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Nietzsche

appunti presi in classe e in seguito approfonditi sul libro, contengono tutto il necessario per prepararsi alla maturità + collegamenti interdisciplinari

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NIETZSCHE 1844 - 1900

Nietzsche, insieme a Marx e a Freud, a detta del filosofo francese Ricoeur, è uno dei “maestri del
sospetto” (a partire dalla ‘scuola del sospetto’ elaborata da Nietzsche in Umano, troppo umano), data la
sua propensione a mettere in dubbio ogni certezza fin da sempre data agli uomini, a smascherare gli
inganni e gli idoli della tradizione → in Ecce homo arriverà a definirsi dinamite, non più uomo.
Tra la fine dell'Ottocento e l’inizio del Novecento si iniziò infatti a parlare di "CRISI DELLE CERTEZZE",
crisi che Nietzsche alimentò mettendo in dubbio l'assolutezza dell'idea di Dio e dell’Io, segnando quindi un
punto di non ritorno nel pensiero occidentale. Tuttavia, la crisi non riguarda solo il crollo delle certezze
religiose e della soggettività, ma si estende anche alla scienza, alla ragione e al progresso.
Al fianco di Nietzsche, anche il movimento del Decadentismo e pensatori come Bergson contribuiranno a
minare la fiducia nelle verità assolute, portando così alla decostruzione del pensiero razionale e alla ricerca
di nuovi fondamenti per la comprensione della realtà.

CONTESTO STORICO-CULTURALE
Nel 1844 nasce in un paesino della Sassonia da un pastore protestante e dalla figlia di un altro pastore,
quindi non da una famiglia aristocratica. A soli 5 anni perde il padre (il tema della morte paterna accomunò
diversi artisti → X Agosto, Pascoli o → Zeno Cosini, Italo Svevo), e, a 14 anni, entra in un collegio di gesuiti
estremamente rigido che fece scaturire in lui un senso di ribellione contro la tradizione.
Germogliò in lui una passione nei confronti degli studi classici, in particolare per i testi di Omero e per il
Simposio di Platone, tanto che conseguì una maturità classica, per poi, su sollecitazione della madre (che
desiderava per lui la stessa carriera del padre), iscriversi alla Facoltà di Teologia, dove conobbe e si
avvicinò al mondo della filologia, facendosi notare da altri intellettuali influenti del tempo.
Dopo una lite con la madre si trasferì a Lipsia, dove lesse per la prima volta Il mondo come volontà e
rappresentazione di Schopenhauer (→ Schopenhauer), e, nonostante non fosse ancora laureato, a soli
ottenne la cattedra di lingua e letteratura greca presso l’Università di Basilea in Svizzera, dove conobbe
personalmente il musicista Richard Wagner, del quale era un fervente ammiratore.
Nel 1872 pubblica il suo primo libro, La nascita della tragedia dallo spirito della musica, inizialmente
non molto apprezzato dalla critica, ma dall’amico Wagner sì.
Negli anni a seguire scrisse anche le Considerazioni inattuali, contenenti una severa critica alla cultura
europea dell’epoca, in particolare a quella tedesca, essendo estremamente deluso dalla mondanità e dalla
frivolezza che la caratterizzavano. Nietzsche credeva che la musica di Wagner potesse rappresentare una
via d’uscita da questa condizione, ma nel corso del tempo il loro rapporto si inasprì: il primo vedeva l’altro
come un padre ingombrante e nelle sue produzioni artistiche percepiva un cedimento nostalgico al
cristianesimo, a uno spirito di rassegnazione, di vittimismo e di rinuncia.
La stessa delusione la iniziò a provare anche per Schopenhauer, il quale, dopo aver dimostrato il carattere
tragico dell’esistenza aveva proposto una via d’uscita sulla base della religione orientale (ascesi).
Nel 1878 pubblica la prima parte di Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi, in cui afferma il
distacco dai due artisti, e negli anni seguenti le restanti parti, insieme a La gaia scienza, nella quale
annuncia la morte di Dio come simbolo della fine di tutte le antiche certezze religiose e metafisiche. In
questi anni iniziò anche ad ammalarsi: era spesso colpito da dolori alla testa, allo stomaco, alla vista, … e
decise di abbandonare l’insegnamento.
La sua salute iniziò ad indebolirsi sempre più e anche a causa di una mancata corrispondenza amorosa
cadde in un cupo stato depressivo, ma fu proprio in questo momento che iniziò a comporre il suo libro più
famoso Così parlò Zarathustra.
Tra crescenti crolli psichici che sfioravano la follia, un ennesimo litigo con la sorella a causa del suo
fidanzamento con un antisemita e l’incessante attività di scrittura (Al di là del bene e del male e Genealogia
della morale, comprendente Crepuscolo degli idoli, Ecce Homo, … ), venne trasferito in una clinica
psichiatrica, e, una volta uscito, trascorse gli ultimi anni della sua vita a letto, semiparalizzato, fino al suo
spegnersi nel 1900 (→ stesso anno in cui Freud pubblicò l’Interpretazione dei sogni e in Italia venne
assassinato re Umberto I).
OPERE
1.​ SCRITTI GIOVANILI: periodo wagneriano-schopenhaueriano
○​ La nascita della tragedia dallo spirito della musica
2.​ FILOSOFIA DEL MATTINO: periodo illuministico
○​ Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi.
○​ La gaia scienza
3.​ FILOSOFIA DEL MERIGGIO: periodo di Zarathustra
○​ Così parlò Zarathustra, scritto in versetti proprio come il Vangelo sul modello della poesia in
prosa e dell'annuncio profetico. Ricco di simboli, allegorie, metafore, parabole, …
4.​ FILOSOFIA DEL TRAMONTO: scritti degli ultimi anni, influenzati dal suo ripiegamento interiore
○​ Al di là del bene e del male
○​ Genealogia della morale
○​ Ecce homo
○​ La volontà di potenza, pubblicata postuma dalla sorella, che aveva conservato i manoscritti in
un archivio a Weimar. Questa raccolta ha un notevole valore storico, poiché è proprio su questa
che la critica ha scagliato il suo giudizio di “filosofo nazista”.

