Tecniche di indagine mineralogica:
Diffrazione dei raggi X
Fluorescenza che permette di capire quali elementi chimici sono presenti nei
minerali
Ottica, ossia l’uso della luce che permette di individuare la simmetria e alcune
caratteristiche chimiche.
DIFFRAZIONE
La diffrazione è la deviazione della traiettoria delle onde quando queste incontrano un
ostacolo sul loro cammino.
Diffrazione: combinazione di scattering (diffusione) ed interferenza.
La diffrazione prevede una deviazione di un’onda e necessita che ci sia
un’interferenza.
Consideriamo un’onda elettromagnetica che si propaga. Essa ha un’ampiezza, una
velocità e una lunghezza d’onda λ, che è la distanza tra due perturbazioni massime.
In un’onda elettromagnetica che si propaga lungo la direzione z, il vettore di induzione
elettrica x (vettore ottico) vibra perpendicolarmente alla direzione di propagazione in
un piano passante per z. La vibrazione si propaga lungo z come un’onda sinusoidale
trasversale.
AMPIEZZA a
massima distanza dell’onda dalla direzione
di propagazione
VELOCITÀ V
velocità di propagazione dell’onda (spazio
percorso nell’unità di tempo)
LUNGHEZZA D’ONDA λ
Minima distanza tra due punti che vibrano in
concordanza di fase
PERIODO T V = /T = = 1/T =
Tempo necessario per un’oscillazione completa V/
FREQUENZA velocità frequenza
Numero di oscillazioni nell’unità di tempo
CONCORDANZA O DISCORDANZA DI FASE
Le onde sono perturbazioni cicliche.
Le onde viaggiano insieme se esse sono in
concordanza di fase, ossia raggiungono il
massimo nello stesso istante, allora l’onda
risultante avrà l’ampiezza che è la somma di tutte
le ampiezze.
Se le onde non sono in fase man mano l’ampiezza
si sottrae.
Se sono in discordanza perfetta di base allora si
annullano.
Quindi può esserci un’interferenza tra le
onde.
Quando le onde diffuse interferiscono costruttivamente, producono fronti d’onda che
sono in fase e si ha diffrazione.
Quando una sorgente è abbastanza lontana ci saranno una serie di onde in
concordanza di fase.
Se le onde incontrano un ostacolo possono piegarsi e il fronte
dell’onda diventa piegato.
Esempio: Consideriamo una onda piana che colpisce una parete con
un foro di dimensioni lunghezza d’onda incidente (). Dall’altra parte
della parete si otterrà un’onda sferica
Se c’è un ostacolo con due aperture si generano
due onde sferiche che interagiscono tra di loro.
Si creano delle zone di interferenza che possono
essere costruttive o distruttive a seconda che le
ampiezze si sommano o si sottraggono.
Gli ostacoli che la radiazione trova nel nostro caso
sono gli atomi (o meglio gli elettroni degli atomi).
Gli ostacoli hanno lo stesso effetto delle fenditure, quindi gli elettroni generano varie
onde che interagiscono.
Quindi alla fine c’è un’onda che devia in tutte le direzioni, ma solo in alcune c’è
interazione positiva, ed è solo in questi punti che si vede l’onda deviata.
F1 e F2 sono i due raggi che sono in fase
solo quando la distanza F 2N è un numero
intero di lunghezze d’onda (nλ).
La distanza N deve essere un numero
intero di lunghezze d’onda, perché esse
devono avere entrambe interferenza
positiva e devono raggiungere il massimo
nello stesso istante.
più è grande la distanza d, più è
piccolo l’angolo di diffrazione
Per studiare i minerali servono angoli grandi e qui le distanze tra gli atomi sono molto
piccole, quindi diventa complesso. Di solito infatti si usano i raggi x per studiare i
minerali.
Per i raggi x gli angoli di rifrazione
sono più visibili.
Quando ci sono tanti atomi uno di
fianco all’alto nel piano la luce
risultante saranno tante strisce
parallele.
