Aether Lenard
Aether Lenard
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[Nota del traduttore: Lo stile linguistico del Lenard è qui assai involuto (invero anche altrove)
e la sua resa nella nostra lingua, tenendo conto che si tratta di un tedesco essenzialmente
ottocentesco, non è stata particolarmente agevole. Nonostante la saltuaria collaborazione di un
fisico di madrelingua tedesca, in qualche punto ci si è dovuti arrendere alle difficoltà del testo.
Il risultato colà non è sempre pertanto soddisfacente appieno, né scevro da interpretazioni
filologicamente discutibili. Si ritiene comunque di aver nel complesso raggiunto un
accettabile livello di fedeltà e leggibilità, mantenendo forse anche un po' del flavour che
emana dallo stile tipicamente concettoso di quella lingua, e quindi infine fatto cosa utile agli
studiosi di fisica che nutrissero curiosità, non solo di natura storica, verso un'opera oggi quasi
del tutto sconosciuta, ma che ebbe grande influsso nel dibattito acceso sulla Relatività negli
anni immediatamente successivi alla fine della I Guerra Mondiale.]
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1
1
Quanto più "ardito" s'è dimostrato un ricercatore, tanti più sono i punti, in genere, nelle sue
pubblicazioni che alla lunga non hanno retto; ciò può essere illustrato con esempi del passato
e del presente(più facili in quest'ultimo caso). Perciò l'audacia del ricercatore non merita
grande apprezzamento come invece quella del guerriero; ché questi col suo ardire impegna la
sua vita, mentre quello per lo più trova per le sue sparate tolleranza ed oblio. Qualche volta
l'arditezza ascritta al ricercatore sembra consistere solo nel fatto che fin dapprincipio essa
venga calcolata abbastanza e senza scrupolo a discredito della serietà e solidità della
letteratura scientifica contando infine solo sulla propria innocuità. Questa temerarietà non è
certo qualità tedesca.
2
Quando dunque fosse giustificato sprezzare uscite che sembrano artificiose dalle
difficoltà e discrepanze, allora si può, come sarà mostrato nel seguito di questo
opuscolo, pretendere una limitazione, una ammenda del PRG. Con ciò in vero a
codesto principio verrà contestato non solo il "significato filosofico" che alcuni
ammirano particolarmente, bensì verrà discusso di come il PRG sia in senso
rigoroso errato, e cioè che esso contenga accanto al corretto anche l'errore e che
senza le pensate limitazioni ciò che di esso rimane - il semplice Principio di
Relatività speciale [NdT: d'ora in avanti PR, si veda quanto se ne dice poco più
oltre] e il Principio di Gravitazione [NdT: d'ora in avanti PG] - non sarebbe
infine abbastanza prestigioso e ragguardevole per valere qual una grandiosa
conquista.
2
In verità noi qui desideriamo considerare però il difensore e il nunzio del PR sempre un
ricercatore e non un "relativista" (v. nota 11).
3
Si pensi alla teoria del flogisto e la sua eliminazione come teoria scientifica, alla teoria
materiale del calore e sua eliminazione per mezzo di osservazioni di contraddizioni, che
dapprima si cercò di coprire con concezioni sussidiarie favorite dai successi della teoria sotto
attacco.
3
Che anche la gravitazione deve essere mediata dall'etere - con tutto ciò che gli
pertiene - non lo si può mettere in dubbio fin dal principio, dopoché la
concezione dell'etere ha conservato la sua giustificazione attraverso una
imponente massa di conoscenze; ciò verrà particolarmente rimarcato nel
presente poiché esiste, rappresentata in eccesso, la veduta delle scarse
prospettive dell'impresa, a voler riconoscere dettagli e singole cose del
meccanismo di codesta mediazione. Ma se in tanto, d'altra parte, questa forza
gravitazionale di esperienza quotidiana e familiare, eppure certo anche così
remota, diventa più vicina alla nostra comprensione, allora, naturalmente, non si
può non applaudire; non è escluso che per essa si giunga anche ad una migliore
possibilità di comprensione dell'etere. In punto di fatto il signor Einstein ha
eretto un potente armamentario matematico che potrebbe procurare tale servizio
e si dimostri l'edificio matematico corretto e senza errori, allora sarà l'esperienza
- forse si può sperare presto - a mostrare in che misura ed altezza essa è
adoperabile (singole parti di essa devono di nuovo essere smontate a motivo
della sostenibilità) e ciò che in dettaglio è il valore della teoria che da colà si
produce.
citato, tosto seguì la transizione a punti di vista più generali, e poiché gli
avvenimenti degli ultimi trascorsi due anni nulla di essenziale hanno prodotto da
indurre ad apportarvi dei cambiamenti. Tuttavia qui e là sono state fatte delle
aggiunte6 che tengono conto di qualche novità e che dovrebbero rendere
facilmente comprensibile, assieme alla precedente introduzione, lo scopo ed il
fine del tutto. Le aggiunte riguardano le osservazioni dell'ultima recente eclisse
totale di sole che, da ultimo, in relazione al nostro tema, hanno suscitato
sensazioni notevoli non tutte giustificate scientificamente ed una dichiarazione
del signor Einstein su quello scritto7.
Per quanto poi riguarda le dette osservazioni astronomiche in che esse avrebbero
confermato una previsione dedotta dal signor Einstein dal PRG, cosa che in
verità - supposta provvisoriamente prova non così facilmente confutabile della
conferma di detto principio - sarebbe d'alto interesse, ma per cui certo è da
aggiungere la ponderazione che così ancora in nessun modo si è di fronte ad una
conferma certa del principio generalizzato di Relatività con tutto il suo
contenuto "sconvolgente", è cosa che nel seguito dovrebbe venire chiarita e
spiegata più in dettaglio e meglio che nell'edizione precedente.
6
Nuova rispetto alla precedente, v. pag. 8 e segg.; inoltre le note 19 pagina 6 e e le aggiunte
alle note 17 e 23.
7
Ed è deprecabile che la stampa comune si sia così tanto e con insistenza occupata in cose su
cui essa non avrebbe potuto esercitare alcun ruolo [Link] stampa tedesca in ciò
avrebbe potuto evitare l'impressione, diciamo così, di stupita meraviglia per gli esperti, come
se da noi qui in cose di Scienza si fosse rinviati alla sentenza inglese. Ché gli osservatori
dell'eclisse solare fossero inglesi non ha nulla a che fare con la valutazione dei risultati. Solo
nella misura in cui il popolo tedesco sarebbe stato rinviato a nazioni estere, come se specialisti
tedeschi del settore non fossero capaci ed inclini a ben intenzionati giudizi circa vicende e
prestazioni scientifiche interne o in genere a giudizi pubblici, cosa che in vero è un grosso
errore fondamentale che si sta verificando, ma che di certo deve essere rimediato a poco a
poco. Sarebbe stato meglio eliminarlo, questo errore, con un costante coinvolgimento di
possibilmente molti esperti del settore per scopi pubblici, come accade in Inghilterra. Ma in
verità noi per tal fine avremmo avuto bisogno d'una abbastanza diffusa stampa realmente
tedesca.
8
A. Einstein, "Dialog über Einwände gegen die Relativitätstheorie", Die Naturwissenschaft.,
29 Nov 1918.
9
Che la cosa insoddisfacente delle dichiarazione sia perciò solo stata causata - cosa ben
possibile - dal fatto che esse siano avvenute attraverso un "relativista", e cioè attraverso
qualcuno che vuole combattere o forse solo lasciarsi apparire possibilmente in buon luce,
5
Se io ora su ciò con la presente occasione mi ci addentro, ciò non significa per
me un contributo all'avanzamento della scienza, ma solo per la ragione espressa
alla fine della parte generale che ora tosto segue. E per mostrare che il punto di
vista del semplice e sano senso comune delle cose, da cui qui noi abbiamo preso
le mosse, mantiene inalterata la sua validità e giustificazione. Questa cosa mi
appare oggi assai importante e molto più che la pubblicazione d'una nuova
edizione, e cioè una più generale necessità presente per il mantenimento, reso
ancora più riconoscibile, di codesto punto di vista.
Parte Generale.
Gerber, che per primo ha prodotto questa relazione matematica, credeva d'averla
provata equivalentemente alla ipotesi che la propagazione della gravità
avvenisse con la velocità della luce; Einstein fondò la sua derivazione sulla
poiché egli è seguace dello stesso - e non voglia trattare secondo conoscenze della realtà -
allora ciò potrebbe in futuro essere rimediato.
