Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
7 visualizzazioni78 pagine

Modulo 4

LEZIONI DI CONSULELLING

Caricato da

trainerchiara
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
7 visualizzazioni78 pagine

Modulo 4

LEZIONI DI CONSULELLING

Caricato da

trainerchiara
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Modulo IV: La Relazione di Counseling

tra Alleanza ed Empatia


Presentazione

[Link] Valentina Santopietro


OBIETTIVI DEL MODULO

Offrire conoscenze riguardo la relazione clinica e gli elementi che


ne determinano la qualità, comprendendo anche le basi
neurobiologiche che predispongono chiunque alla relazione

Dotare di competenze nel riconoscere le strategie che aiutano a


regolare alcuni aspetti qualificanti la relazione clinica, quali
l’alleanza e l’empatia

2
CONTENUTO DEL MODULO

- Costruzione della Relazione Clinica


- Alleanza e Relazione Clinica
- Empatia e Relazione Clinica
- Relazione Clinica e Neuroscienze
- Relazione Clinica Efficace
- Strategie di Lavoro sull’alleanza – Riparare le rotture
- Strategie di Lavoro sull’empatia
3
RISULTATI ATTESI DEL MODULO

Acquisire nozioni riguardo ciò che accade nella stanza dello


psicologo, entrando nel vivo della relazione clinico-utente

Orientarsi sui principali elementi che caratterizzano tale relazione

4
Costruzione della Relazione Clinica

[Link] Valentina Santopietro


CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE

Comprendere l’importanza della relazione clinica all’interno di un


intervento psicologico

Studiare quali sono gli elementi indispensabili per la creazione di


una relazione clinica

*Nozioni tratte dai testi Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
Di Fabio A., (1999). Counseling – Dalla Teoria all’Applicazione. Giunti

2
È ormai condiviso che, indipendentemente dal modello adottato, gli
esiti degli interventi psicologici dipendono per gran parte (almeno
per il 30 %) da un fattore trasversale a tutti gli interventi, ovvero la
Relazione Clinica
Esiti del
trattamento:
I metodi di
trattamento
Relazione Caratteristiche equivalgono ad atti
terapeutica del paziente relazionali
30% 40%
Altri fattori
30% 3
Relazione Clinica

Equivale ad un processo composito che si


articola da un lato su un livello conscio, esplicito
e verbale e dall’altro su un livello inconscio,
implicito e non verbale

Prende vita attraverso la Fornisce le condizioni


comunicazione verbale e necessarie e sufficienti per il
non verbale tra gli cambiamento e la crescita
interlocutori dell’utente
4
Le prospettive a orientamento analitico individuano tre livelli delle
interazioni tra clinico e utente:
Relazione reale: riguarda gli aspetti sociali dell’interazione tra gli
interlocutori

Alleanza : riguarda gli aspetti razionali, relativi al lavoro e


all’impegno congiunto orientato al compito

Transfert/controtransfert : riguarda gli aspetti inconsci, che si


riferiscono a percezioni storicamente determinate, ad affetti
irrazionali e alla rappresentazione dello psicologo da parte
dell’utente (transfert) e dell’utente da parte dello psicologo (contro-
transfert)
5
Sono necessari alcuni elementi fondamentali al fine di costruire
una relazione clinica (Rogers, 1951):
• Contatto psicologico: una relazione interpersonale di base
• Incongruenza: uno stato di discrepanza all’interno di un individuo
tra l’esperienza reale e la sua rappresentazione personale della
stessa  vulnerabilità e ansia
• Congruenza: una condizione sperimentata dal soggetto che può
essere liberamente se stesso nella relazione e nel colloquio
• Comprensione empatica: capacità del counselor di vedere il
mondo dell’utente così come egli lo vede dal suo punto di vista senza
filtrarlo
• Accettazione positiva incondizionata: astensione dal giudizio
• Comunicazione: veicolo attraverso il quale l’utente può avere
percezione delle considerazioni del counselor 6
La relazione clinica corrisponde ad un processo (Rogers, 1951):

