Intermedia Ri
Intermedia Ri
Il sistema finanziario è l’insieme dei meccanismi (infrastrutture, sistemi contrattuali, imprese) attraverso i quali
avvengono i trasferimenti di denaro all’interno di una economia. Tramite il sistema finanziario avvengono i pa-
gamenti, finanziamenti di attività.
1. FUNZIONE MONETARIA: produzione di strumenti di pagamento che permettono di pagare beni e ser-
vizi in modo più agevole. La funzione monetaria è l’insieme complesso di strumenti di pagamento ed è
quella rete complessa di collegamenti fra le banche che permette di trasferire denaro nello spazio (av-
viene tra un acquirente e un venditore)
2. FUNZIONE DI INTEMEDIAZIONE: permette di trasferire denaro da soggetti che hanno denaro in eccesso
rispetto alle loro necessità di spesa attuali (soggetti surplus) a soggetti che vogliono spendere oggi più
di quello che hanno a disposizione (soggetti in deficit).
Permette di spostare il denaro nel tempo.
CHI PRESTA: Permette di mantenere il potere d’acquisto nel tempo o permette di far guadagnare qual-
cosa in più (in questo caso sposto in avanti il potere d’acquisto).
CHI RICEVE: Anticipa il potere d’acquisto, facendo un finanziamento. Si anticipa la capacità di spesa, e
con la capacità di reddito futura si restituisce il prestito.
3. FUNZIONE DI ASSICURAZIONE E GESTIONE DEI RISCHI: Trasformo un flusso di cassa aleatorio (danno
che potrei causare, possibile incidente, ecc...) in un flusso di cassa certo/fisso (pagando l’assicurazione).
Si paga per non assumersi i rischi.
Strumenti, intermediari e mercati interagiscono tra di loro per permettere l’attuazione di queste tre
finalità elencate precedentemente.
1. STRUMENTI FINANZIARI: sono dei contratti che permettono le transazioni finanziarie (es. c/c, carta di
credito, mutuo, azioni, titoli di stato, …)
2. INTERMEDIARI: particolare tipologia di imprese che permettono l'effettuazione di transazioni
Finanziarie (es. banca, fondo comuni d’investimento, compagnie assicurative)
3. MERCATI: sono luoghi di incontro nei quali vengono negoziati transazioni finanziarie di strumenti finan-
ziari negoziabili. Mirano a facilitare l'incontro tra acquirenti e venditori. (es. mercato monetario, dei
cambi, obbligazionario, azionario).
Questa struttura del sistema finanziario è regolamentata da una serie di regole. Il settore delle banche, assicu-
razioni, mercati ha elevato livello di regolamentazione che dettano le relative caratteristiche degli strumenti
finanziari offerti, soggetti partecipanti e dei luoghi.
Una parte della regolamentazione mira a preservare la fiducia del sistema bancario e quindi mantenere le ban-
che solide per evitare rischi di fallimento. Nel caso la banca fallisse, i depositanti non perdono niente (fiducia dei
risparmiatori).
È la funzione principale.
• SOGGETTI IN SURPLUS: famiglie, imprese o giovani che spendono meno di quanto guadagnano
• SOGGETTI IN DEFICIT: famiglie, imprese o giovani che spendono più di quanto guadagnano
Perché spesso le persone che risparmiano, non sono le stesse che hanno a disposizione opportunità di investi-
mento vantaggiose.
Supponiamo che ci sia questo libero professionista con un certo giro d’affari. All’improvviso scopre che esiste un
macchinario che costa 20.000 che gli permette di effettuare i lavori più velocemente, e quindi lavorare di più,
guadagnando 8.000 in più all’anno. Angelo però non ha i 20.000 euro per comprare il macchinario. Se non ci
fosse il SISTEMA FINANZIARIO Angelo non potrebbe comprare il macchinario. Siccome esiste questo meccanismo
(sist. Finanz) Abngelo può chiedere un prestito. Se non esistesse questo sistema le imprese non potrebbero
investire, crescere ed essere competitive.
CIRCUITO DIRETTO:
C’è un rapporto contrattuale diretto tra i soggetti in surplus e soggetti in deficit. Questo contatto diretto avviene
tipicamente all’interno dei mercati finanziari.
Il canale finanziario diretto può dar luogo ad un collegamento sia autonomo (in cui cioè prenditori e prestatori
finali provvedono, in prima persona, a compiere tutti gli atti e le operazioni necessarie al trasferimento di fondi
senza ricorrere ai servizi offerti da intermediari finanziari), che intermediato (modalità di collegamento imper-
niata sulla presenza attiva di un intermediario finanziario nella veste di soggetto che si adopera per agevolare e
rendere possibile il trasferimento di risorse).
Domanda esame: ‘’Sono coinvolti gli intermediari? Che ruolo hanno e che cosa
guadagnano?’’
Gli intermediari non sono assenti, sono presenti e giocano ruoli importanti, però non sono direttamente
parte contrattuale del trasferimento; l’intermediario finanziario ha un ruolo più laterale, offre dei servizi
(negoziazione, consulenza, gestione) che facilitano l’incontro tra soggetti in surplus e soggetti in deficit.
Per questi servizi guadagna una commissione.
Nello stato patrimoniale dell’intermediario finanziario non appare nulla, né passività finanziarie, n’è
attività finanziarie.
In tutti questi casi l’intermediario è coinvolto nel rapporto perché offre servizi, ma il passaggio avviene esclusi-
vamente tra soggetti in surplus e soggetti in deficit e quindi non entra direttamente nel trasferimento di fondi.
CIRCUITO INDIRETTO:
In questo caso ci sono il soggetto in surplus (detto anche investitore) e il soggetto in deficit (detto anche pren-
ditore) e tra di loro c’è l’intermediario finanziario, non c’è un rapporto contrattuale diretto tra i due soggetti in
surplus e in deficit. In questo circuito il soggetto in surplus presta all’intermediario (spesso si tratta di una banca,
ma non sempre), il quale a sua volta presta al soggetto in deficit. Generalmente questo è il canale utilizzato
maggiormente in quasi tutti i paesi.
L’intermediario diventa debitore nei confronti dei soggetti in surplus e creditore nei confronti dei soggetti in
deficit. In questo caso il livello di rischio del suo ruolo è maggiore rispetto al circuito diretto. Nello stato patri-
moniale dell’intermediario appaiono le passività finanziarie (derivanti dai soggetti in surplus) e le attività finan-
ziarie (derivanti dai soggetti in deficit).
Supponiamo che l’intermediario presta soldi ai soggetti in deficit con un tasso d’interesse del 2,5% e restituisce
i soldi ai depositanti (sogg. In surplus) ad un tasso del 0,5%.
L’intermediario guadagna un MARGINE DI INTERESSE (in riferimento all’esempio precedente: 2,5% - 0,5%). In-
fatti, guadagna il differenziale fra tasso di interesse attivo e tasso di interesse passivo.
§ ESEMPIO: ho 20.000 € che lascio nel deposito del c/c della Banca. Mi trovo in un circuito indiretto,
perché sto prestando i miei soldi alla Banca, che si impegna a restituirmeli, ma nel frattempo se non ne
ho bisogno può prestare questi soldi a soggetti in deficit.
DIFFERENZA: nel circuito diretto per l’intermediario la transizione la vediamo solo in conto economico (prende
la forma di commissioni attive incassate).
Nel circuito indiretto la transizione appare nello s.p. dell’intermediario e nel conto economico due voci (1) inte-
ressi attivi: incassati sul portafoglio dei prestiti erogati e (2) interessi passivi: pagati sulla raccolta di fondi. La
banca guadagna con la differenza dei due aggregati: interessi attivi pagati – interessi passivi = margine di inte-
resse della banca.
Nel circuito diretto l’intermediario rischia meno, offre un servizio ed incassa una commissione. Il rischio è per-
dere clienti -> meno commissioni l’anno successivo.
Il SF è un indicatore di saldo di un agente che permette di capire se è possibile prestare denaro o ricorrere
all’indebitamento
1. Agente economico (un qualunque soggetto che interagisce in un’economia – famiglia, impresa, individuo…)
Stato Patrimoniale
ATTIVITÀ PASSIVITÀ
§ Terreni
§ Fabbricati
§ Abitazioni
§ Macchinari
§ Scorte di materie prime e prodotti
Le attività e passività finanziarie nascono in occasioni di operazioni o transazioni finanziarie dovute a trasferi-
menti di potere d’acquisto nel tempo fra soggetti con esigenze finanziarie contrapposte.
• Le attività e le passività finanziarie hanno la peculiarità di comparire sempre nello stato patrimoniale di
due operatori. Es. se contraggo un debito (passività), sarà un credito della banca (attività).
• Le attività reali compaiono nello stato patrimoniale di un solo operatore.
• Ricchezza totale = AF + AR
• Ricchezza finanziaria lorda = AF
• Ricchezza finanziaria netta = AF - PF
Þ Posizione creditoria netta se > 0
Þ Posizione debitoria netta se < 0
Þ Ricchezza totale netta (che equivale al PN) = AF + AR – PF
NOZIONE ECONOMICA
NOZIONE PATRIMONIALE
• Stipendi = 120.000€
• Spese per consumi (abbigliamento, cibo, spese voluttuarie, utenze, etc.) = 80.000€
• Acquisto immobile = 90.000€
• Riduzione dei depositi in c/c = (-) 20.000€
• Stipula di un prestito ipotecario = (+) 30.000€
Calcolo saldo finanziario – Primo metodo: EC – UC – IR = 120.000 – 80.000 – 90.000 = -50.000 (DEFICIT)
Coincidono perché per fare certi investimenti reali se non si possono finanziare con un avanzo corrente, biso-
gnerà attingere a (1) risorse accumulate in passato o (2) contraendo debiti (anticipare capacità di spesa)
Definizione di saldo settoriale: saldo finanziario cumulato di una serie di operatori caratterizzati da comporta-
menti economici omogenei
Settori istituzionali comunemente utilizzati, individuati dalla contabilità nazionale: i singoli agenti economici
sono raggruppati in settori sulla base dell’omogeneità di comportamento rilevata in merito alla produzione ed
alla distribuzione del reddito, all’impiego finale delle risorse, alla formazione del risparmio e alle decisioni in
ambito finanziario
• Famiglie
• Imprese non finanziarie
• Imprese finanziarie
• Pubblica amministrazione
• Estero
Settore = prendo l’aggregato, cioè insieme di agenti omogenei (es. tutte famiglie di un determinato posto, op-
pure tutte le società non finanziarie, ecc.) e si otterrà il segno tipico del SF.
Il sistema finanziario si occupa quindi di trasferire/indirizzare dalle famiglie il surplus (risorse) verso le imprese e
Stato.
- Le famiglie (non una singola famiglia) sono in surplus soprattutto in Italia che molte sono possessori di
titoli di stato e hanno altre forme di risparmio
- Le società non finanziarie generalmente sono in deficit, ciò non significa che siano in perdita. Questo
perché il costo od investimento può essere ammortizzato in più anni
- Le società finanziarie tendono a pareggiare perché per natura dell’impresa l’indebitamente viene uti-
lizzato per risorse ed erogare prestiti = aumentare attività finanziarie (e non comprare impianti, mac-
chinari, ecc.)
- Le amministrazioni pubbliche tendenzialmente sono in deficit. Può verificarsi che le tasse siano supe-
riori alle uscite, ma ci sono investimenti in infrastrutture, opere pubbliche. Quest’ultimo porta ad essere
lo stato in deficit.
I paesi esportatori di petrolio hanno entrate correnti superiori alle uscite, questi paesi hanno dei fondi
sovrani. I fondi sovrani (es. quello della Norvegia) sono degli organismi che investono il surplus dello
stato (disponibilità finanziarie) andando ad investire in attività finanziarie fuori dal paese (comprando
LA FUNZIONE DI INTERMEDIAZIONE
In un’economia nella quale tutti i soggetti economici presentassero SF=0, la funzione di intermediazione avrebbe
poca ragione di esistere
Tanto più intensa è la dissociazione fra formazione del risparmio e decisioni di investimento in attività reali, tanto
maggiore è la mole di lavoro a carico del sistema finanziario
• Al 31 dicembre 2020, la famiglia Brambilla possiede un immobile residenziale del valore di 150.000 euro.
• Per acquistare l’immobile la famiglia ha contratto un mutuo e il debito residuo è pari a 80.000 euro.
• La famiglia ha un saldo nel proprio deposito in conto corrente pari a 9.000 euro.
• Inoltre, possiede quote di un fondo pensione per complessivi 15.000 euro e titoli di Stato del Tesoro italiano
per 30.000 euro
- La ricchezza totale
- La ricchezza finanziaria lorda
- La ricchezza finanziaria netta
- La ricchezza totale netta (o patrimonio netto)
SVOLGIMENTO:
ATTIVITA’ PASSIVITA’
Attività reali (AR) Passività finanziarie (PF)
Immobile 150.000 Mutuo 80.000
• Nel corso del 2021 la famiglia Brambilla incassa stipendi per complessivi 250.000€-> CE
• Sostiene spese per consumi pari a 100.000€ -> CE
• Paga tasse e contributi sociali per un importo pari a 125.000€-> CE
• Acquista un garage che costa 40.000€ -> AR
• Acquista obbligazioni bancarie del valore di 10.000 euro -> AF
• Rimborsa 5.000 euro del debito pregresso -> SP
• Ottiene un nuovo prestito bancario dell’importo di 35.000 euro -> SP
• Incrementa di 5.000 euro i propri depositi in conto corrente -> CE
SVOLGIMENTO:
Þ SP
ATTIVITA’ PASSIVITA’
Attività reali (AR) Passività finanziarie (PF)
Immobile 150.000 Mutuo 75.000
Garage 40.000 Prestito 35.000
Attività finanziarie (AF) Patrimonio netto (PN) 149.000
Depositi 14.000
Fondo pensione 15.000
Titoli di Stato 30.000
Obbligazioni bancarie 10.000
Þ CE
Þ SALDO FINANZIARIO
è negativa perché il nuovo investimento in attività reali, pur facendo aumentare il patrimonio della famiglia, è
stato di importo superiore al risparmio dell’anno (differenza tra entrate ed uscite). Essendo stato un investi-
mento superiore al risparmio, la famiglia è dovuta ricorrere al sistema finanziario per coprire lo sbilancio.
Se si vuole acquistare un garage, bisognerà monetizzare crediti precedenti oppure contrarre nuovo debito.
All’esame c’è quasi sempre un esercizio in merito a questa pare – specialmente sui
rendimenti
I tassi di interesse sono una delle variabili più attentamente monitorate perché influenzano delle scelte di con-
sumo, e in particolare la scelta se risparmiare o consumare.
• Le scelte di consumo
• Le scelte di risparmio
• Le scelte di investimento
o Investimento in attività reali (es. acquisto di una casa)
o Investimento in attività finanziarie (es. acquisto di titoli di Stato o di azioni)
Durante il COVID-19 si è deciso di abbassare i tassi di interesse stampando moneta e facendola fluire tramite la
banca centrale per tenere l’economia attiva. Questo perché si sapeva che molte imprese avrebbero avuto diffi-
coltà e avrebbero avuto bisogno di liquidità: tasso di interesse dei prestiti e abbondante liquidità avrebbero
facilitato a tenere le imprese attive pur avendo poca entrata.
I tassi usura sono il limite del tasso massimo praticabile – si incorre in “reato d’usura”.
Ogni strumento finanziario produce dei pagamenti detti “flussi di cassa” che sono distribuiti nel tempo (azioni
→ dividenti / obbligazioni → cedole).
Per confrontare strumenti finanziari diversi occorre confrontare il valore dei flussi di cassa pagati da ciascuno di
essi. Se si hanno delle disponibilità da investire (es.10.000€) bisognerà individuare le opportunità di investimento
e confrontarle fra loro. Per confrontarle, bisognerà individuare i flussi di cassa di ciascuno → confrontare i paga-
menti prodotti da ciascun strumento finanziario che si valuta.
Il confronto non può però avvenire in maniera coerente se i pagamenti avvengono in momenti diversi → la
soluzione è: calcolare un valore odierno equivalente (detto “valore attuale”) all’insieme dei pagamenti che sa-
ranno ricevuti (prodotti) in futuro.
STRUMENTO A STRUMENTO B
• Oggi investo 10.000€ • Oggi investo 10.000€
• Fra 1 anno riceverò 100€ (interesse) • Fra 5 anni riceverò 500€ + il rimborso dei
• Fra 2 anni riceverò 100€ 10.000€ inizialmente investiti
• Fra 3 anni riceverò 100€
• Fra 4 anni riceverò 100€
• Fra 5 anni riceverò 100€ + il rimborso dei
10.000€ inizialmente investiti
Ipotizzando che il rischio di mancato pagamento dei flussi di cassa sia il medesimo per i due strumenti:
SOLUZIONE:
STRUMENTO A STRUMENTO B
• Fra 1 anno riceverò 100€ (interesse) • Fra 5 anni riceverò 500€ + il rimborso dei
• Fra 2 anni riceverò 100€ 10.000€
• Fra 3 anni riceverò 100€
• Fra 4 anni riceverò 100€
• Fra 5 anni riceverò 100€ + il rimborso dei
10.000€
Se dovessi definire un prezzo da pagare per acquisire i due strumenti finanziari descritti, parità di rischio di
mancato pagamento dei flussi di cassa:
- Sareste disposti a pagare oggi lo stesso prezzo per entrambi gli strumenti?
- Se no, per quale dei due sareste disponibili a pagare un prezzo più alto più?
SOLUZIONE:
L’investimento più interessante è A. Infatti, sarei più propenso a pagare di più per lo strumento A.
IL TASSO DI INTERESSE
Il tasso di interesse è «l’ascensore» che mi consente di trasportare il valore dei flussi di cassa nel tempo.
Se il tasso di interesse è del 5%: 100€ oggi (“valore attuale”) sono equivalenti a 105€ domani (“valore futuro”).
Terminologia:
i= Se conosco il capitale investito, il montante e il tempo e si vuole capire l’interesse che rende il montante
equivalente al capitale investito in quel tempo, allora la variabile dipendente diventa l’interesse semplice
dell’operazione.
Mario sottoscrive una polizza assicurativa caso vita con premio unico iniziale pari a 50.000€, scadenza 20 anni,
tasso minimo di rendimento garantito pari a 0,5% annuo.
Calcolare il montante minimo di cui usufruirà Mario se sarà in vita 20 anni dopo la stipulazione della polizza.
• C = 50.000€
• T = 20 anni
• i composto annuo = 0,5%
• M =?
SOLUZIONE:
M = C x (1 + i)^t → 50.000 x (1 + 0,5%)^20 = 55.244,78€ date queste condizioni contrattuali, 55.244,78 è il capitale
minimo che sarà pagata dall’assicurazione a Mario. Rappresenta il valore futuro al tasso di rendimento garantito.
• M = 50.000€
• T = 10 anni
• i annuo semplice = 2%
• C =?
SOLUZIONE:
C = M / (1 + i x t) → 50.000 / (1 + 0,2% x 10) = 41.666,67€ è il prezzo minimo prezzo minimo che conviene a Mario
vendere il buono oggi. Se dovesse rinunciare a vendere il buono ad un prezzo inferiore a 41.666,67€ starebbe
rinunciando ad un rendimento più alto del 2% - in questo caso conviene tenersi il buono ed indebitarsi.
1. TASSO DI INTERESSE NOMINALE (TAN) è la percentuale applicata al valore del debito per calcolare gli
interessi periodici pagati dal debitore.
Esso è semplicemente una percentuale definita contrattualmente.
• Dalla differenza tra valore rimborsato e prezzo di acquisto (capital gain o capital loss)
Esempio:
In data 1/2/2016 consideriamo il seguente titolo di debito:
• Scadenza: 1/12/2016
• Valore nominale: 1000 euro
• Tasso di interesse nominale: 2%
• Date godimento cedole: 1/12 di ogni anno Prezzo di acquisto (corso secco): 98,5
CORSO TEL QUEL = CORSO SECCO (prezzo quotato sul mercato) + RATEO CEDOLA (prezzo di cedola
maturato dall’ultima rata di stacco)
RATEO D’INTERESSE RELATIVO ALLA CEDOLA IN CORSO: si tratta degli interessi maturati dallo stacco
dell’ultima cedola incassata fino al momento della transazione (deve essere pagato da chi acquista il titolo).
Un titolo è quotato al corso secco quando il prezzo esprime il puro capitale e non tiene conto dell’eventuale
parte di cedola già maturata nel periodo che intercorre tra la data di stacco della cedola precedente e il
momento di acquisto del titolo.
TAN= 2%
TRE (tasso rendimento effettivo)
ia = (1020/988,33)12/10 –1
ia = 3,85 %
1. PRESTITO SEMPLICE: Capitale prestato dal datore di fondi al prenditore di fondi al tempo t.
Capitale restituito dal prenditore al datore di fondi al tempo t + n, maggiorato degli interessi maturati
nel periodo n.
Nessun flusso di cassa intermedio, non ci sono pagamenti in itinere di interessi. Avvengono soltanto al
termine.
Esempio: Depositi vincolati a tempo presso le banche (il cliente fa un deposito e si impegna a tenerli
vincolati per un determinato periodo – a fronte di questo deposito non sarà possibile effettuare paga-
menti perché la disponibilità rimane in banca (a patto che non si paghi una penale di uscita)
2. TITOLO A SCONTO: Strumento finanziario negoziabile (sul mercato anche prima della scadenza) dotato
di un valore nominale fisso.