10
"La velocità di propagazione della Gravità" di Paul Gerber (M. 1909),
Programmabhandlung del Realgymnasium di Stargard, Pomerania (1902), fatto ristampare da
Ernst Gehrcke, Ann. d. Physik, Bd 52, pag. 415, 1917. Vedi pure E. Gehrcke, ibidem, Bd 51
pag. 119, 1916. La derivazione della formula di Gerber per il moto del Perielio di Mercurio
era già apparsa nel 1898 sulla rivista Zeitschrift für Mathem..
11
A. Einstein, König. Preuss. Akadem. der Wissen., 1915, pag. 831
6
ipotesi d'una generale validità del principio di relatività e giunse così parimenti
alla velocità della luce qual velocità di propagazione del campo gravitazionale12.
al contrario di una spesso assai sottolineata enfasi d'una sua validità affatto
generale. Nello stesso tempo si dovrebbe mettere in risalto che il PR in nessun
modo esclude l'etere, cosa che invece viene presentata qual caratteristica
peculiare di questo principio e che la meccanica dell'etere, inclusa la
elettrodinamica, in nessun modo dovrebbe essere considerata senza alcuna
prospettiva. Infine per rendere intuitivo e comprensibile quest'ultimo punto di
vista in riferimento alla gravità, verrà dato un meccanismo elettromagnetico
della gravitazione che in certo qual modo si può anche considerare indipendente
da ulteriori ipotesi sull'etere.
14
P. Lenard, "Dell'etere e della materia" ("Über Aether und Materie"), Heidelberg, b. Winter
1911, pag. 5 segg..
8
meglio dalla esperienza sulle cose del mondo materiale che da esigenze e
bisogni filosofici.
Si consideri l'esempio del viaggiare in una carrozza d'un treno, nel quale
entrambi i PR offrono buone possibilità di spiegazioni e commenti. Sì tanto che
il movimento del treno è nettamente uniforme non c'è modo e mezzo alcuno per
decidere se è il treno a muoversi e la terra ferma o viceversa, questa in moto e
quello fermo. Ciò corrisponde al PR semplice e ne spiega il suo schietto
significato; che la costituzione del mondo materiale naturale ad ogni istante
impedisce di poter distinguere moti uniformi dalla quiete e quindi sarebbe
permesso solo studiare i moti uniformi dei corpi relativamente gli uni agli altri
nella misura in cui tutti i fenomeni e le loro leggi rimangono inalterati in tutto e
per tutto da preesistenti moti uniformi solidali con l'osservatore.
Questo vecchio PR, cosiddetto ora "speciale", è ben fondato sulla esperienza.
Come è noto esso si è dimostrato risultato finale di molteplici ed imponenti
impegni di acume e sforzi di vario genere che anche i più sofisticati e sottili
mezzi non sono riusciti discriminare chiaramente moti uniformi (in pratica
sufficientemente vicini al moto uniforme matematico) da quelli assoluti;
cosicché di fatto si potrebbe o si dovesse tentativamente fare l'ipotesi di supporre
di aver riconosciuto in esso una infallibile caratteristica, una peculiarità
fondamentale del costrutto dell'intero mondo fisico, che ora, all'incontrario, si
sarebbe potuta utilizzare con fiducia per deduzioni e previsioni di vario genere15.
C'è invero sotto molti aspetti simiglianza tra questo semplice PR e quello
dell'energia. Entrambi, grosso modo, si equivalgono quanto alla portata e
significato e forse anche in fecondità; ambo i principi hanno questo di speciale;
di produrre previsioni senza addentrarsi negli ultimi dettagli dei pertinenti
fenomeni, previsioni che per altro spesso ed in genere sarebbe, o sarebbe stato,
molto difficile ottenere. Ma essi si assomigliano pure nel fatto che si fondano in
parte su risultati negativi - il principio dell'energia, com'è noto, riposa sulla
impossibilità del Perpetuum Mobile - e dunque forse anche nel fatto che questi
principi abbisognino certo tempo per penetrare nel rigido armamentario dello
scienziato critico16.
15
I principali fondamenti di questo principio finora consistono, com'è noto, nell'esperimento
di Michelson assieme al dato di fatto dell'aberrazione stellare ed ancora le ricerche in costante
raffinamento delle azioni dinamiche sui raggi catodici veloci. Ma anche tutte le conseguenze
deduttive che già sono state estratte dal principio e mostrarle in collegamento con altri
diversamente provati principi o con altre esperienze controllabili, potrebbe continuare a
contribuire ancora al suo consolidamento.
16
Nel caso del principio dell'energia, grosso modo, si può dare una spanna temporale di 20
anni trascorsi dall'enunciato di R. Mayer fin alla piena dimostrazione e conferma ottenuta con
9
In questo sviluppo si è così giunti alla già detta generalizzazione del PR secondo
cui questo sarebbe valido non solo per i moti uniformi, bensì per tutti i tipi di
movimento. Il PRG afferma dunque - volendogli ascrivere un semplice
significato fisico, cosa che com'è noto, principi profondi sempre permettono ed
ammettono nel modo più tranquillo - la impossibilità d'un riconoscimento
assoluto dello stato di moto varrebbe anche per moti vari, in quando che in casi
di affatto arbitrari moti tutti i fenomeni dovrebbero trascorrere esattamente nello
stesso modo e lasciare indecisa la domanda se è l'osservatore in moto o tutto
l'ambiente a lui circostante ad eseguire il movimento.
Quando dunque in tanto, per azioni inerziali, nel treno tutto così si sfascia e va
in rovina, mentre là fuori tutto rimane intatto, allora io sono dell'idea che
nessuno di sano senso comune vorrebbe tirare da ciò altra conclusione che
quella di essere stato proprio il treno che con uno strattone ha cambiato il suo
la macchina a vapore e che si dimostrarono necessari per eliminare a poco a poco ogni sorta di
dubbi.
17
La richiesta, spesso associata al PR, che lo scienziato per far concordare le concezioni ed i
costrutti del suo intelletto con la realtà, come è giusto che sia, abbia a cambiare il suo concetto
di tempo, è abbastanza lecito - volendo - considerarla una esagerazione. Naturalmente si può
adoperare, per l'essenziale sua utilità nella trattazione matematica, il concetto del tempo
relativistico; ma la pretesa che ciò dovrebbe essere il concetto di tempo del pensiero fisico,
per come mi pare, riposa su d'un equivoco tra impossibilità tecnica ed impossibilità
concettuali. E' tecnicamente impossibile mantenere il ritmo d'un qualunque orologio in
assoluto accordo con il comune concetto di tempo ed è pure così con una ineccepibile e senza
obiezioni constatazione reale di simultaneità tra due luoghi lontani. Nel senso del PR queste
impossibilità indicherebbero cose molto profonde; esse però sono solo di natura tecnica
perché hanno a che fare con la costituzione delle sostanze a disposizione (Materia ed Etere);
non impediscono però affatto di pensare il tempo come comunemente si fa, per esempio di
pensare il tempo per cui si può ben concepire un assoluto e simultaneo accadere di eventi qui
e su d'una arbitraria e lontana stella. L'artificiosa, e in tutta completezza anche assai difficile,
eliminazione di questa libertà del pensiero non porterebbe allo scienziato più vantaggi che
quella, si potrebbe pretendere parimenti grosso modo, della confusione o dell'equivoco del
concetto di lunghezza con quello di temperatura - se lo si volesse - a motivo della conoscenza
del fatto che tutte le reali lunghezze sono mutevoli con la temperatura.
18
Ho scelto intenzionalmente un esempio grossolano e semplice ove i contorcimenti di
lunghezze dei regoli e dei tempi degli orologi - come essi di fatto appaiono ogni qualvolta si
pensa di scoprire qualche errore nella Relatività speciale - non giocano alcun ruolo.
10
19
Si va incontro ad errori se qui - oppure parimenti considerando la rotazione terrestre attorno
al suo asse (v. nota 21) - si vuole scansare l'alternativa di due ipotesi mutuamente esclusive e
si cerca la sede del moto, e in sua vece si vuol vedere "due specie di sistemi di riferimento
equivalenti in linea di principio per rappresentare la stessa relazione delle cose" (come fa un
"relativista", v. pag. 9). Perché come scienziati noi vogliamo studiare non l'ammissibilità o la
opportuna comodità matematica di variabili di posizioni, ma vogliamo ottenere vedute e
concezioni della realtà consistenti e senza contraddizioni, e al riguardo due sistemi di
coordinate, di cui uno porta a velocità superluminali dei corpi materiali - cioè al dilemma di
esperimenti concettuali illeciti (nota seguente) - mentre l'altro no, non sono affatto
equivalenti. Si giunge così alla equivalenza solo allorquando si rinuncia al significato fisico
delle coordinate, ove le contraddizioni si fanno palesi e quando si interpreti solo le volute e
cercate equazioni finali, cosa che però è chiaramente arbitraria e si può persino avere la
impressione d'una visione fantasma.