Il ruolo svolto dalla malattia psichica di Nietzsche nella formazione del suo pensiero è sempre motivo di
discussione per la critica: alcuni, basandosi su un pregiudizio positivistico, affermano che una filosofia
prodotta da una mente malata, è anch'essa malata, mentre altri interpretano la malattia in una condizione
favorevole per la sua produzione filosofica, e credono che sia stata proprio questa a permettergli di avere
una visione anticonformista sul mondo.

La critica si concentra molto anche sul rapporto tra la filosofia nietzscheana e la cultura nazifascista, in
quanto la sorella Elisabeth contribuì in primis a diffondere l’immagine del fratello come teorico e incitatore di
una rigenerazione reazionaria dell’umanità, apparentemente simile a quella che aveva intenzione di
mettere in atto Hitler, il quale visitò personalmente l’archivio dove erano custoditi i manoscritti di Nietzsche,
il che contribuì a rafforzare l’associazione tra il suo pensiero e il nazismo.
Nei testi del filosofo emergono spesso spunti anti-democratici e anti-egualitari, idonei per fornire una lettura
a favore del Terzo Reich, nonostante fossero da intendere come "antidoti" all'omologazione. Il pensiero di
Nietzsche è caratterizzato da una critica radicale della civiltà e della filosofia dell’800, quindi da una volontà
di distruzione di ogni certezza del passato, alla quale deve seguire la nascita di un nuovo tipo di umanità,
caratterizzata dall’avvento del Superuomo, o meglio dell’Oltreuomo. La figura di quest’ultimo è stata
oggetto di critica, in quanto la volontà di potenza che lo contraddistingue può essere intesa anche come
volontà di sopraffazione e dominio.
Per di più Nietzsche scrisse: “La vita è essenzialmente appropriazione, offesa, sopraffazione di tutto quanto
è estraneo e più debole, oppressione, durezza, imposizione di forme proprie”o “La lotta per l’uguaglianza
dei diritti è già un sintomo di malattia”, frasi che non lasciano far altro che riconoscere la presenza di aspetti
antidemocratici e antiegualitari nella filosofia nietzschiana (la quale non faceva appello a nessun tipo di
totalitarismo o autoritarismo).

