Programma
Programma
CAMPA NIA
IL PROGRAMMA
ER TORNARE GRANDI
P
EDMONDO
CIRIELLI
IL TUO PRESIDENTE PER L A CAMPANIA
Sono nato a Nocera Inferiore il 22 maggio 1964. Sono sposato con Mara e
padre di cinque figli – Italo, Renato, Benedetta, Salvatore e Olga – con i
quali condivido i valori della responsabilità, dell’ascolto e della
costruzione del futuro insieme.
Mi sono laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Parma, in Scienze
Politiche presso l’Università di Salerno e in Scienze della Sicurezza Interna
ed Esterna presso l’Università di Roma “Tor Vergata”. Attualmente sono
Generale di Divisione dei Carabinieri della Riserva.
Ho conseguito la maturità scientifica presso la Scuola Militare
Nunziatella di Napoli e ho poi frequentato l’Accademia Militare di
Modena. Nel corso della mia carriera ho servito l’Italia come Ufficiale
dell’Arma dei Carabinieri, prestando servizio in particolare ad Amalfi
e Napoli (Secondigliano).
Il mio impegno politico è iniziato come uomo delle Istituzioni e
rappresentante del popolo: sono stato eletto Consigliere Regionale
della Campania, dove ho ricoperto il ruolo di Questore e sono stato a lungo
membro della Commissione Sanità. Successivamente sono stato eletto
Deputato della Repubblica.
Sono stato l’ultimo Presidente eletto dal popolo della Provincia di Salerno
e, durante il mandato parlamentare, ho ricoperto l’incarico di Presidente
della Commissione Difesa e di Questore della Camera dei Deputati.
Oggi svolgo le funzioni di Viceministro degli Affari Esteri, con delega
alla Cooperazione Internazionale.
In ogni ruolo ho lavorato per difendere la sicurezza, creare
lavoro e restituire dignità alle persone.
Ho conosciuto da vicino le difficoltà della nostra gente, ma anche la sua
forza, il talento e la voglia di riscatto. Viviamo in una terra
straordinariamente bella, ma anche complessa, che da troppo tempo
è ferma. Per questo ho accettato di candidarmi: voglio
rimettere in cammino la speranza.
Dieci anni di centrosinistra hanno bloccato la regione. Gran parte della
popolazione subisce una negazione costante dei propri diritti. Tutto è diventato faticoso:
ottenere una cura, aspettare un mezzo pubblico, trovare lavoro. Così siamo finiti in
fondo a tutte le classifiche di vivibilità. È tempo di rialzarsi.
Voglio restituire ai campani la libertà: di curarsi, di lavorare, di
muoversi, di scegliere e di restare.
A partire dalla sanità: da subito mi adopererò per dimezzare i tempi vergognosi
delle liste d’attesa. Istituiremo il Garante della salute dei cittadini, figura
eletta da maggioranza e opposizione in Consiglio Regionale, coadiuvata da sportelli
digitali provinciali per tutelare il diritto alla salute di ognuno. Le strutture
ospedaliere saranno rafforzate, anche nelle aree interne.
Per creare opportunità di lavoro, vareremo il Reddito di Promozione, un incentivo
concreto per chi studia, si forma, fa un tirocinio o entra in un percorso di lavoro vero. È
una politica attiva del lavoro, finanziata al 100% dal Fondo Sociale Europeo
Plus (FSE+), destinata a disoccupati, ex percettori del Reddito di cittadinanza, giovani
NEET, lavoratori in transizione e donne fragili: 150.000 –200.000 persone in Campania.
Prevede un sostegno medio di 500–700 euro al mese, legato alla frequenza dei corsi
(6–12 mesi), con incentivo finale per chi completa il percorso e possibilità di
inserimento lavorativo diretto.
Con la mia storia non posso che guardare alla sicurezza come a una libertà
fondamentale da tutelare. Esporteremo il modello Caivano nelle altre aree a
rischio della regione. Supporteremo Governo e Forze dell’Ordine in una lotta senza
quartiere alla camorra e alla microcriminalità, e sosterremo i Comuni per
ampliare organici e dotazioni delle polizie locali.
Azzereremo gli sprechi e utilizzeremo tutti i fondi europei disponibili per
sostenere lo sviluppo, l’innovazione e completare le infrastrutture ferme da troppo
tempo.
Ogni provincia sarà valorizzata come merita: Napoli, Salerno, Caserta, Avellino e
Benevento.
Abbiamo fatto parte della Magna Grecia, siamo stati la Campania Felix, ma anche
la terra di Federico II. Abbiamo dato i natali a personaggi straordinari; il nostro
patrimonio artistico e culturale è invidiato in tutto il mondo. Le nostre bellezze naturali
sono senza pari. Torneremo orgogliosi di essere campani.
Siamo un popolo straordinario. La nostra storia è fatta di coraggio, passione,
energia, creatività e determinazione. Insieme, grazie al tuo voto, ci rialzeremo.
Per tornare grandi.
CAMPANIA “IN” SALUTE
PREMESSA
La salute è un diritto, non un privilegio. In Campania l'aspettativa di vita alla nascita è tra le più basse in
Italia, due anni in meno rispetto alla media nazionale (Fondazione Gimbe, 2024). La sanità campana ha
bisogno di più personale, più strutture efficienti, meno burocrazia ma soprattutto una sanità orientata ai
bisogni della persona e con il paziente al centro. Il documento delinea una strategia completa per
rivitalizzare e migliorare il sistema sanitario della Regione Campania. Sottolinea l'urgenza di autonomia
dalla politica, di migliorare la sanità di prossimità ai cittadini, in primis di quelli fragili. Il piano prevede
riforme nel finanziamento legate al fabbisogno, nelle infrastrutture, nel personale e nell'erogazione dei
servizi sanitari per affrontare inefficienze, disparità e carenze di risorse di lunga data, garantendo livelli
omogenei di presa in carico, di cura e di assistenza in tutta la Regione, a prescindere dalla provincia o al
luogo in cui la persona vive e risiede. Il piano dà priorità alla riorganizzazione dei servizi ospedalieri,
all'integrazione tra servizi ospedalieri e territoriali, all’integrazione socio-sanitaria, a garantire la piena
tutela dei diritti delle persone con disabilità, al potenziamento della prevenzione per garantire
un'assistenza sanitaria equa, accessibile e di qualità a tutti i cittadini.
Prevenzione, Anziani, Fragili ed Equità - La realtà è che i cittadini campani hanno due anni in meno
di aspettativa di vita rispetto alla media nazionale. Il Piano Nazionale Esiti infatti evidenzia ad esempio
che: 1) La Campania ha la più alta mortalità negli anziani operati per frattura del femore 2) per l’infarto del
miocardio: solo nel 45% dei casi avviene intervento entro i 90 minuti. Le risorse del Governo devono
essere indirizzare a rafforzare settori cruciali: screening oncologici, rete dei consultori e salute mentale,
assistenza domiciliare. Si tratta di progetti che ci stanno particolarmente a cuore e andranno monitorati
con estrema attenzione. La Campania sconta un gravissimo ritardo nella rete residenziale per anziani;
negli screening oncologici; personale insufficiente; pronto soccorso al collasso; liste d’attesa infinite;
agende elettroniche bloccate, tasso più alto di mortalità materna al parto. Allo stesso modo, sono difficili
da accettare le difficoltà riscontrate nell’organizzazione dei programmi di screening che in molti casi
salvano la vita. Una diagnosi tempestiva, oggi possibile grazie alle conquiste del progresso scientifico,
permette di guarire da malattie un tempo incurabili. In Campania la copertura dello screening
mammografico totale è del 60%, un dato ben lontano dallo standard richiesto. Solo il 26% delle donne
campane si sottopone ad una mammografia perché ha ricevuto una lettera dall’Asl, il restante 34% lo fa
spontaneamente, molto probabilmente pagando di tasca propria. Liste d’attesa e costi troppo alti: In
Campania niente visite ed esami per quasi un cittadino su 10. Fenomeno che colpisce principalmente le
donne.
Salute mentale - La Campania è quella che fa registrare maggiori divari territoriali interni tra le province
e nel confronto con le altre regioni. A fronte dell’aumento dei bisogni della popolazione campana per la
salute mentale, si contraggono ormai i servizi sanitari dedicati. Sono troppe le disuguaglianze
nell’accesso ai servizi tra le varie Aziende Sanitarie provinciali. A fronte di una domanda di assistenza che
cresce, le prestazioni per utente in Campania sono meno di 9, contro una media nazionale di 13,6
prestazioni per utente (Osservatorio SalutEquità, 2024).
Obesità - Una piaga sociale che ha dei costi di salute altissimi sulla persona e sulla propria famiglia oltre
che sui Servizi. La Campania è da anni una delle regioni con il tasso di obesità più alto in Italia. Secondo
l’Istituto Superiore di Sanità, il 38,8% degli abitanti tra i 18 e i 69 anni è in sovrappeso. La situazione è
ancora più preoccupante per l’obesità, che colpisce l’11,4% della popolazione. Il 35% dei bambini in
Campania tra gli 8 e i 9 anni sono in sovrappeso o obesi, un dato ben al di sopra della media nazionale
(Sistema di Sorveglianza nazionale “OKkio alla SALUTE” dell’ISS). Mentre il Governo nazionale approva la
legge “Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità” il 1° ottobre 2025, riconoscendo l'obesità
come malattia cronica, progressiva e recidivante, la Regione Campania non programma servizi territoriali
e fatica a costruire reti integrate capillari con i medici di medicina generale, specialisti, infermieri,
caregiver e associazioni di pazienti.
Personale - Sul personale, poi, è più che evidente l’approssimazione e l’incapacità della Regione
Campania, nell’ultimo decennio, di programmare politiche del personale del servizio sanitario.
L’Amministrazione regionale campana, seppur negli ultimi anni il Governo abbia liberato le Regioni dai
vincoli stringenti sul reperimento del personale, ha bloccato ogni opportunità di poter assumere e dare
“fiato” agli operatori sanitari. I numeri sono chiarissimi. La situazione dei medici del SSR è drammatica.
La Campania non ha mosso un solo passo, anzi. In 10 anni (dal 2013 al 2023, dati Agenas) i Medici del
Sistema Sanitario regionale sono rimasti invariati, addirittura sono peggiorati. Dai 9.648 del 2013 si è
passati a 9.334 del 2023 (-3,61%). Mentre altre Regioni – alcune nelle stesse situazioni di
Commissariamento e Piano di Rientro, hanno invertito la rotta (Lazio + 7,28%, Puglia +7,43%, Lombardia
+6,73%, solo per citarne alcune), la Campania è rimasta al palo.
Liste di attesa infinite, donne che aspettano una mammografia per quasi un anno, di anziani che
rinunciano a una visita cardiologica perché la prima data utile è tra 300 giorni, di famiglie costrette a
pagare nel privato ciò che il pubblico dovrebbe garantire. In Campania, quasi il 90% delle visite o degli
accertamenti cardiologici sono classificati come "programmabili", ovvero entro 120 giorni. La Campania
è ancora la Regione dove spesso si risponde al cittadino che "le liste sono chiuse".
Manca oggi una regia condivisa, che faccia dialogare con continuità le Aziende Sanitarie e le
Amministrazioni comunali. La dimensione della sanità campana non ha mai realmente programmato con
il terzo settore e con le Amministrazioni comunali, lasciando i pochi interventi fatti alla sensibilità e alla
determinazione degli Amministratori locali.
Pronto soccorso al collasso: inappropriatezza diffusa dei Servizi (ogni 10 cittadini campani che entrano al
PS, 7 lo fanno per codici minori), assenza della rete territoriale, pochi posti letto di medicina interna per
alleggerire i PS e ridurre i tempi di attesa (la Campania ha il più alto tasso d’abbandono d’Italia nei PS,
indice di grande disfunzionalità organizzativa e di mancato governo della rete assistenziale. Chi entra in
PS lo fa perché non ha cure sul territorio, e va via dai PS regionali nella maggior parte dei casi perché non
riceve assistenza).
I cittadini Campani meritano di più!
1. Sanità territoriale e presa in carico - Attuazione del DM 77 (Case e Ospedali di Comunità, COT);
Potenziamento della medicina generale e pediatria di libera scelta; Creazione UTB (Unità Territoriali di
Base), abbattimento delle liste d’attesa. Potenziamento dell’assistenza domiciliare integrata (ADI)
superando il modello prestazionale e garantire la presa in carico nelle condizioni assistenziali più
complesse, residenzialità per gli anziani, servizi territoriali per patologie specifiche che coinvolgono gli
adolescenti e i bambini, telemedicina, diagnostica leggera direttamente a casa del paziente, cartella
clinica elettronica territoriale. Rafforzare il ruolo delle farmacie dei servizi e della comunità aumentando
l’accessibilità alle cure soprattutto nelle aree rurali.
2. Ospedali e rete dell’emergenza - Riorganizzare la rete ospedaliera regionale adeguando strutture,
attrezzature e personale. Sanare la disparità regionali interne (aree urbane vs aree interne / montane) nel
livello di offerta sanitaria. Potenziare la rete di emergenza urgenza tramite l’elisoccorso H24 su tutto il
territorio regionale. Attivare progetti di sicurezza ospedaliera (utilizzo delle bodycam come device di
tutela per gli operatori sanitari di tutta la Regione) e prevenzione delle infezioni nosocomiali e della
resistenza antibiotica.
