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Incidente Rilevante

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La legislazione sul rischio di

incidente rilevante

[Link]. 105/15
Colonna di distillazione di
una raffineria

Come affrontare la sicurezza


in questi impianti ?

Terminal LNG di
Porto Levante
Vi sono….
impianti, depositi, lavorazione che per
consistenza e/o complessità richiedono studi ed analisi
più approfonditi per valutarne il rischio e quindi le
misure compensative che eventualmente devono
essere poste in essere

Per queste attività non solo vi


è una maggiore complessità
di analisi della sicurezza, ma
per il loro impatto
sull’ambiente non è possibile
affrontarle con il quadro
normativo tradizionale della
P.I.
Sversamento acciaio fuso
E’ scoppiato poco dopo mezzanotte, alle 0.35, il vasto incendio che
ha interessato la zona centrale del porto di Ancona.
Le fiamme sono divampate dal deposito della ex Tubimar, alla
Darsena Marche, che dal 2019 è diventato magazzino di vernici,
solventi e vetroresina; questa mattina è ormai ridotto a un cumulo
annerito di macerie.
Proprio questo magazzino sarebbe stato riconvertito in un Posto di
Controllo frontaliero sanitario, con un progetto presentato nello
scorso mese di luglio dall’Autorità di Sistema Portuale.

„Le fiamme avrebbero cominciato a devastare il maxi capannone


dell’azienda Frittelli, coinvolgendo alcuni container presenti nella
zona antistante il parcheggio. Dopo appena un’ora, intorno all’1, le
fiamme, che ormai avevano fagocitato tutto il metallo della „Alta tensione quando, in un primo momento, le fiamme
struttura, hanno attecchito sul capannone adiacente, innescando un erano fuori controllo e si temeva potessero arrivare in 3
secondo incendio, le cui fiamme vive, alte decine di metri, hanno punti a rischio altissimo: un distributore di Metano, la
illuminato il porto a giorno. Per ore i vigili del fuoco hanno gettato centrale termoelettrica presente proprio davanti al primo
acqua sul fuoco, circondando tutta l’area per mettere in scacco il maxi magazzino, ma soprattutto il deposito di bombole di
mostro di fuoco. Alla fine il rogo ha distrutto anche un terzo ossigeno liquido della ditta Sol Spa, pattugliata da forze
complesso con uffici e depositi per i materiali che ogni giorno dell’ordine e vigili del fuoco come cavalieri a difesa
transitano in entrata e in uscita dallo scalo dorico, allargandosi dell’ultima roccaforte. Per tutta la notte i vigili del fuoco
anche al deposito di Ancona merci. Lì dove, secondo alcuni operai in hanno lottato contro le fiamme, dentro una nube più nera
fuga, si sarebbero trovati solventi, vernici e altri materiali della notte che aveva avvolto tutto il porto, calato ormai
potenzialmente tossici e non è escluso che i boati siano dovuti in un infermo di fuliggine e caldo atroce. “
all’esplosione di alcune bombole di acetilene.“
Incendio al porto di Ancona, ci sono ancora focolai attivi
„picco massimo di quella notte ha toccato i 1.300 gradi
centigradi. “
Incendio raffineria Falconara:
1 decesso e alcuni feriti
Beirut, devastante esplosione al
porto: oltre 300.000 persone
rimaste senza casa
Le ultime notizie in diretta da
Beirut. Sono almeno 100 i morti e
oltre 4.000 le persone rimaste
gravemente ferite dopo
l’esplosione di un deposito
contenente circa 2.750 tonnellate
di nitrato di ammonio nel porto di
Beirut in Libano.
Incidente nucleare di
Tokaimura: 2 morti

Incendio Raffineria di
Priolo: 2 morti
CENNI SU PERICOLOSITA’ DELLE SOSTANZE
INTRODUZIONE
RISCHI LEGATI AI MATERIALI
PRESENTI
• Carenza di Ossigeno: sostanze asfissianti
• Intossicazioni: sostanze pericolose di tipo tossico,
nocive, cancerogene, irritanti etc..
• Accelerazione della combustione: sostanze
Comburenti
• Combustione - Incendi: materiali combustibili,
sostanze infiammabili in base alla concentrazione,
temperatura e pressione etc..
• Esplosioni: solidi o sostanze esplosive in base alla
concentrazione, temperatura e pressione etc..

Dott. Andrea Scattareggia Marchese


COMBUSTIONE
Il triangolo della combustione

Se una sola di queste condizioni viene a


mancare, l‘incendio non si può sviluppare.
Nel caso di sostanza a base di carbonio che
bruciano in difetto di ossigeno vengono
prodotti, a seconda delle condizioni,
monossido di carbonio e nerofumo.

La combustione senza fiamma superficiale si


verifica generalmente quando la sostanza
combustibile non è più in grado di sviluppare
particelle volatili.
Solitamente il comburente è l’ossigeno contenuto nell’aria,
ma sono possibili incendi di sostanze che contengono nella
loro molecola un quantità di ossigeno sufficiente a
determinare una combustione, quali ad esempio gli
esplosivi e la celluloide.
Anche altre sostanze possono comportarsi da comburenti:
• nitriti
• nitrati
• cloro
• clorati
• perclorati
• fluoro
• ozono
• permanganati
• perossidi

In difetto di comburente può avvenire una ossidazione parziale


del combustibile.
Quantità di energia affinché il
combustibile reagisca con l’ O2
dell’aria (sorgente di calore)
TEMPERATURA DI ACCENSIONE
Tale temperatura per i combustibili liquidi e gassosi è una temperatura tabellata e ben
determinata. Per le sostanze solide, invece, la temperatura di accensione spesso non è
esattamente determinabile, perché può dipendere da numerosi fattori, quali lo stato
di suddivisione del materiale o la sua umidità; ad esempio per il legno si può
orientativamente indicare il valore di 200 °C come sua temperatura di accensione, ma
può autoaccendersi anche per contatto prolungato con temperature di poco superiori
ai 100 °C;
Pertanto per bruciare in presenza di innesco un liquido infiammabile
deve passare dallo stato liquido allo stato di vapore.
L’indice della maggiore o minore combustibilità di un liquido è fornito
dalla temperatura di infiammabilità.
(area)
La combustione delle sostanze
liquide infiammabili
Il D.M. 31.07.1934
divide i liquidi infiammabili in 3 categorie

Titolo diagramma

Categoria

A B C

Benzine Acqua ragia Gasoli


Petroli raffinati

Liquidi con formazione Liquidi infiammabili Liquidi combustibili


di vapori con un punto con punto compreso con punto di infiammabilità
di infiammabilità <21° C tra i 21° C e i 65° C compreso tra 65° C e 125° C

Olii lubrificanti
con un punto di
infiammabilità > 125° C
La combustione delle sostanze
liquide infiammabili
Si precisa che, riguardo alle installazioni terrestri fisse e mobili di motori
a combustione interna accoppiati a macchine generatrici di energia
elettrica o macchine operatrici (D.M. 22/10/2007), il gasolio è da
considerarsi di categoria C, in seguito alla circolare della Direzione
centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica del Dipartimento dei
Vigili del fuoco del 16 marzo 2009, prot. n. 756-032101.01.4188.000, che
lo classifica "liquido combustibile di categoria C [...] a prescindere
dall'effettiva temperatura d'infiammabilità".
La combustione delle sostanze
liquide infiammabili
Un'ulteriore classificazione dei liquidi infiammabili in base al punto di fiamma è
prevista nel sistema di classificazione GHS (Globally Harmonized System) che
distingue quattro categorie in ordine decrescente di pericolosità:

▪ Categoria 1 (Ti < 23 °C e Teb ≤ 35 °C), liquidi e vapori estremamente


infiammabili;
▪ Categoria 2 (Ti < 23 °C e Teb ≥ 35 °C), liquidi e vapori altamente infiammabili;
▪ Categoria 3 (23 °C ≤ Ti ≤ 60 °C), liquidi e vapori infiammabili;
▪ Categoria 4 (60 °C ≤ Ti ≤ 93 °C), liquidi combustibili.

Tale classificazione è stata adottata anche dall'Unione Europea mediante il


regolamento CE n.1272/2008, meglio conosciuto come regolamento CLP.
Quanto più i valori di miscelazione combustibile - aria
sono interni al campo di infiammabilità, tanto più la
combustione si sviluppa con violenza e rapidità,
assumendo sempre più carattere esplosivo
Densità gas

GAS LEGGERO
Gas avente densità rispetto all’aria inferiore a 0,8 (idrogeno, metano, etc.)
Un gas leggero quando liberato dal proprio contenitore tende a
stratificare verso l’alto.

GAS PESANTE
Gas avente densità rispetto all’aria superiore a 0,8 (GPL, acetilene, etc.)
Un gas pesante quando liberato dal proprio contenitore tende a
stratificare ed a permanere nella par-te bassa dell’ambiente ovvero a
penetrare in cunicoli o aperture praticate a livello del piano di cal-pestio.
Metano
Rilascio da tubazione DN100 a 0,5 barg e 20 °C - Meteo: classe D, vento 5 m/s

2.5 (%) 5.0 (%) 15.0 (%)

20

15
Height (m)

10

0
0 10 20 30 40 50 60
Distance (m)

La densità del Metano è minore di quella dell'aria: il gas tende a salire nell'atmosfera se non trova ostacoli.

Il gas naturale odorizzato è percepibile dall'olfatto a concentrazioni pari a circa un centesimo del LIE (500 p.p.m. di Metano).
Butano
Rilascio da tubazione DN25 a 4 bar g e 20 °C - Meteo: classe F, vento 2 m/s

0.9 (%) 1.8 (%) 8.4 (%)

3
Height (m)

0
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 110 120 130
Distance (m)

La densità del Butano è maggiore di quella dell'aria: i vapori tendono a stratificarsi in prossimità
del suolo e possono raggiungere anche distanze molto elevate.
Dott. Andrea Scattareggia Marchese
Dott. Andrea Scattareggia Marchese
Dott. Andrea Scattareggia Marchese
Rappresentazione schematica dei processi tossicocinetici delle sostanze chimiche
nell'organismo umano.

INGESTIONE INALAZIONE CONTATTO

Dott. Andrea Scattareggia Marchese


MANCANZA DI OSSIGENO

PERICOLO DI ASFISSIA

Dott. Andrea Scattareggia Marchese


PERICOLO DI ASFISSIA

UN PERICOLO SERIO
INSIDIOSO
E’ un fenomeno
IMMEDIATO
SENZA PREAVVISO

Dott. Andrea Scattareggia Marchese


Dott. Andrea Scattareggia Marchese
•3 SETTIMANE SENZA CIBO

3 GIORNI SENZA BERE

3 MINUTI SENZA RESPIRARE

2 RESPIRI SENZA OSSIGENO

METTONO A RISCHIO LA VITA

Dott. Andrea Scattareggia Marchese


Dott. Andrea Scattareggia Marchese
Dott. Andrea Scattareggia Marchese
•IN CASO DI DIMINUZIONE PROGRESSIVA DI OSSIGENO
•Il contenuto di ossigeno nel sangue diminuisce

Contenuto di O2 <18% Asfissia progressiva


Vertigini Progressiva perdita di conoscenza
Emicrania Riflessi ritardati
Difficoltà di parola Perdita di controllo dei muscoli

Questi sintomi sono simili a quelli di un generale


malessere e non sono riconosciuti come asfissia
dalla vittima (i gas inerti non hanno odore e colore)
La vittima cerca di cavarsela da sola
LA VITTIMA NON CHIEDE AIUTO

OLTRE UNA CERTA SOGLIA, LA VITTIMA NON PUO’ REAGIRE :


LA PERDITA DI CONOSCENZA E’ IMPROVVISA

Dott. Andrea Scattareggia Marchese


VALORI LIMITE DI ESPOSIZIONE PROFESSIONALE

TLV

Dott. Andrea Scattareggia Marchese


VALORI LIMITE DI ESPOSIZIONE PROFESSIONALE

TLV-TWA,

TLV TLV-STEL

TLV-C

Dott. Andrea Scattareggia Marchese


VALORI LIMITE DI ESPOSIZIONE PROFESSIONALE

Dott. Andrea Scattareggia Marchese


VALORI LIMITE DI ESPOSIZIONE PROFESSIONALE

Dott. Andrea Scattareggia Marchese


NORMATIVE DI RIFERIMENTO
INCIDENTI RILEVANTI
• L’evoluzione delle norme dalla Seveso I alla
Seveso III
Disastro di Seveso
ICMESA 1976
10 LUGLIO 1976
produzione di triclorofenolo
Arresto abituale prefestivo
La causa prima fu probabilmente l'arresto
volontario della lavorazione senza che fosse
azionato il raffreddamento della massa, e
quindi senza contrastare l’esotermicità della
reazione
Disastro di Seveso
ICMESA 1976

Reazione incontrollata
fuoriuscita di diossina
nube tossica in direzione Est
Il territorio colpito fu suddiviso in tre zone
a decrescente livello di contaminazione sulla
base delle concentrazioni di Diossina nel
suolo: zona A, B, e R.
L’incidente provocò l’evacuazione di 100.000 persone, la
morte di animali e piante, nonché conseguenze
irreversibili su molte persone

Oltre ad enormi costi per la decontaminazione e la


bonifica dell’area (diverse decine di kmq) circostante lo
stabilimento
Si evidenzia che nell’occasione dell’incidente dell’ICMESA,
non vi fu una rottura del reattore, ma al contrario l’impianto
funzionò come in effetti doveva funzionare (apertura della
valvola di sicurezza)

Il problema è che i progettisti non tennero in conto


di quali sarebbero state le conseguenze derivanti
dall’emissioni in atmosfera della Diossina
E’ fatale a dosaggi dell’ ordine di 1
miliardesimo del peso corporeo
TCDD
Ha come effetto dermico il cloro-acne
che può durare anni

Vs Danni al polmone, al rene e ai sistemi


urinario e nervoso
Reattore di Produzione
Triclorofenolo
Sembrerebbe avere effetti cangerogeni,
mutageni e teratogeni
Direttiva Seveso I

Direttiva 82/501/CEE

DPR 175 /1988:


impone agli stati membri di identificare i propri siti a rischio

Con lavorazioni di….


sostanze tossiche,
infiammabili, esplosive, comburenti,
e particolari attività
Direttiva Seveso I
Che possono generare…
evento quale un incendio, un’esplosione o un’emissione di sostanze
tossiche, in cui intervengano una o più sostanze pericolose, che dia
luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per l’uomo o per
l’ambiente, all’interno o all’esterno dello stabilimento.

Disposizioni della direttiva


• il censimento degli stabilimenti a rischio, con identificazione delle
sostanze pericolose
• l'esistenza in ogni stabilimento a rischio di un piano di prevenzione e di
un piano di emergenza
• la cooperazione tra i gestori per limitare l'effetto domino
• il controllo dell'urbanizzazione attorno ai siti a rischio
• l'informazione degli abitanti delle zone limitrofe
• l'esistenza di un'autorità preposta all'ispezione dei siti a rischio
Direttiva Seveso I

Italia

DPR 175 del


17 maggio 1988.
Direttiva Seveso II
(Direttiva 96/82/CE)
è la norma europea tesa alla prevenzione ed al controllo dei rischi di
accadimento di incidenti rilevanti, connessi con determinate sostanze
classificate pericolose. Si affiancò a questo elenco una lista di classi di
pericolosità che ampliò, di conseguenza, il campo di applicazione del decreto.

• sostanze “pericolose per l’ambiente”

• documento di politica di prevenzione degli


incidenti rilevanti

• sistema di gestione della sicurezza


Direttiva Seveso II
• correlazione tra lo stabilimento e il
contesto urbanistico
• effetto domino
• la popolazione coinvolta in fase
decisionale

Popolazione informata sulla pianificazione


di emergenza esterna
Incidenti

Baia Mare Romania

Il 30 gennaio 2000

rottura contenimento di un bacino di sterili


nella fonderia di una miniera d’oro.
Incidenti

100.000 m3 di fanghi e di acque reflue con


un tenore di cianuro pari a 126 mg/litro si
riversarono, attraverso i canali di drenaggio,
nel fiume Lapus, un affluente del fiume
Szamos, e da lì raggiunsero il fiume Tibiscoe
il tratto di Danubio a monte di Belgrado, per
sfociare successivamente nel Mar Nero.
Incidenti

Enschede Olanda

13 maggio 2000
Incidenti
esplosione in un deposito di fuochi d’artificio
L’esplosione e l’incendio che ne derivò
distrussero completamente il comprensorio
residenziale circostante, un’area di quaranta
ettari.

22morti,migliaia di feriti, migliaia di persone


evacuate per uno o più giorni, più di 1200
persone persero la loro abitazione
L’incidente ha inoltre provocato gravi danni ad
un’estesa area circostante
Incidenti

La Fireworks S.E. era titolare di


un’autorizzazione per 159 tonnellate di
fuochi d’artificio, ma lo stabilimento non
rientrava nel campo di applicazione
della direttiva Seveso II.
Incidenti
Tolosa Francia
nitrato di ammonio
31 vittime, numerosi feriti , gravi danni

destinato ad essere miscelato con gasolio


per produrre un esplosivo molto comune e
ANFO
Seveso II bis

Dopo l'incidente di una fabbrica di fertilizzanti a


Tolosa che ha causato uno sversamento di nitrato
d'ammonio nell'ambiente circostante e lo scoppio
di un'azienda di materiale pirotecnico nei Paesi
Bassi si è vista l'esigenza di attuare delle
modifiche alla Seveso II con la direttiva
2003/105/CE, recepita in Italia con Decreto
Legislativo 21 settembre 2005, n. 238
Direttiva 2003/105/CE
ampliato il campo di applicazione
modificato l’Allegato I
nitrato di ammonio,
nitrato di potassio,
sostanze cancerogene
prodotti petroliferi
Seveso II in Italia

Decreto Legislativo 334 del 1999

Modificato

Decreto Legislativo 238 del 2005


Direttiva 2003/105/CE

l’Allegato I, parte 2

• sostanze esplosive

• nuove soglie per le sostanze pericolose per


l’ambiente

• formazione e consultazione del personale di


ditte terze
Direttiva 2003/105/CE

• rafforzamento del diritto della


popolazione interessata all’informazione
sulle misure di sicurezza

• ulteriore attenzione all’urbanizzazione.