Negli ultimi anni però si è iniziato a parlare anche di un Nietzsche progressista, in quanto si sottolineano gli
elementi di novità e rottura della sua filosofia, senza però rinnegare le componenti reazionarie.
Nietzsche adotta nuove forme espressive, alternando generi e stili diversi. Nei suoi scritti giovanili fa un
largo uso di aforismi, massime, i quali vanno “ruminati”, quindi letti e interpretati a seguito di una
riflessione. Il pensiero di Nietzsche è programmaticamente asistematico, in quanto deve rispecchiare la
realtà (dialettica, non logos), e i suoi discorsi sono multidimensionali e interpretabili sotto una pluralità di
significati.
PERIODO GIOVANILE
LA NASCITA DELLA TRAGEDIA DALLO SPIRITO ALLA MUSICA (1872)
Il motivo centrale dell’opera è la distinzione tra apollineo e dionisiaco, i due impulsi di base dello spirito e
dell’arte della Grecia classica (i nomi infatti riprendono quelli delle due figure divine e rappresentano diverse
sotto-coppie come forma-caos, luce-oscurità, serenità-inquietudine, … ):
●​ APOLLINEO-ragione: atteggiamento incline a raccogliere e ordinare il caos del divenire in forme
limpide e armoniche, trova la sua maggiore espressione nella scultura greca classica e nella poesia
epica
●​ DIONISIACO-istinto: atteggiamento incline alla creatività e alla vitalità, in coerenza con l'inarrestabile
divenire del mondo; trova la sua maggiore espressione nella musica e nella poesia lirica

Secondo Nietzsche l’apollineo nacque come reazione al dionisiaco, come tentativo di sublimare il caos
nella forma, di trasformare qualcosa di assurdo e indefinito in qualcosa di definito e armonico. Gli stessi dèi
olimpici non sono altro che una creazione umana, un sostegno per sopportare la caducità dolorosa
dell'essere umani (→ Feuerbach).

In un primo tempo, i due impulsi vivevano separati e opposti, ma quando raggiunsero un equilibrio, quando
si armonizzarono si ebbe il momento di massima espressione della cultura greca, in particolare nella
tragedia attica di autori come Sofocle ed Eschilo, secondo Nietzsche. In queste opere, la tensione tra
razionalità e caos non si annullava, ma coesisteva in una sintesi dinamica e creativa (tesi + antitesi) →
Apollineo e Dionisiaco sono sempre però rappresentati di due distinti e diversi mondi d’arte !

Tuttavia, con l’avvento della filosofia socratica, che esaltava la razionalità assoluta, questo equilibrio si
spezzò: Socrate e Platone diedero priorità al pensiero logico e alla ricerca della verità universale,
reprimendo l’elemento dionisiaco, cioè l’istinto, l’irrazionalità e la vitalità spontanea (tragedia di Euripide).
Per Nietzsche, questo fu l’inizio della decadenza della cultura occidentale, che portò a una civiltà sempre
più razionale, moralistica e repressiva. Questo declino si manifestò soprattutto con il cristianesimo, che per
Nietzsche è una continuazione della mentalità socratica: reprime la volontà di potenza, impone valori
assoluti e nega la dimensione istintiva dell’uomo.

Per Nietzsche la vita è dolore, lotta, distruzione, crudeltà, incertezza, errore, … e di fronte a questa l’uomo
può scegliere tra due diversi atteggiamenti:
●​ fuggire e quindi rinunciare, come propongono sia Schopenhauer che la morale cristiana
●​ accettare la vita così com’è, come propone Nietzsche, il che è un atteggiamento puramente dionisiaco,
che solo il Superuomo sarebbe in gradi di adottare
PERIODO ILLUMINISTICO
Umano, troppo umano segna l’inizio di un nuovo periodo del filosofare nietzschiano, che viene definito
“illuministico”. Questo periodo coincide con la predilezione per la scrittura aforistica, con il rifiuto dei
maestri di un tempo (Schopenhauer e Wagner), con l’abbandono della metafisica e con l’interesse per una
prospettiva scientifica.
Nonostante l’opera sia dedicata a Voltaire, illuminista per eccellenza che mise in discussione i pilastri della
scienza, per “illuminista” non s’intende che Nietzsche iniziò a porre nella ragione e nel progresso la stessa
fiducia che ponevano gli illuministi nel 700, bensì che iniziò ad impegnarsi in un’opera di critica della cultura
mediante la scienza e di demistificazione della metafisica, della religione e della morale (che secondo lui
erano solo costruzioni che impedivano all'uomo di vivere autenticamente e liberamente).
Il nuovo metodo di pensiero messo in atto da Nietzsche si configura come un metodo critico e
storico-genealogico: ● critico perché eleva il sospetto come in un’indagine, attraverso la quale si rileva che
sotto quei valori e quelle nozioni definite "assolute" ci sono degli interessi umani
● storico-genealogico perché si basa sull’idea che non esistano realtà immutabili, ma che ogni cosa sia
l’esito di un processo storico da ricostruire (→ Marx), evidenziando il ruolo dinamico del negativo.
La filosofia illuministica di Nietzsche si concretizza nella figura del viandante, ossia in colui che, grazie
all’atteggiamento critico della scienza, riesce ad emanciparsi dalle tenebre del passato, a liberarsi dalle
catene di esso, diventando finalmente uno spirito libero, privo di certezze precostituite e sempre pronto a
nuove scoperte (precursore del Superuomo). La concezione della vita e della cultura come qualcosa di
transitorio, di mai definito una volta per tutte e di mai determinato da categorie fisse, costituisce il nucleo
della filosofia del mattino, di una filosofia “che illumina” dopo il buio notturno.

