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Il documento esplora l'etimologia di diverse parole italiane, evidenziando come i loro significati originali siano cambiati nel tempo. Ad esempio, 'scuola' deriva dal greco 'scholé', che significava 'riposo', mentre 'negozio' deriva da 'negotium', che significa 'non ozio'. Inoltre, si discute l'importanza della lingua come specchio della cultura e della società, con riferimenti all'alfabeto greco e alle radici delle parole.

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Il documento esplora l'etimologia di diverse parole italiane, evidenziando come i loro significati originali siano cambiati nel tempo. Ad esempio, 'scuola' deriva dal greco 'scholé', che significava 'riposo', mentre 'negozio' deriva da 'negotium', che significa 'non ozio'. Inoltre, si discute l'importanza della lingua come specchio della cultura e della società, con riferimenti all'alfabeto greco e alle radici delle parole.

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1

Parole
(etimologia)

scuola
ginnasio
ginnastica
liceo
alunno
studente
classe
materia
matematica
storia
greco
cattedra
porta

Fausto Raso

LA LINGUA ITALIANA Diario

30 agosto 2007 Le sorprese dell'etimologia

L’etimologia ci riserva delle sorprese... sorprendenti. Per questa scienza (perché di scienza
si tratta) gli unici che lavorano, che buttano il sangue, come suol dirsi, sono i negozianti; la
altre categorie di onesti lavoratori non sono “prese in considerazione”. Vediamo, dunque.
Per spiegare quanto vogliamo dire occorre prendere il discorso alla lontana e parlare della
scuola, non in senso polemico (e dobbiamo fare uno sforzo tremendo per astenerci dal
giudicare negativamente la preparazione linguistico-grammaticale dei giovani “sfornati”
dalla scuola di oggi: le nuove leve della carta stampata e no sono la “prova provata”), ma
dal punto di vista etimologico.

La scuola, dicevamo, che per la maggior parte dei giovani significa ansia, lavoro, notti in
bianco e qualche… scapaccione, in origine voleva dire tutto il contrario: rilassamento,
riposo, ozio. Scuola, infatti, deriva dal greco “scholé” che significa, per l’appunto, “riposo”,
“ozio”; per gli antichi coloro che si dedicavano all’esercizio dello spirito, della mente,
dell’animo – anziché preoccuparsi di “ammazzarsi” sulla vanga o sull’aratro (quando non
erano in guerra) – “oziavano”; la scuola era motivo di riposo, di svago. I Latini, infatti,
chiamavano “otium” (ozio) il tempo che riuscivano a sottrarre agli affari, agli impegni per
2

dedicarlo allo svago, al divertimento, tanto è vero che le ore che riuscivano a dedicare alle
lettere e agli studi erano chiamate “otia litterata”. A questo punto, cortesi amici, vi
domanderete che cosa c’entra la scuola, l’ozio con il … negozio. È presto detto.

Quando vollero coniare un termine che significasse il contrario dell’ozio, dello svago, del
divertimento, fecero il “negotium” (nec-otium), cioè il “non ozio”, quindi “attività”,
“lavoro”, “occupazione”. Il negozio, per tanto, nell’accezione di “bottega” è il luogo dove
si lavora, si fanno affari. Il negoziante, quindi, stando all’etimologia, è il lavoratore per
antonomasia. Dal “negotium”, nel significato di lavoro, affari, sono derivati tutti gli altri
termini che oggi adoperiamo comunemente come, per esempio, “negoziato”: insieme delle
trattative per stipulare accordi, trattati e simili; “negoziazione”: l’atto del negoziare,
trattare. Ma vediamo altre sorprese.