Lo strumento finanziario prevede rimborso del valore nominale (indicato nel titolo) ad una data sca-
denza.
L’investitore acquista lo strumento finanziario ad un prezzo inferiore rispetto al valore nominale (sa-
pendo che il titolo gli sarà rimborsato al valore nominale).
La differenza fra prezzo di acquisto e valore nominale rimborsato alla scadenza rappresenta il guadagno
per l’investitore.
Nessun flusso di cassa in itinere.
I titoli a sconto vengono chiamati in inglese “zero-coupon bond” = titolo con zero cedole di pagamento
in itinere.
Esempio: Buoni Ordinari del Tesoro (BOT) emessi dallo Stato italiano con scadenza a 3/6/12 mesi. È uno
strumento tradizionale per finanziare il debito pubblico.
ESEMPIO:
Acquisto 10.000 Euro nominali del BOT 12 mesi con scadenza 12 marzo 2021
Prezzo (in %): 99,927 (dato il valore nominale, l’investitore che acquista paga il 99,927% del valore nomi-
nale)
!!,!#$
10.000 x = 9.992,7 eur
%&&
Alla scadenza, in data 12 marzo 2021, lo Stato mi rimborsa 10.000 euro (100% del valore nominale/ rim-
borsato alla pari = sono sinonimi)
- C = 9.99,27
- M = 10.000
- T = 1 anno (anche se in tabella sono 364gg – si è semplificato)
- 𝑖=$ − 1' × 1 = 0,00073 → 0,073%
%&&&&
!!!#,$
3. PRESTITO A RATA COSTANTE: Prestito nel quale la somma mutuata viene restituita attraverso una serie
di rate, di entità predefinita.
Ogni rata è costituita da una quota capitale (parte di rimborso della quota presa a prestito) e da una
quota interesse (pagamento della remunerazione sul capitale non del tutto restituito).
In ogni rata l’interesse pattuito si applica sul debito residuo.
Esempio: molto spesso, mutui ipotecari per acquisto immobili residenziali e prestiti per acquisto auto-
vetture
ESEMPIO
In data 1/2/2020, Mario stipula un prestito per l’acquisto di una Fiat Idea alle seguenti condizioni:
• ammontare prestito: 4.000 euro
• tasso annuo di interesse: 5%
• frequenza di pagamento delle rate: semestrale
• durata: 3 anni
Sapendo che la rata se-
mestrale ammonta a
726,20 euro, illustriamo
il piano di ammorta-
mento del prestito.
4. OBBLIGAZIONE CON CEDOLA: Prestito nel quale la somma mutuata è rimborsata in una unica soluzione
alla scadenza. Il debito residuo rimane costante per tutta la durata fino alla scadenza.
ESEMPIO: BTP
• Tipologia: Buono del Tesoro Poliennale a tasso fisso
• Tasso annuo nominale di interesse: 0,65%
• Frequenza cedole: semestrale
• Date pagamento cedole: 1/5 e 1/11 di ogni anno
Tramite “tasso di rendimento effettivo a scadenza” (TRES), quest’ultimo viene chiamato anche “tasso interno
di rendimento” (TIR)
t1, t2, tn sono le scadenze (valutate rispetto al momento dell’acquisto dello strumento finanziario) nelle quali
verranno pagati i vari flussi di cassa. Un mese corrisponde a 1/12 di anno. Il tasso ed il tempo devono essere
coerenti.
Ciascuno di questi pezzi [ (CF/1+i)tn ] rappresenta il valore attuale del singolo flusso di cassa considerato. La
somma dei valori attuali dei vari flussi di cassa sarà il prezzo del titolo.
Altro modo per usare l’equazione: Questa equazione è scomponibile; infatti, se vogliamo vedere
1 MODO: osservo qual è il prezzo del titolo sul mercato (prezzo al quale potrei comprare il titolo) e metto il
valore di mercato nell’equazione. Calcolo i flussi di cassa (promessi da quello strumento finanziario) e li inserisco
nel calcolo con i loro rispettivi tempi. L’incognita che mi rimane è i (tasso di rendimento effettivo a scadenza),
calcolo l’incognita. Dopo aver calcolato i, quest’ultimo rappresenterà il guadagno percentuale sul capitale inve-
stito che quell’investimento mi produce.
Avendo calcolato in termini percentuali sul capitale investito il livello di rendimento/guadagno, potrò avere que-
sto parametro come elemento di confronto rispetto ad altri potenziali strumenti.
2 MODO: si possono evidenziare i flussi di cassa che un certo strumento può proporre e le relative tempistiche
di cassa. Poi potrei determinare il livello minimo di guadagno (che dipende anche da una valutazione del rischio
di quell’investimento) che io vorrei avere su quell’investimento. Es. sono disposto a comprare un btp se guada-
gno almeno l’1% data una scadenza di 7 mesi.
Ho i flussi di cassa ed i tempi, sostituisco la i con l’1% (il minimo che voglio guadagnare da questo investimento)
e l’incognita diventa il valore di mercato. Quel valore di mercato così calcolato rappresenta il prezzo massimo
che io sono disponibile a spendere per comprare quel titolo -> infatti, se spendo quel prezzo guadagno l’1%, se
spendo di più guadagno meno dell’1%, se spendo di meno guadagno di più dell’1%.
Una volta calcolato il prezzo attualizzando con il tasso di rendimento che ho impostato io, quello che esce è il
prezzo massimo che sono disponibile a pagare per ottenere l’1%.
ESEMPIO 1
In data 1/2/2020, impostare l’equazione per il calcolo del Tres del seguente Btp:
• scadenza: 1/8/2022
• tasso nominale annuo di interesse: 4%
Devo eguagliare 1.040€ (che corrisponde al capitale investito) alla sommatoria in valore attuale dei flussi di cassa
tenendo in considerazione i tempi di ciascun flusso di cassa pagato, per poi individuare il tasso che risolve l’equa-
zione.
1. quando il rendimento voluto dagli investitori (tasso di attualizzazione) sale, il prezzo scende. Quando il
rendimento scende, il prezzo sale.
2. Se il tres è inferiore al tan il titolo avrà un prezzo superiore rispetto a 100 (sopra la pari)
Se il tres è superiore al tan (quando il rendimento voluto dall’investitore è superiore al rendimento
offerto dalle cedole) il titolo quota sotto la pari (sarà scambiato ad un prezzo inferiore al suo valore
nominale)
**tan: tasso di interesse che determina le cedole
All’esame viene richiesto principalmente di impostare il calcolo del tres, non di ri-
solvere completamente l’equazione
Perché il Tres non predice con esattezza il guadagno? Il calcolo su basa su tre ipotesi non particolarmente rea-
listiche:
• Detenzione del titolo fino alla sua scadenza naturale: potrebbe capitare che l’investitore decida di ven-
dere il titolo
• Invarianza dei tassi di reinvestimento dei flussi di cassa generati dal titolo: anche se l’investitore deci-
desse di reinvestire il guadagno i tassi di rendimento potrebbero essere cambiati
• Integrale reinvestimento dei flussi di cassa periodici generati da titolo: non è detto che l’investitore
reinvesti totalmente o parzialmente tutti i flussi (cedole ricevute)
Ogni volta che queste ipotesi non si realizzano, il tres è post risulta diverso dal tres stimato ex ante
SPREAD
Uno dei modi in cui viene usato è: la differenza fra il Tres di due titoli di pari scadenza viene indicato come
spread. Lo spread viene espresso in punti base (1 punto base = 0,01%)
In particolare, è interessante osservare lo spread di un titolo rischioso rispetto ad una obbligazione di pari
durata e priva di rischio creditizio (rischio creditizio: rischio che l’emittente, prenditore di fondi che deve pagare
le cedole e rimborsare il capitale, possa essere insolvente)
Questo particolare spread può essere letto come indicatore della probabilità di default che gli investitori stanno
stimando su un dato emittente e su un certo orizzonte temporale.
Lo spread BTP-BUND è la differenza di Tres fra le obbligazioni con cedola emesse dal Tesoro italiano e le analoghe
obbligazioni emesse dal Tesoro tedesco (è la differenza del rendimento offerto dai titoli di stato italiani dal ren-
dimento offerto dai titoli di stato tedeschi)
Il BUND è un titolo analogo al titolo italiano come struttura: tasso fisso, lunga scadenza ed emesso dal tesoro
tedesco per la copertura del debito pubblico dello stato tedesco.
È indicatore della rischiosità creditizia del nostro Paese percepita dagli investitori: In Europa, lo stato tedesco
si considera come privo di rischio di fallimento. Il prezzo che gli investitori vogliono per coprire il rischio di insol-
venza dello stato italiano è la differenza del rendimento voluto dagli investitori sui titoli di stato italiani e il ren-
dimento voluto dagli investitori sui titoli di stato tedeschi con la stessa scadenza.
Lo spread può essere manipolabile: gli investitori in gruppo vendono sul mercato per far alzare il prezzo che
andrà a significare incremento della percezione del rischio. Questo comporta un maggior rendimento per gli
investitori
Ultimamente lo spread è aumentato perché l’Italia già indebitata di tanto, per far fronte alla crisi economica che
sarebbe stata generata dal COVID-19, avrebbe aumentato ulteriormente il suo debito pubblico. A fronte dello
stesso evento, la Germania aveva già un profilo creditizio più stabile rispetto all’Italia.
Ogni qualvolta che lo spread aumenta, significa che le richieste di rendimento su quel paese stanno aumentando.
Questo comporta ad avere due problemi:
1. Prezzo di mercato dei titoli già emessi e in portafoglio di investitori: per chi ha in portafoglio dei titoli di
stato italiani, un aumento del rendimento (dello spread) causa una riduzione del valore dei titoli che
l’investitore ha in portafoglio (ci sarà meno richiesta di acquisto). Gli effetti colpiscono specialmente le
banche che sono detentori di numerosi titoli di stato (le quali fanno parte delle loro attività finanziarie),
comportando anche ricadute sulla loro quotazione in borsa.
2. Se il tesoro italiano si trova, in un momento di picco dello spread, a dover rinnovare dei titoli in sca-
denza, dovrà emettere dei nuovi BTP con cedola più alta (=negli anni a venire pagherà più interessi)
aggravando la situazione di deficit pubblico. Infatti, verranno offerti dei nuovi titoli BTP con un TAN
allineato a quanto richiesto dagli investitori.
Rendimento/tres: è al denominatore
Fermi restando i flussi di cassa periodici, il rendimento di una obbligazione ed il suo prezzo sono inversamente
correlati. Al crescere del rendimento richiesto dagli investitori diminuisce il prezzo. Questo vale solo se i flussi
di cassa periodici sono costanti/invariati.
Caso in cui il prezzo/valore di mercato non varia, o varia di poco: se i flussi di cassa sono indicizzati (contrattual-
mente possono variare in aumento/diminuzione per effetto di variazioni di indici di mercato) allora la relazione
potrebbe cambiare. In un meccanismo in cui le cedole periodiche sono relazionate a tassi di interesse di mercato,
si può avere una situazione in cui sia il tres (denominatore) che i flussi di cassa salgono (nominatore).
L’elemento che può far variare il prezzo del titolo è legato da una parte alla variabilità del rendimento (quindi al
tasso di attualizzazione) e dall’altro lato è legato al fatto che i flussi di cassa siano fissi. Ovvero, ciò che determina
che il valore di mercato possa variare è avere (1def) al numeratore flussi di cassa fissi/invariati e al denominatore
un tasso di rendimento che può variare (aumentare/diminuire) (2def) Al numeratore degli importi fissi e al de-
nominatore un tasso di interesse di attualizzazione che può aumentare/diminuire nel tempo in funzione di ciò
che avviene sul mercato e condizione di salute dell’emittente che promette dei flussi di cassa.
QUINDI: un titolo a tasso variabile (cioè un titolo che ha una promessa di cedole variabili nel tempo perché
agganciate ad un tasso di interesse di mercato) è un titolo meno rischioso perché è un titolo il cui prezzo è
stabile.
A parità di altre condizioni (scadenza, rischio emittente) è più rischioso un titolo a tasso fisso o un titolo a tasso
variabile con cedole che cambiano nel tempo? un titolo a tasso fisso.
Infatti, tramite il tasso variabile: l’investitore avrà sempre un investimento il cui rendimento è agganciato ai livelli
di rendimento degli investimenti simili nello stesso momento degli investimenti presenti sul mercato
Ipotizziamo che si verifichi un aumento del tasso Euribor 6 mesi e del livello di rendimento richiesto dagli inve-
stitori:
- Nuovo Euribor 6 mesi: 1,20% (al calcolo di i bisogna considerare anche il tasso annuo di interesse
(0,50%) che andrà sommato all’ultima rilevazione euribor (1,20%)
- Nuovo rendimento richiesto dagli investitori: 1,70%
1,70 101,70
𝑃= + = 100
(1 + 1,70%)% (1 + 1,70%)&
Fino a che il parametro di indicizzazione e il livello di rendimento si muovono insieme, il prezzo dell’obbliga-
zione rimane stabile.
Un titolo a tasso variabile avrà il prezzo più stabile: Quando la cedola è indicizzata (= quando la cedola è legata
al livello dei tassi di rendimento di mercato) tendenzialmente il titolo ha un prezzo che oscilla poco.
Quanto il prezzo sia stabile di un titolo a cedola variabile, dipende da quanto sono correlati il parametro a cui è
legata la cedola con il rendimento voluto dagli investitori sul titolo. Però, un titolo con cedola che varia nel tempo
(quindi indicizzata ad un parametro di mercato finanziario) è tendenzialmente un titolo meno rischioso perché
ha un prezzo più stabile. E’ una cedola che rimane allineata al livello corrente di mercato – quello che crea la
volatilità è il disallineamento fra la cedola pagata periodicamente e il livello dei tassi di interesse sul mercato
(rendimento che gli investitori richiedono sull’investimento)
Altre osservazioni:
• tasso nominale e tasso di rendimento effettivo coincidono solo quando l’obbligazione “quota alla pari”
– P = 100
– Valore di mercato = Valore nominale
• il tasso di rendimento effettivo è > del tasso nominale quando il titolo “quota sotto la pari” (P<100)
• il tasso di rendimento effettivo è < del tasso nominale quando il titolo “quota sopra la pari” (P>100)
LA DURATION MODIFICATA è il grado di sensibilità (volatilità) del prezzo di una obbligazione al variare del tasso
di rendimento richiesto sul mercato.
DURATION: Scadenza media ponderata dei flussi di cassa a cui il titolo darà origine, calcolata utilizzando come
pesi di ponderazione i valori attuali dei vari flussi.
La duration non è un indicatore di rendimento, ma un indicatore di rischio.
La duration è una scadenza media, quindi il risultato sarà espresso in anni e frazioni di anni.
Procedura di calcolo = Ogni scadenza viene moltiplicata per il valore attuale del flusso di cassa che è pagato a
ciascuna data. Il denominatore presenta la sommatoria dei pesi (P) → il prezzo
ESEMPIO:
ESEMPIO:
In data 1/9/2016, calcolate la Duration di un’obbligazione che ha scadenza 1/9/2020, tasso annuo nominale di
interesse pari a 5%, date di godimento cedole 1/9, tres 6%.
DUR = 3,71 (anni) → per capire se il risultato della Duration è corretto bisogna guardare la durata delle cedole:
generalmente la Duration è poco più inferiore rispetto alla durata della cedola, in questo caso è inferiore a 4
anni.
Duration modificata
Where:
Duration modificata: Permette di dare una sensibilità su quanto potrebbe essere l’impatto di una variazione dei
tassi di interesse sul mercato sul valore di mercato dello strumento finanziario che si ha in portafoglio. Quindi,
permette di misurare fra due titoli quale sia il più rischioso dal punto di vista della volatilità del suo prezzo.
Ci dice come varia il prezzo del titolo in funzione di una variazione del tres.
Per avere una valutazione migliore in caso di variazioni di rendimento consistenti, bisognerà fare delle ulteriori
correzioni inserendo un altro indicatore (convexity) accanto alla duration modificata. Convexity permette di os-
servare il grado di curvatura della relazione prezzo-rendimento.
ESEMPIO:
Ci sono due metodi per calcolare il nuovo prezzo del titolo (TRES sceso dal 6% al 5%) – (Il titolo è lo
stesso dell’esempio precedente).
Prezzo iniziale: 96,53 (= Ctq del denominatore della duration dell’esempio precedente)
NUOVO PREZZO = 96,53 +3,38 = 99,92 (nuovo prezzo che vado a stimare sulla MODIFED DURATION, mi dà
un’idea della sensibilità in maniera più veloce)
P=100 è il nuovo prezzo calcolato in maniera esatta, quindi la stima fatta dalla Duration è più bassa
Una attività (che sia reale o finanziaria) è un qualunque bene che incorpora valore e mantiene valore nel tempo:
§ Denaro
§ Obbligazioni
§ Azioni
§ Terreni
§ Immobili
§ Preziosi
§ Opera d’arte
TITOLO 1 TITOLO 2
Rendimento Probabilità
Rendimento Probabilità
3% 50%
5% 30% 4,2% 100%
6% 20%
Rendimento atteso = 4,2%
Deviazione Standard = 0%
Deviazione Standard =
E(𝟑% − 𝟒, 𝟐%)𝟐 × 𝟓𝟎% + (𝟓% − 𝟒, 𝟐%)𝟐 × 𝟑𝟎% + (𝟔% − 𝟒, 𝟐%)𝟐 × 𝟐𝟎% = 1,25%
§ Ricchezza ↑: a parità di ogni altra condizione, un aumento della ricchezza produce un aumento della
domanda di tutte le attività
§ Rendimento ↑: a parità di ogni altra condizione, un aumento del rendimento atteso di una tipologia di
attività – rispetto a quelle alternative – incrementa la quantità domandata di quella determinata attività
§ Rischio ↓: a parità di ogni altra condizione, un aumento del rischio di una attività – rispetto a quelle
alternative – diminuisce la quantità domandata
§ Liquidità ↑: a parità di ogni altra condizione, un aumento della liquidità di una attività – rispetto a
quelle alternative – incrementa la quantità domandata
Ipotizziamo momentaneamente che esista un solo strumento obbligazionario e dunque un solo tasso di inte-
resse. Tenendo constanti la ricchezza, il rischio e la liquidità:
• LA DOMANDA CRESCE AL CRESCERE DEL TASSO DI INTERESSE (curva di domanda inclinata positiva-
mente, rispetto al tasso, e negativamente rispetto al prezzo)
Q* = quantità di equilibrio
L’equilibrio di mercato si trova quando la quantità domandata eguaglia quella offerta (punto di intersezione
delle curve di domanda e offerta).
Il tasso di interesse in corrispondenza del quale questo avviene si chiama TASSO DI INTERESSE DI EQUILIBRIO
oppure MARKET-CLEARING INTEREST RATE.
1. RICCHEZZA
2. RENDIMENTO ATTESO
3. RISCHIO
Se aumenta il rischio delle obbligazioni rispetto ad attività alternative (per esempio perché i prezzi diventano più
volatili), diminuisce la loro domanda, generando quindi un aumento del tasso di equilibrio.
4. LIQUIDITA’
Se aumenta la liquidità delle obbligazioni rispetto ad attività alternative, aumenta la loro domanda, generando
una riduzione del tasso di equilibrio.
Viceversa, se la liquidità nel mercato obbligazionario si riduce.
L’offerta di obbligazioni deriva dai soggetti in deficit che decidono di finanziarsi chiedendo prestito tramite
l’obbligazione. L’offerta di obbligazioni arriva principalmente da imprese e da stato.
CASO 1: CHE COSA AVVIENE AL TASSO DI INTERESSE QUANDO AUMENTA L’INFLAZIONE ATTESA?
CASO 2: CHE COSA AVVIENE AL TASSO DI INTERESSE QUANDO L’ECONOMIA ENTRA IN UNA FASE
ESPANSIONISTICA?
Precedentemente abbiamo visto come variano i rendimenti, come variano i prezzi delle obbligazioni quando
variano i rendimenti, perché possono variare i rendimenti. Ora si tratterà delle attività svolte dalle banche cen-
trali nel tentare di governare, controllare ed influenzare i movimenti dei tassi di interesse sul mercato.
Tra gli attori più importanti nei sistemi finanziari di tutto il mondo vi sono le banche centrali.
Le azioni messe in atto dalle banche centrali, di conseguenza, influenzano lo sviluppo del PIL e il tasso di infla-
zione.
• Emissione della moneta legale (generalmente in regime di monopolio): l’emissione di moneta legale
(banconote e moneta) è governata dalla banca centrale che decide quanta stamparne e metterne in
circolazione. Questa scelta è coordinata con altre variabili economiche (es. pil). Inoltre, si occupa di
prevenire la contraffazione.
Generalmente, in ogni area valutaria è presente un solo soggetto, che è la banca centrale, che emette
moneta.
• Gestione della politica monetaria: Si occupa di definire la quantità di moneta per raggiungere gli obiet-
tivi macroeconomici (controllo dell’inflazione, sviluppo del pil, l’occupazione)
• Gestione del cambio della valuta nazionale rispetto a quelle estere: gestione del valore fra la moneta
nazionale ed alcune monete importanti dei paesi con cui si hanno importanti flussi commerciali, ad
esempio la gestione del cambio con il dollaro, yen, franco svizzero e sterlina.
• Banca delle banche: la banca centrale presta denaro alle banche commerciali (unicredit, Intesasan-
paolo, ecc.).
