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Ars e Techné

Il documento presenta una discussione sulle nozioni, definizioni e concetti di arte nel corso della storia. 1) L'arte è stata generalmente intesa come qualsiasi attività o prodotto umano con una finalità estetica, espressiva o comunicativa. 2) Il concetto di arte è variato culturalmente e temporalmente ed è soggetto a interpretazioni discutibili. 3) Nel corso del tempo, sono state proposte numerose definizioni di arte che riflettono diversi approcci filosofici e contestuali.

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Ars e Techné

Il documento presenta una discussione sulle nozioni, definizioni e concetti di arte nel corso della storia. 1) L'arte è stata generalmente intesa come qualsiasi attività o prodotto umano con una finalità estetica, espressiva o comunicativa. 2) Il concetto di arte è variato culturalmente e temporalmente ed è soggetto a interpretazioni discutibili. 3) Nel corso del tempo, sono state proposte numerose definizioni di arte che riflettono diversi approcci filosofici e contestuali.

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Ars e Techné: Nozione, Definizione e Concetto

Nozione
Fin dalla sua prima nozione, si può dire che l'arte (dellatín,ars, y
delgreco(téchnē) è, generalmente, inteso come qualsiasi attività o prodotto
realizzato dall'essere umano con una finalitàestetica, espressiva ecomunicativa,
mediante la quale si pongono in evidenzaidee,emociones o, in generale, una visione
delmondo, attraverso diversi mezzi, come iplastica, linguistici, sonorio
mixtos.

Per il resto, l'arte è un componentecultural, che riflette, nella sua concezione, i


substratieconomiciysocialiche vi si celano, e le idee e i valori inerenti a
qualsiasi cultura umana attraverso lo spazio e il tempo.

Si considera che all'inizio, con l'apparizione delHomo sapiens sapiens, il


l'arte ha avuto una funzionerito, magicaoreligiosa(come nel paleolitico) ma che
cambiò con l'evoluzione acquisendo un componente prima utilitario e poco a poco
uno più significativo o illustrativo, e poi uno sempre più e più esteticamente bello, lasciando
dietro quelli di funzione sociale,pedagogica,mercantileo semplicementeornamentale.

La nozione di arte continua a essere soggetta a profonde dispute date le molteplici


interpretazioni, che variano a seconda della cultura, dell'epoca, del movimento, della società o della
classe sociale per la quale il termine acquista un certo significato.

Il vocabolo ha un'accezione ampia, potendo designare l'attività umana


fatta con cura e dedizione, quanto qualsiasi insieme di regole per ottimizzarla:
si parla così di "arte culinaria”, “arti marziali”, “arti ingegneristiche, ecc. In quel
significato, l'arte appare comesinonimodi capacità, abilità, talento, esperienza o
procedura stabilita e specializzata. Tuttavia, tende a essere considerata come una
attività creativa, per la quale una serie di oggetti (opere d'arte) singolari, se
offrono senza alcuna utilità alla contemplazione e al piacere o al godimento estetico. Il
l'uso della parola arte per designare la realizzazione di altre attività è venuto
muriendo sostituito da 'tecnica’ u ‘ufficio’.

Definizione di arte, dibattito ancora aperto perché evolve con il contesto,


perché, in tantosoggettiva, risponde a codifiche e interpretazioni discutibili. A
Nel corso del tempo sono state date numerose definizioni: 1) come quella di rigido
razionale, «l'arte è il retto ordinamento della ragione», di San Tommaso, o quella di
accento romantico, «l'arte è ciò che stabilisce la propria regola nel libero gioco di
i suoi elementi nel piano", di Schiller; o quella di personalissimo e procedimentale
impronta,«l'arte è lo stile», di Dvorak.

Si contrappongono, anche, attorno all'arte, in accesa lotta, la categorica affermazione


ruskiniana, de que «el arte es expresión de la sociedad», con el subjetivismo
voluntarista, solipcista e puro, di Adolf Loos, nel senso che "l'arte è la libertà"
del genio», o la de reminiscenze neoplatoniche, di Marcel Duchamp, «l'arte è la
idea», o la de la accelerazione industrialista, «la novità» a cui si riferisceJean
[Link] anche gli eccessi vitalisti e arbitrari dell'anarchismo di J.
Beuys, «l'azione, la vita», o quella di DinoFormaggio, «l'arte è tutto ciò che i
uomini chiamano arte».
Ilconcettoè andato variando fino a considerare arte solo laarchitettura,
lasculturae lapittura, intanto, learti liberalirimanevano come "lavori manuali. Y
è che la sua funzione nella storia è andata variando da ciò ornamentale a ciò sacro o a ciò
semplicemente estetico, o totalmente brutto, povero e effimero.

Arte: evoluzione del concetto e dell'oggetto

En laantichità greco-romana , si considerava arte alla abilità umana in


qualsiasi terreno (produttivo, economico, militare, retorico o politico). In definitiva,
qualsiasi abilità insegnata soggetta a precepti specifici di
perfezionamento tecnico progressivo. Per questo, lapoesia, che veniva direttamente
di laispirazione, non era catalogata come arte.

Aristotelelo definì come quella «disposizione permanente a produrre cose di un


modo razionale», e, nella stessa saga,Quintiliano stabilito che «è basato su un
metodo e un ordine» (via et ordine); e, in un senso simile, Platone, nelProtagora,
capacità di fare cose attraverso ilintelligenza, attraverso l'apprendimento». In
suma, disciplina e discepolato, procedimento e linee guida, che mirano a servire: insegnare,
commuovere e compiacere.

Durante ilRinascimentosi separano i mestieri e le scienze dalle arti, si


incluse per la prima volta la poesia tra le arti, considerata fino ad allora un tipo
difilosofiao incluso di profezia, migliora lo status sociale dell'artista patrocinato da
mecenati colti, nobili e ricchi prodi italiani interessati allabellezza. In
conseguenza, i prodotti dell'artista hanno acquisito lo status di oggetti
destinati al consumo, alla contemplazione e al godimento estetico, promuovendo
ilcollezionismoper un ascendente sociale.

Da quell'epoca risalgono i primi trattatiteoriciriguardo all'arte, come i


daLeon Battista Alberti(Della pittura1436-1439;Della ricostruzione, 1450; yDella Statua,
1460), o I Commentari (1447) diLorenzo Ghiberti, oFilippo Brunelleschi o Giorgio
Vassari, della stessa epoca. Alberti ricevette influenza aristotelica, pretendendo di apportare
una base scientifica all'arte. Ha parlato di decoro, il trattamento dell'artista per adeguare
gli oggetti e i temi artistici a un senso misurato e perfezionista. Ghiberti
periodificò lastoria dell'arte, distinguendo antichità classica, periodo medievale e il
che chiamò il “rinascimento delle arti”.

Con ilmanierismo comenzó el arte moderno: las cosas ya no se representan como


figlio, ma così come lo vede l'artista. La bellezza si relativizza, si passa dalla bellezza
unica rinascimentale, basata sullascienzale molte bellezze derivate dalla
naturaleza o dellaimmaginazione, riflettendo sia il fantastico che ilgrotesco, come
inBruegelo inArchimboldo. Giordano Brunoprefigurò le idee moderne, poiché
solivo dire che la creazione è infinita, non ci sono centro né limiti – néDioni
uomo–, tutto è movimento e dinamismo. Bruno introduce l'idea di originalità:
L'arte non ha regole, non si impara, ma viene dall'ispirazione.

NelXVIII secolo, con laIllustrazionecominciò una certa autonomia del fatto artistico: il
L'arte si allontanò dalla religione e dalla rappresentazione del potere per essere un fedele riflesso della
volontà dell'artista, concentrandosi più sulle qualità sensibili dell'opera che non in
il suo [Link]-Baptiste Dubos, in Riflessioni critiche sulla poesia e la
pittura (1719), aprì la strada verso la relatività del gusto, ragionando che la
l'estetica non è data dalla ragione, ma dai sentimenti. Così, per Dubos il
L'arte commuove, arriva allo spirito in modo più diretto e immediato rispetto al
conoscenzarazionale. Dubos ha reso possibile lademocratizzazionedel gusto, oponendosi
alla regolamentazioneaccademica, e introdusse la figura del 'genio', come attributo dato da
la natura, che è al di là delle regole.

