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Pinocchio, fuggito da una situazione difficile, torna a casa ma incontra il Grillo-parlante che lo avverte dei pericoli di ribellarsi ai genitori e di non voler studiare. Nonostante i consigli del Grillo, Pinocchio rifiuta di ascoltarlo e desidera vivere una vita da vagabondo. Alla fine, infuriato dalle parole del Grillo, lo colpisce accidentalmente con un martello, uccidendolo.

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Pinocchio, fuggito da una situazione difficile, torna a casa ma incontra il Grillo-parlante che lo avverte dei pericoli di ribellarsi ai genitori e di non voler studiare. Nonostante i consigli del Grillo, Pinocchio rifiuta di ascoltarlo e desidera vivere una vita da vagabondo. Alla fine, infuriato dalle parole del Grillo, lo colpisce accidentalmente con un martello, uccidendolo.

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Vi dirò dunque, ragazzi, che mentre il povero Geppetto era condotto senza sua

colpa in prigione, quel monello di Pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del
carabiniere, se la dava a gambe giù attraverso ai campi, per far più presto a
tornarsene a casa; e nella gran furia del correre saltava greppi altissimi, siepi
di pruni e fossi pieni d'acqua, tale e quale come avrebbe potuto fare un capretto o
un leprottino inseguito dai cacciatori.

Giunto dinanzi a casa, trovò l'uscio di strada socchiuso. Lo spinse, entrò dentro,
e appena ebbe messo tanto di paletto, si gettò a sedere per terra, lasciando andare
un gran sospirone di contentezza.

Ma quella contentezza durò poco, perchè sentì nella stanza qualcuno che fece:

— Crì-crì-crì!

[24]

— Chi è che mi chiama? — disse Pinocchio tutto impaurito.

— Sono io! —

Pinocchio si voltò, e vide un grosso grillo che saliva lentamente su su per il


muro.

— Dimmi, Grillo, e tu chi sei?

— Io sono il Grillo-parlante, e abito in questa stanza da più di cent'anni.

— Oggi però questa stanza è mia, — disse il burattino — e se vuoi farmi un vero
piacere, vattene subito, senza nemmeno voltarti indietro.

— Io non me ne anderò di qui, — rispose il Grillo — se prima non ti avrò detto una
gran verità.

— Dimmela, e spicciati.

— Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori, e che abbandonano


capricciosamente la casa paterna. Non avranno mai bene in questo mondo; e prima o
poi dovranno pentirsene amaramente.

— Canta pure, Grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che domani, all'alba,
voglio andarmene di qui, perchè se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a
tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola, e per amore o per
forza mi toccherà a studiare; e io, a dirtela [25] in confidenza, di studiare non
ho punta voglia e mi diverto più a correre dietro alle farfalle e a salire su per
gli alberi a prendere gli uccellini di nido.

— Povero grullerello!... Ma non sai che, facendo così, diventerai da grande un


bellissimo somaro, e che tutti si piglieranno gioco di te?

— Chetati, grillaccio del mal'augurio! — gridò Pinocchio.

Ma il grillo, che era paziente e filosofo, invece di aversi a male di questa


impertinenza, continuò con lo stesso tono di voce:

— E se non ti garba di andare a scuola, perchè non impari almeno un mestiere tanto
da guadagnarti onestamente un pezzo di pane?
— Vuoi che te lo dica? — replicò Pinocchio, che cominciava a perdere la pazienza. —
Fra i mestieri del mondo non ce n'è che uno solo, che veramente mi vada a genio.

— E questo mestiere sarebbe?

— Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi, e fare dalla mattina alla sera la
vita del vagabondo.

— Per tua regola — disse il Grillo-parlante con la sua solita calma — tutti quelli
che fanno codesto mestiere, finiscono quasi sempre allo spedale o in prigione.

[26]

— Bada, grillaccio del mal'augurio!... se mi monta la bizza, guai a te! —

— Povero Pinocchio: mi fai proprio compassione!...

— Perchè ti faccio compassione?

— Perchè sei un burattino e, quel che è peggio, perchè hai la testa di legno. —

Preso di sul banco un martello di legno, lo scagliò contro il Grillo-parlante.

A queste ultime parole, Pinocchio saltò su tutt'infuriato, e preso di sul banco un


martello di legno, lo scagliò contro il Grillo-parlante.

Forse non credeva nemmeno di colpirlo; ma disgraziatamente lo colse per l'appunto


nel capo, tanto che il povero Grillo ebbe appena il fiato di fare crì-crì-crì, e
poi rimase lì stecchito e appiccicato alla parete.

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