Sothis 2
Sothis 2
Sothis
Anno I Numero II
Solstizio d'Inverno 2020 ev
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Noi siamo la stregoneria.
Noi siamo la più antica organizzazione del mondo;
quando l’uomo nacque, noi nascemmo.
Noi intonammo il primo canto della culla.
Noi guarimmo la prima ferita.
Noi fummo i guardiani contro l’oscurità.
Noi portammo aiuto a coloro che erano dalla parte della mano sinistra.
Le incisioni rupestri sui Pirenei sono ricordi di noi,
e nostre sono le piccole immagini modellate nella creta
per uno scopo antico quando il mondo era giovane.
Noi erigemmo gli antichi cerchi di pietra,
toccammo il monolito, il dolmen
e la quercia druidica.
Noi gridammo tra le piramidi, vedemmo l’Egitto sorgere e cadere,
detenemmo il potere per un certo tempo in caldea e a babilonia,
quando eravamo magi e re.
Abbiamo preso parte alle segrete assemblee di Israele
e partecipato alle selvagge e nobili danze tra i boschi dell’antica Grecia.
In Cina e nello Yucatan, nel Kansas e nel Kurdistan,
noi fummo una cosa sola.
Tutte le organizzazioni hanno conosciuto la nostra presenza
ma nessuna organizzazione può dire di essere nostra.
E quando l’organizzazione è eccessiva noi ce ne allontaniamo.
Noi siamo dalla parte dell’uomo, della vita e dell’individuo.
Quindi siamo contro la religione, la morale e la burocrazia.
Quindi il nostro nome è lucifero.
Noi siamo dalla parte della libertà, dell’amore,
della risata e della divina ebbrezza.
Quindi il nostro nome è Babalon.
Talvolta noi operiamo apertamente, talvolta in segreto.
La notte e il giorno per noi sono la stessa cosa:
la calma e la tempesta, le stagioni e i cicli dell’uomo,
tutte queste cose per noi sono una sola cosa,
poiché noi stiamo alla radici di tutto.
Supplici noi ci leviamo di fronte ai poteri della vita e della morte,
ci facciamo udire da loro, e ce ne serviamo.
La nostra via è segreta, la direzione sconosciuta.
La nostra via è la via del serpente nel sottobosco,
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la nostra conoscenza è negli occhi dei capri e delle donne.
E' la nostra forza che fa sorgere spirali ingioiellate e potenti ali
nel petto degli uomini.
Il nostro potere è una cosa sola con il potere che suscita il risveglio di dio
nel cuore del seme, che fa sbocciare e fiorire il bocciolo.
Ogni volta che un uomo e una donna sono uniti in un’unica sostanza
il nostro potere è quella sostanza.
Merlino fu uno di noi, e così Gawain, Rabelais e Catullo,
Gilles de Rais e Giovanna d’Arco, de Molay, John Dee, Cagliostro e molti,
molti altri bardi, magi, poeti, martiri conosciuti e sconosciuti
che portarono le nostre bandiere contro il nemico
obliquo e multiforme: la chiesa e lo stato oppressore.
Noi siamo la stregoneria e quando l’alto grido selvaggio dell’aquila
risuona nelle vostre menti,
sappiate che non siete soli nel vostro desiderio di libertà.
La nostra via non è per tutti,
perché esistono individui così limitati e malati in sé stessi
da avere in orrore il solo pensiero della loro stessa libertà
e da considerare quella degli altri
alla stregua di un dolore insopportabile.
Costoro devono essere evitati e, se necessario, combattuti.
L’altro lato della medaglia consiste in un canto alla luce del sole
e in una danza alla luce della luna.
Ma la via deve essere conquistata…
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Sommario
Editoriale pag. 6
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Editoriale
“Se l'età ultima, il Kali-Yuga, è un'età di terribili distruzioni, coloro che vi appaiono
e malgrado tutto vi si tengono in piedi possono conseguire frutti non facilmente
accessibili agli uomini di altre età.”
Credo che questa frase di Julius Evola sia perfettamente attuale e rappresenti al
meglio il momento che stiamo attraversando ed il nostro sforzo nel mantenere in
piedi ed unito un progetto che risulterebbe già arduo in condizioni normali e che
adesso sembra addirittura titanico. Durante quest'anno l'idea di ripristinare il mio
giovanile progetto di Sothis, adattandolo alla situazione di Fosforo e Mercurio, si è
rivelato un efficace mezzo per mantenere il contatto con i nostri Soci facendo sentire
una Voce che potesse essere tradizionale eppure rivoluzionaria al tempo stesso, come
lo è la Via che, a lato delle nostre manifestazioni culturali (editoriali, virtuali o reali),
cerchiamo di far emergere a chi ha orecchi per intendere.
Nel fare questo ci piace sviluppare la formula della Collaborazione con quelle realtà
in sintonia con il nostro principio di indipendenza e libertà nel cammino iniziatico e
nella vita quotidiana e così in questi mesi sono fruttificate diverse situazioni che ora,
piano piano, emergono. In primis molti di voi già avranno avuto modo di conoscere
Alessandro Raisaro, che sta portando avanti un bellissimo lavoro di analisi sui
capitoli del Liber 333 di Crowley inerenti la Magia Sessuale. E' una ricerca presentata
attraverso serate condivise su Zoom e sintetizzate in dispense rilasciate ai
partecipanti, per ulteriori approfondimenti. Alla data odierna abbiamo quasi terminato
la prima parte del corso e, se tutto va secondo i nostri progetti, nei primi mesi del
nuovo anno inizierà la seconda parte.
Durante il lockdown della scorsa primavera uno dei nostri Soci più attivi, Stefano
Riberti, ha colto la nostra proposta di dirigere una sezione dedicata al Folklore e alle
Tradizioni locali, di cui è appassionato ed esperto. Questa sezione prenderà sempre
più importanza e coinvolgerà appena possibile un lavoro pratico di attivazione e
riscoperta di alcuni centri di potere. Per il momento ci introduce, in un bellissimo
articolo, due luoghi in provincia di Genova che sicuramente hanno molto da dire agli
appassionati.
Altro ottimo contributo è quello portato avanti da Frater Zackh, che ha elaborato un
corso di Tarocchi per la nostra Associazione, che è in fase di revisione e controllo e
vedrà la luce nel 2021. Oltretutto negli ultimi mesi si è dedicato ad un progetto che
non posso fare altro che consigliare, essendo totalmente in armonia con il nostro
modus operandi: si tratta dello sviluppo di un ramo italiano della Thelemic Golden
Dawn, un Ordine il cui materiale è completamente open source e che prevede un
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percorso per l'Iniziato in totale autonomia ed indipendenza. In questo numero di
Sothis, infatti, Frater Zackh ci presenta un articolo che parla proprio del concetto di
Auto-Iniziazione.
Prosegue poi la collaborazione con il caro Amico e Fratello Guido Guidi Guerrera,
che propone una tematica che sarebbe stata cara anche ad OAS, e con Roberto
Migliussi che, tra l'altro, si è reso disponibile per una serata riservata ai Soci dedicata
alla presentazione del libro di Kenneth Grant, Portali Esterni.
In questi mesi, grazie soprattutto all'intercessione dello stesso Roberto, si è rinforzata
anche la collaborazione con Giuseppe Ierace, il quale, infatti è qui presente con un
articolo più corposo.
Altra novità è la partecipazione di Silvia Pepe, che comincia proprio su queste
pagine. Silvia porta avanti una struttura legata alla corrente di Dion Fortune e noi non
possiamo che lodare ogni studio serio su questa Iniziata, che ricordiamo essere stata
apprezzata tantissimo anche da Ottavio Adriano Spinelli, il quale oltre ad averla cara
nelle Sue ricerche, amava anche molto i luoghi connessi alla sua vita, Glastonbury e
il Tor in testa a tutto il resto.
Vorrei ringraziare, infine, il mio caro Amico Saushatar, Magus Mizar e la
Magocrazia: condividiamo con loro la fisicità della sede e sono sempre stati
rispettosi, collaborativi e disponibili nei nostri confronti. Anche le loro attività sono
frenate in questo momento storico in cui i vari dcpm hanno bloccato ogni evento
collettivo. Alcuni di voi ricorderanno le bellissime conferenze di Magus Mizar svolte
in sede da noi e quindi sono molto felice che abbia accettato l'invito di scrivere sulle
pagine di Sothis un articolo straordinario sui Sigilli Magici, nella speranza di potere
presto tornare a riunirci nella nostra sede genovese. Sede che, durante l'estate è stata
anche ristrutturata e rinnovata, e attende dunque di essere nuovamente frequentata.
Concludendo, invito tutti voi a usare questo tempo dedicandovi grandemente allo
studio e, dove possibile, alla pratica di quanto appreso in questi due anni di Fosforo e
Mercurio, perché ogni nostro passo è stato ragionato e formulato per dare una
preparazione strutturata e graduale che possa guidarvi nell'infinito mare magnum di
nozioni oggigiorno disponibili, che però, sole, sono pressochè inutili e in certi casi
anche dannose. Approfondendo la nostra proposta ci troveremo invece nel solco della
Tradizione, per come espressa nell'ultimo secolo dai maggiori ordini iniziatici e sotto
la formula della Libertà e della totale Indipendenza, che sarà la Chiave per la
completa schiusura delle Formule di Maat, quando le Stelle saranno nella loro giusta
collocazione.
Sapah Zimii
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Tuttavia se devi errare, essendo umano, erra per eccesso di Coraggio piuttosto che
di prudenza; poiché la base dell'onore umano e' osare grandemente.
La vera istruzione deve in definitiva essere riservata agli uomini che insistono a voler
sapere: il resto non è che pastorizia.
Ezra Pound
"È possibile insistere, insistere convenientemente anche se sappiamo che quel che
facciamo è inutile. [...] ma dobbiamo sapere dapprima che i nostri atti sono inutili e
tuttavia dobbiamo procedere come se non lo sapessimo.
Questa è la follia controllata di uno stregone."
Carlos Castaneda
"..E' importante, è essenziale, che si costituisca una élite la quale, in una raccolta
intensità, definisca secondo un rigore intellettuale ed un'assoluta intransigenza
l'idea, in funzione della quale si deve essere uniti, ed affermi questa idea soprattutto
nella forma dell'uomo nuovo, dell'uomo della resistenza, dell'uomo dritto fra le
rovine..."
[Link]
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Shambhala
di Carlo Barbera
Shambhala è il silenzio
oltre me stesso
oltre le parole
delle nascoste valli
di ombra e di paura
terra reale
originaria sorgente
essere immortale
liquore siderale
di coscienza e di luce
è fatta la mente
qui e ora è la porta
oltre me stesso
dentro la caverna del cuore
risplendi suprema
occulta ai mortali
luce vivente di Shambhala.
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Aspetti critici della fisiognomica
di Guidi Guidi Guerrera
Difficile tracciare le origini della fisiognomica e la sua evoluzione nel tempo, dal
momento che appare nel sistema sociale organizzato come attitudine spontanea
dell'essere umano interessato a definire il proprio simile nell'implicita ricerca di se
stesso. In ogni caso noteremo come tutto l’impianto di questa scienza empirica sia
rimasto per secoli letteralmente impiccato nel luogo comune del volto specchio
dell’anima.
Neppure uno dei massimi 'padri' della materia, Johann Kaspar Lavater, arriva a
superare questa empasse, dato che il teologo cercava tutto sommato di scrutare i segni
della persona proba che avrebbero messo in luce anche i tratti salienti del buon
cristiano dall’anima senza macchia. E, sebbene gradualmente lo studio dei
fisiognomisti vada spostandosi in ambito “sociale”, l’individuo resta ancora isolato in
una sorta di dimensione da laboratorio, dove la fanno da padroni tediosi schemi,
misurazioni orpellose delle distanze fronto-nasali o interpupillari, assieme a una serie
di sterili raffronti: ricerche che poco aggiungono o tolgono alla opinabilità delle tesi
enunciate dai vari studiosi e che si espongono a un numero nutrito di critiche assai
spesso giustificate.
Per non parlare del tentativo esecrato dell’antropologo Cesare Lombroso di ravvisare
il segno del crimine nei tratti somatici, che – nonostante allarghi i suoi orizzonti a una
sfera di interazione sulla collettività – rimane, e da qui gli attacchi feroci, tuttavia
chiuso in un cerchio di conclusioni statiche e confutabili.
Per un lungo arco di tempo la dualità anima-volto si rivela una tavolozza dai colori
esigui e, un po’ alla stregua della psicanalisi freudiana inerente alla semplice
dicotomia della personalità, per quanto suddivisa nelle varie aree di percezione/non
percezione di sé, non riesce ad essere esaustiva nel completare il quadro di un’analisi
metamorfica. Solo con Jung e la sua teoria dell’inconscio collettivo e dei complessi
evocati arriviamo a concepire un individuo dalle latenti personalità multiple.
Osserviamo bene partendo da queste acquisizioni quanta distanza possa separarci
dall’antica e inutile pretesa di voler scrutare un volto quasi alla stregua di un insetto
prigioniero di un vetrino posto sotto il microscopio. L’uomo non è solo un essere in
movimento, ma lo sono i suoi tratti, i suoi gesti: lo sono le sue anime. Multianima:
un’informazione che viene da dottrine remote, dai testi sacri attraverso i quali, per
logico percorso deduttivo, è lecito concludere che se Dio si è presentato come
Elohim, quindi nella sua pluralità, e ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza,
questi è la manifestazione solo in apparenza unitaria di una intrinseca molteplicità.
Dio disse: facciamo l’uomo, che sia la nostra immagine, conforme alla nostra
somiglianza....
Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi.
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Lavater è un pastore, un uomo di chiesa, e non può sorprendere troppo se pretende di
far coincidere l’ideale assoluto di perfezione e bontà rapportandolo con il volto di
Cristo: più ci si allontana da quel modello meno si è vicini alla concezione di bellezza
e armonia di forme e, quindi, di bontà d’animo. «Di questo passo» sostiene il suo più
accanito avversario dell’epoca, Georg Lichtenberg, docente di Fisica all’Università di
Göttingen, «si rischia di impiccare i bambini prima che abbiano commesso qualsiasi
colpa, solo sulla base del loro aspetto fisico».
