[ politica niccolo’ falugiani ] 1
APPUNTI FILOSOFIA POLITICA
(Appunti di Giovanni Bini Carrara Professore del corso: Dimitri
D’Andrea)
Giovanni Bini Carrara
A. 2022/2023
Filosofia politica
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Lezioni
Lezione #1 [13/09/2022]
Introduzione al corso HobbesMax Weber
Lezione #2 [14/09/2022]
La filosofia: su cosa si interroga, qual è il suo obiettivo “Che cos’è?”
La filosofia politica insomma cosa fa?
Lezione #3 [19/09/2022]
Le funzioni della filosofia politica
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Come giunge alla “conoscenza del reale” la filosofia politica ed il suo
lavoro rispetto ad altre discipline che hanno come oggetto la politica 7
La definizione di politica, “La politica come professione” di Max Weber
8 Lezione #4 [20/09/2022] 9 ...Continuando su “La politica come
professione” 9 Definire il gruppo politico 9 Lo stato come particolare
gruppo politico 10
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Giovanni Bini Carrara A. 2022/2023 Filosofia politica 2
Lezioni
Lezione #1 [13/09/2022]
Introduzione al corso
La modalità di esame → la prova finale sarà una prova scritta la quale
consisterà nello sviluppo di due tracce da scegliere tra due gruppi
proposti in due ore.
Organizzazione del corso
- la prima parte: introduzione ai temi fondamentali della filosofia
politica e della teoria sociale;
- la seconda parte: dedicata alla lettura del "De Cive, Thomas
Hobbes(1642), a cura di Tito Magri”, il testo anche se a lezione
non verrà analizzato nella sua totalità, va letto integralmente;
- la terza parte: dedicata alla lettura della “Politica come
professione, Max Weber(1919), edizione Armando” il testo anche
se a lezione non verrà analizzato nella sua totalità, va letto
integralmente. Inoltre analizzeremo due testi tratti da “Economia
e società, 1° volume” e da “Economia e società, Comunità
editore Donzelli, 2016”: “comunità politiche”(testo inedito) e
“economia e società”(testo edito dall’autore). Uno degli obiettivi
del corso è quello di esercitare e abituare all’esegesi e
all’interpretazione del testo. Hobbes Hobbes, nella sua lunga
vita(inserire date) si è occupato di molte cose: ottica, teologia,
filosofia della natura... E’ un pensatore controverso e scomodo
nel suo paese natale date le sue teorie politiche. Fino ai 50 anni
si occupa del pensiero politico classico, in particolare il greco,
lingua che tra l’altro lui [Link] questo ambito la sua prima
produzione fu la traduzione in inglese dal greco della “Guerra del
Peloponneso” di Tucidide, il quale è il filosofo che ha inaugurato
la filosofia politica realista e a cui fanno riferimento i filosofi
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[ politica niccolo’ falugiani ] 3
politici realisti. Questa corrente individua nei rapporti di forza ciò
che governa i meccanismi della politica. Il pensiero politico di
Hobbes in particolare individua nella paura la passione principale
che governa la politica. Nell’ultima parte della sua vita pubblica
opere di carattere teologico e scrive un’autobiografia in versi. La
produzione filosofica e politica di Hobbes si concentra in circa
una decina di anni. “De Cive” → il testo è redatto in Francia nel
1642, in cui Hobbes si rifugia alla luce degli eventi della
rivoluzione inglese, la quale temeva in quanto sostenitore della
monarchia assoluta. Il testo è scritto in latino ed è stato stampato
in pochissime copie e distribuito a pochi amici. Il volume è stato
ripubblicato in due edizioni diverse curate da Hobbes. In
particolare noi ci occuperemo della terza edizione, del 1646, in
cui il testo è piuttosto fedele alla prima. La terza edizione è
pubblicata ad Amsterdam per paura di censura, e le aggiunte
importanti rispetto alla prima sono: “la dedicatoria al conte di
Devonshire”, patrono di Hobbes e per la cui famiglia quest’ultimo
lavorava come insegnante, una nuova prefazione ai lettori e in
ultima istanza una raccolta di lettere che sono integrative al
testo(in cui appare l’espressione “homo homini lupus"). Il De
Cive è concepito come terza parte di un’opera filosofica intitolata
“Elementi filosofici” le cui prime due parti sarebbero state il “De
Corpore”(parte fisica) e il “De Homine”(parte antropologica).
Hobbes comunque si decide a pubblicare come prima parte il
“De Cive” per via dei movimenti politici che percorrono l’Europa e
l’Inghilterra(prima riv. inglese). Le altre due parti verranno
pubblicate poi a distanza di anni. La storia della pubblicazione
del De Cive spiega un’anomalia nella struttura del testo:
tipicamente i testi hobbesiani seguono una struttura la quale
prevede dapprima un’antropologia, poi una parte
Giovanni Bini Carrara A. 2022/2023 Filosofia politica 3
politica ed una parte teologica in rapporto alle altre due [Link] De
Cive però, in quanto prevedeva la precedenza del De Corpore e del
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De Homine è privo di parte antropologica, il che crea non pochi
problemi ad Hobbes il quale semplifica, generalizza e ciò scopre il
fianco a molteplici controversie ed interpretazioni.
“Il Leviatano” → pubblicata nel 1651 e pubblicata dapprima in inglese
e poi in latino tradotta dallo stesso Hobbes. La traduzione presenta
però importanti differenze rispetto il testo originale.
"Elements of law” → pubblicata nel 1640 ed è l’opera nel quale
vengono definiti gli elementi fondamentali della teoria politica
hobbesiana.E’ un manoscritto che non viene pubblicato e sarà
riconosciuto come testo prodotto da Hobbes da [Link] nel ‘700,
maestro di Weber ed esperto dei filosofi del contrattualismo.
Questi tre testi differiscono in alcuni aspetti concettuali, nella struttura
del testo e nella mole di contenuto.
Max Weber
Nasce nel 1864 e muore nel 1920 di Spagnola. E’ l’ultimo filosofo
europeo che si è potuto permettere di spaziare in vari campi
disciplinari e divenire uno specialista in ognuno di questi suoi
interessi. I filosofi a lui successivi sono molto più limitati ad una
disciplina specialistica.A differenza di Hobbes, Weber ha una
formazione anomala per essere un filosofo “canonico”, egli infatti è un
giurista e storico del diritto e consegue il dottorato riguardo il diritto
commerciale medievale.
Nel 1894 ottenne la libera docenza di economia politica a Friburgo,
disciplina che non gli compete specificatamente data la sua
formazione. Nell’ultima parte della sua carriera insegna sociologia.
A causa di problemi di vita personali Weber avrà un tracollo mentale,
da cui si riprenderà nel 1904.
Nel 1904-1905 pubblica in due parti su una rivista l’opera “Etica
protestante e lo spirito del capitalismo”, testo che non si attribuirebbe
ad uno con la formazione di Weber. Quest’opera rende Weber un
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[ politica niccolo’ falugiani ] 5
prestigioso sociologo il che gli assicura la partecipazione al primo
congresso di sociologia negli USA.
A seguito della pubblicazione dell’opera sopracitata scoppia la prima
rivoluzione russa e la rivista per cui lavorava si interessa degli eventi
ed affida a Weber il compito di fare una ricognizione riguardo gli
eventi russi. In 6 mesi appena Weber è capace di imparare il russo e
studia ognuno dei dibattiti che hanno preso luogo alla Duma post-
rivoluzione. Il suo studio da frutto ad un’opera di 700 pagina che
rappresenta in maniera eccellente il quadro politico russo.
Il lavoro più importante di Weber è testimoniato nella “Sociologia della
religione”: una raccolta di saggi già pubblicati ma rielaborati e
rimpolpati di cui il più importante è “Etica economica delle religioni
mondiali”, i cui studi più importanti sono quelli riguardo
confucianesimo, thaoismo, buddhismo, giudaismo... Purtroppo la
redazione dell’opera è rimasta incompiuta a causa della morte
dell’autore. Di tutti i saggi che compongono la “Sociologia della
religione” l’unico studio condotto non sulla base di fonti di prima mano
è quello sulle religioni cinesi, infatti Weber studia testi francesi i quali
trattavano queste religioni. Per redigere gli altri studi invece Weber si
approccia con i testi in sanscrito ed ebraico.
Politica come professione → è l’ultimo testo completo pubblicato da
Weber.E’ uno scritto d’occasione e non è frutto di un complesso
progetto: un’associazione di studenti bavaresi d’ispirazione socialista
chiede a Weber un intervento in un ciclo di conferenze riguardo
all’attività intellettuale come [Link] interventi di Weber
saranno in particolare riguardo alla scienza come professione(7
Novembre del 1917, giorno dello scoppio della rivoluzione d’Ottobre)
e sulla politica come professione(Gennaio del 1919, periodo in cui la
Germania è in piena effervescenza rivoluzionarie. Weber in questo
contesto non nutriva stima ed era addirittura avverso a Rosa
Luxemburg, famosa esponente del movimento spartachista che verrà
uccisa dai nazisti.). Il contesto storico che coinvolge tutta Europa si
ripercuote nelle riflessioni di Weber.
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Se la prima delle due conferenze fu accolta in maniera entusiastica e
favorevolmente, inoltre di questa conferenza abbiamo una
stenografia, la seconda non ottenne la medesima approvazione
convinta, e perfino dallo stesso Weber e ne abbiamo solamente la
scaletta redatta da Weber. Data l’insoddisfazione di Weber, quando si
occupò della sua produzione scritta delle conferenze, il testo si
“gonfiò” nei contenuti e divenne il testamento filosofico politico di
Weber nonostante fosse un testo dettato dalla semplice occasione
piuttosto che da un complesso progetto.
“Economia e società” → è pubblicata nel 1921 dalla moglie di Weber
e dal suo ultimo giovane allievo.
L’opera nasce come un progetto iniziato nel 1910 che voleva redigere
un manuale di sociologia economica e a cui prendono parte vari
esperti e professionisti del settore. L’editore dell’opera affida a Weber
la cura dell’opera(assicurarsi che gli autori consegnino per tempo e
controllare la qualità dei testi) e solamente la stesura di due testi.
Nella cura del progetto Weber è molto critico e a forza di essere in
disaccordo con gli altri autori del testo e gli screzi lo trasforma in
un’opera da singolo a cui egli lavora nel tempo [Link] storia
del progetto vive vari cambiamenti sia di nome che di impianto, e la
variazione finale è quella con cui viene pubblicata. Di tutta l’opera
Weber redige il primo volume nel 1920: “teoria delle categorie
sociologiche”.
Alla morte del marito Marianne Weber, moglie di Max, non pubblica il
primo volume, ma a partire dall’indice progettato da Weber dell’intera
opera e a partire dal materiale scritto negli 11 anni di lavorazione
all’opera pubblica altri quattro volumi aggiuntivi al primo composti di
un contenuto che a Marianne sembra attinente alle ultime teorie
weberiane.
Il testo pubblicato infine non rispecchia la natura e le intenzioni
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[ politica niccolo’ falugiani ] 7
dell’ultimo Weber, infatti ciò che compone tutta l’opera è materiale
inedito.
Di “Economia e società” è figlia la sociologia americana ed è il testo
che rende famoso Weber a livello accademico. Dunque sulla base di
quest’opera “inesistente” si sono occupati molti studiosi per
interpretare il pensiero weberiano quando il suo materiale inedito non
era materiale che Weber avrebbe mai voluto pubblicare.
Possiamo parlare a tutti gli effetti di una falsificazione, seppur con le
migliori delle intenzioni, dell’opera filosofica di Weber e di
un’invenzione di un Weber che non c’è mai stato.
Lezione #2 [14/09/2022]
La filosofia: su cosa si interroga, qual è il suo obiettivo
Esistono una pluralità di modalità dello studio della politica mutate da
varie discipline umanistiche e scientifiche, tra queste discipline rientra
la filosofia.
Definire la filosofia politica → è difficile definire la filosofia politica in
quanto in ambito filosofico esistono molteplici approcci e pensieri su
come affrontare la politica, approcci che sono influenzati da moltissimi
fattori(ad esempio il contesto storico).
Per definire la filosofia la si potrebbe tutta subordinare alla generale
domanda “che cos’è?”. Pertanto si potrebbe dire che la filosofia
politica si interroga su “che cos’è la politica”.Comunque anche questa
domanda non soddisfa bene lo scopo e tutta l’attività filosofica nella
storia.
Nota, come la scienza delle guerre definisce la guerra → la scienza
riconosce due definizioni di guerra, di cui una è quantitativa(in base al
numero diretto o indiretto di vittime che superi una certa soglia) e una
qualitativa. Comunque la definizione, che come vediamo è piuttosto
approssimativa) in questo caso ha un ruolo secondario e non
determina il significato della guerra.
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Potremmo dire che la filosofia cerca di spiegare il
significato(bedeutung in tedesco, che deriva dal termine “indicare”) di
un certo ente.
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“Che cos’è?”
1. La filosofia cerca di definire i concetti “descrittivi” → Il significato è
determinato dal concetto, i quali sono strumenti utili che legano parole
a determinati fenomeni i quali fanno da criterio da ciò che è una
determinata parola e ciò che non lo è, ne definiscono insomma i
principi di somiglianza e di differenza tra parole ed enti (ad esempio la
guerra non è una rissa da stadio per determinati fenomeni).
Il concetto è ciò che denota una determinata cosa.
Riguardo a ciò che sono i concetti e come questi si ottengano
esistono due principali dottrine(ma ce ne stanno potenzialmente
infiniti):
- Realisti → il pensiero è la scoperta dell’ordine delle cose che
esistono, ovvero portare a coscienza il mondo così com'è
veramente. I concetti sono delle realtà e ci dicono come è fatto il
mondo nella sua soggettività. Il pensiero deve aderire ad una
determinata cosa adeguatamente e la riproduce
concettualmente. Ma il concetto di tale cosa esiste
oggettivamente ed appartiene ad una struttura dell’universo.
Questa concezione di ciò che è l’attività di pensiero è tipicamente
platonica e medievale.
- Nominalisti → il pensiero è ciò che veramente ordina ciò che di
per sé non ha senso. Un ente diviene ciò che io intendo che esso
sia, ma oggettivamente non ha significato, lo assume solo
quando il pensante lo immette nell’ente e in un certo senso lo
“costruisce”.Si mette in questione l’oggettività delle cose, e la
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[ politica niccolo’ falugiani ] 9
realtà è un costrutto sociale ed interpersonale che si crea nel
nostro tentativo di conoscerla. Secondo i pensatori di questa
schiera, di cui i maggiori esponenti sono Aristotele e Guglielmo di
Ockham, il concetto è ciò che definisce alcuni determinati
fenomeni empirici e li raggruppa sotto un certo significato il cui
confine è piuttosto [Link] i primi nominalisti fossero
teologi e tramite la loro teoria giustificassero l’onnipotenza divina,
la traiettoria della dottrina nominalista è stata quella verso
l’ateismo, l’atomismo ed il materialismo. Nel tentare di definire
qualcosa si dev’essere il più minimalisti e sintetici possibili, infatti
aggiungendo più elementi e più contenuto alla definizione di un
ente si scopre il fianco a controversie, interpretazioni e dibattiti
che sfociano in posizioni differenti. Una volta trovato uno strato
minimo sulla quale appoggiarsi riguardo la definizione di un ente,
se ne può poi sviluppare gli altri elementi divisivi
concettualmente. Nota, il problema contemporaneo del “che
cos’è” → nella nostra società moderna, la maggior parte degli
screzi e della divisione del dibattito nasce dalla profonda
differenza che esiste nel concepire determinati e [Link]
dato lo spazio alla pluralità delle idee e alla possibilità di
concepire in maniera diversa “che cos’è” un ente, si permette lo
sviluppo di nuove narrazioni e quasi di “mondi diversi” in cui
ognuno di noi vive. Gli enti di cui non possiamo avere
conoscenza certa → come diceva Kant, esistono vari enti di cui
noi non possiamo avere conoscenza certa, vera e scientifica di
tali enti. Ogni ente che indica la totalità e che eccede l'orizzonte
di possibilità dell’esperienza singola è per noi impossibile da
definire. Nonostante ciò però, è nella natura della ragione
ragionare di queste cose, e il modo di concepire questi
determinati enti è fondamentale nel modo in cui noi viviamo, in
cui noi agiamo e ci rapportiamo alla realtà. Riguardo a questi
temi esistono ragioni e argomenti complessi frutti della ragione e
comportano conseguenze nella nostra vita. Alla luce di ciò la
filosofia, nonostante sia incapace di produrre conoscenza
effettiva, appare inaggirabile e propedeutica alla vita pratica e
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morale dell’[Link] domanda della filosofia, “che cos’è”, è
irrisolvibile e inaggirabile per l’uomo, da ciò discende la centralità
del ragionare filosofico su tali argomenti.
Giovanni Bini Carrara A. 2022/2023 Filosofia politica 6
2. La filosofia cerca di definire “che cos’è” tramite i concetti
“ermeneutici” → questo tipo di concetti sono quelli che cercano di
spiegare la vera natura di un fenomeno ed utilizzare questa per
descrivere le perturbazioni e le perversioni di tale fenomeno.
Il concetto in questo senso non ha una funzione denotativa empirica,
non descrive. Afferma invece il modo autentico di riconoscere il
fenomeno e differenziarlo dai modi non [Link] definire questo
tipo di concetto bisogna poter fornire una definizione che sia
specificatamente riferita alla classe di enti cui il concetto è riferito.
(Ad esempio la politica umana la si può fondare sul dialogo perché è
un tipo di politica che è unico dell’umanità, mentre un totalitarismo è
comune sia all’uomo che alle bestie).
3. I tipi puri o idealtipi → quei concetti che cercano di definire come
l’agire effettivamente praticato corrisponda ad uno specifico tipo puro.I
tipi puri costituiscono dei modelli a cui ci si riferisce per valutare uno
specifico fenomeno e che lo scomponga secondo i diversi tipi puri a
cui il fenomeno può afferire.
La filosofia politica insomma cosa fa?
- definisce il suo oggetto.
- compie una diagnosi di tipo storica, logica e individua ed
analizza il progresso dei fenomeni di suo interesse.
- vuol essere normativa: ovvero tenta di definire l’accettabilità o
la inaccettabilità di un determinato fenomeno di suo interesse ed
opera una critica nei confronti di ciò che analizza. Lezione #3
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[ politica niccolo’ falugiani ] 1
[19/09/2022] Le funzioni della filosofia politica Sono
principalmente 3:
- Definitoria → per discutere il significato di una certa parola o
definizione, in particolare nell’ambito della filosofia politica si
discutono i termini politici.
- Analitico-diagnostica → l’analisi del progredire degli eventi e
dei rapporti all’interno di uno stato e delle istituzioni che
governano tale stato. (Per discutere per esempio le domande di
“esiste ancora uno stato?”)
- Critico normativa →: la quale concerne il tema della miglior
forma di governo possibile, dibattito caratteristico della tradizione
occidentale che risale a [Link] funzione della filosofia
politica si è evoluta in età moderna in una riflessione riguardo ai
rapporti di potere che sussistono all’interno di uno stato, della
società e di un governo e riguardo le possibilità di alternative
politiche rispetto allo status quo di un determinato contesto. La
funzione “analitico-diagnostica” è dipendente da quella
“definitoria”, infatti non si può per esempio discutere la forma
migliore di stato senza averne determinato il [Link]
funzione “analitica-diagnostica” è utile a confrontare i termini
definiti attraverso la prima funzione con la realtà e il suo
evolversi. Si potrebbe dire in ultima istanza che la riflessione
della filosofia politica ha come oggetto “l’ontologia dello stato e
della sua realtà in evoluzione”. Differenze con la scienza politica
→ la scienza politica, nonostante condivida alcuni punti di
riflessione con la filosofia politica, si concentra sul funzionamento
degli stati e delle loro istituzioni; ma non fa del concetto
dell’oggetto di sua analisi punto cardine della sua attività
intellettuale.
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Come giunge alla “conoscenza del reale” la filosofia politica ed il suo
lavoro rispetto ad altre discipline che hanno come oggetto la politica
Attraverso 3 modi:
- Concetto non banale di realtà → alcuni banalizzano la realtà e
la si riducono ad una serie di dati che ce la dovrebbero
descrivere in maniera accurata e totale. (ex: “I dati ci dicono”) La
filosofia politica contesta questo pensiero, e si occupa di
approfondire la realtà per quel che è, inoltre tiene conto del fatto
che chi definisce la realtà al contempo la costruisce. In definitiva i
dati sono lo strumento di “azzeccagarbugli” e non sono utili a
rappresentare la realtà. Nota, esperire e concepire la temporalità
costruiscono la realtà e come la si concepisce →
"begriffsgeschichte"(storia dei concetti, indirizzo di studi
inaugurato da [Link]) costruire una storia dei concetti è un
obiettivo che si pone la filosofia politica per definire la
complessità della realtà. Il significato dei concetti ed il loro
modificarsi nel tempo permette di meglio intendere le
sfaccettature della complessa realtà.L’approccio voluto dalla
“storia dei concetti” ci fa capire che il modo in cui concepiamo il
tempo storico è “performativo”(ovvero che il nostro modo di
esperire il tempo significa costruire una realtà fatta in un certo
modo), una volta che questo modo di concepire il tempo si
afferma, allora anche il modo di costruire la realtà e un certo
concetto si trasformano.
