Modulo VII: Strumenti e Tecniche dello
Psicologo Counselor II
Presentazione
[Link] Valentina Santopietro
OBIETTIVI DEL MODULO
Offrire una panoramica degli strumenti che possono essere
utilmente impiegati in un intervento di counseling
Approfondire lo studio di alcune tecniche specifiche, traversali a
diversi orientamenti
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CONTENUTO DEL MODULO
- Panoramica degli strumenti utili per un approccio integrato
- Risposte e risposte- ostacolo
- Risposta di comprensione – facilitazione
- Diario di Automonitoraggio
- Gestione del tempo e pianificazione dell’Agenda
- Il Genogramma
- La Supervisione
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RISULTATI ATTESI DEL MODULO
Ampliare il repertorio degli strumenti e delle tecniche che possono
essere scelti dal counselor in maniera differente a seconda di
obiettivi e tempi del colloquio e dell’intervento
Consolidare ulteriormente l’importanza per il counselor di lavorare
in vista di una costante consapevolezza di se stesso e degli effetti
dei propri interventi
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Panoramica degli strumenti utili per
un approccio integrato
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Comprendere che alla base di un intervento di Counseling di
qualsiasi approccio teorico, la relazione clinica ed il rispetto
dell’utente si impongono come elementi imprescindibili
Esplorare una varietà di strumenti pratici che è possibile adottare
nella pratica clinica dell’intervento di Counseling integrato
*Nozioni tratte dal testo Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
2
Nel corso del processo di cambiamento di un utente all’interno di un
intervento di Counseling integrato, è possibile adottare una grande
varietà di tecniche, afferenti da orientamenti teorici diversi
Tutte hanno l’obiettivo di sostenere l’utente nel suo percorso di
cambiamento e autoaffermazione
L’applicazione di una tecnica piuttosto che un’altra avviene sempre
all’interno di una relazione con un professionista che adotta un
atteggiamento di accettazione positiva incondizionata e il cui
principale obiettivo è quello di facilitare l’utente nella scoperta e
nell’utilizzo consapevole delle sue personali risorse
Narrazione di sé attraverso il linguaggio e le immagini
Le tecniche narrative stimolano nell’utente una complessa attività
cerebrale di integrazione dei due emisferi, mediante la quale si narra
la propria storia personale in un racconto di senso e si connette
l’emozione suscitata da tali esperienze vissute
Utilizzo di metafore pedagogiche
Le metafore vengono impiegate per la loro potenza evocativa, che
sfrutta un linguaggio pre-verbale e inconscio. Aiutano a comunicare
importanti informazioni per mezzo di simboli e immagini
rappresentative, senza richiedere spiegazioni, eludendo alcuni
meccanismi di difesa.
Ascolto attivo
Si tratta di un tipo di ascolto che consente di prestare attenzione alle
comunicazioni dell’utente inviate su diversi canali comunicativi (
verbale, non verbale, para verbale ) e a cogliere in lui pensieri e
sentimenti anche non esplicitamente dichiarati
Tecniche di autocontrollo
Consentono di acquisire la capacità di “fermarsi, guardare, ascoltare
e pensare” prima di agire. Possono essere facilitate se integrate con
esercizi di rilassamento e distrazione.
Tecniche di problem solving
Consentono di aiutare l’utente a individuare e raggiungere la
soluzione di specifici problemi, procedendo per fasi predefinite,
precedentemente pianificate con accuratezza
Bilancia decisionale
Si tratta di una tecnica che aiuta l’utente ad analizzare vantaggi e
svantaggi, al fine di individuare la decisione che possa risultare più
funzionale in una specifica situazione
Genogramma
È la rappresentazione grafica della famiglia dell’utente, che si dipana
per diverse generazioni, all’interno delle quali è possibile individuare
le caratteristiche di ogni membro e delle relazioni, con l’obiettivo di
portare alla luce miti familiari, segreti e eventuali mandati
inconsapevoli.
Ecomappa
È la rappresentazione grafica dei sistemi sociali ai quali l’utente
appartiene (i contesti amicali, le associazioni professionali, la
comunità religiosa…), volta a valutare l’impatto di ciascuna
componente sulla sua vita
Agenda e diario clinico
L’Agenda consente di aiutare l’utente a strutturare le attività da
svolgere nella quotidianità e nel corso della settimana, di modo da
stimolare l’acquisizione della capacità di pianificazione della propria
vita. Il Diario clinico è utilizzato per la sua valenza di scarico e in
quanto consente di prendere una distanza psicologica dagli eventi.