Eppure Joan Kaspar Lavater grazie a un arcaico strumento fotografico da lui stesso
inventato riesce a trasformare la fisiognomica in fenomeno sociale di moda: riceve
richieste di analisi fisiognomiche da tutta Europa e diviene famoso per le silhouette
nere su fondo bianco ottenute grazie alla sua portentosa macchina. Poetica ed estetica
si legano assieme proprio grazie al modo in cui il teologo tratta la materia, modo non
estraneo all’influenza di Baumgarten, padre ufficiale dell’Aesthetica, classificata
come “scienza del Bello, delle arti liberali e gnoseologia inferiore, sorella della
Logica”. Estetica è un termine derivato dalla lingua greca che significa “sensazione”
e si riferisce alla capacità di cogliere ed elaborare informazioni ricevute attraverso i
sensi e il corpo.
La critica accesa di Lichteneberg riguarda proprio l’aspetto “poetico” che propone la
visione estetica di Lavater ed è proprio questo punto debole a far divampare le
polemiche: impossibile dire “così e così” guardando un volto o esaminando un
profilo quando l’essere umano è un impostore nato e il suo viso muta con il mutare
degli atteggiamenti che decide di tenere o che sono prodotti da fattori interiori o
esterni improvvisi, come la paura, il risentimento, la gioia, la collera. La ragione, a
posteriori, senza fare neppure troppa fatica, è di Lichtenberg. Non perché parli in
nome dell’accademia – condizione che potrebbe anzi essere motivo generale di
sospetto – ma perché dice cose giuste. Siamo attorno al 1780 e già si nota l’affiorare
di un pensiero ispirato a un’incredibile modernità, degno delle affermazioni più
impegnate di certe correnti sociali contemporanee. Il professore di Gottingen apre le
porte a quel tipo di indagine della mimica facciale in tutta una gamma di espressioni
mobili che prenderà il nome di patognomica: una linea di tendenza capace di spingere
lo studio sempre più verso una dimensione dinamica e metamorfica delle
caratteristiche di un volto destinato a non essere mai lo stesso, così come i moti delle
anime che lo abitano e ne determinano una linea umana, un profilo improntati alla
costante incoerenza, elemento socialmente deprecabile e respinto con forza alla
stregua di un male da cui guarire.
Eppure, se con uno sforzo castanediano riuscissimo a concepire noi stessi come
somma di svariate personalità, probabilmente questo intento equivarrebbe a compiere
il primo passo decisivo per sottrarre pazienti agli psichiatri e presunti invasati agli
esorcisti.
Castaneda racconta come Don Juan nell’Isola del Tonal lo ragguagli sulle logiche che
servono a reggere il mondo e in che modo si riferiscano a una serie di “descrizioni
della realtà” fondate su cicli d’abitudine. Se io vedo un gatto so di cosa si tratta,
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quando qualcuno mi abbraccia colgo un segnale netto, il volto di un bambino
contiene una serie di suggestioni emozionali. Il mondo, cioè, si esprime per simboli
convenzionali, cose complesse possono essere comprese e definite semplificandole
grazie a un’espressione di estrema sintesi: antropologicamente siamo abituati a
ragionare così.
Dal canto suo, il filosofo della scienza canadese Ian Hacking (tuttora ordinario al
Collège de France a Parigi) chiama «malattie mentali transitorie» – come era l’isteria
a fine Ottocento e come sono oggi la personalità multipla, l’anoressia, la sindrome da
affaticamento cronico – «quelle malattie che compaiono in un dato momento, in un
dato luogo, per poi sparire. Possono diffondersi da un posto all’altro e ripresentarsi in
momenti diversi. Possono colpire una certa classe sociale o gli individui di un solo
sesso, e privilegiare le donne povere o gli uomini ricchi…». Bene, quando
incontriamo personalità di questo tipo, fermo restando il fatto che esistono casi
estremi in cui la patologia è facilmente riconoscibile per ragioni genetiche o traumi di
natura diversa, non vogliamo arrenderci all’evidenza che una molteplicità di anime
albergano potenzialmente in un individuo: è una cosa che destabilizza terribilmente,
che inquieta non poco le folte schiere dei benpensanti.
Ma analizziamo meglio questo aspetto: se è vero che il volto è lo specchio
dell’anima, è altrettanto incontrovertibile che le mille maschere indossate possono
arrivare a riflettere le mille anime capaci di generarle.
Osservare la realtà in maniera meno convenzionale, in modo “separato” per dirla con
Castaneda, ci indurrebbe senz’altro a ridisegnarla in modo praticamente infinito,
caleidoscopico. E allora non si pretenderebbe “l’unicità” forzata e a tutti i costi negli
individui.
È ipotizzabile che proprio questa compulsiva pretesa abbia creato certe patologie
mediante la costruzione di un modello umano precostituito incapace di armonizzare
in un unicum il gran numero di personalità latenti.
I sensi di colpa che scaturiscono dal difficile compito di essere sempre coerenti con
l’idea di normalità possono essere responsabili di tanti scoppi di follia e crisi da
ipotetica invasione diabolica. In realtà l’universo atemporale e aspaziale vibra in noi
con la sua memoria eterna, quindi nessuno dovrebbe meravigliarsi quando si
risvegliano ex abrupto i ricordi di lingue arcaiche o gli echi dei comportamenti legati
a chi eravamo o a coloro che ancora aspettiamo di essere.
C’è da chiedersi a questo punto in quale categoria, per quanti amano questa pratica di
tipo un po’ archiviale, si debbano sistemare quei cybernauti costantemente alla
ricerca di una serie di identità diverse fra loro, tutti impegnati a costruirsi e a vivere
esistenze parallele o perfino follemente intersecate tra loro.
In quel mondo si vive deliberatamente e con gioia nella piena scissione del proprio
sé, in una condizione paragonabile allo schizoidismo conclamato, si è teatranti senza
salario delle mille repliche di uno, nessuno, centomila. Anzi come compenso ci si
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riappropria delle mille anime, si viaggia all’interno di gorghi inebrianti: qualcuno fa
ritorno, qualche altro no.
E allora la mannaia dell’etichetta cade inesorabile: una sega elettrica degna del
migliore Nicholson è pronta ad abbattere il pazzo che non riesce a riconciliarsi più
con l’unità e diviene difforme, metamorfico, dalle troppe facce e dai troppi
comportamenti per non suscitare allarme e preoccupazione.
In fondo il padre era uno e trino, e poi si è riconciliato con il mondo presentando
l’unigenito e chiudendola lì. Ma era trino. Mentre noi, volenti o no, continuiamo a
crederci figli di quel Dio che si coniuga all’infinito quanto i suoi nomi e il cui
contraltare si proietta in quella zona d’ombra chiamata Shaitan, l’angelo di tenebra
compiaciuto di esser chiamato legione.
San Giovanni Crisostomo asseriva che «diabolus est deus inversus»: possiamo allora
trarre facili deduzioni sulla complessità senza scampo della nostra ontologica natura,
prisma scomposto in troppi cromatismi per poter aspirare all’illusione del biancore
assoluto della luce riunificata.
Sostiene a tal proposito George Ivanovich Gurdjieff:
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Folklore e tradizioni liguri:
Arenzano e il Beigua
di Stefano Riberti
Arenzano
Arenzano è un paese di circa 12.000 abitanti situato nella riviera genovese di
Ponente. Vi sono indizi che fanno supporre che la località rivierasca sia stata
testimone di una presenza templare durante il XIV secolo. Sappiamo che, con la
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capitolazione di San Giovanni d'Acri avvenuta nel 1291, i Cavalieri del Tempio
decisero di abbandonare l'impegno militare in Terra Santa e di stanziarsi a Cipro e in
Francia. In particolar modo le regioni del Sud-Ovest della nazione transalpina sono
quelle dove si è sviluppato maggiormente il movimento Templare. È interessante
notare come numerose chiese intitolate ai santi Nazario e Celso siano collegate alle
vicende dell'Ordine dei Cavalieri del Tempio. Secondo la tradizione, Nazario ha
evangelizzato buona parte della Gallia, la Francia del suo tempo. Durante la sua
missione, a Nizza, gli fu affidata la custodia del giovane Celso. I due proseguirono la
loro opera di evangelizzazione recandosi fino a Milano, dove vennero però arrestati e
decapitati nell'anno 76 dc. È risaputo che nell'Occitania vi è memoria della più alta
concentrazione di Templari in Europa, si stima che almeno un terzo dei loro
possedimenti si trovasse in questa regione. Sul perchè esista un nesso tra la presenza
dei Cavalieri del Tempio e il culto dei santi Nazario e Celso si possono solo azzardare
alcune ipotesi; forse i Templari hanno stabilito che le chiese dedicate a Nazario
possedessero una derivazione etimologicamente consona al soggetto della fede
cristiana: il Nazareno (Gesù di Nazareth). Inoltre sappiamo che i Cavalieri del
Tempio erano dediti all'uso della Cabala Fonetica, possiamo quindi immaginare un
Nazarius et Celsus trasformato in un Nazarenus excelsus. Potrebbe anche essere
verosimile che i Templari si sentissero affini all'esperienza dei Nazirei, una setta
esistente già in epoca precristiana che si avvaleva di elementi gnostico-sincretisti e
che negava la divinità di Gesù. Un'altra congettura riguarda la simbologia della coppa
e della testa. Il mito del Graal è intimamente legato alla vicenda Templare e spesso si
è ipotizzato, interrogandosi sulla natura dell'oggetto, che potesse trattarsi della testa
di un uomo. Possiamo supporre che la coppa in questione sia stata ricavata da un
teschio? I celti, che hanno protratto i loro usi e costumi per i secoli successivi, erano
soliti conservare i crani proprio perchè ad essi associavano proprietà magiche.
Come precedentemente specificato si tratta di ipotesi, tuttavia quello che è certo è che
ad Arenzano la parrocchia principale sia dedicata proprio ai santi Nazario e Celso.
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La chiesa è stata edificata sopra i resti di una fortificazione (probabilmente romana),
risalente all'ottavo secolo. Nel 1703 iniziarono i lavori di ristrutturazione e di
ampliamento della chiesa, e nel 1708 il curato Arenzanese Antonio Maria Guerra,
riportò nel suo diario che, durante alcuni scavi, furono ritrovati alcuni preziosi. Il
curato non fu mai preciso nel descrivere la tipologia degli oggetti rinvenuti però, a
seguito dei primi ritrovamenti, decise di continuare le ricerche e si affrettò inoltre a
precisare che, dal momento che gli scavi si stavano svolgendo presso un ossario del
1500, non era infrequente assistere alla manifestazione di "larve" e spettri. Con
questa precisazione, Guerra intendeva probabilmente scoraggiare eventuali curiosi
che avrebbero potuto voler assistere agli scavi e con i quali, magari, avrebbe dovuto
dividere altri eventuali reperti. Chi è a conoscenza delle vicende dei Cavalieri di
Cristo è consapevole di un piano dell'Ordine per consentire, con il sacrificio di
numerosi iniziati arrestati per volere di Filippo IV, la sopravvivenza dell'ideologia
che aveva animato il movimento templare. Sicuramente, coloro che si incaricarono di
preservare le ricchezze accumulate in un paio di secoli di attività militare dell'Ordine,
si sottoposero a sforzi immani. Molto probabilmente chi ebbe modo di occultare i
segreti templari, ritenuti di fondamentale importanza per il genere umano, non mise
in atto palesi azioni di resistenza, piuttosto creò una rete di iniziati difficilmente
identificabili che, seguendo un codice segreto, portarono avanti la tradizione. È
dunque possibilie che Arenzano ospiti o abbia ospitato tesori, reliquie e segreti
Templari? Sebbene sia impossibile rispondere a questo quesito con una risposta
certamente affermativa, ci sono alcuni indizi che lasciano intuire che i Cavalieri
dell'Ordine abbiano quantomeno transitato presso il paese rivierasco. Volendo citare
solo alcuni indizi che potrebbero avvalorare la tesi sin qui esposta, si può portare
l'esempio del civico n. 5 di via Maxio. La facciata del palazzo ha subito di recente
lavori di ristrutturazione, tuttavia gli inquilini hanno deciso di preservare e restaurare
l'antica croce ottagona di memoria templare che è visibile sopra al portone principale.
È risaputo che le Domus Templi, le case del tempio, si ispirassero alla struttura
dell'antica mansio romana: si trovavano sulle principali vie di comunicazione, erano
attrezzate per operare in autonomia ed erano in grado di offrire ospitalità ai viandanti
in transito. Potrebbe esserci un collegamento Maxio-Mansio dal momento che la via è
situata presso quella che era la strada romana di levante, unico punto di accesso al
paese per chi proveniva da est. Questa tesi è ulteriormente avvalorata dal fatto che,
solitamente, le mansio Templari sorgevano in corrispondenza di corsi d'acqua. Nel
caso Arenzanese la via si trova in corrispondenza del torrente Cantarena. Inoltre, lo
studioso dell'epopea Templare Louis Charpentier, sostiene che nei pressi di ogni
importante insediamento dell'Ordine si trovi il luogo della spina, un passaggio segreto
che aveva uno scopo sia difensivo, sia identificativo. Lo studioso francese suggerisce
che questi passaggi segreti venissero usati anche come percorsi iniziatici in particolari
occasioni. Ad Arenzano esiste ancora oggi via Spinè. È la strada che, dal santurio
delle Olivette, si dirige verso Nord-Ovest e verso il torrente Cantarena; il toponimo
della via probabilmente risale al tempo in cui il viottolo fungeva da accesso
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secondario alla mansio (attuale via Maxio). Un'ultima suggestione, forse un pò
eccessiva ma sicuramente d'effetto, accosta le vicende di Arenzano a quelle di
Rennes. Il parallelismo con la Francia riguarda entrambe le cittadine denominate
Rennes, sia Rennes-le-Chateau perchè teatro delle vicende del parroco Saunière, sia
Rennes-les-Bains per l'esistenza della chiesa parrocchiale dedicata ai santi Nazario e
Celso. Si possono notare delle similitudini tra le vicende occorse a Saunière e al
curato arenzanese Antonio Maria Guerra, entrambi i preti infatti sono stati coinvolti
nel ritrovamento di reperti preziosi durante i lavori di restauro delle loro chiese.