- Idea estesa di politica → la scienza politica opera in un campo
limitato, la filosofia politica invece ragiona riguardo un’idea
estesa di politica. Per comprendere la politica, infatti, secondo la
filosofia bisogna guardare all’insieme del complesso sociale e
non solo ai fenomeni e rapporti prettamente politici. In particolare
si può guardare ai soggetti che esercitano la politica, i suoi attori,
i quali agiscono(agire il quale può essere anche inattività politica)
politicamente sulla base di motivazioni, passioni, concezioni,
credenze... che sono fondamentali per spiegare il loro
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[ politica niccolo’ falugiani ] 3
orientamento rispetto ai fatti politici (l’espressione “si vota
guardando al portafoglio” è opposta a questa idea di analisi
dell’agire politico ed è invece propria della scienza politica, in
particolare è l’idea dell’ “attore razionale” per cui la scelta del
partito non è molto differente dalla scelta di un certo prodotto
scelto su un criterio di tipo economico e sulla base di un calcolo
di benefici e costi). Sulla base di questa idea non si può dire che
l’agire politico è determinato dalla conoscenza certa, ma da
credenze e aspettative soggettive. Siccome siamo individui unici,
ci sono dei modi di pensare che ci definiscono e che strutturano il
nostro orientamento politico e le nostre relazioni. Nota, Scalfaro
→ in merito a ciò, Oscar Luigi Scalfaro, segretario storico della
DC schiaffeggiò una giornalista che secondo lui era troppo
scollata e lesivo del “senso del pudore”.Nell’Italia del tempo
comunque il gesto non causò scandalo perché la comune
nozione del senso del pudore era molto più restrittiva rispetto a
quella odierna (in cui si “protegge” con più gelosia i diritti privati e
di espressione individuale). Tale nozione è proprio un modo di
pensare, e questo regola la struttura politica e le relazioni della
società.
- Il lungo sguardo sull’epoca → si guarda alle “epoche”(come
ampi orizzonti temporali) in cui si registrano stabili modi di
pensare e modi d'essere della società, anche alla luce di
importanti eventi che ne potrebbero incrinare la stabilità.L’analisi
della modernità, ad esempio, riconosce che ci sono stati eventi
storici fondamentali, “epocali” e contingenti che hanno sconvolto
il modo di rapportarsi alla realtà della società,
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nonostante ciò si possono individuare alcune nozioni di approccio alla
realtà saldi e stabili in tale epoca che regolano la struttura politica e
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sociale di quella data realtà.
Nota, nozione di individualismo → la nozione di individualismo(e tante
altre nozioni come quella di progresso, diritti soggettivi, spazi di libertà
privati...) per esempio ha definito negli ultimi decenni e secoli, ma solo
a partire da un certo momento, il modo in cui si concepisce il rapporto
tra l’uomo e la società, e quindi anche la struttura politica degli stati.
Di “individuo” Hobbes dà la prima e più estrema definizione nel “De
Cive”, da cui consegue il modo moderno di concepire la politica, il che
non vuol dire che tutti siano diventati seguaci di Hobbes, ma che il suo
pensiero si è traslato nelle società che a lui sono seguite a
prescindere dal fatto che tali società siano entrate in profondo contatto
con Hobbes o meno.
Questi modi di pensare definiscono il modo di pensare della società
tutta, della sua struttura e il modo di essere degli uomini nella realtà
data, essi non sono suscettibili ad un facile cambiamento, anzi alla
loro modificazione si giunge attraverso il complesso susseguirsi di
eventi, processi(e anche tramite la tempistica di questi eventi) e
tramite la lenta evoluzione della realtà e della struttura di ragionare nel
corso del tempo.
Il modo di essere degli uomini in una determinata epoca definisce
anche l’orizzonte di possibilità di tali uomini: noi siamo in un certo
modo, pensiamo in un certo modo e stiamo in un certo modo nella
realtà da cui non possiamo evadere e che non possiamo trascendere.
La definizione di politica, “La politica come professione” di Max Weber
“La conferenza che per vostro desiderio dovrò tenere vi
lascerà per molti aspetti inevitabilmente delusi. Da un
discorso sulla politica come professione vi attenderete
senz’altro che io prenda posizione sui problemi attuali. Ciò
accadrà tuttavia soltanto nelle conclusioni, in modo
puramente formale, in relazione a determinate questioni che
riguardano il significato dell’agire politico nel quadro
complessivo della condotta di vita. Dovranno invece essere
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[ politica niccolo’ falugiani ] 5
rigorosamente evitate nella conferenza odierna tutte le
questioni che si riferiscono al problema di quale politica si
debba perseguire, vale a dire di quali contenuti si debbano
dare al proprio agire politico” [Politica come professione,
pagina 47]
I temi che Weber affronterà e che qui introduce sono quelli di:
- “professione”(beruf, termine coniato da Lutero, il quale è un
grande esponente della lingua tedesca in virtù della sua stesura
della Bibbia in volgata. Data l’etimologia di beruf, in cui la
particella ruf indica la chiamata(“la vocatio”) → si dovrebbe
tradurre in italiano come professione-vocazione: come un’attività
remunerata in qualche modo e come attività scelta, percepita e
sentita come una vocazione, vale a dire quell’attività che ci
sentiamo chiamati a fare da qualcos’altro.)
- politica come parte della condotta di vita → ciò che Weber vuol
indagare in questo testo è il ruolo della politica come professione
nella condotta di vita(cosa si intende per condotta di vita?),
dunque se e a quali condizioni la professione politica possa
divenire parte integrativa di una condotta di vita. Weber vuol
invece evitare di esprimere quale sia la politica migliore da
dover(dovere, “sollen” in senso normativo e come categoria
morale; non come necessità tecnica) perseguire. Weber si
propone di esprimersi solo sul piano formale riguardo gli eventi
contemporanei al periodo in cui la conferenza fu tenuta. Weber
insomma pone un confine della sua indagine riguardo la politica
come professione e chiarifica fin da subito il tema della
conferenza. “Che cosa intendiamo per politica? Il concetto
è estremamente ampio e comprende ogni genere di
attività direttiva autonoma Si parla della politica
valutaria delle banche, della politica di sconto della
Reichsbank, della politica di un sindacato in uno
sciopero, si può parlare della politica scolastica di un
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comune cittadino o rurale, della politica della presidenza
di un’associazione per ciò che riguarda la sua direzione,
e infine della politica di una donna intelligente che si
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sforza di guardare il proprio marito. Naturalmente non ci
occuperemo di un concetto così ampio nelle nostre riflessioni
di questa sera. Con il termine “politica” intendiamo piuttosto
riferirci soltanto alla direzione o all’influenza esercitata sulla
direzione di un gruppo politico, vale a dire - oggi - di uno
stato.” [Politica come professione, pagina 47]
Nel testo weberiano si può ritrovare un certo maschilismo tipico del
suo tempo
Concetto per cui la politica si può definire in un genere e la sua
differenza specifica rispetto a tale genere → la definizione che Weber
fornisce di politica è fornita secondo una modalità tipicamente
aristotelica in cui dapprima si fornisce il genere a cui la politica fa
riferimento e dopodichè si scende nel particolare.
Il genere fornito è “l’attività direttiva autonoma”, l’attività politica è la
specifica attività direttiva autonoma caratterizzata da una differenza
specifica. La sua differenza specifica è quella che concerne “la
direzione o influenza della direzione di un gruppo politico(il quale è un
genere della specie “stato”. Il che implica che nella storia ci sono stati
vari gruppi politici di cui il più diffuso al tempo di Weber era lo stato.)”.
La caratteristica “direttiva” è quella principale nell’attività politica.
“Ma che cos’è oggi dal punto di vista sociologico, un gruppo
“politico”? Che cos’è uno “stato”? In termini sociologici non è
possibile definire lo stato in base al contenuto del suo agire.
Non vi è pressoché nessun compito che un gruppo politico
non abbia una volta o l’altra intrapreso. Nè si può dire che ve
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[ politica niccolo’ falugiani ] 7
ne siano alcuni che esso abbia sempre intrapreso o, meglio,
che appartengano da sempre e in modo esclusivo a quei
gruppi si definiscono come politici - e oggi come stati - o a
quelli che hanno storicamente preceduto lo stato moderno.”
[Politica come professione, pagina 48]
Una volta data la definizione di politica, è necessario definire cos’è un
“gruppo politico”, e la sua specie “stato”, perché quest’ultimo è il
gruppo politico che più ci [Link] dev’essere una determinata
caratteristica comune che sottintende ogni gruppo politico al di là delle
[Link] è possibile individuare ciò che definisce i gruppi
politici, e dunque gli stati, sulla base dei loro scopi e delle loro azioni.
Infatti i gruppi politici nel corso della storia hanno perseguito gli
obiettivi più vari, pertanto i fini dell’attività politica non possono
accomunare ognuno dei gruppi politici della storia.
Lezione #4 [20/09/2022]
...Continuando su “La politica come professione” Definire il gruppo
politico
Necessitiamo di un elemento fondamentale per definire cos’è un
gruppo politico → per definire cos’è un gruppo politico avevamo detto
che non era distintivo riconoscerlo in base al contenuto del suo agire
e dei suoi scopi, in quanto i gruppi polici hanno agito nei più variegati
modi e perseguito i più vari scopi. Per definire cos’è un gruppo politico
dobbiamo cercare dunque un minimo comune denominatore, che
corrisponderà al fulcro della definizione di gruppo politico.
“In ultima analisi... l’uso legittimo della forza fisica.”
E’ il mezzo tramite cui agisce ciò che contraddistingue un gruppo di
tipo politico, in particolare il mezzo fondamentale di cui i gruppi politici
si servono è quello della forza fisica(la violenza, in tedesco gewalt,
termine il quale è intraducibile in quanto significa molte cose(potere,
coercizione, violenza...)). La forza fisica è identificabile con le
istituzioni che minacciano l’integrità fisica e le possibilità di movimento
17
dell’individuo(prigione, corpi di polizia, milizie...).
Nota, forza fisica e non forza → lo stato si fonda sulla forza
fisica(minacciarne la capacità fisica e limitarne la possibilità di
movimento per mezzo di violenza), non sulla forza(capacità di far fare
qualcosa di diverso a qualcuno che di norma non farebbe quella
determinata cosa)
“Se vi fossero solamente... si potrebbe definire come “anarchia.”
Giovanni Bini Carrara A. 2022/2023 Filosofia politica 10
L’idea della scomparsa dello stato e della politica corrisponde alla
scomparsa di gruppi sociali che regolano la condotta individuale per
mezzo della coercizione fisica.“Oggi, al contrario... uso legittimo della
forza fisica”
Lo stato come particolare gruppo politico
Lo stato ha il monopolio dell’esercizio della forza fisica su un
determinato territorio e su una determinata [Link] stato
stabilisce secondo quali regole, quali modalità e quali forme si può
esercitare la forza fisica. Possiamo definire lo stato come una forma di
gruppo piramidale, in cui ogni istituzione fa riferimento a un vertice
che regola tutta la vita sociale.
Quello sopra descritto è uno scenario tipicamente moderno, in cui il
parlamento è il punto più alto.
Nota, l’organo istituzionale normativo delle regole in Italia → dato il
primo articolo della Costituzione, il luogo principale di manifestazione
della sovranità, la quale spetta al popolo, è il [Link] generale
poi nelle liberal-democrazie c’è una forma di divisione dei poteri tra
istituzioni, divisione la quale dovrebbe poter far in modo che nessuna
delle altre istituzioni assuma uno stra-potere e che mantenga una
18
1
[ politica niccolo’ falugiani ] 9
certa stabilità, ma ciò non cambia la forma gerarchizzata dello stato.
La costituzione italiana è detta rigida, la quale può essere cambiata
solo in merito a dettagli o elementi marginali. La prima parte della
costituzione, la quale regola i diritti fondamentali e i valori
fondamentali, infatti non è mai stata modificata a partire dalla sua
fondazione
Nei gruppi politici la forza fisica non è monopolizzata → nelle forme di
gruppi politici le quali non sono stati, in un determinato territorio esiste
un pluralità di gruppi politici che regolano diversi ambiti della vita
sociale ed ognuno detiene di un potere fisico. Ogni ambito è regolato
da gruppi politici, la cui garanzia di poter regolare tali ambiti è
assicurata dalla loro forza fisica.
Chiaramente un territorio governato in questo modo presenta punti di
frizione e contrasto tra i vari gruppi politici.
Esempio → nella Firenze dantesca erano le corporazioni che
detenevano il potere sulla città, le quali governavano lo svolgimento
delle varie attività economiche e commerciali. Ogni corporazione
aveva una propria milizia con il quale distribuiva punizioni a coloro che
infrangevano le regole da loro stabilite.
Anche la Chiesa disponeva delle proprie milizie, e qualsiasi crimine
fatto contro coloro che gestivano i beni ed esercitavano le attività della
Chiesa avrebbero subito le punizioni o si sarebbero riferite a tali
[Link] ultima istanza vi erano le milizie comunali le quali
proteggevano l’integrità territoriale del territorio.
Gli organi che tutelano e regolano il fatto che i diritti vengano rispettati
sono i feudatari, i quali dirigono le leggi giurisdizionali nel proprio
territorio.
I punti di conflitto in questo scenario possono essere rappresentati da
frati che decidono di produrre e vendere i propri prodotti, sui quali
chiesa e corporazione poi si contendono la regolazione della loro
19
attività.
L’uso della forza fisica dev’essere legittima → il tema della legittimità
all’interno dello stato segnala che:
- La legittimità qualifica la violenza dello stato o del gruppo politico
come diversa dalla violenza esercitata da un altro gruppo qualsiasi(un
gruppo di ladroni per citare Sant’Agostino) nel medesimo [Link]
qualità di legittimità è il discrimine etico tra la violenza del gruppo
politico vigente e un altro gruppo.
Giovanni Bini Carrara A. 2022/2023 Filosofia politica 11
- La coercizione fisica legittima è utile all’ordinamento di una regola a
cui il popolo è propenso rispettare a prescindere da tale coercizione.
Non è dunque necessariamente la minaccia di violenza ad assicurare
la stabilità del gruppo politico, ma la sua legittimità.
L’ordine politico e sociale sussiste in un determinato territorio non in
virtù della paura che incutono le sue punizioni e la sua violenza, ma in
virtù della legittimità che il popolo in tale territorio riconosce al gruppo
politico vigente e alla violenza che esso esercita.
Il consenso differisce dalla legittimità, infatti il consenso è
l’obbedienza indipendentemente dalle motivazioni di interesse
personale; mentre la legittimità è l’idea per cui si riconosce un dovere
di obbedire alle regole del gruppo politico. (Ad esempio non si va in
guerra per consenso, ovvero per paura o per consenso, ma perché ci
si sente chiamati a dover entrare in guerra).
Lezione #5 [21/09/2022]
...Continuando su “La politica come professione”
Cosa vuol dire fare attività politica
“Dunque politica... che esso comprende entro i suoi confini” (Pag.49)
20
2
[ politica niccolo’ falugiani ] 1
Per potere(macht in tedesco) qui si intende quello in senso ampio e
generico: il potere dove non
esiste solamente un rapporto comando-obbedienza, ma di possibile
condizionamento, influenza...
La politica è dunque un’attività che aspira a detenere o condividere il
potere politico che consente di dirigere e strutturare il gruppo politico,
o che aspira a influenzare o a partecipare di tale potere [Link]
politica non coincide solo con l’esercizio della direzione, ma sono tutte
quelle attività volte ad acquisire la possibilità di esercitare il potere
politico in prima persona o ad influenzare coloro che il potere lo
esercitano.
Un’attività politica in sostanza può avere come obiettivo:
- di esercitare il potere politico.
- acquisire la possibilità di esercitare il potere politico.
- influenzare coloro che esercitano il potere politico. L’attività
politica può essere individuale o collettiva e non pertiene
unicamente al gruppo politico in forza nel territorio di cui si fa
parte. La politica non è l’agire del gruppo politico → tutti i gruppi
che agiscono politicamente non sono necessariamente gruppi
politici. I funzionari pubblici, ovvero i componenti dell’apparato
amministrativo, del gruppo politico vigente, in questo caso lo
stato, eseguono ciò che per legge il gruppo politico stabilisce.
Pertanto nonostante un individuo sia parte di un gruppo politico,
non necessariamente l’attività che è designato a svolgere è di
carattere politico. Colui che esegue non ha responsabilità
politica, ma ha responsabilità morale → in alcune circostanze
però l’individuo chiamato a svolgere l’attività che lo stato decide,
è inevitabilmente costretto a compiere un atto per cui la
responsabilità politica non ricade su di lui ma quella morale sì in
quanto il suo agire ha conseguenze di tipo politico e morale. Alla
luce di questi casi particolari, restringiamo ciò che vuol dire
21
politica e diciamo che chi fa politica è colui che regola la
direzione dello stato, ma colui che esegue in osservanza delle
leggi stabilite da chi fa politica non compie attività politica.
L’attività politica è quella che vuol imporre sul prossimo la
condotta e le regole da adottare. E’ importante sottolineare come
l’elemento di “direttività” è ciò che distingue l’attività politica
dall’amministrazione.
Giovanni Bini Carrara A. 2022/2023 Filosofia politica 12
Nota, modelli di amministrazione statunitense e tedesco → i modelli di
amministrazione si dividono in tedesco ed [Link] America i
funzionari di nomina politica compongono un terzo circa di tutto
l’apparato amministrativo, pertanto quando cambia presidente, anche
tutte queste persone sono sollevate dai loro incarichi.
Il modello statunitense prevede che si acceda alla carica
amministrativa per nomina politica. In virtù di ciò l’apparato
amministrativo rischia di essere inefficiente in quanto le persone in
carica vengono sostituite con alta frequenza.
Il modello tedesco invece prevede che al cambio del governo cambi il
ministro e il “capo di gabinetto”, ma l’apparato amministrativo rimane
invariato. In questo modello si accede alla carica amministrativa per
concorso, e pertanto la macchina amministrativa sarà sicuramente più
competente ed efficiente.
L’effettività di questo modello può presentare dei problemi, o delle
assicurazioni di stabilità, in base all’agire morale degli amministratori
in carica che possono scegliere di non allinearsi rispetto alla linea
direttiva del gruppo politico in carica.
In America l’autorità politica ha una capacità più diretta di governare
l’amministrazione. Secondo Weber il modello tedesco può funzionare
solo se ne fanno parte “funzionari di alta levatura morale”, in quanto
devono agire come se fossero in linea con la politica del gruppo
22
2
[ politica niccolo’ falugiani ] 3
politico vigente, perché altrimenti si impegnerebbero a ostacolare
l’esercizio politico del gruppo politico al potere.
A distinguere politica e amministrazione c’è anche un ethos, perché
chi prende le decisioni deve assumersi la responsabilità di decidere le
regole, mentre l’amministratore deve assumere l’ethos “dell’ufficio”
secondo cui deve allinearsi alle regole stabilite dal gruppo politico a
prescindere dalla sua morale personale.
La politica ha a che fare con le decisioni e la responsabilità di tali
decisioni → la politica consiste nel fare le decisioni riguardo le regole
che strutturano la vita sociale(e di queste decisioni il politico si deve
fare carico ed assumere la responsabilità), non nell'[Link]
dicessimo altrimenti e affermassimo che l’attività politica non consiste
solo nel prendere le decisioni, ma anche nell’applicarle, allora anche
l’apparato amministrativo sarebbe politico.
La responsabilità politica è, per Weber, rispetto ai valori.
La conferenza di Weber parte con un taglio tutt’altro che neutrale: egli
definisce la politica come un’attività volta al comando e che si
interessa a forzare le persone a compiere scelte che non
compierebbero altrimenti.
Richiamo alla storia dei concetti → vediamo già come l’adozione di
questo determinato significato di politica costruisce una certa visione
del mondo e della realtà.
La Arendt ad esempio definisce la politica come “pratica di libertà” e
da tale definizione conseguono riflessioni diverse da quelle
weberiane. E di definizioni differenti ce ne stanno molte altre.
Ma c’è una definizione giusta di politica? La definizione più corretta
per colui che sceglie nasce in relazione alle inclinazioni interne e ai
rapporti con l’esterno e le problematiche che ha con l’esterno. Sono le
problematiche, lo scandalo o le fascinazioni, nei confronti della realtà
o della dimensione di riferimento(qui la politica) che muovono a
23
scegliere l’una o l’altra definizione e sono queste stesse cose ad
essere i motori del pensiero filosofico tutto.
