Italiano e linguaggi specialistici DELIZIOSI E VIVACISSIMI
1. Se volevo colpirlo, lo avrei fatto.
Questa costruzione non rispetta la norma tradizionale dell'ipotetica, che prevede l'uso del congiuntivo
imperfetto (se avessi voluto colpirlo, lo avrei fatto). Tuttavia, questa struttura non è un fenomeno recente o
colloquiale: la ritroviamo in autori come Dante, Machiavelli e Manzoni.
Da un lato, esiste una norma fossilizzata che impone l'uso corretto del periodo ipotetico; dall'altro, la lingua
ha sempre contemplato variazioni che, sebbene considerate errate, sono state usate nei secoli. La lingua,
infatti, offre molte più possibilità di quanto una norma prescrittiva possa far pensare.
Questa costruzione si ritrova oggi anche nei giornali, il che dimostra la sua attuale diffusione.
- La virgola tra soggetto e predicato
2. Il proposito di una legittima e meritevole rivincita, si scontra con la decisione di...
L'errore consiste nell'uso della virgola tra il soggetto e il predicato. Questa struttura è tuttavia sempre più
frequente nei giornali, dove si tende a inserire una pausa per separare un soggetto lungo e complesso dal
resto della frase. Questo fenomeno potrebbe portare a una graduale standardizzazione nell'italiano
contemporaneo.
- Concordanza tra soggetto e predicato
3. La gran parte dei contributi riguardano le ultime novità...
Qui il problema riguarda la concordanza: la gran parte è un sintagma singolare e quindi il verbo dovrebbe
essere riguarda anziché riguardano. Tuttavia, secondo Sabatini, nei casi in cui un nome collettivo è
specificato da un complemento partitivo (dei contributi), si tende ad accordare il verbo con il soggetto logico
piuttosto che con quello grammaticale.
- Il gerundio irrelato
4. Osservando tali caratteristiche, il film si presenta ricco di colpi di scena.
Il gerundio è un verbo implicito e dovrebbe avere lo stesso soggetto del verbo principale (coreferenza). In
questo caso, il soggetto implicito del gerundio (osservando tali caratteristiche) non coincide con il soggetto
esplicito (il film), generando un gerundio irrelato.
Esempio corretto: Osservando tali caratteristiche, si nota che il film è ricco di colpi di scena.
- L'uso di "piuttosto che"
5. Vado al mare piuttosto che...
In italiano standard, piuttosto che ha valore avversativo (anziché, invece di). Tuttavia, nell'italiano
contemporaneo si sta diffondendo un uso con valore disgiuntivo (o, oppure), creando ambiguità. Questo
fenomeno è in fase di grammaticalizzazione.
- Indicativo vs. congiuntivo
A scuola si insegna che l'indicativo esprime realtà e certezza, mentre il congiuntivo esprime opinione e
soggettività. Tuttavia, questa distinzione non è sempre valida.
6. Che Pompei sia un centro archeologico lo si sa.
Qui il congiuntivo non indica incertezza, bensì una costruzione sintatticamente marcata, con il pronome di
ripresa (lo) che rafforza la struttura della frase.
- Analisi logica
7. A me non convince per nulla questa lezione del prof. Lubello.
A me → complemento di termine (in realtà è un accusativo preposizionale quindi è un complemento
oggetto)
non → negazione
convince → predicato verbale
per nulla → complemento di quantità
questa lezione → soggetto
del prof. Lubello → complemento di specificazione + apposizione
- L'uso dei pronomi personali
8. Egli / lui o ella / lei
L'uso di lui, lei, loro come pronomi soggetto è considerato scorretto dalla norma, che segue le indicazioni di
Bembo (Prose della Volgar Lingua, 1525). Tuttavia, nella pratica è un fenomeno ampiamente diffuso, tanto
che Manzoni nei Promessi Sposi sostituisce egli, ella, essi con lui, lei, loro. Questo dimostra come la lingua
cambi indipendentemente dalle regole prescritte dalla norma.