Compiti a casa
Consistono in una forma di automonitoraggio, d auto-osservazione e
di strutturazione efficace del tempo, di modo da guidare l’utente nella
messa in atto di attività volte a gestire situazioni concrete della sua
vita
Training di abilità sociali ed espressive
Consente di allenare l’impiego di abilità comunicative sia di tipo
ricettivo che espressivo. Si avvale di istruzioni didattiche, role play,
ripetizioni e feedback che guidano l’acquisizione di tali competenze
sociali
Training di assertività
Consente di allenare l’impiego dell’assertività, intesa come
competenza sociale che caratterizza coloro che riescono a realizzare
se stessi manifestando le proprie doti e dando voce alle proprie
esigenze, all’interno del contesto relazionale. Si avvale di tecniche
che guidano l’acquisizione di tale competenza.
Tecniche di rilassamento
Aiutano l’utente ad attutire la propria iper-reattività ad eventi
stressanti, dotandolo di tecniche con le quali può regolare, ad
esempio, la propria attività respiratoria e la distensione muscolare
Tecniche immaginative
Stimolano l’utente ad evocare simboli ed immagini mentali,
guidandolo in genere nell’esplorazione di situazioni nuove o temute.
Le fantasie guidate aiutano l’utente a contattare parti di sé sino ad
allora inesplorate
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che uno psicologo counselor
che decide di adottare un approccio di tipo integrato può
scegliere gli strumenti più opportuni per la singola situazione
clinica da una grande varietà di tecniche provenienti da diversi
orientamenti teorici
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Risposte e Risposte - ostacolo
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare uno specifico strumento dello psicologo counselor
Analizzare le possibili controindicazioni all’utilizzo di alcuni tipi di
risposte che il counselor può fornire all’utente
*Nozioni tratte dai testi Calvo V., (2007). Il Colloquio di Counseling - Tecniche di intervento nella relazione di aiuto. Il Mulino
Di Fabio A., (1999). Counseling – Dalla Teoria all’Applicazione. Giunti
2
All’interno di un colloquio di Counseling, il counselor partecipa allo
scambio interattivo con l’utente con comportamenti e comunicazioni
sia sul piano verbale che su quello non verbale, inviando cioè
all’utente delle risposte
Mucchielli (1983) ha individuato 5 atteggiamenti scorretti che il
counselor può assumere, che tendono ad ostacolare più che a
facilitare la comunicazione dell’utente
Si tratta di risposte scorrette, evidenziabili negli interventi
[Link], nelle sue verbalizzazioni, nei commenti, nel modo di
porre le domande o di formulare il discorso e messo in atto
spontaneamente e invonsapevolmente.
1. Risposte di valutazione o giudizio morale
Il counselor esprime un proprio giudizio personale sull’utente in
base al proprio inflessibile sistema valoriale, ai propri schemi
mentali, alle proprie idee precostituite.
Assume dunque un atteggiamento di valutazione, sentenziosita’ e
colpevolizzazione
La risposta di valutazione può essere:
-Negativa → l’utente viene esplicitamente o implicitamente
disapprovato, biasimare o “sgridato”
-Positiva → l’utente viene lodato e apprezzato
1. Risposte di valutazione o giudizio morale
In entrambe le situazioni non viene promossa l’autonomia
dell’utente e viene frenata la sua comunicazione, generando in lui la
sensazione di essere giudicato, approvato o disapprovato,
assolto o condannato, promosso o bocciato
Indicatori verbali → “si deve”, “non si deve”, “bisogna”, “è giusto”,
“è corretto”, “è sbagliato”
Counselor:”Si devono gestire positivamente i conflitti con le altre
persone, senza lasciare che la rabbia e l’aggressività ci prendano la
mano e ci dominino”
2. Risposte di interpretazione o spiegazione personale
Il counselor rimanda all’utente le ragioni profonde di ciò che ha
espresso basandosi sul suo vissuto personale e sulle sue griglie di
riferimento abituali.
Assume dunque un atteggiamento interpretativo, distorcendo la
realtà dell’altro per mezzo delle sue proiezioni personali
La risposta di interpretazione può assumere tre forme:
- Il counselor riformula scorrettamente il discorso dell’utente,
parafrasando o riassumendo in modo parziale, errato oppure
orientato
- Il counselor deforma il significato della comunicazione
dell’utente nel complesso
- Il counselor da una vera e propria interpretazione, rileggendo la
comunicazione dell’utente con una spiegazione personale
2. Risposte di interpretazione o spiegazione personale
L’utente può sperimentare la sensazione di essere frainteso e
reagire con una rettifica oppure con una chiusura difensiva
Indicatori verbali → “fa così perché”, “questo vuol dire”,
“poiché...allora...”
Counselor:”Il suo comportamento indica che lei, inconsciamente,
sta cercando in tutti i modi di non assomigliare a suo padre. Lei dice
di averlo perdonato, ma non è così”
3. Risposte di supporto o sostegno-consolazione
Il counselor suggerisce all’utente la propria vicinanza emotiva, gli
testimonia condivisione o comunanza di esperienze e lo rassicura
sdrammatizzando sulla situazione.