Considerando inoltre che i tre paesi possono essere ricondotti ad origini celtiche,
risulta evidente che abbiano condiviso alcune caratteristiche culturali e
toponomastiche. Lo stesso dialetto Ligure-Arenzanese possiede una notevole
assonanza con il ceppo linguistico anglosassone, nel quale sono confluite le parlate
celtiche. A tal proposito può essere curioso notare come attraverso l'ausilio della
Cabala Fonetica si possano apprezzare delle similitudini tra Rennes e Rensen
(Arenzano in dialetto): i due paesi condividono le prime tre lettere comuni ai due
toponimi, con le successive tre poste in senso inverso. Sebbeno lo scopo di questo
articolo non sia quello di prendere in esame eventuali corrispondenze alfa-numeriche,
tuttavia può essere interessante tenerle in considerazione.
Il Beigua
È giunto ora il momento di prendere in esame il secondo luogo del nostro itinerario
alla riscoperta delle tradizioni locali liguri. Si tratta del Parco del Beigua. Il
comprensorio del Parco Naturale Regionale del Beigua rappresenta l'area naturale
protetta più vasta della Liguria. La sua estensione coinvolge dieci territori comunali
che interessanno le due province di Genova e Savona. Il parco è costituito da ventisei
chilometri di crinali montuosi che si affacciano sul mare e che rendono l'area una
delle zone più ricche per geodiversità e biodiversità. Il comprensorio custodisce la
memoria geologica della Liguria e, sul suo territorio, si possono apprezzare
affioramenti rocciosi, reperti minerali e giacimenti fossiliferi. La flora locale
conferisce al paesaggio un aspetto fatato, l'alternanza tra distese di prateria montana e
antiche faggete ha un impatto suggestivo, soprattutto al sopraggiungere della nebbia.
Sull'origine del nome Beigua esistono diverse teorie. Dal punto di vista
toponomastico, non può certamente sfuggire la notevole somiglianza tra il nome del
Monte Beigua e il francese Monte Bego. Quest'ultimo è famoso per essere uno dei
più importanti siti di arte rupestre di matrice italica (fu annesso alla Francia nel
1947), con circa 100.000 incisioni prodotte in un periodo che va dal neolitico sino
alla dominazione romana. Pertanto il Monte Bego può essere considerato a tutti gli
effetti una montagna sacra per gli antichi liguri. Fu solo quando si iniziarono a
rinvenire tracce di insediamenti preistorici e petroglifi all'interno del Parco del
Beigua che si ritenne sensato accostare linguisticamente i nomi dei due monti (Bego-
Beigua). Alcuni studiosi li associano a Baigus, una divinità che nell'area dei Pirenei è
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conosciuta come Baigorix (dio della fertilità e della guerra). Secondo lo studioso
Mario Garea il nome Beigua deriva dal dio cornuto dalla testa di ariete Begu. Fu lo
stesso Garea, a rinvenire sulla vetta del monte, un simulacro del dio costituito da una
testa d'ariete in arenaria, posta sulla sommità di una piramide tronca di pietre. Altri
ricercatori evidenziano la somiglianza di questi fonemi con il termine "bagiue", usato
nei dialetti della Valle Argentina e di Triora in particolare per indicare le streghe.
Possiamo considerare attendibile anche l'ipotesi secondo la quale l'origine comune
dei due toponimi sia da ricercare nella radice pre-indoeuropea "bek" con la quale si
identifica il maschio della capra. Il ricercatore Pucci approfondisce ulteriormente le
similitudini che esistono tra i due monti, in particolare cita: la probabile origine
comune del nome, la presenza in entrambi i siti di corsi d'acqua e fonti, di aree
boschive e pascoli, la grande abbondanza di petroglifi, la comune presenza di
toponimi legati a vicende sovrannaturali e convertiti in luoghi maligni dalla
successiva contaminazione cristiana, la comune presenza di cime i cui toponimi sono
riconducibili a divinità pagane, come ad esempio il monte Ermetta (riconducibile a
Hermes) e il monte Tarin (riconducibile al dio celtico Taranis).
Bisogna inoltre considerare che queste zone dell'entroterra ligure hanno subito una
dominazione romana più mite rispetto alle zone costiere, pertanto è ragionevole
ritenere che le usanze rituali siano state conservate per periodi di tempo relativamente
lunghi. Alcune località hanno dei nomi che riconducono a credenze pagane
successivamente corrotte dal parassitismo cristiano. Ad esempio la località Faie
secondo alcuni sarebbe riconducibile alle Fate e agli spiriti della natura. In ogni
tradizione i miti narrano della vetta delle montagne come della dimora degli dèi e
quindi non deve stupire l'ipotesi che l'intero comprensorio del parco fosse utilizzato
dagli antichi liguri come area sacra. Il paese di Alpicella risale con ogni probabilità
ad un insediamento celtico e di particolare bellezza resta la strada megalitica
percorribile ancora oggi; quest'ultima è costituita da un viale lastricato ai lati del
quale si stagliano filari di faggi, il tutto delimitato da possenti pareti di pietra. È
verosimile che questa strada fosse impiegata per scopi rituali e religiosi, infatti il suo
orientamento riproduce il percorso descritto dal sole durante il solstizio d'estate.
18
Per quanto riguarda i petroglifi sappiamo che il loro sviluppo artistico si diffuse nel
neolitico e perdurò nell'età del bronzo. Non è semplice stabilire quando l'incisione
della roccia si estinse come espressione artistica ma è probabile che si affievolì in
concomitanza alla scoperta di altre forme culturali ed espressive. Le motivazioni del
culto della roccia incisa sono con ogni probabilità da ricercare nella credenza che
attribuiva alle rocce un potere positivo di natura taumaturgica. Spesso al potere della
roccia era associato anche quello dell'acqua, infatti il Beigua è testimone di numerose
incisioni praticate su massi che si trovano in prossimità di corsi d'acqua. Le antiche
popolazioni che vivevano su queste terre erano dedite a pratiche animiste, in cui
l'acqua occupava un ruolo centrale anche per la sopravvivenza, ma soprattutto per il
valore simbolico di linfa vitale che sgorgava dalla madre terra. Gli strumenti e le
tecniche di incisione variavano in base alla tipologia di roccia e al periodo storico.
Purtroppo bisogna rilevare che molti petroglifi sono stati deturpati a causa della
disastrosa psicosi cristiana che ha fatto in modo che, a segni di origine antichissima,
venissero sovrapposte delle croci, vessillo del nuovo dio usurpatore in ascesa.
Volendo solo citare alcune opere di particolare bellezza, ricordiamo la Pietra
dell'orologio di Alpicella; si tratta di un masso di forma triangolare collocato al
centro di un piccolo pianoro. La sua funzione era quella di fornire dati sul cammino
del sole all'interno di quello che poteva essere un antico osservatorio solare.
Possiamo citare anche il Masso della Biscia, sul quale sono rappresentati organi
genitali maschili e femminili nell'atto dell'amplesso, segno di un probabile culto
legato alla fertilità femminile. Molto affascinate la Roccia della Venere, che deve il
suo nome alla somiglianza con le Veneri paleolitiche scoperte nel Salento presso la
Grotta Romanelli. La figura incisa sulla roccia ricorda quella di una donna gravida
sormontata da una coppella che rappresenta la testa, sull'estremità inferiore del corpo
appare evidente il simbolo sessuale femminile. Dalla porzione inferiore della figura,
partendo dal simbolo sessuale, è presente una canalizzazione rettilinea che,
considerando la presenza dell'acqua della sorgente sulla roccia, fa supporre l'impiego
della stessa in un culto delle acque e della fertilità. Numerose rocce riportano i motivi
di coppelle raggiate, che potrebbero replicare il sole o addiritura la posizione nel cielo
delle stelle (quest'ultima ipotesi resta dubbia). Nel comprensorio sono stati scoperti
anche massi con la funzione di altare sacrificale i cui lati sono ricoperti da una fitta
rete di incisioni, canaline e coppelle per la colatura del sangue con un probabile
utilizzo divinatorio.
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È interessante notare che alcune aree del Parco possiedono la curiosa capacità di
attrarre un quantitavo spropositato di fulmini, inoltre sul Beigua si registrano
anomalie del campo magnetico che fanno deviare l'ago della bussola anche di 180°.
Per gli interessati alle formule magiche del nuovo eone o che si occupano di magia
stellare, va riportato il fatto che il Beigua è stato al centro di una discreta attività
ufologica. Non sono mancati gruppi di studiosi, soprattutto nella seconda metà degli
anni novanta, che hanno dedicato più di una notte a osservare il cielo alla ricerca di
un qualche segnale che potesse essere riconducibile alla presenza di esseri
extradimensinali. Molte ricerche sono state condotte nelle aree boschive durante le
nottate climaticamente meno rigide (comunicazione personale ricevuta da una
partecipante a queste attività).
Quel che è certo è che l'intero Parco sia un luogo particolarmente interessante per
coloro che si occupano di scienze occulte. Molte tracce della presenza degli antichi
liguri aspettano ancora di essere svelate, basti pensare che recentemente (nel 2017)
due studiosi hanno scoperto ben quaranta menhir.
Per concludere questo breve articolo, auspico che coloro che si occupano di scienze
iniziatiche possano aver tratto ispirazione per la riscoperta di luoghi di potere legati
alla propria terra. Esplorando i misteri che ci riguardano da vicino, si potrebbero
recuperare saperi arcaici legati a correnti magiche specifiche; lo stimolo per i
praticanti odierni potrebbe essere quello di riadattare tali conoscenze alle formule
magiche del nuovo Eone. In tal senso esistono correnti nuove di Magia, come la
Chaos Magick o la Maat Magick, che hanno sottolineato a più riprese l'importanza di
integrare pratiche antiche, come l'animismo e lo sciamanesimo, a più moderne teorie
esoteriche, andando in tal modo a creare una visione Paneonica della realtà magica.
Alcuni gruppi di iniziati, all'inizio del nuovo millennio, hanno tentato un'opera di
riattivazione energetica dei principali siti magici presenti sul nostro territorio e la
sezione di Folklore e Tradizioni Locali di Fosforo e Mercurio ha tra i suoi scopi
anche la prosecuzione di questo tipo di lavoro magico.
Personalmente ritengo che il recupero di certe correnti magiche, legate a siti specifici,
possa essere una fonte di notevole arricchimento iniziatico per tutti i praticanti
moderni. Concludendo, è doveroso precisare che i fatti, i luoghi e le congetture
proposte in queste righe non soddisfano completamente il tanto osannato rigore
scientifico, così di moda oggi, tuttavia chi si occupa di magia è consapevole che il
mito, per adempiere al suo compito, non ha certo bisogno di un'esattezza storica
assoluta.
Di seguito sono riportati alcuni testi per chi volesse approfondire gli argomenti trattati:
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Il Dio delle streghe, la Ierogamia
e il simbolismo del Graal
di Giuseppe M. S. Ierace
«Poiché mia è la porta segreta che si apre sulla Terra dell’Eterna Giovinezza, e mia
è la coppa del vino della vita, e il Calderone di Cerridwen, che è il Santo Graal
dell’immortalità… Poiché io sono l’anima della natura che dà vita all’universo, da
me tutte le cose procedono e a me tutte le cose devono infine ritornare; e di fronte al
mio volto, amato dagli Dei e dagli uomini, lasciate che il vostro io divino più
profondo sia avvolto dall’estasi dell’infinito. Che la mia adorazione risieda nel
cuore che gioisce; giacché tutti gli atti di amore e piacere sono rituali a me
consacrati…»
[da “Charge of the Goddess” (2000) di Doreen Valiente (1922-1999), “in arte”
Ameth].
Frank Stewart Farrar (1916-2000), quando era stato da poco affiliato alla “tradizione”
di Orrell Alexander Carter, alias Alex Sanders (1926-1988), dalla compagna di
quest’ultimo, Maxine, ancor prima di pubblicare con la propria partner, Janet, “Eight
Sabbats for Witches” (1981) e “The Witches' Way” (1984), da sceneggiatore qual era,
descrisse, in “What Witches Do” (1971), come iniziazione al secondo grado della
Wicca, un dramma rituale basato sulla leggenda della sumera Innanna, ripresa dai
successivi miti ellenici di Persefone e Orfeo. Nel corso di tale “discesa della dea
nell'oltretomba” la divinità suprema s’avventura negli abissi più profondi della Terra
(il Kur di Nergal) per partecipare al cordoglio della sorella Ereshkigal, ciò almeno
nell’antico poema, invece nella cerimonia attuale, al fine di scoprire la causa
dell’invecchiamento e della morte che affliggono gli esseri viventi nel regno naturale.
Spogliata dei suoi gioielli e denudata di tutto l’abbigliamento, viene condotta, legata
e umiliata, davanti all'Oscuro Signore della Morte, l'aspetto più tenebroso del dio
cornuto (Cernunnos, o Lucifero) dei neo-pagani, che la vuole possedere, mentre lei
gli resiste, rimproverandogli di far appassire tutte le cose degne d’essere amate. Lui la
frusta per imporle i “tormenti dell’amore”, finché alla fine «essi si amano e
divengono una cosa sola». Per festeggiare l’avvenuta riconciliazione, il Signore della
Morte le offre la “collana della rinascita”, che simboleggia il ciclo delle
reincarnazioni, e la speranza dell'immortalità, insegnandole i suoi misteri. Uno dei
quali contempla la possibilità di condurre i sacerdoti e le sacerdotesse al matrimonio
eterno, nello spirito e in astrale, attraverso altre esistenze, da «anime spose».
Un’interpretazione junghiana di questo psicodramma ci parlerebbe dell’assorbimento
dell’Ombra, la parte più buia della natura d’un individuo. Una personale tenebra che
va accettata e con cui “accoppiarsi”, “per divenire una cosa sola con essa”, come la
Gran Madre aveva dovuto amare e copulare col Signore Oscuro, in quanto gli opposti
devono trovare il loro equilibrio congiungendosi. L’alchemica “coniunctio
21
oppositorum”, interpretata nell’emblema taoista dei pesci, uno bianco, l’altro nero,
che s’inseguono senza tregua e senza mai possedersi pienamente, sfocia infine
nell’enantiodromia di Eraclito.
