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Pipe-Stress E Verpip: Codici Per L'analisi e La Verifica Di Tubazioni e Loro Applicazione Al Reattore PEC

manuale pipe

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!

Comitato Nazionale Energia Nucleare

PIPE-STRESS e VERPIP: Codici


per l'analisi e la verifica di tubazioni
e loro applicazione al reattore PEC

F. CESARI, P. FERRANTI, M. GASPARRINI, L. LABANTI

I !

KT/IN(,(75)l
Comitato Nazionale Energia Nucleare

PIPE-STRESS e VERPIP: Codici


per l'analisi e la verifica di tubazioni
e loro applicazione al reattore PEC

F. CESARI. P. FERRANTI, M. GASPARRINI. L. LABANTl

RT/!NC;(75)1
Testo pervenuto nel gennaio 1975

[Link]*> in [Link] UNI previo il Comitato Nazionale per l'Energia Nucleare,


Diti/ioiu r't'iitralr Rrl.i/mni Cstrmc Roma, Viali' Regina Margherita 125 (tei. 8528)
I

I N D I C E

INTRODUZIONE

I. Premessa
II. Codice PIPE-STRESS: nuova versione
III. Codice VERPIP
IV. Applicazione

P A R T E I

1. DESCRIZIONE DI UN SISTEMA DI TUBAZIONI Pag. 1


1.1 Criteri generali di simulazione " 1

2. PROGRAMMA DATA CHECK " 11

2.1 Descrizione del programma ' 11


2.2 Controllo di chiusura sul nodo " 15
2.3 Controllo di posizione delle schede " 16

3. PROGRAMMA PRODUCTION " 19


3.1 Generalità " 19
3.2 Metodo di calcolo " 21
3.2.1 Generalizzazione delle equazioni
di equilibrio " 35
3.3 Descrizione del programma " 37
3.3.1 Calcolo della matrice di flessibilità " 39
3.3.2 Calcolo d e U a matrice di flessibilità
del tratto dritto " 40
II

3.3.3 Calcolo della natrice di flessibilità


del tratto curvo Pag. 49
3.3.4 Calcolo della matrice di flessibilità
del ramo 53
3.4 Calcolo della matrice di flessibilità
di rami speciali 55
3.4.1 Tubi coassiali 55
3.4.2 Tubi a cannocchiale 57
3.4 1 Dilatatori 61
3.4.4 Tratti rigidi 62
3.5 Calcolo del sistema di forze 63
3.6 Calcolo del sistema di spostamenti 66
3.7 Analisi dello stato di tensione
della sezione 69
3.7.1 Determinazione dello stato di tensione
di una sezione di tratto dritto 69
1.7.2 Calcolo delle tensioni principali e
della tensione tangenziale massima 81
3.7.3 Determinazione dello stato di tensione
di una sezione di tratto curvo 83
3.7.4 Calcolo delle tensioni principali e
della tensione tangenziale massima 99

4. ISTRUZIONI PER L'USO DEL CODICE PIPE-STRESS 101


4.1 Limiti dal codice " 101
4.2 Dati di ingresso " 102
4.3 Diagnostici del DATA CHECK " 108
4.4 diagnostici del PRODUCTION " 116
4.5 Descrizione dei risultati del
programma DATA CHECK " 117
Ill

4.6 Descrizione dei risultati del progn


PRODUCTION Pag. 119
4.7 Caso di prova

P A R T E II

I. PROGRAMMA VERPIP 123


c
.. 1 Generalità 123
5.2 Descrizione del programma 125
5.3 Descrizione dei dati di ingresso 128
5.4 Descrizione dei dati di uscita 138

P A R T E III

6. SISTEMA DI TUBAZIONI DEL REATTORE PEC" 141

6.1 Generalità 141


6.2 Descrizione del sistema di tubazioni 143
6.2.1 Linea di ritorno dal reattore alla vasca 147
6.2.2 Linea di mandata dalla vasca al reattore 147

7. ANALISI DI FLESSIBILITÀ' 155


7.1 Flessibilità meccanica 155
7.1.1 Flessibilità meccanica della tuba-
zione di ritorno 163
7.1.2 Flessibilità meccanica della tuba-
zione di mandata 165
7.2 Flessibilità termica 166
IV

7.3 Flaaaibilita tenoaaccanica Pag. 171


7.4 Condition! di carico • 199
7.5 Varifica dallo atato tanaionala par
la condisioni di carico prevista " 202

APPENDICE " 208


222
SIMBOLOGIA "
223
BIBLIOGRAFIA "
V

I N I R O D O Z I O ME

I. Premessa

Allo stato attuale per le tubazioni di classe 1 (+) le


norme ASME richiedono un certo numero di verifiche.

Per fare queste verifiche in tempo breve, è necessario


utilizzare metodi automatici sia per la complessiti dei
calcoli,sia per il numero di sezioni che devono essere
verificate, sia per le diverse condizioni di carico.

Inoltre il sistema di tubazioni che doveva essere analiz


zato nel caso specifico (piping del reattore PEC) presen
tava le caratteristiche tipiche degli impianti per reat-
tori veloci, cioè tubi a doppie inviluppo e con collegam
menti, parziali tra i due inviluppi.

(+) Una tubazione è considerata di classe 1 quande per es


sa si possono applicare le prescrizioni della gottose
zione NB del codice ASME sezione III "Nuclear Power
Plant Components".
VI

Per far fronte a queste necessità si è ritenuto opportu-


no preparare un programma adatto al calcolo della flessi,
bilita termica per sistemi di tubi a doppio inviluppo. A
questo scopo si è utilizzato il codice PIPE STRESS dello
Southern-Services. Ad esso sono state apportate tutte le
modifiche e gli ampliamenti necessari.
Durante la stesura del nuovo programma si è cercato di
attenersi a criteri di notevole generalità; infatti sono
state aggiunte alcune subroutine che permettono l'anali-
si dettagliata dello stato tensionale e la determinazio-
ne delle tensioni principali su tutte le sezioni del si.
stema di tubazioni. I nuovi sottoprogrammi, data la loro
struttura, possono essere facilmente ampliati e modifica
ti.

In particolare si pud ottenere agevolmente la rappresen-


tazione grafica mediante plotter di tutte le componenti
dell'azione interna sia nel sistema di riferimento gene
rale che in quello locale per ogni sezione.

Parallelamente alle modifiche del codice PIPE-STRESS è


stato compilato un programma autonomo, il VERPIP, per la
verifica automatica dei sistemi di tubazioni secondo le
norme ASME.

Entrambi i programmi sono stati utilizzati per l'analisi


del piping del reattore PEC.
VII

[Link] PIPE-STRESS; nuova versione

Il codice PIPE-STRESS prodotto dalla Southern Services è


un programma per il calcolo degli sforzi e delle deforma
zioni che si hanno in una rete di tubazioni sottoposta a
dilatazione termica, a carichi meccanici statici (forze
e momenti concentrati), a cedimenti vlncolari sia Imposti
cne a reazione elastica.

Il codice è composto di due programmi autonomi dal punto


-li vista operativo:

1) DATA CHECK, che esegue il controllo della corretta com


pilazione e della congruenza dei dati di [Link]
[Link] errori sono evidenziati con messaggi codificati
che permettono di effettuare facilmente le dovute corre
zioni.

2) PRODUCTION, che esegue il calcolo delle tensioni e del^


le uof orinazioni.

I dati di ingresso sono gli stessi per i. due program-


mi .

Per far fronte alle esigenze sorte per analizzare il siste


iiia di tubazioni oggetto ai tale lavoro, presso il Centre
di Calcolo del CNLU di bologna, è stata prodotta una nuo-
va versione del codice PIPE STRESS che per il carattere
delle innovazioni introdotte, permette di analizzare si-
stemi ..li tubazioni dei tutto generali.
VIII

Sono state apportate al programma modifiche che si pos-


sono suddividere in sostanziali e formaliappartengono
al primo gruppo:

a) aumento delle capacità del codice come numero di eie


menti costituenti il "piping" (nodi e rami); infatti
il numero dei nodi massimi è state elevato .a 15 a
40 ed il numero di rami è stato elevato da iO a 50;

b) simulazione di nuovi elementi, quali tubi coassiali,


cannocchiali e dilatatori ;

e) determinazione de?lo stato di tensione dei punti di


una sezione appartenente ad un tratto rettilineo o
tratto curvo, originato dai vari tipi di sollecita-
zione (taglio, momento flettente, momento torcente);

d) determinazione delle tensioni principali;

e) tracciamento dell'andamento della sollecitazione lun


go l'asse geometrico del sistema di tubazbni median-
te "plotter".

Appartengono al secondo gruppo:

f) conversione del sistema di unità di misura da quello


americino (pound, inch) a quello europeo (Kg-forza,
cm. ) ;

g) revisione dei formati di stampa per rendere più sign:!


ficativa la risposta ad un problema di analisi da ri
solvere;

h) stampa dei dati di ingresso per permettere un immedia


to controllo sulla loro esattezza formale.
IX

III. Codice VSRPIP

Cone è noto, per verificare on sistema di tubazioni


secondo le norme ASME, è richiesto un marnerò molto
elevato di operazioni, ed occorre fare cor»*-[Link] rl_
ferlnenti a dati riportati In tabelle ed In grafici.
Si è ritenuto fare un lavoro utile mettendo a punto
un programma per il calcolatore in grado di automa-
tizzare tutte le operazioni richieste dalle norme.

Il programma VERPIP, che si trova presso la biblio-


teca del Centro di Calcolo del CHEN di Bologna, 6
stato concepito in modo da poter essere facilmente
ampliate e adeguatamente completato.

La descrizione detcagliata del programma VERPIP è


riportata nella parte II.
X

Applicazione

Nella parte ITI è riportata la applicazione dei codici


illustrati nelle precedenti parti al caso delle tuba-
zioni primarie del reattore PEC. Essa è naturalmente
corredata di un breve elenco delle condizioni di cari
co che sono state specificate nel progetto e dai risul
tat_ ottenuti facendo operare congiuntamente i codici
suddetti.

Non sono stati presi in considerazione i carichi dina-


mici ed i gradienti di temperature temporali e spaziali.
Pertanto le verifiche risultano soddisfatte.

A scopo informativo si ricorda che il tempo macchina ri^


chiesto e la memoria occupata per l'impiego dei program
mi utilizzati sono rispetti* nte :

DATA SCHECK
PRODUCTION
VERPIP
1

1. DESCRIZIONE DI UN SISTEMA DI TUBAZIONI

1.1 Criteri generali di simulazione

Il procraraia PIPE STRESS simula un sistema di tubazio


ni mediante nodi (branch poinds) e rami (branches) ;
ogni nodo viene individuato mediante opportuna denotili
nazione.

Il codice riconosce aue tipi di nodi: il nodo libero


o parzialmente vincolato e il ncdo con incastro per_
fetto denominati.- anche ancoraggio.

Il nome del nodo libero o parzialmente vincolato è di


tipo alfabetico di una o due lettere equali (es.:A,B,
AA, PP, . . .) .

Il nome dell'ancoraggio e di tipo alfanumerico di due


caratteri, di cui il primo alfabetico e il secondo nu
rerico (es.; A1, B7, . . . ) .

Il ramo ò un elemento di tubazione di lungheria asse


^nata (la lunghezza minima di un ramo è di 0,1 cm) de
: 2
l i ||i-^
1.0
ia
,3 I

3 6

?..o
I.I Mm

1.8
1.25 1.4
16

n r
V ^ r ^ f f'f VM 'iP'JN 'if ^AMI
fcflr ONOl H'wf fl
' ,,» ,fA»*ffft«:;S • 'J»* 1
?

limitata alle estremità dai due nodi (liberi o ancora


ti),che 1 individuano: il nodo iniziale 'origine del
ramo) e il nodo finale (fine del ramo).

Per comodità anche i rami sono numerati, ma tale nume_


razione non è soggetta a regolamentazione e non ha
particolare rilevanza ai fini operativi.

Alla denominazione dei noci ed alla numerazione dei punti


rami si sovrappone la numerazione, con passo unitario,
punti caratteristici del sistema di tubazioni.

I punti caratteristici dividono il ramo in tratti


di tubazione. Il ramo quindi può essere costituito di
uno o più tratti.

Per punti caratteristici si intendono:

1) i nodi liberi o parzialmente vincolati,

2) gli ancoraggi o incastri perfetti,

3) i punti aa cui si dipartono tratti differenti, co


me i seguenti:

a) t r a t t o d r i t t o - g o m i t o ;
b) gomito-gomito;
e) tratto a rigidezza infinità-tratto dritto;

d) tratto a rigidezza infinità-tratto curvo;

4) i punti dove si intersecano i prolungamenti delle


tangenti condotte dalle estremità del gomito.

5) ì punti, di uno stesso ramo, dove le caratteristi-


che fisico-geometriche del tubo cambiano.

I punti interni di ciascun ramo devono essere numerati


in ordine crescente.
3

E' buona norma, per rendere più schematica la descrizione


della struttura, una volta che si sia assegnato il nome
ad un nodo, di utilizzare la stessa lettera, quale primo
carattere (alfabetico) per tutti gli eventuali ancoraggi
dei rami che si diramano dal nodo stesso.

L'esempio riportato in fic. 1.1 dà una utile applicazione


di quanto e stato detto.

Per definire i nodi "origine" e "fine" di ogni ramo, è 0£


portuno scegliere come nodo "fine" quello dove affluisce
il maggior nuinero di rani.

In tale [Link] si realizza il "controllo di chiusura sul no


do", cioè la procedura adottata dal DATA CTiECK per verifi.
care la giusta posizione geometrica dei nodi e dei punti
caratteristici del s isteria, cor.e risulta assegnata nei da
ti d'ingresso.

Precesso clic e;li clementi fondamentali pur la simulazione


ói un sistema di tubazioni, sono i rami e i nodi, ? n^ces
sario stabilire le modalità per la descrizione del siste-
ma scesso aal tunto ai vista geometrico, e fornire le re
gole per si'.[Link] gli elementi singolari che possono esse-
re analizzati lai tirograrjv.a (tratti rigidi, tratti a ca-
nocchiale, dilatatori, vince li clastici, cedironti vinco-
lari, ecc.) e le [Link]: f isico-: u ccanicne e eg li.
eie,..enti juddecti, oltre naturalmente alle modalità ai a^.
pi icariane al .-jistc. ia ii forze e compie concentrate.

A c;uebLo ucopo ;' nc-cc r;r;ar io fornire i.1 prr,gruuna le suu-


o.t_tte [Link]..azioni su "schede standard" individuate da u
na parola chi w e ai tre lettere (nov.e ...ella schedò).Il no
. ,i_ iella schc'ia 1 in relazione con l'elemento simulato e
de [Link] la per; igiene iella sceela ^tes^a.
Fig. 1.1
it 11 # 2 , . . . n u m e r a z i o n e del rami.
5

Cui di seguito è riportata la tabella (1.1} dei tipi di


schede e della loro funzione.

I,' bene ribadire che gli elementi fondamentali usati


dal riFr; STRASS per la descrizione di un sistema di tu-
bazioni sono i rodi ed i rami; gli altri elementi (vin-
coli e corponenti singolari) aono [Link] degli
attributi da assegnare a nodi e rami.

La logica aiottata dal PIPI:' S7P.LS3 richieds che ven^a


descritto in sequenza pri.'ia il nodo mediante la scheda
\5I\, >oi i rami che in esse confluiscono.

^a e'uso ci 3 ione di ogni ratio deve iniziare con le tre


sc'i?]c r>?>G, 'LPO, IVA e terminare con la scheda fVP.

Tra la ::VA a la ":\T co:..: ariranno tante schede di tipo


...G e I..T guanti sono i tratti flessibili e rigidi, in
cui si è diviso il rair.o. oc il tu ho carbia caratteristi
che in un nunto interptdic ai un ras e, prira della sene
..a relativa al tratto <.'• i nuove caratteristiche, deve es^
sore introdotta ur.a sciieaa TP") con i nuovi oati.
:
' necessario gualcì.e attaglio s^lla funziona della
[Link] _r"~ j.'or .'[Link] la giusta posiziono.

:..i scho^a :"B;' serve a ccnorir «re u.i no^o con il relati-
vo numero ai rasai confluenti in es.ìo. Iri:^ chi il nome
ai un nodo con^.aia o su una scheda OPG o su una scheda
1PJ, esso .leve essere stato rescritto e, runo a r. ano
che i ra.M partenti lai nodo denominato su :»ER sono esa
ii ina ti, il loro [Link] viene decrt: .entato autoraticamen
te fino ai azzerarsi. Ciò avviene euando tutti i rami
sono stati considerati. In tale condizione si dice che
il nouo è stato eliminato.
Tab, 1 , 1 - T I P I DI S CLED E

Noiue Significato del nome della schela


scheda Numero di schede necessario

BPD Dati del tubo base Una sola scheda per ogni sistema
di tubazioni
NBR [Link] di rana che si dipartono Una scheda per ogni nodo non in
dc>.i nodo castrato della struttura
ORG Origine del ramo considerato Una scheda per ogni ramo
TPD Dati del tubo del rano in esaire Una o piD schede per ogni ramo
HVA Movimenti imposti all'origine Una scheda per ogni ramo
del ramo in esame
INF Tratto dritto di riqidezza infinita Tante schede per ogni ramo quan-
ti sono i tratti di rigidezza in
finita
REG Tratto ai tubo regolare Tante schede per ogni ramo quan-
ti sono i tratti regolari
TSA Tubi a scorrimento assiale libero Tante schede quanti sono i rami
fittizi
DIL Dilatatore TantP schede quanti sono i dila-
tatori
DIA Coefficienti clastici ùcl dilata- '.antfi schede quanti sono i dila-
tore tatori
:-ìVB Movimenti imposti a l l ' e s t r e r o ti Una scheìa oer ogni rarco
naie del ramo in escile
segue Tab. 1.1 - T'ipi d i schede

tlonie Significato della scheca Numero di schede necessario


scheda

RGU Gradi di libertà vincolati Una scheda per ogni nodo parziale
mente vincolato
bPR Vincoli elastici Una scheda per ogni nodo con vin
colo elastico
FOR Forze e momenti applicati Una scheda per ogni nodo ccn for
ze applicate
END Fine del sistema di tubazioni Una scheda per ogni struttura
F i g . 1.2

?lg. 1.3
9

L'algoritmo per il calcolo delle tensioni è organizza-


to in modo che possano essere presi in esame al massimo
quattro nodi simultaneamente. Quindi, prima di iniziare
l'analfsi di un eventuale quinto nodo, almeno uno dei
primi quattro deve essere stato eliminato. Di ciò si de
ve tener conto durante la compilazione dei dati di in-
put. I due esempi che seguono servono a chiarire quanto
detto sopra

Esempio 1

La struttura (fig. 1.2} è composta di dodici rami e cin


que nodi, ma pur rientrando nei limiti ipotizzabili di
risoluzione è invece insolubile con il PIPE STRESS per
che ognuno dei cinque nodi è collegato con tutti gli a^L
tri quattro. Si può infatti verificare semplicemente
che, comunque scelta una quaterna di nodi, non se ne
pud eliminare alcuno. Ci sarà sempre, per ciascun nodo,
un ramo collegato con un quinto nodo e quindi non ana-
lizzabile.

Esempio 2

La sttuttura (fig. 1.3), composta di dodici rami e ci


sei nodi, può essere risolta o mBno meuiante il PIPE
STRESS a seconda della sequenza di descrizione dei no-
di.

Una sequenza, che permette di arrivare a soluzione può


essere la B-A-C-E-D-F. Infatti, prendendo in esame la
prima quaterna (B-A-C-E), si vede che il nodo 3 può es
sere eliminato, in quanto tutti i suoi rami confluiscono
in nodi già descritti. Si prende poi in esame l'insieme
A-C-E-D e si vede che si possono eliminare i nodi C e D,
10

e cosi via fino ad analisi ultimata.

Scegliendo invece la sequenza C-B-E-D-A-F, la struttura


sarebbe insolubile; nessun nodo della prima quaterna
(C-B-E-D) può essere eliminato.

Da quanto esposto appare chiaro che, non potendo essere


attivi conteroporaneaaiente più di quattro nodi, non è po£
sibile mettere in sequenza più di quattro schede NBR.

E' buona norma, però, adottare il seguente criterio: la


scheda NBR, relativa ad un nodo, normalmente preceda la
ORG e la TPD relative al primo ramo, che si diparte dal
nodo in esame.

Particolare attenzione deve essere posta anche al posi-


zionamento delle schede SPR, FOR, RGD (schede di vinco-
lo) , in quanto esse devono essere lette quando il nodo
a cui si riferiscono è già stato eliminato, cioè quan-
do sono stati esaminati tutti i suoi rami. La tab. 1.1
riporta in dettaglio la funzione di ogni scheda signifi
cativa usata dal codice.

2' opportuno anticipare che il programma PIPE STRESS


permette di individuare gli errori commessi nella comp_i
lazione dei dati. E' infatti dotato di una ampia libre-
ria di cause d'errore.
11

2. PROGRAMMA DATA CHECK

2.1 Descrizione del programma

Come già detto, il DATA CHECK esegue il controllo


Lfcometrico sulla struttura e verifica la giusta se
:;uenza delle schede tipo che costituiscono i dati
di ingresso.

u' costituito da un programma principale e da quat


tro sottoprogrammi (subroutines ER, N0GO, BYPASS e
function MAN).

Il programma principale, oltre all'azzeramento di


tutte le grandezze, provvede alla lettura dei dati
e per ojni tipo di scheda esegue una serie di con
trolli sulla sua giusta compilazione e sul suo cor
retto posizionamento.

L' opportuno fornire l'elenco delle operazioni di


controllo eseguite per i vari tipi di schede:

scheda BPD - controllo della giusta posizione dejL


1 a scheua
12

- controllo della eventuale omissione di da


ti
- controllo dell'eventuale eccesso di dati

scheda NBR - controllo della giusta posizione della


scheda
- controllo del nome del nodo
- controllo dell'eventuale eccesso di dati
- controllo dell'unicità del nome di cia-
scun nodo
- controllo del numero dei nodi

scheda ORG - controllo della giusta posizione della


scheda
- controllo della presenza di tutti i dati
necessari
- controllo della unicità del nome del nodo
o dell'ancoraggio origine
- verifica dell'avvenuta descrizione del no
do origine sulla scheda N'BR
- verifica della non avvenuta eliminazione
del nodo

scheda TPD - controllo della giusta posizione della


scheda
- controllo della oresenza di tutti i dati
necessari
- controllo della unicità del nome del nodo o
dell'ancoraggio fine ramo
- verifica dell'avvenuta descrizione del nodo
13

fine riportato sulla scheda NBR


- verifica dell'unicità dell'ancoraggio del
ramo (un ramo non oufi stare tra due anco-
raggi)

scheda MVA - controllo della giusta posizione della


scheda
- controllo dell'eventuale omissioae della
scheda
- controllo dell'eventuale eccesso di dati

schede ai'G,- controllo della giusta posizione della


IXF scheda
- controllo della mancanza o dell'eccesso
di dati.

In presenza di tratti curvi, dato che le coordinate


ael punto iniziale e finale della curva vengono calco-
late dal codice e non fornite come dati di ingresso,
viene fatta una verifica sulla eventuale sovrapposizio-
ne degli estrerai del gomito alla parte di struttura
che precede o che segue il gomito stesso.

Il ^roqrairjna fjt poi il controllo di chiusura sul nodo


(vedi par. 2.2).

Jc'viua 'iS/\ - controllo della giusta posizione della


scheda
- controllo dell'eventuale eccesso di dati

Scheda 7J1L - controllo della giusta posizione della


scheda
- controllo della mancanza o dell'eccesso
JÌ aati
14

Scheda DIA - controllo della giusta posizione della


scheda
- controllo della mancanza o dell'eccesso
di dati

Scheda MVB - controllo della giusta posizione della


scheda
- controllo dell'eccesso di dati

Scheda END - controllo della giusta posizione della


scheda
- controllo dell'eventuale eccesso di dati
- controllo dell'analisi completata della
struttura

Schede RGD,- controllo della giusta posizione della


FOR, scheda
SPR - controllo dell'eccesso di dati
- controllo della mancanza di dati
- verifica dell'appropriato nome del nodo
- controllo dell'avvenuta eliminazione del
nodo.

Ai sottoprogrammi, prim?, citati, sono affidate le ope-


razioni, molto semplici, che sono qui di seguito de-
scritte:

- ER - stampa il numero di codice di errore che


identifica il tipo di errore stesso ed il
numero della scheda sulla quale tale erro-
re è stato commesso.

- MOGO - ha funzioni analoqhe alla ER ma è utile so-


15

lo in fase di messa a punto del programma, o


nel caso »i facciano modifiche sostanziali
al codice; nel funzionamento normale e rego-
lare questa subroutine non viene mai richia-
mata

-BYPASS - viene richiamata nel caso di errori- quali


ad esempio la mancata descrizione di un nodo,
di un ramo o l'omissione di una scheda ed im
pedisee l'esecuzione di operazioni, quali il
controllo d* chiusura sul nodo, ecc.
Oyni volta che questa subroutine è cniamata
viene stampata la dicitura BYPASS insie
me al numero di codice d'errore, in quanto es
sa è sempre richiamata in coppia con la sub-
routine ER

- NAN - ha il compito di discernere gli ancoraggi dai


nodi; infatti la funzione NAN assume il valo-
re -1 se l'argomento è il nome di un ancorag-
gio, ed assume il valore 1 se l'argomerto è
il nome di un nodo.

2.2. Controllo di chiusura sul nodo

La giusta denominazione dei nodi rende veramente


efficace la procedura di "controllo di chiusura sul
nodo". Tale procedura verifica la geometria e la
congruenza delle coordinate dei punti caratterista
ci uel sistema. Ogni volta che il programma legge
il nome di un nodo, sia sulla scheda ORG che su
quejla TPD, aopo essere stati effettuati i contro^
li sul corretto posizicnaminto della schede, il no
me viene memorizzato insieme ai valori delle coor
16

d. .late (valori riportati sulla scheda ORG; se il


nodo è origine per un dato ramo, od i valori ot
tenuti come somma di tutte le lunghezze dei vari
tratti costituenti il ramo, se il nodo è riporta
to sulla TPD, cioè se costituisce la fine di un
dato ramo).

Quando un nodo viene letto più di una volta, per


che rappresenta l'origine o la fine di rami diver
si, le sue coordinate vengono confrontate con
quelle dell'omonimo nodo memorizzato. Se esiste u
na differenza superiore a 0,1 c:n., viene fatta u
na segnalazione di errore. Ne risulta di conseguen
za che, scegliendo come nodo "fine" di ciascun ra
mo quello in cui --onfluisce il maggior numero di
rami, il controllo di chiusura viene eseguito piC.
volte. La verifica, se soddisfatta , assicura la
[Link] descrizione geometrica di tutta la parte
del sistema direttamente collegato con tale nodo.