In theromanticismo, emerso inGermaniaalla fine del XVIII secolo con il movimento


denominatoSturm und Drangtrionfò l'idea di un'arte che sorge spontaneamente dal
individuo, sviluppando la nozione di genio –l'arte è l'espressione delle emozioni
del artista–, che inizia a esseremitificato. Autori comeNovalisyFriedrich von
Schlegelriflettevano sull'arte: nella rivista Athenäum, pubblicata da loro,
sorgono le prime manifestazioni dell'autonomia dell'arte, legata a
natura. Per loro, nell'opera d'arte si trova l'interno dell'artista e il suo
proprio linguaggio naturale.

Arthur Schopenhauer dedicò il terzo libro diIl mondo come volontà e


rappresentazionea lateoria dell'artel'arte è una via per sfuggire allo stato di
infelicità propria dell'uomo. Identificòconoscenzacon creazione artistica, che è la
forma di più profonda di conoscenza. Il arte es la reconciliación
travolontàyconsapevolezza, tra oggetto e soggetto, raggiungendo uno stato dicontemplazione,
difelicitàLa coscienza estetica è uno stato di contemplazione disinteressata, dove
le cose si mostrano nella loro purezza più profonda. L'arte parla nella lingua di
laintuizione, non della riflessione; è complementare alla filosofia, la ética e la religione.
Influito dallafilosofia orientalemanifestò che l'uomo deve liberarsi dalla volontà di
vivere, del 'voler', che è origine di insoddisfazione. L'arte è un modo per liberarsi di
volontà, di andare oltre il 'io'.

Richard Wagnerraccolse l'ambivalenza tra il sensibile e lo spirituale di Schopenhauer:


In Ópera e dramma (1851), Wagner ha proposto l'idea del "opera d'arte totale”
(Gesamtkunstwerk), dove si farebbe una sintesi della poesia, la parola – elemento
maschile–, con lamusica–elemento femminile–. Riteneva che il lenguaje primitivo
sarebbevocalico, mentre che la consonantefu un elemento razionalizzatore; così dunque, la
l'introduzione della musica nella parola sarebbe un ritorno all'innocenza primitiva del
linguaggio.

A fine delXIX secolosorgere ilestetismo, che fu una reazione autilitarismoimperante


nell'epoca e alla bruttezza e al materialismo dellaera industriale. Di fronte a ciò, è emersa una
tendenza che conferiva all'arte e alla bellezza un'autonomia propria, sintetizzata in
formula diThéophile Gautier“l'arte per l'arte" (l'artpourl'art), arrivando addirittura a parlare di
di "religione estetica".15Questa postura mirava a isolare l'artista dalla società, affinché
cercasse in modo autonomo la propria ispirazione e si lasciasse guidare unicamente da una
búsqueda individual de la belleza.16Così, la bellezza si allontana da qualsiasi componentemorale,
diventando il fine ultimo dell'artista, che arriva a vivere la propria vita come un'opera di
arte –como se puede apreciar en la figura del dandi–.17 Uno dei teorici del movimento
fuWalter Pater, che ha influenzato il cosiddetto decadentismoinglese, stabilendo in
le sue opere che l'artista deve vivere la vita intensamente, seguendo come ideale la bellezza.
Per Pater, l'arte è "il cerchio magico dell'esistenza", un mondo isolato e autonomo
messo al servizio delpiacere, elaborando una autentica metafisicadella bellezza.

D'altra parte,Charles Baudelaire fu uno dei primi autori che analizzarono la


relazione dell'arte con la nuova era industriale, prefigurando la nozione di "bellezza"
moderna": non esiste la bellezza eterna e assoluta, ma ogni concetto di bello ha
qualcosa di eterno e qualcosa di transitorio, qualcosa di assoluto e qualcosa di particolare. La bellezza viene
di lapassioney, avendo ogni individuo la sua passione particolare, ha anche il suo proprio
concepto de belleza. En su relación con el arte, la belleza expresa por un lado una idea
"eternamente subsistente", che sarebbe l'"anima dell'arte", e per un altro componente relativo e
circostanziale, che è il “corpo dell'arte”. Così, ladualitàdell'arte è espressione della
dualità dell'uomo, della sua aspirazione a una felicità ideale contrapposta alle passioni che
la muovono verso di lei. Di fronte all'eternità, ancorata nelarte classico antico
Baudelaire vide nella metà relativa ilarte moderno, i cui segni distintivi sono
transitorio, lo fugace, lo efimero e cangiante –sintetizzati nelmoda–. Baudelaire aveva un
concettoneoplatonicodi bellezza, che è l'aspirazione umana verso un ideale superiore,
accessibile attraverso l'arte. L'artista è l'“eroe della modernità”, la cui principale
la qualità è lamelanconiache cos'è il desiderio della bellezza ideale.

In contrapposizione al esteticismoIppolito-Aldo Taineelaborato una


teoriasociologicadell'arte: nella sua Filosofia dell'arte (1865-1869) applicò all'arte
undeterminismobasato su larazza, il contesto e laepoca(razza, ambiente, momento). Para
Taine, l'estetica, la “scienza dell'arte”, opera come qualsiasi altra disciplina scientifica,
basandosi su parametri razionali ed empirici. Allo stesso modo,Jean Marie Guyau, enLos
problemi dell'estetica contemporanea (1884) e L'arte dal punto di vista
sociologico(1888), ha proposto una visioneevoluzionistadell'arte, affermando che l'arte è in
la vita, e che evolve come questa; e, proprio come la vita dell'essere umano è organizzata
Socialmente, l'arte deve essere riflesso della società.

Laestetica sociologica ebbe un grande legame con ilrealismo pictórico e con


movimenti politici di sinistra, specialmente ilsocialismo utópicoautori
comeEnrico di Saint-Simon , Charles Fourier yPierre Joseph Proudhon difesero la
funzione sociale dell'arte, che contribuisce allo sviluppo della società, unendo bellezza e
utilità in un insieme armonico. D'altra parte, inRegno Unito, l'opera di teorici
comeJohn RuskinyWilliam Morrisha portato una visionefunzionalistadell'arte: nelle pietre
di Venezia (1851-1856) Ruskin denunciò la distruzione della bellezza e la volgarizzazione del
arte realizzato dalla società industriale, così come il degrado diclasse operaia,
difendendo la funzione sociale dell'arte. In L'arte del popolo (1879) chiese cambiamenti radicali
nell'economia e nella società, rivendicando un'arte "fatta dal popolo e per il popolo".
Da parte sua, Morris –fondatore del movimento Arti e Mestieri– difese un'arte funzionale,
pratico, che soddisfi bisogni materiali e non solo spirituali. InScritti
estetici (1882-1884) e I fini dell'arte (1887) ha proposto un concetto di arte utilitaria ma
lontano da sistemi di produzione eccessivamente tecnificati, vicino a un concetto del
socialismo vicino alcorporativismomedioevale.

D'altra parte, la funzione dell'arte è stata messa in discussione dallo scrittorerussoLev TolstojChe
che cosa è l'arte?(1898) si pose la giustificazione sociale dell'arte, argomentando che essendo il
L'arte, una forma di comunicazione, può essere valida solo se le emozioni che trasmette
possono essere condivisi da tutti gli uomini. Per Tolstoj, l'unica giustificazione valida è
il contributo dell'arte allafraternidad humana: un'opera d'arte può avere valore solo
sociale quando trasmette valori di fraternità, cioè emozioni che spingono a
unificazione dei popoli.

In quel periodo si cominciò ad affrontare lo studio dell'arte dal terreno di


lapsicologia: Sigmund Freud applicò ilpsicoanalisiall'arte inUn ricordo d'infanzia di
Leonardo da Vinci (1910), difendendo che l'arte sarebbe uno dei modi di
rappresentare un desiderio, una pulsione repressa, in forma sublimata. Riteneva che l'artista
è una figuranarcisistacercana al niño, che riflette nell'arte i suoi desideri, e ha affermato che le
le opere d'arte possono essere studiate come lesognie lemalattie mentali, con
il psicoanalisi. Il suo metodo erasemiotico, studiando isimboli, e pensava che un'opera
l'arte è un simbolo. Ma poiché il simbolo rappresenta un determinato concetto
simbolizzato, bisogna studiare l'opera d'arte per arrivare all'origine creativa del
opera.23Ugualmente,Carl Gustav Jungrelazionò la psicologia con diverse discipline come
la filosofia, la sociologia, la religione, lamitologia, laletteraturae l'arte. In Contributi a
La psicologia analitica (1928) suggerì che gli elementi simbolici presenti nell'arte
sono "immagini primordiali" o "archetipi", che sono presenti in modo innato nel
subconscio collettivo dell'essere umano.