Nei pronomi dimostrativi, oggi esiste un sistema binario: "questo" e "quello". "Questo" indica la vicinanza,
mentre "quello" indica la lontananza. Tuttavia, non è sempre stato così. In passato, quando andavamo a
scuola, il sistema toscano prevedeva l'uso di "questo", "codesto" e "quello". "Codesto" faceva parte di un
sistema tosco-italiano, e veniva utilizzato principalmente negli uffici, in quanto specificamente legato al
sistema toscano.
LE VARIETÀ DELL’ITALIANO
Le varietà della lingua possono essere classificate in diverse tipologie. Secondo Eugenio Coseriu, esistono
tre principali varietà:
la varietà diatopica, che dipende dal luogo e dalle differenze geografiche;
la varietà diastratica, legata al livello d'istruzione e alla stratificazione sociale;
la varietà diafasica, che riflette la capacità di ogni parlante di adattare il proprio linguaggio a seconda
del contesto comunicativo.
Successivamente, è stata introdotta anche una quarta varietà:
la varietà diamesica, che riguarda il mezzo utilizzato per la comunicazione, come il parlato o lo
scritto, con eventuali trasmissioni multimediali.
Le varietà diatopiche e la diglossia in Italia
Fino all'Ottocento, in Italia era diffusa una condizione di diglossia. Tuttavia, la diglossia non è sinonimo di
bilinguismo. Quest'ultimo indica la conoscenza e l'uso di due lingue, sebbene il bilinguismo perfetto sia una
condizione privilegiata e non comune. La diglossia, invece, si riferisce a una situazione in cui una comunità
utilizza due varietà linguistiche con status differente: una varietà alta (usata in ambiti formali e istituzionali)
e una varietà bassa (usata nel parlato quotidiano). Nel Medioevo, per esempio, il latino era la varietà alta,
utilizzata in ambiti come la medicina e la giurisprudenza, mentre la popolazione parlava i volgari, antenati
dei dialetti moderni.
Con il progressivo affermarsi dell'italiano come lingua nazionale, esso si stabilizzò inizialmente come norma
solo scritta. Tuttavia, fino al 1861, più di due terzi della popolazione italiana non conosceva la lingua
nazionale, essendo in gran parte analfabeta e dialettofona. Questa condizione evidenzia come la maggior
parte delle persone continuasse a usare il proprio dialetto locale.
Differenze tra lingua e dialetto
La distinzione tra lingua e dialetto si basa su criteri socio-culturali e politici. Una lingua gode di uno statuto
ufficiale riconosciuto da un ordinamento statale, ha una codificazione normativa, una tradizione letteraria
consolidata ed è impiegata in ambiti interregionali e istituzionali. I dialetti, al contrario, sono limitati ad aree
geografiche ristrette, a contesti prevalentemente orali e a funzioni comunicative meno formali.
Negli anni Ottanta, si cominciò a notare una progressiva riduzione dell'uso dei dialetti tra i giovani, dovuta
anche alla stigmatizzazione operata dalla scuola e dalla famiglia, che li percepivano come espressioni
linguistiche di basso livello. Un'indagine del 2006 ha evidenziato questa tendenza attraverso testimonianze di
bambini che associavano l'italiano a persone di valore e il dialetto a chi aveva minore importanza sociale.
La risorgenza dei dialetti
Nonostante la riduzione del loro uso quotidiano, negli ultimi decenni si è assistito a una rivalutazione
artistica e culturale dei dialetti. Essi sono tornati a essere utilizzati in diversi ambiti:
nella televisione e nel cinema, dove il dialetto è impiegato per caratterizzare personaggi e contesti;
nella musica, specialmente in quella napoletana, che vanta una lunga tradizione artistica;
nei fumetti, con edizioni in vari dialetti, come avvenuto per alcune versioni di "Topolino";
nel marketing, attraverso l'uso di nomi dialettali per prodotti gastronomici, ristoranti e attività
commerciali, poiché evocano autenticità e tradizione;
nelle chat e nei social network, dove il dialetto appare spesso in code-switching all'interno di
messaggi in italiano.
Il punto d'incontro tra italiano e dialetti: l'italiano regionale
L'italiano regionale è una varietà dell'italiano che si caratterizza per tratti linguistici influenzati dal dialetto
locale. Questa varietà si manifesta attraverso elementi prosodici (intonazione tipica della regione) e fenomeni
fonetici distintivi. Maggiore è la forza del dialetto, più marcati sono gli elementi regionali nell'italiano
parlato.
