, dai troppi cali di tensione, e dopo i consueti
interventi delle divinità nelle vicende umane, si giunge ad una fusione iper-romantica
dei protagonisti.

Il solco in cui iniziava a ritagliarsi uno spazio, venne però tracciato da liriche come
“The Initiation”(d’altronde in un anno sì prolifico può capitare una caduta
d’ispirazione), la forza della terza raccolta catafratta nel nostro volume, mette riga per
riga la direzione della volontà: Beyond all named desire, / To pass the envious
bounds of air and fire, / And penetrate the bosom of the night... Stand on the

61
forehead of the rock; I saw / The armies of unalterable law / Shudder within their
spheres...Visione di lingua di fuoco sopra il neofita, al quale cadde il velo dei sensi e
proseguì il cammino apparentemente distanziandosi da queste prove liriche, in realtà
serbando in cuor suo una missione che prende il via dalle fenditure aperte da Shelley
e Nietzsche, eroici liberatori (in modo certamente differente) dai vincoli della
schiavitù cristiana.
La volontà del mago e la vocazione a risvegliare del poeta in connubio, al di là dei
giudizi di valore.

N.B. Nel testo si è usato un preciso criterio per quanto riguarda le citazioni dalle
liriche: ove necessitava ricrearsi la musicalità iniziale, si è lasciato il testo in lingua
inglese, altrimenti si è operata una traduzione in italiano.

62
Christofer Hyatt
A cura di Frater Zackh
Thelemic Golden Dawn

"Un modo in cui noi occidentali possiamo comprendere la nostra capacità (o


incapacità) di raggiungere questo tipo di esperienza è utilizzare le immagini
archetipiche della nostra psiche. Le immagini dei Tarocchi hanno, per secoli,
permesso al cercatore diligente l'opportunità di "origliare" sul linguaggio pittorico
della mente subconscia.”

Christopher Hyatt (12 luglio 1943 febbraio 2008), all'anagrafe Alan Ronald Miller , è
stato un occultista americano , autore e fondatore dell'Extreme Individual Institute
(EII). Più conosciuto come presidente della New Falcon Publications.
Nato a Chicago, Alan Miller, figlio del tenente di polizia Leonard Miller e Bertha
Freidman, visse in quelli che ha descritto come gli "anni della guerra ruggente ".
L'interesse di Hyatt per l'occulto iniziò poco più che ventenne. Il suo desiderio di
proseguire i suoi studi di magia, lo portò all'incontro con Israel Regardie a Studio
City negli anni '70.
Regardie introdusse Hyatt alla terapia reichiana , insistendo addirittura affinché Hyatt
imparasse prima di qualsiasi attività magica.