Avreste mai pensato che un tempo in compagnia dei ladri si stava molto bene? Anzi, che
ogni persona avrebbe voluto al suo fianco un ladro per sentirsi più tranquilla, più sicura?
In origine, infatti, questo termine indicava l’uomo che scortava una persona di alto rango,
era – diremmo oggi – il “gorilla” addetto alla tutela di personaggi importanti. Il ladro,
insomma, dal latino “latro”, tratto da “latus” (fianco, lato), era la persona che camminava
“a lato” di un’altra persona per proteggerla da eventuali aggressori. Con il trascorrere del
tempo attraverso un processo di degenerazione semantica (la semantica è lo studio del
significato dei vocaboli e del loro sviluppo storico) il termine ladro ha acquisito l’accezione
odierna di… ladro, cioè di “brigante”, “rapinatore”.

Due parole ora, sul fante, vale a dire sul soldato che combatte a piedi e che stando
all’etimologia ha a che fare con il verbo parlare. Vediamo, quindi, quest’altra “sorpresa”.
Anche in questo caso occorre prendere il discorso alla lontana, partendo da un verbo
latino, “fari”, che vuol dire, appunto parlare. L’infante, a “rigore etimologico”, dovrebbe
essere un bambino che, oltre a non saper leggere e né scrivere, non dovrebbe saper parlare.
Da infante, con la caduta della sillaba iniziale (aferesi), sono derivati termini che hanno
assunto significati diversi pur discendendo dallo stesso padre: il verbo latino “fari”
(parlare), appunto.

Sono nati, così, il fante e il fanciullo. I servitori dei cavalieri medievali erano chiamati fanti,
vale a dire ragazzi (da infante), poi, attraverso il solito processo semantico fante ha
acquisito l'accezione di soldato a piedi.

A questo proposito vi chiederete: perché i fantini, invece vanno a cavallo? Semplicissimo:


essendo uomini smilzi o ragazzi essi sono, appunto, piccoli fanti.
3

05-11-2005, TUTTOLIBRI, NAZIONALE, pag.8

PAROLE IN CORSO La nostra pagina era un lungo filare di viti

La struttura sociale, l'attivita', l'economia, la cultura insomma di un popolo e' sempre ben
rispecchiata dalla lingua. Mi limito alla nostra culla latina. Fu un popolo di pastori e di
contadini a fondare Roma, e nessuno avrebbe potuto pensare che un popolo di pastori e di
contadini avrebbe in seguito fondato un impero dieci volte piu' grande dell'Italia d'oggi.
Di quelle origini rende testimonianza la lingua. Moltissime parole latine sono legate al
lavoro della terra. Appartiene all'ambito contadino un verbo come derivare (da RIVUS
«ruscello»), che passa da «far defluire un ruscello da un altro corso d'acqua» al senso piu'
generale «provenire, per diramazione»; o l'aggettivo rivalis (ancora da RIVUS), perche'
«rivali» (e di solito in lite) erano coloro che confinavano sul rivo che divideva la proprieta'.
Un verbo come putare «stimare, contare», era dapprima «potare, mondare». Dal mondo
rurale viene pecunia, derivato da pecus «bestiame», che ci rimanda alla fase arcaica del
baratto, prima che si introducesse la moneta; da un mondo di pastori il verbo aggregare
«aggiungere al gregge», e poi «riunire». Vedi il caso di pagina, lat. pangere «piantare,
conficcare». Per i latini pagina era una piantagione, specialmente di viti: di qui il nome
dato in seguito ad un insieme di righe scritte, quindi al foglio di carta che le conteneva,
foglio che con quelle righe parallele pareva per l'appunto un campo con tanti filari. Di
etimo rurale delirare «uscire dal solco», e cosi' esagerare, che e' il lat. exaggerare, da agger,
originariamente «ammassare, fare argine, accumulare il terreno», poi «ingrandire la
proprieta'», percio', in senso figurato, «amplificare». Notevole ancora il caso di aggettivi
come il lat. pauper «povero», che si attribuiva al terreno "che produce poco", mentre felix
«felice» in un primo tempo voleva dire soltanto «che produce», e anche luxus «rigoglio,
esuberanza» era riferito dapprima soltanto alla vegetazione eccessiva.

gianluigi. BECCARIA@[Link] Gian Luigi BECCARIA


4

L'alfabeto greco

Ci reputiamo ormai una civiltà cosmopolita, globalizzata, interconnessa. Eppure


quasi l’unica occasione nella quale si fa esperienza di un alfabeto diverso dal nostro è lo
studio liceale del greco. Con esso incontriamo l’alterità di scrittura, un’esperienza che
credevamo ormai archiviata: imparare non solo una lingua nuova, ma un alfabeto nuovo.
A. Grotti

Erodoto, V 58 (storico greco, V sec. a.C.)