20
Azioni gravitazionali ed azioni inerziali possono mutuamente scambiarsi in punto di fatto
perfettamente, poiché entrambi, notamente, sono proporzionali alla massa senz'alcun riguardo
alla sostanza(in primis per esperienza e poi secondo definizione di massa); tuttavia una forza
proporzionale alla massa si può riguardare qual forza gravitazionale quando è presente o
esistente il corrispondente centro materiale attrattore; altrimenti - come si vede palesamente
nel nostro esempio del treno - si ha da constatare azioni inerziali (nelle rotazioni dette forze
centrifughe). La ipotesi di campi gravitazionali senza centri di gravità solo allo scopo di
lasciare apparire valido in generale il PR, sarebbe arbitraria ed ingiustificata. Se questi
congetturati campi gravitazionali sono più che puri ausili matematici, se sono immagini della
realtà cui necessariamente spetta un posto nella concezione dello scienziato, allora ciò si potrà
mostrare dai successi nei quali questi campi di forza dovranno giocare un ruolo essenziale, e
che tradiranno il loro peso, nella realtà. Finché questi casi non saranno verificati è molto più
semplice e anche al momento l'unica cosa naturale prendere la comparsa di questi simili
"campi gravitazionali" come segno che si sarebbe applicato il PR a casi per i quali esso non è
valido. In questo senso noi abbiamo finora qui proceduto.
21
Proprio questa esperienza, che le azioni inerziali in un sistema di corpi mai una volta
compaiono senza un moto disuniforme di questo sistema, ha notamente condotto alla
definizione della inerzia qual quella proprietà inerente e caratteristica della materia di ogni
tipo di resistere alle variazioni di velocità. E non costituisce affatto obiezione il fatto
sperimentale che in ogni caso solo adoperando sistemi di riferimento disuniformi essa si può
11
Ma simili inconsistenze e lacune non possono aiutare a superare alcuni pregi del
PRG, anche allorquando esso in ampii circoli appare vestito della pretesa che gli
si dovrebbe immolare a vittima le concezioni tradizionali22.
mettere in evidenza; poiché in appropriati casi si può osservare che solo - o prevalentemente -
in uno d'entrambi i sistemi di riferimento fenomeni inerziali si manifestano ed invero allora e
sempre proprio in quel sistema solamente in virtù di masse cui possono essere ascritte
variazioni essenziali di velocità. Io dunque considero di generale validità la proposizione: "Un
sistema in cui si mostrano azioni inerziali è in uno stato di moto disuniforme", anche se essa
sta in contraddizione col PRG, sinché questo lo si vuol far sempre e comunque valere per tutti
i movimenti. Si noti espressamente in tanto, che la proposizione inversa in generale non vale;
un moto disuniforme non è sempre connesso con azioni inerziali - si veda quanto sopra.
Anche la rotazione, qual caso speciale di moti disuniformi, può venire provata assolutamente
per mezzo di azioni inerziali come, [Link]. col pendolo di Foucault. I nunzi del PRG negano una
simile prova irrefutabile per la rotazione terrestre e la vogliono inficiare con dubbi nei quali
essi apparentemente trovano un gran divertimento filosofico; essi danno a bere ai loro lettori
che, [Link]., quell'esperimento del pendolo si svolgerebbe nella stessa identica maniera sia che
terra ruoti attorno al suo asse rispetto all'universo o sia quest'ultimo a ruotare attorno al suo
asse intorno alla terra. Non saprei dire in vero se essi in tanto osservino che la nuda
contemplazione di questa alternativa (con la messa fuori gioco del sano discernimento di
Copernico e di Galileo) equivale e risulta in un illecito esperimento concettuale - ed in vero
proprio dal punto di vista del PR - quando in esso corpi celesti non proprio lontani devono
essere supposti muoversi con velocità di diversi ordini di grandezza più grande che la velocità
della luce, mentre nello stesso tempo la semplice possibilità di tale velocità equivarrebbe a
provare la invalidità del semplice (Speciale) PR; un dilemma di certo per il PRG, che compare
del resto per ogni rotazione, sì tosto che la stessa la si voglia concepire relativisticamente
indistinguibile.
22
Neanche quelli in sé molto promettenti e vantaggiosi di natura euristica che comunque si
possono ben ascrivere al principio. Anche il principio del calore di Carnot non fu affatto
infruttuoso, ma comunque - in senso rigoroso - non era corretto.
12
23
Per inficiare questa qui richiesta separazione si dovrebbe dimostrare che la derivazione
dello spostamento del perielio e degli influssi gravitazionali sulla luce diventano invalidi se si
limita il PRG a forze gravitazionali proporzionali alle masse. E questo sinora non è stato fatto;
al contrario queste derivazioni si riferiscono, per quanto si può vedere, proprio solamente ad
azioni gravitazionali. Del resto si compari al riguardo la pagina dell'appendice ove anche il
principio gravitazionale appare senz'altro insoddisfacente.
13
gravitazionale non può essere corretto e tanto meno il PRG. Poiché il discusso
principio, in combinazione con queste masse produrrebbe un altro valore, più
grande, dello spostamento del perielio di Mercurio che quello in esso realmente
osservato. Si vede da ciò lo speciale interesse del compito importante che gli
astronomi dovrebbero dedicare ancora alla speciale attenzione ai dintorni del
sole. Si riuscisse quindi a provare l'assenza di una sensibile parte delle supposte
masse di Seeliger, allora ciò deporrebbe a favore del principio di gravità26; ma
venga provata la presenza ed esistenza di codeste masse vicine al sole, allora il
principio deve essere errato o alternativamente in qualunque punto deve essere
sfuggito qualche cosa di importante27.
Poiché ora il principio di gravità deriva dalla proporzionalità alle masse nella
gravitazione, volendo, si può anche procedere in modo tale che questa
proporzionalità della massa venga supposta già abbastanza certa dalla esperienza
cosicché allora anche questo principio - che è solo una parte del PRG - già fin
dall'inizio potrebbe apparire fondato e sicuro28. Anche le conclusioni che da esso
ne deriverebbero sarebbero a priori abbastanza affidabili: la deviazione del
raggio luminoso presso il sole senza quella, senz'altro da aspettarsi,
compartecipazione dell'atmosfera solare e considerando certa l'assenza delle
masse di Seeliger intorno al sole, c'è ancora da analizzare solo la tacita premessa
della correttezza dei procedimenti matematici di Einstein a giocare ancora certo
26
"Provato" il principio non lo sarebbe così affatto, cosa che qui in tanto sarebbe da rilevare;
poiché è un grosso errore del pubblico profano supporre che complessa conoscenza scientifica
della natura - Principi, leggi naturali - possa essere "provata" attraverso una singola conferma
per quanto vistosa. Al contrario si tratta sempre solamente d'una costante crescita di fiducia e
seria e grave affidabilità nella esclusione di confutazioni nel suo costante uso nei confronti
dell'esperienza. Ciò si fonda sul fatto che corretti risultati e conseguenze possono ben essere
ottenuti e dedotti anche da principi errati, cioè da principi che contengono mescolati il falso
ed il vero (v. nota 22); solo la falsità d'un principio può essere provata ed in vero ciò accade
con la comparsa d'un singolo irrefutabile e provato disaccordo con la esperienza.
27
Di fatto si è supposta a volte la luce zodiacale qual conseguenza e dunque anche come
prova di masse, come quelle di Seeliger, all'interno della traiettoria di Mercurio; pur tuttavia
l'origine di questa luce non sembra ancora sufficientemente chiarita per poter essere senz'altro
tirata in ballo come conseguenza di alcunché.
28
I mezzi e gli strumenti di prova per la proporzionalità alle masse della gravitazione
riposano negli studi ed esperienze di Galileo, Newton, Bessel e nella terza legge di Keplero
come pure nelle raffinate esperienze di Eötvös degli ultimi tempi. Le sostanze diverse
comparate le une con le altre in quest'ultime esperienze sono di larghissimo spettro; un caso
ancora alquanto poco studiato è quello speciale dell'elio e dell'idrogeno. Questi due elementi
offrono un caso estremo di costituzione atomica assai diversa una dall'altra; essi esibiscono la
massima deviazione dalla proporzionalità di massa nell'assorbimento di raggi catodici. Si
studierebbe la proporzionalità di massa del loro peso al meglio con misure possibilmente assai
precise della velocità del suono, le densità calcolate dalla velocità del suono per i due gas
dovrebbero risultare proporzionali ai loro pesi specifici misurati con la bilancia, v. pag. 21.