Due persone entrano in contatto psicologico


Una di esse, l’utente, vive una condizione di incongruenza,
vulnerabilità o ansia
L’altra, il counselor, vive una condizione di congruenza
Il counselor si pone nei confronti dell’utente con un atteggiamento
di accettazione positiva incondizionata
Il counselor, grazie ad una comprensione empatica dell’utente,
recepisce ciò che l’utente vive e come si rappresenta il mondo
Tramite la comunicazione, l’utente coglie l’atteggiamento di
comprensione empatica e accettazione positiva del counselor
7
L’utente può esplorare e attraversare la sua esperienza e
raggiungere gli obiettivi che si è prefissato nel suo percorso di
Counseling, se la relazione clinica rappresenta per lui un ambiente
sufficientemente buono, stabile e sicuro.
Alleanza ed Empatia sono elementi fondamentali per renderlo tale.

8
CONCLUSIONI

Per concludere, si può affermare che la costruzione di una


buona relazione clinica è un presupposto di grande importanza
dell’intervento psicologico e dunque anche dello specifico
intervento di Counseling

9
Alleanza e Relazione Clinica

[Link] Valentina Santopietro


CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE

Comprendere cosa si intende per Alleanza all’interno di una


relazione clinica

Studiare le caratteristiche dell’alleanza che la rendono un


elemento determinante negli esiti dei trattamenti psicologici

*Nozioni tratte dal testo Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.

2
ALLEANZA

È quella componente della relazione clinica attraverso la quale il


clinico e l’utente sono concordi sui reciproci ruoli e collaborano per
raggiungere obiettivi condivisi

È ampiamente dimostrato sia nell’ambito della ricerca che della


pratica clinica, che la presenza di una buona alleanza tra clinico e
utente rappresenta un predittore positivo dell’outcome
dell’intervento (Muran e Barber, 2012)

3
Fasi della creazione dell’alleanza clinica (Elliott et al., 2007):

FASE DIFFICOLTA’ CARATTERISTICA


1. L’utente inizia il percorso L’utente abbandona prima del primo
colloquio
2. Creare un ambiente di lavoro L’utente si sente incompreso,
sicuro: sintonizzazione empatica e giudicato o non al sicuro.
creazione di un ambiente di lavoro L’utente considera il clinico con
sicuro, caratterizzato da accettazione e sincero.
stima e da apertura e presenza L’utente percepisce la sintonizzazione
empatica del clinico come
un’intrusione pericolosa

4
Fasi della creazione dell’alleanza clinica (Elliott et al., 2007):

FASE DIFFICOLTA’ CARATTERISTICA


3. Individuare il focus dell’intervento: L’utente ha difficoltà a individuare o
comprensione di ciò che è significativo e mantenere un focus.
centrale per l’utente sulla base della L’utente tende a delegare allo psicologo
percezione interna dello psicologo e delle
domande esplicite all’utente
4. Concordare gli obiettivi: stabilire un L’utente è ambivalente rispetto al
accordo sui focus e sugli obiettivi cambiamento.
dell’intervento Non è fermamente impegnato a
lavorare al raggiungimento degli obiettivi
correlati al focus dell’intervento.
Vede le cause dei suoi problemi in modo
diverso dallo psicologo.
5
Fasi della creazione dell’alleanza clinica (Elliott et al., 2007):
FASE DIFFICOLTA’ CARATTERISTICA
5. Concordare i compiti: stabilire un L’utente ha difficoltà a volgere
accordo su come lavorare per l’attenzione al suo interno
raggiungere gli obiettivi dell’intervento Mette in discussione lo scopo e il valore
dell’impegnarsi nell’intervento per
fronteggiare i suoi problemi
Ha aspettative su compiti e sul processo
diverse da quelle dello psicologo
6. Creare un ambiente di lavoro L’utente ha difficoltà ad allearsi con lo
produttivo: il cliente ha fiducia nello psicologo e a riporre fiducia in lui
psicologo e si impegna attivamente in un
lavoro congiunto produttivo