3. Salute mentale - Nel solco del nuovo Piano di azione nazionale per la Salute Mentale 2025-2030
(PANSM), si lavorerà per il potenziamento dei Dipartimenti di Salute Mentale con interventi specifici per
il disagio di minori e adolescenti. Programmazione immediata delle prestazioni gratuite previste dai nuovi
LEA 2025 per i disturbi del comportamento alimentare.
Estendere le attività di screening utili a realizzare una diagnosi precoce, soprattutto per i disturbi del
neurosviluppo e dell’età evolutiva. La presa in carico nel periodo dell’età evolutiva è fondamentale per
affrontare l’autismo, anche per questo la Regione sosterrà convintamente azioni di formazione e
supporto con la collaborazione della rete dei pediatri di libera scelta e del territorio e con le Asl.
Alzheimer e autismo sono condizioni che coinvolgono migliaia di famiglie campane. La cura delle fragilità
cognitive. L’impegno è quello di sostenere e rafforzare centri specializzati, capaci di offrire assistenza
qualificata, supporto alle famiglie e percorsi di vita dignitosi anche per le demenze e per i disturbi dell’età
evolutiva.
5. Personale e formazione - Assunzioni di medici, infermieri e operatori sanitari fino al tetto di spesa.
Valorizzazione e percorso di internalizzazione nel sistema assistenziale dei medici Specializzandi
(Ospedali e Territorio). Istituire comunità di pratica specifiche tra le Aziende, veicolando positivamente le
buone pratiche all’interno della Regione.
7. Più spazio al ruolo della farmacia dei servizi e di comunità - Le farmacie territoriali sono un
punto di accesso facilitato, presidio fondamentale nella gestione del percorso di cura della persona,
soprattutto per le cronicità e per le aree interne. Rafforzarne il ruolo nella rete dei servizi, attraverso
l’utilizzo delle farmacie territoriali come punti di somministrazione di vaccini e monitoraggio della
pressione arteriosa, migliorando l’accesso ai servizi nelle aree rurali. Andando oltre la semplice
dispensazione di farmaci, le farmacie dei servizi e di comunità integreranno e supporteranno la
prevenzione e la gestione delle malattie croniche sfruttando la loro prossimità e capillarità sul territorio.
8. Uniformità di accesso alle terapie nella regione e riduzione dei tempi di accesso ai
farmaci - L’esigenza di velocizzare l’accesso alle cure è fondamentale per la qualità della vita dei pazienti
e dei caregiver e – allo stesso tempo – è un importante strumento di segnalare l’attenzione della Regione
all’innovazione, costituendo così un fattore di attrazione per investimenti
• acquisto dei farmaci esclusivi con procedura negoziata(senza procedura pubblica)
• semplificazione delle modalità di comunicazione aziende-SoReSa
• incontri periodici con le aziende per programmazione e horizon scanning
9. Governance e monitoraggio - Creazione della figura del Garante della Salute di nomina del
Consiglio regionale, con maggioranza qualificata. Istituzione di una commissione di controllo che esegua
una due diligence, per capire davvero lo stato dell’arte della sanità campana coinvolgendo un grande
partner nazionale. Ripristinare il ruolo della Campania in Agenas e sui tavoli nazionali dove vengono
prese le decisioni che impattano anche sulla salute dei cittadini campani.
10. Il ruolo del terzo settore e dell’associazionismo per le politiche sociosanitarie della
Campania - Il terzo settore e le associazioni svolgono un ruolo fondamentale nella sanità regionale, mai
valorizzato abbastanza dalla precedente Amministrazione regionale. Sono più di 14mila e coinvolgono
quasi 200mila volontari su tutto il territorio campano (ISTAT, Censimento permanente delle istituzioni
non profit). Si istituiranno tavoli regionali e aziendali di patient engagement, garantendo la partecipazione
al processo decisionale e alla governance sanitaria. I tavoli consentiranno a tutti di partecipare ai
processi decisionali, si riuniranno con cadenza periodica e metteranno insieme Istituzioni, Terzo Settore
e Associazionismo, realizzando compiute policy di coprogrammazione e coprogettazione dei Servizi. Al
Terzo Settore e alle Associazioni sarà garantito inoltre il giusto spazio, sia fisico che di idee, all’interno
delle Strutture territoriali (CdC).
• Garante della Salute: non di nomina della Giunta, ma del Consiglio regionale, con voto anche
dell’opposizione (maggioranza qualificata).
• Una commissione di controllo che esegua una due diligence, Oggi la mancanza di dati, o l’inserimento
parziale nelle piattaforme nazionali, non consente di capire la situazione per provincia, per ASL, per
ospedale.
• Ripristinare il ruolo della Campania in Agenas e sui tavoli nazionali dove vengono prese le decisioni che
impattano anche sulla salute dei cittadini campani.
• Decadenza automatica per i Direttori Generali le cui Aziende fanno registrare agende di prenotazione
CUP bloccate o chiuse.
• Utilizzare i tetti di spesa per il personale e assumere; sbloccare le agende elettroniche, per far emergere
il fabbisogno reale e potenziare con ogni mezzo la Sanità di prossimità.
• Dare una regia unica e condivisa alla complessità: realizzare la compiuta integrazione socio-sanitaria tra
ASL e Comuni
• Potenziare la rete dell’emergenza urgenza con l’elisoccorso H24 su tutto il territorio regionale
• Diffusione in tutti i Pronto Soccorso e sulle ambulanze (oltre che in tutti i reparti a “più alto rischio”), di
bodycam per la sicurezza degli operatori.
• Attivazione delle prestazioni previste dai nuovi LEA: rafforzamento dei programmi regionali di screening
per le donne, per i bambini, delle prestazioni per la salute mentale e per i comportamenti del disturbo
alimentare. Estendere le attività di screening utili a realizzare una diagnosi precoce soprattutto per i
disturbi del neurosviluppo e dell’età evolutiva.
• Rafforzamento del ruolo delle farmacie sul territorio per il supporto al percorso di cura delle persone,
soprattutto nelle aree interne della Regione.
• Garantire il ruolo di partecipazione attiva del Terzo Settore e dell’Associazionismo nei percorsi
decisionali e nelle Strutture territoriali
• Assumere tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari necessari e disponibili. Ottimizzare l’utilizzo
di tutte le risorse disponibili nell’ambito delle professioni sanitarie. Biologi, infermieri, fisioterapisti,
farmacisti, rappresentano le categorie sulle quali intervenire per meglio superare il deficit di personale.
Fare tesoro delle reti di laboratori, centri convenzionati e farmacie per garantire i servizi Sanitari di
prossimità, al contrario di quanto sta facendo l’attuale governo regionale. Assistiamo i pazienti campani
5/6 giorni al mese poi, i nostri cittadini sono costretti a pagare le prestazioni oppure, se non possono, si
riversano in pronto soccorso. Partendo dalle esigenze dei soggetti fragili supportando i medici e tutti i
professionisti sanitari.
• Realizzare le UTB (Unità Territoriali di Base) nel quale includere la Medicina generale, le Farmacie,
laddove funzionanti le guardie mediche e le strutture di Comunità, e tutte le strutture convenzionate
(laboratori di analisi, centri specialistici, centri anti diabete etc). La diagnosi di primo livello deve essere
svolta sul territorio in prossimità dei cittadini, anche sfruttando le strutture accreditate per far respirare
gli ospedali. Bisogna garantire le prestazioni “sentinella” (prime visite, diagnostica).
• Integrare i servizi sanitari ospedalieri e territoriali rafforzando i servizi a livello distrettuale per
soddisfare la domanda di assistenza sanitaria, promuovendo una stretta collaborazione tra ospedali e
assistenza territoriale e l'espansione della telemedicina, dell’assistenza domiciliare per ridurre le visite
ospedaliere non necessarie e supportare efficacemente le popolazioni vulnerabili evitando il
sovraccarico dei pronto soccorso.
• Rivedere l’organizzazione ospedaliera: nella rete dell’emergenza- urgenza e della rete trauma la
Campania è ultima per i ritardi che accumula nel prendere in carico i pazienti, mentre per quanto riguarda
la rete ictus è la seconda Regione per mortalità a 30 giorni. Bisogna quindi, riorganizzare la rete del 118
integrandola con la rete urgenze (manca il 50% delle ambulanze previste). Rivedere le tariffe e le funzioni
assistenziali per gli accessi in pronto soccorso oltre soglia delle strutture accreditate altrimenti gli stessi
sono incentivati a chiudere. Rivedere gli accordi con le strutture accreditate che devono contribuire
all’erogazione dei Lea e al recupero della mobilità passiva e delle liste d’attesa. Attivare il pronto soccorso
al policlinico Federico II. Potenziare gli ospedali delle aree interne (aiutando le zone disagiate con la
creazione di indennità di disagio per favorire la partecipazione di medici a concorsi e medici di base a
prendere assistiti in quelle zone); creare i Presidi Oncologici provinciali per allargare la rete oncologica.
Potenziare la rete Breast Unit. Investire sull’Ospedale del mare come DEA.
• Investire risorse sul Sistema regionale campano per assunzioni, per l’acquisto di tecnologia innovativa e
per l’aumento della produzione ospedaliera e per l’assistenza ambulatoriale per i pazienti regionali sulle
branche a “maggiore fuga”.
• Rivedere la Convenzione Regione-Università chiarendo che le Università senza strutture e senza
personale specifico non possono aprire la Scuola di Medicina e che la Clinicizzazione degli ospedali
senza criterio va fermata. Infine, umanizzare le cure con inserimento in pronto soccorso (anche in virtù
degli stanziamenti del governo) della figura dello psicologo e/o assistente sociale.
• Puntare molto di più sulla prevenzione: è la terapia migliore e quella che fa risparmiare, perché curare
per tempo salva vite e riduce costi.
• Integrazione di professionisti della salute orale nei team di assistenza domiciliare per rispondere alle
esigenze dei pazienti anziani e disabili, prevenendo complicazioni e ricoveri ospedalieri non necessari.
Purtroppo, i medici di base sono oberati da lavoro amministrativo e sanitario sui soggetti già ammalati e
spesso non hanno risorse umane e economiche per attuare screening o interventi di educazione alla
salute, sulla popolazione apparentemente sana. Pertanto, abbiamo la necessità di coinvolgere altre
figure in queste attività.
INTEGRAZIONE SOCIO-SANITARIA
Promuovere la collaborazione e l’integrazione tra Sanità e Servizi Sociali. Attivazione del Budget di salute.
Rafforzare il FSE 2.0 e la piena interoperabilità dei dati sanitari e sociosanitari. Realizzare tavoli
istituzionali per la co-programmazione e la coprogettazione con il Terzo Settore e con l’Associazionismo.
Tenere fede al patto di cura con il cittadino. La dimensione della sanità non ha mai realmente parlato con
il terzo settore e con le Amministrazioni comunali, lasciando i pochi interventi fatti alla sensibilità e alla
determinazione degli Amministratori locali. Istituire un'unica regia che governi la complessità
sociosanitaria, in capo alla Regione, favorendo la condivisione delle risorse, degli investimenti e delle
strategie. I migliori interventi sono quelli che mettono insieme i Comuni con le Aziende Sanitarie,
programmando cioè i servizi per e con i cittadini. In Campania manca oggi una regia condivisa, che faccia
dialogare con continuità le Aziende Sanitarie Locali e le Amministrazioni comunali.
Ciò diventa possibile solo attraverso l’istituzione dell’Assessorato regionale al welfare, che abbia
competenze diffuse sull’aspetto sociale e sanitario, e che sappia governare la complessità di una
dimensione importante com’è quella della salute. Unire sotto la stessa casa amministrativa e
programmatoria due linee che non possono viaggiare da sole. Questa proposta è la base della piramide
d’innovazione organizzativa sulla quale si appoggiano poi tutte le altre proposte che seguono. La Regione
Campania è una delle poche grandi regioni che si ostina e tener distinti, anche in sede di
programmazione, le politiche sociali con la sanità. Il concetto di One health sta proprio dentro la capacità
di un Ente politico di ragionare sul futuro attraverso pochi piani che integrino tutte le dimensioni della
salute. La proposta è quella di realizzare il piano sociosanitario unico regionale, a cadenza triennale, che
programmi degli standard di servizio per tutti i cittadini campani. Comuni e Aziende Sanitarie che si
parlano per condividere risorse e obiettivi. Passa da questa proposta, e da un’accelerazione forte e
decisa sulla realizzazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità, la piena realizzazione
della rete territoriale sociosanitaria campana, che faccia leva sulle peculiarità di una Regione che deve
fare dell’assistenza e della prevenzione i pilastri strategici del futuro.