GAIA SCIENZA (1882)


Fra le tenebre e gli errori dell’umanità, Nietzsche colloca la metafisica, la cui critica trova la sua più
compiuta espressione nella teoria della “morte di Dio".
Per Nietzsche Dio è sostanzialmente simbolo di fuga dalla vita, simbolo di rivolta contro il mondo,
personificazione delle certezze ultime dell’umanità e di tutte quelle “menzogne millenarie” che gli esseri
umani si sono costruiti per sopportare l’irrazionalità caratteristica della vita (→ Feuerbach), la più antica
delle bugie vitali, la quintessenza di tutte le credenze escogitate attraverso i secoli.

La coscienza di vivere in un mondo sdivinizzato, caotico e disarmonico spinge il filosofo a ritenere superflua
ogni dimostrazione dell’inesistenza di Dio. Così, più che dimostrarlo, Nietzsche, in un passo del testo,
annunciò la morte di Dio e riflesse sulle conseguenze di tale annuncio.

Un uomo folle, in pieno giorno, accende una lanterna e corre nel mercato gridando di cercare Dio. La folla,
composta da atei e scettici, ride di lui e lo prende in giro, chiedendosi ironicamente se Dio si sia perso, nascosto
o emigrato.
A quel punto, l’uomo folle si ferma, li fissa intensamente e a voce alta esclama: “Dove se n’è andato Dio? Ve lo
dirò io! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini!”. Questa affermazione è cruciale:
non accusa solo gli altri, ma si include tra gli assassini, riconoscendo che la modernità intera ha contribuito alla
morte di Dio, distruggendo i valori assoluti su cui la società si reggeva.
Prosegue con una serie di immagini potenti: senza Dio, è come se l’umanità avesse bevuto l’oceano fino
all’ultima goccia, avesse staccato la Terra dal Sole e ora vagasse nel nulla, senza più direzione né certezze.
Poi si domanda: “Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini?”, e qui emerge il peso di questa
rivelazione: l’umanità ha compiuto un’azione immensa, ma ora deve affrontarne le conseguenze. Chi potrà
lavare via il sangue di Dio? Come potrà espiare questa colpa?
L’uomo folle capisce che la folla non è pronta per questa verità. Getta la sua lanterna a terra, spegnendola, e
conclude amareggiato: “Vengo troppo presto. Non è ancora il mio tempo”. Spiega che ci vorrà tempo perché
l’umanità comprenda davvero la portata di ciò che ha fatto. Anche se Dio è morto, gli uomini continuano a vivere
come se nulla fosse cambiato.
Infine, entra in diverse chiese e intona un Requiem aeternam Deo, come se celebrasse il funerale di Dio, ma
espulso dai presenti, dichiara: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?”,
ribadendo che il loro senso originario è ormai perduto.
Come il mito della caverna di Platone, anche questo passo è ricco di simbologia:
●​ L’uomo folle è il filosofo-profeta; il fatto che abbia acceso una lanterna in pieno giorno è un atto
simbolico, perché la luce non è necessaria di giorno, a meno che la vera oscurità non sia quella
interiore dell’umanità. La lanterna rappresenta quindi la ricerca della verità, e il fatto che lui la rompa
alla fine simboleggia l'inutilità di questa ricerca tra chi non è pronto a capire.
●​ Gli uomini che lo deridono rappresentano l’ateismo ottimistico e superficiale dei filosofi ottocenteschi
●​ Il sentirsi precipitare in uno spazio vuoto, il sentir mancare l’alto e il basso, … esprime il senso di
vertigine e di smarrimento che segue al venir meno dei punti di riferimento assoluti (→ Pirandello):
condizione causa del nichilismo
●​ La necessità di diventare degli dei per sopportare l’assenza di certezze e di valori, è un richiamo al
fatto che l’uomo deve farsi Superuomo: la morte di Dio coincide dunque con l’atto di nascita del
Superuomo
●​ Le chiese, definite “sepolcri di Dio”, alludono alla crisi moderna che investe anche le religioni