Esiste un italiano standard?
Per lungo tempo si è ritenuto che il modello di riferimento dell'italiano standard fosse il toscano. Tuttavia,
anche un parlante toscano come Roberto Benigni presenta caratteristiche linguistiche proprie che non
coincidono perfettamente con la fonologia dell'italiano standard. Varvaro affermava che "l'italiano standard
lo conoscono tutti, ma nessuno lo parla".
Alcuni fenomeni linguistici regionali
L'italiano parlato in diverse regioni italiane presenta tratti caratteristici, tra cui:
l'uso del passato remoto, più frequente nel sud Italia, specialmente in Sicilia;
l'impiego del "voi" al posto del "lei" come pronome di cortesia;
l'uso transitivo e intransitivo dei verbi in maniera differente (es. "Mi scendi le chiavi" anziché "Mi
passi le chiavi");
l'uso di "stare" e "tenere" al posto di "essere" e "avere" nel sud Italia;
la varietà lessicale regionale (es. "chiacchiere/frappe/fruste" per indicare lo stesso dolce), fenomeno
noto come geosinonimia;
l'accusativo preposizionale (es. "Chiamare a mamma" anziché "Chiamare mamma").
A.
Livia teneva una casa sul mare, molto ampia. Ogni mattina, abitando in mansarda, scendeva agli ospiti pane
fresco per la colazione. La casa era quella dei genitori e ancora prima dei nonni. Stava sola per lunghi periodi
e ogni tanto chiamava a qualche amico o parente per invitarli da lei, per poter passeggiare mare mare.
Siamo nel centro sud.
L'uso del verbo "tenere" al posto di "avere";
L'impiego transitivo di un verbo normalmente intransitivo, come in "scendeva agli ospiti";
L'uso di "stare" al posto di "essere", come in "stava sola";
L'uso dell'accusativo proposizionale in "chiamare a";
La ripetizione "mare mare", probabilmente con valore espressivo.
B.
Montalbano s'assittò supra a la seggia e taliò Fazio.
– E ora mi spieghi 'sta storia.
– Commissario, la fìmmina c'era. Non era suggestione. L'abbiamo vista in due, io e Gallo.
– E 'nni stai sicuro?
– Sicurissimo.
– E quanno ci l'aviti vista?
– Verso le tre.
– E com'era?
– Bih, beddra era, chista è sicuro. E giovane.
– E chi ci facìa ddà?
– Questo non lo sapemo. Ma a un certo punto, è sbucata dal niente e s'è messa a caminare verso la pineta.
– E poi?
– Nenti. L'abbiamo persa.
– Ma tu, supra a 'na scala ci poti ggiurari che non era una fantasima?
– Commissario, con tutto il rispetto, mi sta piglianno pi fissa?
Montalbano arrisì e s'abbriacò il bicchiere d'acqua minerale che aviva davanti.
– Va bene. Ora sintimi, Fazio. Stu fatto della fimmina mi 'ntriga. Se era ddà, un mutivo ci sarà.
Abbiamo un impasto linguistico molto complesso, lo strato è più dialettale, tipicamente siciliano.
"Sta storia" nel parlato è una forma abbreviata del dimostrativo "questa storia". Non è tipicamente
siciliano, ma è una forma colloquiale diffusa nell’italiano parlato. Questo fenomeno deriva dalla
velocità del parlato ed è così comune da essere entrato nell’italiano standard, come si vede in parole
univerbate come “stamattina” e “stasera”.
Fimmina per femmina.
La fimmina c’era: ordine marcato nella frase.
‘Nni stai: esempio di code-mixing, con alternanza tra siciliano e italiano; qui stai significa "ne sei
sicuro".
Quanno ci l’aviti vista: quanno è l’assimilazione di "quando che"; ci è un pronome pleonastico,
quindi una forma ridondante.
Beddra: presenta una d retroflessa, tipico influsso delle concordanze dialettali.