CAMPANIA LAVORO
Il lavoro è uno dei principali fallimenti dei 10 anni di governo della sinistra: la Regione Campania registra
il tasso di disoccupazione più elevato d’Italia (15,9%), cui si aggiunge la maglia nera della provincia di
Napoli con il 20,4%. (Istat, 2024). Questa condizione è alimentata dalla diffusione di occupazioni precarie
e dalla bassa intensità di lavoro, una realtà fatta di occupazioni saltuarie e irregolari, che limitano le
opportunità ed indeboliscono la dignità del lavoro stesso. Il lavoro nero, in particolare, continua a essere
una piaga diffusa: supera il 15% nel commercio al dettaglio e nelle aree pubbliche, con picchi di
abusivismo nelle zone turistiche (Rapporto PMI 2024 – Confindustria Campania), colpendo in misura
ancora maggiore le donne e mettendo a rischio la loro autonomia e il futuro delle famiglie. In Campania il
lavoro resta pertanto una promessa mancata, con i giovani e le donne a costituire le fasce più deboli del
mercato. A confermare la gravità della situazione l’allarme di Confindustria Campania (2024) che
sottolinea «gli alti tassi di povertà assoluta e rischio di povertà nella Regione, con una significativa quota
della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà». Guardiamo preoccupati a questi dati
avendo chiaro come sollecitino una profonda riflessione: una gestione regionale che non pone al centro
del suo operato la crescita culturale e professionale dei propri cittadini abdica al proprio compito-
fondamentale- di promuovere sviluppo, autonomia e dignità per tutti, venendo meno, al contempo, al
mandato di fiducia dei propri elettori.
Lo stato del mercato del lavoro in Campania può essere declinato in quattro punti chiave, che evidenziano
le dinamiche dell’ultimo decennio e le principali criticità su cui si fondano le proposte per rafforzare
competenze, occupazione e opportunità per tutti i cittadini della nostra Regione.
INTEGRAZIONE SOCIO-SANITARIA
Se «il merito è l’unico ascensore sociale», è necessario predisporre strumenti efficienti di formazione e
lavoro, che sappiano tradurre il potenziale individuale in un elemento decisivo per carriera e occupazione.
La situazione in Campania ad oggi mostra gravi criticità nel sistema formativo e nel mercato del lavoro. Un
considerevole numero di studenti abbandona prematuramente la scuola, rinunciando allo sviluppo di
quelle competenze necessarie per cogliere le opportunità future. A ciò si accompagna una consistente
quota di NEET tra i 15 e i 34 anni che non studiano, non lavorano e non cercano attivamente
un’occupazione – che in Campania rappresentano circa il 38,8% dei giovani (Rapporto SDSS, 2025). Si
tratta di un fenomeno strutturale, segno della debolezza delle politiche di orientamento, della scarsa
connessione tra scuola e lavoro e della difficoltà nel generare percorsi di crescita stabili. Anche i
cosiddetti “centri per l’impiego”, fondamentali per accompagnare la transizione tra istruzione e lavoro
presentano organici sottodimensionati, sovraccaricati di compiti amministrativi e pertanto depotenziati
nelle funzioni principali di fornire un supporto professionale mirato ed efficace. Eppure, per il governo di
sinistra si trattava di un nodo critico per attuare la riforma del mercato del lavoro, ma ad oggi la realtà è
ben diversa dalle promesse! Il piano di potenziamento e rafforzamento dei centri per l’impiego non è stato
completato con perdite di risorse economiche e umane che sarebbero state fondamentali per garantire il
funzionamento ottimale dei servizi pubblici per il lavoro. Nel 2023, nella classifica delle regioni meno
attrezzate a mettere a sistema la rete scuola imprese, la Campania si è attestata al secondo posto (Istat;
Dossier “Alternanza scuola-lavoro UNSIC 2024), mostrando limiti significativi nel numero di opportunità
offerte agli studenti nelle ultime tre classi delle scuole superiori.
La Regione dovrà impegnarsi in un serio potenziamento dei percorsi di formazione e delle reti di
transizione che consentono l’accesso al lavoro. Occorre, improrogabilmente, rafforzare i percorsi di
orientamento, favorendo il dialogo tra scuola e mondo del lavoro, ponendosi come interlocutore tra
domanda ed offerta in particolare per le competenze richieste dai settori tecnici e digitali. Altra priorità
riguarda il potenziamento dei centri per l’impiego: è necessaria una maggiore presenza sul territorio
accompagnata dall’aumento del personale qualificato. Altrettanto va immaginato un lavoro di revisione
significativa delle procedure, snellire gli iter burocratici, ed infine intervenire a favore di una migliore
qualità dei servizi di accompagnamento ed orientamento. Occorre inoltre ampliare e differenziare le
esperienze di alternanza lavoro costruendo una cabina di regia centrale che possa coinvolgere un numero
maggiore di aziende e settori, e che monitori le opportunità concrete di apprendimento e crescita
professionale degli studenti.
OCCUPAZIONE FEMMINILE
In Campania ancora troppe donne non prendono parte attiva alla vita economica, spesso schiacciate da
compiti di assistenza e cura familiare e lasciate sole dalle istituzioni. La nostra Regione è l’ultima in
Europa per occupazione femminile (32,3%) (Eurostat, 2024), ma solo quest’anno la giunta regionale
guidata dalla sinistra sembra essersene accorta, attivando un tavolo permanente sul tema
dell’occupazione femminile. Sarà invece nostro impegno primario agire fin da subito concretamente
affinché le donne campane non debbano più rinunciare alla propria realizzazione personale e
professionale. Sulla falsariga delle iniziative già intraprese dal governo centrale, la nostra proposta
riguarda un piano regionale di investimenti in favore del potenziamento e dell’aumento della domanda
degli asili nido e servizi per l’infanzia con l’obiettivo di una crescita significativa, nel corso dei prossimi
cinque anni, della percentuale di bambini che ne possano usufruire – oggi ferma al 6% – fino ad almeno
il 20% (Istat, 2024). Il programma di governo del centrodestra in Campania pone come priorità le legittime
aspettative delle giovani donne lavoratrici a ruoli dirigenziali nella società senza dover per questo
rinunciare alla propria famiglia ed i propri figli. Ci adopereremo ad erogare contributi strutturali, e non più
spot, agli asili nido, ampliandone i posti agevolando misure di presa in carico per bambini da 0 a 3 prima
del canonico orario di entrata nella struttura (dalle ore 7:00), prolungando contestualmente l’orario di
chiusura del servizio (almeno fino alle 16:00). Accanto all’investimento sugli asili nido e sui servizi per
l’infanzia, proponiamo di attivare un programma regionale di formazione professionale e reinserimento
lavorativo dedicato alle donne, con particolare attenzione a chi ha interrotto la propria carriera per motivi
familiari. L’iniziativa prevede: corsi di aggiornamento e riqualificazione, percorsi di mentoring ed incentivi
alle imprese che assumano donne provenienti dai percorsi indicati. Miriamo a ridurre il divario
occupazionale di genere e, al contempo, valorizzare la forza lavoro femminile come leva per lo sviluppo
economico.
FORMAZIONE PER L’OCCUPAZIONE
Il Merito è valore centrale della nostra visione politica. Perché non si risolva in una formula vuota è
compito della Regione garantire l’accessibilità a quegli strumenti che ne facciano un vantaggio concreto
per le persone stesse e per il territorio a cui appartengono. Occorre offrire ai nostri cittadini, soprattutto
i più giovani, l’opportunità di accedere alle competenze e agli strumenti necessari per mettere a frutto il
proprio talento e contribuire, così, alla crescita del Paese e del Territorio. Ad oggi, invece, solo il 7% dei
nostri concittadini accede a percorsi di formazione continua. Inoltre, nonostante la Campania sia la
seconda Regione per Istituti Tecnologici Superiori – ITS (16), restano ancora troppo ridotti i numeri delle
persone formate (419 iscritti secondo gli ultimi dati disponibili)( Istat, 2024; Report INDIRE 2025;
Unioncamere – Campania 2024). Rilanciare i programmi di formazione permanente a tutti i livelli di
competenze è quindi un elemento programmatico che consideriamo strategico per consentire alla nostra
forza lavoro di tornare ad essere pienamente competitiva e dimostrare il proprio valore sul mercato.
Occorre dare risposta alla endemica mancanza di competenze e lavoratori che, importanti settori della
nostra economia regionale quali turismo, commercio, costruzioni fino ad arrivare ai servizi alle imprese,
denunciano da anni. Questo obiettivo passa anche per il potenziamento della rete ITS. La Nuova
Campania dovrà impegnarsi ad ampliare le partnership formative tra con le imprese, finanziando
l’ampliamento dei posti disponibili ed il potenziamento di percorsi sulle aree tipiche del Made in Italy.
Una rivoluzione reale deve rimettere al centro le eccellenze universitarie campane. Ad oggi gli Atenei del
nostro territorio hanno dimostrato il proprio valore nel mondo senza un reale supporto
dell’amministrazione regionale. Riteniamo, oggi più che mai, vitale rilanciare piattaforme di partenariato
tra imprese ed università al fine di sviluppare percorsi formativi coerenti con fabbisogni produttivi
regionali ad aiutare le imprese ad investire nella crescita della propria forza lavoro. Occorre contrastare
le misure riparative e asfittiche che vanno nella direzione del reddito di cittadinanza agevolando, di
contro, un welfare produttivo. L’obiettivo è strutturare l’offerta di servizi contro la povertà sulla base di un
modello che parta dalle ultime classi della scuola superiore, agevoli la formazione specialistica per i
diciottenni che vivono in contesti di fragilità ed approdi ad un percorso di inserimento lavorativo fondato
sull’incrocio tra domanda e offerta, assecondando i processi industriali in atto nella Regione Campania.
ASSETTO IDROGEOLOGICO
Partiamo da una condizione drammatica.
La Campania è terza nella classifica delle regioni maggiormente a rischio frane, alluvioni, esondazioni,
ecc. L’ennesimo triste primato. Condizione essenziale per un’efficace azione di tutela dell’assetto
idrogeologico di un territorio è la presenza antropica. Senza la presenza dell’uomo, non ci può essere
tutela del suolo, non ci può essere contrasto al dissesto idrogeologico. La desertificazione delle aree
interne è, per l’appunto, la principale causa del dissesto idrogeologico.
In senso inverso, un’eccessiva pressione antropica, mediante l’avvenuta realizzazione di costruzioni in
aree a rischio idrogeologico (frane, alluvioni, ecc.), è anch’essa una causa di dissesto idrogeologico.
Le soluzioni sono naturalmente diverse.
Per le aree interne, la soluzione non può che passare attraverso il loro ripopolamento. Ma per il
ripopolamento delle aree interne occorrono concrete opportunità di lavoro. Paradossalmente, è proprio il
già avanzatissimo dissesto idrogeologico delle aree interne a costituire l’occasione per opportunità di
lavoro.
Accanto agli interventi strutturali, va anzitutto garantita la costante manutenzione del territorio. Non più
solo interventi su singole componenti del sistema idrogeologico (singole frane, isolati dissesti, ripristino
funzionale di isolati valloni), ma un sistematico piano di risanamento idrogeologico che, sotto la regia di
un’Agenzia autonoma ed indipendente regionale, intervenga mediante un massiccio impiego di
manodopera locale nelle quotidiane attività di tutela e manutenzione di tutte le componenti del sistema
idrogeologico. Questo comporterà, da un lato, un organico programma di tutela dell’assetto
idrogeologico, anche sotto il profilo manutentivo, e dall’altro un ripopolamento delle aree interne.
La “ricetta” per le aree a forte pressione antropica deve chiaramente essere diversa. È necessario
redistribuire il “carico urbanistico”, senza colpevolizzare coloro che hanno realizzato abusi di necessità,
ma offrendo loro opportunità di nuove collocazioni abitative, mediante appositi interventi di Edilizia
Residenziale Pubblica e di housing sociale.
RIFIUTI
La gestione dei rifiuti in Campania continua ad essere fallimentare. Alcuni dati:
a fronte di una normativa che pone al 65% l’obiettivo minimo da raggiungere, la percentuale di
raccolta differenziata in Campania (56,6%) è ancora al di sotto della media delle regioni del sud
Italia (58,9%) e lontanissima da quelle del nord (70 e + %);
la Campania continua a portare fuori Regione 476.168 t/a di Frazione Organica all’anno, pari al 27%
del totale prodotto.
Già questi due dati sono il manifesto del fallimento dell’esperienza di governo degli ultimi dieci
anni.
Senza il minimo vitale di raccolta differenziata, è impossibile anche solo pensare di attivare
processi virtuosi di Economia Circolare. La conseguenza è che i cittadini campani pagano la TARI
più alta d’Italia.
Resta inoltre drammaticamente aperta la ferita delle Ecoballe, che nel 2015 ci si era impegnati a
smaltire nell’arco di due anni. A distanza di 10 anni:
l’81% delle Ecoballe (4.458.937 tonnellate) è ancora nei siti di stoccaggio, con il conseguente,
devastante impatto ambientale;
solo il 19% (1.057 tonnellate) è stato smaltito, anziché però mediante l’attivazione del sistema
virtuoso del ciclo dei rifiuti, rimasto al palo, mediante il trasferimento presso impianti esteri
(principalmente Portogallo, Germania e Danimarca) e di altre regioni (Brescia), a costi elevatissimi.
La questione Ecoballe, rimasta irrisolta, ha comportato una procedura d’infrazione comunitaria
che, secondo la Corte dei Conti, è fino ad oggi costata all’Italia più di 300 milioni di euro in
sanzioni.
Questo sul piano della gestione.
Non meno preoccupante è lo stato dell’arte con riferimento agli aspetti organizzativi. Il nuovo
modello di governance della gestione dei rifiuti delineato dalla Legge Regionale 6 maggio 2016 n.14,
nonostante siano decorsi quasi dieci anni, stenta a decollare. La ragione principale è
rappresentata da un processo attuativo che, per ragioni politico-clientelari, ha dato luogo ad un
frazionamento del sistema in una pluralità di sub-ambiti, in senso contrario allo spirito della legge,
il cui cardine è l’unitarietà gestionale per ambiti “ottimali”. La svolta dovrà essere radicale.