Controllo di posizione delle schede

Il programma DATA CHECK, allo scopo di verificare


l'esatta posizione delle schede :<BP, FCP, \;.G'C,SVV,
ricostruisce la sequenza di analisi dei rarr.i e dei
nodi realizzando pei il processo di eliminazione
dei noli stessi. Il [Link] verifica l'effettiva
possibility di soluzione della struttura, relativa^
ir ente alla sua topologia , e provvede inoltre alla
segnalazione ai un nodo. Ciò e di [Link];[Link] i^
,;ortanza per il posizionamento dello schede For,
n
.GJ, SPR, in quanto esse devono essere poace au->i •
to dopo la scheda .'TVF- del r^.:r.o che .Jei.^rmino lu e-
17

I ili1 inazione; nodale (ultimo ramo descritto che con-


fluisce nel nodo considerato).

II proyrai*ii.a iiATÀ [Link] provvede anche allò oettriui


nazione della dimensione della matrice finale ci so
luiìc'ìe. In certi casi di strutture cor.£ler,<?e, si
t.uò constatare che questo valore ii^er-Jo dalla st-
[Link] li coscrizione dei nodi, ci't> può essere in--
tcr^racato coire un indice della LontT; iella dcrcri-
.?iont: della struttura.
19

3. PROGRAMMA PRODUCTION

3.1 Generalità

Il programma PRODUCTION calcola le tensioni e le


deformazioni utilizzando gli stessi dati di input
del programma DATA CHECK.
Per ciascuna sezione, il codice calcola gli sposta
menti, le forze, il valore della tensione dovuta
soltanto ai momenti, ed effettua l'analisi puntua-
le per la determinazione del punto piC sollecitato
e della relativa tensione ideale.
Più dettagliatamente il problema da risolvere con
siste nella determinazione degli spostamenti e del^
le forze dei nodi di una struttura iperstatica com
posta di aste snelle, collegate con continuità le
une alle altre. Le aste rappresentano i tratti di
tubazione che compongono il circuito tubiere
In definitiva si tratta di risolvere un sistema li
neare di equazioni; sistema lineare di tante
equazioni quanto è il grado di iperstaticità della
20

struttura.
Il sistema di equazioni è del tipo: | A | * | F | = | D | do-
ve |&| rappresenta la matrice dei coefficienti di
influenza, |F| rappresenta il vettore delle forze
nodali incognite e |DJ rappresenta il vettore SÌ>O-
stamento nei nodi.
Il metodo di risoluzione, adottato dal PRODUCTION,
è analogo a quello usato per le reti elettriche;per
esse si tratta di risolvere un sistema di equazioni
scalari del tipo: Z I = E. L'analogia risulta ancor
più evidente aalla seguente tabella di equivalenza:

Rete meccanica Rete elettrica


Forza : r Corrente: I
Spostamento : D Tensione: L
Rigidezza : & Ammettenza:Y
Flessibilità :A Impedenza: Z

nna rete elettrica può essere analizzata ruediante


il metodo de-i nodi o delle maglie. Grazie all'analo
già prima ricordata, anche per una rete di pezzi e
aite meccanici si possono adottare gli stessi meto-
di risolutivi. *.' evidente che nel caso meccanico
per le ;i maglie sarà necessario scrivere 6xK equa-
zioni e per K nodi 6xN equazioni a seconda del meto
do adottato.
Il programma PRODLCTION utilizza il "metodo dei no-
di" perchè nel caso delle reti meccaniche, esso fa-
cilita generalmente la soluzione del sistema adot-
tando un metodo automatico per la composizione del-
le equazioni, particolarmente adatto ad essere tra-
I
t

21

3ferito su calcolatore.

Il PRODUCTION è costituito da un programma principa


le e da tredici sottoprogrammi

3.2 Metodo di calcolo

Prima di presentare il metodo di calcolo adottato


dal programma PRODUCTION, è opportuno introdurre u-
na serie di notazioni necessarie alla comprensione
formale delle equazioni utilizzate dal metodo stes-
so.

i
1 1FI = {F F F M M M } - matrice colonna forma-
x, y, z, x, y, z
ta con le componenti della forza e le componenti .
del momento con riferimento al sistema di coordina- I
te 0 X Y 2.

!D|={5 6 5 0 0 0 } - matrice colonna forma

ta con gli spostamenti e le rotazioni con riferimen


to al sistema di coordinate 0 X Y Z.

|A| = |c. ,| - matrice (6x6) dei coefficienti d'in-


fluenza ( .natrice ai flessibilità) '1 )

(1) Aci esempio gli elementi aella prima riga (1=1 ,j=f1,..b)
rappresentano i movimenti dovuti alla forza unitaria
applicata nella direzione X.
22

(X
P -V "(YP " V

PQ - ( «f " V <»p - X Q )

(Y
P *V - (X P - V
X p , Y_, z p e X_, Y Q , Z rappresentano le coordinate
dei punti P e Q di un dato elemento di struttura.

III |0| matrice (6x6) nella quale I


rappresenta la matrice unita
BPQ
e O la matrice nulla,entrain
b be di ordine 3.
PQl I1!
-1
S - A - matrice Ji rigidezza

IXp-x
y - Y
p a
- matrice di dilatazione termica
"p-'a tra i punti P e Q.
NPQ A T
0
0
0
a rappresenta il coefficiente medio di dilatazione ter
mica, AT la variazione di temperatura.

Sia dato un elemento (fig. 3.1) di tubazione, che sia


contenuto per semplicità nel piano X Y, caricato alle
estremità con un sistema di forze e momenti in equili-
brio. Calcoliamo ora il valore delle forze e dei momen-
ti, pensando di trasferire i punti di applicazione nel
23

MY

Fin.. 3.1
24

punto 0 (origine del sistema di assi), idealmente colie


gato ai punti estremi P e Q dell'emento mediante due
tratti rigidi [1] .

Trasferendo il sistema di forze e momenti applicati in


p {F
ex, FPY, ' W si ottiene:

F° F
PX

?Y = FPY
,.i -p -a + F *b
FZ PZ PX PY

La trasformazione può essere rappresentata formalmente


aaila relazione matriciale

lF°l = IB
O,P
3.1

Infatti, aefinenao

fO
FA
„'0
'Pi

VA

r di

o
PY
.o
"l'I

1 0 u 0 0 0
a 1 0 0 0 0
0 0 1 0 0 0
0,P u 1 0 0
~ZP +Y
P

7
'? '^_i _ V 0 1 0
"p
\' +x_ o 0 0 0
25

PX
F
PY
O
l',l = O
0
*PZ

F° F
PX
PX
PY = FPY
F°PZ - 0

\<0 = 0
PX
."•1° = o
PY
.o = H -¥ •a +.t
"I-1 PZ PX PY

Analogne consider-izioni possono essere ripetute per il


sistema di spostamenti dei punti estremi del rano in e
same. In questo caso é facile verificare che le rota-
zioni rimangono inalterate, gassando da V o 0 cm o,.'."icn
tre risultano alterate le traslazioni. Infatti, copuli.
cando 39li scostamenti del punto P una trar-^ormazione
del tipo

o 1 _
'POI l u pl 3 2
'
Nota: J e la matrice t r a s p o s t a (iella DPO1
V0
26

che scritta esplicitamente diventa

.o 1 0 0 0 0 -a 6
PX
°?x
„o O 1 C 0 C b 6
PY
°PY
O O 0 1 a -b 0 0

O O 0 1 0 O 0
O
PY
O C 0 O 1 0 o
A. O O O O 0 1
*PZ

Talt trasformazione risulta equivalente al sistema:

6 —
Ópv " PX 0p Z - d
•O = Ó + b
U
FY PY *PZ
c°,
tZ
= 0

n,- o

K£ - 0

n-,~ *PZ

Per un rarvio generico di un sistema ai tubazioni delirid


tato dai noui i e j si possono scrivere le seguenti re
iazioni che servono a trasferire il sistema di forze e
di spostamenti cai suddetti punti al punto oriyine 0
del sistema ui riferimento!
!F ± °! = JBOj - JF 3.3 a

o. = 3 1.3 b
'' J or if
3

~i°i l B io« i"ii 3.3 c

ifcjo' J 3.3 a
' 3 ' • i'

b i s o g n a s c r i v e r e l e e s a z i o n i ^.i c o n g r u e n z a ver c i s.-i.


s t a m e n t i a e i noui a e l l a s t r u t t u r a , i n t e s i cotte , - u n t i e -
strcr:i aei rani componenti.
A l l o s c o p o , faceniio a n c o r a r i f e r i m e n e o a l l a f i c : . j . 1 w

s u p p c n u n i o che l ' i n t e r o rar.:-> s u b i s c a una v a r i J U Ì O I . C .• i


temperatura £7, s i [Link] che i l rai..c s i a i l i T . g c , per ef_
f e t t o u e l i a v a r i a z i o n e a i t e m p e r a t u r a , a i a i ' . •('•:, - .• )

n e l l a d i r e z i o n e A e d i a Al • (Yn -Y„) n e l l a d i r e z i o n e V.

vUinui se C. '- l o s p o s s a m e n t o d i v r e l a t i v a m e n t e a ^,~,L


concie l a d i r e z i o n e .-., per e f f e t t o a i una f o r z a unitari,:'
a g e n t e lungo .-., l ' e q u a z i o n e a i c o n g r u e n z a r e l a t i v i . , i ì j
a i r e z i o i . e X ••

L.. • t a «il . ( A . . - ;. ) j . t
i' '•

Se il nouo Q si sposta rispetto al sistema ai riferì, cu


to celia quantità \i, si ha.

= D ai'i » (Xp - .-.r) J .^


*?À P " L.,

Se si generalizza questa equazione al caso spaila le e


si usa la notazione matriciale si ottiene:
|C| • |Fp| - |Dp| - |DQ| - |N pQ | 3.6

Trasferendo il sistema di forze e di spostamenti al pun


to origine delle coordinate mediante le trasformazioni
3.3.a e 3.3.e e facendo riferimento al ramo K-esimo de
limitato dai nodi i e j, si ottiene:

M K - |F±°| » |D±°| - | D j ° | " | N ij| 3


'7

oppure

|n|K \F.°\ = |D.°| - | D l ° | " | N j i ! 3.8

a seconda che si consideri lì nodo i-mo oppure il nodo


j-mo.

Si noti che l'applicazione dell'operatore |B| alla ma


trice |N| lascia quest'ultima inalterata e cioè |N | •
= |B|- |N| = |N|
Dalle 3.7 e 3.8 deriva l'espressione

I'I°IK • " IFJ°IK 3


-'
che rappresenta la condizione di equilibrio del ramo
K-mo rifer to al punto 0.

Si considerino n elementi elastici (rami di tubazione)


convergenti in un unico nodo j. Per il ramo K-mo pos-
siamo scrivere mediante le equazioni 3.7 e 3.9:

i • --
|F °'
' -- IF
i F j-!„
IK-
= |S|„ /ID "I - ID ."I - iN^li 33.10
I S I K ( I ° Ì l - I V I - l«± 3 l} K -
dov jj è la ma-rice di rigidezza del ramo K-mo con-
vergente nel nodo j.
29

La matrice di rigidezza può essere costruita direttameli

te, ma può essere determinata anch« invertendo la matri

ce di flessibilità.

Nel caso attuale si segue quest'ultima procedura anche

perché ia matrice di flessibilità è di dimensione mol-

to limitata (6x6). La condizione di equilibrio nel noao

J può essere scritta nel seguente nodo:

3.11
1 iFs°l -°
K
K = 1

e dall' equazione .3,10

v
I K

.mediante la soluzione uel sistema di equazioni 4.12 si

possono ricavare gli spostamenti incogniti di ciascun

nodo del sistema.

ÌÙ' interessante, a questo punto, richiamare il metouo,

seguito dal PRODUCTION, per impostare ii sistema ui equa

zioni uel tipo 3.12 [2].

Per meglio comprendere il meccanismo si prende au esem-

pio il circuito cne e riportato nella figura 2,2 e che

comprende cinque ancoraggi, tredici rapii e cinque ncui.

NGI punto AO è fissata l'origine '.«elle coordinate.£i in


30

Fie. 3.2
31

d i c h i c o n |M.| u n v e t t o r e 6x1 r a p p r e s e n t a n t e g l i e v e n -

t u a l i m o v i m e n t i imposti d a l l ' e s t e r n o a l l ' a n c o r a g g i o J-rao

e si trasferisca |fc.| a l l ' o r i g i n e delle c o o r d i n a t e m e -

d i a n t e la t r a s f o r m a z i o n e l i n e a r e :

tM3°l= ! B J 0 Ì • l K jl 3.13

P e r i tredici rami p o s s o n o essere scritte 13 e q u a z i o n i

matriciali (una per ogni r a m o ) d e l tipo:

Al, | F ° | , = ILI °l - |r:.,| - |a


1 '* j' 1 • "A I ' ' '0 I ' "A, AO '
» i | poi | o i _ j Q o | _ | », i
A
'2 lrji2 = IDA ! I B I !r'A,£ i Ì.I.-Ì

A|
13 ' V L , = Lo!
D
_ ,',4 o' I D,A4

L'equazione ai equilibrio a.l nodo A ò:

F°! + |F°! + |F°| + |F°| = C j.1:


A' ' " A : .. 'Ai, 'Ai

Ricavando aalle 3.14 le | F° | (1=1,-i) e sostituenuo

nella 3.15, si ottiene ;

li O ! _ | f. ! _ I >! | . I .-• | I -, O
s| •',A,I:Otj
i i A ' | À
0' ' '2( 'A "i,°l

4
D = 3
C° H* A , c l} ° _ -16
32

Per i restanti quattro nodi si possono scrivere altrettan


te e. '.azic -.i del tipo 3.16. I coefficienti del sistema
completo nelle incognite: foA°l , |^B0| |DE°I
sono ri
~
portati nella tabella 3.1.
33

•* •Ka +
,3 + 1 +
-iJ
< il u 33
0 z 00
01
CO
ii
2
O
8 2 1',

e CN U
S
r-
03
+ G\
oo < +Q C\ 03 ^» 01 -^
•^ + 2: U Jì
^-*
cs + •*
Jl
e
•H '?• +a J Q
+J
.-^ + u
<
U ,3
e O •*- ^"T*— a -^ *-** y
u m r* r~^ *i-J3 + *V i
<u 3 ? 01
<
03
"r-
oi O'+ 0]
0
n <
t-t 2T K + "CM
a 03 CI
1 • j ;
+O 55
< < .~ +:3 —
c + _"•
.-a 0+
*L.
< ^c - a O+ -n
03
*
*;'
«^ M Ì J
u r^
CN
_T
r*
t—
«- 00 <M ^ ^»
01 Li 01
T~
0
03 + 01
^~* CI
• *
01 + cn
JJ
+ +

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ro 0\ '.D r-
0 01 00
c T- 01 al
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<n 1 + +
1
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+ ""
r~ ri
01 «-
+ 01
0 +
0 in r~ 00 fN 0
+
o O 00 -1 u l 01
+*~ or.
a 1 1
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1
•• -

+
O
01

<* O 01 r- O
0 03 00 r-
CJ 1 + 1 :1
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0
0')

01
+
04 i l
co
1 + O m T\
0 CN 03
'-)
01
a . 1
o
'• ri-

+
Jj

+
00
0 + CI *-r "3 ri
'Jì Vi 01
"1
< *—
UÌ I 1 1
34

Si possono fare le seguenti osservazioni sulla tab.3.1:

1) la matrice dei coefficienti è simmetrica;

2) se si esamina, per esempio, la prima equazione 61 no


ta che il coefficiente di |D. | non è altro che la
somma delle matrici di riqidezza di tutti 1 rami con
vergenti in A. Il coefficiente di |D_ | S la matrice
di rigidezza del ramo che unisce il nodo A al nodo B
cambiata di segno. Il coefficient* |D Q | è nullo in
quanto il nodo A non è collegato direttamente (median
te un ramo) al nodo D. Con altre parole si pud dire
che i nodi 0 ed A sono collegati da un ramo a rigidez
za [Link] stesso ragionamento è ripetibile per tut-
ti gli altri [Link] ai pud conciu
dere che nella equazione di equilibrio al nodo j, al
quale convergono i j rami, il coefficiente di |D. | è
la somma delle matrici di rigide..}j dei rami conver-
genti in j; mentre i coefficienti di |D. { (per i + j)
sono le matrici di rigidezza, cambia* -? di segno, dei
rami che convergono in j presi singo' [Link];

3) i termini noti sono ottenuti sommando le matrici di


rigidezza di ogni ramo convergente nel nodo in esame,
ciascuna moltiplicata per la matrice di dilatazione
termica del ramo stesso. Quando il ramo termina con
un ancoraggio, alla matrice di espansione al deve a<j[
giungere la matrice del movimenti imposti.

Da queste considerazioni si deduce che esiste un metodo


automatico di costruzione del sistema, risolutivo, basato
esclusivamente sulla geometria della tubazione, sulle di
mensioni dei tubi e sulle proprietà fisiche dei materia
li iìufiegati. Tale è appunto il metodo impiegato dal pro
35

gramma PRODUCTION.
In definitiva il programma costruisce un sistema di ..
equazioni iuatriciali (N e il numero dei nodi) , a cui
corrispondono 6xN equazioni algebriche lineari e, cne
risolto, fornisce i sei movimenti incogniti relativi
ad ogni nodo. L'insieme di forze IF.° i si ottiene me
diante l'equazione 3.10.

Cone già ricordato, queste forze sono riferite al punto


origine 0; se vogliamo le forze reali agenti in una qua].
siasi sezione intermedia R uel ramo K-mo basterà aulica
re la trasformazione.

lFR'K l*W !t
i 'K 3.17

3.2.1 Generalizzazione aelle equazioni ci equilibrio

E' opportuno estendere 1'applicazione delle cquazio


ni al caso di sistemi di tubazioni in cui siano a^
plicate forze esterne concentrati; nei nodi L [Link]-
colari vincoli, qaali nolle o limitazioni ui sposta
menti.

a) Forze applicate ai noui

In questo caso l'equazione ai equilibrio al nojo ir.


cui e applicata la forza F diventa
n
|lJ !„ lei 3. Id
K = 1

[Link] e facilmente verificabile che e sufficiente


36

sommare il vettore forza esterna |F °| al vettore


i e i

teririne noto della equazione di equilibrio al nodo


riportato nella tabella 3.1.
b) /.olle agenti sui nodi

Tenendo uresente che l'equazione di una molla è del


tipo F = K D, dove F è la forza applicata, K la co
stante elastica e D lo spostamento, se nella tuba-
zione e presente un sistema di molle (nel caso più
generale una molla adente lungo X, ed altre tre rea
genti ciascuna alle rotazioni intorno ai tre assi
coordinati) , alla i' = K D si può dare una espressio
ne matriciale. In particolare K può espressa median
ce una matrice 6x6 con tutti i termini nulli, tran-
ne inutili aella diagonale principale che rappresen-
tano appunto le sei costanti elastiche del sistema.
'.Hiinui la natrice |K| della molla « del tutto analo
qa alla matrice di rigidezza |s| di un ramo flessi-
bile .

Pertanto una molla può essere rappresentata come un


rai..o collegante il nodo ad un ancoraggio e nella e-
:.[Link] di equilibrio se ne tiene conto sommando
iu [Link] \t\ alle matrici |s|. che costituiscono
il coefficiente aello scostamento relativo al nodo
dove la molla e applicata.
c
) vincoli [Link]:. (guiue rigiae,carrelli ,cerniere.. )

Ir. accordo con quanto detto nel punto L) si pensi di


avere una molla (agente, per esempio, lungo l'asse X)
con uaa : . = <». Lssa rappresenta evidentemente un
vincolo perfetto nella direzione X in quanto il nodo
libero Ji spostarsi in tutte le direzioni, tranne
37

che lungo l'asse X.

In pratica il vincolo parziale può essere consiuerato


alla stregua di un ramo che abbi rigiaezza molto gran
de nella direzione del vincolo e rigidezza nulla nel-
le altre direzioni.

Il codice assume automaticamente una rigiaezza di


10 Kg/cm nella direzione impedita. Il valore si e
dimostrato adeguato per quanto riguarda i risultati
che si vogliono ottenere. Variandolo di poco non si
riscontrano variazioni apprezzabili sul risultato fi
rale. Valori molto più grandi, invece, pur non Miglio
rando la precisione del risultato evidenziano diffi-
coltà durante il procedimento di calcolo.

3.3 Descrizione del programma

11 metodo analitico per l'analisi di flessibilità di


un sistema di tubazioni, coirunque complesso e soggej:
to a variazioni ai temperatura, prevede la risoluzio
ne ai un sistema di equazioni ael tipo 3.12 i cui
coefficienti sono del tipo di quelli rappresentati,
per il caso particolare esaminato, nella tabella 3.1.

bai punto ai vista operativo si possono distinguere,


rzìi'esecuzione del calcolo, tre fasi distinte.

Le tre fasi suddette sono:

1) calcolo della matrice di flessibilità per ogni


ramo,
2) calcolo aelle forze,
3) calcolo degli spostamenti.

Si analizzano ora nei particolari le operazioni ese-


3d

Fig. 3.3

Fu

v.'V///''.W//7AW,V/7/V *ZZ2J////-'W,lM///////?n?
M,
l m l • i i i i, i ' ' ' ' ' } ' » < ' I V f I ' }• '
— — —^ PB

LA
UZZZZZZZZ/////;// //////7777??77777ZZZZZZZZnZZZ

i - j r t e a d?::;,iLo t r a t t,o.-^ic .-• s i u ^ o ò t a infinitamente ri.;LJ3,


39

guite dal pioqranma durante le tre fasi suddette.

Calcolo aella matrice ai flessibilità ai un ramo

Per coefficiente elastico si intende lo spostamento


(o rotazione) lungo una data direzione ci un punto
aella struttura, quanac au essa è applicata una for
za momento unitari . uà to un elemento generico Pi,<
(fig. 3.3) si consideri un punto, chiamato "punto
case" (PB), in cui si applica la forza . In genera
le F produrrà una traslazione ed una rotazione uai
punto oase, che sono rappresentate rispetto a un aa
to sistema di riferimento con le tre traslazioni
(6 d •:_,; e le. tre rotazioni (0,,, 0 V , y!7). io la
forza, oltre che ui direzione assegnata, e ai valo-
re unitario, le sei componenti del movimento rappre
sentano i coefficienti elastici della struttura.

di ^ensi dj un processo di carico cne preveaa suc-


cessivamente l'applicazione li tre forze V... F„, !•'.,

e di tre momenti i-I I. : . Cor. consiaeraziuni ana


loghe ali»;, precedenti, si ,;otrù costruire un insie-
me di trentasei (6x6) coefficienti e'[Link] che ra^.
presentano la .matrice ...i f lessifiilit* aell 'elemento.

Come sarà illustrato ia seguito, il calcolo nella ma


trice ai f iessiLilitf> di un tratto di ramo rare <_do-
guito reoiante due criteri distinti, a seconda c.e o
so siti rettilineo o curvo.

de sono poi soddisfatte le seguenti condizioni:

a) linearità delle umazioni e I.,L inai validità -.ei


40

principio di sovrapposizione degli effetti,


b) movimenti piccoli,

e) punto base unico per tutti i tratti componenti


il ramo,

il programma calcola la matrice totale del ramo co-


ite somma delle matrici di flessibilità dei tratti
componenti.

2.3.2 determinazione 'Iella matrice di flessibilità di un


tratto dritto

Con riferimento alla fiq. 3.4, assumendo come "pun


co oase" il punto meuio dell'asse del tubo, con la
ijjotQbi che il tubo giaccia lungo un asse del siste
•-.a ui rifer intento si può verificare che la matrice
ai ilosGi;_ilit£ ha come ternini non nulli solo quel^
li <_ella uiagonale principale. IR altre parole cia-
scuna forza produce soltanto un movimento del punto
iiP lungo la propria direzione, e ciascun momento gè
nera unicamente una rotazione di BP.

I valori uei termini cella diagonale principale


(vettore uiagonale), utilizzati dal PRODUCTION, so-
no riportati nella tabella 3.2 e sono relativi alla
< i^citura parallela all'asse X
41

Tabella 3.2

Elemento

Si r 2 L/2EI

C
2i (2r 2 (1+v) + L 2 / 1 2 ) L / £ I

S3 ( 2 r 2 ( 1 + v) + I. 2 /12)L/LI

C
44 (1 + v) L/tl

L/LI
S5
t/EI
Se

ri
42

L' [Link] dedicare qualche annotazione per analizza-


re il significato fisico dei termini della matrice
di flessibilità. Il temine C.. rappresenta lo spo-
stamento assiale di bP prodotto calla forza F„ uni-

taria. L'espressione aata per C.. e valida,cioè equi^


valente alla L/i^A, soltanto se il rapporto tra spes-
sore (s) e diaiiiecro (b) uel tubo è abbastanza picco-
lo. Ir. tai caso il momento Ji inerzia I si può _spri^
nere con la formula I = nr"a e e diventa perfetta-
mente equivalente ai L/LA.

Il programma PrfODLCTIO.' analizza appunto casi che


socidisfaao alla conuiziune suddetta.

Il termine c__ rappresenta io spostamento del punto


LP lungo l'asse Y aovuto ad una forza F unitaria e,
come si vede aalla tabella 3.?, esso e iato dalla
somma ai uut- termini: il primo rappresenta lo sposta
rento uovuto allo sforzo ai taglio, il secondo lo
spostamento aovuto al momento flettente. Per il fat-
tore ui taglio si r asiiuiito il valore 2 (ricordiamo
cne antiic questo valore vale per sezioni circolari
Lii piccolo s^.és^ore) .

L -, •• ael tutto analogo a C , ma relativo alla dire_


zione ù.
t , rappresenta la rotazione intorno all'asse X pro-
dotta Jal momento I .

e' e L' sono le rotazioni ci LP intorno all'asse Y


b -> to
<: 7, aovuto rispettivamente al momento M e :•; .
X ù

Quanto detto 3 airettamente utilizzabile, se la strot


cura giace lungo una direzione privilegiata. Se inve-
4.',

ce il tratto è comunque orientato rispetto ai sistema


di essi per il calcolo della sua matrice di flessibi-
lità si proceae nel modo seguente:

si considera un sistema di [Link] ortogonale si-


nistrorso 0 X. V. Z. soliaale con il tratto ui tuba-
zione in esame. L'asse X di tale sistema coincide con
l'asse aella struttura, Y" perpendicolare a \ . e par^J.
lelo al piano XY uel sistema di riferircnto principale
(fig. 3.5); si calcolano gli elementi ael vettore diayo
naie relativi al siscema 0. X Y z. con le forrvulc
aella tabella 3.2.