Consideriamo un filare di elettroni che
genera fasci paralleli tra loro ben definiti. Se
si aggiunge un altro filare in un’altra
direzione, si ottiene un reticolo di fasci di
luce.
Consideriamo un reticolo bidimensionale, se
considero i fasci di luce posso indicare un
punto di massimo ogni volta che c’è
un’interazione tra le onde. Si ottiene un
nuovo reticolo che è inverso, ossia se prima
c’erano due vettori b e a che descrivevano il
reticolo ora sono invertiti e diventano b * e a*
a* = 1/a solo se l’angolo è 90°
altrimenti si usa il sin
è importante perché ci sono sistemi in
cui l’angolo è 90° (come il cubico).
Più i punti del reticolo sono separati, più
sono vicini i punti del reticolo inverso.
RAGGI X
Ogni tipo di onda ha un intervallo di lunghezze d’onda. La luce visibile è dell’ordine di
10-5cm
I raggi x sono dell’ordine dei 3 x 10 -8cm, sono estremamente energetici.
Più un raggio è energetico, più viene assorbito facilmente.
I raggi x possono essere molli o duri
I raggi x non riescono a raggiungere la terra, ma vengono riprodotti dall’uomo.
Venivano inviati degli elettroni da un filamento a un pezzetto di metallo. Gli elettroni
venivano accelerati quindi si formava una grandissima differenza di potenziale e dal
metallo fuoriuscivano raggi x. Nel percorso degli elettroni doveva esserci il vuoto,
altrimenti l’aria ne rallenta la velocità.
Adesso il metodo è diverso, si usa un filamento di tungsteno con un anticatodo, che
può essere rame o molibdeno. Per indirizzare i raggi x in uscita si creano delle finestre
in berillo, che mantiene il vuoto all’interno ma permette ai raggi x di uscire perché non
li assorbe.
Questo aggeggio si dilata, serve dell’acqua che svolga una funzione di raffreddamento
in modo che la dilatazione non avvenga.
Si può avere uno spettro continuo, se si diminuisce il voltaggio man mano diminuisce il
massimo della lunghezza d’onda.
Radiazioni caratteristiche: punti in cui di colpo la radiazione diventa estremamente più
intensa.
Queste radiazioni sono dette LINEE SPETTRALI, e sono ognuno caratteristica per ogni
minerale.
Se lo spettro è continuo vuol dire che ci sono tutte le lunghezze d’onda, si parla anche
di radiazione bianca.
Nelle radiazioni caratteristiche tra loro ci sono dei rapporti di intensità.
L’elettrone raggiunge quello dell’atomo e lo scaccia
via, l’atomo diventa instabile e sposta un elettrone da
un livello successivo a quello più interno emettendo
un’onda k alpha.
Se questa situazione succede di nuovo può essere
che gli elettroni del secondo livello siano finiti, quindi
uno del terzo livello salta nel livello più vicino
emettendo un’onda k beta, che però è meno
frequente, quindi meno densa.
K alpha e k beta indicano lunghezze d’onda.
Si scopre che si possono inviare dei raggi x su un cristallo, e si ottiene la diffrazione di
questi ultimi, che si può osservare. Da questa diffrazione si evidenziano gli elementi di
simmetria di un minerale.
EQUAZIONE DI BRAGG
Bragg mise in evidenza il fatto che anche se i raggi X sono diffratti dai cristalli, i raggi
X diffratti si comportano come se fossero riflessi da piani presenti entro il cristallo.
Diversamente dalla riflessione della luce, i raggi X non sono riflessi continuamente da
un determinato piano nel cristallo, ma solo se si verificano determinate condizioni.
Invece che considerare filari di atomi che diffondono, i Bragg pensarono ai piani
reticolari come specchi che riflettono l’onda luminosa e l’interferenza tra le onde
riflessi da questi piani.
La diffrazione si vede solo se le onde sono in fase, se l’interazione è massima.