Assume dunque un atteggiamento di benevolenza tesa a
supportare
Ad esempio può esprimere supporto verso un utente che stava
raccontando della sua paura di prendere l’aereo e di volare:
Counselor: “È normale che lei abbia paura, capita a tutti di avere
paura di prendere l’aereo. Non si deve preoccupare, vedrà che
passa”
3. Risposte di supporto o sostegno-consolazione
L’utente può manifestare:
-Atteggiamento di dipendenza volto a preservare il rapporto di
benevolenza e amicizia che sente nella relazione con il counselor
-Atteggiamento di controdipendenza o rifiuto per la sensazione di
essere trattato con un atteggiamento pietistico o paternalistico
-Atteggiamento di passività nei confronti del counselor, al quale
delega tutte le iniziative nell’ambito dell’intervento
Indicatori verbali → “non ti preoccupare”, “succede a tutti”, “è
naturale che”, “vedrai che tutto si sistemerà”
4. Risposte investigativo-inquisitoria
Il counselor incalza il soggetto con domande precise su argomenti
suo sui quali si ritiene che non ci sia sufficiente chiarezza, al fine di
raccogliere ulteriori informazioni.
Assume dunque un atteggiamento investigativo, che mira alle
informazioni a discapito della relazione
Tutto ciò induce ad abbandonare l’atteggiamento non direttivo e
[Link] assume le sembianze di una intervista, in cui si adottano
per lo più domande chiuse
4. Risposte investigativo-inquisitoria
L’utente può sperimentare la sensazione di ostilità se la curiosità
viene sperimentata come intrusiva e può seguire una chiusura
difensiva. In alternativa l’utente può sperimentare la tendenza
a aderire ai canoni della responsabilità sociale e tentare di dare
la migliore immagine possibile di sé
Indicatori verbali → “non mi ha detto”, “perché...”
5. Risposte di soluzione del problema
Il counselor sottopone all’utente proposte incalzanti di soluzioni
precostituite, che non sono soluzioni dell’ascoltatore e dunque non
hanno sicurezza e validità condivisa.
Assume dunque un atteggiamento risolutivo, mediante il quale però
il counselor applica una soluzione “sopra il problema” e non del
problema
5. Risposte di valutazione o giudizio morale
L’utente può sperimentare
-la sensazione di non essere stato ascoltato e compreso e di
essere giunti alla conclusione troppo precocemente
-La sensazione di essere costretto a scegliere la soluzione
proposta dal counselor anche se non la ritiene appropriata o
corretta
Indicatori verbali → “basta che...”, “è importante...”, “ha
considerato la possibilità di fare...”
Counselor:”Credo che lei debba reagire al più presto e mettersi di
nuovo a dieta...ha considerato l’idea di fare un po' di sport, un po' di
attività fisica?”
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che le risposte rappresentano
uno strumento che deve essere utilizzato sapientemente dallo
psicologo counselor, di modo da non incorrere nella creazione di
ostacoli alla prosecuzione dell’intervento con l’utente
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Risposta di comprensione -
facilitazione
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare uno specifico strumento dello psicologo counselor
Analizzare l’impiego delle risposte di comprensione-facilitazione
all’interno dell’intervento di counseling
*Nozioni tratte dai testi Calvo V., (2007). Il Colloquio di Counseling - Tecniche di intervento nella relazione di aiuto. Il Mulino
Di Fabio A., (1999). Counseling – Dalla Teoria all’Applicazione. Giunti
2
Soprattutto nelle fasi iniziali di un intervento di Counseling, può
accadere che l’utente richieda un consiglio al counselor,
sollecitando la sua opinione circa l’argomento che si sta trattando
Utente: “Lei cosa pensa al riguardo?”
La richiesta può essere:
• Esplicita
Utente: “Lei al mio posto cosa farebbe?”
•Formulata dopo aver esposto nelle linee generali la sua situazione
Utente: “Beh, credo di averle detto tutto. Secondo lei cosa devo fare?”
La richiesta può essere:
• Indiretta
Utente: “Quindi sto cercando di fare finta che tutto vada come
sempre, di non lasciar trapelare nulla. Lei cosa ne pensa? Faccio
bene a fare così?”
Come mai può capitare che l’utente chieda e si aspetti di ricevere
consigli?