La matrice ai flessibilità uel tratto consideratorela


tiva al sistema 0. X. Y Z. risulta pertanto:

'11 0 0 0 0 O

0 O 0 0
'22
0 C c 0
33
0
'44
o o o e.._
C 0 G 0 C
66

cove i termini non nulli assumono i valori calcolati


con le formule della tabella precedente.
Per ottenere xe espressioni più compatte possiamo uti
lizzare le .sottomatrici :
Fig. 3.5

Fig. 3.6
45

'11 9 c<4 o o
O "22 0
C
55 °
O C 0 0 C
66
It 33
quindi

|A| |o|
lo! IBI
Allo scopo di rendere il procedimento generalizzabile,
occorre trasferire questa matrice dal sistema 0 A À
' A * A

1 1 1
1 al sistema OXYZ che, ovviamente, rimane lo stesso
per tutti i tratti; questo viene fatto in due fasi sue
cessive: prima si realizza Ta rotazione, cioè si scri-
ve la matrice in un riferimento con gli assi paralleli
aà X, Y e Z e con l'origine coincidente con 0 1 e poi
con un procedimento di traslazione ci si riferisce al
punto 0.

rotazione degli assi

Se indichiamo con:

"3
SA
1,
6.v
2, e.

i coseni direttori dei tre assi della terna locale


rispetto al si 5tema OXYZ, si può scrivere la matrice
di rotazione K
01,0
!

46

a u
1 «2 3
c
M
0 1 , Ci' 1

*2

c conscguentemente la ~atrice

K
01,0 0
J
01 , 0 '
N
01,0

Ji r;uù dimostrare che, se calcoliamo la matrice |C|


con la seyuence trasformazione lineare:

. K, 0
01 , 0 | '" ' ' C1 , 0 '
-> >LOI,J! ìcil'liJoi/jl
|Q
! |Koi,o|lBHKoi,(

essa ra_Ji.ra3cnta ^ro,;rio la natrice dx flessibilità


• :i af. tratto rettilineo ui tubo comunque orientato
.i-jricLa in u.i sincera con gli assi paralleli a quel^
li della cerna principale e con l'origine coinciden
te con il plinto rueaio del tuo ca i valori di tutti
ì termini non nulli ci |c| che si ottenyono svilup-
par, JO 1J operazioni indicate sono,

'11
(1 a.,") f1 + (2,t-2,1 ai ") f3

f 7 1ft
'12 " *1 °1°2 1 ~ ' 1a2 f
J
C C •a„ a . r . 2
13 31 1 j 1 '1a1a3 f
3

(1"a22 ) f1 + (2,£.-2,1 a22) f.

'23 C
32 ' 2 a 3 *" 1 "' ^ u
2a 3^3
47

(1 -« 2 ) f, + (2,6 - 2,1« 2 ) f.
'33
(1 + 0,3 CX^) f 2
'44

C54 = ^ ^ o,3 f2
'45
(1 + v>*2') f2
'55
= Ur =o*. <X 0,3 f
'56 65 2 3 '* 2

: 6 6 = (1 + 0,3^3 ) f 2

aove

f = L /12LI

f. = L/EI

f = r L/LI

In queste formule si e assunto come rrouulo di elust_i


cita tangaxiale G ~ , SÌ è DOStO,
2(1+v>) 2~7c
cioè, il modulo eli Poisson uguale a u,3.
I termini ~he contengono f., rappresentano 1'effetto
aello sforzo assiale e dello sforzo di taclio.
h' possibile analizzare sistemi ai tubazioni in cui
vendono trascurati ali effetti aelle sollecitazioni
taglio e sforzo normale, assegnando,coire verrò preci
sato in seguito, un valore particolare ad un para.-.c-
tro nei dati ai ingresso.

traslazione aegli assi

Per trasferire ia Matrice dal punto 0. al punto C


(in pratica per cambiare il punto base), si usa la
48

trasformazione lineare:

l c ol - |Ci,of * ic\ | B 01,0| 3


'19

dove la matrice J B O 1 _| è già stata definita nel

paragrafo 3.2.

La trasformazione linea] e vista è eseguita nel pro


gramma PRODUCTION dalla subroutine XLATE.
49

Determinazione della matrice di flessibilità di un


tratto curvo

Per tratto curve si intende un arco di circonferen-


za. L'analisi di flessibilità cella curva viene est
guita in modo analogo a quella del tratto aritto.

Il risultato, a cui si vuole arrivare, è lo stesso


del caso precedente; scrivere cioè la matrice ai
fle sibilità di un tratto curve, comunque orientato
nello spazio, nel sistema 0 X V Z e con riferimento
al punto 0.

Si sceglie un sistema di coordinate C. A 1 Y, Z. in

modo che 0.. coincida con il centro di curvatura,gli


assi X1 e Y1 siano sul piano di curvatura e l'asse
X. passi inoltre per l'origine del tratto curvo (F.)

l'asse Z 1 sarà naturalmente ortogonale agli altri

due (fig. 3.6). I coefiicienti di influenza non nul-


li nel sistema 0. X,. Y. Z. e con riferimento al pun-
to base O., sono:

C.. = K(2f-sen2^)f,+ (1 . 55i^+0. 525sen2*) f?

C _ = C,.,=-K(1-cos2<J/)f,-+0.525 (1-cos20 f_
1Z 11 o /
C =
16 C61-K(1-cos*)£5
C__
z/
= K(2f + sen24/)fb,+ {1 .55^-0. 525sen2^)/ f_

C = C
26 62 - * * > « * > * 5
C 3 3 = 4(1+0,3)*f6+2,6i|»f7
C = C ==
34 43 ~( 1+0 ' 3 ) d-cos*)f 5
C
35 = C 53 =
C+0,3) (sen^)f
50

C 4 4 « [2(1-K),3+K)*-(1+0,3-K)sen2*7f4
C
45 * C 54 —(1+0,3-K) (1-cos2#)f4

C55= [2(1+0,3+K)*+(1+0,3-K)sen2*]f4

C 4K
66 ' *f4

dove
f 4 = R/4EI

f 5 = R2/LI

f 6 = R3/4EI

f ? = rR/EI

I termini che contengono f_ rappresentano l'effet-


to uello sforzo assiale e dello sforzo di taglio.
£' possibile analizzare sistemi di tubazioni in
cui vengono trascurati gli effetti delle sollecita
zioni taglio e sforzo normale assegnando, come ver
rà precisato in seguito, un valore particolare ad
un parametro nei dati di ingresso.

Ora esaminiamo l'insieme delle trasformazioni che


permettono di effettuare la rototraslazione dal s_i
stema 0. x 1 Y., Z. al sistema OXYZ.

- Rotazione del sistema di assi

Siano OL o0 a ' &. B_ 8Q i coseni direttori

con riferimento al sistema principale) dei due


raggi condotti per i punti iniziale e finale del_
la curva.

Definiamo la matrice
51

a.| sen* [Link]


(àl-o^osy) (s2-o2cosv) (;3-a,cosv)
1
! 01.0|
sen^ ^ a 2^3~ 3 3^2 (a^^^a^S^^ (^ìì--)'^!"^

e conseguentemente la matrice

: K oi,o! i°:
"01,0
01,0

con un p r o c e s s o d i t r a s f orinazione l i n e a r e a l z i a m o :

J - C J
01,0 01 o 1, e

jove j C - J è la natrice di flessibilità riferita al SJ_

sterna 0. X. I. Z . [Link] P rai. presenta la "utnci

flessibilità vii \*T. tratto curvo cor. uncut; orientate ri


ferita aa un Jisterru avente l'oriyinu coincidente con
il centro ai curvatura e con ali assi paralleli a ^atl
li cella terna principale.

traslazione ael sistema ci assi

la traslazione uella r..utrice aal punto 0. al ;iunto ^


DÌ realizza con la stt.^ba trasformazione usata per il
tratto ciritto.
.'e t tore
Jia.^[Link]-

Matrice ,,j :.!a trice |K|

Katric e l-i Matrice I I !

..i-trioe iC ."a trice (Ti


rife:J ;a a ! riferita ei
punto [Link] j centro

Ve i. tore roà ..ine


JU Ì Subroutine e t tore
Tra-Tlazi or.e XLA~S eresiar, ione

."atrio-. /:„:
ri :*:;•: ta a:.; ri feri ". al la
ori.-: ne crif-'i.-.e

J
LTAVTA

Vc t t o r o r DU t u i e .
'.' u t. r
Tri-.;la.'. : or *_ «[Link]

CALL LCLV T'a i r ; c e


r i '"er 1 . ta a l ; r»
53

Matrice ai flessibilità del ramo

Ricavate le matrici ai flessibilità di tutti i


tratti (sia dritti che curvi) costituenti il rair.o,
(scritte tutte rispetto alio stesso sisterr.a ai co-
ordinate ed allo stesso punto base origine del s_i
sterna ai assi principali) si possono sommare le u-
ne alle altre per ottenere la matrice di flessibi-
lità del ramo (si può ottenere la [Link] di tale
matrice, assegnando un valore particolare ad un pa
rametrc nei dati di ingresso ccnx verrà meglio pre
cisato in sequitoi.

be sono presenti tratti rigidi, questi, per guanto


ricuaraa la tle? - ibiiitì, vengono del tutto crascu
rati '•• la loro presenza non influisce in alcun re
ao sulla matrice finale.

Analogo trattamento e riservato ai tratti irò Ito


brevi, erte possono esacre generati e.a una [Link];;a
uescri^icnt Geometrica aella struttura.

La natrice ai f ICJS i:;i litL del ramo poi viene tra


sferita/ sempre ror mezze della subroutine \Li\YL,
aaì punto oris'ir.e acìio coordinate al punto origi-
ne uei ramo e viene [Link]'.orizzaca. 11 processo natu-
ralmente '.• ripetitivo fino aa esaurimento ai tutti
i rami .

Tutte le operazioni descritte in queste ultime pa-


gine cono riu5suntt [Link] :.[Link]..a a t loec.d sempli-
ficato iella figura j.7.

[Link] < uestc prir.o pas:; e- vergono calcolati r me


mori zza ti anche 1 ter::-ir. i noti -ielle equazioni.
54

Conclusa l'analisi di tutti i rami il controllo passa


alla subroutine SOLVE che permette il calcolo del si
stema di forze e spostamenti.
35

3.4 calcolo della matrice di flessibilità di rami speciali

Illustrato il metodo che permette di costruire la r..a


trice ai flessibilità di un ramo generico è necessa-
rie procedere ad una descrizione dettagliata icl ne
todo auottatc per calcolare la luatrice ci f leseli. iìi_
tà di alcuni raiui speciali, quali tubi coassiali, tu
ti a cannocchiale, dilatatori, tratti rigidi.

3.4.1 ìubi coassiali

I rari costituiti aa tubi coassiali sono considerati


core uue rami distinti: il tubo esterno ed il tuLo
interno, anche se essi hanno le stesso assi geo:._-tri
co. Cuinc.i si dovranno considerare due punti uisti;.-
ti per le estre...if finali anche se le coordinate ai
cioscunu cop; ia ai punti il più ielle volte coincnc
no, i.. quanto li tube esterno si sovrappone esatta-
mente « quello interno.

';[Link] il [Link]ùt alla aescrizior.e geometrica uella


o-ruttv-ra a- aent disegnare due linee parallele e ;;i
[Link] clic rappresentano il tubo interno cu ii t'ibo
^-i>tcr:io, e numerare i punti cone se si avesse «: cnc
Lar». co:, ^.ue ra.v.i coi-pletamente [Link]. bn e^tr,
r.^G [Link] .Teglie quanto aetto. Ji [Link] la acruL-
curu i i liq. Z.c che rappresenta due tubi coassiali
centrati e comprendenti un tratto a gomito con ray i
.d curvatura uguali.

ti noti cl.c le [Link] uei punti A1 e 1.2. rappresen


tar.o quello csel .Junto iniziale dell'asse geometrico
co. une ni ujt LUÌ i. Considerazione analoqa si nuù fu
re rer i [Link] 3 ÙI, v. . Infatti questi ultimi rari re-
56

8. A^5

fr
7+ +2
n ——1,

A=5 F

#2 #1

A?-6
V\vU\ \ ^ ^ ^ JAP

F i g : ?,.8

Fig* 3 . 9
5?

sentano le intersezioni uei prolungamenti delle tan-


genti al gomito prese sull'asse dello stesso.
IJel punto à i tubi sono saldati tra di loro; quindi
è sufficiente considerare un solo nodo (A) aal quale
partono aue raii.i. Pertanto la struttura esaminata
viene ad essere descritta ea analizzata in modo del
tutto analogo alla struttura ai figura 3.9 che ra.
presenta un sistema composto ca aue rami non coassi ;_
li.

2' già stato [Link] in preceuenza il [Link] per la


costruzione aella limatrice ai i lessibiiita ci un tal-
sistema .

L' opportune ObSirvare che si possono stuoie".re rari


costituiti e.a tuoi coassiali coir,prendenti pi" ai _u<_
tubi .

3.4.2 Vuai a_ ca nuocer. ìalc

ii tULO a c^:. necci. iale ( £ ìg . 3. Il), e:.e peraltro si


paò consiàerare ce;.e ar, elei, ento a tuLi coassioli
collegati fra ^i lcro ir. [Link] non rigioo, propone i,.e
toai aivertii ^.1 ondulazione. Infatti, tale coilega-
:;.eato soaaiafa l'cticcnza tecnica di non far nasc_re
tensioni ^ovutu n ailutazioni termiche Jif f crtnziuli
fra i aau ta.^i e..e costituiscono l'elemento, [Link]
si vuole ci,e si.... esercitata un'azione ai soste"ne «.
posiziona;,.ente reciproco. ;•, ' eviaente uui.....i cae i
tubi si brasi etcono esclusiva,.ic_nte alluni taglienti
e r or. enti flettenti, ;..[Link] non si trasmettono azic
Ili uflaidli e . lOt . e l i t i tot'Ct.'Li, Ìli gtaatO ^ul,0 ,. L"
58

*v w v v v v v v v w
TrrrrTTTT
"7*7
k /////////A

/ / / / / / / / / / )
N
K\\\\\V\\\V\\M

Fig. 3.',0

TV\" Y^l
[//////////?/////// r/T7\

TT//////_///// /rrr

,\\\\\\<\\\\w 5.^

.Fig,. 3.11
59

messi lo scorrimento e la rotazione cifferenziale in


torno all'asse.
Altri casi ci collegamento particolare possono esse-
re le sospensioni ael tipo ai fig. 3.11.

La simulazione di elementi àel tit.o suddetto richie-


de di considerare il [Link] ento turo interno-turo
esterno, coire un rarto (fisicamente inesistente) a cui
viene uato il [Link].e ::i ' rai.o fittizio1', infacci, que-
sto ramo, ^ur av^nao lunghezza nulla ir: quanto colle
ga due punti coir cimenti essenuo i -ino tuhi coaai'ia-
li, è capace , 1 trai, edere tra ^ueSwi .tue ,.>unci azio
ni meccaniche «nere s<_ culo lungo certe iirezior.i
preferenziali.

A ueforinazione avvenuta, in generale, i auc punti,ci.>..


sono normalmente ..:uc [Link], ac,i coincideranno più, ; ti
ciò è logico che si ^e^bano considerare e istinti, an-
che se con [Link]. iniziali coincidenti.

Per guanti riguarda il ra..o fittizio esso deve essere


descritto come un altro ramo regolare, sur., pcrcic nu
merato ed àvr< <lu_ noci c-stre: i.

h. ' necessario pere precisare che la m a eescrizi-: n<.


ieve sempre essere preccauta ca quella ^i uno eei uè
rami corrispondenti al tunc esterno o irtcrno uei can
nocchialc cnc confluiscono nel ra.o iictizir- stesso.

Riportiamo in figura 3.12 un esempio di scnt^atizza-


zione di una semplice struttura cor. un raro fitti,'.io.

Per simulare il sistema a cannoccnidle e stato necessa


rio introdurre il metodo ui calcolo capace eli costrui_
re la matrice ai Ilessij ilicà del ramo fittizio.
60

I k i k k k k k k k k • k k k k k k k k k k k k i k k k k k k k k k k k

.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>> t-r?

F
? <' s m ? w > < ? > ? ? n ? < utsn t ? / /1 zzi
^ ' ^ k k.. k k k k k k k k k k . k k k k k k k , k k k k k ». k v

a) Struttura

10B

51

7-

B1 A Al b) Schematizzazione

f i g . 3- 12
61

Tenute conto che la flessibilità deve essere teorica


mente infinita (praticamente molto grande) lungo ctr
te direzioni di movimento e nulla lungo altre sonc
14
stati posti uguali a 10 i termini aella uiagonalc
principale corrispondenti ?.i roviinenti liberi,et. u-
guali a l i termini corrispouuenti ai novi..enti i^r.e
diti.

Sono stati assunti questi valori ui f lessihiiit.. te


nendo conto dei valori corrisponuenti ùa un tratto
di tubazione.
I termini non diayonali, che dipenueno dall'orienta-
mento spaziale del ramo fittizio, sono calcolati con
il metodo già visto a partire dai coseni direttori
ael tratto regolare clic lo precede nella descrizione.
Infatti, il ramo fittizio è consiuerato cor.x un r«u..c
regolare di lunghezza nulla uispcsto nollo spazio co
me il tratto regolare di tulo eie lo precede.

3.4.3 Dilatatori

Come già visto la simulazione di qualsiasi coi;.].unen-


te di un sistema di tubazioni consiste nella costru-
zione della sua Matrice di flessibilità. Nel caso
del uilatatore t- necessario fornire come ulteriori
dati di ingresso gli elementi della diaconale,mentre
tutti gli elementi non diagonali vengono calcolati
automaticamente con il metodo gic. [Link] p<_r tratti
rettilinei regolari.

Più precisamente l'elemento uilatatore viene descrit.


to mediante le due scncue seguenti;
62

DIL : contiene i dati geometrici dell'elemento (per


definire la sua disposizione spaziale e le sue
dimensioni);

DIA : contiene gli elementi diagonali della matrice


ai flessibilità. E' opportuno ribadire che ta-
li elementi devono rappresentare i coefficien-
ti elastici relativi al punto medio del dilata
tore.

Il metodo presentato è del tutto generale. E' però


opportuno osservare chf è possibile considerare un
dilatatore come un tratto di tubo normale di dimen-
sioni tali da determinare la stessa rigidezza.

Per esempio, se si ha a che fare con un dilatatore


cae è dieci volte più elastico del tubo che esso so
sticuisce, si può pensare al ramo costituito comple-
[Link] dallo stesso tubo, ma nel tratto in cui c'è
il uiiatatore si può usare un modulo elastico dieci
volte più piccolo. Questo metodo può essere molto u
tile per studi preliminari o di ottimizzazione.

4 Yratti ricjiai

I tratti rigidi possono essere solo [Link] pos


siLilit^. di simulare un tratto rigido permette di con
oiderarc, inserite nel sistema di tubazioni, pompe e
valvole. Se il tratto è rigido, esso si può trattare
come un tratto regolare di rigiuezza molto piO grande.
II criterio pratico usato per tener conto dell'eleva-
ta rigiuezza ù il seguente:
63

si considera il tratto formato da un tubo di diame-


tro doppio di quello del tubo base con uno spessore
di parete pari alla .netà del suo diametro esterno d_i
minuitc <-.ii uno.

La descrizione del tratto rigido viene fatta utiliz-


zando la scheda INF nella quale vengono riportate le
sue caratteristiche geometriche.

3.5 Calcolo del sistema di forze

Al calcolo delle forze agenti sui nodi provvedono il


programma principale e le subroutine: óOLVL, S1'P.:,SS,
VERIF1 , SYRES2 le cui funzioni sono descritte q-i.i
di seguito:

SOLVE - Costruisce i coefficienti ed i termini noti


del sistema di equazioni e calcola pei gli spostameli
ti aei noci risolvendo con il uetodo del "pivei." il
sistema suddetto.

Gli spostamenti dei nodi, ordinati nella matrice CS


(6,40), sono relativi al punto origine ael sis tei. u
OXYz e calcolati nel sistema stesso.
Infine SOLVE, mediante le equazioni 3.17, calcola le
forze agenti sul nodo origine di ciascun ramo. I va
lori delle forze sono ordinati nella matrice i'.LA{t,5G)
tu anche» esse sono calcolate, con riferimento r;l <-iste
ma uxYZ.

STRASS - L' richiamata aal proaramma principale, r cr


o<jni ramo, tanta volte quanti sono i punti caratteri.
64

stici del ramo stesso (fanno accezione solo i punti


intersezione delle tangenti al gomito per l'analisi
dei quali è utilizzata la subroutine STRES2. La
STRLSS provvede a trasferire mediante una trasforma
zione lineare, il sistema di forze (calcolato da
SCLVL) del nodo origine uel ramo al punto in esame
e calcola poi per ogni sezione un valore di tensio-
ne con la formula:

r( V y W r -Sii

Il programma individua poi la sezione per la quale ri^


sulta massimo tale valore di tensione.

VERIF1 - Esegue l'analisi tensionale su tutte le se-


zioni appartenenti a tratti di tubo aritto, determi-
nando t er ogni sezione il punto più sollecitato.

STRLS2 - Determina le forze e le tensioni sulla sezio


ne mediana ai un gomito.

Infine: il prograau,<a principale verifica che la somr.;a


di tutte le azioni interno dei rami convergenti in
ciascun nouo siù nullo o uguale al valore della for-
za esterna applicata al nodo a seconda che esso sia
scarico o meno.

be il nouo .-• vincolato parzialmente (carrello, cernie


ra, ecc.) il valore calcolato va interpretato come la
reazior.3 icl vincolo sul nodo stesso.
65

Forze nel nodo


origine di un
ramo

Scelta della
sezione

no

3TRE3S STK:S 2
calcolo forze bnlcolo forze i,
e momenti e tensioni

V E R I F I I
calcolo delle
tensioni

Verifica
no equilibrio
nei nodi

Fifi. 3.13

.
66

Lo scheiia a blocchi di fig. 3.13 sintetizza quanto de


scritto sopra.

3.6 Calcolo del sistema di spostamenti

Il programma principale e le subroutine SOLVE E DEFL


provveaono al calcolo degli spostamenti. Il sottopro
e?rancia SCLVL calcola gli spostamenti dei nodi con ri^
[Link] al punto origine del sistema con il metodo
ijia visto.

Il prc-jramna principale provvede inoltre a calcolare,


per ogni punto caratteristico, gli spostamenti rispet
to all'origine del ramo in esame. Ciascuna componente
-i spostamento è uata aalla somma dello spostamento
del H U G O origine .lei ramo, della dilatazione termica
uel cratto ui tubo compreso fra il punto e il nodo o
rio ine, e uall'allungamento ael tratto dovuto alle
forze agenti sul punto.

In aefinitiva lo spostamento del nodo finale di un


ramo e ricavato mediante due processi distintirdiret;
tamentc-, utilizzando il valore calcolato dalla SOLVE
e indirettamente come somma degli spostamenti del no
do origine del punto finale relativamente al nodo o-
r itjine.

Il programma provvede a stampare, a scopo di verifi-


ca, per ogni nodo fine del ramo, gli spostamenti cal^
colati secondo le due procedure. Tutti gli spostamen
ti sono calcolati relativamente al punto origine
atl .sistema di riferimento.
!

67

La subroutine OEFL provvede alla stampa degli sposta


menti sopra calcolati, dopo averli riferiti al punto
in esame.
68
Y<

?ig.3.H

?i3. ì ' 1 5
69

Analisi dello stato di tensione della sezione

E' opportuno premettere che il problema presenta a-


spetti diversi, a seconda che la sezione appartenga
ad un tratto dritto o curvo.

Sono stati scritti allo scopo due sottoprocra*r.m :


STRES2 e VERIF1 che fanno parte del coaice P i n -
STRESS e che verranno descritti dettagliatamente
nei paragrafi successivi.

Determinazione aello stato di tensione ai ana se-


zione di tratto dritto

Sia dato un tratto di tubo dritto [Link] orienta-


to rispetto ad un sistema di assi 0\YZ, come f rap-
presentato nella figura 3.14, sia delimitato .la cue
sezioni estreme normali all'asse, ivi caricato con
forze e momenti (calcolati precedentemente dal pro
gramma sempre nel riferimento OXYZ). Siano anche as
segnati i coseni direttori (a1 a, a j aell'asse
del tratto di tubo. Per eseguire l'analisi tonsiond
le con i noti criteri dell'equilibrio tra azioni in
terne e carichi è necessario ricondursi ad un nouel
lo di struttura caricata alle estremità con taglio,
momento flettente, momento torcente e sforzo norma-
le. A questo scopo si deve riferire il sistema di
forze, applicato alla sezione, ad in sistema ai aj
si locali, aventi l'origine nel baricentro della t,e
sezione. Due assi saranno giacenti sulla sezione
stessa ed il terzo sar? normale al piano dei primi
uue; coinciderà cioè con l'asse del tubo (fiq.3.15).
70

Per eliminare l'indeterminazione relativa all'orienta


mento degli assi locali sulla sezione i versi saranno
scelti in modo che la terna risulti sinistrorsa.
Definiti a1 o . a,i coseni direttori dell'asse X-,
3, S0 6, i coseni direttori dell'asse Yie-ri y, y,
quelli dell'asse Zy i valori delle forze che agiscono
sulla sezione saranno con le ipotesi precedentemente
fatte:

1) Sforzo normale centrato

N - F x B1 + F f a 2 + F z a 3

2) Sforzo tagliante secondo Y..

T
Y1 ~ F X e 1 + F Y 6 2

3) Sforzo tagliante secondo Z.

T = F + F
Z1 X *1 + F Y ^2 Z *3

4) .tomento t o r c e n t e

Mx1 = Mx a, + N y a 2 * Mg a 3

b) .lomento f l e t t e n t e secondo Y,

iYl - MA Bl + . i y p2

o) i tomento f l e t t e n t e secondo Z

f = ; Y + M + K
"7,1 ''X 1 Y Y2 Z Y3
71

Essendo noti soltanto a4 a_ a-, prima di passare al


calcolo delle tensioni è necessario ricavare i coseni
direttori: 6 1f * 2 ,B 3f Tr 1# Y 2# Y 3 .

Sono nc'^e le relazioni:

a„ +o- +o- =1
2 2 2
J
2 . 2 . 2 ,
+Y 2 +Y 3 - 1
3 +a 8 +c 6 =
1 2 2 3 3 °
Y +a Y +a Y =
1 2 2 3 3 °
Y +e Y +6 Y =
1 2 2 3 3 °

che rappresentano i legami esistenti tra i coseni airet.


tori di una retta nello spazio e che esprimono la condi^
zione di ortogonalità fra i tre assi del sistema. Si ha
quindi un sistema di cinque equazioni nelle sei incogni.
te (S
1, S 2, B 3, Y
1,Y2,Y3).
Ricordando la convenzione assunta per l'asse Y., si ha
6, = 0, e ciò toglie l'indeterminazione.

