Modulo III: Il colloquio di Counseling
Presentazione
[Link] Valentina Santopietro
OBIETTIVI DEL MODULO
Offrire conoscenze riguardo le caratteristiche e le fasi del
Colloquio di Counseling
Dotare di competenze nel definire gli elementi che sostanziano
ciascuna comunicazione che entrano in campo anche all’interno di
un colloquio di Counseling
2
CONTENUTO DEL MODULO
- La Comunicazione
- Competenze Comunicative
- Comunicazione Non direttiva e Colloquio
- Il Setting
- Fase Iniziale del colloquio
- Fase Centrale del colloquio
- Fase Finale del colloquio
3
RISULTATI ATTESI DEL MODULO
Acquisire lenti nuove nel considerare scambi comunicativi in
contesti quotidiani e clinici
Orientarsi sui principali elementi di cui è necessario occuparsi in
quanto sostanziano il Colloquio di Counseling
4
La Comunicazione
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare le caratteristiche della comunicazione umana,
presupposto imprescindibile di un colloquio
Integrare modi nuovi di pensare agli effetti di una comunicazione
*Nozioni tratte dai testi Di Fabio A., (1999). Counseling – Dalla Teoria all’Applicazione. Giunti
Watzlawick P., Beavin J., H., Jackson D., D., (1967). Pragmatica della Comunicazione Umana. Norton
2
COMUNICAZIONE
Scambio di informazioni tra due o più entità, la cui proprietà è
quella di emettere e ricevere segnali all’interno di un processo
interattivo caratterizzato da un meccanismo di feedback o
retroazione
Emittente
Codifica
Messaggio
Canale
Decodifica
Ricevente
3
Il processo di Comunicazione riguarda tutti gli organismi viventi
(umani, animali, vegetali)
La Comunicazione interpersonale si distingue per due
caratteristiche:
Intenzionalità : consapevolezza indispensabile all’emittente per
codificare il messaggio e al ricevente per decodificarlo
Processualità : non è un fenomeno statico, ma un processo che
richiede la partecipazione attiva di più soggetti sociali
4
Pragmatica
Disciplina che studia gli effetti pratici
della comunicazione sul
comportamento delle persone
Comunicazione studiata come un
sistema aperto che si fonda sullo
scambio di messaggi tra esseri
umani in un determinato contesto
5 Assiomi della Comunicazione Umana
5
1. Non si può non comunicare
Tutto il comportamento è comunicazione
Non esiste un non comportamento
Perfino il silenzio è un messaggio comunicativo
Il tentativo di non
comunicare è esso
stesso un messaggio
comunicativo
6
2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di
relazione, in modo che il secondo classifica il primo, ed è quindi
metacomunicazione
Ogni atto comunicativo si compone di:
Un aspetto di notizia: Un aspetto di comando:
Contenuto Imposizione di un
dell’informazione comportamento diverso a
seconda della relazione
esistente tra le due persone
“Fai Attenzione” minaccia, raccomandazione, ordine…
7
Ogni volta che gli individui comunicano all’interno di una relazione,
definiscono la relazione e definiscono se stessi nella relazione
Es. P dà la definizione di se stesso ad O
CONFERMA : O accetta o conferma la definizione che P ha dato
di sé (sviluppo e stabilità mentale) “Hai ragione”
RIFIUTO : O rifiuta la definizione che P ha dato di sé (può essere
positivo e presuppone sempre il riconoscimento di P) “Hai torto”
DISCONFERMA : O nega la realtà di P come emittente di tale
definizione “Tu non esisti”
8
3. La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle
sequenze di comunicazione tra i comunicanti
Punteggiare gli eventi = identificare le sequenze di chi parla e chi
ascolta all’interno di una interazione
La punteggiatura della relazione consente di cogliere (anche se solo
in modo relativo) il rapporto di causa - effetto che si stabilisce nella
relazione
Es. La nazione A si arma perché si sente minacciata dalla nazione B
(cioè A giudica il proprio comportamento come l’effetto del
comportamento di B), mentre la nazione B sostiene che gli
armamenti di A sono la causa delle proprie misure difensive
9
Tendenza a interpretare una comunicazione a partire dalla propria
personale visione del mondo
Es. Una persona che agisce in base alla premessa “Non piaccio a
nessuno” si comporterà in modo sospettoso, difensivo o aggressivo,
ed è probabile che gli altri reagiscano con antipatia al suo
comportamento, confermando la premessa da cui il soggetto era
partito.
