Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
6 visualizzazioni83 pagine

Modulo 8

LEZIONI DI CONSULELLING

Caricato da

trainerchiara
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
6 visualizzazioni83 pagine

Modulo 8

LEZIONI DI CONSULELLING

Caricato da

trainerchiara
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Modulo VIII: Lo Psicologo Counselor e le

Resistenze
Presentazione

[Link] Valentina Santopietro


OBIETTIVI DEL MODULO

Offrire conoscenze riguardo potenziali ostacoli alla buona riuscita


di un intervento psicologico, ovvero le resistenze dell’utente

Dotare di competenze nel delineare le possibili origini di tali


comportamenti resistenti

2
CONTENUTO DEL MODULO

- La Resistenza in psicologia
- I Meccanismi di Difesa I
- I Meccanismi di Difesa II
- I comportamenti ostacolanti dello psicologo
- Manifestazioni della resistenza
- Il silenzio nel colloquio
- Dalla Resistenza alla Collaborazione
3
RISULTATI ATTESI DEL MODULO

Acquisire la capacità di distinguere le caratteristiche dell’utente


che possono rappresentare possibili fonti di resistenza

Orientarsi sui principali elementi che lo psicologo counselor può


modulare al fine di limitare l’insorgere di comportamenti resistenti
da parte dell’utente

4
La Resistenza in psicologia

[Link] Valentina Santopietro


CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE

Esaminare il concetto di Resistenza psicologica

Esplorare le ragioni dell’insorgere di tale elemento e considerare


la necessità di rispettarlo nell’utente

*Nozioni tratte dai testi Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
Gabbard Glen, O., (2005), Introduzione alla Psicoterapia Psicodinamica. Raffaello Cortina
Gabbard Glen, O., (1992), Psichiatria Psicodinamica. Raffaello Cortina

2
L’organismo in termini di unità mente-corpo tende all’omeostasi,
ovvero tende a ricercare una condizione di equilibrio ottimale e a
mantenerla

Laddove un agente esterno interviene generando delle perturbazioni,


il sistema tenderà a ricercare nuovamente lo stato di equilibrio
precedentemente raggiunto

Dunque, ogni essere umano si trova in uno stato di equilibrio


(funzionale o disfunzionale) a seguito di un lavoro di aggiustamenti
interni che è avanzato per prove ed errori
Coloro che richiedono un intervento psicologico sono individui che
vivono una condizione di equilibrio disfunzionale, che, nonostante
generi sofferenza, conferisce la sensazione di stabilità

Per Resistenza si intende l’effetto dell’inevitabile ambivalenza che


chiunque nutre rispetto al cambiamento  corrisponde ad un’azione
non riflessiva da parte dell’utente, preferita ad uno stato di coscienza
divisa in cui partecipa al lavoro psicologico mentre è
contemporaneamente impegnato in processi di autosservazione (Io
osservante)

È una reazione al cambiamento, che è desiderato ma temuto al


contempo, poiché spesso associato a fantasie catastrofiche di
disgregazione del sè
Sigmund Freud, nel 1912, scrisse “La resistenza accompagna il
trattamento ad ogni passo; ogni singola associazione, ogni atto della
persona in trattamento deve fare i conti con la resistenza, e
rappresenta un compromesso tra le forze tendenti alla guarigione e
quelle che si oppongono a essa”

Freud tendeva ad utilizzare il termine resistenza per indicare due


diversi fenomeni:
1. Un blocco nelle libere associazioni
2. Una rivelazione di una relazione oggettuale interna altamente
significativa trasportata dal passato del paziente all’attualità della
relazione terapeutica
In base a queste considerazioni, la modalità con la quale un paziente
resiste al trattamento riflette spesso le caratteristiche di una relazione
del passato che influenza una serie di relazioni del presente

Ad esempio. Pazienti che nel corso della loro infanzia hanno adottato
un atteggiamento di ribellione nei confronti dei genitori, possono
inconsapevolmente provare lo stesso sentimento di ribellione nei
confronti del terapeuta e di altre figure dotate di autorità
Le resistenze al trattamento possono essere consce o inconsce e
possono manifestarsi in vario modo, includendo tutto ciò che si
oppone al lavoro psicologico; l’utente può:

- arrivare in ritardo agli appuntamenti


- rimanere in silenzio nel corso delle sedute
- dimenticarsi di pagare il conto
- focalizzarsi su elementi irrilevanti nel corso di tutto il colloquio ed
evitare così di affrontare argomenti pregnanti

Rappresentano spesso il tentativo di evitare sentimenti spiacevoli


quali ira, colpa, odio, invidia, vergogna, dolore, ansia o varie
combinazioni di essi
Spesso un utente che richiede un intervento psicologico, chiede in
modo paradossale di essere aiutato a cambiare, senza uscire dalla
sua “zona di confort”, il recinto che contiene ciò che è noto e
prevedibile.