“Comunità”
Questo testo, parzialmente rimaneggiato da terzi, è 7 anni successivo
a “Politica come professione” e qua troviamo una definizione di
politica [Link] testo che affrontiamo doveva far parte del progetto di
Economia e Società, ma Weber non lo aveva incluso, è stata la
moglie ad inserirlo nel testo finale
Giovanni Bini Carrara A. 2022/2023 Filosofia politica 13
Definizione comunità politica
Weber definisce la comunità politica, antesignana del gruppo politico:
“Con comunità politica intendiamo... ulteriori).”
Gli elementi fondamentali in questa definizione sono la “dominazione
ordinata” e “riservare il territorio”(per cui si cerca di proteggere il
territorio rispetto alle pretese altrui)i quali sono strettamente legati.
L’ordine non è lo scopo dell’agire comunitario e della dominazione,
ma l’effetto in quanto la comunità politica determina regole che poi
ordinano e producono obbedienza.I bersagli di questa dominazione
ordinata sono tutti coloro che rientrano nel territorio stabilmente o
temporaneamente.
Il problema di questa definizione risiede nel soggetto dell’agire
comunitario.
Il territorio a cui Weber si riferisce nelle parentesi includono anche gli
imperi marittimi e alle comunità nomade.
La definizione di comunità politica qui e i concetti esposti in Politica
come professione differiscono nella definizione della politica come
agire comunitario, il quale solleva molte questioni.
24
2
[ politica niccolo’ falugiani ] 5
Definizione comunità politica, il termine comunità utilizzato in senso
generico, (gemeinshaft).
Contrapposizione tra comunità e società, gesellschaft.
Il termine comunità in senso generico non ha una qualche relazione con
questa distinzione, vuol dire gruppo sociale.
La comunità politica è analizzata in base al suo agire comunitario e è un
agire comunitario che ha che fare con la violenza, riservare un territorio
( non necessariamente lo stesso, ma fondamentale avere dei confini) e il
dominio ordinato del territorio è un effetto collaterale, la politica
produce dominio ordinato, l’ordine è un effetto collaterale di un potere
politico che per essere efficace deve produrre obbedienza.(diverso dal
concetto di ordine, per cui la politica ha un fine, produrre o conservare
un fine. Vale per le filosofie politiche moderne.)
L’individuo compare con la modernità, è un modo di essere degli esseri
umani.
La politica è il modo che i moderni hanno utilizzato per creare un ordine
che non sia per natura.
L’agire comunitario fa rimanere indeterminato quale sia la comunità
politica.
L’agire comunitario non distingue fra direzione e burocrazia, non
specifica chi sono i membri della comunità, né specifica chi ha ruoli
politici e amministrativo.
La comunità politica e lo stato (che è una specifica forma della comunità
politica).
Comunità politica è la definizione che viene prima di gruppo politico.
Weber dice rispetto alla comunità politica (p.129), non è qualcosa di dato
sempre e comunque, opera uno sdoppiamento, può non esserci una
comunità esclusivamente politica, ma potremmo pensare alla difesa di
riservare il territorio rispetto all’esterno può essere svolta da altre
comunità. Si hanno comunità economiche domestiche, e possono anche
svolgere la funzione di proteggere il territorio in caso di attacco esterno.
Riferimento alla confederazione israelitica, ( con l‘elezione di saul finisce
il regno teocratico e gli ebrei si danno un re come le altre nazioni, si ha il
periodo dei re, si hanno dodici regni per le dodici comunità israelite, ma
25
nel caso di attacco esterno queste dodici tribù si uniscono per la difesa)
quindi non esiste stabilmente una comunità politica distinta, solo nel
caso di bisogno si unisco.
Introduzione minimo concettuale, è il minimo comune denominatore che
accomuna tutte le comunità politiche, il minimo concettuale è la violenza,
riservare il territorio e il dominio ordinato.
Ma questo minimo concettuale può essere garantito da una pluralità di
comunità politiche, una comunità politica può garantire un pezzo del
dominio ordinato e così via.
L’unica comunità politica che garantisce tutto il minimo concettuale si
chiama Stato.
Lo stato è un eccezione, anomalia, normalmente su uno stesso territorio
la forma normale è la pluralità di comunità politiche sullo stesso
territorio.
Il minimo concettuale non implica l’unicità della comunità.
Non esiste una comunità politica che svolge solo la funzione di difesa dei
territori senza però svolgere le altre funzioni.
Problema di riservare il territorio attraverso il dominio ordinato, crea un
ambiguità, (weber quando si toccava il tema della violenza dava sempre
il solito esempio, esempio della Pensilvenia. Si aveva una comunità
politica che aveva deciso una scelta pacifista, quindi senza esercito. I casi
sono due, o si ridefinisce il minimo concettuale oppure non si
considerano una comunità politica. )
Riservare vuol dire proteggere rispetto all’esterno, tutte le volte che
incontro una comunità non organizzata, non prevede una protezione del
territorio esterno questa non è una comunità politica, perché se intendo
che il termine riservare ha questa doppia valenza allora non posso
definirla una comunità politica.
L’uso della violenza ha anche una targatura, obbiettivo che deve essere
compreso con l’uso della violenza, Weber sembra optare che sono
comunità politiche, ma manca la funzione della protezione dall’esterno.
Quindi è ammissibile concettualmente una comunità politica che non ha
strumenti di difesa o offesa verso l’esterno.
26
2
[ politica niccolo’ falugiani ] 7
In politica come professione ritorna l’esempio della pensilvenia ma per
polemica non afferma che i quaccheri della pensilvenia sia una comunità
politica.
Il santo esperimento, i quaccheri della Pensilvenia è durato 75 anni. Il
problema concettuale è quale è la durata dei fenomeni che possono
essere definiti importanti, in questo caso la definisce in via temporanea
in quanto questa comunità è stata effimera.
(William Pent figlio gli viene fatta la donazione della Pensilvenia, gli
viene data come diritto privato, come proprietà privata, è di idee
religiose radicali, si trasferisce dall’Inghilterra in Pensilvenia parte il
santo esperimento, abolendo ogni forma di esercito. 1681 stabilisce una
serie di politiche rivoluzionarie per l’epoca, in primis la tolleranza
religiosa, assoluta libertà di ingresso e di uscita, politica di
collaborazione e inclusione, tutela e riconoscimento di diritto degli
indiani. In trenta anni la pensilvenia si popola di tutti gli individui,
regime democratico che governa lo stato, a un certo punto i quaccheri
diventano la minoranza, e questa politica di tolleranza inizia a essere
messa in dubbio. Allora i quaccheri ridisegnano i collegi in maniera tale
da conservare una maggioranza dei rappresentanti pur rimanendo una
minoranza. In seguito però alla guerra civile americana lo stato della
pensilvenia passa allo stato)
Due conseguenze, necessità di affrontare la questione dal punto di vista
concettuale, i quaccheri sono stati vittime di se stessi finendo in
minoranza, ci sono delle tecnicità che possono alterare l’esito delle
elezioni.
La normalità delle istituzioni politiche è una pluralità di comunità
politiche nello stesso territorio.
L’agire comunitario di una comunità politica è difficilmente
perimetrabile.
È problematico identificare il minimo concettuale in quanto vanno presi i
casi in cui questa funzione non è stata attivata e garantita.
Difficoltà identificazione del soggetto che agisce, cosa fa e difficoltà ad
avere una versione inclusiva di comunità politica.
27
Attraverso il ricorso all’uso della forza sparisce la funzione di riservare
territorio.
Sparisce il tema dell’agire comunitario perché è un espressione ambigua,
non solo il chi è della comunità, se io identifico l’agire comunitario come
la natura della comunità allora per esempio la guerra è un agire
comunitario, mentre weber non lo definisce cosi in questo caso.
Legittimità.
Si ha una distanza fra le due opere di Weber.
Questo tema presenta una versione aggravata, viene affrontato nei
termini dei fondamenti/ fonti della legittimità.
Ne parla in politica come professione del 1919 e in economia e società
del 1920.
Sono due testi editi.
Il problema è che l’esposizione e la trattazione delle fonti delle legittimità
porta weber a individuare in politica 3 fondamenti, mentre in economia
ne trova 4.
Dietro a questa faccenda si ha il problema della legittimità democratica,
diviene più chiaro che all’interno di questa partizione manca un
elemento per pensare la legittimità in una democrazia.
Si hanno idealtipi cioè unita di misura quanto in ogni caso empirico si ha
un po dell’uno dei 3 e dei 4.
Nuovi appunti
Tema legittimità.
La legittimità è una proprietà dei sistemi politici, dell’ordinamento che si
riferisce al fatto che questo ordinamento sia ritenuto giustificato; quindi
è una categoria della giustificazione. Si ha un riferimento a una classe
particolare, cioè del dovere. Un ordinamento legittimo possiede a parere
dei cittadini una particolare tipologia di giustificazione che produce la
percezione di un obbligo politico. il giudizio di legittimità lo esprime il
filosofo politico ( soggetto), che sulla base di argomenti di tipo normativo
e ritengo se un certo assetto politico sia giustificato ( lavoro della
28
2
[ politica niccolo’ falugiani ] 9
filosofia politica normativa). Da osservatori esterni si giudica
l’istituzione.
Si ha una prospettiva sociologica, in cui la questione non è quello che
pensa l’osservatore esterno, ma l’esistenza o la mancanza di un giudizio
di coloro che vivono in un determinato ordinamento, sociologia
descrittiva. Es stato hitleriano, che sotto questa prospettiva è legittimo.
Quello che conta è la disponibilità di buoni argomenti per cui un
ordinamento era giustificato.
Distinzione tra consenso e legittimità, il consenso si misura con i
sondaggi, ed è indefinito dal punto di vista concettuale in quanto il
consenso lo si può dare nei modi più diversi... può essere comprato...
entità concettualmente vaga e non rilevante dal punto di vista filosofico.
La legittimità permette di formulare un giudizio in cui l’obbedienza si
configura come un dovere, almeno in parte come un dovere. Quando noi
come cittadini esprimiamo un giudizio di legittimità, la nostra
obbedienza diventa un dovere, in quanto un certo ordinamento sia
giustificato.
Cosa si giudica legittimo.
Non è riferita al singolo provvedimento in quanto dovremmo dare un
giudizio di legittimità di fronte al singolo provvedimento e nel caso non
condividessi un provvedimento potrei non seguirlo. La legittimità si
riferisce all’ordinamento, raramente la legittimità riguarda il singolo
contenuto, ma riguarda l’ordinamento. Es socrate, rispetta la legge che lo
condanna e si rifiuta di fuggire perché rispetta l’ordinamento ma non la
legge che lo condanna.
L’obbedienza non è alla norma, ma al contesto istituzionale che produce,
il quale è valido per colui che obbedisce.
I moderni pensano che le istituzioni debbano essere giustificate dai
cittadini, avere il fondamento nei cittadini, la risposte di Hobbes è che la
si ritiene giustificata quando si ha il consensi dei cittadini.
Si parte dagli individui, quindi l’ordine sociale garantito da quello
politico ha come fondamento la volontà degli individui, e però se
pensiamo l’ordine a partire dagli individui va pensato oltre la volontà
degli individui.
29
Ciò funziona solo se gli individui accettano di farsi comandare.
Paragrafo due di economia e società. I fondamenti determinanti
dell’agire sociale, p. 11? Di economia e società. (da trovare)
Fa riferimento alla categoria del senso (sinn) e Significato (bedeutung),
entrambe sono categorie per intendere un oggetto attraverso la
relazione con qualcos’altro; ma rispondono a due domande diverse, il
significato a che cos’è?, individua un ente mettendolo in relazione con ciò
che gli assomiglia e con ciò che si differenzia, ci permette di intendere il
significato del significante; il senso è sempre una relazione, ma è una
relazione che spiega il perché dell’essere determinato di un ente, ciò che
rende ragione del suo essere possibile, weber si riferisce al senso come
ciò che spiega come mai un azione è stata compiuta e compiuta in quel
determinato modo. Il senso rimanda a un intenzionalità consapevole,
cioè compare quando si chiede a qualcuno il rendere ragione di una
determinata azione. La domanda sul senso si pone in modo diverso a
seconda che l’ente a cui ci interessiamo sia un ente fisico, un azione, una
condotta e una scelta. Il senso presuppone che l’autore sia in grado di
mostrare le motivazioni per cui il suo agire ha assunto un determinato
agire piuttosto che un altra. Il senso può essere predicato di singole
azioni e di singoli enti. Poi si ha il senso soggettivo dell’attore e il senso
oggettivo dell’ente. Il senso si predica anche di cose astratte, come la
storia, il progresso... in questa prospettiva il senso è una proprietà
dell’ente.
I fondamenti di senso determinanti dell’agire sociale, weber ne individua
4, sono concetti idealtipici, cioè in una singola azione ci può essere una
combinazione di fondamenti di senso differenti:
-Il primo è la razionalità rispetto allo scopo ( basamento principale
dell’agire economico e di tutte le prestazioni delle quali siamo interessati
all’efficienza della nostra azione, quindi il senso dell’azione ricade fuori
dall’azione, l’azione non ha un senso in sé stessa)
-razionalità rispetto al valore ( qui razionalità indica un adeguatezza,
immediata congruità di un gesto, atto rispetto ad un qualsiasi valore,
l’accento non va sugli effetti ma sull’azione in sé che è conforme a un
determinato valore)
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3
[ politica niccolo’ falugiani ] 1
-agire affettivo ( una certa azione è espressione di uno stato d’animo,
solo manifestazione di uno stato d’animo)
-la tradizione ( è la conformità a ciò che è sempre stato, può essere molto
vicina alla soglia dell’abitudine)
Questi quattro fondamenti possibili, soprattutto gli ultimi due tendono a
trasformarsi in qualcos’altro, tendono sia a un abitudine irriflessa, sia in
una razionalità rispetto al valore ( avviene quando la tradizione diventa
sacra) questo processo si chiama sublimazione. Con sublimazione si
intende: -il passaggio di stato da qualcosa di non riflesso a qualcosa di
non riflesso, -dal concreto all’ideale. La sublimazione ha a che fare con la
produzione di trascendenza, cioè creazione di qualcosa che richiede da
parte nostra una dinamica di servizio e non è a servizio nostro.
-Passaggio dall’esteriorità all’interiorità, esempio non conta il regalo ma
il pensiero, non conta il dono materiale ma conta l’intenzione, non conta
il rispetto esteriore e formale di alcune regole ma conta l’intenzione.
La sublimazione mal si concilia con la tradizione, l’investimento di valore
dell’interiorità può produrre una ribellione da parte dell’esteriorità.
Questa divisione gioca un ruolo fondamentale nel concetto di
ordinamento, (ordnunk), che è una forma di regolarità e in particolare
una forma di regolarità che ha una dimensione normativa. Prescrive
delle norme, gli ordinamenti sono sistemi di regole, sia di sistemi di
regole che di regolarità.
L’ordinamento che ci interessa ha che fare con la regolazione delle
relazioni sociali.
Non si parla di ordinamenti politici, ma ordinamenti sociali, possono
riguardare la famiglia, relazioni amicali...
Noi viviamo sempre all’interno di regolamenti. Non va inteso né nel
senso giuridico né nel senso politico, in quanto è un concetto più ampio.
L’ordinamento è la forma che struttura e dà riconoscibilità alle nostre
relazioni e non solo.
Si sta all’interno di relazioni che sono disciplinate. Noi ci occupiamo degli
ordinamenti politici, che sono quegli ordinamenti la cui validità è
garantita anche dalla coercizione fisica.
31
L’ordinamento si distingue quando acquisisce la determinazione di
legittimità (sinonimo di valido, la validità di un ordinamento non è la sua
effettività). La validità va intesa nel senso di ciò che ha valore, non nel
senso di ciò che funziona. Validità non è sinonimo di obbedienza.
L’ordinamento valido è dato dal fatto che viene rispettato non solo per
razionalità rispetto allo scopo e rispetto alla tradizione, ma anche la
rappresentazione della validità dell’ordinamento. L’ordinamento
legittimo ha carattere di obbligatorietà, la cui osservanza viene recepita
come razionale rispetto al valore, enfasi su questo tema. Noi intendiamo
definire il motivo per cui gli individui fanno determinate cose con il
termine ordinamento quando l’agire è orientato rispetto a determinate
regolarità nella mia azione.
Parliamo di validità dell’ordinamento quando si ha un carattere
vincolante, p.49 politica come professione.
Qui ne mostra tre di giustificazione interna
– l’autorità dell’eterno ieri,(tradizione) nel caso di ordinamenti politici
corrisponde il potere tradizionale, patriarca, principe patrimoniale di
stampo antico ( il regno viene amministrato come se fosse un
patrimonio di famiglia, i sovrani sono proprietari del proprio regno);
tipo di legittimità dell’ordinamento tipicamente più diffusa.
L’idea di Weber è che i valori scelgono l’uomo non il contrario, il
modello è quello di Mosè, quando va nel deserto incontra il rovedo e che
gli chiede di fare delle cose e Mosè la rifiuta, rifiuta di portare il suo
popolo fuori dall’Egitto, si rifiuta in quanto è balbuziente, il rovedo poi
risolve questa situazione. L’idea è di una chiamata alla quale non si può
dire di no, forza che ci chiama e che ci chiede di mettersi al suo servizio.
- carisma, autorità del dono di grazia, straordinario (al di fuori di ciò che
è ordinario) e personale (la tradizione è impersonale, le regolo non
guardano il caso singolo, il carisma riguarda l’obbedienza personale). Il
carisma è l’obbedienza a una persona che possiede qualità extra-
ordinarie, in quanto titolare di qualità extra-ordinarie. Il modello di
questo tipo di potere è in generale di matrice religiosa in particolare un
espressione di cristo, riportata nel vangelo di Matteo.. “ sta scritto ma io
vi dico” sta scritto si riferisce alla tradizione, ma io vi dico è il carisma. Il
rapporto tra carisma e tradizione è un rapporto complicato in quanto la
32
3
[ politica niccolo’ falugiani ] 3
tradizione lascerebbe le cose identiche nella storia, il carisma è
l’elemento rivoluzionario, che innova rispetto alla tradizione, lo fa sulla
base della capacità do un singolo di innovare rispetto a ciò che è sempre
stato. Il carisma prende forma proprio nella tradizione, la tradizione
contiene sempre un campo di possibilità limitato per un determinato
tipo di miglioramenti, il carisma dipende proprio dalla tradizione. Si è
sempre innovatori all’interno di un perimetro. Ciò che è extra-ordinario
rimanda all’ordinario, è uno che possiede delle qualità che in quel
contesto nessun altro ha, il carisma è legato alla capacità di innovare.
Dipende dalla tradizione e dalla normalità, non c’è carisma senza
tradizione, l’innovazione carismatica si trasforma poi essa stessa in
tradizione.
-potere in forza della legalità, vuol dire che il potere viene esercitato in
conformità delle norme la cui validità sta nel fatto di essere state
prodotte in un certo modo, carattere limitato del potere, la norma è stata
prodotta in un certo modo in conformità ad altre norme, lo stato di
diritto cioè uno stato all’interno del quale il potere viene esercitato in
conformità delle norme. Questo tipo di potere ha come proprio altro
l’arbitrio, viene espulso ogni elemento arbitrale.
Indica il diritto come antidoto all’arbitrio.
Questo tipo di ragionamento non coincide con la democrazia.
Politica come professione definisce questi tre, ma in economia e società
ne mostra 4, aggiungendo
–la razionalità rispetto al valore, rappresentato dal diritto naturale( si
intendono i diritti naturali in questo contesto), in cui la legalità è a sua
volta adeguato alla garanzia dei diritti soggettivi, deve spiegare il
passaggio dalla semplice legalità alla legalità democratica, e la tutela dei
diritti fondamentali.
La legalità nella sua versione democratica e liberale richiede non solo la
legalità ma anche la razionalità rispetto ai valori. Un esempio
contemporaneo è l’Ungheria, in cui si ha una trasformazione di un
regime che avviene in conformità alla legge, il sistema rimane legale ma
le norme prodotte restringono i diritti soggettivi.
33
Il carisma rappresenta l’agire affettivo, la legalità si riscontra nella
razionalità rispetto al valore, il rispetto al valore nella razionalità
rispetto al valore.
Solo la razionalità rispetto allo scopo rimane esclusa.
Tutto è legato rispetto alla razionalità rispetto al valore, l’agire effettivo e
la tradizione.
Nella razionalità rispetto allo scopo non si ha un obbedienza, si ha una
costellazione di interessi, lo scopo sta sempre fuori, infatti se trovo nuovi
interessi sarei legittimato a non agire più.
Nella legittimità si ha un rapporto intrinseco con l’ordinamento nel suo
complesso.
L’ordinamento è un termine generico che non si riferisce solo all’ambito
politico.
L’ordinamento legittimo viene distinto dal fatto che la garanzia esterna
della sua effettività è costituita dalla capacità di ricorrere alla forza fisica.