E chi ci facia ddà: facia è corretto, mentre ddà dovrebbe essere docu (ovvero “in quel luogo”); qui si
mescola là con la trascrizione dialettale dà per evitare di usare interamente il siciliano (code-mixing
puro).
Sapemo: forma dialettale per sappiamo.
A caminare: la consonante doppia è stata semplificata (scempiamento della doppia “m”).
Nenti: significa niente.
Ci: pleonastico.
Ggiurari: presenta un raddoppiamento fonosintattico tipico.
Fantasima: termine pseudo-letterario per fantasma, ma non propriamente siciliano.
Negli ultimi versi si nota un’alternanza tra italiano e dialetto, con un siciliano travisato.
Mi sta piglianno pi fissa: piglianno per pigliando, fenomeno di assimilazione.
Arrisì: passato remoto di sorridere.
Abbriacò: indica riempirsi, bere in abbondanza.
Stu fatto: stu è la forma dialettale di sto (questo), una forma apocopata.
Ntriga: forma apocopata.
Ddà dovrebbe essere docu (in quel luogo), ma mescola là con dà, evitando la resa completa in
siciliano (code-mixing puro).
Fenomeni di caduta
1. Aferesi: Caduta di suoni all'inizio della parola forma aferetica
o Esempio: "Questo" → "'sto"
o Esempio storico: latino "ecclesia" → "cclesia" → italiano "chiesa"
2. Apocope: Caduta di suoni alla fine della parola forma apocopata
o Esempio: Nel romanesco "trovare" → "trovà" (perdita della desinenza dell'infinito)
3. Sincope: Caduta di suoni all'interno della parola forma sincopata
o Esempio: latino "oculus" → "oclu" → italiano "occhio" (caduta della vocale debole post-
tonica)
Fenomeni di aggiunta
4. Prostesi: Aggiunta di suoni all'inizio della parola
o Esempio: "scritto" → "iscritto" (aggiunta di i prostetica prima di s impura per motivi
fonetici)
5. Epentesi: Aggiunta di suoni all'interno della parola
o Esempio: in alcune varietà meridionali "psicologo" → "pissicologo" (suono di appoggio)
o Esempio francese: aggiunta di b in "chambre"
6. Epitesi: Aggiunta di suoni alla fine della parola
o Esempio: "Jacopone" usa "fue" invece di "fu"
o Esempio moderno: "il busse" invece di "il bus" (e epitetica)
Varietà diastratica: l'italiano popolare e dei semicolti
Origini degli studi
Negli Anni '70 Tullio De Mauro individua l'italiano popolare come varietà dell'italiano, prima di lui Leo
Spitzer aveva già studiato fenomeni ricorrenti nelle lettere dei prigionieri della Prima Guerra Mondiale. De
Mauro e Cortellazzi approfondiscono questi studi. I «semicolti» non sono né persone colte né analfabeti
totali
Esempi: persone con istruzione elementare limitata (1-2 anni) insufficiente per acquisire stabilmente le
norme linguistiche
Negli anni ‘80 Francesco Bruni inserisce nel concetto di "semicolti" anche gli studenti universitari ma c’è un
paradosso: gli studenti dovrebbero avere introiettato le norme linguistiche, ma gli studi evidenziavano che
studenti di medicina a Bologna non comprendevano terminologia presente nei libri rispetto agli studenti
degli anni '60. Anche persone plurilaureate e in posizioni politiche utilizzano le norme linguistiche
impropriamente.
