Sintetizzare e chiarire in uno schema quali siano gli elementi che caratterizzano lo spazio dello
«studiolo»
Nel Trecento e per parte del Quattrocento gli studiosi erano ecclesiastici, per cui lo studiolo sarebbe
stato concepito come spazio atto alla speculazione filosofico-religiosa e all'isolamento, per cui
riportava: vani ristretti, libri, orologi e specchi.
Nei palazzi aristocratici del '400 ebbero funzione di archivio privato e biblioteca, sempre in piccoli
spazi.
Nei palazzi signorili, invece, divenne luogo in cui potersi ritirare e conservare gli oggetti più
preziosi del proprio patrimonio, con mobilio adeguato a contenerli.
Più tardi cominciarono ad essere decorati con immagini simboliche ed allegoriche e finalizzati a
raccogliere la collezione: un gruppo di oggetti, spesso quadri, legati alle scelte del singolo
instaurando un legame tra oggetti-studiolo; oggetti-collezionista.
Le decorazioni potevano essere su tavole dipinte o tarsie ed avevano il fine di valorizzare gli
oggetti che vi venivano custoditi, cioè la decorazione del “contenitore” richiamava in qualche modo
il “contenuto”.
Per eseguire le nove pitture vennero selezionati i più abili pittori a Ferrara in quel periodo, ad
esempio, oppure per lo studiolo di Federico da Montefeltro le tarsie dovevano sottolineare anche le
proprietà guerresche del committente dove l' immagine di poeti e i filosofi si accompagnavano alle
immagini delle virtù teologali, strumenti scientifici, libri e armature.