Nel suo “Dogme et Rituel de la Haute Magie” (1856), Éliphas Lévi, sull'angolo in
alto a sinistra, a margine dell'illustrazione ambivalente del gesto di benedizione che
proietta sul muro l'ombra della testa d’un capro, ritenuto malefico e demoniaco, ha
fatto apporre i due più antichi simboli che esprimono lo stesso concetto, appunto
quello Yin e Yang, e il Doppio Ternario, attivo e passivo, comprendente il segno
della Lama (bianco, positivo, maschile) sovrapposto a quello del Calice (nero,
negativo, femminile). Difatti, l'angolo con la punta rivolta verso l'alto, detto "Lama",
"Corno" o "Lancia", rappresenta tutto ciò che è connesso all'Energia Maschile, come i
simboli fallici, la verga o il bastone, la spada, la Lancia, i betili di forma conica, la
piramide, gli obelischi, le cuspidi dei campanili, ecc. Una sua efficace
rappresentazione, frequente nell'iconografia medievale e rinascimentale, è quella
dell'Unicorno che immerge l’estremità della sua sporgenza in uno specchio d’acqua,
equivalente all'angolo con la punta rivolta verso il basso, detto "Calice", "Vaso" o
"Coppa", in rappresentanza di quanto è Femminile e che ad esso si richiama, come i
simboli vulvari, il pozzo, la sorgente, le coppelle scavate nella roccia, la caverna,
l’uovo, un qualsiasi contenitore, il Graal, il cuore, e via dicendo.
La comune stilizzazione del Cuore, ripete la "V" del “Calice” richiusa dai due
semicerchi del segno dell'Ariete. Durante la celebrazione liturgica dell'Eucaristia,
l'ostia circolare viene presentata quale "Agnello di Dio", per poi essere divisa in due
semicerchi appena al di sopra del calice. Il medesimo segno invertito allude a dei
caratteri sessuali prominenti di genere squisitamente femminile. Nelle carte da gioco
francesi, questi significati originari sono ancora conservati. Cuori sono sempre il
vaso/calice/coppa (Graal); le spade son diventate lance, o l’arma inastata al suo apice,
Picche; la bacchetta, ossia la verga o il bastone, è germogliata dando origine ai Fiori,
graficamente contraddistinti da tre sfere, disposte a triangolo, come nel Fleur-de-Lys;
infine, i dischi magici, Pentacoli (denari) si sono trasformati in quei Quadri, che
ancora presentano la forma della Lama e del Calice sovrapposti l'una sull'altro (la
ierogamia). Nei semi degli Arcani Minori dei Tarocchi, Lama e Calice si sono
adattati in Spade e Coppe, mentre Ori e Bastoni menzionano le altre due Reliquie del
Graal: il Piatto e la Lancia. E questi stessi quattro elementi sono esposti insieme, sul
tavolo del Mago, ossia il Bagatto, nel primo Arcano Maggiore, per riassumere gli
Strumenti dell'Arte (Craft): una Bacchetta magica, un Pugnale, una Coppa, alcune
monete, o delle Pietre Preziose.
22
Proprio perché celebra il generarsi della vita grazie a questa mistica dei principi
divini, la sessualità umana è altrettanto sacra. Nel contesto più generale del
neopaganesimo, espressamente la Wicca rappresenta la religione che meglio celebra
la natura e la fertilità, la nascita e il fiorire della vita. Poiché l'unione fisica, mentale,
spirituale e astrale di una donna e di un uomo emula l'unione dei principi cosmici
ancestrali, la Dea e il Dio, dalla cui eterna complementarità e interazione si genera
ogni esistente, sono innanzitutto i rituali ierogamici a venire considerati
assolutamente fondamentali.
Al sacramento della cosiddetta "Camera nuziale", il più importante e l'unico
peculiare dei valentiniani, dànno un’enfasi essenziale i vangeli gnostici, in particolare
l’apocrifo copto di Filippo. Dal commento alla Genesi (2, 21-23) si sa che
originariamente l'umanità era androgina e la differenziazione tra i sessi fu causata
dalla separazione tra Adamo ed Eva, con conseguente decadenza e ingresso della
morte nel mondo. Se ne deduce pertanto come lo scopo dell’avvento di Cristo sia
stato proprio la riconciliazione tra maschio e femmina, e non soltanto nel matrimonio
quale comunione di marito e moglie, ma pure nella fratellanza spirituale di
quell’alcova (“Camera nuziale”), in cui l'iniziato spera di ricevere un’anticipazione
dell’accorpamento alla sua controparte celeste.
Nella rappresentazione più concreta, quindi, ciò che, in Wicca, viene definito
“Grande Rito” si pratica effettivamente mediante un reale accoppiamento carnale tra
sacerdote e sacerdotessa, agenti per conto delle impalpabili divinità che impersonano
in quell’istante. In forma simbolica, prevede molto più semplicemente che la
sacerdotessa alluda soltanto alla penetrazione, immergendo lei stessa il rituale fallico
athame nello cteico calice sostenuto dalla concelebrante controparte maschile.
Cosicché questo simulato connubio lo si arriva a praticare pubblicamente, durante i
festeggiamenti delle ricorrenze wiccan più importanti, quali Beltane (alla levata
eliaca di Aldebaran), Samhain (levata eliaca di Antares) e Yule (solstizio d’inverno),
come pure nel rito nuziale dell''handfasting, dopo l’emblematica legatura delle mani
tra gli sposi, quasi fosse una “dextrarum iunctio inter coniuges” di quel cerimoniale
romano che relegava il “nodo” da sciogliere alla cintura della sola nubenda. Il
periodo più propizio per eseguire un rito come il matrimonio corrisponde alla Luna
relativa all’Esbat di giugno (Simivisonios), detta “del Miele” (da cui l’espressione
ancora comunemente in uso, per “viaggio di nozze”), forse anche per l’usanza di
consumare idromele come corroborante, tonico ed elixir rinvigorente.
Nel tracciare delle differenze tra la tradizione alexandriana (da Alexander Carter ) e
quella da ricondurre al “Craft name” Scire, al secolo Gerald Brosseau Gardner (1884-
1964), autore dei celeberrimi “Witchcraft Today” (1954) e “The Meaning of
Witchcraft” (1959), la prof. Vivianne Crowley causticamente distinse: «Gli
Alexandriani vengono preparati meglio, ma i Gardneriani fanno molta più
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guarigione spirituale e pare che si divertano di più!». I due principali lignaggi della
Wicca affondano le proprie origini rispettivamente nella magia cerimoniale e in
quella popolare, gli alexandriani sono più propensi verso l’una, i gardneriani verso
l’altra.
Dapprima Gardner, essendosi stabilito nei pressi della New Forest, aveva aderito al
gruppo occulto di Frater Aureolis, ossia George A. Sullivan (1890-1942), la
Confraternita di Crotone dell'Ordine della Rosacroce, per il tramite del quale disse
poi d’aver incontrato la congrega stregonesca a cui fu iniziato nel 1939,
riconoscendola come sopravvivenza della devozione precristiana su cui ampiamente
aveva discettato Margaret Alice Murray (1863-1963), in “The Witch-Cult in Western
Europe” (1921) e “The God of the Witches” (1933). Si decise di rianimarne la fede,
completandone i rituali con idee provenienti dalla magia cerimoniale, suggerimenti
di stampo massonico, e le suggestioni procurategli dagli scritti di Aleister Crowley
(1875-1947). La mattina successiva alla notte di Walpurga dell’anno in cui sarebbe
morto, 7 mesi dopo, il fondatore della religione di Thelema, Gardner se lo fece
presentare dall'amico prestidigitatore, burattinaio e ventriloquo Arnold Crowther
(1909-1974), introdotto alla Witchcraft solo anni dopo, proprio a causa
dell’avversione degli altri iniziati nei confronti della sua platealità. In fin di vita
Crowley elevò al IV grado dell’Ordo Templi Orientis (OTO) Gardner, con un decreto
redatto di proprio pugno da quest’ultimo, ma firmato dalla Grande Bestia. Subito
dopo, Scire si recò negli Stati Uniti, dove, a New Orleans, avrebbe voluto
approfondire lo studio del Voodoo. Nel frattempo, essendo deceduto Crowley, per un
po’ ritenne di poterlo sostituire, onde dedicarsi successivamente alla diffusione della
Wicca sotto forma di rituale d’Alta Magia, impostata sui grimoires medievali, tipo
Clavis Salomonis. Il primo testo della sua trilogia wiccan, in forma narrativa, “High
Magic's Aid”, venne infatti stampato da Atlantis Bookshop nel luglio 1949, dopo
essere stato modificato e reso pubblicabile dall'astrologa Madeline Montalban (1910-
1982), nota per aver dato vita all’Ordo Stella Matutina. Del tutto privatamente,
Gardner aveva anche intrapreso, sotto il titolo "Ye Bok of Ye Art Magical", la raccolta
di appunti e annotazioni su incantesimi e rituali, divenuta il prototipo di ciò che in
seguito sarebbe stato definito un “Book of Shadows”. Frequentando la libreria
Atlantis, ebbe modo di conoscere altri eminenti occultisti, come Austin Osman Spare
(1886-1956) e Kenneth Grant (1924-2011). Con Cecil Williamson (1909-1999)
avrebbe fondato il “Folk-lore Centre of Superstition and Witchcraft” di Castletown,
nell’isola di Man. Quando la Valiente entrò a far parte della Bricket Wood Coven,
aiutò Gardner a rivedere quel suo Libro delle Ombre, al fine di eliminarvi la maggior
parte dell'influenza crowleyana, dalla quale, in un certo qual senso, ci si sarebbe
voluti “purificare”. Per la liturgia dell’Incarico della Dea (The Charge Of The
Goddess), preferì infatti ispirarsi agli studi sulla magia etrusca di Charles Godfrey
Leland (1824-1903) e soprattutto al tanto discusso “Aradia, or the Gospel of the
Witches”, pubblicato nel 1899.
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Arricchito da una prefazione della stessa Margaret A. Murray, nel 1954, comparve
“Witchcraft Today”, dove si ribadiva la teoria della sopravvivenza del culto
stregonesco, la credenza nelle fate, e l’ipotesi che l’eresia dei Cavalieri Templari
consistesse nella loro iniziazione all’Arte (Craft) magica. La biografia ufficiale di
Gardner sarebbe stata scritta da Idries Shah (1924-1996), il mistico sufi che, per non
essere impropriamente associato alla stregoneria (Witchcraft), firmò il libro con il
nome di un membro della Bricket Wood Coven, il naturista, in ottemperanza al rituale
skyclad ("vestirsi di cielo"), Jack Leon Bracelin. Assieme a Shah e Lois Bourne,
conosciuta anche con il nome d'Arte (Craft name) di Tanith, Gardner raggiunse
sull'isola di Maiorca il poeta Robert Graves (1895-1985), l’autore di “The White
Goddess” (1948), il testo che forse più d’ogni altro avrebbe dato un contributo
importante al risveglio dell’interesse per le religioni arcaiche e la rinascita del
paganesimo. Rifacendosi allo studio antropologico di Sir James George Frazer (1854-
1941), esposto ne “Il ramo d'oro” (The Golden Bough: A Study in Magic and
Religion) del 1922, Graves sosteneva la tesi della peculiarità d’una "religione della
società matriarcale" dedita al culto d’una Dea unica, riconosciuta tra le diverse
popolazioni sotto vari nomi: Ana, Anna, Dana, Diana, Dannan. Come narrano la
maggior parte dei miti in tantissime varianti, per mantenere la fertilità dei campi,
delle greggi e delle genti, doveva essere sacrificato il vecchio paredro della Dea da
sostituire ogni anno con un nuovo compagno più prestante. Dietro volti differenti
della mitologia pagana pre-cristiana, questa divinità veniva rappresentata
sostanzialmente dalle fasi lunari. Per la lettura delle raffigurazioni, Graves aveva
escogitato un’originale metodologia, l’iconotropia, consistente nel ridurre "il
discorso-logos nelle sue immagini originali e nei suoi ritmi", combinandoli
successivamente "su differenti livelli simultanei di pensiero". Cosicché il cosiddetto
“giudizio di Paride” potesse essere interpretato come raffigurante la Dea unica nella
sua triplice forma, rappresentata da divinità solo apparentemente distinte in Hera,
Afrodite e Atena. Ma già Ovidio, nel III libro dei Fasti, a proposito dell’Eidus Annae
Perennae, propendeva per un’analoga ipotesi: «Vi è chi ritiene che questa dea sia la
Luna, perché con i suoi mesi completa il circolo (annus); altri pensano che sia la dea
della giustizia, Temi, altri la vacca di Inaco, Io. Troveresti anche chi dice che sei una
ninfa, figlia di Atlante, e che tu, Anna, desti i primi nutrimenti a Giove… Adesso mi
rimane da dire perché le vergini cantino canzoni oscene, visto che davvero si
radunano e cantano certi motivi licenziosi… ».
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quale accudisce, e “cura”, un adolescente guerriero, il fanciullo Mars, inginocchiato
sul bordo d’un dolio, o krater, sovrastato da un mostro infernale, Cerbero, secondo
Lammert Bouke van der Meer, associato a un serpente. L’Omen Victoriae suggella
dall’alto questa “trionfale” rinascita. Il contenitore, dolio o krater, conserva infatti la
misteriosa pozione (d’ambrosia, vino, idromele, o che altro), che perentoriamente
decreta l’immortalità e il divino Triumphus.
«La presenza della Dea Fortuna – spiega la Zaffarana - richiama a sua volta una
sfera ciclica e iniziatica e proprio il suo dominio oracolare conferma e rafforza il
dono dell’Omen Victoriae fatto da Minerva-artifex.».
Nel III libro dei Fasti, Marte chiede ad Anna Perenna di divenire sua complice: “Tu
sei venerata durante il mese a me dedicato, io ho unito la mia stagione alla tua, e
ripongo grande speranza nei servigi che mi puoi dare. Dio armato, per l’armata
Minerva brucio, rapito d’amore, e da lungo tempo tengo viva questa ferita (Armifer
armifera correptus amore Minervae uror et hoc longo tempore vulnud alo). Tu devi
fare sì che noi, divinità simili nelle inclinazioni, ci si unisca in uno…”. Anna Perenna
però lo prende in giro, e nei distici elegiaci d’Ovidio: “Tu fai un tiro mancino
all’amante; tu, novella dea, sei cara a Minerva, e per Venere non vi fu mai cosa più
gradita. Perciò, si cantano antichi frizzi e lazzi osceni, e ci si diverte dell’inganno di
Anna al grande dio.”