Con questo riesce a gestire il volume della moneta in circolazione: La banca centrale mette in circola-
zione la moneta tramite l’aumento del volume dei prestiti alle banche commerciali che a loro volta
presteranno i soldi alle famiglie/imprese. Viceversa, quando vuole ridurre la moneta in circolare riduce
i prestiti alle banche commerciali.
• Supervisione sul sistema dei pagamenti: ogni qualvolta che un individuo paga con la carta (o altri me-
todi tracciabili) mette in moto un meccanismo in cui le banche si trasferiscono denaro tramite un si-
stema complesso. Il compito della banca centrale è supervisionare la correttezza e il funzionamento di
questo sistema di pagamenti.
È in genere strumentata dalla Banca Centrale. •AZIONI NELL’AMBITO DEI MERCATI FINANZIARI
•AZIONI NEI CONFRONTI DELLE BANCHE
Con il termine ‘’politica monetaria’’ ci si riferisce BANCA
CENTRALE •AZIONI SUI TASSI DI INTERESSE
all’insieme di azioni intraprese dalla banca
centrale, o più in generale dalle autorità
•QUANTITA’ DI MONETA
monetarie, volte a modificare e a orientare la • QUANTITA’ DI CREDITO
BANCHE
moneta, il credito e la finanzia.
Quando Banca non riesce ad operare direttamente sull’obiettivo finali, cerca di raggiungere obiettivi intermedi
ed operativi attraverso delle azioni (strumenti) per poter in fine raggiungere l’obiettivo finale.
Gli obiettivi finali della politica monetaria coincidono con quelli propri della politica economica. L’azione della
politica monetaria non è in grado di agire direttamente sugli obiettivi finali, ma solo indirettamente attraverso
interventi su variabili di natura monetaria e finanziaria, che a loro volta influenzano le variabili reali poste come
obiettivi finali.
Quando viene modificato il tasso ufficiale di interesse, si creano 2 effetti (visti come obiettivo operativo)
Un primo effetto: modifica dei tassi sul mercato in particolare su quello interbancario (mercato in cui le banche
si prestano denaro fra di loro) e di quello offerto dalle banche commerciali alla clientela.
Secondo effetto: A seconda delle decisioni prese sui tassi, si avrà un cambiamento delle aspettative macroeco-
nomiche delle imprese/famiglie.
Una volta modificati i tassi a breve termine sul mercato e si sono modificate le aspettative, questo influenzerà:
Ogni freccia rappresenta un’incognita, e in base al segno e intensità della relazione (basata su misurazioni degli
effetti-reazioni del passato) si avranno risultati diversi.
Il compito della BCE è stimare-prevedere quale sarà la reazione delle varie variabili che portano all’obiettivo
finale quando si fa un’azione di politica monetaria.
Gli obiettivi finali da perseguire dipendono dallo statuto di ogni singola banca centrale.
Ci sono quattro tipi di obiettivi finali, che coincidono con quelli di Politica Economica, di Politica dei Redditi e di
Politica di Bilancio:
MANDATO GERARCHICO VS MANDATO DUALE: A seconda delle Banche Centrali, il loro mandato può essere o
un mandato gerarchico o un mandato duale.
• MANDATO GERARCHICO = E’ il caso della BCE. In questo mandato c’è un obiettivo che viene
considerato prevalente, poi perseguito questo obiettivo si possono raggiungere gli altri che sono
considerati inferiori all’obiettivo prevalente. Questo mandato è incentrato sul mantenimento della
stabilità dei prezzi, che vuol dire variazione su base annua IAPC (indice armonizzato sui prezzi al con-
sumo) < 2% nel medio periodo (3/4/5 anni). !
• MANDATO DUALE = E’ il caso della federal reserve US. in questo mandato la Banca Centrale ha un
elenco di obiettivi e ogni volta la Banca decide a quale obiettivo dare privilegio, in base anche alla
situazione che si presenta in quel dato momento. !
La BCE ha un mandato così rigido per ragioni storiche, inoltre possono esserci altre ragioni: (1) i singoli paesi
rinunciando all’autonomia fiscale e monetaria, si sono protetti blindando lo statuto (rinunciando alla sovranità),
(2) durante la nascita della BCE molti economisti credevano che tenere l’inflazione bassa nel medio-lungo pe-
riodo, stabilizzando le aspettative di inflazione degli operatori, era il modo migliore per perseguire una serie di
obiettivi. Quest’ultimo pensiero, o meccanismo basato principalmente su far leva sull’inflazione, si chiama “in-
flation targeting”.
Per raggiungere gli obiettivi finali, la Banca Centrale si dà degli obiettivi intermedi che sono più controllabili.
Hanno quindi la capacità di influenzare in modo stabile e prevedibile gli obiettivi finali.
Sono ad esempio:
• Base monetaria = contante + riserve (di liquidità) delle banche commerciali presso la banca centrale !
• M1 = base monetaria + depositi in conto corrente !
• M2 = M1 + depositi a breve termine (i depositi a breve termine sono cioè depositi vincolati) !
• M3 = M2 + passività negoziabili a breve termine delle IFM (le ‘’passività negoziabili...delle istituzioni
finanziarie’’ sono titoli a b/b emessi dalle banche – riguardano la possibilità di ottenere liquidità in pre-
stito a breve termine es. American express) !
Chiaramente la Banca centrale ha più impatto sulla base monetaria e meno impatto sugli altri aggregati
monetari. BCE monitora principalmente M1 e M2.
La disponibilità di spesa determina la possibilità di acquistare beni, e questo influenza i prezzi dei beni
di consumo
• Tassi di interesse !
• Credito totale interno !
§ Riserve bancarie: quantità di moneta che le banche ordinarie (Intesa, Ubi, ecc.) depositano presso la Banca
Centrale. E’ una quantità direttamente osservabile dalla bce perché è moneta che le banche ordinarie
depositano presso la loro banca centrale. Possono essere:
• riserve bancarie libere: le banche decidono in autonomia di depositare denaro presso la banca
centrale. In base a quanto depositano, ci permette di osservare e controllare il volume di denaro
in circolazione.
• riserve bancarie imposte dallo stauto
§ Tassi di interesse interbancari: tassi di interesse applicati dalle banche ordinarie per prestarsi denaro fra di
loro
• Direttamente influenzabili dalla Banca Centrale attraverso gli strumenti a sua disposizione
• Osservabili con tempestività e continuità
GLI STRUMENTI
Azioni pratiche che Banca Centrale può mettere in atto per influenzare Obiettivi Operativi che a loro volta
influenzano gli Obiettivi intermedi. Ci sono due grandi sottoinsiemi di strumenti:
DI NATURA AMMINISTRATIVA
• Controlli valutari e restrizioni ai movimenti di capitale: controlli sui pagamenti fatti dai cittadini verso
l’estero o che stranieri fanno nei confronti dei cittadini
• Massimali sugli impieghi bancari
• Autorizzazione all’emissione di titoli
• Vincolo di portafoglio
DI NATURA NEGOZIALE
Þ Natura amministrativa: sono principalmente regole e controlli che mirano a guidare al raggiungimento
degli obiettivi mirati di politica monetaria. Controlli esercitati sono: (1) quantità di moneta che può
entrare e uscire da ciascun paese/area euro oppure (2) limiti che impongono alle banche di non far
crescere il proprio attivo in un certo periodo oppure (3) autorizzare le emissioni di titoli.
Questi controlli sono stati utilizzati principalmente in passato, oggigiorno sono reputati inefficaci
nell’UE. Infatti, va contro alla libertà di circolazione di beni, merci e denaro.
Þ Natura negoziale: gli interventi che la BCE fa sul mercato in regime di libero mercato con banche com-
merciali ed altri soggetti. La banca centrale compra titoli, eroga prestiti, e fa dunque tutte le operazioni
contrattuali (= controllare e influenzare gli aggregati monetari, in questo modo influenza i tassi).
Þ OPERAZIONI SU INIZIATIVA DELLE CONTROPARTI: sono sempre operazioni contrattuali con cui la
banca centrale stipula con le banche commerciali. In questo caso però, la banca centrale fissa delle
condizioni contrattuali.
Le operazioni sono finalizzate a immettere e ad assorbire le variazioni eccessive della liquidità a brevis-
simo termine, overnight, a segnalare l'orientamento generale della politica monetaria e a porre un li-
mite alle fluttuazioni dei tassi di interesse sul mercato dei tassi interbancari overnight.
I tassi di interesse a cui sono effettuate sono tassi ufficiali definiti dalla BCE e rappresentano il limite
superiore e inferiore del cosiddetto ''corridoio dei tassi ufficiali'', il cui valore centrale è il tasso di rifi-
nanziamento principale.
o Operazioni di rifinanziamento marginale: chiamato anche «prestito di ultima istanza – ed è
visto come salvagente per chi ne ha bisogno». Infatti, qualunque banca commerciale abbia
necessità di liquidità per 24h può avere dei prestiti (a condizione di avere titoli da dare in ga-
ranzia / «titoli stanziabili») erogati dalla bce per qualsiasi quantità di denaro ad un tasso di
interesse prefissato dalla banca centrale.
o Operazioni di deposito marginale: se a fine giornata le banche commerciali hanno denaro in
eccesso, possono depositarli presso la banca centrale. La banca centrale può detenerli in de-
posito per cui pagherà il tasso alla singola banca commerciale
LE OPERAZIONI DI RIFINANZIAMENTO
La banca centrale fa operazioni di prestito utilizzando sempre la forma «pronti contro termine» che è una tipo-
logia di prestito che prevede una garanzia sotto forma di titoli. La banca centrale eroga prestito ma in cambio
ottiene titoli come garanzia in caso di inadempimento della banca che ha ricevuto prestito.
Per accedere ai prestiti, le banche commerciali devono avere dei «titoli stanziabili/esigibili» che la banca centrale
accetta come garanzia. Saranno restituiti in caso si restituisse il denaro preso a prestito.
Þ Frequenza: REGOLARE
STANDARD O VELOCE:
- Asta standard: aperte a tutte le banche e svolte in un paio d’ore.
- Asta veloce: sono le aste riservate ad alcune banche più grandi/principali di ogni singolo paese
dell’eurozona
- Tasso fisso: la banca centrale indica sia i prestiti disponibili che il tasso di interesse, quindi le banche
commerciali devono indicare soltanto il quantitativo che richiedono
- Tasso variabile: la banca centrale indica soltanto la quantità, mentre le banche commerciali de-
vono domandare sia la quantità da richiedere che il tasso massimo disposti a pagare sul prestito.
In questo modo, si andranno a soddisfare in maniera prioritaria (e scalare) le banche che hanno
proposto di pagare dei tassi di interesse più elevati sul prestito.
Tasso rifinanziamento marginale: costo cui le banche accedono al credito BCE overnight
Il tasso di rifinanziamento principale si muove tra questi due tassi, è il punto centrale di questi due tassi, e non
può mai salire sopra il rifinanziamento marginale e non può mai scendere al di sotto del deposito marginale
overnight. Rappresenta il costo minimo di rifinanziamento per le banche.
Sul mercato non verranno mai stipulati prestiti sopra lo 0,50% e sotto lo 0,25%. Tanto più questo corridoio, citato
precedentemente, è stretto e tanto più la BCE controlla i tassi di interesse a breve termine. I tassi con varie
scadenze sono tutti correlati fra di loro, per questo è necessario controllare anche i tassi di interesse a breve
termine.
Le banche utilizzano i depositi overnight presso le BCN come fonte di impiego alternativa remunerata ad un
tasso ufficiale stabilito dalla BCE, che costituisce un limite minimo per il tasso di interesse del mercato
interbancario overnight, poiché nessuna banca ha convenienza a prestare base monetaria ad un’altra banca ad
un tasso inferiore a quello che può ottenere depositando i fondi presso l’Eurosistema.
È caratterizzato da:
La riserva obbligatoria è un obbligo imposto alle banche. All’inizio di ogni mese le banche devono calcolare i
depositi in c/c + certificati di deposito e ciascuna banca commerciale dopo aver calcolato i depositi raccolti,
applicando l’aliquota dell’1%. Il risultato deve essere versato presso la BCE. Il rispetto di questa regola deve
essere calcolato su media mensile.
Attraverso l’imposizione di questa regola la BCE può monitorare/osservare indirettamente l’andamento della
raccolta depositi delle banche (la crescita dei conti deposito delle banche), e con questo anche le scelte dell’in-
dividuo-cliente.
Misure ‘’non convenzionali’’ di politica monetaria. Infatti, con le varie crisi, la BCE ha adottato nuove operazioni
per fronteggiarle:
§ TASSI INTERESSE NEGATIVI - NIRP (da giugno 2014): i tassi di interesse sono stati ridotti per le riprese
economiche sino a livelli prossimi allo zero e poi addirittura negativi (da giugno 2014)
§ ALLARGAMENTO ATTIVITA’ STANZIABILI: la gamma delle attività stanziabili che le banche devono pre-
sentare quali garanzie per avere accesso al rifinanziamento della BCE è stata progressivamente ampliata
§ TARGETED LONG TERM REFINANCING OPERATIONS (TLTRO 1, 2 E 3): Sono prestiti erogati dalla BCE a
lungo termine di 2/3 anni alle banche. A queste forme di prestiti a termine più lungo possono accedere
soltanto quelle che hanno aumentato le erogazioni di prestiti a famiglie nel periodo precedente (banche
targeted).Le banche commerciali ricevono prestiti in proporzione a quanti prestiti hanno erogato a loro
volta ai clienti.
Nell’ultima ondata di TLTRO i tassi erano negativi, le banche commerciali oltre a ricevere denaro hanno
ricevuto anche degli interessi.
Nel caso la banca commerciale ricevesse dei soldi a prestito e non aumentasse le erogazioni di prestiti
ai clienti, la BCE provvederà ad alzare il tasso di interesse richiesto la volta seguente.
§ EROGAZIONE DI LIQUIDITA’ DI EMERGENZA
§ PROGRAMMI DI ACQUISTO DI TITOLI
o Securities Market Program (SMP – 2010)
o Outright Monetary Transactions (OTM – 2012)
o Quantitative Easing (QE – 2015)
o Pandemic Emergency Purchase Program (PEPP – 2020)
Livello In vigore da
Negli ultimi 6 anni il tasso di rifinanziamento principale è di 0% = ricevono denaro gratis per una settimana.
Se a fine giornata la banca commerciale non ha liquidità, il prestito è di 0,25% su base annua (per calcolarlo su
una giornata bisognerà fare 1gg = 0,25/365)
Il deposito marginale ha un tasso di interesse negativo. Il controsenso è: le banche che depositano denaro presso
la banca centrale invece di ricevere soldi, devono pagare un tasso di interesse negativo. Questo è uno stimolo
per spingere le banche commerciali a prestare denaro, in modo da far ripartire l’economia. Nel 2008 con Lehman
brothers le banche commerciali avevano timore di prestare denaro ai clienti. Per combattere questa eccessiva
precauzione, la BCE ha iniziato ad abbassare i tassi di interesse fino a renderli negativi.
A seconda dei tassi applicati, la BCE mostra gli obiettivi macroeconomici che vuole perseguire.
Attivo Passivo
§ Titoli (es. comprare titoli con il programma § Moneta in circolazione (moneta stampata)
BEPP) § Riserve bancarie (denaro che le banche
§ Rifinanziamenti (es. erogare prestiti alle commerciali depositano presso la BCE. Sono
banche) l’elemento che la BCE riesce meno a gover-
nare)
o Obbligatorie
o libere
I due modelli organizzativi che possono essere adottati dalle banche sono:
• CONTROLLO PUBBLICO VS. CONTROLLO PRIVATO: Se si opta per il controllo pubblico: c’è un problema
di indipendenza dal governo e da pressioni politiche.
Se è sotto controllo privato: quando gli azionisti (il controllo) sono banche commerciali c’è maggiore
indipendenza dal governo, ma possono esserci problemi sull’ente che li controlla. Infatti, saranno loro
stessi a doversi controllare e la capacità di supervisione del sistema sarà ridotta.
• MODELLO ACCENTRATO VS. MODELLO FEDERATO: il modello accentrato prevede che la banca centrale
sia di un unico soggetto, mentre nel modello federato il potere decisionale è diviso fra diversi organi e
soggetti. Quest’ultimo modello, si applica specialmente per aree molto vaste (es. Unione Europea).
Azionista Quota %
Intesa Sanpaolo 20,09%
Unicredit 10,88%
Generali 3,67%
Banca Carige 3,64%
INPS 3%
INAIL 3%
INARCASSA 3%
ENPAM 3%
La struttura della BCE ha come azionisti le banche centrali nazionali. Ciascun paese ha una quota in proporzione
all’importanza economica che ha all’interno dell’eurozona.
Una quota è detenuta da banche centrali UE non appartenenti all’eurozona
Azionista Quota %
Viene definito Eurosistema un sottoinsieme del SEBC (Sistema Europeo di Banche Centrali: BCE + BCN degli stati
membri dell’UE), vale a dire la BCE e le BCN dei paesi aderenti all’Unione Monetaria Europea (UME).
Þ PRO:
• Perseguimento di obiettivi di lungo periodo, senza pressioni da parte di politici “miopi” alle prese
con esigenze elettorali
Þ CONTRO:
• Politica monetaria in mano ad una élite che non deve rendere conto agli elettori
• Potenziale scarso coordinamento della politica monetaria con quella fiscale
L’indipendenza della BCE e delle BCN dall’influenza del potere politico costituisce un principio fondamentale
dell’area dell’euro. Infatti, nello statuto della BCE è stata chiarita l’indipendenza.
INTERMEDIARI MERCATI
STRUMENTI
Operatori specializzati Luoghi di incontro mirati a
Contratti aventi ad oggetto
nell’effettuazione di facilitare la negoziazione di
transazioni finanziarie
transazioni finanziarie transazioni finanziarie
Con gli strumenti a breve termine, gli operatori gestiscono operazioni di liquidità.
Þ MERCATO PRIMARIO: è costituito dall’insieme delle nuove emissioni di strumenti finanziari alla ricerca
del primo collocamento nei portafogli degli investitori. Sul mercato primario si incontrano Il CDA ne
delibera la nascita del titolo e viene venduto ai primi investitori. Sul mercato primario si incontrano da
un lato gli emittenti (intenzionati a finanziarsi) e, dall’altro, gli investitori (intenzionati ad investire)
CARATTERISTICHE:
• L’emittente è direttamente coinvolto: infatti, incassa il prestito erogato da tutti gli investitori
che decidono di comprare il titolo
Funzione allocativa: permette ai soggetti in surplus di finanziare i soggetti in deficit. Trasferimento delle
risorse dalle unità in surplus, finanziando le unità in deficit
Þ MERCATO SECONDARIO: è costituito dalle negoziazioni di strumenti finanziari già in circolazione. Sul
mercato secondario domanda e offerta sono espressione della volontà di negoziazione di due investi-
tori che desiderano modificare la composizione dei propri portafogli
CARATTERISTICHE:
• Lo strumento finanziario viene scambiato fra gli investitori durante la sua vita
• L’emittente ha un interesse «indiretto» al buon funzionamento del mercato
• Gli scambi successivi non hanno nessun impatto finanziario immediato sull’emittente
Le due funzioni sono legate perché se il mercato secondario funziona male e non assicura sufficiente liqui-
dità, sarà difficile emettere strumenti sul mercato primario. Infatti, se risulta difficile rivendere i titoli, ci
saranno meno investitori che comprano i titoli di nuova emissione.
Þ MERCATO REGOLAMENTATO: questo mercato è l’opposto del mercato OTC. ‘’Regolamentato’’ non
vuol dire che ci sono delle leggi/norme da seguire, ma significa che c’è la presenza di un soggetto or-
ganizzatore che definisce come devono avvenire gli scambi. ‘’Si definisce mercato regolamentato un
sistema multilaterale che consente o facilita l’incontro di interessi multipli di acquisto e di vendita di
terzi relativi a strumenti finanziari, ammessi alla negoziazione conformemente alle regole del mercato
stesso, in modo da dare luogo a contratti, e che è gestito da una società di gestione, è autorizzato e
funziona regolarmente’’. ESEMPIO: Mercato azionario. Il principale soggetto organizzatore in Italia è
borse italiane spa
L’organizzatore del mercato è prevalentemente di entità privata, prima invece era pubblico. Prima
erano presenti molti mercati regolamentati accentrati. Inoltre, con l’avanzamento tecnologico, si è
passato da mercati fisici a mercati telematici/digitali.
CARATTERISTICHE:
• Presenza di un soggetto organizzatore del mercato
• Trasparenza su prezzi e quantitativi scambiati
• Regole chiare su:
o Strumenti negoziabili
o Soggetti ammessi alle negoziazioni
o Obblighi informativi
Þ MERCATO OTC: è un mercato informale in cui le negoziazioni avvengono su base bilaterale fra due
soggetti che avranno esclusivamente le informazioni sul contratto che si stipula.
Gli scambi valutari e prestiti fra banche (in generale gli scambi fra intermediari) avvengono tramite
mercato otc.
CARATTERISTICHE:
• Mancanza di un organizzatore
• NEGOZIAZIONI SU BASE BILATERALE
• CONTRATTI PERSONALIZZABILI
• TRASPARENZA LIMITATA
Diversificazione geografica:
o Degli emittenti
o Degli investitori
o Degli intermediari negoziatori
Þ MERCATI INTERNAZIONALI: appartengono invece a questo mercato tutte le operazioni che hanno per
oggetto attività finanziarie denominate in valuta estera o che, pur essendo denominate in valuta
nazionale, vedono interessate allo scambio almeno una controparte non residente.
