NAPOLEONE BONAPARTE
Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio, in Corsica (ai tempi dominio genovese), nel 1769, da una famiglia
nobile della toscana, studiò come cadetto alla scuola militare, fece carriera e venne promosso a generale.
Tornato a Parigi, strinse rapporti con membri del Direttorio (organo di 5 membri con potere esecutivo)
come Carnot e Barras. Grazie agli incarichi portati a termine con successo, entrò in politica. La sua
posizione inoltre contribuì il matrimonio con Giuseppina Tascher de la Pagerie, amante di Barras, infatti
proprio da lui Napoleone verrà nominato comandante dell’armata d’Italia.
La rapida ascesa del generale Bonaparte 7.1
La Campagna d’Italia:
Con l’istituzione del Direttorio si era concluso uno dei periodi più sanguinosi ed ‘eroici’ della rivoluzione, ed
era iniziato un periodo di relativa pace ma soltanto interna, perché la Francia era ancora in guerra con
Austria e Gran Bretagna.
Il Direttorio allora decise di attaccare l’Austria. Furono organizzate 2 armate, ben addestrate e ben
equipaggiate, e furono schierate sul fronte orientale per marciare verso Vienna. Venne organizzata anche
una terza armata: l’Armata d’Italia, affidata a Napoleone Bonaparte, con poche decine di migliaia di
soldati, mal addestrati e mal equipaggiati, la quale doveva marciare in Italia con una funzione diversiva.
Le prime due armate furono bloccate dagli austriaci, invece l’Armata d’Italia, fu riorganizzata da Napoleone
stesso e iniziò una marcia gloriosa. Attaccò ed occupò Genova, poi passò al Piemonte, ottenendo Nizza e
Savoia con l’armistizio di Cherasco. Poi dopo aver sconfitto gli austriaci a Lodi, entrò anche a Milano.
Successivamente avanzò verso il Centro Italia conquistando l’Emilia, Parma, Modena e lo Stato Pontificio
(grazie alla pace di Tolentino firmata da Papa Pio VI). Infine dopo aver conquistato Mantova, ultima
roccaforte degli austriaci in Italia, puntò a Vienna.
Il 17 ottobre 1797 venne firmato il Trattato di Campoformio, la Francia otteneva dall’Austria: il Belgio, la
riva sinistra del Reno, la Lombardia e l’Emilia. L’Austria invece ricevette l’Istria, la Dalmazia e il Veneto. A
farne le spese fu la repubblica di Venezia, che dopo secoli di serenità, fu occupata e spartita tra Francia e
Austria. L’impresa di Napoleone, oltre ai territori, concesse alla Francia un’enorme quantità di opere
d’arte e denaro dalle terre conquistate, grazie a razzie e requisizioni.
Durante la campagna d’Austria, le elezioni in Francia favorirono i realisti, quindi il Direttorio, ancora
repubblicano, il 4 settembre 1797 (18 fruttidoro anno V) fece un colpo di Stato: con l’aiuto dei capi
militari, tra cui Napoleone, fecero arrestare tutti i realisti e annullarono le elezioni. Venne scongiurato il
pericolo del ritorno della monarchia, ma il destino della rivoluzione e della Francia fu affidato all’esercito e
quindi a Napoleone.
Le repubbliche ‘giacobine’ italiane:
Quando Napoleone conquistò Milano, venne accolto come un liberatore, ed avendo molto potere
indipendente rispetto a Parigi, decise di formare nella penisola italiano delle repubbliche sorelle. A Milano
iniziarono ad arrivare moltissimi uomini di cultura che condividevano le idee rivoluzionarie e facevano
parte dei club giacobini italiani. (clandestini e non accettati dai governi degli stati italiani). Per questo le
repubbliche sorelle istituite da Napoleone dopo la conquista dei territori italiani vennero definite
‘repubbliche giacobine’ italiane.
La prima fu la repubblica cispadana, in Emilia, dove sventolò per la prima volta la bandiera tricolore. Poi ad
essa venne aggregata la repubblica cisalpina. Dopo la conquista di Genova, venne creata la repubblica
ligure, dopo la conquista dello Stato Pontificio anche la repubblica romana, e infine dopo aver sconfitto
anche il sovrano borbonico di Napoli venne creata la repubblica partenopea. Oltre alle 4 italiane, si
aggiunsero anche la repubblica batava e elvetica.
