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Cap 2

Bilancio d'esercizio

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Alla fine del periodo (SP t1), abbiamo di nuovo l’equilibrio tra Attività e Passività, ma si nota come la composizione

patrimoniale sia cambiata sia a livello quantitativo (da 100 a 102) sia a livello qualitativo.
Dall’esempio comprendiamo che i documenti schematici prospettici che costituiscono il bilancio (Stato
Patrimoniale, Rendiconto Finanziario e Conto Economico) sono connotati da diversa natura (e quindi obiettivi),
infatti:
1. STATO PATRIMONIALE: rappresenta in maniera statica la composizione del capitale di
funzionamento (profilo patrimoniale), cioè lo coglie in un determinato istante, come se fosse una
fotografia (da t0 a t1) ;
2. CONTO ECONOMICO: coglie il profilo reddituale attraverso un’informazione di tipo dinamico.
Raccoglie tutti gli accadimenti di gestione che si susseguono durante l’esercizio;
3. RENDICONTO FINANZIARIO: coglie il profilo finanziario attraverso un’informazione di tipo
dinamico. Raccoglie tutti gli accadimenti di gestione che si susseguono durante l’esercizio.
CAPITOLO SECONDO: LE FUNZIONI DEL BILANCIO 3

IL BILANCIO QUALE STRUMENTO DI CONOSCENZA


Il bilancio d’esercizio ha due principali FUNZIONI che lo contraddistinguono:
1. STRUMENTO DI CONOSCENZA;
2. STRUMENTO DI COMPORTAMENTO.
(1) Per quanto concerne il primo aspetto (STRUMENTO DI CONOSCENZA), si intende dire che il bilancio:
1. CONSENTE UN GIUDIZIO SULL’ATTITUDINE DELL’IMPRESA A PERMANERE NEL TEMPO.
In che senso? L’impresa mira come obiettivo ultimo alla sua continuità nel tempo (ci si rifà al principio
di economicità), anche a fronte di cambiamenti nelle tendenze di mercato, e per farlo deve essere a
conoscenza delle condizioni attuali in cui si trova al fine di attuare azioni che le permettano di
assicurarsi una sopravvivenza futura. Ecco perché, sotto questo punto di vista, il bilancio rappresenta il
mezzo attraverso il quale il soggetto si informa sulla performance dell’azienda. Ma cosa significa
performance? In sostanza, ci si chiede:
a. Quali effetti ha creato la gestione intercorsa sulla situazione economico-finanziaria-
patrimoniale dell’impresa?
b. In che termini (intesi come risultati intermedi) sono stati raggiunti tali risultati?
c. Quali sono state le principali cause/fattori che hanno fatto raggiungere tale performance
(interpretazione dei risultati ottenuti)? In questo caso i motivi possono essere i più diversi, ad
esempio:
i. Mercato: mancanza di potenziale del mercato e/o ricezione positiva dai potenziali clienti;
ii. Efficienza/efficacia dell’impresa: sistemi produttivi e modalità di funzionamento non
all’altezza;
iii. Prodotto: non si trova una risposta positiva dal cliente (questioni gusto, rapporto
qualità/prezzo, …)
Solo trovando il problema e la causa dello stesso è possibile di conseguenza adottare una serie di
misure correttive che permettono di ristabilire una situazione ottimale (o, per lo meno, migliore
rispetto a quella di partenza).
Inoltre, il bilancio consente di studiare, analizzare l’operato di coloro che gestiscono effettivamente
l’impresa, ovvero la bontà dei manager terzi stipendiati. Questo aspetto risulta essere molto importante
e centrale soprattutto nelle grandi imprese a proprietà parcellizzata dove normalmente soggetto
giuridico e soggetto economico non coincidono (separazione tra proprietà e gestione).
Si può dire che il bilancio, quale strumento di giudizio professionale sull’attitudine dell’impresa a
continuare nel tempo, sia come una sorta di “rendiconto”.
2. SODDISFA LE ATTESE DI INFORMAZIONE IN CAPO A CIASCUNA CLASSE DI INTERESSI: in
questo caso entrano in ballo i cosiddetti stakeholders (dall’inglese, “portatori di interesse”), i quali però
non sono tutti uguali in quanto esistono:
a. INTERESSI INTERNI: conferenti capitali di rischio (le cui aspettative variano al variare del
peso del socio nella compagine sociale), management, dipendenti. Tali categorie sono
accomunate dal fatto che godono di un inserimento aziendale tale per cui il bilancio non è
l’unico strumento di conoscenza che possiedono per ottenere informazioni. Ecco perché si