Wilhelm Diltheydaestetica culturale, formulò una teoria riguardo all'unità tra


arte e vita. Prefigurando ilarte di avanguardia, Dilthey già intravedeva alla fine del secolo
XIX come l'arte si allontanava dalle regole accademiche, e come acquisiva ogni volta maggiore
importanza la funzione del pubblico, che ha il potere di ignorare o esaltare l'opera di un
artista determinato. Trovò in tutto ciò una “anarchia del gusto”, che attribuì a un
cambiamento sociale di interpretazione della realtà, ma che percepì come transitorio, essendo
è necessario trovare «una relazione sana tra il pensiero estetico e l'arte». Così, ha offerto
come salvezza dell'arte le “scienze dello spirito, specialmente la psicologia: la creazione
l'arte deve poter essere analizzata sotto il prisma dell'interpretazione psicologica della
fantasia. In Vita e poesia (1905) presentò la poesia come espressione della vita, come
‘vivencia’ (Erlebnis) che riflette la realtà esterna della vita. La creazione artistica ha
dunque come funzione intensificare la nostra visione del mondo esterno, presentandolo come un
insieme coerente e pieno di senso.

ElXX secoloha comportato una radicale trasformazione del concetto di arte: il superamento di
le ideerazionalistidall'Illuminismo e il passaggio a concetti più soggettivi e
individuali, partendo dal movimento romantico e cristallizzandosi nell'opera di autori
comeKierkegaardyNietzsche, suppongono una rottura con la tradizione e un rifiuto della
bellezza classica. Il concetto di realtà è stato messo in discussione dalle nuove teorie scientifiche:
la soggettività del tempo diBergson, laTeoria della relativitàdiEinstein, lameccanica
quantistica, la teoria del psicoanalisi di Freud, ecc. D'altra parte, le
nuovetecnologiefanno cambiare funzione all'arte, a causa del fatto che lafotografía y
ilcinemasi occupano di rappresentare la realtà. Tutti questi fattori producono la genesi
delarte astratto, l'artista non cerca più di riflettere la realtà, ma il suo mondo interiore,
esprimere i propri sentimenti.26L'arte attuale ha oscillazioni continue di gusto, cambia
simultaneamente accanto a questo: così come l'arte classica si sosteneva su una metafisica
di idee immutabili, l'attuale, di radicekantianatrova piacere nella consapevolezza sociale di
piacerecultura di massa). È importante anche valutare la progressiva diminuzione
delanalfabetismo, poiché in passato, non sapendo leggere gran parte della popolazione, il
l'arte grafica era il miglior mezzo per la trasmissione della conoscenza - soprattutto religiosa -
funzione che non è più necessaria nel ventesimo secolo.

Una delle prime formulazioni fu quella delmarxismodall'opera diMarxsi staccava


che l'arte è una “superstrutturaculturale determinata dalle condizioni sociali e
economiche dell'essere umano. Per i marxisti, l'arte è riflesso della realtà sociale, se
bene il proprio Marx non vedeva una corrispondenza diretta tra una società determinata e
l'arte che [Link] Plejánov, in Arte e vita sociale (1912), formulò una
esteticamaterialistache rifiutava l'“arte per l'arte”, così come l'individualità del
artista estraneo alla società che lo circonda.27Walter Benjamin è tornato a incidere nell'arte
di avanguardia, che per lui è «la culminazione della dialettica della modernità», la fine
del intento totalizzante dell'arte come espressione del mondo circostante. Tentò di chiarire il
papel del arte en la sociedad moderna, realizando un análisis semiótico en el que el arte se
spiega attraverso segni che l'uomo cerca di decifrare senza un apparente risultato
soddisfacente. Nell'opera d'arte nell'epoca della riproducibilità tecnica (1936) ha analizzato
la forma in cui le nuove tecniche di riproduzione industriale dell'arte possono variare
il concetto di questo, perdendo il suo carattere di oggetto unico e, quindi, il suo alone di
riverenza mitica; questo apre nuove vie di concepire l'arte –ancora inesplorate per
Benjamin– ma che comporteranno una relazione più libera e aperta con l'opera d'arte.

Theodor W. Adorno, come Benjamin appartenente alla Scuola di Francoforte, difese il


arte d'avanguardia come reazione all'eccessiva tecnificazione della società moderna. In
Teoria estetica (1970) affermò che l'arte è riflesso delle tendenze culturali del
società, ma senza arrivare a essere un fedele riflesso di essa, poiché l'arte rappresenta ciò che non esiste,
l'irreale; o, in ogni caso, rappresenta ciò che esiste ma come possibilità di essere un'altra cosa,
di trascendere. L'arte è la “negazione della cosa”, che attraverso questa negazione la
trascende, mostra ciò che non c'è in essa in modo primordiale. È apparenza, menzogna,
presentando lo inesistente come esistente, promettendo che l'impossibile è possibile
Rappresentante delpragmatismo, John Dewey, enArte come esperienza(1934), definì il
arte come “culminazione della natura”, difendendo che la base dell'estetica è la
esperienza sensoriale. L'attività artistica è una conseguenza ulteriore dell'attività
naturale dell'essere umano, la cui forma organizzativa dipende dai condizionamenti
ambientali in cui si sviluppa. Così, l'arte è "espressione", dove fini e mezzi si
si fondono in un'esperienza piacevole. Per Dewey, l'arte, come qualsiasi attività
umana, implica iniziativa e creatività, così come un'interazione tra soggetto e oggetto,
tra l'uomo e le condizioni materiali in cui svolge il suo lavoro.

José Ortega y Gassetanalizzò inLa disumanizzazione dell'arte(1925) l'arte di avanguardia


dal concetto di “società di masse”, dove il carattere minoritario dell'arte
vanguardista produce unaelitización del pubblico consumatore d'arte. Ortega apprezza nel
arte una “disumanizzazione” dovuta alla perdita di prospettivastorica, cioè, di non
poter analizzare con sufficiente distanza critica il substrato socio-culturale che comporta l'arte
di avanguardia. La perdita dell'elemento realistico, imitatore, che Ortega apprezza nell'arte di
vanguardia, presuppone un'eliminazione dell'elemento umano che era presente nel
artenaturalistaAllo stesso modo, questa perdita dell'umano fa scomparire i riferimenti in
che era basato sull'arte classica, supponendo una rottura tra l'arte e il pubblico, e
generando una nuova forma di comprendere l'arte che solo gli iniziati potranno capire.
La percezione estetica dell'arte disumanizzata è quella di una nuova sensibilità basata non
nella affinità sentimentale –come si produceva con l'arte romantica–, ma in un certo
distanziamento, un'apprezzamento delle sfumature. Quella separazione tra arte e umanità
suppone un tentativo di riportare l'uomo in vita, di abbassare il concetto di arte come una
attività secondaria dell'esperienza umana.

A scuolasemiotica, Luigi Pareyson elaborò in Estetica. Teoria della


formatividad(1954)
un'esteticaermeneutica, dove l'arte è interpretazione dellaverità. Per Pareyson, il
L'arte è "formativa", cioè esprime una forma di fare che, "mentre fa, inventa
il modo di fare». In altre parole, non si basa su regole fisse, ma le definisce
conforme si elabora l'opera e la proietta nel momento in cui viene realizzata. Così, in
La formatività dell'opera d'arte non è un 'risultato', ma un 'traguardo', dove l'opera ha
trovata la regola che la definisce specificamente. L'arte è tutta quella attività che
cerca un fine senza mezzi specifici, dovendo trovare per la sua realizzazione un processo
creativo e innovativo che dia risultati originali di carattere inventivo.32Pareyson influenzò
nella cosiddetta Scuola diTorino, che svilupperà il suo concettoontologicodel
arte:Umberto Eco, enOpera aperta(1962), affermò che l'opera d'arte esiste solo nel suo
interpretazione, nell'apertura di molteplici significati che può avere per il
spettatoreGianni Vattimo, inPoesia e ontologia (1968), ha messo in relazione l'arte con l'essere, e per
tanto con la verità, poiché è nell'arte che la verità si mostra in modo più puro e
rivelatrice.