L’effettività si riferisce al fatto che le regole di un ordinamento sono
seguite da coloro che sono soggetti a questo ordinamento e un
ordinamento è legittimo gode anche della percezione come vincolante su
coloro in cui l’ordinamento esiste.
la proprietà privata è un tassello dell’ordinamento. Il rispetto della
proprietà privata si basa se l’ordinamento viene ritenuto legittimo e la
sua effettività si basa anche su coloro che non lo ritengono legittimo ma
lo rispettano per una forza coercitiva che impone.
La legittimità è una credenza, si basa sulle opinioni che i membri di un
gruppo politico o sociale danno. Ogni ordinamento ha una garanzia
esterna, e di conseguenza una sanzione esterna. Nel caso dell’ordine
politico si ha come conseguenza l’esercizio della violenza ( intesa non
nel senso fisico).
Le credenze forniscono un sostegno interiore alla legittimità.
La guerra è molto importante come esempio, può esistere un obbligo di
andare a combattere in guerra?
Nel caso in cui si ha solo la coercizione e non l’obbligo politico, i regimi
politici in queste situazioni sono messi in dubbio.
34
3
[ politica niccolo’ falugiani ] 5
(Obbligo politico è il riconoscimento da parte del singolo cittadino di un
determinato ordinamento politico.?)
fra le motivazioni per cui gli esseri umani obbediscono non c’è solo la
coercizione ma anche l’obbligo politico.
più un ordinamento è debole più si deve basare sulla coercizione, ma più
basandosi sulla coercizione meno viene l’obbligo politico.
l’effettività è l’adozione di quel comportamento da parte delle persone
nel riconoscimento di un determinato ordinamento.
Legittimità come fatto sociologico, percezione dell’ordinamento da parte
del singolo componente di una determinata comunità che sottostà a
quell’ordinamento.
Il potere
p.51-52. comunità domestiche.
Capacità di fare ( questa non necessariamente ha bisogno di altri esseri
umani), Hobbes, in cui il potere è il controllo di una causa.
Capacità di influenzare il comportamento ( definizione del potere
sociale). Noi associamo il potere all’influenza in direzione verso la mia
volontà, non basta l’influenza in quanto è generico come termine ma
bisogno introdurre il termine di Volontà.
Il potere è far valere la propria volontà all’interno di una relazione
sociale. Fra due o più individui ce n’è uno che riesce a far fare all’altro
quello che lui vuole. ( definizione di Macht)
Il potere è polimorfo, ci sono molti modi per poter far valere il potere.
La potenza è un concetto generico della capacità di far valere la propria
volontà in una relazione indipendentemente dai mezzi.
Il potere non è una dimensione negativa, o inibente. La relazione genitori
figli è una classica relazione di potenza.
Il potere può avere capacità formativa, come per esempio l’allenatore,
che esercita un potere che fa fare all’altro qualcosa che questo non
farebbe senza l’allenatore.
Il potere si esercita anche di fronte a un opposizione, cioè la potenza si
afferma superando un ostacolo, non sempre ma molto spesso si.
35
Per esercitare una potenza si può superare un ostacolo. Si può anche
dare che il potere faccia una offerta, non si ha resistenza, di fronte
all’offerta cambia la condotta.
Si da il caso che chi annuncia, chi ha il potere che determina il bisogno,
attraverso l’annuncio di una possibilità si crea un bisogno, si ha un
rapporto performativo attraverso la proposta di una soluzione che ti fa
emergere un problema.
Esempio. Terremoto Lisbona, tema teodicea, terremoto evento
naturale/divino ineluttabile, se si avesse avuto qualcuno che mostrava
come creare strutture che reggono all’urto dei terremoti allora si ha il
bisogno di avere queste strutture, ma prima non lo si sentiva in quanto si
pensava che il terremoto fosse un dato di fatto.
Il potere non ha solo effetto formativo, ma anche l’annuncio della
liberazione da un male che non si sapeva di avere.
Non sempre la potenza deve superare una resistenza, ma alcune volte il
potere si basa sull’annuncio che estende e dilata il possibile.
Classi ceti e partiti definizione di Macht.
Il potere (per herrschaft) è una attivazione di una relazione di comando
e obbedienza. Vuol dire che fra chi parla e chi ascolta c’è un divario
evidente di potere, cioè capacità di fare, in cui chi parla si può
permettere di avere una relazione su chi ascolta che assume i tratti di
comando.
Si comanda quando si è riconosciuti come superiori per mezzi e qualità
rispetto a qualcun altro.
Il comando presuppone l’evidenza di un rapporto di potere che mette chi
parla comandando nella condizione di poterlo fare.
La Herrschaft non richiede l’appartenenza dei due soggetti allo stesso
gruppo sociale.
il potere ha sempre delle condizioni e dei presupposti, ci sono forme di
potere che ne hanno di più e alcune che ne hanno di meno, la violenza
occupa un posto privilegiato nei fondamenti del potere per la Herrschaft,
in quanto è il punto in cui converge la massima capacità di far fare.
Ci può essere la resistenza, come non esserci, ma quando c’è, c’è un
concetto che lo designa, conflitto ( lotta) paragrafo 8. p, 35-36. Indica
l’opposizione fra due volontà che vogliono due cose tra loro
36
3
[ politica niccolo’ falugiani ] 7
inconciliabili. C’è una opposizione radicale fra le due configurazioni
originarie della volontà.
Nella definizione di potere e di potenza ricorre il tema della possibilità,
cioè tutte le relazioni di potere e potenza non si traducono in una
certezza ne di potenza ne di potere, vuol dire che chi comanda o esercita
la potenza ha sempre un margine di incertezza e che quindi quella del
comando è sempre una relazione che va messa nel registro delle
probabilità e mai nella sicurezza.
Nessun potere è mai incondizionato, nessun potere viene mai
rigorosamente obbedito, ma si può sempre obbedire in modi diversi.
Non si ha mai il potere assoluto, in quanto il potere è sempre
condizionato.
Comunità(ver gemeinschaftung) e associazione(ver gesellschaftung).
Dicotomia fra due modi di esistere dei gruppi sociali sulla quale Weber
insiste, in comunità politiche Weber usa un altro termine per designare
comunità, nel 1920 torna su questa coppia. Weber introduce una
distinzione simile a quella di Tonnies, ma si inventa due parole nuove,
ver indica il divenire di una determinata cosa, mentre ung la
sostantivizzazione. Indicano il divenire e il formarsi di un aggregazione
che può definire società e comunità.
queste relazioni sociali rimandano ai quattro modi dell’agire sociale.
Nella comunità l’agire sociale degli individui è orientato da un
sentimento di appartenenza che riposa sull’affettività e sulla tradizione
(famiglia ). Nel caso dell’associazione si poggia sulla razionalità rispetto
al valore o rispetto allo scopo (società economica, partito politico).
nell’associazione si ha l’interesse e quindi si ha una volontà, economico e
ideale, mentre nella comunità si hanno legami.
La comunità rimanda alla traduzione e alla affettività, mentre
l’associazione ha a che fare con la razionalità rispetto allo scopo o al
valore.
37
Il discrimine fondamentale è la condizionatezza dell’appartenenza, la
comunità ( es idealtipico famiglia) è qualcosa che include il modo
incondizionato, si nasce figli e si rimane figli anche se non si hanno
relazioni con la famiglia, si rimane sempre figli indipendentemente da
quello che si fa; l’associazione ha sempre un elemento di intenzionalità e
prestazione, nell’associazione si rimane fin tanto che si soddisfano le
condizione che caratterizzano l’associazione.
Carattere personale o impersonale con l’associazione, infatti essa è un
aggregazione sociale nella quale non c’è un vincolo personale, ci si entra
e ci si rimane solo se si condivide in modo impersonale la finalità o il
senso dell’associazione. L’ingresso è legato a una prestazione e è
impersonale, l’impersonalità della relazione ha due caratteristiche:
-stabilità nel tempo, prescindendo dalle persone queste relazioni
permangono, l’istituzione impersonale per definizione è il denaro, è
l’idea che i rapporti personali vengono sostituiti e mediati da una cosa. Il
denaro ci restituisce una condizione di libertà, cioè non essere vincolato
o legato a delle persone. Il denaro è il mediatore impersonale.
Si hanno due accezioni diverse di libertà, che sono state teorizzate per la
prima volta da I. Berlin, la libertà da, libertà liberale idea della protezione
di un ambito di decisione soggettiva degli individui dall’ingerenza su
questa sfera da parte dello stato(libertà negativa), padre liberismo è
Adam Smith(introduce la teoria dell’armonia degli interessi, l’idea che la
politica deve astenersi soprattutto dall’economia, lo stato viene ridotto ai
minimi termini, la società è un prodotto spontaneo dalla reciproca
competizione degli interessi degli uomini. Idea che la libertà fa bene
all’economia), Locke (liberalismo contrattuale, potere politico nasce tra i
cittadini, in questa prospettiva la libertà non è un prodotto ma c’è di già e
lo stato deve permettere il massimo della libertà ai cittadini) e
Montesquieu(paradigma di tipo tradizionalista, lo stato moderno
costruito attraverso processo di accentramento del potere e consiste
nella tutela delle libertà dei gruppi che godevano nel passato,
nell’organizzazione pre-statale, funzione garante); la libertà di, è la
libertà intesa come capacità di intraprendere un percorso di
autorealizzazione, l’accento batte sull’essere in grado di fare qualcosa,
(libertà positiva).
38
3
[ politica niccolo’ falugiani ] 9
Queste due forme di libertà sono tra di loro in tensione, non si incastrano
con facilità, sono reciprocamente escludenti.
La libertà da fondamentale è la proprietà privata.
Più introduco politiche per aumentare la libertà di, più limito la libertà
da.
Comunità e associazione si applicano a casi empirici o che sono una
mescolanza o nel tempo transitano da un estremo a un altro; es famiglia,
caso esemplare di comunità, ma si può trasformare in una associazione,
esempio i genitori muoiono in età avanzata e lasciano una consistente
eredità e nel caso di una risoluzione del patrimonio attraverso il giudice
vedo al famiglia come una società che nel momento della liquidazione
voglio la parte che mi spetta.
Le associazioni che durano nel tempo tendono a unire il perseguimento
di uno scopo, ma anche l’unione in amicizia..
Quindi comunità che diventano società, associazioni che mantengono
caratteristiche comunitarie.
Poi si hanno le nazioni, la nazione può essere sia comunità che
associazione; può conservare una fisionomia legata al suo natio, cioè
dove le persone sono nate, mantengono la stessa origine, comunanza
dell’origine, in questo modo si interpreta la nazione come una comunità;
se la interpreto come una comunità enfatizzo i valori culturali, come la
lingua( esempio Germania).
Se invece la interpreto come una associazione, insieme di persone che
condividono i valori culturali (Francia), in cui tutti possono partecipare,
grande facilità di concessione della cittadinanza.
NUOVI APPUNTI
Gruppo sociale, unione-istituzione.
Gruppo sociale, definizione pag.46, una relazione sociale limitata o
chiusa, ( cioè quelle relazioni rispetto alle quali la partecipazione non è
esclusivamente volontaria, si devono mostrare dei requisiti per la
39
partecipazione) che si caratterizza perché l’osservanza dell’ordinamento
è garantito dall’atteggiamento di determinati uomini disposti a farlo (un
capo e un apparato amministrativo); la famiglia è il gruppo sociale per
definizione. Il requisito più importante è il capo (inteso come figura
singola o collettiva).
Un gruppo sociale può basarsi su relazioni di tipo comunitario o
associativo.
Il gruppo sociale agisce in modo unitario, in cui si ha un individuo o una
maggioranza che dice come si deve agire.
Questa definizione di gruppo sociale è collegata al gruppo politico in cui
un certo ordinamento è interpretato e garantito da un capo con la
garanzia della coercizione della forza fisica.
La distinzione tra unione e istituzione si trova a paragrafo 15.
Tipo di distinzione che interviene su dibattito della natura del diritto.
L’unione è un gruppo sociale fondato su una stipulazione i cui
ordinamenti pretendono di valere sui partecipanti in virtù di un ingresso
personale, gli ordinamenti statuiti valgono solamente per gli aderenti a
una determinata unione. Gli ordinamenti valgono solo sui partecipanti
volontari. Idea di una autorganizzazione delle forme sociali, gli individui
si autorganizzano in delle forme che esprimono ordinamenti che non
hanno la pretesa di valere per tutti ma solo ai partecipanti.
L’istituzione è un gruppo sociale i cui ordinamenti vengono imposti con
successo entro un campo di azione a ogni agire che riveste determinate
caratteristiche; il regolamento non vale solo per L’associazione ma vale
per tutti, l’istituzione per eccellenza è lo stato.
Lo stato prevede la formazione di unioni, disciplina la vita delle
associazioni, in alcuni ambiti di attività possono autorganizzarsi in forma
di unione.
L‘unione non ha pretesa di validità al di la dei partecipanti, mentre
l’istituzione si, questa è la differenza principale.
Dal punto di vista giuridico se interpreto l’appartenenza a una comunità
religiosa come un unione, vuol dire che lo stato lascia liberi i cittadini di
organizzarsi come si pare a una comunità religiosa, se adotto lo stile
dell’istituzione allora questa religione diventa di stato.
40
4
[ politica niccolo’ falugiani ] 1
La setta è una unione. La chiesa è una istituzione caratterizzata dal
proselitismo (avere la pretesa di far sottostare a tutti questa prospettiva
e aspira a diventare un istituzione).
La chiesa cattolica ha un universalismo non solo nello stato ma
totalitaria. Vocazione universalitisca, che fa si che chi sta in una chiesa
porta sempre la responsabilità per il destino degli altri.
Weber conia il conetto di setta da un esempio storico, quello del
puritanesimo, le quali nella loro configurazione mantengono indifferenza
verso l’esterno. La setta è indifferente verso gli esterni. Il termine
puritanesimo deriva dalla comunità dei puri, che si forma ad una
adesione volontaria ma anche un ammissione che si basa su un esame
per stabilire se sia puro o no. La setta non raccoglie i credenti ma gli
eletti.
Questa differenza ci consente di spiegare cosa intendiamo e cosa sono i
presupposti della tolleranza e a riconoscere le pratiche secolarizzate
riconducibili al modello ,
(la tolleranza è legata all’indifferenza in quanto riguarda ambiti esterni a
noi) per la tolleranza serve il relativismo, con cui si intende ora una
consapevolezza della debolezza cognitiva dei nostri giudizi morali.
Il relativismo ha sempre l’idea dello scarso valore, ma bisogna pensarlo
anche come un grande valore.
La tolleranza nasce dall’intransigenza, si è costretti alla tolleranza
quando siamo costretti a confrontarci con una altra alterità che non è
disposta a cambiare le proprie condizioni.
La tolleranza è una forma di intolleranza rispetto all’altro e allo stesso
tempo di incoercibilità fisica dell’alto.
La tolleranza è un atteggiamento apolitico e antipolitico, riduce lo spazio
di competenza della politica, la tolleranza è la sottrazione di alcuni
ambiti alla competenza dello stato.
Condizione in cui si decide di meno rispetto a come dove debba
funzionare la vita sociale, il problema è che alcune certe norme, regole
devono essere adottate da tutti per risolvere dei problemi di carattere
generale ( esempio rispetto per l’ambiente).
41
Ci sono delle forme di regolazione sociale che possono prevedere il fatto
che gruppi diversi si possono comportare in maniera diversa, ma alcuni
problemi che coinvolgono tutti e per raggiungere collettivamente degli
scopi dobbiamo avere un comportamento univoco su determinati
aspetti.
La tolleranza è un tipo di struttura che deve essere condivisa e da più
persone.
dignità-merito sono opposti.
Si intende con dignità che ci sono alcuni meriti che vanno attribuite
indipendentemente dal merito.
Il battesimo permette di entrare nella chiesa cattolica, il battesimo
nell’età infante sta nella dignità, diritti, mentre in età adulti sottostà a un
merito, a una prestazione…
Il battesimo nei battisti deve essere una scelta e deve aver dimostrato di
meritarlo.
Gli eletti sono legati alla cooptazione, cioè chi sta dentro in un gruppo
sociale chiuso, è il meccanismo in base al quale quelli che stanno dentro
accettano quelli che stanno fuori, accettazione condizionata; il battesimo
da infanti è un dispositivo di inclusione generalizzata, nessuna forma di
cooptazione.
La chiesa ha una struttura verticale che rimanda al tema del sacerdozio
che è una professione cioè un ruolo attribuito a una persona, ( chiesa in
generale non solo cattolica!!) mentre le sette hanno carattere
orizzontale, in cui si ha il sacerdozio universale, nelle celebrazione delle
sette più radicali nel culto tutti potenzialmente sono sacerdoti, cioè chi
si sente ispirato celebra.
Nelle chiese il controllo è esercitato dall’autorità superiore a te, controllo
verticale, nelle sette invece il controllo è dei pari, di tutti nei confronti di
tutti. le prestazioni morali della setta sono superiori sia perché è elitaria
ma anche perché si ha un controllo maggiore su tutti.
La comunità scientifica dal punto di vista dell’interazione tra i membri ha
lo stesso statuto concettuale della setta, che ha esattamente lo stesso
livello di intransigenza sui costumi.
42
4
[ politica niccolo’ falugiani ] 3
Per weber la tolleranza nasce dal fatto che si confrontano nello stesso
spazio persone in gruppi che hanno idee così radicate che l’unico modo
per convivere è che ognuno faccia come vuole, l’indifferenza genera
tolleranza; la setta non vuole governare il mondo ma la chiesa si.
Voglio la difesa della mia libertà negativa. Le sette non rivendicano una
legislazione da imporre a tutti mentre la chiesa si.
Io non voglio vivere diversamente da come la mia coscienza mi impone.
Rifiuto del comando sia chi lo subisce, ma anche rifiuto di comandare.
Hobbes non è un pensatore della tolleranza, difende il principio del
cuius regio eius religio, fu codificato come principio di organizzazione tra
stato e chiesa con la pace di Augusta, 1555, ma il principio non fu
applicato, questo principio afferma che in ogni luogo si predica la
religione del sovrano.
Questo principio diventa effettivo nel 1648 con la pace di Vestalia,
stabiliscono non ingerenza e omogeneità religiosa.
Hobbes teorico dell’intolleranza elaborerà una serie di argomenti e
concetti che saranno gli stessi che useranno i teorici della tolleranza.
Paradosso solo apparente.
Noi si legge la terza edizione del De cive pubblicata in olanda.
Hobbes ha discussione con Cartesio nelle meditazioni metafisiche.
Epistola dedicatoria si ha homo homini lupo, p.64.
p.66-67.
due postulati sulla natura umana,
giusnaturalismo moderno o contrattualismo, modo di ragionare politica
per cui si hanno tre stadi, riflessione sulla natura umana ( cosa è l’uomo
come si comporta..) lo stato di natura e la condizione civile.
Il modo di argomentare parte dalla natura umana, da cui derivano le
relazioni umane, e si ha la necessaria istituzione dello stato e il passaggio
allo stato civile.
Lo stato di natura è una condizione in cui gli uomini non possono stare
stabilmente.
I due postulati sono il desiderio (innovativa, uso esclusivo delle cose
comuni, per natura tendiamo all’appropriazione privata) e la ragione
43
naturale (il modo come funziona la ragione, sfuggire alla morte violenta
come al sommo dei mali naturali).
La ragione per Hobbes è una facoltà di calcolo, la ragione ci dice di
evitare la morte come evento qualificato come violento, la
consapevolezza che la morte è il sommo male, la tesi di Hobbes è che gli
uomini non conoscono e non hanno un sommo bene. La morte è il male
radicale perché impedisce l’accesso a ogni bene, questo non ce lo dicono
le passioni ma ce lo dice la ragione. Evitare la morte come sommo male
naturale è il ciò che noi tutti vogliamo.
La diversità degli uomini è alla base della guerra di tutti contro tutti,
stato di natura, e ciò deriva l’uso esclusivo delle cose comuni.
Ciò che l’uomo vuole è essere protetto e garantire questa protezione
dallo stato.
La vita non è il bene assoluto, la vita è il primo dei beni cioè senza di esso
non puoi avere nessuno degli altri, condizione necessaria ma non
sufficiente. La morte è sempre il sommo male, ma si intende la morte
prematura cioè la morte prematura per mano altrui.
Non esiste un bene che acquieta la dinamica del desiderio.
Il desiderio è una condizione di disagio, se mi manca qualcosa allora non
sto bene. I beni sono il piacere del senso e i piaceri della mente.
L’uso esclusivo delle cose comuni è la necessità che si impone a partire
dai desideri.
La diversità che fa sorgere i problemi, se fossimo più uguali e avessimo
desideri e orientamenti convergenti potremmo usare le cose comuni.
Testo del 1642. Autorità di Aristotele indiscussa.
Hobbes
Libertà descrive la condizione del genere umano, titolo p.79
Stato di natura come condizione di disordine, sinonimo di conflitto
violento, cioè in definitiva di guerra. La guerra di Hobbes è di tutti contro
tutti, non c’è l’ordine tra le parti in conflitto.
In libertà si ha la descrizione della condizione dello stato di natura.