La morte di Dio coincide con il venir meno di tutte le certezze metafisiche, e di conseguenza con il tramonto
definitivo del:
●​ Platonismo, che, come tutta la filosofia greca, si basava sulla distinzione tra un mondo sensibile
mutevole e imperfetto e un mondo delle Idee eterno e immutabile. Per Nietzsche non esiste alcun
mondo al di fuori di quello che viviamo e l’idea di una realtà superiore e oggettiva è un’illusione che ha
reso l’uomo schiavo di valori imposti dall’esterno
●​ Cristianesimo, secondo il quale il mondo vero si trova in un aldilà, impone una morale basata sul
sacrificio e sulla negazione dei piaceri terreni
●​ Kantismo, il quale affermava l'impossibilità di conoscere il noumeno e cercava di fondare una morale
universale con l'imperativo categorico
●​ Positivismo, fondato sul principio di casualità e su una visione deterministica del mondo
PERIODO DI ZARATHUSTRA
Con l’opera intitolata Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno (scritto tra il 1883-1885, ma
pubblicato solo nel 1892), si apre la terza fase del filosofare nietzschiano, anche detta “filosofia del
meriggio”, nella quale il filosofo ha raggiunto una maggiore consapevolezza riguardo a vari aspetti, e, in
particolare ha superato ogni scissione dualistica della realtà (Platone, Kant, …).
Zarathustra, o Zoroastro, è un personaggio semi-leggendario, vissuto in Persia intorno al 7 secolo a.C., a
cui tradizionalmente si fa risalire la fondazione dell’antica religione dello zoroastrismo, la quale crede che il
mondo sia il risultato di una perenne lotta tra il Bene e il Male (si tratta quindi di una religione che ha alla
base un principio dualistico). Nietzsche narra che un giorno questo profeta scese dalla montagna sulla
quale si era ritirato per dieci anni, per condividere la propria saggezza, quindi per annunciare la morte di
Dio e l’avvento del Superuomo, si definisce infatti “messaggero del fulmine”, essendo il Superuomo un
“fulmine”).
Nietzsche sceglie proprio Zarathustra come protagonista dell'opera perché nella storia delle religioni è
considerato il primo in assoluto ad aver fondato una morale metafisica, e come tale, dovrà essere il primo a
distruggerla.
Alla base dell’opera ci sono 3 temi fondamentali:
1.​ IL SUPERUOMO (traducibile dal termine tedesco Ubermensch anche come “Oltreuomo”) è colui
che è in grado di accettare la dimensione tragica e dionisiaca dell'esistenza, di sopportare la morte di
Dio e la perdita delle certezze, di emanciparsi dalla morale e dal cristianesimo, di vivere secondo la
sua volontà di potenza, superare di continuo sé stesso, imporsi come legislatore di nuovi valori, di
vivere nell’ottica dell’eterno ritorno e di procedere oltre il nichilismo. Nietzsche non è in grado di trovare
nella storia dei precursori di questa figura, rappresentante di un nuovo tipo di umanità, totalmente
opposta a quella mediocre-borghese. Presenta espliciti connotati antidemocratici e reazionari, viene
descritto come l’eccezione superiore che si contrappone al gregge inferiore, quindi con un modo
d'essere di una piccola élite.
○​ → D’annunzio: il Superuomo dannunziano, al contrario, si concentra su un modello di uomo
eroico, edonista e dominatore, e prende forma con Claudio Cantelmo, protagonista di Le Vergini
delle Rocce. Egli si considera superiore alla massa e vive secondo un codice di forza, bellezza e
piacere, trasformando la sua esistenza in un'opera d'arte. A differenza del pensiero nietzschiano, il
Superuomo dannunziano ha una chiara dimensione politica e nazionalista: si manifesta nel Vate, il
poeta-guida che ispira il popolo, e nell’eroe guerriero, come lo stesso D’Annunzio nella sua
impresa di Fiume.
2.​ LA VOLONTÀ DI POTENZA che si identifica con la vita stessa, intesa come forza espansiva che
si autosupera di continuo ( → Schopenhauer). La volontà di vivere di Schopenhauer è un principio
cieco, irrazionale e universale che spinge tutti gli individui a voler vivere la propria dolorosa e noiosa
esistenza, è un desiderio (ossia che scaturisce da un dolore, da una mancanza) e deve essere
sostituita dalla noluntas. Nietzsche, invece, rifiuta questa visione pessimistica e passiva dell’esistenza
e la trasforma nella sua idea di volontà di potenza, che, a differenza della volontà
schopenhauerianamente intesa, non è solo sopravvivenza o autoconservazione, ma soprattutto un
impulso creativo ed espansivo che spinge l’individuo a superare sé stesso, a imporre la propria forza
sul mondo e a [Link] il proprio apice nella creazione superomistica di nuovi valori, nel
tentativo di dare un senso dell'insensatezza caotica del mondo e nell’accettazione dell’eterno ritorno.
3.​ L’ETERNO RITORNO, ossia la ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo, che solo il
Superuomo è in grado di accettare gioiosamente senza esserne terrorizzati o viverlo come un peso.
In una delle sue visioni, Zarathustra cammina con un nano sulle spalle e arriva davanti a una porta
chiamata Attimo. Da questa porta partono due strade infinite: una va nel passato e l’altra nel futuro, ma
entrambe sembrano formare un cerchio, così Zarathustra chiede al nano se esista o meno un punto in
cui le due strade si incroceranno e questo rispose: “Tutte le cose dritte mentono, ogni verità è curva, il
tempo stesso è un circolo.” Con questa risposta, il nano svela il pensiero dell’eterno ritorno: tutto ciò
che accade è destinato a ripetersi all’infinito; tuttavia, il tono del nano è ironico e negativo: per lui,
l’eterno ritorno è un peso opprimente, un destino ineluttabile da subire. Zarathustra, però, rifiuta questa
visione pessimistica e rassegnata: il suo obiettivo non è subire il destino, ma trasformarlo.
Subito dopo, ha una seconda visione: vede un pastore addormentato con un serpente attorcigliato alla
gola, che cerca di entrare nella sua bocca per soffocarlo. Il pastore è paralizzato dal terrore, incapace
di reagire, finché Zarathustra non gli grida: “Mordi! Mordi la testa!”. In questo momento il pastore
azzanna la testa del serpente e lo uccide, liberandosi dalla paura. Dopo averlo fatto, però, non è più lo
stesso uomo: è un essere trasformato, illuminato, che ride con una gioia sovrumana. Il pastore si è
trasformato nel Superuomo dopo aver vinto la ripugnanza per il pensiero dell’eterno ritorno e aver
preso una decisione coraggiosa.
ULTIMO PERIODO
Nietzsche si propone di distruggere definitivamente le credenze dominanti (morale e cristianesimo) per far
posto all’avvento di un nuovo pensiero, finalizzato alla nascita del Superuomo. Questa quarta e ultima fase
è anche detta filosofia del tramonto, caratterizzata da frammenti inediti e dal progetto della mai realizzata
Volontà di potenza, in cui si trattano temi come la volontà di potenza, il nichilismo, il prospettivismo, …