6
Variabili dell’Utente correlate alla forza
dell’alleanza (Muran, Barber 2012):

7
Predittori Positivi Predittori Negativi
Alleanza Forte Alleanza Debole
Preconcetti ed Positivi, volti al miglioramento Negativi
aspettative
Funzionamento Storia di relazioni positive, Ostilità e reazione alla
interpersonale caratterizzate da cordialità e vicinanza di tipo evitante,
vicinanza ansiosa o timorosa
Stile di Sicuro Insicuro
attaccamento
Personalità Apertura mentale, estroversione, Disturbi di personalità
coscienziosità, motivazione al
cambiamento
Relazioni Buone, concetto stabile del sé in Scarse
oggettuali relazione, capacità di differenziare il
sé dall’altro
8
Variabili del Counselor correlate alla forza
dell’alleanza (Muran, Barber 2012):

9
Predittori Positivi Predittori Negativi
Alleanza Forte Alleanza Debole
Tecniche e Solida abilità tecnica. Applicazione Diagnosi errate.
abilità efficace delle tecniche Eccessiva o scarsa
terapeutiche strutturazione del
percorso
Caratteristiche Professionale, interessato, sicuro, Disinteressato, critico,
personali vigile, onesto, empatico e flessibile esigente, pressante e
poco supportivo
Responsività Sensibilità all’interazione con quello
specifico utente. Adattamento
dell’attività clinica e dell’intervento
Abilità di Autoconsapevolezza, attenzione
osservazione all’utente.
Capacità di tollerare affetti negativi e
stress 10
CONCLUSIONI

Per concludere, si può affermare che esistono precise


caratteristiche che all’interno del clinico e all’interno dell’utente
concorrono a facilitare o al contrario ostacolare la creazione di
una solida alleanza terapeutica

11
Empatia e Relazione Clinica

[Link] Valentina Santopietro


CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE

Comprendere cosa si intende per Empatia all’interno di una


relazione clinica

Studiare le caratteristiche dell’empatia che la rendono un


elemento determinante negli esiti dei trattamenti psicologici

*Nozioni tratte dal testo Giusti E., Pagani A., (2014), Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.

2
EMPATIA

È quella componente della relazione clinica attraverso la quale il


clinico può comprendere il mondo psichico dell’utente attraverso la
via dell’identificazione

Richiede sia la capacità di condividere l’esperienza emotiva


dell’altro (empatia affettiva), sia la capacità di comprenderla
(componente cognitiva)
La ricerca ha dimostrato che l’empatia spiega il 9% della varianza
dell’esito della psicoterapia (Elliott et al., 2011)
3
EMPATIA

Non corrisponde ad un adeguamento passivo, che comporta la


rinuncia del proprio ruolo professionale

Piuttosto significa potersi identificare con l’altro rimanendo


contemporaneamente se stessi

L’utente viene compreso


Continuo processo
come persona, ma anche
di identificazione e
osservato come caso
disidentificazione
clinico
4
EMPATIA

Tre componenti primarie dell’empatia:


1. Risposta affettiva all’altra persona che spesso implica la
condivisione dello stato emotivo
2. Capacità cognitiva di assumere il punto di vista dell’altro
3. Meccanismi di regolazione che delimitano il sé dall’altro

5
EMPATIA
Daniel Stern (1934-2012) ha studiato lo sviluppo del Sé ponendo
l’attenzione non tanto sul bambino ma sulla relazione madre -
bambino
ATTUNEMENT (Stern, 1985)
Capacità materna di imitare il comportamento del bambino e
insieme di sintonizzarsi con la sua esperienza emotiva,
condividendola con lui e traducendola in diverse modalità
espressive

Il bambino impara a sentirsi perché sentito dalla madre e a


modulare le sue risposte comportamentali ed emotive, come
agendo all’unisono con la madre all’interno di uno spazio sentito
da entrambi 6
Conferme empatiche dello psicologo in risposta alla
vulnerabilità dell’utente (Elliott et al., 2007):