8. I MERCATI MONETARI
Definizione: Insieme delle transazioni di operazioni creditizie a breve termine (scadenza <12 mesi)
Attenzione! Denominazione potenzialmente ingannevole. Non confondere con i mercati valutari o mercati dei
cambi (nei quali le diverse monete nazionali vengono scambiate fra di loro)
Le finalità che gli operatori perseguono sono l’ottimizzare la gestione della liquidità:
- Fare in modo di avere il denaro disponibile quando dovuto. Pagamenti dovuti nei tempi dovuti =
puntuale
- Non avere tanta liquidità ferma che comporta la perdita di guadagno potenziale se venisse investita
- La banca è l’intermediario a cui si applica questa regola al massimo. infatti, la puntualità dei paga-
menti per una banca è essenziale.
1. BOT
I titoli a breve termine emessi dal Tesoro (BOT). CARATTERISTICHE:
In Italia: i BUONI ORDINARI DEL TESORO (BOT)
– scadenze: 3/6/12 mesi
– taglio: 1000 euro
– emessi a sconto, rimborsati alla pari
– procedura di emissione: asta competitiva sul rendimento
– mediazione obbligatoria delle banche o dell’ente poste
Il tesoro usa il mercato prevalentemente per raccogliere prestiti a breve termine. Le forme attraverso cui il
Tesoro utilizza il mercato monetario sono:
Titoli a sconto: titoli cui l’ente del tesoro promette di venderli ad un prezzo inferiore rispetto a quando verranno
rimborsati.
Procedura di emissione: asta competitiva sul rendimento -> il tesoro quando deve vendere, il tesoro comunica
l’asta. Gli investitori interessati indicano il rendimento che intendono ottenere, il tesoro chiude l’asta stilando
una lista iniziando con chi si accontenta con rendimenti più bassi.
Le aste si svolgono con la mediazione obbligatoria delle banche o poste: chiunque può partecipare al mercato
primario, anche i piccoli investitori (in questo caso solo tramite i mediatori banca o posta).
2. IL MERCATO INTERBANCARIO
Le banche gestiscono le proprie esigenze di liquidità in contropartita della Banca Centrale oppure sul mercato
dei depositi interbancari.
Il mercato dei depositi interbancari è l’insieme delle negoziazioni di prestiti a breve termine fra banche.
Possono essere di due tipi:
Le scadenze dei depositi interbancari sono generalmente brevissime. I prestiti più lunghi sono operazioni legate
principalmente per interesse della banca (e non clientela).
- OVERNIGHT: prestito 24h che parte oggi ed eseguito il giorno successivo. Banca chiede soldi e li riceve
subito, li restituisce dopo 24h maggiorato di interessi
- TOM-NEXT: tom (tomorrow). Negoziamo oggi, la cifra viene trasferita domani ed eseguita il giorno se-
guente
- SPOT-NEXT: spot (2 gg lavorativi dopo la negoziazione)
Sono 3 presti di 24h: dato che le banche fanno numerose operazioni al giorno, pur avendo una programmazione
e controllo, possono avere dei piccoli sbilanci. Dunque, chiede prestiti a breve termine. Questo dovuto al fatto
che la gestione della tesoreria viene rapportata con la gestione delle operazioni della clientela.
Tutte le negoziazioni di prestiti a brevissimo termine avvengono generalmente in forma informale tra banche
interessate tramite sistemi informativi/comunicazione. Siccome avviene principalmente tramite OTC, le transa-
zioni avvengono bilateralmente e quindi c’è poca trasparenza. Non si conosce il volume di scambio, con che tassi
e durata. È un mercato che deve essere monitorato, per aver idea della situazione del mercato e della sua evo-
luzione, giornalmente vengono calcolati alcuni tassi di riferimento.
Caratteristiche comuni:
I tassi di riferimento non sono strettamente attendibili per via di alcune caratteristiche:
- Scarsa rappresentatività del mercato di riferimento: LIBOR erano concentrati sul mercato dei depositi
semplici.
- Manipolazioni volontarie: gli LIBOR erano basati su tassi dichiarati («opinioni»). Se sono poche banche,
queste si possono mettersi d’accordo ➝ l’interesse che si ha e quello che si avrà frutterà negli anni
tramite miliardi e miliardi di strumenti finanziari i cui pagamenti sono indicizzati a questi tassi-indicatori.
Per quest’ultimo problema nel 2012 è scoppiato lo scandalo: Processo di revisione successivo e prossima sosti-
tuzione di LIBOR e EURIBOR: Dal 2012 c’è una regola: non bisogna dichiarare tassi dichiarati ma tassi effettiva-
mente negoziati sul mercato.
EURIBOR è riuscita ad allinearsi (è stato adeguato con una nuova versione) a questi requisiti, mentre LIBOR non
è riuscita a rispettare la UE benchmark directive e quindi dal 1/1/22 cesserà di esistere. È stato sostituito con
altri indicatori (tassi). Gli strumenti indicizzati seguono altri indicatori (chiamati risk free benchmark: si riferi-
scono esclusivamente a transizioni bancarie overnight €STER. Quest’ultima sarà la media di tutte le transizioni
interbancarie overnight, questo indicatore sarà rilevato dalla BCE). In UK si rileverà con l’indicatore SONIA.
I problemi sono nati dal fatto che è un mercato OTC e non aperto e regolamentato. Quest’ultimo permetterebbe
di rendere le transazioni trasparenti, osservabili.
• Cambiali finanziarie (commercial papers): pagherò cambiari, generalmente non garantiti, emessi da
imprese non finanziarie per finanziarsi a breve termine.
Un pagherò cambiario è un documento con cui un soggetto promette di pagare una certa cifra ad una
certa scadenza al portatore di un determinato documento o ad un altro soggetto definito. I pagherò
vengono emessi dalle imprese e venduti a titolo scontato.
Può essere al portatore o nominativo. In entrambi i casi può essere negoziabile/trasferibili – al porta-
tore con la consegna del documento, mentre il trasferimento a titolo nominativo deve avvenire tramite
girata (firma).
Le scadenze di queste cambiali finanziarie variano dal mese a 6 mesi, raramente 12 mesi e vengono
emesse in maniera continuativa dalle imprese medio-grandi. Giuridicamente essendo titoli cambiali,
sono immediatamente esecutive (non serve una pronuncia giudiziaria).
Generalmente non sono necessarie ulteriori garanzie.
L’impresa si troverebbe ad essere avvantaggiata a trovare gli investitori tramite la banca, ma ricordiamo
che la firma (firma per accettazione) della banca è un costo.
– Le cambiali finanziarie sono «più rischiose» ma permettono di avere un rendimento più alto a
parità di scadenza, rispetto alle accettazioni bancarie
– I 3 strumenti sono negoziati generalmente OTC
9. I MERCATI OBBLIGAZIONARI
Essendo valori mobiliari possono essere trasferiti tra investitori durante la loro vita.
E’ un mercato in cui vengono negoziati valori mobiliari creditizi (operazione di prestito). Questi prestiti hanno
scadenza superiore all’anno (medio-lunga). Il prestito è incorporato in uno strumento negoziabile, quest’ul-
timo è formato da un mantello e da alcune cedole
Il mantello è la parte dell’obbligazione in cui l’emittente promette di rimborsare un certo ammontare alla sca-
denza.
In quello obbligazionario la finalità riguarda l’esigenza di investimenti strutturali, quindi necessità di maggiori
costi.
Datori di fondi:
In Europa le imprese non contano molto perché ci Tipologia di emittente Stock di titoli di circolazione
sono molte pmi, mentre negli US hanno una percen-
tuale maggiore. Stati nazionali 7.657 (43,5%)
Totale 17.591
Plain vanilla = strumenti finanziari più semplici e comuni. In questo caso per i titoli obbligazionari sono:
• cedola fissa e costante
• prezzo emissione alla pari
• valore di Rimborso alla pari
• durata predefinita
– TITOLI A TASSO FISSO: titolo in cui ciascun coupon annesso al mantello presenta una percentuale pre-
cisa che sarà essenziale per calcolare gli interessi. Questa percentuale va applicata al valore nominale
indicata nel mantello.
§ Fisso e costante: su tutti i coupon viene indicata la stessa percentuale
§ Fisso crescente (step-up): le varie cedole avranno delle percentuali scritte sopra ma non co-
stanti (es. prime 5 3%, successive 5 5%, le successive 6%). A priori si saprà che il titolo avrà
una crescita determinata.
§ Fisso decrescente (step-down): le cedole hanno percentuali decrescenti
– TITOLI A TASSO VARIABILE: Sui coupon non viene scritta la percentuale ma una formula che indica un
parametro di riferimento esterno con +/- una certa parte fissa (es. euribor + 0,70%). A priori è definito
il meccanismo ma non l’entità. La rilevazione può essere puntuale (5gg prima del pagamento della ce-
dola) oppure può essere calcolata la media di un determinato arco temporale (media degli ultimi 6 mesi
prima della scadenza).
§ Con Indicizzazione finanziaria: il parametro di riferimento è un tasso di interesse (es. EURI-
BOR, ESTER) rilevato da un soggetto terzo. La cedola rimane agganciata ai livelli dei tassi di
interesse di mercato.
§ Nell’indicizzazione reale il parametro che permette di calcolare le cedole è un tasso di infla-
zione. Un tasso che misura la variazione di prezzo di un paniere di beni. In questo caso, si cerca
di far rimanere il potere di acquisto uguale.
Principali vantaggi Indicizzazione reale e finanziamento del debito pubblico:
o Convenienza economica per l’emittente: Nei titoli a tasso fisso la remunerazione
richiesta incorpora implicitamente una componente a copertura dell’inflazione
attesa.
o Completamento del mercato: I titoli a indicizzazione reale possono essere parti-
colarmente utili per fondi pensione, enti di previdenza sociale e assicurazioni.
o Incentivo per un controllo più stretto dell’inflazione
2. IL PREZZO DI EMISSIONE
Condiziona il rendimento in rapporto al valore di rimborso. Il valore nominale di un titolo di debito, cioè l’importo
del capitale che l’emittente si è obbligato a restituire a scadenza, è posto convenzionalmente pari a 100 e funge
da valore di riferimento per quotazioni del titolo. In generale il prezzo al quale l’investitore compra il titolo è
definito in termini percentuali rispetto al suo valore nominale e può coincidere con 100 (quotazione alla pari),
essere superiore a 100 (quotazione sopra la pari) e inferiore a 100 (quotazione sotto la pari).
3. IL VALORE DI RIMBORSO
– FISSO:
§ Alla pari: il titolo viene rimborsato al valore nominale scritto sul mantello (caso + comune)
§ Sopra la pari: componente aggiuntiva al normale rimborso della somma. Può essere un premio di
rimborso o premio di fedeltà
– INDICIZZATO: Il valore di rimborso può essere collegato ad un parametro esterno, e per questo l’inve-
stitore a priori non conosce l’entità esatta di rimborso, ma conosce il metodo/formula usata per il rim-
borso. Il valore di rimborso può essere indicizzato:
§ Con valore minimo assicurato: es. Indicizzato al mercato azionario (Massimo fra valore nominale
e valore nominale x (…) )
Valore di rimborso = 𝑴𝒂𝒙 I𝑽𝑵; 𝑽𝑵 × I𝟏 + LL
𝒊𝒏𝒅𝒊𝒄𝒆𝒕 +𝒊𝒏𝒅𝒊𝒄𝒆𝟎
𝒊𝒏𝒅𝒊𝒄𝒆𝟎
§ Senza valore minimo assicurato
Valore di rimborso = 𝑽𝑵 × I𝟏 + L
𝒊𝒏𝒅𝒊𝒄𝒆𝒕 +𝒊𝒏𝒅𝒊𝒄𝒆𝟎
𝒊𝒏𝒅𝒊𝒄𝒆𝟎
• Il titolo e la variabilità del suo prezzo sul mercato assumono una natura ibrida
• La volatilità è decisamente superiore
• Il rendimento periodico non è dipendente dai risultati societari dell’emittente
• L’investitore mantiene lo status e le tutele tipiche dell’obbligazionista
• In caso di ribasso del mercato l’investitore può avere una protezione del capitale investito (ma
dipende da come è strutturata l’indicizzazione….!)
4. LA DURATA
Le durate più frequenti dei titoli obbligazionari spaziano fra i 5 e 20 anni. Nel tempo, sono anche aumentate le
emissioni con scadenze più prolungate. La tendenza in atto è proporre titoli ultra long con scadenze da
50/70/100 anni. Il senso di avere titoli lunghi è la duration elevata, che rende il prezzo del titolo particolarmente
variabile/sensibile rispetto al tasso di interesse sul mercato. Questo fa si che sia uno strumento “speculativo”.
– OBBLIGAZIONI PERPETUE: obbligazioni che non hanno scadenza. Sono obbligazioni fatte di sola cedola.
Le banche sono interessate a queste obbligazioni perché possono essere conteggiate in parte come
capitale proprio
5. LA MODALITA’ DI RIMBORSO indica con che frequenza e con che modalità avviene il rimborso. Può avvenire:
– In un’unica soluzione a scadenza (BULLET): prevede il rimborso per intero del prestito alla data di
scadenza. È il metodo che genera il minor grado di incertezza per gli investitori, ma dal punto di vista
del debitore è una delle soluzioni meno flessibili.
T Cedole Rimborso VN
0 10.000 - 1.000.000
1 10.000 - 1.000.000
2 10.000 - 1.000.000
3 10.000 - 1.000.000
4 10.000 - 1.000.000
5 10.000 - 1.000.000
6 10.000 - 1.000.000
7 10.000 - 1.000.000
8 10.000 - 1.000.000
9 10.000 - 1.000.000
10 10.000 1.000.000 -
– Secondo un piano di ammortamento (PRO QUOTA): l’emittente paga il valore di rimborso in una serie
di rate periodiche.
Una quota del capitale preso a prestito viene rimborsata a determinati intervalli temporali. I flussi periodici
saranno dati non solo dalle cedole ma anche dalle quote del capitale rimborsate progressivamente. In
questo caso diminuiscono progressivamente il capitale e le cedole, perché il tasso annuo nominale si applica
al valore nominale, che si riduce nel tempo a causa delle quote rimborsate.
Cedole Rimborso VN
10.000 100.000 1.000.000
9.000 100.000 900.000
8.000 100.000 800.000
7.000 100.000 700.000
6.000 100.000 600.000
5.000 100.000 500.000
4.000 100.000 400.000
3.000 100.000 300.000
2.000 100.000 200.000
1.000 100.000 100.000
55.000
6. IL RANKING
Il ranking rappresenta il grado (ordine di rimborso) di protezione dell’obbligazionista in caso di insolvenza. Pos-
siamo distinguere 3 macro categorie:
• Obbligazioni garantite (es. covered bond bancari): sono obbligazioni che hanno qualche forma di pri-
vilegio nel caso in cui avvenga un episodio di insolvenza. Questo può avvenire perché l’emittente ha dei
beni nell’attivo che liquidandoli potrà recuperare denaro per rimborsare gli obbligazionisti prioritari.
• Obbligazioni senior (“creditori chirografari”): sono i creditori standard, che non hanno una forma di
privilegio
• Obbligazioni subordinate: sono obbligazioni che al momento dell’emissione viene inserita una clausola
che l’obbligazionista accetta. La clausola afferma che l’obbligazionista, in caso di default, sarà rimbor-
sato in seguito a quelli dei punti precedenti. Queste obbligazioni, a causa del maggior rischio, hanno un
rendimento maggiore. Dal punto di vista delle banche, queste obbligazioni possono far parte del patri-
monio di vigilanza, permettendo di allargare il patrimonio minimo delle banche.
10. I TITOLI DI STATO EMESSI DALLO STATO ITALIANO ❌ P.72 RIASSUNTO INTEGRARE
– IL BTP è il titolo vaniglia: scadenza fissa, predeterminata, valore di rimborso alla pari.
– CCT,BTP,BTP Italia sono i titoli indicizzati con indicizzazione finanziaria (CCT – agganciato a un tasso
finanziario) o indicizzazione reale (BTP, BTP italia – agganciati ad un tasso di inflazione)
LE SCADENZE
BOT 3, 6 e 12 mesi
CTZ 24 mesi
CCT 5 e 7 anni
LE CEDOLE
1 anno dopo:
Indice istat = 8.300€
Valore nominale adeguato = 10.000 x 8.300(nuovo valore istat) / 8.000 (valore istat al momento
dell’emissione) = 10.375€
Cedola= 0,30% x 10.375 = 31.125€
Il tan rimane fisso e viene applicato ad ogni nuovo valore nominale adeguato (indicizzato) per deter-
minare la cedola spettante all’obbligazionista.
PREZZO DI EMISSIONE
CCT
BTP
BTP€i
BTP Futura
BTP Green
La maggior parte delle obbligazioni vengono collocate tramite asta. Mentre tramite la modalità “alla pari” l’in-
teressato si rivolge alla propria banca.
VALORE DI RIMBORSO
CTZ
BTP
CCT
BTP Green
BTP Futura
Fisso + premio fedeltà legato alla crescita del PIL BTP Futura
TIPOLOGIE DI INDICIZZAZIONE
CCT – indicizzazione cedole EURIBOR 6 mesi, rilevato prima dell’inizio del periodo di matu-
razione di ciascuna cedola
BTP€i – indicizzazione del valore nomi- HICP – indice armonizzato inflazione europea, calcolato
nale dall’Eurostat
BTP Italia– indicizzazione del valore nomi- Indice ISTAT prezzi al consumo (esclusi tabacchi)
nale
CTZ
BTP
CCT
BTP Green
BTP futura
Valore nominale rivalutato, con pagamento della rivalutazione maturata BTP Italia
ogni 6 mesi
Sono obbligazioni emesse da imprese non finanziarie. In Italia possono emettere le obbligazioni:
Una caratteristica delle obbligazioni corporate è la presenza di clausole contrattuali (“covenant”) che hanno la
finalità di limitare l’aumento dell’esposizione al rischio.
Ricordandoci la definizione vista precedentemente del mercato primario (mercato primario ha funzione alloca-
tiva e l’emittente è direttamente coinvolto) l’emittente prima di emettere un titolo obbligazionario sul mercato
primario deve analizzare diverse questioni preliminari come:
Prezzo troppo alto vuol dire che il rendimento è troppo contenuto e quindi l’emissione stenta a trovare
acquirenti e quindi faccio fatica a piazzare tutti i titoli che ho bisogno di piazzare.
Prezzo troppo basso vuol dire che il rendimento è troppo alto. In questo caso le obbligazioni saranno tutte
richieste, però l’emittente finisce per finanziarsi ad un costo troppo alto rispetto al dovuto.
Il successo/insuccesso di un collocamento nuovo dipende dal rischio di ‘’non allineamento’’ tra domanda (da
parte degli investitori) e offerta (da parte dell’emittente).
Un sistema di collocamento è tanto più efficiente quanto più esso è in grado di individuare un prezzo (costo-
rendimento) dei titoli tale da raggiungere il più possibile l’equilibrio tra le forze della domanda e dell’offerta.
Le forme organizzative del mercato primario possono essere definite e classificate in relazione alla loro capacità
di garantire l’equilibrio tra le forze della domanda e dell’offerta e di evitare casi di insuccesso del collocamento
costituiti da eccesso di domanda (prezzo troppo basso) e da eccesso di offerta (prezzo troppo alto o titoli non
appetibili per il mercato)
Asta marginale
Collocamento Collocamento ad
Asta competitiva
privato asta
Collocamento Collocamento a
Asta mista
pubblico rubinetto
Collocamento a
prezzo predefinito
Collocamento privato
Collocamento pubblico
– nell’Asta l’emittente definisce le caratteristiche dei titoli e il quantitativo in offerta, ma non definisce il
prezzo; L’asta viene utilizzata principalmente da emittenti sovrani (stati nazionali).
– nel collocamento a Rubinetto l’emittente definisce le caratteristiche dei Titoli e definisce il prezzo
(quindi anche il rendimento), ma non definisce il quantitativo dei titoli in offerta (collocamento molto
usato dalle Banche).
o L’emissione rimane aperta per un tempo medio-lungo, inizialmente non determinato.
o Metodo generalmente usato dalle banche per i certificati di deposito.
o Fattibile quando il collocamento dei titoli è alternativo rispetto ad altri canali di raccolta utiliz-
zati in parallelo.
– Invece nel collocamento a prezzo predefinito l’emittente decide tutto, ovvero caratteristiche, quanti-
tativo e prezzo (collocamento molto usato dagli emittenti Corporate).
o L’emittente determina caratteristiche, prezzo e quantità dei titoli in offerta.
o Generalmente viene utilizzato un consorzio di collocamento:
§ Semplice collocamento
§ Acquisto a fermo
§ Garanzia di sottoscrizione
o Strategie per identificare il prezzo di offerta ottimale.
– Semplice collocamento !
– Acquisto a fermo: il consorzio, in fase di collocamento, acquista l’intera emissione di strumenti,
incaricandosi del loro successivo collocamento nei portafogli degli investitori !
– Garanzia di sottoscrizione: impegno formale ad acquistare i titoli solo nell’eventualità di un mancato
collocamento presso gli investitori.!
