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Leibniz, filosofo del razionalismo, distingue tra verità di ragione, che sono necessarie e innate, e verità di fatto, che sono contingenti e derivano dall'esperienza. Propone l'idea delle monadi come forze vive e spirituali che costituiscono la realtà, ognuna rappresentante un punto di vista unico dell'universo. La sua filosofia cerca di conciliare meccanicismo e finalismo, affermando che il mondo è stato creato da Dio, che ha scelto il migliore dei mondi possibili.

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Leibniz, filosofo del razionalismo, distingue tra verità di ragione, che sono necessarie e innate, e verità di fatto, che sono contingenti e derivano dall'esperienza. Propone l'idea delle monadi come forze vive e spirituali che costituiscono la realtà, ognuna rappresentante un punto di vista unico dell'universo. La sua filosofia cerca di conciliare meccanicismo e finalismo, affermando che il mondo è stato creato da Dio, che ha scelto il migliore dei mondi possibili.

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29 - Leibniz | LEIBNIZ I

Leibniz vive fra la seconda metà del 600’ e i primi anni del
700’. Leibniz si inserisce nella corrente del razionalismo,
perché condivide l’innatismo cartesiano, l’idea che all’atto della
nascita la mente non sia vuota, ma che abbia dei contenuti. Però
non condivide affatto l’idea di Spinoza di un ordine necessario
del mondo, secondo lui l’ordine delle cose è contingente.
Secondo Leibniz la necessità riguarda solo il mondo della
logica, e non quello reale che è invece sempre caratterizzato
dalla contingenza.
Per dare forza a questa sua condizione Leibniz distingue fra
verità di ragione e verità di fatto. Le verità di ragione, che
riguardano il mondo della logica, hanno come soggetto concetti
universali e astratti, qui concetti che sono elaborati
dall’intelletto umano e che non troviamo nella realtà. Per
esempio il concetto di cavallo è un concetto universale perché
applicabile a tutti i cavalli, o il concetto di triangolo. Ebbene
queste verità di ragione sono proposizioni universali e
necessarie, nel senso che il loro contrario è impossibile, perché
il predicato di queste proposizioni è già implicito nel soggetto
per cui viene dedotto dal soggetto, non viene ricavato
dall’esperienza.
Queste proposizioni, proprio perché elaborate solo ed
esclusivamente dalla mente e non hanno legami con
l’esperienza, sono innate, e si basano sui tre principi logici di
identità, di non contraddizione e del terzo escluso. A questo
proposito Leibniz fa presente che tutte le proposizioni della
matematica sono verità di ragione. Tutti i teoremi sono ricavati
dalla nozione di triangolo, quindi si limitano a speci care cose
già insite nella de nizione stessa di triangolo.
Le verità di fatto riguardano il mondo reale e hanno come
soggetto individui concretamente esistenti che Leibniz,
rifacendosi ad Aristotele, chiama sostanze individuali. Queste
verità di fatto sono contingenti, cioè il loro contrario è possibile
perché il predicato di queste proposizioni non è implicito nel
soggetto, ma è ricavato dall’esperienza e quindi aggiunge
qualcosa di nuovo rispetto a quanto ci dice il soggetto, a
differenza di quelle di ragione che semplicemente esplicitano
ciò che è già contenuto nel soggetto.
La proposizione “Cesare ha attraversato il Rubicone” è una
verità di fatto, perché Cesare avrebbe potuto anche non farlo.
Le verità di fatto si basano sul cosiddetto principio di ragion
suf ciente. Il principio dice che per ogni cosa che esiste o
accade di fatto c’è sempre una ragione a priori che è suf ciente
a spiegare perché è così e non altrimenti. C’è sempre una
ragione a priori che spiega sempre ciò che accade nel nostro
mondo.
Ma perché questo? Perché il mondo è stato creato da Dio che
ha, sin dall’eternità, il concetto completo di ogni sostanza
individuale. Dio ha nella sua mente il concetto che comprende
dentro di se tutti i predicati che lo riguardano prima che essi si
veri chino. Per esempio nel concetto di Cesare è già implicito
che attraversa il Rubicone, che diventa dittatore e tutte le altre
vicende che riguardano la sua esistenza. Però l’uomo non può
conoscere a priori tutti i predicati che riguardano una sostanza
individuale, può conoscerli solo a posteriori, cioè può solo
ricavarli dall’esperienza, che sia esperienza diretta o indiretta.
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Possiamo dire in de nitiva che le verità di fatto si presentano
sotto un duplice aspetto, sono necessarie per Dio, ma
contingenti per l’uomo. E la verità delle verità di fatto viene
spiegata da Leibniz con la teoria dei mondi possibili.
Dio ha concepito nella sua mente in niti mondi possibili, e
ciascuno di questi è totalmente diverso da tutti gli altri. Per
esempio c’è un mondo possibile in cui Cesare non ha