FASE di Conferma Empatica RISPOSTE dello psicologo


1. Vulnerabilità generalizzata ed Mettersi in ascolto della vulnerabilità e
intensa. L’utente parla di forti sentimenti rifletterla all’utente
negativi relativi a sé ed esprime
sofferenza rispetto ad essi
2. Approfondimento iniziale: l’utente Fornire comprensione empatica e
descrive forme di vulnerabilità e consente soffermarsi sulle forme di vulnerabilità.
a sentimenti più profondi di emergere in
risposta alla conferma empatica dello
psicologo

7
Conferme empatiche dello psicologo in risposta alla
vulnerabilità dell’utente (Elliott et al., 2007):

FASE di Conferma Empatica RISPOSTE dello psicologo


3. Approfondimento intenso e toccare Continuare la conferma empatica.
il fondo: l’utente esprime un’emozione di Mettersi in ascolto di ciò che emerge e
paura o un aspetto doloroso del sè in offrire metafore per cogliere e
modo molto intenso e sembra toccare il approfondire la vulnerabilità.
fondo
4. Risoluzione parziale: risalire verso la Mettersi in ascolto di ciò che emerge,
crescita e la speranza. L’utente esprime rifletterlo e soffermarsi sui bisogni di
bisogni e tendenze all’azione, associati speranza e di crescita o sulle tendenze
ad emozioni adattive all’azione

8
Conferme empatiche dello psicologo in risposta alla
vulnerabilità dell’utente (Elliott et al., 2007):

FASE di Conferma Empatica RISPOSTE dello psicologo


5. Apprezzamento: l’utente descrive o Esplorare e supportare la sensazione di
esprime minore sofferenza, maggiore calma e sollievo dell’utente
calma e apprezzamento per il legame
terapeutico
6. Cambiamento positivo dello Esplorare e supportare i cambiamenti
schema di sé (risoluzione piena): nello schema di sè
l’utente esprime un senso di sé come
integro, accettabile e capace

9
CONCLUSIONI

Per concludere, si può affermare che è fondamentale per lo


psicologo conoscere e saper utilizzare l’elemento dell’empatia,
poiché l’adeguato impiego delle qualità empatiche concorre a
determinare l’esito del trattamento

10
Relazione Clinica e Neuroscienze

[Link] Valentina Santopietro


CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE

Studiare alcuni elementi che entrano in gioco a livello neurale


nella creazione ed evoluzione di una relazione clinica

Integrare nozioni di neuroscienze allo studio dell’intervento di


counseling psicologico

*Nozioni tratte dai testi Giusti E., Pagani A., (2014). Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.
Gabbard G., O., (2007). Psichiatria Psicodinamica. Raffaello Cortina
2
Le ricerche in campo neuroscientifico hanno reso evidente che
l’intervento psicologico ha un preciso impatto sul cervello e
dunque non può essere considerato come un processo che si
limita al conforto o alla rassicurazione del paziente

Concetti usati in varie forme di trattamento clinico ( come le libere


associazioni, la ristrutturazione cognitiva, le riformulazioni ) sono
associati a specifiche modificazioni a livello cerebrale
( Roffman, 2005 )

3
Il cervello è plastico

La crescita e la differenziazione del cervello non sono determinate


solo geneticamente, ma anche dalla continua interazione con
l’ambiente. La formazione epigenetica non finisce nella fanciullezza:
c’è una rimappatura delle reti corticali per tutta la vita (Bjoklund e
Lindvall, 2000)