Circoli viziosi che non si possono infrangere, a meno che la
comunicazione diventi l’oggetto della comunicazione
(metacomunicazione)
Altrimenti Profezia che si autoavvera
10
4. Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che
con quello analogico
Linguaggio Numerico Linguaggio Analogico
È il linguaggio verbale; utilizza È il linguaggio non verbale;
parole, cioè segni arbitrari dovuti utilizza gesti, espressioni del viso,
ad una convenzione sul significato inflessioni della voce, sequenza,
ad essi attribuito ritmo e cadenza delle parole
• strumento privilegiato per
trasmettere dei contenuti •Trasmette soprattutto significati
• manca però di significati importanti inerenti la relazione
importanti per l’aspetto della tra i comunicanti
relazione 11
5. Tutti gli scambi comunicativi sono simmetrici o complementari,
a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza
Interazione Simmetrica
Interazione Complementare
Il comportamento di un
Caratterizzata dalla differenza di
comunicante tende a rispecchiare
posizione assunta dai comunicanti
quello dell’altro
I comunicanti non sono
comunicazioni tra pari grado:
sullo stesso piano: es. madre
es. marito e moglie, amici,
e figlio, dipendente e datore di
fratelli
lavoro
COMUNICAZIONE EFFICACE
Presupposti alla comunicazione efficace:
• maturità personale che consenta al soggetto la consapevolezza
piena di ciò che sperimenta sul piano cognitivo, comportamentale e
affettivo
• capacità di monitorare gli elementi verbali e non verbali dei
messaggi propri e altrui
• capacità di osservazione psicologica, astensione da giudizi e
pregiudizi e ascolto comprensivo
• attenzione costante a ciò che l’interlocutore esprime sia nei
confronti di se stesso che della relazione e della situazione
comunicativa 13
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che gli assiomi della
Comunicazione umana consentono di analizzare puntualmente
quanto l’atto del comunicare comporti sempre un invio di
informazioni a più livelli
14
Competenze Comunicative
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare gli elementi che sollecitano lo sviluppo di una buona
competenza comunicativa
Individuare i principali stili comunicativi che indicano la
personalità di ciascuno e guidano l’interazione
*Nozioni tratte dai testi Di Fabio A., (1999). Counseling – Dalla Teoria all’Applicazione. Giunti
2
COMPETENZA COMUNICATIVA
Capacità di relazionarsi con gli altri
Fattori che facilitano lo sviluppo di una buona competenza
comunicativa:
Capacità cognitiva, volta a interpretare e dare senso ai
comportamenti
Empatia, intesa come capacità espressiva, flessibilità, facilità di
rapporto
Assunzione di ruolo e controllo del rapporto comunicazionale, legata
alla capacità di condurre, sostenere e indirizzare l’interazione
Dagli studi condotti nell’ambito delle scienze umane:
STILI COMUNICATIVI
Modelli di interazione comunicativa dati da associazioni comunicative
ricorrenti, che risultano associati con stabilità alla persona
La modalità di comunicazione di un individuo:
•Determina la sua identità personale
•Influenza il modo in cui è visto dagli altri
4
Nell’ambito della comunicazione interpersonale, lo stile è (De
Cataldo Neuburger e Gulotta, 1991) :
• osservabile
• composito, ovvero più stili si combinano tra loro determinando una
precisa risultanza
• interrelato, cioè composto da diverse variabili tra loro dipendenti
• variabile, cioè si possono determinare delle variazioni nel
comportamento comunicativo della persona ma alcuni elementi dello
stile tendono a rimanere invariati
5
McKay, Davis e Fanning (1995) individuano tre stili comunicativi
fondamentali:
1. Stile AGGRESSIVO
Modalità comunicativa su cui si fonda il comportamento aggressivo,
che prevede:
la prevaricazione dell’altro
la definizione dei propri sentimenti, pensieri e desideri come gli
unici realmente importanti
l’invasione dello spazio altrui senza considerarne diritti e
sentimenti
Tendenza a dare ordini e comandi, minacciare, giudicare, criticare,
ridicolizzare, umiliare
6
1. Stile AGGRESSIVO
È volto all’attacco anche tramite ironie pungenti elicita nell’altro
senso di colpa e umiliazione
Impiego di avverbi drastici come “sempre” e “mai” e del “Tu”
all’inizio della frase
Atteggiamento di superiorità e sicurezza di essere nel giusto
Silenzio oppositivo Ironia pungente Ira e violenza
comunicativa
Non Verbale: plateali
• Sguardo fisso sull’oggetto dell’aggressione