1. Nell’immaginario comune, quando si richiede la consulenza di un
esperto, il professionista ascolta l’utente, raccoglie i fatti e formula
il proprio punto di vista sulla situazione l’ascolto psicologico è
un’esperienza nuova inattesa per l’utente
2. Può essere un modo per sottrarsi ad un cambiamento più
profondo, poiché ricevere un consiglio concreto può sollevare dal
dover iniziare un lavoro introspettivo
3. Può essere semplicemente un modo per avviare la conversazione
può essere sufficiente lasciare il soggetto libero di esprimersi
4. Può essere una modalità di partecipazione solo di facciata, da
parte di un utente che non è motivato all’intervento ed è stato
inviato da qualcun altro
La reazione del counselor rischia di essere rigida e poco funzionale,
per il timore di commettere l’errore di fornire un consiglio all’utente:
Utente: “Lei cosa pensa al riguardo?”
Counselor: “Mi dispiace ma nel counseling non si danno consigli!”
Se, al contrario, il counselor riesce a mantenere il suo assetto di
accettazione e comprensione empatica, può comprendere che
l’utente è legittimato a fare tale richiesta:
• a causa delle sue esperienza pregresse con esperti professionisti
•poiché non ha ancora avuto il tempo sufficiente per capire come
funziona la relazione di counseling e quali obiettivi guidano il colloquio
Utente: “Se lei fosse al mio posto cosa farebbe?”
Counselor: “Non è facile rispondere…capisco che lei in questo
periodo si senta così in difficoltà”
In alcuni casi, la richiesta di un consiglio da parte dell’utente può
essere anche un’occasione per illustrare il significato dell’intervento di
counseling
Utente: “Credo di averle detto tutto, secondo lei cosa devo fare?”
Counselor: “Possiamo cercare di trovare insieme una
soluzione…Meglio ancora, posso cercare di aiutarla a trovare da sé
una soluzione. Una soluzione che vada bene per lei e solo per lei. Per
farlo dobbiamo provare ad andare ancora più a fondo. Mi ha detto
tante cose, cerchiamo di approfondirle una alla volta”
Dunque, una risposta da parte del counselor equivale ad una
risposta di comprensione – facilitazione se guidata dalla
domanda:
“Quale intervento facilita la comunicazione o la consapevolezza
dell’utente?”
Ciò consente di gestire le richieste dell’utente con sensibilità, rispetto
e attenzione, guidandolo con delicatezza verso una partecipazione
più attiva
Per formulare risposte di comprensione – facilitazione è necessario:
• abbandonare atteggiamento valutativo in favore di un
atteggiamento di accettazione. Ciò implica non valutare (né
approvando né disapprovando), non sentenziare, non colpevolizzare
• adottare una comprensione empatica
• essere autentici
• impiegare efficacemente competenze comunicative
Tutto ciò per rispettare l’alterità e l’unicità dell’utente
“Ho tratto molte soddisfazioni dal fatto di poter accettare un’altra
persona […]. Non è facile; è meno facile che comprenderla […].
Eppure sono arrivato a rendermi conto che l’alterità della singola
persona, il diritto cioè che ciascuno ha di interpretare come crede la
propria esperienza e di trovare in essa i propri valori, è una delle
potenzialità più preziose della vita. Ogni persona è un’isola in se
stessa, e lo è in un senso molto reale, e può gettare dei ponti verso le
altre isole solamente se vuole ed è in grado di essere se stessa”
Carl Rogers (1951)
La risposta di comprensione – facilitazione serve per assicurarsi di
aver ben compreso ciò che l’altro voleva dire
È questo sincero desiderio da parte del counselor che struttura la
fiducia nell’altro e gli consentirà di aprirsi al colloquio fino a
raggiungere una libera espressione di se stesso
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che la modalità del counselor
di rispondere all’utente diventa un utile strumento di lavoro
laddove è guidata dal giusto assetto di accettazione e
comprensione autentica dell’altro
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Diario di Automonitoraggio
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare uno specifico strumento dello psicologo counselor
Analizzare l’impiego del Diario di Automonitoraggio all’interno
dell’intervento di counseling
*Nozioni tratte dal testo Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
2
L’atto dello scrivere può essere utilmente impiegato nel corso di un
intervento di Counseling, in quanto vantaggioso a diversi livelli:
1. Presenta un effetto liberatorio, che aiuta l’utente ad accedere a
contenuti interni e ricordi autentici
2. Attiva l’uso simbolico della parola, che permette di impiegare la
funzione riflessiva al servizio dell’elaborazione di contenuti emotivi
difficili da sostenere
3. Contribuisce a creare uno stato di coscienza autocentrato, che
facilita il riemergere di aspetti della vita omessi, analizzabili però da
una certa distanza, rientrando in contatto con importanti aspetti di
sé senza alcuna conseguenza
L’atto dello scrivere stimola l’accesso a diverse tipologie di pensiero:
Pensiero introspettivo consente di guardarsi dentro
Pensiero retrospettivo consente di richiamare alla memoria ricordi
ed esperienze passate
Pensiero funzionale consente di narrare e tradurre i fatti ricordati,
rappresentandoli in comunicazioni che mostrano il sistema di