15
Fu Hertz, com'è noto, colui che dal dominio delle possibilità sollevò le onde
elettriche in quello della realtà, e colui che attraverso questa impresa di ricerca
trasformò la "teoria maxwelliana" da una interessante, nuova, ma secondo
temperamento più o meno succedanea comprensione, nella allora unica
29
Si osservi che il nostro confronto non dovrebbe essere inteso a significare alcuna obiezione
contro la esistenza di onde gravitazionali che dovrebbero senza dubbio essere emesse dai
centri di gravità mobili se alla gravità competesse una finita velocità di propagazione. Onde
simili hanno sempre certamente centri di gravità come origine.
16
rappresentazione possibile della realtà che appariva utile e giovevole per tutto
ciò che prima era avvenuto30.
Si deve ancora attendere per sapere se la "Teoria della Relatività" troverà il suo
Hertz - per quanto i suoi interventi nei particolari riescano o meno - e questa
attitudine di attesa è qui tanto più in massimo grado giustificata perché si
tratterebbe di pretese e sfide che mirano ad un radicale cambiamento della nostra
profonda maniera di concepire i fenomeni naturali, come allora con la
introduzione della teoria maxwelliana in luogo della teoria delle azioni a
distanza.
Se i campi gravitazionali che mimano l'inerzia sono più e altro che semplici
costruzioni matematiche ausiliarie per il mantenimento del suo PRG, allora ciò
si deve mostrare negli esperimenti; allora nei fatti il naturale senso comune delle
cose d'uno scienziato, finora usato, sarebbe bisognevole di grandi mutamenti per
potersi realmente esso definire naturale e sano, concordante con la natura.
Qui è anche il luogo e l'occasione per dire perché io non trovi giusta e corretta la
risposta del signor Einstein alle mie obiezioni contro il suo PRG derivate dal
comune senso intellettivo31.
30
Allora si diceva che la teoria maxwelliana sarebbe "di colpo" diventata una certezza -
similmente a come si fa oggi da parte di alcuni col PRG. E in realtà però fu solo con un colpo
che divenne sicura - quando le vecchie teorie elettrodinamiche con le loro concezioni delle
forze a distanza non corrisposero più alla realtà in senso rigoroso - cioè quando si parli di
validità per tutti i casi - e quando perciò queste concezioni delle forze immediate non potè più
essere fondamento d'una giusta concezione della Natura. Si sa oggi che anche la teoria
maxwelliana ha i suoi limiti senza che ciò in verità richieda una modificazione del quadro
complessivo della concezione della natura, poiché ciò che la teoria maxwelliana ha portato ai
fondamenti di questo quadro complessivo, cioè l'idea delle forze a distanza mediate, rimane
invariato.
31
Che la risposta appare del resto alquanto poco circostanziata è già stato detto. I punti troppo
poco o niente affatto toccati in essa sono: l'illecito uso di esperimenti concettuali e la
limitazione del PRG alla gravità proporzionale (v. nota 21). Concernente il
Gedankenexperiment si veda del resto la nota 20 alla pag. 6 del presente scritto. La
limitazione viene ammessa tacitamente in punti nascosti della risposta - e dunque forse
inconsapevolmente - quando viene discusso solo della gravità qual oggetto della applicazione
del principio; ma non giova a nulla fare la limitazione solo per applicazioni prevedibilmente
verificabili quando certo si sviluppa la generale portata del Principio senza limitazione di
sorta e la si presenti come rivoluzionaria (v. ancora nota 21.)
17
32
Huyghens nella introduzione al suo famoso "Trattato sulla luce" in cui esplicitamente
introduce l'etere parla della "vera filosofia" (intendendo con ciò la ricerca naturale), "nella
quale si riconduce l'origine di ogni azione naturale a ragioni meccaniche" ed afferma: "Si
deve fare ciò, secondo il mio giudizio, oppure rinunziare del tutto ad ogni speranza di mai
comprendere qualcosa sulla fisica (v. I Classici di Ostwald 20, pag. 10).
33
Che Hertz nelle sue riflessioni abbia costantemente tenuto presente l'etere come cosa seria
ed importante, lo posso testimoniare coi miei propri ricordi personali sugli ultimi anni della
sua vita. Manifestamente fu anche l'etere che fece scoprire le onde elettriche senza che egli
avesse ritenuto necessario prima leggersi tutti i volumi di Maxwell, bastò solo pensare e
riflettere che le azioni d'induzione si propagassero nell'etere con velocità finita e
conseguentemente pianificare gli esperimenti di rapide oscillazioni.
18
possano fare a meno dell'etere non prova nulla contro di esso, bensì è
perfettamente comprensibile quando ci si ricordi della duplicità del carattere
delle concezioni che l'umano intelletto ha imparato a costruirsi della natura
inanimata. Mi sia permesso qui di spiegare codesta duplicità con le parole già
altrove usate34:
"Ora queste vedute o concezioni dello scienziato sono però d'una duplice natura
pur sempre rimanendo quantitative nella loro dominante valenza. Esse possono
essere o persino esaurirsi in tutto e per tutto in relazioni quantitative tra
grandezze osservabili: queste sono quelle di 1° specie. In tanto esse sono
perfettamente rappresentabili in veste completamente matematica, in genere per
lo più sotto forma di equazioni differenziali. Questa è la maniera che Kirchhoff
ed Helmholtz hanno privilegiato, dal primo definita la descrizione matematica
della natura. Le conseguenze concettuali e logiche di queste, il cui sviluppo
esita nell'utilizzo e nell'esame di esse, sono quindi le matematiche conseguenze
di quelle equazioni e null'altro. Ma si può anche andare oltre ciò - e si entra
così nel campo delle vedute di seconda specie - quando uno si lascia guidare da
un convincimento senza di cui la scienza fisica certamente non sarebbe mai
progredita, dalla convinzione cioè che tutti i fenomeni nella natura - quanto
meno in quella inanimata - sono puri fenomeni del movimento, cioè solo
cambiamenti di posizioni d'una data e fissata una volta per tutte sostanza.
Allora si tratterebbe in ogni caso di meccanismi e le equazioni che ci si è
costruite nel quadro delle vedute di 1° specie devono essere equazioni della
meccanica che corrispondono perfettamente a determinati meccanismi e così
noi infine possiamo contemplare direttamente questi meccanismi qual vedute ed
immagini che noi ci siamo fatti dei fenomeni naturali. Si possiede allora modelli
meccanici, modelli dinamici delle cose del mondo qual immagini degli stessi nel
nostro intelletto. Modelli meccanici e le equazioni, dunque entrambi i tipi di
immagini sono entrambe, quando corrette, affatto equivalenti nei loro risultati
che esse producono"35.
In queste circostanze e condizioni s'è avuta l'impressione nella, per così dire,
eliminazione dell'etere da parte di singoli ricercatori seguaci delle concezioni di
1° specie, d'una incomprensibile arroganza; si dichiara qualcosa per un "punto di
vista superato" e di cui - in certe situazioni si dice di poter fare a meno senza
poter essere fin dapprincipio sicuri di farne a meno. O si dichiara un abisso
36
Naturalmente entrambe si trovano spesso mescolate assieme, ed è raro che la possibile
rinunzia, solo nelle concezioni di 1° specie, all'"attore nascosto" arrivi ad una piena e
completa esecuzione. Pure è notevole che ai tempi d'oggi si creda di dover evitare l'etere -
come qualcosa di particolarmente sospetto - mentre si è così disinvolti nel tirare in ballo gli
elettroni - così come certo tempo fa al contrario si credette di dover evitare le cariche
elettriche per limitare meglio le osservazioni alle direttamente osservabili "forze elettriche".
In simile attitudine a scansarsi da pur ben dimostrate concezioni si tratterebbe di una specie di
bizzarro puritanesimo a vantaggio d'una momentanea direzione nel proscenio degli interessi
attuali, cosa che in sé non sarebbe proprio affatto così cattiva, ma che porta facilmente a non
badare abbastanza alle cose concrete che di certo sono importanti ed essenziali per il
progresso scientifico. Così, p. es., la esplicita ammonizione di Maxwell, allora, contro le
cariche elettriche senza dubbio fu d'ostacolo ed impaccio all'avanzata verso l'elettrone.