Questi Fenici venuti con Cadmo di cui facevano parte i Gefirei, abitando questa terra,
introdussero fra i Greci molte cognizioni, e fra le altre anche l'alfabeto - che i Greci prima,
a quanto io credo, non avevano - in un primo tempo quello di cui si servono anche tutti i
Fenici, poi, col passar del tempo, con la lingua i Cadmei mutarono anche la forma delle
lettere. In quel tempo la maggior parte delle terre all'intorno erano abitate da Greci di
stirpe ionica, e questi, apprese dall'insegnamento dei Fenici le lettere le usarono
lievemente modificate, e usandole le denominarono 'fenicie', come anche la giustizia
voleva, dato che i Fenici le avevano introdotte in Grecia. Parimenti secondo l'uso antico gli
Ioni chiamano i libri 'pelli', poiché allora, per la scarsità di papiri, usavano pelli di capra e
di pecora; ed ancora ai miei tempi molti barbari scrivono su pelli del genere.
5

Nome Maiuscola Minuscola Pronuncia Traslitterazione Esempi


Alfa Α α a breve o lunga a ἀρχ
Beta Β β b b βαλ
Gamma Γ γ gh si pronuncia 'n', se g/gh γεν
seguita da κ γ χ ξ
Delta Δ δ d d δικ
Epsilon Ε ε e breve ĕ ἐργ
Zeta Ζ ζ z z ζω
Eta Η η e lunga ē ἡγε
Teta Θ θ th come in inglese th θαν
Iota Ι ι i breve o lunga i ἰδ
Kappa Κ κ k k καλ
Lambda Λ λ l l λεγ
Mi Μ μ m m μαθ
Ni Ν ν n n νεμ
Xi Ξ ξ ks x ξεν
Omicron Ο ο o breve ŏ ὀπ
Pi Π π p p παθ
Rho Ρ ρ r r/rh ῥευ
Sigma Σ σ, ς s s σημ
Tau Τ τ t t τυχ
Ypsilon Υ υ y suono tra i/u; y ὑβριδ
franc. la pronuncia è 'u', se è
in un dittongo, p. es.,
ου = u, αυ = au
Fi Ф φ f ph φα
Chi Χ χ kh ch χαρ
Psi ψ ψ ps ps ψυχ
Omega Ω ω o lunga ō ὠφελ
N.B.:
 due lettere Ϝ (digamma) e j (jod) sono cadute in disuso lasciando però tracce di sé nella lingua;
 altre lettere, Ϛ stigma, Ϟ koppa e Ϡ sampi, sono rimaste solo come lettere numerali, rispettivamente
6, 90 e 900.
6