La tesi di Hobbes è una tesi eccentrica nell’ambito della filosofia politica
e sociale del 600/700, in quanto insiste sul punto che la produzione della
pace avviene in virtù dell’istituzione dello stato. Teorico dell’ordine
44
4
[ politica niccolo’ falugiani ] 5
sociale attraverso l’ordine. Lo stato realizza la transizione dal disordine
alla pace.
Adam Smith propone che l’ordine sociale si crea tra gli individui in
maniera autonoma, la forma estrema di questa posizione è quella di
Hume per cui gli individui creano istituzioni convenzionali che creano
stabilità.
Per Hobbes per natura le relazioni sociali nella loro forma spontanea
sono conflittuali. Il testo era stato concepito come la terza parte di altri
testi, il primo sulla fisica, de corpore, e il secondo riguardava la natura
umana, de homine. Decise di scrivere prima il de cive a causa della
guerra civile.
In questo testo manca una parte antropologica, in quanto dovrebbe
essere prevista nel de homine, si hanno solo elementi di massima
condensati nei primi sei paragrafi, che sono dedicati a queste questioni
antropologiche che sono date per scontate. Creano difficoltà in quanto
questa antropologia è diversa da quella del Leviatano. Il leviatano ha una
sezione antropologica, teoria dello stato e una parte dedicata alla
religione, i due testi sono profondamenti differenti.
De cive testo anomalo, in quanto ha una struttura differente rispetto agli
altri suoi testi e anche perché l’antropologia proposta è differente
rispetto agli altri testi.
Il testo si apre con paragrafi molto corti, solo il secondo ha una
lunghezza maggiore in quanto è contenuta la parte antropologica.
Il secondo paragrafo contiene la critica alla tesi aristotelica dell’uomo
come animale sociale, (può essere tradotto anche come uomo che è
animale al tempo stesso sociale e politico), dalla socialità si transita alla
politica e la politica si appoggia sul fatto che l’uomo è un animale sociale.
Hobbes scoppia queste due dimensioni, le disassocia e mostra che non è
un animale sociale e quindi è solo politico
Per Hobbes l’uomo non è un animale sociale e per tanto deve essere un
animale politico, p.125.
Discute di un pezzo specifico della tesi aristotelica distinguendo tra
animali sociali e politici, gli uomini devono creare strutture di comando e
potere. L’uomo di Hobbes è insocievole, l’uomo ha bisogno delle
45
relazioni sociali, ma non riesce a instaurarle senza conflittualità in
assenza di uno stato.
Il termine societas rimanda al sostantivo originale cioè il socius, è la
specifica modalità per cui gli esseri umani si rapportano tra di loro al
modo dei soci, i soci sono coloro che possono o cooperano a uno stesso
fine o si aiutano reciprocamente.
Il consenso è un termine tecnico e vuol dire fare le cose sulla base su un
comune sentire.
La tesi di Hobbes non è che tutti gli uomini e sempre sono incapaci di
societas, non è la tesi estrema per cui tutti siamo sempre e comunque
incapaci di avere fini comuni, la tesi è quella che questo accade talvolta
per brevi periodi di tempo e non per tutti, anzi si è può dare il caso che
molti possono creare la societas, ma non può essere la modalità duratura
di aggregazioni grandi e numerose.
Non dura perché la societas ha bisogno dell’unanimità.
La dimensione cooperativa richiede l’universalismo, mentre per far
saltare la dimensione cooperativa basta che un piccolo gruppo dimostri
che non vuole cooperare e questo salta.
Le ragioni di questa insocievolezza sono le caratteristiche che Hobbes
attribuisce all’individuo ;
-la diversità, l’uso esclusivo delle cose comuni, perché si potrebbero
godere insieme se avessimo gli stessi desideri, o se avessimo desideri
diversi ma capaci di incastrarsi in modo autonomo e spontaneo, noi non
siamo diversi vogliamo cose differenti tra di noi ma anche noi stessi
interiormente cioè c’è una incoerenza delle passioni a livello sociale ma
anche incostanza delle passioni al nostro interno.
- l’assenza di passioni sociali,
la società, cioè la convivenza al modo dei soci non si produce per
necessità
i tre pilastri sono onore(gloria) utile e paura, il comportamento degli
uomini si può ricondurre a queste tre famiglie di sentimenti. Se gli
uomini avessero un amore per il prossimo sarebbe indiscriminato e
universale, amore può essere un imperativo universalmente percepito o
un piacere che si provare con lo stare insieme agli altri; la ricerca di
46
4
[ politica niccolo’ falugiani ] 7
relazioni sociali è legata al fine che si vuole trarre dagli altri, la socialità è
esclusivamente una dimensione strumentale.
L’uomo non è necessariamente altruista.
L’uomo non ha passioni sociali perché è molto diverso dai propri simili.
Per Hobbes egoismo vuol dire incapacità di società, gli altri autori Hume,
Smith sosterranno il contrario, cioè che l’egoismo è alla base della
società.
Gli uomini ricercano la società perché gli altri servono al raggiungimento
di propri scopi.
p.80 fa esempi.
Gli uomini non hanno passioni che spingono alla societas. L’uomo è
bisognoso di vivere in aggregazioni sociali che non sono società.
Aggregazioni come termine generico, ma queste aggregazioni si danno o
come società, oppure come dominio, rendere gli altri nostri servi, come
relazione stabile di comando.
La passione viene dal termine subire, è qualcosa che ci domina.
Queste passioni vengono presentati come caratteristica stabile della
natura umana, antropologia della natura umana, che ha la pretesa di
fissare alcuni caratteri indelebili della natura umana.
Questi tre pilastri, onore utile e paura sono tre distinte famiglie di
passioni , hanno una grande varietà al loro interno.
Distinzione onore utile paura. Tucidide aveva messo in risalto questa
tripartizione di passioni dell’agire umano.
1) ricorso alla violenza
2) qualificazione morale
onore (o gloria) utile (o vantaggio) conducono alla violenza, ma i modi
in cui si arriva alla violenza sono differenti.
Nel caso dell’onore la violenza si presenta come extrema ratio,
progressiva intensificazione del conflitto, mentre nel caso della ricerca
dell’utile il ricorso alla violenza è il modo più rapido, quindi prima ratio.
La società è mediata dalla ricerca di un piacere differente per ogni
soggetto che si unisce. P. 81.
47
Piacere degli organi ( utile) piacere dell’animo (onore); il bene o coincide
con un piacere specifico, oppure questi due sono su due piani differenti
(cattolicesimo).
La coincidenza di bene e piacere è tipica degli approcci filosofici
materialisti, epicuro.
La gloria è una forma di piacere dell’animo legato al buona opinione di se
( questo è il fine, il mezzo è l’onore). Mentre i piacerei sensuali sono
l’utile.
Prima mostra il percorso dell’onore poi quello dell’utile.
Ogni passione sono forme di egoismo.
L’onore è il riconoscimento della superiorità, questo è il mezzo con cui
arriviamo alla gloria.
Desiderio di una buona opinione di noi stessi, ricerca della superiorità.
La gloria è prestazione e riconoscimento, ma si ha anche la gloria che
nasce dal giudizio altrui, non si fonda in modo solido su una prestazione,
ma sulla stima di alcune qualità che non sono differenti da chi giudica.
Elemento anche del giudizio, che si differenzia da soggetto a soggetto. Il
giudizio, il riconoscimento si basa su due fattori, la consistenza del
potere altrui, e la rilevanza di questa superiorità altrui. Il giudizio è
legato a una doppia articolazione del riconoscimento la sua rilevanza e la
valutazione del potere. Doppio registro è sempre sul tema della
superiorità e riconoscimento. Dovrei individuare un criterio che sia
adeguato allo scopo. Si ha una modalità intermedia in cui si acquisisce un
livello di adeguatezza rispetto all’obbiettivo che mi prepongo.
Valutazione adeguatezza funzionale.
Si ha un piano in cui la buona opinione di sé viene sganciata da qualsiasi
elemento della superiorità, elemento comparativo.
L’unicità è il modello radicalmente alternativo, ho una buona opinione di
me stesso in quanto ho delle caratteristiche che appartengono solo a me,
ciò che nutre la buona opinione di me stesso è la diversità.
L’unico rapporto affermato è la buona opinione di se con il
riconoscimento della superiorità, ma alla violenza ci si arriva per lo
scarto tra il riconoscimento preteso e quello concesso. Un aspirazione a
un riconoscimento consistente ma un basso riconoscimento, questo
scarto crea violenza.
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[ politica niccolo’ falugiani ] 9
Negazione della superiorità o riconoscimento inferiore; il meccanismo
che si innesta è la dimostrazione della superiorità del soggetto.
La diversità delle passioni cede a un unanimità negli esisti di potere nella
morte, se dimostro che con il mio potere faccio dei danni legati alla
morte si crea il conflitto. Si attiva il processo di escalition, il conflitto
scala verso l’alto di intensità. Il danno fisico e gli effetti della violenza
sono il luogo in cui minore è la soggettività della valutazione.
Produco un danno in cui tu non puoi essere indifferente e poi tende alla
violenza. Il potere di uccidere, di recare offesa che è quello più evidente,
è anche la situazione in cui tutti gli uomini sono uguali, il conflitto gravita
su un piano dell’uguale possibilità di uccidere, e quindi il conflitto si
riproduce sempre.
La misurazione generale sono gli effetti, e il problema si ha quando le
opinioni convergono e crea violenza. Se uno poi si sente così superiore
che non ha bisogno del riconoscimento degli altri, allora viene meno il
bisogno di stare in società.
La pretesa di superiorità crea una conflittualità che non può essere
mostrata, decisa e quindi gravita intorno al conflitto.
Il danno è più univoco di quanto non accada per il bene, il bene è più
contingente, il male è unanimamente valutato.
L’utile ha una dinamica diversa, la sua ricerca può avvenire con la
cooperazione, mentre non si può essere superiori in due.
La ricerca dell’utile potrebbe avvenire attraverso la cooperazione, però
potrebbe avvenire in maniera migliore dominando gli altri rispetto alla
cooperazione, cioè gli schiavi sono meglio dei soci.
Massimizzi l’efficienza, modalità più veloci e meno onerose.
Quando gli uomini ricercano l’utile puntano al dominio, non alla
cooperazione, in quanto è più conveniente per se stessi.
Calcolo delle conseguenze, non è il modo più razionale di soddisfare il
desiderio.
Gli uomini non desiderano la società, desiderano il dominio. La
condizione dello stato di natura è misera e brutale. Abbassamento della
soglia di intraprendenza personale, rendendo lo stato di natura una
condizione misera dal punto di vista dei beni materiali.
49
Gli uomini sono così “affamati” perché l’uomo è famelico di fame futura
(lo dice nel de Homo). Perché l’uomo quando ha fame, non ha fame solo
nel presente, ma anche la fame futura, ha una rappresentazione
anticipata dei desideri futuri, quando agisce non ha mai di mira il piacere
presente, ma il fabbisogno di potere necessario a procuragli il piacere
presente e futuri. È la differenza fondamentale che fa si che animali
aggressivi possono aver forme di aggregazioni sociali spontanee. Gli
uomini non hanno desiderio finito.
In questo antropologia, ciò che viene escluso è che si abbia un momento
di quiete emotiva, c’è sempre qualcosa da desiderare. Il sommo male è la
morte perché l’interruzione di ogni possibile desiderio, l’unico modo per
avere quiete emotiva è morire.
L’elemento della conflittualità, intersoggettivo, l’origine è attribuita
all’onore, la gloria è la causa del conflitto, perché non c’è un impianto
antropologico che regge l’intera struttura allora in questo testo la gloria
assume centralità.
Nonostante la doppia fondazione della non-socievolezza, l’enfasi di tutto
il testo si trova sull’onore e la gloria come fondamento della conflittualità
di tutti contro tutti.
Quando ho un desiderio sensuale il modo più razionale per farlo passa
attraverso al violenza dell’appropriazione o della sottomissione.
Gli uomini desiderano sovente la stessa cosa che spesso non si può ne
condividere ne dividere. Viene introdotto un elemento ulteriore, i beni
non devono essere divisibili, il paragrafo 6 introduce un criterio
oggettivo estraneo alla logica vista precedentemente. Mentre nel
paragrafo 2 non c’è un criterio oggettivo. Sono due scenari differenti, il 6
ipotizza l’esistenza di qualcosa di indivisibile, il paragrafo 2 mostra che
non c0è bisogno di un criterio oggettivo ma la violenza è la strada
migliore.
Gli uomini ricercano il dominio aggrediscono i propri simile per la
ricerca dell’utile.
Paragrafo 4 rapporto onore utile con paura.
Paragrafo 7 viene presentato il diritto di natura.
Ciò che unifica le tre passioni è che tutte e tre in modo diverso
conducono alla volontà di nuocere e il ricorso alla violenza.
50
5
[ politica niccolo’ falugiani ] 1
I moderati non ricercano la superiorità si accontentato di avere la stessa
condizione dei propri simili, (par.4), la passione dell’utile come quella
dell’onore non hanno l’esclusività. I moderati sono meno inclini a
attivare dinamiche di tipo conflittuale. Mentre altri ricercano la
superiorità. Il discorso verte sull’onore, non più sull’utile.
I trapotanti hanno la volontà di nuocere a causa della vanagloria,
sentimento di superiorità che non deriva dalla manifestazione di
caratteristiche ma deriva da una opinione sovrastimata di se stesso, e
questo sentimento aumenta nel non confrontarsi con gli altri.
Vana gloria---> gloria infondata.
Mentre i moderati creano volontà di nuocere per difendere i propri averi
e la propria libertà, per paura si difendono, e producono volontà di
nuocere che ha carattere identico rispetto agli altri ma per la sua
qualificazione etica ha intento reattivo difensivo.
Il nucleo concettuale è quello della legittima difesa, l’uso della violenza a
scopi difensivi è una violenza legittima, perché si basa sull’esigenza di
difendersi dal sommo male.
Però chi stabilisce quando sono minacciato al rischio di essere privato di
qualcosa e quando sono a rischio di essere privato della vita.
Nello stato di natura è il singolo a giudicare quando si sente minacciato
della propria vita.
L’esperienza della morte è individuale e soprattutto è irreversibile; io
sono il sovrano assoluto di ogni mia decisione che riguarda la mia morte.
(par7).
La difesa della vita è il primo imperativo.
Libertà di ricorrere a ogni mezzo necessario per difendersi dal sommo
male. Concezione individualistica della vita e dei beni.
Nello stato di natura il diritto è quello dell’autodifesa e quindi la violenza
è legittimata a essere usata nel momento in cui mi sento in pericolo.
Ciò che distingue l’aggressione fatta con diritto e quello senza è
esclusivamente la motivazione.
La libertà del diritto di natura di fare ogni cosa per proteggersi non è la
libertà di fare ogni cosa per ogni motivazione.
La motivazione della paura qualifica in modo differente la stessa azione.
51
La paura è una motivazione che si associa alla fuga, la paura legittima la
violenza e ne generalizza l’uso nei contesti in cui qualcuno si sente
minacciato. La paura sembra avere un legame costitutivo da una parte
con la fuga dall’altra con il ricorso alla violenza, e la società come può
nascere dal timore reciproco?
Annotazioni p. 82, distinzione tra società (convivono e cooperano senza
stato e potere) e società civile; società civile è la società garantita dalla
presenza di una civitas, potere che obbliga gli individui a determinati
comportamenti, possono vivere in società solo se c’è una civitas che la
garantisce, società civile, si necessità qui di un potere che li tiene in
soggezione.
Senza l’apparato coercitivo gli uomini vivono non in società ma nello
stato di natura.
La società è possibile solo come società civile e ci si entra solo per paura.
Dalla paura nasce la civitas che crea la società. L’obbiettivo della civitas è
garantire l’autoconservazione e garantire un minimo di onore e utile.
La principale funzione della politica è una legittimità strumentale
rispetto a beni puramente individuale, la politica serve agli individui
(Hobbes non è un liberale ma questo postulato è alla base del
liberalismo). La politica ha la propria razionalità rispetto agli individui, la
politica serve alla vita, questo ha fatto nascere un lemma recente cioè la
bio-politica, che ha come centro e fondamento la garanzia della vita
individuale, la politica non è il luogo in cui gli uomini realizzano al
propria natura sociale, ma si garantiscono la disponibilità e il
miglioramento della vita.
Idea di politica sconosciuta prima di Hobbes, per i precursori di Hobbes
si ha una prospettiva completamente diversa, non era percepito come un
mezzo, ma per esempio era visto come un ordine imposto da Dio.
Ciò che è garantito è la vita, l’autoconservazione in modo che si possa
fare della vita quello che ogni individuo vuole.
La vita intesa in senso fisico biologico.
La politica è un mezzo che serve a garantire il minimo comune
denominatore che gli individui hanno in comune.
La paura è la previsione del male futuro. La società civile ha avuto
origine dalla paura non parla del terrore, ma di una paura articolata dal
52
5
[ politica niccolo’ falugiani ] 3
tempo e dal potere, se paura significa previsione del male futuro, ci si
chiede quando potere ho per contrastarlo e tra quanto tempo penso che
si manifesterà.
Più il male è ravvicinato più la paura assume la forma della fuga e della
violenza, più sono impotente e più la fuga diventa una strategia realista.
Per fare la società civile bisogna fare dei patti, i quali necessitano dialogo
ma per dialogo serve una situazione di equilibrio e coraggio.
Paura scandita in tre forme a partire dalla coppia di tempo-potere.
Stipula dei patti, luogo origine società civile, e coraggio/equilibrio.
La paura spinge a contrarre i patti, ma per entrare nella società civile,
coloro che vogliono entrare si devono sentire sicuri nel relazionarsi con
gli altri e questi rapporti devono essere sostanzialmente equilibrati.
Forme di paura capaci di orientare le azioni dei singoli e forme di paura
che non sono efficaci.
Lo stato, prodotto ingegno umano, a garantire quella stabilità che la
natura non stabilisce, la paura non dà una stabilità.
p.82 nota.
il desiderio è specifico, nell’atto per nascita, gli uomini vivono sempre in
società quella civile, e tutti gli uomini desiderano i rapporti e la
conversione reciproca. Ciò che Hobbes si ipotizza id mettere alla base
della dottrina civile è che l’uomo non è atto alla società per nascita.
E mostra una distinzione tra natura e nascita; per natura si intende i
poteri e le capacità che esistono ma che richiedono l’esercizio e
l’apprendimento. Dire che l’uomo è un animale non socievole non vuol
dire che l’uomo trovi spiacevole la società, fa due esempi. Tutti cercano
l’aggregazione, bambini e uomini, non cercano la società ma il dominio, il
quale è una forma di rapporti sociali, cioè differenza rispetto alla
solitudine. Gli uomini né per nascita né per natura desiderano stare da
soli, cercano le relazioni, non cercano spontaneamente la società senza
civile.
Le società civili sono alleanze per stringere le quali sono necessari patti
e fiducia.
53
I patti richiedono la fiducia e il linguaggio, la capacità di fare promesse,
impegnarsi verbalmente e la capacità di tenere fede alle promesse fatte.
Per la società ci vuole la civitas, ma per la civitas ci vuole patti e fiducia,
linguaggio e fiducia.
Alla base della società c’è un elemento di conoscenza non immediata e
non naturale. Per società si intendono società grandi e duraturi,
nell’accezione che intendiamo oggi. Non il nucleo familiare e la piccola
società.
Gli ignoranti sono coloro che ignorano i vantaggi della società, non i
vantaggi delle aggregazioni, sono quelli che pensano che il dominio sia
meglio della società, sono ignoranti perché ignorano l’effetto che l’uso
della violenza produce nei termini di una socialità conflittuale e di
conseguenza una morte prematura.
L’interesse comune degli uomini è la socialità non violenta ma questo è
oscurato dalla percezione del guadagno immediato correlato all’uso della
violenza. Gli uomini sono irrazionali in quanto preferiscono i beni
immediati anche se comportano mali futuri.
Gli uomini per nascita sono inadatti alla società.
Non desideriamo la cooperazione a mo dei soci.
La maggior parte degli uomini rimangono ignoranti rispetto ai vantaggi
della società. Gli uomini desiderano aggregazioni che hanno
caratteristiche che sviluppano uso generalizzato della violenza, creando
una socialità violenta.
Gli uomini hanno un interesse oggettivo non percepito alla società.
Non hanno un adeguata percezione del proprio interesse.
Mancata percezione della realtà. la violenza produce altra violenza.
Gli individui di Hobbes non percepiscono la preferibilità della società
rispetto alla guerra di tutti contro tutti, nonostante razionalmente
sarebbero in grado di percepire i vantaggi della società.
L’elemento dell’irrazionalità è un elemento di fondo che non si supera
mai. I moderati sono coloro che non sono acciecati dalle proprie passioni
per essere propensi a entrare in società. Sono pochi.
La prima motivazione per uscire dalla condizione di natura è paura di
morire la seconda è i vantaggi che posso trarre dalla società.