• Mimica rigida con mascella serrata
• Postura solida e corpo in tensione
• Distanza interpersonale si riduce minacciosamente
7
McKay, Davis e Fanning (1995) individuano tre stili comunicativi
fondamentali:
2. Stile PASSIVO
Non prevede un’esplicitazione diretta dei propri pensieri, sentimenti e
desideri
A volte c’è un tentativo diretto di reprimerli e trattenerli
Considera i propri bisogni in posizione subordinata rispetto a quelli
altrui tendenza all’ascolto dell’altro maggiore della media
Parla di sé con un continuo ridimensionamento
8
2. Stile PASSIVO
Atteggiamento passivo:
Non fa richieste agli altri
Di fronte a richieste scomode da parte degli altri tende ad
acconsentire o a evitare il rifiuto adoperando scuse
Non Verbale:
• Sguardo basso ed evitante
• Postura curva che ricerca appoggio esterno
• Mimica tendente a sorriso più della media
• Tonalità della voce bassa, flebile e non sicura
• Eloquio caratterizzato da pause e divagazioni
9
McKay, Davis e Fanning (1995) individuano tre stili comunicativi
fondamentali:
3. Stile ASSERTIVO
Prevede l’espressione e l’affermazione diretta di sensazioni, pensieri e
bisogni
Senza ignorare o sopraffare sensazioni, pensieri o bisogni altrui
Atteggiamento di negoziazione e compromesso non implica la
dimenticanza di ciò che è importante per sè
Ascolto degli altri non esclude ascolto personale di se stessi
Protagonista consapevole e non prevaricante 10
3. Stile ASSERTIVO
Atteggiamento assertivo:
E’ capace di formulare richieste precise
E’ capace anche di esprimere il rifiuto
Porta a ricorrere al messaggio “Io provo...” in luogo di “Tu sei …”
Induce il soggetto ad essere percepito come autentico e
rassicurante
Non Verbale:
• Sguardo reciproco
• Postura eretta, solida ed equilibrata
• Mimica comunica apertura e disponibilità 11
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che le competenze cognitive e
gli stili comunicativi possono manifestarsi con diverse modalità,
ma è possibile potenziarli e migliorarli
12
Comunicazione Non Direttiva e
Colloquio
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare le caratteristiche della comunicazione non direttiva e la
sua applicazione all’interno del colloquio di counseling
Individuare gli aspetti di tale approccio che facilitano
l’espressione dell’utente
*Nozioni tratte dai testi Calvo V., (2007). Il Colloquio di Counseling - Tecniche di intervento nella relazione di aiuto. Il Mulino
Di Fabio A., (1999). Counseling – Dalla Teoria all’Applicazione. Giunti
2
COLLOQUIO NON DIRETTIVO
Stile di conduzione del colloquio in cui al soggetto con cui
si comunica si lascia la massima libertà di esprimere
senza interferenze il proprio punto di vista, scegliendo gli
argomenti da trattare e la direzione del dialogo
Le modalità direttive (interpretazioni, domande, richieste,
forzature…) tendono ad accrescere le difese dell’utente e a
determinare una distorsione indotta nella sua comunicazione
3
ELEMENTI del colloquio non direttivo
1. Assenza di direttività
Atteggiamento del counselor volto a:
• aiutare l’utente a sviluppare autonomamente il suo punto di vista
• non interferire nella scelta degli argomenti da trattare e
approfondire
• ascoltare e comprendere il punto di vista dell’utente
4
ELEMENTI del colloquio non direttivo
No atteggiamento passivo di laissez faire
Rispettare l’espressione del cliente ≠ non interrompere mai la sua
esposizione
Passività e indifferenza = percezione di rifiuto da parte dell’utente
Il colloquio deve essere condotto dal counselor MA con
un intervento intenzionale di facilitazione dell’espressione
del cliente
5
ELEMENTI del colloquio non direttivo
La parte ATTIVA si esplica nell’atteggiamento di comprensione
empatica
Il counselor usa attivamente l’ascolto dell’altro e di se stesso, per
cogliere il modo in cui risuona alle comunicazioni dell’utente e
comprenderlo a fondo
“sentire il mondo personale dell’altro come se fosse il nostro senza
mai perdere la qualità del come se […] sentire l’ira, la paura, il
turbamento del cliente come se fossero i nostri, senza però
aggiungervi la nostra ira, la nostra paura, il nostro turbamento”
(Rogers, 1942)
6
COLLOQUIO NON DIRETTIVO
Empatia del counselor
Insight del counselor Competenze di
Ascolto Attivo
Comprensione profonda del messaggio del counselor
comunicato dall’utente
Insight dell’utente
7
ELEMENTI del colloquio non direttivo
2. Riformulazione
Strumento usato per:
• partecipare all’esperienza dell’utente
• tentare di comprendere quanto vissuto dall’altro
• tradurre in parole l’esperienza manifestata o espressa dall’utente
NON è interpretazione, perché si limita a cogliere e chiarire all’altro
elementi già presenti nel suo campo esperienziale, ma non aggiunge
dati rispetto a quelli che l’utente ha già fornito
8
Facilitare l’espressione dell’utente, dunque, equivale a :
• creare di volta in volta le condizioni interpersonali che meglio si
adattano alle caratteristiche del discorso del soggetto
• sostenere e incoraggiare il discorso
• focalizzare opportunamente l’attenzione dell’utente (per aiutarlo a
non smarrirsi e a non essere sopraffatto da emozioni troppo
spiacevoli)
9
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che nell’intervento di
Counseling che impiega uno stile di comunicazione non direttivo
il counselor non è uno spettatore passivo di quello che accade
all’utente, bensì un facilitatore attivo della sua espressione e
comprensione
10
Il Setting
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare la cornice spazio-temporale che riguarda un colloquio
psicologico di counseling
Individuare gli aspetti di cui tenere particolare considerazione al
fine di favorire lo sviluppo di una relazione di aiuto funzionale
*Nozioni tratte dal testo Calvo V., (2007). Il Colloquio di Counseling - Tecniche di intervento nella relazione di aiuto. Il Mulino
Etchegoyen R., H., (1990). I Fondamenti della Tecnica Psicoanalitica. Astrolabio
2
SETTING
Dall’inglese to set = disporre, impostare (rendere un ambiente adatto
allo svolgimento di un colloquio)
Il Setting di un colloquio è lo scenario spazio – temporale in cui si
svolge la relazione di aiuto
Esterno
Interno
Caratteristiche di
Assetto interno dell’operatore
strutturazione esterna
volto ad instaurare una
del colloquio (luogo
relazione di aiuto
fisico, durata…)
3
SETTING
Necessita di regole rigorose ma non rigide
Che definiscano una cornice idonea allo strutturarsi di una relazione
di aiuto
Che assicurino:
•Contenimento
•Privacy
•Regolarità
ma al contempo
•Plasticità
•Possibilità di adattamento
4
Elementi del Setting Esterno
1. Il Luogo
Contribuisce a facilitare o ostacolare la formazione della relazione
con l’utente
Stanza = luogo protetto, sicuro e accogliente
Porta solido aspetto simbolico : può essere aperta e chiusa e
segnala il confine, il limite al di là del quale si possono dire cose
che non si direbbero altrove, si può sperimentare la propria realtà
psichica separata da qualsiasi “fare”
Quando viene chiusa si può dare inizio al colloquio
5
1. Il Luogo
Si dovrebbero prediligere elementi che concorrono a creare un clima
emotivo facilitante e accogliente:
• dimensioni idonee
• luminosità soffusa
• arredamento equilibrato
• orologio visibile dal counselor
• sedie predisposte per un colloquio vis à vis (regolare la giusta
distanza)
Dovrebbe considerare la necessità di garantire la privacy dell’utente
con:
• ambienti insonorizzati
• sala d’attesa confortevole e separata dalla stanza di consultazione
Elementi del Setting Esterno
2. Il Tempo
Organizzazione degli aspetti temporali:
colloquio con giorno, orario e durata prestabiliti e costanti
35/50 minuti : tempo sufficiente per sviluppare in modo adeguato
e approfondito i temi da trattare, senza essere eccessivamente
lungo e gravoso da sostenere
necessità di un tempo sufficiente tra un colloquio e un altro
la frequenza degli incontri può variare a seconda del tipo di
intervento, solitamente a cadenza regolare (un incontro a
settimana o ogni quindici giorni)
7
Elementi del Setting Esterno
2. Il Tempo
L’utente va informato sin dal principio su durata, frequenza e
numero di colloqui previsti
Gli incontri mancati consentono di valutare la motivazione ed
eventuali resistenze dell’utente
8
L. Wender, J. Cvick, N. Cvick, G. Stein (1966) hanno studiato gli
effetti dell’inizio e della fine della seduta, individuando:
Un PRE-INIZIO : Il lasso di tempo che
separa
Il MOMENTO in cui PAZIENTE
e ANALISTA hanno una PRIMA dall’INIZIO
PERCEZIONE l’uno dell’altro EFFETTIVO della
(es. suono del campanello) SEDUTA
In questo tempo, il PAZIENTE PRODUCE e in qualche modo
ESPRIME la FANTASIA INCONSCIA con cui partecipa alla seduta,
che sarà oggetto dell’ora di analisi
Un DOPO-FINE :
Il lasso di tempo che va
da quando l’analista a quando CESSA
ANNUNCIA la FINE della OGNI CONTATTO
SEDUTA con il paziente
