Modulo V: Fasi Operative dell’Intervento
di Counseling
Presentazione
[Link] Valentina Santopietro
OBIETTIVI DEL MODULO
Offrire una panoramica sugli stadi che scandiscono
l’implementazione e lo sviluppo di un intervento di Counseling
Analizzare ciascuna fase operativa e studiare due modelli di
intervento che fungano da esempio
2
CONTENUTO DEL MODULO
- Prima Fase dell’Intervento di Counseling
- Seconda Fase dell’Intervento di Counseling
- Terza Fase dell’Intervento di Counseling
- Il Modello di Carkhuff: dal Pre-aiuto al Rispondere
- Il Modello di Carkhuff: dal Personalizzare all’Iniziare
- Il Modello di Egan: dai Problemi agli Obiettivi
- Il Modello di Egan: dalle Strategie all’Implementazione
3
RISULTATI ATTESI DEL MODULO
Acquisire una visione d’insieme che collochi le abilità del
counselor e il singolo colloquio di counseling all’interno del più
ampio processo dell’intervento di counseling
Orientarsi sui principali obiettivi che scandiscono il succedersi di
ciascuna fase operativa all’interno dell’intervento di counseling
4
Prima Fase dell’intervento di
Counseling
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Comprendere la natura processuale e dinamica dell’intervento di
counseling
Approfondire le caratteristiche della prima fase di tale intervento,
cogliendo i relativi compiti dello psicologo counselor
*Nozioni tratte dai testi Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
Di Fabio A., (1999). Counseling – Dalla Teoria all’Applicazione. Giunti
Calvo V., (2007). Il Colloquio di Counseling - Tecniche di intervento nella relazione di aiuto. Il Mulino
2
Intervento di
Counseling
È ritenuto un processo che si svolge in fasi
consequenziali, caratterizzate da una precisa
scansione temporale, ciascuna con obiettivi e
strumenti tipici da considerare
Alcuni autori considerano le fasi Altri considerano le fasi come
come momenti chiaramente linee guida teoriche da
distinti del processo, che il adattare in modo flessibile
counselor deve gestire secondo alle situazioni specifiche nella
una sequenza ordinata pratica con ciascun utente
(Carkhuff, 1987) (Egan, 2002)
Il passaggio da una fase all’altra è scandito in maniera differente a
seconda dell’orientamento teorico di riferimento:
Umanistico Esistenziale: le varie fasi sono distinguibili a livello
teorico e concettuale e corrispondono a gradi più evoluti di
approfondimento, comprensione e consapevolezza del soggetto
riguardo la situazione nel complesso. Il soggetto dell’intervento
autonomamente, anche se in modo implicito, scandisce il passaggio
da una fase all’altra
Psicoanalitico: le varie fasi sono scandite dai progressi interni
dell’utente, in un processo di progressiva consapevolezza del
proprio modo di funzionare. Il counselor determina il passaggio da
una fase all’altra in funzione dei progressi raggiunti dall’utente
4
Nonostante le differenze di orientamento tra i vari modelli esistenti,
la maggior parte degli studiosi considera il processo di Counseling
scandito in una serie di Fasi operative, in genere 3
Quanto più il modello è strutturato in modo preciso, tanto più il
counselor ha un ruolo preminente e attivo nella gestione delle diverse
fasi
5
PRIMA FASE
L’utente che richiede l’intervento di counseling la maggior parte
delle volte non ha chiaro il suo problema, anche se ci ha riflettuto
a lungo
La sua percezione soggettiva, alterata dal personale
coinvolgimento affettivo nella situazione, impedisce un lucido
accesso alla coscienza riflessiva
Si determina, al contrario, un movimento circolare di ruminazione
mentale, che porta a ritornare sempre sugli stessi elementi, con
una percezione delle cose costantemente alterata dalle stesse
convinzioni, nonostante lo sforzo di posizionarsi su punti di vista
diversi 6
PRIMA FASE
Obiettivo: aiutare l’utente a riconoscere e definire il problema
Compito del counselor: adottare un intervento di facilitazione