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dice che il bilancio in questo caso rappresenti solo uno strumento complementare (non è l’unico
strumento che hanno a disposizione), seppur fondamentale;
b. INTERESSI ESTERNI: clienti, fornitori, banche e altri finanziatori, società di minoranza
controllate, controllante, collegate, associazioni sindacali, consumatori e loro
organizzazioni, Stato, territorio, comunità locale, collettività tutta. Tali categorie sono
accomunate dal fatto che non godono di un inserimento aziendale tale per cui il bilancio è
l’unico strumento di conoscenza che possiedono per ottenere informazioni. Ecco perché si
dice che il bilancio in questo caso rappresenti lo strumento esclusivo (unico) che hanno a
disposizione.
Dall’analisi degli interessi sopra riportati emerge un fatto interessante: il bilancio offre un’informazione
(minima) comune a tutti i portatori di interesse! Essi, infatti, seppur con istanze diverse, convergono
tutti ad un unico obiettivo in comune, ovverosia la prosperità a valere nel tempo. C’è da dire che tale
ampliamento (da soli “interessi interni” a “interessi esterni”) non è poi così datato. Un tempo, infatti,
i soggetti d’impresa vedevano nel bilancio uno strumento da nascondere (quasi come un fatto privato) 4
dedicato solo all’azienda e ai soggetti creditori. In altre parole, veniva redatto solo:
a. Per pagare le imposte di competenza;
b. A garanzia dell’integrità del patrimonio
i. Sia dei soci che erano interessati al non depauperamento del capitale di rischio conferito;
ii. Sia dei terzi creditori che erano interessati al recupero totale del credito concesso
all’impresa.
Oggi, invece, le cose sono cambiate (e di molto anche): il bilancio viene visto più come un documento
da esibire al pubblico (gli stakeholder più diversi, portatori di tanti interessi individuali) e la crescita del
ruolo sociale che le imprese hanno adesso ha stravolto la direzione di marcia della rendicontazione
contabile che ora:
a. Ha esteso l’interesse a soggetti prima non considerati;
b. Ha elevato il livello (e anche la qualità) di informativa da fornire con il bilancio;
c. Ha raffinato alcuni tecnicismi di bilancio verso una sensibilità più spiccata verso il soggetto
investitore;
d. Ha promosso nuove forme di accounting di fenomeni prima non monitorati dalle tradizionali
visioni contabili.
In tutto questo ha assunto un ruolo fondamentale anche il legislatore (attraverso l’emanazione della
regolamentazione obbligatoria) nel trasformare il bilancio DA strumento per tutela di soci e terzi
creditori A strumento di conoscenza per tutti.
Ma ora probabilmente una domanda viene spontanea: può il bilancio regolamentato soddisfare tutte le
esigenze specifiche di ciascun stakeholder? Così come è adesso molto probabilmente no, infatti si stanno
sempre più diffondendo nuove forme di rendicontazione e nuovi strumenti per soddisfare le attese
informative di ciascun soggetto interessato all’andamento gestionale dell’impresa. Con la Direttiva
2014/95/UE (vedi file allegato) si è imposto l’obbligo alle grandi aziende di comunicare una serie di
informazioni ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla corruzione
(etc) in misura necessaria alla comprensione dell’andamento dell’impresa, dei suoi risultati, della sua
situazione e dell’impatto della sua attività. In tal senso, appaiono informazioni rilevanti:
a. Una breve descrizione del modello aziendale dell’impresa;
b. Una descrizione delle politiche applicate dall’impresa in merito ai precedenti aspetti;
c. Il risultato di tali politiche;
d. I principali rischi connessi a tali aspetti legati alle attività dell’impresa;
e. Gli indicatori fondamentali di prestazione di carattere non finanziario pertinenti per l’attività
specifica dell’impresa.
C’è tuttavia un’ulteriore esigenza che si sta manifestando: quella di selezionare le informazioni da
fornire agli stakeholder che siano in grado di spiegare le direzioni di marcia dell’impresa lungo tutte
le direzioni che qualificano il business e la strategia, così come l’attenzione al sociale, all’ambiente e alla
sostenibilità. Di ciò si è fatto carico un organismo internazionale (IIRC), vale a dire quell’ente globale
composto da regolatori, professionisti del mestiere (etc) che concordano sul fatto che la comunicazione
sulla creazione di valore debba essere il passo successivo dell’evoluzione del reporting aziendale. A tal
proposito hanno approvato nel 2013 un “Framework Internazionale” che promuove la produzione di un
Integrated Report (tutt’ora solo volontario tranne che in Sud Africa) capace di illustrare sinteticamente la
strategia, la governance, la performance, la sostenibilità del modello di business (con attenzione alle
ambientali, sociali, relazionali) e le prospettive di funzionamento che consentono di creare valore nel breve,