In questo tempo, il PAZIENTE ELABORA un’altra FANTASIA in cui
sarà contenuta quella iniziale e il suo sviluppo nella seduta
Si tratta di momenti di tensione e regressione in cui l’analista deve
prestare molta attenzione:
alle sue FANTASIE (Controtransfert)
a tutti i messaggi del paziente per canali NON VERBALI o
PARAVERBALI
Elementi del Setting Esterno
3. Il Contratto
Definizione di tempi e modalità concordati tra counselor e utente
Si basa su un reciproco accordo fra le parti, su una definizione del
problema e negoziazione degli obiettivi di cambiamento
Serve a definire le caratteristiche della relazione di aiuto
Binetti e Bruni (2003) il contratto deve:
• essere discusso in modo chiaro e comprensibile
• definire obiettivi e strumenti da utilizzare per conseguirli
• dare indicazioni sulla gestione di spazio e tempo
• rispettare regole legali e deontologiche
• specificare ruoli reciproci 11
Elementi del Setting Interno
L’atteggiamento del counselor
Comprende la capacità dell’operatore di instaurare una relazione di
aiuto
Il counselor dovrebbe essere in grado di prestare attenzione
all’altro e di comunicare tale attenzione, riuscendo in tal modo a
coinvolgere il cliente nella relazione di aiuto
Durante il colloquio comportamento di partecipazione non
verbale attento, costante e sensibile 12
Elementi del Setting Interno
L’atteggiamento del counselor
Per riuscire a prestare attenzione in modo efficace
“prepararsi all’attenzione” (Carkhuff, 1987), regolando tre aspetti:
1. Il cliente
Va preparato a farsi coinvolgere nella relazione di aiuto
• informandolo circa caratteristiche e finalità degli incontri
• incoraggiandolo ad utilizzare l’aiuto del counselor
13
Elementi del Setting Interno
L’atteggiamento del counselor
Per riuscire a prestare attenzione in modo efficace
“prepararsi all’attenzione” (Carkhuff, 1987), regolando tre aspetti:
2. Il contesto
Va preparato predisponendo l’ambiente, rendendolo un ruolo
curato, pulito e accogliente
14
Elementi del Setting Interno
L’atteggiamento del counselor
Per riuscire a prestare attenzione in modo efficace
“prepararsi all’attenzione” (Carkhuff, 1987), regolando tre aspetti:
3. Il counselor
Può prepararsi all’incontro:
• ricapitolando gli elementi fondamentali che hanno caratterizzato
l’intervento fino a quel momento
• rivedendo gli obiettivi dell’intervento
• rilassandosi
15
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che nell’intervento di
Counseling, così come in qualsiasi altro intervento psicologico,
gli elementi inerenti il Setting ricoprono un’importanza
fondamentale e meritano un’attenzione specifica
16
Fase iniziale del colloquio
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare gli obiettivi che guidano un colloquio di Counseling e le
sue caratteristiche
Individuare gli aspetti salienti della prima fase di un colloquio,
analizzandone obiettivi e peculiarità
*Nozioni tratte dai testi Calvo V., (2007). Il Colloquio di Counseling - Tecniche di intervento nella relazione di aiuto. Il Mulino
Di Fabio A., (1999). Counseling – Dalla Teoria all’Applicazione. Giunti
Semi A., A., (1985). Tecnica del colloquio. Raffaello Cortina
2
Il COLLOQUIO di Counseling
• E’ richiesto dall’utente e non subito per imposizione
• Si avvale di competenze comunicative
• Induce un’interazione reciproca di campi psichici, che si
incontrano grazie alle condizioni base della situazione e alle
abilità del counselor
È una comunicazione basata su uno sforzo di comprensione
del counselor nei confronti dell’utente, il quale dal canto suo è
concentrato su uno sforzo di comprensione e chiarificazione di
se stesso
SCOPI del Primo colloquio
1. Conoscere l’utente
2. Ipotizzare che tipo di intervento sia adatto alla sua situazione
3. Comprendere se sarà possibile avviare un percorso diretto o
se sarà necessario inviarlo ad altri professionisti
In ogni Colloquio con l’utente si
possono distinguere 3 FASI:
1. Fase INIZIALE
2. Fase CENTRALE o INTERMEDIA
3. Fase FINALE
5
FASE INIZIALE
Obiettivo generale: introdurre il soggetto alle finalità del
colloquio di counseling, motivandolo e perseguendo tre
obiettivi specifici:
- Riconoscimento
- Esplicitazione della motivazione e dello scopo
- Accordo iniziale fra i partecipanti
6
PASSAGGI PRELIMINARI
Predisposizione del Setting Appuntamento
Interno ed Esterno Prima comunicazione di presa in
considerazione dell’utente
Chi chiama per fissare l’appuntamento?