Fonti primarie dell'italiano dei semicolti
1. Scritture private (in contesti familiari)
2. Scritture dell'io:
o Diari
o Confessioni
o Cronache personali
3. Testi funzionali:
o Ricettari
o Liste della spesa
o Annotazioni
4. Lettere all'autorità:
o Richieste formali al ministro, al re, per sussidi
o Tentativo di utilizzare il registro più formale conosciuto
5. Testamenti olografi:
o Redatti senza l'aiuto di notai
o Validi per legge
o Raccolta di esempi del '900 tra Benevento e Avellino
o Rivelano spesso dissidi personali e familiari
Alcuni fenomeni linguistici diastratici
Grafia
Concrezione di articoli: assenza di confini tra parole
Discrezione: separazione impropria di parole (es. "mangio in salata")
Carenze: mancanza di punteggiatura, maiuscole (es. "carissimo Genitore"), accenti, apostrofi
Fonetica
Gestione delle doppie:
Aggiunta impropria di consonanti doppie
Sottrazione di consonanti doppie (es. "ho deto")
Influenza dialettale: tendenza alla scempiatura nei settentrionali, ipercorrettismo nei
meridionali
Altri fenomeni fonetici correlati al livello di istruzione
Morfologia e Sintassi
Semplificazione dei paradigmi dell'articolo:
Usi impropri come "il zucchero", "vado al zoo", "i scarponi"
Tendenza alla riduzione delle forme (il/lo, un/uno) o uso errato per mancata
interiorizzazione
Metaplasmo nominale:
Alterazione della classe del nome (es. "la moglia", "il caporalo")
Semplificazione del paradigma: tutti i femminili in -a, tutti i maschili in -o (come
protomorfemi)
Cambio di funzione grammaticale: es. "Sono arrivato facile"
Comparativi/superlativi ridondanti: "il più migliore", "il più ottimo", "il più estremo" (uso
simultaneo di forme analitiche e sintetiche)
Ridondanza pronominale: "A loro ci dico che non vengo" (uso di pronomi pleonastici)
Regolarizzazione di verbi irregolari:
Forme come "vadino", "dasse", "stammo"
Tendenza a regolarizzare paradigmi irregolari (es. applicare regole di coniugazione standard
a verbi irregolari)
Molte forme oggi considerate errate erano accettate fino all'800
Testualità
Problemi di coesione e coerenza dovuti alla trascrizione di discorsi orali
Lessico
Malapropismi: sostituzione di parole con altre dal suono simile ma significato diverso (es. "celibe"
confuso con "celebre")
Semplificazioni lessicali
Parolacce
Dialettalismi: uso di parole derivate dal dialetto
Incroci di parole: fusione di termini diversi (es. "flebite" + "febbre" > "febrite")
Retroformazione o suffisso zero: eliminazione di suffissi (es. "prolungamento" > "prolungo",
"dispiacente" > "dispiacituo")
Fossano- 11-11-49
1. Carissimi Genitori, => uso improprio della maiuscola, maiuscola reverenziale.
2. vi scrivo questa mia lettera dove => è utilizzato al posto del pronome relativo, un uso nuovo come il
che polivalente
3. vi comunico che sto bene e godo
4. unottima saluta e cosi vaglio => 1) concrezione articoli 2) metaplasmo di genere 3) vaglio è un lapsus
calami
5. augurare anche di voi tutti di => 1) augurare anche di voi = errore sintattico, una preposizione al posto
di un’altra
6. famiglia che ve la passato bene => 1) passiate e non passato = errore morfosintattico nella consecutio
dei tempi perché ci vorrebbe un congiuntivo
7. da tempo aspettavo vostre notizie
8. perche dal giorno 26 oggi giorno 11- => mancano i nessi logici
9. ebbi una lettera di Antonio il giorno 26
10. e poi non ho avuta nessuna lettera => avuta = errore morfosintattico è concordanza impropria
11. da voi io glio scritto il giorno 1 mi => glio = univerbazione, mancanza di accento, nessun confine di
parole
12. sempra e il giorno 4 ho scritte => sempra = la b sonora diventa sorda in p; scritte e cartolline= forma
improrpia di scrivere la schwa vocale atona finale, uso improprio di doppia
13. una cartolline a Luigi unaltra a => unaltra= concrezione
14. Peppino una a teresa unaltro a => uso improprio di maiuscola, unaltro = concrezione
15. Mamma e unaltro a te papa e adesso
16. che mi scrivi mi fai sapere se la
17. avete ricevute e di piu mi fate sapere
18. se avete ricevuto il mio pacco che ho
19. spredito i panni qusto pacco lo fatto=> spredito = epentesi influsso dialettale dove c’è una r supportata