dell’espressione dell’utente mediante:
Empatia
Accettazione positiva incondizionata
Interesse e attenzione all’utente
Comunicazione efficace
Al fine di comprenderlo autenticamente e creare così i presupposti
per la realizzazione di una buona relazione
7
PRIMA FASE
L’utente si impegna nel tentativo di spiegare il suo problema al
counselor
Ciò implica già un primo sforzo di ordine mentale e
approfondimento, dato dall’osservazione narrativa di sé nel
contesto
È importante che il counselor si limiti a dedicarsi prima di tutto alla
COMPRENSIONE, altrimenti corre il pericolo di formulare
interpretazioni e conclusioni personali e affrettate sulla condizione
dell’utente senza le basi della conoscenza autentica
8
PRIMA FASE
Gli incontri iniziali implicano, dunque, un momento di accoglienza
introduttivo che alimenti la motivazione dell’utente e faciliti la
conoscenza reciproca
Ciò consente al counselor di effettuare una adeguata analisi della
domanda, ovvero una comprensione abbastanza approfondita non
solo dei problemi dell’utente, ma anche dei suoi:
Limiti
Risorse
Motivazioni
Aspettative
Capacità di autoconsapevolezza 9
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che la prima fase
dell’intervento di counseling corrisponde ad un momento
introduttivo che getta le basi per una corretta comprensione
dell’utente e per l’instaurarsi di una efficace relazione clinica
10
Seconda Fase dell’intervento di
Counseling
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Comprendere le caratteristiche della seconda fase dell’intervento
di Counseling
Approfondire i compiti dello psicologo counselor e gli elementi di
cui è indispensabile occuparsi in questa seconda fase
*Nozioni tratte dai testi Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
Di Fabio A., (1999). Counseling – Dalla Teoria all’Applicazione. Giunti
2
Nonostante le differenze di orientamento tra i vari modelli esistenti,
la maggior parte degli studiosi considera il processo di Counseling
scandito in una serie di Fasi operative, in genere 3
Quanto più il modello è strutturato in modo preciso, tanto più il
counselor ha un ruolo preminente e attivo nella gestione delle diverse
fasi
3
SECONDA FASE
Obiettivo: promuovere una ridefinizione del problema, fino ad
arrivare ad una definizione chiara e completa per entrambi
Compito del counselor: proseguire con l’intervento di facilitazione
mediante:
Empatia
Accettazione positiva incondizionata
Interesse e attenzione all’utente
Comunicazione efficace
Al fine di portare avanti un processo di focalizzazione e
chiarificazione per tentativi 4
SECONDA FASE
Il counselor stimola l’utente ad utilizzare la sua coscienza riflessiva
indispensabile per una comprensione piena del problema,
mediante l’utilizzo di riformulazioni
Ciò produce delle incrinature nello schema mentale del soggetto
fino a quando egli non è pronto ad eliminarlo per elaborarne un
altro
Questo lavoro conduce l’utente a considerare il suo problema da
un’angolazione diversa e più esaustiva, concentrandosi sulle reali
complessità della situazione
5
SECONDA FASE
All’interno di questa fase, sarà dunque importante proseguire con
un approfondimento e un monitoraggio:
della consapevolezza del problema da parte dell’utente
delle soluzioni tentate fino a quel momento
delle risorse e delle potenzialità disponibili nel soggetto
Tutto ciò conduce a individuare insieme all’utente alcune opzioni
di scelta tra le diverse possibilità di intervento (considerando
opportunamente anche l’opzione di adottare interventi di altro tipo
rispetto al Counseling, es. psicoterapia, intervento farmacologico
ecc.)
6
SECONDA FASE
Nel caso in cui si giunga ad un accordo su un lavoro congiunto, si
procede con la definizione di un contratto a tempo per la
risoluzione del problema analizzato
A tale proposito, si condividono:
Obiettivi
Tempi
Regole del setting (onorario, ruoli reciproci..)