DECRETO LEGISLATIVO 17 agosto 1999, n. 334
Presentano per definizione pericolo di incidente
rilevante gli stabilimenti nei quali sono (o possono)
essere presenti sostanze e/o preparati pericolosi in
quantità superiori a determinate soglie

Sono pericolose ai fini della norma le sostanze e/o


preparati con specifiche frasi di rischio R

L’attività svolta nello stabilimento non ha rilevanza


• Integrazione della valutazione dei rischi

• Relazione
ORDINE CRESCENTE

• Scheda di informazione

• Piano di emergenza interno

• Notifica

• Politica di prevenzione e sistema di gestione

• Rapporto di sicurezza

• Piano di emergenza esterno

• Piano territoriale urbanistico

• Ispezioni
ADEMPIMENTI GESTORE
In base a quantitativi sostanze

maggiori inferiori PRESENZA N


NO
3° colonna NO 3° colonna NO
LAVORAZIONI O
ALL. I maggiori ALL. A N
parti 1° e 2° 2° colonna SI
ALL. I S
art. 5, c. n°1 O
SI parti 1° e 2°
art. 5 c. n° 2 G
SI

art. 5, c. n°1 art. 5, c. n°1 G


artt. 6, 7, 8, artt. 6, 7, 11 E
artt. 11, 20 T
T
O
ALLEGATO A
(articolo 5, comma 2)
ALLEGATO A (articolo 5, comma 2)
Stabilimenti per la produzione, la trasformazione o il trattamento di sostanze chimiche organiche o
inorganiche in cui vengono a tal fine utilizzati, tra l'altro, i seguenti procedimenti:
• Alchilazione (impianti petrolchimici con alchilazione si indica il processo atto ad aumentare il
numero di ottani di un idrocarburo)
• amminazione con ammoniaca (miscela gassosa di ammoniaca) carbonilazione (reazione chimica
che introduce monossido di carbonio in substrati organici o inorganici. utilizzo in chimica
industriale. )
• condensazione (transizione di fase dalla fase aeriforme alla fase liquida)
• Deidrogenazione
• Esterificazione (applicata nell'industria per la produzione di solventi, plastificanti, monomeri per
materie plastiche e resine poliestere)
• Alogenazione (è una reazione chimica che causa l'incorporamento di un atomo di un alogen di
una sostanza)
• produzione di alogeni
• Idrogenazione (Nell'industria petrolchimica i processi di idrogenazione sono usati per
trasformare gli alcheni in alcani (meno volatili) e i composti aromatici in alcani saturi (paraffine) e
cicloalcani (nafteni))
……….> Segue
SOGLIE PER SINGOLA SOSTANZA
(tonnellate)

Notifica R.d.S.
Art. 6 Art. 8
Allegato I, Allegato I,
Sostanza parte 1, parte 1,
colonna 2 colonna 3

esempio

Acetilene 5 50
SOGLIE PER TIPI DI SOSTANZE
(tonnellate)
Classificazione sostanze e Notifica R.d.S.
preparati
Art. 6 Art. 8
Molto tossiche
R 26 e/o R 27 e/o R 28
5 20
Tossiche
R 23 e/o R 24 e/o R 25
50 200
Comburenti
R8
50 200
Esplosive
R2
50 200
R3 10 50
SOGLIE PER TIPI DI SOSTANZE
(tonnellate)
Classificazione sostanze e Notifica R.d.S.
preparati Art. 6 Art. 8
Infiammabili
R 10 5000 50000
Facilmente infiammabili
50 200
R 17
Liquidi facilmente infiammabili
R 11 5000 50000
Estremamente infiammabili
10 50
R 12
SOGLIE PER TIPI DI SOSTANZE
(tonnellate)

Classificazione sostanze e Notifica R.d.S.


preparati Art. 6 Art. 8
Sostanze pericolose per
200 500
l’’ambiente
R 50 500 2000
R 51 e 53
Reagiscono violentemente a
contatto con l’’acqua
100 500
R 14 (compreso R 14/15)
Liberano gas tossici a contatto 200
con l’’acqua
50
R 29
SOGLIE PER TIPI DI SOSTANZE
(tonnellate)

Classificazione sostanze e Notifica R.d.S.


preparati Art. 6 Art. 8
Cancerogene molto tossiche
5 20
R 45 o 49 + R26 e/o 27 e/o 28

Cancerogene tossiche
R 45 o 49 + R 23 e/o 24 e/o 50 200
25
In caso di presenza di più sostanze e preparati pericolosi si è soggetti
alle disposizioni del decreto se:

quantità1 quantità2 + ….. > 1


----------- + -----------
soglia1 soglia2

sommando separatamente le categorie:


• tossiche, molto tossiche, pericolose per l’ambiente
• tutte le altre

Non si considerano le sostanze/preparati in quantità uguale


o inferiore al 2% se non possono causare incidenti rilevanti
ADEMPIMENTI GESTORE
quantitativi sostanze
maggiori inferiori PRESENZA N
NO
3° colonna NO 3° colonna NO
LAVORAZIONI O
ALL. I maggiori ALL. A N
parti 1° e 2° 2° colonna SI
ALL. I S
art. 5, c. n°1
SI parti 1° e 2° O
art. 5 c. n° 2
SI G
art. 5, c. n°1 art. 5, c. n°1 G
artt. 6, 7, 8 artt. 6, 7 E
T
T
O
[Link]. 334/99 Art. 5, Comma 1

1) Il gestore è tenuto a prendere tutte le


misure idonee a prevenire gli incidenti
rilevanti e a limitarne le conseguenze per
l'uomo e per l'ambiente, nel rispetto dei
principi del presente decreto e delle
normative vigenti in materia di sicurezza
ed igiene del lavoro e di tutela della
popolazione e dell'ambiente.
[Link]. 334/99 Art. 5, Comma 2

2)Il gestore, oltre a quanto previsto al comma 1, è altresì


tenuto a provvedere all'individuazione dei rischi di
incidenti rilevanti, integrando il documento di
valutazione dei rischi di cui al [Link] n. 626/94, e
successive modifiche ed integrazioni, all'adozione
delle appropriate misure di sicurezza e
all'informazione, formazione, addestramento ed
equipaggiamento di coloro che lavorano in situ come
previsto dal D.M.A. 16/3/98.
[Link].334/99 Art. 6, notifica

Il gestore …., è obbligato a trasmettere al Ministero


dell'ambiente, alla regione o provincia autonoma, al
comune, al Comitato tecnico regionale o
interregionale del Corpo nazionale dei Vigili del
fuoco, di cui all'articolo 20 del D.P.R. n. 577/82,
integrato ai sensi dell'articolo 18, …, una notifica …
Il gestore, contestualmente alla notifica di cui al
comma 2, invia al Ministero dell'ambiente, alla
regione, al sindaco e al prefetto competenti per
territorio le schede d’informazione di cui
all'allegato V.
[Link].334/99 Art. 6, notifica
La notifica, sottoscritta nelle forme dell'autocertificazione con le modalità e
gli effetti della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e successive modifiche, deve
contenere le seguenti informazioni:

➢ il nome o la ragione sociale del gestore e l'indirizzo completo dello


stabilimento;
➢ la sede del domicilio del gestore, con l'indirizzo completo;
➢ il nome o la funzione della persona responsabile dello stabilimento, se
diversa da quella di cui alla lettera a);
➢ le notizie che consentano di individuare le sostanze pericolose o la
categoria di sostanze pericolose, la loro quantità e la loro forma fisica;
➢ l'attività, in corso o prevista, dell'impianto o del deposito;
➢ l'ambiente immediatamente circostante lo stabilimento e, in particolare, gli
elementi che potrebbero causare un incidente rilevante o aggravarne le
conseguenze.
[Link].334/99 Art. 7, S.G.S.
Al fine di promuovere costanti miglioramenti della sicurezza e
garantire un elevato livello di protezione dell'uomo e dell'ambiente
con mezzi, strutture e sistemi di gestione appropriati,
➢il gestore degli stabilimenti di cui all'art.2, comma 1, deve
redigere, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, un documento che definisce la propria
politica di prevenzione degli incidenti rilevanti, allegando
allo stesso il programma adottato per l'attuazione del sistema
di gestione della sicurezza.
➢Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, i gestori degli stabilimenti esistenti alla data di entrata
in vigore del presente decreto devono attuare il sistema di
gestione della sicurezza, previa consultazione del
rappresentante della sicurezza di cui al [Link] n. 626/94, e
successive modifiche, secondo quanto previsto dall'allegato III.
[Link]. 334/99 S.G.S
allegato III
.
Il sistema di gestione della sicurezza si fa carico
delle seguenti gestioni:
• organizzazione del personale
• identificazione e valutazione dei pericoli
rilevanti
• controllo operativo
• gestione modifiche
• pianificazione emergenza
• controllo delle prestazioni
• controllo e revisione SGS
[Link].334/99 Art. 8, R.d.S.
… Il gestore è tenuto a redigere un rapporto di sicurezza. Il
Rapporto di sicurezza, di cui il documento previsto dall'articolo
7, comma 1, è parte integrante, deve evidenziare che:
A) è stato adottato il sistema di gestione della sicurezza;
B) i pericoli di incidente rilevante sono stati individuati e sono state
adottate le misure necessarie per prevenirli e per limitarne le
conseguenze per l'uomo e per l'ambiente;
C) la progettazione, la costruzione, l'esercizio e la manutenzione
di qualsiasi impianto, deposito, attrezzatura e infrastruttura,
connessi con il funzionamento dello stabilimento, che hanno un
rapporto con i pericoli di incidente rilevante nello stesso, sono
sufficientemente sicuri e affidabili; per gli stabilimenti di cui
all'articolo 14, comma 6, anche le misure complementari ivi
previste;
[Link].334/99 Art. 8, R.d.S.
D) sono stati predisposti i piani d'emergenza interni e sono stati
forniti all'autorità competente di cui all'articolo 20 gli elementi
utili per l'elaborazione del piano d'emergenza esterno al
fine di prendere le misure necessarie in caso di incidente
rilevante.

E) Il rapporto di sicurezza contiene anche le informazioni che


possono consentire di prendere decisioni in merito
all'insediamento di nuovi stabilimenti o alla costruzione di
insediamenti attorno agli stabilimenti già esistenti.

G) Il rapporto di sicurezza è inviato all'autorità competente


preposta alla valutazione dello stesso così come previsto
all'articolo 21
[Link].334/99 Art. 8, R.d.S.

ISTRUTTORIA

COMITATO TECNICO REGIONALE


INTEGRATO

NULLA OSTA FATTIBILITA’

PARERE PROGETTO PARTICOLAREGGIATO

SOPRALLUOGO VERIFICA
• Integrazione della valutazione dei rischi

• Relazione
ORDINE CRESCENTE

• Scheda di informazione

• Piano di emergenza interno

• Notifica

• Politica di prevenzione e sistema di gestione

• Rapporto di sicurezza

• Piano di emergenza esterno

• Piano territoriale urbanistico

• Ispezioni
Schema Riassuntivo
obblighi gestori
ATTI
Art. 8 Art. 6 Art. 5,2
VALUTAZIONE RISCHI 626 NO NO SI
INTEGRATA
RAPPORTO SEMPLIFICATO NO NO NO
SCHEDA INFORMATIVA SI SI NO
PIANO EMERG. INTERNO SI SI NO
NOTIFICA SI SI NO
RAPPORTO DI SICUREZZA SI NO NO
INFORMAZ.. ADDESTRAM, SI SI SI
EQUIPAGG.
SISTEMA GESTIONE SI SI NO
SICUREZZA
ELEMENTI PER PIANO SI NO NO
ESTERNO
DISPONIBILITA’ PER ISPEZIONI SI SI NO
ELEMENTI PER PIANO SI SI NO
URBANISTICO
FATTISPECIE SANZIONE
Omessa presentazione di notifica arresto fino a 1 anno
Omessa presentazione di rapporto di arresto fino a 1 anno
sicurezza
Omessa politica di prevenzione arresto fino a 1 anno
Omessa presentazione di scheda arresto fino a 3 mesi
informativa (in caso di notifica)
Omessa adozione, in caso di incidente arresto da 6 mesi a 3 anni
rilevante, delle misure del piano di
sicurezza o omessa informazione
FATTISPECIE SANZIONE
Mancata attuazione del sistema di arresto da mesi a 1 anno
gestione 3
Mancato aggiornamento del rapporto arresto fino a 3 mesi
di sicurezza
Mancato aggiornamento della politica arresto fino a 3 mesi
di prevenzione
FATTISPECIE SANZIONE
Omessa presentazione di relazione o sanzione amministrativa da
scheda informativa 30 a 180 milioni
Omessa predisposizione o revisione sanzione amministrativa da
del piano di emergenza interno 30 a 180 milioni

Omessa trasmissione nei termini delle sanzione amministrativa da


informazioni per effetto domino 30 a 180 milioni

Mancata ottemperanza agli obblighi sanzione amministrativa da


per stabilimenti vicini a zone 30 a 180 milioni
urbanizzate
istruttoria
APPROCCIO FORMALE
L’analisi di completezza ed adeguatezza
delle informazioni contenute nel R.d.S.
presuppone come vincolante per il
fabbricante che la stesura formale dello
stesso allegato alla notifica, segua nel
testo la ripartizione per capitoli e
capoversi presentata nelle line guida del
DPCM 31.3.89 Allegato I.
istruttoria
APPROCCIO SEMPLIFICATO
valuto sicurezza tramite tabelle ed indici generali

 METODI AD INDICI “Analisi preliminare per


individuazione aree critiche di attività industriale”
 METODI SPEDITIVI UNEP-IAEA valori di riferimento
per frequenze e distanze di danno
 TABELLE DANNI valori di riferimento per distanze di
danno
 TABELLE COMPATIBILITA’ categorizzazione attività e
zone territorio CRITERI ACCETTABILITA
ISTRUTTORIA
APPROCCIO ANALITICO
entro nel merito dell’analisi incidentale
ne seguo tutti i vari passaggi
 “La verifica della adeguatezza dell’analisi svolta dal
fabbricante ad intesa alle suddette finalità dovrà
pertanto costituire uno degli argomenti di maggiore
attenzione nella valutazione del rapporto di sicurezza,
non solo per assicurare la correttezza dell’approccio
analitico del fabbricante e l’attendibilità delle relative
risultanze, ma anche per ottenere un effettivo
riscontro con la realtà dell’impianto (ove esistente) o
del progetto (per nuovi o modifiche di impianti
esistenti)
Ricevo R.d.S. - verifica istanza Richiedo perfezionamento
per dare avvio istruttoria
Analisi Formale

Verifico analisi di rischio


• sia puntuale che semplificata
Esprimo parere
a - favorevole
Valutazione sicurezza
• norme, criteri, esperienza b - favorevole con prescrizioni
c - richiesta integrazioni
Verifico compatibilita’ d - contrario specificando
territoriale . ragioni
metodo italiano compatibilita’
territoriale [Link].P. 9.5.2001

CALCOLO FREQUENZA INCIDENTI


CALCOLO AREE DI DANNO
CLASSIFICO IL TERRITORIO
VERIFICO CON TABELLA
Categorizzazione del territorio

- elementi territoriali vulnerabili


 …, zone residenziali, presenza persone, ...

- elementi ambientali vulnerabili


…, beni paesaggistici, aree naturali, risorse
idriche, beni artistici, …..
Categorizzazione del territorio

A - >4,5m3/m2 resid. e ospedali/asili grandi

B - >1,5m3/m2 resid. e ospedali/asili piccole

C - >1m3/m2 resid. e centri comm./scuole

D - >0,5m3/m2 residenziale e chiese, cimiteri

E - <0,5m3/m2 residenziale e aree industriali

F - area interne o senza presenza persone


Compatibilità territoriale
ESISTENTE

Probabilità Letalità Inizio Lesioni Lesioni


incidentale elevata letalità irrever. revers.
<10-6 DEF CDEF BCDEF ABCDEF
10-4 - 10-6 EF DEF CDEF BCDEF

10-3 - 10-4 F EF DEF CDEF

>10-3 F F EF DEF
Compatibilità territoriale
VARIAZIONI - INTERNE ED ESTERNE

Probabilità Letalità Inizio Lesioni Lesioni


incidentale elevata letalità irrever. revers.
<10-6 EF DEF CDEF BCDEF
10-4 - 10-6 F EF DEF CDEF

10-3 - 10-4 F F EF DEF

>10-3 F F F EF
Tabella 2 - Valori di soglia
- - -
Scenario incidentale Elevata letalità Inizio letalità Lesioni Lesioni reversibili Danni alle
ineversibili strntture I Effetti
domino

I
Incendio (radiazione tennica
I 1

12,5 kW/111 2
2

7 kW/111 2
I
3

5 kW/111 2
4

3 kW/1112 I
-
5

12,5 kW/nl
-

stazionaria)
I I 2
I 2 2 I
-

BLEVE/Fireball (radiazione Raggio fireball 350 kJ/111 200 kJ/m 125 kJ/111 200-800 m
termica vaiiabile) (*)
I 11

Flash-fire (radiazione tennica [ LFL y; LFL


istantanea)
I_
11
I
VCE (sovrapressione di 0,3 bar 0,14 bar 0,07 bai· 0,03 bar 0,3 bar
picco)
(0,6 spazi aperti)

Rilascio tossico (dose LC50 IDLH


assorbita)
11
(3Omin,111Illl)
I I 11
Raffineria di Livorno
INFORMAZIONE DEI LAVORATORI SUI RISCHI DI INCIDENTE RILEVANTE

Il nuovo [Link]. 105/2015

HSE/SIC
RIR 10 - Agosto 2015
PREMESSA
Come è noto, la Raffineria di Livorno è uno stabilimento a Rischio di Incidente Rilevante,
in quanto detiene quantitativi di sostanze pericolose superiori a determinate soglie.