– Lead manager: è la banca che ha il primo contatto con l’emittente; è quello che guadagna la
commissione più alta (ha tre tipologie di commissioni)
– Underwriting group: vendono e garantiscono l’acquisto dell’invenduto; (hanno due tipologie di
commissioni)
– Selling group: si occupano solo della vendita; (guadagnano la commissione che è solo una soltanto se
vendono)
– Studio fattibilità
– Definizione delle caratteristiche e del prezzo di emissione: il prezzo di emissione viene definito tramite
incontri con investitori professionali
– Aspetti legali e documentali
– Collocamento: in questa fase il Lead Manager coinvolge anche le altre due strutture
– Eventuale sostegno successivo in sede di mercato secondario
L’asta è il metodo più vantaggioso per l’emittente. Gli emittenti che possono concedersi questo metodo sono gli
enti sovrani.
Nei collocamenti ad asta, l’emittente fissa tutte le caratteristiche dei titoli che vuole offrire e la durata, ma non
fissa il prezzo che viene determinato in seguito al volume di domanda degli investitori.
All’asta possono partecipare sia le Poste che Banche conto proprio che per conto di terzi (cittadini che si affi-
dano a poste/banche). Infatti, anche il privato/individuo può partecipare all’asta ma tramite l’intermediario.
Nell’asta marginale, dato che tutti i partecipanti pagano lo stesso prezzo, non si pone nessun problema. Ma
nell’asta competitiva i partecipanti (intermediari) pagano i titoli a prezzi diversi. In risposta a questo problema,
la legge prevede che l’intermediario che partecipa ad un’asta competitiva paga il titolo ad un prezzo competi-
tivo (prezzo che aveva indicato), ma se alcuni di questi titoli sono stati acquistati per conto di terzi (cliente), al
cliente li deve vendere al prezzo medio ponderato per i quantitativi assegnati dell’asta (questo potrebbe por-
tare la banca ad acquistare i titoli ad un prezzo maggiore rispetto alla consegna del titolo al cliente il cui prezzo
sarà determinato dal prezzo medio ponderato. Per questo, le banche applicano delle commissioni per riuscire
a garantirsi un minimo guadagno assicurato)
L’iter procedurale:
Epsilon 4000 97 - -
C’è un tasso per analizzare la domanda e offerta dei titoli. Bid-to cover ratio: quando è vicino ad 1 la domanda
è poca, meno di 1 non è riuscita a collocare tutti i titoli che avrebbe voluto collocare, e se è +1 la domanda è
maggiore dell’offerta. Più è alto il valore e più c’è interesse da parte degli investitori.
Þ ASTA MARGINALE: nella fase di offerta l’emittente comunica al mercato le caratteristiche dei titoli in
emissione e la quantità complessiva che intenderebbe collocare. Gli operatori ammessi all’asta sono
informati della scadenza (in termini di data e ora) entro la quale devono comunicare le proprie richieste
di titoli.
In sede di aggiudicazione dei titoli, la Banca d’Italia, per conto dell’emittente, ordina le richieste
pervenute in tempo utile in senso decrescente relativamente ai prezzi indicati.
Nel caso in cui la quantità richiesta superasse la quantità offerta qualche partecipante all’asta verrà
chiaramente escluso dall’assegnazione dei titoli.
Il prezzo di sottoscrizione dei titoli è UNICO E IDENTICO per TUTTI i partecipanti all’asta che non siano
stati esclusi. Il prezzo di aggiudicazione è quello dell’ultimo partecipante non escluso.
• Evidenza incerta
• Quando la domanda è forte, sembra essere preferibile per il Tesoro adottare il meccanismo di asta margi-
nale
RIASSUMENDO
Sono titoli che hanno in parte natura azionaria (mercato azionario viene trattato successivamente) e in parte
natura obbligazionaria.
LE OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI
Nascono come titoli di debito, però sono obbligazioni in cui l’investitore ha un potere speciale, ovvero di poter
convertire il proprio investimento da obbligazionario ad azionario.
Il prestito obbligazionario può essere totalmente o parzialmente convertibile.
Come avviene la conversione: investitore ha il potere di restituire all’emittente le obbligazioni per ricevere in
cambio un numero predeterminato di azioni. Al momento dell’emissione l’emittente nel regolamento stabilirà
già le condizioni della conversione.
• Metodo di conversione
𝐴𝑍𝐼𝑂𝑁𝐼 𝐷𝐼 𝐶𝑂𝑀𝑃𝐸𝑁𝐷𝐼𝑂
𝑂𝐵𝐵𝐿𝐼𝐺𝐴𝑍𝐼𝑂𝑁𝐼 𝐶𝑂𝑁𝑉𝐸𝑅𝑇𝐼𝐵𝐼𝐿𝐼
• La valutazione delle obbligazioni convertibili: il prezzo di mercato riflette la natura mista del titolo.
Prezzo dell’obbligazione convertibile = Max (Valore obbligazionario; Valore di conversione) + Valore
temporale
o Bond value (valore obbligazionario):
§ Valore che l’obbligazione avrebbe se fosse priva della facoltà di conversione in azioni
§ Rappresenta la quotazione minima del titolo
o Valore di conversione:
§ Esprime il controvalore azionario che si ottiene dalla conversione
§ Rapporto di conversione x Quotazione azionaria
o Valore temporale:
§ Riflette la possibilità che la conversione possa diventare conveniente in futuro o che
possa ulteriormente aumentare il valore di conversione
§ Converge a zero alla scadenza della facoltà di conversione
ESEMPIO:
Se si posseggono 3000 obbligazioni convertibili del valore nominale unitario di 1€ e il rapporto di conversione è
di 2 azioni ogni 3 obbligazioni, l’investitore potrà trasformare le 3000 obbligazioni in 2000 azioni (n. obblig. Per
rapporto di conversione = 3000x 2/3) ad un prezzo di conversione pari a 1,50€ (valore nominale obbligazione,
cioè 1, diviso rapporto di conversione cioè 2/3).
ESEMPIO:
HP:
Per valutare la convenienza a convertire l’obbligazione occorre confrontare ciò che si cede con ciò che si riceve.
Dove:
𝑉𝑎𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑐𝑒𝑑𝑢𝑡𝑜
\ − 1c × 100
𝑉𝑎𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑜𝑡𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜
È un titolo a reddito fisso a cui è unito un warrant ovvero un buono d’acquisto che dà diritto ad acquistare un
certo numero di azioni a prezzo predefinito (prezzo di esercizio) e entro una data scadenza.
I warrant sono titoli a tutti gli effetti, infatti godono di una circolazione autonoma e possono essere emessi anche
singolarmente. Ma è più frequente che vengano offerti in occasione di un aumento di capitale oppure che ven-
gano legati ad un prestito obbligazionario
CONFRONTO:
Esborso La conversione non comporta esborsi L’utilizzo del warrant implica il pagamento
aggiuntivi del prezzo di esercizio (se si vuole eserci-
tare il diritto dei warrant bisognerà fare un
ulteriore esborso)
Le agenzie di rating sono imprese (profit) specializzate nella valutazione dell’affidabilità creditizia di emittenti o
di specifiche emissioni obbligazionarie. Le agenzie di Rating valutano il rischio di credito (cioè la probabilità che
vengano effettuati puntualmente i pagamenti del capitale e interessi previsti dall’emissione) di un soggetto
che emette titoli di debito.
• Un voto sintetico su scala alfa-numerica (generalmente articolato su una scala con 16-20 livelli, da
AAA a D). È alfa-numerica perché ciascun giudizio è può avere diversi livelli a sua volta (es. AAA può
essere AAA1, AAA2, ecc. oppure AAA+ o AAA-). Ciascuna agenzia può adottare la scala più opportuna
• Un rapporto descrittivo che spiega su quali informazioni quantitative (dati di bilancio, ecc.) e qualita-
tive (prospettive future, management, ecc.) è stato basato il giudizio
Entrambe le valutazioni sono basate principalmente sul rischio. Le agenzie di rating non forniscono mai un giu-
dizio di congruità sul rapporto fra rischio e rendimento. In questo le agenzie di rating sono profondamente di-
verse dagli analisti finanziari (= i quali emettono rapporti più dettagliati con consigli utili)
CATEGORIE DI RATING
Þ Outlook: indica la potenziale direzione in positivo o negativo di cambiamento futuro (6/12 mesi) del
rating a lungo termine (orizzonte temporale 6 mesi)
o Positivo
o Negativo
MATRICE DI TRANSIZIONE
Tutte le principali agenzie di rating pubblicano regolarmente informazioni sui movimenti dei soggetti da loro
valutati fra le varie classi di rating, su diversi orizzonti temporali.
Queste informazioni sono sintetizzate nella cosiddetta matrice di transizione. Dalla matrice di transizione è
possibile derivare:
• La probabilità di insolvenza degli emittenti in ciascuna classe di rating. La stabilità delle valutazioni di
rating
Tutte queste informazioni sono molto utili per gli investitori nei loro processi decisionali e a fini di monitorag-
gio del portafoglio.
Esempio: se un titolo ad inizio anno è valutato AAA, nell’87,08% nei casi lo sarà anche a fine anno. Mentre un
titolo AAA ad inizio anno, nel 9% dei casi potrà essere declassato ad AA. La probabilità di insolvenza (D) di un
titolo AAA sarà dello 0,00…% a fine anno.
**NR: sono soggetti che inizialmente erano valutati, ma successivamente si sono ritirati non volendo più valu-
tazioni. La probabilità di ritirare la valutazione aumenta man mano che si prende in considerazione valutazioni
iniziali peggiori. Scelgono di ritirarsi perché non vogliono pagare le agenzie di rating (=maggiori costi).
**Le cifre tra parentesi (…) rappresentano le deviazioni standard (indicatore di variabilità dalla media). La de-
viazione è più alta nelle classificazioni migliori perché negli anni passati, anche se raramente, ci sono stati degli
errori di valutazione (crisi mutui subprime).
In tutte le classi di rating l’evento più probabile è rimanere nello stesso livello di rating, su un orizzonte tem-
porale di 1 anno. Questo non è necessariamente vero su orizzonti temporali più lunghi.
In tutte le classi di rating i downgrading tendono ad essere più probabili degli upgrading, è più facile peggio-
rare che migliorare
TIPOLOGIE:
• ISSUER-PAID: pagate dagli emittenti
L’emittente (FCA, UniCredit, ecc.) richiede la valutazione e la paga
Un gruppo di analisti viene inviato presso l’emittente per raccogliere informazioni e per parlare con i managers
Alla fine della fase analitica, un rapporto preliminare viene sottoposto all’emittente, il quale potrebbe chiedere
di prendere in considerazione alcune informazioni aggiuntive
In ogni caso la pubblicazione del report deve essere autorizzata dall’emittente
CARATTERISTICHE:
• ISSUER-PAID:
La grande maggioranza
Mercato oligopolistico dominato da 3 agenzie statunitensi (Moody’s, Standard and Poor’s, Fitch)
• INVESTOR-PAID: queste agenzie fanno più fatica a sostenersi economicamente, per questo viene
adottata maggiormente la prima tipologia
Molto poche
Soffrono il problema del free-rider e questo limita strutturalmente il loro sviluppo (free-rider: comportamento
opportunistico che si verifica quando un investitore utilizza informazioni che altri investitori hanno acquisito a
pagamento)
Egan-Jones Rating Company (EJR) è l’esempio più noto e affermato.
• Dal momento che la maggior parte delle agenzie di rating è di tipo issuer-paid, aleggia costantemente lo
spettro del conflitto di interessi: gli emittenti pagano per avere una valutazione ranking nella misura in cui
quella valutazione ranking gli aiuta ad emettere i loro titoli sul mercato obbligazionario perché segnala il
loro livello di rischio in maniera credibili, e quindi li aiuta ad avere finanziamenti sul mercato obbligaziona-
rio
• Necessità di tutelare la reputazione dell’agenzia: nel momento in cui l’agenzia ranking perde la credibilità,
il business dell’agenzia non avrà futuro
• Molte agenzie di rating offrono anche servizi ancillari di consulenza e questo aumenta ulteriormente
l’esposizione ai conflitti di interesse
• In alcuni mercati – per esempio per le operazioni di cartolarizzazione dei crediti (portafogli di mutui tra-
sformati in titoli obbligazionari) – le agenzie di rating sono più gate-openers (“soggetti che aprono un can-
cello” oppure descritto come “barriere che permettono di accedere al mercato”) che gate-keepers (control-
lori del buon funzionamento del mercato)
• Il grado di competizione nel mercato è piuttosto limitato: poche agenzie dominano
– Requisiti patrimoniali minimi delle banche fissati dalle Raccomandazioni del Comitato di Basilea
– Regolamenti sui limiti di investimento e l’allocazione di portafoglio per fondi pensione e altri investi-
tori internazionali
– Requisiti per la partecipazione a gare di appalto pubbliche
Spostandosi da mercato monetario e obbligazionario a mercato azionario è necessario cambiare la visione. In-
fatti, si passa dagli strumenti creditizi (incorpora uno strumento di prestito) a strumenti di partecipazione.
Le azioni sono Titoli che rappresentano una quota del capitale sociale della società emittente. Esprimono la
misura della partecipazione del socio al capitale di rischio dell’impresa (mentre le obbligazioni sono dei debiti
sotto le passività).
Tutte le azioni di una società devono avere lo stesso valore nominale (VN).
Il prezzo di emissione in sede di mercato primario deve essere alla pari o sopra la pari (ovvero >= Valore Nomi-
nale). Non è possibile emettere azioni sotto la pari perché il capitale proprio/sociale non può essere annacquato
(il capitale sociale non può non coincidere con quello versato). Mentre è possibile emettere sopra la pari perché
una parte sarà il capitale sociale e la parte eccedente sarà riportata nella “riserva sovraprezzo azioni”.
I DIRITTI DELL’AZIONISTA
• DIRITTI AMMINISTRATIVI:
o Diritto di voto: l’azionista, in quanto proprietario, ha diritto di partecipare alle decisioni d’im-
presa (mentre l’obbligazionista si limita a prestare denaro, senza avere voce in capitolo nelle
decisioni d’impresa)!
• DIRITTI PATRIMONIALI-FINANZIARI:
o Diritto agli utili – pagamento del dividendo: i possessori di azioni hanno diritto di ricevere
parte dei risultati economici positivi conseguiti dall’azienda. Il dividendo è una quota parte
dell’utile. E’ condizionato a:!
§ Conseguimento di un utile d’esercizio da parte della società
§ Delibera di distribuzione dell’utile da parte dell’assemblea degli azionisti
o Diritto ad una quota del capitale in caso di liquidazione: norma con la quale, in caso di
rimborso del capitale per liquidazione della società, ad ogni singolo socio deve essere
riconosciuta e versata parte dei risultati raggiunti dall’azienda (escluso il caso in cui non ci sia
del patrimonio rimanente da poter essere equamente condiviso tra coloro che ne hanno
garantito il raggiungimento)
• DIRITTI DI NATURA MISTA (= hanno in parte una natura amministrativa in parte una natura patrimo-
niale):
o Diritto di opzione: diritto a poter comprare in anteprima eventuali azioni di nuova emissioni
derivanti da un aumento di capitale
§ Diritto per i vecchi azionisti di sottoscrivere prioritariamente le azioni di nuova emis-
sione in caso di aumento di capitale.
§ Consente all’azionista di mantenere invariata la propria percentuale di partecipazione
o Diritto di recesso: diritto che azionista ha di vedersi rimborsate le azioni nel caso in cui la
società dovesse cambiare oggetto sociale o tipo di società (liquidazione della quota posse-
duta). Permette quindi all’azionista di tutelare la propria posizione nei confronti degli altri soci.
- Prima possibilità: sottoscrive 15.000 azioni (30% x 50.000) nuove a 400 euro l’una
- Seconda possibilità: vende 30.000 diritti di opzione (se li vende a 133,33 euro l’uno, il calo
di prezzo non lo danneggia)
• Conferimento
o In contanti
o In natura
• Astensione dal voto in caso di conflitto di interessi
LE CATEGORIE DI AZIONI
A seguito della riforma del diritto societario del 2003, le società possono determinare nel proprio Statuto
forme variegate di partecipazione sociale, modulando diversamente diritti amministrativi e patrimoniali.
In passato le tipologie di azioni e il relativo mix di diritti era più rigidamente normato dal legislatore.
Natura giuridica (similitudine dei due) Valore mobiliare (strumenti finanziari negoziabili = Valore mobiliare
strumento finanziario che nasce e può circolare fra
gli investitori nel corso della propria vita)
Scadenza Sì No
Diritti amministrativi No Sì
Valore di emissione Sotto la pari, alla pari o sopra la pari Alla pari o sopra la pari
Valore di rimborso Certo (non dipende da risultati eco-finanziari della Incerto e variabile (il dividendo dipende sia dalla pre-
società/entità) e prefissato (è noto il meccanismo di senza di un utile che dalla delibera)
calcolo della cedola)
Ranking Contrattualmente definito (obbligazioni garantite, Residual claimant (=ricevono dopo tutti i debitori.
senior, subordinate) Sono aventi diritto residuali)
Quotazione Corso secco (il prezzo a cui il titolo viene scambiato Corso tel quel (il prezzo osservato sul mercato incor-
sul mercato non tiene conto della cedola in corso di pora una stima dell’utile dell’esercizio in corso di ma-
maturazione e il prezzo effettivamente pagato turazione. Es. si ha un’azione del valore 800€ e si
dall’acquirente viene calcolato, sommando al corso stima un dividendo di 20€. Quando si incassa il divi-
secco negoziato sul mercato, il rateo di cedola cioè dendo, ci sarà un calo del valore delle azioni perché
parte di cedola maturata dall’ultima data di stacco) non veleranno più 800, ma 870€)
(Alcune caratteristiche si applicano anche nel mercato obbligazionario). Nel mercato secondario, come ricor-
diamo, avvengono le negoziazioni/scambi di titoli già emessi precedentemente.
L’UE ha varato due direttive: MIFID (Markets in Financial Instruments Directive) cioè mercato degli strumenti
finanziari. L’ultima entrata in vigore è MIFID 2, questa distingue nel mercato secondario 4 tipologie diverse:
- Mercati regolamentati: contesto in cui il soggetto organizzatore fissa con dettaglio le regole di funziona-
mento degli scambi e impone obblighi di trasparenza ed informativa a carico sia degli emittenti e interme-
diari organizzatori. L’emittente deve far richiesta per quotare i propri titoli in questo mercato. Se si fa ri-
chiesta di quotazione, l’emittente si sottopone ad una serie di obblighi informativi per ottenere la quota-
zione dei propri titoli.
- Multilateral Trading Facility – MTF: mercati caratterizzati da regole meno dettagliate. Si distinguono per il
fatto che in questa tipologia di mercato secondario possono essere scambiati titoli in cui non è necessario
fare richiesta di quotazione (=non è soggetto agli stessi obblighi informativi precedenti)
- Organised Trading Facility – OTF: mercato più flessibile
- Internalizzatori sistematici: meccanismi attraverso i quali la banca, o altri intermediari, che negozia titoli
con la propria clientela tiene traccia delle transizioni effettuate tra intermediario-clientela o transizioni fra
clientela-clientela organizzate dall’intermediario
- OTC: nessuna trasparenza
Ciascun soggetto interessato allo scambio di titoli deciderà la tipologia di mercato più consona.
• Requisiti in capo all’emittente: requisiti che l’emittente deve soddisfare per accedere alla quotazione
e durante
– Volumi scambiati
– Prezzi negoziati
Ciascun intermediario deve definire un criterio per la scelta della trading venue (strategia dell’intermediario
basata sulle commissioni sui mercati, liquidità registrata nei vari mercati, miglior prezzo)in cui negoziare titoli
per conto dei clienti (criterio: best execution).
Borsa Italiana S.p.A. nasce dalla privatizzazione dei mercati di borsa e dal 1998 si occupa dell’organizzazione,
della gestione e del funzionamento dei mercati finanziari.
titoli di stato)
Mercati regolamentati
DERIVATI
SEDEX
AIM Italia (Mercato alternativo del
capitale) mercato azionario indirizzato
alle società medio-piccole che hanno
difficoltà a partecipare nel mercato MTA
1. MERCATI QUOTE DRIVEN: significa ‘’guidati dalle quotazioni’’. Un intermediario espone, contestual-
mente e in via continuativa, quotazioni denaro (bid) e lettera (ask) cui è disposto, rispettivamente, ad
acquistare da e vendere a terzi i titoli per cui fa mercato. Sono mercati caratterizzati dalla presenza di
dealer (nel caso in cui l’intermediario agisce in contro proprio e non in conto terzi) o market makers
(quando l’intermediario è specializzato nell’operatività su un certo titolo)
Þ SE IO VOGLIO VENDERE SUL MERCATO I TITOLI GEOX DEVO GUARDARE PREZZO DENARO, perché
grossista compra, e mi converrà vendere al dealer che è disposto a comprare al prezzo più alto quindi
al DEALER BETA.
Þ SE IO VOGLIO COMPARE SUL MERCATO I TITOLI GEOX DEVO GUARDARE PREZZO LETTERA, perché
grossista vende, e mi converrà comprare dal dealer che è disposto a vendere al prezzo più basso
quindi dal DEALER GAMMA.