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medio e lungo periodo, nel contesto in cui un’organizzazione opera. Si deduce come questo possa essere
considerato come uno strumento che potrebbe andare oltre i contenuti del bilancio d’esercizio, senza
peraltro disattendere il contenuto informativo che quest’ultimo ha saputo dare e continua a dare alle
comunità dei cittadini e delle istituzioni. Tale approfondimento sarà oggetto di successiva trattazione
presente nella suddetta dispensa.
IL BILANCIO QUALE STRUMENTO DI COMPORTAMENTO
(2) Passiamo ora all’altro aspetto, ovverosia al bilancio quale STRUMENTO DI COMPORTAMENTO. In
questo caso, il bilancio diventa il mezzo attraverso il quale l’impresa capisce come deve comportarsi. In che
senso? Il compilatore ha di norma sempre alcuni spazi di discrezionalità in cui può compiere determinate
scelte. Ma in base a che cosa vengono fatte quest’ultime? Il redattore di bilancio ha come scopo ultimo quello
di ingenerare, suscitare reazioni favorevoli dei terzi nei confronti dell’impresa (decisioni rilevanti di ciascuna
classe di stakeholder): quindi l’azienda non deve compiacere sé stessa per dimostrare di avere ottenuto un risultato
economico positivo maggiore, ad esempio, perché sa che se avesse fatto una scelta diversa il valore sarebbe
5
cambiato! In altre parole, gli spazi di discrezionalità consentiti portato il risultato d’esercizio e il patrimonio
dell’impresa ad assumere conformazioni e valori differenti che dipendono dunque dalle scelte che il
compilatore stesso effettua, oltre che dalle sue percezioni soggettive sul futuro, ma ricordiamoci che lo scopo è
sempre quello di ottenere la maggior soddisfazione possibile da parte dei diversi portatori di interesse.
A livello pratico, la DISCREZIONALITÀ TECNICA nella compilazione di bilancio viene esercitata nella
scelta di soluzioni alternative dei:
1. CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DELLE POSTE PATRIMONIALI E REDDITUALI: riguarda
a. Struttura degli schemi di Stato Patrimoniale e Conto Economico;
b. Collocazione degli elementi patrimoniali o reddituali
Esempio: acquisto di pacchetti (asset) azionari → Il collocamento nel prospetto cambia in base alla finalità
degli stessi asset (speculativa o strategica)
2. CRITERI DI VALUTAZIONE DELLE OPERAZIONI IN CORSO DI SVOLGIMENTO: a quale valore
valuto quel determinato elemento? Ci sono diversi criteri (oggettivi e soggettivi) che consentono margini
di discrezionalità al redattore, ma una volta scelti devono essere rispettati!
Il compilatore di bilancio, come abbiamo già detto, vuole generare reazioni favorevoli da parte degli stakeholder.
Cerca di raggiungere questo obiettivo applicando la discrezionalità tecnica che, a sua volta, genera le cosiddette
POLITICHE DI BILANCIO (che non per forza sono negative!), le quali possono essere:
1. LECITE: rientrano nella discrezionalità tecnica che il sistema normativo e il sistema dei principi di bilancio
rendono possibile (sono quindi entro i limiti della normativa);
2. ILLECITE: presentano livelli di inaccettabilità normativa vuoi sotto un profilo civilistico vuoi anche da un
punto di vista penale (sono quindi oltre i limiti della normativa).
È bene comunque sottolineare che sempre più si stanno affermando alternative di una maggiore aderenza a
principi di bilancio che spingono verso una riduzione degli elementi di soggettività e prevedono una maggiore
possibilità di controllo delle scelte del compilatore, anche in relazione al riscontro da parte della revisione esterna.
Oltre alle due categorie di criteri di discrezionalità tecnica sopra riportati, oggi si aggiunge, là dove possibile,
un’ulteriore possibile discrezionalità nella scelta dei “sistemi di riferimento” con conseguente adozione di
principi diversi a fondamento del bilancio. Si contraddistinguono infatti:
1. NORMATIVA NAZIONALE (Codice Civile integrata dai principi OIC);
2. PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI (IAS/IFRS).
In Italia coesistono entrambe le categorie in quanto sono presenti società che sono obbligate ad utilizzare
rispettivamente l’una o l’altra categoria, altre che sono escluse, altre che ne hanno semplicemente la facoltà (→
Attivazione delle politiche di bilancio). Tale tema verrà approfondito dettagliatamente nel capitolo successivo.
In sostanza, quindi, è possibile affermare che il grado di discrezionalità dipende da:
1. RIGORE DELLA NORMATIVA GIURIDICA;
2. NATURA SPECIFICA DELL’ATTIVITÀ D’IMPRESA;
3. POSSIBILITÀ DI SCELTE ALTERNATIVE DEL SISTEMA DI RIFERIMENTO (norme nazionali o
principi contabili internazionali).