da una pronuncia dialettale, qusto = lapsus calami, lo = univerbazione
20. al consegniato qui al comanto diurno => comanto = lenizione della d
21. che le spedivano loro aglialtri conpagni => sintatticamente scoordinato
22. io lo domantato e una buona parte le => domantato = lenizione della d,
23. anno ricevute le loro famiglie e voi => la sintassi è scoordinata, è tutto da riscrivere, strutture
elementari
24. ve lo mandai adire pure unaltra => adire= concrezione di parole, unaltra= concrezione di parole
25. volto e non avete fatto sapere => volto= ipercorrettismo, o lapsus calami
26. niente e dora come la lettera mi => dora = forma univerbata
27. scrivete subito e mi fate sapere se la
28. avete ricevuto questo doveto fare una => avete ricevuto = influsso dialettale, doveto = dovrebbe essere
un dovendo, assorbimento e mancanza della n che è semplificazione di nessi consonantici
29. cosa alla svelta vi torno aripetere => aripetere = univerbazione
30. perche da un giorno allatro posso => allatro= univerbazione, l da latelare cade e quindi influsso del
sostrato
31. partire da qui e bisognia che io => bisognia = senza la i
32. vado non altro mi fate sapere voi => vado = indicativo al posto del congiuntivo, dal punto di vista della
consecutio temporum
33. qualche cosa di bello che fate adesso => parlato colloquiale
34. se avete finito di seminare e adesso che
35. fate di bello poi vi scrisse anche che
36. il preto zio Amedeo mi scrive e scrive => il preto = metaplasmo di genere, scrive e scrive = ripetizione
37. anche al tenente cappellano ma adesso
38. e parechio tempo che non mi e scritto
39. non altro da dirvi vi metto i miei
40. piu cari saluti attuti di famiglia vostro => attutti = concrezione e aggiunta di doppie,
41. figlio Costabile
42. scrivete presto e buone notizie => ellissi
In italiano disponiamo anche dei cosiddetti gerghi e linguaggi giovanili, elementi fondamentali in quanto
molto spesso sono costituiti da elementi innovativi che possono e potranno avere un certo influsso sullo
sviluppo della lingua italiana.
Varietà diamesiche
La varietà diamesica ha a che fare con il canale comunicativo, scritto o parlato, ma negli anni '80 si è
aggiunto il cosiddetto "trasmesso", ovvero un testo che ha caratteristiche sia del parlato che dello scritto,
come la chat e, in generale, la messaggistica.
In questo continuum di variazione, abbiamo i poli "scritto-scritto" (con cui si intende lo scritto più formale
possibile) e "parlato-parlato" (con cui si intende un parlato molto informale).
Lo scritto formale per eccellenza potrebbe essere un atto notarile o qualcosa che ha fare con il linguaggio
giuridico, mentre il parlato informale è rappresentato da una conversazione libera e senza filtri.
La forma completamente parlata è il parlato spontaneo, che è ovviamente ricco di fenomeni tipici
dell’eloquio come ridondanze, elementi fatici, deissi.
Esistono anche altri tre tipi di “parlato” interessanti:
1. "parlato scritto": potrebbe essere un parlato basato su un copione/testo che ammette tutte le
variazioni del caso.
2. “parlato recitato”: è il parlato del teatro, che può comprendere improvvisazioni.
3. “parlato proclamato”: nel Diritto dal basso incontreremo il "parlato proclamato", con cui si intende
un testo ufficiale detto ad alta voce che ha caratteristiche particolari.
Per studiare la verità diamesica si può fare anche riferimento ad un modello di studio importante ( il modello
Koch-Oesterreicher) che è il modello della distanza comunicativa, basato sulla lingua della vicinanza o
lingua della distanza in base alla distanza/vicinanza tra emittente e destinatario.
L'italiano, comunque, è stata una lingua per molti secoli intatta e non sottoposta a cambiamenti: da quando
tutti parliamo italiano, invece, il parlato ha conquistato un proprio spazio.
Le grammatiche italiane tendono a correggere alcuni fenomeni tipici del parlato se questi si trovano
riprodotti in un testo scritto, ma dobbiamo ricordare che il Placito capuano, ovvero il primo documento che
attesta la lingua italiana e risalente al 960, se analizzato, presenta dislocazioni.
Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte sancti Benedicti.