Una delle ultime diramazioni della filosofia e dell'arte è lapostmodernità, teoria socio-
culturale che postula l'attuale validità di un periodo storico che avrebbe superato il
progettomoderno, cioè, le radici culturali, politiche ed economiche proprie dellaEdad
Contemporanea, segnata culturalmente daIllustrazione, in campo politico per ilRivoluzione
francesee in campo economico per laRivoluzione industrialeDi fronte alle proposte dell'arte
di avanguardia, i postmoderni non propongono nuove idee, né etiche né estetiche; solo
reinterpretano la realtà che li circonda, attraverso la ripetizione di immagini precedenti,
che così perdono il loro senso. La ripetizione racchiude il quadro dell'arte nell'arte stessa, si
assumere il fallimento dell'impegno artistico, l'incapacità dell'arte di trasformare la vita
quotidiana. Ilarte postmodernatorna senza pudore al substrato materiale tradizionale, all'opera
dell'arte-oggetto, all'“arte per l'arte”, senza pretendere di fare alcuna rivoluzione, nessuna
rottura. Alcuni dei suoi teorici più importanti sono statiJacques Derrida yMichel
Foucault.

Come conclusione, si potrebbe dire che le vecchie formule che basavano l'arte nella creazione
di bellezza o nell'imitazione della natura sono diventate obsolete, e oggi l'arte è
una qualità dinamica, in costante trasformazione, immersa inoltre nei mezzi di
comunicazione di massa, nei canali di consumo, con un aspetto molte volte
efímero, de percepción instantánea, presente con igual validez en la idea y en el objeto, en
su genesi concettuale e nella sua realizzazione materiale.35Morris Weitz, rappresentante di
laestética analíticaopinava in Il ruolo della teoria nell'estetica (1957) che «è
imposible establecer cualquier tipo de criterios del arte que sean necesarios y suficientes;
pertanto, qualsiasi teoria dell'arte è un'impossibilità logica, e non semplicemente qualcosa
che sia difficile da ottenere nella pratica». Secondo Weitz, una qualità intrinseca di
La creatività artistica è quella che produce sempre nuove forme e oggetti, per cui «le
condiciones del arte no pueden establecerse nunca de antemano». Así, «el supuesto
La base che l'arte possa essere tema di qualsiasi definizione realistica o vera è falsa.

In fondo, l'indefinizione dell'arte risiede nella sua riduzione a determinate categorie –


como imitación, como recreación, como expresión–; el arte es un concepto global, que
include tutte queste formulazioni e molte altre, un concetto in evoluzione e aperto a
nuove interpretazioni, che non possono essere fissate in modo convenzionale, ma devono
agglutinare tutti i tentativi di esprimerlo e formularlo, essendo una sintesi ampia e
soggettiva di tutti loro.

L'arte è un'attività umana consapevole capace di riprodurre


cose, costruire forme, o esprimere un'esperienza, se il prodotto
da questa riproduzione, costruzione o espressione può deliziare,
emozionare o produrre uno shock.
Władysław Tatarkiewicz,Storia di sei idee(1976).

DELLA TECNICA ALLA TECHNE, Alicia Olabuenaga García

Definire la nostra cultura come una cultura tecnica, non sarebbe solo strano per
nessuno, ma sarebbe considerato una frivolità. Non crediamo che ci sarebbero difficoltà
alla hora di concepire la tecnica come un valore che si iscrive nell'ambito in cui
si sviluppa l'attività creativa e intellettuale dell'uomo, e considerarlo, inoltre,
como un valor definitorio de nuestro mundo.

La tecnica, quel insieme di macchine in funzione, appare come frutto di la


attività umana, come strumento per il raggiungimento dei fini dell'uomo.
Questa definizione antropologica e strumentale implica due cose: in primo luogo, la
La tecnica moderna si presenta come uno strumento al servizio dell'uomo, l'uomo
deve controllare lo sviluppo tecnologico e deve dirigerlo secondo le proprie
multe. D'altra parte, la tecnica moderna ha una relazione speciale con la scienza,
fondamentalmente con le scienze della natura, relazione che costituisce un nota
caratteristica della nostra tecnica moderna e che la distingue da altre forme tecniche
più antiche.

Attualmente, risulta difficile concepire entrambi i termini separatamente, poiché la maggior parte
parte delle ricerche scientifiche partono da imposizioni tecniche, della stessa
maniera che sono pochi i scoperti scientifici che non si concretizzano in grandi
avanzamenti tecnologici.

Tuttavia, questo parallelismo, o questa relazione di implicazione, non è sempre esistita.


storicamente parlando, e un buon esempio di ciò può essere come si piantarono
queste questioni nel mondo greco. Constatiamo che è un tipo di società in cui
che si produce un importante sviluppo scientifico che non è accompagnato da un
sviluppo tecnico. Come esempio possono servirci i commenti che fa Plutarco
La vita di Marcello

Indica l'autore romano che, nonostante Archimede sia uno dei grandi ingegneri
Dall'antichità, non era convinto della legittimità, del valore dei suoi lavori.
meccanici, che considerava passatempo che piacevano al re Erone, il quale gli
avevo chiesto di: "applicare un po' la geometria della speculazione delle cose
intellettive all'azione del corporeo e sensibile". Tuttavia, aggiunge Plutarco, per
Arquímedes aveva così poco interesse per queste macchine, che non considerò che fosse
necessario lasciare nulla scritto su di esse, poiché considerava "vigliacco, basso e mercenario"
tutta l'arte che avesse a che fare con l'utilità e la messa in pratica e per questo dedicò il suo
tempo "a scrivere solamente cose la cui bellezza e sottigliezza non fossero mescolate con
la necessità".(1)

Tuttavia, la definizione antropologica e strumentale della tecnica moderna è


operativa nel suo contesto, ma come sottolinea Heidegger, "l'esatto non è ancora quello"
vero"(2) e in questo senso, la verità della tecnica moderna, la domanda sulla sua
essenza, può essere risposto-svelato solo riferendosi al contesto in cui
sorge il termine "tecnica", e quel campo non è altro che il mondo greco nel quale
compare per la prima volta il concetto di Techné. Ci si potrà obiettare che ha poco a che fare
che vedere questo concetto classico di techné con quello di tecnica, tuttavia Heidegger
rimanda a lui per definire l'essenza della tecnica moderna. Restare limitati da una
La definizione puramente strumentale suppone, per Heidegger, di rimanere intrappolati da essa.
Ma come afferma Hölderlin, "dove c'è pericolo cresce anche la salvezza".
la salvezza è sempre il cammino della conoscenza, perciò, interrogarsi sull'essenza del
la tecnica suppone un pensare, un sapere, una episteme svelatrice di verità. Solamente
Da questa prospettiva rivelatrice, la tecnica moderna può avere un ruolo
liberatore.

PROMETEO: IL PADRE DELLE TECHNAI

Prometeo non appare nella mitologia greca come l'inventore del fuoco, ma sembra
che Atena, Efesto e Prometeo sono legati alle arti derivanti dal
fuoco e pertanto tendono a simboleggiare, nel pensiero mitologico, ciò che
potremmo chiamare, la funzione tecnica e a sua volta una classe sociale: quella degli artigiani.

Il testo più antico in cui appare il mito dell'origine delle arti è


Esiodo. In questo testo il lavoro appare come conseguenza del confronto di
Zeus e Prometeo per il furto del fuoco. In questa stessa linea, gli studi di Dumezil
sulla cultura indoeuropea, parlano anche del furto dell'ambrosia, alimento della
immortalità. In ogni caso, il racconto spiega l'apparizione della razza umana che
si separa dagli dei.