20
Notevole è in tanto il fatto che proprio il PRG che sembra contrapporsi all'etere
con particolari capacità di esclusione, giunge a "coordinate spaziali" che sono
così essenzialmente proprie e caratteristiche a quel principio, ma che - secondo
37
La scoperta dei quanti di luce al suo tempo potrebbe ben apparire come il saltare per un
precipizio: Da un lato c'erano le onde di luce, sull'altro i nuovi e misteriosi quanti di luce e
l'abisso tra questi e quelle venne lasciato vuoto, cosa che nessuno potrebbe mai biasimare
all'ardito saltatore. Ma fu considerevole, nel suo aspetto negativo, la sentenza collegata a
quella scoperta (Assemblea Scienz. Tedeschi, Salzburg, 21/09/1909, Verh. d. Deut. Phys.
Ges., pag. 482, Phys. Zeit., Bd 10, pag 817, 1909): "Ma oggi dobbiamo noi ben considerare
l'ipotesi dell'etere qual un punto di vista superato", cosa che per un'attesa composizione delle
discrepanze, di interesse nella comunità scientifica, non fu certo rincuorante. Tuttavia io mi
sono provato a cercare questa composizione e sono giunto al risultato che i quanti di luce
sarebbero la stessa cosa di ciò che da lungo tempo s'è contemplato qual treni coerenti di luce,
in vero con la nuova caratteristica aggiuntiva della concentrazione dell'energia lungo un
raggio di fissata direzione; quest'ultima proprietà io l'avrei spiegata con l'ipotesi, per altro
comprensibile solamente d'un anello di forze elettriche (pensato come discreto anello
vorticoso dell'etere) in ognuna delle onde luminose emesse per oscillazioni d'un singolo
elettrone (v. "Dell'etere e della materia", Heidelberg, 1911, pag. 19 e segg., e lo studio sulla
fosforescenza, Heidelberg Akad., 1913, a 19, pag. 34 e ivi nota 61). Qual treni d'onda, come
ho con ritardo saputo, anche Lorentz spiega i quanti di luce (Phys. Zeitschr., Bd 11, pag. 369,
1910). Si vede da una simile possibilità di spiegazione, di certo non senza rilevanza per il
complessivo impianto della scienza fisica, che i quanti di luce non sarebbero poi infine nulla
di così sconvolgente per la teoria della luce, cioè anche riguardo al fatto che essi non provano
nulla contro l'ipotesi dell'etere, bensì che essi in essenza concernono una speciale fin allora
sconosciuta proprietà degli atomi che emettono luce, cioè quella di essere dotati con dei
coerenti treni d'onda di fissata energia collegata alla durata delle oscillazioni. L'idea che il
quanto di luce sarebbe un treno d'onde coerente la cui lunghezza d'onda, secondo ciò, in ogni
caso sarebbe constatabile con esperimenti di interferenza, ha trovato una evidente conferma
nei nuovi esperimenti di W. Wien (Ann. d. Phys., Bd 60, pag. 597, 1919) quando la durata
della emissione del quanto di luce venne misurato abbastanza bene. Assai notevole al riguardo
è qui la constatabile conoscenza qual immediato risultato osservativo che la energia del
quanto di luce è distribuita irregolarmente sulla lunghezza del treno d'onde quando si verifica
uno smorzamento graduale dell'atomo emittente (secondo una funzione esponenziale, come
accade nel treno d'onde acustico d'una campana colpita con un martelletto), cosicché si
produce una fissata lunghezza del treno d'onde solo allorquando si fissa in che stadio dello
smorzamento si vuol considerare come raggiunta la fine del processo. Si supponga p. es. la
fine del processo a 5/7(?) (o più precisamente 1/e2) l'intensità iniziale, allora secondo le
misurazioni di Wien ne risulta una lunghezza del quanto di luce di circa 10 m, e questa
lunghezza in vero - cosa che appare assai notevole - è valida secondo le misurazioni sinora
fatte per quanti di luce di ogni lunghezza d'onda. Ne risulterebbe (se è lecito già da adesso
fare generalizzazioni in codesti nuovi esperimenti) che la energia di ogni singola onda d'un
qualunque quanto di luce è la stessa ad eguale distanza dall'inizio del treno d'onda. Il
differente contenuto energetico delle diverse onde smorzantisi lontano dall'origine, nella
nostra concezione consisterebbe in differentemente più estese larghezze, misurate
perpendicolarmente al raggio, degli anelli delle linee di forza elettriche di queste onde.
21
variabilità delle loro proprietà - possono ben apparire qual componenti di stati
spaziali; per cui si ha l'impressione come se qui l'etere buttato via dalla finestra
rientri poi da sé stesso per la porta principale, ma con il nome mutato in
"spazio"38.
Però s'è anche intrufolato qualcosa di speciale nella spesso rimarcata e crescente
antipatia o ripulsa contro questo medium riempente lo spazio: la manifesta
incompletezza delle presenti concezioni dell'etere. Queste concezioni sarebbero
complete e l'etere sarebbe provato e consistente senza contraddizioni solo
quando se ne disvelasse un intimo meccanismo dei suoi costituenti, grosso modo
come è stato svelato il meccanismo interno della materia dopo lo sviluppo della
teoria cinetica dei gas. Le equazioni di Maxwell, dunque - secondo qualche loro
aspetto - la quintessenza della fisica dell'etere (Luce, elettricità e magnetismo),
si dovrebbe poterle derivare da qualche meccanismo dell'etere all'incirca come
le equazioni di stato della materia sono state derivate dalla teoria cinetica della
medesima. Ma sotto questo aspetto, come è stato sottolineato negli ultimi
decenni, con le equazioni di Maxwell non si è riusciti in nulla39. Ciò ha
condotto, come sembra, ad una attitudine abbastanza diffusa e comune di
rinuncia, di rifiuto verso l'etere forse all'incirca simile a quella visione delle cose
esistenti prima del 1878 per i tanti insuccessi nella liquefazione dell'aria
ottenibile solo per mezzo di alte pressioni che voleva e chiamava in causa la
presenza di gas "permanenti" ed "incoercibili", in contrapposizione ad altri che
invece potevano essere liquefatti. Oggi da tempo si sa che ciò allora era un
errore di comprensione per il cui instaurarsi s'ha da ringraziare solo l'eccessivo
peso di giudizi angusti e miopi; perché - già da tempo, prima che il fatto della
38
La definizione di moto assoluto può essere data al meglio con l'aiuto dell'etere, cioè come
movimento relativo all'etere. Il contenuto del PR può essere allora espresso come il fatto che
solo moto relativo della materia rispetto alla materia può essere constatato, non però moto
relativo uniforme di materia rispetto all'etere (PR originario o speciale). Moto relativo
disuniforme della materia rispetto all'etere è però in generale constatabile (attraverso le con
essi collegate azioni inerziali, come vedemmo, oppure nei singoli quanti elettrici qual
componenti fondamentali della materia attraverso le onde che questi eccitano nell'etere); solo
in caso della gravitazione qual forza agente non è possibile realizzare moto relativo
disuniforme alcuno della materia rispetto all'etere (ché allora le azioni inerziali qual indicatori
vengono a mancare); PRG limitato o meglio detto Principio di Gravitazione.
39
E' da considerare come già prodotta la prova che queste equazioni non sono riconducibili ad
equazioni del moto d'un medium, l'etere, riempiente lo spazio. Ma anche le equazioni di stato
della materia non sono affatto riconducibili a moti d'una materia continuamente diffusa, bensì
solo ai moti degli atomi distribuiti discontinuamente e le equazioni di Maxwell sono - come
queste equazioni di stato - da considerare solo come equazioni statistiche che valgono
unicamente per l'azione complessiva di così tanti elettroni e perdono il loro significato sì tosto
che li si volesse applicare ai fenomeni elementari che si svolgono in modo discontinuo (v.
"Dell'etere e della materia", 1911, pag. 34). Sull'etere discontinuo parleremo nel prossimo
paragrafo.
