Persio
Nasce a Volterra nel 34/35 d.C. da un’agiata famiglia equestre, visse a Roma ed ebbe un’accurata
educazione, infatti frequentò i migliori insegnanti di grammatica, retorica e loso a.
All’epoca c’era un famoso losofo stoico che insegnava a Roma, Anneo Cornuto (N.B. adesso lo
stoicismo è la loso a maggiormente seguita, innanzitutto perché in una fase iniziale serviva per
giusti care il principato (teoria delle api, discorso del rex iustus) e fu poi il suo fondamento
teorico.
D'altra parte si presentava anche come opposizione al principato stesso: ad esempio, la
giusti cazione al suicidio poiché è una forma di resistenza, di opposizione in un regime
assolutistico dove non è più possibile vivere secondo natura e secondo il logos e dove c'è la
paura della morte e di essere perseguiti dal princeps per essere uccisi, la con sca dei beni → mi
tolgo la vita perché qui non posso essere libero e non posso vivere liberamente.
Lo stoicismo da loso a di regime che giusti ca la monarchia con il rex iustus, viene ora usata
con altri aspetti anche dagli oppositori del regime, come Persio e Lucano che sono loso stoici
che usano la loso a come forma di opposizione al principato, oltre a non participare alla vita
politica (ma solo nel caso di Persio).
Persio fa parte di quegli intellettuali che si oppongono al principato → come manifesta la sua
opposizione? non partecipando alla vita politica, anche se vi era destinato sia per rango che per
ricchezza, ma si dedica solo allo studio della loso a e alla letteratura.
Il genere letterario che lui sceglie è la satira. Scrive 6 satire e probabilmente l’opera è incompiuta
perché morì a 28 anni e lasciò eredi del suo patrimonio la madre, la sorella e una zia, circa due
milioni di sesterzi che erano una fortuna per l'epoca. Tra l'altro si trattava di un fatto insolito, dato
che solitamente non si indicavano membri della famiglia come eredi, spesso lasciavano addirittura
come coerede l’imperatore.
Il genere della satira nacque a Roma e non ha precedenti nella letteratura greca e si distingue
dalla satira Menippea poiché quest'ultima è metà in versi e metà in prosa, mentre quella classica
è tutta in versi, con caratteristiche pre ssate da Lucilio e ripresa da Orazio (Lucilio attaccava
personaggi speci ci e usa toni più aggressivi ma è quello che codi ca il genere poiché sceglie il
metro, l'esametro, e molti dei temi, tipo il viaggio o la cena - Orazio però ha tono più pacato e si
scaglia contro dei tipi perché era amico di Mecenate).
Ma nel passaggio tra Orazio a Persio che caratteristiche assume la satira? Il tono torna
aggressivo però non ha dei bersagli individuabili contro cui si scaglia ma si scaglia
semplicemente contro dei vizi. Possiamo dividere le satiri in due sottogruppi, nel primo (pars
destruens) si scaglia contro determinati vizi e il secondo (pars costruens) dove elogia e propone
i comportamenti virtuosi praticati che si ispirano alla loso a stoica.
Oltre alle satire ci sono arrivati anche dei versi “coliandi”, non chiaramente individuati dalla critica
(non si sa se si tratta di un proemio delle satire o di altro), che sono scritti in giambi ed è
interessante poiché fa una polemica contro la poesia contemporanea.
Il genere più in voga all’epoca è l’epica (e la tragedia), perché sostiene l'esaltazione del principato,
è uno strumento di propaganda. Allora i poeti epici erano stati molto sostenuti dalla corte e dai
principi.
Persio si scaglia sia contro la poesia epica sia contro la tragica, poiché è una poesia
prezzolata, scritte sotto commissione e senza sostanza morale e prive di ispirazione autentica. I
toni usati sono antisonanti e utilizza un linguaggio oscuro.
Una dichiarazione di poetica:
Non ho mai bagnato le mie labbra alla fonte del cavallo, né mi ricordo di aver mai sognato
sul Parnaso dalle due cime, per diventare cosi improvvisamente poeta. E le Muse abitatrici
dell'Elicona e la pallida Pirene lascio a coloro alle cui immagini s'abbraccia la essibile
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edera; ma, se nella mia rozzezza, poeta per modo di dire io sono, porto tuttavia i miei carmi
alla festa dei vati.
Chi ha suggerito al pappagallo il suo "Salve"? e chi ha insegnato alla gazza come riuscire a
ripetere le nostre parole? Il maestro dell'arte, il donatore dell'ingegno, il ventre, abilissimo
nell'imitare anche quelle voci che la natura ha negato, Ma se balenerà la speranza del
fallace denaro, potrai credere che i corvi poeti e le gazze poetesse cantino un canto dolce
quanto il nettare di Pegaso.
- Lui si di erenzia dagli altri poeti poiché la sua ispirazione non è così elevata → non si va a
bagnare alla fonte delle muse ma alla fonte del cavalo
- riferimento all'investitura poetica di Esiodo sul monte Parnaso + monte Elicona
- L'edera era la pianta con cui si facevano le corone per i poeti
- Lui si de nisce "semi paganus", ovvero "per metà rozzo" (da "pagus" che era il villaggio)
- "Io sono un pota per modo di dire" rispetto a questi altri poeti che si abbeverano alla fonte di
Ippocrede, ecc → manifesta una certa presunzione e falsa modestia
- Fa il riferimento ai poeti senza autonomia, senza ispirazione autentica ma con un'ispirazione
indotta, come i pappagalli e ventriloqui che vengono ammaestrati e ripetono cose non proprie
- C'è il riferimento al denaro poiché sono poeti prezzolati che scrivono sotto commissione e
quindi la loro poesia non è autentica.