4
Il cervello è plastico

Si è creduto a lungo che il cervello fosse composto da un numero


finito di neuroni e che la neurogenesi fosse impossibile. Oggi
sappiamo che la capacità di neurogenesi si mantiene per tutta la vita
(Eriksson et al, 1998; Gross, 2000)
I neuroni generati grazie all’esperienza diventano non solo funzionali
ma anche associati a migliorata memoria e plasticità (Van Praag et
al, 2002)
5
In una serie di esperimenti condotti sulla lumaca di mare,
Kandel (1979, 1983, 1998) ha dimostrato che le connessioni
tra i neuroni (cellule cerebrali), ovvero le connessioni
sinaptiche, possono essere alterate e rafforzate in modo
permanente attraverso la regolazione dell’espressione dei
geni influenzata dall’apprendimento dato dall’interazione con
l’ambiente

6
La psicoterapia può indurre delle modifiche simili nelle sinapsi

La psicoterapia è una forma di apprendimento ed è questo


apprendimento che induce modifiche dell’espressione dei geni
e altera le connessioni sinaptiche (Kandel, 1998)

7
Quando lo psicologo counselor incontra l’utente può subito
inferire il suo stato emotivo, osservandone ad esempio
l’espressione facciale, il modo di parlare e il linguaggio
corporeo
MA per passare dall’osservazione all’inferenza, le informazioni
devono essere prima elaborate a livello cerebrale
(Rizzolatti e coll., 2001)

8
NEURONI
SPECCHIO
(G. Rizzolatti e coll., 1995)
•APPRENDIMENTO •EMPATIA

comprensione delle azioni percezione delle emozioni


altrui altrui
Percepire un’azione e comprenderne il significato equivale a
simularla internamente tramite un meccanismo che produce
nell’osservatore uno stato corporeo condiviso con l’attore di
quell’espressione, causando una simulazione automatica e
inconscia.
L’attivazione condivisa di quel sistema di neuroni tra osservatore ed
attore suggerisce un meccanismo di simulazione incarnata
(Gallese, 2005)

11
Emisfero Corticale Destro  funzioni di attaccamento, percezione
degli stati emotivi dell’altro, percezione delle espressioni non verbali,
apprendimento implicito ed empatia

Risonanza empatica  sintonizzazione


diadica e sincronizzazione di entrambi
gli emisferi destri della diade (Schore,
2006)

12
Dunque, l’empatia dello psicologo counselor e la sua capacità di
individuare correttamente cosa prova l’utente dipende dal
funzionamento ottimale dei suoi circuiti neurali. Attraverso un
meccanismo di sintonizzazione reciproca, l’utente può rispecchiare la
risonanza empatica dello psicologo e lo psicologo può offrire così
all’utente un nuovo insieme di esperienze su se stesso

Il successo degli interventi psicologici  dipende da ripetuti


rispecchiamenti tra i cervelli coinvolti nella relazione di aiuto
13
Psicologo counselor + utente

Incontro e Relazione clinica

Ognuno porta la sua rappresentazione di quell’esperienza

Ciò che ciascuno dei due sperimenta a livello empatico e cognitivo


determina l’andamento dell’esperienza condivisa

14
CONCLUSIONI

Per concludere, si può affermare che un intervento di


Counseling psicologico efficace consente all’utente di fare
un’esperienza nuova di rispecchiamento con il counselor, e ciò
sottende in entrambi i partecipanti dei processi di modificazione
a livello neurale

15
Relazione Clinica Efficace

[Link] Valentina Santopietro


CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE

Studiare gli elementi dell’intervento dello psicologo che


concorrono a generare una relazione clinica efficace

Comprendere l’importanza dell’adattamento dell’intervento alle


specificità dell’utente

*Nozioni tratte dal testo Giusti E., Pagani A., (2014). Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.