DEF.: INCIDENTE RILEVANTE è un evento, quale un’emissione, un incendio o


un’esplosione di GRANDE ENTITA’, che dia luogo ad un pericolo grave (immediato
o differito) per la salute umana o per l’ambiente, all’interno o all’esterno dello
stabilimento, e in cui intervengano una o più sostanze pericolose.

Negli anni Settanta si verificarono in sequenza


diversi gravi incidenti industriali presso stabilimenti
in Europa e nel modo.

In particolare, a seguito dell’incidente di SEVESO del


1976 (dispersione di una nube di diossina, sostanza
altamente tossica e cancerogena, in una zona
densamente popolata), l’opinione pubblica iniziò a
richiedere una NORMATIVA di tutela verso il
rischio di incidenti rilevanti.

11
4
Direttiva Seveso I: dir. 82/501/CEE
•(recepita con D.P.R. 17 maggio 1988, n. 175)

Direttiva Seveso II: dir. 96/82/CE


•(recepita con [Link]. 17 agosto 1999, n. 334)

Modifica Seveso II : dir. 2003/105/CE


•(recepita con [Link]. 21 settembre 2005 n. 238)

Direttiva Seveso III: dir.


2012/18/UE
•(recepita con [Link]. 26 giugno 2015 n. 105)
LA NORMATIVA (vecchia ed attuale)
A partire dagli anni Ottanta, la Comunità Europea comincia quindi ad emettere una serie
di DIRETTIVE, che vengono successivamente recepite dai vari Stati membri.

L’evoluzione nel tempo della normativa sul Rischio di Incidenti Rilevanti (RIR) può essere
così schematizzata:
DIRETTIVA EUROPEA NORMATIVA ITALIANA

82/501/CEE del 24/06/1982 (direttiva “Seveso”) DPR 175 del 17/05/1988

96/82/CE del 09/12/1996 (“Seveso 2”) [Link]. 334 del 17/08/1999


2003/105/CE del 16/12/2003 (“Seveso 2 bis”) [Link]. 238 del 21/09/2005

2012/18/UE del 04/07/2012 (“Seveso 3”) [Link]. 105 del 26/06/2015

Come possiamo vedere dallo specchietto sopra riportato, c’è un’importante NOVITA’:
a partire dal 29/07/2015, il [Link]. 334/99 è stato abrogato ed è entrato in vigore il

Decreto Legislativo n°105 del 26 giugno 2015


“Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti
rilevanti connessi con sostanze pericolose”

11
6
Dalla Direttiva europea Seveso 3 nasce in Italia il [Link]. 105/2015

11
7
[Link]. 105/2015: “Testo Unico” del RIR
Il [Link]. 105/2015, oltre a recepire la nuova direttiva europea (la cosiddetta Seveso III),
incorpora al suo interno anche altre preesistenti norme italiane riguardanti il Rischio di
Incidenti Rilevanti (RIR).

Con il [Link]. 105/2015 vengono infatti ABROGATE diverse norme, tra cui:
➢ [Link]. 334/99 e s.m.i. (Seveso II);
➢ DM 16/03/1998 (Informazione, formazione, addestramento e equipaggiamento dei
lavoratori in situ), che è diventato l’Allegato B, Appendice 1 del [Link]. 105/2015;
➢ DM 09/08/2000 (SGS), che è diventato l’Allegato B del [Link]. 105/2015;
➢ DM 09/08/2000 (Modifiche), che è diventato l’Allegato D del [Link]. 105/2015.

NOTA: Non vengono invece incorporate nel [Link]. 105/2015, e dunque NON vengono abrogate, altre norme, tra cui:
✓ DM 09/05/2001 “Requisiti minimi di sicurezza per la pianificazione urbanistica e territoriale per zone RIR”;
✓ DPCM del 25/02/2005, contenente le Linee guida per la predisposizione del Piano di Emergenza Esterna;
✓ DM 10/05/2001, DM 13/10/1994 e DM 15/05/1996, riguardanti i depositi di GPL;
✓ DM 20/10/1998, riguardante il Rapporto di Sicurezza per depositi liquidi facilmente infiammabili e/o tossici;
✓ DM 31/07/1934, relativo alle norme sicurezza per lavorazione/stoccaggio/trasposto degli oli minerali;
✓ ecc.

In tal senso, possiamo dire che il [Link]. 105/2015 è una specie di “Testo Unico” in
materia di Rischio di Incidenti Rilevanti.

11
8
[Link]. 105/2015: Aspetti generali
Nonostante la mole del documento (ca. 270 pagine), possiamo affermare che il nuovo
[Link]. 105/2015 non modifica gli aspetti sostanziali della legge pre-esitente ([Link]. 334/99
e norme collegate).

Il testo infatti, così revisionato e riorganizzato, risulta più facilmente leggibile, ma il campo
di applicazione e gli strumenti utilizzati non vengono modificati radicalmente.

La finalità del provvedimento è sempre quella di prevenire incidenti rilevanti connessi a


determinate sostanze pericolose, limitando le eventuali conseguenze per la salute umana e
per l'ambiente.

Il [Link]. 105/2015 si compone di:


• 33 articoli
• 18 allegati (n°6 di tipo numerico + n°12 di tipo letterale).

La struttura della norma può essere visualizzata a pagina successiva.

11
9
[Link]. 105/2015: Struttura
del documento

12
0
Seveso I Seveso II Seveso III
• Classificazione secondo •Classificazione secondo
•Classificazione secondo
le Direttive 67/548/CEE le Direttive 2012/18/UE
le direttive 82/501/CEE
e 1999/45/CEE. •GHS Nuovo CLP

L’aggiornamento della normativa comunitaria in materia di incidenti rilevanti è, in primis, dovuto alla
necessità di adeguare la disciplina al cambiamento di classificazione delle sostanze chimiche e delle
loro miscele .
Tale cambiamento è stato introdotto con il regolamento CE n. 1272/2008, relativo alla
classificazione, all’etichettatura ed all’imballaggio delle sostanze e delle miscele, al fine di
armonizzare il sistema di individuazione e catalogazione dei prodotti chimici all’interno dell’Unione
Europea con quello adottato a livello internazionale in ambito ONU.
Oltre agli aggiornamenti tecnici necessari per l’adeguamento alla
nuova classificazione delle sostanze chimiche, le principali novità
introdotte dalla Direttiva 2012/18/UE (cd. “Seveso III”) intendono:
Migliorare e aggiornare la direttiva in base alle esperienze acquisite con la
Seveso II, in particolare per quanto riguarda le misure di controllo degli
stabilimenti interessati, semplificarne l’attuazione nonché ridurre gli oneri
amministrativi;

Garantire ai cittadini coinvolti un migliore accesso all’informazione sui rischi


dovuti alle attività dei vicini impianti industriali “Seveso” e su come
comportarsi in caso di incidente;

Garantire la possibilità di partecipare alle decisioni relative agli insediamenti


nelle aree a rischio di incidente rilevante e la possibilità di avviare azioni
legali, per i cittadini ai quali non siano state fornite adeguate informazioni o
possibilità di partecipazione.
Rafforzamento del ruolo di indirizzo e coordinamento espletato dal Ministero
dell’ambiente. Si prevede, infatti, l’istituzione, presso il Ministero, di un
coordinamento per l’uniforme applicazione nel territorio nazionale della
normativa introdotta (articolo 11);

Introduzione di una modulistica unificata, a livello nazionale, utilizzabile in


formato elettronico per la trasmissione della notifica e delle altre
informazioni da parte del gestore (allegato 5);

Procedure per l’attivazione del meccanismo della “deroga”, previsto dalla


direttiva 2012/18/UE per le sostanze non in grado, in determinate condizioni
chimico-fisiche, di generare incidenti rilevanti (articolo 4);
Rafforzamento del sistema dei controlli, attraverso la pianificazione e la
programmazione delle ispezioni negli stabilimenti (articolo 27);

Rafforzamento delle misure necessarie a garantire maggiori informazioni al


pubblico, nonché a permettere una più efficace partecipazione ai processi
decisionali, in particolare nelle fasi di programmazione e realizzazione degli
interventi nei siti in cui sono presenti stabilimenti a rischio di incidente
rilevante (articoli 23-24);

Definizione delle tariffe per le istruttorie e i controlli (art.30 e allegato I).


Linee guida
[Link].
D.M. D.M. D.P.C.M. ISPRA per
334/99 e
16/03/98 09/08/2000 31/03/1989 verifiche [Link]. 105/2015
s.m.i. SGS

Esattamente come già accaduto in materia di Ambiente ([Link]. 152/06 e


s.m.i.) e Sicurezza ([Link]. 81/08 e s.m.i.) anche in materia di incidenti
rilevanti si è provveduto ad una integrazione della frammentata normativa
esistente.

Nei vari allegati al [Link]. 105/2015 sono stati riportati «fedelmente» i


contenuti delle varie norme, nonché i dettagli della linea guida ministeriale
per la conduzione delle verifiche ispettive SGS nelle aziende RIR.
[Link]. 105/2015: Principali OBBLIGHI
Come già detto, la nuova Legge NON altera i princìpi ispiratori della normativa sulla
prevenzione degli incidenti rilevanti.

I principali obblighi derivanti dal [Link]. 105/2015 rimangono pertanto i seguenti:

1. La NOTIFICA
(art. 13, art. 23, Allegato 5)

12
6
[Link]. 105/2015: Principali OBBLIGHI
Come già detto, la nuova Legge non altera i princìpi ispiratori della normativa sulla
prevenzione degli incidenti rilevanti.

I principali obblighi derivanti dal [Link]. 105/2015 rimangono pertanto i seguenti:


1. La NOTIFICA
(art. 13, art. 23, Allegato 5)

2. La POLITICA di Prevenzione
degli Incidenti Rilevanti
(art. 14, Allegato B)

12
7
[Link]. 105/2015: Principali OBBLIGHI
Come già detto, la nuova Legge non altera i princìpi ispiratori della normativa sulla
prevenzione degli incidenti rilevanti.

I principali obblighi derivanti dal [Link]. 105/2015 rimangono pertanto i seguenti:

1. La NOTIFICA
(art. 13, art. 23, Allegato 5)

2. La POLITICA di Prevenzione degli Incidenti Rilevanti


(art. 14, Allegato B)

3. Il Sistema di Gestione
della Sicurezza
(Allegato B)

12
8
[Link]. 105/2015: Principali OBBLIGHI
Come già detto, la nuova Legge non altera i princìpi ispiratori della normativa sulla
prevenzione degli incidenti rilevanti.

I principali obblighi derivanti dal [Link]. 105/2015 rimangono pertanto i seguenti:


1. La NOTIFICA
(art. 13, art. 23, Allegato 5)

2. La POLITICA di Prevenzione degli Incidenti Rilevanti


(art. 14, Allegato B)

3. Il Sistema di Gestione della Sicurezza


(Allegato B)

4. L’ Informazione, Formazione e Addestramento ed equipaggiamento


del personale che lavora in stabilimento
(Allegato B – Appendice 1)

12
9
[Link]. 105/2015: Principali OBBLIGHI
Come già detto, la nuova Legge non altera i princìpi ispiratori della normativa sulla
prevenzione degli incidenti rilevanti.

I principali obblighi derivanti dal [Link]. 105/2015 rimangono pertanto i seguenti:


1. La NOTIFICA
(art. 13, art. 23, Allegato 5)

2. La POLITICA di Prevenzione degli Incidenti Rilevanti


(art. 14, Allegato B)

3. Il Sistema di Gestione della Sicurezza


(Allegato B)

4. L’ Informazione, Formazione e Addestramento ed equipaggiamento


del personale che lavora in stabilimento
(Allegato B – Appendice 1)

5. Il Rapporto di Sicurezza
(art. 15, art. 16, art. 17, art. 19,
Allegato 2, Allegato C, Allegato E)

13
0
[Link]. 105/2015: Principali OBBLIGHI
Come già detto, la nuova Legge non altera i princìpi ispiratori della normativa sulla
prevenzione degli incidenti rilevanti.

I principali obblighi derivanti dal [Link]. 105/2015 rimangono pertanto i seguenti:


1. La NOTIFICA
(art. 13, art. 23, Allegato 5)

2. La POLITICA di Prevenzione degli Incidenti Rilevanti


(art. 14, Allegato B)

3. Il Sistema di Gestione della Sicurezza


(Allegato B)

4. L’ Informazione, Formazione e Addestramento ed equipaggiamento


del personale che lavora in stabilimento
(Allegato B – Appendice 1)

5. Il Rapporto di Sicurezza
(art. 15, art. 16, art. 17, art. 19, Allegato 2, Allegato C, Allegato E)

6. La Gestione delle Modifiche


(art. 18, Allegato D)

13
1
[Link]. 105/2015: Principali OBBLIGHI
Come già detto, la nuova Legge non altera i princìpi ispiratori della normativa sulla
prevenzione degli incidenti rilevanti.

I principali obblighi derivanti dal [Link]. 105/2015 rimangono pertanto i seguenti:


1. La NOTIFICA
(art. 13, art. 23, Allegato 5)

2. La POLITICA di Prevenzione degli Incidenti Rilevanti


(art. 14, Allegato B)

3. Il Sistema di Gestione della Sicurezza


(Allegato B)

4. L’ Informazione, Formazione e Addestramento ed equipaggiamento


del personale che lavora in stabilimento
(Allegato B – Appendice 1)

5. Il Rapporto di Sicurezza
(art. 15, art. 16, art. 17, art. 19, Allegato 2, Allegato C, Allegato E)

6. La Gestione delle Modifiche


(art. 18, Allegato D)

7. Il Piano di Emergenza Interno


(art. 20, Allegato F)

13
2
[Link]. 105/2015: Principali NOVITA’
Concludendo, possiamo affermare che il nuovo Decreto Legislativo n°105 del 26/06/2015
“Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti
rilevanti connessi con sostanze pericolose” revisiona, aggiorna e sistematizzata gran
parte della normativa riguardante il Rischio di Incidenti Rilevanti, senza però modificare
sostanzialmente gli adempimenti relativi.

Vengono tuttavia introdotti alcuni cambiamenti ed integrazioni che sono molto importanti
per gli “addetti ai lavori”.

Nella prossima ed ultima slide vengono elencate, solo


a scopo informativo e per completezza di trattazione,
le principali novità introdotte dal [Link]. 105/2015.

13
3
[Link]. 105/2015: Principali NOVITA’
• Classificazione delle sostanze e delle miscele allineata al Regolamento CE 1272/2008 (regolamento CLP
relativo alla classificazione, etichettatura e imballaggio) ed introduzione di nuove sostanze pericolose
specificate tra cui ammoniaca, solfuro di idrogeno e sodio ipoclorito (Allegato 1);

• Iter di “deroga” per sostanze pericolose che si ritiene non possano generare incidenti rilevanti (art. 4);

• Riscrittura delle norme sul sistema delle competenze di Enti/Autorità (artt. 5÷11);

• Viene introdotta un nuovo modulo per la NOTIFICA (Allegato 5), da inviare in formato elettronico, che
comprende, oltre ai contenuti della vecchia “Scheda di informazione sui Rischi di Indicente Rilevante
per i cittadini ed i lavoratori” (Allegato V del [Link]. 334/99), anche ulteriori dati tra cui le informazioni
sulle aree ed insediamenti vicini;
• Nuova scadenza per la presentazione della revisione del Rapporto di Sicurezza (art.15, c.6), che per gli
“stabilimenti preesistenti” diventa il 01/06/2016 (la cadenza continua ad essere quinquennale);
• Vengono precisati ed integrati i contenuti del RdS (art. 15, Allegato 2, Allegato C), con necessità di
valutare tra i possibili scenari incidentali anche quelli derivanti da eventi naturali, quali ad esempio
terremoti o inondazioni;
• Per gli “stabilimenti di soglia superiore” (quale è la Raffineria), vengono introdotte procedure
semplificate (Allegato L), che riguardano, in particolare, le Modifiche (punto 5) ed il CPI (punto 8);

• Maggiore informazione al pubblico sui rischi dovuti alle attività dei vicini impianti industriali e più
efficace partecipazione ai processi decisionali nelle fasi di programmazione e realizzazione degli
interventi nelle aree a rischio di incidente rilevante (artt. 23÷26);

• Potenziamento del sistema dei controlli, che prevede visite ispettive agli “stabilimenti di soglia
superiore” con cadenza almeno annuale; le ispezioni possono essere anche “mirate” alla verifica di
alcuni aspetti del SGS (ar.t 27 e Allegato H).

13
4
eni S.p.A
divisione refining & marketing
RAFFINERIA DI LIVORNO

Cenni su:
• Inquadramento urbanistico
• Obblighi Informativi
• POLITICA di Prevenzione degli Incidenti Rilevanti
• Notifica
• Rapporto di sicurezza
• Apparecchiature e Strumenti Critici
• Gestione delle modifiche
• Piano di emergenza interno
eni S.p.A
divisione refining & marketing
RAFFINERIA DI LIVORNO

DOCUMENTAZIONE ENI
eni S.p.A
divisione refining & marketing
RAFFINERIA DI LIVORNO

DOCUMENTAZIONE ENI
RIR 02 Obblighi Informativi e Politica - Rev5 Marzo 2012
eni S.p.A
divisione refining & marketing
RAFFINERIA DI LIVORNO

INFORMAZIONE DEI LAVORATORI SUI


RISCHI DI INCIDENTE RILEVANTE
([Link]. 334/99 e DM 16/03/98)

OBBLIGHI INFORMATIVI,
POLITICA PREVENZIONE INCIDENTI RILEVANTI

HSE/SIC
RIR 02 - rev.5 Mar. 2012
…. qui sotto, si riassume quanto illustrato precedentemente:

La Raffineria di Livorno ed il Deposito di Calenzano ricadono nel campo di applicazione


del [Link].334/99 (la cosiddetta “Legge Seveso”), in quanto detengono quantitativi di
sostanze pericolose superiori a determinate soglie.
Modulo RIR 01: DEFINIZIONI e NORMATIVA

Essi vengono pertanto definiti “stabilimenti a Rischio di Incidente Rilevante”.