Napoleone però ben presto non fu più visto come un liberatore perché le repubbliche sorelle furono
usurpate di mole opere d’arte e furono importi ingenti tributi di denaro. Quindi per questo le repubbliche
non furono in realtà ‘sorelle’ ma vassalle della Francia. Questo legame di sudditanza politica e finanziaria
non piacque né alla popolazione umile, né agli stessi giacobini italiani, il loro appoggio venne meno e
iniziarono una serie di insorgenze contro gli invasori francesi: le “Pasque Veronesi” a Verona e i moti di
“Viva Maria” nel centro Italia.
Nel 1799 inoltre l’esercito della seconda coalizione antifrancese, guidato da Suvorov, costrinse i francesi
ad abbandonare tutti i domini italiani e a rifugiarsi a Genova. Vennero restaurate le precedenti dinastie
regnanti in ogni territorio e vennero eliminate le repubbliche giacobine. Una caduta drammatica fu quella
della repubblica partenopea dove i sanfedisti, membri dell’armata “Santa Fede” sterminarono i
repubblicani in una sanguinosa guerra civile.
La Campagna d’Egitto:
Una volta eliminata dalla scena l’Austria rimaneva la Gran Bretagna, prima potenza marina. Il Direttorio
non accettò la proposta di sbarcare in Inghilterra e combattere via terra dove la Francia era superiore, così
Napoleone decise di attaccare l’Egitto, provincia autonoma dell’impero ottomano, in questo caso il
Direttorio accettò perché voleva allontanare Napoleone dalla Francia per via del suo successo ottenuto in
patria con la campagna militare in Italia. Controllando i porti egiziani, la Francia avrebbe controllato il
commercio marittimo tra Asia e Europa e quindi poteva minacciare gli interessi orientali dei britannici.
Nel 1798 Napoleone sbarca ad Alessandria e sconfigge l’esercito egiziano nella Battaglia delle Piramidi.
Tuttavia però la flotta inglese guidata da Horatio Nelson, distrusse quella francese nella rada di Abukir,
bloccando Napoleone e il suo esercito in Egitto. Approfittando dell’occasione, i nemici della Francia si
unirono nella seconda coalizione antifrancese, composta da: Gran Bretagna, Impero ottomano, Austria,
Russia e Regno di Napoli. La coalizione antifrancese come detto in precedenza (vedi paragrafo
repubbliche) ne approfitto per liberare tutti i territori conquistati da Napoleone.
Napoleone al potere 7.2
Da primo console a imperatore:
Fallito il tentativo di annientare la Gran Bretagna, Napoleone, riuscendo ad ingannare la flotta britannica,
Napoleone torna in Francia e viene accolto e osannato dalla popolazione. Nonostante il generale
insuccesso della campagna d’Egitto, Napoleone aveva il pieno sostegno sia delle classi popolari che della
borghesia, in quanto era l’unica figura in grado di risollevare le sorti del paese, data la crisi del Direttorio.
Rientrato a Parigi, divenne l’interlocutore dei cospiratori di un colpo di stato militare. Insieme a suo fratello
Luciano, l’abate Sieyès, Talleyrand e Fouché, organizzarono un colpo di stato il 9 novembre 1799 (18
brumaio anno VIII), data che segnò la fine della rivoluzione francese. Il Direttorio fu esautorato e fu
abrogata la Costituzione del 1795. Il potere passò al consolato composto da Napoleone, Sieyès e Ducos.
Nel 1799, venne promulgata la Costituzione dell’anno VIII, che ridisegnò il governo francese. Il potere
esecutivo e legislativo spettava al primo console Napoleone. Al suo fianco c’erano altri 2 consoli e un
Consiglio di Stato da lui eletto. C’erano poi 2 assemblee legislative: il Tribunato e il Corpo Legislativo, i cui
membri erano nominato dal Senato, i cui membri erano eletti a suffragio universale.
