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Atelophobia

L'atelophobia è la paura di non sentirsi abbastanza, che può manifestarsi in vari aspetti della vita, come il lavoro e le relazioni. Questa condizione è spesso radicata in esperienze infantili negative e porta a una svalutazione di sé, compromettendo la qualità della vita e le relazioni interpersonali. È possibile superare questa paura riconoscendo il proprio valore e accettando le imperfezioni, uscendo così dal circolo vizioso della svalutazione.

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Atelophobia

L'atelophobia è la paura di non sentirsi abbastanza, che può manifestarsi in vari aspetti della vita, come il lavoro e le relazioni. Questa condizione è spesso radicata in esperienze infantili negative e porta a una svalutazione di sé, compromettendo la qualità della vita e le relazioni interpersonali. È possibile superare questa paura riconoscendo il proprio valore e accettando le imperfezioni, uscendo così dal circolo vizioso della svalutazione.

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Atelophobia: la paura di non sentirsi abbastanza

Posted: 06 Oct 2021 01:04 AM PDT


Sottovalutarsi (in psicologia atelophobia) è un’esperienza che si riscontra di frequente nella
vita di molte persone; si può temere di non farcela economicamente, di non essere all’altezza
come genitore o partner, di non riuscire nello studio o nel lavoro. Di non saper gestire la
propria vita, di trovarsi di fronte a compiti troppo grandi, di non avere le capacità, di non
saper risolvere. Insomma possono essere infiniti i vissuti che ci fanno sentire inadeguati,
inadatti, inopportuni. Tuttavia, quando questi pensieri disfunzionali iniziano a mettere radici
più profonde al punto di compromettere la qualità della nostra stessa vita, forse è il caso che
facciamo qualche passo indietro.

L’atelophobia può essere una vera e


propria arma puntata contro
Svalutare se stessi è un tipico esempio di mancanza di autostima che conduce ad uno stato di
insoddisfazione. Svalutarsi significa, infatti, sminuire, ritenere e dichiarare se stessi
inferiori al valore reale. Ma perché questo avviene? Perché alcune persone tendono a giocare
al ribasso con la considerazione che hanno di loro stesse?
La svalutazione è una forza vampirizzante che divora e distrugge tutto ciò che di bello
possiamo avere e sognare: guasta i rapporti, distrugge sogni ed aspirazioni e paralizza talenti
e potenzialità, abituando la persona a credere di non avere gli strumenti adatti per vivere una
vita all’altezza delle proprie aspettative.

Come nasce la convinzione di non essere


abbastanza
I complessi di inferiorità possono diventare uno stile di vita, e l’incapacità di amarsi può
diventare convinzione di valere poco. Forse avete sentito fino alla nausea la frase : ”Se tu non
ti ami, chi mai potrà amarti?”. Anche se questo concetto contiene un fondo di verità, nella vita
avviene spesso l’esatto contrario: molte persone imparano a credere in se stesse soltanto
quando trovano qualcun’ altro che crede in loro.
La nostra autostima dipende moltissimo dalle esperienze che abbiamo avuto nei primi anni di
vita: se le relazioni con le persone che si occupavano di noi ( genitori, nonni, insegnanti, ecc)
sono state positive e gratificanti avremmo sviluppato probabilmente un immagine positiva di
noi stessi.
Se invece, i rapporti con chi ci stava vicino sono stati improntati all’ insegna della freddezza e
delle critiche, quasi sicuramente avremmo sviluppato un opinione negativa di noi stessi e
faremmo fatica ad accettarci e a credere nelle nostre potenzialità. Il bambino che non si sente
accettato per quello che è veramente nella totalità del suo essere, tende ad incolparsi e a
pensare:” Se i miei genitori mi criticano/ mi paragonano agli altri / non mi vogliono
abbastanza bene , allora deve esserci qualcosa che non va in me”. Questo bambino comincerà
a credere che i suoi genitori non lo apprezzano abbastanza perché lui è stupido, cattivo,
sbagliato, non si merita l’amore e comincerà a sviluppare un immagine negativa di se stesso.
E così, involontariamente, si tende a sabotare le
occasioni di autoaffermazione e a fuggire dalle
opportunità
Si innesca un meccanismo di difesa per paura di dover prendere in mano la propria vita,
essere costretti a fare qualcosa, a cambiare davvero. Perché alla fine si ha più confidenza con
il fallimento che con il successo. Fallire è un po’ tornare sui propri passi, riuscire vuol dire
compiere delle trasformazioni, dentro e fuori di sè. La paura di arrivare e non esserne
all’altezza può riproporci continui insuccessi. Se riusciamo in una dieta, per fare un esempio
semplice, si diventa probabilmente più attraenti per gli altri e questo può compromettere la
nostra relazione attuale, potremmo ritrovarci a non saper più gestire situazioni nuove. Così,
fallire significa rimanere nei nostri odiati ma rassicuranti chili di troppo.
Ma successo non significa diventare famosi, ricchi e potenti ma semplicemente realizzare
quello che si desidera, andare avanti nella nostra vita, essere autentici. Senza bisogno di
ristagnare nella sofferenza a tutti i costi. Fortunatamente, anche se si ha avuto un infanzia
poco felice, è possibile imparare a volersi bene ma soprattutto imparare a guardarsi con occhi
più benevoli.