Obiettivi minimali:
realizzazione degli impianti previsti dal PRGRU, in modo da raggiungere l’autosufficienza nell’arco
della consiliatura;
incrementare le performance di raccolta differenziata, mediante una task force regionale di
costante monitoraggio dei Comuni più indietro nella raccolta differenziata, in modo da allinearsi
entro massimo due anni alle percentuali fissate legislativamente;
per effetto dell’innalzamento delle percentuali di raccolta differenziata, (a) ridurre il conferimento
al termovalorizzatore di Acerra dei rifiuti potenzialmente riciclabili, (b) azzerare le esportazioni dei
rifiuti fuori Campania, (c) innestare processi virtuosi di Economia Circolare.
SERVIZI IDRICI
Le questioni strutturali sono rimaste drammaticamente irrisolte:
crescente riduzione di disponibilità della risorsa idrica, paradossalmente maggiore nelle aree,
quali l’Irpinia, dove si trovano le più importanti sorgenti;
poco meno della metà del volume di acqua prelevata alla fonte (45,5%) non raggiunge gli utenti
finali, a causa della dispersione nelle reti idriche di adduzione e distribuzione (fonte Istat);
totale inefficienza del modello gestionale del Servizio Idrico Integrato (SII), caratterizzato da
frammentazione, che comporta differenze nella qualità del servizio, nelle tariffe e difficoltà nel
coordinamento degli investimenti.
Obiettivi primari:
unicità di gestione, mediante la costituzione di Società per Azioni a partecipazione interamente
pubblica (Regione e Comuni) su base provinciale e metropolitano, in modo da garantire tariffa
unica e pianificazione unitaria;
massiccia riqualificazione delle reti idriche di adduzione e distribuzione;
sistemi di telecontrollo e smart metering su scala regionale;
produzione di energia rinnovabile da infrastrutture idriche (microturbine su acquedotti,
fotovoltaico sugli impianti);
istituzione di un centro di formazione e ricerca sulle risorse idriche (Water Academy);
tariffa unica e tutela sociale per le fasce deboli (bonus idrico);
coordinamento degli investimenti con i Consorzi di bonifica e con gli altri Enti ambientali, per
ottimizzare l’uso dell’acqua tra usi potabili, agricoli ed energetici.
L’affermazione che l’acqua deve essere in “mano pubblica” occorre che si sostanzi in misure
concrete, come quelle appena proposte. Contraria a tale affermazione, evidenziando una
clamorosa contraddittorietà nel “campo largo”, è invece la scelta operata dall’attuale governo
regionale di costituire una società mista pubblico-privata (“GRIC S.p.A.”) affidataria per 30 anni
della gestione delle grandi infrastrutture idriche (opere di adduzione primaria di interesse
regionale), con indizione della maxi-gara (base di gara € 4.923.770.3484,923) pubblicata in
extremis lo scorso 13 ottobre 2025.
BONIFICHE
Bonifica della “Terra dei Fuochi” e smaltimento delle “Ecoballe” sono le emergenze che il Governo
regionale Cirielli affronterà immediatamente con feroce determinazione, costituendo un’apposita Unità
di Crisi. La bonifica però non basta: bisognerà riconvertire le aree, in modo che non rimangano deserti
industriali.
ENERGIE ALTERNATIVE
La crescita delle fonti rinnovabili, insieme allo sviluppo dell’efficienza energetica, dell’economia circolare
e alla riduzione delle emissioni climalteranti, costituiscono obiettivi strategici prioritari.
In particolare, coerentemente con le indicazioni del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima
2030, la Campania deve raggiungere, nel breve e medio periodo, uno sviluppo incentrato principalmente
sull’energia solare (sia fotovoltaica che termica), sul biogas e biometano (compreso quello prodotto a
partire dalla frazione organica dei rifiuti urbani) e sulla diffusione delle pompe di calore.
Sono inoltre prioritari interventi volti alla riduzione dei consumi di energia negli edifici pubblici e
all’utilizzo di mix tecnologiche per interventi di riduzione dei consumi delle reti di pubblica illuminazione.
Altrettanto decisiva è l’installazione di impianti a fonti rinnovabili finalizzati all’incremento dell’efficienza
energetica dei processi produttivi e degli edifici dove si svolge il ciclo produttivo, che le imprese potranno
realizzare con il sostegno finanziario della Regione.
Il costo dell’energia incide pesantemente sul bilancio delle famiglie, dei commercianti e delle PMI.
Il mercato è così complesso che districarvisi è impossibile.
Le stesse fonti d’informazione non sono imparziali, provenendo dagli stessi gestori.
Occorre realizzare uno Sportello Regionale dell’Energia che aiuti i cittadini e le imprese a scegliere i
contratti più convenienti e ad accedere a possibili bonus energetici.
ARIA E ATMOSFERA
Il Piano Regionale Qualità dell’Aria (PRQA) è stato approvato, ma lasciato nei cassetti e non attuato.
Nelle aree metropolitane e urbane si continua a respirare come dieci anni fa.
Proposte
Accordi di programma vincolanti con le Città capoluogo;
Autobus e scuolabus solo elettrici entro 5 anni;
Regole chiare e incentivi per sostituire stufe e caldaie inquinanti.
PROTEZIONE CIVILE
Occorre fortemente potenziare la struttura di Protezione Civile Regionale, che svolge un ruolo
insostituibile nella prevenzione e gestione delle emergenze: l’operato di migliaia di volontari,
adeguatamente formati ed attrezzati, fa la differenza.
Ingenti dovranno essere le risorse destinate al rafforzamento della Protezione Civile Regionale.
Il territorio campano è fortemente esposto ad ogni tipologia di rischio, naturale e antropico.
Bisogna essere pronti ad ogni emergenza: anche una sola vita umana non ha prezzo.
Obiettivo del Governo Regionale Cirielli è quello di uno strutturale coordinamento con la Protezione Civile
Nazionale, al fine di garantire simultaneità di azioni d’intervento nei malaugurati casi di eruzione del
Vesuvio e dei Campi Flegrei, già oggetto di un Piano Nazionale.
La Protezione Civile Regionale costituisce l’avamposto operativo per affrontare ogni emergenza, anche
locale, in sinergia con i Comuni, che dovranno essere costantemente stimolati nell’aggiornamento dei
Piani Comunali di Protezione Civile.
PARCHI E BIODIVERSITÀ
L’ingente patrimonio naturalistico campano è rimasto privo di una regia regionale, senza un progetto
strategico di valorizzazione economico-sociale. La biodiversità non è retorica. E’ invece economia,
turismo, agricoltura di qualità, paesaggio, salute.
Proposte:
approvazione e attuazione di un Piano Regionale “Parchi Vivi” finalizzato ad azioni sinergiche degli
Enti gestori dei Parchi Nazionali e Regionali di valorizzazione economico-sociale del patrimonio
naturalistico, in funzione eminentemente turistico-ricettiva;
realizzare e propagandare su scala internazionale una Rete Sentieristica Regionale;
promuovere un brand “Prodotto del Parco” per agricoltura e turismo identitario.
SISTEMA IMPRESE CAMPANIA
Il Centro-Destra intende promuovere la competitività e la capacità di innovazione del sistema produttivo
e l’attrattività del Territorio regionale nel rispetto dei principi di libera iniziativa economica e di
responsabilità sociale sanciti dalla Costituzione.
Il tessuto imprenditoriale è il cuore pulsante della Campania, forza viva dello sviluppo economico e
sociale che nel tempo ha costruito eccellenze apprezzate e riconosciute in tutto il mondo. Oggi il nostro
Territorio si trova agire in un contesto sociale ed economico radicalmente mutato rispetto al passato.
L’avvento dell’intelligenza artificiale e la crisi economica globale, che ha caratterizzato il post-covid,
hanno profondamente mutato i modelli produttivi e le relative richieste di competenze, generando
importanti opportunità che dobbiamo cogliere.
In questo quadro è imperativo che alla guida della Regione vi sia una forza politica capace di interpretare
i cambiamenti globali, un governo regionale capace in grado di guidare il territorio con una visione
strategica di lungo periodo. Tuttavia, negli ultimi dieci anni di governo della sinistra, questa vitalità non ha
goduto di una politica industriale capace di esprimere il potenziale della nostra Terra. Ormai per troppo
tempo le imprese e i territori sono stati lasciati senza gli strumenti essenziali per crescere, competere e
guardare al proprio futuro. A ciò si affianca un quadro macroeconomico ancora fortemente caratterizzato
da marcati divari rispetto al resto del Paese: la Campania è tra le aree più povere d’Europa, con servizi
pubblici spesso inadeguati a sostenere lo sviluppo e un tasso di occupazione molto al di sotto della
media nazionale ed europea. Dopo 10 anni di “Governo della sinistra” lo stato di salute del tessuto
produttivo campano appare caratterizzato da fragilità finanziaria, scarsa longevità, fallimenti e
conseguente difficoltà di turnover dei lavoratori. Fattori che alimentano la sfiducia rispetto la capacità
del Territorio di offrire una collocazione professionale stabile oltre il pubblico impiego. È in questo
scenario che tanti giovani scelgono di lasciare la Campania per altre regioni e altri Paesi, rendendo la
partenza l’unica strada percorribile anziché una opzione.
Oggi è necessario intraprendere una strada diversa. Vogliamo dire “basta!” a quelle politiche
frammentate ed inefficaci che lasciano indietro le piccole imprese e le aree interne. Occorre tornare a
crescere tutti insieme senza lasciare indietro nessuno. Un cambio di paradigma profondo nelle politiche
pubbliche regionali è necessario: il prossimo esecutivo regionale deve lasciarsi alle spalle le vecchie
logiche burocratiche ed assistenzialiste che hanno caratterizzato le politiche di sinistra degli ultimi dieci
anni. Come coalizione di Centro-Destra intendiamo rimettere al centro della nostra azione di governo le
imprese e le persone che ogni giorno producono valore. La Nuova Campania si costruisce con chi lavora,
innova e crede in questa meravigliosa terra.
RAFFORZARE LA COMPETITIVITÀ E SOSTENERE
NUOVI INVESTIMENTI
Questo sarà un obiettivo distintivo della Giunta di Centro-Destra, da raggiungere grazie ad appositi
strumenti quali gli accordi negoziali che possono coinvolgere imprese e loro aggregazioni (reti, distretti,
filiere), la Pubblica Amministrazione e gli enti locali. La Regione adotterà provvedimenti perché gli accordi
per la competitività possano integrarsi nelle procedure di concessione di agevolazioni finanziarie e fiscali
secondo disposizioni statali ed europee. Vogliamo così sostenere gli investimenti privati per progetti di
sviluppo rilevanti a livello interregionale o nazionale.
Intendiamo promuovere e favorire l’utile aggregazione di imprese e altri soggetti dell'ecosistema
dell'innovazione con particolare riferimento ai cluster tecnologici e ai distretti produttivi, al fine di
condividere risorse e conoscenze relative all'innovazione, all'internazionalizzazione e alla supply chain.
Vogliamo sostenere le filiere produttive per lo sviluppo economico e la competitività delle imprese
campane e per l’occupazione A tale fine saranno promosse iniziative per migliorare l’accesso ad
agevolazioni e incentivi tributari e contributivi anche a livello nazionale e comunitario e agli adempimenti
previsti per la concessione dei relativi benefici. L’obiettivo è quelli di rendere l’innovazione un elemento
ricorrente dei processi d’impresa, favorendo sostenibilità economica e ambientale, economia circolare
ed il rientro di produzioni sul territorio regionale.
Per crescere ed essere competitiva la Campania dovrà attrarre investimenti produttivi e occupazione
stabile soprattutto per donne e giovani. L’immobilismo che ha contraddistinto il governo regionale negli
ultimi dieci anni non ha consentito di sfruttare le numerose occasioni che arrivano dai nuovi flussi di
investimenti nazionali e internazionali. Investimenti miliardari in alta tecnologia e manifattura si sono
fermati al centro-nord a testimonianza di quanto l’attuale sistema regionale campano sia incapace di
competere per attrattività, tempi decisionali e certezza amministrativa.
Occorre rendere realtà una politica regionale strutturata in grado di trasformare il nostro Territorio in un
luogo affidabile e credibile per i nuovi investitori industriali. Le facilitazioni della ZES rappresentano un
ottimo punto di partenza nella rinnovata organizzazione. La Regione Campania intende integrare le
agevolazioni fiscali del credito d’imposta prevista a livello nazionale con ulteriori strumenti di supporto
regionali trai quali, contratti di sviluppo e decontribuzione del lavoro per aumentare sia la dotazione
finanziaria che il numero dei beneficiari. In questo modo potrebbero essere perseguite tre finalità da
guida per le altre Regioni: a) offrire un sostegno alla politica nazionale b) recuperare la spesa dei fondi
europei sui programmi regionali 21/27 con un effetto moltiplicatore sull’economia regionale, c) stabilire
un coordinamento tra le strutture regionali, come sviluppo Campania, con le strutture nazionali -Invitalia-
per scolmarne il carico di lavoro, in particolare accumulato sui contratti di sviluppo e negli adempimenti
dei vincoli procedurali dei regolamenti UE. Volgiamo in questo modo ampliare, complessivamente,
l’impatto degli incentivi e favorire la realizzazione di progetti coerenti con le vocazioni territoriali.