Nel 1800 la Costituzione venne sottoposta ad un “plebiscito”, cioè una votazione popolare, il cui esito fu di
3 mln di favorevoli e solo un migliaio di contrari. Napoleone, ritenendosi investito dal potere in nome della
nazione, instaurò un regime personale e dittatoriale.
Ripristino dell’ordine estero e interno e il titolo imperiale:
In qualità di primo console, Napoleone doveva ripristinare l’ordine, salvare l’unità nazionale e sancire la
fine della rivoluzione. Nonostante i nemici fossero l’Austria e la Gran Bretagna, il campo di battaglia fu
inevitabilmente l’Italia.
Nel 1800 valicò le alpi e sconfisse gli austriaci a Marengo e li costrinsero alla pace di Lunéville, che
riconfermò le norme previste dal trattato di Campoformio. Pertanto vennero ricreate le repubbliche
sorelle: nel 1802 la cisalpina divenne la repubblica italiana e venne promulgata una costituzione
simile a quella francese, Napoleone divenne il presidente e nominò come vicepresidente Francesco
Melzi d’Eril. Lo stesso avvenne nella repubblica ligure, mentre il Piemonte fu annesso alla Francia.
Dopo la pace di Lunéville con gli austriaci, fu il turno dei britannici. Nel 1802 con la pace di Amiens, i
britannici restituirono le Antille e ottennero Ceylon e l’Egitto tornò agli ottomani.
Infine nel 1801 attraverso il Concordato, venne stipulata la pace con lo Stato Pontificio di papa Pio VII.
Il cattolicesimo fu riconosciuto come religione della “maggioranza” dei francesi e fu garantito il
mantenimento del clero a spese pubbliche.
Dopo aver sistemate le faccende estere, Napoleone si trovò a fronteggiare alcuni problemi di
opposizioni interna. Nonostante l’enorme appoggio della popolazione, c’era una parte a lui ostile: i
giacobini e i realisti. Nonostante i suoi atteggiamenti morbidi di repressione, per tentare di migliorare
i rapporti con i suoi oppositori, quest’ultimi organizzarono un attentato che fallì per poco. Si scoprì
che i colpevoli furono 7 realisti assoldati dalla Gran Bretagna, che furono poi uccisi.
Dopo aver stabilito buoni rapporti con tutti i suoi vecchi nemici e ripristinato la pace generale, Napoleone
volle consolidare il proprio potere con un nuovo plebiscito, chiedendo al popolo di conferire alla sua
carica, un carattere vitalizio e di affidargli il compito di nominare i successori del 1, 2 e 3 console. Nel 1802,
con la Costituzione dell’anno X, vennero pubblicati i risultati del plebiscito.
Successivamente Napoleone volle trasformare il titolo di console nel titolo di imperatore, e infatti il 18
maggio 1804, grazie alla “richiesta” del Senato (da lui sottomesso), con un nuovo plebiscito popolare fu
richiesto a Napoleone di diventare “imperatore dei francesi”. Il 2 dicembre 1804 napoleone si
autoincoronò imperatore dei francesi.
La costruzione dello Stato Napoleonico:
Burocrazia: Venne creato un nuovo apparato burocratico fortemente centralizzato, composto da
funzionari di carriera con diversi compiti: prefetti, sotto-prefetti e sindaci.
Polizia e ministeri: l’amministrazione dello Stato aveva il suo perno nei ministeri: centri di propulsione
delle riforme del governo. I ministeri vennero definiti nelle loro competenze, cioè ognuno con una
funzione ben precisa e diversa. Venne creato un nuovo apparato di polizia per il controllo dell’ordine
pubblico.
Classe dirigente: si creò una nuova élite di notabili, funzionari e burocrati, accanto a militari e
proprietari terrieri. Questa nuova nobiltà fu istituita da Napoleone nel 1808, era ereditaria e basata sul
censo ma non era dotata di alcun privilegio fiscale.
Finanza e Società: venne riorganizzato il sistema finanziario, venne creata la Banca di Francia con il
potere di emettere la nuova moneta: il franco d’argento. Venne migliorato e ampliato il servizio
pubblico: istruzione, assistenza sociale e sanitaria divennero facilmente accessibili per tutta la
popolazione.