63
Successivamente Regardie istruì ulteriormente Hyatt nel sistema magico dell'Ordine
Ermetico della Golden Dawn .
Hyatt era anche un membro di nono grado dell’ Ordo Templi Orientis, e fondò con
David Cherubim, l'Ordine Thelemico della Golden Dawn a Los Angeles
nell'equinozio di primavera del 1990, considerando da entrambi i fondatori, come il
naturale proseguimento della Golden Dawn originaria, arricchita cioè dalla formula di
Thelema, ma volendo separarsi dall’OTO e dai suoi metodi, per costruire un Portale
per l’A.A.
Hyatt si specializzò in psicologia sperimentale e clinica ed esercitò per molti anni
come psicoterapeuta. Alan Miller (nome d’anagrafe Hyatt), era un membro di una
clinica freudiana nel sud della California dove studiò ipnosi presso l'Ipnosi
Motivation Institute di Los Angeles e presso l' Università della California, Irvine.
Miller possedeva dottorati sia in psicologia clinica che in comportamento umano ed
era un ricercatore post-dottorato in giustizia penale . Alcune delle sue tecniche
mescolavano fisioterapia reichiana e yoga tantrico . Ha anche incorporato l' ipnosi nel
suo lavoro e motivando gli studenti in questa ricerca.
Secondo il suo sito web: "Ho lasciato il mondo accademico e la psicologia
sponsorizzata dallo stato per diventare un esploratore della mente umana". Hyatt
morì a Scottsdale, in Arizona, all'età di 64 anni:
Conosciuto in ambito interazionale come scrittore affermato; scrivendo sotto lo
pseudonimo di Christopher Hyatt, Ph.D. È autore di oltre 70 libri, molti dei quali
relativi all '"Occulto" e alla "Magia".
Da subito, nei suoi testi, trasuda tutta l’esperienza del Dott. Hyatt, usando sia la
psicologia archetipica, sia vie esplorative radicali e nuove, se viste nel contesto
storico. Il suo approccio radicale all'autotrasformazione non conosce vie di mezzo, il
Dottor Hyatt espone ogni ipocrisia e costringe i suoi lettori ad affrontare" se stessi
come si è“, non come si desidera essere".
Nell'Introduzione alla Bibbia dello Psicopatico, per esempio, il Dr. Hyatt scrive
“Di conseguenza, ogni persona incarna un "io" fittizio basato esclusivamente
sui bugiardi della nostra vita che rigurgitano le loro bugie su di noi. ", volendo
esaminare i fatti circa l’autoconoscenza. Attraverso il suo metodo di “disfare te
stesso”, per poi ri-formulare il tuo nuovo io, il Dr. Hyatt insegna come ognuno di
noi può recuperare i nostri pensieri, vivere alle nostre condizioni e superare
quello che pensavamo fosse il nostro potenziale.
Soprattutto spiega come trasformare la tensione in energia: energia diretta come
meglio credi secondo la TUA volontà. Il suo lavoro riguarda l'azione: fare
qualcosa, fare qualsiasi cosa, fare progressi, ed evitare la stagnazione che ti ha
portato a diventare la persona che vuoi cambiare.
Il figlio di Hyatt, William S. Hyatt. I suoi amici personali e colleghi professionisti,
il Dr. Israel Regardie, Robert Anton Wilson, Timothy Leary, James Wasserman,

64
Lon Milo Duquette e S. Jason Black, contribuirono con moltissimi articoli nei suoi
libri.
Anche nel bel libro Rebels & Devils, che è anche una raccolta di saggi, I ribelli
e i diavoli selezionati per un tale progetto, sono pericolosi. Sono pericolosi
perché spogliano la vita moderna e la condizione umana al loro nucleo, e lo
fanno senza paura o scuse. Tutti gli autori selezionati per contribuire si
rifiutano di seguire le norme imposte di accettabilità per esprimere la loro verità
personale.
"Diventa quello che sei. Non ci sono garanzie."

In “A true guide for the psychopath”, l'autore riesce a guidare lo psicopatico (un
uomo qualunque) attraverso i pericoli del mondo. Uno psicopatico che non ha
conquistato sé stesso può finire morto o in prigione. Un libro che ricerca la verità: Le
osservazioni sull'umanità sono assolutamente corrette. Non importa da quale
angolazione potresti provare a vedere le cose. Basta Guardarsi intorno. Crudeltà verso
gli animali, crimini ispirati dall'odio, distruzione dell'ambiente, guerre a scopo di
lucro, basso livello di istruzione, governi ingiusti e sfruttatori. L'elenco potrebbe
continuare.
Quindi l'autore propone, invece di usare le stesse vecchie tecniche di "cercare di
essere migliori", vie per aiutare la distruzione il più velocemente possibile. In questo
modo la specie può raggiungere la fine prima e “distruggersi o mutare in qualcosa di
meglio”. Cosa puoi fare tu in mezzo a questa distruzione? Prima cerca di non essere
autodistruttivo come gli altri. Quelle persone che ci provano capiranno. Il secondo
punto è essere indipendenti. In tutti i modi. Non legarti a niente. Tranne le cose che ti
avvantaggiano davvero. Terzo punto di responsabilità quindi. Se non sei responsabile
non sei veramente libero: Nessun dogma. Per quanto semplice possa sembrare la cosa
più difficile da fare. L'autore mette in guardia su questo.
In Rebels & Devils: The Psychology of Liberation ,terza edizione rivista di "Rebels
& Devils" riunisce alcune delle persone più talentuose, controverse e ribelli del
nostro tempo. Molti, come Timothy Leary, William S. Burroughs, Robert Anton
Wilson, Osho e Aleister Crowley, che sono famosi in tutto il mondo.
Si parte dall’idea che in tutta la storia umana, l'essenza della mente indipendente è
determinata dalla necessità di pensare e agire secondo standard propri, non ricevuti
dall'esterno: ovvero di seguire il proprio percorso, non quello della folla.
Inevitabilmente, ne consegue che chiunque abbia una mente indipendente deve
diventare "uno che resiste o si oppone a un'autorità che viene da una convenzione
consolidata": cioè diviene “un ribelle”.
Di solito la ribellione è fatta in modo così silenzioso che nessuno se ne accorge. Ma,
quando gli altri - specialmente altri con potere - riconoscono la "disobbedienza" di un