Per il Centro-Destra sarà prioritario costruire una task force regionale per l’attrazione di investimenti con
l’incarico di coordinare le azioni con il governo e definire in tempi certi – massimo tre mesi - la trattativa
degli accordi di sviluppo con gli investitori. Proponiamo quindi la creazione di un piano di insediamento
produttivo regionale che comprenda la selezione delle aree pronte ad accogliere i nuovi insediamenti
produttivi, soprattutto nelle province interne, allo scopo di favorire il riequilibrio territoriale. Tale strategia
prevede incentivi mirati legati alla creazione di occupazione stabile nonché la riduzione dell’aliquota IRAP
regionale per i nuovi investimenti produttivi.
In accompagnamento agli investimenti proponiamo un sistema di incentivi e supporto al credito, in
collaborazione con le associazioni datoriali, gli istituti di credito, ed il sistema dei Confidi. Inoltre, potrà
essere istituito un fondo che, con procedure di accesso alle opportunità chiaro, trasparente e
semplificato, favorisca imprese che abbiano potenzialità di crescita ed innovazione per operazioni di
rilancio, acquisizione o passaggio generazionale, in affiancamento anche con altri Fondi gestiti da
Invitalia come Cresci al Sud.
Per il sostegno del Made in Campania in Italia e nel mondo, proponiamo anche specifici finanziamenti per
la costruzione e la valorizzazione di brand, principale strumento per il riconoscimento delle produzioni e
il posizionamento sui mercati.
FOOD LOSS
Lo spreco alimentare è una delle criticità più gravi del nostro agroalimentare: ogni anno una quota
significativa della produzione campana - fino al 46% della frutta e oltre il 20% degli ortaggi - resta nei
campi per mancanza di logistica, trasformazione di prossimità e accordi stabili lungo la filiera. Questo
spreco non è soltanto un costo ma una vera e propria ingiustizia verso i nostri agricoltori ed un danno
economico per l’economia regionale. Al Governo della Campania vogliamo lanciare una strategia chiara
per una filiera più competitiva e più sicura. Istituiremo un Osservatorio Regionale che si occuperà di
coordinare e monitorare tutte le azioni.
La centralità strategica sarà costituita dalla creazione di reti logistiche e centri di raccolta del fresco, veri
e propri “food hub” provinciali dotati di celle frigorifere e laboratori di prima lavorazione, per evitare che
frutta e ortaggi restino inutilizzati nei campi. Sosterremo inoltre la nascita di micro-impianti di
trasformazione di prossimità e di filiere di collaborazione tra produttori e imprese agroindustriali, così da
dare nuova vita alle eccedenze e creare valore aggiunto sul territorio. Il miglioramento dei punti di incontro
tra produttori e trasformatori locali dipenderà dalla creazione di una piattaforma digitale che mirerà ad
ottimizzare distribuzione, tracciabilità dei prodotti e per questa strada la riduzione dello spreco
alimentare.
CAPORALATO
Il caporalato agricolo in Campania rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza dello Stato e alla
dignità del lavoro. I numeri descrivono un fenomeno massico che coinvolge oltre 28mila braccianti, nelle
fila dei più deboli, immigrati irregolari, donne bambini, costretti a turni inumani di 11-16 ore, sottopagati,
minacciati. Il caporalato è la forma più subdola, tra quelle moderne, di riduzione in schiavitù. Il
coinvolgimento della criminalità di tipo camorristico chiarisce la natura dell’attività di caporalato come
illegale, inumana, violenta. Nelle zone del casertano come nella piana del Sele, i nuovi schiavi sono
vittime di reato ed al contempo uomini senza tutele minime. Come ha affermato il Presidente della
Repubblica Sergio Mattarella, «lo sfruttamento illegale del lavoro è un fenomeno che va contrastato,
eliminato e sanzionato con rigore e fermezza». Una Regione che osserva senza agire ha perso di vista il
compito più ineludibile delle istituzioni che sta nella protezione delle persone, nel restituire loro la
dignità. Occorre un piano di sicurezza e legalità che sia focalizzato sul monitoraggio e la repressione di
ogni forma di sfruttamento del lavoro agricolo, che inasprisca le sanzioni in presenza di lavoro irregolare,
che confischi le aziende e aumenti in maniera efficiente i presidi di controllo, soprattutto nelle aree a
rischio.
CAPITALE UMANO
Nonostante i risultati eccellenti del comparto, dovuti esclusivamente alla resilienza degli operatori, la
Campania sconta una fragilità del capitale umano che rischia di frenare innovazione, digitalizzazione e
accesso ai mercati internazionali. Oggi la maggioranza degli operatori agricoli non partecipa a percorsi di
formazione continua (29%), dando luogo ad un settore a due velocità: poche imprese moderne e molte
aziende familiari che faticano a crescere. A questa criticità si lega il tema del ricambio generazionale, con
un calo significativo delle imprese guidate da giovani negli ultimi 5 anni (-24%) e un progressivo
invecchiamento della forza imprenditoriale. Nel settore agricolo la nostra Regione soffre una marcata
difficoltà di reperimento di manodopera qualificata, a causa della carenza di strumenti di
intermediazione e di un coordinamento insufficiente tra imprese e servizi per il lavoro. L'assenza di una
formazione moderna e percorsi di accompagnamento, fa sì che i giovani non percepiscano
nell’agricoltura un futuro professionale stabile e attrattivo. Il risultato è un comparto che eccelle nella
qualità dei prodotti, ma che rischia di non riuscire a consolidare e sviluppare il valore costruito in decenni
di lavoro. Per questo proponiamo un Piano Regionale per la Formazione Agricola e Agroindustriale,
costruito insieme a scuole agrarie, università e centri di ricerca, con corsi brevi e pratici su agricoltura di
precisione, digitalizzazione, sostenibilità e gestione d’impresa. Le aziende che investono nelle
competenze dei lavoratori saranno premiate con voucher formativi e incentivi mirati. Accanto alla
formazione istituiremo una rete regionale di consulenza tecnica, con sportelli anche nelle aree interne,
per supportare le imprese nell’innovazione, nella tracciabilità e nell’accesso ai bandi europei.
Rafforzeremo inoltre l’alleanza tra scuola e impresa, con campi scuola e percorsi di alternanza per
avvicinare i giovani al lavoro agricolo.
Vogliamo mettere le persone prima dei sussidi. Con un "Credito Formazione Agrifood", piattaforme
digitali accessibili e un Osservatorio Regionale sul Capitale Umano per monitorare i risultati, intendiamo
trasformare il capitale umano campano nel vero motore della competitività.
ZOOTECNIA
La zootecnia campana rappresenta oggi un presidio economico e sociale fondamentale per le aree
interne: custodisce razze autoctone e produzioni d’eccellenza mantenendo vivo il tessuto delle comunità
rurali. Purtroppo, il settore soffre di criticità che richiedono tempestivi interventi per troppo tempo
trascurati dalle passate amministrazioni. Si tratta delle difficoltà nello smaltimento dei reflui e dei rifiuti
speciali, carenze nel personale veterinario delle ASL, costi in aumento, servizi insufficienti e un ricambio
generazionale debole. Tali fragilità si innestano in un contesto segnato da un marcato spopolamento ed
una competitività bassa, dove la gestione del rischio rimane spesso ridotta alla sola copertura
assicurativa, senza un approccio moderno alla prevenzione. Dopo anni di totale incuria e disinteresse da
parte della sinistra, come coalizione di Centro-Destra alla guida della Campania intendiamo valorizzare le
nostre eccellenze sostenendo il recupero e la tutela delle razze locali e rafforzando le filiere zootecniche
in cui la Campania esprime unicità e qualità. I nostri obiettivi sono chiari. Intendiamo impegnarci a
migliorare i servizi essenziali per gli allevatori, potenziando la rete dei veterinari pubblici, la logistica,
l'assistenza tecnica e la gestione dei reflui, così da ridurre i costi operativi e sostenere chi produce qualità
rispettando l’ambiente. Garantiamo fin da subito controlli efficaci a tutela della salute pubblica
attraverso l’imposizione e la verifica di standard elevati su benessere animale, biosicurezza e
tracciabilità. Riteniamo tutto questo indispensabile perché a difesa della reputazione dei marchi
campani e della sicurezza dei consumatori. Tutto questo passa attraverso lo sviluppo di filiere
competitive con trasformazione in loco. Come Regione saremo in prima linea nel ricercare e favorire
nuove opportunità di mercato e nel costruire adeguate politiche di insediamento giovanile, così da
generare reddito, occupazione qualificata e futuro per le tante aree interne della nostra Terra, veri
rappresentanti delle nostre radici culturali e ambasciatori delle nostre migliori tradizioni.
ATTIVITÀ VENATORIA
I calendari venatori hanno mostrato plasticamente l’approssimazione amministrativa dell’azione della
Regione Campania negli ultimi anni.
La redazione di un equilibrato e sostenibile calendario venatorio non può prescindere da un serio Piano
di censimento delle varie specie cacciabili e protette, da predisporre sinergicamente di concerto con gli
ATC, con esperti del mondo accademico e con le associazioni ambientaliste, agricole e venatorie, in modo
da garantire la biodiversità e di “misurarne” efficacemente l’impatto sull’agricoltura, prevedendo azioni di
ridimensionamento, anche, eventualmente, nel periodo di silenzio venatorio, ove emerga il superamento
della densità per ettaro prevista dai parametri ISPRA.
Non è più rinviabile una decisa azione di contrasto ai danni in agricoltura prodotti dai cinghiali.
È anzitutto indispensabile definire, di concerto con gli enti gestori delle aree protette e con le
associazioni agricole (sulla base dei fascicoli aziendali), una dettagliata cartografia di analitica
individuazione delle aree agricole di pregio e dei punti (zone di transito e zona di pastura dei cinghiali) ove
posizionare i selecontrollori, in base anche ad una previsione dei loro spostamenti secondo la periodicità
delle colture, onde intervenire prima che i danni alle colture si verifichino. È quindi necessario procedere
all’approvazione, sempre insieme agli enti gestori delle aree protette e con il coinvolgimento delle
associazioni venatorie, di un Piano regionale di abbattimento dei cinghiali extra periodo venatorio
affidato ai selecontrollori, al fine di creare un equilibrio sostenibile per il settore agricolo.
Il problema può diventare un’opportunità, stimolando la crescita della filiera delle carni di selvaggina
campane e promuovendo una nuova governance degli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) che sia più
moderna, trasparente ed efficiente, in coordinamento con parchi ed enti territoriali.
FILIERA ITTICA
Il comparto è interessato da una crisi strutturale della quale non s’intravvede un’inversione di tendenza.
Non bastano interventi “palliativi”. Occorre intervenire con azioni radicali.
Le linee di azione debbono essere plurime, dalla produzione alla commercializzazione, coniugando
l’incremento del tasso di competitività del settore, mediante l’ammodernamento di impianti,
infrastrutture e materiali, senza trascurare di garantire le condizioni di sicurezza degli addetti e la qualità
dei prodotti ittici, a tutela dei consumatori.
Innovazione, diversificazione, sostenibilità, pesca responsabile e valorizzazione del “prodotto ittico
locale” sono gli obiettivi primari.
La loro realizzazione non può però prescindere dal coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali e sociali.
Occorre subito convocare gli “Stati generali della pesca” con il coinvolgimento attivo delle associazioni di
categoria, delle rappresentanze socio-economiche e dei comuni costieri per concordare un “Piano
Regionale Pesca” capace di governare e di rilanciare l’intera filiera ittica.
CAMPANIA SOLIDALE
La famiglia è la base della nostra società, luogo di solidarietà cura, dignità e crescita, in primo luogo dei
soggetti più deboli. Per questo va valorizzata come destinataria primaria delle politiche sociali e messa
al centro delle azioni regionali, perché nucleo vitale della comunità civile, essenziale per lo sviluppo e la
coesione della nostra società.
In Campania le diseguaglianze sociali sono aumentate negli ultimi dieci anni, colpendo soprattutto le
famiglie: oltre 2,2 milioni di nuclei- approssimativamente 1 su 10 - vivono in condizioni di povertà assoluta
(’8,8%) al quale si aggiunge il 21% in condizioni di povertà relativa. Alla base di queste condizioni ci sono
principalmente la perdita del lavoro o la difficoltà a trovare abitazione stabile. La condizione generale
delle famiglie campane che i dati restituiscono (CNEL,2024) mostra che il 73% percepisce un reddito
inferiore a 1550 euro a cui si correla la difficoltà ed in molti casi le rinunce alle cure medico-sanitarie.
Siamo in presenza della rappresentazione di un disagio economico, di fronte al quale il governo di sinistra
ha costruito poco per garantire il nucleo dei diritti fondamentali che spettano senza riserva ad ogni
cittadino: la salute, la casa, l’inclusione scolastica. Una mancanza così radicale di programmazione che
ha contribuito ad alimentare esclusione, dispersione ed in casi estremi, devianza.