22
liquefazione dell'ossigeno facesse aprire gli occhi a tutti quanti - c'erano lavori
orientati verso altri punti di vista e concetti che noi oggi associamo al concetto
di "temperatura critica". Sarà il futuro ad istruirci in che misura si è qui per lo
sviluppo della questione dell'etere in una situazione simile. Quanto a me io
escluderei che alla lunga si voglia rinunciare ad una meccanica dell'etere perché
ciò sarebbe una rinunzia alla seria e profonda - non solo come ausilio -
valorizzazione della concezione geometrica e dinamica nella ricerca ed
investigazione della natura. Una rinuncia dunque proprio a quel supporto che
finora ha prodotto le cose più grandi, si può dire quasi tutto, nella ricerca di
fisica naturale - come si dimostra quando si risale all'origine delle scoperte dei
più grandi scienziati ed inventori, oppure anche si prova e rintraccia nella serie
temporale delle loro pubblicazioni - ove ciò sia possibile - accanto al quale la
pura astrazione matematica, non associata alla capacità di pensiero a generare
idee nelle spazio tridimensionale, capacità che produce concezioni di 1° specie,
di certo per la più parte ha svolto un ruolo sussidiario di rifinitura e
completamento, quando essa aiutò a disvelare il già maturo nocciolo che
proteggeva la scoperta, ed in verità però in tanto anche prima altrettanto
intangibile, come pure a renderlo rigoroso e adoperabile in tutta la generalità.
Questi fili vorticosi dell'etere costituiscono le forze elettriche; le loro parti legate
sono le onde elettriche. Ogni persistente movimento d'un filo di vortice produce
una corrente trasversale dell'etere e le correnti eteree che ne nascono e che
circolano lungo le già da tempo note linee di forza magnetiche formerebbero le
forze magnetiche. Tutto ciò riposa sull'anzidetta ipotesi fondamentale sull'etere
permeabile e discontinuo in quanto queste correnti non riguarderebbero
all'incirca tutto l'etere nel campo di forze dato, bensì solo le sue parti discontinue
e diffuse in corrispondente numero secondo la forza del campo magnetico
stesso, mentre il resto dell'etere non ne viene toccato (o può appartenere ad altri
campi magnetici). Queste parti dell'etere formanti le correnti trasversali del
movimento di elettricità, sono quelle, a loro volta, che generano le azioni
dinamiche magnetiche, p. es. anche l'azione motrice ruotante e orientante contro
42
Anche W. Nernst adopera l'etere con "struttura atomica" (per quanto potei vedere dapprima
nella IV Edizione del suo "Chimica Teorica", 1903, pag. 391); egli cerca poi col suo aiuto di
risolvere questioni come quella della conservazione dell'energia atomica interna (dynamidale)
o quella della rigenerazione di elementi radioattivi(V.W. Nernst, Verh. d. Deut. Phys. Ges.,
18, particolarmente pag. 8588, 1916). Il tentativo di sciogliere questi problemi è in vero del
tutto diverso dal mio modo di procedere, per quanto io possa vedere, più vecchio ("Über
Aether und Materie", pag. 44, Heidelb. Akad., 1910 A, 17, pag. 8); tuttavia è forse lecito
rallegrarsi del comune punto d'attacco ai problemi. Da osservazioni sui raggi catodici io avrei
da recente derivato una assai chiara indicazione sulla struttura dell'etere (v. "Quantitative über
Kathodenstrhalen", Heidelberg, Winter Edi. 1918, pag. 83, nota 917).
43
Oppure esse sono straordinariamente piccole, cosicché fenomeni di urti non si rendono
sensibilmente apprezzabili.
24
la posizione parallela e poi nel senso dell'azione che genera mutua attrazione,
l'una con l'altra, tra due correnti circolari.
Ora poiché tutta la materia è fatta da dynamidi, che sono correnti circolari e
agiscono come tali in quanto esse producono tanto la propria corrente trasversale
di etere(il campo magnetico della corrente circolare), come pure, nel senso dato,
vengono stimolate dalle correnti trasversali di altre dynamidi, l'attrazione
gravitazionale appare comprensibilmente qual proprietà generale della materia,
sì tosto che - come segue immediatamente - venga spiegata la non cancellazione
a zero delle opposte azioni delle dynamidi orientate in maniera contraria. La
proporzionalità alle masse si dedurrebbe dalla proporzionalità alle masse del
numero totale di dynamidi44, la legge del quadrato delle distanze da ragioni
puramente geometriche è causata dalla puntiforme piccolezza e dalla disordinata
disposizione di tutti i misurabili ammassi di dynamidi; la velocità di
propagazione è data dalla velocità della luce con cui si muovono le parti d'etere
nella corrente trasversale45. La premessa non cancellazione delle azioni delle
dynamidi orientate oppostamente - per cui solo risulterebbe infine una non nulla
azione totale complessiva dei disordinati ammassi di dynamidi - si deduce dal
fatto che noi abbiamo supposto le correnti trasversali distribuite
discontinuamente quanto nello spazio tanto nel tempo e le parti dell'etere come
mutuamente penetrabili. Secondo questo modello ogni dynamide può agire
indipendentemente. Poiché ora le correnti trasversali che originano da due
dynamidi contigue l'una coll'altra e orientate oppostamente agiranno in
commutazione temporale su una terza lontana dynamide, alla fine le singole
azioni si sommano indisturbate col loro valore assoluto(non geometrico) ad un
valore medio temporale della forza.
In tutto ciò c'è la premessa che le dynamidi siano capaci di seguire abbastanza
velocemente con l'orientazione dei loro piani di correnti, ove risiedono le
traiettorie delle correnti, le singole parti di etere, le quali poi, con l'intervento
dell'orientazione (in virtù della curvatura della loro traiettoria) agiscono
movendosi nel senso dell'attrazione. Codesto rapido adeguarsi nella orientazione
deve venire supposto per le dynamidi di tutti gli atomi in sufficientemente
eguale modo quando si volesse spiegare la proporzionalità di massa della gravità
costatata sperimentalmente; e su ciò non si vede anche obiezione alcuna.
44
La proporzionalità da me originariamente supposta tra numero di dynamidi e massa (non il
numero ordinale) dell'atomo risulterebbe ancora valida nei modelli atomici di E. Gehrcke.
45
Azioni ed effetti qual lo spostamento di perielio di Mercurio seguono, quando, oltre la
propagazione con la velocità della luce, ancora si supponga che le dynamidi del mobile
(Mercurio) risentano di cambiamenti della velocità relativa rispetto all'etere, cosa però che è
nel senso della validità del PR (semplice e generalizzato) e dunque fin dapprincipio deve
essere contenuto nella dinamica dell'etere, sì tosto che la medesima è compresa giustamente e
completamente.
25
L'adeguamento può verificarsi anche solo con assai piccole ampiezze; grandi
ampiezze contraddirebbero la straordinariamente bassa, la estrema piccolezza
della forza di gravità risultante tra tutte le masse di non straordinariamente
grande valore e così anche il fatto che intensi campi magnetici comuni e ordinati
non esercitino alcuna sensibile forza gravitazionale, bensì solamente quella
corrispondente alla permeabilità magnetica, specialmente nota qual forza
"magnetica" che deriva dalle correnti circolari del materiale, le quali possono
seguire per un tempo sufficientemente lungo e con grande ampiezza l'azione
orientante del campo. Corrispondentemente a ciò viene esclusa la rivelazione
delle forze magnetiche delle singole dynamidi, quando si veda la gravità come
loro risultato, per mezzo di aghi magnetici, pezzi di ferro o circoli d'induzione,
poiché tutti questi apparati non possiedono la sufficiente rapidità o sensibilità di
reagire alle singole parti dell'etere poste in moto dalle dynamidi; essi reagiscono
solo ad azioni sufficientemente durature di moltissimi elettroni circolanti ed
egualmente orientati46.
Per rendere intuitivi questi essenziali tratti del quadro proposto può giovare il
seguente modello. Il corpo attrattore sia rappresentato da una corrente circolare
di 60 cm in diametro in posizione verticale con all'incirca 400 fitti avvolgimenti
di filo conduttore. Il corpo attratto sia rappresentato attraverso una corrente
circolare, comunque più leggero, e fatto di filo più sottile e sospeso in modo da
renderlo mobile. La sospensione prevede due tipi possibili di movimento: 1.
rotazione attorno al diametro come asse di rotazione, 2. variazione della distanza
rispetto al corpo attrattore (la bobina, o solenoide) mantenuto fisso. Le posizioni
iniziali d'entrambi i corpi relativamente l'uno all'altro sono arbitrarie, la loro
distanza sia di alcuni metri. Se l'anzidetta mobilità del corpo sospeso è rimossa
46
Questo si mostra ad un tempo anche nel fatto che le equazioni di Maxwell non bisognano
affatto di includere la gravitazione - benché noi spieghiamo la stessa qual forza magnetica -
poiché queste equazioni rappresentano in modo esaustivo proprio e solamente questi
fenomeni, nei quali un gran numero di elettroni agiscono in modo egualmente correlato (v.