INCIDENTE RILEVANTE è un evento, quale un’emissione, un incendio o


un’esplosione di GRANDE ENTITA’, che dia luogo ad un pericolo grave (immediato o
differito) per la salute umana o per l’ambiente, all’interno o all’esterno dello
stabilimento, e in cui intervengano una o più sostanze pericolose.

L’indice di RISCHIO di un evento incidentale può essere ridotto agendo sulla sua:
PROBABILITA’ (Frequenza di accadimento), mediante interventi di PREVENZIONE;
ENTITA’ delle CONSEGUENZE, mediante interventi di PROTEZIONE.

Principali obblighi derivanti dal [Link] 334/99:


• Notifica
• Scheda Informativa per i cittadini ed i lavoratori (Allegato V)
• Politica di Prevenzione degli Incidenti Rilevanti
• Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS)
• Rapporto di Sicurezza
• Piano di Emergenza Interno (PEI)

Modulo RIR 02: pag. Raffineria di Livorno


147
Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 148
NOTIFICA

La NOTIFICA è l’atto con cui il “Gestore” dello Stabilimento (nel nostro caso, il
DIRETTORE di Raffineria) segnala alle autorità competenti la presenza sul territorio di
un’azienda a rischio di incidente rilevante. La Notifica contiene le seguenti informazioni:
sez. A - ragione sociale e indirizzo dello stabilimento
sez. B - sede del Gestore
sez. C - responsabile dello stabilimento

sez. D - notizie riguardanti le sostanze pericolose presenti

sez. E - attività, presenti o previste, all’interno dello stabilimento

sez. F - ambiente immediatamente circostante lo stabilimento ed elementi che


potrebbero causare un incidente rilevante o aggravarne le conseguenze

Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 149


NOTIFICA
In particolare, nella sezione dedicata alle sostanze pericolose, viene riportato:
SEZ. D della Notifica - Raffineria di Livorno
SOSTANZA CATEGORIA DI PRODOTTO q Q q/Q
(di cui al punto ALL. I, Parte 2) QUANTITA' QUANTITA' LIMITE Rapporto
PRESENTE rif. Col. 3 All. I, Parte 1 (art. 8)
[t] [t]
PARTE 1 - PRODOTTI SPECIFICI
Ossigeno 3 Comburenti 50 2.000 0,03
Idrogeno 8 Estremamente infiammabili (R12) 4 50 0,08
GPL e Metano 8 Estremamente infiammabili (R12) 6.420 200 32,10
PRODOTTI PETROLIFERI - Benzine 8 Estremamente infiammabili (R12) 230.000 25.000 21,11
9-ii Pericoloso per l'ambiente (R51/R53)
- Cheroseni 6 Infiammabili (R10) 77.800
9-ii Pericoloso per l'ambiente (R51/R53)
- Gasoli 9-ii Pericoloso per l'ambiente (R51/R53) 220.000
PARTE 2 - CATEGORIE DI PRODOTTI

Idrogeno solforato 1 Molto tossico 2 20 0,10


8 Estremamente infiammabile (R12) 50 0,04
9-i Pericoloso per l’ambiente (R50) 200 0,01
Furfurolo 2 Tossico 1.600 200 8,00
MEK 7b Liquidi facilmente infiammabili (R11) 10.800 50.000 0,22
ETBE
Toluolo
Petrolio grezzo e SLOPS 8 Estremamente infiammabili 287.500 50 5.750,00
Olio Combustibile 9-i Pericoloso per l’ambiente (R50) 390.000 200 1.950,00
Estratti Aromatici 9-ii Pericoloso per l’ambiente (R51/53) 9.000 500 18,00

SEZ. D della Notifica - Deposito di Calenzano


SOSTANZA CATEGORIA DI PRODOTTO q Q q/Q
(di cui al punto ALL. I, Parte 2) QUANTIT A' QUANTITA' LIMITE Rapporto
PRESENTE rif. Col. 3 All. I, Parte 1 (art. 8)
[t] [t]
PARTE 1 - PRODOTTI SPECIFICI
PRODOTTI PETROLIFERI - Benzine 8 Estremamente infiammabili (R12) 16.125 25.000 5,94
9-ii Pericoloso per l'ambiente (R51/R53)
- Cheroseni 6 Infiammabili (R10) 400
9-ii Pericoloso per l'ambiente (R51/R53)
- Gasoli 9-ii Pericoloso per l'ambiente (R51/R53) 132.000
PARTE 2 - CATEGORIE DI PRODOTTI

Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 150


NOTIFICA

Applicando le definizioni previste per categorie di prodotti, tenendo conto dei


quantitativi detenuti e delle soglie previste dal decreto, ne consegue che sia la
Raffineria di Livorno che il Deposito di Calenzano sono soggetti agli obblighi più
severi del [Link]. 334/99, ossia:
➢ art. 7 - redigere la Politica e attuare un Sistema Gestione Sicurezza (SGS)
➢ art. 8 - elaborare il Rapporto di Sicurezza

In particolare, entrambi gli stabilimenti detengono le seguenti categorie di


sostanze pericolose, in quantità superiore ai limiti più elevati:

ESTREMEMANTE INFIAMMABILI

PERICOLOSI PER L’AMBIENTE

TOSSICI (solo per la Raffineria)

Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 151


SCHEDA INFORMATIVA
per i Cittadini ed i Lavoratori

IL [Link]. 334/99 impone la predisposizione e l’aggiornamento di una scheda informativa (conosciuta


anche come “Allegato Quinto”) contenete le seguenti informazioni:
Sez. 1 - Identificazione dello Stabilimento, del portavoce e del responsabile
Sez. 2 - Elenco degli Enti destinatari
Sez. 3 - Descrizione delle attività svolte
Sez. 4 - Sostanze suscettibili di causare un incidente rilevante
Sez. 5 - Natura dei rischi degli incidenti rilevanti
Sez. 6 - Effetti sulla popolazione e l’ambiente; misure di prevenzione e sicurezza adottate
Sez. 7 - Informazioni sui Piani di Emergenza, comportamento da seguire, mezzi di segnalazione, ecc.
Sez. 8 - Informazioni sulle SOSTANZE elencate
Sez. 9 - Informazioni sugli SCENARI INCIDENTALI

Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 152


SCHEDA INFORMATIVA per i Cittadini ed i Lavoratori
In particolare, nella sezione dedicata alle sostanze pericolose, viene riportato:
Raffineria di Livorno Deposito di Calenzano

Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 153


Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 154
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SCHEDA INFORMATIVA per i Cittadini ed i Lavoratori

Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 156


SCHEDA INFORMATIVA per i Cittadini ed i Lavoratori

Nella Sezione 5 è riportata la natura dei Rischi di Incidente Rilevante:

Raffineria di Livorno Deposito di Calenzano

Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 157


Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 158
Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 159
SCHEDA INFORMATIVA per i Cittadini ed i Lavoratori

La Scheda Informativa (detta anche Allegato V) viene utilizzata dalle Autorità per
l’informazione della popolazione.
Le Schede Informative della Raffineria di Livorno e del Deposito di Calenzano sono
consultabili sul sito internet dei rispettivi comuni (rete civica del Comune di Livorno e rete
civica del Comune di Calenzano: sezioni dedicate alla Protezione Civile).

Raffineria di Livorno Deposito di Calenzano

Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 160


SCHEDA INFORMATIVA per i Cittadini ed i Lavoratori

I due Comuni, in collaborazione con gli stabilimenti e con gli altri Enti coinvolti, hanno
anche pubblicato e diffuso degli opuscoli informativi rivolti a tutti i cittadini.

Raffineria di Livorno Deposito di Calenzano

Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 161


Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 162
Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 163
SCHEDA INFORMATIVA per i Cittadini ed i Lavoratori

Al momento del primo ingresso, in accordo con la procedura opi HSE 28 “Informazione e
regolamentazione per l’accesso di persone e mezzi”, vengono forniti i seguenti documenti informativi:
- pass card
- sintesi della scheda informativa per i cittadini ed i lavoratori (rischi RIR e norme sicurezza e viabilità)
- estratto del piano di emergenza della raffineria

e viene fatto visionare il filmato “Informazione ai lavoratori in situ”.

Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 164


SCHEDA INFORMATIVA per i Cittadini ed i Lavoratori

L’informazione ai lavoratori degli stabilimenti a Rischio di Incidente Rilevante è definita nel

Decreto del Ministero dell’Ambiente del 16/03/98


“Informazione, formazione, addestramento e equipaggiamento dei lavoratori”
per cui, ogni lavoratore deve essere informato su:
- rischi di incidenti rilevanti
- misure di prevenzione
- misure per limitarne le conseguenze
e deve poter consultare:
- scheda informativa (Allegato V del DLgs 334/99)
- schede di sicurezza delle sostanze
- estratto del Rapporto di Sicurezza
- estratto del Piano di Emergenza Interno
Tali documenti sono consultabili sull’ INTRANET AZIENDALE.
Incontri trimestrali per l’informazione e l’aggiornamento dei lavoratori vengono
effettuati tramite i Comitati d’Area per la Sicurezza (sottocomitati di III livello).

L’informazione RIR viene inoltre erogata anche mediante corsi di formazione in aula
ed in modalità e-learning.

Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 165


SCHEDA INFORMATIVA per i Cittadini ed i Lavoratori

Il sistema di INFORMAZIONE DEL PERSONALE in materia di sicurezza è completato dai


COMITATI DI SICUREZZA, cioè specifiche strutture organizzative (opi HSE 07
“Organizzazione Personale e Comitati”):

1 CCSSA - Comitato Centrale


livello Sicurezza Salute e Ambiente

COMITATI DI 2 CGS - Comitati di Gestione per


SICUREZZA livello la Sicurezza

3 CAS - Comitati d’Area per la


livello Sicurezza

Scopo dei suddetti Comitati è quello di:


- coinvolgere tutto il personale nell’attuazione dei principi stabiliti nella POLITICA
- favorire il trasferimento di informazioni tra supervisione e collaboratori (e viceversa)

Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 166


SCHEDA INFORMATIVA per i Cittadini ed i Lavoratori

Sono inoltre attivi i seguenti SOTTOCOMITATI TECNICI DI SUPPORTO, definiti nella


sopraccitata procedura opi HSE 07 “Organizzazione Personale e Comitati” (tra parentesi
vengono indicate, per ciascun ambito, ulteriori procedure di riferimento):

Sottocomitato A “Valutazione rischi per modifiche impiantistiche e di processo” (opi HSE 04, opi PHSE 14)

Sottocomitato B “Analisi di near miss, incidenti e situazioni/comportamenti insicuri” (opi HSE 44)

Sottocomitato C “Procedure e Manuali” (opi HSE 10)

Sottocomitato D “Salute, Sicurezza e Ambiente Ditte Appaltatrici” (opi HSE 35)

Sottocomitato E “Sistema di Gestione Integrato (SGI)” (opi HSE 47)

Sottocomitato F “Affidabilità Impianti” (opi HSE 27)

Raffineria di Livorno Modulo RIR 02: pag. 167


Modulo RIR 02: pag. 16 Raffineria di Livorno
POLITICA di Prevenzione degli Incidenti Rilevanti

La POLITICA è il documento con cui il


“gestore” indica gli impegni e gli obiettivi di
miglioramento che lo stabilimento si propone
in materia di:
HSE (Salute, Sicurezza e Ambiente)
RIR (Rischio Incidenti Rilevanti)
Security

Essa viene riesaminata periodicamente, ed


almeno ogni due anni, affinché sia
mantenuta coerente ed al passo con gli
sviluppi della azienda e delle normative in
materia di sicurezza, salute, protezione
dell’ambiente.

Vediamone adesso il contenuto ….

Raffineria dipag.
Modulo RIR 02: Livorno
169
POLITICA di Prevenzione degli Incidenti Rilevanti

POLITICA DI SICUREZZA, SALUTE, AMBIENTE,


PREVENZIONE DEGLI INCIDENTI RILEVANTI E SECURITY

La Raffineria di Livorno, in conformità con i principi espressi nelle policy di eni spa, in coerenza con gli obiettivi HSE
stabiliti dalla divisione r&m e continuando una tradizione pluriennale nell’applicazione di Sistemi di Gestione, intende
perseguire lo sviluppo sostenibile delle proprie attività dedicando il massimo impegno per il miglioramento continuo
delle proprie prestazioni nel campo della salute e della sicurezza del processo e sui luoghi di lavoro, nella
salvaguardia dell’ambiente, nella Prevenzione degli Incidenti Rilevanti e della security, con l’obiettivo di prevenire gli
infortuni, gli incidenti rilevanti, garantire la sicurezza e la salute dei dipendenti e del personale delle Ditte Terze,
l’integrità degli impianti, la salvaguardia dell’ambiente e la tutela dell’incolumità pubblica.

La Raffineria di Livorno si impegna pertanto a perseguire i seguenti obiettivi:

1 assicurare tramite una struttura organizzativa che le normative applicabili e gli altri accordi liberamente sottoscritti
siano recepiti, diffusi, applicati e rispettati con approccio proattivo, da tutto il personale della Raffineria e dei Siti di
pertinenza;

2 procedere periodicamente alla identificazione degli aspetti e dei pericoli specifici e alla valutazione della
significatività degli impatti e dei rischi correlati, definendo idonei programmi di miglioramento per:
➢ la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali dei dipendenti e lo sviluppo di un ambiente di lavoro
salubre;
➢ la corretta gestione dei rischi industriali, garantendo la sicurezza di processo e l’integrità degli impianti,
➢ la riduzione delle emissioni nell’ambiente circostante, il recupero di materie prime e risorse naturali, il risparmio
energetico e la prevenzione dell'inquinamento in generale;
➢ prevenire/minimizzare i danni derivanti da eventuali minacce esterne (terrorismo, sabotaggio, furti e rapine);

3 impiegare le migliori tecnologie e le best practice di settore in materia HSE, utilizzando anche sistemi di gestione
specifici, per la conduzione degli impianti, per le fasi di manutenzione/modifica, messa in sicurezza, dismissione e
bonifica;

Raffineria dipag.
Modulo RIR 02: Livorno
170
POLITICA di Prevenzione degli Incidenti Rilevanti

4 estendere l'impiego di strumenti quali procedure operative e standard tecnici per la corretta gestione delle attività,
con criteri basati sulla tutela dell’ambiente, della salute e sicurezza, degli impianti e attrezzature di produzione e
sulla prevenzione degli incidenti rilevanti, consultando, se necessario, le Organizzazioni Sindacali;

5 sviluppare e mantenere attivo un Sistema di Gestione HSE integrato conforme ai requisiti degli standard
internazionali OHSAS 18001, ISO 14001 ed EMAS, nonché al modello organizzativo 231 di eni e rispondente ai
dettami della normativa sulla Prevenzione degli Incidenti Rilevanti, monitorandone la corretta attuazione
attraverso un processo sistematico di Audit per il miglioramento continuo delle prestazioni;

6 informare, formare e addestrare tutto il personale al fine di raggiungere un sempre maggior coinvolgimento e
consapevolezza dei dipendenti rispetto al processo di salvaguardia della salute, della sicurezza antinfortunistica e
di processo, dell’ambiente e dell’incolumità pubblica, perseguendo il costante miglioramento della professionalità
e del senso di responsabilità di ognuno;

7 comunicare con i dipendenti, i Rappresentanti dei Lavoratori e i portatori d'interesse esterni e informarli sui
risultati HSE raggiunti, tramite anche la DichiarazioneAmbientale EMAS;

8 richiedere che le Ditte Terze operanti in Raffineria e nei Siti di pertinenza applichino standard HSE in linea con
quelli adottati dalla Raffineria, affinché contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi di miglioramento;

9 collaborare attivamente con le Realtà locali, con gli Enti rappresentativi, con le strutture di Gruppo e con
qualunque altro portatore d'interesse esterno per la soluzione di specifiche problematiche di Sicurezza, Salute e
Ambiente, Incolumità pubblica e Security, per la valorizzazione e miglioramento del rapporto con il Territorio
circostante;

Tutto il personale operante in Raffineria e nei Siti di pertinenza è pertanto chiamato a conformarsi allo spirito e alla
lettera della presente Politica, che ha valore per tutte le attività controllate dalla Raffineria di Livorno.

li, 06/12/2011

Raffineria dipag.
Modulo RIR 02: Livorno
171
eni S.p.A
divisione refining & marketing
RAFFINERIA DI LIVORNO

DOCUMENTAZIONE ENI
RIR 04 RDS - Rev5 Novembre 2012
eni S.p.A
divisione refining & marketing
RAFFINERIA DI LIVORNO

INFORMAZIONE DEI LAVORATORI SUI


RISCHI DI INCIDENTE RILEVANTE
([Link]. 334/99 e DM 16/03/98)

Rapporto di Sicurezza (RdS)

HSE/SIC
RIR 04 - rev.5 Mar. 2012
La Raffineria di Livorno ed il Deposito di Calenzano ricadono nel campo di applicazione
del [Link].334/99 (la cosiddetta “Legge Seveso”), in quanto detengono quantitativi di
Modulo RIR 01: DEFINIZIONI e NORMATIVA

sostanze pericolose superiori a determinate soglie.


Essi vengono pertanto definiti “stabilimenti a Rischio di Incidente Rilevante”.