E si procede alla stesura del consenso informato
7
SECONDA FASE
All’interno di questa fase, gli interventi del counselor saranno volti
anche a sviluppare e rafforzare la fiducia relazionale e l’alleanza
Con un costante monitoraggio volto a valutare:
Il cambiamento ipotizzato
Gli eventuali segnali di empasse su cui intervenire
Le possibili rotture dell’alleanza
Al fine di scongiurare l’abbandono prematuro del processo clinico
da parte dell’utente
8
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che la seconda fase
dell’intervento di counseling è quella che da effettivamente il via
al lavoro congiunto, stabilendo una definizione concordata su
obiettivi e caratteristiche del lavoro clinico e stipulando un vero e
proprio contratto inziale
9
Terza Fase dell’intervento di
Counseling
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Comprendere le caratteristiche della terza fase dell’intervento di
Counseling
Approfondire i compiti dello psicologo counselor e gli elementi di
cui è indispensabile occuparsi in questa terza fase
*Nozioni tratte dai testi Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
Di Fabio A., (1999). Counseling – Dalla Teoria all’Applicazione. Giunti
2
Nonostante le differenze di orientamento tra i vari modelli esistenti,
la maggior parte degli studiosi considera il processo di Counseling
scandito in una serie di Fasi operative, in genere 3
Quanto più il modello è strutturato in modo preciso, tanto più il
counselor ha un ruolo preminente e attivo nella gestione delle diverse
fasi
3
TERZA FASE
Obiettivo: gestire il problema presentato dall’utente
Compito del counselor: proseguire con l’intervento di facilitazione,
al fine di sostenere l’utente nel processo decisionale e nell’azione
di cambiamento, aiutandolo a conservare la piena responsabilità
del processo
Il sostegno dello psicologo counselor ha come obiettivo lo sviluppo
della capacità di autoregolazione affettiva e di autodeterminazione
comportamentale nell’utente
4
TERZA FASE
Dopo aver adeguatamente definito il problema nel corso delle fasi
precedenti, il compito di facilitazione del counselor prevede il
sostegno dell’utente circa:
l’individuazione di un obiettivo concreto
la formulazione delle varie strategie per il conseguimento
dell’obiettivo
la valutazione degli aspetti positivi e negativi associati alle varie
strategie
la scelta dell’opzione più congrua alla situazione
la verifica degli obiettivi prefissati, individuando margini di
miglioramento
5
TERZA FASE
Nell’eventualità in cui il tentativo di raggiungere l’obiettivo ha
condotto ad un insuccesso, risulta fondamentale:
- Analizzare le cause soggettive e contestuali che hanno generato
una non-riuscita
- Ridurre i sentimenti di impotenza, colpa ed incapacità che
potrebbero insorgere nell’utente
- Sottolineare la naturalità del fallimento, in quanto parte del
percorso verso il successo e occasione fondamentale di
apprendimento e miglioramento 6
TERZA FASE
Al termine di questa fase è necessario gestire l’aspetto finale
dell’intervento, ovvero la conclusione della relazione di aiuto
Il counselor ha il compito di guidare un momento molto delicato
dell’intervento, che influenza il modo in cui i cambiamenti avvenuti
nel corso del lavoro di counseling permarranno anche in seguito. È
necessario infatti:
-Verificare nel complesso i risultati raggiunti
- Valutare le strategie di mantenimento dei risultati nel tempo
- Prevenire le eventuali regressioni a modalità di funzionamento
precedenti
7
TERZA FASE
Il lavoro dell’ultimo momento del processo di Counseling sarà
indirizzato a:
Assimilare i cambiamenti e consolidare gli apprendimenti
avvenuti
Esplorare ed elaborare eventuali difficoltà di separazione
Gli elementi che favoriscono una buona separazione riguardano:
Il raggiungimento di un buon grado di soddisfazione rispetto agli
obiettivi iniziali
La possibilità di ripercorrere i progressi fatti e i passaggi evolutivi
del percorso affrontato
Il riconoscimento della ricaduta positiva sulla vita dell’utente a
partire dai successi raggiunti 8
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che l’ultima fase dell’intervento
di Counseling è quella che consente di agire direttamente sul
problema presentato dall’utente, aiutandolo ad adottare una
strategia per fronteggiarlo, fino a condurlo al padroneggiamento
autonomo della situazione, presupposto per la conclusione
dell’intervento
9
Il modello di Carkhuff: dal Pre-Aiuto
al Rispondere
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare uno specifico modello di Intervento di Counseling
Analizzare le prime fasi previste dal modello e l’avvio
dell’intervento
*Nozioni tratte dal testio Calvo V., (2007). Il Colloquio di Counseling - Tecniche di intervento nella relazione di aiuto. Il Mulino
2
Robert Carkhuff (1987) (psicoterapeuta e allievo di Carl Rogers)