65
individuo, il ribelle diventa il RIBELLE. E, se un numero sufficiente di persone è
d'accordo con - e segue - il RIBELLE, allora diventa un DIAVOLO.
Fino a quando, ovviamente, ancora più persone saranno d'accordo. Alla fine, la
ribellione diviene GRANDEZZA.
Fin qui una breve nota biografia, lontana dall’essere completa, dei suoi scritti, infine,
il suo allievo David, gli dedicò un suo testo, di cui cito una piccola parte a chiusura
dell’articolo di questo Maestro, poco conosciuto in Italia:
“I maestri sono esecutori della Parola di Thelema. Cioè, fanno la loro vera volontà.
E sono disposti a pagarne il prezzo. Prendono la più grande possibilità di tutte,
quella di essere il proprio Dio, il proprio Individuo, il proprio Sé e il proprio Leader
e Maestro in un mondo di seguaci e schiavi insensati. Si assumono la completa
responsabilità della propria vita e mirano sempre all'eccellenza, muovendosi
continuamente in modo sempre più in alto, con energia ed entusiasmo, disciplina e
diligenza, tenacia e potenza. Sono forti, capaci di volgere tutto a vantaggio della
loro Vera Volontà, e capaci di sopportare e superare tutte le prove e gli errori
necessari che portano al compimento del loro Sentiero Scelto. Niente è contro di
loro; non sono vittime e non trovano scuse ". –

David Cherubim, Lucifer's Rebellion: A Tribute to Christopher S. Hyatt.

66
Teste Parlanti
di Giuseppe M. S. Ierace

Cefalologia, cefaloforia, cefalomanzia; teschi apotropaici e "menaguai" (Terafim),


fulminanti (Giuliano il Teurgo), urlanti (The Screaming Skull, come nel Dorset,
Bettiscombe), artificiali (di cristallo o d’argilla), rotolanti (come le pietre); rituali di
totale sepoltura con esclusione della testa (quale morte iniziatica), o freudiano
complesso d’evirazione, per quel bisogno di “senso” che ogni mito, quale quello della
Medusa, richiede (aggiunse Jung in appendice). Nel monologo della prima scena del
III atto dell’Amleto shakespeariano (“ to be, or not to be, that is the question”), il
celebre soliloquio del dubbioso "essere o non essere" viene spesso abbinato,
dall’immaginario comune, alla riesumazione del cranio d’un buffone di corte, Yorick,
morto da tempo (“Ti sono cascate le ganasce?”), proposto quale icastica icona di
vanitas (sc. I, a. V). Siamo forse di fronte a un riferimento alla consuetudine della
cosiddetta “seconda sepoltura”, la quale rappresenta più precisamente il retaggio d’un
ancestrale culto delle ossa, e del teschio in particolare, che poi, in alcuni specifici
casi, vengono trasformati in reliquie?
C’è dell’affinità con l'abitudine d’appendere i crani degli animali, più spesso tori e
buoi, immolati ritualmente sugli altari pagani. Dalla testa dell'animale (bucefalio)
venivano eliminate le parti molli e la mandibola inferiore; e tali bucrani sono
documentati già nell'arte ceramica mesopotamica del IV millennio a.C., nella pittura
funeraria egizia, nelle metope dell'ordine dorico dell’ellenismo, e nelle decorazioni
marmoree latine. La variante con l'arrotondamento a forma di cucchiaio dell’osso
intermascellare, assieme alle ghirlande, caratterizza le raffigurazioni dell’Ara pacis e
del sarcofago Caffarelli d’età giulio-claudia.
Una presenza religiosa è da considerare innanzitutto profondamente culturale,
intrecciata come si trova alle umane capacità cognitive di osservanza morale e
comportamento etico, con immediate conseguenze sul piano sociale ed effetti persino
di tipo adattativo per l’intera comunità; anche se l’esperienza del sacro, e una netta
distinzione tra religione e sentimento spirituale, potrebbe essere più facile coglierli
soprattutto in ierofanie, e fenomeni naturali, piuttosto che nel lento processo di
strutturazione di quel determinato “senso” in un vero e proprio canone liturgico. Nel
definire “Antropologia del sacro” la sua prospettiva di indagine dei fenomeni
religiosi, Julien Ries (1920-2013) riconosce come sia grazie al simbolismo cosmico
che l’uomo abbia percepito le ierofanie: «Con la volta celeste è necessario tenere
conto del simbolismo dell’acqua, dell’albero, della montagna…». Ciononostante, un
indubbiamente importante significato va attribuito prima d’ogni altra cosa alla pratica
dell’inumazione. Chi seppellisce i defunti dimostra di possedere una particolare
coscienza dell’oltretomba; posizione e cura dell’inumato, nonché corredo
d’accompagnamento, già di per sé, forniscono una certa idea di sopravvivenza. E, con
il Sinantropo, la conservazione e il trattamento del cranio, nelle grotte, sarebbero
interpretabili quanto meno in chiave magica, come pure, secondo Paolo Graziosi