Si denota dunque un contrasto tra due processi di pensiero:

Il pensiero abitudinario  che semplifica e razionalizza, ma rende


tutto sempre uguale a se stesso

Il pensiero creativo e innovativo  che rende le cose più


complesse e imprevedibili, ma crea la novità e la possibilità di
rigenerarsi
Dunque, per lo psicologo diventa di fondamentale importanza:

• riuscire a prestare autentica attenzione in primis a se stesso e poi


all’altro
• avvicinarsi con delicatezza all’equilibrio dell’utente
• riuscire ad entrare in contatto con le sue resistenze
• imparare a conoscerle, considerandole manifestazioni della sua vita
psichica
• considerarle come opportunità di comprendere autenticamente
l’altro
• orientare l’andamento della relazione e del lavoro congiunto,
tenendo in adeguata considerazione i livelli di resistenza del soggetto
CONCLUSIONI

Per concludere, si può considerare che all’inizio di un percorso


psicologico l’utente ha il diritto di essere resistente e di difendere
più o meno consapevolmente il proprio equilibrio psichico, ma
ciò non determina necessariamente un fallimento dell’intervento
se lo psicologo può operare nel rispetto della sua resistenza

10
I Meccanismi di Difesa I

[Link] Valentina Santopietro


CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE

Comprendere il concetto di Meccanismo di difesa e la necessità


per lo psicologo counselor di una formazione in proposito

Esplorare alcuni dei Meccanismi di difesa primari

*Nozioni tratte dai testi Di Fabio A., (1999). Counseling – Dalla Teoria all’Applicazione. Giunti
McWilliams N., (2012). La Diagnosi Psicoanalitica. Astrolabio
Gabbard Glen, O., (2005), Introduzione alla Psicoterapia Psicodinamica. Raffaello Cortina

2
I fenomeni a cui ci si riferisce con il termine di Difese corrispondono a
adattamenti sani e creativi che operano in senso adattivo per tutta la
vita

La persona che impiega una difesa in genere tenta


inconsapevolmente di perseguire uno o entrambi questi scopi:
1. Evitare o almeno gestire un sentimento intenso e minaccioso,
come l’ansia, la perdita, la vergogna, l’invidia e altre esperienza
emotive disorganizzanti
2. Mantenere l’autostima
Gli psicoanalisti ritengono che ciascuno abbia delle difese
preferenziali che sono diventate parte integrante del proprio stile
individuale di affrontare i problemi

Il ricorso preferenziale e automatico ad alcune specifiche difese è il


risultato di una complessa interazione tra diversi fattori:
-Il temperamento costituzionale
-La natura dei disagi subiti nella prima infanzia
-Le difese presentate e a volte insegnate dai propri genitori o altre
figure significative
-Le conseguenze (rinforzi) sperimentate dall’uso di particolari difese
È possibile considerare che le difese:

-Operano al di fuori della coscienza


-Si sviluppano secondo sequenze prevedibili in base alla
maturazione del bambino
-Sono presenti nella personalità normale
-Vengono usate più di frequente nei periodi di tensione
-Riducono l’esperienza cosciente delle emozioni negative
-Operano tramite il sistema nervoso autonomo
-Se usate in eccesso sono correlate con la psicopatologia
Le difese possono essere distinte in:

Primarie, immature, primitive o di ordine inferiore : sono quelle


che implicano il confine tra il Sé e il mondo esterno

Secondarie, mature, evolute o di ordine superiore : sono quelle


che operano con i confini interni, come quelli tra l’Io o il Super-Io e
l’Es, o tra la parte dell’Io che vive l’esperienza e quella capace di
osservare
La formazione del counselor deve includere lo studio dei Meccanismi
di Difesa anche se l’obiettivo del counseling non è quello di operare
su di essi, per varie ragioni:

1. Ampliare la capacità di lettura dei messaggi comunicativi inviati


dall’utente

2. Aumentare la consapevolezza di se stesso, del proprio modo di


funzionare e dei propri messaggi comunicativi

3. Adottare la delicatezza necessaria a seconda dell’interlocutore


che si ha di fronte, utilizzando riformulazioni di livello appropriato
e prendendo le distanze da quelle potenzialmente scioccanti per
quel tipo di utente
 Ritiro
Processo psichico che implica il distacco dalle situazioni sociali o
interpersonali, sostituendo lo stimolo del proprio mondo fantastico
interiore alle tensioni della relazione con gli altri
Lo svantaggio connesso a tale difesa è l’estraniamento della persona
dalla partecipazione attiva al contesto interpersonale