Codice Civile Napoleonico: venne emanato nel 1804, frutto del compromesso tra vecchio regime e
grandi conquiste della rivoluzione. Sosteneva: 1) uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. 2) laicità
dello Stato. 3) abolizione di ogni privilegio fiscale. 4) tutela della famiglia e del diritto di proprietà.
Famiglia: uno dei cardini fondamentali del codice civile napoleonico, aveva una struttura gerarchica
ben definita. Il capofamiglia era il padre, a cui tutti i componenti, figli, figlie e moglie erano
subordinati. Il padre esercita sui figli la “patria potestà”, deve dare il consenso per il matrimonio. Per il
patrimonio, i genitori potevano scegliere col testamento di donare solo una parte a chi volevano, l’altra
parte rimanente era divisa equamente tra i figli senza distinzioni.
Per quanto riguarda il rapporto con la moglie, le donne erano considerate inferiori e deboli, il
capofamiglia doveva proteggere la moglie, a lui sottomessa. Il divorzio era sempre ammesso per il
marito in caso di moglie adultera. Quest’ultima invece poteva rivendicare il diritto del divorzio solo nel
caso in cui il marito manteneva la sua amante nella casa coniugale.
L’Europa contro Napoleone 7.3
Dalla sconfitta di Trafalgar alla Pace di Tilsit:
Secondo la Pace di Amiens, la Gran Bretagna, avrebbe dovuto abbandonare l’isola di Malta e restituirla ai
Cavalieri di San Giovanni, ma i britannici si rifiutarono a causa della sua posizione militare strategica. Fu
così che tra il 1803 e il 1805 riprese il conflitto tra Francia e Gran Bretagna, quest’ultima organizzò la terza
coalizione antifrancese: Gran Bretagna, Austria, Russia, Svezia e Regno di Napoli.
Lo scontro fra le 2 armate fu deciso da 2 battaglie, una via mare e una via terra. Il 21 ottobre 1805 la flotta
francese, alleata con quella spagnola, furono definitivamente sconfitte dalla flotta britannica guidata
dall’ammiraglio Nelson, a largo di capo Trafalgar (vicino a Stretto di Gibilterra).
Via terra invece, Napoleone bloccò gli eserciti nemici ad Ulm e poi il 2 dicembre 1805 nella Battaglia di
Austerlitz (capolavoro militare di Nap) sconfisse le truppe austro-russe. Dopo questa sconfitta, l’Austria
uscì di scena firmando la Pace di Presburgo, concedendo alla Francia: l’area germanica, il Veneto, l’Istria e
la Dalmazia.
Nel 1805 trasformò la repubblica italiana nel Regno d’Italia e ne affidò il governo a Eugenio Beauharnais,
figlio del primo matrimonio di sua moglie Giuseppina. Poi nel 1806 occupò anche il Regno di Napoli e lo
affidò a suo fratello Giuseppe Bonaparte.
Napoleone volle ordinare l’area germanica, nel 1806 fondò la “Confederazione del Reno”, facendo
deporre la corona dell’imperatore Francesco I, questo segnò la fine del Sacro Romano Impero creato da
Carlo Magno circa 1000 anni prima.
Data la potenza di Napoleone, entrò in guerra la Prussia, la quale creò la quarta coalizione antifrancese:
Prussia, Russia, Gran Bretagna e Svezia (senza Austria). Napoleone la sconfigge ed entra vittorioso a
Berlino. Successivamente, nel 1807 stipula la Pace di Tilsit con lo zar Alessandro I, nella quale riconobbero
2 zone distinte di influenza in Europa: occidentale, controllata dalla Francia, e orientale, sotto la Russia.
In seguito alla Pace di Tilsit, i territori persi della Russia vennero uniti nel Regno di Westfalia, che
Napoleone affidò a Girolamo Bonaparte, fratello più giovane.
Il risultato principale della pace fu il “blocco continentale”, decretato nel 1806, non potendola battere via
terra o via mare, decise di isolare la Gran Bretagna dai commerci europei. Danneggiano il suo punto di
forza: il commercio, la Gran Bretagna avrebbe poi accettato le sue condizioni di pace. Il piano di
Napoleone era quello di vietare che le merci britanniche fossero vendute o comprate in tutti i territori
Europei e coloniali sotto il suo impero.