Il sistema si riduce al seguente:

„ 2 . 2
B + p = 1
1 2
Y + Y + Y = 1
1 2 3
a + S
1 *1 «2 *2 °
a Y + a
1 1 2 Y 2 + °3 Y 3 =
°
3
1 Y1 + 2
2 Y2 ' °

dove le incognite sono cinque [Link] le equazioni.


Si ricavano dapprima 8. e 0„.
72

A questo scopo, utilizzando la prima e la terza relazio


ne, si ottiene:

., - ^
+1/0,2+ a22

«1

iW
La scelta di una o dell'altra coppia di soluzioni dipen-
de aall'orientamento dell'asse. Con le convenibni assun
te si ha:

-a a.

W2~+°22 \|°1 2 +V

Ricaviamo ora y, y y utilizzando le restanti tre re-


i i 2, i
lazioni, ottenendo cosi:

-o a
I/I' "2" ' a 1a 3 _ 2 3
Y-, = !' 1~a3 Y, = , . Y, " , ,
ir 2
" i-.3 i'^32
Si ha [Link] tzione per X. = Z; infatti, essendo

(+) L'inueterninazione nasce dal fatto che il piano della


sezione non interseca il piano XY e quindi L indetermina
ta la direzione dell'asse Y..
73

i. * 0 , o • 0 ed a . = 1 ne consegue:

flO « _ 0 _ 0 _ 0
B B Y Y
1 0 ' 2 0 ' 1 ~ O ' 2 " 0

In questo caso si può assumere:

= 1
Si 0,Qj ~ '6; = 0 asse Y. coincidente u n Y

=
Yj= - 1
Yz ® y -= ° asse 1. coincidente con -X.

La figura 3.16 e la tabella 3.3 permettono una facile v_i


sualizzazione dell'orientamento degli assi Y. e Z. , quan
do sia noto l'ottante sul quale insite X..

Determiniamo ora l'andamento delle tensioni sulla sezio-


ne per i singoli casi ai sollecitazione.

a) Stato di tensione dovuto a forza assiale.

Si assumono positive le sollecitazioni ài trazione,


per cui ne deriva:

o =
A

L'andanento d e l l e C e c o s t a n t e iri t u t t i i i-unti cel-


la sezione fi^. 5.17.
D) S t a t o a i t e n s i o n e d o v u t o a [Link] flettente.

L ' a s s e X. è n o r m a l e a l l ' a s c e momento.


Si ha.
11 - ri
a
X, T
F i g . 3.16

rab. 3.3

Z
*1 'l 1

Ottante Quadmt-, Ottante


I
, ! M 2

2 II 7

3 I III 6

4 | III 3

5 1 6

6 J 1 j 3
i

1 j !V 2

8 IV 7
75

L'andamento della tensione è triangolare (fig. 3.18)


ed il massimo cade sempre sui punti della circonferen
za esterna.

e) Stato di tensione dovuto a momento torcente M .

Si ha:

L'anaamento delle tensioni tangenziali è triangolare


sul piano della sezione (fig. 3.19) ed il massimo ca
de [Link] sui punti della circonferenza esterna.

d) Stato di tensione dovuto al taglio.

Ricordiamo che siamo in presenza di sezioni sottili


chiuse.
Si ha:
T sen ft)
T=
JT'R't
e
^'andanento delle tensioni è variabile sul piano ael
la sezione ma 0 costante sullo spessore (fig. 3.20).
Dai casi esaminati risulta che su una sezione a coro
na circolare, comunque caricata, le tensioni massime
sia normali che tangenziali, si hanno seriore nei pun
ti aella circonferenza esterna.
kicaveremc/,uindi nei casi rertli ai sollecitazione
composta, il punto più sollecitato fra quelli chr
stanno sulla circonferenza esterna.
76

F i g . 3.17
'

A
.

M^-sV / Ve

1 Ov x>i
ZI l

\^T
" "^,_,
/

.;',. J.1*
//

FLtf. 3 . 1 9
F i g . 3.21

'i^.. ì.y.
79

e) Stato di tensione prodotto da momento flettente e da


forza normale.

Si faccia riferimento ad un sisten.a di coordinate pò


lari R ,Y (fig. 3.21), che permette di determinare i
punti sulla circonferenza esterna con l'unica coordi.
nata Y-
Tensioni dovute al momento A . sui punti della circon
ferenza esterna:

-r.i z r ^sen Y
o (Y) = ;

Tensioni dovute al momento .^Y. sui punti stella circon


ferenza esterna:
-Y1-r-cosY
0 (Y) = T

T e n s i o n i .ìovute a l l o s f o r z o [Link] A:

a (Y) = -jr-

La r u n s i o n e r i s u l t a n t e s a r ù a a t a c a l l a soi.L.a a . - l l t
tic precedenti, ciot;

o (Y)

f) Dtato v-i tensione dovuto al taf. liu e [Link] torcenti


Si consideri una Lozione circolare di piccolo n;.r..';so-
re (fi*j. 3.22); si .[Link]Ì.I eie la [Link]. ielle
tensioni tangenziali uè oli sforzi taclianti siu uni-
Eorr.e cullo i...'essere .
80

["ensioni dovute al taglio T y 1 s

T y 1 sen-y
Y) =
V r <R -R,>
m e 1
Si assume che le siano positive quando abbiano lo
stesso verso delle sollecitazioni generate da momen-
to torcente positivo.

Tensioni dovute al taglio T-..:

T
r ( s - 21 COS Y

i'cnsioni dovute a l niOJiento t o r c e n t e ti . :


2:' LÌ

n(R -H. )
* e ì '

,_uinui la tensione tangenziale risultante sarà:

T z 1 seny _ T y 1 cosy + 2 H X 1 .\Q


T(Y) = r (
u W W"i> n(R4-R.4)
e x

sull'analisi svolta si nota che lo stato di tensione è


[Link] eu il piano £ inuiviùuato in ogni punto dalla o e
calla T; esso sarà purpenaicolare alla sezione ed al ra£
e; io i/asbd;itc ter il punto considerato (fig. 3.23).
81

3.7.2 Calcolo delle tensioni principali e della tensio-


ne tangenziale massima

Essendo noto lo stato di sollecitazione su due già


citure ortogonali, sono individuati due punti dia
mentralmente opposti, per cui si può utilizzare il
circolo di Mohor (fig. 3.24) per la determinazione
delle tensioni principali

Infatti, si ha:

il 2 2
1
2 I 4

2 , 2
0„ = _£_ +|j_2__ + t
^ -1 li' A

Poiché a e T sono funzioni del punto scelto sul con


torno esterno della sezione, anche i valori di o 1 e
a 2 saranno funzioni del punto.

Possiamo ora osservare che i segni di o. e o ? sono


sempre opposti in quanto

!r 2 ' 2"
f
!/ — — + >-£- e pertanto| 0 1 - o 2 | > |o 2 |
y * 2
Essendo dato il valore della tensione tangenziale
massima dalla espansione:
1 f
T • max 1
max „ ! °1 " °J " °3 ! 1 2

questa nel Cuso in esame si riluce alla seguente:


M g . 3.23

?ir... ì..v»
\
83

r
max = "7 |°1 " °2|

Per la determinazione del punto più sollecitato oc


corre determinare il valore di Y * n corrispondenza
del quale |o,.(y) - O - ( Y ) | assume il valore massimo.

L'analisi descritta è realizzata automaticemente


con .11 sottoprogramma VERIF1.

3.7.3 Determinazione dello stato di tensione di una se-


zione di tratto curvo

Con riferimento alla fig. 3.25 si consideri un trat


to curvo costituito da un arco di circonferenza. So
no già note le forze ed i momenti applicati alla se
zione mediana dell'arco riferiti al sistema OXYZ.

Si ricordi che il codice calcola già un valore di


tensione nella sezione con la formula:

2 2 2
\/ M + M + M • R M. R •&
V X Y Z e i e ^
0 = '8=
I I

dove M , My, M sono i momenti nel riferimento OXYZ,

pensati applicati al punto D (punto intersezione de^


le tangenti) ; e è il fattore di intensificazione dejL
la tensione.

K' facile vedere che, se l'angolo di apertura dello


arco è abbastanza grande, la differenza tra le coor
84

Fig. 3.25
85

dinate del punto D e quella del punto 0 1 è notevo-


le e quindi anche i momenti trasferiti da 0 a D o£
pure da 0 ad 0. sono di valore sensibilmente diver
so.
Si vuole determinare lo stato di tensione nella se
zione, mediante il calcolo dei momenti rispetto al
punto 0 1 .
Trascurando l'effetto del taglio e dello sforzo nor
male, si considerano i momenti nel sistema locale
°1 X1 Y1 z
r
L'asse X1 appartiene al piano di giacitura della
curva ed è perpendicolare alia sezione mediana; il
suo verso è determinato dall'orientamento delle
tangenti nei punti estremi dell'arco.
L'asse IL. giace sul piano dolla curva, è perpcndico
lare all'asse X. ed è diretto verso il centro di
curvatura.
L'asse Z-, infine, è perpendicolare agli altri due
ed è orientato in modo da generare una terna sini-
strorsa, come la OXYZ.
Se indichiamo con:
a.,» a ? ' 03 * coseni direttori dell'asse Y*..,
e-,» $2f e 3 i coseni direttori dell'asse ".,,
y., Y 2 ' Y3 *• coseni direttori dell'asse z 1

rispetto alla terna principale OXYZ, i momenti tor


cente e flettente nel piano e fuori dal piano di
giacitura, riferiti al sistema 0 1 X 1 Y. z. si posso
no cilcolare con le formule:
86

+
"xi " Vi ¥ 2 * MZ°3
+ + M P
"YI " V i ¥2 Z 3
M + M T
Z1 * ¥ l ^'2 * Z3

in cui

Mj., My, M sono i momenti riferiti alla terna OXYZ e


pensati applicati nel punto 0 1 .

E' necessario quindi determinare i coseni direttori de


gli assi della terna locale. Si suppongono note le co
ordinate dei punti A, B, D ed il raggio di curvatura R.
Il metodo qui esposto permette di pervenire ad una so
luzione abbastanza semplice seppure del tutto generale.

L'asse X 1 è parallelo all'asse X' appartenente al piano

di giacitura e congiungente i punti A e B; quindi i co


seni direttori di X. saranno coincidenti con quelli di

V
E' noto che valgono le relazioni:

- X B " XA
°1 TZT"
AB
Y - Y
*B *A
°2 ' 37
AB
- Z B " ZA
°3 "ZZI"
AB
87

(X + (Y + {
dove AB = A~V A~V W

( AB è sempre / O in quanto A e B non possono coìncjl


dere).

L'asse Y. appartiene, come visto, al piano di giacitu-


ra del gomito e si può pensare congiungente i punti D
ed M dove M è il punto medio di AB.

Le coordinate del punto I* sono:


X, + X
Y _ « £
A., —
2
Y
h
+ yB
Y =
2
Z +
? _ A JB
M ~

E' noto che valgono le relazioni;

M D
& =
1
DM

3 =
2
DM

'3
DM
2 + . (Y,„ Y „ ,2+ .(Z ,„ „ ,2
dove: DM = (-W D~ -<' I)~V
DM d [Link] ? G; diventa nullo soltanto nel caso di
tratto dritto.
88

L'asse l . è perpendicolare al piano di giacitura ed i


suoi coseni direttori possono essere determinati risoJL
vendo il sistema di tre equazioni nelle tre incognite
T
1 ' Y2» Y
3:

°1 Y1 +
°2 Y 2 +
°3 Y 3 * 0 3.20
6 • 0 3.21
1 Y1 + B
2 Y2 + 9
3 Y3

2 A 2 A 2 , 3.22
Y + Y + Y = 1
1 2 3

Vale la pana di presentare dettagliatamente il metodo


di risoluzione per le particolarità che esso presenta.
2 2 2
1, i coseni diret
Per la condizione o. + a- • a.
tori non possono essere simultaneamente nulli.

La soluzione viene ricavata qui per il caso di o 1 f 0.


Se questa condizione non è verificata, basterà effettua
re una permutazione ciclica degli indici.

Dalle 3.20 e 3.21 si ottiene:

"°2 y2 " °3 Y 3 3.22


Y =
1

3.23
(a1 S3 - a 3 e.,)
Y 2 »Y 3 («1 ^ °1 S2>

che può essere scritta anche nella forma:

T; = r 3 /' 3.24
89

Con l ' i p o t e s i che


B 6
°2 1 " °1 2 * °
Nei casi in cui risulti

B B =
°2 1 ~°1 2 °
il programma adotta particolari artifici per il calco-
lo di tj» Y2» Y 3

Sostituendo la 3.23 nella 3.22' si ha:

Y1 -t 3 • (a3B2 " a2*3)


(o2e1 - O 1 B 2 )

Che può essere scritta anche nella forma:

Y1 - Y 3 B' 3.25

Sostituendo le 3.24 e 3.25 nella 3.22 si ricava:

y. 2 nB'
,2 +
. y,2 ,,2
A' +. v 2 _= ,
1
3

Ponendo poi :
r.2 =
2 ?

si perviene alla forma:

Y32-C'2

da cui:

Y3 - + C
90

Il segno positivo o negativo dipende dall'orientamento,


che si attribuisce all'asse Z... Se assumiamo il segno
positivo la soluzione finale sarà:

Y1 = B- • C
- = A* • C
Y2
Y3 = C

Nella tabella 3.4 sono riportati i valori delle soluzio


ra in corrispondenza dei valori non nulli dei coseni di
rettori a..» Oj» 03.

il sottoprogranuria STRES2 calcola i coseni direttori y.,


Y
2' Y 3' utilizzando A
risultati riportati nella tabella
3.4 nei vari casi di:

a. / 0, a2 / 0, a 3 ? 0.

E' necessario ora riferire i movimenti anziché al punto


0 al punto 0.. A questo scopo bisogna calcolare le coor
dinatc dt;l punto 0. (punto medio dell'arco).

Le coordinate del punto medio della curva sono:

X
01 - XM - e r V
{ ss Y - o • 0 V

J
01 ' hi - V 0,M
deve t'.M * R - MC
le -V R 2
- /A2

MI
91

TABELLA 3.4

3
1 *3 - a 3 ~1
A' =
a e a S >2 ~ Y3
2 1 - 1 2
o^O
a-j
E' = - e2 - « 2 s3
a a p Y1 ~ Y3 ò*
2 -M - 1 2

1
C" =
*3 « C
r2 + B'2 • e5""

4-
a l
2 n 1 '2
a3 22 - «2 D 3
Y-l vi '•'

a 2 *0 j
a : a
1 -3 - 3>-1
I a 3 £2 _ rl2.;2 Y2 Y1

1
= C
Y1
M + ti + C

a
'j -'2 - 2 3
;,
'1 3 - *3 '1
'3*0
B' - tl._iJ_.^_;i!._:i2_
Y'. !•'
,J
'1 -3 - 3 M
1
c = A—.
' '- + V
I T
Z
O
+C*
Y2 = C
92

dir*z. t
dlrsz. n

•)

b)

Fig. 3.26
93

Per determinare le tensioni nella sezione mediana del


gomito si faccia riferimento alle norme AS"P (NB 3685)
sezione III, che propongono il -otoco degli "stress in
dices" (o fattori di intensificazione degli sforzi).

I fattori di intensificazione degli sforzi sono valori


che moltiplicati per '\- danno i valori reali
">'.
-ix' :
"Mi k.' V
delle tensioni. I momenti rappresentane, ri
Y'
spettivamente, il momento torcente ed il momento flatten
4 4'
te fuori cai piano o nel {. iano, mentre ; =0*oSc;2 (-• -D. ) /
e* x
/t, C- i l tiocìulo c i r e s i s t e n z a i e l l a sezione c i r c o l a r e ca
va.
La tabelle 3.5 riporta i fattori di intensi! icaziont chi
si riferiscono a momenti relativi al sistema V. .-'. '•' '/..

Per individuare le direzioni e le giaciture aellt; tensio


ni si faccia riferimento alla figura ?.2c
0 rappresenta la coordinata anqclaro eie porr ette- di in-
dividuare il punto in tsau.e, ed esec t misurato a parti-
re aall'assa ortogonale; al oianc di giacitura (asse Z-).

1 grafi ji riportati nelle figure 2.21 e 3.2o rappresenta


no l'ari: amento caratteriotico delle tensioni principali
e della tensione tangenziale mas sii ia sui vinti ^ 1. la cir
conferenza esterna e utIla circonferenza interna, ui u..a
sezione appartenente ac un gomito, che òi o-ttencono a' -
plicando i coef f [Link] oi intenti Cicaziont. ..ella tabel-
la 3.5.

La fig. 3.27 si riferisce ad un gomito inflesso sul pia-


no ai giacitura, la fig. 3.?.[Link] un gomito influsso erto
gonalmente al piano ci giacitura.
94

Tab. 3.5
Tubi curvi, o gomiti saldati, carichi da aumento (XftO.2)

Pibra [Link] Tipo di Fattore di lata»


carico tensione •ificaslcsa ~"
qualsiasi Momento torcente T 1.
nc
esterna Momento .-sul piano
°n " t i * 0 nb
a « «i
mediana
°n *°tai
• a a
interna vo
°n t« * flnb
a a a
esterna a wo
°t t» * nb
a a a
mediana
°t °tm
a a a
interna va vo
°t t» " nb
esterna Memento ortogona Vff,
le al p.'ano °n tm +''»b
mediana Momento ortogona
le al piano
°n °'tm
interna Momento ortogona 0 e
le al piano 'tm- °'nb
n
esterna Momento ortogona
le al piano ~~ °t ''tm^'nfcy
mediana Moina-ito ortogona a
le al piano ~ t •'«
interna Momento ortogona
le al piano °t «*t» -vff'nb.

dove:
o ^ - a l n » * [(1.5X 2 - 18.75) sin3# + 11.25 »in5#] /X

°nh"*(9X2 c o s 2
* + 2 2 5 c o s 4
*> /*-
95

°'t»"COSf +
l(1*5X2 " 1 8 * 7 5 ) co
»3* • 11.25 COs5^|/X4
o'nb? -X (9X2 sin 24 + 225 sin 4* ) /X 4

X1 » 5 + 6X2 + 24¥
X 2 - 17 + 600X2 + 480T
X 3 « X1 X 2 - 6.25
* 4 - (1 - v2) (X3 - 4.5 X2)

X «= t R/(r /1 -v ) (le equazioni sono valide solo


m
^ V per X^O.2)
T « PR2/Ert
RI
CURVR 1 : T E N S . P R I N C S l - F I B R f l EXT..
CURVR 2:[Link].S1-FIBRR INT.
CURVR 3:[Link]-FIBRfl EXT.
CURVA <:[Link]-FIBRR INT. n « . J.27

g'«Bl IIIIIIIMI
' m m
ID ' °
III «toUMMMBMM
J 6

4 0

ill I.I
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MICROCOPY RKSOI urif)N TF.3t CHART


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' 1 ( J
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f>
s. u
-— -CrT-
te.
^ x
a: a
c. Ci. t—
»-
•s> CO i;; CO
/-1 y. ^f x
I.J UJ UJ
K- •- •--
\~
~ CM (n •r
a cr " cr
*** >
if-
• • ^
>
rr a: cr;
' j 13 3 J
i-j ( J
'-> (_j
98

foi'*ntj

F i g . 3.29
99

Per quanto riguarda le curve della tensione tangenziu


le si può osservare che quella relativa alla corona
interna è esattamente sfasato eli 1:J0° rispetto a ruci
la relativa alla corona esterna.

3.7.4 Calcolo ùelle tensioni principali e iella tensione


tangenziale massima

Core si può notare lo stato di sollecitazione noi L-\.n


ti ueila sezione -J rappresentato òa:

r
a) una tensione a giacente sul piano dalla sezione
ortogonale al raggio uè Ila stessa,

h) una tensione a perpendicolare alla sezione

e) una tensione T giacente sul /[Link] d-lla £c:'icr..:


nt J
come indicato nella figura.

[Link] di joter trascurare la o radiale (case £.


cui ii riferisce la tabella 3.5), lo stato ri-iultrinte
di sollecitazione L piano. !->er individuarlo corpieta-
cente sono «-ufficienti gli stati ci tensione KU Cue
giaciture ortogonali.

[Link] il principio ìi reciprocità oer le tensio-


ni tangenziali, possiarro disegnare il circolo di ,'ohor
sapendo che i due punti :,, ^ (o. , T ..) e " r. (o , T .)
i ~ e ni JL — n ne
stanno su di e.-sso ed ir posizione dinnetralnente oppo-
sta (fi«-j. 3.29). Come noto, le tensioni principali sono
date dalle ascisse ciei .unti intersezicne ael cerchic
con l'arse T = 0 ed i valori risultano:
100

q
n + °t U (gn - °t) 2 . 2
+ T
1 2 4 nt

«2 - -^f-* •Lsi-U- '•»

°3-°

Il valore della tensione tangenziale Buissima nel caso


generale è dato da:

T
inax " 2"m a x { | a 1 " °a|' | c 1 " 0 2 | ' |°2 " a 3

I e per il caso piano di tensione si riduce a

'max = I™** (|°l|' M ' |01 ' °2|}

Per la determinazione del punto maggiormente sollecita


to occorre individuare il valore di 0 per il quale t__„
max
assume il suo valore massimo.
L'analisi descritta * realizzata automaticamente con
il sottoprogramma STRES2.
- L
101

4. ISTRUZIONI P1>R L'USO DEL JODICE TIFc-STPLSS

4.1 Limiti del codice

Nell'esposizione che precede sono stato illustrate le


caratteristiche dei sistemi di tuba-ioni analizzabili
mediante il PIPE-STRESS per quanto riguarda gli ele-
menti simulabili e la loro disposizione.

L' opportuno dare ora qualche orevc indicazione sui


precisi limiti che il eoaice presenta:

i\'t analisi [Link] di più sistemi di tubazioni.


Il codice può analizzare su un unico passo ^iu in
sieùi di ciati; l'[Link] di separazione uei vari
blocchi di aaci t rappresentato calla scheda "trito
lo" che individua il caso da analizzare;

ts) [Link] massico di scnede di c"ati relativi ad un ca


so di prova (£270).
Se questo limite viene superato l'analisi non viene e
seguita e viene stampato un messaggio relativo al-
102

l'avvenuto superamento del limite;

C) numero piassimo di nodi e rami.

In sistema di tubazioni può essere simulato usando


al lujtssiino 40 nodi e 50 rami;

U) [Link] massimo di vincoli parziali.

In sistema ai tubazioni pud essere vincolato al mas_


3i:.io con 30 vincoli parziali;

j_) mirerò luassimo di tratti e punti caratteristici.

un sistema ài tubazioni può essere simulato usando


al massimo 100 tratti e 200 punti caratteristici;

1) un sistema aeve essere formato almeno da due rami.

'Jn sistema costituito da un tubo compreso fra due


incoragli può essere analizzato solo se fra i due
ancoraggi si inserisce un nodo, in modo da avere il
sistera costituito da alieno due rami.

2 Jati ai ingresso

Le mot-ali tri ai coiupilazione aelle schede contenenti


i uati di ingresso sono riportate schematicamente
nella tab. 4.1.
Ter una sua più completa interpretazione verranno
poi presentati alcuni utili dettagli.
it.'J
104

Dettagli sulla compilazione delle schede

L'[Link] n.1 - Contiene tutti i nomi delle schede utilizza


te per la descrizione del sistema di tuba-
zioni.

jcheue n.2,- Contengono tutti i possibili nomi dei nodi.


n.3
.icueua n.4 - L' una scheda ai controllo solo per il pro-
gramma PRODUCTION, per ottenere particolari
prestazioni. In caso contrario questa sche-
da va omessa. L'asterisco (•) in colonna 1
è sempre necessario quando si usa questa
scheda.
1 ili colon C necessario se il numero di schede in input
ì\a 2; del caso in esame supera 270, pur essendo il
[Link] dei nodi e rami inferiore al loro mas_
si:io possibile. In tale situazione è necessa
rio fornire i dati relativi al caso in esame
tre volte consecutive. Il primo blocco di schede
iati deve iniziare con la scheda titolo e ter
minare con la scheda EKD; il secondo e il ter
zo non devonc avere in testa la scheda titolo,
uevono però terminare con la scheaa END.

1 in colon E' necessario se si vogliono escludere i con


na 3: tributi dati al sistema degli spostamenti da_l
le sollecitazioni taglio e sforzo assiale.

1 in colon L1 necessario se si vuole ottenere la stampa


na 4: odia matrice di flessibilità della struttura
con riferimento al punto origine del sistema
di coordinate.
105

1 in colon E' necessario se si vuole la stamps


ape uella

na 5: matrice di flessibilità di ciascun raro ri-


ferita al nodo origine del ramo stesso.

1 in colon E' necessario per richiamare I'UGO del


na 6: PLOTTER per ottenere il grafico ael nolente
ideale lungo l'asse della struttura. I rari
sono considerati uno in seguito all'altro
con la stessa sequenza con la e jale oCr.o ;.t
scritti nei ciati ui ingrosso.

2 in colon L' necessario per ottenere: il grafico .._1


6: momento iueale relativo al sistema -».i [Link]-
zioni pur il ?uale l'ordine di ra,',;[Link] -
zione ì; prescabilito con la sciita ,-.. (•>.

La schtua i.. 4 può essere usata una s.-l»


volta per ogni struttura.

Scheda n.5 - Scheda titolo

Schcaa n.6 - Sequenza uei numeri di rano seconco la '>al_


si vuol ottenere il grafico J P I jiOiiicnto i t a
le. La rappresentazione é possibile,in quanto
caso, per un sistor.a cootitaito al r.u:-». ?.:.o
da 4C raiui.
Questa scheua va or..essa se il i-jre.^ctre ii.
colonna 6 aella scheda :'. 4 i uivcrno i ..
I uati numerici riportati nelle schede n.4 _ n.i. w.,,c
ai tii'O intero.

Scheda n.7 lì* buona noriiia s c e g l i e r e per tul.u uasc i l ts.


Lo che compare f i ù [Link]!- nel ÓÌÌ.L.;
uia. I l nodulo e l a s t i c o deve cs>r:ore i r t r e ir t-
to a riicno del f a t t o r e 1o .
106

Scheda n.S - Il numero dei rami confluenti nel nodo non


('.ri.'.) può essere maggiore di 9. Il nome del nodo
deve comparire su questa scheda prima che es
so sia utilizzato su una qualsiasi altra
scheaa.

schoaa n.9 - Nel campo 7 deve essere riportato il prodot-


(ORG) to adimensionale a» AT dove a è il coeffi-
ciente medio di dilatazione termica lineare
e AT è il salto di temperatura cui è sogget-
to il ramo.