•Terzi (familiari, compagni ecc) evitare il più possibile
comunicazioni esclusive, valutare se accogliere la richiesta e fissare
l’incontro oppure richiedere la chiamata diretta dell’utente
•Utente in prima persona accogliere la richiesta e fissare
l’incontro, cercando di rimandare al colloquio le comunicazioni sulla
difficoltà presentata
RICONOSCIMENTO
Nella fase preliminare utente e counselor si erano pre-conosciuti
(con prime impressioni e fantasie reciproche)
Nel primo incontro, essi si ri-conoscono, ponendo a verifica le
prime impressioni
Chiarificazione dei ruoli del counselor e dell’utente
Presentazione reciproca
Uso del lei adulti
Uso del tu bambini e giovani adolescenti
8
ESPLICITAZIONE della MOTIVAZIONE e dello SCOPO
Iniziare a comprendere insieme il motivo che ha spinto l’utente a
chiedere aiuto
Domanda di apertura
Frase iniziale con cui il counselor dà il via al colloquio
• Semplice e chiara
• Segue l’intento di invitare l’utente ad esplicitare il motivo per
cui ha richiesto il counseling
• Va formulata in modo aperto, per incoraggiare l’utente a
parlare liberamente
“Dunque, come mai siamo qui?”
ESPLICITAZIONE della MOTIVAZIONE e dello SCOPO
Aperture tipiche da parte dell’utente:
1. L’utente comincia con il presentare la difficoltà che lo spinge a
ricercare una consultazione gesto di fiducia o anche attacco
aggressivo, volto a testare la capacità di risoluzione immediata
da parte del counselor
2. L’utente comincia con il raccontare la sua storia
comunicazione che aiuta a comprendere la sua difficoltà oppure
comunicazione che ritarda la descrizione del nucleo del problema
3. L’utente comincia con il descrivere il proprio ambiente (lavoro,
casa, famiglia) segno di una difficoltà a definire la propria
identità e di una necessità di identificarsi con altro esterno a sè
NO GENERALIZZAZIONI
Nei colloqui successivi al primo, l’apertura è differente e dipende
dall’andamento del primo incontro, dall’utente e dallo stile del
counselor
• Può contenere rimandi introduttivi a qualcosa detto nei
colloqui precedenti:
“ Proviamo a continuare la nostra riflessione su questo tema, le
viene in mente qualcosa da aggiungere?”
• Può contenere un rimando a un eventuale “compito” dato
negli incontri precedenti:
“ Ci eravamo lasciati con il compito di provare a riflettere
su…Quali riflessioni ha fatto?”
• Può analizzare i pensieri fatti dall’utente rispetto agli incontri
precedenti:
“ La scorsa volta abbiamo parlato di … ha avuto modo di
ripensare a ciò che ci siamo detti? ”
• Può, inoltre, riassumere alcuni aspetti emersi nei colloqui
precedenti mediante un riassunto-ponte che serva a:
1. Dare continuità temporale al lavoro svolto
2. Inviare il messaggio che il lavoro di counseling non si
esaurisce all’interno del colloquio, ma procede nel corso della
settimana 12
ACCORDO INIZIALE TRA I PARTECIPANTI
Riguarda il chiarimento iniziale che il counseling è un lavoro comune,
fatto dall’utente e dal counselor insieme
Collaborazione reciproca
Ridurre l’asimmetria relazionale fra counselor e utente, creando
una relazione “paritaria”: entrambi collaborano con lo scopo di
aiutare l’utente
“Oggi cercheremo di comprendere
insieme il motivo per cui è qui”
CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che la prima fase di un
colloquio di counseling rappresenta un delicato momento di
incontro, in cui il counselor ha il compito di porsi in ascolto
dell’utente su tutti i piani della comunicazione
14
Fase Centrale del colloquio
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare gli obiettivi da perseguire all’interno della fase
intermedia di un colloquio di Counseling
Individuare gli aspetti salienti di questa fase, analizzando nello
specifico gli elementi che possono rivelare importanti
indicazioni
*Nozioni tratte dai testi Calvo V., (2007). Il Colloquio di Counseling - Tecniche di intervento nella relazione di aiuto. Il Mulino
Di Fabio A., (1999). Counseling – Dalla Teoria all’Applicazione. Giunti
Semi A., A., (1985). Tecnica del colloquio. Raffaello Cortina
2
In ogni Colloquio con l’utente si
possono distinguere 3 FASI:
1. Fase INIZIALE
2. Fase CENTRALE o INTERMEDIA
3. Fase FINALE
3
FASE CENTRALE o INTERMEDIA