attribuzione di valori che il soggetto utilizza nel narrare a se stesso la
propria vita
Dunque con la scrittura è possibile riparare il passato, progettare il
futuro e dare forma e sostanza al presente
La narrazione della propria storia personale attraverso l’impiego del
diario viene proposta all’interno di un intervento di counseling se:
-l’utente manifesta una sufficiente integrità delle funzioni dell’Io
-l’alleanza clinica si è ben sviluppata
-l’utente non mostra repulsione per questo mezzo di espressione
Laddove l’inibizione dell’utente alla scrittura deriva da un timore di
incapacità si lavora mediante l’impiego di stimoli diversi che sollecitino
la sua espressione
Ad esempio: un segno/disegno l’utente da un titolo o attribuisce una
parola e da qui si avvia la narrazione
Dunque il Diario può ricoprire diverse funzioni:
• autocontenimento e autoregolazione per dare un posto e uno
spazio riconoscibili a pensieri che occupano la mente in maniera
ruminativa generando agitazione
• avvio del processo riflessivo a partire dalla narrazione di sé
•consolidamento della relazione clinica e gestione del legame durante
le separazioni
I Diari strutturati sono quelli che maggiormente assumono una
valenza trasformativa nel corso di un intervento di Counseling, si tratta
di registrazioni scritte intensive, quotidiane, divise in sezioni e
sottoposte a un auto-feedback periodico
Un Diario strutturato si avvale di diverse sezioni da compilare
quotidianamente, che implicano una consapevolezza crescente:
Cronaca degli avvenimenti esterni o interni che colpiscono il
soggetto, in risposta alla domanda guida “cosa sta accadendo in
questo momento della mia vita?”
Dialoghi interni, stati d’animo, sogni e fantasie
Progettazione e realizzazione di obiettivi
Auto-feedback, dopo una rilettura del diario, al fine di rintracciare
l’evoluzione e i cambiamenti avvenuti nel tempo
A seconda degli obiettivi dell’intervento, l’oggetto di riflessione
all’interno del diario di automonitoraggio può essere:
-Il sonno, i sogni
-L’umore e il livello di energia percepiti
-Il rapporto con il cibo
-I pensieri negativi
-La vita sociale
-L’oggetto dell’ansia e le circostanze in cui si presenta
*Immagine tratta dal testo Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling
Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
9
*Immagine tratta dal testo Giusti E., Pagani A., (2014), Il
Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati
sulla ricerca scientifica.
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CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che la scrittura in generale, e la
stesura di un Diario di Automonitoraggio nello specifico,
rappresentano un importante strumento di lavoro dello psicologo
counselor, consentendo all’utente di accedere alle sue
competenze riflessive e simboliche, monitorando l’andamento
del suo percorso verso il cambiamento
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Gestione del Tempo e Pianificazione
dell’Agenda
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare uno specifico strumento dello psicologo counselor
Analizzare la gestione del Tempo e dell’Agenda all’interno
dell’intervento di counseling
*Nozioni tratte dal testo Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
2
Gestione del tempo Pianificazione dell’Agenda
Rappresentano strumenti utili all’interno di un intervento di Counseling
in almeno tre situazioni:
1. L’utente mostra difficoltà ad organizzare efficacemente la sua
quotidianità e vive stati interiori di confusione e
disorganizzazione che interferiscono con il raggiungimento
dell’obiettivo
2. L’utente dichiara di avere difficoltà nella gestione dei suoi impegni,
tanto da non riuscire a ricavare tempo per se stesso e per la
realizzazione dei propri desideri
3. Il counselor necessita di organizzare il suo tempo personale e
professionale in modo sano al fine di prevenire stress e burn-out
Gestione del tempo Pianificazione dell’Agenda
Se ben impiegati, consentono di:
• alimentare un senso di sicurezza, connesso ad una possibile
previsione di quanto accade nel proprio contesto spazio-temporale
• facilitare l’autoefficacia personale
• creare spazi di esplorazione delle novità e di realizzazione dei
propri desideri
Gestione del tempo
Particolarmente utile per chi vive in una condizione di stress acuto o
cronico e di burn-out la paura del fallimento e la percezione delle
situazioni come minacciose può portare a temporeggiare
Consente di:
• ripensare con consapevolezza alla situazione attuale, al fine di
pianificare una nuova gestione del tempo
• sviluppare un atteggiamento proattivo, in risposta alla sensazione di
padronanza che può derivare dalla pianificazione di situazioni
problematiche
• moderare gli effetti negativi dello stress
Gestione del tempo
Partire dall’aiutare l’utente a valutare di quanto tempo ha bisogno per
portare a termine un progetto
Pianificare, prima con il counselor e poi autonomamente, quando,
dove e con chi svolgere le azioni della giornata
Ciascuna azione testimonia:
Un impegno con se stessi
Un atto di volontà e la decisione verso il cambiamento
Un passo verso l’aumento del senso di autoefficacia e di autostima
personale
Gestione del tempo
Risulta efficace l’impiego di una pianificazione strutturata:
1. Decidere quanto tempo dedicare alla pianificazione
2. Formulare una lista di tutte le cose da fare nei vari ambiti (sia
professionali che personali), con le rispettive scadenze
3. Suddividere le diverse attività in liste differenziate, ciascuna con i
rispettivi impegni da mantenere
4. Evidenziare le priorità tra le diverse attività individuate
Gestione del tempo
Nel pianificare le attività è importante distribuire equamente:
- impegni
- doveri
- tempo libero
Al fine di individuare le priorità è possibile collocare i propri impegni
all’interno di una mappa a quattro quadranti, derivante dall’incrocio
tra due assi: uno che considera l’importanza dell’impegno e uno
che ne considera l’urgenza
Gestione del tempo
*Immagine tratta dal testo Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
Pianificazione dell’Agenda
Organizzare gli impegni individuati all’interno dell’Agenda consente di:
1. Avere memoria dell’attività quotidiana
2. Operare con ordine e disciplina
3. Coltivare l’alleanza operativa con l’utente
La pianificazione dei compiti è frutto di una iniziale collaborazione con il
counselor, che supporta e guida l’utente ed equilibra il rinforzo dei
risultati raggiunti con la sperimentazione di difficoltà crescenti.
Assegnare l’impiego dell’Agenda come compito a casa può facilitare
l’acquisizione di una capacità di automonitoraggio dell’utente e
sostenere il processo che lo porta ad appropriarsi nel suo contesto
di vita degli strumenti appresi nel contesto di Counseling
Pianificazione dell’Agenda
L’Agenda contiene:
1. L’attività da svolgere in un tempo definito il limite di tempo
stimola l’azione, accresce il senso di autoefficacia e riduce la
sensazione di rincorrere il tempo
2. Gli impegni già programmati e i nuovi compiti da inserire a
tal proposito è importante gestire il tempo di modo da considerare
uno spazio di decompressione tra un impegno e l’altro
3. L’accento sugli impegni più importanti, da svolgere in un
determinato momento è importante considerare sempre un
margine di tempo da dedicare alla gestione di eventuali imprevisti
*Immagine tratta dal testo Giusti E.,
Pagani A., (2014), Il Counselling
Psicologico – Assessment e interventi
basati sulla ricerca scientifica.
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che la gestione del Tempo e la
pianificazione dell’Agenda rappresentano due strumenti di lavoro
dello psicologo counselor che consentono di guidare la messa in
azione dell’utente verso il cambiamento, a partire
dall’organizzazione temporale delle sue giornate
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Il Genogramma
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare uno specifico strumento dello psicologo counselor
Analizzare l’impiego del Genogramma all’interno dell’intervento
di counseling
*Nozioni tratte dal testo Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
2
Ogni individuo porta con sé e dentro di sé le tracce più o meno evidenti
delle storie familiari, dei riti e dei miti che hanno caratterizzato le
generazioni precedenti della sua famiglia
Il Genogramma consiste nella rappresentazione grafica della struttura
di una famiglia lungo l’arco di una o più generazioni
La rappresentazione grafica del soggetto all’interno di una matrice
familiare:
• valorizza il senso di appartenenza e consente di identificare il posto
che occupa nella matrice
• connette il presente soggettivo al passato, rivelando le ricorsività
relazionali
• getta un ponte verso il futuro attraverso la conoscenza consapevole e
la libertà di scelta
Genogramma
È dunque uno strumento che si avvale di simboli grafici e risulta molto
utile:
in fase di anamnesi, in quanto consente di raccogliere informazioni
importanti per comprendere il soggetto e la sua specifica situazione
in fasi avanzate dell’intervento, in quanto favorisce nell’utente la
consapevolezza di comportamenti che sono di derivazione familiare
In genere può includere la rappresentazione della famiglia da una a
tre generazioni, ma nell’ambito dell’intervento di Counseling si lavora
con la rappresentazione della sola generazione attuale
Genogramma
Le informazioni elaborate con il Genogramma riguardano:
-nomi, soprannomi e posizione parentale di ciascun soggetto
rappresentato
- date di nascita e di morte di ciascuno, eventuali gravi malattie,
matrimoni, separazioni, divorzi
- luoghi di provenienza e di residenza, eventuali trasferimenti
significativi
- etnia, occupazione, livello socio-eonomico, appartenenze religiose o
di altro genere
- caratteristiche di personalità peculiari
- frequenza dei contatti tra i soggetti
- intensità e tipo di relazione tra i soggetti
- rotture o separazioni affettive
Genogramma
Al soggetto che rappresenta il suo Genogramma si lascia in genere
ampia libertà di espressione rispetto a :
• quali informazioni ritiene maggiormente utile raccogliere
• difficoltà nel rappresentare determinate forme di legame
• specifiche capacità rappresentative
La maggior parte delle informazioni della famiglia vengono codificate
graficamente mediante l’ausilio di una simbologia grafica specifica,
che effettua una sintesi dei dati
Genogramma
*Immagine tratta dal testo Giusti E., Pagani A., (2014), Il
Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati
sulla ricerca scientifica.