Secondo Nietzsche la morale è sempre stata considerata come un fatto auto-evidente, che in quanto tale si
impone all’individuo, tant'è vero che in ogni scienza è sempre mancato il sospetto che nella morale ci possa
essere qualcosa di problematico. Secondo lui però la morale non è un principio assoluto o divino, ma
un’invenzione umana che si è evoluta nel tempo, di cui bisogna studiarne la storia a partire dalle origini, e
su questo si basa l’opera Genealogia della morale (1887).
In origine le società erano dominate da una classe aristocratica forte e potente, che basò l’etica sui valori
vitali della forza, della salute, della fierezza e della gioia (morale dei signori). Con il tempo, però, gli schiavi
e i deboli, incapaci di ribellarsi con la forza, rovesciarono i valori attraverso il risentimento: crearono la
morale degli schiavi, che esaltava l’umiltà, la sofferenza e l’obbedienza, condannando invece la forza e il
dominio.
Nietzsche vede nel Cristianesimo il culmine di questa trasformazione, poiché ha reso la debolezza un
valore sacro, portando al nichilismo, alla perdita di veri valori. Per superare questa crisi, è necessario
rifiutare la morale imposta, trasvalutare tutti i valori e costruire un nuovo rapporto con essi, fondato sulla
volontà di potenza e sull’affermazione della vita.