Seneca n.10 Se il campo 6 viene lasciato bianco, il modu


(ÌTIJ) lo di POISSON viene assunto uguale a 0,3; il
campo 8 leve riportare il numero del ramo solo
nel caso in cui il ramo sia fittizio. Se la
scheda TPD è utilizzata per variare le caret
teristiche in un punto intermedio di un ramo,
essa non deve contenere nel campo 1 il nome
cel nodo fine del ramo.

de heua n.12 Quando si descrivono i gomiti, il raggio di


U^G) curvatura deve comparire solo sulla scheda
REG relativa alla tangente al punto iniziale
ael gomito; in questo caso gli incrementi AX,
AY, AZ [Link] intendersi come le variazioni
ui coordinate del punto intersezione delle
tangenti rispetto alla fine del tratto prece
uente. Se si vuole descrivere il ramo di fi-
gara 4.1 sono necessarie solo due schede
la prima, relativa al tratto 1-3, deve conte
nere 11 valore del raggio R di curvatura nel
campo 6 e il numero 3 nel campo 3; la secon-
107

da scheda 3EG deve avere il campo b vuoto e


il numero 5 nel campo 8. Il codice, automa-
ticamente, attribuisce i numeri 2 e 4 ai pun
ti iniziale e finale del gomito.

Scheda n.14 E* utilizzata solo per il tubo a cannocchia-


(TSA) le e deve essere l'unica scheda tra la "'VA e
la MVB relative al ramo fittizio.

Scheda n.16 Deve precedere solamente la scheda oli..


(DIL)

Scheda n.19 Per licitare uno o pie gradi di lib^rtr ìel


(l'.GD) nodo è sufficiente porre il numero 1 aci
campi relativi.

Scheda n.21 Deve chiudere [Link] l'insieme uei aati rcl^


(END) tivi ad ogni sistema di tubazioni.

I dati numerici riportaci sulle scnede 7 T 2C sono in vir


gola fissa.
108

4.3 Diagnostici del DATA CHECK

Viene presentato qui di seguito l'elenco degli erro


ri con le relative cause che il DATA CHECK è in gra
do di segnalare.

0 - Home di una scheda non decifrabile o mancante (la


parola chiave della scheda non corrisponde a nessu-
na di quelle fornite al codice con la scheda n. 1).

2 - Ci sono più di quattro nodi all'esame. E' necessa-


rio ridescrivere la struttura. In pratica sono già
state lette cinque schede NBR e nessun nodo relati-
vo è stato eliminato.

3 - La matrice ai soluzione è di dimensioni eccessive.


Le modalità di descrizione della struttura non sono
state ottimizzate, oppure il numero di rami ha supe
roto il massimo.

4 - Nel nodo in esame c'è un numero di rami diverso da

quello indicato sulla scheda NEil relativo al nodo.

5 - ^' stato superato il numero massimo di rami.

6 - Non è soddisfatto il controllo di chiusura sul nodo


nella uirezione X.
7 - [Link] ì. soddisfatto il controllo di chiusura sul nodo
nella Uirezione ¥.
109

8 - Non è soddisfatto il controllo di chiusura sul no


do nella direzione Z.

Errori su scuedc' EPD

'io - La scheda BPD è in posizione errata. Essa deve es


sere posta solamente dopo la scheda titolo.

+ 1 1 - 1 1 campo n. 1 non deve riportare dati

12 - Si 5 omesso il diametro esterno del tubo case.

13 - Si C omesso lo spessore acl tubo base.

14 - Si è omesso il i..odulo di elasticità relative e ci


tubo base.

+ 1 5 - 1 [Link] n. 6, 7, ;; non devono riportare dati (,ro


oaùile errore di [Link] nella perforazione L O
dati).

errori su scheda \,LV.

20 - i.a scheda '.'hk è in posizione errata.


Può seguire solaiacnte schede di tir.o lìl'o, >-.\u, i'Or.,
Ì'.CM, SPU.

21 - Si i. omesso il non.e jel aodo.

22 - Il numero dei rarr.i che partono da un nouc 0 [Link]'k.


di uno o [Link]'e di nove.
110

I campi 4, 5, 6, 1, 3 non devono riportare dati.

II nodo porta il nome di un ancoraggio.

Lo stesso nome di nodo è stato usato più volte su


schede LltsR.

Il caso in prova presenta più di 40 nodi.

uue schede Ubil si seguono in sequenze.


ralt: situazione può essere ammessa. La segnalazio-
ne e solo un avvertirai to.

irrori su schede ORG

La sciitcìa OPG •'.* in posizione errata. Può seguire


solarmente IIIìu, MVX, RCD, FOR, SFR.

.7, ' .-tato ojiesso il numero del r»mo o esso è uguale


al numero ai un rano precedentemente descritto.

; ' stato onHjsso il coefficiente di espansione termi


ca. ;aturaiirertc se si vuole studiare la struttura
non soletta a AT si lascerà vuoto il campo riserva^
Lo au aAi'. In t<*l caso la segnalazione 2R 36 va in-
terpretata come [Link] ai tale situazione.

errori su schede ORG e TPD

.•;' stato [Link] il nome del nodo.

Il nort;e cel nodo non i stato descritto su 'na sene


Ill

da NBR già letta.

33 - Il nome del nodo è stato descritto i>a esso è già


stato eliminato. Sono già stati considerati tutti
i rami partenti da esso. E' errato [Link] ahilnoiit'-
il numero dei rami sulla scheda iL«P. oppure e" srrs
to il nome del nodo.

34 - bue ancoraggi hanno lo stesso noir.e.

37 - Il nome dello stesso nodo coriipure sia sulla sc'.e-


da ORG che su quella TPD.

+ 38 - Sequenza delle schede non esatta. Il nodo su i.'h\


che preceue il ramo in esame non C su questo raro.

39 - Gli estremi ael raiuo in esare sono entranti anco-


raggi. Non è possibile collegare due ancoralai coi.
un ramo aolo, è necessario almeno un nodo.

[Link] su schede 7Y0

40 - La scheda TPD u in posizione errata. Tuo seguire


solo ORG, i:;F, HFG. L'ultiuia eventualit., si veri*:i
ca solo se il tuho cambia caratteristiche in *.ii
punto [Link] del rairo.

41 - r. ' stata omessa ld seneda li.1!?.

A2 - £' stato omesso il [Link] esterno lei tul-o.

'i3 - ".' stato or: esso io K^Siori! .!cl tu;o.


112

44 - i:' stato omesso il modulo di elasticità relativo.

+ 45 - liei caso di scheda TPD che segue le schede INF o


RZG il campo n. 1 deve essere vuoto.

+ 46 - -lei caso di scheda TPO che segue le schede INF o


REG il campo n. 8 deve essere vuoto.

+ 4 7 - 1 1 campo n. d è occupato più di una volta su sche-


de TPD relative ad uno stesso ramo.

+ 4 3 - 1 campi n. 6, 7, 3 devono essere vuoti.

Errc.i su scheda MVA

+ 5 0 - 1 1 campo n. 1 deve essere vuoto.

51 - La scheda MVA è in posizione errata. Deve seguire


la TPD.

52 - La scheda ^ìVA è s t a t a ouiessa. Appare ER52 quando


v i e n e l e t t a l a rlVD s e non è s t a t a l e t t a i n p r e c e -
denza l a _:VA.

E r r o r i su s c h e d e INF, REG, DIL

+60-11 canpo n . 1 non è b i a n c o .

61 - I,a scheda d a t i d e l t r a t t o ò i n p o s i z i o n e e r r a t a .
Può s e g u i r e s o l a m e n t e MVA, TPD, JtfF, REG, DIA.

+ <»2 - I l p u n t o f i n a l e d e l t r a t t o non è n u m e r a t o .
113

+ 63 - Il campo n. 7 deve essere vuoto.

64 - Il raggio di curvatura del go;:.ito non f nuro s^llc*


scheda cae precede .AT. Il raggio di curvatura uc
ve essere indicato solo sulla scheda che Jcccrivo
il tratto di curva compreso fra il punto preceucr.-
te la curva <;u i.1 punto intersezione delle tar.«j_:.--
ti al tratto stesso.

65 - Il punto di inizio del yoiu uo ai sovrappone al [Link]


to prececent^.
(L'errore può es:;cre anche su una o aiic [Link] L.t'^_
cedenti).

66 - Il punto finale del gomito si sovrappone al ) [Link]


successivo .
(L'errore pud essere ancl'ie su una o due schedi? , ri
cedenti).

[Link] su scheda .'Vu

+ LO - Il campo r.. 1 oeve essere vuoto.

£1 - La scheda l'.\'li i in posiziono errò La. Può solo f(.jui


re IPF, [Link], TiA, ulA.

errori su scheua '-*.i'.u

+ 90 - Il campo del nor.e del nu.,o non ì > i«[Link].

91 - La icneca LKD e r. posizione errata. Può sequirt. so


lo ,:VL, ZPR, FOF'., ) Gì:.
114

Hon tutti i nodi soro stati eliminati. Controllare


la scheda NBR. Può essere stata omessa la descri-
zione di un ramo.

Errori su schede RGD, FOR, SPR

Il campo n. 1 deve contenere il nome del nodo.

Il nome del nodo non deve essere quello di un anco


raggio.

La scheda del vincolo è in posizione errata. Pud


seguire ?TV7B o altre schede relative a vincoli.

Il nome del nodo non concorda con il nome dell'estre


mità del ramo in esame.

Il nodo non è ancora stato eliminato quando viene


letto il vincolo.

Le schede di vincolo devono riferirsi solo ad un no


do del ramo.

esistono vincoli dello stesso tipo su più di una


scheua per lo stesso rodo.

Il nome del nodo non è stato indicato su nessuna


scheua Li'ò'A già letta.

La scheda dove riportare nei campo n. 3 T 8 i dati


relativi al vincolo.
115

Errori su scheda DIA


200 - Scheda DIA in posizione errata. Può seguire solo

la scheda DIL.

201 - Il campo n. 1 non è vuoto.

202 - Uno o più campi da 3 T 6 sono vuoti.

Errori su scheda TSA

300 - La scheda è in posizione errata. Può seguire solo

la scheda fVA.

301 II campo n. 1 non è vuoto.

302 - I campi 3f7 non sono vuoti.

303 - Kanca il numero del punto finale ucl ramo fitti-


zio nel campo n. b.
304 - i4anca il numero del ramo fittizio sulla scheda TPL>
che precede la TSA.

JOTA
Le segnalazioni d'errore precedute aa + non impedi-
scono l ' a n a l i s i e non ne pregiudicai.o l ' e s a t t e z z a .
116

4.4 Diagnostici del PRODUCTION

10 - La scheda TPD è in posizione errata


20 - La scheda BPD è in posizione errata
30 - La scheda MVA è in posizione errata
35 - La scheda MVA è in posizione errata
40 - Manca la scheda TPD
50 - Schede REG o INF in posizione errata
60 - Scheda non identificabile
70 - Manca la descrizione di un nodo (segnalato dal sot
toprogramma SOLVE)
80 - Manca la descrizione di un ramo (segnalato dal sot
toprogramma SOLVE
90 - La matrice di flessibilità è di dimensioni eccessjL
ve
120 - Entrambe le estremità di un ramo sono ancoraggi
130 - Si hanno più di 40 nodi
150 - La matrice di soluzione è di dimensioni eccessive
220 - Una o più schede NBR non sono corrette
221 - Una o più schede NBR non sono corrette
230 - Il nome di un nodo compare anche quando esso è già
stato eliminato
270 - Mancano alcune schede NBR
290 - Si hanno più di 50 rami
300 - Schede vincolo in posizione errata
500 - Si hanno più di 100 tratti
510 - Si hanno più di 200 punti caratteristici
117

Descrizione dei risultati del program-a DATA C H E C K

I risultati del controllo eseguito dal progranuna


DATA CHECK sono facilmente interpretabili.

In testa viene stampato il titolo del probi sua ana-


lizzato.
II sistema viene descritto rampo per ramo, e p.~r
ciascuno è riportato il numero, il nome del punto
origine ed il nome del punto finale.

Sotto l'intestazione relativa a ciascun rr.n<o, vtnjo


no stampati tutti i numeri dei ounti caratteristici
con le coordinate A, Y, Z (in cr;..), riferite al ^L
ster.a d'assi ortogonali scelto.

Viene staiupata anche, setto la dicitura ANG/LUNG, la


lunghezza del tratto (in cr.), se questo L rettili
neo, e l'angolo di curvatura (in graai), se il trat
to e curvo.

Per quanto riguarca il v^llore uell'arsolo,occorre


tener presente che esso rap; restate i'anc_»lo ester-
no al [Link] (fi-j. 4.1 ) cicr l'angolo cu;.-ilev^... .-
re all'angolo formato aalle tangenti ci oc...ito.

In corrispondenza del punto finale li ciascun trat-


to, sotto la dicitura 1 IPu appaiono le pi-rcl-j 'i'.'-i.C,
h'.-.l-ili, IhFL, DIL, a seconda che il tratte in osarne1
sia rettilineo, curvo, rigiuo ojiuri ria costituite
aa un dilatatore.

quando il [Link] ili osar e è fittizie- cor..^[Link] la scrii,


ta IJ'i'.o FITTIZIO, iu in questo caso le coorainate
del punto iniziale etvono coinciacrc.
118

At

F i g - 4.1

1 s
A<~

Fi/;. 4.2
119

Viene segnalato il termine dell'analisi dei rami


confluenti in ciascun nodo, ed a controllo ultimato,
il programma stampa il riepilogo degli elementi che
compongono il sistema. Vengono infine stampati i da
ti d'ingresso.

4.6.2 Descrizione dei risultati del programma PRODUCTION

I ri sultati del programma r^ODUCTIOM sono costitui-


ti dalle forze e dagli spostamenti dei punti carat-
teristici del sistema di tubazioni in esame.

a) Sistema di forze
Il sistema di forze viene descritto ramo fer ra-
mo, e per ciascuno è riportato il numero, il no-
me del nodo origine ed il none del nodo finale.
Gotto l'intestazione relativa a ciascun ramo ven
gono stampati tutti i numeri dei punti carattere
stici del ramo e per ogni punto sono riportati,
nell'ordine, i tre mementi, le tre forze ed il
valore della tensione.
Viene poi riportato il valore della tensione tan
yenziale massima ed ii valore dell'angolo che ir.
dividua tale punto sul Lordo esterno del tubo.
Per la giusta interpretazione del segni delle for
ze e dei momenti occorre tener presente che essi
devono intendersi come agenti sul punto finale di
ciascun tratto. Si faccia riferimento alla figura
4.2; se A è il nodo origine e B il nedo fine del
ramo, le forze che si leggono in corrispondenza
del punto 2 rappresentano l'azione del tratto 2-3
120

sul tratto 1-2. Le forze che si leggono in corrispon


densa del punto 3, rappresentano le azioni del trat-
to 3-4 sul tratto 2-3.

La stessa convenzione è utilizzata anche per i punti


estremi del ramo; infatti le forze che si leggono in
corrispondenza del punto 1 sono le azioni che il ra
mo A-B esercita sul nodo A, mentre le forze che ai
leggono in corrispondenza del punto 5 rappresentano
le azioni che la parte di struttura a destra del no
do B esercita sul nodo stesso.

Per l'individuazione del punto più sollecitato si de


ve tener presente che sono state assunte due conven-
zioni diverse a seconda che la sezione appartenga ad
un tratto dritto o ad un gomito (la sezione del gomi
to è individuata dal simbolo C. riportato a destra
del valore dell'angolo):

- sezione di tratto dritto

Il valore riportato rappresenta l'angolo misurato a


partire dall'asse Z1 ruotando sii piano della sezio-
ne in senso orario (vedasi fig. 3.21)

- sezione mediana del gomito

Il valore riportato rappresenta l'angolo misurato a


partire dall'asse Z+ ortogonale al piano di giacitu-
ra del gomito?ruotando sul piano della sezione in
senso antiorario (vedasi fig. 3.26).

Per l'elemento a cannocchiale compare la dicitura RA


MO FITTIZIO. Viene riportate anche per ogri nodo del.
la struttura la somma di tutte le forze agenti sul
nodo.
121

Viene infine stampato il numero del punto più solleci^


tato dell'intera struttura ed il corrispondente valo-
re della tensione calcolato con la formula:

b) Sistema degli spostamenti

Per ogni punto caratteristico (ad eccezione del


punto d'incontro delle tangenti al gomito) vengono
riportati i valori delle rotazioni e delle trasla-
zioni.

Ad ogni fine ramo, come già ricordato, viene stam-


pato il sistema deyli spostamenti del nodo fine del
ramo ottenuto come somma di tutti gli spostamenti
parziali dei singoli tratti costituenti 11 ramo
stesso.
CASO DI PROVA

Ramo •p Tt
aAT
1 1.86 200 [Link]
2 1.$% 80 0.0012
3 1.34 iOC 0.0033
Al B1
4 N II M

5 14 II N

6 n II N

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oooo-r-c-eoocr» c a c c- c c o c o c o c c e c o c o o a o c c o c c o o e o c o e o o
o o ee oo<-coc~. o troo co c-oo BOOCB •a
O C G O a o o c- o o o coo oo coo ooco» H
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O O O O •-
0 0 0 0 > - C O O O ' O C O O O O » - C C O O O O O » ~ O O O O O O O O O O C O P O O O O C » - O C » . 0
O O O C O O O C C - C C C O O C O C " O C C O O O C C C G O O e i . - O C C C O * - - O O O O C O O e C O " 1 3
O O O O C O O O O O O O n :
O O C O C O O O O C O Q J C

c-
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c ^ o o c v> u> w e u> o o
o o c o « - o c o c > - o a c o c c > - ,
o o o o c c o > - o o c n e w o c c o o > ~ o o c o c c • - o C ** m
o o e c c r c c o n e• cC ' i ? " r c r e o c c " o O B f c c o o - f o c c : e ><? o o o o oC rr> O O a -0
o a o o o a » O P- O *•- o- .- •f o o o- o o —
o o c o c c ' O o o o o o O T
-> :> o o.

1
r c o o c C C C C C l c c •» c- c t- o c in o e e- c c N o o e e- c c >- e e f
O O O O C C O O u C O O O C O C ooooooccoocoooooooocooc & O O C O 2
C O O O O O O C
c o o c o o o o n
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O O . ' O O C O O O O O O C C O O O O O C O O O O O O O O O O U ' O O C O O O ' O O O O O O O O O O »


• « O
O C O O O O O O O C C r . - O C - O O C C O O O C O Q . O C O O O O O O O O C ' O O O O C O C C O iI O O i 1
O O - O o oo o o
;.- VA' O U l*J O '>' *-• l>"

>
o c ^ o ^ o o ^ - c >» O O O O > - G M c o c c o l o ir o c O ' OJ>00«-^Ci"OCGW>u>C'>- 000
c c c o c - o o c o c o o o o c c o o o c c c o o c o o O ' ccoocaooocococ Ì O C O
O O O O O C J O O O O O '
o o o c c o o o t> c o O C O O O O u
O O O O O O O
121 C

ST'.LUTILA DI CSéH^IO PCR C1DICE PIPE STRESS Nl'OVA VERSIONE

«AIO 1 Al > A
porno x Y Z TIPO ANG/LUNG
1 -23P..r"»G [Link] - ì s r . C ' -
2 -23'_-.'0? ZI".I?» -ISI'.CC? TANG 8-.UC0
3 -[Link]? C» -150.00*5
4 - 2 3 0 . '•<-•* r.? -[Link]* BENO «[Link]
5 -[Link]? (.•"« -5?.':0 TANG

RAMO : ai- -> t


PU^TO x Y z TI°O ANC/LJNG
15 -23^.ooo ìo^.-'Sr -i5*.-cc
16 -23-'.?>V? Z'.'C" -1SC.C3" TANG [Link]
17 -.?3n.rp3 C." -150.00?
18 -2y>.*r.i C.t -[Link] BFND 9^.0C<"
19 -230.^" c.o -S^.CC* TANG [Link]"»

RAMO 3 A > 8
PUNTO X Y l TIPO ANG/LUNG
5 •- 2 3 % "fi? t.."> -[Link]"!
19 •- 2 3 0 . r e " •<..•> -[Link]?
I L S'JLO b E'STATO ELIMINATO •

RAMO 4 A — > r
PJNTO X v z TIFI ANG/LUNG
, ,r
5 •- 2 : - ' . ' ' i <•.-. - j i . ^ -
t •- i 3 . ' . " n : r.-> -z'-.c. TANG [Link]:
7 -23?.CO; r.-> P.IÌ
e •- 2 i ' . ' . ' - « : -:-.* r-.n . BENO [Link]
9 -3<-.";r <•> wl.P TANG [Link]
10 f.T ''.O INFL 3,,.ccr.
I L NiWD A G'STATO «SMINATO

RAMO 5 <•.-—> c
PUNTO X Y Z TIPO ANG/LUNG
12 I3:i.r"? r.i c o
11 M.'f-j r."» CO T-.N5 1 . n . m
r
ir C'.'" . i P.O INFt [Link].
I L NJ03 C C«STATO ELIMINAI )

fA'10 7 01 — > 0
P'J\10 X Y Z TIPO ANG/LUNG
13 nc.r-ir r.i -zio.::*
12 13'J.' , 0'? c o o.o TANG 2;p.«.co

RAMO 6 n2—_> o
PUNTO X Y Z T;PO ANG/LUNG
14 13!". " 2:[Link]^
12 13.-."?- : v ':.r TANG 2:r.r:r
»L MÙ03 D ?'[Link]) E l I M I N A T f l
T
ANALISI , ) : H A S 3UTTU«A CONCLUSA
7 ".VII
4 ANCORAGGI
4 'IDOI
3 niMP'JSION'i OFLLA MATRICE- SAVF.
48 SCilCDr
121 D

S I R U I I U R A ui ESEMPIO k c « CODICE P I P Ì STMSV NUOVA VISIONE

HEAilON! V1NCLARI-A21ÌNI INICKNE-1ENS13N1-

RAMC 1 «1 > »

MOMENTI IKC «CHI F0*2t IUCI TENSIONE (KG/(.H«»2> T:NSIC45 |.a'/.M«»2l ANIOIOIHAJI)
RIMO PUN1J MY FY TAU MAX
i *
MX
2V16*. -1*CV25.
Hi
-ll^SiV.
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->S01.9 2*»v.» «
-71.9.1 67». **[Link]> 111. .
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121 E

STRETTURA 0 1 ESÈMPIO P t » CUOICfc PIPE STRESS NUOVA VERSIONE

SPÓSIAMENTI

RAMO 1 Al > A

ROTAZIONI (RADIANTI) THASLA.'IQNl (CHI


KAHO PUNTO XROT YROT ZìijT XL I N aiN Zi. I N
1 1 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0
1 2 -[Link].:* -0.002917 - 0 , o . - .-» -0.052* -0.2622 -[Link]*
1 A -0.001151 -U.006018 -[Link].l65V - O . l o 7 2 • o . ? o ( i * 0.0612
l 5 [Link]>**0 -0.ur6o2* -0.0010*2 -0.6993 -0.2'.99 0.3326
M0V1HEM1 A L L ' E S U E M j A Pfc* LA VERIFICA OEI MOVIMENTI IMPOSTI
5 0.000**0 -O.00o82* -O.ÙOi092 -0.6993 -0.2*99 0.13:6

RAMO 2 bl > 8

ROTAZIONI (RADIANTI) TRASLAZIONI (CHI


KAHO PUNTO XRuT YROT ZKOI XL I N ruiN ZLIN
2 15 0.0 0.0 0.0 0.0 • 1.0 0.0
2 16 G.C00221 -0.001067 -O.Cu0562 -0.0323 -3.0981 -[Link]>p
• 2 16 0.001397 -U.0065o7 -0.0u-.61U -0.1532 -1.15*1 -O.00Ò2
2 IV [Link]*bl -O.G0..-U21» - G . I O A G Ì U - 0 o»9J -O.250O [Link]
MOVIMENTI A L L ' E S T I M O fc PER LA VERIFICA D e l MOVIMENTI IMPOSTI
19 0.010*61 -0.006*26 -0.00*610 -0.699? -O.2500 [Link]-7»

RAMO - > ft '*• OUESIO RAMO E» FITTIZIO

ROTAZIONI (RADIANTI) TRASLAZIONI ( C N I


RAMO PLINTO XROT YROT ZRUT XL I N YLIN ZLIN
3 5 0.0)0**0 -0.006É2* -0.0310Y2 -0.699* -0.2*99 0.3326
3 19 0.000**1 -0.0061.26 -0.01*938 -0.6V93 -0.2500 [Link]/a
MOVIMENTI ALL'EVIRERÒ 8 P « LA VERIFICA DEI riOVIMENTI I-"»OSTI
1 19 0.000*61 -O.OOC02C -0.00*610 -0.6993 -0.251 : 0.087»

RAMO -> C

OTAZIOM (KA01ANTI) TRASLAZIONI ( C H I


RAMO PUNTU XRol YRul ZRGT >L r i YLIN ZLIN
5 0.000**0 -0.00662* -[Link] 1092 -0.6*93 -0.2*9* 0.3326
* 6 0.000*1* -0.006*** -[Link]* -0.9032 -0.^625 0.*31*
* 6 -[Link]&O'.O -0.CG032G 0.000173 -0.9270 -0.2736 0.5516
* 9 -0.0OOC2O O.0U2256 -0.3*73 -0.15P2 0.29(6
* 10 -0.100020 0.002256
0.0OJ9*Ì
-0.23S1 -0.1300 0.22J»
* MOVIMENTI ALL^tSlKCMCl C PER LA VÉRIF DEI MOVIM Ì M I I IHPOS I
IC -0.000020 0.002256 0.(.?1V*3 -0.2363 -0.1300 0.2269

RAMO 0 > C

ROTAZIONI U A O M N T I ) TRASLAZIONI ( C H I
RAMO PUNTO XROT YRuT ZRJT ALI\ YLIN ZLIN
12 O.OÙODT? 0.GC062V 0.0^0c63 0.1ÒC3 -0.016* 0.0007
11 O . G 0 w . . O [Link] 2 5 . 0 . 0 0 0 'ti - 0 . 1 J73 - 0 . 1 0 1 7 0.1612
10 0.000020 0.002256 0.000'»3 -0.?31i - 0 ,1300 0.22'.9
MOVIMENTI A L L ' t S T x t M u 0 PLR US v t R l r l C A OLI MOVIMENTI IHPOSTI
10 -O.CJ002O 0.002256 [Link]*4i -0.2ibl -0.13G0 0.2269

RAMO 7 01 > 0

«07 A M U N Ì (RADIANTI) TRASLAZIONI (CM)


KAHO PONTO il YkCT ZRwf XLIN YLIN ZL'N

7 13 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0


7 12 -[Link]» 0.000*29 O.CJ0663 0.lBf3 -0.016* 0.0007
MOVIMENTI ' L L ' E Ì I H E M . I f- PtK L» VERIC ICA DEI MJVIMrMTI IMPOSTI
7 12 -0.0''J003 0.000629 [Link]Ù663 0.18*3 -0.016* 0.0007

RAMO 6 07 > 0

ROTAZIONI (RAO A N . i ) TRASLAZIONI ICMI


RAMO PUNTO XfcOT YKOT ZhOT XLIN YLIN ZLIN
6 1* O.O 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0
* 12 -0.G00G03 0.ÙU06*» O.u00663 [Link] -1.U16* 0.0007
MOVIMENTI ALL'EiIRfcMJ j PE* LA VERIFICA OSI MOVIMÉNTI IMPOSTI
12 -0.«,00003 [Link]') (.'. Jtw 0.1(83 -J.016* 0.0(07
123

P A R T E II

5. PROGRAMMA VERPIP

5.1 Generalità

La verifica dello stato di sollecitazione dei sistemi


di tubazioni deve essere eseguita in accordo con la
normativa ASME Sezione IIl|3|.