INCIDENTE RILEVANTE è un evento, quale un’emissione, un incendio o


un’esplosione di GRANDE ENTITA’, che dia luogo ad un pericolo grave (immediato o
differito) per la salute umana o per l’ambiente, all’interno o all’esterno dello
stabilimento, e in cui intervengano una o più sostanze pericolose.

L’indice di RISCHIO di un evento incidentale può essere ridotto agendo sulla sua:
PROBABILITA’ (Frequenza di accadimento), mediante interventi di PREVENZIONE;
ENTITA’ delle CONSEGUENZE, mediante interventi di PROTEZIONE.

Principali obblighi derivanti dal [Link] 334/99:


• Notifica
• Scheda Informativa per i cittadini ed i lavoratori (Allegato V)
• Politica di Prevenzione degli Incidenti Rilevanti
• Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS)
• Rapporto di Sicurezza
• Piano di Emergenza Interno (PEI)

Modulo RIR 04: pag. Raffineria di Livorno


174
La NOTIFICA è l’atto con cui il “Gestore” dello Stabilimento segnala alle autorità
Modulo RIR 02: OBBLIGHI INFORMATIVI e POLITICA

competenti la presenza sul territorio di un’azienda a rischio di incidente rilevante.

La Scheda Informativa per i cittadini ed i lavoratori (“Allegato V” del [Link].334/99)


viene tra l’altro utilizzata dagli Enti (es. Comuni) per l’informazione della popolazione.

La Raffineria di Livorno ed il Deposito di Calenzano devono:


• adottare un Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS)
• elaborare un Rapporto di Sicurezza (RdS).

La Raffineria, anche per ottemperare al DM 16/03/98 (Informazione, formazione ed


addestramento del personale), ha previsto:
• procedure e documenti per l’Informazione/Formazione/addestramento (IFA),
quali gli opuscoli informativi consegnati all’ingresso;
• l’organizzazione di comitati (CCSSA, Comitati 2 e 3 livello, Sottocomitati tecnici
di supporto), per coinvolgimento di tutto il personale nelle tematiche di sicurezza.

La “Politica di Sicurezza, Salute, Ambiente, Prevenzione degli Incidenti Rilevanti


e Security”è il documento con cui il “gestore” indica gli impegni e gli obiettivi di
miglioramento che lo stabilimento si propone in materia di:
• HSE (Salute, Sicurezza, Ambiente);
• RIR (Rischio Incidenti Rilevanti);
• Security.
Modulo RIR 04: pag. Raffineria di Livorno
175
Il Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS) è uno STRUMENTO (inteso come:
Modulo RIR 03: Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS)

struttura organizzativa, responsabilità, prassi, procedure, procedimenti e risorse) che ha


lo scopo di pianificare, attuare, controllare e riesaminare la GESTIONE della Sicurezza e
della Prevenzione degli Incidenti Rilevanti.

I documenti del SGS (Politica, Manuali, opi HSE, ecc.) sono consultabili su INTRANET.

Il SGS si basa sul principio del MIGLIORAMENTO CONTINUO.

Il SGS, per controllare e misurare l’andamento delle proprie prestazioni ed


individuare eventuali azioni di miglioramento, utilizza tra l’altro:
Indicatori di Efficienza SGS
Audits e Visite di Sicurezza in campo
Procedure, prassi e risorse (es. comitati, sottocomitati, ecc.)

Il Sistema di Gestione Integrato HSE (SGI) include:


Sistema Gestione Sicurezza (SGS, in osservanza al [Link].334/99)
Sistema Gestione Sicurezza/salute sul Lugo del lavoro (secondo OHSAS 18001)
Sistema Gestione Ambientale (SGA, secondo EMAS e ISO 14001)

Modulo RIR 04: pag. Raffineria di Livorno


176
Modulo RIR 04: pag. 5 Raffineria di Livorno
RAPPORTO DI SICUREZZA
Il Rapporto di Sicurezza (RdS) è un documento che, attraverso una dettagliata ANALISI
DEL RISCHIO, ha lo scopo di:
• Individuare i possibili eventi incidentali di entità rilevante (TOP EVENT)
• Quantificare il rischio effettivamente connesso ai Top Event, sia come frequenza attesa che
come stima delle conseguenze

Il RdS è predisposto in conformità alle Linee Guida riportate nel DPCM del 31.03.1989.
Una versione “semplificata” del RdS, priva delle informazioni riservate, viene trasmessa alla
Regione ai fini dell'accessibilità al pubblico (art.7 c.9 del [Link].334/99).
Il RdS deve essere riesaminato almeno ogni 5 anni, oppure in caso di modifiche rilevanti o
se richiesto dalle Autorità.

Il RdS è consultabile su INTRANET (copia cartacea è disponibile presso le SOI e presso HSE).

L’RdS della Raffineria di Livorno è costituito da:


• parte generale (detta anche “Rapporto del Gestore”) con una serie di allegati;
• analisi di rischio specifiche per ciascun impianto (raggruppati per SOI).
L’RdS del Deposito di Calenzano è un documento distinto e separato da quello di Raffineria.

In estrema sintesi, l’analisi del Rapporto di Sicurezza si articola nelle seguenti fasi:
• A) Identificazione delle aree critiche
• B) Identificazione degli eventi incidentali
• C) Valutazione della frequenza di accadimento
• D) Stima delle conseguenze

Modulo RIR 04: pag. Raffineria di Livorno


178
Rapporto di Sicurezza (RdS)

A) IDENTIFICAZIONE DELLE AREE CRITICHE

Mediante l’applicazione del METODO AD INDICI delle linee guida ministeriali, è possibile
associare un LIVELLO DI RISCHIO ad ogni specifica sezione d’impianto.

Ogni impianto viene suddiviso in unità logiche.


Es.: Unità logiche impianto Topping
Per ciascuna di esse, vengono
calcolati, in base alle condizioni di
processo, alle sostanze presenti
ed altri fattori di penalizzazione, gli
INDICI DI RISCHIO generale:
• G - per incendio ed esplosione,
• T - per tossicità.

Tenendo conto delle diverse misure di prevenzione / protezione ed organizzative presenti


(fattori compensativi), si calcolano
gli INDICI DI RISCHIO generale
compensati G’ e T’.
In base al risultato, vengono attribuite
le categorie di rischio delle unità.

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 179


Rapporto di Sicurezza (RdS)

B) IDENTIFICAZIONE DEGLI EVENTI INCIDENTALI


Gli incidenti possono essere causati da:
• DEVIAZIONI dalle normali condizioni operative di PROCESSO dei parametri
termofluodinamici (es. pressione, portata, temperatura);
• ROTTURE casuali, per effetto di corrosione, difetti costruttivi, collisioni, ecc.

Per l’individuazione degli eventi incidentali, è possibile utilizzare:


➢ tecniche di indagine di tipo predittivo (HazOp, FMEA, FMECA,“What if…?”, ecc.),
soprattutto per eventi causati dalle deviazioni;
➢ ANALISI STORICA (es. esperienza, banche dati), soprattutto per eventi causati da rotture.

HazOp
L’HazOp (Hazard and Operability Analysis) è un metodo che permette di valutare in
modo sistematico ogni possibile deviazione dalle condizioni di regime di
funzionamento, andando ad individuare le cause e le conseguenze che, concatenate
tra loro, possono portare all’accadimento di un evento incidentale.
Il metodo HazOp può essere utilizzato sia in fase di progetto che in fase di verifica di un
impianto.

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 180


Rapporto di Sicurezza (RdS)

Nel RdS l’analisi HAZOP è stata applicata a TUTTI gli impianti della Raffineria, individuando:
• le anomalie di funzionamento (guasti di sistemi di regolazione o di controllo, malfunzionamenti,
errori di conduzione o di manovra) che possono comportare, nel loro sviluppo, incidenti rilevanti.
• le misure impiantistiche (sistemi di blocco, allarme etc.) e/o procedurali per prevenire il
verificarsi o atte a mitigare le conseguenze di ciascuna anomalia, con dispositivi di tipo passivo
(es. finalizzati allo scarico della sovrapressione come valvole di sicurezza, dischi di rottura o
portelli di scoppio) e/o dispositivi di tipo attivo (es. “sistemi di allarmi/blocco”).
L’analisi segue determinati standard internazionali (es. linee guida Chemical Industry Association).

L’HazOp è condotto da un team multidisciplinare (tecnici con


specifica esperienza in merito al processo, alla conduzione e
manutenzione dell’impianto) coordinato da un team leader.

L’ HazOp si sviluppa nelle seguenti FASI:


➢ DESCRIZIONE del processo e suddivisione dell’impianto in sezioni (es. sez. raffreddamento);
➢ CONSULTAZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE (es. Manuale operativo, Procedure di emergenza,
specifiche di apparecchiature, PSV e linee, funzioni dei sistemi di blocco, ecc.) e in particolare degli SCHEMI
DI PROCESSO (P&ID - Piping and Instrumentation Diagram);
➢ APPLICAZIONE delle PAROLE GUIDA (es. aumento, diminuzione, inversione, ecc.) ai PARAMETRI del
processo (es. temperatura, pressione, portata,ecc.) in un dato NODO del sistema; si ipotizza cioè lo
scostamento di un parametro (es. diminuzione di portata) in un punto dell’impianto e si investiga sul
comportamento del sistema;
➢ ESAME delle POSSIBILI CAUSE della deviazione (es. arresto della pompa del raffreddamento);
➢ SVILUPPO della DEVIAZIONE nel sistema tenendo conto delle protezioni e dei dati di progetto.

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 181


Rapporto di Sicurezza (RdS)
ANALISI STORICA
Mentre l’HazOp consente di individuare gli incidenti dovuti al processo, con l’analisi storica si
identificano anche i possibili incidenti dovuti a ROTTURE (ad es. per corrosione o difetti costruttivi).

Le principali banche dati mondiali per l’analisi storica degli incidenti nell’industria sono le seguenti:
AGENZIA FONTI DI

BANCHE DATI DI RACCOLTA INFORMAZIONI NOTE


MHIDAS Major HSE Letteratura e Raccoglie tutti gli
Hazard AEA Tecnology rapporti media incidenti rilevanti.
Incident (UK) Dal 1964 a 2003
Data contiene circa
Service 5000 casi
EnvIDAS Environmenta HSE Letteratura e Concentra l’atten-
Incident AEA Tecnology rapporti media zione solo su inci-
Database (UK) denti con effetti
Service sull’ambiente
OECD Database WHO Rapporti Incidenti in stab. non
of World Health governi Seveso II e trasporto
Industrial Organization paesi membri sostanze pericolose
Accidents
MARS Major Commissione Eventi riconosciuti Raccoglie solo
Accident Europea incidenti rilevanti incidenti rilevanti
Reporting JRC ISPRA secondo Seveso II Dal 1980 al 2003
System (MAHB) contiene 530 casi

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 182


Rapporto di Sicurezza (RdS)

C) VALUTAZIONE DELLA FREQUENZA DI ACCADIMENTO


Dopo aver identificato (con HazOp, Analisi storica, ecc.) un possibile evento incidentale,
vengono sviluppati in sequenza i seguenti metodi:

C.1) Albero dei GUASTI (Fault Tree),


per calcolare la frequenza di
accadimento dell’evento incidentale
(Top Event)

RILASCIO CONTINUO DI GAS / VAPORE INFIAMMABILE E/O TOSSICO


INNESCO INNESCO ESPLOSIONE /
RILASCIO SCENARIO
C.2) Albero degli EVENTI (Event Tree), IMMEDIATO RITARDATO FLASH FIRE

per calcolare la frequenza dello scenario SI' 0,03000 JET FIRE


-2

incidentale, ossia dell’evoluzione dell’evento ESPLO


3,00*10

SIONE 0,02000 ESPLOSIONE +


nelle possibili tipologie incidentali (incendio, 1,00000 JET FIRE
-4
SI' 0,02188 4,24*10
esplosione, dispersione, etc.)
FLASH FIRE +
FLASH 0,98000 JET FIRE
NO 0,97000 FIRE 2,08*10 -2

DISPERSIONE
NO 0,97812 TOSSICO
9,48*10 -1

… illustriamo meglio i due alberi ….

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 183


Rapporto di Sicurezza (RdS)

C.1) Albero dei GUASTI (Fault Tree)


L’albero dei guasti serve per calcolare la frequenza di accadimento dell’evento incidentale.

Realizzazione di un diagramma logico


che, iniziando da uno o più eventi primari
(es.: malfunzionamento di un livello,
mancato intervento di un allarme,
mancato intervento dell’Operatore),
evidenzia tutte le possibili situazioni che OPERATORE LOGICO “OR” OPERATORE LOGICO “AND”
potrebbero verificarsi e che potrebbero
condurre al Top Event indesiderato.

L’albero dei guasti viene costruito,


avvalendosi dei risultati dell’analisi
operativa HAZOP, combinando tra di loro
(mediante operatori logici AND e OR) le
diverse “cause iniziatrici” e le “mancate
protezioni”.

Attraverso valori probabilistici e ratei di


guasto desunti da banche dati esistenti, è
possibile pertanto valutare la frequenza di
accadimento dell’ipotesi incidentale
(espressa come occasioni/anno).

Modulo RIR 04: pag. Raffineria di Livorno


184
Rapporto di Sicurezza (RdS)

C.2) Albero degli EVENTI (Event Tree)


L’albero degli eventi serve per calcolare la frequenza dello scenario incidentale, ossia dell’evoluzione
dell’evento nelle possibili tipologie incidentali (incendio, esplosione, dispersione, etc.).
Pertanto, uno stesso
evento incidentale o
“Top Event” (es.: rilascio
di vapori di GPL da una
PSV) può dare luogo a
diversi scenari
incidentali, cioè
FENOMENI FISICI (es.
incendio, esplosione,
dispersione).

Mediante l’alberi degli


eventi si cerca pertanto
di caratterizzare gli
scenari incidentali
plausibili.

Occorre, di volta in volta, valutare l’effetto di determinati fattori, quali: presenza o meno di innesco immediato o ritardato (in
base alla portata ed alla quantità totale rilasciata, a loro volta legate alla geometria del rilascio ed al tempo di intervento per
eliminare la perdita), all’azionamento di sistemi, preventivi e/o protettivi, tali da ridurre la frequenza di accadimento o il rilascio
della sostanza pericolosa, all’azionamento di sistemi di raffreddamento, di confinamento, ecc.

Vengono ritenuto “credibili” tutti gli scenari incidentali caratterizzati da


frequenza di accadimento maggiore o uguale a 10-5 occorrenze/anno (cioè una volta ogni 100.000 anni).

Modulo RIR 04: pag. Raffineria di Livorno


185
Rapporto di Sicurezza (RdS)

… possiamo riassumere quanto visto sin qui nel seguente modo:

Nel Rapporto di
Sicurezza
vengono spesso
inserite tabelle di
riepilogo simili a
quella qui di
fianco riportata:

Tali tabelle sono


appunto il risultato
dell’applicazione
dei metodi
precedentemente
illustrati:

A)
Identificazione Aree Critiche
C.1) C.2)
(Metodo ad Indici) Albero dei Guasti Albero degli Eventi
B) C)
Identificazione Eventi Incidentali Valutazione della Frequenza di Accadimento
(HAZOP, Analisi Storica, ecc.)

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 186


Rapporto di Sicurezza (RdS)

Numero dei TOP EVENT individuati nei RdS 2010

TP G 24 VP S 12 DU 6
ME R OX 5 FT1 12 DP 6
UNI1 10 FT2 7 P 13 4
UNI2 9 ME K 1 36 Tot. D ars ene 16
P L AT 24 ME K 2 36
R E R UN 12 P DA 22 G P L S UD G 18
IS O 14 B IT MO D 2 P L NO R D 12
HS W 10 WAX VAC 5 Tot. G P L 30
S P L IT 4 HF 2 14
S TAB G P L 5 HF 3 13 O F F S IT E 22
HD2 13 H OT O IL 9
HD3 13 B D L UB E 4 Totale MO V-R aff 68
DE A 8 TAE 11
ME A1/2 9 Totale L UB E 183
Z OL F O 14
S WS 3
S C OT 5
B D C AR B 5
Totale C A R B 187
438
TOTA L E Top E vent R A F F INE R IA

T O T A L E T o p E v e n t D e p o s ito d i C A L E N Z A N O : 10

Modulo RIR 04: pag. Raffineria di Livorno


187
Rapporto di Sicurezza (RdS)

51 morti

UVCE

Tanjung Langsat Port Depot, Malaysia


Buncefield (UK) AGOSTO 2008
dic. 2005 - 43 feriti

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 188


Rapporto di Sicurezza (RdS)

I possibili fenomeni fisici, che danno luogo agli SCENARI INCIDENTALI , sono i seguenti:

• POOL FIRE (incendio da pozza), innesco di liquido infiammabile rilasciato su terreno od acqua (radiazione termica stazionaria)

• FLASH FIRE (“lampo di fuoco”), innesco ritardato di una nube di gas/vapori in concentrazione infiammabile, ma con
composizione non omogenea. La radiazione termica associata è istantanea.

• JET FIRE (“dardo di fuoco”), innesco di un getto di liquido o gas rilasciato in atmosfera da un contenitore in pressione. La
radiazione termica associata è stazionaria ed investe un’area molto limitata, ma con possibile danneggiamento di strutture
vicine e pericolo di “effetto domino”.

• NUBE TOSSICA, cioè la dispersione in aria di gas/vapori tossici in conseguenza di perdite o rotture di linee o apparecchiature.