IL DEALER BETA STA ATTIRANDO ACQUIRENTI, SI TROVA A COMPRARE TITOLI GEOX PERCHÉ: pensa
che il prezzo potrebbe salire in un secondo momento;
IL DEALER GAMMA SI TROVA A VENDERE TITOLI GEOX PER DUE MOTIVI: pensa che il prezzo
potrebbe scendere subito dopo oppure ha comprato troppo e vuole scaricare un po’ di titoli sul
mercato
Più dealer ci sono più c’è competizione e questa competizione migliora questo differenziale ed è
meglio per l’investitore e rende il mercato più efficiente. Infatti, più lo spread è simile tra i concorrenti
e meglio è per il mercato
Acquisti Vendite
Quantità Prezzo Prezzo Quantità
1.000 6,9 6,95 5.000
3-000 6,8 7 2.000
5.000 6,7 7,1 10.000
1.000 6,5 7,2 5.000
10.000 6,4
Se siamo in fase di asta continuativa si deve arrivare ad un contratto ma in questo esempio non c’è
l’accoppiamento giusto tra prezzo di vendita e d’acquisto allora ci sono due possibilità:
• INSERIMENTO ORDINE
• APPLICAZIONE DI UN ORDINE ESISTENTE: man mano che affluiscono gli ordini, appena si
trova il match giusto che permette l’accoppiamento si dà luogo ad un contratto.
Þ un’asta di apertura: per ogni titolo quotato in Borsa Italiana viene attivato il book,
in modo tale tutti gli investitori possono inserire tutte le proposte di acquisto/ven-
dita. In questa fase non avviene la negoziazione ma soltanto l’inserimento. Il prezzo
di apertura sarà una sintesi dei prezzi dei vari ordini.
L’asta di apertura e di chiusura sono aste a chiamata, cioè aste in cui gli scambi sono
eseguiti tutti ad un unico prezzo, se determinabile, che è quello che massimizza la
quantità scambiata.
Nella negoziazione continua invece il sistema conclude contratti mano a mano che riesce ad abbinare
proposte di negoziazione compatibili. Nell’asta a chiamata si forma un solo prezzo, mentre nella
negoziazione continua si ha una pluralità di prezzi di esecuzione (uno per ogni scambio effettuato).
Per ogni mercato/segmento vengono stabilitele modalità e gli orari specifici di negoziazione delle
diverse fasi.
3. STRUTTURE MISTE: caratterizzati dalla presenza di asta + dealer/market makers. Nascono per
‘’risolvere’’ i casi del sistema order driven in cui può capitare che non ci siano acquirenti o venditori. Ci
saranno sempre le proposte di acquisto/vendita del book più una proposta del dealer/market makers,
non c’è il rischio che il titolo non possa essere negoziato per un giorno intero.
1. RENDIMENTO
2. RISCHIO
15.1 IL RENDIMENTO
- cedole
- dallo scarto in positivo (capital gain) o negativo (capital loss) fra prezzo di acquisto e valore di rim-
borso (se si teneva in titolo fino alla scadenza) oppure prezzo di acquisto e prezzo di vendita (se si
vende il titolo prima della scadenza)
- Flussi di cassa incerti:a differenza dei titoli obbligazionari, in cui si hanno dei flussi di cassa chiari,
nel caso dei titoli azionari siamo difronte ad un dato incerto, perché non so né se ci saranno
questi flussi di cassa, né di quanto saranno, né quando eventualmente saranno distribuiti
- Assenza di scadenza: in un titolo obbligazionario ho un ‘’n’’ finito di flussi di cassa, mentre in un
titolo azionario non c’è una scadenza, quindi dovrò prendere un orizzonte temporale soggettivo,
che equivale al periodo compreso tra il momento di acquisto e il momento nel quale dovrò/vorrò
vendere il titolo
- Difficoltà di individuazione del tasso di attualizzazione: Il tasso di attualizzazione deve riflettere:
• Tasso risk-free (su quale scadenza?)
• Rischiosità specifica dell’emittente
• Rischiosità specifica dell’investimento azionario rispetto a quello obbligazionario
Un primo modo di affrontare il problema sulla valutazione azionaria è il Dividend Discount Model. È sostanzial-
mente l’applicazione della formula dei titoli obbligazionari, ma adattata ai titoli azionari.
𝑃/ =
0& 12&
• → modello uniperiodale: ‘’r’’ è tasso di attualizzazione
%13
𝑃% =
0' 12'
• → modello uniperiodale per il secondo anno
%13
𝑃/ = + (%13)
0& 0 12
' '
• %13 ' → modello multiperiodale: si va a sostituire P1 nella formula di P0
𝑃/ = ∑6 ( 0
• 78% (%13)( → estensione su un periodo infinito (divided discount model): sommatoria attualiz-
**D: dividendo
**P: prezzo di vendita
IL MODELLO DI GORDON
È un’applicazione del modello visto precedentemente. Questo modello permette di ipotizzare che i dividendi
dell’impresa crescano ad un tasso ‘’g’’ costante all’infinito.
𝟏𝑫 𝑫𝟎 ×(𝟏*𝒈)
𝑷𝟎 = (𝒓%𝒈) = (𝒓%𝒈)
→ Costant growth dividend discount model o modello di Gordon
**g: stima del tasso di crescita costante dei dividendi nel medio-lungo periodo. Tutto diviso per r-g
In conclusione, ciò che rende poco verosimile una soluzione così semplice come il modello base di Gordon è il
fatto che parametri come i dividendi, o il tasso di crescita stimato, possano essere ritenuti costanti per lunghi
periodi.
ESEMPIO 1:
Calcolate il prezzo massimo che l’investitore sarà disposto a spendere per acquistare il titolo.
Soluzione:
ESEMPIO 2:
ESEMPIO 3:
Scegliete
Scegliete il titolo migliore, nell’ipotesi che l’investitore ritenga il rischio delle due società Alfa e Beta analogo.
Soluzione:
𝑃. = (3+:) =
&0 0) ×(%1:)
Modello di Gordon: (3+:)
𝑟= +𝑔
0<=) ×(%1:)
Ricavo l’incognita r:
2)
A parità di rischio la società migliore sarà quella con rendimenti più alti, quindi MEGLIO BETA
ESEMPIO 4:
Evidenziate se l’azione risulta sovra o sotto quotata, ipotizzando che non ci siano ragioni per ritenere che il
tasso di crescita dei dividendi debba divergere significativamente da quello medio di settore.
Soluzione:
Due metodi:
Il prezzo di meracato (6) > Fair price (4,41). Il titolo è sovraquotato ovvero incorpora un G eccessivo, diverso
dalla media del mercato.
Metodo alternativo per la valutazione dei rendimenti, molto diffuso sul mercato.
Multiplo = rapporto fra prezzo di mercato dell’azione e un dato del bilancio della società emittente
Si fondano su una logica comparativa e non assoluta: il multiplo di una specifica società viene confrontato con
il valore medio dello stesso multiplo in un gruppo di imprese simili (comparables). Mira a valutare se una so-
cietà è sovra o sotto quotata rispetto a società simili
- Price/earning (P/E): in ipotesi di costanza degli utili, indica il numero di anni necessario perché l’inve-
stitore possa recuperare, tramite gli utili prodotti dalla società, l’esborso finanziario sostenuto per
l’acquisto dell’azione. È il rapporto tra il prezzo di mercato del titolo e il risultato netto dell’esercizio
(quest’ultimo diviso per il numero di azioni in circolazione)
Quanto maggiore risulta il rapporto P/E tanto più conveniente dovrebbe essere la
vendita del titolo in esame, in quanto tale rapporto starebbe ad indicare che ci si trova di
fronte ad un titolo sopra quotato
Quanto minore risulta il rapporto P/E tanto più conveniente dovrebbe essere l’acquisto
del titolo in esame, in quanto tale rapporto starebbe ad indicare che ci si trova di fronte
ad un titolo sotto quotato.
ESEMPIO: P/E
Nell’esempio: Amazon viene presa come oggetto di valutazione rispetto alle altre azioni comparabili/simili. Po-
tenziale sopravalutazione → ex-post possiamo affermare che era dovuto alla futura (effettiva) crescita degli
utili e le azioni hanno mantenuto i prezzi stabili, mettendo in sesto la situazione di p/e.
Facebook 28 27,7
Netflix 84 65,79
Senza amazon
Sovra-quotata? Sovra-quotata?
1) RISCHIO SPECIFICO: è dato da tutte le variazioni dei titoli che avvengono per notizie che riguardano solo
quel determinato titolo. È il rischio connesso alla performance della società emittente. Componente di
variabilità che riguarda un singolo titolo e non il mercato. Se io compro un solo titolo sono soggetto al rischio
specifico, se invece compro più titoli, i rischi specifici di ogni titolo si compensano, quindi sono esposto ad un
rischio sistematico.
• DIVERSIFICABILE
2) RISCHIO SISTEMATICO: è la componente variabile del titolo che è legata alle variabili del mercato nel suo
complesso (si è esposti ad esempio all’influenza di eventi esterni, quali inflazione e instabilità politica).
Componente di volatilità che interessa tutto il mercato e non solo una società rispetto all’altra.
Per valutare la rischiosità non diversificabile può essere utile far riferimento al BETA del titolo, indicatore che
misura in che modo l’andamento del prezzo di una singola attività è legato all’andamento generale del
mercato finanziario. il BETA è un indice di correlazione che permette di isolare il rischio di mercato di
un’azione, quantificando come essa tende a reagire ai movimenti di Borsa. Il BETA misura il rischio sistematico
• BETA < 1: titolo difensivo, presenta oscillazioni smorzate rispetto al mercato nel suo com-
plesso
ESEMPIO BETA:
Quando l’indice di borsa tende a variare (in positivo o negativo) dell’1%, il titolo di Amazon varia
dell’1,35% (in positivo o negativo, seguendo il segno della borsa. Questa teoria è applicabile a tutte
le azioni con il loro relativo beta.
AZIONE BETA
Amazon 1,35
Facebook 1,16
Google 1,06
Netflix 0,97
Alibaba 1,60
Apple 1,17
Microsoft 0,95
Coca-Cola 0,56
Walmart 0,32
**Un canale informativo semplice da consultare per valutare le azioni: Yahoo Finance
Definizione: INSIEME DELLE TRANSAZIONI CHE HANNO PER OGGETTO L’INSIEME DELLE TRANSIZIONI CHE
COMPORTANO LO SCAMBIO DI DUE VALUTE
Viene chiamato anche mercato dei cambi. l termine cambio assume il significato di prezzo di una valuta, cioè la
quantità di moneta di una certa specie che si dà in cambio di un’altra quantità di moneta di specie diversa.
Il tasso di cambio esprime quindi il rapporto di cambio tra monete (valute) aventi corso legale in due diversi
paesi.
Il mercato dei cambi è privo di una precisa localizzazione fisica ed appartiene alla categoria dei cosiddetti
mercati aperti. Transazioni internazionali dette anche CROSS BORDER
• Negoziazioni 24 ore su 24: è l’unico mercato aperto 24/24h perché riguarda un mercato mondiale
(fusi orari – cambia l’apertura dei singoli mercati e ci sarà sempre qualche mercato aperto)
• Mercato prevalentemente over-the-counter fondato su un network di dealers: la maggior parte degli
scambi avviene in maniera bilaterale e in mercati regolamentati. La ragione è la stessa del mercato
interbancario dei depositi, gli attori prevalenti sono gli intermediari. I dealers sono gli attori specializ-
zati che quotano ed operano durante tutta la giornata.
• Ruolo in declino dei “voice brokers” e importante crescita dei sistemi di matching automatici: in pas-
sato i voice brokers erano i soggetti (mediatori puri) nel mercato OTC. Oggi ci sono dei software di
matching automatici.
• BANCHE: negoziano a livello interbancario e a fini speculativi, cioè nel tentativo di trarre profitto dagli
scambi di valute
• ALTRI INTERMEDIARI FINANZIARI (hedge funds, fondi comuni, di investimento, fondi pensione, assi-
curazioni): questi soggetti comprano/vendono valuta in base all’internalizzazione del loro portafoglio
di investimento
• UTENTI “TRADIZIONALI” (privati e imprese non finanziarie): tutte le imprese che vanno import/export
(vendono/comprano le loro merci fatturando in valuta straniera)
• BANCHE CENTRALI: uno dei compiti delle banche centrali è quello di controllare la propria valuta ri-
spetto a quella estera, questo avviene tramite l’acquisto e vendita della valuta (visto nei capitoli pre-
cedenti)
Dato che il mercato valutario è OTC è difficile sapere il numero di esatto di transazioni.
Ad un insieme di banche nel mese di aprile si chiede di fornire alcune informazioni, in base ai dati riportati si
crea una relazione.
TERMINOLOGIA
• Certo per incerto vs. Incerto per certo: in un cambio è sempre convenzionale assumere quale
valuta è unitaria e quale valuta esprime il prezzo. Noi tratteremo solo certo per incerto.
o Certo per incerto (quotazione indiretta o volume quotation): permette di esprimere
quanta moneta estera per una unità di moneta nazionale. In questo caso l’oggetto
quotato, scambiato è la moneta nazionale e il prezzo è espresso nella moneta estera.
Vale che la quantità della moneta quotata è fissa (EURO), mentre quella della moneta di
scambio varia (DOLLARI). (ES: quanti dollari per un euro?)
Esempio: Eur/Usd 1,20 – dove – EUR(certo) x Usd(incerto): prezzo in dollari per ottenere
1€
o Incerto per certo (quotazione diretta o price quotation): la quantità di moneta
scambiata è fissa, mentre quella della moneta quotata è variabile. Permette di dire
quante unità di moneta nazionale per una unità di moneta estera. In questo caso
l’oggetto quotato, scambiato è una unità di moneta estera e il prezzo è espresso nella
moneta nazionale (ES: quanti euro per un dollaro?)
quanto di valuta nazionale per una unità di moneta estera. Eur/Usd 1,20 – dove –
EUR(incerto) x Usd(certo): quanti euro per 1$
• Tasso di cambio denaro (bid) e tasso di cambio lettera (ask): il cambio denaro (bid) è sempre
inferiore al cambio lettera (ask). La differenza tra le due quotazioni dà luogo ai profitti realizzati
dai market maker e si definisce bid-ask spread.
• Tasso di cambio a pronti (spot) e tasso di cambio a termine (forward): sono le due tipologie di
transazione e cambio.
o Cambio a pronti (o a contante o spot): è il cambio che viene negoziato oggi e applicato
immediatamente. Il contratto spot è un qualunque contratto in cui l'esecuzione opera-
tiva avviene entro 2 giorni dalla negoziazione
o Cambio a termine (o forward): oggi si definisce l’importo con il relativo tasso di cambio,
si firma il contratto ma la transazione sarà eseguita in futuro. Infatti, la transazione non
sarà eseguita immediatamente, ma serve a prefissare antecedentemente il tasso di cam-
bio per una futura transazione. Transazioni a termine sono utili per bloccare il prezzo e
coprire il rischio di cambio
REGOLE:
In generale: data una certa quantità di valuta estera, per ottenere il controvalore in euro, si divide
l’ammontare in valuta estera per il tasso di cambio.
In generale: data una certa quantità di euro, per ottenere il controvalore in valuta estera si moltiplica
l’ammontare in euro per il tasso di cambio.
CAMBI RECIPROCI
%
• Usd/Eur = ?@3/@BC
%
• Usd/Eur denaro (bid) = (DEF/GHI)JHK
= prezzo a cui il market compra dollari
%
• Usd/Eur lettera (ask) = (L@3/MBC)NOI
= prezzo a cui market vende euro
CROSS RATE: i cambi, pur essendo fra due valute, è sempre possibile farli con una terza valuta (esempio 1
punto 3). Il cambio di equilibrio fra franco svizzero e dollaro può essere determinato anche fra il rapporto fra
cambio chf/usd e terza valuta (eur).
pqr
!"#
$%&
CHF/USD bid = !"#
'()
stu
ESEMPIO 4 SLIDE:
**CORREZIONE
5.000.000 HKD x HKD/Eur bid
%
5.000.000 HKD x L@3/YRC ZBR
%
5.000.000 HKD x [,\[][ = 589.080,80 eur
**CORREZIONE
Primo step: vendo 10 mln CHF contro Eur
10.000.000 CHF x (Chf/Eur bid)
10.000.000 CHF x 1/(Eur/Chf ask)
10.000.000 x 1/(1.08381) = 9.226.709,48€
*+,
^<C
OPPURE un unico passaggio: CHF/USD bid = *+,
/0.
QBR
123
ESEMPIO 5:
• Mario acquista uno zero coupon, con scadenza 6 mesi, denominato del valore nominale di 100.000
usd al prezzo di 98
• Al momento dell’acquisto il cambio spot è Eur/Usd 1,09 – 1,095. Il cambio a termine con scadenza 6
mesi è pari a eur/Usd 1,10 – 1,11
• Al momento del rimborso il cambio spot è pari a Eur/Usd 1,15 – 1,16
• Calcolare il rendimento annuo semplice dell’investimento nel caso in cui l’investitore abbia coperto il
rischio di cambio al momento dell’acquisto del titolo (cambio a termine)
• C = 100.000 x 98/100 (il prezzo del titolo viene sempre espresso in %, quindi sarà il 98% di
100.000)
= 100.000 x (98/100)/1,09 = 89.908,25 eur
• M (con copertura del rischio) = 100.000/1,11 = 90.090,09 eur
• T = 6/12
• i(s) = (90.090,09/89.908,25-1)x(12/6) = 0,40% di rendimento
La legge del prezzo unico e la teoria del potere di acquisto: In assenza di vincoli agli scambi internazionali di
bene e trascurando i costi di trasporto (dello spostamento di beni), il prezzo di uno stesso bene espresso in va-
lute diverse dovrebbe essere equivalente.
Esempio:
In t(o) In t(1)
1. farebbero aumentare il prezzo del latte in Europa (perché ci sarebbe più domanda)
2. ci sarebbe un apprezzamento di EUR e deprezzamento di dollari. In questo modo sale il tasso di cambio.
LOGICA: Prezzi che salgono in US (latte + caro) → USA comprano latte in Europa e per fare ciò comprano Eur per
comprare i prodotti → si verifica un apprezzamento dell’Eur (sale) → quando il tasso di cambio arriva a 1,2 per
gli USA non sarebbe più conveniente comprare il latte in Europa.
È un’applicazione del prezzo unico, ma al posto di prendere il latte come esempio (visto precedentemente), si
prende in considerazione il panino big mac perché è lo stesso bene ovunque nel mondo con la caratteristica di
avere lo stesso valore.
Secondo l’imma-
gine il British
Pound è sottovalu-
tato del 25,1%
quindi dovrebbe
apprezzarsi.
0,59 = 3,39 / 5, 71
Che cosa determina l’andamento dei tassi di cambio nel lungo termine?
Se il livello dei prezzi in un paese aumenta rispetto ad un altro, la sua valuta dovrebbe deprezzarsi
Ma la storia non è così semplice:
• i beni prodotti nei diversi paesi non hanno caratteristiche uniformi ed i consumatori esprimono le
proprie preferenze (es. vino italiano e vino turco non avendo la stessa qualità, non sono uniformi)
• alcuni beni e servizi non possono essere scambiati a livello internazionale o perché i costi di trasporto
sono molto elevati
• LIVELLO DEI PREZZI RELATIVI: legge del prezzo unico. Quando due paesi diversi hanno un livello di in-
flazione diverso, il paese con un livello di inflazione più alto di solito ha un deprezzamento della valuta.
o Se i prezzi nazionali aumentano più di quelli esteri, la valuta nazionale si deprezza
o Un livello elevato di inflazione interna si associa quindi al un progressivo deprezzamento del
cambio
• BARRIERE COMMERCIALI:
ESEMPIO 1:
• Se il livello dei prezzi aumentasse del 20% nel Regno Unito e scendesse del 5% negli Usa, di quanto
dovrebbe variare il cambio affinché la teoria della parità dei poteri di acquisto sia rispettata? Supponete
che il cambio corrente sia Usd/Gbp 0,55.
Ipotesi:
ESEMPIO 2:
• Supponete che un panino Big Mac si venda a 40,90 corone norvegesi a Oslo e che il tasso di cambio sia
Usd/NorK 8,18. Se un Big Mac si vende a 4,35 Usd a New York, vale la legge del prezzo unico?
Ipotesi:
– Prezzo BigMac a New York espresso in corone = 4,35 x 8,18 = 35,583 Corone
– Prezzo BigMac a Oslo espresso in Usd = 40,90/8,18 = 5 Usd
– Il cambio non è al livello di equilibrio (Corona norvegese sopra-valutata).
– Cambio di equilibrio Usd/NorK = 40,90/4,35 = 9,40
Premessa: Le transizioni finanziarie hanno un ruolo predominante e costituiscono 25/30 volte quelle di origine
commerciale
Esempio:
• Tasso di interesse Usd – 1 anno = 3%
• Tasso di interesse Eur – 1 anno = 1%
• Variazione attesa cambio Eur/Usd = +2%
• Il tasso di interesse Eur è a livello di equilibrio (1% = 3% − 2%)
Le deviazioni dal livello di equilibrio innescheranno movimenti internazionali di capitale fino al ritorno ad un
nuovo equilibrio
Intermediario
• L’emissione di titoli negoziabili (azioni e obbligazioni) non costituisce la primaria fonte di finanziamento per
le imprese. Il circuito indiretto prevale su quello diretto
• Le banche rappresentano la principale fonte di finanziamento esterno per le imprese
• Il settore finanziario è uno dei settori più rigidamente regolati dell’economia
La presenza dell’intermediario implica sempre un maggior costo per il prenditore e riduce il rendimento del
prenditore. Ma dunque perché esistono?
Gli intermediari finanziari riescono a sfruttare “economie di scala” nello svolgimento di queste funzioni,
minimizzando i costi di transazione per euro investito.