Le norme ASME prescrivono, per la verifica delle tuba


zioni di classe 1 di un impianto nucleare,cinque con
dizioni, di cui quattro sono relative al funzionamen-
to ed una alle condizioni di progetto, le quali ulti-
me possono essere considerate come i valori estremi
delle condizioni normali di funzionamento (come é ri
chiesto dal caso di interpretazione n. 1592). Una se
st.> condizione, relativa alle condizioni di prova,pud
essere richiamata soltanto se il numero delle prove
( sovrappressione, in genere) supera il limite di 10
(NB-3114).

Per ogni condizione esistono differenti limiti che non


devono essere superati dalle sollecitazioni nel siste-
ma.
124

panninovi ni PRoaFTm eonoizioni oi EM(R£ENZR


no-usi
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Fig. 5.1
125

Le condizioni sopra menzionate sono le seguenti:

1) condizioni di progetto (Design)

2) condizioni normali (Normal)

3) condizioni perturbate (Upset)

4) condizioni di emergenza (Emergency)

5) condizioni difettose (Faulted)

6) condizioni di prova (Testing).

L'appartenenza di un dato carico o di un insieme di ca


richi concomitanti, anche se di natura diversa, ad una
o ad un'altra delle condizioni suddette, deve essere
determinata dalle specifiche di progetto. Nella verslo
ne attuale del programma una condizione di carico é in
dividuita dalla dilatazione termica delle tubazioni
soggette alle temperature estremi» Ci un dato ciclo; ov
viamente tali temperature si r i f e r i r o n o a condizioni
stazionarie.

5.2 Descrizione del programma

Il programma VERPIP ha il compito di eseguire le veri-


fiche riportate nel diagramma a blocchi ài fig. 5.1, u
tilizzando dati letti direttamente da schede, ottenuti
attraverso sottoprogrammi. Nello stesso diagramma sono
riportati tutti 1 necessari riferimenti alle norme
ASME. In aggiunta, per ogni condizione di carico,viene
eseguita una verifica preliminare in cui viene controjL
lato che sia
P < S
m m
126

•e la sezione appartiene ad un tratto dritto si ha:

P D± p
P +
m * ~2t ~T~

Se la sezione appartiene invece ad un tratto curvo si


ha:
D. 2R + r sen 0 1
P a P / L- • J5 + \
m * 2t 2(R+r sen 0 2 '
m
calcolato per il valore di O<0<36O° che da il valore
Massimo.
Nel caso delle condizioni normali P viene moltiplica
m —
to per un fattore
P_

dove P é la pressione di progetto e F il "range" di


pressione di operazione.
Il coeffidente "e" che compare nelle verifiche delle
condizioni di progetto è stato calcolato come segue:
T-T P
per T C <T<T
— C+200T
— c»1.5 ,200° (0.17+0.33 ^S_ )
m
per T <T c= 1.5
e
P_
per T >T +200'F c»1.33 - 0.33 ^
c s
m
dove T e = 800°F (per acciai austenitici)
T c « 700°F (per acciai ferritici)
127

Si verifica inoltre che sia

P
L1 + P. < 1.5 • C . S
b — m

dove P . è la tensione calcolata con l'espressione

\f 2 " 2 2
F + +F
V X V "
x
P = ù —
L1
Il programma tiene conto dei momenti dovuti alla fles-
sibilità termica ed a carichi meccanici statici ^oncen
[Link] versione attuale non considera i valori dei
momenti dovuti a carichi sismici.

Il programma utilizza come dati di ingresso gli stessi


utilizzati dal PIPE-STRESS opportunamente integration
fatti esso richiama,come subroutine, il programma PRO
DUCTION per ottenere i valori dei momenti relativi al^
la variazione di temperatura voluta.

Per quanto riguarua il numero massimo di rami e nodi


della struttura in esame, valgono quindi le limitazio-
ni imposte dal PRODUCTION.

Il processo di verifica può essere condotto per i se


guenti tipi di materiale:

a) acciaio basso legato

b) acciaio al carbonio

e) acciaio inossidabile austenitico 304H

d) acciaio inossidabile austenitico 316H.

Per i suddetti materiali le subroutine ALFA, ELA,PERSTR,


128

SNER, CICLI, calcolano, in funzione della temperatura,


1 valori del coefficiente di dilatazione termica, 11
modulo di elasticità, la tensione ammissibile!, la ten
sione di snervamento, utilizzando i valori delle tabel
le 5.1, 5.2, 5.3, 5.4 ricavati per interpolazione da:

ASME III: Tav. 1-5.0, Tav. 1-6.0

CODE CASE 1331-8 Tav. 21, Tav. 22, Tav. 23, fig. 8A,
fig. 8B, fig. 8E(4|.

La tensione in funzione del numero dei cicli per la ve


rifica a fatica è stato ricavato dai grafici di figura
5.2 e d i figura 5.3.

5.3 Descrizione dei dati di ingresso

I dati di ingresso del programma VERPIP si possono sud-


dividere in due categorie: dati necessari a descrivere
la geometria e le caratteristiche fisiche del sistema e
dati necessari a descrivere le varie condizioni di cari^
co.

Le regole per la compilazione dei dati di input sono ri.


portate nei due punti seguenti:

a) dati geometrici e fisici del sistema


I dati geometrici e fisici del sistema sono forniti
mediante lo stesso blocco di schede utilizzato per
il programma PRODUCTION integrato con l'aggiunta di
opportuni indici per specificare il tipo di sezione
e il tipo di materiale.

II tipo di materiale di ogni ramo deve essere epeci


ficato nel campo N 11 (Tab. 4.1) della scheda 0R6
129

IABILL» 6,1 OCUtt-K . C U N l l U l » SfANS 10*£: U K H K A l i / «F *tO**fc |

VALUKl MLblU VALDKt I^l/NIANLU

I °0 1 »>" « I L l - u ACCIAIO ACCIAIO ACCIAIO ACCIAIO ACCIAIO


HASiU LtOAlU AL C A K D O N I U i i J O ' H SS 316H SS 3 0 4 H SS 316H

20.0 70.U t>.or O.07 9.11 9.11 9.11 9.11


3o.u l l t . i . b..r, u.2b [Link] 9.1b 9.24 9.24
tO.U 124.6 6.34 e. j * V.21 9.21 9.32 9.32
C.-.J
>U.w
i u . 0
!-./.«.
I i 4 . i
6.«»3
6 . 5 . t . i l
»-2»
V.2J
9.24
9.26
9.3e 9.3b
7.*2 9.*2
7 O . J U ...6 6.^v h.^f V.31 9.31 4.40 9.^6
00.o 2U1.6 6.C.L e te 9.34 9 . 3 * 9.51 9.51
9u.O L I V . O 6 . /b [Link] V.37 9.37 9.56 9.56
1U0.J 237.6 C B S [Link] V.39 9.39 9.62 9.62
IJO.U *44.o O.V1 C.VÀ 9.»,^ 9.'.^ 9.67 9.67
120.0 273.e e . 99 [Link] 9 . * * 9.<t* 9.69 9.69
U U . u 291.6 7.1,6 7.U6 9.^6 9.*o 9.72 9.72
J H U . U 3J9.6 7 . 1 , 7.14 9.4B 9 . «.6 9.76 9.76
140.1. 3<r7.o 7.23 I . I i 9.M. 9.40 9 . t i 9.1-1
11.U.U 3*»4-o 7.3l 7.31 9 . Ì 2 9.42 9 . f t 9.P6
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UTS 115-130,000 PS<
INTERPOLATE FOR UTS 80-115,000 PSI
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134


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Fig. 5.3
TABELLA 5 . 5 - DESCRIZIONI'. CONDI/TONI DI CARICO

N. FORMATO SIMBOLO S I G N I F I C A T O
scheda
1 2A8 TITOLO Identificazione della condizione di carico: deve es-
sere una delle seguenti DESIGN, NORMAL, FAULTED,
'JPSET, EMERGENCY, TESTING.

2 E10.0 P Range di pressione di operazione nelle condizioni


Normali e di Bnriergenza, Pressione di progetto negli
altri casi (Kg/cin.2)
TO Temperatura iniziale di riferimento (°C)
SPA Sovramroetallo (crn)
NI Numero di cicli

3 E10.0 TEM Temperatura f°C) da attribuire ai rami (HRA{I)


1415 NRA(I) Numeri dei rami alla temperatura TEM. Se NRA(I) < 0,
I = 1,14 la temperatura TEM viene attribuita automaticamente
a tutti i rami il cui numero è compreso tra NRA(1-1)
ed il valore assoluto di NRA(I)

La scheda n. 3 deve essere ripetuta per ogni valore


di temperatura

4 - - Scheda vuota: indica la fine della condizione di ca


rico
136

mediante un numero in virgola fissa secondo la seguen


te convenzione:

Indice Tipo di materiale

1. Acciaio basso legato


2. Acciaio al Carbonio
3. Acciaio inossidabile austenitico 304 H
- 3. Acciaio inossidabile austenitico 304 H (+)
4. Acciaio inossidabile austenitico 316 H
- 4. Acciaio inossidabile austenitico 316 H (+)

(+) Se si usa l'indice negativo per coefficiente di di^


latazione termica viene assunto quello istantaneo
alla temperatura data anziché quello medio fra la
temperatura di funzionamento ^ la temperatura am-
biente (20°C).

Il tipo di sezione deve essere specificato nel campo


N 12 (Tab. 4.1) della scheda TPD (per la sezione ini
ziale del ramo) e sulla scheda REG (per tutte le al-
tre sezioni), mediante un numero in virgola fissa se
condo la seguente convenzione (che si riferisce alla
Tab ASME NB 3683.2-1 a cui si rimanda):

Indice Tipo di sezione

1. Sezione appartenente a tubo dritto lontano


da discontinuità
Sezione in corrispondenza di saldature eir
conferenziali tra tubi e componenti (per
"flush welds")
137

Tipo di sezione

Sezione in corrispondenza di saldature


circonferenziali tra tubi e componenti
(per saldature comuni)
Sezioni in corrispondenza di saldatore
di raccordo, saldature a tasca, colle-
gamenti a flangia dello stesso tipo
Sezioni in corrispondenza di saldature
longitudinali in tubi dritti (tipo
"flush welds")
Sezioni in corrispondenza di saldature
longitudinali in tubi dritti ( per
saldature comuni)
Sezioni in corrispondenza della zona co
nica di raccordo tra tubi di spessore
diverso
Sezioni in corrispondenza delle deviazio
ni
Sezioni mediane dei gomiti o delle curve
Sezioni in corrispondenza di un "T"
Sezioni in corrispondenza di un ridutto
re

Se il campo N 12 è lasciato vuoto, la verifica del-


la sezione corrispondente non viene effettuata.
Le sezioni iniziali e finali di un gomito sono veri,
ficate come se fossero appartenenti a tratto dritto,
mentre la sezione mediana è verificata in base al nu
mero riportato nel campo N 12 della scheda REG conte
nente il raggio di curvatura (normalmente tale nume-
138

ro deve essere 9 ) .

b) Dati necessari per descrivere le condizioni di ca-


rico

Ciascuna coedizione di carico deve essere descritta


mediante il gruppo di schede riportato in Tab. 5.5.

I gruppi sono autonomi e devono iniziare sempre


con una scheda N 1 e terminare con una scheda vuota
(N 4 ) .

Non vi sono, in pratica, limiti per quanto riguarda


il numero delle condizioni di carico.

II blocco di schede relativo alla prima condizione


di carico descritta deve precedere l'insieme del-
le schede relative alla geometria (schede 1T21 Tab.
4.1); tutti gli altri blocchi devono essere posti u
no di seguito all'altro dopo i dati geometrici.

5.4 Descrizione dei dati di uscita

Per ogni condizione di carico, il programma riporta il


sistema di forze e tensbni (in modo del tutto identico
a quello descritto per il PRODUCTION nel paragrafo 4.6),
i dati di ingresso (sia geometrici che relativi alla
condizione di carico) ed una tabella in cui per ogni ra
mo e per ogni sezione, sono riportati:

- il numero del ramo


- il numero della sezione
- l'indice che individua il tipo di materiale
139

- l'Indice che Individua 11 tipo di sezione


- la tensione ammissibile (S , 1.5 S , ... a seconda
m m
della verifica) • ,
- il momento ideale (t^ « \l M ^ + t^2 + M z 2 )
- i valori delle tensioni che devono essere verifica
ti
- la somma dei fattori d'uso "usage factor".

A fianco dei valori di tensione eventualmente non ve


rlflcatl (perché non sono soddisfatte le condizioni
imposte dalle norme ASME) viene stampato il simbolo
"NV" (non verificato).

I I
r
141

F A R T E III

SISTEMA DI TUBAZIONI DEL REATTORE PEC

Generalità

I sistemi di tubazioni dei reattori veloci diventano


particolarmente ringoiar! per la concomitanza della e-
levata temperatura di funzionamento, dei gradienti tem
porali e spaziali di temperatura edella reattivitl chi
mica del fluido refrigerante (trasporto di massa, de-
carburazione, carburazione, ecc.) verso i materiali
strutturali. Inoltre si devono tenere presenti le rea-
zioni chimiche che il fluido ha con l'ambiente esterno,
qualora si verifichino fughe o perdite. E* nota, infat
ti, la pericolosità delle reazioni Sodio-Aria e Sodio-
Acqua. Per evitare il contatto con l'atmosfera ambien-
tale, le tubazioni, i recipienti e le capacità in gene
re che contengono fluido primario radioattivo,sono r_i
vestite con un secondo involucro. Provvedimento richie
sto anche dalla sicurezza: l'intercapedine pud infatti
essere dimensionata per contenere una quantità di So-
dio fuoriuscita dalle tubazioni interne, tale che il
142

nocciolo rimanga coperto. Non vanno inoltre sottaciuti an


che i notivi di corretto funzionamento, cone il manteni-
mento del Sodio allo stato liquido anche a reattore spen
to.

Si devono quindi superare notevoli difficoltà in sede di


progetto meccanico » termico e si devono applicare rigi-
di criteri nella scelta dei materiali. Ne consegue che
anche le verifiche dovranno essere molto accurate e det-
tagliate, come è richiesto dalla normativa esistente a
tale proposito (si veda la sezione III delle ASME ed i
casi di interpretazione 1331-8, 1592/3/4/5 | 5 | ) .

Le tubazioni primarie sono composte da due tubi coassia-


li. Al tubo interno (primo inviluppo), generalmente di
spessore maggiore, è affidato il compito di convogliare
il Sodio; quello esterno (secondo inviluppo) ha la fun-
zione di contenere le eventuali perdite dalla prima tuba
zione. Sul tubo esterno possono essere inseriti, per di
minuire le tensioni di natura termica, soffietti o dila-
tatori. Inoltre su di esso è sistemato l'insieme dei ri
scaldatori (elettrici, a vapore, a liquidi termoconvetto
ri) per assicurare che in tutte le condizioni operative
la temperatura di parete sia tale da mantenere il Sodio
allo stato fuso.

Nell'intercapedine tra i due tubi è mantenuta un'atmosfe


ra inerte mediante riempimento con Argon o Elio. Median-
te misure di pressione di questi gas si pud costantemen-
te controllare l'integrità strutturale del secondo invi-
luppo. Nell'intercapedine sono collocati anche 1 rivela-
tori di fughe del Sodio.

Sulla superficie esterna delle tubazioni o sopra i riscal


143

datori è posta la coibentazione termica.

La coassialità dei due tubi è assicurata, anche sotto ca


rico, da collegamenti a cannocchiale e da distanziatori,
che permettono soltanto alcuni movimenti relativi) spo-
stamenti assiali, ad es.).

Data la notevole escursione termica, cui è soggetto l'in


tero impianto durante l'esercizio (ad es., raffreddamen-
to susseguente a scram spurio), il sistema di tubazioni
deve essere particolarmente flessibile, pur conservando
caratteristiche di resistenza e di sicurezza elevatissi-
me.

6.2 Descrizione del sistema di tubazioni

Il sistema di tubazioni primarie del reattore PEC è compo


sto da due circuiti identici in parallelo ed in posizio-
ne simmetrica, rispetto all'asse congiungente la tanca
del reattore con la vasca componenti. Su ogni circuito so
no inseriti uno scambiatore ed una pompa, che si trovano
immersi nel Sodio della vasca componenti.

L'indagine attuale è limitata ad un solo circuito: si esa


mineranno separatamente la linea di mandata (gamba fredda)
e quella di ritorno (gamba calda).

La configurazione spaziale del sistema (fig. 6.1) di tuba


zioni primarie è stata imposta tenendo presenti alcuni
dei numerosi fattori che intervengono, e precisamente:

- stato tensionale derivante da azioni di natura termo-


meccanica in tutti i regimi funzionali e nel creep;
144

*j"t
145

- attraversamento degli schermi biologici;

- sicurezza anche in caso di cedimenti abnormi (ad e».,


rottura di un supporto);

- basse perdite di carico tali da permettere la circo-


lazione naturale;

- buona resistenza alle azioni sismiche (rigidezza, ocu


lata disposizione degli ammortizzatori);

- agevole drenaggio del sistema mediante opportuna pen


denza delle tubazioni.

Del circuito primario fa parte anche il circuito di e-


mergenza; esso è tale da poter smaltire la potenza di
decadimento (sia durante lo spegnimento, sia durante le
operazioni di manutenzione straordinaria).

Nell'analisi di flessibilità svolta non si è tenuto con


to dell'influenza del circuito di emergenza sull'insie-
me primario, in quanto il circuito d'emergenza è molto
flessibile ed è composto da tubazioni di diametro più
piccolo che non dovrebbero caricare apprezzabilmente il
circuito primario, anche se un'analisi più accurata (a-
nalisi tensionale dettagliata, avvalorata da prove spe-
rimentali) pud essere necessaria specie nell' innesto
del circuito d'emergenza in quello primario.

La linea di ritorno si trova alla quota superiore rispet


to a quella di mandata, ed è realizzata con tre tratti
di tubazione dritta collegati da due sole curve. Si ot
tengono cosi perdite di carico basse ed una notevole fa
cilità di costruzione; per contro aumenta la rigidezza,
che non è certamente adatta ad assorbire le dilatazioni
imposte dal notevole salto di temperatura ( 500°C), se
146

i suoi estrani fossero incastrati.

Per evitare sforzi molto elevati dovuti all'allungamen-


to impedito, la vasca componenti è stata concepita in
modo che possa scorrere su guide e seguire gli sposta-
menti imposti dal sistema di tubazioni primarie.

La tubazione di mandata ha una sistemazione con lira


(tipo expansion loop), ciò che le consente una notevole
elasticità. E' composta da cinque tratti dritti e da
cinque gomiti. Come è noto i gomiti contribuiscono note
voIntente ad aumentare la flessibilità; essi sono al ten
pò stesso zone di concentrazione di tensione e rappre-
sentano sempre punti critici.

Nonostante che la vasca componenti sia mobile, la tuba-


zione di mandata deve essere molto elastica per recuperare
l'allungamento differenziale delle due tubazioni di man
data e di ritorno, fra le quali il salto di temperatura
è di circa 150°C.

La resistenza opposta dalla vasca agli spostamenti dei


sistema di tubazioni si pud calcolare come segue: il pe
so della vasca è di 215 ton , assumendo un coefficien-
te di attrito vasca-guide di 0,0140,003 la forza che la
vasca esercita sulle tubazioni durante le fasi di ri-
scaldamento e raffreddamento delle stesse, vale

F = f • Q

dove Q rappresenta metà del peso proprio della vasca ed


f il coefficiente d'attrito (si considera metà peso per
die si fa riferimento ad un solo "loop") .

I valori numerici,che si ottengono in corrispondenza dei


due valori di f, sono:
147

F1 = 107,5 • 0,01 = 1,075 ton

F 2 » 107,5 • 0,003 = 0,3225 ton

Tali forze sono applicate alle estremità delle tubazio-


ni, collegate alla vasca, in guanto corrispondono a rea
zioni di attrito durante le fasi in cui la temperatura
é variabile.

6.2.1 Linea di ritorno dal reattore alla vasca

Nella fig. 6.2 è riportata una sezione trasversale quo


tata della linea di ritorno; la tab. 6.1 riporta inve-
ce i valori delle aree delle sezioni ed i pesi per uni
tà di lunghezza dei singoli tubi e del [Link] tetn
peratura di funzionamento a regime è di 520°C; il mate
riale usato per i tubi è un acciaio inossidabile auste
nitico (corrispondente alla sigla 304 H, 316 H) di cui
nella tab. *.2 è riprodotta la composizione chimica.

La geometria del sistema è illustrata nella fig. f .3.

6.2.2 Linea di mandata dalla vasca al reattore

Nella fig. 6.4 è riportata una sezione trasversale quo


tata della linea di ritorno; nella tab. 6.3 sono rac-
colti i valori delle aree [Link] sezioni ed i pesi per
unità di lunghezza dei singoli tubi e del coibente. La
temperatura di funzionamento è di 375°C.
Il materiale è lo stesso impiegato per i tubi di ritorno.
148

f,ré.*>
149

Fig. 6.2
lezione eolia linea di ritorno
150

Fig. 6.4
Sezione dolla linea di mandata
151

Tab.6.t LINEA DI RITORNO

Tubo interno Tubo esterno

Area Acciaio 452.28 cm2 179.95 cm2

Peso Acciaio 3.55 kg/cm 1.41 Kg/cm

Area Sodio 2466.35 cm2

Peso Sodio 2.02 Kg/cm

Peso Acciaio 5.57 Kg/cm


+ Peso Sodio
2
Area coibente
6524.46 cm

Peso coibente — 0.6525 Kg/cm

Peso Acciaio 2.06 Kg/cm


+ Peso coib^n
te .

Si sono assunti i se<. icnti pesi specifici:


Acciaio 7.85 Kg/dm""3
Sodio(520°C) 0.82 Kg/dm"
Coibente 0.10 Kg/dm 3
TAB. 6.2

COMPOSIZIONE CHIMICA DEGLI ACCIAI DI TIPO 304 e 316


TIPO C % Mn % Ph % S % Si % Ni % Cr % MO %
max max max max max
304 0.08 2.0 0.04 0.03 0.75 8.0-11.0 18.0-20.0

304 H 0.04-0.10 2.0 0.04 0.03 0.7S 8.0-11.O 18.0-20.0

304 L 0.035 2.0 0.04 0.03 0.75 8.0-13.0 18.0-20.0

316 0.08 2.0 0.04 0.03 0.75 11.-14.0 16.0-18.0 2.0-3.0

316 H 0.04-0.10 2.0 O.04 0.03 0.75 11.-14.0 16.0-18.0 2.0-3.0

316 L 0.035 2.0 0.04 0.03 0.75 10.-15.0 16.0-18.0 2.0-3.0


153

Tab. 6 . 3 L I N E A DI MANDATA

Tubo interno Tubo esterno

Area Acciaio 86.51 cm" 95.48 cm2

Peso Acciaio 0.68 Kg/cai 0.75 Kg/cm

2
Area Sodio 906.64 cm

Peso Sodio 0.773 Kg/cm

Peso Acciaio 1.452 Kg/cm _ _


+ Peso Sodio
Area coibente 2416.0 cm"

Peso coibente _ 0.2416 Kg/cm

Peso Acciaio 0.99 Xpy'cm


+ Peso coiber:

3i sono a s s u n t i i s e g u e n t i p e s i specifici:
3
Acciaio 7.35 Kp;/dm
Godio (375°C) 0.853 Kg/dm 3
Coibente 0.10 Kg/dmJ
r
155

ANALISI DI FLESSIBILITÀ'

Flessibilità meccanica

Per l'analisi di flessibilità meccanica è stato usato


il codice PIPE-STRESS nuova versione (PARTE I) e non
avendo il programma la possibilità di effettuare di-
rettamente questo tipo di analisi, in quanto non si
possono considerare carichi distribuiti (peso proprio),
si è adottata una discretlzzazione del carico pensando
lo applicato, mediante forze concentrate, nei nodi del.
la struttura.

Questo procedimento si è rivelato abbastanza preciso e


porta inoltre, come è noto, a risultati più cautelati-
vi.

Sono state considerate separatamente le due strutture


di mandata e di ritorno pensando i tubi perfettamente
incastrati alle estremità.
Le figure 7.1 e 7.2 e le tabelle 7.1, 7.2, 7.3, 7.4 ri
portano, per le due tubazioni, le posizioni dei nodi e
157

016»
TAB. 7.1

TUBAZIONE DI RITORNO - CARICHI CONCENTRATI NEI NODI


TUBO INTERNO (I Inviluppo)

NODO PESO "" PESO PESO ACCIAIO +


ACCIAIO SODIO + PESO SODIO

A - - -

B 310.63 176.75 487.38


C 310.63 176.75 487.38
D 310.63 175.75 487.38

E 310.63 176.75 487.38


F 313.29 178.27 491.56
G 315.95 179.78 495.73
H 315.95 179.78 495.73
I 315.95 179.78 495.73
L 315.95 179.78 495.73
M 355 202.0 557.0

N 336 192.0 528.0


0 225.5 T28.1 353.6
P 280 158.0 438.0

Q - - -
159

TAB. 7.2

TUBAZIONE DI RITORNO - CARICHI CONCENTRATI NEI NODI


TUBO ESTERNO (II Inviluppo)

PESO PESO PESO ACCIAIO +


NODO
ACCIAIO COIBENTE + PESO COIBENTE

AA -

BB 123.31 56.88 180.19

CC 123.31 56.88 180.19

DD 123.31 56.88 180.19

EE 123.31 56.68 180.19

FF 124.5 57.5 182.0

GG 125.49 57.85 183.34

HH 125.49 57.85 183.34

II 125.49 57.85 183.31

LL 25.4^ 57.85 183.34

MM r 65.0 206.0
141.0
NN 1 30. 6 61.5 192.1
00 89.4 41.3 130.7

PP 110.1 51.1 161.2

QQ - - -
160

TAB. 7.3

TUBAZIONE DI MANDATA - CARICHI CONCENTRATI NEI NODI


TUBO INTERNO (I Inviluppo)

PESO PESO PESO ACCIAIO +


NODO SODIO
ACCIAIO + PESO SODIO

A - - -

B 395.20 449.25 844.45

C 75.46 85.79 160.90

D 72.71 82.66 155.05

E 72.71 82.66 155.05

F 42.88 48.75 91.633

G 9.49 10.78 20.269

H 405.86 461.37 867.22

I 68.61 78.0 146.61

L 168.78 191.86 360.63

M - - -
1
/ •*
Iti I

Tab. 7.4
TUBAZIONE DI MANDATA • CARICHI CONCENTRATI NEI NODI
TUBO ESTE'NO (II Inviluppo)

PESO PESO PESO ACCIAIO +


NODO
ACCIAIO COIBENTE + PESO COIBENTE

AA - - -

BB 435.68 139.48 575.36

CC 83.22 26.63 109.86

DD 80- 20 25.66 105.36

EE 80.20 25.66 105.86

FF 47.30 15.14 62.43

GG 10.46 3.35 13.81

HH 447.64 143.24 590.88

II 75.68 24.22 99.89

LL 186.15 59.57 245.72

MM - - -
TUMO IMTCMNO

fia- T.S
if.}

valori dei carichi in essi concentrati.