• ESPLOSIONE, innesco di una nube di miscela infiammabile con propagazione del fronte di fiamma con velocità crescente per
effetto dell’espansione dei gas di combustione e del rapido aumento di temperatura.
Si generano ONDE DI SOVRAPPRESSIONE che si propagano nell’atmosfera circostante. Si ha:
• Deflagrazione, se la velocità di propagazione del fronte di fiamma è inferiore a quella del suono, con generazione di
onde di sovrappressione dell’ordine di “qualche bar”;
• Detonazione, se la velocità di propagazione del fronte di fiamma è superiore a quella del suono (fino a 1.000-2.000
m/s), con onde di sovrappressione dell’ordine di “decine di bar” e conseguenze particolarmente disastrose.
L’esplosione può avvenire:
➢ in uno spazio completamente aperto, dando luogo al fenomeno di UVCE (Unconfined Vapour Cloud Explosion);
➢ in uno spazio confinato (es. presenza di edifici o strutture) dando luogo al fenomeno di VCE (Vapour Cloud Explosion); il
confinamento può causare un aumento della velocità di propagazione del fronte di fiamma con possibilità di transizione del
fenomeno esplosivo da deflagrazione a detonazione.

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 189


Rapporto di Sicurezza (RdS)

Un tipo di esplosione particolarmente pericoloso è


il fenomeno del BLEVE (Boiling Liquid Expanding
Vapor Explosion), che si verifica per evaporazione
istantanea di una rilevante quantità di un liquido
con rapido aumento di volume (es. stoccaggio in
pressione di GPL ).

Il BLEVE viene denominato anche RPT (Rapid


Phase Transition).
BLEVE GPL

18 morti E’ un tipo di “esplosione” puramente fisica,


che potrebbe essere provocata anche da
fluidi non infiammabili.
Tuttavia, se il fluido è anche infiammabile, la
rottura dell’apparecchiatura è seguita molto
spesso da combustione della massa scaricata
che forma una sfera di fuoco (FIRE BALL)
con notevoli effetti di irraggiamento e di
sovrappressione.

Nei nostri RdS (sia Raffineria che


Dep. Calenzano) NON vengono
individuati scenari di BLEVE.

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 190


Rapporto di Sicurezza (RdS)

Nell’ambito del Rapporto di Sicurezza (ediz. 2010) della Raffineria di Livorno, sono stati individuati
n 438 eventi incidentali (Top Event).
11% 8%
Gli SCENARI INCIDENTALI (fenomeni fisici) 38% POOL
associati ai Top Event hanno la seguente JET FIRE
ripartizione percentuale: FLASH FIRE
28% ESPLOSIONI
TOSSICO
15%

Nell’RdS (ediz. 2010) del Deposito di Calenzano, a fronte dei seguenti Top Event individuati:
gli scenari incidentali associati
sono solo:
• Pool Fire
• Flash Fire

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 191


Rapporto di Sicurezza (RdS)

D) VALUTAZIONE DELLE CONSEGUENZE


Per determinare l’entità delle conseguenze è necessario prevedere gli effetti fisici prodotti dallo scenario
incidentale (irraggiamento, sovrapressione, concentrazione, ecc.) ricorrendo ad opportuni programmi di
calcolo e modelli di analisi degli EFFETTI.
Le conseguenze sono generalmente espresse in DISTANZE MASSIME a cui si raggiungono determinati
valori di soglia (ad es.: “irraggiamento” per incendio, “concentrazioni pericolose” per rilascio di prodotti,
“sovrapressioni” nel caso esplosioni).
I VALORI DI SOGLIA corrispondenti ad effetti su persone (lesioni reversibili/irreversibili e letalità) e
su strutture sono indicati nella seguente tabella:

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 192


Rapporto di Sicurezza (RdS)

Gli effetti dell’irraggiamento dipendono dall’intensità della radiazione termica (kW/mq) e dal tempo di
esposizione (s) come si vede dalla CURVA DELLA TOLLERABILITÀ riferita ad una persona a pelle nuda.

40
L’intensità di radiazione termica
35 sopportabile da una persona a
IRRAGGIAMENTO (kW/mq)

pelle nuda, per un tempo molto


30 lungo, è pari a:
1.194 kcal/h mq (440 Btu/hr sqft),
25
corrispondenti a 1,39 kW/mq.
20

15 Come termine di paragone, si


consideri il fatto che la
10
radiazione SOLARE massima
istantanea al suolo (potenza
5
per unità di superficie) risulta
0 circa 1 kW/mq.

0 10 20 30 40 50
tempo di esposizione in secondi

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 193


Rapporto di Sicurezza (RdS)

Nel RdS le simulazioni delle conseguenze incidentali vengono effettuate assumendo le seguenti
CONDIZIONI ATMOSFERICHE previste dalle linee guida per la predisposizione del Piano di Emergenza
Esterno:
• 5D condizioni neutre con velocità del vento 5 (m/s)
• 2F, 3F condizioni moderatamente stabili con velocità del vento 2 3 (m/s)

Nelle condizioni neutre gli strati atmosferici Nelle condizioni moderatamente stabili gli
hanno una temperatura potenziale strati più alti sono a temperatura potenziale
sostanzialmente costante, per cui durante il maggiore per cui la miscelazione verticale è
moto ascensionale la massa d’aria incontra scarsa
strati alla sua stessa temperatura per cui
la miscelazione è moderata

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 194


Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 195
Rapporto di Sicurezza (RdS)

Nel Rapporto di Sicurezza (sia in quello della Raffineria che in quello del Deposito di Calenzano) vengono
calcolate le conseguenze per tutti gli scenari incidentali caratterizzati da frequenza di accadimento
maggiore o uguale a 10-7 occorrenze/anno (cioè una volta ogni 10.000.000 anni).

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 196


Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 197
Rapporto di Sicurezza (RdS)

Le conseguenze incidentali sono rappresentate graficamente sulla planimetria dell’impianto:

Deposito di Calenzano

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 198


Rapporto di Sicurezza (RdS)

EFFETTO DOMINO:

Dall’esame delle conseguenze calcolate per i vari Top Event di un impianto, si possono
riscontrare possibili interazioni su altri impianti, con eventuale superamento dei valori di
danneggiamento delle strutture (EFFETTO DOMINO), nel caso di:
• IRRAGGIAMENTO da pool fire: 12.5 kW/m2
• SOVRAPRESSIONE da esplosione: 0.3 bar

Nel RdS sono evidenziati alcuni Top Event possibili fonti di effetti domino, per cui si è
provveduto ad identificare le conseguenze ed esaminare le misure di protezione.

In generale, si può affermare che, in caso di incidente, è fondamentale


intervenire con il raffreddamento delle apparecchiature più esposte
all’irraggiamento, ricorrendo ai sistemi fissi di raffreddamento o tramite i
mezzi mobili di emergenza.

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 199


Rapporto di Sicurezza (RdS)

ELEMENTI CRITICI:

Sono detti “ELEMENTI CRITICI” le apparecchiature, strumenti e dispositivi che,


in caso di malfunzionamento, possono generare o contribuire allo sviluppo di
una sequenza di eventi che può portare ad un incidente rilevante o ad
aggravarne le conseguenze.

In particolare, per i SISTEMI di ALLARME e BLOCCO CRITICI (insieme di


strumenti, rilevatori, logiche di controllo, valvole, valvole di blocco ecc.) sono
predisposte delle schede contenenti: valori di set, apparecchiature interessate,
periodicità dei controlli, operazioni/manovre da effettuare in caso di intervento
del sistema.

I sistemi critici vengono riportati nel “Registro dei sistemi critici”, dove sono
registrate le eventuali esclusioni temporanee.

Raffineria di Livorno Modulo RIR 04: pag. 200


eni S.p.A
divisione refining & marketing
RAFFINERIA DI LIVORNO

DOCUMENTAZIONE ENI
RIR 06 Apparecchiature e Strumenti Critici - Rev Gen 2014
eni S.p.A
divisione refining & marketing
RAFFINERIA DI LIVORNO

INFORMAZIONE DEI LAVORATORI SUI


RISCHI DI INCIDENTE RILEVANTE
([Link]. 334/99 e DM 16/03/98)

Apparecchiature e Strumenti Critici

HSE/SIC
RIR 06 - rev. Gen. 2014
APPARECHIATURE E STRUMENTI CRITICI

Elenco degli Argomenti


❑ RIFERIMENTI NOMATIVI
❑ DEFINIZIONI:
▪ ELEMENTO CRITICO
▪ APPARECCHIATURA CRITICA
▪ PARAMETRO CRITICO
▪ STRUMENTO CRITICO
❑ INDIVIDUAZIONE DELLE APPARECCHIATURE E STRUMENTI CRITICI
❑ CONTROLLI PERIODICI:
▪ PIANIFICAZIONE
▪ REGISTRAZIONE

Modulo RIR 06: pag. Raffineria di Livorno


203
Apparecchiature e Strumenti Critici - RIFERIMENTI NORMATIVI

RIFERIMENTI ESTERNI (DI LEGGE)


❑ [Link]. 334/99 “Controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate
sostanze pericolose”
❑ D.M. 09/08/2000 “Linee guida per l’attuazione dei Sistema di Gestione della Sicurezza”
❑ D.M. 09/08/2000 “Modifiche di impianti a rischio di incidente rilevante”
❑ Linee guida del ministeriali per la verifiche ispettive nei siti a rischio di incidente
rilevante
RIFERIMENTI INTERNI
❑ Best Practice della Divisione R&M “Identificazione Item Critici ai fini della prevenzione
dei rischi di incidente rilevante” (prot. HSE 298 T del Nov. 2006)
❑ Rapporto di Sicurezza (RdS)
❑ Manuale del Sistema di Gestione della Sicurezza (Manuale SGS)
❑ opi sg hse 002 r&m rafli “Criteri di Valutazione del Rischio di Incidente Rilevante”
❑ opi sg hse 004 r&m rafli “Gestione delle Modifiche”
❑ opi sg hse 024 r&m rafli “Gestione dei Sistemi di Allarme e Blocchi Critici”
❑ opi sg hse 027 r&m rafli “Ispezioni e Manutenzione”
❑ opi sg hse 037 r&m rafli “Verifica dei Sistemi di Prevenzione e Protezione”

Raffineria di Livorno Modulo RIR 06: pag. 204


Apparecchiature e Strumenti Critici – DEFINIZIONI

ELEMENTO CRITICO
ELEMENTO di un impianto (apparecchiatura, strumento,
dispositivo, ecc.) che, in caso di rottura,
malfunzionamento o mancato controllo, può generare o
contribuire allo sviluppo di una sequenza di eventi che
porta ad un INCIDENTE RILEVANTE o ad aggravarne le
conseguenze.

Possono costituire ELEMENTO CRITICO:

➢ apparecchiature: pompe, compressori, valvole di blocco, etc.

➢ strumentazione: pressostati, termostati, livellostati, misuratori dei parametri


critici per la conduzione del processo, ecc.

➢ di sposi tivi di si curezza e pe r l a ge sti one de l l ’em erg enza : sistemi di rilevamento
e segnalazione, sistemi di depressurizzazione rapida, sistemi di raffreddamento
per incendio esterno, ecc.
L’individuazione degli Elementi Critici avviene mediante applicazione
dei criteri quantitativi illustrati nella B.P. Div.R&M HSE 298T .

Modulo RIR 06: pag. Raffineria di Livorno


205
Apparecchiature e Strumenti Critici – DEFINIZIONI STRUMENTI CRITICI

• Per ciascun elemento critico (identificato in base ai criteri stabiliti nella B.P. Div.R&M HSE 298T
“Identificazione items critici ai fini della prevenzione dei rischi di incidente rilevante”) vengono stabiliti i
fattori / variabili operative che ne determinano la pericolosità, cioè il Parametri Critici di Processo,
quali ad esempio:
• elevata pressione o condizioni di sottovuoto;
• temperatura elevata o negativa;
• livello di prodotto troppo alto/basso;
• reazione di cui si potrebbe perdere il controllo;
• possibile flusso inverso pericoloso;
• alto rischio di formazione miscela infiammabile;
• possibile rischio di rilascio prodotto tossico.
• All’interno della strumentazione installata sull’impianto con la funzione di controllo e/o
allarme/blocco(*) del parametro critico di processo, vengono quindi individuati, con specifiche tecniche
analitiche, gli STRUMENTI CRITICI, cioè gli strumenti che maggiormente possono
condizionare lo sviluppo e/o la gravità dell’evento Incidentale.
(*) Es.: sistemi di blocco, sistemi di allarme, controllori, interruttori, allarmi, valvole telecomandate,
sistemi di depressurizzazione rapida, valvole di sicurezza, ecc.

Modulo RIR 06: pag. Raffineria di Livorno


206
Apparecchiature e Strumenti Critici – DEFINIZIONI

APPARECCHIATURE CRITICHE

Per ciascun elemento critico (identificato in base ai criteri stabiliti nella B.P.
Div.R&M HSE 298T) vengono stabiliti i fattori di tipo strutturale che ne determinano
la pericolosità, cioè il Parametri Critici Impiantistici, quali:
• difficoltà nei sistemi di tenuta;
• ingenti hold-up sostanze pericolose e sistemi contenimento adottati;
• problemi di lay-out (installazione in quota, impianti particolarmente
congestionati, vicinanza con altre sorgenti di pericolo);
• alto rischio di sviluppo fenomeni di corrosione;
• eventuali esperienze negative maturate (es. near miss);
• indicazioni provenienti dal licenziatario o dal fornitore;
• insufficienti misure di prevenzione/protezione (es. fireproofing).

Se i parametri critici impiantistici sopra indicati superano determinati limiti,


l’APPARECCHIATURA ad essi associata viene definita CRITICA, in quanto di
per sé suscettibile di determinare un incidente rilevante o aggravarne le
conseguenze.

Modulo RIR 06: pag. Raffineria di Livorno


207
Apparecchiature e Strumenti Critici – INDIVIDUAZIONE

INDIVIDUAZIONE APPARECCHIATURE E STRUMENTI CRITICI


Per l’identificazione degli elementi critici, viene dapprima sviluppato uno specifico studio di
sicurezza, che prende a riferimento:
✓i criteri indicati nella B.P. Div.R&M HSE 298T “Identificazione items critici ai fini della
prevenzione dei rischi di incidente rilevante;

✓ il Rapporto di Sicurezza e, in particolare, gli


Alberi di Guasto (Fault Tree) dei Top Event,
che raffigurano la sequenza degli eventi
casuali che possono determinare un
incidente rilevante, con la relativa frequenza
calcolata tenendo conto di parametri
affidabilistici internazionali.

La completa identificazione degli elementi critici dei vari


impianti/stoccaggi, con i corrispondenti parametri operativi e la
definizione degli intervalli di controllo, avviene anche sulla base
delle esperienze maturate nella conduzione degli impianti,
nonché in accordo con le indicazioni fornite dai costruttori delle
apparecchiature.

Modulo RIR 06: pag. Raffineria di Livorno


208
Apparecchiature e Strumenti Critici – INDIVIDUAZIONE

Lo specifico studio di sicurezza viene detto anche “Registro


delle Apparecchiature e Strumenti Critici” e viene pubblicato
sull’Intranet aziendale. Dopo una descrizione della metodologia
utilizzata, vengono riportate le tabelle riepilogative dei singoli
impianti/attrezzature appartenenti alle diverse SOI.
Per ciascun elemento individuato, vengono tra l’altro indicati:
• Descrizione dell’elemento critico (es. V52 imp. PLAT)
• Parametro critico (es. pressione)
• Sigla strumento critico (es. PRC 1187)
• Funzione dello strumento (es. regolazione pressione)
• Periodicità di controllo prevista (es. MTA)
• Descrizione dei Top Event connessi (es. Top n°14 RdS 2010)
• Eventuali note

ionali.

Raffineria di Livorno Modulo RIR 06: pag. 209


Apparecchiature e Strumenti Critici – INDIVIDUAZIONE
Nel “Registro Apparecchiature e Strumenti Critici” NON vengono normalmente
riportate tutte le apparecchiature e gli strumenti che rientrano già in un
programma di controlli periodici derivante da adempimenti di legge o previsti
da specifiche procedure aziendali, quali ad es.:

❖ PSV, VDR critiche, valvole di respiro serbatoi, ecc.

❖ blocchi alimentazione combustibile forni

❖ attrezzature antincendio

❖ rilevatori gas e sistemi rilevazione di incendio

❖ sistema distacco carichi e i gruppi elettrogeni/UPS

❖ sistemi di comunicazione (es. segnalazione allarme)

Modulo RIR 06: pag. Raffineria di Livorno


210
Apparecchiature e Strumenti Critici – CONTROLLI PERIODICI

PIANIFICAZIONE DEI CONTROLLI


La PERIODICITA’ dei CONTROLLI degli elementi critici ai fini della sicurezza e della
prevenzione degli incidenti rilevati viene definita da RSOI (con la collaborazione di ASTEC,
MAN ELE-STRU, ING e HSE), in base ai seguenti fattori:
➢risultati delle analisi di rischio del RdS;
➢esperienze operative maturate;
➢eventuali specificità ispettive e manutentive;
➢indicazioni del costruttore;
➢possibilità di controllo con impianto in marcia;
➢modalità di svolgimento del controllo.
Per i “sistemi” che possono essere controllati con l’impianto in marcia (sistemi di tipo M),
viene definito un Piano di Controllo, nel quale sono indicate frequenza e modalità.
Per i “sistemi” che possono essere controllati soltanto ad impianto fermo
(sistemi di tipo F), viene reso disponibile, in caso di fermata impianto,
l’elenco della strumentazione da sottoporre a controllo.
A ciascun “sistema” da controllare viene associata una SCHEDA IDENTIFICATIVA con le
informazioni tecniche necessarie per la manutenzione e la gestione (set taratura,
operazioni/manovre da effettuare in caso di segnalazione di allarme o blocco automatico del
sistema di sicurezza o di anomalia riscontrata sullo stesso, ecc.).

Modulo RIR 06: pag. Raffineria di Livorno


211
Apparecchiature e Strumenti Critici – CONTROLLI PERIODICI

REGISTRAZIONE DEI CONTROLLI

La REGISTRAZIONE dei
controlli sugli Strumenti
Critici avviene tramite
una SCHEDA di
VERIFICA.
La scheda, una volta compilata, firmata e
timbrata dall’Esecutore e controfirmata da TMS
e RSOI, viene trasmessa in copia a MAN ELE-
STRU che provvede ad aggiornare le scadenze
del Piano di Controllo.