Per imitare l’eiaculazione del Fallo sacro, al termine delle antiche cerimonie
apotropaiche, si era soliti spruzzare campi e greggi, scuotendo rami di fico
precedentemente immersi nelle anfore contenenti il mistico magico liquido. Fu così
che l’albero di Priapo divenne simbolo della sessualità. Declinato al femminile,
indica la vulva; e mimare quest’ultima, ponendo le mani congiunte in modo da
esercitare contemporaneamente la pressione tra i pollici e gli indici insieme,
costituisce la mudrā della Yoni, nonché un segno di scongiuro. Il gesto della
manufica Frederick Thomas Elworthy (1830–1907) lo descriveva in latino: "Inserto
pollice inter medium et indicem, ita ut pollex ipse insertus emineret, et apparet,
reliquis digitis in pugnum contractis.". Indicando esplicitamente la copula, risulta
indubbio il significato sessuale, meno chiara appare forse la rilevanza scaramantica.
Siegfried Seligmann (1870-1926) ne sostiene l’equivalenza con la smorfia consistente
nel cacciar fuori la lingua in senso dispregiativo, nel ripetere l'azione con cui un
poppante rifiuta il seno e contestualmente quella prova di purezza costituita dall’atto
di suggere, bere e dissetarsi. In Italia, nei secoli XVII e XVIII, proponendosi come
insulto e sfida, veniva indicata come "la fica della Calunnia", una divinità dagli
ateniesi onorata sotto il nome di diabolè, da cui è poi derivato il nome del padre della
menzogna, il demonio cristiano.
§
La vulva ciclicamente sanguina e, nell’eliminare una potenzialità di vita, si prospetta
prossima alla distruzione: Eros e Thanatos. Dalla gravidanza procede il potere della
creazione e il mistero della nascita, in modo speculare, e complementare, alla
dimensione terrifica della morte. L’ambigua dea si cinge i larghi fianchi di serpi per
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visitare le interiorità della terra e, nello scrutare il regno dell’aldilà, “inveniet
occultum lapidem”, con il quale prepara l’alchemico miracolo della resurrezione.
Versare un liquido in un vaso (ed è ciò che avviene nel XIV arcano dei Tarocchi), o
bere dal calice (nel corso delle cerimonie dionisiache prima e cristiane dopo),
costituiscono metafore della funzione sessuale, in analogia al simbolismo
dell’athame e della coppa, della lancia e della patena.
Nella mitologia irlandese, i Túatha Dé Danann (cioè le ‘Genti della dea Danu’), alla
Pietra del Destino (Lia Fáil) e alla Spada di Luce (Claíomh Solais), associano la
Lancia di Lúg e il Paiolo del Dagda, il “non-asciutto” 'Coire Ansic'. Joël H. Grisward
accosta il Graal alle insegne regali degli Sciti (lancia e coppa). Tali talismani, allo
snodo culturale caucasico celtico-nord-iranico, si sarebbero confusi con i quattro
gioielli dell’epica irlandese. La pietra dell’incoronazione dell’ardh rig, re supremo,
con la gemma di Wolfram, mentre la triade del “corteggio” (lancia, coppa, patena,
che però liturgicamente sempre al calice e alla patera riconduce) avrebbe accennato
alle funzioni rispettivamente guerriere, magiche e produttive (nonché riproduttive)
della regalità. Il racconto archetipico, reinterpretato in chiave cristiana,
corrisponderebbe pertanto all’iniziazione del principe destinato a ristabilire la
prosperità del Regno (Terra desolata), compromessa dal declino gerontologico del
vecchio Re Ferito, e ormai impotente, in tutti i sensi. Insomma, la tematica
antropologica ben nota di quel complesso sacrificale del Bosco di Nemi che aveva
incuriosito James G. Frazer. I successivi contributi di Vladimir Jakovlevič Propp
(1895-1970), Gilbert Durand (1921-2012), Claude Lévi-Strauss (1908-2009),
avrebbero tradotto il tutto nei termini di garanzia di un’inesauribilità riconducibile
alle periodiche formulazioni pantagruelico-carnascialesche.
Il rilievo litico d’impronta gallo-romana, risalente al II sec. a. C., scoperto a Reims,
testimonia dell’archetipo cornuto connesso ai primi spiriti animali. In esso,
Cernunnos viene effigiato con in grembo una borsa ricolma di monete, quale Pluto
(Πλοῦτος, "ricco") dispensatore d’ogni bene. Il gallese Calderone di Cerridwen
procurava una mistica ispirazione (Awen) a compensazione della bruttezza. In un
pannello del Pentolone di Gundestrup, il Signore di tutti i Cervi, mentre con una
mano mostra il talismanico torquis da appendere al collo per concentrarne l'energia
mistica su tutto il corpo, con l'altra trattiene il serpente della fertilità dalla testa
d’ariete.
La fonte copiosa a cui dissetarsi e il vino da travasare alludono in maniera essenziale
all’atto sessuale; il portatore di doni, le monete d’oro, il prato fiorito, l’uovo,
sintetizzano la funzione sacrale femminile di chiave di vita, esprimendo quel prolifico
potere creativo dell’utero che perdura fin quando le perdite ematiche non avvertono
della sua ciclica distruttività. Tazza o scodella, vaso o piatto, dolio, krater o phiale,
ripropongono sempre quella patera di Igea alla quale il colubro della salute si disseta,
pur avvertendo del duplice aspetto per cui ogni farmaco potrebbe rivelarsi veleno,
come l’ambiguo e oscuro arcano depotenziarsi in insulsa banalità; approfondire
troppo quindi il senso storico-antropologico d’un simbolo arriverebbe a inficiarne la
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stessa valenza “farmacologica” e persino archetipica. Jorge Luis Borges (1899-1986)
attribuiva al personaggio di Dunraven, “esperto in romanzi polizieschi”, la
considerazione: “la soluzione del mistero è sempre inferiore al mistero. Questo
partecipa del soprannaturale e finanche del divino, la soluzione del gioco di
prestigio”, quasi volesse mettere a confronto il fascino della magia di Crowley con
l’insipiente disillusione degli spettacoli di Crowther. Una contrapposizione tra
segretezza e divulgazione, tra riservatezza e proselitismo, destinata a suscitare sempre
forte conflittualità tra le fila degli addetti ai lavori iniziatici, e della Wicca in
particolare.
Il trasferimento da un contenitore ad altro preparò la metamorfosi nel caso del
miracolo delle nozze di Cana (Giovanni 2, 1-11). Ma la trasformazione dell’acqua in
vino pare fosse corrente nelle cerimonie alle quali si dedicavano le Menadi in stato di
trance. Del resto, Dioniso, a cui Anio, figlio di Apollo, pensando fosse meglio avere
due dèi come protettori della famiglia, dedicò le tre figlie, avute da Driope, o
Dorippa, Elaide, Spermo ed Eno, donò alla prima il potere di trasformare tutto ciò che
toccava in olio, alla seconda di convertirlo in grano, alla terza in vino, di modo che
venissero apostrofate Vignaiole od Oinotrope, “muta-vino”, ma sostanzialmente
dispensatrici d’ogni fortuna.
La cornucopia rientra nell’immaginario della ricchezza dei doni uterini e della
ridondante fertilità della natura. Per il tramite del divino potere femminile, la
ierogamia, infatti, tende prevalentemente a elevare il maschile. E non viceversa, come
accade nel mito di Orfeo che perde la sua Euridice. Lo sciamano che doveva
sdoppiarsi per viaggiare in astrale non riesce nell’impresa e viene squartato dalle
Baccanti, ed Euridice respinta nella dimensione del ricordo della bellezza trascorsa.
Nell’affrontare l’alternarsi della tenebra e della luce, del parto e del mestruo, la donna
rimane forse un’eroina solitaria e incompresa, alla stregua di Medea irrispettosamente
strumentalizzata dall’hýbris (ὕβϱις) di Giasone. A Iolco, il calderone magico diventa
fatalmente la tomba di Pelia.
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farceur, Loki s’ébat à son aise dans la petite mythologie: il semble qu’il est là chez
lui. Et puis, brusquement, dans certain mythes, il prend une valeur et une ampleur
énormes, presque cosmiques: … ce deuxième Loki est sans commute mesure aver le
gobelin que présentent tant de récits drólatiques».
La perversione di chi non ha il senso della sua dignità lo costringe a giocare scherzi
meschini, dimostrando una protervia celata da qualche imperscrutabile motivazione
che, pur nella sua tragicità, la rende congeniale a un destino necessario (Anánkē,
Ἀνάγκη).
E di nuovo una fatale esigenza (Anánkē, Ἀνάγκη) sembra assumere la presenza stessa
d’una divinità atta a conferire agli altri dèi quella loro perenne giovinezza. L'enofora
Ebe immerge in un liquido risanatore il fratello Ares, dopo la lotta con Diomede, e la
sua ierogamia con Ercole concede a quest’ultimo l’apoteosi. «E fra l’altre immortali
ultima venne / rugiadosa la bionda Ebe, costretti / in mille nodi fra le perle i crini, /
silenzïosa, e l’anfora converse». Nel poema dedicato a “Le Grazie”, Ugo Foscolo
(1778-1827) la descrive quale “acquaiola”, o una tarologica “Temperanza”, che
sostituisce un’anfora con una coppa. Canova ne ammantò il corpo in un drappo dalle
pieghe fitte e complesse, tale da esaltarne le forme flessuose, lasciandone scoperto il
seno, nei modi d’una minoica Potnia Theron, o d’un’egizia Iside rivestita dal
kalasiris.
«La figura di Ebe - afferma Corinna Zaffarana - è importantissima per la successiva
genesi dei simboli quali quello cristiano del Graal», in quanto custode di quel
nutrimento che dona l’immortalità e pertanto proibito agli uomini. L’etimologia del
termine ambrosia è senz’altro orientale, provenendo dal sanscrito “a-martam”; la
particella negativa “a” non ammette il successivo brotòs, che sta per mrotòs, mortòs,
latino mòrtuus; il greco Ambròsios si traduce infatti immortale. La radice composta
dalle lettere “m-b-r” riconduce pure alla numinosa ambra che però è più vicina al
germanico amber, bernen, brennen, bern, nel senso di rilucente, inglese bright, ma
sempre dal sanscrito bhrag splendere, equivalente all’incènsus latino, da incèndere.
Al fine di salvare il mondo dalla maledizione, dei e demoni s’alleano componendo
nel latte l’Amrita (a-martam), con le erbe sacre ai primi e il veleno del serpente
Vasuki in rappresentanza degli altri. Il mito della zangolatura dell'oceano, o Samudra
manthana è stato comparato dall’antropologo olandese Jarich Oosten con “Il poema
di Hymir” (Hymiskviða), contenuto nell'Edda poetica, in cui un idromele sacro viene
preparato da dèi e giganti, rispettivamente corrispondenti ai Devas e Asura
cooperanti. Vasuki, in questo caso viene sostituito da un esempio di un Ouroboros,
Jǫrmungandr , destinato durante Ragnarök ad avvelenare Thor. Nel ricostruire il
"ciclo dell'idromele", oppure "dell'ambrosia ", sulla figura archetipica del prometeico
Trickster imbroglione che ruba agli dei ciò che è proibito donare agli umani, senza
riuscire per altro a liberarli dalla morte, Georges Dumézil (1898-1986) collegò il mito
della “bevanda sacra” alle varie leggende indoeuropee che sarebbero state all’origine
dei racconti medievali sul Santo Graal.
Giuseppe M. S. Ierace
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Bibliografia essenziale:
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31
MAGOCRATIA
nimrod@[Link]
I Sigilli Magici
Definizione
Per addivenire al corretto significato del Sigillo Magico è necessario procedere con
qualche definizione preliminare.
Infatti se il Sigillo deve essere inteso quale un segno particolare, in cosa consiste
questa sua specificità, inoltre quali sono le differenze, anche semantiche, tra Segno,
Simbolo o Segnacolo Magico?
Ebbene, il Segno, categoria più ampia, può essere definito come qualcosa che sta per
qualcos’altro, veicolando a qualcuno in qualche modo qualcosa, esso deve essere
semanticamente considerato quale una unità discreta ed elementare di significato che
definisce funzionalmente un sistema composto da:
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Infatti nei tempi antichi il simbolo era materialmente un “oggetto di riconoscimento”
o “identificazione” ottenuto spezzando un tassello od oggetto in due; le due parti così
rotte venivano date, a conclusione di un patto od accordo, rispettivamente a due
individui, due famiglie o anche due collettività. Ciascun detentore, conservando la
propria parte, avrebbe potuto in futuro dimostrare ricomponendo l’oggetto l’esistenza
di una pregressa intesa.
Va detto che se per diversi studiosi e filosofi, specie della corrente positivista, il
Simbolo nella sua funzione di “stare al posto di” si possa scambiare od anche
identificare con il Segno, per il Magistero1, come per altre partizioni della filosofia e
del sapere tradizionale, questo non è possibile in quanto il Simbolo esprime ed
esplicita anche un valore evocativo di un qualcosa sottinteso dal conteso socio-
culturale di riferimento e quindi deve ritenersi entità complessa rispetto al Segno.
Per dirla con le parole del celebre esoterista René Alleau 2 “la funzione simbolica è un
modo di stabilire una relazione tra il sensibile e il sovrasensibile”, tutto sommato nel
Simbolo vi è una componente espressa da valori antropologico-culturali che
interagisce con una componente interpretativa immaginifica del soggetto
interpretante, vi è in sostanza una primaria funzione creativa rispetto al più
elementare Segno.
Per converso l’interpretazione del Simbolo, almeno in astratto, è più ampia e può
richiedere un non trascurabile sforzo interpretativo anche perché l’essere umano
tende ad attribuire i significati basandosi sulle esperienze pregresse e su
considerazioni soggettive determinando una polivalenza nei significati spesso
oltremodo ricca ed immaginifica.