Flessibilità meccanica della tubazione di ritorno

Lo schema semplificato utilizzato per la simulazione


della struttura è riportato nella fig. 7.3; nella fi
gura sono anche riportati i numeri dei punti caratte
ristici nei quali sono stati calcolati i valori dej.
le sollecitazioni e degli spostamenti.

Sono presenti due rami fittizi, cioè due collegamen-


ti che permettono lo scorrimento relativo dei due tu
bi (in questa situazione di carico, i rami fittizi
funzionano in pratica come collegamenti rigidi in
quanto sono nulli i movimenti assiali relativi).

Sono state considerate le seguenti condizioni di ca


rico-

a) struttura caricata con il peso dell'acciaio e del


coibente,

b) struttura caricata con il peso dell'acciaio, del


coibente e ael sodio.

Sono state analizzate anche situazioni anomale,quali


la mancanza di uno o di due appoggi.

I risultati più significativi,ottenuti dalle prove


effettuate, sono riportati nelle tabelle 7.5-5- 7.12

Per l'interpretazione dei risultati si ricordi che


il valore di o ? ottenuto mediante la formula:

M. • R
1 G
I
164

e nel caso che la sezione appartenga ad un gomito que


sto valore è moltiplicato per il^fattore di intensify
cazione della tensione 8 * 0,9/h .
Il valore del taglio massimo è calcolato con la rela
zione

= 0
'max 1 *** jhM^I'l'r 2'}
ed il valore riportato nelle tabelle rappresentatil va
lore massimo che T assume su tutti i punti della se
max —
zione, l'angolo serve ad individuare il punto dove ciò
si verifica secondo le convenzioni descritte nel para
grafo 4.6.
Le unità di misura usata sono :

- momenti: [Link]
- forze: [Link]
2
- tensioni: Kg/cm
- angoli: gradi
- traslazioni: cm
- rotazioni. radianti
Per quanto riguardi i punti estremi dei rami fittizi
(punti nei uuali fanno capo tre rami, due regolari ed
uno fittizio) vengono riportate separatamente le azio
ni agenti alle estremiti dei tre rami;
Nelle prove effettuate le due sospensioni agenti nei
uùt- nudi t i , MM sono state sostituite con due appoggi.
Questa schematizzazione ha permesso di annullare l'ab
bassamento verticale dei due nodi e di determinare in
queste condizioni, il. valore delle forze che devono e
aercitare le due sospensioni (supposte del tipo a ca
16S

rico costante)perchè nei nodi citati si abbia abbas-


samento nullo. I valori di tali forze risultano:

- Nodo FF: 2923. Kg


- Nodo MM: 2542. Kg

2 Flessibilità meccanica della tubazione di mandata

Lo schema semplificato utilizzato per la simulazio-


ne della struttura è riportato nella fig. 7.3; nella
figura sono riportati anche i numeri dei punti carat_
teristici per i quali sono stati calcolati i valori
delle sollecitazioni o degli spostamenti. Sono pre-
senti due rami fittizi, cioè due collegamenti che
permettono lo scorrimento relativo dei due tubi.

Sono state considerata le seguenti condizioni di ca


rico:

a) struttura caricata con il peso dell'acciaio e del


coibente,

b) struttura caricata con il peso dell'acciaio, del


coibente e del sodio.

Sono state analizzate anche situazioni anomale,quali


la mancanza di uno o di due appoggi. I risultati più
significativi ottenuti dalle prove sono riportati
nelle tabelle seguenti (7 13---7.19),

Per l'interpretazione delle tabelle valgono le stes


se considerazioni fatte nel paragrafo 7.1.1.

Nelle [->rove effettuate le due sospensioni agenti nei


due nodi CC e UH sono state sostituite con die appo£
166

gi. Questa schematizzazione ha permesso di annullare


l'abbassamento verticale dei due nodi e di determina
re, in queste condizioni, le forze che devono esercì,
tare le due sospensioni (supposte a carico costante)
perché nei nodi citati si abbia abbassamento nullo;1
valori di tali forze risultano:

- Nodo CC: 1646.7 Kg


- Nodo HH: 1716. Kg

7.2 Flessibilità termica

Per l'analisi di [Link]à termica è stato usato


11 codice PIPE-STRESS nuova versione.

Le due strutture di mandata e di ritorno sono state


analizzate contemporaneamente in quanto deve essere
rispettata la congruenza ai bocchelli della vasca
componenti.

Per la simulazione si è usato lo schema di fig. 7.3


dove, però, sono stati uniti tra di loro mediante
due aste rigide i punti 18 e 49 ed i punti 37 e 59.

Le tubazione di ritorno funziona a 520°C,mentre que^


la di mandata a 375°C. L'asta rigida che simula la
vasca componenti si è supposta a 375°C. Inoltre,dato
che la vasca componenti pud traslare solamente lungo
la direzione -Z, si è supposto che i punti di congru
enza tra le due tubazioni, potessero spostarsi sola-
mente lungo questa direzione (sono stati posti in
pratica nei punti 18 e 37 due incastri scorrevoli
nella direzione z).
Iti.

Non avendo a disposizione i dati di flessibilità dei


dilatatori del secondo inviluppo essi sono stati si.
mulati mediante un tratto di tubo di egual lunghezza,
ma di modulo elastico ridotto (1/20)-

Le estremità dell» tubazioni sono soggette inoltre a


spostamenti imposti, dovuti alle dilatazioni termi-
che della tanca e della vasca.

Tali spostamenti sono stati cafcolati come segue:

- Tanca reattore

La tanca è appesa ed i bocchelli si trovano al di


sotto del piano dì sospensione della tanca stessa e
,uindi la sua dilatazione comporta oltre che uno
spostamento radiale anche un abbassamento dei boc-
chelli.

Gli spostamenti verticali sono diversi per il tubo


di mandata e per quello ai ritorno,in quanto essi si
trovano a quote differenti.
Si assume la sequente distribuzione di temperatura
assiale :
b20O(j (995°F) dal piano di sospensione fino ad una
quota di 5444 mm al di sotto del piano
stesso, ciofi 1873 mm al di sotto del
bocchello di ritorno,

375°C (732°F) per tutta la parte sottostante.

Per i coefficienti di uilatazione termica sono stati


assunti i valori medi calcolati tra 20°C e la tempe-
ratura di regime.
100

SI sono ottenuti 1 seguenti valori:

abbassamento del bocchello del tubo di ritorno:

5y » - 3.40 cm

abbassamento del bocchello del tubo di mandata:

6 y = - 7.72 cm

Data la configurazione geometrica, gli spostamenti


radiali avvengono esclusivamente nella direzione X.

Le traslazioni sono differenti per il primo e secon


do inviluppo di ciascuna linea in quanto i tubi so-
no collegati a recipienti di diverso diametro;si ha
infatti:

zona bocchello di ritorno

- recipiente interno D = 3140 mm


D. = 3080 mm
D„ = 3110 mm
m
r = 1555 mm
m
spostamento radiale:6 =1,48 cm
- recipiente esterno D = 3250 mm
o
D. = 3220 mm
DITI = 3225 mm
rm = 1612,5 mm
spostamento radiale:6=1,535 cm

zona bocchello di mandata

- recipiente interno D = 2722 mm


D = 2672 mm
D = 2697 mm
ITI
!6<>

spostamento radiale:5X*0,89 cm

recipiente esterno: D = 2902 mm


D± - 2852
Dmm - 2877
rra - 14 38,5 mm
spostamento radiale:óx=0,95 cm

- Vasca componenti:

La vasca è appesa ed i bocchelli si trovano al di


sotto del piano di sospensione della vasca stessa e
quindi una dilatazione della vasca comporta un abbas_
samento ed uno spostamento radiale dei bocchelli.
Gli spostamenti verticali sono diversi per il tubo
di mandata e per quello di ritorno, in quanto essi si
trovano a quote differenti.

Si assume che i due recipienti, costituenti la vasca,


siano alla temperatura di 375°C.

Si sono ottenuti i seguenti risultati:

bocchello del tubo di ritorno

6y = - 2.42 cm

bocchello del tubo di mandata

6 y = - 4.25 cm

Data la configurazione geometrica, gli spostamenti ra-


diali avvengono nella direzione X e nella direzione Z.
170

Le traslazioni sono differenti per il primo e per il «e


condo inviluppo della linea di ritorno, in quanto i tu
bi sono collegati a recipienti di differente diametro:

bocchelli del tubo di ritorno

- recipiente interno D
o " 4400 mm
D 3360 nan
1 *
D - 3880 mm
m
r_ « 1940 mm
m
traslazione radiale 6 - 2.45 cm
traslazione lungo X L » 1.79 cm
traslazione lungo z 6_ • 1.69 cm

recipiente esterno: D_ * 4500 mm


4480 mm
4490 mm
m
2245 mm
m
traslazione radiale 6 • 2.84 cm
traslazione lungo X L « 2.07 cm
traslazione lungo z 6- • 1.96 cm

bocchelli del tubo di mandata

I bocchelli dei due inviluppi del tubo di mandata si


trovano sul fondo della vasca ed hanno le stesse coor-
dinate rispetto all'asse della vasca stessa:
X - 85 cm
Z - 9G cm

Gli spostamenti risultano


tr
traslazione lungo x 6y * 0.537 cm
traslazione lungo z 6 - 0.569 cm
I risultati più significativi delle prove effettuate
sono riportati nelle tabelle 7.20^-7.26.

7. 3 Flessibilità [Link]

Per l'analisi di flessibilità termomeccanica è stato


utilizzato il programma PIPE-STRESS nuova versione;
non potendo analizzare contemporaneamente (per limiti
di capacità del programma) ?.e due tubazioni di mandata
e di ritorno, caricate con il peso proprio e con la va
riazione di temperatura, per ottenere i valori delle
sollecitazioni è stato applicato il metodo della sovrag
posizione deqli effetti.

Dalie prove di fles'ihilità termica si sono ricavate In-


azioni ai congruenza che si hanno nei punti 18, 49, 37,
59 queste azioni sono state sommale a quelle ottenute
neali stessi [.unti mediante la prova di flessibilità
meccanica.

I,e azioni globali così ottenute (sia per la tubazione di


mandata, sia per quella di ritorno) sono state applicate
nei relativi punti considerando le due strutture come
strutture incastrate esclusivamente nei bocchelli appar-
tenenti alla tanca reattore.

In queste prove si è tenuto conto della forza di attri-


to della vasca, <:d inoltre, per simulare l'effetto del-
le sospensioni (carico costante) che figurano nel siste
ma, sono state applicate ai nodi sui quali agiscono le
sospensioni stesse, i valori delle forze calcolate me-
diante la sola flessibilità meccanica che assicurano,in
if*.

tal caso, la freccia nulla nel nodi di soapenslone.

I risultati ottenuti da queste prove sono riportati


nelle tabelle 7.27^-7.30.
-HI. (.5 -> ^.Z. — . . 1 4 . - . . , . • _ _ z. k . _ 'J A */.. i — ^ .'". - 1 ^ . ' . . . ^ v _" . .. i _ „•_ : ; ,_ )

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Mx My M2 F F 0
! rma« angolo
punto v z

40 -254757. 95. -50WH. a 4 -J/32.3 - i . i 30. 63-5 iSo.


41 -254757.-\7. -MUl M -2*44-9 -Li SO. Set IS0.
iU. 7$.5 155. C
àL.-254757.-S3- -33SW. 0.4 -#44.9 -1.1
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147 -52W6. - 5 / 7 -55925. -2.1 2195.5 'i.i 236. ISO. \55.c
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$60.
45 j//s^. 24b. ^4494/. -2.1 1421.5 -i.i %G. 75.3 3éo.
I t —
174

Tab.7.6 3OLLECITAZIONI DELLA TUBAZIONE DI RITORNO (l 8 INVILUPPO)

CARICO: PESO PROPRIO + PESO SODIO, CON SUPPORTI.

NO
punto r.;x My Mz F* F
v *z a r
max angolo

40 - ^ * 5 . 303. -IU0S9. 1-4 -959.3 -3.5 /*. 13.1 ito.


41 -^555. -55. -27/23. 1-4 -4710 '35 4. 7.0 ito.
42 -6555. -US. 1667 14 -471.0 -3.5 5. 1.5 I&.C

4$ 22235 -iti. \U7. 1-4 -471.0 -3.5 4. 6.7 no.


44 -f/?4/. 235. 1667. i-4 W.l -3 5 i*. 13.9 360.
44 -#&<! 133. 1667. 1.4 -1006.1 -3-5 15. 14.1 ito.
45 -TW<T. 171. 1667. 1.4 176.7 -35 14. 13.7 160.
45,. -pili. '.253. M7. -6.9 -750. s -3.5 14. 106 I/O.

4£r '47 -321. o.o 9-3 -ns.\ 00 — — —

46 UlS. -51. 1667. -6.3 131.1 -35 2. 1.9 355.


47 -193o. -tol9. IU7. -i-f 131.1 -3.5 A. 1.1 'Sf.C

4« 39U. 3. 15151. -(•1 131.1 -35 2. *-4 3ss.


49 U457. 7ff. 60$0(>.-6>$ 569.1 -35 11. %5 W.
i *
i
!
17S

Tab. 7.7 SOLLECITAZIONI DELLA TUBAZIONF DI RITORNO (li0 I'i7ILU7"0)

CARICO: PESO PROPRIO + ?E30 SODIO, CON SUPPORTI.

NO
punto Mx My Mz Fx F F
z 0 ! rma« angolo
Y

50 -2340. -ASi. -40Z& i-4 -35f. i 3-* /5. 12.2 IfO


51 -1 340. -S3. - 15 a. M -WS 3.9 3 59 irò.
52 -2340. US. 164- 1-4 -159.5 3.9 c. 12 Z if.c
5"3 73Z7, n. léA. (•4 -159.5 3.9 1. 5.6 irò.
H„ -41112. -vs. le 4. 1-4 3*1.1 3.1 13 15,3 36o.
54 -41132. -V5. /*4. 1-4 -3*2.7 Ì.S 1. 13.4 irò.
54-«
55 -34002. -W. UÀ- 1-4 350.7 31 II. 12.5 3 Co.
54-55

55 - 34050.-1354. 164. é-1 -272.5 3.1 II. ?S IfO.


55 -4%. -in. 0.0 Z.5 -W. i 00 — — —

56 2319. -u. m. l.J 50.3 3.9 1. I.f 5


57 •4f02. Ul té 4. é.1 503 3.9 12. IO. 2f.C
58 ir. -123. 5541. é.1 5o.5 ZJ 2. 2.3 S.
56 15937 -ffo. 22121. 6.9 lil.S 3.9 9. 2.f s.
1
176

Tab. 7.8 [Link] DELLA TUBAZIONE DI RITORNO (il0 INVILUPPO)

~A?.i:0: PE30 PROPRIO + PESO SODIO, 3ENZA SUPPORTI".

NO
punto Mx My Mz »=x F
v h 0 1 ^mai angolo

so -4950L. -140. -M45*. -0.4 ' 1142.0 / 2 53 4*5* t%0.

SI '49306. -/*. -M97. -0.4 -111.9 *.2 16. 4». ita


52 '4Ì306. 57. -B< '£ -0.4 -KL9 f.2 122. a. 1S.C
53 10366. 30. -WI5". -0.4 •Hl.t 1.2 A. 34 *>60.

54 I31W. -97. . - ^ 2 3. - 0 - 4 -AHI 1-2 Ci. 30.4 270.

H I937JÌ. -17. -9(11 -0.4 -253.5 1.2 CI. 30.7 17o.


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i3*>3* -293. -m 3. -0-4 494/ i.2 43. 2U 100.

*i. Q515b. -4M. -ga3. 2J 444.6 /.2 17. 16.9 \%0.

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56 -133/6. -1 ~%623. 2./ 767 7 1.2 e. 2 £2 I?0.
SI -1225*2. 2 9 2 . -«623. 2 . / 767.7 1.2 107. ISO. 2S.C
58 -4/fiO.-3*. 70361. 2.1 7é7J 1.2 27 3S.9 360.

55 l\W. -262. Z44053. 2/1 128.3 1.2 Ai. ASS 5*0.


177

T»t. 7.8 SPOSTAMENTI DELLA TUBAZIONE DI RITORNO (1° INVILUPPO)

CARICO: PESO PROPRIO • PESO CODIO, SENZA SUPPORTI.


NO
XROT IO 6 YROT IO 6
ZROT 10 6
XLIN yiiN ZUN
punto

40 oo o o 00 O.O oo O- O

4i -100. o.o -106. o.o -0.0O? o o


43 -420. o. o -4 H. 0.0 -0.045 o.o j
44 -252. 0.0 -4tf. o.o -O.jé oo
45' 31*. 0-0 -524. 0.0 -a 173 00
4L 517. o.o -S49. o.o -[Link]é o.o
4$ <f. 0 0 -156 0 0 -0.007 o.o
41 o.o o.o \oo O.O &o a. o

- L
178

Tab. 7.10 SPOSTAMENTI DELU TUBAZIONE DI RITORNO (11° INVILUPPO)

CARICO: PESO PROPRIO • PESO SODIO, SENZA SUPPORTI.

NO
XROT IO 6 YROT 10 6 ZROT I O 8 XLIN YLIN ZLIN
punto

So C. 0 O.O 0 0 o.o 0.0 oo


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ss -371. 0 0 -^«5. 0 0 -0.0 SI o.o
SA -70(,. oO -613. o.o -0.144 oo
5{ 2ie. o.o -741. 0.0 -0.133 00
se 349. - / . -€17. OO -[Link] o.o
S9 17. 0.0 -é7. '0.00Al -o.o o. o
53 0.0 0. 0 0. 0 o.o
™ • • - , -

0. 0
00 1 4
179

Tato, 7.11 SPOSTAMENTI DELLA TUBAZIONE DI RITORNO (lc INVILUPPO)

CARICO: PESO PROPRIO + PESO SODIO, CON SUPPORTI.

NO
XROT IO
6 1
YROT 10 ZROT 10fa XL IN YLIfO Z lìti
punto

4? o.o O.O o.o oo o.o oo


Ai - 5- 0. 0 - lo. o.o -[Link] oo
43 1
A. 00 -ss. o.o -[Link] 0.O

44 00 00 o.o oo oo O.O

45 0.0 0-0 0.0 0.0 o.o o.o


46 - !f. 1 -35. o.o -0.004 0. 0

AS - 1. 0. 0 - /5. o.o -0-0014 O.O


49 0. o 0.0 o.o j o.o o. o • 0.0
__________
180

Tab. 7.12 SOLLECITAZIONI AI BOCCHELLI DILLA TUBAZIONI DI FITOHIO

IN CASO DI FUNZIONAMENTO ANOMALO DELLE SOSPENSIONI."

punto Mx M„ MZ I=x F
v F
i a %
m*t angolo

MANCANZA DELLA SOSPENSIONE SUL NODO F F

40 -U93Q3.S67. -2S873. 2.C -22SS.I-6.4 Ai A0.7 \Ì0.


49 -72S3. mi. -UW. -12.7 -3212 <4 IO. 7.Ù 5.
So -KMl. -237. -I0?4K -2.é -mi 7.1 3é. 34.0 /SO.
5$ 7432. -1743. -fooo il.7 -32.7 7.1 A. 3.1 ss?
TJIANCANZA DELLA SOSPENSIONE SUL NODO MM

40 ism ZI. -703& 0.\ -424.1 -0.2 il. 7.3 ^60.


49 S4I70. 56. 210S41. -o.s 2010.1 -0.2 4é. 3S.3 160.
50 1036*. - 3 / . ~ttt51. -o.\ -122.7 o.$ 7. SS 3éo.
€3 24 m. -65. 7?4Sf. o.s- eoi A o-B zc. 2(.7 3fo.
*
181
TaV.7.'.3 SOLLECITAZIONI DELLA TUBAZIONE DI KANDATA ( l ° INVILUPPO)

CARICO: PESO PROPRIO + PESO SODIO, CON SUPPORTI.

NO
r
punto M* My MZ f* F
v h ma* angolo

1 742. '«43. -21436. -9.3 -477.0 -11.7 25. 35.3 360.


2 742. \2lt. 4011. -9.3 -477.0 -W.7 13. 13.5 175. C
5 1367. 1219. 3551. -9.3 -477.0 - I / . 7 5. SA 65.
4 5963. 1211. 61. -%.3 367.5 -11.7 9. 6.4 195.
5 657o. 1219. '331. -9.3 367.5 -11.7 io 5.7 165 C
L -12324. 924. I545. -9.3 *>&$. -11.7 17. 16.9 200.
7 -35404. 343. 33 IO. -S.3 367.5 -//./ 49. 26.$ 205.

**.
- «2 /7. - 3 1 . \096. -5.1 190.7 -34.3 II. 13.2 Iff.
-33W. -42*. 3>740. -10,4 -975.2-67.5 46. 65.2 If.
-25 7 é2. -355". 2644. -1094'J -32.6 « — — —
*»., -S.4
9 22677. -ÌS7. -/?&. -10.4 -fó.2 -17.5 40.1 27.9 5.C
IO \mi, -657. -13*2. -10.4 -993.2 -67.5 26. IM 5.
'L, 19107. -657. -124é. -10.4 -m.i -67.5 25. 17.52 5.
•I-M, 43oe. -643. -490. -5.9 -ILO -10.1 6. ' 3.2 s.
'U 13791. o.o -766. -4-7 0.0 -S7.4 — - m*

!2 761 -649. 1543. -5.9 -26.0 -10.1 3. 1.9 295.


13 195. -649. I960, -5.9 -26.0 -10,1 * 6.1 25. c
'4 1593. -761. 1*359. -5.9 -26.0 -10.1 3. 1.23 s.
'5 Ui. -954. 161*. -5.9 120.6 -104 3. 10.0 190.
ló -4M, -1056, 5667. -5.9 110.6 -lei 2f. 15.6 S.c
17 -437*. -1056. 3375. -s.t -lei
110.6 t. 4.5 325.
/£ -2751, -lofé. 2441 -5.9 4 fi.3 -10.1 5. b.l 520,
182
Pat. 7.14 "SOLLECITAZIONI DELLA TUBAZIONE DI MAINATA (l° INVILUPPO)

:ÀHi:0: FE3C PHCPHIO + PE30 30DIO, 3ENZA SUPPORTI.

punto Mx My M2 F, F
Y
F
z a X
Xti^% angolo

i IttfO. -1324. -tf*22. 7.1 -//9fc2 126. Z SI. n.i* f.


1 15530. 4348. -/700. 7A -Il 912 126.1 75. 90.27 to.c
3 $59 8. 434*. -1322. 7A -im.i 126.2 15. HAI 55.
A -4&M 434fc 1455. 7.1 -ISV llé.l 56. 23.17175.
s -473 SO. 434 ff. ISM. 7A -3*5.7 126.2 2 le. I5ifi7 5 . e
6 -29373. 4043. -46. 7.1 -553J 126.1 40. 17.66 ZOO.
7 -7575. ?*70. -2326. 7A -553,7 126.2 11. 27.60 195.
*-9 /7//0. W. -4m. 7.1 145.9 \2A.Ù u. 15.7 555.
K, 30082. /3*2. -6257. 15. - # . 7 117.$ 42. 21.6 130.
12 f 7'2. 53*. -\316. 5.7 -W.1 -é.6 — — •

31554. /454. -6403. 15. -26.7 1/7.9 146. mi 175.C


IO 5$o26. 1434. -7II5. 15. -2 (>.7 117.8 S3. 26.S IO.
7T 39565. /434. 7294. 15.. -26.7 1178 55. 27.5 IO.

II.,.,: 16760. 1425". -42 51, 16. $40.5 148.4 57 23.5 W.


'1.,, 13577 0.0 - 3052. -SI. o.o -50.6 — — —

12 7f*$4 1425". -387$. 16. S40S \4S.4 log. 58.$ ItS.C


13 87152. M2S. -\o77V. 16. $40.5 148.4 399. 277.4 S.C
14 42431 -^55. 5/45. 16. 840.5 14S4 5 3 . 74.6 190.
\5 -36427. -JStfft 53235. Ih. 967.1 142.4 67. €54 190.
\(> -839IS. -5*23. Soia. 16. 387./ 148.4 447 327.5 S.C
17 -JI452. - # 2 3 . Sow. ti. W.1 HS.A 145. 77.5 550.
li -115302.- « 2 3 . 55554. It. 1547.7I4S.4 175. 94,5 335.
. 183

Tab. 7.15 30LLECITALI0NI DELLA TUBAZIONE DI KANDATA ( 1 1 ° INVILUPrO)

CARICO: PESC PROPRIO • PESO [Link] SUPPORTI.

G
punto Mx My M
i Fx F
v F* Urna» angolo

20 4S8S. 227*. -1212a - 1 6 -2SS.5 1 4 H. W.6 360.


2 1 43^5. 2*51. 711. -16 -2SS.5 1 4 29. U IO. C

22 450% 1ÌS2. 6,26. -le -2K.S 14 4- 3.2 S.


23 3141. 2352- -s. -U 3/9.9 U 4. 5.4 17S.
24 1674. 2352. -83. - l e 3/9.9 1.4 25. S.4 iS.c
2S -Ì273L 2261 1606. - U 3/9-9 M il. 211 M.
26 -V304, usi 1676 -16 3/9.9 i-4 27. 21.2 zoo.
C. /jitP 22246- -656. -2035. -5-4 -123 24.6 if. 9.3 195.
17 4too7. - 2 6 1 -4756. 0.0 1075.6 572 40. 70.9 195.