Eventuali ANOMALIE (guasto, taratura non


corretta, corrosione, ecc.) rilevate durante i
controlli su apparecchiature o strumenti critici
vengono segnalate tempestivamente.

Modulo RIR 06: pag. Raffineria di Livorno


212
Apparecchiature e Strumenti Critici – REGISTRAZIONE

Gli strumenti critici possono essere eccezionalmente e


temporaneamente (*) esclusi, solo con autorizzazione
del RTO, il quale si attiva affinché la situazione critica
si risolva nel più breve tempo possibile, coinvolgendo
se necessario altre Unità di Raffineria.
(*) Variazioni al set-point blocchi o by-pass blocchi che si protraggano
oltre 30 gg sono da trattarsi come “Modifiche Impiantistiche”.

L’RTO provvede inoltre a:


✓ mettere in atto tutte le azioni necessarie a garantire le condizioni di sicurezza
quali il presidio e/o l’intensificazione dei controlli da parte del personale;
✓ informa appena possibile il proprio RSOI;
✓ registrare l’evento sull’apposito “REGISTRO DEI SISTEMI CRITICI”.

L’avvenuta normalizzazione deve


essere annotata nel “REGISTRO DEI
SISTEMI CRITICI” e segnalata nelle
consegne del turno.

Modulo RIR 06: pag. Raffineria di Livorno


213
Apparecchiature e Strumenti Critici – CONTROLLI PERIODICI

CRITICHE
APPARECCHIATURE
I controlli periodici su
attrezzature, macchine,
apparecchiature e linee
“critiche”, ai fini della
prevenzione degli incidenti
rilevanti, vengono pianificati
e registrati dalle varie Unità
(MAN, ING, SOI, ANT, ecc.)
su appositi archivi cartacei
ed informatici.
Vengono conseguentemente
aggiornati i rispettivi data base e
gli scadenzari dei controlli previsti.

Modulo RIR 06: pag. Raffineria di Livorno


214
eni S.p.A
divisione refining & marketing
RAFFINERIA DI LIVORNO

DOCUMENTAZIONE ENI
RIR 07 - Gestione delle modifiche rev01
INFORMAZIONE DEI LAVORATORI SUI
RISCHI DI INCIDENTE RILEVANTE
([Link]. 334/99 e DM 16/03/98)

Gestione delle modifiche

HSE/SIC
RIR 07 - rev. Giu. 2014
Indice degli argomenti
➢Principi generali

➢Riferimenti normativi

➢Cosa si intende per modifica

➢Tipologie di modifica

➢Cosa non è considerata una modifica

➢Gestione delle modifiche – concetti generali

➢Gestione delle modifiche in Raffineria

Modulo RIR 07: pag.


217
Principi generali
La gestione delle modifiche è un aspetto essenziale di tutti i sistemi di
gestione della sicurezza; molti incidente catastrofici avvenuti nel mondo
hanno avuto come una delle cause scatenanti un’inadeguata gestione
delle modifiche.
Ogni volta che si introduce un cambiamento, sia esso negli impianti,
nelle attrezzature, nei materiali, nelle procedure o nell’organizzazione,
occorre valutare i rischi connessi verificando quali siano stati eliminati o
ridotti e quali, eventualmente, introdotti o aumentati.

Modulo RIR 07: pag.


218
Riferimenti normativi
Riferimenti esterni
✓DM 09/08/00 - G.U. 22/08/00 n° 195 - Linee guida per l'attuazione
del sistema di gestione della sicurezza.
✓DM 09/08/00 -(G.U. 22/08/00 n° 196) - Modificazioni di impianti e di
depositi, di processi industriali, della natura o dei quantitativi di
sostanze pericolose.
✓UNI 10616:12 – Impianti a rischio incidenti rilevanti – Requisiti
essenziali
Riferimenti interni
✓Best Practice HSE/DE/sf/244T Div. R&M 29/08/2005 “Gestione delle
modifiche”.
✓Best Practice HSEQ/SICU Div. R&M n°147 del 29/12/2008 “PSSR: Pre-
StartUp Safety Review. Revisione di Sicurezza Prima dell’Avviamento”.
✓opi sg hse 004 “Gestione delle modifiche”
✓opi sg hse 014 “Progettazione di nuovi Impianti soggetti alla
normativa per la prevenzione degli Incidenti Rilevanti”
✓Sezione 6 Manuale SGS, Allegato al Manuale del SGI HSE

Modulo RIR 07: pag.


219
Cosa si intende per modifica
In particolare il DM 09/08/00 - G.U. 22/08/00 n° 195 – Art. 9
riporta che “Qualunque variazione, permanente o temporanea, agli
impianti e relativi sistemi o componenti, ai parametri di processo,
all’organizzazione o alle procedure deve essere esaminata al fine di
stabilirne l’eventuale influenza sulla sicurezza del processo e, in caso
affermativo, gestita come modifica”.
Esempi di modifica:
✓ introduzione di una nuova apparecchiatura
✓ sostituzione di un’apparecchiatura esistente con una di
caratteristiche differenti
✓ introduzione di una nuova sostanza
✓ dismissione o riutilizzo dopo dismissione di un’apparecchiatura
✓ modifiche organizzative o documentali con impatti sul controllo e
prevenzione dei pericoli di incidente rilevante

Le modifiche temporanee devono essere gestite con le stesse


modalità di quelle permanenti
Modulo RIR 07: pag.
220
Tipologie di modifica
✓ modifiche impiantistiche e tecnologiche, anche temporanee
(prodotti/materiali, processi produttivi e attività, impianti/
attrezzature/installazioni, condizioni operative ed ambienti di
lavoro) le quali possono prevedere:
▪ Modifiche per lo start-up di un nuovo impianto
▪ Modifiche temporanee
▪ Modifiche d’impianto
▪ Revamping impianti

✓ modifiche documentali, di procedure o prassi di lavoro, aventi


ripercussione sul Sistema di Gestione Sicurezza

✓ modifiche organizzative che implichino aspetti sui Rischi di


Incidente Rilevante (RIR)

Modulo RIR 07: pag.


221
Cosa non è considerata una modifica
Il DM 09/08/00 - G.U. 23/08/00 n° 196 – Art. 3 non considera
una modifica gli “Interventi di ripristino e sostituzione di recipienti e
apparecchiature (serbatoi, colonne, vessel, reattori, forni, ecc.), linee,
macchine, componenti, strumentazione, sistemi di controllo e di
sicurezza, ecc., con altri che abbiano

CARATTERISTICHE IDENTICHE o EQUIVALENTI

ossia
di capacità non superiore e aventi le medesime caratteristiche di
processo, strutturali, funzionali, ecc….”

Modulo RIR 07: pag.


222
Gestione delle modifiche –
concetti generali
• Secondo la normativa vigente prima citata
•“..le modifiche devono essere pianificate
e valutate ai fini della sicurezza,
assicurando il mantenimento dei criteri e
requisiti di sicurezza fissati e il rispetto di
quanto previsto in materia dalla normativa
vigente…”, inoltre “…le modifiche devono
essere soggette a meccanismi di
approvazione, subordinati all’esito di
procedure di controllo degli interventi
realizzati,Modulo
e documentate…”
223
RIR 07: pag.
Raffineria: Gestione modifiche impiantistiche e tecnologiche 1/5

✓ La Richiesta di Intervento (RdI) viene valutata da TECON/


Sottocomitato A al fine di valutare l’applicazione della procedura di
Gestione delle Modifiche.
✓ Qualora fosse applicabile la procedura sopra citata, la modifica deve
essere considerata come un progetto vero e proprio, compilando il
Master progress sheet (All. 1 opi 004 sg hse r&m rafli).
✓ Il Sottocomitato A valuterà inoltre la tipologia di analisi di sicurezza
da effettuare (Safety Check list o Analisi di Rischio), le cui
raccomandazioni saranno recepite durante la realizzazione delle
modifica.
✓ Al termine dell’intervento, tutta la documentazione ad esso
associata (Master progress sheet, basic, safety review,
documentazione aggiornata, P&Id’s, certificati accettazione fine
lavori, ecc.) dovrà essere archiviata.
✓ A completamento della modifica sarà compilato ed archiviato anche
il Certificato di completamento modifica (All. 3 opi 004 sg hse
r&m rafli).

Modulo RIR 07: pag.


224
Raffineria: Gestione modifiche impiantistiche e tecnologiche 2/5

Richiesta di Intervento da parte Unità Richiedente


(opi 224 r&m rafli GEN “Pianificazione degli investimenti e delle richieste di miglioria”)

Applicazione della
Applicabile Non applicabile Realizzazione
procedura Gestione
intervento
delle modifiche?

Predisposizione del
“Master Progress Sheet “ (All. 1)

Safety Check List Analisi di Rischio


(All. 2) (es. Hazop)

✓ Compilazione “Certificato Completamento


Realizzazione Modifica” (All.3)
intervento ✓ Chiusura “Master Progress Sheet“ (All. 1)

Modulo RIR 07: pag. 10


Raffineria: Gestione modifiche impiantistiche e tecnologiche 3/5
Safety check list

Modulo RIR 07: pag. 226


Raffineria: Gestione modifiche impiantistiche e tecnologiche 4/5

Analisi di rischio

✓ Identificazione degli eventi incidentali (TOP EVENT), in base alle


evidenze dell’analisi storica, delle Analisi di Operabilità (HAZOP)
per le aree critiche degli impianti e delle rotture random
✓ Stima quantitativa della frequenza di accadimento degli eventi
incidentali mediante alberi di guasto
✓ Individuazione degli scenari incidentali e stima della loro
frequenza di accadimento mediante alberi degli eventi
✓ Simulazione delle conseguenze degli scenari incidentali

Modulo RIR 07: pag.


227
Raffineria: Gestione modifiche impiantistiche e tecnologiche 5/5

A fronte delle valutazioni su eventuali aggravi del rischio connessi


con la modifica proposta, può derivare un situazione di:

➢NON AGGRAVIO DI RISCHIO ➢AGGRAVIO DI RISCHIO


(NAR) NULLA OSTA DI
FATTIBILITA’ (NOF)

Modulo RIR 07: pag.


228
Raffineria: Gestione modifiche documentali

Il Responsabile di Unità richiedente presenta al Sottocomitato C


“Procedure e Manuali” la richiesta di modifica, preventivamente
concordata con le Unità interessate.

Viene esaminato l’impatto RIR che tale modifica può comportare, i


potenziali rischi connessi, e si delibera sull’opportunità e sulle modalità di
realizzazione della modifica stessa.

Una volta ricevuta l’approvazione, il Responsabile della Redazione del


documento procede alle modifiche concordate e sottopone il documento
alle figure individuate per la verifica e per l’approvazione.

Modulo RIR 07: pag.


229
Raffineria: Gestione delle modifiche organizzative

Ogni modifica organizzativa deve essere preventivamente valutata con


tutte le unità interessate per valutarne la congruenza con i sistemi di
gestione della sicurezza, salute ed ambiente, in funzione anche delle
risorse minime necessarie per assicurare le attività di prevenzione
antincendio, antinfortunistica, salvaguardia ambientale e risposta alle
situazioni di emergenza

Il Responsabile interessato, stabilito il tipo di intervento con le Unità


necessarie, compreso HR-LI (Ufficio Personale), propone la modifica,
compilando la prima parte del modulo “Modifica Organizzativa
Interna”(All.4 ).
I Responsabili di funzione indicati nel modulo analizzano la modifica
valutando le possibili conseguenze che tale modifica può avere su aspetti RIR.
Il benestare finale della modifica organizzativa spetta a DIR che appone la
propria firma sul modulo.

Modulo RIR 07: pag.


230
eni S.p.A
divisione refining & marketing
RAFFINERIA DI LIVORNO

DOCUMENTAZIONE ENI
RIR 08 - formazine e informazione
INFORMAZIONE DEI LAVORATORI SUI
RISCHI DI INCIDENTE RILEVANTE
([Link]. 334/99 e DM 16/03/98)

Attività di
Informazione/Formazione/Addestramento
per aziende a rischio di incidente rilevante

HSE/SIC
RIR 08 - rev. Set. 2014
Indice degli argomenti

• ➢Riferimenti legislativi

• ➢Informazione/formazione - personale eni

• ➢Allegato V [Link]. 334/99

• ➢Informazione/formazione – visitatori/ditte
terze/autisti

• ➢Informazione alla popolazione


Riferimenti legislativi
L’informazione ai lavoratori degli stabilimenti a Rischio di Incidente Rilevante (RIR)
è definita nel
Decreto del Ministero dell’Ambiente del 16/03/98
“Informazione, formazione, addestramento e equipaggiamento dei lavoratori”

“ ..[] per cui, ogni lavoratore deve essere informato su:


- rischi di incidenti rilevanti
- misure di prevenzione
- misure per limitarne le conseguenze
e deve poter consultare:
- scheda informativa su principali tematiche RIR → Allegato V - [Link]. 334/99
- schede di sicurezza delle sostanze → Consultabili online
- estratto del Rapporto di Sicurezza → Allegato V - [Link]. 334/99
- estratto del Piano di Emergenza Interno → Pass Card, estratto PEI, …[]

Per “lavoratore” si intende non solo personale eni, ma anche visitatori e


personale di ditte terze/autisti.
Informazione/formazione -
personale eni
Il personale eni di Raffineria, prima di
assumere il ruolo, viene informato/formato
attraverso un apposito incontro con HSE, a
fronte del quale deve compilare un
questionario.

La formazione RIR viene inoltre erogata


trimestralmente anche mediante corsi di
formazione in modalità e-learning.
Informazione/formazione -
personale eni
I risultati delle analisi di rischio e i Piani di
Emergenza sono consultabili tramite
l’intranet di raffineria.

Anche le schede di
sicurezza dei prodotti sono
disponibili attraverso
apposito applicativo
intranet.
Informazione/formazione - personale
eni I numeri di emergenza sono diffusi con diverse modalità
all’interno dei luoghi di lavoro oltre ad essere riportati nella
pagina iniziale dell’intranet.
Informazione/formazione - personale eni
Incontri periodici, in cui possono essere trattate anche tematiche RIR, vengono
effettuati tramite i Comitati d’Area per la Sicurezza (sottocomitati di III livello,
rif. opi sg HSE 007 “Organizzazione Personale e Comitati”).

1° CCSSA - Comitato Centrale


livello Sicurezza Salute e Ambiente
COMITATI
2° CGS - Comitati di Gestione per
DI
SICUREZZA livello la Sicurezza

3° CAS - Comitati d’Area per la


livello Sicurezza
Scopo dei suddetti Comitati è quello di:
- coinvolgere tutto il personale nell’attuazione dei principi stabiliti nella
POLITICA
- favorire il trasferimento di informazioni tra supervisione e collaboratori
(e viceversa)
Informazione/formazione – visitatori/ditte terze/autisti
Il personale non apparente al sito (visitatori/ditte terze/autisti) alla Raffineria
(terzi, autorità, popolazione, etc.) viene informato/formato su tematiche RIR prima
di accedere alle Raffineria stessa.
Al momento del primo ingresso, in accordo con la opi sg HSE 028 “Informazione e
regolamentazione per l’accesso di persone e mezzi”, ed in funzione della tipologia
di personale esterno, la informazione/formazione da effettuarsi è diversa:
Informazione/formazione – visitatori/ditte terze/autisti
In particolare, per il personale non appartenente al sito che acceda ad area di
rischio vengono forniti all’ingresso i seguenti documenti informativi:
-pass card;
-sintesi della scheda informativa per i cittadini ed i lavoratori (rischi
RIR e norme sicurezza e viabilità);
- estratto del piano di emergenza della raffineria.
e, ad eccezione dei visitatori (in quanto accompagnati da personale eni), viene
fatto visionare il filmato “Informazione ai lavoratori in situ”.
Informazione/formazione – visitatori/ditte
terze/autisti es. Pass Card
Informazione/formazione – visitatori/ditte
terze/autisti

Il personale delle ditte terze viene inoltre


informato sui rischi dello Stabilimento
(compresi quelli di incidente rilevante) e
sulle norme di comportamento attraverso
l’invio di un cd rom durante la fase di
qualifica/gara, oltre a ricevere una Sintesi
Informativa sui Rischi Specifici del sito
una volta assegnato il contratto.
Allegato V [Link]. 334/99
In particolare è stato predisposto in un’apposita Scheda Informativa per i
Cittadini e i lavoratori (Allegato V al [Link]. 334/99, consultabile su intranet) una
sintesi delle principali caratteristiche connesse con la gestione degli Incidenti
Rilevanti.
Sez. 1 - Identificazione dello Stabilimento, del portavoce e del
responsabile
Sez. 2 - Elenco degli Enti destinatari
Sez. 3 - Descrizione delle attività svolte
Sez. 4 - Sostanze suscettibili di causare un incidente rilevante
Sez. 5 - Natura dei rischi degli incidenti rilevanti
Sez. 6 - Effetti sulla popolazione e l’ambiente; misure di
prevenzione e sicurezza adottate
Sez. 7 - Informazioni sui Piani di Emergenza, comportamento da
seguire, mezzi di segnalazione, ecc.
Sez. 8 - Informazioni sulle SOSTANZE elencate
Sez. 9 - Informazioni sugli SCENARI INCIDENTALI
Allegato V [Link]. 334/99
In particolare, nella sezione dedicata alle sostanze pericolose, viene riportato:
Allegato V [Link]. 334/99

Nella Sezione 5
dell’Allegato V è riportata
la natura dei Rischi di
Incidente Rilevante:
Allegato V [Link]. 334/99
La Scheda Informativa per i cittadini e i lavoratori (Allegato V) viene anche
utilizzata dalle Autorità per l’informazione della popolazione.