Il fuoco, oggetto di disputa non è, secondo Dumezil, un fuoco civilizzatore, ma un fuoco


"che cuoce", un fuoco che permette la cottura dei cibi, senza i quali il
l'uomo e la sua specie sono condannati a morire, perciò, Prometeo, che vuole salvare
alla razza umana ruba il fuoco, questo fuoco artificiale. Ma sembra evidente che "il furto
del fuoco deve essere pagato. D'ora in poi, ogni ricchezza avrà come condizione il
trabajo: es el fin de la edad de oro cuya representación mítica subraya la oposición
tra fertilità e lavoro"(3).

A partire da ora, la terra smetterà di produrre spontaneamente la sua ricchezza, smetterà di


offrire all'uomo i suoi frutti come doni, solo il lavoro farà sì che la terra si converta
in produttiva. Allo stesso modo, l'uomo non nascerà dalla terra, ma dalla donna,
e lo farà con dolore. La terra smetterà di essere la madre feconda.

Così, la funzione della fecondità e quella del lavoro appaiono unite anche nel mito di
Pandora (colei che offre tutto).
La fecondità e il lavoro appaiono in Esiodo come funzioni ambivalenti, allo stesso modo di
Prometeo e Pandora; entrambi sono gentili e malefici, entrambi comportano beni per
l'umanità, ma portano anche disgrazie. In questo mondo di ambivalenze,
c'è solo una cosa che non inganna, che non comporta alcuna ambiguità poiché implica
la condizione della nostra accettazione della condizione di uomini e questa realtà è il
Lavoro. "Gli uomini rinunciano all'hybris; per parte loro, gli dei assicurano ai
che lavorano, la ricchezza in greggi e in oro. Il lavoro acquista così un valore religioso
"coloro che lavorano diventano mille volte più amati degli immortali," dice Esiodo"
(4).

Il Prometeo di Esiodo presuppone la fine dell'immagine di una terra generosa che


offre i suoi doni agli uomini; la terra non è la madre terra, ma terra di lavoro.
Demetra, dea dell'agricoltura, distribuisce i suoi doni e stabilisce un ordine particolare. Il
lavoro ha, da questo punto di vista, un carattere religioso poiché è anche una
forma di vita morale, in opposizione all'ideale del guerriero, una forma di esperienza
religiosa che rinuncia al piacere e si sottomette all'austerità del lavoro quotidiano. In
i Lavori, non c'è differenza tra teologia, etica e trattato di agricoltura. Il lavoro
l'agricoltura non tende a produrre, mediante mezzi tecnici, valori utili per la società.
L'agricoltore segue un modello autarchico e lavorando diventa amato dagli dèi.
(È sorprendente come la teoria sociale della chiesa nel medioevo riprenda questo
carattere del lavoro agricolo come la forma di lavoro che 'più piace a
Dio). Jenofonte insiste sull'idea che il lavoro agricolo permetta di esercitarsi in
un certo tipo di eccellenza, di areté, e non rientra nel campo delle technai,
ma piuttosto, insieme alla funzione guerriera, si oppone agli artigiani, rinchiusi
nel suo laboratorio, lontano dal contatto con la natura, adattando il suo corpo alla sua forma
specifico di lavoro, indebolendolo, modificandolo. L'agricoltura non è una techne,
una conoscenza specializzata che consiste nell'apprendimento di procedure segrete di
successo. Il lavoro agricolo implica la dipendenza dell'uomo dal medio naturale e perciò
tanto l'unico modo per sentire ancora la sua dipendenza dalle forze divine.

Esiodo mette in evidenza la funzione morale che implica il concetto di lavoro nella
Grecia arcaica. L. Bonilla segnala questo poeta, come contadino e pensatore, e "risponde
al ideario così greco della pratica, del utile, della razionalità oggettiva e così via
fondamenta i vantaggi del lavoro non solo su considerazioni teoriche, ma anche
nei beni che fornisce."(5)

In questo mondo arcaico, nell'epoca degli uomini e delle donne della guerra di
Troya, si stabiliscono i due pilastri che Bonilla, di fronte ad altre teorie, considera i
pilastri fondamentali della cultura greca: un realismo naturalista e un amore per il lavoro.
A partire da qui, evolve tutta la dinamica greca, sia filosofica che tecnica e
sociale. Nonostante a un certo punto quel realismo fosse offuscato da ideali
mystici di provenienza orientale, tuttavia, c'è nel mondo greco una mentalità
pretécnica, una dinamica, una inquietud per risolvere i problemi che incita
permanentemente alla ricerca e al lavoro.

SABER TEORICO E SABER PRATICO NELLA SOCIETÀ PRESOCRATICA.

La scienza e l'apparizione delle tecniche non sono invenzioni greche. In qualsiasi


Nel manuale di storia della scienza troviamo uno sviluppo importante di tutti questi.
sapere nelle società orientali. L'Egitto o Babilonia svilupparono grandi
progressi nel campo della matematica, dell'astronomia, della geometria e persino della
biologia. Ma, nonostante ciò, continuiamo a parlare del miracolo greco quando ci
Ci riferiamo alla scienza e alla filosofia nate in Grecia intorno al VI secolo a.C., meglio
detto, nelle colonie greche della costa dell'Asia meno, in particolare nella città di
Mileto.

Non possiamo dimenticare che, questo "miracolo" si verifica in un momento storico e in una
società determinata: in alcune colonie formate da persone con un forte meticciato
orientale, per immigrati partiti dalla metropoli con un grande desiderio di progresso, che sono
un paese senza passato, che ha rinunciato a una struttura di società tribale a causa di
allo sviluppo, come vedremo, di una serie di tecniche produttive, che già posseggono la
tecnica della fusione del ferro e un alfabeto, che vivono in una società costiera, con
un porto che è diventato un centro importante di attività commerciale e di
traffico culturale, che si trova al centro delle rotte delle carovane che si dirigono verso
il resto del continente asiatico...

In questo tipo di società imprenditoriale dove emergerà un carattere specifico che


determinerà una nuova concezione della scienza greca. Non si può affermare,
semplicemente, che il carattere innovativo della scienza greca sia quello che i pensatori
di Mileto inaugurano un sapere secolarizzato e "razionale" sulla natura, poiché
bisognerà aspettare Parménide affinché la ragione entri nel campo epistemologico
con tutto il suo valore cognitivo. Farrington propone il termine "operazionale" per mettere in evidenza
il carattere innovativo di questa riflessione. La scienza greca si definirà come un sapere
operativa della natura e questo implica che la misura della verità è data da
il successo della pratica, così, "l'esaltazione della conoscenza pratica contenuta nelle
tecniche fino a farne un metodo di analisi dei fenomeni naturali, fu il
passo veramente rivoluzionario"(6). Ciò che difende Farrington non è solo la
l'esistenza di una scienza applicata, ma un fatto più radicale: sono le tecniche che
serviranno da modello per la scienza teorica o speculativa. Non sarebbe solo inappropriato, per
non tanto, parlare in questo momento di un divorzio tra tecnica e scienza, quanto sarà
il background tecnico che dà origine ai modelli esplicativi teorici.

I progressi nel campo delle tecniche li troviamo in quasi tutti i settori


produttivi:

L'arte delle miniere progredì durante i secoli V e VI, nelle miniere di Laurion si
arrivò al terzo contatto, si perfezionò il pozzo verticale, così come la conoscenza di
yacimenti e filoni. Nell'isola di Siphnos, nel sesto secolo, ci troviamo di fronte a forni
di camino con rivestimento in argilla, foro di aerazione e di colata.

Il miglior esempio di questa evoluzione lo troviamo nelle tecniche di costruzione di


i grandi edifici pubblici e religiosi. Appaiono nuovi materiali che sostituiscono
al legno e alla pietra, come nel caso della pietra e questo è stato possibile solo nel
medida en que aparecieron sistemas elevadores,como demuestran algunas marcas en
le pietre dei muri di Delfi.

In merito all'arte militare, le invenzioni sono state anche notevoli; appare un


nuovo tipo di armamento e cambia la strategia. Senza dubbio quasi tutti i popoli
iniziano a utilizzare fortificazioni più o meno elaborate. Atene eresse le sue prime
muraglie di fronte all'assedio dei Persiani intorno al VI secolo. A causa di ciò sorsero
una serie di macchine d'assedio davvero innovative. Erodoto e Tucidide
descrivono queste macchine incendiari, le catapulte, le torri mobili di legno,
gastrofetas...