Radici* Traslitterazione Pronuncia Idea di Parola it. derivata

1 ἀρχ arch arc comando, inizio mon-archia,


arch-eologia
2 βαλ βολ βελ βλη bal … bal, bel lancio balistica, pro-ble-ma
3 γεν γον γν gen … gen divenire genesi, genetica
4 δικ dik dik giustizia dicastero
5 ἐργ ὀργ erg … erg lavoro, azione en-ergia, chirurgo,
6 ζω ζη ζο zo … zo vita (animale) zoo
7 ἡγε ἡγη heghe eghe guidare, egemonia
pensare es-egesi
8 θαν θνη than … than morire eu-tanasia
9 ἰδ οἰδ εἰδ id … id vedere storia, idea
10 καλ κλη kal … cal chiamare classe, ecclesiastico
11 λεγ λογ leg … leg dire dia-logo
12 μαθ math math apprendimento matematica
13 νεμ νομ nem, nom nem, nom distribuire, ripartire, nomade
lt. numerus pascolo,
uso,
legge
14 ξεν xen xen straniero, ospite xenofobo
15 ὀπ ὠπ op … op vedere ottico
16 παθ πενθ πονθ path … path provare un sentimento sim-patia, a-patia
17 ῥευ ῥεϜ rheu … re scorrere reumatismo, diarrea
18 σημ sem sema segnalare semaforo, semantica
19 τυχ τευχ tych … tych sorte tico-
20 ὑβριδ hybrid ybrid insolentire superbo, 'ibrido'
21 φα φη pha … fa dire lt. fatum; afasia
22 χαρ char car gioia carisma, carità
23 ψυχ psych … psych spirito psicologia
24 ὠφελ ophel ofel utilità ofelimità

* [Link] radici con esempi di parole greche e


loro significati;
7

Sulla scrittura
ΣΩ. Ἤκουσα τοίνυν περὶ Ναύκρατιν τῆς So.: Ho sentito narrare che a Naucrati d'Egitto

Αἰγύπτου γενέσθαι τῶν ἐκεῖ παλαιῶν dimorava uno dei vecchi dèi del paese, il dio a

τινα θεῶν, οὗ καὶ τὸ ὄρνεον ἱερὸν ὃ δὴ cui è sacro l'uccello chiamato ibis, e di nome

καλοῦσιν Ἶβιν· αὐτῷ δὲ ὄνομα τῷ δαίμονι detto Theuth. Egli fu l'inventore dei numeri,

εἶναι Θεύθ. τοῦτον δὴ πρῶτον ἀριθμόν τε 5 del calcolo, della geometria e dell'astronomia,

καὶ λογισμὸν εὑρεῖν καὶ [d]γεωμετρίαν per non parlare del gioco del tavoliere e dei

καὶ ἀστρονομίαν, ἔτι δὲ πεττείας τε καὶ dadi e finalmente delle lettere dell'alfabeto. Re

κυβείας, καὶ δὴ καὶ γράμματα. βασιλέως dell'intero paese era a quel tempo Thamus, che

δ' αὖ τότε ὄντος Αἰγύπτου ὅλης Θαμοῦ abitava nella grande città dell'Alto Egitto che i

περὶ τὴν μεγάλην πόλιν τοῦ ἄνω τόπου 10 Greci chiamano Tebe egiziana e il cui dio è

ἣν οἱ Ἕλληνες Αἰγυπτίας Θήβας καλοῦσι, Ammone. Theuth venne presso il re, gli rivelò

καὶ τὸν θεὸν Ἄμμωνα, παρὰ τοῦτον le sue arti dicendo che esse dovevano esser

ἐλθὼν ὁ Θεὺθ τὰς τέχνας ἐπέδειξεν, καὶ diffuse presso tutti gli Egiziani. Il re di

ἔφη δεῖν διαδοθῆναι τοῖς ἄλλοις ciascuna gli chiedeva quale utilità

Αἰγυπτίοις· ὁ δὲ ἤρετο ἥντινα ἑκάστη ἔχοι 15 comportasse, e poiché Theuth spiegava, egli

ὠφελίαν, διεξιόντος δέ, ὅτι καλῶς ἢ disapprovava ciò che gli sembrava negativo,

μὴ [e] καλῶς δοκοῖ λέγειν, τὸ μὲν ἔψεγεν, lodava ciò che gli pareva dicesse bene. Su

τὸ δ' ἐπῄνει. πολλὰ μὲν δὴ περὶ ἑκάστης ciascuna arte, dice la storia, Thamus aveva

τῆς τέχνης ἐπ' ἀμφότερα Θαμοῦν τῷ molti argomenti da dire a Theuth sia contro

Θεὺθ λέγεται ἀποφήνασθαι, ἃ λόγος 20 che a favore, ma sarebbe troppo lungo esporli.