"Dell'etere e della materia", 1911, pag. 34).
26
per mezzo d'un apparato di fissaggio, allora può solo risultare o attrazione o
repulsione secondo la direzione delle correnti circolanti nei due conduttori.
Si alterni ora la corrente nel corpo fisso a regolari intervalli (non troppo grandi)
eguali di tempo, [Link]., ogni 5 secondi, (con la corrente circolante continuamente
nel conduttore mobile), allora qual risultato non ne segue alcuna alterazione
della distanza relativa d'entrambi i corpi. Ma riguadagni il corpo sospeso la sua
piena e completa libertà di movimento, allora esso ad ogni alternanza di corrente
nel corpo fisso esegue una piccola rotazione in senso opposto alla posizione
parallela d'entrambe le correnti, per cui la azione attrattiva prevale e ne risulta un
costante avvicinamento dei due corpi fin a venire a contatto. Qui l'alternanza
della corrente nel corpo fisso è una immagine della intermittenza dei campi delle
dynamidi e nello stesso tempo della tutta arbitraria orientazione d'entrambe le
dynamidi una rispetto all'altra rappresentate dalle correnti circolari nei corpi.
47
Sono dell'avviso che ciò a matematici sufficientemente abili ed armati con tutti i mezzi
della loro scienza già adesso dovrebbe essere possibile. Fossero le risultanti equazioni ancora
equazioni non meccaniche, ciò allora non sminuirebbe il loro valore e ci si dovrebbe ricordare
che anche le equazioni di Maxwell, il cui valore è noto, si sono sviluppate da idee su certi
meccanismi dell'etere e che esse parimenti non sono equazioni della meccanica.
48
Periodo conclusivo di op. cit..
27
troppo ipotetici49? E non si studia tuttavia oggi con gran successo i movimenti
degli atomi in tutti gli stati di aggregazione della materia? E non solo! Ma anche
i movimenti dei suoi componenti interni, la cui ipotesi - specialmente nella
odierna e corrente ampiezza di dettagli - non molto tempo fa, prima, erano valsi,
ancora per assai remoti e strani, come di fatto le premature osservazioni e
considerazioni di W. Weber sulle "positive e negative particelle elettriche",
come costituenti atomici, erano allora apparse ai suoi colleghi del tempo
chiaramente così alieni e senza speranza di portare a risultati, mentre poi in
seguito li si dovette disseppellire, quando queste particelle dimostrarono la loro
esistenza attraverso imprevisti fenomeni?
Può ben sembrare che l'ulteriore addentrarsi e discutere su questi stessi temi
dovesse risultare nel superamento dei presenti ostacoli ad un ulteriore sviluppo
della teoria con l'eliminazione delle sue presenti lacune ed inconsistenze, come
anche in particolare i contributi presentati dal signor Mie verso un successivo
sviluppo, in vero, in parte, non senza alcuni strappi dalla strada originariamente
intrapresa dal signor Einstein, facevano pensare50.
discussione, nell'abisso che di solito esiste tra ricercatori che aderiscono all'una
o all'altra delle specie di concezioni qui spiegate a pag. 12 del presente scritto. I
ricercatori professanti concezioni di 1° specie, cui appartiene in particolare il
signor Einstein, per lo più sembrano non inclini a portarsi vicini al punto di vista
dei ricercatori di 2° specie, per sentire e considerare da vicino le difficoltà e le
questioni che emergono nella maniera più chiara da colà. Indubbiamente però
una teoria, sia essa fondata su premesse e concezioni di 1° o 2° specie, può solo
essere considerata a valere correttamente e completamente quando essa soddisfi
tutti e due i criteri e punti di vista, poiché tutt'e due si sono mostrati e dimostrati
pienamente giustificati nell'avanzamento della scienza naturale, e tutte le teorie
finora ben dimostrate sono apparse da entrambi i punti di vista consistenti e
senza contraddizioni. Ma chi in vero promulga e rappresenta "l'eliminazione
dell'etere"51, questi in vero smentisce e sprezza le concezioni della 2° specie e
non può essere così nella situazione di accostarsi al loro punto di vista, e dunque
non ci si può da lui aspettare la soluzione delle difficoltà ed il progresso con
questa connesso che si può sperare di ottenere. Sarebbe qui inutile volersi
addentrare più a fondo e fu anche benvenuta la fine della discussione su questo
punto a Bad Nauheim che infatti si esaurì da sé52; qui si percepirebbero le
straordinarie sfide poste alle capacità intellettuali del ricercatore con un
ammonente invito alla modestia. Qui il grande talento matematico, che
maneggia con facilità e disinvoltura immagini e concetti delle vedute di 1°
specie, sembra così spesso incapace di collegarsi nella stessa mente con facilità
all'interna e dinamica intuizione fisica, la quale è più incline a lavorare per
immagini e concetti della seconda specie - e viceversa53.
51
"L'eliminazione dell'etere" venne ancora una volta annunziata nella seduta d'apertura in
Nauheim, quale risultato acclarato (per il precedente annuncio a Salisburgo, fatto ancora dal
signor Einstein medesimo, v. nota 37). Nessuno ne ha riso. Non saprei che cosa sarebbe
accaduto quando invece si fosse annunziata l'eliminazione dell'aria.
52
La questione del concetto quadridimensionale dello spazio-tempo, fin dapprincipio, venne
tenuta fuori dalla discussione. In presenza di così tanti matematici (che spesso allo strumento
matematico assegnano pari significato che al senso fisico) non sarebbe stato utile sottolineare
il mio punto di vista di ricercatore che però non vuole vedere solo il mondo materiale, poiché
ciò può ben essere considerato come cosa di gusto, quanta libertà di pensiero può e si vuol
sacrificare a vantaggio della "relativizzazione del tempo".
53
Da qui si può ben dimostrare quanto poco senso abbia allorché in scritti popolari gli autori
o i conferenzieri portano dinanzi al pubblico il PR da un punto di vista unilaterale e
partigiano, ove è anche difficile spegnere il sospetto che il pregiudizio unilaterale sia amato e
prediletto per desiderio del sensazionalismo che ne deriverebbe. Questo però è un fenomeno
sgradevole ed antipatico; ma è così, e sarebbe un segnale malsano e come tale certamente
ancora più sgradevole e spiacevole se non vi si opponesse resistenza, reagendo. I "relativisti"
dovrebbero quindi accettare infine, e con calma, una reazione in ultimo da loro stessi
innescata.
29
Nel dettaglio il dibattito si svolse all'incirca in questo modo: furono discusse due
questioni separate, la cui connessione però si dimostrò essenziale e che qui noi
per ragioni di brevità possiamo in parte sintetizzare insieme così:
1. La questione (v. pag. 6) di com'è che nell'esempio del treno frenato di colpo,
ove le conseguenze del moto accelerato si manifestano solo all'interno, com'è
possibile voler dichiarare la sede del movimento accelerato non rilevabile
nonostante questa unilateralità del fenomeno, come invece pretende la teoria
della relatività generale?,
Nel caso d'una rotazione dell'intero universo attorno, p. es., alla Terra in quiete,
che nella teoria della relatività generale è considerata perfettamente equivalente
con una rotazione della Terra e l'universo fisso, non è ciò una interna
contraddizione, quando nella stessa teoria le velocità superluminali sono escluse,
così si giunge ad ammettere velocità maggiori della velocità della luce che la
teoria stessa vuole una velocità limite?
pubblico accanto ai risultati anche i dubbi per mostrargli la gravità e serietà della
ricerca fisica - oppure ancora meglio non farlo.