Ciò che vediamo nascere in questo periodo non è solo una tecnica che progrediva, ma
anche una tecnica che cercava la propria razionalità, che faceva ricorso a alcuni
principi che la scienza aveva appena scoperto e che a sua volta forniva a
scienza alcuni modelli di cui era priva. Perciò, in questo momento del
sviluppo della scienza e della tecnica sembra più adeguato sottolineare che il
la nascita del sistema scientifico era necessariamente legata al sistema tecnologico.
Da Talete ad Archita, la maggior parte dei saggi greci si interessò tanto per la
scienza come per le sue applicazioni pratiche.

Tales, "questo uomo ben dotato per le arti meccaniche", diceva Platone, è uno dei
esempi più evidenti di congiunzione tra pensiero scientifico e tecnico.
è ben conosciuta la previsione di un'eclissi solare, ma anche, come racconta
Aristotele il fatto che "basandosi sulle sue conoscenze di astronomia previsse
che ci sarebbe stata una buona raccolta di olive. Pertanto affittò tutti i frantoi
da Mileto a un prezzo basso. Quando arrivò il periodo della raccolta affittò al prezzo che
voleva i mulini, guadagnando molti soldi, il che dimostra - dice Aristotele che è
facile per i filosofi arricchirsi, ciò che accade è che non si affannano in questo.

Ma Talete non è l'unico. Anassagora "osò disegnare un quadro della terra abitata" e
disegnò un orologio solare. Teodoro inventò il livello e la squadra, la chiave e persino la
Palanca, sembra che abbia stabilito un sistema di riscaldamento centrale per riscaldare il
tempio di Diana ad Efeso. Eupalino di Samo costruì un tunnel destinato a
condurre l'acqua fino alla città. Questa costruzione è stata il risultato dell'applicazione
pratica delle sue conoscenze geometriche e non è il risultato di una costruzione
teorica. A Glauco di Chio, si attribuisce l'invenzione della saldatura del ferro, a
Archimede quello della vite e della puleggia, di lui ci dice Plutarco che "eccelleva nella"
fabbricazione di macchine, volendo guidare la geometria e la speculazione verso le
questioni della vita, trovò ogni sorta di applicazioni.

In fin dei conti, la lista potrebbe essere più estesa ma ciò non cambierebbe il fatto che
la scienza e la tecnica nel mondo presocratico non si presentano come attività
separate, ma è necessario ammettere che dal VI e V secolo il progresso è stato
continuo in entrambi gli ambiti, sia per quanto riguarda gli utensili disponibili sia per,
stesso tempo, le costruzioni tecniche più complesse. Si sta sviluppando un
mundo nuevo, una nueva forma de concebir la ciencia de forma cada vez más
discorsiva e speculativa, e nuova anche, nella misura in cui sta cambiando il
concetto di sapere tecnico. L'apparizione della polis democratica e la forma specifica
di pensiero che porta implicita, i cui principali responsabili saranno Platone e
Aristotele modificherà sia il discorso tecnico che quello scientifico.

CONCETTO DI TECHNE
IL CONCETTO NELL'EPoca CLASSICA

Tres son las características que configuran el nuevo concepto de techné en el mundo
classico. In primo luogo "l'attività dell'artigiano appartiene a un dominio in cui già
si esercita in Grecia il pensiero positivo". La techné acquista un carattere pratico,
poiché l'artigiano non mette in gioco, nel momento di dominare la natura, forze
occulte, ma agisce sulla physis, trasformandola. In questo senso (come
veremos mas adelante en el Protágoras de Platón) la techne se opone a la tyche en el
doppio senso, sia di fortuna che di dono divino.

In secondo luogo, la funzione della tecnica appartiene e si inscrive nel quadro di


polis. Nella misura in cui questo concetto significa sia l'attività specializzata
come l'insieme di regole per avere successo nel campo dell'azione, può solo
concebirsi nel contesto della Politeia. Così, la divisione del lavoro e la
la specializzazione tecnica fonda la Politeia greca.
Infine, i testi più accademici aggiungono una terza caratteristica: la
separazione radicale tra scienza e tecnica, così come un certo rallentamento tecnico dovuto al
devalutazione del lavoro degli artigiani. Quando si tratta di valutare quest'ultimo aspetto, la
la maggior parte dei testi rimandano all'esistenza della schiavitù come elemento
che permetterebbe di spiegare il nuovo status della classe artigianale.

Per Vernant, l'assenza di un pensiero tecnico non può essere spiegata ricorrendo
solamente all'esistenza della schiavitù, "né dipende solamente dal livello generale di
conoscenze, ma implica tutto un ordine di rappresentazione"(7).

Seguendo questa tesi, crediamo che il sistema di rappresentazione della cultura classica
deve imporre una nuova definizione di una serie di concetti che vengono utilizzati in modo
profondamente anacronistica. Solo analizzando il termine di techne così come appare
Nel contesto della polis greca potremo fare luce su questa discussione.

Sembra possibile affermare che il concetto di tecnica, così come viene inteso
attualmente, non esiste nel mondo classico, o che, in ogni caso, non si può
traducir techne por técnica. Hoy entendemos por técnica una ciencia aplicada,
preoccupata per l'efficacia, basata su un pensiero sperimentale, operando su
oggetti materiali, orientati verso schemi meccanici per trasformare
consapevolmente la natura, situandosi su una linea di progresso e rinnovamento. In
il quadro della Polis, coloro che possiedono queste caratteristiche, se non tutte, almeno
alcune di esse è il fare degli artigiani e in questo senso si può affermare che
l'officio artigianale non è creatore di valori sociali perché, nonostante che i
gli uomini possono sopravvivere solo scambiando il prodotto del loro lavoro, e che tanto
per Platone come per Aristotele la città si fonda sulla suddivisione dei compiti,
il lavoro non è un elemento di coesione sociale, poiché è proprio ciò che divide
E quindi, la coesione deve essere cercata altrove. Ma da questa considerazione non
puede deducirse tan fácilmente que la diferenciación de la actividad artesanal se
opporre alla comunità politica.

Le capacità produttive si presentano come capacità naturali nella misura


in cui l'attività artigianale prolunga le qualità naturali degli artigiani, ma,
anche, d'altra parte, l'oggetto fabbricato obbedisce a una finalità analoga a quella del
essere vivente; la sua perfezione consiste nell'adattarsi alla necessità in virtù della quale è
è stato prodotto. Per questo motivo "socialmente l'artigiano non è un produttore. Per il suo mestiere
entra in contraddizione con l'utente in un legame di dipendenza naturale, in una
relazione di servizio....la poiesis colloca l'artigiano su un altro piano: quello delle forze
fisiche, quello degli strumenti materiali" (8).

Forse è da questo testo che si può chiarire il vero significato


del concetto di techné e la sua differenza con il sapere dell'artigiano, che non è, in
principio, una vera conoscenza, ma una ripetizione routinaria installata in una tradizione
che poco ha a che fare con la scienza, un lavoro che è diventato un sistema
di abilità pratiche che non portano all'innovazione. Aristotele parlerà di "quella
familiarità con le cose", segnata dalla finalità imposta dalla produzione di un
oggetto utile, insomma, di un'attività produttiva destinata alla poiesis.

In Platone e in Aristotele, non è il tecnico. Colui che possiede una techné non è il
zapatero o il vasaio, ma l'ingegnere o il medico. Pertanto sembra necessario vedere
come appare il concetto di techné in entrambi gli autori.

Prometeo nel Protagoress di Platone


Nel dialogo del Protagoressi pone la questione della funzione della techné di fronte a
la tyche. Questo approccio non è specifico di Platone poiché lo troviamo
anche nella fisica aristotelica e in certa misura appartiene allo sfondo della cultura
greca.

Tyche ha a che fare con la fortuna, con ciò che accade, il contingente, o semplicemente
con ciò che gli uomini non controllano. In questo senso, ciò che viene posto nel testo è
l'idea che il vero progresso consista nell'eliminare la tyche tramite la techné,
una nuova techné che assimili la deliberazione pratica alla numerazione, ponderazione e
misura"(9).