attraversato il Rubicone. Ora, ogni mondo possibile è
caratterizzato da una profonda unità, nel senso che esiste una
stretta connessione tra tutte le sue parti e i suoi eventi, per cui se
nel nostro mondo Cesare non avesse attraversato il Rubicone,
cosa sarebbe successo a livello planetario? Sarebbe cambiato
tutto nel suo complesso. Quindi il nostro mondo non sarebbe
quello che è, ma sarebbe diverso. Questo signi ca che fra gli
in niti mondi pensati da Dio c’è contraddizione, e in quanto si
contraddicono si escludono reciprocamente, e quindi Dio pur
avendone pensati in niti ne ha potuto creare uno solo.
Dio ha scelto il nostro che è il migliore dei mondi possibili.
Quindi la ragione suf ciente, che spiega perché nel nostro
mondo le cose avvengono in un certo modo e non in un altro,
coincide proprio con questo, ovvero il fatto che Dio ha scelto il
migliore fra i mondi possibili. La ragione suf ciente non va
però interpretata come una causa necessitante, che conferisce un
ordine necessario alle cose, ma come causa nale, nel senso che
Dio ha agito in vista del bene. L’ordine delle cose rimane
contingente perché Dio avrebbe potuto scegliere di crearne uno
diverso.
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30 - Fisica | LEIBNIZ II
Diciamo che la distinzione fra verità di ragione e verità di fatto
ha il suo prolungamento nella sica.
Lo scopo di Leibniz è di conciliare meccanicismo moderno e
nalismo della loso a antica, e avverte questa esigenza di
conciliazione perché vuole scongiurare il rischio di ateismo che
secondo lui si nasconde dietro la scienza moderna, infatti
Leibniz da del 600’ una particolare de nizione, lo chiama un
“secolo carico di scienza e di empietà”.
Leibniz si confronta con l’intera tradizione meccanicistica, ma
in particolare si confronta con la sica cartesiana, e in questo
confronto rileva che il meccanicismo dei suoi tempi riduce il
mondo naturale a una gigantesca macchina nella quale accade
che ogni fenomeno naturale scaturisce dal movimento della
materia e dalla reciproca azione dei corpi.
Come si pone Leibniz nei confronti di questa concezione?
Leibniz non contesta radicalmente questa prospettiva, ma ritiene
che rimanga alla super cie dei fenomeni, il meccanicismo è in
grado di spiegare il funzionamento della natura a livello
super ciale, dal momento che, appunto, illustra sicuramente
come si veri cano i fenomeni, ma non illustra il perché si
veri cano i fenomeni.
Allora, considerando che la materia - dice - è di per se inerte e
passiva, e quindi da sola non è in grado di spiegare il suo
movimento, dobbiamo andare al di la di una ricerca meramente
sica, per impegnarci in una ricerca meta sica delle cause del
movimento della materia.
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Come causa del movimento dei corpi Leibniz ipotizza (non
scopre) un principio energetico, che però lui chiama “forza
viva”, che troverà conferma poi nella scienza, nel concetto di
energia cinetica. A livello super ciale - dice - il mondo può
essere interpretato in termini meccanicistici, cioè i corpi in
movimento, ma al di sotto di questo livello, quindi al livello
meta sico, è necessario ammettere l’esistenza di un principio
energetico vitale, cioè attivo, che muove i corpi.
Questo principio dunque è il vero e autentico elemento
costitutivo dell’intera realtà, organica e inorganica, non solo la
materia e il movimento, come dicono i meccanicisti, l’elemento
originario nonché l’essenza della natura è la forza viva, mentre
la materia è solo un fenomeno della forza viva, una
manifestazione visibile.
Cosa consegue da questa ipotesi? Consegue che il principio
cartesiano di conservazione della quantità di moto deve essere
sostituito dal principio di conservazione della forza, perché cioè
che si conserva non è il movimento ma è la forza. E questa
forza poiché è attiva non può essere materiale, poiché la materia
è attiva; se non è materiale allora è incorporea, quindi è
spirituale. Quest’affermazione è importante perché la scoperta
della forza viva come entità spirituale consente a Leibniz di
conciliare meccanicismo e nalismo. Questo perché la forza
viva sul piano sico si presenta come elemento originario della
natura, come elemento che causa il movimento dei corpi. Invece
sul piano meta sico la possiamo interpretare come conatus,
come tensione della natura, della materia, verso un ne ultimo.
Però aggiungiamo che questa forza viva permette a Leibniz di
fornire una nuova soluzione al dualismo cartesiano. Poiché la
forza viva è di natura spirituale, ed è l’elemento originario alla
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base di tutti i fenomeni naturali, ne segue che non esiste una res
extensa di natura materiale e una res cogitans di natura
spirituale, perché entrambe sono spirito. Quindi nell’uomo res
cogitans e res extensa coesistono perché sono della stessa
natura.