Tale scheda informativa è consultabile sul sito


internet del comune (rete civica del Comune di
Livorno: sezioni dedicate alla Protezione Civile).
Informazione alla popolazione
Il comune di Livorno, in collaborazione con lo stabilimento e con gli
altri Enti coinvolti, ha anche pubblicato e diffuso degli opuscoli
informativi rivolti a tutti i cittadini.
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divisione refining & marketing
RAFFINERIA DI LIVORNO

DOCUMENTAZIONE ENI
RIR 10 DLgs 105 - Agosto 2015
eni S.p.A
divisione refining & marketing
RAFFINERIA DI LIVORNO

DOCUMENTAZIONE ENI
RIR 11 - SGS - Dicembre 2015
Raffineria di Livorno

Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS)

Informazione e Formazione per il


personale che lavora in raffineria

HSE/SIC
RIR 11 - Dicembre 2015
PREMESSA
Come è noto, la Raffineria di Livorno è uno stabilimento a Rischio di Incidente Rilevante,
in quanto detiene quantitativi di sostanze pericolose superiori a determinate soglie.

Essa rientra nel campo di applicazione del Decreto Legislativo n°105 del 26/06/2015
(che ha sostituito il [Link]. 334/1999).
I principali obblighi derivanti dal [Link]. 105/2015 sono i seguenti:
1. La NOTIFICA

2. La POLITICA di Prevenzione degli Incidenti Rilevanti

3. Il Sistema di Gestione della Sicurezza

4. L’ Informazione, Formazione e Addestramento ed equipaggiamento


del personale che lavora in stabilimento

5. Il Rapporto di Sicurezza

6. La Gestione delle Modifiche

7. Il Piano di Emergenza Interno

Nelle prossime slides parleremo del


Sistema di Gestione della Sicurezza
per la Prevenzione degli Incidenti Rilevanti (SGS-PIR).

25
1
SGS: Generalità e Definizioni
Il [Link]. 105/2015 si preoccupa di stabilire i requisiti del SGS in quanto, dall’esame degli
eventi incidentali occorsi in diversi settori produttivi, è stato osservato che le cause
iniziatrici più frequenti ( 53% dei casi) degli incidenti rilevanti sono riconducibili a:
• disfunzioni organizzative;
• deviazioni dalle procedure di sicurezza.

DEFINIZIONE: Il Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS) è quella parte del sistema di
gestione generale dello stabilimento, comprendente struttura organizzativa,
responsabilità, prassi, procedure e risorse, volta al raggiungimento degli obiettivi definiti
nella Politica di prevenzione degli incidenti rilevanti.

Attraverso il SGS, l’azienda pianifica, mettere in atto, verifica e riesamina la propria


gestione della sicurezza per la prevenzione degli incidenti rilevanti.
Il SGS sovrintende a tutte le attività ed operazioni svolte nell’ambito del sito che hanno
o possono avere effetto sulla sicurezza del sito stesso e/o dell’ambiente circostante.

Nell’ambito del SGS vengono utilizzati strumenti quali: manuali, procedure, istruzioni,
documenti di registrazione, indicatori di performances, riunioni e comitati, audit e visite
in campo, analisi di sicurezza, piani di miglioramento, gestione dei processi (es.:
permessi di lavoro, modifiche impiantistiche e documentali, non conformità, fornitura
materiali e servizi, informazione e formazione, comunicazione, ecc.).

25
2
SGS: Requisiti e contenuti
All’interno del [Link]. 105/2015, i seguenti allegati:
• Allegato 3 “Informazioni di cui all’articolo 14, comma 5 e all’articolo 15, comma 2,
relative al sistema di gestione della sicurezza e all’organizzazione dello stabilimento
ai fini della prevenzione degli incidenti rilevanti”;
• Allegato B “Linee guida per l’attuazione del Sistema di Gestione della Sicurezza per
la prevenzione degli incidenti rilevanti” (che ha sostituito il DM 09/08/2000);
stabiliscono quali devono essere gli elementi essenziali del SGS:

a) Organizzazione e personale;

b) Identificazione e valutazione dei pericoli rilevanti;

c) Controllo operativo;

d) Modifiche e progettazione;

e) Pianificazione di emergenza;

f) Controllo delle prestazioni;

g) Controllo e riesame.

25
3
Principi Generali dei Sistemi di Gestione
Il SGS supera l’impostazione coercitiva, caratteristica delle prime norme di prevenzione,
basandosi piuttosto su un approccio sistematico e proattivo.

La sicurezza non si esaurisce con l’adempimento agli obblighi di Legge, ma richiede una
programmazione ed un’organizzazione della sicurezza, secondo il principio del
MIGLIORAMENTO CONTINUO.

Il miglioramento continuo della SICUREZZA


deve essere gestito nelle fasi di:

• PIANIFICAZIONE
• ATTUAZIONE
• CONTROLLO
• RIESAME

Il SGS opera affinché, nelle attività a rischio di incidente rilevante, gli standards di
sicurezza non degradino nel tempo, ma anzi vengano continuamente incrementati.

25
4
SGS: Inquadramento generale

Nella Raffineria di Livorno sono operanti, in ambito HSE, i seguenti Sistemi di Gestione:
• Sistema Gestione Sicurezza (SGS),
obbligatorio per legge (art. 14, comma 5 del [Link]. 105/2015);

• Sistema Gestione Salute/Sicurezza sul Lugo del lavoro (SGSSL),


conforme allo standard OHSAS 18001 e al “modello eni 231”;

• Sistema Gestione Ambientale (SGA),


conforme alle ISO 14001 ed al regolamento EMAS.

L’insieme dei tre suddetti sistemi costituisce il Sistema di Gestione Integrato HSE (SGI).
Per completezza d’informazione, si ricorda che in Raffineria di Livorno sono adottati anche i
seguenti Sistemi di Gestione non di ambito HSE:
• Sistema Gestione della Qualità (SGQ), secondo ISO 9001
• Sistema Gestione Qualità Laboratorio (SGQL), secondo ISO 17025
• Sistema Gestione Energia (SGE), secondo ISO 50001
• Sistema Gestione Affidabilità Operativa (SGAO), secondo standard ENI (NT0703 IO GEN)

25
5
Il Sistema documentale
Dal punto di vista documentale, il SGS è costituito da:
• Politica di prevenzione degli Incidenti Rilevanti;
• Manuale SGS (Annesso 1 del Manuale Sistema Gestione Integrato HSE);
• Un certo numero di pro sg hse ed opi sg hse (vedi elenco a pagina successiva);
• PEI, Manuale H2S, Manuale Solvente Furfurolo;
• Piano Visite di Sicurezza, istruzioni operative di reparto con aspetti di Sicurezza, ecc.

Tutti i documenti del SGS sono consultabili su


INTRANET DI RAFFINERIA

25
6
Elenco delle pro ed opi del Sistema di Gestione HSE
Le procedure e le istruzioni operative
descrivono le modalità operative con cui
devono essere svolte le attività con
impatti HSE, definendo ruoli e
responsabilità dei soggetti coinvolti.
Qui di fianco viene riportato l’elenco
delle procedure (pro sg hse) e delle
operating instruction (opi sg hse) del
Sistema di Gestione Integrato HSE.
La maggior parte di esse fa parte
integrante del SGS, in quanto contiene
aspetti di Sicurezza di processo.
Le principali tematiche affrontate sono:
• Valutazione dei Rischi (002, 015);
• Gestione delle Modifiche (004, 014);
• Organizzazione della sicurezza (007);
• Informazione/Formazione (008, 028);
• Sistemi critici (024);
• Emergenze e sistemi antincendio (036, 037);
• Safety Audits (opi sg hse 041);
• Eventi incidentali (044);
• Permessi di Lavoro (025, 026, 065, 073, 074);
• Riesame della Direzione (006, 039, 047);
• Ecc.

25
7
I Comitati HSE
Nella pro sg hse 007 “Organizzazione Personale e Comitati” viene descritta la struttura
organizzativa ed i ruoli del personale con riferimento agli aspetti HSE.

Vengono tra l’altro definiti i componenti dei Comitati HSE, che anno l’obiettivo di:

• Coinvolgere tutto il personale nell’attuazione della POLITICA di Sicurezza, Salute,


Ambiente, Prevenzione degli Incidenti Rilevanti e Security;
• Favorire il trasferimento di informazioni tra supervisione e collaboratori.

1° CCSSA - Comitato Centrale


livello Sicurezza Salute e Ambiente

Comitati HSE 2° CGS - Comitati di Gestione per


di Raffineria livello la Sicurezza

3° CAS - Comitati d’Area per la


livello Sicurezza

A sua volta, il CCSSA (che è presieduto dal Direttore di Raffineria) prende a riferimento
anche gli argomenti discussi nel corso delle riunioni del COHSE di Sede.

25
8
Sottocomitati di Supporto
Nella pro sg hse 007 “Organizzazione Personale e Comitati” vengono inoltre definiti i
seguenti Sottocomitati di Supporto (con relative finalità e componenti):

• Sottocomitato A “Valutazione rischi per modifiche


impiantistiche e di processo”
• (Rif.: opi sg hse 004, opi sg hse 014)

• Sottocomitato B “Eventi incidentali e Rilievi HSE”


• (Rif.: pro sg hse 044)

• Sottocomitato C “Procedure e Manuali”


• (Rif.: pro sg hse 010)

• Sottocomitato D “Salute, Sicurezza e Ambiente Ditte


Appaltatrici”
• (Rif.: pro sg hse 035)

• Sottocomitato E “Affidabilità Impianti” 25


9
• (Rif.: pro sg hse 027)
Indicatori SGS
La pro sg hse 039 “Sorveglianza e misurazione HSE” definisce, tra l’altro, alcuni
indicatori di efficienza del SGS.
Essi vengono tenuti sistematicamente
sotto controllo, per fornire al CCSSA
indirizzi utili sull’andamento del SGS
ed individuare le eventuali azioni di
miglioramento necessarie.

Viene conseguentemente determinato


un parametro unico, ottenuto come
media pesata di 19 singoli indicatori,
detto Global Safety Index (GSI).

26
0
Indicatori HSE
I suddetti Indicatori SGS fanno parte di un gruppo più consistente di Indicatori HSE, per i
quali la Sede richiede, secondo una frequenza prestabilita, la registrazione ed il monitoraggio.

Tutte le informazioni vengono inserite sull’apposito applicativo informatico denominato Banca


Dati HSE, che consente:
• ad eni spa, di effettuare un’aggregazione automatica per l’analisi dei dati provenienti dai
vari siti sparsi in tutto il mondo;
• alla Raffineria, di estrarre i trend degli Indicatori HSE (pianificati e consuntivati), elemento
essenziale per effettuare il Riesame del Sistema di Gestione da parte della Direzione.

26
1
Verifiche interne di Sicurezza
Nella pro sg hse 041 “Audit del Sistema di Gestione Integrato” viene tra l’altro descritto il
sistema delle VISITE DI SICUREZZA (“safety audits“), eseguite da personale aziendale
organizzato in gruppi di verifica che visitano a rotazione determinate aree di Raffineria
(incluso Terminali Marini).
Tutta l’attività di pianificazione ed esecuzione di tali “verifiche in campo“ viene gestita
mediante apposito applicativo informatico presente sull’Intranet aziendale.

Le visite di sicurezza hanno


l’obiettivo di verificare:
• che le attività svolte aventi
influenza sulla sicurezza, salute,
ambiente e prevenzione degli
incidenti rilevanti vengano svolte
mediante comportamenti sicuri;
• il grado di conoscenza del
personale operante in Raffineria
(sia Eni che Terzi) sui principali
aspetti di Sicurezza, Salute e
Ambiente.

I risultati di tali verifiche vengono periodicamente esaminati nel corso di apposite riunioni,
durante le quali vengono promosse eventuali azioni migliorative/correttive.

26
2
eni S.p.A
divisione refining & marketing
RAFFINERIA DI LIVORNO

DOCUMENTAZIONE ENI
PEI - Revisione 01 03 2016
Raffineria di Livorno
Sottocomitato D “Salute, Sicurezza e Ambiente Ditte Appaltatrici”

PIANO DI EMERGENZA INTERNO (PEI)

Febbraio 2016
PEI – Scopo e generalità
Il Piano di Emergenza Interno (PEI) è redatto in attuazione dell’art.20 del [Link]. 105/2015
(già [Link]. 334/99).

Il Piano di Emergenza Interno pianifica l’ORGANIZZAZIONE AZIENDALE (risorse, compiti,


procedure, ecc.) per fronteggiare uno STATO DI EMERGENZA.
Esso stabilisce:
• le modalità di diffusione dell’allarme;
• l’organizzazione dell’emergenza;
• le misure di protezione per lavoratori e ambiente;
• le misure di controllo per minimizzare gli effetti;
• l’informazione ai lavoratori e alle Autorità competenti;
• la collaborazione con le Autorità nella gestione delle emergenze che
interessino il territorio circostante, fornendo le informazioni richieste.

Il PEI è integrato dai cosiddetti “Piani di Emergenza Specifici” (PES), che contengono le
misure particolari per affrontare i Top Event individuati nel “Rapporto di Sicurezza”.

Il PEI può essere consultato sull’INTRANET aziendale.

pag.
265
PEI – La presente REVISIONE
Le principali novità della presente revisione del PEI sono:
• Aggiornati i contenuti al nuovo [Link]. 105/2015;
• Recepito il nuovo Piano emergenza di linea di business r&mc;
• Inserite lievi modifiche in vista della prossima incorporazione in Raffineria della CTE
(ex Stabilimento EniPower);
• Ulteriori lievi modifiche, senza impatti sulle modalità di comportamento generali.

Con la presente revisione, NULLA CAMBIA dal punto di vista di:


✓ Modalità di segnalazione e divulgazione dell’allarme;
✓ Classificazione dell’emergenza;
✓ Strutture ed organizzazione interna;
✓ Comportamento da seguire in caso di emergenza.

Tali aspetti vengono sommariamente presentati nelle prossime slides.

pag.
266
PEI - Estratto
Chiunque presente a qualunque titolo in Raffineria venga
a conoscenza di una situazione di Emergenza ha il
dovere di provvedere immediatamente a segnalarla.

L’unico mezzo da utilizzare per segnalare una


Emergenza è il telefono via cavo (postazioni d’impianto,
telefoni nelle SC o uffici, etc)

Nel caso che il telefono via cavo non sia disponibile nelle
vicinanze o non sia funzionante, può essere utilizzato il
radiotelefono per avvertire una sala controllo o una
postazione fissa telefonica, CHIEDENDO di RILANCIARE
l’allarme via telefono.

pag.
267
pag. 268
pag. 269
pag. 270
PEI - Estratto

pag. 271
PEI - Estratto CONSEGNATARIO di TURNO (CdT)

PRIMA Tecnico di Sicurezza in Turno


PARTENZA 1a SQUADRA Ogni squadra è
costituita da 3 persone
2a SQUADRA

SECONDA
Squadra di 3a SQUADRA
PARTENZA
Emergenza
in Turno (*)
(*) Detta anche
“Squadra di Primo Intervento”

Personale •Tecnico per Interventi su Distribuzione Elettrica


a •Autista Ambulanza (Ausiliario di Primo Soccorso)
•Infermiere Ambulanza (Ausiliario Primo Soccorso)
disposizione

pag. 272
PEI - Estratto
COMPORTAMENTO IN CASO DI EMERGENZA
Caso di allarme semplice (Cat. A)

Personale AZIENDALE:
• Se appartenente al personale “operativo per l’emergenza”, si comporta come previsto dal PEI.
• Se non ha un ruolo nel PEI, si reca al proprio posto di lavoro lasciando libero il telefono.

Personale IMPRESE:
• Sospende le attività, mette in sicurezza le attrezzature di lavoro e si reca al centro di raccolta più vicino.

VISITATORE:
• Si reca nel luogo indicato dal proprio accompagnatore.

AUTISTA Autobotte:
• Sospende l’attività, mette in sicurezza il mezzo (lasciando le chiavi inserite nel quadro) e si reca a piedi
al centro di raccolta più vicino (centro di raccolta n°1).

Caso di allarme generale con SIRENA (Cat. B o Cat. C)

• Il personale aziendale “NON operativo per l’emergenza”, dopo aver portato a termine le eventuali
azioni intraprese sugli impianti/attrezzature di competenza, raggiunge il centro di raccolta più vicino.

• Gli addetti ai varchi si recano presso il centro di raccolta assegnato.

pag.
273
PEI - Estratto L’ubicazione dei Centri di Raccolta (Luoghi di
Raduno) è la seguente:
1. Area tra palazzina Infermeria e palazzina
Guardia di Finanza

2. Area Cantieri Imprese

3. Area serbatoi nord-ovest, di fronte al cancello


ingresso/uscita ferrocisterne

4. Area GPL Nord, nel parcheggio auto zona ex


mensa

• Il personale (Eni/Terzi/visitatori), giunto al centro


di raccolta, registra la propria presenza passando
il badge sull’apposito lettore.
• In caso di necessità, il Coordinatore Generale
dell’Emergenza (CGE) può disporre
l’EVACUAZIONE:
➢ gli addetti ai varchi provvedono
ad aprire i cancelli;
➢ il personale presente,
seguendo le indicazioni degli
addetti, esce dai varchi.

pag.
274
PEI - Estratto
Al termine dell'emergenza, quando saranno completamente ripristinate le condizioni di
sicurezza, il responsabile del CoCE comunicherà via radiotelefono il cessato allarme.
La Sala Controllo MOV trasmetterà, tramite l’AMPLIFONICO di Raffineria il FINE EMERGENZA.

Nel caso in cui fosse stata attivata la sirena di allarme generale, il CoCE darà disposizione
alla Portineria di attivare la SIRENA di Cessato Allarme, caratterizzata dal seguente suono:

pag.
275

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