Gli uomini tendono a farsi governare dalla fortuna per varie ragioni:

C'è una vulnerabilità manifesta degli uomini di fronte alla fortuna, fondata su
fragilità che comporta l'attaccamento ad attività o oggetti vulnerabili. Così, Socrate,
teme la fortuna nella sua relazione amorosa con Alcibiade perché non può controllarla.

-In secondo luogo, i valori ricercati sono plurali e per questo è difficile evitare
i conflitti tra di loro; così, cercare l'amore di Alcibiade entra in contraddizione con
la ricerca della verità.

Infine, il potere della passione ci allontana dall'adattarci a una pianificazione pratica e


nos convierte en juguetes de la fortuna.

Ebbene, di fronte a questa vulnerabilità degli uomini sottoposti ai capricci della


fortuna, sembra che l'unico modo per poter vivere una buona vita sia lo sviluppo della
tecnè.

Secondo quanto ammette Protago, Prometeo e suo fratello Epimeteo sono i responsabili di
gli dei di distribuire le qualità in modo conveniente. Epimeteo sperperò tutte
le qualità con le bestie e non lascia nulla per gli uomini. Prometeo, per
riparare il male causato da suo fratello, ruba il fuoco, cioè "il genio creatore di
tutte le arti". Così, gli uomini, dopo questo dono, possiedono tutte le technai,
ma ignorano l'arte di governare, la giustizia e l'onore. Da questo fatto possono
dedurre chiaramente l'origine delle tre classi sociali di Platone, fondate su
tecnica

La techné utilitaria

La techné militare.

La techné di governare.

Sembra che solo le due seconde si trasformino in sapere o episteme, mentre la


la prima verrebbe esclusa da qualsiasi relazione con il sapere. Per questo motivo, alcuni autori
concludono "che questo modo di delimitare e giudicare il tecnico nell'uomo, è in Platone
solidale con tutto un sistema dove il filosofico, il morale e il politico sono
estrettamente legati" (10).

Tuttavia, non si può dimenticare il doppio senso che ha in Platone il concetto di


tecnè, tanto come arte, quanto come scienza. Vari specialisti del mondo greco
confermano questa ipotesi: Nussbaum sottolinea che non si può trovare in Platone una
distinzione sistematica tra episteme e techné. Anche Dood, nel suo testo su "lo
l'irrazionale nei greci" afferma che alla fine del V secolo la techné era intesa come
l'applicazione sistematica dell'intelligenza a tutti i campi dell'attività
umana". Guthrie, nella sua storia del mondo greco (III,I,115) la definisce come qualcosa che
comprende tutte le branche dell'abilità o intelligenza applicata, umana e divina,
che si oppone all'azione della natura isolata. Infine, Lyons in "La struttura"
semantica, analisi del vocabolario di Platone" (Oxford, 1963), afferma che la techné e i
i nomi delle tecnologie concrete agiscono semanticamente come oggetto diretto più
comune del verbo epistasthai.

Così, dovremmo concludere che la techné "è un'applicazione deliberata di


intelligenza umana a qualche parte del mondo che fornisce un certo dominio su
tyche: si collega alla soddisfazione dei bisogni e alla produzione e il
dominio delle contingenze "(11)."

Il libro X della 'Repubblica' può costituire un testo chiarificatore di quanto detto in precedenza.
esposto. Platone si riferisce a una tripla concezione della poiesis:

La poiesis dell'operaio divino delle idee. Il demiurgo produce contemplando


direttamente le Idee in tutto il loro splendore e immediatezza.

La poiesis dell'operaio umano che produce cose, oggetti, prendendo come modello
analogo le Idee.

La produzione dell'artista, che non è in alcun modo legata alla realtà


ideale e che quindi produce solo simulacri.

Questa gerarchizzazione della poiesis produce, a sua volta, una gerarchia nei ranghi della
Teoria:

-La espisteme, sarebbe il sapere del Demiurgo, o degli uomini "che sono come i
"dèi", che vede pienamente l'essere così com'è per natura.

-La techné sarebbe il sapere umano che cerca di vedere ciò che gli dèi vedono pienamente e
che fonda il suo sapere-fare in questa visione limitata delle idee.

-Infine, il «sapere» degli artisti, completamente distaccato dal mondo ideale e il cui
sapere né merita il nome di techné.

Così, le arti tecniche, destinate alla produzione di oggetti "contengono


verità" in un doppio aspetto: innanzitutto, perché suppongono una certa conoscenza
dalla reale autenticità, così, dice Platone, un carpentiere non può fabbricare un letto se
non possiede l'idea di letto. Ma contengono anche verità in un secondo aspetto, in
quanto cooperano con la natura e il raggiungimento di ogni obiettivo implica che le
le potenze della natura sono state realizzate.

Per tutto ciò, crediamo che non si possa fare un'interpretazione ristretta della
tecné, e soprattutto è necessario allontanarsi dalle visioni anacronistiche che affrontano
il significato di questo termine da una prospettiva moderna e strumentale.
tecnè per tecnica è confondere la techne con l'idea di un prodotto identificabile e
esterno all'azione stessa che conduce verso di esso. E sembra che questa concezione non sia
abituale negli autori antichi, né negli storici che si sono dedicati a studiare
il mondo greco. Anche pensatori come Aristotele che differenziano, come vedremo,
le arti che producono un'opera (ergon) esterna all'esercizio dell'artigiano, delle quali
hanno il fine in sé stesso, riduce la finalità, in nessun caso a una finalità esterna (il
prodotto), poiché se c'è qualcosa di implicito nella struttura sociale della polis classica è che non
si tratta solo di vivere, ma di vivere bene, quindi, ogni attività, sia essa noetica o
La poetica ha un fine in sé stessa.

EL CONCEPTO DE TECHNE EN ARISTOTELES

Due sono i testi in cui Aristotele affronta, in modo più sistematico, la


definizione della techne e il suo confronto con altri tipi di conoscenze: il libro I della
Metafisica e nel libro II della Fisica.

Nel libro 1-3 della Metafisica (980a-983b), in cui si fa una classificazione


graduale dei diversi livelli di conoscenza, Aristotele inizia facendo una
distinzione radicale tra le forme di sapere specifiche degli animali e di
uomini: "gli altri animali vivono con immagini e ricordi e partecipano poco della
esperienza. Ma il genere umano dispone dell'arte e del ragionamento.

La techné appare, dunque, come un tipo di conoscenza specificamente umana, è


dire, razionale e quindi legato specificamente alla sua capacità razionale.

"L'esperienza ha fatto l'arte", tuttavia non si possono confondere entrambe le forme di


conoscenza. L'empiria ha a che fare con la conoscenza delle cose singolari e
perciò è fondamentale nella vita pratica poiché implica una "certa familiarità con
le cose" e in certa misura tutta la conoscenza teorica deve essere basata sulla
esperienza, poiché il medico non cura l'uomo in generale, ma "solo il singolare"
può essere curato.

L'arte nasce quando da molte osservazioni sperimentali emerge una nozione


universale su casi simili". Continuando con l'esempio della techne medica (non
dimentichiamo che Ippocrate è contemporaneo di Socrate e che l'arte della medicina
alcanza con lui un prestigio inusitato) sapere che tale rimedio cura tale uomo è frutto
dell'esperienza, ma sapere che guarisce tutti gli individui colpiti dalla stessa
male, è frutto della techne. Ma, in cosa consiste questa differenza di gradi?, in che
unos conocen la causa y otros no, pues "los expertos saben el qué, pero no el por
quindi ci sembrano più saggi, aggiunge, i capi cantiere che i semplici
operai, perché questi "dominano la teoria e la conoscenza delle cause".

Infine, c'è ancora una differenza importante tra il sapere empirico e la techne:
questa ultima, come tutta la scienza, può essere insegnata. Così, la techné appare con
tutte le caratteristiche di una conoscenza legata alle forme di conoscenza razionale e
imparentata con la scienza, poiché con essa condivide:

-Sulla sua universalità, conoscenza di cose universali poiché solo questo tipo di
La conoscenza consente previsioni vere su casi futuri.