Questa capacità spiega sia la presenza del circuito indiretto sia il ruolo degli intermediari nel circuito
diretto di trasferimento dei fondi
100
80
60
40
20
0
Datori Prenditori
3. ASIMMETRIA INFORMATIVA
È un fenomeno che caratterizza moltissimo il sistema finanziario. È un fenomeno per cui il prenditore
di fondi (colui che riceve il finanziamento) ha sempre più informazioni rispetto al datore di fondi.
L’informazione disponibile è distribuita in modo ineguale, o asimmetrico, tra i diversi agenti economici.
Tra questi, gli intermediari finanziari, sono in posizione di vantaggio rispetto ad altri soggetti.
Nell’ambito del collegamento diretto, l’investitore viene a trovarsi in condizione di inferiorità
The market for lemons: Ipotetica struttura del mercato delle auto usate
• SIA I VENDITORI SIA GLI ACQUIRENTI HANNO PIENA INFORMAZIONE (simmetria informativa): situa-
zione in cui sia acquirente e venditore sanno che tipo di auto è. Ci saranno alcuni acquirenti disposti a
spendere di più per avere un’auto affidabile, mentre altri acquirenti si accontentano delle auto medio-
cri. Nessuno comprerà i bidoni.
• SIA I VENDITORI SIA GLI ACQUIRENTI HANNO INFORMAZIONI INCOMPLETE: ne gli acquirenti ne ven-
ditori sanno distinguere la qualità dell’auto ma sanno in che percentuale sono in circolazione. Calcole-
ranno il valore atteso = 10.000 x 50% + 5.000 x 30% = 6.500 → i venditori saranno disposti a vendere
tutte le auto allo stesso prezzo a 6.500 e il compratore sarà disposto a comprare tutte le auto a 6.500
Gli acquirenti dopo poco, non troveranno auto buone in circolazione (non essendo state vendute), dun-
que procederanno a ridurre il valore atteso (da 6.500 a 3.000). A questo punto, anche i proprietari delle
auto mediocri preferiscono non svendere l’auto e dunque rimarranno soltanto i bidoni in commercio.
In un mercato in cui una parte ha più informazione rispetto alla controparte, rimarranno i peggiori.
– Concessionari: esperti delle auto che possono valutare adeguamento l’auto e distinguere le
auto usate. In questo modo si riduce la disparità di informazione.
– Garanzie usato sicuro: il concessionario/venditore da garanzie relative al funzionamento
dell’auto
b) Azzardo morale (EX-POST: post-contrattuale): conseguenza che avviene a contratto stipulato. Si-
tuazione in cui chi ha ricevuto i fondi può comportarsi in maniera più rischiosa di quanto avrebbe
fatto se non avesse ricevuto il finanziamento o non avesse stipulato il contratto (ad esempio l'assi-
curato, una volta stipulato il contratto con l'assicurazione, trascura le accortezze cautelari che lo
proteggerebbero dall'accadimento dell'eventuale danno)
CONLCUSIONE: I costi di transazione, l’incertezza e le asimmetrie informative sono i parametri che, combinati
tra di loro, guidano gli utenti finali nella selezione dei servizi d’intermediazione offerti dal sistema finanziario.
Le CARATTERISTICHE COMUNI degli intermediari finanziari (tratteremo Banca, Intermediari mobiliari, Interme-
diari assicurativi):
• LA LORO ATTIVITA’ È SOGGETTA AD UNA SERIE DI RISCHI TIPICI DELLE ATTIVITA’ FINANZIARIE:
CLASSIFICAZIONELE BANCHE
BANCARI
CREDITIZI
NON BANCARI
INTERMEDIARI DEL PARTECIPAZIONE E
CIRCUITO INDIRETTO INVESTIMENTO
ATTIVITA’ NEI
MERCATI SECONDARI
- intermediari creditizi (basano l’attività su erogazioni di prestiti) come le banche e non bancari (leasing,
credito al consumo, factoring, ecc)
- intermediari che non erogano prestiti o acquisiscono azioni, ma offrono servizi che permettono di mi-
gliorare il funzionamento del mercato. Sono gli intermediari mobiliari che si specializzano:
o fornire servizi in per soggetti in deficit
o servizi per le unità in surplus (sim)
o offrire servizi all’interno dei mercati secondari
LE BANCHE
Tratti caratteristici:
BASIC BANKING
In termini generali, le banche traggono profitto vendendo passività con un determinato set di caratteristiche
(sotto il profilo della liquidità, del rischio e della dimensione unitaria) e utilizzando il ricavato per acquistare
attività con un diverso set di caratteristiche.
processo di trasformazione: BORROW SHORT & LEND LONG (raccolgo a breve e presto a lungo termine) +
TRASFORMAZIONE DEL RISCHIO
in questo modo la banca ha un margine di interesse perché riesce a pagare un tasso di interesse sulla raccolta
più basso rispetto a quello che guadagna prestando denaro.
Per operare questa trasformazione i manager bancari incontrano quattro principali problemi:
• Assicurare che la banca abbia sufficiente denaro contante per pagare i correntisti qualora si verifichino
deflussi di depositi. La banca deve essere sempre pronta all’esigenza dei clienti e non può avere tanta
riserva liquida non utilizzata.
Esempio:
* Hp: Quoziente di riserva obbligatoria = 10% = Importo minimo che deve essere depositato a titolo di riserva
presso la banca centrale.
Ipotizziamo che la banca abbia un deflusso netto di 10 milioni di depositi nel mese di gennaio 2021. Come può
essere gestito questo deflusso e come si modifica lo stato patrimoniale della banca?
Pro Contro
• Veloce da realizzare • Condizionata dalla disponibilità di riserve li-
• Costo contenuto bere
Pro Contro
Pro Contro
• Veloce da realizzare • Potenzialmente più costosa, in caso di rifi-
• Permette di minimizzare il costo opportu- nanziamento marginale
nità della liquidità inutilizzata • Necessità di eligible collateral da fornire
come garanzia (titoli in garanzia accettati
dalla banca centrale)
Pro Contro
• Veloce da realizzare, se i titoli in portafoglio • Rischio di dover smobilizzare titoli in mo-
godono di un buon mercato secondario menti inopportuni (con capital loss
• Permette di minimizzare il costo opportu- • Rischio di depauperare la scorta di eligible
nità della liquidità inutilizzata collaterals (non avendo più titoli, si perde la
possibilità di accedere ai prestiti della
banca centrale)
GESTIONE PATRIMONIO
Nota bene:
344567
ROE = ROA x
9:4/5;7<57
ROE (return of investments): utili di bilancio/patrimonio netto della banca(formula). Il guadagno dell’azionista
per ogni € distribuito –
ROA (return of assets): utili/ tot. Attivo (formula). Dice qual è l’utile netto per ogni € investito nell’attivo
Equity multiplier: aAttivo/patrimonio dice quanto la baca è indebitata. Più è alto il rapporto e più la banca sta
operando con una leva finanziaria alta (= è più indebitata)
All’interno della scelta del trade-off gli azionisti non sono tanto liberi nella distribuzione degli utili, infatti c’è una
normativa che prevede una riserva minima. Nelle banche questa regolamentazione è fondamentale. Se le im-
prese si finanziano con capitale privato, le banche si finanziano principalmente tramite conti correnti.
Un esempio:
Riserve 10 Depositi 90
Prestiti 90 Patrimonio 10
Low Capital Bank (in mld): a fronte di eventi traumatici può diventare insolvente
Riserve 10 Depositi 96
Prestiti 90 Patrimonio 4
Se entrambe le banche registrano un utile pari a 1 mld. Euro, a quanto ammonta la redditività per gli azionisti?
Utile/patrimonio:
ROE: 1mld/10mld = 10%
ROE: 1mld/4mld = 25%
A parità di risultato e tot. Attivo, la high capital bank ha una redditività più bassa e la low capital bank un ritorno
più alto. Ma questo è dato da un trade-off di redditività e rischiosità dell’azionista.
• Nel primo caso: i prestiti si riducono di 5mld (da 90 a 85) e il patrimonio diventa 5mld (da 10 a 5)
• Nel secondo caso: i prestiti da 90 a 85, ma il patrimonio sarà in negativo -> patrimonio sceso sotto lo
zero, insufficiente per coprire i debiti della società -> al di sotto della normativa
• Riduzione della dimensione dell’attivo (non rinnovando alcuni prestiti in scadenza o vendendo parte
del portafoglio titoli/prestiti cartolarizzandoli)
LE BANCHE IN ITALIA
PRIMA: Con la legge del 1933 venivano create due tipi di banche:
• banche credito ordinario: raccogliere depositi ed erogare prestiti per max.18 mesi (breve termine)
• banche credito straordinario: specializzate nell’effettuare operazioni a medio-lunga scadenza
DOPO: L’attività delle banche oggi in Italia è regolata da [Link] 385/1993 – Testo Unico Bancario (TUB)
Þ Su impulso di una Direttiva comunitaria approvata nel 1989 volta a unificare il mercato dei servizi fi-
nanziari.
Þ Mutuo riconoscimento e «passaporto unico» europeo. Possibilità di offrire servizi intermediari in altri
paesi senza un processo di autorizzazione ma tramite notifica.
Contenuto minimo dell’attività bancaria: raccolta del risparmio + esercizio del credito
Al contenuto minimo si aggiunge una lunga lista di ulteriori attività che le banche possono svolgere.
Attività ulteriori che le banche possono svolgere:
A. Servizi di pagamento
I. Collegati al conto corrente
II. Gestione di carte di credito
B. Servizi di intermediazione mobiliare (servizi collegati ad operazioni finanziarie)
• La banca ha una collaborazione commerciale con gli enti che offrono questi due servizi
• La banca può avere una partecipazione azionaria in una società che andrà a far parte di un gruppo
societario tramite cui la banca offrirà questi due servizi
• Specializzazione vs. diversificazione: all’interno delle attività che si possono svolgere, la banca deve
decidere quali sono quelle che vuole svolgere
CARATTERISTICHE:
In termini di costi è più conveniente la banca universale perché ci sarà un unico bilancio d’es., unico
revisore, unico cda, ecc.
Il vantaggio della banca universale è quello di gestire diverse società/realtà con ciascuna la propria cre-
dibilità ed affermatezza.
Avere attività separate consente di avere modelli di governance uniche a seconda dell’attività svolta
dalla singola società, quindi non avere un modello di gestione unico.
Possono verificarsi dei conflitti di interessi interni tra le società all’interne alla holding (in una holding è
più facile far leva sulla conoscenza di informazioni interne), mentre se fossero indipendenti farebbero
più fatica ad avere le informazioni.
[Link] 49 37 22
N. Gruppi bancari 74 76 55
Si analizzerà come le operazioni bancarie permettono di raccogliere denaro dai risparmiatori ed erogare pre-
stiti alla propria clientela.
2. DEPOSITI A RISPARMIO:
• I depositi a risparmio sono utilizzati per raccogliere risorse più o meno durevolmente sot-
tratte ai consumi
• Alla stipula il cliente riceve un «libretto di deposito» su cui verranno scritte le varie opera-
zioni di prelievo o versamento
• Si distinguono in due categorie:
o Depositi a risparmio liberi: il cliente può prelevare in qualunque momento, ma non
dispone del set di strumenti di pagamento associati al conto corrente (bonifici, asse-
gni, carte)
o Depositi a risparmio vincolati: il cliente si impegna a non procedere ad operazioni di
prelievo per un determinato periodo di tempo (scadenza fissa) oppure ad effettuare
prelievi solo con un congruo preavviso (scadenza indeterminata)
• Sostanzialmente analoghi ai depositi a risparmio vincolati sono i conti di deposito (i conti de-
positi non sono accompagnato dal «libretto» e richiedono un conto corrente passivo di ap-
poggio)
• La banca pagherà un tasso di interesse più alto al cliente dato che non toccherà il denaro per
tempo prolungato rispetto ai conti correnti
2. ANTICIPAZIONI SU PEGNO:
• Prestito a breve termine per cassa, accompagnato da una garanzia reale – sotto forma di pe-
gno – su merci, valori mobiliari o credito.
• Valore del prestito pari al valore dell’attività data in pegno al netto di uno scarto di garanzia
che varia in funzione della volatilità del valore di mercato della garanzia.
• Due forme tecniche:
o Anticipazioni in conto corrente che funzionano in maniera analoga all’apertura di cre-
dito in conto corrente ma il fido è garantito da un bene dato in pegno
o Anticipazioni per somma e scadenza fissa: viene accreditata in cc una cifra pari al va-
lore del bene considerato lo scarto di garanzia, ma il cliente deve restituire la somma
ricevuta entro la scadenza maggiorata con il tasso di interesse
Credito al consumo:
ATTIVITÀ PASSIVITÀ
Liquidità Depositi
– Da clientela
– Cassa
– Da altre banche
– Riserve c/o Banca Centrale (Bankitalia o Debiti rappresentati da titoli (es. certificati di deposito)
BCE) Fondo per rischi e oneri
Prestiti Trattamento di fine rapporto
– Alla clientela Passività subordinate
– Ad altre banche Patrimonio netto
Titoli – Capitale sociale
– Riserve
– Banking book (titoli che la banca acquista
– Utile di esercizio
con l’obiettivo di tenerli in portafoglio per
un m-l periodo. Possono essere titoli che
possono essere utilizzati come titoli collate-
ral. Possono essere titoli di stato, ma anche
titoli azionari). Componente prevalente è il
rischio di credito (rischio di insolvenza).
Attivo Passivo
Cassa 200 1,62% Debiti verso 286 2,31%
banche
Crediti verso ban- 1500 12,12% Debiti verso 10691 86,36%
che clientela
Crediti verso clien- 7.372 59.55% Di cui: conti 10043 81,12%
tela correnti
Portafoglio titoli 2.110 17,04% Titoli in circo- 298 2,41%
lazione
Partecipazioni 129 1,04% Passività fi- 27 0,22%
scali
Attività materiali e 182 1,47% TFR 23 0,19%
immateriali
Attività fiscali 167 1,35% Altre passività 252 2,04%
Altre voci dell’at- 720 5,82% Fondo rischi e 14 0,11%
tivo oneri
Totale attivo 12.380 100% P.N. 789 6,37%
ATTIVO:
In via comparativa:
ESEMPIO 1:
Si considerino le seguenti banche:
Banca Alfa Banca Beta
Equity multiplier 15 20
Return on equity 8% 8%
• Calcolate il return on assets (ROA) delle due banche sulla base dei dati forniti.
• ROE = ROA X EM ROA = ROE/EM
• Se doveste investire in una delle due banche, quale scegliereste? A parità di redditività degli azionisti,
alfa è meno rischiosa e più efficiente nel contenere i costi.
____
• EM = Banca Alfa è più patrimonializzata, quindi più solida. MEGLIO BANCA ALFA.
• ROA = Nella Banca Alfa la redditività per euro investito è più alta. MEGLIO BANCA ALFA
• Cost income ratio: Banca Alfa è più efficiente nel contenere i propri costi di struttura. MEGLIO BANCA
ALFA.
• ROE = Banca Alfa e Banca Beta hanno la stessa redditività per gli azionisti. SONO INDIFFERENTI.
ESEMPIO 2:
BANCARI
CREDITIZI
NON BANCARI
INTERMEDIARI DEL PARTECIPAZIONE E
CIRCUITO INDIRETTO INVESTIMENTO
ATTIVITA’ NEI
MERCATI SECONDARI
Imprese finanziarie specializzate nell’attività di intermediazione mobiliare. Ovvero, sono imprese che si specia-
lizzano nel campo degli strumenti finanziari negoziabili dove si negoziano azioni e obbligazioni. Non raccolgono
e prestano denaro.
Le attività ammesse:
– negoziazione in conto proprio (dealer) e in conto terzi (broker)
– collocamento con garanzia o senza garanzia di sottoscrizione (collocamento è sempre riferita
all’attività svolta dall’intermediario nel piazzare i titoli in sede di mercato primario). Le garan-
zie di sottoscrizioni sono le promesse della sim di acquistare i titoli rimasti invenduti
– gestione individuale di portafogli
– raccolta e trasmissione di ordini di negoziazione
NO RISERVA DI ATTIVITA’: all’epoca le banche non potevano svolgere queste attività. Nel ’91 e negli anni suc-
cessivi nascono le SIM con riserva di attività (le attività riportate potevano essere svolte soltanto daòle sim).
Nel ’96 venne decido che potevano svolgere anche le banche questo tipo di attività. Oggi, molte SIM fanno
parte di gruppi bancari.
BANCHE DI INVESTIMENTO
Le banche di investimento hanno bisogno di numerose risorse con differenti competenze per svolgere al me-
glio tutti i compiti.
Le banche di investimento americane sono quelle predominanti. A destra vengono riportati da che settore de-
rivano i guadagni di quest’ultime.
La società di private equity individua alcune imprese target che possono essere interessanti ed acquisisce un
pacchetto azionario di queste imprese interessanti. Questa partecipazione viene detenuta dalla società private
equity per un 3-5-10 anni. Dopo questo periodo la PE smobilizza questo pacchetto per venderlo ad altri. La fi-
nalità del PE è acquisire delle partecipazioni di natura temporanea in società che si trovano in momenti critici
per risanarle e poi rivendere la partecipazione in seguito.
Venture capital: è una branca particolare del private equity che si concentra sulle società appena costituite. Si
specializza nell’individuare le start-up più interessanti acquisendo un pacchetto azionario.
4. DISINVESTIMENTO
• vendita privata
• IPO
• vendita di azioni quotate
• vendita ad altro venture capitalist
• riacquisto
E’ presente una netta differenza tra le società che presentano un investimento da parte di privite equity, infatti
crescono e si sviluppano molto di più.
Il meccanismo della mutualità assicurativa è basato su una collettività di soggetti esposti a eventi incerti tra
loro indipendenti.
ESEMPIO 1:
SE ALLA FINE DELL’ANNO IL DANNO COMPLESSIVO EFFETTIVO E’ >900.000 EUR: NECESSITA’ DI UNA
INTEGRAZIONE DEL PREMIO UNITARIO
TIPOLOGIE DI ASSICURAZIONI
Ramo vita: Ramo danni:
Prevedono l'obbligo per l’assicuratore di versare a tutelano l’assicurato da eventi che possono danneg-
un beneficiario un capitale o una rendita qualora si giare singoli beni del suo patrimonio, le sue possibi-
verifichi un evento attinente la vita dell'assicurato o lità di guadagno, il patrimonio nel suo complesso o
del contraente. la sua persona.
Gli attori possono essere separati oppure coinci- Polizze responsabilità civile: sono polizze che l’assi-
denti: curazione paga nel caso l’assicurato rechi danno a
• Contraente: colui che firma la polizza dell’assi- terzi. L’assicurazione paga i pagamenti che l’assicu-
curazione e si obbliga a pagare il premio razione potrebbe causare a terzi. (es. RCA)
(prezzo)
• Assicurato: è il soggetto dell’evento
(vita/morte) coperto dall’assicurazione
PRINCIPI GESTIONALI
Esempio 1:
• Paolo ha sbandato con la sua automobile sulla strada ghiacciata, causando 2500 eur di danni alla vet-
tura. Inoltre, è stato curato per lesioni non gravi, a un costo di 1.300 euro.
• La sua assicurazione auto prevede una franchigia assoluta di 500 eur, oltre il quale il danno viene rim-
borsato completamente.
• L’assicurazione malattia di Paolo ha una franchigia relativa di 100 eur e uno scoperto pari al 25% del
danno sanitario totale.
• Quanto deve sborsare di tasca propria Paolo a seguito dell’incidente?
Il risparmio gestito è un servizio di intermediari specializzati offerto agli investitori che non hanno le
competenze o il tempo per occuparsi dei propri risparmi.
I PRODOTTI
1) Gestioni individuali:
un intermediario stipula un contratto con un singolo investitore e prende in carico il patrimonio di tale singolo
investitore. Per fare questo l’intermediario deve prima fare una fase di profilazione, ovvero capire quali sono i
desideri dell’investitore, in termini di rendimento, propensione al rischio e orizzonte temporale. Vi è una
direttiva europea, la MiFid, che pone una serie di regole che riguardano il circuito diretto e al suo interno ci sono
i requisiti minimi di profilazione
2) Gestioni in monte:
LA STRUTTURA CONTRATTUALE
La maggior parte dei fondi ha una struttura contrattuale. LA STRUTTURA CONTRATTUALE HA TRE ENTITÀ:
1) La società di gestione:
ha il compito di impiegare i capitali dei sottoscrittori e gestirli nel miglior modo possibile attraverso un’accorta
selezione delle politiche di investimento. Segue con cura e attenzione non solo la scelta iniziale dei titoli da
acquistare, ma soprattutto l’evoluzione del portafoglio. Tale società percepisce delle commissioni per il servizio
di gestione offerto
2) I partecipanti:
tutti quei risparmiatori che decidono di aderire ad un certo fondo. Il partecipante deve leggere la politica di
investimento che il gestore utilizzerà, dopo di ché firmerà un contratto in cui acconsente l’investimento del suo
portafoglio da parte del gestore con tale politica
3) Il patrimonio gestito:
è un contenitore (patrimonio) in cui vanno a finire i soldi dei risparmiatori. C’è il gestore che deciderà come
investire il patrimonio, che è separato dal gestore. Il fatto che il patrimonio sia separato dal gestore dà il
vantaggio che un eventuale fallimento del gestore non impatti sul patrimonio gestito, che risulta quindi tutelato
dal rischio di fallimento
Gli organismi di investimento collettivo del risparmio sono i soggetti autorizzati a svolgere la gestione collettiva,
o in monte, del risparmio raccolto presso il pubblico.