1
Nell’ambito Magico-Iniziatico per Magistero si deve intendere la compiuta espressione della
Sapienza Magica di cui la MAGOCRATIA è vivente espressione.
2 La Scienza dei Simboli, René Alleau, Sansoni Editore, 1983.
33
Il filosofo Ernst Cassirer (1874-1945) ha dedicato un approfondimento tematico alla
“funzione simbolica”, concludendo che il simbolo, sintetizzando il molteplice,
contiene di per sé stesso più di “un senso”, risultando molto più significante rispetto
al segno ma per converso piuttosto alieno ad un utilizzo in una logica razionale ed
astratta.
Avendo delineato le differenze tra il Segno e il Simbolo risulta ora più semplice
definire cosa sia un Sigillo nella pratica magica.
Il Sigillo Magico, per derivando l’etimo dal latino sigillum, diminutivo di segnum,
per il Magistero è piuttosto una specie della categoria/genere Simbolo, infatti esso è
caratterizzato dal rappresentare una ben precisa forza o entità, racchiudendo in se
stesso l’essenza di un Ente Soggettivato, pertanto deve ritenersi un particolare tipo di
Simbolo che tende massimamente a restringere la propria significanza all’ente di cui
è espressione con tutte le implicazioni antropologico-culturali ad esso connesse.
34
Istruzioni Operative
Nei Grimori spesso si trova la dicitura Carattere utilizzata in luogo di Sigillo, questo
ad esempio accade nel Lemegeton, ebbene teoricamente vi è una sfumatura di
3 Operatività Magica secondo l’Officio Meditativo.
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varianza nel significato, poiché il Carattere di una entità è un particolare tipo di
Sigillo adattato per la specifica esigenza, per essere più chiari e come scrivere una
lettera, ad esempio la “L”, ma in caratteri tipografici diversi, rimane sempre la stessa
lettera ma graficamente vi sono differenze a volte sensibili.
Il fatto che per vicissitudini storiche un dato Sigillo non sia stato utilizzato, anche per
lungo tempo, non ne intacca la rappresentatività e l’efficacia, in quanto le dimensioni
sottili sono relativamente, o poco, influenzate dalla comune dimensione temporale.
Va peraltro detto che buona parte della corrente magica derivata dall’impostazione
Crowleyana, di cui Spare è originale interprete, mette fortemente in discussione
l’esistenza di entità autonome e soggettivamente indipendenti in quanto tali, essendo
le stesse ritenute in definitiva una forma di energia promanante o quantomeno
affiorante dalle risorse psico-mentali del Mago o da altri bacini psichici, quali
l’Inconscio Collettivo che funge da contenitore psichico universale in cui trovano
luogo anche gli Archetipi.
Detto ciò, per le rilevanti potenzialità del metodo di “sigillazione” in discussione ne
diamo i dettagli per come rinvenibili nell’opera di Spare Il Libro del Piacere –
Psicologia dell’Estasi.
Il presupposto è che la mente cosciente non riesca a esprimere reali forze magiche
poiché razionalizzante e limitata a organizzare e riordinare le esperienze sensoriali,
diversamente il subconscio è particolarmente adatto ad operare sui piani sottili, il
Sigillo serve quindi proprio a dare istruzioni a questa riserva di energie irrazionali
che, liberate, riusciranno ad influire sul Piano Eterico.
4 Austin Osman Spare, artista, occultista e Mago inglese, conobbe e frequentò, inizialmente per il suo
talento artistico, il Mago Aleister Crowley; nonostante la condivisione di svariate esperienze magiche egli
non si può ritenere un suo seguace come altri che gravitarono nell’ambiente thelemita. Connotato da una
forte iconoclastia e disdegno per la formalità della Magia Cerimoniale, è altresì noto per la sua avversione al
moralismo, così come il suo innovativo uso della “sigillazione”. Complessivamente la sua concezione e i
suoi metodi fanno indubbiamente distinguere il suo stile di magia personale che il suo amico, Mago ed
esoterista, Kenneth Grant chiamò Zos Kia Cultus. Da molti è ritenuto il precursore della Chaos Magick.
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Il Sigillo è quindi funzionale alla liberazione di energie che risiedono naturalmente
nel subconscio rendendole atte ad agire ed efficaci secondo le volontà del Mago.
Ecco che la designazione del Sigillo è una vera e propria espressione simbolico-
artistica di un’Intenzione Magica.
Il secondo passaggio consisterà nel dare una rappresentazione della frase così
elaborata con il Sigillo che la sostituirà;
Per addivenire ad una sintesi significativa si disporrà la frase per unità organiche:
37
Si elideranno le lettere che per ogni riga si ripetono, ottenendo:
LOEDSP
LSMINTR
Il Sigillo dovrà quindi essere immesso nel subcosciente, ovviamente questa è la fase
critica dell’operatività poiché molti fattori, anche contingenti, possono influire sulla
qualità dell’assorbimento inconscio.
Le modalità più frequenti per determinare questo passaggio sono le seguenti:
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Posizionare il Sigillo su uno specchio, osservare l’insieme con sguardo fisso
fino ad avere l’illusoria impressione della scomparsa dello stesso, anche questo
è opportuno ripeterlo più volte in diversi giorni allo stesso orario.
In tutti i casi esposti bisogna darsi un limite temporale entro il quale il risultato si
deve poter concretizzare, in mancanza vuol dire che non si hanno le qualità e o le
energie necessarie per conseguire quanto richiesto; usualmente è sconsigliato o
inutile continuare dopo un periodo più lungo di quattro settimane.
Magus Mizar
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L'estate di Cefalù
di Sapah Zimii
Era l'estate del 1999, un agosto torrido, in cui stavo combattendo le mie ultime
battaglie adolescenziali verso decisioni importanti, scelte di vita, richiami ancestrali
degli Dei. Furono una serie di circostanze improvvise che mi spinsero a partire
attraversando lentamente l'Italia, facendo poche e mirate tappe, in un pellegrinaggio
che aveva come meta uno dei luoghi che da sempre avevo sentito per me importanti:
L'Abbazia di Thelema a Cefalù.
Arrivai in paese due giorni dopo ferragosto e nonostante il caldo che mi rendeva
sempre costantemente madido di sudore, il mio primo pensiero fu cercare la direzione
per la contrada Santa Barbara. Ottenute le informazioni necessarie andai a riposare,
pianificando una mattinata di esplorazione e ricerca. Oggi potrà sembrare strano, ma
all'epoca non c'erano smartphone e internet cominciava solo allora ad essere
vagamente conosciuto, di certo non era ancora entrato nelle case della gente, quindi le
notizie che avevo erano solo voci e informazioni raccolte cercando di non dare troppo
nell'occhio, perchè, anche se in stato di abbandono, l'edificio era ed è tutt'oggi
privato. Identificai subito la collina in quanto un moderno stadio vi era stato costruito,
ma girai molto, sotto il sole cocente, senza trovare nulla. Caldo e disidratazione
cominciavano a farsi sentire e stavo quasi per rinunciare all'impresa quando decisi di
giorcarmi un'ultima carta: telefonare ad una persona che sapevo esserci già stata e
cercare di farmi dare qualche altra informazione, ora che comunque avevo visto in
prima persona la topografia locale. Per fortuna rispose e mi diede indicazioni perfette:
l'Abbazia era praticamente sotto i miei occhi, ma talmente nascosta dalla vegetazione
che nessuno avrebbe pensato di cercarla lì, così a ridosso dello stadio oltrettutto. Ma
ridosso è dir poco... chi ha progettato lo stadio lo ha fatto costruire praticamente
attaccato...
Comunque, una volta compresa l'esatta locazione, mi gettai subito nel folto della
boscaglia e, d'un tratto ecco... avevo dinnanzi a me quel che restava del Collegium Ad
Spiritum Sanctum, la residenza di Crowley in Italia dal 1920 al 1923!
Identificai immediatamente una possibile entrata e mi ritrovai nella Camera degli
Incubi.
*******************
Crowley era arrivato a Villa Santa Barbara, a Cefalù, il 2 aprile 1920 ev dietro
suggerimento dell'Oracolo dell'Y King, a cui si era rivolto per trovare un luogo adatto
a fondare una comunità con cui lavorare per la diffusione della Legge di Thelema.
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Le alternative erano Marsiglia o Capri ma l'Oracolo aveva suggerito proprio Cefalù,
identificandola come Terra di Lingam, niente di più appropriato per il compito che
Therion aveva in mente.
Nel viaggio verso la Sicilia, Crowley aveva soggiornato anche a Napoli.
Arrivato a destinazione scrive:
"Siamo ad una quota piuttosto alta, sul collo della penisola e possiamo vedere
Palermo a Ovest, il mare a Est, a sud si levano le colline, verdi di alberi e d'erba. Il
mio giardino è pieno di fiori e di promesse di frutta."
Nei tre anni successivi questa fu la sede di grandi traguardi e di altrettanto grandi
tragedie, che cambiarono molto l'uomo e il Mago, portandolo alle vette
dell'Iniziazione attraverso inimmaginabili perdite, in primis la sua adorata figlia
Poupee, pochi mesi dopo il loro arrivo e due giorni dopo il suo quarantacinquesimo
Genetliaco, nell'ottobre del 1920 ev.
Era riuscito ad andare avanti solo dedicandosi
completamente alla Grande Opera, incarnando
completamente quel Fato che gli Dei avevano tramato
per Lui e per il nascente Eone.
Non è mia intenzione ripercorrere completamente qui
gli anni dell'Abbazia, perchè sono stati intensissimi e
hanno visto successi e sconfitte anche di molti
discepoli, ma vorrei continuare sul filo del mio
personale sentire a narrare gli accadimenti relativi ad
uno di essi in particolare.
"Questa è la Virtù della Magia della Besta 666: penetrare i veli di ogni sacrario,
avanzare per abbracciare ogni immagine... E il Fuoco rivelerà ai suoi occhi la sua
stessa immagine nella vera Gloria: e gli dirà all'orecchio il Mistero che è il suo vero
Nome".
41
Ma anche Loveday colpisce Crowley positivamente:
Betty prova in ogni modo ad allontanare il marito dalla figura del Mago, anche
cambiando casa, ma gli Dei hanno altri progetti per Raoul, una Strada tracciata che
porta dritto verso Cefalù.
Crowley infatti deve rientrare in Sicilia, ma prima di partire offre ai Loveday il modo
per ottenere il denaro per raggiungere la sua Abbazia, contattando una persona che
sicuramente si sarebbe fatta carico delle spese.
Quando arrivano i sentimenti dei due sposi continuano su questa lunghezza d'onda:
Raoul sempre più coinvolto, mentre Betty è scettica e critica verso alcune abitudini
degli abitanti, tuttavia entrambi firmano il Giuramento di affiliati:
Nello stesso giorno Raoul entra a far parte dell'Astrum Argentinum con il motto di
Frater Aud.
"La cittadina è molto bella, un gruppo di case color limone stretto fra gli artigli di
una roccia titanica che ha approssimativamente la forma di un leone accucciato.
Uno degli abitanti del luogo ci ha fatto da guida, perchè siamo arrivati al
crepuscolo. Siamo saliti sulla ripida collina poco lontana dal paese, dove sorge
l'Abbazia. La prima cosa che abbiamo notato sono le parole Fa' ciò che vuoi sarà
tutta la Legge dipinte sopra l'ingresso principale della casa bianca che stava davanti
a noi. Poichè questa è la parola d'ordine e il saluto degli abitanti dell'Abbazia,
bisogna spiegare subito che non proclama affatto l'adempimento di ciò che uno
crede di volere, bensì di ciò che uno dovrebbe pensare di volere: della Vera Volontà,
insomma.
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La porta dava nel Tempio, una grande sala quadrata, sulla quale si aprono le altre
cinque stanze. Abbiamo notato subito un incensiere pompeiano di bronzo e un altare
esagonale posto al centro del cerchio magico dipinto sul pavimento a mattoni rossi.
Eravamo stanchi per il viaggio e siamo andati subito a letto. All'alba siamo stati
svegliati dal suono del tam-tam e dal canto della parola d'ordine dell'Abbazia.
Abbiamo raggiunto gli altri sulle pendici della collina coperta di olivi: tutti levavano
le braccia verso il sole e gridavano:
Salute a Te, che sei Ra al tuo sorgere, che sei Ra nella tua Forza, che attraversi i
cieli nella tua barca al sorgere del Sole. Salute a te che vieni dalle Dimore della
Notte.
Non so espremere l'esultanza che ho provato mentre respiravo la dolce aria del
mattino che portava il canto verso il sole splendente e dorato... e avevo lasciato
Londra avvolta in una nebbia densissima e sporca!
Il resto della mattina è stato impiegato, come al solito, in questo modo: le donne
hanno fatto la spesa, cucinato e scritto a macchina; noi due uomini, la Bestia e io,
abbiamo scritto. [...]
L'aria fine mi ha fatto venire una fame tremenda. Il pranzo consisteva di carne, frutta
e forte vino siciliano. Mi sono accorto che questo pasto veniva consumato in silenzio
e c'era la possibilità di soddisfare l'appetito, di favorire la digestione e di esercitare
la mente. Abbiamo trascorso la prima parte del pomeriggio in un modo che vorrei
far conoscere a quanti ritengono che gli abitanti dell'Abbazia di Thelema sprechino
il tempo nell'ozio e in divertimenti malsani. Infatti siamo andati a scalare la Rocca.
La Bestia, che è alpinista famoso, ci ha guidati in cordata su per una contrafforte di
roccia nuda, fino al luogo in cui sorgeva l'antica città, con il suo Tempio di Giove e i
Bagni di Diana, oggi ridotti a splendide rovine. Siamo tornati affamati per l'ora del
thè. Poi è venuto il Rituale del Pentagramma.
[....]
Poi abbiamo chiacchierato, giocato a scacchi e suonato il mandolino; verso le nove
siamo andati a letto, a leggere o a dormire."
Sembra una descrizione idilliaca, eppure dopo qualche tempo il giovane comincia a
sentirsi male e il medico del paese diagnostica una infezione alla milza e al fegato.