2
L’American Psychological Association, nel 2013, pubblica delle
indicazioni circa l’efficacia clinica degli interventi psicologici,
indicando che:

• lo sviluppo dell’alleanza clinica è cruciale nella costruzione e nella


crescita della relazione di aiuto e terapeutica
• le diverse forme di intervento psicologico producono cambiamenti
significativi a livello sintomatico e della qualità di vita, promuovendo
un funzionamento più adattivo con cambiamenti duraturi
• il miglioramento dell’efficacia clinica è correlato alla ricerca di
adattamenti ottimali degli interventi alla specificità dell’utente
• i fattori relazionali e contestuali mediano gli esiti degli interventi; le
caratteristiche del paziente e dello psicologo influenzano i risultati
3
La capacità dello psicologo di costruire, sviluppare e mantenere una
relazione clinica rappresenta un elemento cruciale per il processo di
cambiamento clinico

Buone pratiche per una Relazione Clinica Efficace

1. Costruire un contesto di affidabilità relazionale

Lo psicologo counselor deve porsi in un assetto di comprensione


profonda dell’utente nella sua unicità, offrendogli considerazione
positiva, partecipazione genuina, interesse e attenzione

4
Buone pratiche per una Relazione Clinica Efficace

2. Sviluppare nei confronti dell’utente una comprensione empatica

• di tipo Cognitivo: concordando obiettivi e strategie


• di tipo Emotivo: alimentando il suo senso di sicurezza e di
condivisione
3. Coltivare la propria credibilità professionale

Lo psicologo counselor deve alimentare nell’utente la consapevolezza


di relazionarsi con un professionista attendibile, sicuro ed esperto
5
Buone pratiche per una Relazione Clinica Efficace
4. Costruire una base sicura per un legame di attaccamento
compatibile con i Modelli Operativi Interni dell’utente
Individuare in maniera flessibile lo spazio di vicinanza tollerabile da
quell’utente nello specifico
• con soggetti evitanti, che temono il legame in quanto possibile
riedizione di esperienze relazionali dolorose, spaventose o confusive
 va inizialmente moderata l’accoglienza affettiva per evitare
chiusure e drop-out
• con soggetti timorosi, ansiosi o preoccupati  l’accoglienza
empatica può essere utile per costruire l’alleanza iniziale e poi
procedere con l’apprendimento dell’autoregolazione
6
Buone pratiche per una Relazione Clinica Efficace

5. Rinforzare i comportamenti positivi e ridefinire gli insuccessi

Lo psicologo counselor deve rimandare all’occorrenza dei feedback


all’utente sull’andamento dell’intervento, di modo da sottolineare le
risorse e le ricorsività relazionali
6. Monitorare e rinforzare costantemente l’alleanza operativa

Concordare obiettivi e strategie condivise, dosando il grado di


sostegno e guida in base alla ricettività dell’utente. Riconoscere e
prevenire tempestivamente le rotture
7
Buone pratiche per una Relazione Clinica Efficace

7. Individuare ed elaborare resistenze e ambivalenze

Lo psicologo counselor ha il compito di ridefinire l’ambivalenza come


fisiologica risposta al cambiamento e di aiutare l’utente a dare voce
ad eventuali conflitti interni, al fine di sostenerlo nell’affrontare rischi
progressivamente misurati alle sue possibilità
8. Riconoscere, gestire e utilizzare a beneficio dell’utente i
movimenti transferali e controtransferali
Elaborare e restituire l’esperienza psicocorporea nello spazio
intersogettivo
8
CONCLUSIONI

Per concludere, si può affermare che la creazione e il


mantenimento di una relazione clinica efficace rappresentano
obiettivi ai quali lo psicologo deve mirare costantemente per tutta
la durata dell’intervento

9
Strategie di Lavoro sull’Alleanza:
riparare le rotture
[Link] Valentina Santopietro
CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE

Comprendere le caratteristiche degli episodi di interruzione


dell’alleanza tra utente e psicologo

Studiare le possibili strategie volte a risolvere la rottura e


ripristinare l’alleanza

*Nozioni tratte dal testo Giusti E., Pagani A., (2014). Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.