Attueremo un cambio del modello del welfare che sia innanzitutto culturale, che sappia leggere i bisogni
delle persone e delle famiglie, riconoscerne le specificità, che sia tempestivo oltre che mirato alla
rimozione dei problemi concreti. Sarà un modello di nuova generazione, che unisce solidarietà e
sviluppo. Saremo una istituzione vicina a chiunque versi in condizione di difficoltà, faremo delle politiche
di sostegno attivo una priorità assoluta dell’agenda politica, garantendo l’aiuto ai minori ed anziani, ai
cittadini con disabilità fisiche, ai cittadini affetti da disturbi psichiatrici e del neuro sviluppo, a chiunque
versi in una condizione di non autosufficienza. Ci saremo. Una Regione che non sta accanto ai più fragili
non può sentirsi forte, mai. Occorre il coinvolgimento dei soggetti locali, che è stato parziale e
frammentario nella precedente gestione regionale e privo di una visione programmatica della solidarietà.
È fondamentale, invece, elaborare un’infrastruttura regionale per il coordinamento e l’attuazione delle
politiche sociali, coinvolgendo in primis Comuni ed Ambiti Territoriali Sociali, attori sociali centrali nella
programmazione degli interventi e nella loro attuazione mediante la gestione associata. In questo modo
sarà possibile garantire una distribuzione uniforme dei servizi sociali su tutto il territorio regionale e
l’attuazione dei LEPS (livelli essenziali delle prestazioni sociali) anche nei piccoli Comuni e nelle aree
interne.
L’imperativo è rafforzare la coesione dell’intera comunità attraverso politiche concrete di solidarietà,
assicurando ad ogni territorio identici ed elevati livelli di servizi e protezione sociale: nessuno dovrà
restare solo; nessuno dovrà rimanere indietro.
DISABILITÀ
Poco o nulla sin qui è stato fatto per i disabili e per le loro famiglie. Abbiamo assistito ad anni di azioni a
sostegno prive di un disegno unitario, finalizzate al mero assistenzialismo. I dati ufficiali ci restituiscono
una fotografia della disabilità e delle misure di intervento correlate tanto chiaro quanto amarissimo.
L’inclusione scolastica è una promessa mancata: oltre quarantamila alunni presentano disabilità, ed il
trend è annualmente in crescita oltre che maggiore della media annuale. I percorsi di formazione sono
privi delle condizioni relazionali e strutturali che ne possano garantire la piena attuazione. Il 57% degli
alunni con disabilità sperimenta discontinuità didattica (Istat, 2024) unita ai disagi derivanti da aule poco
accessibili e fenomeni di sovraffollamento. L’inclusione lavorativa segna un divario ancora più
significativo: su 100 persone con disabilità tra i 15 ed i 64 anni solo il 32,5% è occupato rispetto contro il
58,9% dell’intera popolazione. Le donne disabili rappresentano la categoria oltremodo discriminata, nel
collocamento mirato con esiti pressoché nulli (Istat 2022, relazione al parlamento l.68/99, 2021): una
forma di pregiudizio che attraversa il genere e la condizione. Inaccettabile in una Regione civile.
Proponiamo, pertanto, azioni concrete e finanziariamente sostenibili:
1) SCUOLA, DISABILITÀ E QUALITÀ
Supereremo il problema della discontinuità didattica attraverso i LEP, in cui rientra l’assistenza
all’autonomia ed alla comunicazione. Questa inclusione consente di intercettare risorse statali per la
stabilizzazione degli assistenti all’autonomia ed alla comunicazione. Stabiliremo, inoltre, un apposito
elenco regionale a presidio delle competenze e della qualificazione. Gli ambiti territoriali attingeranno da
questo elenco, stipulando contratti stabili che garantiscano la continuità dell’assistenza scolastica.
2) LAVORO E DISABILITÀ
Il governo nazionale ha reso strutturale le riduzioni del cuneo fiscale ed ha confermato incentivi per figure
professionali più deboli. In linea con questo orientamento e con le raccomandazioni OCSE in tema di
inclusione lavorativa, vareremo il piano straordinario “lavoro incluso” una vera e concreta alleanza tra
Regione ed imprese, prevedendo un sistema di incentivi rafforzato per le aziende che assumono, con una
premialità specifica per le donne disabili. Renderemo, inoltre, obbligatoria la figura del disability
manager, in tutte le aziende pubbliche ed a partecipazione statale, sul modello INPS.
Oltre alle misure condivise, indicate sopra, utilizzeremo il Progetto individuale (legge 328/2000) come
strumento centrale e vincolante di programmazione degli interventi, redatto-ove possibile- con la
partecipazione della persona autistica. Occorrono percorsi di orientamento specializzato, finalizzato ad
un inserimento mirato in ragione della varietà del disturbo.
Occorrono Centri regionali di riferimento che, con equipe multidisciplinari, provvedano all’assistenza
psicologica, ma anche all’attività di mentoring.
ANZIANI
Il costante incremento del numero di persone anziane in Campania impone l’adozione di politiche mirate
ed integrate nei loro confronti, nella convinzione che non siano un problema da gestire, ma piuttosto una
risorsa per l’intera comunità. La qualità della vita riconosciuta loro risente della carenza di assistenza,
dell’aspettativa sotto la media nazionale e della solitudine.
Mettiamo in campo tre azioni principali:
1) Rafforzeremo il Servizio di Assistenza Domiciliare (la Campania è attualmente agli ultimi posti in Italia
per numero di anziani assistiti). Sarano dunque garantiti i LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali)
focalizzati sui bisogni della terza età.
2) Promuoveremo progetti di solidarietà intergenerazionale, che vedano coinvolti gli anziani e ne
valorizzino la loro esperienza e partecipazione. Per gli anziani autosufficienti, in collaborazione con ATS,
Distretti sanitari, Comuni e Università, saranno realizzati progetti per sviluppare la Silver economy e
promuovere l’Active aging.
3) Investiremo in alloggi per anziani autosufficienti, sperimentando modelli abitativi innovativi, in cui
saranno previsti servizi collettivi ma anche spazi di autonomia per replicare le proprie routine.
Contemporaneamente prevediamo l’incremento dei posti letto nelle residenze protette (RP) ed in quelle
assistenziali sanitarie (RSA) impegnandoci a sostenere le spese di degenza per anziani in difficoltà e non
autosufficienti.
TERZO SETTORE E VOLONTARIATO
Il Terzo Settore è motore di democrazia, inclusione e innovazione. Occorre una nuova alleanza con tutti i
soggetti del “Sociale”, senza i quali il sistema del welfare regionale sarebbe privo di un pilastro fondativo.
Il terzo settore è l’interlocutore naturale per la piena attuazione dei diritti dei più vulnerabili, per la
promozione del lavoro dignitoso, per tutte le istanze che derivano dal bisogno, dall’abbandono e
dall’esclusione. Le realtà del Terzo Settore saranno alleate strategiche perché portano l’esperienza della
linea di confine, e sono forti del lavoro delle cooperative sociali, della storia dell’associazionismo, della
costruzione di comunità sostenibili e partecipate.
Inaugureremo una nuova stagione in cui le politiche dedicate seguano un approccio bottom-up, nella
convinzione che occorre programmare insieme e co-progettare. Servizi ed attività valorizzeranno i
contesti, i bisogni specifici, avvalendosi di una rete territoriale che mette insieme istituzioni locali agenti
sociali e cittadini attivi
Vogliamo siglare questa alleanza attraverso la Carta del terzo settore campano, un protocollo nel quale
sono articolati impegni, tempi e modalità. Individueremo spazi sociali e culturali senza scopo di lucro,
luoghi autogestiti, accessibili e inclusivi; rafforzeremo la destinazione dei beni sottratti alla criminalità
organizzata. Lavoreremo insieme perché le clausole sociali negli appalti siano effettive, pubblicheremo
bandi dedicati, facilmente accessibili e con criteri di assoluta trasparenza. Il terzo settore al nostro
fianco, insieme si fa la democrazia.
VIOLENZA DI GENERE
La Regione interverrà significativamente a sostegno delle donne vittime di maltrattamenti rafforzando sul
territorio la presenza di Centri antiviolenza e Case rifugio, aumentando il numero di posti disponibili e di
personale dedicato, realizzando apposite campagne di sensibilizzazione.
INFRASTRUTTURE FERROVIARIE
completare e potenziare le opere per un efficiente funzionamento della linea Avellino-Benevento,
per ridurre il gap infrastrutturale di tali province;
accelerare il completamento della linea Benevento-Cancello, con prosecuzione verso Napoli,
restituendo un collegamento indispensabile alla città di Benevento e a buona parte dei Comuni
della Valle Caudina, annullando il disagio per le imprese e tutti i cittadini;
integrare nella rete il progetto di una linea diretta tra Napoli e Avellino, in modo da consentire
l’innesto sulla rete alta velocità, alta capacità e metropolitana;
affrontare in modo definitivo l’esigenza di riattivare la linea storica Sicignano-Lagonegro, con le
diverse interconnessioni che tale linea potrebbe avere con la rete regionale;
ampliare il parcheggio della stazione ferroviaria di Afragola;
completare la linea metropolitana ed aggiungere una stazione che giunga nell’area dell’isola di
Nisida, in corrispondenza di un’ampia area di parcheggio e di un collegamento stradale diretto da
Posillipo, in modo da incentivare l’uso del mezzo pubblico e decongestionare gli assi via Manzoni
- Vomero e via Petrarca e via Posillipo - Mergellina.
INFRASTRUTTURE AEROPORTUALI
Gli attuali aeroporti della Campania sono:
• Aeroporto di Napoli;
• Aeroporto di Salerno;
• Aeroporto di Grazzanise;
• Aeroporto di Capua;
a cui si aggiungono numerose aviosuperfici distribuite sul territorio.
Un sistema aeroportuale efficacemente articolato determina un’elevata accessibilità per il territorio
servito, costituendo uno dei fattori di scelta per la localizzazione di grandi imprese; la capacità di un
sistema aeroportuale di soddisfare in maggiore o minore misura la domanda di trasporto aereo esprime
quindi anche l’attrattività del territorio per l’insediamento di nuove imprese, con i conseguenti benefici
sull’occupazione e sul reddito locale.
L’aumento di accessibilità attiva e passiva della Regione rispetto ai collegamenti di lunga percorrenza e
alla evoluzione degli aeromobili sia commerciali che passeggeri comporterebbe enormi benefici per tutti
i comparti produttivi più importanti della Regione e consentirebbe in futuro di eliminare la strozzatura di
capacità verso la quale sta necessariamente evolvendo l’assetto attuale del trasporto aereo in Campania.
Bisogna quindi:
convertire l’aeroporto di Grazzanise in aeroporto civile, in affiancamento a Capodichino e a
Salerno, ed essere sviluppato come aeroporto idoneo alla gestione di qualsiasi aeromobile
attualmente operativo nonché di quelli appartenenti alla classe dei mega-aerei in fase di sviluppo.
Data la disponibilità di spazi nell’area di Grazzanise per la realizzazione del terminale, dei
parcheggi e delle altre infrastrutture accessorie, lo sviluppo dell’aeroporto non presenta
limitazioni. I tre aeroporti principali dovrebbero essere gestiti in modo coordinato al fine di
specializzarne opportunamente le funzioni, di minimizzare i costi di esercizio e di gestione e
massimizzare l’efficacia del sistema;
dedicare l’aeroporto di Capua ad ospitare la Aviazione Generale e al supporto all’industria
aeronautica leggera, grazie anche alla presenza del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali;
dedicare le aviosuperfici, con i dovuti miglioramenti, al lavoro aereo, al turismo, alla protezione
civile, all’intervento sanitario urgente e ai servizi all’agricoltura.
Tale rete va ovviamente affiancata dai necessari interventi di rete viaria e ferroviaria di collegamento.
La distribuzione del traffico aereo tra più scali comporta una riduzione della densità dei movimenti di
aeromobili nelle ore di punta, nonché la riduzione della durata di queste ultime, con ovvi effetti positivi
sull’abbattimento del rischio di incidente.
I benefici economici e sociali che derivano da tale progetto sono evidenti e ricadono su tutta la Regione,
dando inoltre una opportunità di sviluppo notevole all’area della provincia di Caserta. Tenuto conto
anche dei redditi indiretti ed indotti, si può considerare una stima complessiva annua di reddito di 53
milioni di Euro per ogni milione di passeggeri movimentati.
INFRASTRUTTURE LOGISTICHE
• nonostante la presenza dei due interporti di Nola e Marcianise, occorre colmare alcune carenze di
diversa natura tra cui ad esempio: numero di interporti, collegamenti ferroviari e distanza dalle stazioni
principali, utilizzo delle linee ad alta velocità o alta capacità, livello di investimento ecc.
• in vista del completamento dell’alta capacità tra Napoli e Bari, mettere in cantiere tutti gli interventi di
rete sia per i passeggeri che per le merci per sfruttare al meglio il corridoio tra Tirreno e Adriatico e le aree
interne che insistono sulla nuova linea ferroviaria;
• sviluppare come polo di logistica integrata la piattaforma logistica in Valle Ufita, tenendo conto della
adiacenza alla stazione Hirpinia e il raccordo con la Lioni-Contursi-Grottaminarda, da completare;
• integrare lo scalo merci ASI Ponte Valentino.