Betty è convinta che il marito stia male a causa di un rituale in cui, a sua detta, aveva
bevuto del sangue di gatto. In realtà Raoul ha bevuto da una fonte, nella campagna
vicino al paese, nonostante Crowley avesse vietato espicitamente di abbeverarsi lì.
Crowley redige persino un oroscopo e quel che prevede non è semplice da affrontare,
tutto sembrerebbe indicare l'approssimarsi della morte dell'allievo prediletto, il giorno
16 di febbraio, verso le quattro di pomeriggio.
I nervi diventano tesi nei membri dell'Abbazia e sovente scoppiano litigi, soprattutto
Betty non regge la tensione e in seguito ad una violenta crisi isterica fa i bagagli e se
43
ne va. Una lettera del marito la fa poi tornare, ma nel frattempo ha già spedito le sue
lamentele al console inglese a Palermo.
Tuttavia la situazione di Raoul peggiora, il medico diagnostica una enterite acuta e,
nonostante gli sforzi delle cure, Loveday muore esattamente il giorno e l'ora
pronosticata dal Maestro.
Betty scrive nel suo libro, Tiger Woman, che Crowley era sceso con lei in città per
mandare dei telegrammi e sulla via del ritorno si ferma sul sentiero per compiere
l'Adorazione al Sole, vivendola quasi come una preghiera all'allievo morente, con le
guance solcate dalle lacrime.
Subito dopo sarebbe arrivata di corsa Leah con la notiza del trapasso....
Sconvolto dalla perdita Crowley trascorre la notte a vegliare sul cadavere, con la
bacchetta in pugno, mormorando formule e mantra.
La bara viene portata via la mattina, accompagnata dal Maestro in abiti cerimoniali,
compreso l'anello della Visione con cui aveva esplorato gli Aethyr nel deserto.
Il corpo del giovane viene sepolto nel cimitero locale.
Scrive Betty: "Il sole faceva scintillare le cupole bianche delle cappelle e in
lontananza il mare si scagliava contro le rocce. Il Mistico alzò la bacchetta magica."
Therion suona la Campana e legge il Liber Legis e un suo monologo.
Al termine della cerimonia il Mago, stremato, risale all'Abbazia e si chiude nella
Camera degli Incubi. Rimarrà malato per quasi tre settimane.
Lo scalpore della notizia e le dichiarazioni di Betty May una volta rientrata a Londra,
tra rabbia e desiderio di vendetta, sanciscono l'inizio della fine dell'esperienza
comunitaria di Cefalù.
Il 23 aprile 1923 ev Crowley viene convocato dalla Polizia di Cefalù ed espulso
dall'Italia.
***************
In quella Camera degli Incubi dove tutto era finito, tutto stava invece iniziando per
me, dopo più di settant'anni... un percorso che mi avrebbe fatto scoprire insondabili
bellezze e vertiginosi abissi, sorretto sempre da una affermazione di Frater Aud, forse
il motivo che mi aveva portato ad essere lì tra quelle pareti:
Sapah Zimii
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Auto-iniziazione: cos’è ?
A cura di Frater Zackh,
Thelemic Golden Dawn Italia
-Priorato di Khonsu-
2020 e.v.
Per raggiungere questi nobili obiettivi nella nostra tradizione, lo studio di alcuni
materiali noti collettivamente come "Conoscenze" è molto importante. L'arte
ermetica è una vera scienza e gli aspiranti devono affidare alla memoria la
conoscenza rudimentale del sistema, proprio come se fosse uno studente che entra in
una scuola di medicina o ingegneria. Medici e ingegneri richiedono anni di
formazione per raggiungere i loro obiettivi di carriera. Questa formazione
naturalmente include molto studio dei materiali che sono importanti per il mestiere
specifico. L'addestramento e lo studio non sono meno imperativi per il mago che
cerca di viaggiare tra i regni astrali ed esplorare i meccanismi interni della mente
umana. La magia è reale.
La mente del mago viene costantemente purificata da questo processo man mano che
una percentuale crescente di pensieri banali viene soppiantata o trasformata da
pensieri spirituali. L'iniziazione è il passo preliminare nel regno della magia.
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Una vera iniziazione è l'essenza interiore e nascosta che spinge lo studente a
cercare il Sentiero della Conoscenza con una tenacia che non può essere negata.
E con il singolo atto di uno studente che attinge a questo potere divino, l'intera
umanità si arricchisce.
Essere un iniziato di un Ordine, significa essere accettati in una cerchia ristretta i cui
insegnamenti e rituali hanno significato solo per gli altri membri del gruppo che
condividono questa esperienza comune. Conferisce un senso di status e di
appartenenza. Il rituale d’iniziazione ha lo scopo di purificare e preparare il candidato
a ricevere i segreti e gli insegnamenti di quella tradizione.
Ma l’iniziazione di per sé è inutile senza la pratica ripetuta di tecniche rituali e il
lavoro cerimoniale individuale. Allo stesso modo, l'esecuzione di rituali avanzati o la
consacrazione di armi elementali senza la conoscenza di alcuni fondamentali, come
l'alfabeto ebraico, è simile alla costruzione di un edificio senza prima gettare le
fondamenta: il progetto rischia di crollare.
Israel Regardie era un paladino dell'idea che uno studente potesse iniziare sé
stesso attraverso i gradi della Golden Dawn. Avanzò l'opinione che attraverso
l'esecuzione ripetuta di rituali come l'Apertura della Torre di Guardia e
l'Esercizio del Pilastro Mediano, l'aspirante mago potrebbe effettivamente
essere considerato un iniziato del G. D. attuale.
Affermò anche che questo dipendeva dalla persistenza, dal duro lavoro e dalla
determinazione dello studente, non da altro. La responsabilità del progresso spirituale
è posta direttamente sulle spalle dello studente. C'è solo una persona da incolpare se
l'indolenza impedisce la crescita spirituale. Con tutto ciò non affermo che Regardie
non rispettasse il significato di “Catena iniziatica ininterrotta”, ma semplicemente che
non era contrario ad altri percorsi.
Difatti esistono due forme di iniziazione: fisica ed Astrale. Questo secondo tipo
di iniziazione non è conferito da una persona direttamente, ma dagli “archetipi
spirituali all'interno della psiche”: l’Auto-iniziazione.
La necessità dell'Auto-iniziazione nasce dal fatto che non è sempre possibile per i
futuri studenti vivere in un'area vicina a un tempio iniziatore ufficialmente
riconosciuto. Inoltre, non è detto che entrare in un Gruppo sia la volontà di un
aspirante, mentre era il desiderio di Israel Regardie che gli studenti della
tradizione della Golden Dawn continuassero con calma e pazienza il lavoro e gli
obiettivi dell'Ordine come stabilito da Mathers e Westcott, senza troppi clamori
o fanfare. Era fermamente contrario a molti dei fattori che storicamente strappano i
gruppi magici di tutte le tradizioni e spostano l'attenzione di tali gruppi lontano dalle
preoccupazioni spirituali, inclusi gli scismi, la pontificazione egoistica o l'auto-
esaltazione da parte del leader del gruppo, l'idea di sollecitare denaro in cambio di
iniziazioni scolastiche e discussioni inutili tra questo gruppo e quel gruppo.
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Le suddette considerazioni ci portano al concetto di "legittimità". Uno studente
che lavora da solo ha bisogno di essere membro di un legittimo tempio
iniziatico? La risposta è no.
Il fatto che uno studente sia o meno membro di un tempio ufficialmente riconosciuto,
non ha nulla a che fare con la sua crescita spirituale e magica. Con il curriculum
dell’Ordine Thelemico della Golden Dawn, la maggior parte dei suoi documenti
importanti è già pubblicata, e gli strumenti per l'avanzamento nel T.G.D. sono a
portata di mano dell'aspirante.
Il Rituale Pyramidos, sub figura DCLXXI di Aleister Crowley, nasce delle istruzioni
magiche dell'Ordine Ermetico della Golden Dawn. ("Questo è l'effettivo MS 671 a
cui Crowley fa riferimento in John St. John"). Questa cerimonia magica è un rituale
di iniziazione efficace e costituisce una pietra angolare nella pratica della moderna
magia ermetica.
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Come si evince, il metodo dell’Auto illuminazione (o Auto iniziazione) è proprio
del Thelema nella sua forma più pura, quella dell’Astrum Argenteum (o Aster
Argon), e ci tengo a ricordare che l’Ordine Thelemico della Golden Dawn è in
servizio all’A.A.
Mentre, ad esempio, nell’O.T.O., questo formula di auto iniziazione non potrebbe
trovare posto, in primis perché non dobbiamo scordare che l’O.T.O. è un Santo
Ordine Iniziatico, pre-eone di Horus, e quindi, soggetto a quelle ombre del passato
osiridiano, dove l’Iniziazione era conferita da Autorità esterna e “riconosciuta”, come
in un sistema gerarchico rigido e massonico.
Non è il caso dell’Ordine Thelemico della Golden Dawn, fondato nel 1990 da
David Cherubim, il cui mentore, Christofer Hyatt, era l’erede spirituale di Israel
Regardie. Che a sua volta, non solo funse da segretario personale al Maestro
Therion, ma che proveniva proprio dallo stesso ordine da cui tutto iniziò:
L’Alba Dorata, e a cui Noi del nuovo T.G.D., facciamo ritorno, arricchiti dalla
formula magica: Amore è la legge, amore sotto la volontà.
Per concludere, giusto un accenno a quello che è il Nostro Unico Maestro, il Santo
Angelo Custode:
Non dovrebbe mai essere dimenticato per un solo momento che l'opera centrale ed
essenziale del Mago è il conseguimento della Conoscenza e Conversazione del Santo
Angelo Custode. Una volta che ha raggiunto questo egli deve, naturalmente,
abbandonarsi interamente nelle mani di quell'Angelo, ... Aleister Crowley
Ed ancora:
…… Fine ……
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KENNETH GRANT PARLA A SKOOB
INTERVISTA CON KENNETH GRANT
La presente intervista, apparsa per la prima volta in Skoob Occult Review, No. 3, pp. 5-7,
Skoob Books Publishing Ltd., Londra, 1990, è stata tradotta da Roberto Migliussi e la sua
pubblicazione autorizzata.
D: È a questo a cui si riferisce quando lei parla nei suoi libri della parte inversa
dell’“Albero della Vita”? È quella l’Altra Parte?
KG: l’Albero serve da modello generale. L’universo conosciuto è rappresentato dalla
parte davanti dell’Albero, lo sconosciuto dall’altra parte.
D: Il libro che sta scrivendo ora è intitolato Portali Esterni. Lei suppone che tali
incontri siano imminenti perché vi è un desiderio disperato e mondiale che qualcosa,
qualcuno, da qualche parte ci aiuti a tirarci fuori dalla confusione che noi abbiamo
creato di tutte le cose?
KG: L’uomo ha evocato certe energie e di conseguenza certe entità, la cui natura egli
ignora e parimenti impreparato per il confronto con esse.
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D: Lui le ha generate in essere attraverso la propria follia?
KG: L’ignoranza è il principale imputato, ma ve ne sono altri. Vi è una deliberata e
perversa determinazione da parte dell’uomo oggi di ammassare proprietà materiali.
La completa materializzazione è desiderata e di conseguenza uno stato di
materialismo totale domina e condiziona le sue attività. Con motivazioni
esclusivamente materialistiche l’uomo può solo distruggere se stesso perché così lui
non ammette altro che se stesso.
D: Allora ne segue che certi individui, forse quelli capaci di percepire questa
Presenza, sarebbero immuni all’esplosione di nuove forme di coscienza?
KG: In un certo senso è così.
D: In un senso fisico?
KG: Nessuna sopravvivenza è possibile in un senso fisico. Coloro che immaginano
che sia possibile stanno solo ingannando loro stessi.
D: Tutto ciò richiama il tema degli UFO e simili fenomeni. Sicuramente, se tali gravi
pericoli sono imminenti coloro che sono al comando compirebbero dei passi per
vedere se fosse possibile prendere delle precauzioni?
KG: Come potrebbero? Inoltre è ben noto che alcuni governi sono considerati
responsabili di evasioni e distorsioni dell’informazione che riguarda gli UFO. Ma gli
UFO sono semplicemente proiezioni dentro la sfera terrestre, registrate in modo
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occasionale da umani svegli e in sogno, e dagli schermi radar, di qualcosa oltre di
essi; e quelli ‘al comando’ non sanno alcunché riguardo quel ‘qualcosa’.
D: Ma sono affidabili?
KG: I loro dettagli sono controversi e sono principalmente speculativi, ma il fatto
della loro esistenza in tale abbondanza indica che un crescente numero di persone sta
sperimentando forme non familiari di coscienza, o che stanno divenendo consapevoli
dell’esistenza di queste forme.
D: Il che ci riporta alla mia domanda iniziale: lo scopo dei suoi libri?
KG: Fornire concetti che siano essenzialmente strani così che la facoltà della
comprensione intuitiva possa essere risvegliata e allineata con tali concetti alieni.
D: Questa è la ragione per l’inclusione nei suoi libri di strani sigilli, simboli e arte
eccentrica?
KG: Allo stadio primitivo dell’evoluzione dell’uomo il senso visuale è di importanza
suprema.
D: Così la sua attitudine contraria a tenere conferenze è una affermazione positiva del
potere del silenzio?
KG: La parola silente o stampata è più potente che la sua controparte parlata eccetto
in casi molto eccezionali, e raggiunge coloro a cui essa è destinata. La gente partecipa
alle conferenze per ragioni differenti ma pochi vi partecipano per ottenere
conoscenza. Essi vanno lì per incontrare persone, per passare il tempo, ma raramente
sono influenzati profondamente dalla parola parlata, che viene presto dimenticata. I
libri invece sappiamo che sono capaci di cambiare le vite. La mia fu cambiata da
Magick di Crowley.
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D: Ma la Bibbia o il Corano possono fare ciò.
KG: Certamente possono: menziono Crowley perché la sua opera è più di gran lunga
attinente alla nostra presente discussione.
D: Così non vi è qualcuno che lei può nominare che scrive in maniera intelligente sul
soggetto?
KG: Sorprendentemente pochi scrittori di Ufologia, e alcuni di loro ‘contattati’,
hanno fornito intuizioni di valore. Tra l’altro Crowley stesso potrebbe essere
classificato come un ‘contattato’.