Tipologia
– Fondi aperti
– Fondi chiusi
– Fondi hedge
• Origine
– Fondi di diritto italiano: fondi gestiti da società italiane che hanno sede in Italia
– Fondi di diritto estero: NB: Caso round-trip
I fondi di diritto estero sono costituiti in paesi stranieri e offerti in Italia.
I fondi estero-vestiti, detti anche round-trip (=andata e ritorno), sono una particolare categoria
di fondi di diritto estero (lussemburghesi o irlandesi) costituiti da società appartenenti a gruppi
bancari italiani e distribuiti dagli intermediari italiani del gruppo. Sono delle società italiane
che aprono una società all’estero, raccolgono fondi in Italia, e vengono ad acquistare fondi e
titoli obbligazionari in Italia. Sono una sorta di finti diritti esteri.
• Tipologie di asset allocation
– Azionari
– Obbligazionari
– Bilanciati
– Monetari
– Flessibili
• Tipologia di gestione
– Attiva
– Passiva
• Modalità di entrata
• Modalità di uscita
Queste prime due differenze sono quelle fondamentali, che si trascinano a valle le seguenti altre differenze:
• Durata
Esempio 1:
In data 30 Novembre, un fondo comune di investimento detiene le seguenti attività:
Tipologia attività Quantità Prezzo
Titolo Alfa 10.000 53
Titolo Beta 50.000 107
Titolo Gamma 30.000 528
Liquidità 450.000
Sapendo che il fondo ha 75.000 quote in circolazione, calcolare il valore unitario di ciascuna quota
(Net Asset Value – NAV)
• Valore complessivo del patrimonio: 10.000 x 53 + 50.000 x 107 + 30.000 x 528 + 45.000 =
21.775.000 euro
• Valore unitario delle quote (NAV) = 21.765.000/75.000 = 299,2 eur
Un investitore che voglia entrare nel fondo conferendo 10.000 eur, massimo quante quote potrà
acquistare?
N. Quote = 10.000/290,2 = 34,45 L’investitore riceverà 34 quote di nuova emissione (spendendo
9.886,8 eur)
**NAV – Net Asset Value: Il NAV, valore dell’attivo netto (o valore netto del patrimonio) degli OICR,
è determinato dalla differenza tra il valore totale dell’attivo del fondo (azioni, obbligazioni e altri
strumenti finanziari, liquidità) e il valore totale del passivo del fondo (commissioni, tasse ed altre
spese sostenute dal fondo stesso)
L’attività degli intermediari è ricca di regolamentazioni. Gli obiettivi perseguiti dalla regolamentazione sono:
• Tutela dei risparmiatori: sono soggetti deboli e non in grado di tutelarsi perché non dotato di cono-
scenze minime per farlo
• Stabilità dei singoli intermediari e del sistema nel suo complesso: perché il fallimento di un interme-
diario finanziario (specialmente le banche) ha un’esternalità-conseguenza rilevante
• Efficienza del sistema finanziario: un sistema che funzioni bene secondo un’efficienza:
- Allocativa: far fluire le risorse al miglior investitore
- Tecnico-operativa: far transitare le risorse dai soggetti in surplus ai soggetti in deficit minimizzando
i costi
- Informativa e valutativa: sistema finanziario in cui ci sia trasparenza e adeguata informazione in
modo tale da determinare un corretto pricing degli strumenti (corretta relazione tra rischio e ren-
dimento potenziale)
• Correttezza e trasparenza dei comportamenti degli intermediari: questo per aiutare il risparmiatore
(soggetto debole) a prendere buone decisioni e gestire correttamente il proprio risparmio
Il termine “Vigilanza” viene usato per gli interventi di normativa e controllo sugli intermediari finanziari
Quanta
Quale struttura
concorrenza
interna di
possono avere gli
controlli?
intermediari?
PRINCIPALI NORMATIVE
Normativa Area di intervento
Limitazioni alla concorrenza (anti-trust) Vigilanza strutturale
Regolamentazione macro-prudenziale Vigilanza strutturale
Limiti alle attività detenibili Vigilanza prudenziale
Requisiti minimi di patrimonio Vigilanza prudenziale
Valutazione dei sistemi di risk management Vigilanza prudenziale
Obblighi di trasparenza Vigilanza informativa
Tutela del consumatore Vigilanza informativa
Safety net e assicurazione dei depositi Vigilanza protettiva
Attività ispettiva Vigilanza protettiva
La concorrenza è un tema molto delicato nel settore bancario e finanziario (rispetto alle imprese in cui la con-
correnza è percepita come valore positivo).
VIGILANZA MACRO-PRUDENZIALE
• Prima della grande crisi finanziaria del 2008, il focus della Autorità di vigilanza era soprattutto sulla
stabilità dei singoli intermediari (vigilanza micro-prudenziale).
• La vigilanza micro-prudenziale può essere insufficiente a prevenire crisi finanziarie globali a causa:
– Forte interconnessione globale dei sistemi finanziari
– Effetto pro-ciclico di alcune normative e interventi di vigilanza prudenziale
1. Vigilanza macro-prudenziale – European Systemic Risk Board (ESRB) (obiettivo: sorvegliare la complessiva tenuta
del sistema finanziario europeo e di raccomandare delle norme che possono limitare gli effetti prociclici)
• Rappresentanti del Consiglio generale della BCE
• Presidenti EBA, ESMA, EIOPA
• Commissione Europea
Vigilanza prudenziale: insieme di regola che mira a definire quanto patrimonio devono avere le banche, quale
sia il livello di rischio al quale le banche possono esporsi e fare in modo che le banche abbiano dei sistemi di
controllo del rischio adeguato. La normativa italiana prevede che ci sono 2 limiti al quale le banche/intemediari
sono soggette:
• Limiti alla detenzione di partecipazioni in imprese non finanziarie (industriale, di servizi, commer-
ciale)
– Limite complessivo: max 60% del patrimonio di vigilanza** della banca
– Limite individuale: max 15% del patrimonio di vigilanza
** patrimonio di vigilanza: “patrimonio netto della banca”
• Limiti sull’entità delle posizioni creditizie nei confronti di singole controparti («grandi rischi»)
Il punto di partenza:
• Secolare trend di riduzione del livello di patrimonializzazione nelle banche
• Scarsa efficacia della disciplina di mercato, vista la raccolta prevalente attraverso depositi
Le raccomandazioni del Comitato di Basilea: Obiettivo fondamentale: concordare regole per la determinazione
del patrimonio minimo che le banche devono tenere. Principali linee guida:
• Ammontare di patrimonio minimo legato all’esposizione al rischio e quindi alle tipologie di attivi de-
tenuti
• Creare un level playing field ovvero un insieme di regole applicate uniformemente in una quota signi-
ficativa del sistema finanziario globale
• Creazione di incentivi al miglioramento delle metodologie interne di misurazione dei rischi adottate
dalle banche in modo tale da renderle più coscienti dell’esposizione al controllo del rischio
Basilea 3
Basilea 1 (1988) Basilea 2 (2006) (introduzione graduale,
completamento 2019)
•Introduzione del coefficiente di •Introduzione di ulteriori requisiti •Riduzione spazi computo di
solvibilità (patrimonio minimo di patrimonio minimo a copertura strumenti diversi dal Core Tier 1
delle banche a copertura del dei rischi di mercato (rischi di •Introduzione coefficiente di leva
rischio di credito) interesse, di cambio, prezzo •Introduzione coefficienti minimi
•Introduzione della nozione di azionario) e operativi (rischio di di liquidità
patrimonio di vigilanza (Tier 1 perdere denaro tramite le
"più vicino al PN" e Tier 2) operazioni)
•Affinamento della metodologia di
calcolo dell’esposizione al rischio
creditizio
•Introduzione del processo ICAAP*
(Pillar 2) Reazione a seguito della grande crisi fi-
•Rafforzamento della disciplina di nanziaria (2007-2008)
mercato (Pillar 3)
*ICAAP: Internal Capital Adequacy Assessment Process (procedura per la verifica interna dell'adeguatezza del
capitale proprio). È una procedura che tutte le banche sono obbligate a fare una volta all’anno entro il 30/04 –
è una sorta di autoanalisi per determinare se il suo patrimonio minimo che ha è adeguato a coprire tutte le
tipologie di rischio a cui la banca è esposta.
• (basilea2)Allo scoppio dei mutui subprime, ci si è resi conto che il patrimonio di vigilanza fosse fatto
alcune volte in percentuali abbastanza alte con strumenti non di natura di capitale di rischio (capitale
azionario – autofinanziamento). Quindi, con Basilea 3 si sono specificate le caratteristiche che devono
avere gli strumenti di TIER2 per essere validi. Con Basilea 3 il patrimonio di vigilanza diventa sempre più
simile a quello che è il patrimonio netto.
• Il coefficiente di solvibilità è un rapporto minimo che le banche devono detenere fra patrimonio e misura
all’esposizione del rischio di credito (che è minore rispetto al [Link]). Con il coefficiente di leva si va
ad affiancare al coefficiente di solvibilità un secondo limite che impone: il rapporto tra patrimonio di
vigilanza e il [Link] non possa scendere <3%. (non rientra nel programma: vengono introdotti due
coefficienti di solvibilità. Un coefficiente di solvibilità impone alle banche di avere liquidità tali da poter
coprire in condizioni di stress le uscite di cassa per 30 giorni. Secondo coefficiente impone di non supe-
rare un determinato rapporto massimo fra le attività di lungo termine (attività stabili) e passività sta-
bili).
• Viene introdotto un coefficiente minimo di liquidità dopo il fallimento di lehman brother. Limitano in
parte la possibilità della trasformazione delle scadenze da parte delle banche, cioè di raccogliere a breve
termine per erogare a lungo termine
IL COEFFICIENTE DI SOLVIBILITÀ
𝑝𝑎𝑡𝑟𝑖𝑚𝑜𝑛𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑔𝑖𝑙𝑎𝑛𝑧𝑎
𝐶𝑜𝑒𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑣𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡à = > 8%
𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑝𝑜𝑛𝑑𝑒𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑐𝑟𝑒𝑑𝑖𝑡𝑖𝑧𝑖𝑜 (𝑅𝑊𝐴 ∗∗)
IL PATRIMONIO DI VIGILANZA:
• Il patrimonio non è parametrato semplicemente alla grandezza dell’attivo, ma al mix di attività presente
nello stato patrimoniale.
• A ciascuna voce dell’attivo viene assegnato un peso in funzione della minor o maggiore rischiosità cre-
ditizia per la banca
• BASILEA 1:
- 0% = crediti verso banche centrali e governi di paesi OCSE
- 20% = Crediti verso banche e enti pubblici di paesi OCSE
- 50% = mutui residenziali garantiti da ipoteca
- 100% = altre attività
• BASILEA 2:
Pesi di ponderazione legati alla natura della controparte e alla valutazione di rating. Due approcci:
- Standardizzato: pesi in funzione di:
§ Tipologia di controparte
§ Rating assegnato da una agenzia esterna accreditata
- Rating interni: pesi in funzione della valutazione di rischiosità formulata dalla banca attra-
verso un sistema di valutazione validato dall’Autorità di vigilanza → il livello di patrimonio mi-
nimo può essere calcolato dalla stessa banca soltanto se quest’ultima riesce a creare un sistema credi-
bile e solido per assegnare dei propri rating e questo viene validato dall’Autorità di vigilanza.
Il rating interno è utile per tutte le esposizioni verso controparti che non hanno rating di agenzia perché
le esposizioni che non hanno rating di agenzia (che sono tutte le PMI e singoli individui) nell’approccio
standardizzato hanno peso 100% (come in Basilea 1). Però, se la banca avesse un rating interno riusci-
rebbe ad identificare soggetti migliori su cui potrebbe essere sufficiente un livello di patrimonio più
Le banche hanno due opzioni: banche considerate secondo il paese in cui sono residenti (opzione 1) o il rating
della banca stessa (opzione 2)
Coefficiente solvibilità (Total Capital Ratio – TCR) = 4 (patrimonio di vigilanza) / 36.425 (attivo pon-
derato per il rischio creditizio) = 10,98% → è > 8% quindi è in regola
CET1 ratio = 3 (PN puro) / 36.425 (attivo ponderato per il rischio creditizio) = 8,23% → è > 8% quindi è
sopra la percentuale prevista dalla normativa
Free capital (quota libera di capitale) = 4 – 0,08 x 36,425 = 1.086 mld → identifica la residua capacità di
operare della banca (può ancora erogare prestiti)
BASILEA 1 BASILEA 3
indici % indici %
Tier 1 (a) 4 min Tier 1(a) 6 min
Tier 2(b) 2 max
Tier 2 (b) 4 max Capital conservation 2,5 min
buffer (c)
Total capital ratio 8 min
Total capital ratio 8 min TCR + CCB 10,5 min
(a)+(b)
Counter -cyclical buffer Determinata da ciascun
paese
Il capital conservation buffer è un’ulteriore quantità di patrimonio che le banche in genere devono avere.
Quindi: se la banca ha un total capital ratio (o coefficiente di solvibilità) <8% vengono segnalate e non posso
operare, mentre se hanno un TCR+CCB tra 8% e 10,5% scattano alcuni vincoli (quali: la banca non può distribuire
dividendi, non può pagare bonus agli amministratori) che hanno l’obiettivo di incentivare la banca a rispettare il
vincolo >10,5%
Riassumendo: il patrimonio minimo detenuto dalla banca è costruito da mattoncini di copertura di rischio:
- di credito
- di mercato
- operativi
- eventuale di altri rischi individuati nella fase di recap
Obiettivo:
• Evitare ripercussioni sui depositanti in caso di fallimento di una banca
• Evitare fenomeni di corsa agli sportelli
• In Italia è presente il “Fondo Interbancario di Tutela dei Depositanti” (FITD)
Caratteristiche:
• Obbligo di adesione per tutte le banche
• Contributo commisurato all’entità dei depositi
• In caso di fallimento della banca, 100.000 € di rimborso per depositante entro 20 gg. lavorativi
Nella storia del fondo si è proceduto rimborsare i depositanti solo in 2 occasioni: banca del Tricesimo (1990)
e Banca Network investimenti (2012).
Interventi di sostengo più recenti: banca del fucino, banca carige e banca popolare di Bari
• II FITD ha avviato la costituzione della propria dotazione finanziaria nel 20 1 5. Il livello-obiettivo, pari
ad almeno lo 0,8% dei depositi protetti, deve essere raggiunto entro il 3 luglio 2024.
• L'ammontare dei depositi protetti impiegato nel calcolo dei contributi è riferito al 30 settembre di ogni
anno.
• La quota di ciascuna banca è determinata sulla base di:
– consistenza dei depositi
– correzione in funzione del livello di rischio.
• Il FITD predispone ogni anno il piano di accumulo (funding plan).
• Il contributo del 20 19, destinato alla costituzione della dotazione finanziaria del FITD, è stato di €
616.660.021,56, di cui:
• € [Link] a titolo di contribuzioni ordinarie:
• € 55.208.559,03 quali contribuzioni aggiuntive a fronte degli interventi effettuati nel periodo 201 5-
2019
CHI VIGILA?
“Is the stock market just a gambling casino? Are too many resources being spent on obtaining information by
individuals who are attempting to beat the market? Is it in fact possible to beat the market?” J. Stiglitz, Infor-
mation and capital markets, NBER WP, 1981
La domanda alla base dell’efficienza dei mercati è la seguente: Il mercato azionario è solo un casinò in cui si va
a scommettere? Si spendono troppe risorse nell’ottenere informazioni da parte degli individui che cercano di
battere il mercato (fare di meglio rispetto all’indice di mercato – individuare le azioni che avranno le perfor-
mance migliori)? È in effetti possibile battere il mercato utilizzando le informazioni disponibili?
Quindi: I prezzi delle attività finanziarie riflettono in maniera efficiente le informazioni disponibili?
Ipotesi di mercato efficiente - Efficient Market Hyphothesis (EMH): secondo questa teoria i mercati finanziari
e i prezzi degli strumenti negoziati sui mercati riflettono perfettamente l’informativa disponibile. È un mercato
in cui i prezzi riflettono tutte le informazioni disponibili. Non ci sono disallineamene dei prezzi rispetto al loro
livello di equilibrio. Qualsiasi informazione nuova viene immediatamente assorbita dai prezzi (=non ci sono
margini di inefficienza) Dunque il mercato è efficiente perché reagisce immediatamente alle informazioni di-
sponibili che sono riflesse nei prezzi, in questo caso è impossibile battere il mercato (quest’ultimo ingloba tutte
le informazioni disponibili nei prezzi correnti).
– I mercati finanziari sono estremamente efficienti nel riflettere tutte le informazioni disponi-
bili su ciascun titolo e sul contesto macro-economico nel suo complesso.
– Quando emerge una nuova informazione, la notizia si diffonde molto rapidamente ed è in-
corporata nei prezzi senza ritardo. (I prezzi rispondono al cambiamento delle informazioni
disponibili e si stabiliscono al nuovo livello ottimale)
– I prezzi riflettono previsioni ottimali: non necessariamente corrette, ma le migliori possibili
sulla base delle informazioni correnti. In ogni momento il prezzo ha un nuovo livello di equili-
brio.
• Corollari:
– Non è possibile «battere» il mercato.
– Le opportunità di profitto non sfruttate vengono rapidamente eliminate (perché il livello di
equilibrio si ripristina rapidamente)
• Teoria dominante dagli anni ‘70 fino alla fine del secolo scorso.
• Principale paper di riferimento: Fama, Efficient capital markets, 1970.
La forma di mercato efficiente può essere declinata in base a quanto sia radicale:
I prezzi di mercato riflettono le informazioni implicite nell’andamento passato delle quotazioni. Si studia il gra-
fico di prezzo o volumi dei momenti precedenti.
L’analisi tecnica non è efficace per ottenere in maniera continuativa e consistente degli extra-profitti (quindi
un rendimento maggiore dell’andamento del mercato)
Þ Forma semi-debole
I prezzi di mercato riflettono tutte le informazioni pubbliche, quindi non solo le informazioni implicite nell’an-
damento passato dei prezzi ma anche da altre informazioni pubbliche.
Anche l’analisi fondamentale non è efficace. L’analisi fondamentale si basa sui fondamentali macroeconomici
ma anche informazioni sulla singola società (bilancio, business plan, ecc) al fine di determinare se la società è
un buon investimento. Ma in anche in questo caso (come nella forma debole) non è un metodo efficace per
ottenere un profitto maggiore rispetto a quello del mercato.
Þ Forma forte
Sono state fatte delle verifiche empiriche (con i dati) dell’ipotesi di mercato efficiente su:
• La performance dei consulenti finanziari (dare buoni consigli per avere profitti migliori rispetto all’an-
damento del mercato) e dei fondi comuni di investimento (il loro compito è individuare quei titoli che
hanno buone prospettive di sviluppo)
Se il mercato fosse efficiente, ne i consulenti finanziari e ne i fondi comuni di investimento riuscireb-
bero a fare il loro lavoro ottenendo risultati migliori rispetto a quelli del mercato. Per questo ci si è
concentrati a confrontare la performance dei fondi comuni di investimento rispetto alla performance
media degli indici di mercato, oppure confrontare l’efficacia dei consigli dei consulenti finanziari.
– Confronto con indice di mercato o con selezione casuale (es. Investment Dartboard)
– Consulenti e fondi con buone performance in un dato periodo non riescono a confermarle in
maniera continuativa
Le verifiche empiriche hanno dimostrato che né i fondi ne i consulenti riescono assicurare con conti-
nuità delle performance superiori rispetto a una selezione casuale di titoli o a una performance supe-
riore rispetto all’indice di mercato. DUNQUE lo studio afferma che è difficile che, pur studiando tutte
le informazioni disponibili, si riesca ad performare per lungo tempo in misura maggiore rispetto al
mercato (= i titoli migliori si posizionano al loro prezzo di equilibrio in poco tempo, così facendo sarà
difficile perseguire extra-profitti)
Nel tempo sono nate delle critiche all’ipotesi precedente “mercato efficiente” stabilendo che non è possibile
avere tale mercato. Dall’inizio del ventunesimo secolo la predominanza intellettuale dell’ipotesi di mercato
efficiente è stata gradualmente intaccata.
Molti economisti e statistici hanno iniziato a sostenere che i prezzi delle azioni siano in realtà parzialmente pre-
vedibili.
Una nuova generazione di economisti ha enfatizzato aspetti psicologici nei movimenti dei prezzi, specialmente
azionari (finanza comportamentale).
Inoltre una schiera sempre più folta di studiosi ritiene che in realtà sia possibile guadagnare extra-profitti stu-
diando l’andamento dei prezzi storici oppure utilizzando determinate metriche di analisi fondamentale.
Queste verifiche empiriche a contrasto del mercato efficace devono essere prese con cautela.
• Molte evidenze mostrate in letteratura non sono “robuste” ovvero non sono affidabili quando testate
su campioni o periodi diversi.
• Alcune evidenze potrebbero riflettere proxy di rischio (es. Effetto piccolo dimensioni – le società più
piccolo potrebbero essere più rischiose ma più profittevoli).
• Alcune evidenze, seppur verificate, tendono a perdere di efficacia previsiva nel tempo.
Alcune evidenze emergono solo “torturando” i dati. Quando si fanno verifiche se si applicano solo i dati e
tecniche più comode si rischia di far risultare un fenomeno non genuino.