πολὺς ἂν εἴη διελθεῖν· ἐπειδὴ δὲ ἐπὶ τοῖς Quando giunsero all'alfabeto: "Questa scienza,

γράμμασιν ἦν, "Τοῦτο δέ, ὦ βασιλεῦ, τὸ o re - disse Theuth - renderà gli Egiziani più

μάθημα," ἔφη ὁ Θεύθ, "σοφωτέρους sapienti e arricchirà la loro memoria perché

Αἰγυπτίους καὶ μνημονικωτέρους questa scoperta è una medicina per la sapienza

παρέξει· μνήμης τε γὰρ καὶ σοφίας 25 e la memoria". E il re rispose: "O

φάρμακον ηὑρέθη." ὁ δ' εἶπεν· "Ὦ ingegnosissimo Theuth, una cosa è la potenza

τεχνικώτατε Θεύθ, ἄλλος μὲν τεκεῖν creatrice di arti nuove, altra cosa è giudicare

δυνατὸς τὰ τέχνης, ἄλλος δὲ κρῖναι τίν' qual grado di danno e di utilità esse

ἔχει μοῖραν βλάβης τε καὶ ὠφελίας τοῖς posseggano per coloro che le useranno. E così
8

μέλλουσι χρῆσθαι· καὶ νῦν [275] [a] σύ, 30 ora tu, per benevolenza verso l'alfabeto di cui

πατὴρ ὢν γραμμάτων, δι' εὔνοιαν sei inventore, hai esposto il contrario del suo

τοὐναντίον εἶπες ἢ δύναται. τοῦτο γὰρ vero effetto. Perché esso ingenererà oblio nelle

τῶν μαθόντων λήθην μὲν ἐν ψυχαῖς anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di

παρέξει μνήμης ἀμελετησίᾳ, ἅτε διὰ esercitare la memoria perché fidandosi dello

πίστιν γραφῆς ἔξωθεν ὑπ' ἀλλοτρίων 35 scritto richiameranno le cose alla mente non

τύπων, οὐκ ἔνδοθεν αὐτοὺς ὑφ' αὑτῶν più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori,

ἀναμιμνῃσκομένους· οὔκουν μνήμης attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato

ἀλλὰ ὑπομνήσεως φάρμακον ηὗρες. non è una ricetta per la memoria ma per

σοφίας δὲ τοῖς μαθηταῖς δόξαν, οὐκ richiamare alla mente. Né tu offri vera

ἀλήθειαν πορίζεις· πολυήκοοι γάρ σοι 40 sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai solo

γενόμενοι ἄνευ διδαχῆς l'apparenza perché essi, grazie a te, potendo

πολυγνώμονες [b] εἶναι δόξουσιν, avere notizie di molte cose senza

ἀγνώμονες ὡς ἐπὶ τὸ πλῆθος ὄντες, καὶ insegnamento, si crederanno d'essere

χαλεποὶ συνεῖναι, δοξόσοφοι γεγονότες dottissimi, mentre per la maggior parte non

ἀντὶ σοφῶν." 45 sapranno nulla; con loro sarà una sofferenza

Platone, Fedro 274-5 discorrere, imbottiti di opinioni invece che

(filosofo greco, V - IV sec. a.C.) sapienti."

[trad. P. Pucci]

Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza di mente fu quella di colui che s’immaginò di trovar
modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per
lunghissimo intervallo di luogo e di tempo? parlare con quelli che son nell’Indie, parlare a quelli che non
sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni? e con qual facilità? con i vari
accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta. Sia questo il sigillo di tutte le ammirande invenzioni
umane, e la chiusa de’ nostri ragionamenti di questo giorno.

Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo 1624-1630,
citato in A. Magrni, Il dono di Cadmo. L’incredibile storia dell’alfabeto, Milano 2022, p. 152 sg.
9

L'utilità dell'inutile

πάντες ἄνθρωποι τοῦ εἰδέναι ὀρέγονται φύσει.


Tutti gli uomini per natura tendono al sapere.
Aristotele, Metaphisica 980a1

1 διὰ γὰρ τὸ θαυμάζειν οἱ infatti gli uomini, sia nel nostro tempo sia 1
2 ἄνθρωποι καὶ νῦν καὶ τὸ πρῶτον dapprincipio, hanno preso dalla meraviglia 2
3 ἤρξαντο φιλοσοφεῖν, ἐξ ἀρχῆς lo spunto per filosofare, poiché dapprincipio 3
4 μὲν τὰ πρόχειρα τῶν ἀτόπων essi si stupivano dei fenomeni che erano a 4
5 θαυμάσαντες, εἶτα κατὰ μικρὸν portata di mano e di cui essi non sapevano 5
6 οὕτω προϊόντες καὶ περὶ τῶν rendersi conto, e in un secondo momento, a 6
7 μειζόνων διαπορήσαντες, οἷον poco a poco, procedendo in questo stesso 7
8 περί τε τῶν τῆς σελήνης modo, si trovarono di fronte a maggiori 8
9 παθημάτων καὶ τῶν περὶ τὸν difficoltà, quali le affezioni della luna e del 9
10 ἥλιον καὶ ἄστρα καὶ περὶ τῆς τοῦ sole e delle stelle e l’origine dell’universo. 10
11 παντὸς γενέσεως. ὁ δ᾽ ἀπορῶν Chi è nell’incertezza e nella meraviglia crede 11
12 καὶ θαυμάζων οἴεται ἀγνοεῖν di essere nell’ignoranza (perciò anche chi ha 12
13 ( διὸ καὶ ὁ φιλόμυθος propensione per le leggende è, in un certo 13
14 φιλόσοφός πώς ἐστιν): ὁ γὰρ qual modo, filosofo, giacché il mito è un 14
15 μῦθος σύγκειται ἐκ θαυμασίων: insieme di cose meravigliose); e quindi, se è 15
16 ὥστ᾽ εἴπερ διὰ τὸ φεύγειν τὴν vero che gli uomini si diedero a filosofare 16
17 ἄγνοιαν ἐφιλοσόφησαν, con lo scopo di sfuggire all’ignoranza, è 17
18 φανερὸν ὅτι διὰ τὸ εἰδέναι τὸ evidente che essi perseguivano la scienza col 18
19 ἐπίστασθαι ἐδίωκον καὶ οὐ puro scopo di sapere e non per qualche 19
20 χρήσεώς τινος ἕνεκεν. bisogno pratico. 20
Arist., Metaphisica 982b12-21 [trad. Russo]

Ci può essere qualcosa di più ridicolo del fatto che un padre sprechi il proprio denaro e il
tempo di suo figlio per fargli studiare la lingua degli antichi Romani, e nello stesso tempo
lo destini al commercio, in cui non facendo alcun uso del Latino, non mancherà di
dimenticare quel poco che avrà riportato dalla scuola, e che nove volte su dieci aborrirà
per i cattivi trattamenti che gli ha procurati?
J. Locke, Pensieri sull'educazione 1693
10

Nella vecchia scuola lo studio grammaticale delle lingue latina e greca, unito allo studio
delle letterature e storie politiche rispettive, era un principio educativo in quanto l'ideale
umanistico, che si impersonava in Atene e Roma, era diffuso in tutta la società, era un
elemento essenziale della vita e della cultura nazionale. […] Le singole nozioni non
venivano apprese per uno scopo immediato pratico-professionale: esso appariva
disinteressato, perché l'interesse era lo sviluppo interiore della personalità […] Non si
imparava il latino e il greco per parlarli, per fare i camerieri, gli interpreti, i corrispondenti
commerciali. Si imparava per conoscere direttamente la civiltà dei due popoli,
presupposto necessario della civiltà moderna, cioè per essere se stessi e conoscere se stessi
consapevolmente.
A. Gramsci, Quaderni dal carcere 1932