POTENZIAMENTO, MIGLIORAMENTO E
COMPLETAMENTO DELLA RETE STRADALE
La rete stradale in Campania richiede un intervento per migliorare lo stato delle strade, aumentarne la
sicurezza di percorrenza ed estendere tale rete con particolare attenzione alle aree interne e costiere.
È necessario:
svolgere il ruolo di impulso istituzionale affinché in tempi brevi sia portata a compimento la terza
corsia del raccordo autostradale Fratte - Mercato San Severino, riducendo significativamente la
congestione attuale e la pericolosità del percorso;
sviluppare una rete Audio - Video di sorveglianza strade, vie e mezzi di trasporto, con inserimento
di intelligenza artificiale per il riconoscimento delle situazioni a rischio, con cartelli di informazione
ai cittadini lungo le vie di percorrenza e segnalazione dei casi di pericolo o di guida pericolosa;
rendere cantierabile l’intervento necessario a rendere scorrevole il traffico sulla Strada Sorrentina;
progettare e realizzare, in accordo con i comuni, un progetto piste ciclabili, aumentando la rete dei
percorsi ciclabili e realizzandoli con alti standard di sicurezza;
introdurre nuove corsie riservate per i mezzi pubblici per velocizzare il trasporto e renderlo più
sicuro;
potenziare la rete viaria di collegamento tra gli assi autostradali o a scorrimento veloce con i poli
produttivi (aree industriali, aree per insediamento strutture artigianali, aree di sviluppo
industriale);
collegare gli aeroporti di Napoli e di Salerno ai poli logistici stradali, ferroviari e portuali.
Strategiche, nell’ottica del rilancio delle aree interne, è la realizzazione delle seguenti infrastrutture
stradali:
• completamento della “Fortorina” mediante la compartecipazione finanziaria della Regione Campania;
• Realizzazione della “Strada del Parco”, che collega Vallo della Lucania allo Svincolo Campagna A3,
attraverso le aree interne del Cilento;
• Adeguamento a quattro corsie della Telesina-Benevento-Caianello;
• Completamento della Lioni - Grottaminarda.
sostegno agli uffici universitari per il trasferimento tecnologico e la terza missione, attraverso
contratti e borse di studio mirate a questa attività;
promozione di iniziative secondo il modello della “quadrupla elica” che favorisca le interazioni tra
Università/Ricerca, Imprese, Istituzioni e Società civile (ETS, cittadini, gruppi di interesse,
arte/cultura), per generare innovazione e sviluppo economico;
finanziamento attraverso bandi dedicati, anche co-finanziati dalle imprese, di dottorati di ricerca
innovativi a carattere industriale e contratti post-doc; in particolare, si propone di finanziare anche
programmi interuniversitari che uniscono gli atenei campani in percorsi di ricerca condivisi,
multidisciplinari e internazionali su aree tematiche di interesse prioritario per le strategie di
sviluppo regionale. Ogni dottorando/a potrà studiare e lavorare in più università campane, con la
possibilità di periodi all’estero e nelle imprese del territorio, secondo modelli integrati di alta
formazione per valorizzare i talenti e offrire percorsi competitivi a livello europeo;
finanziamento attraverso bandi dedicati per pubblicazioni anche in formato open access e
condivisione di dataset (open science);
sostegno al potenziamento dell’offerta formativa regionale, co-finanziando programmi di interesse
per il territorio su aree tematiche assenti o insufficientemente presidiate, anche promuovendo
corsi inter-ateneo;
promozione di iniziative di co-finanziamento pubblico-privato per la creazione di centri di
eccellenza. In particolare, in Campania esistono tutte le competenze interdisciplinari in materia di
IA nelle diverse università per la istituzione di un Centro in materia.
In tale prospettiva, la Regione nell’ambito di mirate progettualità volte a potenziare la capacità di ricerca,
innovazione o formazione delle università, al fine di migliorare il tessuto socioeconomico, può incentivare
la mobilità del personale docente e non docente tra gli atenei regionali con specifici strumenti di
co-finanziamento.
INTERNAZIONALIZZAZIONE
Nei dipartimenti è sempre più elevato il livello di internazionalizzazione; in questa direzione è nostro
impegno rafforzare le collaborazioni con l’estero nella ricerca e nella formazione, i periodi di visiting dei
ricercatori campani in atenei oltre confine e l’accoglienza di quelli stranieri in Campania.
La ricerca ha particolare valore quando raggiunge standard internazionali accettati dalla comunità
scientifica globale: vogliamo favorire la creazione di reti internazionali per la condivisione di laboratori di
ricerca che siano luoghi di scambio di tecniche, metodologie e più in generale di esperienze
multi-contestuali finalizzate a rafforzare la visibilità delle università campane e la loro legittimità in
ambito internazionale.
Vogliamo inoltre rafforzare la mobilità in uscita sia per ricercatori che per studenti universitari, ampliando
le opportunità legate ai programmi Erasmus ed ad iniziative analoghe. Vogliamo valorizzare ogni forma di
mobilità lungo un continuum, un percorso progressivo a partire da quello regionale, consentendo
esperienze di ricerca congiunta tra docenti degli atenei campani e la costituzione di osservatori
partecipati dalle diverse università del territorio. In una prospettiva più ampia, estenderemo le mete di
destinazione Erasmus, includendo i paesi dell’area mediterranea e supportando periodi brevi all’estero
per lo svolgimento delle tesi di laurea in co-tutela con docenti di università straniere.
Serve altrettanto sostenere la mobilità in entrata, istituendo il Programma “Porta la Ricerca in Campania”
finalizzato al finanziamento ed all’accoglienza per visiting professor e gruppi di ricerca stranieri in
mobilità. Non da ultimo istituiremo borse di studio internazionali aperte ai nostri ricercatori all’estero su
temi che siano prioritari per lo sviluppo e la crescita della nostra Regione.
La Regione Campania vuole porsi come interlocutore chiave per lo sviluppo di una Rete di gemellaggi
accademici e di Industry placement internazionale che sappia andare oltre la serie di accordi simbolici a
cui abbiamo assistito in passato e sia caratterizzata da scambi concreti di opportunità. La sfida è quella
di creare percorsi formativi integrati in cui l’esperienza accademica si accompagni a quella sul campo.
Pensiamo a percorsi tematici innovativi, che facciano focus su argomenti strategici il cui potenziale di
applicazione sappia essere tanto locale quanto globale. Non una breve esperienza all’estero, ma un
processo bilanciato di formazione che combini la formazione erogata dagli atenei dei nostri territori con
quelle delle università straniere. Creeremo profili professionali che, attraverso stage presso aziende
straniere, siano dotati di competenze interculturali ed una prospettiva globale che rappresenti valore per
la crescita dei nostri territori.
LA CAMPANIA IN EUROPA
E NEL MEDITERRANEO
La Campania deve essere in grado di giocare un ruolo chiave negli scenari internazionali, sfruttando
appieno la sua posizione privilegiata, la sua storia multiculturale, il suo capitale territoriale. Serve una
proiezione ultranazionale che ne rafforzi il ruolo strategico e funga da moltiplicatore delle opportunità per
giovani, imprese, ed i suoi tanti attori sociali. Serve programmare, avere visione e costruire una cultura
locale che si componga degli elementi territoriali, ma, al contempo, usi le contaminazioni internazionali
come valore aggiunto. Ci sono due direttrici principali sulle quali la nuova Campania intende lavorare.
La nostra è tra le Regioni in Italia che ha accesso a più fondi dell’Unione Europea. Dopo dieci anni di
miope amministrazione della sinistra risulta, allo stesso tempo, tra i territori che li utilizzano meno ed in
maniera meno efficace. Le evidenze sono sotto gli occhi di tutti: povertà, disoccupazione e arretratezza
sono ai massimi livelli, segno evidente di una fallimentare gestione delle risorse e delle opportunità
messe a disposizione dall’Europa. Ad oggi, il ciclo di programmazione 2021-2027 risulta
significativamente sottoutilizzato, in linea con le avvilenti performance delle regioni meridionali,
segnalando il consueto divario tra le pratiche mediamente corrette ed efficienti del nord e quelle
inefficienti del sud. Si tratta di importanti risorse che avrebbero potuto cambiare il volto della nostra
Regione creando occupazione, sostenendo l’innovazione e riducendo le diseguaglianze.
Oggi la sinistra si affanna nel tentare di convincere gli elettori che tutto ciò non sia vero mentre le loro
incapacità presentano un prezzo altissimo per la nostra Terra. La Campania è tra le regioni più povere
d’Europa, oltre il 43% della popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale. Questo dato è la
certificazione del fallimento di un’intera stagione politica.
Avrebbero dovuto essere il motore della rinascita economica e sociale; invece, le risorse europee sono
l’ennesimo simbolo della mancanza di visione dell’amministrazione di sinistra ancorata ad un passato
che stenta a passare più che ad una prospettiva di futuro. Mentre a livello nazionale il Governo Meloni ha
rimesso in moto il Paese - con oltre un milione di nuovi occupati e segnali di crescita diffusa – in
Campania si è preferito continuare ad assecondare logiche clientelari e familistiche scaricando le
responsabilità e rinviando ogni decisione. In altre parole, rinunciando a programmare il futuro.
Il Centro-Destra vuole cambiare rotta. I fondi europei devono tornare a essere strumenti concreti di
sviluppo. È soprattutto attraverso queste risorse, ad oggi largamente inutilizzate, che intendiamo rendere
concreti i nostri progetti. È giunta l’ora di lasciarci il passato alle spalle ed iniziare una storia nuova. Una
storia diversa fatta di lavoro, benessere e Merito.
Una Regione che guarda con coraggio al proprio futuro è anche un Territorio che ha consapevolezza del
suo ruolo nel mondo. Come coalizione di Centro-Destra vogliamo che la Campania rafforzi il suo ruolo di
protagonista in Europa e nel Mediterraneo. Forti dei risultati già dimostrati in questi anni dal modello
promosso dall’On. Cirielli come Viceministro agli Affari Esteri, vogliamo puntare sulla cooperazione
internazionale sfruttando le potenzialità dei programmi europei e mediterranei. Siamo convinti che
questo tipo di esperienze nel nostro Territorio siano ancora poco valorizzate a fronte di un modello
nazionale già replicato, in maniera efficiente, da altre realtà regionali come la Lombardia. Nonostante la
Campania sia già parte attiva di diversi programmi europei di cooperazione - Interreg Europe, Interreg
Euro-MED e Interreg NEXT MED – ad oggi il sistema regionale di cooperazione campano appare
frammentato, scarsamente coordinato tra i suoi organismi e privo di un disegno unitario di strategie.
Spesso i progetti sono episodici e privi di una reale integrazione stabile tra istituzioni, università e
imprese. Le competenze scientifiche locali restano isolate perché manca una rete organica che metta a
sistema gli strumenti della cooperazione uscendo dalle logiche della risposta alla singola opportunità
progettuale. Inoltre, la rendicontazione delle progettualità è spesso solo amministrativa mancando un
sistema condiviso di valutazione dei risultati.
In Campania la cooperazione internazionale non manca di idee né di attori ma, a causa di dieci anni di
amministrazione miope ed impreparata soffre di un grave deficit di connessione e visione comune.
Integrare il “modello Cirielli” nella nostra Regione significa introdurre una nuova visione che guarda alla
cooperazione come funzione prioritaria nell’agenda campana. Pensiamo ad un piano programmatico
quinquennale per la costruzione di alleanze operative stabili e che miri a rafforzare le reti. La
cooperazione campana deve diventare un’area di competenza stabile, riconoscibile e competitiva nel
panorama nazionale ed europeo.
Un nuovo protagonismo della Campania nei progetti di cooperazione internazionale rappresenta un
investimento strategico per il futuro dei cittadini, delle imprese e delle università. Al governo della
Regione vogliamo costruire per i nostri cittadini nuove opportunità di formazione, di scambio e di
arricchimento culturale e professionale. Particolare attenzione va ai giovani che potranno partecipare a
un numero maggiore di programmi europei-mediterranei di mobilità. In linea con le scelte dell’unione
europea, che ha di recente varato “il patto per il mediterraneo” vogliamo che i nostri studenti scelgano
nuove esperienze formative che coinvolgano i paesi della sponda sud ed est del mediterraneo,
apprendano dalle esperienze locali, diventino protagonisti dello sviluppo e della pace. Sostenere
l’internazionalizzazione delle imprese campane verso mercati lontani dalle traiettorie tipiche
dell’import-export e creare reti di collaborazione attraendo nuovi investimenti privati: in questo consiste
la nostra visione. Impegnarsi nella realizzazione di partenariati scientifico-tecnologici tra università
regionali e centri di eccellenza internazionale è il modo per rafforzare la capacità di innovazione
dell’ecosistema regionale
Una Campania che non sta ai margini ma che vuole esserci: questa è la nostra idea di Regione aperta, in
grado di unire radici ed orizzonti, orgogliosamente.
L’ECOSISTEMA
DELL’ESPERIENZA:
TURISMO, SPORT E CULTURA
L’ecosistema dell’esperienza si compone di tre pilastri che possono generare valore di lungo periodo per
il nostro territorio. Si tratta di insiemi di pratiche durature capaci di costruire relazioni tra persone,
comunità, territori. Nulla è forte come la cultura nel lavoro di rafforzamento del legame con i luoghi e le
identità locali. Lo sport è l’arma con la quale restituire socialità agli spazi. Il turismo è il mezzo elettivo
dell’incontro e della conoscenza. L’esperienza che realizzeremo si fonda su un processo duraturo di
coinvolgimento collettivo che coniughi accoglienza ed appartenenza, benessere e partecipazione attiva,
rigenerando luoghi, spazi, comunità.