Genogramma
*Immagine tratta dal sito
[Link]
Genogramma
Dopo la rappresentazione grafica viene stimolata la verbalizzazione
dell’utente mediante specifiche domande e riflessioni del counselor,
mantenendo un atteggiamento di ascolto rispettoso.
L’obiettivo è aiutare l’utente a riflettere e a individuare all’interno della
sua famiglia diversi elementi tra cui:
Miti
Rappresentano messaggi e direttive di comportamento che, in modo
più o meno esplicito, hanno sempre fatto parte del continuum
generazionale della famiglia e a cui i membri si devono adeguare
senza discussioni
Hanno la funzione di struttura valoriale che valida i comportamenti e
protegge i membri, definendo l’identità del singolo e di tutto il gruppo
famiglia, in quanto presenti nella storia delle generazioni.
Genogramma
Regole
Rappresentano l’insieme di norme che la famiglia si è data nel corso
del tempo e che risente delle vicissitudini e della cultura di
appartenenza.
Laddove una o più regole venissero infrante nel corso di una
generazione, la famiglia potrebbe reagire costruendo un Segreto sulla
vicenda, che oscuri gli accadimenti e sul quale viga la regola del
silenzio.
Lo svelamento del segreto comporterebbe l’infrazione di una regola e il
crollo di un’abitudine, con un conseguente stato di rischio e sofferenza
che potrebbe condurre però ad un cambiamento e ad un’evoluzione
Prendere consapevolezza del segreto potrebbe aiutare a comprendere
aspetti di sé fino a quel momento sconosciuti.
Genogramma
Ruoli
All’interno di ciascuna famiglia, ciascun membro ricopre:
- un ruolo anagrafico (figlio, fratello, genitore…)
- un ruolo individuale, ovvero il ruolo che sceglie di interpretare,
connessi ai suoi aspetti di personalità e alle sue propensioni personali
- un ruolo “relazionale”, ovvero il ruolo che il sistema familiare assegna
al membro e che dipende dalla dinamica dei rapporti e dall’evoluzione
degli stessi nell’ambito del sistema (es. in una famiglia in cui il padre
muore prematuramente, un figlio può trovarsi ad assumere il ruolo
relazionale del padre per i suoi fratelli). Ciò comporta una vera e
propria investitura che il soggetto riceve e mantiene nel tempo
Le riflessioni sul genogramma possono portare alla luce queste
assegnazioni e il soggetto può scegliere di riaderirvi o meno
Genogramma
Dunque, il lavoro con il genogramma consente una presa di
consapevolezza delle proprie radici familiari e un chiarimento rispetto
all’impatto che le caratteristiche familiari hanno avuto nell’organizzare
la personalità del soggetto
Il focus del lavoro di rielaborazione successivo alla rappresentazione
grafica non è tanto sugli eventi accaduti in sé in quella famiglia, quanto
sul significato che gli stessi hanno rivestito per chi li ha vissuti
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che il Genogramma
rappresenta un importante strumento di lavoro dello psicologo
counselor, volto alla presa di consapevolezza dell’utente circa la
sua storia e la sua definizione di sé all’interno della matrice
familiare di appartenenza
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La Supervisione
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare uno specifico strumento dello psicologo counselor
Analizzare l’impiego della Supervisione clinica all’interno
dell’intervento di counseling
*Nozioni tratte dal testo Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
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Supervisione clinica
Strumento dello psicologo, che lo mette in relazione ad un altro
psicologo professionista esperto, mirando alla crescita
professionale del supervisionato, offrendogli una visione scientifica
e prospettive multiple, nel rispetto della sua identità e delle sue
risorse specifiche
L’utente riversa contenuti spiacevoli e sentimenti dolorosi sullo
psicologo con l’aspettativa che questi sia in grado di contenerli
Lo psicologo riversa a sua volta tali contenuti sul supervisore con
aspettative analoghe sulla possibilità di ricevere aiuto a gestire
situazioni che lo mettono in difficoltà
La supervisione clinica per lo psicologo counselor ricopre diverse
finalità:
1. Ricevere una visione supplementare del proprio lavoro clinico, al
fine di garantire una maggiore tutela all’utente
2. Acquisire nuove competenze tecniche, metodologiche e teoriche
3. Evitare il rischio di mettere in atto interventi non efficaci o dannosi
4. Monitorare il proprio benessere e ricevere un sostegno adeguato
riguardo il coinvolgimento impegnativo richiesto da una relazione
empatica, prevenendo il burn-out
5. Prevenire le rotture dell’alleanza attraverso autosvelamenti mirati
e ricucire eventuali rotture, di modo da scongiurare un drop-out
6. Utilizzare al meglio il contro-transfert, al servizio delle esigenze
del proprio assistito, con la consapevolezza della relazione
parallela Supervisore - Counselor - Utente
*Immagine tratta dal testo Giusti E.,
Pagani A., (2014), Il Counselling
Psicologico – Assessment e interventi
basati sulla ricerca scientifica.