Il peggior dispotismo è sempre meglio dello stato di natura.
54
5
[ politica niccolo’ falugiani ] 5
La società si produce a certe condizioni.
Volontà di nuocere, non è l’effettiva capacità di fare, affinché si trasformi
in esercizio della violenza tutti devono praticare la violenza che
desiderano, tema uguaglianza. Gli individui di Hobbes sono liberi e
uguali, capaci di fare qualsiasi cosa, anche danni a se stessi e uguali cioè
ugualmente capaci di realizzare le proprie azioni.
L’uguaglianza è un uguaglianza nella capacità di uccidere, gli uomini
sono in una condizione in cui a seconda delle circostanze uno può
sopraffare l’altro. Uguale chance di essere superiori.
Questa uguaglianza è caratteristica degli uomini, non li hanno gli animali.
L’uomo possiede molti modi per uccidere, gli uomini sono diversi anche
negli strumenti a cui possono ricorrere per uccidere.
L’uguaglianza diventa un passaggio molto sottile che è circondato da un
universo di diversità. L’uguaglianza è il fattore di innesto dell’effettività
della violenza.
L’uguaglianza non produce equilibrio, la disuguaglianza di potere non è
fissa ma precipita nella diversità di capacità di uccidere il prossimo.
L’uguaglianza si misura sull’entità del danno e sulla capacità del danno,
perché se entrambi lo possono fare è esclusa una qualsiasi gerarchia.
Un uguale capacità di fare il bene si scontra con la soggettività delle varie
idee di bene.
L’uguaglianza si costruisce solo sul sommo male. L’ordine natura non
esiste perché non esiste una gerarchia di fare il sommo male.
In hobbes lo stato si costruisce o per istituzione o attraverso la
conquista( caso in cui la guerra di tutti contro tutti e si formano delle
aggregazioni che sottomettono altri uomini).
L’esito della guerra di tutti contro tutti è un esito contingente,
la disuguaglianza è un prodotto della legge civile, la violenza agita dai
disuguali perché è il punto di dissolvimento delle gerarchie. Le ragioni
della disuguaglianza stanno nell’espulsione dal contesto sociale ciò che ci
rende uguale.
55
APPUNTI
Il diritto di natura è un diritto che può essere utilizzato ma non è la cosa
più razionale che si può fare, non è messo un discussione la
qualificazione del diritto a tutto, ma messa in discussione la sua
razionalità, in direzione di una strategia che punta sulla limitazione alla
libertà. Il diritto rimane un diritto, una libertà di ricorrere a tutti i mezzi
che riteniamo indispensabili per non avere la minaccia alla propria vita.
La retta ragione. Nota p. 85-86.
La ragione ha che fare con il linguaggio, si dà ragione quando facciamo
dei calcoli con le parole, calcolo nel senso di trarre dai nomi le
conseguenze universali insite nelle parole. Retta ragione significa
sviluppare un calcolo esatto delle implicazioni insite nella ragione. La
retta ragione è la facoltà che consente di trarre dalla ragione delle
implicazioni.
Il diritto di natura è la possibilità di ricorrere a tutti i mezzi per
garantirsi l’autoconservazione, nozione conforme alla retta ragione.
Anche la legge di natura è un dettame della retta ragione. Diritto e legge
spingono in direzioni diverse. Si ha però l’inefficacia del diritto.
Ciò che legittima il diritto di natura è la usa capacità di raggiungere uno
scopo, ma avvalersi di questo diritto non conduce ai risultati che
legittimano il ricorso a questo diritto (paragrafo 11).
Quindi diritto di natura inefficace.
Diritto all’appropriazione individuale, che porta allo scontro con gli altri
e non alla cooperazione. Tale diritto in quanto strettamente
individualistico porta allo scontro. Lo stato di natura nasce dal fatto che
ognuno guarda il suo e quindi si ha il proliferare di azioni di carattere
conflittuale. Il diritto che è legittimato è qualcosa di interiore.
Paragrafo 12 fa vedere l’effetto del diritto sulla socialità umana, il che è
un potenziamento del carattere violento delle relazioni sociali.
Guerra prodotto dell’utile, della gloria e della paura, cioè il diritto, quindi
la violenza a fini auto-conservativi, giustificata dal carattere conflittuale
delle relazioni, potenzia lo stato di natura.
56
5
[ politica niccolo’ falugiani ] 7
Quindi il diritto aumenta lo stato di natura e la violenza.
Lo stato di natura è tecnicamente perpetuo, cioè si riproduce che non si
esce con la pace, ma con fasi di equilibrio che però vengono rotte.
La guerra è uno stato in cui c’è una minaccia reale alla propria vita.
Con miracolo intende il sovvertimento delle leggi naturali, pensare di
sopravvivere fino alla morte per vecchiaia è un miracolo. Sarebbe una
violazione dei principi di funzionamento delle leggi naturali.
Il circolo vizioso ha come unica possibilità mettere in discussione il
diritto di natura, data una certa condizione reagisco in un certo modo,
ma poi si ha una reazione alla mia reazione.
Se pensare a partire dalla condizione di guerra conduce al paradosso che
tutto quello di razionale che posso fare aumenta la guerra, l’unico modo
è non assumere che la guerra sia l’orizzonte intrascendibile.
Se c’è la guerra è più razionale uscire dalla condizione di guerra, questo +
lo scarto che porta dallo stato di natura alle leggi.
La legge di natura consiste nel mettere in discussione l’esistenza della
conflittualità, uscire dalla condizione di natura.
È più razionale un ragionamento che interroga le proprie premesse, non
assume i vincoli come dati, ma si interroga come i vincoli vengono
rimossi.
La potenza del ragionamento è direttamente proporzionale alla capacità
di mettere in discussione le proprie premesse.
La legge di natura è una strategia suggerita dalla retta ragione, si deve
cercare la pace, dovere nel senso come necessità oggettiva, ma anche dal
punto di vista morale.
si deve cercare la pace vuol dire che la prima strategia per
l’autoconservazione ma è cercare di uscire dalla condizione di natura.
Il nemico è la condizione di guerra.
La costruzione della pace è un evento rischioso in quanto si necessita di
un dialogo e quindi di un rischio. Non è sempre possibile ottenere la pace
per Hobbes.
Se la pace è possibile diventa un dovere, se no la guerra.
Legge diritto sono opposti. Retta ragione, p90
57
Problema di chi stabilisce cosa sia retto. Nella condizione civile lo
stabilisce il sovrano/stato. Nello stato di natura è il calcolo de proprio
interesse e la misura della ragione altrui nelle cose che ci riguardano.
Le leggi di natura sono differenziate al loro interno, ti dice cosa devi fare,
la pace, le altre individuano i mezzi per realizzare lo scopo.
Le leggi non stanno tutte nello stesso piano, si ha una gerarchia di rango,
la prima è la ricerca della pace, le altre sono mezzi per realizzare uno
scopo.
La difesa è la pace limitata. Hobbes afferma che la pace limitata, la difesa
collettiva, è meglio della conflittualità generalizzata di tutti contro tutti.
la legge di natura derivata dalla prima, quindi la seconda è che il diritto a
tutto non deve essere conservato ma certi diritti devono essere trasferiti
o abbandonati.
Dobbiamo impegnarci a non ricorrere all’uso della violenza .
Ci deve essere un reciproco impegno a abbandonare l’idea che la
violenza costituisca un mezzo di risoluzione per le controversie sociali.
Paragrafo 4 p.90 differenza abbandono e trasferimento diritto.
Per sancire la proprietà è necessario riconoscere che il mio diritto
propriativo lascia il posto al fatto che tu puoi godere di quella cosa con il
mio consenso. Il trasferimento di diritti avviene attraverso i patti. Ci deve
essere un patto anche nella rinuncia perché il patto è la forma della
reciprocità, il patto misura il fatto che per costruire la condizione di pace
noi tutti dobbiamo deporre. Il patto è la condizione per la produzione
della reciprocità e della sua simultaneità.
Il patto è il produttore di reciprocità in coerenza con un disegno politico,
modo per mettersi d’accordo su come e quando si fa qualcosa.
Per costruire la pace si deve costruire dal punto di vista formale e lecito
che qualcosa sia stabilito. Si rinuncia spontaneamente e reciprocamente
a determinati comportamenti, questo avvien attraverso il patto.
i patti cap.2
nel cap. 3 si enumerano le leggi di natura. Una volta fatti i patti bisogna
rispettarli, elenco di leggi di natura che si dividono in due gruppi, gli
atteggiamenti necessari a conseguire la pace, il tipo di postura in gran
parte interiore, le virtù da possedere per entrare in una condizione di
58
5
[ politica niccolo’ falugiani ] 9
pace, es modestia, ingratitudine, sono prescrizioni di come si deve essere
per essere adeguati alla pace; la seconda area su cui intervengono è cosa
si fa quando si hanno problemi, controversie, chi non rispetta le leggi,
cioè la crisi o l’incertezza dei patti. L’insieme di leggi di natura
prescrivere tre grandi ambiti, definizione di libertà e una parte di libertà
da rinunciare, atteggiamenti ulteriori funzionali alla pace, e un modo di
comportarsi nel momento in cui si hanno difficoltà.
Non si leggono in classe le leggi di natura.
Perché le leggi di natura non raggiungono il loro obbiettivo. Se queste
funzionassero gli uomini potrebbero vivere in una condizione di pace, il
problema è che l’interazione fra gli individui è orizzontale, non si ha un
autorità che vigli il rispetto delle regole.
Se tutti rispettassero le leggi di natura si avrebbe una condizione di pace,
ma poiché tutti non le rispettano non la si può avere. La società si
creerebbe una società senza civitas. Non avremmo una vigilanza
superiore a tutti, ma tutti vigilano su tutti.
Ma nessuno garantisce questo, è la volontà dei singoli attori a avere un
ruolo fondamentale.
Se qualcuno non rispetta queste regole, in cui tutti vigilano su tutti, non
si ha un autorità che interviene, ma uno o un gruppo degli individui al
pari di quello che non rispetta si impegnano a sanzionare il
comportamento di quello che ha violato la legge di natura.
Un autorità terza deve intervenire quando ci sono controversie che
devono essere risolte, riferimento alle contese della proprietà.
Autorità che si configura come un arbitro, una figura di mediatore di
conflitti istituita ad hoc.
Una equidistanza scelta e definita dai partecipanti. Differenza fra
mediatore e giudice.
La differenza fra gli individui e gli stati sta nel fatto che si ha negazione
della domestic analogy, cioè gli individui stanno allo stato come gli stati
starebbero allo stato mondiale, gli stati sono come individui che sono
costretti alla pace se e solo se rinunciano al loro potere in favore di uno
stato mondiale.
59
Il problema sta nel fatto che i rapporti di potere tra gli stati sono più
stabili e non contingenti come quelli tra gli individui, sono più netti ( si
ha una superiorità oggettiva in alcuni casi), tra gli stati la guerra non
produce gli stessi effetti che produce nella guerra tra gli stati, condizione
compatibile con l’idea di benessere e sviluppo da parte dei membri di
uno stato, il benessere possibile in caso di guerra è diverso rispetto alla
condizione della guerra di tutti contro tutti.
[Link] arriva a sostenere che tra gli stati si può avere solo una società
anarchica.
Gli individui fanno i patti che se fossero capaci di rispettarli creerebbero
una societas priva di un autorità superiore, ma poiché non riescono a
rispettarli non creano questa societas.
Come è possibile questo paradosso, sono nella condizione di natura e ho
costante paura di essere ucciso, per evitarlo entro in una condizione di
pace e ho accordi con gli altri, ma non rispetto gli impegni assunti.
se fossimo capaci di rispettare i patti non avremmo bisogno di un
autorità superiore.
Hobbes insiste sulla politica come prerequisito della società degli
individui. Se non c’è un potere politico gli individui non vivono in pace.
Paragrafo 27, p.110- 32 p. 112.
La maggior parte degli uomini non è disposta a osservare le leggi della
retta ragione, stabilisce una propensione, una disposizione che riguarda
la maggior parte degli uomini. La causa è il desiderio iniquo di un utile
presente. Iniquo fa riferimento alla mancanza di equità, principio in base
al quale gli interessi di entrambi le parti meritano uguale rispetto, iniquo
quindi quando il mio interesse personale è posto avanti rispetto
all’interesse altrui.
Il mio utile presente viene prima dell’interesse altrui che dovrebbe
essere tutelato dal patto. Viola il principio di reciprocità.
Però questo utile è presente, enfatizza che in questa dinamica fra azioni e
conseguenze, gioca un ruolo la dimensione temporale, il mio desiderio è
iniquo nella cui produzione gioca un ruolo fondamentale una prospettiva
di tipo temporale. Non è solo un utile generico.
L’utile presente è più forte dell’utile futuro.
60
6
[ politica niccolo’ falugiani ] 1
Ciò che è presente conta di più delle conseguenze future che discendono
da questo atto qui.
Non metto d’avanti l’utile ma l’utile presente, processo di sovra-
ordinazione del presente sul futuro.
Paragrafo 32 p.112 . gli uomini preferiscono i beni presenti a quelli
futuri. esiste un filo diretto tra la violazione presente degli obblighi e la
morte prematura. Come possono essere imprevisti le conseguenze
future.
Sono imprevisti nel caso specifico, no mancanza di previsione generale,
ma è la rappresentazione specifica, perché se affermiamo che c’è un
impossibilità dei mali futuri, implica che la punizione dello stato è
inefficace nel dissuadermi di commettere qualcosa di iniquo.
Quindi neanche la pensa dello stato è in grado di dissuadermi.
Cosa distingue la morte prematura dalla punizione dello stato. Non può
essere una diversità di grandezza, la distinzione non è tra una punizione
più grande e una più piccola. La punizione della legge di natura è
indeterminata, non si sa quando e come.
L’altro punto di differenza è legata all’esistenza di un bene presente,
sono spinto dal desiderio e non dalla paura della morte prematura, la
paura è efficace quando rappresenta il motivo dell’agire. È inefficace
quando è indeterminata. La paura raccoglie la sua massima inefficacia
quando è indeterminata e dovrebbe giocare contro un desiderio.
La paura per funzionare ha bisogno di alcune condizioni, non ha nessuna
efficacia, l’intero sistema di hobbes è la creazione delle condizioni di
efficacia della paura.
Paura passione che non possiede efficacia generalizzata:
paura come passione primaria e paura come passione inibente, ostacola
uno scopo.
Si ha un'altra distinzione, minaccia determinata e una minaccia
indeterminata.
Il rispetto delle leggi di natura, sarebbe affidato alla passione inibente
riferita a una minaccia indeterminata.
61
Il male futuro è incerto cioè non sappiamo dove quando e per mano di
chi.
La minaccia indeterminata comporta una rappresentazione erronea di
una possibilità, continuo con il mio comportamento erroneo anche se
comporta mali futuri.
Se ho la certezza che un evento comporta necessariamente l’esito, ma
non è certa la sua collocazione in termini di circostanze e modalità,
questa indeterminatezza favorisce un comportamento che dalla
rappresentazione del futuro possa prevedere un esito diverso.
La paura ha una finestra di efficacia molto limitata e è quella quando
agisce e quando è determinata; lo stato fa funzionare la passione
inibente perché la collega a una minaccia determinata.
Sono sempre possibili comportamento che deviano dalla razionalità, ma
il numero di persone inibite è compatibile con la conservazione
dell’ordine sociale.
Il numero di persone che non rispettano le regole è contenuto.
Il tema fondamentale è quello della certezza della pena, che dissuade
tutti quelli che non sono moderati a compiere atti che rendono incerta la
pace. La paura ci dice che dobbiamo fare i patti, ma poi ci comportiamo
diversamente, perché ciò che ci induce a fare i patti lascia il posto al
desiderio iniquo di un utile presente che non è bloccato da nessuna
passione.
Ulisse e le sirene, Adorno lo interpreta come il paradigma della
razionalità imperfetta, cioè Ulisse di fronte alla possibilità di ascoltare il
canto delle sirene, per garantirsi all’autoconservazione non passa dove ci
sono le sirene, non accede a tale piacere, invece Ulisse non rinuncia a tale
ascolto e quindi si fa legare all’albero della nave, si mette razionalmente
in una condizione sarà costretto a quel comportamento razionale che
non sarebbe in grado di controllare, si costringe a essere quello che in
quella situazione non potrà essere. Allora si mette nella condizione di
non farlo.
Quando sono nel pieno possesso delle facoltà razionali, quando perderò
tali facoltà mi costringo di essere costretto a un comportamento
razionale nel mio interesse che non seguirò quando dovrei seguirlo.
62
6
[ politica niccolo’ falugiani ] 3
La paura delle conseguenze negative di un proprio atto è la condizione
per avere un comportamento razionale.
Al fondo di tutta questa struttura consistente nel suo valore coercitivo,
elemento anti totalitario che è la totalità a servizio dell’individuo.
Il leviatano è mortale perché è costantemente esposto a lasciare il posto
alla guerra civile.
Per entrare nella condizione civile dobbiamo entrare consapevoli di
determinate cose che permettano la civiltà. Ma il passaggio alla
condizione civile non implica niente di tutto questo, per diventare civili
non devono migliorare il proprio standard morale, così come sono
possono già vivere in società, solo sottomettendosi alla razionalità, anche
se rimangono desideri e sentimenti legati alla condizione pre civile.
Il problema si ha quando il comportamento eversivo delle regole dello
stato non è legato al singolo ma a gruppi, associazioni, allora si ha un
contropotere, che non ha la forza dello stato ma ne intacca il
comportamento. Quando diventa disobbedienza organizzata la capacità
di reprimere si indebolisce, e chi ha sufficiente potere sviluppa un
aspettativa di piegare le regole nei propri interessi.
Hobbes insiste su una dimensione incoercibile e insindacabile
dell’individualità che è la coscienza, l’unica cosa che può pretendere lo
stato è l’obbedienza, ma sulle opinioni per cui si è obbedienti non può
intervenire.
p.123-125 imp.
Questi animali sono privi di ragione, e quindi senza linguaggio, non
possono fare i patti e non possono sottomettersi a un governo,
(caratteristica della politica è la sottomissione a uno stesso governo);
questi animali invece del governo hanno un desiderio e timore delle
stesse cose. Perseguono un fine comune senza che qualcuno li diriga.
I loro desideri sono convergenti e perseguono per consento lo stesso fine
comune che negli uomini si da soltanto nella forma di sottomissione a un
governo.
Le loro aggregazioni non sono stati.
63
Il loro governo non è atro che il consenso, cioè ognuno fa quello che
vuole, questo spontaneamente si incastra con quello che vogliono gli
altri.
La politica consente di vivere in modo uniforme e convergente nel
rispetto delle regole per esponenti di una specie che non è in grado di
farlo per natura. Il problema fondamentale è che gli individui sono
diversi e irrazionali.
Gli individui accedono a una politica che è riduzione della propria
autonomia individuale.
Gli esseri umani hanno molte volontà che tendono a molti diversi oggetti.
Gli uomini sono cosi differenti per 5 ragioni ( p.126). in primo luogo la
contesa per l’onore e la dignità.
Per una difesa stabile si necessita dei comportamenti organizzati,
sincronizzati e funzionali in modo programmato a uno stesso fine.
Il principale argomento a favore della tolleranza è che la diversità delle
opinioni religiosi non è una cosa necessaria per la pace.
La difesa del fatto che ci sono cose che si credevano necessarie, ma che
possono essere riconsegnate alla diversità individuale è il punto su cui si
baserà il liberalismo.
Cosa è necessario ala difesa lo decidiamo in base a una certa immagine
dell’uomo. Bisogna sottomettere la volontà a uno o a un consiglio, questa
è politica.
Bisogna operare una reductio ad unum.
P,127 paragrafi 6-7-8 mostra come gli individui iniziano a costruire lo
stato, le sue proprietà. La sovranità assoluta è la sua principale
caratteristica, assoluta viene da absolutus e vuol dire sciolto, libero da,
sovranità che non ha vincoli e impedimenti. Carattere indipendente dalle
forme di stato. Difensore della monarchia come migliora forma di stato,
ma ciò che rende lo stato capace di fare affare è la sua sovranità assoluta
che prescinde dalla forma di stato. Le forme di stato sono monarchia
democrazia e aristocrazia.
Nel capitolo VI p.129 si descrivono ulteriori caratteristiche che valgono
sia che a detenere la sovranità sia un uomo un consiglio o l’assemblea dei
cittadini.
64
6
[ politica niccolo’ falugiani ] 5
Nella nostra accezione democrazia è elezione di rappresentanti.
Per Hobbes la democrazia è democrazia diretta, la democrazia ateniese,
le decisioni fondamentali sono prese da tutti i cittadini.
La monarchia non è necessariamente monarchia per nascita, può essere
elettiva. Quella che chiamiamo democrazia rappresentativa è per Hobbes
un ibrido tra aristocrazia e democrazia.
Lo stato si crea attraverso la sottomissione della propria volontà nella
volontà d uno solo o di un consiglio.