Sulla seconda questione, del resto, non venne fuori54, in genere, alcuna decisiva
risposta e si può perciò ben dire che le velocità superluminali implicate nel
vietato "Gedankenexperiment" della teoria della relatività generale di fatto
costituiscono un grave problema55. Ciò però significa, quanto meno, che questa
teoria - indipendentemente o meno dalla sua concordanza o discrepanza con la
realtà - dal punto di vista della logica non è in buon stato. La contraddizione
interna che essa contiene, svanisce però quando un certo "ragionevole" sistema
di coordinate, come proposto dal signor Mie, viene dichiarato privilegiato56 e si
escludano gli altri possibili sistemi di coordinate57. In questo modo anche la
prima domanda non sussisterebbe più; basta solo non adoperare un sistema di
coordinate solidale col treno, considerato in quiete, ed in sua vece prenderne uno
solidale con il suolo terrestre per eliminare la difficoltà della questione. Ma
questa scelta non significa un salvataggio del PR, ma al contrario una sua
distruzione nella forma più generale assunta dal signor Einstein, come
corrispondente ad una semplice ed onnicomprensiva legge naturale e con ciò
perdere quella pretesa ad uno speciale interesse filosofico. Poiché il principio in
54
Per altro anch'io fui infine stupito di quanto poco preparato sembrò apparire il signor
Einstein nel rispondere alle mie domande - che certo già stampate erano apparse un paio
d'anni prima - mentre prima da parte sua e da un altro specialista al lettore di giornali era stata
destata l'impressione della assoluta superiorità dei suoi ragionamenti rispetto ai miei. Ora io
poiché non sono un seguace né un oppositore di un qualsivoglia principio, bensì desidero solo
essere uno scienziato - come è stato mostrato a pag. 5 - io avrei dovuto accettare come
risultato la prova di come ed in che punto le mie riflessioni non fossero sufficientemente
fondate ed approfondite, se essa fosse stata data specialmente nella pura forma focalizzata
sulla faccenda, nella quale infine la discussione a Nauheim si concluse. L'unico schiarimento
che io ho ricevuto dal dibattito è provenuto dal signor Mie; esso nel seguito verrà
opportunamente richiamato.
55
Ci si ricordi bene che ogni qualsivoglia corpo ruotante sulla terra può anche effettuare in
3000 anni una sola rotazione. Velocità superluminali già si danno con la stella Orione, 400
volte la velocità della luce l'avrebbero le galassie più vicine ma che distano 400 volte più
lontane che Orione, sì tosto che non si voglia ascrivere la rotazione assoluta al corpo stesso
ma bensì a tutto l'universo.
56
V. G. Mie, Phys. Zeitschr., 18, pag. 551, 574, 596, 1917 ed Ann. d. Phys., Bd 62, pag. 46,
1920.
57
Detto tutto nel senso di quanto esposto a pag. 6 del presente scritto; v. in particolar la nota
20. Ciò è anche realmente il suo e più semplice significato secondo l'origine del Principio, se
mai uno è esistente. Non giova a nulla nell'aspetto filosofico introdurre complicate e
causidiche concezioni; se queste sono necessarie allora il principio così non ha mostrato in
vero il suo possibile valore qual strumento ed ausilio nella ricerca, ma per certo ha anche
perduto le sue pretese all'importanza per il pensiero in genere ed in tutto per le concezioni
fisiche della natura.
31
58
Solo ragioni pratiche e non di principio, secondo il signor Einstein, dovrebbero decidere la
scelta del sistema di coordinate. Qui starebbe (quand'anco celato) l'indicazione sulla nullità
delle più elevate pretese teoriche del principio; rimanendo naturalmente intatto, grosso modo,
il suo valore euristico assieme alle sue potenzialità di svilupparsi.
59
Il PRG senza limitazione fallisce se preso realmente in modo serio, su tutt'e due le questioni
qui dianzi espresse. Il Principio di Gravitazione (la limitazione del PRG da me qui proposta) è
al contrario in vero scevro da ogni difficoltà inerente la prima questione (perché esso non si
riferisce al caso di questa), epperò rispetto alla seconda questione mostra contraddizione
interna che diviene pericolosa in ogni applicazione del PR a moti disuniformi se non protetta
da artifici appropriati. Si potrebbe allora dire che il PG appare in vero in più alto grado
irrefutabile che il PRG, ma che esso comunque non è parimenti in modo pieno e completo
irrefutabile. Tuttavia la differenza nelle lacune d'ambo i principi sembra essere grande
abbastanza per giustificare nel presente scritto la sua introduzione ed il rilievo qua e là datone.
60
Si osservi qui una differenza rispetto agli altri principi fisici; p. es., il Principio dell'energia.
Le conclusioni dedotte matematicamente in modo corretto in una giusta considerazione dei
concetti pertinenti si può considerare senz'altro parimenti buona come la totalità delle
esperienze che stanno a fondamento del principio stesso e con le quali esso si è dimostrato già
in accordo. La differenza può ben risiedere nella novità del PR (v. pag. 14), che ancora non ha
32
Il possibile valore pratico del principio può essere tanto più valutato di quanto
l'assistano le forse giuste relazioni che ha finora fornito, che ancora e solo si
riferiscono alla gravitazione, quindi ad una forza che da Newton e Cavendish,
dunque da più di 100 anni non s'è potuta sistematicamente confutare62.
permesso di assumere sufficiente chiarezza sul suo ambito di validità o sulle sue condizioni
aggiuntive che devono essere soddisfatte nelle applicazioni e quindi sono da considerare
essenziali e proprie al principio medesimo. In ogni caso con questo stato di fatto delle cose mi
pare di poter rimanere nel caso del moto di perielio di Mercurio ancora sul punto di vista
riguardo la "derivazione " di Gerber del giusto risultato quantitativo (sia pur stata solo una
derivazione apparente, valevole da ricordare e considerando la sua precocità rispetto alla
derivazione del signor Einstein, dedotta da una, solo apparentemente rigorosa, applicazione
del principio), per quanto detto prima (v. pag. 7 e 14). Del tutto indipendentemente da ciò, in
riferimento a Gerber poi gli è che mi par completamente inaccettabile accusare una persona
deceduta da tempo di essere acciarpone e cose simili, com'è purtroppo accaduto, una persona
che ha apportato una relazione ritenuta corretta (cioè la equazione finale per lo spostamento di
perielio), e dunque qualcosa di utile (con la sfortuna dell'aggiunta d'una dimostrazione
impugnabile, ma anche senza alcuna voglia di metterla sul proscenio). Credo che il teorema di
Pitagora, quando Pitagora l'avesse solo pubblicato e non dimostrato, certamente ancora oggi
lo si sarebbe chiamato secondo il suo nome - supponendo l'allora divenire noto e pubblico del
teorema sufficientemente veloce - perché esso è corretto e prezioso.
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Si può anche ben dire che col PRG si tratterebbe d'un sistema d'indovinare fenomeni
naturali arginato però su binari quantitativi per mezzo della matematica. Una tale divinazione
con l'impegno e l'impiego d'un vasto apparato matematico svolge un ruolo anche importante
nella fisica contemporanea in una misura tale che mai si era verificato prima; p. es., nelle
considerazioni quanto-teoretiche, e simile procedura si è dimostrata molto necessaria nella
misura in cui il controllo con le procedure sperimentali è divenuto assai rigoroso e preciso.
Ma sarebbe certo sbagliato quando - come fanno alcuni matematici - ora si volesse
immaginare e desiderare di vedere una trasformazione della fisica in un collaterale ramo della
matematica quale mèta del suo attuale e futuro sviluppo. La natura, il cui studio è còmpito
della fisica, con le sue meraviglie, che in ogni epoca hanno sorpreso anche i più fini e
profondi suoi indagatori, non giungerà a fine così presto. Evidentemente è anche solo
questione di gusto se ci si lascia portare a nuove tesi che sembrano valide nella loro conferma
ed esame con l'esperienza privilegiando o meno la derivazione matematica, quando essa non
produce l'esatta connessione alle tesi secondo esperienza ed ipotesi di facili e semplici
significati fisici.
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Perché allora, quando simili prestazioni e risultati sono questionabili - guardando le cose
meglio - porre così esagerate pretese?
33
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V. la numerosa bibliografia delle pertinenti pubblicazioni nel lavoro di E. Wiechert, citate a
pag. 36, ora apparso negli Ann. d. Phys..
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W Julius e P. van Kittert, Kon. Akad. van Wetenshappente Amsterdam, 29 Maggio 1920.
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I dubbi ancora esistenti in riferimento alle osservazioni sperimentali del gruppo di Bonn mi
richiamano alla mente due casi che indicherebbero esserci stata non molta fortuna all'istituto
di fisica di Bonn riguardo a osservazioni sperimentali analitiche sulle linee spettrali di fiamma
negli alcali che ancora oggi esercitano un certo ruolo negativo nei lavori non abbastanza
sviluppati criticamente (v. su ciò, Heidel. Akad., 1914, nota 94, pag. 48 ed anche Starks
Jahrbuch, 13, pag. 234, 1916) e parimenti le osservazioni su distribuzioni spettrali per
eccitazioni delle bande di fosforescenza, quando si prese l'abbaglio di aver superato in
risoluzione le già esistenti misure e i dati sperimentali (v. Heidel. Akad., 1913 A, 18, note pag.
1 e pag. 3).