Se ho due onde in fase che incontrano atomi di piani diversi quella che interseca il
piano più basso fa due oscillazioni in più, ma se collego le normali alle onde vedo che
si trovano nello stesso punto dell’oscillazione, quindi sono comunque in fase.
Il ritardo della seconda onda viene detto differenza di cammino: = CB + BD = 2dhkl
sinθ = nλ
Oltre a questo piano considerato ci sono altri piani, questa non è la superficie del
cristallo.
- dhkl indica la distanza da un piano di riflessione all’altro
- n indica la distanza numerica, può essere un numero qualunque che indica la
distanza d tra i due piani
- λ è la lunghezza d’onda
- θ è l’angolo d’incidenza e riflessione del fascio di raggi X
Per dare una riflessione che sia rivelabile, tutti i raggi riflessi devono essere in fase: ciò
signica che la differenza di cammino tra le onde (nel disegno sono quella verde e
quella rossa) deve essere un numero intero di lunghezze d’onda (nλ).
AB (nel disegno) deve essere uguale alla distanza interplanare d.
la luminosità, quindi, dipende dalla distanza tra i due piani.
L’equazione di Bragg è quindi:
Dato un valore d per la spaziatura interplanare e data λ, si
hanno riflessioni (massimi di diffrazione) solamente per 2dhkl sinθ =
quegli angoli θ che soddisfano l’equazione.
nλ
I piani reticolari dei cristalli diffrangono i raggi X.
Il fenomeno è assimilabile ad una riflessione selettiva: i piani reticolari riflettono i raggi
X solo quando l’angolo di incidenza dei raggi X sul piano reticolare soddisfa la
relazione di Bragg
sinθ = nλ/2dhkl θ= arcsin (nλ/2dhkl)
La direzione di riflessione
forma con il piano reticolare
un angolo (di riflessione)
uguale a quello di
incidenza.
La direzione di riflessione
forma un angolo doppio 2
con la direzione dei raggi X incidenti.
Oltre al raggio rifratto ci sarà anche un raggio che continua dritto e non viene
rifratto. L’angolo tra questo e il raggio rifratto vale 2.
Nell’esperimento di Bragg l’angolo che io osservo non è quindi ma è 2, devo
considerarlo.
L’equazione di Bragg spiega come funziona la diffrazione in due dimensioni. In tre
dimensioni si usa la sfera di Ewald.
SFERA DI EWALD
Permette di avere una relazione tra un reticolo diretto e uno reciproco.
Si considera una sfera il cui diametro vale 2/λ (il raggio è 1/ λ) e in modo che il piano
hkl sia inclinato con angolo .
Arriva il raggio incidente che va sul cristallo che si trova al centro della sfera.
Il raggio incidente fuoriesce da C e in quel punto si mette l’origine del reticolo
reciproco, il quale quindi coincide con il punto di uscita dei raggi X.
Nel reticolo reciproco quindi, l’origine non si trova al centro della sfera ma sulla sua
superficie.
Il raggio rifratto interseca la sfera in un punto, li c’è un nodo del reticolo.
Cambiando il piano hkl cambia il raggio rifratto e quindi
cambiano anche i nodi del reticolo.
Ogni volta che si ruota il cristallo, ruota anche il
reticolo reciproco.
Ogni volta che un nodo del reticolo coincide con la
sfera (B), si applica la legge di Bragg , la interferenza è
costruttiva e si ha diffrazione: ogni volta che un nodo è
tangente alla sfera, si vede un raggio luminoso, ossia il
raggio rifratto (indicato in rosso).
1/dhkl indica la distanza tra due piani del reticolo.
Questi raggi luminosi partono dal centro della sfera.
Per trovare CB :
Ci saranno però degli atomi che non saranno mai tangenti alla sfera, perché hanno
una distanza dall’origine del reticolo che è maggiore di 2/λ, ossia il diametro della
sfera.