Questo meccanismo si instaura più facilmente nei bambini


particolarmente sensibili, i quali possono crearsi una ricca vita interiore
di fantasia e considerare problematico il mondo esterno
Esperienze di intrusione e violazione emotiva da parte delle prime
figure di accudimento possono rinforzare tale tendenza
Allo stesso modo esperienze precoci di trascuratezza e isolamento
possono condurre il bambino a interessarsi a ciò che il suo mondo
interno può generare per stimolarsi
 Idealizzazione
Attribuzione di caratteristiche di perfezione ad altri al fine di evitare
ansie o sentimenti negativi quali disprezzo, invidia o rabbia.
Ciascun bambino necessita di proteggersi dallo spaventoso confronto
con le prime esperienze di vulnerabilità alla malattia, alla morte ecc. A
tale scopo gli è utile credere nella sorveglianza di un’autorità benevola
e onnipotente, in genere riposta nei genitori
Con la crescita  graduale processo di deidealizzazione e
svalutazione delle figure di attaccamento al fine di procedere nel
percorso di separazione-individuazione
In alcune persone  il bisogno di idealizzare resta intatto dall’infanzia
 sforzi disperati di controbattere il terrore interno con la convinzione
che esista una figura di attaccamento onnipotente e amorevole e che
attraverso la fusione con questo altro sia possibile salvarsi
 Proiezione
Attribuzione di una caratteristica o di uno stato d’animo propri ad
un’altra persona, al di fuori del Sé, vivendoli come riguardanti l’altro
invece che se stessi
Mancanza di un confine psicologico tra Sé e il mondo
Nell’infanzia normale per il neonato Io = mondo  di fronte ad una
percezione di dolore non riesce a distinguere tra esperienza che
proviene dall’interno (coliche) oppure dall’esterno (pannolini troppo
stretti)
Nelle sue forme positive e mature è la base psichica dell’empatia
Ma quando gli aspetti proiettati (parti ripudiate e negative di Sé)
distorcono l’oggetto delle proiezioni  fraintendimenti, danni
interpersonali e ritorsioni da parte dell’altro
“Non sono io che ti invidio/giudico/perseguito ma sei tu che
invidi/giudichi/perseguiti me”
 Introiezione
Processo psichico in base al quale il soggetto porta dentro di sé
qualche aspetto del mondo esterno  si considera proveniente
dall’interno qualcosa che in realtà è esterno

I bambini piccoli introiettano atteggiamenti, affetti e comportamenti


delle persone significative della loro vita  prima di decidere
volontariamente di essere come i genitori sembrano averli già “ingoiati”
Nelle forme problematiche :
-Identificazione con l’aggressore  “non sono la vittima indifesa, sono
il potente aggressore”
-In seguito a una morte, una separazione o un rifiuto  viene meno
una parte del proprio Sé  pur di non accettare il senso di impotenza,
nasce un’autocritica inconscia sugli errori fatti che hanno allontanato
l’altro
 Identificazione proiettiva
Processo psichico che si genera nell’ambito di una comunicazione
interpersonale : un comunicante proietta oggetti interni e
successivamente l’altro si identifica con tali oggetti proiettati; egli
assumerà comportamenti, pensieri e sentimenti in accordo con quanto
è stato proiettato

Il primo comunicante assume inconsapevolmente un comportamento


teso a indurre una sottile pressione interpersonale affinché l’altro
assuma le caratteristiche dell’aspetto del Sé proiettato in lui

Paziente (in tono accusatorio): “Tutti voi strizzacervelli adorate


starvene lì seduti a giudicare le persone, ma di quello che pensate non
me ne frega niente”
 Scissione
Netta divisione delle esperienze del Sé e dell’altro tale da rendere
impossibile un’integrazione
Previene il conflitto interno generato da aspetti incompatibili tra loro

Deriva dal periodo dello sviluppo preverbale, in cui i bambini ancora


non sono in grado di percepire che le figure di accudimento hanno
qualità sia buone che cattive e che queste qualità si associano ad
esperienze buone e cattive con loro  organizzano l’esperienza
come “tutto buono” o “tutto cattivo”  non è possibile l’ambivalenza

L’utente può percepire lo psicologo come totalmente buono, attento e


infallibile e alternativamente come totalmente indifferente e cattivo
 Somatizzazione
Conversione di dolore emotivo o di altri stati affettivi in sintomi fisici,
con focalizzazione dell’attenzione su preoccupazioni somatiche
piuttosto che intrapsichiche

Le prime reazioni agli stati di tensione della vita sono di tipo somatico
e molte restano a fondamento del modo di reagire a situazioni che
generano tensione (reazioni gastro-intestinali e cardio-circolatorie,
respiro)  la comparsa del linguaggio verbale consente di mettere in
parole le esperienze psichiche che hanno generato l’attivazione
corporea
Se la figura di accudimento non fornisce un’adeguata guida in questa
transizione, le risposte fisiche possono restare l’unico linguaggio per
esprimere gli stati di attivazione emotiva  crollo del sistema
immunitario
CONCLUSIONI

Per concludere, si può affermare che ciascun individuo possiede


determinate tipologie di meccanismi psichici che consentono di
garantire il suo equilibrio interno; è fondamentale che uno
psicologo counselor sia in grado di comprendere il
funzionamento difensivo di ciascun utente al fine di agire con la
necessaria delicatezza nel corso dell’intervento di counseling

15
I Meccanismi di Difesa II

[Link] Valentina Santopietro


CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE

Comprendere il concetto di Meccanismo di difesa e la necessità


per lo psicologo counselor di una formazione in proposito

Esplorare alcuni dei Meccanismi di difesa secondari

*Nozioni tratte dai testi McWilliams N., (2012). La Diagnosi Psicoanalitica. Astrolabio
Gabbard Glen, O., (2005), Introduzione alla Psicoterapia Psicodinamica. Raffaello Cortina

2
Le difese possono essere distinte in:

Primarie, immature, primitive o di ordine inferiore : sono quelle


che implicano il confine tra il Sé e il mondo esterno

Secondarie, mature, evolute o di ordine superiore : sono quelle


che operano con i confini interni, come quelli tra l’Io o il Super-Io e
l’Es, o tra la parte dell’Io che vive l’esperienza e quella capace di
osservare
 Rimozione
Eliminazione di idee o impulsi inaccettabili attraverso un blocco al loro
accesso alla coscienza