31 - Monadologia | LEIBNIZ III


Nella Monadologia (strettamente legata alla sica) Leibniz
afferma che la natura è un aggregato di forze vive, o nuclei di
energia. Forze vive che Leibniz chiama monadi. La parola
monade deriva dal greco monos, che signi ca uno, e quindi le
chiama monadi proprio perché queste forze vive, essendo
spirituali e non materiali, sono elementi semplici e quindi
indivisibili.
Leibniz nella sua Monadologia si rifà sicuramente all’atomismo
materialistico, secondo il quale la realtà è costituita da un
aggregato di elementi semplici, ma secondo lui questi elementi
originari della natura non possono essere materiali, perché
anche se fossero piccolissimi comunque se estesi risulterebbero
divisibili, quindi solo atomi spirituali possono essere indivisibili
in quanto non estesi e, di conseguenza, immutabili e quindi
adatti ad essere elementi originari.
Caratteristiche delle monadi
Leibniz dice che ogni monade è diversa da tutte le altre, in virtù
del principio dell’identità degli indiscernibili, secondo il quale
se ci fossero due sostanze con caratteristiche totalmente
identiche, e quindi indiscernibili, accadrebbe che verrebbero a
coincidere formando un’unica sostanza, quindi non è possibile
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trovare due sostanze perfettamente identiche. E quindi le
monadi sono tutte diverse.
Le monadi, dice, non hanno porte ne nestre, un immagine che
utilizza per dire che le monadi non hanno alcun rapporto tra
loro, non si in uenzano reciprocamente, ogni monade è
totalmente impermeabile all’azione delle altre monadi, e questo
signi ca che non subiscono mutamenti dall’esterno, le monadi
subiscono solo e unicamente modi cazioni interiori, perché
sono centri di attività dotate di percezione e di appetizione, due
attività innate a ogni monade. Due attività in virtù delle quali
subiscono mutamenti interiori.
Va detto che in realtà ogni monade è una rappresentazione
dell’intero universo. A questo proposito dice che ogni monade è
un vivente perpetuo specchio dell’universo, e rappresenta
l’intero universo, precisamente uno speci co punto di vista
dell’intero universo, diverso da quello di tutte le altre monadi.
Possiamo paragonare le monadi a tante fotogra e di una stessa
città, che rappresenta l’intero universo,

