La molecola depositaria dell'informazione genetica
Il DNA, acido deossiribonucleico o acido desossiribonucleico, è la molecola depositaria dell’informazione genetica in
tutte le cellule ed in alcuni virus. Che cos'è il DNA? Partiamo con un esempio semplice: osservando attentamente le
persone, si possono notare differenze nei tratti somatici, come il colore degli occhi, dei capelli, l'altezza e altri aspetti
fisici. Il DNA è il responsabile di tutte queste variazioni, che si riscontrano anche tra membri della stessa famiglia, e in
misura minore nei gemelli.
Una molecola fondamentale per la maggior parte degli esseri viventi
Il DNA è una molecola stabile, formata da una doppia elica, ed è in grado di trasferire da una generazione all’altra
l’intero patrimonio genetico, cercando di evitare degli errori che sono noti come “mutazioni”. La molecola di DNA
contiene tutte le informazioni indispensabili per produrre le migliaia di proteine presenti nel nostro corpo: alcune di
queste proteine includono gli enzimi responsabili della produzione della melanina, altre hanno funzioni strutturali,
altre ancora sono responsabili del nostro aspetto fisico.
Da cosa sono costituiti i nucleotidi
Il DNA si trova prevalentemente nel nucleo, nelle cellule degli eucarioti, nei mitocondri, nei cloroplasti ed è formato da
unità chiamate nucleotidi. Ogni nucleotide è costituito da una base azotata, uno zucchero con 5 atomi di Carbonio (il
2’D- deossiribosio) e un gruppo fosfato.
Lo zucchero e il gruppo fosfato sono uniti tramite un legame fosfodiesterico, cioè un tipo di legame covalente formato
da una reazione di condensazione tra l’ –OH dello zucchero in posizione 5’ e l’ –OH del gruppo fosfato. La base azotata
e lo zucchero sono invece uniti mediante un legame β-N-glicosidico: il Carbonio 1’ dello zucchero è legato all’atomo di
azoto N-9 della base purinica o all’atomo di azoto N-1 della base pirimidinica.
La scoperta di James Dewey Watson e Francis Crick
Si dovette aspettare il 1953 per individuare un modello molecolare in linea con i risultati precedentemente ottenuti da
vari ricercatori: i responsabili di tale identificazione furono James Dewey Watson e Francis Crick. Loro, senza compiere
alcun tipo di esperimento, scoprirono mediante una fotografia a raggi X la struttura a doppia elica del DNA.
Forma A, forma B e forma Z del DNA
La struttura da loro proposta venne chiamata forma B del DNA ed è considerata la forma più stabile in condizioni
fisiologiche. Esistono altre due varianti: la forma A e la forma Z. La forma A è favorita in soluzioni povere d’acqua, il
DNA è avvolto in senso destrorso ma l’elica è un po’ più larga; la forma Z presenta un avvolgimento sinistrorso e l’elica
è un po’ più allungata e più sottile.
Le scoperte di Irwin Chargaff
Nello stesso periodo un biochimico austriaco, Erwin Chargaff, osservò che in ogni molecola di DNA fossero presenti
quantità uguali di adenina-timina e citosina-guanina: queste conclusioni costituiscono l’enunciato delle cosiddette
regole di Chargaff.
Sulla base di tali scoperte, si giunse alla conclusione che il DNA era formato da due lunghe catene polinucleotidiche
unite e stabilizzate mediante legami idrogeno e avvolte nello spazio intorno ad un asse virtuale, in senso destrorso, in
modo da formare una doppia elica.
Il paragone con le scale a chiocciola
Per avere una maggiore comprensione della struttura del DNA, spesso si è soliti paragonarla ad una scala a chiocciola
in cui i montanti sono le due catene polinucleotidiche e ogni piolo è una coppia di basi, ciascuna appartenente ad una
delle due catene polinucleotidiche. Le due basi che formano un piolo si uniscono, secondo le regole di Chargaff,
tramite dei legami a idrogeno: l’Adenina forma due legami idrogeno con la Timina, mentre la Citosina forma tre legami
idrogeno con la Guanina. Il processo per cui ogni base presente su un filamento di DNA si lega ad una base presente
nel filamento opposto è chiamato appaiamento complementare.
Il linguaggio molecolare utilizzato dal DNA
Il codice genetico è il linguaggio molecolare utilizzato dal DNA per sintetizzare tutti i tipi di proteine indispensabili alla
vita di un organismo. Tale codice si basa su un preciso ordine di successione delle quattro basi azotate che, insieme
allo zucchero e al gruppo fosfato, formano i nucleotidi.