67
(1907-1988), le manifestazioni di quell’arte parietale del paleolitico superiore,
rappresentanti animali, forse in relazione al propiziare le battute di caccia. Per alcuni
di questi, più frequentemente effigiati presso tali "santuari" della preistoria, André
Leroi-Gourhan (1911-1986) avrebbe ipotizzato anche un simbolismo sessuale,
complementare agli altri, in una visione unitaria dei bisogni vitali, visto che chi
seppellisce è lo stesso che affresca le pareti. Nel neolitico e nella protostoria,
l’esperienza spirituale si va stratificando in forme più decisamente liturgiche, con
l’esecuzione di particolari riti, l’individuazione di luoghi a essi deputati, e il sorgere
del culto della dea madre, associato probabilmente alle cosiddette "Veneri"
aurignaziane. Secondo Marija Gimbutas (1921-1994), le numerose rappresentazioni
femminili possono inequivocabilmente riferirsi a questo tipo di devozione, che
precede di millenni quella mariana. La città di Catal Huyuk, in Anatolia, risalente al
VII e VI millennio a.C., comprende inumazioni nelle case e nei santuari,
accompagnate a pitture illustranti riti funerari. I templi megalitici di Malta
racchiudono aree specificamente deputate a particolari cerimonie. Mentre, nell’arte
rupestre dell’età dei metalli (petroglifi del Kazakhstan, della California o della Val
Camonica), diviene sempre più frequente la rappresentazione del disco solare,
collegata a figure oranti. Jacques Cauvin (1930-2001) ha parlato d’una vera e propria
“rivoluzione dei simboli”, successiva alla comparsa dell’agricoltura e
dell’allevamento, contrassegnata da quel gran numero di statuine antropomorfe,
dapprima femminili, la cosiddetta Dea Madre, signora della vita e della fertilità, e poi
pure maschili, oltre che zoomorfe, con un’oscillazione del sistema simbolico, nel
corso dell'evoluzione percettiva della dualità, tra principio femminile e maschile,
strettamente connesso a una divinità taurina. Fu proprio questa antropomorfizzazione
dell’immaginario, a dare origine a tributi ibridi di idoli per metà bestiali e in parte
umani, come gli assiri Lamassu del palazzo di Khorsabad, il Minotauro cretese, o il
fiume Acheloo dalla testa barbata adorna di corna. Questa intensificazione
metonimica avrebbe condotto al “culto dei crani”, per cui l’antenato ormai
divinizzato non è più semplicemente seppellito, ma la sua presenza viene
periodicamente riattualizzata, attraverso la collocazione del suo teschio in ambiente
domestico, o nel luogo in cui si svolge la vita comunitaria. Nel sud est dell’Anatolia,
a Çayönü, la “casa dei morti” (Skull Building) era probabilmente un santuario,
costituito da un grande edificio a pianta rettangolare con abside, e una settantina di
crani sotto la pavimentazione. Le strutture monumentali di Göbekli Tepe (collina
dell’omphalòs), nella pianura di Harran, risalenti a oltre dieci millenni or sono, non
solo contengono i megaliti più antichi del mondo, ma risultano decorate con dipinti
immaginifici raffiguranti persone, animali (serpenti, soprattutto, leoni, volpi,
cinghiali, scorpioni, avvoltoi…), e ibridi tra animali, antropocefali (ma anche gru
dalle gambe umane…), e persone, zoocefale (oppure figure antropomorfe del tutto
prive di testa). Prove osteologiche sembrano attribuire un particolare significato ai
resti di crani, spesso modificati, e così trasformati in oggetti funzionali, tipo strumenti
a percussione o tazze, per cui il sito prossimo a Şanlıurfa potrebbe essere considerato,