Oltre la loro lingua materna, gli scolari imparavano in passato una sola lingua, il latino;
non come lingua morta, ma come stimulus artistico incomparabile di una lingua
interamente filtrata da una letteratura. Oggi, invece, imparano l'inglese e lo imparano
come un esperanto realizzato, cioè come il cammino più corto e più comodo della
comunicazione triviale: come un apriscatole, un passe-partout universale. Si tratta di un
grande scarto che non può essere senza conseguenze: fa pensare alla porta inventata da
Duchamp, che apriva una stanza soltanto chiudendone un'altra.
J. Gracq (scrittore francese), art. in Le Monde des Livres 5/2/2000

Per Tolstoj la parola "utilità" non ha chiaramente lo stesso significato che le viene attribuito
dagli uomini d'affari, e con loro dalla maggior parte dei nostri contemporanei. Egli si
preoccupa poco delle applicazioni industriali, delle meraviglie dell'elettricità o
dell'automobilismo, che considera piuttosto come ostacoli al progresso morale; l'utile è
unicamente ciò che può rendere l'uomo migliore (p. 9)
H. Poincaré, Il valore della scienza, New York 1907 (rip. Scienza e metodo 1908)

<<Se qualcuno dovesse chiedere a me, come filosofa, che cosa si dovrebbe imparare al liceo,
risponderei: “prima di tutto, solo cose inutili, greco antico, latino, matematica pura e
filosofia. Tutto quello che è inutile nella vita”.
Il bello è che così, all’età di 18 anni, si ha un bagaglio di sapere inutile con cui si può fare
tutto.
Mentre col sapere utile si possono fare solo piccole cose.>>
Agnes Heller (filosofa ungherese), Solo se sono libera 2013
[Link]
11

Jorge Luis Borges


(1899-1986)

Un lettore da Elogio dell'ombra 1969

(trad. it. 1971 Einaudi)

Menino vanto altri delle pagine che hanno scritte;


me mi fanno orgoglioso quelle lette.
Non sarò stato un filologo,
non avrò investigato le declinazioni, i modi, il laborioso
mutare delle lettere,
la d che indurisce in t,
l'equivalenza della g e della k,
ma nel corso degli anni ho professato
la passione della lingua.
Le mie notti son piene di Virgilio;
aver saputo e scordato il latino
è possederlo, perché anche l'oblio
è una forma della memoria, la sua vaga cava,
l'altra faccia segreta della moneta.
Quando si cancelleranno ai miei occhi
le vane apparenze che amavo,
i volti e la pagina,
mi detti allo studio del linguaggio di ferro
che usarono i miei antichi per cantare
solitudini e spade,
e ora, attraversando sette secoli,
dall'Ultima Thule1,

1
Isola dove giunse l'esploratore Pitea di Massalia al tempo di Alessandro Magno, identificata con la Norvegia o l'Islanda.
12

la tua voce mi giunge, Snorri Sturluson2.


Dinanzi al libro, il giovane s'impone una disciplina precisa
e lo fa in vista di un preciso conoscere;
ai miei anni ogni impresa è un'avventura
il cui confine è la notte.
Non finirò di decifrare le antiche lingue del Nord,
non tufferò le mani ansiose nell'oro di Sigurd3;
il compito cui attendo è illimitato
e dovrà accompagnarmi fino all'ultimo,
non meno misterioso dell'universo
e di me, l'apprendista.

[trad. F. Tentori Montalto]

2
Poeta irlandese (1178-1241), vissuto in Norvegia, cantore della mitologia nordica.
3
Sigurd I di Norvegia (1090 – 26 marzo 1130) fu re di Norvegia dal 1103 al 1130, il suo regno è considerato l'equivalente
dell'età dell'oro; la sua storia è stata scritta da Snorri Sturluson.

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