Nel primo testo scritto dell'italiano, quindi, abbiamo una dislocazione a sinistra, che esiste già da quando
esiste l'italiano. Le scomposizioni dell'ordine normale dei costituenti, quindi, sono costitutive del parlato, ma
sono attestate già dal primo documento in italiano che possediamo.
L'italiano è stata storicamente una lingua conservativa, con regole grammaticali che sono rimaste ancorate a
modelli antichi anche quando l'uso reale evolveva. Dopo la codificazione di Pietro Bembo nel Cinquecento,
la norma scritta ha mantenuto per quasi 500 anni un modello distante dal parlato. Tuttavia, molti fenomeni
oggi comuni erano già presenti da secoli: Leon Battista Alberti nel Quattrocento utilizzava già i pronomi
"lui" e "lei" come soggetti nei suoi scritti, così come Manzoni, eppure fino ai primi anni Duemila si
continuava a correggere questi usi nelle scuole, sostituendoli con "egli/ella", forme ormai antiquate nel
parlato quotidiano. Questi fenomeni linguistici non sono innovazioni recenti ma elementi antichi della lingua
parlata che hanno ormai finalmente superato il confine tra italiano substandard e italiano standard accettato.
Fenomeni della varietà diamesica
Livello fonetico e fonologico
- fenomeni di allegro: si verificano quando, parlando velocemente, produciamo cancellazioni,
riduzioni, cadute e accorpamenti per economia articolatoria.
Esempi tipici sono la monottongazione (geografia → giografia,) e la riduzione di dittonghi
(proprio → propio).
Questo avviene perché, accelerando il parlato, tendiamo a ridurre lo sforzo articolatorio: gli iati (due vocali
in sillabe diverse) richiedono due emissioni di voce distinte, mentre i dittonghi ne richiedono una sola.
- epentesi: inserimento di suoni non etimologici che facilitano la pronuncia come
psicologo → pissicologo.
Livello morfologico
- sistema dimostrativo: l'italiano standard conserva il sistema ternario toscano (questo/codesto/quello),
ma nell'uso parlato comune codesto è stato pian piano abbandonato, riducendosi a un sistema binario
(questo/quello).
- semplificazione pronominale: nel sistema dei pronomi atoni di terza persona al dativo, lo schema
prevede gli (maschile singolare), le (femminile singolare) e loro (plurale).
Nella lingua parlata si assiste a una semplificazione con l'estensione di gli anche al plurale (es. gli
dico invece di dico loro), che è un fenomeno ormai accettato anche nello standard. La tendenza all'estensione
di gli anche al femminile singolare (gli dico invece di le dico) non è ancora considerata.
- ridondanza: simile al francese, l'italiano parlato mostra tendenze alla ridondanza, come nel caso di
questo qui e quello là.
Livello morfosintattico
- essendo che: marca regionale.
- libertà di spostare gli elementi della frase rispetto all'ordine non marcato SVO : dislocazioni a destra,
dislocazioni a sinistra, frasi scisse.
- segnali discorsivi: elementi come eh, ma, beh, cioè svolgono funzioni fatiche (per mantenere il
contatto comunicativo e “prendere tempo”). Nel parlato televisivo, ad esempio, ma spesso introduce
un cambio di argomento invece di esprimere un’avversione, come avviene nello scritto.
Livello lessicale
- varietà lessicale ridotta: nel parlato si utilizzano meno lemmi diversi rispetto allo scritto,
privilegiando:
1. lessico di base: vocaboli ad alta frequenza.
2. parole factotum: verbi come fare, dire, dare che acquisiscono significato specifico dal contesto.
parole vuote e riempitive: praticamente, diciamo, voglio dire che servono a prendere tempo nella
formulazione del discorso.
alterati: uso di diminutivi (attimino, firmetta), vezzeggiativi (cosina).
intensificatori: elementi che enfatizzano il significato (super bello, mega interessante, iper
importante)
disfemismi: espressioni volgari, parolacce, imprecazioni che nel parlato emergono facilmente.
Il parlato è caratterizzato da spontaneità ed è incensurato: nella trasposizione dal parlato allo scritto
applichiamo un "filtro" per selezionare cosa è pertinente per lo scritto e cosa no.