68
a ben ragione, quale sede di un vero e proprio "culto del teschio". Ed è di questo che,
in “Teste Parlanti” (Aseq, Roma 2019), ci parla Alberto Fratini, studioso dei Sabei
(σεβομενοι) di tradizione astrolatrica hurrita (Urano-Anu). Raffigurazioni di coppe-
teschi s’incontrano sovente in ambito induista, dove è prevalentemente la dea Kalì a
sorreggere un “kapala” ripieno di sangue umano. Ad epoca addirittura di molto
precedente (circa 14.700 anni prima dell’era cristiana) potrebbe farsi datare il reperto
ritrovato nella contea inglese del Somerset, a Gough’s Cave; un cranio dai bordi
levigati con evidenze d’intagli che ne potrebbero indicare l’impiego come coppa per
delle libagioni. Il teschio del re degli Yuezhi, popolazione nomade originaria
dell’attuale Mongolia, venne convertito, attorno al 177 a.C., dal suo avversario
Xiongnu, in recipiente con cui molto tempo dopo brindare all’accordo da siglare con
gli emissari dell’imperatore Yuan (49-33 a.C.) della dinastia cinese Han. Quanto fece
Alboino, nel 572 della nostra era, con la moglie Rosmunda, non sarebbe poi stato
tanto insolito, da indurre Achille Campanile a parodiare l’Alfieri: “Bevi Rosmunda,
nel teschio tondo di tuo papà re Cunimondo. -Caro Alboino bere non posso tutto quel
vino dentro quell'osso”.
Nella quinta novella della quarta giornata del Decameron, Lisabetta da Messina
ripone la testa (κεφαλή) dell’amante ucciso dai fratelli in un testo (κεφαλή) di
basilico che innaffia con le lacrime del suo pianto. Citazione d’un’allitterazione che
potrebbe richiamare la devozione meridionale per le anime che a Napoli
definirebbero “pezzentelle” e che sarebbe all’origine della ballata siciliana: "Vitti 'na
crozza…".
Quella che si mostra come una sorta di “oggettistica rituale” s’era andata man mano
arricchendo di statuette, zoomorfe, antropomorfe, sia maschili che femminili, e teste
umane in osso, terracotta, calce, e persino maschere di pietra. E pure quella delle teste
oracolari che predicono il futuro (craniomanzia), o s’intrattengono colloquialmente
con i recipiendari è pratica arcaica, che ha conosciuto forse il classico momento di
maggior fama nel mito di Orfeo, la cui testa, accompagnata dalla lira, continuava a
cantare facendo commuovere financo le pietre, nel mentre che, galleggiando, non
approdò all’isola di Lesbo, dove venne solennemente integrata nell’omonimo
oracolo, celebrato in tutto il mondo antico. Un tipo di manzia assai particolare,
rientrando nella più generale necromanzia vera e propria, di cui si sono occupati certi
alchimisti (caput mortuum, quale residuo nel crogiuolo) e i veggenti che reputavano il
cranio quale elettiva sede dell'anima. Lo associavano cioè alla morte, ma anche alla
conseguente, mirabile trasformazione di quella auspicata rinascita che segue ogni
terrena dissoluzione. Il ricettacolo della trasmutazione, vista appunto come una
trasformazione interiore dell'adepto, era ritenuto parte integrante della fase definita
Putrefactio o Nigredo, spesso illustrata in modo allegorico proprio con un teschio e
un corvo.
L’usanza degli Yeomen Warders (Ravenmaster, Beefeater) di mantenere dei corvi alla
Torre di Londra si ricollega, si dia il caso, alla storia del cranio del gigante Brân, il
Benedetto, il cui nome significa "Corvo", e che condivide molte similitudini con il