Obiettivo : approfondire temi e argomenti che costituiscono
l’oggetto del colloquio
mediante l’impiego di tutto il ventaglio di tecniche a disposizione
del counselor (comprensione empatica, ascolto attivo,
riformulazione, domande …)
facilitando l’esposizione e la riflessione dell’utente
4
Soprattutto nei primi colloqui di un intervento di Counseling
l’Obiettivo della fase centrale: approfondire il motivo che ha
spinto l’utente a richiedere un aiuto qualificato
Comprendere e valutare la situazione problematica
Capire la difficoltà dell’utente in relazione alla sua storia e alla sua
condizione attuale
5
Attenzione al vissuto dell’utente nell’hic et nunc
Focus sulla persona nel complesso (anche sulle comunicazioni
che invia con il comportamento non verbale e che non riesce
a pronunciare)
E non sui fatti, o sul significato razionale delle parole
6
Attenzione al vissuto dell’utente nell’hic et nunc
Comporta come effetto:
1. Riconoscimento del problema, non fine a se stesso, ma per
come viene percepito dall’utente
2. Tentativi di fare chiarezza e comprendere a fondo
3. Individuazione dell’obiettivo concreto da perseguire
4. Facilitazione di un processo decisionale autogestito
dall’utente
7
Attenzione specifica a tre elementi utili nel corso di un primo
colloquio, ma anche nel corso di un eventuale successivo
percorso di consulenza:
1. Tollerabilità dell’utente:
Onesta stima da parte del counselor di quanto è attrezzato per
lavorare con quel tipo di utente
• Presenza di psicopatologia nell’utente invio a Psicoterapeuta
• Particolari resistenze personali verso quel tipo di utente diritto
ad evitare di prendere in carico situazioni troppo gravose (Es. un
counselor con una moralità particolarmente rigida può trovare
estremamente gravosa una consulenza con un utente con tratti di
personalità antisociali, soprattutto se sprovvisto di un lavoro di
psicoanalisi personale) 8
Attenzione specifica a tre elementi utili nel corso di un primo
colloquio, ma anche nel corso di un eventuale successivo
percorso di consulenza:
2. Tolleranza da parte dell’utente della libertà di parola
Stima da parte del counselor del modo in cui l’utente reagisce alla
possibilità di parlare liberamente
• L’Io dell’utente dà segni di cedimento angoscia, confusione,
delirio ed allucinazione contenimento ed invio ad altri
professionisti
• L’utente riesce ad organizzare un discorso con logica, ma anche a
far intravedere capacità di associare liberamente (intesa non
come tecnica psicoanalitica, ma come capacità psichica di usare il
pensiero pienamente e in modo elastico tra presente e passato)
9
Attenzione specifica a tre elementi utili nel corso di un primo
colloquio, ma anche nel corso di un eventuale successivo
percorso di consulenza:
3. Tolleranza da parte dell’utente degli stop
Stima da parte del counselor del modo in cui l’utente reagisce ai suoi
interventi
• Li ascolta, li coglie e li integra nel suo discorso indice di una
caratteristica dell’utente e di avvenuta sintonizzazione del
counselor con lui, ma attenzione all’accettazione passiva
• È refrattario ad accoglierli e a considerarli indice di una
caratteristica dell’utente, ma anche del fatto che l’intervento del
counselor è stato per qualche motivo insufficiente
Non interruzioni drastiche, ma Interventi di prova volti a testare la
tolleranza agli stop 10
La Fase Centrale di un intervento di Counseling si colora in modo
diverso a seconda dell’approccio adottato:
Approccio improntato
Approccio non direttivo: all’azione:
•Ruolo di facilitazione nel L’ascolto attivo si avvicenda
comunicare, esprimere e con tecniche di problem
acquisire consapevolezza solving volte a indirizzare e
•Sostegno all’utente per sostenere in prima persona
giungere ad un’autonoma l’utente nel definire obiettivi,
ideazione di soluzioni strategie di azione e
soluzioni
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CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che la fase centrale di un
colloquio di counseling consente di focalizzare l’attenzione
sull’argomento principale da approfondire, ma soprattutto nei
primi colloqui fornisce importanti indicazioni al counselor
sull’utente e su se stesso in relazione a lui