CULTURA
La Campania è una Regione ricca di straordinarie risorse culturali e paesaggistiche che, se
adeguatamente valorizzate, possono essere strumento di crescita economica e sviluppo- I suoi borghi e
le città storiche, come Montella, Bagnoli Irpino, Volturara Irpina, Calabritto e tanti altri, rappresentano
centri originari di memoria storica e culturale, stratificati nel tempo e con caratteri identitari ben definiti,
mentre le aree urbane derivate, come Serino, Santa Lucia di Serino, Santo Stefano del Sole, Sorbo
Serpico, Salza Irpina e Chiusano San Domenico, testimoniano la trasmissione di forme espressive
tradizionali. Nell’area Eclana, centri originari come Mirabella Eclana e Cassano Irpino convivono con
centri derivati come San Mango sul Calore, Montemarano e Castelfranci. Analoghe differenziazioni sono
presenti nell’area del Medio Sele, dell’Alto Sele e in quella Arianese Ofantina, costituendo un mosaico
complesso e prezioso a cui, aggiungendo i numerosi siti UNESCO, va riconosciuto il valore di capitale
culturale inestimabile. Nonostante le straordinarie potenzialità, persistono criticità strutturali. La scarsa
cura dei territori è una pratica diffusa in tutto il territorio. A titolo esemplificativo, le strade che
attraversano i territori colpiti dal sisma e le zone interne rivelano condizioni economiche precarie e una
scarsa valorizzazione dei caratteri identitari locali, segno di un ritardo culturale e politico che necessita
di essere colmato. L 'impianto amministrativo regionale e sub-regionale mostra una debolezza strutturale
nella gestione efficace del patrimonio. Insieme all'assenza di una visione di lungo periodo che
l'esperienza cultura richiede in quanto base concettuale della programmazione politica, rappresentano
cause primarie dello spopolamento diffuso, in particolare delle giovani generazioni, ed un declino delle
economie locali. Le infrastrutture e i servizi sono spesso inadeguati, e la partecipazione delle comunità
locali ai processi decisionali rimane limitata. Inoltre, la crescita turistica non regolamentata rischia di
danneggiare irreversibilmente siti storici e naturali, evidenziando la necessità di una strategia che integri
tutela, valorizzazione e sviluppo sostenibile.
Occorre, dunque, un approccio innovativo nel quale l’integrazione di tali risorse diffuse sul territorio
possa costituire il volano per uno sviluppo sostenibile, superando la visione di breve termine con i danni
socio-economici che ha generato. Per superare queste criticità, occorre un approccio nuovo che dia
enfasi al sistema di attori coinvolti ed all'integrazione delle iniziative.
I punti centrali dei nostri interventi sono di seguito illustrati.
1) Reti culturali. La Regione Campania sosterrà lo sviluppo di reti culturali ed ecologiche integrate,
collegando città storiche, siti archeologici, porti, paesaggi naturali e borghi con l ’obiettivo di coordinare
interventi di conservazione, valorizzazione e fruizione sostenibile del patrimonio storico e naturale. Tali
reti saranno animate da collaborazioni tra enti pubblici, associazioni, imprese e comunità locali. Partiamo
da un’analisi della storia urbanistica, dei documenti e dei valori identitari dei territori per guidare la
pianificazione strategica, con interventi mirati a mantenere le caratteristiche autentiche dei luoghi e a
rafforzare la loro attrattività culturale e sociale.
2) Borghi ed aree interne. Per i borghi abbandonati e le aree interne, la Regione sosterrà progetti pilota
innovativi che integrino tutela del patrimonio, rivitalizzazione sociale, sviluppo economico e contrasto allo
spopolamento. Prevediamo incentivi a imprese culturali, turistiche, artigianali, agricole e agroalimentari
che integrino tradizione e innovazione: filiere enogastronomiche con esperienze immersive, progetti
creativi in musica, teatro, arti contemporanee e letteratura popolare, e artigianato reinterpretato con
approcci moderni o tecnologici, creando valore economico e sociale diffuso.
I borghi saranno concepiti come nodi di una rete territoriale, superando approcci settoriali e
campanilistici, e coinvolgendo attivamente comunità, imprese profit e non profit, istituzioni pubbliche e
organizzazioni intermedie. Esistono esperienze dalle quali apprendere, con un alto potenziale di replica
su scala regionale. Pensiamo all'’Albergo Diffuso in Irpinia, i centri diurni per giovani con disabilità, i
borghi ecologici. Più in generale, censiremo le esperienze che siano la sintesi della cooperazione, della
sostenibilità nel lungo periodo, della valorizzazione degli assett immateriali di cui il nostro territorio è
portatore.
3) In aggiunta alla promozione del patrimonio storico, la Regione investirà anche nella musica, nel teatro,
nelle arti contemporanee, nella letteratura e nella cultura popolare attraverso progetti concreti come
l'istituzione di residenze artistiche nei quartieri artistici e storici, festival di musica e teatro itineranti
nelle aree interne e urbane, laboratori di arti visive e di performance contemporanea per i giovani e le
comunità, concorsi letterari e la promozione della cultura popolare locale, percorsi urbani ed esposizioni
e installazioni integrate nei parchi naturali. Queste iniziative mireranno allo sviluppo di esperienze
culturali integrate e al rafforzamento di un senso di identità nelle aree, alla coesione sociale e all'impegno
civico, collegando creatività, educazione e piacere pubblico in un ecosistema sostenibile e inclusivo.
4) Un'attenzione particolare sarà richiesta per le capitali culturali della Regione, in particolare Napoli. La
Regione sosterrà interventi per la rigenerazione dei poli culturali e delle zone marginali urbane attraverso
programmi integrati per musei, teatri, biblioteche, percorsi d'arte contemporanea riprogettati e itinerari
culturali, mostre e arte urbana, oltre a concentrarsi sulle dimensioni storiche, artistiche e sociali della
città e sulla sua attrattività regionale. L'obiettivo è trasformare la città storica in un hub culturale integrato
della Regione, capace di attrarre turismo, innovazione e creatività.
5) La scuola rappresenta una sezione autonoma ma strettamente collegata al valore della cultura. Gli
insegnanti saranno sostenuti attraverso Pass Cultura Docenti Regionali, accesso agevolato a teatri,
musei, biblioteche e siti archeologici, abbonamenti ai trasporti e strumenti per laboratori e didattica
esperienziale. Miriamo a valorizzare i docenti perché sono gli interlocutori ideali perché arti cultura si
trasformino in unna esperienza intergenerazionale, creando crescita civile, identità condivisa, valore
partecipato ed al contempo ragione di partecipazione attiva di tutte le comunità locali. La Regione si
impegna, in questa direzione, a rendere gratuite per le terze classi di ogni scuola media inferiore una visita
di istruzione a condizione che la meta sia interna alla Campania. Prevediamo inoltre un sostegno
concreto per i docenti perché la missione quotidiana in cui sono impegnati, molto spesso comporta
trasferimenti e pendolarismo, nelle forme di abbonamenti agevolati ai mezzi pubblici regionali e di buono
pasto per coloro che spendono più di sei ore a scuola. Due piccoli gesti come riconoscimento della
grandezza del ruolo investito
Le politiche regionali dovranno seguire linee guida complesse perché la varietà del nostro patrimonio
culturale rappresenta un unicum preziosissimo, non rinunciabile in alcuno dei suoi versanti. Rivitalizzare
borghi e città storiche va di pari passo con la promozione della rigenerazione urbana e sostenibile, e col
fare della cultura la metrica vitale di questa Regione valorizzandone ognuna delle sue espressioni
facendo leva sulla partecipazione attiva delle comunità locali.
Un progetto ambizioso richiede una solida collaborazione pubblica-privata, coadiuvata da reti di scambio
di conoscenze e di modelli innovativi di gestione del patrimonio culturale
Solo un approccio coordinato e sperimentale, che unisca conservazione, fruizione responsabile e
sviluppo socio-economico, può trasformare il potenziale culturale della Campania in una leva concreta di
rinascita territoriale, sostenibile e inclusiva, generando esperienze culturali autentiche e partecipate.
TURISMO
La Campania è tra le regioni più turistiche d’Europa registrando negli ultimi anni presenze in costante
aumento ed un impatto economico superiore alla media italiana con una forte visibilità culturale
internazionale. Il mondo ha sempre più voglia di Campania e il turismo rappresenta il petrolio del nostro
Territorio con oltre 21 milioni di presenze e indicatori in costante aumento (Report RSM, 2025). Ad oggi la
Campania si attesta al 20esimo posto su 98 regioni europee per quanto riguarda la competitività turistica
regionale.
Risultati straordinari legati alle nostre unicità culturali, sempre più amate ad ammirate nel mondo, ma
soprattutto alle capacità dimostrate dalle migliaia di imprenditori ed operatori del turismo campani.
Risultati ottenuti nonostante l’assenza di un vero e proprio coordinamento e indirizzo da parte del
governo regionale di sinistra che in 10 anni ha mancato di agire, in maniera efficace sulla competitività, le
connessioni infrastrutturali e le competenze. La densità delle imprese turistiche è ancora troppo bassa
ed il settore è caratterizzato da eccessiva frammentazione, la patrimonializzazione appare insufficiente
con una limitata presenza di grandi investitori.
Come coalizione di Centro-Destra al governo della Campania vogliamo dare al turismo tutto il supporto
che merita un settore che ha dimostrato sul campo, e fino ad ora con le sue sole forze, di essere in grado
di raggiungere picchi di eccellenza e unicità ricercata in tutto il mondo.
SPORT
È sempre grave il divario tra la rilevanza che lo sport assume sul piano sociale ed economico e
l’attenzione che ha avuto dalle nostre amministrazioni regionali. La giunta di sinistra, infatti, ha realizzato
ben poco, al di là delle prese di posizione di facciata. In Italia il contributo dello Sport al valore aggiunto
italiano è stato nel 2022 di circa 24,7 mld €, in forte aumento rispetto all’anno precedente (+12,6%), ma in
Campania non si è data la dovuta attenzione allo sport.
Alcuni dati sono agghiaccianti in quanto segnano tristissimi record:
la Campania ha la quota più alta in Italia di abitanti che non praticano sport o attività fisica (53%)
e una delle quote più basse di persone che praticano qualche sport (23,9%) (dati Istat),
la Campania è la Regione italiana con la quota più alta di obesità nelle bambine e nei bambini di
8-9 anni (16,8% del Paese rispetto alla media nazionale del 9,8%), risultato sia del contesto
socio-economico, sia delle carenze educative e nell’offerta di strutture per l’attività fisica
(Rapporto annuale 2024, Sport e Salute);
la Campania ha un rapporto tra Enti Sportivi Dilettantistici (ossia le società e associazioni sportive
dilettantistiche) e popolazione residente tra i più bassi d’Italia, pari a 1,44 (rispetto alla media di
1,81 nel Meridione e di 1,90 in Italia), cui si aggiunge una media tesseramenti per ESD di 146,8
(contro 148 nel Sud e 205 in Italia) (elaborazioni Sport e Salute su dati RASD).
Si evidenzia, dunque, un’arretratezza nella nostra Regione che non risponde alla passione e alle
potenzialità dei suoi abitanti. I dati tuttavia sono ancora resi più gravi dalle considerazioni sullo stato
delle infrastrutture e degli impianti derivanti dai bassi investimenti pubblico-privati e dalla disattenta
politica delle giunte di sinistra.
Sul piano sociale già il Governo nazionale di Centrodestra ha fornito un esempio virtuoso di intervento
con la riqualificazione dell’ex centro Sportivo Delphinia di Caivano rinominato alla memoria di Pino
Daniele, creando in maniera sostenibile spazi per ragazzi là dove c’erano aree degradate. Il “Modello
Caivano” sarà un riferimento del programma di Centro-Destra per poter intervenire là dove si presentano
le necessità.
Noi proponiamo una politica che rimetterà al centro dello sviluppo regionale lo sport insieme alle attività
culturali in generale, con un assessorato dedicato e dotato di specifiche competenze e risorse. Sarà
riconosciuto appieno il valore educativo, sociale e sanitario dello sport di base.
Sarà attuato un sistema programmato di bandi pubblici per contributi destinati allo sport, a partire dalle
piccole realtà. Lo sport deve garantire la sua funzione educativa e sociale soprattutto nei contesti
svantaggiati, nelle periferie urbane e nelle aree interne, dove spesso l’offerta sportiva è carente o
assente. Le società e le associazioni sportive dilettantistiche saranno sostenute con strumenti dedicati.
Particolare attenzione sarà rivolta ai programmi di formazione, aggiornamento e riqualificazione
professionale. Saranno anche proposte alle università campane possibili progettualità in materia di
diritto e gestione dello sport.
Il Centro-destra si impegna soprattutto a garantire l’inclusione delle persone con disabilità nella pratica
sportiva, con l’abbattimento delle barriere architettoniche e culturali e con misure economiche
specifiche per il supporto agli accompagnatori. Lo sport inclusivo sarà una priorità nelle politiche
regionali.
EDMONDO
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PRESIDENTE PER L A CAMPANIA
TORNARE GRANDI
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