Modello di intervento che integra:
• elementi degli approcci orientati all’insight
(Scuola Rogersiana) consapevolezza
• elementi degli approcci orientati all’azione
(Approcci Cognitivo-Comportamentali) senso pratico
3
Compito principale del Counselor (Carkhuff):
1. Costruire una relazione di ascolto e accoglienza fondata su :
- Autenticità (essere se stessi)
- Accettazione positiva incondizionata
- Comprensione empatica
2. Inserire nella relazione interventi maggiormente attivi e
propositivi per la gestione del processo di cambiamento
Ciò rende il modello di Carkhuff un Modello Operativo (skill model),
ovvero centrato sulle abilità, della relazione di aiuto
4
Modello Operativo di Carkhuff = atteggiamento primario non direttivo,
MA approccio orientato all’azione
È un Counseling consequenziale che prevede:
1. Una fase di preparazione, definita di Pre-Aiuto
2. Tre fasi da percorrere in successione
Ciascuna Fase è caratterizzata da:
• un Compito da assolvere o Obiettivo
• Specifiche Abilità che il counselor deve mettere in campo (“fattore
personale”)
Il rischio è quello di applicare rigidamente modello e tecniche, non
tenendo adeguatamente in considerazione le caratteristiche di
unicità di ciascun utente e di ciascuna situazione
Fase di PRE-AIUTO
Compito del counselor = Prestare Attenzione all’utente
Sollecita nell’utente una reazione di Coinvolgimento nel processo
di aiuto
+ attenzione + coinvolgimento + efficacia delle fasi successive
Punto di partenza fondamentale, affinchè l’utente si senta disposto a
comunicare e condividere esperienze personali e difficoltà con il
counselor
6
Fase di PRE-AIUTO
La capacità di ascolto assoluto e di attenzione totale del counselor
dipendono da un preliminare lavoro di preparazione:
1. Del contesto (stanza, mobilio, oggetti)
2. Dell’utente (informazioni, incoraggiamento)
3. Del counselor (recupero delle informazioni sull’utente, focus su
obiettivi specifici di quella situazione, tempo di decompressione)
Tutto ciò predispone ad un adeguato coinvolgimento dell’utente e a
procedere esplorando i motivi che lo hanno condotto in
cosultazione
7
Fase I RISPONDERE – FACILITARE L’ESPLORAZIONE
È la prima vera e propria fase dell’intervento
Compito del counselor = Rispondere all’utente entrare nello
schema di riferimento del soggetto comunicargli reale
comprensione delle sue esperienze, utilizzando empatia, rispetto,
calore umano ma anche concretezza e specificità
Di conseguenza l’utente attiva l’insight e cioè l’esplorare se stesso
e la propria situazione
Utilizzo di tecniche che favoriscono la Riformulazione per aiutare
l’utente ad esplorare a fondo i vissuti e le difficoltà che lo
caratterizzano e giungere allo sviluppo di nuove consapevolezze
Fase I RISPONDERE – FACILITARE L’ESPLORAZIONE
L’abilità del Rispondere da parte del counselor include diversi livelli:
1. Rispondere al contenuto il counselor risponde all’utente sul
significato di ciò che ha espresso, riflettendo su quanto
comunicato e riformulandolo in altre parole
2. Rispondere al sentimento il counselor riflette sul modo in cui
in quel momento si sente l’utente
3. Rispondere al significato il counselor coglie e risponde sul
significato complessivo dedotto dall’insieme di contenuti e
sentimenti
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che i primi momenti
dell’intervento di Counseling così come formulato da Carkhuff
facilitano l’esplorazione dell’utente e aiutano a mettere a fuoco la
situazione di difficoltà attuale che lo riguarda, cioè “dove si trova”
l’utente al momento della richiesta di aiuto
10
Il modello di Carkhuff: dal
Personalizzare all’Iniziare
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare uno specifico modello di Intervento di Counseling
Analizzare le fasi che compongono lo stadio centrale
dell’intervento e la sua conclusione
*Nozioni tratte dal testio Calvo V., (2007). Il Colloquio di Counseling - Tecniche di intervento nella relazione di aiuto. Il Mulino
2
Fase II PERSONALIZZARE – FACILITARE
L’AUTOCOMPRENSIONE
Compito del counselor = Personalizzare le esperienze dell’utente
mediante modalità di riformulazione sempre più specifiche
adattare le comunicazioni alle caratteristiche del soggetto
Di conseguenza:
• nell’utente aumenta la comprensione di sé e il senso di controllo
sulla sua situazione
• si va oltre l’esplorazione della difficoltà attuale e si approfondiscono
gli obiettivi dell’utente “dove vorrebbe o dovrebbe essere”
Fase II PERSONALIZZARE – FACILITARE
L’AUTOCOMPRENSIONE
Questa fase si compone di diversi passaggi sequenziali:
1. Il counselor riformula le comunicazioni dell’utente, senza
aggiungere nulla, ma riflettendo correttamente significati e
sentimenti espressi dal soggetto.
Ciò consente la creazione di una base intercambiabile, ovvero
una base di intesa, fatta di alleanza e collaborazione reciproca.
