BERGSON (1859-1941)
Nato a Parigi nel 1859, ha trascorso gran parte della sua vita accademica presso il Collège de France, dove ha
ricoperto la cattedra di filosofia moderna impartendo insegnamenti a Pirandello e Ungaretti. Vinse il premio Nobel
per la letteratura. Morì nel 1941.
Opere: "Saggio sui dati immediati della coscienza" (1889), "Materia e memoria" (1896), "L'evoluzione
creatrice" (1907)
CONCETTO DI TEMPO E DURATA
Al centro del pensiero di Bergson c'è la distinzione tra il "tempo matematico", concepito come una successione
lineare di istanti misurabili, e il "tempo della coscienza" o "durata", che Bergson definisce come un'esperienza
soggettiva e qualitativa del fluire temporale. Per Bergson, il tempo matematico è una costruzione intellettuale che
non coglie l'essenza stessa dell'esperienza temporale. Secondo Bergson, la durata è un flusso continuo e indivisibile,
in cui il passato, il presente e il futuro si fondono in un'unità dinamica. È un'esperienza intima e soggettiva, che non
può essere ridotta a una serie di istanti separati.
Distingue tra:
- tempo della scienza, quantitativo e omogeneo, ripetibile (come un esperimento) e discontinuo, simile ad una
collana di perle
- tempo della vita, qualitativo ed eterogeneo, irripetibile e continuo, simile ad un gomitolo che ha un inizio e
una fine.
LA POLEMICA CON EINSTEIN
In ‘’Durata e simultaneità’’, Bergson prende posizione contro la teoria della relatività ristretta di Einstein, che, aveva
approfondito il problema della simultaneità concludendo che essa è sempre relativa a un sistema di riferimento e
non possiede fondamento assoluto. Invece, Bergson, sostiene che il problema della simultaneità va impostato
tramite un tempo fondato sulla memoria. Egli afferma che è la memoria a collegare il “prima” e il “poi” nel suo “ora”
e a produrre la simultaneità, che quindi esiste solo sul piano soggettivo. Il filosofo finisce per accusare Einstein di aver
confuso il tempo quantitativo della fisica con quello della coscienza. Collocare in un’unica dimensione spazio e
tempo, significa omologare il secondo al primo. Bergson contesta tale posizione, indicando l’analisi filosofica come la
sola in grado di determinare ciò che è il tempo vissuto. Secondo Bergson, un singolo individuo non può sperimentare
in concreto la definizione einsteiniana di simultaneità, ma può condurre separatamente una serie di esperimenti e
raffrontante i risultati. Allo stesso modo, se due osservatori si coordinano per compiere uno stesso esperimento,
nessuno di loro vivrà due eventi simultanei, potendo solo coordinare mentalmente ciò che ha vissuto l’altro. La
simultaneità nel senso di Einstein può essere sperimentata da un unico osservatore se si trova nello stesso tempo in
due luoghi diversi perché per Bergson le uniche misurazioni reali sono quelle del proprio sistema di riferimento.
MEMORIA, RICORDO E PERCEZIONE
In ‘’materia e memoria’’ Bergson articola il proprio discorso distinguendo tra la memoria ricordo e percezione.
La memoria è la stessa coscienza che registra automaticamente tutto ciò che accade.
Il ricordo è la materializzazione in un'immagine, operata dal cervello di un evento del passato.
La percezione, a sua volta, agisce come un filtro che seleziona i dati in vista delle esigenze dell'azione.
TEORIA DELLO SLANCIO VITALE
Henri Bergson propone una visione dell'universo in cui la realtà è interpretata attraverso il concetto di durata,
superando la prospettiva dualistica tra spirito e materia. Egli sostiene che l'evoluzione creatrice sia il processo
attraverso cui l'universo si sviluppa, combinando creatività e conservazione del passato. Questo processo implica che
l'uomo, a differenza della natura, è chiamato a fare scelte e a vivere una sola vita. Bergson illustra il concetto di
evoluzione creatrice utilizzando l'immagine della mano che affonda in limature di ferro, mostrando come la vita si
sviluppi attraverso una forza vitale indirizzata verso molteplici direzioni. La prima divisione fondamentale è tra piante
e animali, che, nonostante le loro differenze, derivano dallo stesso slancio vitale. Anche all'interno della vita animale,
l'evoluzione segue direzioni diverse, con artropodi e vertebrati che raggiungono il successo evolutivo, mentre altre
linee evolutive si arrestano.
SOCIETÀ, MORALE E RELIGIONE
Henri Bergson identifica nell'evoluzione biologica un alternarsi tra immobilità e movimento, concetto che riflette
anche nella società umana. Distingue tra società chiuse, basate sull'obbligazione e l'immobilismo morale, e società
aperte, orientate al progresso e alla morale assoluta. Quest'ultima risponde all'appello della coscienza individuale.
Bergson associa questi due tipi di morale a due tipi di religione:
la religione statica, basata sulla difesa dalle ansie esistenziali
la religione dinamica o mistica, che coinvolge l'uomo nell'impulso creativo della vita stessa.
Bergson considera il misticismo come la risposta alle sfide sociali e morali dell'umanità e auspica la nascita di geni
mistici capaci di affrontarle. Egli vede nel misticismo la via per risolvere i problemi derivati dalla sproporzione tra le
esigenze fisiche e spirituali degli individui, ritenendo che solo una rinascita del misticismo possa sanare tali
disarmonie sociali e politiche.