La sua insegnabilità, come tutto il sapere legato all'intelligenza, conosce le cause e per cui
tanto può essere insegnato.

La sua precisione, la techné apporta precisione dove prima c'era solo vaghezza, così la
La medicina è precisa nella misura in cui si applica a tutti i casi.

Il suo interesse per la spiegazione, poiché solleva questioni sul perché e cerca di
offrire risposte teoriche, o almeno, con fondamento teorico.

Così, possiamo concludere che "l'universalità e la spiegazione permettono di controllare il futuro"


In virtù della comprensione organizzata del passato; l'insegnamento consente che il
Il lavoro svolto impulsa progressi futuri; la previsione offre esattezza e coerenza
ai risultati, riducendo al massimo i fallimenti "(12).

In questa definizione, così come appare nella Metafisica, Aristotele riduce il


significato di techné a quello che nella Fisica chiamerà la techné architettonica, per
differenziarla dalla produttiva, cioè da quelle indirizzate alla produzione di un
oggetto utile. Pertanto, gli esempi che appaiono riguardano il medico o con il
ingegnere. Questo sembrerebbe supporre che questo tipo di arti sarebbero chiaramente legate a
l'intelligenza, mentre le arti produttive avrebbero più a che fare con la poiesis,
con la ripetizione routinaria installata nella tradizione, che ha poco o niente a che fare con
la scienza, poiché l'esercizio poetico è diventato un insieme di
attività pratiche che sono pura ripetizione e che, pertanto, non portano a
innovazione.

Ma, precisamente, perché il pensiero aristotelico si inserisce nel contesto di


polis, dalla Politeia, perché il fine della città non è solo vivere, ma vivere bene, queste
arti, puramente produttive, anche se sono dirette alla produzione di un oggetto
esterno, non hanno nel prodotto il loro unico scopo, ma bensì un'attività tecnica, bene
realizzata, è già un fine in sé. Ricordiamo a questo proposito che l'Etica a
Nicómaco inizia con la seguente affermazione: "Tutti gli arte, tutte le ricerche, tutte
l'azione e ogni deliberazione tendono a un fine" e aggiunge che questo fine è il bene. Dalla
nella stessa maniera in cui ci sono atti, arti e scienze molteplici, ci sono anche fini diversi
gerarchizzati. In questo ordine di fini, tutti essi si subordinano a quello della Politica già
che "il bene è desiderabile quando riguarda l'individuo isolato, ma è molto più
bello quando si applica a un popolo e a Stati interi." Dito in un altro modo, la
la techné produttiva si trasforma in pura poiesis quando si disconnette dal suo carattere
sociale ed etico. Quando si moralizza, quando il suo scopo interno contribuisce al buon vivere
de la ciudad, aparece como un saber.

Nella Fisica II, l'apparizione della techné ha una doppia funzione: da un lato, consente la
separazione di due ordini distinti di enti, il mondo naturale, il mondo di "i
seres che racchiudono in sé stessi il principio del movimento", e l'ordine della techne,
un ordine umano, legato alla volontà degli uomini e alla società. Physis e techne
sono due principi diversi: ogni essere deriva da un principio, questo può essere intrinseco
(il caso degli esseri naturali) o estrinseco che presuppone la produzione artificiale di una
cosa.

Sembra curioso l'emergere di questo termine nel contesto della descrizione degli esseri
naturali, ma, sembra anche logico poiché la techné suppone l'esistenza di una
dinamis, di fronte all'energia dell'atto naturale, dinamis che deve trasformarsi in un
ergon (propria dell'azione umana) che conduce all'atto perfetto
(entelequia). Inoltre, in questo senso devo tornare a insistere sulla differenza tra
tecnè e tecnica, la seconda cerca solamente la produzione di un oggetto utile, la
prima cerca un atto perfetto che contribuisca a una vita qualificata, cioè
eticamente buona e politicamente giusta.

D'altra parte, nel mondo naturale, una causa implica necessariamente un effetto, è
dire, che la dinamica tende a trasformarsi in energia, ma nel mondo della techne
è necessaria una mediazione che metta in relazione il sapere, il fare, con i fini,
fini che non si riducono a un obiettivo esterno, ma che hanno anche un obiettivo
etica e quindi politica.

Inoltre, nella Fisica, appare in modo più esplicito la distinzione tra i tipi di
attività tecnica. In Fisica II 194b Aristotele dice: "Anche le arti producono la
materia...le arti che la conoscono e la dominano sono due: alcune consistono nell'usare
delle cose e altre sono architettoniche.... entrambe si differenziano nel fatto che le arti
le architetture conoscono la forma, mentre le arti produttive conoscono la
materia". Così, tornano a comparire gli "esperti" che possiedono un sapere che si sa solo
quando si svolge, e i tecnici che possiedono una pratica acquisita, dalla quale
deducono una conoscenza universale, che sanno il perché e soprattutto che conoscono la
materia e forma. Colui che costruisce un timone, dice Aristotele, sa quale forma deve avere.
avere e come funziona, ma colui che possiede la techne della navigazione, sa come e per
che deve avere tale forma o essere fatto di tale legno. Così, appare la differenza tra
falegname che lo costruisce e l'ingegnere che lo concepisce, tra l'architetto che sa
come bisogna costruire e l'operaio che posiziona le pietre.

Pero, todavía es necesario añadir una última precisión. Hemos intentado mostrar que
il concetto di techné non può essere tradotto con quello di tecnica, nella sua definizione
antropologica e strumentale, non può essere scollegata dall'episteme e da
intelligenza poiché, essendo il frutto di un'attività tipicamente umana, trasforma la
dínamis in ergon, è il risultato di un atto deliberativo e volitivo, e quindi è un
concetto che in Aristotele si applica a diversi topoi. In quest'ultimo senso
possiamo parlare di :

-Una techné logica, uno strumento che consiste nella produzione di modelli di
argomentazione che sostituisce il ragionamento dialettico dell'uomo saggio.

Una techné morale che consiste nel produrre azioni giuste che l'uomo utilizzerebbe
prudente per vivere bene.

Una techné poetica, cioè la produzione di regole affinché l'opera letteraria imiti
verosimilmente agli avvenimenti realizzati nella natura.

Una techné retorica, l'arte di argomentare affinché convincere equivalga a ragionare


bene.

Una techné legata all'attività intellettuale e morale del cittadino, techné che si
esercita permanentemente nell'agorà, nei tribunali, nella vita quotidiana e che in
nessun caso si riduce all'attività poiètica, questo sarebbe il destino della tecnica nel
sogno heideggeriano e questa sarebbe anche la nostra unica possibilità di salvezza.
In realtà non sappiamo se la domanda sull'essenza della tecnica, in quanto rimanda al
l'analisi della techné può essere liberatoria per l'uomo, forse nemmeno a noi risulta
è facile condividere quella sorta di ottimismo tragico di Heidegger, ma se crediamo che
solamente tracciando il funzionamento di questo concetto nei testi classici, solo
inserendoli nell'unico contesto possibile dell'azione umana, che per un greco
è il topos della polis, si può comprendere la varietà semantica di questo termine e
evitare così ogni tipo di tentazione semplicistica o riduzionista. Se guardare indietro non ci
salva, ci permetterà, almeno, di capire meglio il nostro destino.

CITAZIONI
1. PLUTARCO: La vita di Marcelo. Ed. [Link], Barcellona, 1944.
2. HEIDEGGER: Lingua di tradizione e lingua tecnica. [Link],
Parigi 1990, Pag.21.
3. [Link]: Mito e pensiero nella Grecia antica. ED. Ariel,
Barcellona, [Link].224.
4. [Link]: op. cit. pag. 246
5. [Link]: Storia della tecnica e del lavoro. Ed. Alianza, Madrid, 1995
Pag.89.
6. [Link]: Mano e cervello nell'antichità. [Link], Madrid, 1974
pag.26.
7. [Link]: op. cit. pag. 287.
8. Ibidem, pag273
9. M.C. NUSSBAUM: La fragilità del bene. Ed. Visor, Madrid 1995, pag. 136.
10. [Link]: op. cit. Pag 249.
11. M.C. NUSSBAUM: op. cit. pag. 143.
12. Ibidem pag. 145.

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