2. Quando l’utente comincia a intraprendere l’autoesplorazione in
modo autonomo, è possibile avviare il vero e proprio lavoro di
personalizzare, con una precisa sequenza di compiti
Fase II PERSONALIZZARE – FACILITARE
L’AUTOCOMPRENSIONE
1. Personalizzare il significato
Aiutare l’utente a riflettere sulle sue esperienze e a notare le ragioni
che le rendono significative
Andare al di là del significato espresso dall’utente e aiutarlo a
comprendere come mai l’esperienza che sta vivendo è importante
considerazioni in terza persona interiorizzare il
significato in termini personali
Fase II PERSONALIZZARE – FACILITARE
L’AUTOCOMPRENSIONE
1. Personalizzare il significato
Si passa da una Riformulazione che mette in connessione il
significato e il contenuto
“Sei triste perché gli altri non ti cercano”
A una Rformulazione che sottolinea la dimensione soggettiva del
contenuto
“Sei triste perché tu ti senti solo”
Fase II PERSONALIZZARE – FACILITARE
L’AUTOCOMPRENSIONE
2. Personalizzare il problema
Aiutare l’utente a comprendere più a fondo i suoi personali deficit e
rispondere alla domanda:
“Che cosa c’è nell’utente che contribuisce a creare e mantenere i
suoi problemi?”
Concettualizzare il deficit: aiutare l’utente a identificare e chiarire
ciò che non è in grado di fare, la sua “carenza”
Interiorizzare il deficit: aiutare l’utente ad esprimere in termini
personali e in prima persona le sue carenze (“ti senti…perché non
riesci a…”) responsabilizzazione (che ruolo svolge l’utente nella
difficoltà presentata?)
Fase II PERSONALIZZARE – FACILITARE
L’AUTOCOMPRENSIONE
2. Personalizzare il problema
Concretizzare il deficit: aiutare l’utente a esprimere le sue carenze
in termini concreti, semplici e non astratti è utile a definire un
obiettivo realizzabile e può essere fatto riflettendo sulla domanda
“come possiamo osservare o misurare questo deficit?”
Personalizzare i sentimenti: riformulare stati d’animo e vissuti
negativi che emergono via via che l’utente inizia a comprendere il
proprio ruolo nella difficoltà presentata aiuta a evitare il pericolo di
diminuzione dell’autostima e perdita di fiducia in se stessi in una fase
in cui non è ancora possibile intravedere soluzioni
Fase II PERSONALIZZARE – FACILITARE
L’AUTOCOMPRENSIONE
3. Personalizzare gli obiettivi
Aiutare l’utente a definire gli obiettivi e a comprendere “dove desidera
arrivare”
Concettualizzare le risorse: aiutare l’utente a identificare e chiarire
l’obiettivo, ovvero la risorsa personale da sviluppare, ragionando per
deduzione sul problema individuato in precedenza comportamnto
opposto a quello problematico (Es. carenza = soggetto poco attivo
obiettivo = essere una persona che ha iniziativa)
Interiorizzare le risorse: aiutare l’utente ad esprimere in termini
personali e in prima persona le sue risorse
Fase II PERSONALIZZARE – FACILITARE
L’AUTOCOMPRENSIONE
3. Personalizzare gli obiettivi
Aiutare l’utente a definire gli obiettivi e a comprendere “dove desidera
arrivare”
Concretizzare le risorse: aiutare l’utente a esprimere in termini
concreti, semplici e non astratti i comportamenti da raggiungere,
delineando nello specifico le risorse personali a cui tendere
Personalizzare i sentimenti: riformulare stati d’animo e vissuti, in
genere positivi, che emergono via via che l’utente definisce le sue
risorse
Fase III INIZIARE – FACILITARE L’AZIONE
Compito del counselor = Iniziare promuovere l’azione dell’utente e
spronare la sua iniziativa nel raggiungimento degli obiettivi
1. Definire gli obiettivi
Definire con chiarezza l’obiettivo e gli elementi indispensabili per
raggiungerlo, rispondendo a sei domande critiche:
•Chi e che cosa è coinvolto?
•Cosa deve essere fatto?
•Come deve essere realizzato l’obiettivo?
•Perché deve essere realizzato l’obiettivo?
•Quando avrà luogo l’attività?
•Dove avrà luogo l’attività?