21, -25762. -395. 2644. -5.4 -\0%.\ -42.6 -—


~

28 -20M. -627. 2036. 00 1075.6 572 li 5. 4.3 175. C


13 -Ì700SZ. -627. 2C?98. 0-0 107S. 6 57 2 \A. 17.7 IO.

Ì<L-MQ6. -627. 203 S. 0.0 1075.6 572 Il 12.4 \o.


sa, -1S<>\. -627. 1332. -4.7 -50.7 -0.2 2. 1.5 205.
10„ 137SÌ. 0.0 -7*£. -4.7 0.0 -57.4 — — —

u -262*. -627. 2**4. - 4 , 7 -50.7 -o.l 3. 19 225.


32 -2639. -627. -324*. - 4 . 7 -50.7 -0.2 2 A. £.5 \70.C
II 34. -672. 2177. -4.7 -50.7 -O.l 2. 4-3 5.
34 U16. -1286. 1394- -A-7 AM -0.1 3. 42 195.
35 ss. -1507. 2224. -4J 49.2 -0.1 15. 1.4 160. C
Zé 99. -1507 2224. -4.7 49.2 -O.l %. 12 275.C

11 111. -1507 U2 S. -4J 294.9 'O.l 2. 2.i US.

I
Tab.7.16 SOLLECITAZIONI DELLA TUBAZIONE DI MANDATA (TI8 INVILUPPO)

CARICO: PESO PROPRIO + PESO SODIO, SENZA SLPPORTI.

NO
punto Mx M„ M2 *x F
v Fz 01 r
m«i angolo

10 mi. - I32. -54540 2.S -39S.S 111.3 46. 71.1 IO.


21 I44U. tìtf. -1221 2.e -335. S Il 3.3 tt. 44.2 *OX
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185

Tab.7.17 SPOSTAMENTI DELLA TUBAZIONE DI MANDATA ( 1 ° INVILUPPO)

CARICO: PESO PROPRIO + PE30 SODIO, CON ^UPPCRTI.

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186

rat. 7.18 SPOSTAMENTI DELLA TUBAZIONE DI MANDATA (1° INVILUPPO)

CARICO: FESO PROPRIO + PESO SODIO, SENZA SUPPORTI.

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187

Tab. 7.19 S O L V TITAZIONI AI BOCCHELLI DELLA TUBAZIONE LI I.IA2DATÀ

HI CASO DI FUNZIONAMENTO ANOMALO DELLE SOSPENSIONI.

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188

Tab. 7.20 30LLECITAZTCNI DELLA TUBAZIONE DI RITORNO (l° INVILUPPO)

:A~ICO: TEiu"ICO (520°C), CON FORZA D'ATTRITO.

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189

Tab.7.21 SOLLECITAZIONI DELLA TUBAZIONE DI RITORNO (il0 ITVILUP70)

CARICO: TERMICO (520°C), CON FORZA D'ATTRITO.

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?ab. 7.22 3F03TAÌ.IENTI DELLA TUBAZIONE DI RITORNO ( 1 ° INVILUPPO)

CARICO: TEr.:.:iCO ( 5 2 0 ° C ) , CON FORZA D'ATTRITO.

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191
Tab. 7.23 SOLLECITAZIONI DELLA TUBAZIONE LI MANDATA ( l * INVILUPPO)

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192
Tab. 7.24 ICLLE^ITAZICMI SIÌLLA TUP/^TOITE DI I'MTJA^A ( l ° INVILUPPO)

:AR:?O: Tzr.:.:ico ( 3 ? 5 ° c ) , CON FORZA D'ATTRITO.

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193
Tab.7.25 SOLLECITAZIONI DELLA TUBAZIONE DI ANDATA ( i l 0 INVILIT^O)

CARICO: TERMICO ( 3 7 5 ° C ) , CO"l FORZA D'ATTRITO.

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194

Tab.7.26 -IPOJTAiENTI DZLLA TUBAZIONE DI MANDATA (1° INVILUPPO)

[Link]: T 3 H L : : J 0 ( 3 7 5 ° C ) , CON FORZA D'ATTRITO.


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Tab. 7.27 SOLLECITAZIONI DELLA TUBAZIONE DI RITORNO (l° INVILUPPO)

CARICO: PEJO PROPRIO, TERMICO (520°C).

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[Link]^". DELLA TUBAZIONE LI RITORNO ( i l 0 INVILUPPO)

:.-. . : : c : PESO PROPRIO, ?E?.::ICO ( 5 Ì O ° C ) .

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197
Tab. 7.29 SOLLECITAZIONI DELLA TUBAZIONE DI MANDATA (1° IN7ILU??D)

CARICO: I£3C :?EO?HICt TE?ù>:iCO ( 3 7 5 ° C ) .

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198
Tab. 7.30 30LL":iTAZi::;: ."ILA "UBAZIONi D-I BIANDA ^A ( i l 0 INVILUPPO)

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199

7.4 Condizioni di carico

Per effettuare le analisi richieste dalle norme ASME


che sono state scelte |3, 4| , è necessario precisa-
re le condizioni di funzionanento delle rubazioni.
Par tend") dalle definizioni delle condizioni di cari-
co, date dalle ASME Sez. Ili e riportate nel rappor-
to di Cesari, Santandrea |o| , sono state determina-
te le seguenti condizioni:

a) condizioni di progetto (D)

- Pressione:
2
gamba calda 3 Kg/cm
2
gamba fredda 10 Kg/cm

- Peso proprio delle tubazioni (I e II inviluppo) com


prendente il peso del sodio e della coibentazione.

b) Condizioni normali (N)

- Funzionamento a potenza:

gamba calda 550°C


gamba fredda 400°C

- Fase di manipolazione combustibile

- Fase di preriscaldamento e lavaggio iniziali:


20?4GO°C per entrambe le gambe (10 cicli)
- Fase di lavaggio durante un arresto freddo

- Partenze fredde

Per partenza fredda si intende il passaggio da una


temperatura compresa tra 150°C e 375°C alle tempera
ture nominali:
200

200T550°C per gamba calda


200T400°C per gamba fredda

Sono incluse le partenze del reattore dopo la mani^


polazione del combustibile; si ammette un numero
di cicli pari a 150.

Srignimenti "freddi" (programmati)

Per spegnimento freddo si intende il passaggio dii


le temperature nominali ad una condizione pressoc-
ché isoterma con temperatura compresa tra 150°C e
375°C. Sono compresi tutti gli spegnimenti per la
manipolazione del combustibile. Non è stata fatta
alcuna analisi per tale condizione di carico.

Partenze calde

Raggiungimento di un livello di potenza compreso


tra il 15 e il 100% della potenza nominale con la
distribuzione di temperature nominali, partendo da
una condizione pressocché isoterma con temperatura
di ingresso del sodio compresa fra 375°C e 400°C:
4 0 0 T 5 5 0 ° C per gamba calda; la gamba fredda resta a
4O0°C. Il numero di cicli previsto ammonta a 1250.

Spegnimenti caldi

Passaggio da un livello di potenza compreso tra il


15% ed il 100% della potenza nominale, ad una con-
dizione pressochhé isoterma con il nocciolo alla
potenza di decadimento e con temperatura di lngres_
so del sodio compresa tra 375° e 400°C. Non è sta-
201

ta presa in considerazione

e) Condizioni perturbate (U)

- Mancanza generale di alimentazione elettrica


Non sono ancora stati definiti la sequenza di spegna
mento, i transitori relativi ed il lore numero

- Sgancio barre (scram)

doluto ad errori dell'operatore o a segnali spuri.

- Rientro barre (reverse,


dovuto ad errori dell'operatore o a segnali spuri.

- Terremoto

Valore dell'accelerazione del 15% per periodo zero


(i valori dello spettro di progetto, 1 coefficienti
di smorzamento etc. sono contenuti nel documento del
CNEN - RVS-PEC-509).

d) Condizioni di emergenza (E)


Per l'illustrazione degli incidenti possibili, si ve-
da il rapporto citato nella bibliografia |o|.

e) Condizioni difettose (F)


Per l'illustrazione degli incidenti possibili si veda
il rapporto citato nella bibliografia |o|.

f) Condizioni di prova (T)


Sono le prove di accettazione per sovrappressione,che
supera il numero previsto dalle ASME (10).
202

7.5 Verifica dello stato tenslonale per le condizioni di


carico previste

E' stato calcolato lo stato di sollecitazione e di de


formazione relativo alle condizioni di progetto e nor
mali.
Le altre condizioni di carico, che sono state elenca-
te nel paragrafo precedente, non sono state prese in
considerazione, in quanto si è impiegato soltanto il
codice PIPE-STRESS nuova versione | |. Sono quindi
stati trascurati gli effetti dei gradienti temporali e
spaziali di temperatura e i sismi.

Nella verifica di tutte le tubazioni (gamba calda e


gamba fredda, I e II inviluppo) sono stati applicati
gli alberi logici previsti dalle ASME III rottose*ione
KB-3650, impiegando per le quantità ammissibili e per
i dati fisici richiesti i valori opportuni ricavati
dal caso di interpretazione 1331-8 |4| qualora la tem-
peratura eccedesse gli 800°F.

La tabella 7.31 riporta i risultati della verifica per


il sistema soggetto al peso proprio (compreso peso del
sodio) a temperatura ambiente. In questo caso si è am
messo che le tubazioni non avessero sostegni. Le strut
ture sono abbondantemente verificate.

Le tabelle 7.32/35 si riferiscono alle condizioni nor-


mali, descritte nel paragrafo precedente; per tutte
queste condizioni le verifiche richieste dalla eq. 10
del paragrafo NB-3fiS3 sono soddisfatte.
Tab. 7.31
DESIGN CONDITIONS

PRESSIONE (KG/CMO) « 10.00000

SPESSORE ADDIZIONALE (CM) 0.0

NUKEaa D' CICLI 0.

TEMPERATURA AMBIENTE TO* 20.00

RAMO TEKPERAIUHA RAMO TEMPERATURA RAMO TEMPERATURA

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3 20.00000 20.00000 5 20.00000
6 20.00000 7 20.00000 8 20.00000
9 20.00000 10 20.00000 11 20.00000
12 20.00000
20.00000
u 20.00000
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14
17
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21 20.00 COO 22 20.00000 23 20.00000
2* 20.00000 2» 20.00000 26 20.00000

RAMO PUNTO TIPO li PO SM INTENSITÀ MOMENTO VERIFICA VERIFICA STRESS PRIMARIO VERIFICA
MATERIALE SEZIONE DI STRESS 'UEA LE PRELIM'NWF EQUAZIONE 9
5
AMMISSIBILE MI PM PL*P - l.5»C0ÉF»SH PL1*P8
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1 3 3 * 1.4060005*03 4.052.67E>03 2.200632E«02 1 . 180534E*02 3 . 1 6 3 4 9 9 E * 0 3 1 ,103688E<01
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13 3 9 1.406030E*03 3.561651E*03 2.713323£*02 2 . 507761E*02 3.163499E*03 6b0501£*01
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A P P E N D I C E

I tubi curvi sono travi a sezione anulare, che reagisco


no in mode complesso ai carichi esterni.

Mediante osservazioni sperimentali, come prove d'urto


si stabilisce rapidamente che la teoria elastica elemen
tare è inadeguata per prevedere le proprietà di curve
tubolari.

Nonostante ciò é passe to molto tempo prima che fosse in


crapresa un'analisi soddisfacente in questo campo. Una
ricerca sistematica è stata condotta su tubi curvi nel
1910, quando Bantlin | 6| osservò e studiò il fenomeno
della ovalizzazione che porta ad una flessibilità più
grande G Ì quella prevedibile con la teoria delle travi.

Un anno dopo fu pubblicato il primo trattatto teorico


aa Von Karman | 7|, che analizzò l'andamento tenslonale
dei tubi curvi soggetti a flessione sul piano di giaci-
tura. Quasi contemporaneamente Lorenz |8| e Ilarbec
| 9 |indipendentemente fornirono la soluzione di questo
problema, usanuo il teorema di Castigliano anziché il
principio della minima energia potenziale impiegato da
Von Karman.

Afrinamenti alla teoria di Lorenz furono apportati da


Hovgaard|10| e Karl |11 |.

liei 1943 Vignes |12| estese la teoria al caso ii tubi


curvi caricati con un momento fuori dal piano di giac_i
tura. Queste ricerche teoriche stabiliscono i seguenti
tjunti :

1) la teoria flessionale elementare per le travi, che


assume un andamento lineare della tensione longitud_i
209

naie non può essere adottata per lo studio dell'anda


manto della tensione nei tubi curvi caricati con no
menti alle estremità.

In realtà, la tensione longitudinale flessionale nel.


le fibre estreme è grandemente maggiorata dalla ova-
lizzazione (flattening) della sezione che, a seconda
della giacitura del momento, assume le forme delle
fig. [Link] ed allo stesso tempo la tensione massima é
traslata verso l'asse neutro, come mostra la [Link]

2) la distribuzione alterata della tensione porta al con


tempo ad una diminuzione della resistenza a flessione
della sezione

Il rapporto tra xa flessibilità incrementata risultan


te e quella predetta con la teoria convenzionale del.
le travi, è chiamato fattore di flessibilità;

3) la massima tensione longitudinale (cioè tangente al-


l'asse del gomito) nei tubi curvi differisce da quel-
la generata da una uguale azione esterna su un tubo
dritto di eguali dimensioni. Nel primo caso esiste an
che una elevata tensione circonferenziale vicino al-
l'asse neutro del tubo (o = 0 ) .

Il rapporto tra la massima tensione, che si ha in un


tubo dritto soggetto allo stesso momento, è denomina-
to fattore di intensificazione della tensione.

Queste scoperte furono successivamente riesaminate da


Beskin |13|. Egli trovd che i risultati stabiliti prece
dentemente erano applicabili soltanto se la caratteri-
stica del tubo
210

t R
h ,
h « —' r -

era abbastanza grande.

Se h diminuisce i risultati teorici divergono sempre


più da quelli sperimentali.

Anziché un fattore di flessibilità massimo, per fles-


sione nel piano, uguale a 10 ed un fattore di intensa
ficazione della tension* uguale a 3,5, come implica
il valore limite h = O, beskin trovò che entrambi i
fattori d;ventano infiniti per questo valore limite
a h.
ricerche successive mostrarono che la soluzione di Von
Karman era Identica a quella di Beskin se si considera
vano più termini nella serie di Fourier.

Trattando il problema della flessione nel piano di già


citura del tubo curvo per mezzo della teoria dex gusci
sottili, Clark e Reissner |14,15| mostrarono che le so
luzioni di Lorenz, Vcn KLrmàn, Karl e Beskin rappresen
tavano semplicemente un ordine di approssimazione più
alte (nell'ordine secondo cui sono menzionate) e con-
fermarono | 11 | che le soluzioni con il principio del^
la minima energia potenziale (usato uà Von Karman) ed
il principio del minimo lavoro(adottato da Lorenz,Karl
e Beskin) stabiliscono i limiti superiore ed inferiore
per la rigiuezza del tubo. La soluzione di Clark e Rei£
sner l ottenuta meuiantt lo sviluppo di una serie tri
rjonon otrica della tensione? in funzione dell'angolo me
riuional»i.

consiueranao solamente due tersnini della serie e limi


211

tando il "range" di variazione di h ad h >0,5, la solu-


zione di Clark e Reissaer diventa equivalente a quello
di Karl per h<0,5, ma il numero dei termini necessari
per ottenere una certa accuratezza aumenta rapidamente;
Tuttavia fu ottenuta una soluzione asintotica.

Tutte le analisi relative al problema della flessione di


tubi curvi predicono lo stesso valore per il fattore di
flessibilità sul piano o fuori dal piano.
La soluzione originale di Von Karman (prima approssima-
zione) per K fornisce il valore

K = 1 +
12h2+1

L'approssimazione n-esiraa dà il valore:


9
K = 1 +
12h'+1-J

dove J è la funzione espressa dalla tabella seguente

0 0,05 0,1 0,2 0,3 0,5 0,75 1,0


1 0,7625 0,5684 0,3074 0,1764 0,07488, 0,03526, 0,02026

La soluzione di Beskin non può essere espressa mediante


una formula, ma i risultati numerici possono essere ot-
tenuti dal diagramma di fig. A.1

La soluzione asintotica di Clark e Reissner forniscono


la seguente espressione, valida per piccoli tralori di h:

1,65
K A.1
212

Il fattore di intensificazione, contrariamente al fatto


re di flessibilità, differisce nei due casi di flessio
ne nel piano o fuori dal piano;in generale la flessione
nel piano conduce ad una tensione circonferenziale «as_
sima più alta di quella che si ha nello stesso tubo soj
getto a flessione fuori d&l piano con lo stesso momento.
Per la tensione longitudinale accade l'opposto. I fatto
ri di intensificazione validi per piccoli valori di
h (h<0,5) hanno le seguenti espressioni:
4
longitudinale B, » 0,84/h A.2
flessione nel piano 2
T
circonferenziale y. » 1,80/h A.3
Nelle espressioni A.1, A.2, A.3

si è assunto il valore 0,3 per il modulo di Poisson.


2
longitudinale a = 1,08/h A.4
flessione fuori
dal piano 2
circonferenziale y - 1,50/h A.5

In questo stesso "range" il valore dell'angolo o 1 corrjl


spondente al valore di tensione longitudinale massima é
dato da
2
T
..,=0,82 h A.6

Le equazioni A.2, A.3, A.6

sono ottenute dalla soluzione asintotica di Clark e Reis


A3

sner.
Le equazioni A.4, A.5

rappresentano relazioni empiriche proposte rispettiva-


mente da The H. W. Kellog Company e Markl |16|.

Gli andamenti dei vari fattori di intensificazione se


no riportati nelle fig.A.2/3/4/5 mentre l'angolo •
1
che individua il punto dove si ha la massima tensione
longitudinale, è rappresentato nella fig.A.6

Le norme ASA B31.1 "Code for Pressure Piping" derivano


principalmente da osservazioni sperimentali e, sia per
flessione nel piano che per flessione fuori dal piano,
le norme citate raccomandane i seguenti valori i-tr il
coefficiente di intensificezione:

8 = Y= 0,9 / h' > 1.0

si usa un unico valore solo per praticità.

Il fattore di flessibilità, come provano sia gli esperi-


menti che gli studi teorici, è dato da:

R = 1,65/h

Questi ultimi valori sono quelli adottati da progranxria


PRODUCI ION nella versione originaria.

Le norme ASME (NB-36872) indicano per il fattore Ui fles


sibiliti il valore:

1A1 (
h v 1 + Pr X v
tE K
dove X R = 6 (r/ t ) 3 <R/r> 3

K non deve risultare <1.

Per tale espressione valgono le limitazioni

a) R/r i 1,7
b) la lunghezze dell'arco >2r

e) non vi devono essere né flange né elementi rigidi ad


una distanza minore di r da entrambe le estremità
del gomito.

Si può notare che la formula proposta dalle ASME si ri_


duce a quella utilizzata dal PRODUCTION nel e ÌSO si ab
bia pressione nulla.

Per quanto riguarda i fattori di intensificazione degli


sforzi,sulle norme ASME esiste una dettagliata rassegna
di tutti i casi più significativi che si possono incon
trare nei casi pratici.

A o iste norme si è fatto riferimento per la stesura dejL


la subroutine STRES 2 e per la stesura del programma
VERPIP.
215

W > +m MK-fhM W On il »!.••

H
/ K
J
^fìa
± i

Ovalizzazione (flattening) di un tubo


curvo inflesso.

•)

Distribuzione della tensione longitu-


dinale in un tubo curvo inflesso.
b)
Fig. A.0
216

r -t
•rH
.£2
•rH
CO
")
0)

u
o

en
f'.

Fig. A.1
di [Link] per flessione nel piano o fuori dal piano.

Soluzione asintotica -f.&5/h Clark-Reiasner)


soluzione di Beskin (elevato raggio di curvatura)
Soluzione di ^ymonds e Pardue (piccolo raggio di curvatura)
Approssimazione n-esima di Von Karman
oluzione approssimata, I4c?/h (Vissat-Del Buono)
(per piccolo spe-ssore e piccolo raggio di curvatura)
217

e
o
•r-t
03
c
a>

03
c

CO

F i g . A.2
F a t t o r e di i n t e n s i f i c a z i o n e d e l l a t e n s i o n e l o n g i t u d i n a l e sulla
s u p e r f i c i e e s t e r n a per f l e s s i o n e n e l p i a n o .

(1) Soluzione a s i n t o t i c a ag-f/h^CClark-Heissner)


(2) Soluzione d i i^eòkin ( e l e v a t o r a ^ i o d i c u r v a t u r a )
(j) s o l u z i o n e d i jymonds e Fardue ( p i c c o l o ra:>',io di ~urva",ura
(-) Soluzione ap^ro^sime ta ,i.1/ìn% ( V i j s a t - D e l iiuono)
(per n i c c o l o ipe^sore e p i c c o l o r a g g i o di c u r v a t u r a )
218

c
o
en
n
Q)

0)
C
0)

4->

JN A4 M M.I

Fig. A.3
re di intensificazione della tensione circonferenziale s u l l a
: i c i e ejterna per flessione nel piano.

3oluzLone a s i n t o t i c a 4.8o/h% (Clark-Reissner)


Soluzione di Beskin (elevato raggio di curvatura)
Soluzione di Jymonds e Pardue (piccolo raggio di curvatura)
Soluzione approssimata,f.0//har* (Viasat-Del BUOQO)
(per piccolo spessore e piccolo raggio di curvatura)
219

c
o
•r-l
m
c

01
C
4)
C

CO

Fig. A.4
Fattore di intensificazione della tensione lon^itudirnl e uulla
superficie esterna pei- flessione fuori dal piano.

(1) Soluzione di Lie^klr. (elevato raggio di curvatura}


(J.) Soluzione di [Link] e "ardue (piccolo ra.-^io ai curvatura)
(3) Volizione approssimata,-f.0#/fo% ('.Veil)
220

5x
M

l
l l

1
é

1
1
4

e
cu
2

m
ÌJ»
1 1 1 1

\
e* \
A N

J 1 i . . . 1 . i_JI M I ' • 1 l_i__l_I 1 i 1 i


M M M .1 A * ÌA

*-4
Fig. A.;
"attore ai i ntenjificazicne della ter.-ione circonferenziale sulla
superficie esterna per flessione fuori cai piano.

(i) .Soluzione approssimata,<5</h^ (ilarkl)


(_) Soluzione di Beskin (elevato raggio di curvatura)
(
.',) Soluzione di "imonds e Fardue (piccolo raggio di curvatura)
221

•a
u

7A 4.»

Fig. A.6
Angolo 0(f corriapcndente al punto con la massima tensione lo.-, itu-
dinale per flessione nel pi:* no.

(1) soluzione di Clark e [Link]


(^) Joluzione ssirtotica 0.22h^ ("lark-Tìei-isner)
222

S I M B O L O G I A

A Area d e l l a sezione (cm)


Di Diametro interno (cm)
•ni Diametro medio (cm)
DO D i a m e t r o esterno (cm)
E M o d u l o d i elasticità o d i Young (Kg/cm 2 )
f Coefficiente di attrito
t R
h Caratteristica d e l l a sezione

I Momento di inerzia (cm 4 )


IP Momento di inerzia p o l a r e
k F a t t o r e di flessibilità
L Lunghezza del tratto d i tubo (cm)
2 2 2
Mi Momento ideale M +M +M (Kg-cm)
x y z
P (Kg/cm 2 )
Pressione
R (cm)
Raggio d i curvatura del g o m i t o
Re (cm)
Raggio esterno
Ri (cm)
Raggio interno
r (cm)
Raggio m e d i o della sezione
r, (cm)
m R a g g i o m e d i o della sezione
s (cm)
Spessore del tubo
t (cm)
Spessore della sezione
w (cm-l)
M o d u l o di resistenza della sezione
a
Coefficiente medio d i d i l a t a z i o n e
(1/°C)
termica
0
F a t t o r e d i intensificazione d e l l a tensione
v
Modulo d i Poisson
(Kg/cm")
Tensione normale
(Kg/cm 2 )
Tensione tangenziale
223

B I B L I O G R A F I A

101 F. Cesari, Criteri per classificare i componenti


E. Santandrea dell'impianto PEC in livelli di qualjL
tì e per applicare le condizioni ope-
rative e la normativa industriale

|1| J.E. Brock "A Matrix Method for Flexibility Ana-


lysis of Piping Systems" - Journal of
Applied Mechanics, Vol. 19, [Link]
Vol. 74, 1952, pp. 501, 516
|2| I.. H. Chen "Piping Flexibility Analysis by Stiff-
ness Matrix" - Journal of Applied Mecha
nics Paper N. 59-APM-24.

|3| ASME Boiler and Pressure Vessel Code


set. Ill - "Nuclear Power Plant Compo-
nents" - New York, 1971

|4| ASME B*PV Code Case 1331-8 - "Nuclear


Components in Elevated Temperature Ser-
vice"

|5| ASME B*PV Code Case 1592 - "ASME [Link],


Class 1 Nuclear Components in Elevated
Temperature Service"
Si vedano anche i casi 1593, 1594
|6| A. Bantlin "Formanderung und Beanspruchung federnder
Ausgleichrohre" Z., V.D.I., Vol. 54 pp.43-
49 (1910)
|7| [Link] Karman 'Tiber die FormUnderung dtinnwandiger Rohre,
insbesonders federnder Ausgleichrohre",z.,
V.D.I., Vol. 55, pp.1889-1895 (1911)
224

[81 H. Lorenz, "Die Biegung Kruamer Rohre" Z. Physik,


Vol. 13, pp. 768-774 (1912)

M. Marbee "Flexiblllte dea tubes" - Bulletin de


1'Association Technique Mar it ISM, Vol.
22, pp. 441-457 (1911)
110 | W. Hovgaard "The Elastic Deformation of Pipe Bends"-
J. Math, and Phys., M.Z.T., Vol. 6, M.2,
pp. 69-118 (1926)
11 ! H. Karl "Biegung gekf(banter, dunmmndiger Rohre",
Z. Angew, Math. Mech., V o l . 2 3 , pp.331-345
(1943)
12 I I. Vigness "Elastic Properties of Curved Tubes" -
Trans. ASME, Vol. 65, pp. 105-120 (1943)

131 L. Beskin "Bending of Curved Thin Tubes" - J. Ap-


plied Mechanics, Vol. 12, pp. 1-7 (1945)

14 E. Relssner "On Bending of Curved Thin-Walled Tubes"-


Proc. Nat. Acad. Sci. US Vol. 35, pp.204-
209 (1949)

15| R.A. Clark "Bending of Curved Tubes" - Advances in


and Applied Mechanics, Vol. 2, pp. 93-122,
E. Reissner Academic Press, Inc., 1951
16| A.R.C. Markl "Fatigue Tests of Piping Components" -
Trans. ASME, Vol. 74, pp.287-303 (1952)

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