69
personaggio arturiano del Re Pescatore, il custode del Graal, il quale ha ricevuto
anch’egli una fatale ferita, e secondo Robert de Boron, ha per nome "Bron". Da
notare poi che Peredur figlio di Efrawg, non trova il Graal, bensì una testa troncata di
netto e che il potere di far risuscitare i morti è condiviso sia dal Graal e sia dal
calderone di Brân. La lingua medio gallese presenta varianti del nome Brân, che dalla
bilabiale occlusiva sonora ‹b› passano a labiodentale fricativa sonora ‹v› (Vran) e per
procheilia in semivocale labiale uu (Uran, parecchio suggestivo per un retaggio
mitologico greco classico, Urano, e hurrita, Anu).
Come il seppellimento del cranio del "Corvo", a Gwynfryn (Collina Bianca, il luogo
dove oggi sorge la Torre di Londra), in direzione del continente, avrebbe scongiurato
l’Albione dalle invasioni, secondo la tradizione etrusca, seguita da Arnobio, Livio e
Servio Onorato, a profetizzare la futura grandezza di Roma sarebbe stato il capo
(caput) dell'eroe Aulus (Olus) Vibenna, decollato da Macstarna (Servio Tullio), e
dissotterrato durante la posa della prima pietra del tempio di Giove sul Monte Tarpeo
da parte di re Tarquinio il Superbo; mentre Cneve Tarchunies Rumach (Tarquinio
Prisco) sarebbe stato ucciso da uno dei figli di Anco Marzio, Marce Camitlnas, della
gens sabina Marcia. L’etimologia di Campidoglio sarebbe quindi letteralmente:
“caput Oli”, dove Oil sta per Aul; il monte Celio invece prende il nome da Caile
Vipinas (Celio Vibenna), il condottiero venuto in soccorso di Romolo, all’epoca dello
scontro con il sovrano curita Tito Tazio, in seguito al celebre “ratto”.
Testa testo, cranio corvo, Marce Camitlnas Tarquinio Prisco, Macstarna Aulus
Vibenna (e poi in oriente Indra Namuci, Narasimha Hiranyakashipu, ecc.) tendono ad
aggregare delle curiose corrispondenze che dimostrano di rivelarsi l’incrocio di due
insiemi apparentemente completi ma che in fondo non riescono a giungere alla
totalità per via dell’onnipresente confine che tra loro continua a mantenere degli spazi
di distanziamento.
In un dialetto delle Midlands venne scritto “Sir Gawain e il cavaliere verde” da un
anonimo autore, probabilmente contemporaneo a Geoffrey Chaucer; e J. R. R.
Tolkien (1892-1973) ha reso in inglese moderno tale specie di mito di fondazione
britannico. Questo romanzo cavalleresco potrebbe apparentemente essere visto come
un raccordo tra elementi d’un “gioco celtico della decapitazione” (beheading game)
con una versione, sempre celtica, di prove di seduzione, visti entrambi, al tempo della
stesura dell'opera, come verifiche di merito. Tutto il poema, nel riprendere temi d’una
storia del ciclo dell'Ulster, Fled Bricrenn (in old irish "Bricriu's Feast"), ruota attorno
all’avvicendamento di decapitazioni e di doni, molto comuni come "giochi" di
scambio nella cultura germanica; il ricevimento di un regalo obbliga a ricambiare il
presente, pena il rischio di perdere l’onore, appunto come nei contraccolpi in una
lotta, o gioco che voglia dirsi. Eppure, in quest’opera si nasconde un ulteriore
“gioco”, linguistico nello specifico, per via della significativa ricorrenza delle parole
gomen (gioco) e gome (uomo), tra loro differenziate da una sola consonante finale. In
ultima analisi, la competizione che si prospetta è quella tra ordine (anche quello
cavalleresco) e il caos della natura, come il colore verde che irrompe appunto alla

70
corte di Camelot. Il simbolismo sessuale si rende evidente nel parallelismo tra
seduzione e caccia. Il corteggiamento rispettoso delle regole si confà al cervo,
simbolo di rigenerazione; al cinghiale, emblema d’indomita ferinità, va un approccio
più esplicito; mentre la volpe persegue una tattica più evasiva nel fronteggiare la
voluttà. Il completamento della ricerca del sé potrebbe allora comportare la perdita
della virtù, ma non per questo il fallimento d’una vita.

71
72

Potrebbero piacerti anche