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CAPITOLO TERZO: IL SISTEMA DUALE DI BILANCIO
SOCIETÀ QUOTATE vs SOCIETÀ NON QUOTATE
Con riferimento alla scelta dei principi contabili nazionali (OIC) o internazionali (IAS/IFRS) è doveroso
considerare e conoscere le differenze tra le diverse tipologie di società di seguito riportate:

* BILANCIO CONSOLIDATO = bilancio d’esercizio che ha come oggetto l’insieme delle società legate da
rapporti partecipativi che formano un gruppo di imprese. Viene sintetizzata la situazione patrimoniale-
economico-finanziaria dell’entità economica (non giuridica!) del gruppo di imprese. A redigerlo è la
capogruppo (o società madre) che, una volta assolto l’obbligo, deve redigere anche quello individuale come
singola entità giuridica.
ADEMPIMENTO DI APPLICAZIONE DEGLI IAS/IFRS SECONDO IL D. LGS. 38/2005
Per quanto concerne l’applicazione dei PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI, ci sono diverse categorie
e momenti storici da dove considerare per avere un quadro completo. Il tema è oggetto del Decreto Legislativo n.
38 del 28/02/2005 (vedi file allegato):
1. OBBLIGO DI REDAZIONE CON IAS/IFRS
a. Dal 2005
i. Bilancio consolidato di società quotate
ii. (Vedi modifica al [Link]. 28/2005 per le società non quotate nelle righe successive)
b. Dal 2006
i. Bilancio individuale di società quotate (facoltà per il 2005 – Circolare B.d.L. per le
banche)
ii. Bilancio individuale di società di assicurazioni quotate che non redigono il bilancio
consolidato

2. FACOLTÀ DI REDAZIONE CON IAS/IFRS (→ Attivazione delle politiche di bilancio)


a. Dal 2005
i. Bilancio consolidato di società non quotate
ii. Bilancio individuale di imprese consolidate (= appartenenti al gruppo ma diverse dalla
capogruppo) da società quotate e non quotate.

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