Prima dell’incontro di supervisione, è opportuno che lo psicologo
supervisionato rifletta sugli obiettivi che desidera raggiungere nel
corso di tale incontro di supervisione, ipotizzando quali domande gli
verranno poste:
- Quali sono i vissuti emotivi che sperimenta in risposta all’utente?
- Come è organizzato il Setting in cui si effettua l’intervento?
- Quali sono i problemi che l’utente ha esplicitato?
- In quale stadio evolutivo dell’intervento si trova con il suo utente?
- E’ stato realizzato un genogramma?
- Quale piano di azione ha in mente?
- A fine incontro cosa vorrebbe portare con sé?
La presentazione dei casi nel corso di una supervisione comprende:
1. La descrizione dell’utente (età, stato civile, istruzione,
occupazione, costellazione familiare, eventuali trattamenti
precedenti…)
2. L’assessment diagnostico del caso e il sistema di supporto
familiare e sociale (eventuale assunzione di farmaci rilevanti)
3. La descrizione del piano di trattamento che il counselor ha in
mente di effettuare, illustrando scopi, obiettivi e strategie operative
4. Quesiti e domande specifici da porre al supervisore o al gruppo
di supervisione
I supervisori ricoprono un ruolo complesso e sono tenuti a sostenere
il supervisionato nel processo di cambiamento, concordando con lui il
lavoro da svolgere, stabilendo obiettivi e priorità e guidando il suo
apprendimento e ampliamento della consapevolezza
La strategia di intervento del supervisore può essere di diversi tipi:
• Facilitante: atmosfera che comunica fiducia e contribuisce alla
crescita riducendo l’ansia di valutazione al fine di consentire la
riflessione
• Confutativa: evidenzia le discrepanze tra credenze, pensieri,
emozioni e comportamenti di modo da accrescere la congruenza
• Concettuale: riguarda contenuti sostanziali e ha lo scopo di
sviluppare un pensiero collegato e integrato
I supervisori ricoprono un ruolo complesso e sono tenuti a sostenere
il supervisionato nel processo di cambiamento, concordando con lui il
lavoro da svolgere, stabilendo obiettivi e priorità e guidando il suo
apprendimento e ampliamento della consapevolezza
La strategia di intervento del supervisore può essere di diversi tipi:
• Prescrittiva: fornisce un orientamento e delle istruzioni concrete per
un piano di azione
• Fluidificante: risolve situazioni di stallo attraverso il cambiamento e
l’adozione di prospettive diverse, che favoriscono la crescita di una
riflessione inclusiva e integrata
• Attenta al controtransfert: mediante insight significativi, il
supervisore rileva fattori personali dello psicologo counselor, la loro
natura e l’impatto che hanno nel trattamento e nel lavoro di
supervisione
La supervisione fornisce allo psicologo empowerment, affinchè diventi
gradualmente un professionista clinico e acquisisca un’etica di
autovalutazione e di consapevolezza del bisogno di supervisione
quando necessario
L’esperienza di supervisione fornisce allo psicologo:
-Coinvolgimento consapevole nel qui ed ora delle proprie
emozioni nei confronti dell’utente e del supervisore
-Riflessione e libera espressione delle proprie idee
-Capacità di concettualizzare, definire e sintetizzare le informazioni
dell’utente
-Capacità di pianificare un percorso finalizzato alla definizione di
obiettivi e alla presa di decisioni
-Possibilità di svolgere buone prestazioni professionali, riparando
ad eventuali errori
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che la Supervisione
rappresenta uno strumento di lavoro indispensabile per lo
psicologo, non solo nelle fasi iniziali della formazione, che
consente di garantire l’autoconsapevolezza e di scongiurare
episodi di burn out e drop out
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