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o Il Libro della Legge, entrambe le quali contengono informazioni specializzate e
formule.
D: Lei vuole dire che vuole tutte le cose e che farà di tutto per acquisirle?
KG: Precisamente. Hitler è stato un esempio estremo, la sua volontà era una forza
vampirica che crebbe in modo mostruoso a spese di altre facoltà ed infiammata al
punto della pazzia da una brama di potere. Dall’altro lato, il suo messaggio, la sua
dottrina, il veicolo della sua volontà, era puerile al punto dell’idiozia. Lo stesso si
applica a molti altri cosiddetti leader di uomini.
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D: Esiste un documento tale quale il Libro di Dzyan, il Necronomicon, Il Libro della
Legge, etc. che contiene riferimenti più specifici ai termini che siamo arrivati ad
associare con i suoi libri e la gnosi Tifoniana che essi esprimono?
KG: La Saggezza di S’lba è un tale documento. Esso è presentato in Portali Esterni,
insieme con una analisi preliminare attraverso la modalità di un commento
provvisorio.
Nota:
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Il Sentiero Iniziatico
di Dion Fortune
di Silvia Pepe
Violet Mary Firth (Dion Fortune) è nata il 6 dicembre 1890 a Llandudno in Galles,
Regno Unito.
Fin dalla sua infanzia ha sempre mostrato di essere un’Anima speciale, incarnatasi
per una Grande Missione.
Quando Violet aveva 4 anni cominciò ad avere visioni e ricordi di un'antica civiltà,
chiamata Atlantide.
Sentiva di essere stata una Sacerdotessa del Tempio in quella ed altre vite precedenti.
Non le sono mancate, già durante l’infanzia, le connessioni astrali con quelle vite
passate che lei identificava benissimo, indicando luoghi e persone con cui aveva
vissuto.
Violet era sensibile, e la sua nanny riportava episodi in cui Lei aveva premonizioni o
sapeva identificare e valutare attraverso le energie che percepiva, disequilibri del
corpo e della mente di persone che non conosceva,
Inoltre, Violet si distingueva dalle sue compagne di scuola per il suo modo di
approcciare alla vita, con una certa filosofia che non apparteneva di certo al secolo
scorso, tantomeno ad una giovane ragazza.
Violet percepiva le entità e credeva profondamente che crescendo avrebbe continuato
ad approfondire l’argomento.
Crescendo ebbe purtroppo diverse esperienze di attacco psichico che però “le
indicarono la Strada”, ossia la diressero sul Sentiero della ricerca sui Piani Interiori,
dapprima attraverso la psicologia, poi studiando approfonditamente la teologia e in
un secondo momento approdando al Sentiero Iniziatico.
Essa è nata in un’epoca in cui ci si era appena affacciati a nuove risorse, il pensiero
generale dell’umanità si stava evolvendo, stava integrando nuove vedute,
permettendo così alle persone che si avvicinano a Sentieri differenti da quello delle
tradizionali correnti religiose, di varcare il confine delle suddette e potersi esprimere
liberamente, ciascuno secondo il proprio pensiero.
Nonostante il Sud Inghilterra di un secolo fa fosse un luogo molto legato alle
tradizioni, dove ancora le donne non avevano gli stessi diritti degli uomini e dove
alcuni argomenti come le arti magiche venissero considerate non integrabili nella
ristretta ideologia degli esseri umani, gli occultisti dell’epoca erano riusciti a fare
nascere un’onda evolutiva così potente che, non solo nessuno è stato in grado di
contrapporne il flusso, nonostante i tentativi, ma si è ampliata a macchia d’olio.
Dion Fortune, così come molti altri occultisti famosi dell’epoca, hanno cavalcato
l’Onda evolutiva dando, ognuno a modo proprio, un Grande contributo all’umanità.
Essendo una donna, a differenza dei Fratelli, Dion ha dovuto lottare per non essere
vista come una poco di buono, in quanto, si sa, quando si percepisce qualcosa che va
oltre i confini mentali, questo viene estromesso dai pensieri e valutato negativamente
e, l’epoca in cui Lei è vissuta, sicuramente non ha agevolato il Suo Percorso.
Sebbene gli ostacoli non siano stati pochi, Dion Fortune è sempre riuscita ad andare
oltre, apportando un grande contributo allo studio Esoterico.
La Sua più grande Opera è stata, ed è, il Suo Diario Magico, ossia la Qabalah
Mistica, degna di un onorevole riconoscimento.
Un’Opera che ogni qualvolta venga letta, trasmette una visione che dona
l’illuminazione del concetto, oltre le parole scritte.
Nel Suo Tempio a Londra, così come in quello di Glastonbury, dove ha scritto i Suoi
libri, si percepisce ancora forte la Sua emanazione e l’energia della Sua Scuola di
Pensiero di una potenza vibrazionale elevata sotto ogni piano, poiché, al di là della
Sua incarnazione, la manifestazione dell’Essenza, ne permea ancora le mura.
Dion Fortune affermava che ogni persona, avesse una propria ricchezza interiore, e
fornendo a tutti gli interessati al Sentiero Iniziatico, studi, meditazioni e riflessioni a
riguardo, le persone avrebbero potuto avere la base per proseguire sul Sentiero stesso,
se non nella Vita corrente, in una vita successiva.
A riguardo, lei stessa si è occupata di divulgare l’Essenza degli studi basici, tramite
conferenze ed incontri individuali per chi non faceva parte dell’Ordine Esoterico, o
ancora con articoli su giornali specializzati per chi volesse intraprendere il Sentiero.
Va considerato che fino a quel momento storico, o si era parte dell’Ordine o si era
completamente esclusi dalle tematiche inerenti al Sentiero Iniziatico.
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Inoltre, per l’epoca in cui Dion Fortune ha vissuto, non era assolutamente scontato
che una persona, in particolare di genere femminile, fosse a capo di una Scuola
Iniziatica e divulgasse argomenti che in quel periodo storico gestivano pochi e in
assoluto segreto.
Vorrei sottolineare però che Dion Fortune rendeva pubblici i concetti basici, quelli
che ogni persona dovrebbe sapere rispetto ai differenti Piani, concetti che per la
maggiore sono già scritti nei Grandi Libri, come per esempio nella Bibbia.
Ovviamente i concetti che facevano parte dei Misteri Maggiori, la pratica Iniziatica e
tutto ciò che è stato tramandato da bocca ad orecchio è sempre stato tenuto segreto.
Come si potrà leggere anche nel suo libro“La Formazione e il lavoro di un Iniziato”,
Dion Fortune rendeva pubblicamente accessibile, per quanto possibile, in termini
comprensibili anche dal non iniziato, il lavoro esoterico e non ultimo il Sentiero della
Grande Opera per chiunque volesse intraprenderne seriamente lo studio, con
impegno, profonda motivazione e dedizione, basi che riteneva essere indispensabili
per accedere al Percorso.
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Progredendo nel lavoro con il Suo Gruppo, Dion Fortune elaborò nuove tecniche in
grado di elevare lo Spirito sui Piani e far confluire sul Piano Terreno la Forza
invocata.
Fu un periodo di grande evoluzione in cui Dion Fortune incontrò molte persone con
cui stabilì un rapporto duraturo di comprensione profonda e di Lavoro fruttuoso.
Secondo Dion Fortune, la Magia era una tecnica di trasmutazione degli elementi, in
grado di creare e delineare le manifestazioni, siano esse esterne (eventi) o interiori
(elevazione della coscienza, elaborazione dei concetti attraverso il sé superiore,
coscientizzazione).
Dion Fortune e il Suo Gruppo, formato da poche persone ben preparate, operavano in
completa impersonificazione, tramite l’annientamento della personalità, in unione
con il Sé Superiore, e con lo Spirito Divino nei Piani interiori, mediante la medianità,
il rituale, il cerimoniale, la polarità, l’Unione Sacra.
“Ci uniamo allo Spirito Divino che ci permette di percorrere la strada per arrivare
al Tempio, spogliandoci delle nostre vesti terrene che talvolta possono ostacolare il
nostro percorso interiore.”
Inoltre, Dion Fortune, nel periodo in cui si è prestata ad essere canale di importanti
Maestri Disincarnati da cui è nato il libro “La Dottrina Cosmica” ha lavorato molto
con la legge della limitazione del Potere sui differenti Piani che permette di dirigere il
Potere in qualsiasi Forza e di utilizzarlo concretamente nel Mondo delle Forme.
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"La legge della limitazione è la base della pratica occulta.
È il segreto del potere, quindi è stato tenuto nascosto a coloro che si trovano sulla
via della libertà probatoria.
Ad essi fu insegnata l'esistenza di un infinito serbatoio di energia, e di meditare su
di esso.
Gli è stato insegnato a meditare sul potere informe. Questo permetteva al potere di
usarli, non a loro di usare il potere.
Ma quando si acquisisce la conoscenza del metodo di costruzione dei canali
attraverso i piani inferiori, è possibile dirigere il potere verso qualsiasi fine.
Quando questo si realizza il potere si traduce dai piani dell'Individualità ai piani
della Personalità; non all'interno dell'organismo, ma senza.
È quindi necessario avere la conoscenza del metodo di costruzione delle forme.
"Come sopra, così sotto". "
Il continuo studio e la pratica incessante l’ha portata ad una costante evoluzione che
ravvivava in lei la ricerca dell’Essenza su ogni Piano in virtù della Grande Opera.
Dion Fortune era solita ribadire che la condizione per cui alcuni Esseri incarnati si
incontrino in un determinato momento della vita terrena con l’obiettivo di Unirsi per
far nascere un Nuovo Eone, è determinata dal Karma, che però alla fine ognuno di
loro è libero di scegliere, oltre la valutazione ingabbiata dalla personalità, se “sentire
la Chiamata” oltre la percezione mentale e seguirne il fluire degli eventi.
A questo proposito, posso affermare che Dion Fortune e Aleister Crowley hanno
percepito la risonanza che avrebbe unito la loro Opera e hanno accettato di lasciar
fluire l’energia.
Dion Fortune studiò ed operò con molti occultisti dell’epoca, ma fino ad un certo
punto della sua vita mantenne le distanze da Aleister Crowley, sebbene ne citasse il
suo lavoro nei libri che scriveva e avesse tratto alcune corrispondenze dell’Albero
della Vita proprio dal Suo grande lavoro.
“Per ciò che mi riguarda, avrei da ridire su alcuni suoi eccessi, ma posso soltanto
onorare il Suo Grande Lavoro”
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Disse Dion Fortune di Aleister Crowley ad una conferenza in cui le fu espressamente
chiesto il suo parere a riguardo.
Essendo due persone molto differenti, ma con ideali comuni, non è stato difficile per
loro mettere da parte le loro caratteristiche terrene e congiungere il Loro Lavoro per
la Grande Opera.
Non è stato difficile poiché Loro realmente operavano nell’impersonalità dell’Essere
con l’Anima della Grande Opera.
E qui vorrei sottoporre una riflessione a tutti coloro che ancora oggi vogliono
accertarsi che davvero Dion Fortune non abbia seguito Aleister Crowley poiché
considerato l’Anticristo.
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Seguendo la Chiamata
Il 21 Marzo 1944 fu pubblicato il libro di Thoth di Aleister Crowley le cui carte dei
tarocchi furono riviste da Dion Fortune che si recò ad Hastings con Frieda Harris su
richiesta di Aleister.
In quel periodo si intensificò la loro relazione di grande amicizia, con scambi di
informazioni e lavoro occulto tra i due che è stato però mantenuto segreto a causa
della nomea che Crowley aveva in Inghilterra.
Dion e Aleister erano concordi nel non pubblicizzare i loro incontri poiché sarebbe
stato controproducente per la reputazione di entrambi e per gli attacchi che sarebbero
stati sferrati ad ogni livello come può testimoniale la lettera che segue.
Da quel momento in poi essi fecero insieme molto del lavoro che segnò passaggi
importanti della loro evoluzione personale e della Loro Opera.
Alcuni dei loro libri sono stati espressamente dedicati l’uno all’altro nei contenuti.
Ad esempio, Dion Fortune inviò a Crowley una copia del suo romanzo, Sea Priestess,
“la Sacerdotessa del Mare” nel giugno del 1944.
il 14 marzo 1945, dopo una settimana in cui non si erano frequentati, Dion Fortune
scrisse quanto segue a Crowley:
“Il riconoscimento che ti ho scritto nell'introduzione al mio libro come mio debito
nei confronti del tuo lavoro, non mi è sembrato altro che semplice onestà letteraria,
esso è stato usato come asta per la schiena da persone che ti considerano come
l'Anticristo.
Sono pronta ad affondare nelle mie dita dei piedi e ad affrontare eventuali guai se
devo, ma oggi non combatto se posso evitarlo, perché fa perdere troppo tempo.
Sono pienamente consapevole che arriverà un momento in cui dovrò uscire allo
scoperto e dire: questa è la legge del Nuovo Eone, ma voglio scegliere il mio tempo
per questo, perché propongo di essere in una forte posizione strategica quando lo
farò, e se dó informazioni anticipate alla signora “Grundy”, potrei non essere
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adeguatamente radicata quando inizia l'inevitabile blitz. Pertanto, ti chiedo di non
fare il mio nome per il momento.”
“Mia cara Sacerdotessa, sono totalmente d’accordo con te nel mantenere segreta la
nostra relazione in virtù della Grande Opera.
Non ti menzionerò, e nessun attacco potrà essere sferrato contro di noi
consapevolmente.
Manterremo ogni Forza per continuare l’Opera, senza disperderla in inutili
esposizioni che potrebbero risultare dannose nei nostri confronti e nei confronti di
coloro che verranno.”
La loro forte Unione continuò per tutti gli ultimi anni della loro vita, integrando la
Forza di due parti importantissime dell’esoterismo del secolo scorso, ma se si presta
attenzione, se si ascolta al di là dei suoni, se si guarda al di là della materia, il Loro
Insegnamento è vivo dentro tutti coloro che lavorano per la Grande Opera.
Loro non si sarebbero fermati, avrebbero proseguito gli studi, avrebbero continuato a
seguire il Sentiero in virtù della Grande Opera.
Fratelli, che aspettiamo?
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Glastonbury Tor
(Foto di Silvia Pepe)
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