Ha una natura adattiva: se fossimo continuamente coscienti di tutta la


gamma dei nostri impulsi, sentimenti, ricordi e conflitti saremmo
continuamente sopraffatti

Diventa problematica nel caso in cui:


-Fallisce nell’allontanare efficacemente dalla coscienza le idee
disturbanti, in modo che la persona possa adattarsi alla realtà
-Elimina anche alcuni aspetti positivi della vita
-Agisce a esclusione di altre modalità più efficaci di fronteggiare le
problematiche
 Isolamento dell’affetto
Separazione dell’aspetto affettivo di un’esperienza o di un’idea dalla
sua dimensione cognitiva, al fine di evitare emozioni intense o
spiacevoli
L’esperienza non è totalmente cancellata dalla coscienza, ma è messo
da parte il suo significato emotivo
Ha natura adattiva ad esempio per i chirurghi, che possono lavorare
efficacemente se non si sintonizzano sulla sofferenza fisica dei pazienti
o sulla propria sensazione di repulsione, disgusto o disagio
Può seguire un’esperienza gravemente traumatica  fredde
descrizioni delle atrocità dell’Olocausto da parte dei sopravvissuti
Può esistere anche in assenza di traumi oggettivi, frutto di un
determinato temperamento nel bambino e di una educazione che
apprezza una modalità di esprimersi puramente razionale
La persona riferisce di non provare sentimenti
 Intellettualizzazione
Uso eccessivo del pensiero astratto al fine di evitare sentimenti
disturbanti
La persona che intellettualizza parla dei sentimenti in un modo che
l’ascoltatore percepisce come anaffettivo
Sesso, umorismo ed espressione artistica rischiano di essere
indebitamente eliminate da chi impiega questa difesa in modo
massiccio
 Razionalizzazione
Giustificazione di attitudini, credenze o comportamenti inaccettabili al
fine di renderli tollerabili
Consente di ridimensionare la desiderabilità di qualcosa che non si è
riusciti a ottenere o anche di diminuire la gravità di un evento
spiacevole accaduto
 Spostamento
Trasferimento di sentimenti associati a un’idea o un oggetto a un altro
che presenta qualche somiglianza con l’originale, poiché la direzione
originaria per qualche ragione provoca ansia
Vignetta esempio: l’uomo rimproverato dal capoufficio inveisce contro
la moglie  la donna rimproverata dal marito sgrida i figli  i figli
sgridati dalla madre maltrattano il cane

Nelle sue manifestazioni positive può rientrare:


-il fenomeno del transfert  sentimenti verso oggetti primari importanti
vengono spostati sulla figura dello psicologo
- la trasformazione dell’energia aggressiva in un’attività creativa
Si concretizza patologicamente nella creazione di elementi fobici 
l’ansia viene spostata su uno specifico oggetto che simbolizza il
fenomeno temuto
 Formazione reattiva
Trasformazione di un desiderio o impulso inaccettabile nel suo
opposto
La funzione è quella di negare l’ambivalenza, ovvero la persona si
persuade di provare una sola polarità di una risposta emotiva
complessa, che in realtà presuppone insieme elementi contrapposti

L’età più precoce in cui è osservabile tale difesa corrisponde al


periodo tra il terzo e il quarto anno di vita, quando, all’arrivo di un
fratellino, il bambino gestisce la propria rabbia e gelosia,
trasformandole in un sentimento conscio di amore verso il neonato.
Tuttavia un osservatore esterno può percepire che c’è qualcosa di
eccessivo nella disposizione emotiva cosciente del bambino: lo
dondola troppo aggressivamente, lo stringe con troppa forza e così
via
 Umorismo
Consiste nel trovare elementi comici e/o ironici in situazioni difficili al
fine di ridurre un senso di disagio o affetti spiacevoli
Permette di mantenere una certa obiettività e distanza dagli eventi e
quindi di riflettere su quanto sta accadendo

Presenta, dunque, un’accezione positiva poiché consente:


- di vedere il ridicolo negli elementi che incutono paura
- di riconoscere una dura realtà con leggerezza
- di trasformare il dolore in piacere
È spesso indicativo di salute mentale
Se utilizzato in maniera totalizzante esita in una modalità patologica
volta ad evitare di sentire l’inevitabile dolore della vita, soprattutto
nelle personalità di tipo ipomaniacale
CONCLUSIONI

Per concludere, si può affermare che ciascun individuo possiede


determinate tipologie di meccanismi psichici che consentono di
garantire il suo equilibrio interno; è fondamentale che uno
psicologo counselor sia in grado di comprendere il
funzionamento difensivo di ciascun utente al fine di agire con la
necessaria delicatezza nel corso dell’intervento di counseling

10
I Comportamenti ostacolanti dello
psicologo
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE

Comprendere quali possibili elementi possono causare


comportamenti resistenti nell’utente

Esplorare gli atteggiamenti ostacolanti dello psicologo che


spesso generano resistenze

*Nozioni tratte dai testi Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
Di Fabio A., (1999). Counseling – Dalla Teoria all’Applicazione. Giunti
2
Uno psicologo può incorrere in un grave errore se considera le
difficoltà dell’intervento come causate esclusivamente dalla
resistenza da parte dell’utente