Se cambia λ, cambia anche la sfera e quindi saranno tangenti altri atomi e ci saranno
altri raggi luminosi diversi.
Non tutti i piani reticolari possono diffrangere per una
determinata λ.
per una determinata possono diffrangere solo i piani reticolari con d
maggiore o uguale a /2
più i piani reticolari sono vicini tra loro, più diventa difficile vederli con la diffrazione
perché la distanza tra i raggi luminosi sono l’inverso e quindi saranno molto lontani.
Se la lunghezza d’onda diminuisce, la sfera diventa maggiore (rapporto è inverso).
Se la lunghezza d’onda aumenta, la sfera diminuisce.
Riassumendo:
Perciò se i raggi X entrano nel cristallo con una lunghezza d’onda che vale , nel
reticolo reciproco avremo 1/. I raggi seguono il percorso da A a C e vengono diffratti
in B da un atomo e è l’angolo di diffrazione.
SFERA LIMITE
METODO DELLE POLVERI
A seconda dei piani hkl nella rifrazione non esce più solo un raggio, ma escono raggi in
tutte le direzioni, quindi si formano dei “coni di raggi”.
Questo succede quando al posto del
cristallo centrale metto della polvere
cristallina e quindi ci sono tanti cristalli
diversi orientati in maniera totalmente
casuale.
Si formano delle falde coniche per ogni
famiglia di piani hkl.
ottengo diversi coni a seconda dei piani hkl considerati
I coni possono essere piatti oppure possono
essere anche in retro-diffrazione (nei coni retrorifratti è l’angolo più grande, non il
più piccolo).
Quando un fascio di raggi X colpisce le
polveri, tutti i possibili effetti di diffrazione
avvengono simultaneamente. Per ogni
famiglia di piani atomici con la sua distanza
interplanare (d) ci saranno molte particelle la cui orientazione è tale da possedere
l’angolo che soddisfi la legge di Bragg.
I massimi di diffrazione formeranno coni di
diffrazione aventi il fascio incidente come asse e
angolo di 4.
Qualunque gruppo di piani atomici produrrà una
serie di coni concentrici.
Famiglie differenti di piani con distanze interplanari
differenti soddisferanno la legge di Bragg per valori
opportuni di per valori differenti di n.
Una polvere genera coni di raggi diffratti, ciascuno di apertura angolare 4
corrispondente all’angolo di Bragg di piani con diversa dhkl
nλ
d h kl =
2 sin θ
Si usa il detector per raccogliere i raggi X, esso di fa ruotare attorno alla polvere così
raccoglie anche i raggi dei coni retrorifratti.
Questo metodo richiede che la polvere sia molto distribuita, altrimenti non riesco a
interpretare correttamente lo spettro.
Per identificare un minerale basta prendere i valori massimi delle rifrazioni, così si
calcolano le distanze tra i piani e poi si guarda sui database e si vede di che minerale
si tratta.
Bragg ha spiegato che il fenomeno è come una riflessione selettiva, anche se non è
una vera e propria riflessione.
Preso lo spettro si guarda il picco più alto, che è 100, poi gli altri vengono definiti di
conseguenza.
Si calcola dhkl con l’equazione di Bragg e si confronta con il database. Devono
corrispondere sia i picchi alti sia quelli bassi.
Faccio una tabella in cui indico l’angolo 2 a cui si trovano i picchi alti, l’intensità che è
100 per il più alto e poi le distanze dhkl tra i vari piani (calcolata con l’equazione di
Bragg).
Il picco più intenso serve per identificare nel database la pagina in cui mi trovo, poi
considero la seconda più intensa e capisco l’area, poi vedo la terza ecc..
Nelle misurazioni però ci saranno degli errori e quindi i valori non corrisponderanno in
modo preciso. Allora scelgo i numeri corrispondenti al minerale più comune (per avere
una conferma devo fare l’analisi chimica.
DIFFRATTOMETRO DELLE POLVERI