Individuare criteri o standard per verificare il raggiungimento
dell’obiettivo
Fase III INIZIARE – FACILITARE L’AZIONE
2. Elaborare programmi
Aiutare l’utente a elaborare programmi di azione, definendo con
precisione i passi da seguire
•Individuare i passi mediante la suddivisione degli obiettivi in ulteriori
obiettivi intermedi
•Individuare un primo passo, che è la prima azione che avvia in
direzione dell’obiettivo
•Individuare un ultimo passo, che comporta il raggiungimento
dell’obiettivo
•Individuare i passi intermedi tra i due
Il counselor sostiene l’utente nella pianificazione verbalizzando i
passi una volta da lui definiti “Il suo primo passo da compiere è…”
Fase III INIZIARE – FACILITARE L’AZIONE
3. Fissare le scadenze e individuare i rinforzi
Aiutare l’utente a definire i tempi di realizzazione di ciascun passo del
programma
•Individuare i tempi di inizio del programma
•Individuare il tempo di fine, ovvero il tempo entro cui si vuole
raggiungere l’obiettivo
•Individuare i tempi di realizzazione dei passi intermedi
Aiutare l’utente a individuare i rinforzi che lo incoraggino e
sostengano
Individuare delle ricompense personali con le quali premiare il
completamento di ciascun passo
Fase III INIZIARE – FACILITARE L’AZIONE
4. Individualizzare i passi
Verificare che i passi individuati dall’utente siano in sintonia con il suo
modo di sentire sentire un attento ascolto e riformulazione può
condurre anche ad un cambiamento del programma e ad un migliore
adattamento alle caratteristiche di quell’individuo nello specifico
Si passa quindi all’implementazione = messa in pratica del
programma:
•Ultimo riesame
•Messa alla prova, esercitazioni per l’utente nel realizzare i passi del
programma
•Correzione, eliminazione delle imperfezioni evinte nella revisione e
prova
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che l’intervento di Counseling
così come formulato da Carkhuff tiene in grande considerazione
l’individualità di ciascun utente e a tal proposito prevede un
attento lavoro di ascolto e confronto con lo schema di riferimento
del soggetto
15
Il modello di Egan: dai Problemi agli
Obiettivi
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare uno specifico modello di Intervento di Counseling
Analizzare le prime fasi previste dal modello e l’avvio
dell’intervento
*Nozioni tratte dal testio Calvo V., (2007). Il Colloquio di Counseling - Tecniche di intervento nella relazione di aiuto. Il Mulino
2
Gerald Egan (2002)
Modello focalizzato sulla ricerca sistematica e organizzata di soluzioni
realizzabili per la risoluzione dei problemi dell’utente (mantenendo la
centralità della relazione, dell’ascolto empatico e della facilitazione)
Tutti i modelli di counseling aiutano l’utente a porsi quattro interrogativi:
1. Che cosa succede?
2. Che cosa voglio o si cosa ho bisogno?
3. Che cosa devo fare per raggiungere quello che voglio o quello di
cui ho bisogno?
4. Come posso ottenere dei risultati?
3 Stadi Logici + 1 Stadio finale di implementazione
Stadio I : identificazione ed elaborazione dei problemi dell’utente
Stadio II : definizione degli obiettivi da raggiungere
Stadio III : definizione di strategie e piani per raggiungere gli obiettivi
Fase finale : traduzione in azione delle strategie e dei piani di
cambiamento
Ogni stadio presenta:
- 3 aree su cui lavorare
- Specifici compiti da assolvere
- Necessaria flessibilità per adattare fasi e elementi alle specificità
del caso (nella pratica i compiti previsti per ogni stadio sono
difficilmente distinguibili così come sono pensati a livello teorico)
Il modello deve consentire l’elasticità necessaria ma al contempo
deve rappresentare per il counselor una mappa che lo aiuti a capire
in qualsiasi momento in che punto si trova nell’intervento
Stadio I Identificare ed esplorare i problemi e le opportunità
È la fase di assessment, in cui si cerca di comprendere cosa non
funziona nella vita dell’utente, quali opportunità non vengono colte,
quasi risorse restano inutilizzate
Aiuta l’utente a:
- Comprendere se stesso
- Riflettere su cosa sta accadendo nella sua vita
- Individuare elementi trascurati e dargli il giusto significato
Assessment non come valutazione MA come modalità di
approfondimento reciproco, tramite mutuo scambio dialogico
Stadio I Identificare ed esplorare i problemi e le opportunità
Passo I-A Aiutare gli utenti a raccontare la loro storia in termini di
situazioni problematiche e risorse
Compito del counselor:
Stabilire una relazione adeguata con il soggetto, mediante un
atteggiamento di ascolto, empatia e facilitazione, di modo da
incoraggiarlo al racconto e al chiarimento di temi chiave e orientarlo
verso una maggiore concretezza (tracciando il problema presentato in
termini di esperienze, comportamenti e sentimenti specifici)
Comprendere e valutare la gravità dei problemi dell’utente.