Necessaria distinzione tra:

Resistenza  caratteristica di tratto dell’utente, appartenente alla


sua interiorità psichica

Reattanza  caratteristica del contesto e riguarda una opposizione in


risposta ad una situazione ostacolante la libertà dell’individuo
Dunque lo psicologo counselor rientra tra gli elementi del contesto
che vanno controllati in quanto possono produrre risposte di reattanza
nell’utente

L’eventuale insuccesso dell’intervento può essere prodotto da:

- Scarsa motivazione dell’utente


- Resistenza di tratto dell’utente
- Atteggiamenti dello psicologo counselor che non sono
adeguatamente adattati all’utente
La direttività del counselor è un elemento di grande disturbo per il
procedere dell’intervento, in quanto rende lo psicologo il principale
agente di cambiamento e questi adotterà atteggiamenti quali:

- Fare da guida
- Dare istruzioni
- Suggerire
- Interpretare
- Agire in modo provocatorio

Ciò genererà molto probabilmente reazioni resistenti nell’utente, il


quale percepirà le sue possibilità di scelta come ostacolate o limitate
Ulteriori atteggiamenti dello psicologo counselor che risultano
ostacolare l’intervento e produrre resistenza possono essere:
 Lettura del pensiero

Attribuzione all’altro di pensieri, sentimenti ed emozioni ipotizzati e


vissuti come veri. Ciò conduce a fidarsi più di intuizioni personali e di
sensazioni vaghe che delle comunicazioni dell’utente

 Svolgimento anticipatorio

Anticipazione mentale della conversazione, prevedendone fasi,


dinamiche e scambi verbali. Ciò genera spesso una profezia che si
autodetermina e imprigiona l’interlocutore nei vincoli che ha preposto
lui stesso alla comunicazione
Ulteriori atteggiamenti dello psicologo counselor che risultano
ostacolare l’intervento e produrre resistenza possono essere:
Centratura esclusiva sul bisogno personale
Simulazione, fingere di essere interessato all’altro, mentre si seguono
esclusivamente le traiettorie dei propri pensieri e delle proprie
necessità. Vi è alla base il bisogno di esprimere la propria opinione e
si resta centrati esclusivamente su ciò che si vuole dire
 Filtro selettivo

Filtrare le informazioni, recependone solo alcune e non altre. Ciò


consente di non alterare lo schema mentale a cui si è abituati o di
evitare l’ascolto di elementi che risultano pericolosi, spiacevoli o critici
Ulteriori atteggiamenti dello psicologo counselor che risultano
ostacolare l’intervento e produrre resistenza possono essere:
Confutazione sistematica

Bisogno di opporsi per principio alla comunicazione dell’altro,


esprimendo disaccordo ed opinioni contrarie. Implica rigidità, difficoltà
nella condivisione empatica e ricerca esasperata della ragione

 Ancoraggio e difesa del ruolo

Impedirsi di essere se stessi per vari timori, ancorandosi agli aspetti


esteriori e stereotipati dell’interazione. Ciò implica il non entrare in
gioco personalmente, ma solo attraverso lo status rassicurante del
ruolo rivestito
Ulteriori atteggiamenti dello psicologo counselor che risultano
ostacolare l’intervento e produrre resistenza possono essere:
 Conciliazione aprioristica

Tendenza a voler piacere e conseguente atteggiamento conciliativo,


gentile e cordiale, senza un autentico ascolto, proponendo
esclusivamente formule abituali di disponibilità

 Ipergeneralizzazione

Tendenza a ragionare in termini assolutistici, mediante affermazioni


come “Tutti”, “Nessuno”, “Sempre”, “Mai”, che rivelano
un’interpretazione del mondo arbitraria e rigida. Ciò implica
un’impossibilità di cogliere le sfumature
CONCLUSIONI

Per concludere, si può affermare che comportamenti resistenti


da parte dell’utente che sceglie di intraprendere un percorso
psicologico non sono legati esclusivamente a sue caratteristiche,
ma possono essere generati da atteggiamenti ostacolanti da
parte dello psicologo counselor, che ha dunque il compito di
ricevere un’adeguata formazione in proposito

10
Manifestazioni della Resistenza

[Link] Valentina Santopietro


CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE

Comprendere la natura difensiva della resistenza e la sua


varietà di espressione

Studiare le modalità attraverso le quali si può manifestare un


comportamento resistente al trattamento psicologico da parte
dell’utente

*Nozioni tratte dal testo Gabbard Glen, O., (2005), Introduzione alla Psicoterapia Psicodinamica. Raffaello Cortina

2
La Resistenza va considerata come un fenomeno che rivela
qualcosa dell’utente, come un mezzo con il quale gli utenti
mostrano chi sono

A tale scopo non va intesa moralisticamente come un atteggiamento


“cattivo” da parte degli utenti, ma piuttosto come la modalità che
quella persona ha appreso nel corso della sua esistenza per evitare
le sue paure