2
ROTTURA dell’ALLEANZA

Deterioramento dell’alleanza nella relazione clinica, che si


manifesta con mancanza di collaborazione tra Counselor e utente
sui compiti e gli obiettivi oppure con un danneggiamento del
legame emotivo

Le cause possono essere molteplici:


• utente e counselor possono avere una diversa comprensione
implicita circa compiti e obiettivi del percorso
• il counselor può utilizzare in maniera meccanica il suo modello di
trattamento, senza considerare l’unicità della situazione né
sintonizzarsi sugli aspetti emotivi dell’utente 3
Caratteristiche dell’utente che possono predire una predisposizione
a rotture dell’alleanza:

• stile di attaccamento insicuro, con timore dell’intimità e


dell’apertura all’altro
• difficoltà a tollerare le assenze del counselor per malattie o
interruzioni pianificate
• riluttanza ad intraprendere un percorso (avviato sotto la pressione
di terzi)
• sensazione di non essere compreso 4
MA le rotture possono essere riparate
Risoluzione di una rottura  esperienza emozionale correttiva

Abilità del counselor utili a riconoscere le rotture dell’alleanza:


1. Autoconsapevolezza: capacità di prestare attenzione e
sintonizzarsi con le proprie esperienze interiori
2. Regolazione affettiva: capacità di gestire e tollerare emozioni
negative proprie e dell’utente
3. Sensibilità interpersonale: capacità empatica nei confronti delle
esperienze dell’utente 5
Possibili Strategie di risoluzione delle rotture dell’alleanza:
1. Ribadire le ragioni del percorso psicologico in termini di obiettivi
e modalità
2. Modificare obiettivi o compiti, utilizzando flessibilità nel
riorientare il percorso psicologico
3. Chiarire incomprensioni con scambi di feedback in modo aperto
e non difensivo
4. Esplorare i temi relazionali associati alla rottura, ovvero le
esperienze relazionali che quell’utente associa
6
Possibili Strategie di risoluzione delle rotture dell’alleanza:
5. Collegare le rotture dell’alleanza a pattern comuni nella vita
dell’utente, ovvero connettere ciò che è accaduto nella relazione
con il counselor alle modalità relazionali che quell’utente vive nei
suoi legami significativi
6. Nuova esperienza relazionale, ovvero il counselor impiega con
l’utente una modalità relazionale nuova rispetto a quelle che egli
ha conosciuto in esperienze precedenti e ciò può rappresentare
un’azione riparativa dei suoi schemi relazionali
7
Buone pratiche per la Riparazione delle Rotture
Creare la condizione in cui l’utente possa sentirsi libero di
esprimere i propri sentimenti negativi nei confronti del percorso di
Counseling o del Counselor stesso (sentimenti a volte negati)

Prestare attenzione ai segnali di disagio dell’utente, possibili avvisi


di rotture

Rispondere con un atteggiamento di conferma empatica e


accettazione, evitando comportamenti difensivi
8
La scelta dell’intervento di riparazione più indicato va effettuata di
volta in volta, valutando l’azione che consenta di rafforzare la qualità
del rapporto empatico

Soprattutto all’inizio della relazione clinica, è comune l’esperienza


della rottura ed è opportuno che lo psicologo sappia tollerare una
condizione in cui si proceda per prove ed errori attraverso piccoli
passi volti a stabilire l’alleanza con l’utente
9
CONCLUSIONI

Per concludere, si può affermare che il consolidamento


dell’alleanza tra psicologo e utente può avvenire mediante un
lavoro svolto a piccoli passi e fatto di una costante attenzione
empatica e comprensiva

10
Strategie di Lavoro sull’Empatia

[Link] Valentina Santopietro


CONTENUTO E OBIETTIVI DELLA VIDEOLEZIONE

Comprendere l’utilità dell’impiego dell’empatia come strumento


di lavoro del counselor

Studiare le buone pratiche che guidano lo psicologo in un


corretto impiego della comprensione empatica

*Nozioni tratte dai testi Giusti E., Pagani A., (2014). Il Counselling Psicologico – Assessment e interventi basati sulla ricerca scientifica.