La TRASVALUTAZIONE DI TUTTI I VALORI è un tema fondamentale di Ecce Homo (p.405), e


comporta la liberazione dai valori morali, dalle credenze religiose (le religioni sono affari per la plebe, ... io
non parlo mai alle masse), dai miti della scienza e della storia, dai principi assoluti della filosofia, … , ma
soprattutto riporta in vita la componente dionisiaca dell’esistenza, che la morale e il cristianesimo stanno
soffocando. Nietzsche preclude quindi qualsiasi orizzonte trascendente e alimenta negli uomini la
consapevolezza di essere transeunti, inutili e insignificanti; non nasconde il proprio disprezzo per la
mediocrità borghese e afferma, come per maledizione, che la gente ordinaria è destinata a un inesorabile
estinzione.

Il NICHILISMO è uno dei motivi più ricorrenti nella filosofia nietzschiana, e sta ad indicare lo stato
psicologico dell’uomo moderno e contemporaneo, che, dopo l’annuncio della morte di Dio, finisce per
avvertire lo sgomento del vuoto e del nulla. Il nichilismo ha tre principali cause (p.406):
●​ l’aver creduto, ingannandosi, nell’esistenza di un senso delle cose (→ critica al Positivismo) e la
conseguente scoperta di essere al mondo senza una ragione né direzione
●​ l’aver creduto nell’esistenza di una struttura unitaria (che sia l’io o la società), di un’essenza superiore
da cui dipendere o di un principio assoluto e la conseguente scoperta di essere abbandonati alla
casualità del divenire
●​ la distruzione di ogni certezza metafisica: non esiste alcun mondo al di là di questo

Il superamento del nichilismo avviene attraverso la trasvalutazione di tutti i valori e l’affermazione della
volontà di potenza. Ciò significa che l’uomo, invece di disperarsi o limitarsi alla distruzione, assume un
ruolo attivo nella creazione di nuovi valori. Questo processo culmina con l’avvento del Superuomo, colui
che accetta la vita in tutte le sue sfaccettature, abbraccia l’eterno ritorno e si fa legislatore dei propri valori,
senza cercare certezze assolute o imposte dall’esterno.

Nella prima parte di Al di là del bene e del male Nietzsche mette in dubbio la certezza dell’unità dell’io e
dell’esistenza della volontà. Il filosofo critica la nozione dell’io penso, alla base del pensiero di Kant e
Cartesio, e dell’io voglio, alla base di quello di Schopenhauer, in quanto si commette l’errore di individuare
nel soggetto un’illusoria fonte di certezza.
La conoscenza però non può mai essere assoluta perché colui che conosce può alterare le sue
conoscenze mischiandole con le proprie convinzioni (l’uomo è portato ad associare l’ignoto a ciò che
conosce), mentre l’oggetto che si tenta di conoscere si potrebbe star nascondendo dietro una maschera,
non mostrandosi per ciò che è davvero.
Affermando “io penso”, si va incontro a una serie di errori: si assume che l’io sia trasparente a se stesso,
che sia cosciente di star pensando e non di star volendo o sentendo (secondo Nietzsche, e anche secondo
Freud, a pensare è la forza inconscia dell’istinto, l’es, non l’io), che l’io sia un’unità, …
L’io è quindi una mera finzione, ideata allo scopo di ricondurre a un’unità (seppur illusoria) il divenire. Non
esiste un "io" fisso e immutabile che sta alla base della nostra coscienza: ciò che chiamiamo "io" è solo
un’invenzione psicologica e sociale nata per dare stabilità alla nostra identità e a rendere più comprensibile
la realtà, che in realtà è caos e divenire.
Nietzsche non ricerca una verità assoluta, ma si dedica a una critica continua, decostruendo le illusioni
create dalla metafisica e dalla tradizione filosofica.

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