Se sovrastimati ampliare la prospettiva e discernere tra diversi gradi
di severità
Se sottostimati considerare i limiti del counseling e vagliare un invio
Stadio I Identificare ed esplorare i problemi e le opportunità
Passo I-A Aiutare gli utenti a raccontare la loro storia in termini di
situazioni problematiche e risorse
Nell’approfondire la situazione problematica presentata è importante
gestire la narrazione del passato in modo utile e produttivo. La
narrazione della storia:
• deve essere uno strumento volto a chiarificare esperienze,
comportamenti e sentimenti attuali dell’utente
• non dovrebbe diventare il focus principale del colloquio, in quanto
l’obiettivo non è individuare le cause della condizione attuale
• serve a dare senso al presente in una relazione di aiuto che è rivolta al
futuro
Attenzione all’emersione nel racconto di risorse a disposizione
dell’utente e spesso inutilizzate (mattoni con cui costruire il cambiamento)
Stadio I Identificare ed esplorare i problemi e le opportunità
Passo I-B Aiutare gli utenti a identificare i propri “punti ciechi” e a
modificarli
Compito del counselor:
Dopo aver instaurato una buona relazione anche grazie ad una
congruenza comunicativa, il counselor mette in discussione il
soggetto (challenging) generando una discrepanza
Individuazione di punti ciechi (blind spots), ovvero aspetti
disfunzionali inconsapevoli nel comportamento o modo di pensare
dell’utente
Ciò promuove il cambiamento e la trasformazione in comportamenti
e pensieri più adattivi e funzionali
Punti di debolezza opportunità
Stadio I Identificare ed esplorare i problemi e le opportunità
Passo I-C Aiutare gli utenti a focalizzarsi su temi e questioni rilevanti
Compito del counselor: concentrare e indirizzare il lavoro di
discussione sugli aspetti più importanti e urgenti, limitandò così lo
spreco di energie, tempo e risorse
Individuazione di una scala di priorità con cui procedere,
incominciando a seconda della situazione dal lavoro:
-Sulla gestione della crisi in atto
-Sul problema attuale che sembra causare maggiore sofferenza
-Sull’individuazione di settori di intervento più ristretti nel caso di
una problematica ampia e indefinita
Quale questione, se affrontata e risolta , produrrebbe una sostanziale
differenza nella mia vita?
Stadio II Definire gli obiettivi
Identificare, scegliere e definire gli obiettivi da raggiungere
Passo II-A Aiutare gli utenti a immaginare nuove possibilità per
migliorare il proprio futuro
Passaggio da una relazione centrata sull’esplorazione dei problemi a
una modalità più aperta e orientata al pensiero creativo e divergente
Tecnica di brainstorming:
• l’utente è incoraggiato a sospendere il giudizio e la valutazione critica
• l’utente è stimolato a immaginare più idee possibile, non
preoccupandosi della qualità, ma solo della quantità
• l’utente è spinto a lasciarsi andare e a sviluppare anche idee fuori dal
comune
Il counselor stimola l’utente a rispondere a due interrogativi e cioè “che
cosa voglio?” e “di che cosa ho bisogno”
Stadio II Definire gli obiettivi
Identificare, scegliere e definire gli obiettivi da raggiungere
Passo II-B Aiutare gli utenti a dare forma ai loro obiettivi
Scegliere alcuni obiettivi e trasformarli in un programma concreto di
cambiamento, ovvero in scelte da compiere e ritradurli in termini di
risultato da raggiungere
Esempio:
Obiettivo migliorare la propria forma fisica
Scelte da compiere iniziare a praticare la corsa con regolarità
Risultato da raggiungere entro due mesi, aver corso almeno due volte a
settimana
Compito del counselor: guidare l’utente verso una corretta definizione
pratica degli obiettivi
Un Obiettivo ben definito è realistico, prudente, sostenibile, stimolante e
realizzabile in un arco di tempo definito
Stadio II Definire gli obiettivi
Identificare, scegliere e definire gli obiettivi da raggiungere
Passo II-C Aiutare gli utenti ad impegnarsi nei loro obiettivi
Il counselor aiuta l’utente (in maniera trasversale a tutto l’intervento) a
riflettere sulla sua motivazione a raggiungere gli obiettivi
Può essere utile stimolare la sua riflessione con interrogativi come:
- Vale la pena raggiungere questo obiettivo?
- Voglio realmente investire le mie risorse nel raggiungimento di queso
obiettivo?