2
La ricerca ha dimostrato che l’empatia spiega il 9% della varianza
dell’esito della psicoterapia (Elliott et al., 2011)
Buone pratiche per il lavoro con l’empatia

1. Sentirsi compresi e ricevere comunicazioni empatiche rappresenta


un valore aggiunto di una relazione

Per i professionisti è fondamentale  utilizzare consapevolmente


la loro presenza nella relazione

Non è una semplice ripetizione delle parole dell’utente, MA una


comprensione autentica dei suoi obiettivi, del suo essere nel mondo
e della sua esperienza momento per momento
3
Lo psicologo counselor entra in risonanza con l’utente

co-costruisce con lui un contesto di rispecchiamento

Non si tratta di una semplice duplicazione o simulazione, ma può


comportare anche risposte complementari

“se una madre di fronte a un pianto del bambino lo rispecchiasse e


si mettesse anche lei a piangere, questa sorta di contagio ben
difficilmente servirebbe al bambino, ma è l’osservazione del
comportamento dell’altro che permette l’attivazione dei neuroni
specchio che a loro volta permettono l’attivazione dell’empatia, con
le sue componenti modulatorie o anche complementari” (Gallese,
2006)
4
Buone pratiche per il lavoro con l’empatia
2. Le risposte empatiche hanno il compito di ampliare il campo di
esperienza dell’utente, per aiutarlo ad accedere a quei contenuti che
ha difficoltà ad esplorare

Non è un semplice rispecchiamento

Deve aggiungere qualcosa allo stato precedente

La differenza quantitativa tra i due stati (quello originario e quello


internalizzato) deve essere sufficientemente piccola per non
destabilizzare l’identità dell’utente
5
Buone pratiche per il lavoro con l’empatia

3. Le risposte empatiche di maggiore utilità possono essere:

Comprensione empatica: aiuta a comunicare che l’esperienza


dell’utente è stata compresa
Affermazione empatica: aiuta a convalidare l’esperienza dell’utente,
riconoscendola come legittima
Evocazione empatica: aiuta a rendere più viva ed evidente
l’esperienza vissuta dall’utente, mediante l’utilizzo di un linguaggio
ricco, metaforico ed evocativo
Esplorazione empatica: aiuta ad aumentare la consapevolezza
dell’utente di quegli elementi (contenuti e affetti) impliciti nella sua
esperienza 6
Buone pratiche per il lavoro con l’empatia
4. Il focus del professionista deve mirare sia a ciò che viene
espresso dall’utente e sia a ciò che è ancora ai margini della sua
consapevolezza

Con l’avanzare del percorso

L’utente si rende più disponibile ad esplorare a fondo le aree della


sua difficoltà

Quando l’utente mostra di riuscire ad esprimersi verbalmente anche


in uno stato di forte attivazione emotiva, manifesta di aver acquisito
una buona capacità di autoregolazione (Schore, 2006)
7
Buone pratiche per il lavoro con l’empatia
5. La manifestazione empatica deve essere calibrata in base al
singolo utente

Per alcuni utenti la vicinanza empatica può rappresentare un pericolo


di intrusione

Un atteggiamento empatico efficace presuppone equilibrio tra:


Sintonizzarsi nell’immediatezza della relazione
Storicizzare l’esperienza dell’utente

Manifestare empatia MA riconoscere all’utente uno spazio di


autonomia e differenziazione 8
Buone pratiche per il lavoro con l’empatia
6. Una comprensione empatica efficace si manifesta quando
l’utente si è sentito compreso e non quando il professionista è
certo di averlo compreso
Atteggiamento di:
Attenzione
Cura
Umiltà

Apertura verso l’esperienza nel qui ed ora (disponibilità a modificare


idee preconcette) in un processo attivo e interattivo (feedback)

Per entrare nel mondo interno di un altro è necessario avere


dimestichezza con il proprio (Giusti, Locatelli, 2007)
CONCLUSIONI

Per concludere, si può sottolineare che la comprensione


empatica può essere utilizzata efficacemente dallo psicologo
counselor, laddove egli è adeguatamente formato a conoscere il
proprio mondo interno e a calibrare l’impiego di questo
strumento per ciascun utente nella sua individualità

10

Potrebbero piacerti anche