Esistono diverse manifestazioni di Resistenza all’interno di un


intervento psicologico
 Acting out / Acting in
La persona non ricorda nulla degli elementi che ha dimenticato o
rimosso, ma piuttosto li mette in atto; li riproduce cioè non sotto forma
di ricordi, ma sotto forma di azioni
Si tratta, dunque, di ripetizioni inconsce che nel corso delle sedute
fungono da atti sostitutivi rispetto al ricordo e alla verbalizzazione

Ciò svolge il ruolo di una resistenza in quanto l’utente incanala i


sentimenti in azioni, anziché esprimerli verbalmente, esaminarli ed
elaborarli con l’aiuto dello psicologo

Acting in  quando tali fenomeni si verificano nell’ambito del setting


terapeutico
Acting out  quando tali fenomeni si verificano al di fuori del setting
 Acting out / Acting in
Acting in è definito da tre caratteristiche:
1. È una forma non verbale di azione che coinvolge la muscolatura
somatica
2. È associato a un’intenzionalità conscia o inconscia e a significati
che possono contribuire all’esplorazione delle dinamiche che
riguardano l’utente
3. L’azione o le sue conseguenza si verificano nel corso delle sedute
e lo psicologo le può osservare direttamente
Es. addormentarsi nel corso di una seduta, consegnare l’assegno
dell’onorario e dimenticare di firmarlo, interrompere la seduta
prima del termine stabilito
Acting out  talvolta possono mettere a rischio la vita dell’utente o di
altri
Es. guida in stato di ebrezza, comportamenti sessuali non protetti
 Acting out / Acting in

Acting in

Devono essere osservati, tollerati ed esaminati per un certo tempo


prima che se ne possa comprendere il significato

Acting out

Se pericolosi, devono a volte essere trattati con interventi energici


volti a fornire limiti ed esplicitare regole di comportamento per
arginare i comportamenti a rischio
 Resistenze legate al transfert

Sono osservabili per lo più se si adotta un orientamento di natura


psicodinamica
Corrispondono a un comportamento resistente da parte dell’utente
nel riconoscere l’esistenza di una relazione di transfert nei confronti
dello psicologo

Frequente negli individui che hanno sperimentato uno stile di


Attaccamento insicuro evitante, per i quali l’idea di dipendere dagli
altri può essere intollerabile
Dunque l’insistenza con la quale l’utente nega l’importanza dello
psicologo rappresenta un tentativo di difendere il proprio Sé
 Resistenze legate al transfert

È necessario essere cauti nell’affrontare tale resistenza:


un intervento troppo precipitoso comporta il rischio di sollecitare le
angosce dell’utente e innescare di rimando un incremento delle sue
difese

Può essere utile procedere lentamente e porre l’attenzione ai


commenti che l’utente formula a fine seduta: si tratta di
comunicazioni rispetto alle quali l’utente è ambivalente e che vengono
formulate in chiusura come per tenerle fuori dalla seduta  spesso
rivelano contenuti transferali generati dalla sensazione che il tempo a
disposizione stia per terminare
Interruzione prematura del trattamento
Tale tipologia di resistenza si manifesta quando, nel corso del
trattamento, l’utente afferma precocemente di essere “guarito” e di
voler porre fine al percorso
Ciò può rappresentare il risultato di strategie difensive volte a evitare la
discussione di contenuti o stati affettivi che inducono sofferenza e che
non sono stati ancora adeguatamente esplorati
Può essere utile:
Comprendere empaticamente l’ansia e la fatica che la riflessione
su di sé evoca nell’utente
Aiutarlo nel verificare quanti e quali degli obiettivi concordati
inizialmente sono stati effettivamente raggiunti
Accettare la decisione dell’utente se insiste, dopo avergli
comunicato comunque che si ritiene poco consigliabile l’interruzione, e
al contempo preparare il terreno per un suo eventuale ritorno
 Ritardi e Assenze
Arrivare in ritardo oppure non presentarsi alle sedute rappresentano
forme di resistenza molto comuni
È necessario valutare con attenzione i significati specifici che
attengono alle caratteristiche di quel particolare utente
Alcune persone sembrano incapaci di puntualità e arrivano
sempre in ritardo, senza scusarsi
Potrebbe essere utile aiutarle a sviluppare capacità di
mentalizzazione
“Ha per caso pensato a cosa io posso aver provato mentre
l’aspettavo?”
Questo intervento, se ripetuto nel tempo, può suscitare nell’utente
una curiosità rispetto al mondo interno dello psicologo e potrebbe
aprire scenari di lavoro sulle altre relazioni in cui l’utente è solito far
attendere le persone
 Ritardi e Assenze

Altre persone sono generalmente puntuali e vivono con ansia la


situazione in cui fanno attendere l’altro; in tal caso un ritardo può
essere gestito in vari modi:
Se non ci sono dati reali sufficientemente validi che hanno impedito
all’utente di essere puntuale è possibile ipotizzare che si sia
manifestato un tentativo più o meno consapevole di evitare il ritorno
su un oggetto di discussione emerso nella seduta precedente
E’ sempre consigliabile non prolungare l’orario della seduta oltre il
limite solito
 Ritardi e Assenze