Per fare ciò però doveva migliorare i controlli mercantili, perciò trasformò la repubblica batava nel Regno
d’Olanda e lo affidò al fratello Luigi Bonaparte, in questo modo controllava le coste del Mare del Nord.
Poi nel 1807 attaccò il Portogallo ma fu sconfitto dall’armata britannica del generale Wellesley, Duca di
Wellington. Mentre in Spagna, fece abdicare il sovrano in favore di suo fratello Giuseppe Bonaparte, che
lasciò il trono di Napoli a Gioacchino Murat, cognato di Napoleone. In Spagna nel 1808 però ci fu una
rivolta del popolo che Napoleone riuscì a reprimere con molte difficoltà.
Viste le difficoltà, venne a crearsi una quinta coalizione antifrancese, con Austria e Gran Bretagna, che
però fu sconfitta a Wagram nel 1809, con il trattato di Schönbrunn, Nap ottenne le provincie illiriche
dall’Austria.
Dal “Grande Impero” a Waterloo:
Tra il 1809 e il 1812 il cosiddetto “Grande Impero” di Napoleone raggiunse il suo apice. Non avendo un
erede, Giuseppina non gli aveva dato figli, l’impero rimaneva fragile. Napoleone decise di divorziare da lei
e successivamente grazie al cancelliere austriaco Von Metternich ottenne la mano di Maria Lusia
d’Asburgo, figlia dell’imperatore d’Austria Francesco I, con la quale ebbe un figlio: Napoleone detto
l’aquilotto (eglomme).
La divisione in due dell’Europa fatta con la Pace di Tilsit, non sarebbe durata molto: la Gran Bretagna era
in armi, l’Austria si opponeva ad essere alleata con la Francia, anche la Spagna era contro la Francia e infine
la Russia si sentiva penalizzata dal blocco continentale. Alla fine del 1811 Napoleone si rese conto che
doveva costringere lo zar Alessandro a rispettare le norme del blocco continentale. Creò la “grande
armée” , un enorme esercito, definito dai russi “l’esercito delle venti nazioni e delle dodici lingue”, e iniziò
una campagna militare contro la Russia. La spedizione fu fallimentare, non tanto per la potenza militare
dell’esercito russo ma ciò che sterminò i francesi furono la fame e il freddo. I russi evitavano il
combattimento indietreggiando e usando la tecnica della terra bruciata. L'esercito francese avanzava a
fatica e venendo decimato. La presa di Mosca, abbandonata e incendiata da russi, fu un successo effimero,
infatti Napoleone fu costretto a dare la ritirata e nel rientro subì i pesanti attacchi dell’esercito russo.
Approfittando del momento di debolezza, i nemici dei francesi si unirono nella sesta coalizione
antifrancese: Gran Bretagna, Prussia, Russia, Austria, Svezia. Tra il 16 e il 18 luglio 1813 l’esercito francese
fu sconfitto nella “battaglia delle nazioni”, questo segnò la fine dell’Impero Napoleonico. Nel 1814 i nemici
entrarono a Parigi e costrinsero Napoleone ad abdicare e fu confinato sull’Isola d’Elba. Restaurarono la
monarchia con Luigi 18, il suo predecessore era morto. Dopo un po' di mesi però napoleone riesce a
fuggire e a tornare in Francia e iniziarono i “100 giorni” del sogno di riscossa imperiale.
Il 20 marzo entra alle Tuileries, accolta da una folla in delirio, l’Europa non stette a guardare e organizzò la
settima coalizione antifrancese.
Il 18 giugno 1815, a Waterloo ci fu l’ultima battaglia, Napoleone sembrava poter sconfiggere i britannici del
duca di Wellington, ma l’arrivo dell’esercito prussiani superstite provocò una rottura dell’esercito francese.
Dopo la sconfitta di Waterloo, i nemici entrarono a Parigi e riconsegnarono il trono a Luigi 18 che intanto
era scappato per paura di Napoleone. Quest’ultimo fu esiliato sull’Isola di Sant’Elena nell’Atlantico, dove
morì il 5 maggio 1821.