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che, sin dalle prime fasi, il
modello di intervento di Egan fornisce delle linee guida ben
strutturate che però il counselor deve essere in grado di
utilizzare con flessibilità tenendo conto di ciascuna specifica
situazione
13
Il modello di Egan: dalle Strategie
all’Implementazione
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare uno specifico modello di Intervento di Counseling
Analizzare le fasi centrali previste dal modello e la conclusione
dell’intervento
*Nozioni tratte dal testio Calvo V., (2007). Il Colloquio di Counseling - Tecniche di intervento nella relazione di aiuto. Il Mulino
2
Stadio III Sviluppare strategie per raggiungere gli obiettivi
prestabiliti
Compito del counselor: aiutare gli utenti a pianificare le azioni e le
strategie volte a raggiungere gli obiettivi, aiutarli cioè a pianificare il
cambiamento
Passo III-A Aiutare gli utenti a ideare strategie possibili per
raggiungere gli obiettivi
Discussione e approfondimento di temi che possono scaturire da vari
interrogativi:
-Adesso che so cosa voglio, cosa devo fare?
-Quali sono le diverse strade per raggiungere la mia destinazione?
-Da dove posso iniziare?
Tecnica del brainstorming per stimolare creatività nell’ideare strategie
Stadio III Sviluppare strategie per raggiungere gli obiettivi
prestabiliti
Passo III-B Aiutare gli utenti a scegliere le strategie più adatte
Fra le varie strategie ideate, selezionare quelle più adatte alle
caratteristiche e risorse dell’utente. Preferire strategie:
-Specifiche
-Robuste, ovvero che aiutano a sfruttare le risorse dell’utente
-Realistiche, ovvero realizzabili e controllabili dagli utenti, potendo
considerare a priori eventuali ostacoli e difficoltà
-In linea con il sistema di valori dell’utente
Il counselor può guidare il soggetto nell’effettuare un bilancio,
individuando pro e contro di ciascuna strategia singolarmente
Stadio III Sviluppare strategie per raggiungere gli obiettivi
prestabiliti
Passo III-C Aiutare gli utenti a formulare dei piani che possano
essere messi in pratica
Dopo aver identificato e scelto le strategie per raggiungere gli
obiettivi, è necessario organizzarle in piani, che aiutano a identificare:
la sequenza di passi da compiere
l’ordine in base al quale compierli
i tempi necessari alla realizzazione di ciascun passo e del piano
“Che cosa devo fare per prima cosa, poi per seconda e poi per
terza?”
Stadio III Sviluppare strategie per raggiungere gli obiettivi
prestabiliti
Passo III-C Aiutare gli utenti a formulare dei piani che possano
essere messi in pratica
Definire un piano adatto alle specifiche esigenze di un utente può
essere vantaggioso per diversi motivi:
- Consente all’utente di sviluppare la disciplina necessaria al
cambiamento
-Aiuta l’utente a non sentirsi sopraffatto dal compito nel complesso,
perché può pensarlo per piccoli passi
-Stimola a ricercare altre strategie anche più efficaci
-Offre l’opportunità di valutare in itinere l’adeguatezza degli obiettivi e
rende l’utente maggiormente consapevole delle proprie risorse
-Aiuta a prevedere i possibili ostacoli che potrebbero presentarsi
Fase di implementazione
Se il lavoro relativo alle fasi precedenti :
- è stato adattato flessibilmente al caso, ponendo un’adeguata
attenzione alla specificità del singolo utente
- è stato svolto all’interno di una solida relazione caratterizzata da
alleanza e comprensione
sarà possibile un solido passaggio alla fase successiva che prevede
la traduzione in pratica delle decisioni prese negli stadi precedenti
È una implementazione, ovvero un passaggio all’azione
Fase di implementazione
Il compito del counselor a questo livello è molteplice:
•Aiuta l’utente a sviluppare tattiche personali per adattare il piano di
azione alla sua situazione
•Limita le eventuali azioni imprudenti e impulsive di alcuni tipi di utenti
•Modula la tendenza a procrastinare, tipica di altri utenti, aiutandoli a
comprendere le ragioni profonde di tale atteggiamento
•Assiste gli utenti nell’identificazione di ulteriori incentivi per sostenere
il cambiamento
•Sostiene e motiva gli utenti che commettono errori o vanno incontro
a battute di arresto, incentivando la loro capacità di recupero e
lavorando sul loro sostegno sociale, abilità cognitive e risorse
psicologiche
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che, per tutta la durata
dell’intervento di counseling, così come proposto dal modello di
intervento di Egan, il counselor deve coniugare l’impiego di una
sequenza di fasi strutturate e l’adozione di un atteggiamento
inevitabilmente flessibile nel metterle in campo nella pratica di
ciascun utente