Le Assenze rappresentano una ulteriore comune forma di resistenza;


a tal proposito risulta utile:
Stabilire a priori il pagamento delle sedute mancate, per avere
una iniziale garanzia del rispetto dello spazio di lavoro e ridurre al
minimo le assenze per motivazioni futili
Mettersi in contatto con i pazienti che non si presentano laddove
lo psicologo abbia potuto constatare un pericolo suicidario
(psicoterapia)
Nel caso di due assenze continuative, contattare l’utente per
informarsi circa il suo interesse a proseguire l’intervento,
invitandolo a partecipare ad almeno una ulteriore seduta al fine di
valutare insieme i pro e i contro della decisione di interrompere
CONCLUSIONI

Per concludere, si può affermare che nel corso di un intervento


psicologico è possibile dover fare i conti con diverse tipologie di
comportamento da parte dell’utente che possono celare
resistenze, ma tali comportamenti assumono significati diversi a
seconda delle peculiarità del caso e vanno trattati di volta in
volta evitando generalizzazioni e considerando tali specificità

13
Il Silenzio nel Colloquio

[Link] Valentina Santopietro


CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE

Studiare le possibili tipologie di silenzio all’interno di un colloquio


psicologico

Comprendere che non sempre il silenzio rappresenta una


manifestazione di una resistenza all’intervento

*Nozioni tratte dai testi Gabbard Glen, O., (2005), Introduzione alla Psicoterapia Psicodinamica. Raffaello Cortina
Calvo V., (2007). Il Colloquio di Counseling - Tecniche di intervento nella relazione di aiuto. Il Mulino
2
Un colloquio è considerato uno scambio verbale tra due interlocutori
e, ai fini di una buona comunicazione, implica che quando uno dei
due parla, l’altro ascolta in silenzio e viceversa.

In questo senso, dunque, il silenzio rappresenta parte integrante


dello scambio comunicativo

Quando si sostanzia in una pausa più o meno lunga all’interno di un


colloquio, può assumere poi significati molto diversi tra loro
1. Silenzio come momento di riflessione o insight
Può accadere che l’utente senta di voler fare una pausa di riflessione
su un argomento particolarmente delicato e resti in silenzio

Ciò può consentirgli di fare importanti associazioni di idee e di


raggiungere una diversa comprensione

È importante che il counselor:


- Riconosca la valenza riflessiva di tale silenzio
- Tolleri il silenzio dell’utente
- Eviti di interromperlo, rimanendo a sua volta in silenzio ma “vicino”
all’utente
- Non confonda il silenzio come una sua incapacità di aiutare l’utente
2. Silenzio come chiusura difensiva, volta a celare affetti o
fantasie che l’utente non può o non vuole rivelare

Spetta allo psicologo interrogarsi su quali siano i significati di quel


silenzio e cercare di comprendere ciò che sta accadendo nella
relazione con l’utente e nella sua interiorità

Talvolta il counselor può verbalizzare il significato del silenzio, di


modo da facilitare la continuazione dello scambio comunicativo

Counselor: “Mi stavo chiedendo se questo suo silenzio possa avere


un significato…”

Tale riformulazione va utilizzata raramente e con estrema delicatezza


Il silenzio può celare dunque una resistenza

All’inizio del suo lavoro psicoanalitico, Sigmund Freud chiedeva ai


suoi pazienti di dire qualsiasi cosa gli venisse in mente

Come risultato, molti di loro restavano in silenzio e si mostravano


incapaci di associare liberamente

In tali situazioni insistere sul fatto che l’utente verbalizzi ciò che sente
e pensa non conduce a grandi risultati
Potrebbe risultare utile che lo psicologo:

-Non cerchi di annullare la resistenza, forzando l’utente a


verbalizzare

-Riesca a calarsi nella resistenza e a tentare di comprenderla

-Incoraggi nell’utente un atteggiamento di curiosità nei confronti


dell’atteggiamento resistente

-Si allei con l’Io osservante dell’utente, di modo da ricavare insieme


informazioni importanti su desideri, fantasie, conflitti
Lo psicologo counselor potrebbe provare a sondare pacatamente le
origini di tali pause:

Counselor: “Ha idea di cosa l’ha indotta improvvisamente a tacere?”

In questo modo si invita l’utente stesso a porsi domande circa


l’accaduto.
Laddove ciò non dovesse sortire effetto, si può effettuare una
comunicazione di accettazione del silenzio e di vicinanza:

Counselor: “Forse preferisce se rimaniamo per un po’ insieme in


silenzio”
Dunque lo psicologo deve imparare a gestire il silenzio come una
componente attesa, che va compresa empaticamente e non rimossa
in modo brusco

Va anche considerato che spesso i significati associati al silenzio


possono essere compresi solo con il tempo
CONCLUSIONI

Per concludere, si può affermare che il silenzio all’interno di un


colloquio psicologico non è un elemento raro e lo psicologo
counselor deve imparare a gestirlo, di modo da comprenderlo e
non individuarlo solo come ostacolo all’intervento, da rimuovere

10
Dalla Resistenza alla Collaborazione

[Link] Valentina Santopietro


CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE

Comprendere la necessità di un lavoro rispettoso delle


resistenze dell’individuo e della sua necessità di mantenere
l’omeostasi

Analizzare gli elementi che guidano il lavoro dello psicologo nel


passaggio dalla resistenza alla collaborazione

*Nozioni tratte dai testi Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
Gabbard Glen, O., (2005), Introduzione alla Psicoterapia Psicodinamica. Raffaello Cortina