mentre le foto sono le singole monadi. Le foto hanno tutte lo


stesso oggetto, ma scattate da angolazioni diverso: tutte
rappresentano l’intero universo, ma tutte da diversi punti di
vista.
L’appetizione è la capacita di passare da un punto di vista
all’altro. Questo signi ca che ogni monade rappresenta un solo
punto di vista dell’intero universo, ma questo cambia
continuamente, e quando cambia il punto di vista cambia anche
lo stato interiore della singola monade. Attenzione però, poiché
la natura è un aggregato di monadi, ne segue che tutti i
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mutamenti esteriori che avvengono in natura rispecchiano i
cambiamenti interiori delle monadi.
I punti di vista delle varie monadi non sono tra loro equivalenti,
ma c’è una gerarchia tra le monadi che dipende dal grado di
chiarezza delle loro rappresentazioni, dei loro punti di vista.
A livello più basso della piramide ci sono le monadi corpo che,
aggregandosi tra loro, vanno a costituire i minerali e i vegetali.
Le rappresentazioni dell’intero universo proprie queste monadi
corpo sono confuse e inde nite, per esempio una pietra non sa
che le monadi che la compongono sono rappresentazioni
dell’intero universo
Al secondo livello ci sono le monadi anima, dette anche monadi
centrali o dominante perché è intorno ad ogni anima che si
aggregano le monadi corpo formando gli esseri viventi. Il ruolo
della monade dominante è quello di coordinare tutte le monadi
corpo che si aggregano intorno ad essa verso lo svolgimento di
precise funzioni. La rappresentazione delle monadi anima, a
differenza della prima, è chiara, però c’è una differenza tra
l’anima degli animali e l’anima degli uomini, c’è una gerarchia
anche tra le anime, perché soltanto la rappresentazione
dell’anima degli uomini è anche cosciente, consapevole, perché
le monadi anima, oltre che di percezione e appetizione, sono
dotate anche di appercezione. L’appercezione è la percezione
accompagnata dalla coscienza di avercela, e possiamo dire che è
un’attività rappresentativa consapevole, che abbiamo detto si
trova solo nelle monadi anima degli uomini, non degli animali.
Ovviamente abbiamo anche un vertice della piramide, e al
vertice della piramide c’è Dio, che è la monade suprema, la
monade delle monadi, perché Dio è il creatore di tutte le
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monadi. La creazione (o nascita) delle monadi, dice Leibniz,
avviene per folgorazione, ovvero
attraverso un passaggio istantaneo e immediato dal nulla
all’essere. Invece la morte delle monadi avviene (sempre per
mano di Dio) per annichilazione, ovvero il processo inverso che
va sempre in maniera immediata dall’essere al nulla. A
proposito della morte delle monadi Leibniz aggiunge che Dio,
essendo perfetto e immutabile, dopo aver creato le monadi non
potrebbe volere la loro morte, ma dice che se ciò avvenisse
avverrebbe per annichilazione.
Dio ovviamente, essendo il creatore delle monadi, ha una
rappresentazione totale e perfetta dell’intero universo, perché
Dio ha una veduta dell’universo che comprende tutti i punti di
vista possibili.
Leibniz si rende conto che l’introduzione delle monadi anima
nel suo sistema meta sico apre un problema che necessita di
una soluzione. In che modo le monadi anima possono
coordinare le monadi corpo se non hanno ne porte ne nestre, se
non comunicano fra loro e non si in uenzano? Detto altrimenti,
perché alla mia decisione di alzare un braccio corrisponde il
movimento del braccio, che è un aggregato di monadi corpo?
Intanto ricordiamo che Leibniz ha già risolto il dualismo
cartesiano, che ridusse entrambe le res a spirito. Leibniz elabora
la teoria dell’armonia prestabilita. Questa teoria ci dice che Dio,
creatore di tutte le monadi, è una sorta di grande orologiaio che,
quando ha creato le monadi, le ha perfettamente sincronizzate
fra loro in modo che dopo la creazione potessero procedere in
maniera autonoma, proprio come tanti orologi che, una volta
che hanno ricevuto la carica, continuano tutti a segnare la stessa
fi
fl
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ora ma in maniera autonoma. È grazie a quest’armonia
prestabilita che le monadi corpo e le monadi anima procedono
in armonia fra loro.

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