Effetti del sottovalutarsi nella vita


quotidiana
Quando si ha uno scarso concetto di se stessi, le percezioni che tc arrivano dalla realtà,
condizionano la nostra capacità di osservare e valutare obiettivamente le situazioni: di
conseguenza, cambiano le conclusioni a cui giungiamo. Ecco quali sono le conseguenze di
valutazioni condizionate dal non sentirsi mai all’altezza di affrontare la vita:

1. La paura dell’insuccesso ci induce a una mancata espressione delle nostre risorse


personali, del nostro potenziale umano e delle nostre reali capacità, perché ci blocca
alla non azione, confinandoci a una vita e a un lavoro molto al di sotto delle nostre
potenzialità
2. La percezione errata di se stesso e il senso di inferiorità uccide i nostri sogni, le nostre
aspirazioni; le occasioni restano perdute e le opportunità sprecate, e questo
principalmente perché noi per primi facciamo fatica a credere in ciò che possiamo fare.
3. La paura di non essere accettati, giudicati, il bisogno di essere approvati, ecc… sono
tutti pensieri invalidanti che pregiudicano la qualità delle nostre relazioni sia sociali
che sentimentali. L’incapacità di piacersi ci rende egoisti a tratti narcisisti e
fondamentalmente incapaci di apprezzare il buono che c’è negli altri. Ciò ci porta, col
tempo, ad essere eccessivamente esigenti con chi ci è accanto, caricandoli della
responsabilità di farci sentire all’altezza, quando noi per primi siamo convinti
dell’opposto.

Basta sottrarsi al confronto con la realtà!


Dipende solo da te decidere di essere veramente all’altezza delle aspettative, di potercela
fare. Uscire dal circolo vizioso della svalutazione vuol dire:

 riconoscersi il diritto di essere amati e rispettati indipendentemente dalle performance


personali e sociali;
 mettere in discussione i pensieri e le sensazioni di inadeguatezza;
 accettare la presenza di eventuali difetti o mancanze come aspetti che non mettono in
discussione la dignità come essere umano;
 mantenere una prospettiva stabile del valore personale anche quando si ricevono
critiche e rifiuti;
 distaccarsi dall’atteggiamento difensivo, evitante/passivo o aggressivo allo scopo di
avere delle aspettative meno rigide nei confronti di se stessi e degli altri.

Qualcuno ricordava che il mondo è bello perché è vario, le persone sono varie e imperfette, ed
è proprio questo a legarci e a renderci tutti uguali. Henry De Montherlant affermava che
“come le lampade hanno bisogno di petrolio, così gli uomini hanno bisogno di essere nutriti di
una certa quantità di ammirazione e quando non sono abbastanza ammirati muoiono”. Ma
bisogna essere coscienti del fatto che in tutti noi esista un po’ di paura di non essere
abbastanza, un po’ di atelophobia, perciò ognuno, ogniqualvolta si sente fuori posto,
inadeguato, sbagliato, dovrebbe sorridere, perché anche la persona che si teme
maggiormente, o la persona più fredda e dura che si conosce, almeno una volta si è sentita
inutile, imperfetta, insicura.
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