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Fase Finale del colloquio
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE
Studiare gli obiettivi da perseguire all’interno della fase finale di
un colloquio di Counseling
Individuare gli aspetti salienti di questa fase, analizzando nello
specifico gli elementi che il counselor deve poter gestire
*Nozioni tratte dai testi Calvo V., (2007). Il Colloquio di Counseling - Tecniche di intervento nella relazione di aiuto. Il Mulino
Semi A., A., (1985). Tecnica del colloquio. Raffaello Cortina
2
In ogni Colloquio con l’utente si
possono distinguere 3 FASI:
1. Fase INIZIALE
2. Fase CENTRALE o INTERMEDIA
3. Fase FINALE
3
FASE FINALE
Obiettivo : accompagnare l’utente verso la conclusione
dell’incontro
Regola della reciprocità in seguito all’esposizione dell’utente,
lo psicologo gli restituisce degli elementi riformulati o almeno
comunica quali elementi devono essere maggiormente
approfonditi per proseguire con il lavoro
Regola del linguaggio durante il colloquio lo psicologo utilizza
il linguaggio dell’utente
4
FASE FINALE del Primo colloquio
Obiettivo : elaborare una proposta per l’utente
• Se non ci sono informazioni sufficienti Richiesta di un
ulteriore colloquio per chiarire la situazione
• Se l’intervento adatto all’utente è diverso da quello che si può
offrire direttamente invio ad altri professionisti
• Se, considerati limiti e opportunità del proprio intervento, si
reputa quello più idoneo proposta di avvio di un percorso
di consulenza
5
GESTIONE del TEMPO
Orologio nel campo visivo del counselor
Ultimi dieci minuti:
• evitare di sollecitare la discussione di un nuovo tema
• evitare di salutare l’utente con la sensazione di aver lasciato un
argomento in sospeso
• evitare di concludere troncando a metà le riflessioni dell’utente
Terminato un argomento, il counselor individua il momento giusto
per “avviarsi alla conclusione”
6
GESTIONE del DISCORSO
L’intervento conclusivo del counselor che sancisce la fine
dell’incontro può essere:
• Breve riassunto dei temi trattati per tirare le fila di quanto
emerso
• Anticipazione del tema da trattare nell’incontro successivo
(“la prossima volta potremo riprendere questo argomento…”)
• Richiesta di cristallizzazione, per orientare l’utente verso gli
elementi più significativi emersi nel colloquio e per sottolineare
che il lavoro di riflessione e cambiamento non termina con la
fine dell’incontro (“cosa si porterà a casa dall’incontro di oggi?”)
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GESTIONE del DISCORSO
Nel caso del primo colloquio, all’inizio di un percorso insieme,
l’intervento conclusivo del counselor deve includere chiarimenti
e spiegazioni su:
• Modalità di lavoro del counseling
• Ruolo del counselor
• Strumenti utilizzati
• Obiettivi generali che si desidera raggiungere
• Durata prevista dell’intervento
• Regole del contratto
Elementi che saranno ulteriormente approfonditi all’occorrenza
negli incontri successivi 8
GESTIONE del CLIMA EMOTIVO
La chiusura non è semplice, soprattutto se l’utente desidera
protrarre l’incontro oltre l’orario stabilito. Il counselor dovrebbe
gestire la conclusione utilizzando:
• Una modalità empatica che garantisca il contatto con l’utente
ed eviti di generare la sensazione di “essere cacciato”
• La fiducia nella relazione, cioè la consapevolezza che la fine
dell’incontro non corrisponde alla fine della relazione e dunque
sarà possibile proseguire il confronto su quei temi nell’incontro
successivo 9
Dopo il Colloquio il lavoro non finisce subito
L’Utente: elabora una rappresentazione mentale di se stesso, del
counselor e del colloquio formula un racconto interno di ciò
che è accaduto
Lo Psicologo: prosegue con un lavoro razionale, comunicando a
se stesso quanto visto e sentito stesura scritta del colloquio
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CONCLUSIONI
Per concludere, si può affermare che la fase finale di un
colloquio di counseling consente di trarre le fila dell’incontro e di
congedarsi, considerando però che il lavoro di entrambi i
comunicanti non si esaurisce allo scadere del tempo
dell’incontro
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