Paragrafo 7 p.126 mostra le condizioni del patto, ciascun altro non
resiste alla volontà di quell’uomo o di quel consiglio.
Patto tra di noi, noi ci accordiamo di attribuire a qualcun altro il potere
di governarci, ma il sovrano non è parte contraente del contratto, e la
volontà di sottomissione l’attribuiscono al sovrano (che è fuori dal
patto), si ha il trasferimento e serve il patto a garantire la reciprocità
degli impegni e la loro perfetta sincronia.
Tutti si devono impegnare a fare ciò che è stabilito nel patto, ma tutti nei
confronti del sovrano.
Il sovrano non sottostà alla volontà di coloro che l’hanno eletto, però
sottostà alla legge di natura della gratitudine per cui non si procura
danno a chi è stato benevolo nei suoi confronti. Il sovrano ha l’obbligo di
non indurre chi gli ha donato la sovranità abbia a pentirsi di questa
scelta. Chi decide se il sovrano pecca di ingratitudine?
L’unica autorità che sta sopra il sovrano è Dio, il sovrano non risponde
alla violazione agli individui ma risponde a dio, non ha limiti che possono
essere invocati e resi effettivi da coloro su cui il potere sovrano si
esercita.
il sovrano crea il popolo, prima si ha una moltitudine dispersa di
individui.
Ogni disobbedienza è illegittima perché andiamo contro chi abbiamo
scelto di rappresentare la nostra volontà. Quando la maggioranza però si
ribella allora il sovrano perde la sua legittimità in quanto la maggior
parte degli individui non lo riconoscono più come autorità.
Comunque se un sovrano è pazzo è meglio rispetto alla guerra civile.
65
Perché la guerra civile è il peggior grado, si distruggono tutti i vantaggi
della società.
La sovranità è una funzione, come tutte le funzioni fa sentire i suoi effetti
a prescindere dalle persone entro certi limiti, e questa funzione anche se
esercitata al suo peggio è sempre meglio rispetto alla guerra civile.
Sovranità assoluta cioè vincolata al rispetto dei diritti, nemmeno
vincolata alle precedenti deliberazioni del sovrano, cioè non vincolata
alla legalità (alle leggi), quello di Hobbes non è uno stato di diritto.
Si hanno due strumenti che limitano il sovrano, le leggi e il sovrano.
Le costituzioni non sono uno strumento perfetto, sono sempre strumenti
autoimposti, strumenti di autolimitazione del potere sovrano. Il diritto è
sempre il risultato di una presa di posizione che non è interamente
desumibile dall’ordinamento, ma che l’ordinamento lo fonda.
Il patto è quello che trasforma la moltitudine in popolo, non c’è popolo
senza sovrano che produce proprio il popolo.
Perfetta coincidenza dei due, impegno a una osservanza di quello che
pone il sovrano in maniera incondizionata.
Con il patto noi ci impegniamo a non resistere al sovrano e diamo la
nostra obbedienza alla sua volontà, gli offriamo gli strumenti per punire
la disobbedienza. Produciamo attraverso l’artificio le condizioni di
effettività del patto.
Non esiste una motivazione ideale all’obbedienza.
La forza dello stato si basa sul fatto che ti può minacciare di un danno
che è superiore al vantaggio che puoi ottenere non rispettando le regole.
Questo dispositivo non funziona se a motivare la disobbedienza si ha la
ricerca a un bene che eccede di gran lunga il bene e i danni materiali che
lo stato può fare. Se si ha per esempio l’aspirazione alla vita eterna il
meccanismo dello stato si inceppa.
Lo stato di fronte a comportamenti che perseguono un fine che vale più
della vita, sicuramente niente di coercitivo, trovare una soluzione alla
guerra civile, si dovrà seguire un percorso diverso da quello seguito fin
ora. Strumenti che non dovranno contare sull’effetto della coercizione.
Come si costringono all’obbedienza coloro che hanno una motivazione di
tipo religioso?
66
6
[ politica niccolo’ falugiani ] 7
Pluralismo delle credenze.
Le credenze religiose sono accomunate dal fatto che prospettano un
bene ultraterreno incomparabile con quello terreno, li si ha il summum
bonum. In questa prospettiva la vita non è il sommo dei beni, non è
neanche la condizione necessaria per accedere alla vita ultra terrena.
In questo caso si analizza la prospettiva religiosa cristiana, in quanto è il
cristianesimo l’orizzonte, nel 600 le principali guerre sono tra cristiani,
non tra cristiani e musulmani.
Non si ha legame oggettivo tra mezzi e fini, se si ha una credenza ultra
terrena non si ha opposizioni oggettive che lo pongano in una
dimensione coercitiva.
Hobbes ora studia la Bibbia.
Il problema è che non esiste una verità argomentabile o oggettiva, una
verità condivisa intersoggettivamente, ci troviamo di fronte a un
pluralismo che non può essere deciso.
Per risolvere le controversie si può argomentare a partire da qualcosa
che è una credenza condivisa.
Cosa hanno in comune tutti gli individui in questione, la fede in un testo
sacro, fondamento comune di credenze diverse.
L’obbedienza ai titolari del potere politico è la suprema virtù del
cristiano.
Sovranità o podestà suprema sono la stessa cosa, è la proprietà dello
stato, la caratteristica che lo definisce. Esiste un potere che detiene il
potere più alto e il potere dello stato non riconosce un potere al di sopra
di se stesso. La sovranità indica che il potere che lo stato possiede non ha
concorrenti e nessuno al di sopra di sé.
Fede obbedienza.
Hobbes difende un idea del cuis regio eius religio, pace di agusta,
opposto della tolleranza, il sovrano sceglie il culto e la sua scelta si
applica a tutto il territorio dello stato, stessa religione e quella del
sovrano.
67
Si schiera a favore di questa visione perché è un problema che le opinioni
religiose non sono solo opinioni, ci sono degli effetti pratici sulla
condotta degli individui, aderire a una confessione religiosa implica
essere propensi e spinti a comportamenti differenti.
L’altro problema è la circolazione del potere, i culti sono dei contesti
sociali all’interno dei quali si accumula potere, prestigio attribuito a
figure capaci di azioni significative.
Le pratiche religiose hanno ricadute per quanto riguarda il potere e delle
conseguenze sociali. Non possiamo esimere dal controllare un arena
religiosa in cui si scontrano pretese religiose che producono potere che
può essere speso in un contesto extra-religioso.
La soluzione può essere imporre un unico culto in cui il capo politico è
anche quello religioso ( chiesa anglicana).
Hobbes non è un teorico della tolleranza, ma pone sistemi che agevolano
la tolleranza. Il problema è come i cittadini tollerano la decisione del
sovrano a partire dal fatto che si impone un culto unico.
Il problema è a quali condizioni si può produrre obbedienza a qualcosa
in cui non si crede. Come si realizza l’indifferenza rispetto a qualcosa in
cui non si crede.
Il cuius regio risponde alla domanda cosa è necessario alla salvezza,
partendo dal fatto che siamo tutti cristiani come si può ottenere tale
salvezza e essere obbedienti al sovrano, bisogna allora chiarire cosa è
necessario alla salvezza, a partire dal testo condiviso da tutti i cristiani
cioè la bibbia.
Ciò che conta è ciò che è prescritto da un testo, che è ciò che ci accomuna,
ne diamo interpretazioni diverse ma sempre di quel testo.
L’obbedienza al sovrano è la suprema virtù religiosa. Per argomentare
questa opinione bisogna
-ricostruire la vicenda del regno particolare di dio
- ricostruire la missione di cristo
- la condizione degli attuali stati cristiani
l’obbedienza è tutto ciò che è necessario alla salvezza, la gran parte.
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6
[ politica niccolo’ falugiani ] 9
È una lettura dei testi sacri per dimostrare una certa prospettiva del
cristianesimo è legata agli obblighi civili.
Esperienza che veicola l’appello alla nostra coscienza più profonda.
Ci fa valutare se un comando politico è conforme ai nostri valori.
La prospettiva di Hobbes è che i fedeli non devono usare la coscienza
religiosa come fondamento per decidere cosa è giusto, ma il fondamento
che mostra la via di obbedienza della prospettiva delineata dai sovrani.
Obbedienza cristiana.
Il fondamento testuale su cui gli autori hanno difeso l’idea di del
cristianesimo si sono fondati, è l’epistola ai romani scritta da Paolo di
Tarso.
Sottomettersi per ragione di coscienza, obbedienza necessaria, obbedire
percepito come un dovere, obbedienza sulla base di una credenza della
legittimità dell’ordinamento.
Obbedire per coscienza vuol dire rispettare i comandi del sovrano in
quanto ci è chiesto dalle leggi di natura, per coscienza non individua un
altro livello delle ragioni dell’obbedienza ma un suo differente
paradigma temporale, è un ragionamento razionale per cui l’obbedienza
sarebbe nel mio interesse. Calcolo di interesse trasferito su un piano
temporale più esteso rispetto al rapporto reato-punizione.
Differente capacità di far pesare il futuro nelle deliberazioni differenti.
se si obbedisse per coscienza sarebbe possibile la civitas in maniera
spontanea.
L’impossibilità di una costanze obbedienza è in via teorica esclusa a
priori dal peccato originale. Dalla caduta l’obbedienza per coscienza
perfetta è impossibilitata.
Se l’obbedienza potesse essere perfetta la salvezza sarebbe un diritto.
L’opposto di diritto è il privilegio. Ciò che esprime quello che viene dato
senza che tu possa pretenderlo, è la grazia che può essere un dono
incondizionato o condizionato.
Se è incondizionata è la grazia in senso generico, se condizionata la
condizione è la fede. L’imperfezione della nostra obbedienza verrà
perdonata per grazia dio accetterà tutta l’obbedienza possibile e verrà
presa come sufficiente se verrà accompagnata dalla fede.
69
Per essere accolti nel regno dei cieli si necessita della fede più
l’obbedienza.
È necessaria l’obbedienza ma non è sufficiente, adeguata a produrre la
nostra giustificazione.
L’obbedienza è intesa non come generica rispetto alle autorità ma
declinata come obbedienza ai legittimi sovrani .
Sono necessari quei tre passaggi ( ricostruire…) che si basano sulla
distinzione tra azioni e opinioni. L’idea è che i sovrani controllano e
regolano le azioni, ma perché le opinioni non possono essere regolate
perché non seguono la logica della coercizione e non possono conoscere
le opinioni dei singoli individui.
Cosa prescrive Dio a chi crede in lui. Il rapporto tra fede e obbedienza
deve essere argomentato a partire dal fatto che c’è stata una storia che
coinvolge il nuovo e l’antico testamento. Ci sono due tipi di regno di Dio,
regno naturale (sono le leggi di natura) e quello particolare (sono gli
ebrei), questo patto è stato inaugurato da abramo isacco giacobbe e
mosè. Nel regno particolare di Dio, non fornisce solo le leggi di natura ma
detta e comunica tramite i profeti le proprie leggi particolari, leggi
positive. Stabilisce delle leggi positive, come farebbe un parlamento. Dio
è il nostro legislatore positivo nel regno particolare, in cambio ottengono
la terra promessa.
Chiede obbedienza dio a leggi specifiche.
Comandi rivolti a un popolo specifico a un periodo specifico.
Poi dopo dio non ha più comunicato a nessun sovrano. Cristo però non è
venuto a rinnovare il regno iniziato da Abramo e via..
Dio ha proposto agli ebrei di rinnovare il patto antico solo che gli ebrei
non hanno riconosciuto il vero messia. Cristo è venuto a ripristinare il
regno particolare di dio sugli ebrei, ma i destinatari di questa proposta
l’hanno rifiutato, allora la sua missione è stata riconvertita in annuncio
universalistico di un regno che verrà.
Giovanni 18,36 viene chiarito.
Cristo ha trasformato la sua missione universalistica ma non ha istituito
azioni specifiche da compiere per essere ammessi al regno degli dei ma
ha detto di farsi dettare le azioni dai legittimi sovrani.
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7
[ politica niccolo’ falugiani ] 1
Cristo non è venuto a comandare ma a insegnare ci propone una
persuasione a determinate opinioni. Il piano del controllo sulle azioni
viene devoluto ai sovrani che decidono sulle azioni.
C’è stato un periodo che dio lo faceva, ma lo faceva su un popolo
particolare. L’obbedienza per coscienza è quella che ci è chiesta dalle
leggi di natura.
Cristo ha offerto un opportunità di redenzione in un regno ultra terreno.
Il nesso fede obbedienza è il contenuto della missione di cristo, annuncia
un regno perfetto in cui si spontaneamente adotta le condotte necessarie
alla pace.
Se noi siamo tutti cristiani, e deriviamo la nostra fede dalla bibbia,
attraverso la rilettura della bibbia sotto questa prospettiva dobbiamo
avere un obbligo nel rispettare ciò che è imposto dai sovrani.
L’obbedienza è assoluta in quanto cristo non ha chiesto niente difforme
rispetto ai sovrani.
Definizione dei contenuti dell’obbedienza.
Tranne una piccola parentesi fra Abramo e Isacco in cui dio è stato
sovrano legittimo di un regno particolare.
La chiesa rivendica una forma di potestas indirecta in base alla quale
comandare i sovrani degli stati. La chiesa impone un autorità sui sovrani
cristiani, riproponeva una relazione tra dio e i cristiani simile a quello del
regno particolare.
Cristo dopo che gli ebrei lo hanno rifiutato, è l’ennesima vicenda del
problema del rapporto tra dio e il suo popolo, prende atto che il regno
perfetto di dio nel mondo materiale è impossibile. Quindi annuncia il
mondo ultra terreno. Il regno che propone essendo perfetto si
concrettizerà dopo il giudizio universale.
Nel regno dei cieli potranno entrare potenzialmente tutti, coloro che
obbediranno ai legittimi sovrani per coscienza ( paura di cadere nella
guerra di tutti contro tutti).
L’obbedienza comunque è imperfetta a causa del peccato originale.
Lo scarto fra l’obbedienza possibile e l’obbedienza necessaria, si mette a
colmare questo scarto la fede (grazia) in cristo. La vicenda consiste nel
dimostrare che dal punto di vista religioso l’obbedienza ai sovrani è il
71
massimo obbiettivo religioso e senza l’obbedienza non si accede al
mondo ultra terreno.
La storia dell’umanità ha nella figura di cristo una cesura radicale.
Al rapporto con la trascendenza ci pensa la chiesa dopo la crocifissione
di cristo, in quanto non si possono avere più profeti.
Neutralizzazione coscienza individuale come fonte di deliberazione della
scelta dell’azione. Nello stato abbiamo un eteronomia. Non c’è spazio per
la disobbedienza religiosalmente motivata. Il cristiano rinuncia alla
coscienza perché l’obbedienza è esteriore.
L’obbedienza è solo esteriore, in quanto non si può controllare l’effetto di
questa obbedienza.
Bisogna obbedire ai sovrani e credere in cristo.
Il culto è la celebrazione pubblica della credenza in dio e insegnamento
di alcuni culti, la professione di fede è un’azione che si può fare e si deve
fare anche se non si crede perché è obbedienza.
Le credenze si contagiano anche in funzione delle azioni. E poi si
necessita di un'unica religione. Il mio fardello è leggero, cristo ha chiesto
la fede ma questa non è costituita dalle argomentazioni con cui i teologi
l’hanno resa una cosa impossibile da sopportare, fede semplice e
confessionalmente indifferente, è il minimo comune denominatore che
condividono tutte le fedi.
L’unico articolo di fede è Gesù è cristo, cioè l’unico fatto che porta alla
salvezza è che la fede sia semplice, la fede in un annuncio.
la fede deve essere un nucleo semplice. Si salavano coloro che hanno
obbedito e i hanno una fede semplice.
Il culto che impone il sovrano non diventa un nucleo originario, il
sovrano sceglie una concreta denominazione, ma quella che impone ai
cittadini è una denominazione particolare e anche chi ha una religione
diversa internamente può obbedire per raggiungere la salvezza.
Questo consente una tolleranza. Si ha l’indifferenza, il sovrano può
decidere qualunque cosa purché sia rispettosa di questo nucleo semplice
del cristianesimo.
Nella religione si acquisisce potere.
La fede nasce dall’incapacità di controllare le ragioni della sorte. Ma una
colta costruito questo sistema di credenze si hanno degli effetti. Le
72
7
[ politica niccolo’ falugiani ] 3
credenze modificano la natura umana. La religione è il sistema di
credenze che nasce dalle passioni umane ma a sua volta amplia questa
gamma. Se il sovrano è cristiano si obbedisce per coscienza.
Se i sovrano non è cristiano si ha la licenza di namam. Comandante
esercito siriano in guerra con l’alleanza delle dodici tribu di israele e
viene catturato, e si converte all’ebraismo. Finita la guerra si ha lo
scambio dei prigionieri. Naman si trova nella situazione di decidere se
obbedire alla coscienza o al sovrano, va dal profeta il quale li concede la
licenza di Naman, la libertà di manifestare esteriormente il culto non
vero, a condizione di salvaguardare internamente la propria fede.
Appunti new
Etica intenzione ha la propensione a trasformarsi nella rivoluzione
ultima.
Vuole dare all’etica dell’intenzione una quadratura legata ai fini e ai
mezzi, perché per la sua capacità di trasformarsi in qualcos’altro si ha
una libertà sui mezzi.
P112. Mostra che non è possibile mettere in relazione le due etiche.
Riaffermazione problematica dell’inconciliabilità delle due etiche.
Oppure decretare eticamente quale fine decreta un mezzo quando si fa
una concessione a questo principio; etica della responsabilità non ha un
criterio immanente asl proprio interno quale fine determina la
giustificazione di un mezzo. Il rapporto tra mezzi e fini è un rapporto non
definibile in modo etico in modo rigido determinato e fisso. Quale fine
giustifica un determinato mezzo. Tutto dipende dal valore del fine, che
non è oggettivo ne consegue che chi ragiona nei termini del fatto che un
fine giustifica il mezzo si trova o nella situazione di sovrastimare il fine,
(che può essere positivo- bolscevichi e spartachisti-, o negativo come
evitare un male, ridurre un danno). Ma quando si è aperta la strada che il
mezzo è giustificato dal fine non si ha una regolazione interna che limiti i
mezzi.
73
Essendo una comparazione fra i mezzi il fine e gli effetti collaterali, l’etica
della resp. Dipende da delle variabili che non sono oggetto di
determinazione e regolazione. Galassia fatta di valutazione e idea che
non esista un metro oggettivo per misurare queste variabili in un
contesto in cui il consequenzialismo non è utilitaristico.
Non possiede l’idea dell’utilità del maggior numero come criterio
doveroso. Accetta la pluralità dei valori.
L’etica della resp, lascia una porta aperta all’utilizzo anche del peggiore
dei mezzi. L’etica della respo, può dire che un determinato mezzo può
essere non adeguato a un fine, ma non potrà mai dire che un mezzo non
potrà andare bene per nessun fine. È l’etica del contesto.
Etica disposta a fare tutto ciò che è necessario fare, in base
all’importanza del fine.
L’etica della responsabilità ha questo problema.
L’etica dell’intenzione ha il problema della violenza se essa è coerente,
ma se non è coerente si auto-contraddice. Il punto di arrivo del piano
esplicito è che l’etica dell’int. Deve rifiutare la violenza e quindi o si fa
come Gesu e francesco e i monachi mendicanti che rimangono estranei
all’ambito politico, (p.117) poiché essa concerne la violenza.
Ricordo che gli auditori erano pacifisti, e ora sono rivoluzionari. Questo
percorso compiuto da Weber per spiegare le proprie posizioni è
semplice lineare e anche critico.
Se si vuole fare politica ci si allontana dall’acosmismo.
Ci sono i demoni p.117 sono plurali e rimanda al politeismo dei valori.
Diavolo legato alla religione monoteistica, presenza del male nell’azione
politica.
Esplicitazione di quali sono i limiti delle posizioni etiche.
Etica intenzione non va d’accordo con il mondo (piano implicito),
disponibile a trasformarsi in qualcos’altro, e si colloca fuori dal mondo.
Etica responsabilità troppo flessibile e adattiva.
P112
Foerster sostiene che il mondo è un luogo razionale, per Weber no.
74
7
[ politica niccolo’ falugiani ] 5
Se così fosse il problema non si avrebbe perché l’etica dell’intenzione
produrrebbe solo bene e l’etica della responsabilità cesserebbe di
esistere perché avremmo solo mezzi buoni per fini buoni.
Weber divide il fenomeno religioso nel gruppo delle religioni di
redenzione (religioni mondiali, quelle che hanno molti fedeli) e il
confucianesimo (non è una religione di redenzione) e solo in parte il
tausimo, perché gli mancano le caratteristiche che fondano la redenzione
non ha una teoria del male radicale o della natura umana in senso
negativo. Il confucianesimo non crede nell’irrazionalismo etico del
mondo.
