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Il vento sfiorava il bordo del vaso immaginario, quello che nessuno ricordava di aver posato sul
tavolo, eppure era lì, sospeso in un equilibrio privo di logica. A ogni soffio sembrava cambiare
colore: prima ocra, poi blu profondo, poi una tonalità iridescente che nessun occhio umano aveva
mai definito.
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La stanza si dilatò senza rumore, come se stesse provando a ricordare un sogno dimenticato. Le
pareti respirarono per un istante, e in quell’istante il vaso emise un suono tenue, come una goccia
caduta in uno spazio troppo vasto per contenerla.