Ma quali sono i temi delle satire?
- PRIMA SATIRA
Nella prima satira riprende polemica contro poeti suoi contemporanei accusati di scrivere senza
ispirazione e per denaro.
- SECONDA SATIRA
La polemica è contro la religione tradizionale, poco spirituale e disinteressata, un'usanza comune
era quella dei sacri ci per ricevere compenso dagli dei. Si trattava quindi di una religione
utilitaristica. Inoltre critica la tendenza ad addebitare agli dei gli stessi vizi degli uomini.
- TERZA SATIRA
Descrive la giornata di un giovane ricco e nobile (tipo il giovin signore di Parini) che non dorme la
notte poiché si dedica ai piaceri e il giorno lo passa a letto: si tratta di uno scioperato che nella
vita non ha nessun obiettivo da seguire e non è utile a nessuno. Persio lo critica fortemente
perché secondo lui dovrebbe avvicinarsi alla loso a per dare un senso alla sua vita. Si tratta di
un'esortazione alla loso a ma condotta con modi satirici poiché prima si scaglia contro questa
tipologia di persona e poi c'è l'invito a deporre questo stile di vita per abbracciare la loso a.
- QUARTA SATIRA
Introduce la gura di Socrate (spesso riproposto nella poesia latina) e lo introduce mettendolo a
confronto con Alcibiade, discepolo di Socrate. Socrate è l'exemplum della saggezza mentre
Alcibiade viene presentato come il politico presuntuoso e vanesio, lontano da quello che
dovrebbe essere il politico per eccellenza che dovrebbe praticare la virtù e non la vanità.
- QUINTA SATIRA
C'è l'esaltazione di Cornuto, il suo maestro, e al tempo stesso l’esaltazione della libertas, non più
una libertas politica ma interiore, propria del saggio che riesce a essere padrone di se stesso del
suo destino e a dominare passioni.
- SESTA SATIRA
Critica l'avarizia e vi contrappone la metriotes, ovvero il giusto mezzo, che è un concetto
tipicamente aristotelico trovato anche in Orazio.
Quello che colpisce di più di Persio è lo stile oscuro che lui ricerca di proposito, e oppone la
callida iuctura di Orazio la sua acris iuctura, che prevede un accostamento di toni elevati e sermo
umilis, con parole che vengono anche dagli strati popolari e quindi un volgare che si mescola con
toni alti e solenni. Tutto ciò rende complicato l’approccio all’autore, che pecca pure di ingenuità
perché essendo giovane non ha nemmeno avuto il tempo di maturare stile e pensiero, poiché
troppo arrabbiato, crudo e violento nei confronti del vizio e si mette nella posizione di giudice ,
come se lui fosse la perfezioni e tutti gli altri peccatori.
QUARTA SATIRA
dialogo tra Alcibiade e Socrate dove lo rimprovera di essere vanesio, di non praticare la virtù ecc.
perché Persio vuole dare un insegnamento che riguarda l’uomo politico.
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Il linguaggio è molto crudo, alterna registro alto e basso, il cosiddetto sermo umilis, che si riferisce
a una semplice di impostazione dello stile, quello che viene adoperato per i generi letterari più
bassi. Persio però mescola toni elevati con questo sermo umilis, un discorso piano senza punte
elevate.
LESSICO: i romani distinguevano il sermo quitidianus, vulgarius e pleberius, e non sempre c’è
un con ne tra uno e l’altro. Persio talvolta attinge al sermo quotidianus
- sermo quotidianus: la lingua parlata delle persone colte (es Cicerone);
- La distinzione tra vulgarius e pleberius non è così netta, tant'è che a volte i due termini vengono
adoperati come sinonimi: con questi noi intendiamo la lingua parlata dal popolo. Logicamente,
questo linguaggio presenta delle storpiature delle parole, poiché quando parla una persona del
popolo spesso vengono riportate espressioni in forma scorretta o errori morfosintattici o
lessicali. Spesso questi errori derivano dal tentativo di utilizzare espressioni greche pur non
conoscendo la lingua e allora il risultato erano queste espressioni scorrette.
≠ Petronio usa un linguaggio puro, riproduce linguaggio della zona più malfamata da un lato,
dall'altro introduce i personaggi dei liberti che si erano arricchiti in vario modo, che adoperano un
linguaggio sgrammaticato
ES: la parola "topanta" che deriva da "ta panta" in greco corretto, si tratta di un errore dovuto ad
una sgrammaticatura dato che si vuole produrre tramite un processo mimetico la lingua del
popolo.
D'altro canto, più che espressioni scorrette, Persio adopera espressioni forti e volgari (proprio
per sottolineare la decadenza morale dei suoi tempi) e talvolta si mescolano anche con toni e
termini alti. In particolare, qui si fa riferimento all'usanza della depilazione completa sia da parte di
donne che di uomini + si conclude con esortazione a conoscere se stesso (tant'è che viene
de nita "la satira del nasce te ipsum") e a praticare la virtù, anche se il piano generale è questa
enorme critica ad Alcibiade demagogo che si fa dominare dal popolo ("non cessi di scodinzolare
precoce per il volgo che ti blandisce"), vanesio, ecc.
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