Problema della teodicea, (uso deleterio dell’etica, sovrapposizione fra
andamento fattuale del mondo e qualificazione etica del mondo),
introdotto come il problema che se non ci fosse l’irrazionalismo del
mondo non ci sarebbe stato bisogno della teodicea; il problema è che le
cose non stanno in questi termini. Il problema della teodicea presuppone
l’irrazionalismo etico del mondo. Gli effetti che l’irrazionalismo produce
sono il dolore immeritato, ingiustizia impunita (sia terrena che divina) e
stupidità incorreggibile, tema della differente qualificazione di qualità
personali, è un problema perché contraddice ogni distribuzione corretta
di talenti. È la versione individualistica del problema della lotteria
naturale, il destino individuale è radicato anche sul fatto delle qualità
personale delle persone. Prospettiva sollevata contro coloro che
sostengono la giustizia e la bontà di dio.
Interroga idea intuitiva di giustizia, radicale disuguaglianza nella
produzione della felicità in questo mondo.
Le religioni di redenzione hanno spostano il problema a una prospettiva
ultraterrena. In più si ha varie forme di teodicea, zoroastrismo mondo
come conflitto tra bene e male; calvinismo, predestinazione alla grazia,
distribuzione disuguale ma anche l’accesso all’al di là; induismo,
reincarnazione.
Ritorna sul tema della violenza. p.113
Maturo non in senso anagrafico ma la consapevolezza della complessità
delle cose. Uno che è maturo si deve comportare in maniera virile e non
da donnicciuole.
75
Si ha un politeismo dei valori (p.113), ordini di vita-> ordinamenti, cioè
l’economia la politica, l’estetica… ci sono ambiti di vita che sono
strutturati da una sorta di logica interna, e questa ha una sua pretesa di
esclusività; riformulazione di una acquisizione nietzsche.
L’estetica e la bontà religiosa sono diverse, ma in un campo il fatto di non
essere bello o buono è fonte di bellezza, ci sono anche i belli cattivi, lo
dice nietzsche, e una cosa può essere vero senza essere ne bello ne sacro
ne buono. Prima o poi tutti i filosofi passano si trovano le cose anche
quando sono pessime.
LEGGI INTRODUZIONE POLITICA COME PROFESSIONE
Pluralismo degli ordinamenti e all’interno di alcuni ordinamenti si ha un
pluralismo di valori. Esempio valori cultura francese e tedesca, non
posso decidere scientificamente. \il valore non si dimostra ma
argomenta.
Politeismo dei valori, ordinamenti di vita-pluralismo dei valori (si colloca
nel singolo ordinamento di vitaestetica, politica, economia, erotica,
etica, conoscenza, sport.)
Pluralismo di valori ha che fare con l’etica;
Il politeismo è la pluralità dei giudizi di valore sulla realtà, es se è
superiore la cultura francese su quella tedesca, ha che fare con il
relativismo, idea che il valore e le proprie scelte hanno qualcosa di
relativo, soggettivo, non dimostrabile le scelte di valore e ultime.
Non esiste un modo oggettivo che possa dire se le scelte siano corrette o
no, giudizi che riguardano il posizionamento rispetto ai valori che non
sono dimostrabili ma argomentabili. La non fondabilità non equivale al
fatto che non si possono usare argomenti.
Relativismo come ognuno ha le sue idee di valore, ma sono diverse e
motivate da argomenti diversi. Il relativismo comporta l’indifferenza, se
tutto è relativo posso fare qualcosa in maniera indifferente, una scelta
vale l’altra, idea di transitare da una scelta all’altra. Sostanziale
equivalenza di valore. Relativismo spesso come distacco e distanza, si
può fare una cosa ma se ne possono fare anche altre e ogni scelta è
legittima. Weber la pensa diversa.
76
7
[ politica niccolo’ falugiani ] 7
Idea che il relativismo non implica l’indifferenza, ma impone la
decisione, la scelta univoca di uno dei valori in campo sulla base di
un’attitudine che enfatizza il conflitto di queste diverse alternative che
non è l’esito normale del relativismo (associato a un idea di tolleranza),
non per weber che ritiene che il relativismo sia l’idea che esiste un
conflitto insuperabile tra i diversi valori (economia politica…) fare una
cosa implica un conflitto rispetto ad altri aspetti della vita.
Politeismo conflittuale, non si può fare una cosa e l’altra, solo una.
Questa orizzontale dei diversi eh dei diversi individui delle diverse scelte
delle diverse posizioni e collocazioni della vita individuale EE della
propria esistenza nel mondo è quello di weber e il politeismo dell'o i
diversi ordinamenti richiedono una scelta tra alternative
tendenzialmente inconciliabili. Politeismo conflittuale.
Che cosa decide se il pluralismo o il politeismo viene declinato nella
misura e nella logica dell’E/O, due modi di rapportarsi al pluralismo.
Per weber si può o fare una o l’altra, non entrambe, dedizione
monodimensionale, dedizione a un dio e costitutiva della personalità.
Politeismo di weber idea che qualcosa può essere vera senza essere ne
vera ne buona. Idea che la modernità ha sviluppato una difficoltà tale che
un adempimento soddisfacente può avvenire in una dedizione totale
(argomento anti-faustiano).
Afferma che l’idea di lotta c’è sempre stata.
L’o comporta una diminuzione della libertà, mentre l’e la contempla.
Concentrarsi solo una cosa e porta l’eccellenza è un’idea che non è
sempre vera, indica che riguarda il merito e non la grazia, il merito è
legata all’allenamento mentre la grazia è dato dalla nascita.
La vocazione deve essere monotematica perché emerge il tema della
coerenza, i valori non sono in conflitto di per sé ma sono in conflitto tra
di loro nel momento in cui li scopriamo a fondo, e scopriamo che tra di
loro sono inconciliabili.
Non si possono fare molte cose perché nel momento in cui le scopriamo
a fondo notiamo che esse nel profondo sono inconciliabili.
77
Processo di sublimazione, la specificità e la definizione diventa
importante da diventare esclusiva rispetto ad altre pratiche, più ci
sublimiamo più diventa facile la convivenza.
Il relativismo rimane, ma è un relativismo che comporta una
conflittualità con le altre posizioni, diventa sempre più importante il tipo
di valore che l’azione incarna. Il pluralismo può essere vissuto in
maniere molto diverse, ma il conflitto è centrale a condizione che ci sia
un processo di sublimazione.
Politeismo è un modo di interpretare il pluralismo e le diversità in cui
l’elemento di conflitto è centrale.
Logica dell’e comporta la frantumazione della personalità e il fatto di far
scorrere la vita come un evento naturale. Si ha una mancanza di scelta,
dove la scelta è la ricerca di un senso, un valore che è al di là di se stesso.
La consapevolezza che quello che conta è il senso che si attribuisce a
quello che si fa si chiama sublimazione.
Weber da per scontato che il politeismo sia polimogeno, non sei te che
scegli dio ma è il dio a scegliere, perché quando si sceglie cerchiamo di
tenere insieme tutto e non dedicarsi solo a uno. Il politeismo è una
postura soggettiva, idea in parte di descrizione del mondo in parte è di
fatto un’indicazione normativa da seguire (secondo la parte dell’o).
Il ragionamento di etica e politica è posizionato sul politeismo,
eterogenesi dei fini e l’irrazionalismo etico del mondo, ci sarebbe un
quarto elemento che riguarda l’unicità del mondo. Sono aspetti che non
possono essere ne smentiti ne giustificati scientificamente, ma possono
essere solo argomentati. Sono quelle verità che prescindono da
un’analisi empirica perché sono affermazioni su stati di cose che
trascendono l’esperienza possibile.
Ciò che si può fare è esplicitarle, chiarire, esibire le proprie assunzioni
tecnicamente metafisiche per rendere noi consapevoli delle credenze.
Modo di avere consapevolezza delle proprie premesse e credenze che
non sono arbitrarie, ma argomentate sulla base di analisi argomenti…
Producono la consapevolezza dell’universo nel quale ci si muove così da
non rimanere meravigliati o sorpresi. Porta a una maggiore
autoconsapevolezza dell’attore politico, alla impossibilità di essere
sorpresi dalla contingenza.
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[ politica niccolo’ falugiani ] 9
Ritorna il piano esplicito della enunciazione fra etica int e resp. ;
il macchiavellismo p.114 indica
le etiche religiose hanno avuti rapporti stabili e strutturali con la
violenza, questa antitesi cosi radicale non si dà quindi, tra religione e
violenza non è la costante, il punto è che Weber insiste sull’idea di
coerenza, la giustificazione di una differenziazione del rapporto dell’etica
con la violenza dipende anche dall’immagine religiosa del mondo
(weltbld).
Diverse religioni creano rapporto diversi, non omogenei tra di
loro con la violenza. La coerenza indica uniformità dell’applicazione del
principio e del valore, ma si può intendere anche che essa si misura
sull’omogeneità indifferenziata del comportamento ma con le assunzioni
metafisiche delle credenze religiose. Per calvino l’esercizio della
violenza, individuate in maniera precisa, è l’esercizio del dominio sulla
natura come ha regolato dio.
La coerenza nell’uso con la violenza si deve misurare in funzione degli
assunti metafisici di partenza, se serve a redimere o no, per es.
Il politeismo è la cornice metafisica nella quale si manifesterà la sua
proposta.
Il politeismo è la condizione di un’epoca, prima di Nietzsche era un tipo
di condizione dalla quale la filosofia pensava di poter uscire.
L’etica della int È coerente rispetto al valore dell’azione.
Coerente diventa la singola azione che trattiene con il contesto delle
credenze.
Il tema della coerenza è fondamentale perché viene usata contro l’etica
dell’intenzione e del Pan moralismo, qui weber propone una cosa
incoerente rispetto al pan moralismo ma coerente con la sua prospettiva
del mondo.
Forma di realismo (forma colloquiale, accettazione del mondo) e un
tasso di rifiuto del mondo. Grande inquisitore riguardano due posture
che hanno come riferimento l’amore del prossimo ma lo declinano in
maniera opposta.
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Come si sceglie fra le due etiche, o quali sono le ragioni per cui se ne
sceglie una o l’altra, le ragioni non stanno nei modelli normativi,
possibile argomentazione a partire dalla cornice del mondo dentro la
quale uno si trova, quelle cose inconoscibili senza le quali non possiamo
andare avanti. Siamo costrutti di relazione tra fatti e interpretazioni.
La realtà non è un dato, ma insieme composito di evidenze empiriche, id
cui stabiliamo un piano di oggettività condivisa, e però anche un resto di
cose.
A p.118-119 utilizza un modo di descrizione poco chiara.
Proposta complementarità delle due etiche. Poi si ha una critica polemica
contro gli auditori. Poi conclude con un manifesto teorico di una
posizione che cerca di unire realismo e critica.
Ritorna il problema tra la violenza ed etica int.
p.118 capitano eventi che non devono capitare, ma che per chi agisce
secondo etica int, rimane meravigliato e spiazzato, si ha sempre
un’eterogenesi dei fini, ed è accentuato quando l’azione è indifferente
rispetto alle conseguenze. Postura etica che produce effetti di segno
contrario. Il politico di professione aspira alla consapevolezza di quello
che esce da quello che fa, essere realisti vuol dire essere consapevoli di
quello che nella realtà si produce dal nostro agire nonostante sia
qualcosa che non ci piace. Ciò che weber afferma è che si può pure
puntare all’impossibile ma di non meravigliarsi se non si ottiene.
Obbiettivo di non essere sorpresi dalla realtà, bisogna essere consapevoli
delle scelte che si fanno.
Il diavolo non è nato ieri, e l’immaturità non deriva dall’età, la maturità
consiste nella consapevolezza della complessità delle cose, e degli esiti
tendenzialmente paradossali delle azioni, quindi non essere sprovveduti.
L’idea è che si possono fare cose che portano anche alla sconfitta, perché
si producono effetti. Il diavolo non è nato ieri indica che le cose sono
complicate. Questo discorso vale per tutti, non solo i politici, perché
politica è anche influenzare il funzionamento del potere.
Debba come dovere morale di posizionarsi da una parte o dall’altra,
quale etica utilizzare. Ora compare l’ipotesi che si possono utilizzare
entrambi. Non esiste però un fondamento quindi non argomentazione
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[ politica niccolo’ falugiani ] 1
conclusiva e definita, la possibilità di avere una argomentazione che
abbia uno statuto di conclusività, e qui si ha la fede.
Afferma che si può dire solo una cosa, continua la critica del carnevale
delle rivoluzioni, sterile agitazione; non io ma il mondo è stupido
(ripresa la prospettiva che è colpa di chi ha creato il mondo e non
dell’uomo, quindi etica intenzione), ma afferma che bisogna interrogarsi
sulla sostanza interiore che sta dietro a questa etica; la sostanza
interiore a chi si riferisce si chiede weber, se sia un santo o un
incoerente, secondo weber la maggior parte sono spacconi, che si
inebriano di sensazioni romantiche, cioè agitazioni sterili.
Sembra che abbia concluso con l’etica dell’intenzione. Ma non è così.
Suscita un enorme impressione a un uomo maturo, che prende la parte
dell’etica della responsabilità e cita la frase con cui si conclude il discorso
storico di Lutero alla dieta di Worms convocata dai principi tedeschi per
convincere Lutero a ritrattare, ma risponde “non posso fare altrimenti, di
qui non mi muovo”. L’atteggiamento prevalente è l’etica della
responsabilità. E il non poter fare diversamente si trova nell’etica
dell’intenzione.
Pertanto, l’etica dell’int e della resp non sono due poli opposti ma due
elementi che si completano a vicenda e che soltanto insieme creano
l’uomo autentico che ha la vocazione per la politica p119.
-Completamento reciproco indica che non sono utilizzate in maniera
uguale, perché il campo è l’etica della responsabilità, quindi non sono
paritarie, si ha una postura etico responsabile. Non viene precisato
quanto deve valere l’etica dell’intenzione, non deve mancare, che fa una
prestazione specifica cioè che determinate azioni non si devono fare, ci
sono azioni che non si possono fare mai.
(Verso queste pagine non si fa riferimento alla violenza, ma l’etica
dell’intenzione viene declinata negativamente in generale)
La politica non può consistere nel fare tutto ciò che si deve fare, richiede
che venga fatto per arrivare a certi fini anche se il fine è migliore dei
mezzi. Certe cose non si possono fare a prescindere. Presa di distanza
dalla logica del mondo, rifiuto totale di determinate azioni a prescindere.
Rifiuto di piegare la propria coscienza rispetto agli effetti (Lutero).
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Ci sono dei mezzi che hanno la capacità di sovrascrivere i fini, certi mezzi
hanno una qualità etica talmente negativa che non possono essere
redenti da nessun fine. Ci deve essere un punto in cui ci sia intransigenza
etica che non può essere tolta o superata, se viene tolta si diventa come
“loro” perdi la tua qualificazione etica. L’etica deve mantenere la capacità
di trasformarsi il mondo ma non deve mai essere totalmente assorbita
nel mondo. L’etica non può risolversi nel fare tutto ciò che è necessario
per fare il mondo un posto migliore, perché deve avere un tasso di rifiuto
del mondo che non mai può venire meno.
Realismo, presa d’atto che l’orientamento principale dell’attività politica
sia quello di trasformare il mondo e non poter essere indifferente agli
effetti dell’azione. E idea che il realismo non sia tutta la logica o la verità,
riaffermazione di una trascendenza dell’azione politica legata a un’etica
attua una distanza dal mondo (rifiuto del mondo) che è più accentuata
dell’etica della responsabilità.
Non essere fuori dal mondo ma allo stesso tempo ma non può essere
completamente assorbita o omogenea alla logica de mondo.
“essere nel mondo ma non del mondo” paolo di tarso, usata da weber per
descrivere i puritani.
l’ascesi intra mondana, ascesi= esercizio, ( i monasteri facevano un’ascesi
extra mondana, fuori dal mondo) la tesi di weber è che il
protestantesimo ascetico, di matrice calvinista, trasferiscono l’ascesi dai
monasteri al mondo, ognuno diventa un monaco che ha il uso monastero
nel mondo. I valori in base ai quali agiscono non sono dl mondo, si
riferisce agli imprenditori puritani che sono preoccupati della salvezza
della loro anima ma per ottenere la conferma che sono della schiera degli
eletti fanno azioni che sviluppano il capitalismo, forma di eterogenesi dei
fini, perché hanno fondato l’economia capitalista moderna.
È il binomio nel mondo e fuori dal mondo che ci interessa, azioni che
sono estranee alla prospettiva mondana, ricercavano la loro conferma di
appartenere agli eletti ma così facendo hanno realizzato il capitalismo;
hanno agito in maniera etico intenzionale.
Non possiamo solo essere nel mondo né esserne estranei.
Questo realismo non è realismo politico, è un tipo di atteggiamento nella
quale coesistono una realistica valutazione degli effetti e un giudizio
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[ politica niccolo’ falugiani ] 3
degli effetti sulla base di un valore etico. Il problema è la valutazione
etica degli effetti.
il realismo di weber è diverso dal realismo politico. Il rapporto tra le due
etiche mantiene insieme la doppia istanza, avere una condotta realistica
orientata alla realizzazione di un valore etico ma che di fronte a certi
mezzi si ferma, non li utilizza, l’etica dell’intenzione limita la disponibilità
concettualmente illimitata a qualunque mezzo.
La responsabilità è di chi sente di operare ogni volta qualcosa di non
recuperabile. Modo non diverso di intendere la temporalità come
l’eterno di ritorno di Nietzsche.
p.121 aspirazione all’impossibile, l’e.r. non può aspirare all’impossibile,
perché è centrata sull’effetto dell’azione.
Ma bisogna ricerca l’impossibile.
La presenza storica istituzionale della chiesa anche quando è stata in
tensione con il messaggio cristiano ha fatto si che si sia affermato una
parte del messaggio cristiano, messaggio impossibile da trasmettere
nella sua totalità (cristo e francesco) ma ne hanno presa una loro parte
perché hanno influenzato il mondo, questa è la ricerca dell’impossibile.
L’acosmismo dell’amore non è universalizzabile, ma l’esempio del
mondo ha influenzato il mondo, trasmettendo una parte di quel
messaggio.
L’etica dell’intenzione serve a ipotizzare che ci possa essere un
cambiamento di un mondo che è sbilanciato dal rifiuto di certi mezzi
rispetto al raggiungimento di determinati fini.
Chi fa politica deve bilanciare le due etiche.
Sono due logiche che rimangono contraddittorie, ma rimane
un’alternativa rispetto alla quale il posizionamento può essere tutto
rivolto a una parte.
Tema dell’eroe e del capo, eroe come ercole che tiene i cavalli, tenere
insieme cose che vanno in direzioni opposte.
Resistere al naufragio di tutte le speranze, significa non accettare le
lezioni della storia, prospettiva molto anti-realistica, non apprendere
dall’esperienza, accettare il giudizio della realtà e trasformarlo in un
giudizio di valore, il possibile limita l’orizzonte degli scopi politici.
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I fatti non danno lezioni, separazione fra essere e dover essere, i fatti
sono fatti e i giudizi di valore sono autonomi. Comporta che il successo o
l’insuccesso non è un argomento di valore.
Ritorno a ho vinto perché avevo ragione, non bisogna imparare dalle
lezioni della storia, non deve farlo sulla dimensione etica della politica.
Non significa non apprendere i nessi fra i processi e le conseguenze,
significa non apprendere la lezione sui giudizi di valore, chi perde ha il
diritto di rimanere incatenato hai propri valori ma apprendendo dalla
storia gli strumenti per migliorarsi.
Più sei trascendente rispetto al contesto più si avvicina la saturazione del
presente, esternità rispetto al possibile fa approssimare la realtà rispetto
al possibile.
“Ciò nonostante, andiamo avanti” rimanere saldi ai propri valori.
Il realismo impossibile è un realismo impastato di istanze etiche, che
sono estranee al lessico realistico.
Rifiuto del mondo e adattamento al mondo, distingue due adattamenti,
una tipica al suo realismo, cioè adattamento dei mezzi al fine, adatto il
mezzo al fine che ho prescelto, ma che ho prescelto su una base
normativa, poi si ha l’adattamento che riguarda sia i mezzi che il fine,
cioè che si debbano scegliere i fini non su una base etica ma sulla base di
quelli che sembrano avere la maggiore possibilità di successo (questo è il
realismo politico).
Il problema del realismo politico è che asseconda il corso del mondo,
l’etica della responsabilità non lo asseconda troppo poco, con l’etica
dell’intenzione non lo asseconda ancora meno.
Realismo forma di adattamento che sopravvive un non essere del
mondo, tipo di postura molto intrecciata con argomentazione teologico-
metafisico. Posizione che alla fine concede più di quanto sembra, perché
avrebbe potuto assumere la postura solo realista politica.
Riconosce che un politico senza vocazione non è un politico di
professione.
Esame: 2 ore dalle 9 alle 11, fogli a protocollo con 3 gruppi di domande,
qualcosa sui concetti fondamentali, gruppo di domande su hobbes, e poi
su weber, ci saranno una pluralità di opzioni. 3 tracce da sviluppare.
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