PEDAGOGIA SPECIALE
ICF
I Bisogni Educativi Speciali (BES)
I Bisogni Educativi Speciali (BES) rappresentano un insieme eterogeneo di
condizioni che influenzano il percorso educativo di un individuo. Essi derivano
dall’interazione di fattori fisici, psicologici, sociali e ambientali che ostacolano la
piena partecipazione e lo sviluppo delle competenze scolastiche e personali.
Categorie di Bisogni Educativi Speciali
● BES da condizioni fisiche difficili: includono situazioni come
ospedalizzazioni frequenti, fragilità fisiche e patologie croniche che
limitano la regolare partecipazione alle attività scolastiche.
● BES da ostacoli nei fattori contestuali ambientali: riguardano
problematiche come famiglie problematiche, pregiudizi, discriminazioni
culturali o economiche e la mancanza di opportunità di accesso alle
attività educative.
● BES da fattori contestuali personali: includono difficoltà emozionali
(ad esempio ansia, depressione), problemi comportamentali (scarsa
autoregolazione, aggressività) e una bassa autostima, che limitano
l’apprendimento e le relazioni.
● BES da deficit nelle funzioni corporee: riguardano difficoltà
cognitive, sensoriali (come cecità o ipoacusia) o motorie, spesso
associate a disabilità fisiche.
● BES da difficoltà nelle attività personali: includono scarse capacità
di apprendimento, difficoltà nell’applicare conoscenze, problemi di
autoregolazione e deficit nella capacità di interazione e relazione con
gli altri.
● BES da ostacoli alla partecipazione sociale: derivano dall’incapacità
di integrarsi pienamente nei contesti di istruzione, come l’esclusione
dalle attività scolastiche e l’incapacità di ricoprire ruoli significativi.
Funzioni Mentali, Strutture Corporee e Attività
Funzioni mentali: comprendono capacità cognitive come attenzione, memoria,
ragionamento, linguaggio e comprensione. Deficit in queste aree compromettono
l’apprendimento.
Strutture corporee: includono anomalie fisiche, come la mancanza di arti o
malformazioni, che richiedono interventi specifici per facilitare la partecipazione.
Attività personali: difficoltà nel compiere attività quotidiane, nell’apprendere concetti
o nel relazionarsi, che compromettono lo sviluppo personale e accademico.
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PEDAGOGIA SPECIALE
BES e Modelli di Inclusione
L’approccio ICF evidenzia che l’inclusione non riguarda solo le disabilità certificate,
ma considera anche i fattori contestuali e personali. Un modello inclusivo deve:
1. Promuovere l’adattamento e la personalizzazione della didattica.
2. Garantire il coinvolgimento della comunità scolastica e delle famiglie.
3. Valorizzare la diversità come risorsa educativa.
Come si costruisce un modello di identificazione tra EF e BES
Il modello di identificazione tra le Funzioni Esecutive (EF) e i Bisogni Educativi
Speciali (BES) si basa sull’analisi delle capacità e delle difficoltà degli studenti,
considerando le aree del funzionamento personale e scolastico definite dal manuale
ICF.
➔ Funzioni Esecutive: includono abilità cognitive come pianificazione,
➔ flessibilità cognitiva, memoria di lavoro e controllo inibitorio. Queste
funzioni sono essenziali per apprendere, autoregolarsi e interagire.
➔ Processo di identificazione: si parte dall’osservazione delle attività
quotidiane, integrando le difficoltà rilevate in un quadro più ampio che
tenga conto di fattori ambientali e personali.
➔ Obiettivo: identificare non solo i deficit, ma anche i punti di forza e le
risorse disponibili per favorire il successo scolastico e personale.
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PEDAGOGIA SPECIALE
PDP= (Piano Didattico Personalizzato) Il PDP è un documento scolastico previsto
per gli studenti BES come i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), e altre
difficoltà non certificate. Stabilisce interventi didattici personalizzati per garantire il
diritto allo studio.
PEI= (Piano Educativo Individualizzato) Permette di progettare un percorso
educativo e didattico personalizzato che promuova lo sviluppo personale, scolastico
e sociale dello studente.
ICF= (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della
Salute) L’ICF è una classificazione sviluppata dall’Organizzazione Mondiale della
Sanità (OMS) per descrivere la salute e il funzionamento delle persone.
ICIDH= (International Classification of Impairments, Disabilities, and Handicaps)
L’ICIDH è il predecessore dell’ICF, sviluppato sempre dall’OMS, ma con un
approccio più clinico , dunque medico.
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I sette punti di riflessione sui BES
Emergono sette punti chiave che riflettono il passaggio verso un’educazione
inclusiva:
1. Equità nella lettura dei bisogni = È necessaria una lettura equa e
personalizzata dei bisogni degli studenti, superando l’approccio
esclusivamente clinico e riconoscendo la centralità del contesto. Il modello
ICF evidenzia come i BES siano il risultato di un’interazione tra deficit e
ambiente.
2. Responsabilità pedagogica e didattica= L’inclusione è una responsabilità
condivisa. La scuola deve passare da un modello basato sulla delega
biomedica a un approccio che valorizzi l’idea di persona e riduca gli stigmi
sociali.
3. Corresponsabilità curricolare= La didattica inclusiva non deve limitarsi agli
studenti con BES, ma coinvolgere tutti gli alunni, creando un ambiente che
valorizzi le diversità e promuova la collaborazione. La programmazione deve
essere strutturalmente inclusiva.
4. Adattamento, flessibilità e personalizzazione= È necessario adattare i
materiali e i metodi didattici per rispondere a esigenze eterogenee.
L’apprendimento cooperativo, le attività laboratoriali e la didattica per problemi
sono strumenti essenziali per un approccio inclusivo.
5. Coinvolgimento dell’istituzione scolastica= La scuola deve promuovere il
coinvolgimento attivo di tutte le figure professionali attraverso strumenti come:
➔ GLI (Gruppo di Lavoro per l’Inclusione): per rilevare i BES e pianificare
strategie.
➔ PAI (Piano Annuale di Inclusività): per programmare interventi mirati.
➔ CTS e CTI (Centri di Supporto Territoriale e Centri Territoriali per
l’Inclusione): per ottimizzare risorse e collaborazioni.
6. Intelligenza territoriale= L’inclusione richiede una sinergia tra scuole,
famiglie e territorio. Le scuole devono dialogare con enti territoriali (come gli
Uffici Scolastici Provinciali) per garantire risorse e supporti adeguati.
7. Monitoraggio e valutazione dell’inclusività= L’utilizzo di strumenti come
l’INDEX per l’inclusione (Booth e Ainscow) e EDUFIBES (Ianes e Gomez
Paloma) permette di rilevare il livello di inclusività e migliorare
progressivamente le strategie educative.