2
Il cambiamento induce timore e il soggetto sollecitato si difende da
esso:

Al fine di mantenere un controllo omeostatico del Sé

In risposta ad una fedeltà al sistema al quale appartiene,


all’interno del quale il suo modo di essere concorre a svolgere una
funzione stabilizzatrice

Tutto ciò genera Resistenze


Dunque lo psicologo sarà tenuto a considerare non soltanto l’utente
che ha di fronte, ma anche il sistema di dinamiche relazionali che egli
ha strutturato nel corso del tempo
L’obiettivo dello psicologo è dunque quello di accompagnare l’utente
verso la rottura dell’omeostasi, orientata ad un cambiamento positivo
che è favorito da diversi elementi:

-Riconoscere fattori abitudinari e ancoraggi radicati

-Produrre nell’utente la consapevolezza dei meccanismi di


omeostasi

-Determinare e rafforzare la spinta verso il cambiamento

-Sostituire gli elementi negativi con nuovi fattori più funzionali, che
inneschino un equilibrio nuovo
La modifica dell’omeostasi è possibile se lo psicologo riesce ad
utilizzare le resistenze come opportunità e veicolo di conoscenza
delle caratteristiche di quell’utente. In questo modo potrà:

-Analizzare quali meccanismi sono attualmente impiegati per


contrastare gli imprevisti  su quali credenze, atteggiamenti e
convinzioni si regge l’omeostasi?

-Rendere oggetto dell’osservazione ciò che prima non veniva


considerato

-Sostituire progressivamente alcune credenze disfunzionali con


credenze alternative maggiormente adattive

-Smontare in tal modo equilibri precari e costruirne di nuovi


Lo svelamento delle resistenze e il lavoro su di esse risulta di
fondamentale importanza ai fini dell’efficacia del trattamento, ma può
non essere semplice comprendere la resistenza e tollerarla.
Secci (2013) ha individuato tre tipologie di comportamento resistente:

Resistenza “Si” : messa in atto da pazienti che appaiono


continuamente e del tutto d’accordo con quanto espresso dallo
psicologo; annuiscono sempre, non aggiungono nulla
Tale comportamento può essere scambiato per un’elevata
motivazione, mentre al contrario manifesta un atteggiamento passivo
e un occulto rifiuto a partecipare autenticamente al processo di
counseling, delegando la piena responsabilità allo specialista
Ciò esercita un potere seducente sullo psicologo e rischia di generare
una relazione di lavoro frustrante perché improduttiva
Resistenza “No” : messa in atto da pazienti iper-razionali, critici e
svalutanti nei confronti dell’altro; da un lato riconoscono di avere
bisogno di aiuto, ma dall’altro lo respingono attraverso il costante
rifiuto di punti di vista differenti
Tale comportamento sfidante è mosso da un’estrema rigidità emotiva
e dalla necessità di controllare l’altro
Lo psicologo rischia di contrastare apertamente tale categoria di
utenti, con la conseguenza negativa di trasformare la relazione in un
“braccio di ferro”
Resistenza “Si ma No” : messa in atto da pazienti estremamente
accondiscendenti, che appaiono motivate e del tutto in accordo, ma
che di fatto con collaborano; manifestano continui contrattempi,
impedimenti o dubbi
Tale comportamento esita in uno stallo o in un fallimento
dell’intervento
Questo genere di utenti risulta sempre alla ricerca di nuovi consulenti
e nuove forme di terapia, ripetendo sempre lo stesso schema:
titubanza iniziale, entusiasmo per aver trovato uno psicologo e
progressiva riduzione dell’aderenza all’intervento fino alla fuga
Lo psicologo dovrebbe riuscire a calarsi profondamente nella
resistenza, piuttosto che cercare di annullarla:

-Adottando ascolto attivo, autenticità, comprensione empatica e


accettazione positiva
-Connettendosi con le ragioni profonde che la motivano
-Sollecitando nell’utente un atteggiamento di curiosità in proposito

Tutto ciò può generare preziose informazioni su desideri, fantasie e


conflitti propri dell’utente, che possono diventare materiale di lavoro
successivo
Resistenza “Si” : mantenere la consapevolezza su di sé e
sull’altro, mettendo in luce gradualmente la modalità adesiva
dell’utente, di modo da scardinarla con delicatezza

Resistenza “No” : limitare il contrasto e disseminare lentamente e


gradualmente dubbi che aiutino l’utente a mettere in discussione le
proprie considerazioni

Resistenza “Si ma No” : stimolare l’utente alla ricerca di nuove


soluzioni, aiutandolo a prendere consapevolezza dell’incongruenza
tra ciò che dice e ciò che fa nella pratica e di conseguenza tra ciò che
desidera e ciò che ottiene
CONCLUSIONI

Per concludere, si può affermare che se lo psicologo riesce a


considerare la resistenza come una modalità con la quale
l’utente si manifesta e si presenta, può riuscire a cogliere
l’opportunità di lavoro che ne deriva e stimolare il passaggio
dalla resistenza alla collaborazione

11

Potrebbero piacerti anche