Il codice genetico: un codice a triplette
Partendo dall’assunzione che nell’alfabeto del DNA siano presenti quattro “lettere” (A, T, G, C) e 20 amminoacidi, nel
1954 George Gamow, un fisico russo, propose un codice genetico che contenesse parole di almeno tre lettere così da
poter riuscire a codificare tutti e venti gli amminoacidi. Una serie di esperimenti gli diede ragione e confermò che il
codice genetico fosse un codice a triplette. Utilizzando i gruppi di tre lettere, infatti, si possono formare 43 (64) parole
o istruzioni diverse che vengono codificate in un tratto di DNA chiamato gene.
Cosa sono i geni?
I geni sono particolari sequenze di DNA contenute in strutture bastoncellari dette cromosomi e rappresentano le
informazioni genetiche; l’insieme delle informazioni genetiche di un organismo prende il nome di genoma. Un numero
insolito di cromosomi può dar luogo ad alcune malattie genetiche e si ipotizza che circa il 50% degli aborti spontanei
siano causati da un numero anomalo di cromosomi.
La funzione del DNA
Il processo di decodifica del codice genetico
All’interno del DNA sono contenute le istruzioni fondamentali per sintetizzare le proteine mediante la decodifica del
codice genetico. Tale processo è possibile solamente grazie a due fasi ben distinte: la trascrizione e la traduzione.
Il processo di trascrizione
La trascrizione è il processo in cui le sequenze nucleotidiche del DNA vengono riscritte in sequenze nucleotidiche
complementari di RNA, vengono cioè riscritte da molecole di DNA a molecole di RNA. Questa operazione si rende
necessaria perché l’alfabeto del DNA venga decifrato in qualcosa di comprensibile a tutto l’apparato che dovrà svolgere
e mettere in pratica il compito previsto dal codice genetico. L’informazione sulla sequenza nucleotidica da sintetizzare
viene quindi copiata in un filamento di m-RNA e poi portata nel citoplasma. L’RNA sintetizzato viene comunemente
chiamato trascritto.
Il processo di traduzione
Il processo di traduzione consiste invece nella traduzione dell’informazione genetica dalla sequenza di nucleotidi alla
sequenza di amminoacidi. La traduzione avviene nei ribosomi, strutture costituite da RNA ribosomiale (r-RNA) e
proteine, che consentono l’assemblaggio di amminoacidi a partire da triplette di nucleotidi. È questa dunque la fase in
cui il codice genetico viene decifrato. La sintesi proteica richiede un lavoro simultaneo di molti ribosomi su una singola
molecola di RNA messaggero (m-RNA), al fine di produrre contemporaneamente molte copie di ogni singola proteina.
In questo processo svolgono un ruolo fondamentale il t-RNA e l’r-RNA (RNA transfer e RNA ribosomiale) in quanto
consentono la traduzione dell’informazione portata dall’RNA messaggero, in una corrispondente e corretta sequenza
di amminoacidi che andranno poi a costituire le proteine delle nostre cellule e quindi del nostro corpo.
Tutte le funzioni del DNA
In realtà le funzioni del DNA sono tante ed alcune di grande complessità, tanto da non essere chiarificate a tutt’oggi. Si
prendano ad esempio alcune proteine generate dal DNA che hanno funzione di regolazione sugli stessi geni e quindi
sulla capacità di essere espressi o meno, oppure la capacità che hanno alcuni virus nel modificare e trasferire
informazioni genetiche, frammenti di DNA vero e proprio, da un organismo ad un altro!
La Filogenetica
I genetisti utilizzano le informazioni contenute nel DNA per studiare l’evoluzione degli organismi e la loro filogenesi,
ovvero il processo di ramificazione delle linee di discendenza nell'evoluzione della vita. Infatti i genetisti sulla base
delle diverse mutazioni presenti in geni estremamente conservati tra gli organismi (o in alternativa tramite algoritmi
comparativi bioinformatici) sono in grado di ricostruire alberi filogenetici che descrivono l'evoluzione di specie molto
diverse tra loro. Confrontando sequenze di DNA all'interno di una stessa specie, è possibile studiare la storia genetica
di particolari popolazioni. Questo si è dimostrato molto utile per analisi ecologiche e studi antropologici come è stato
per ricostruire la vicenda delle dieci tribù perdute d'Israele.
DNA e mutazioni genetiche
Una mutazione genetica avviene nel momento in cui si duplica il DNA o quando è l’RNA messaggero a farlo. Durante
la duplicazione possono avvenire degli errori di copiatura e alcune informazioni possono essere alterate. Se le
mutazioni genetiche colpiscono una cellula somatica, cioè del corpo, in questo caso la mutazione interessa solo
l’individuo a cui appartiene quella cellula. Se invece la mutazione avviene in una cellula sessuale allora può essere
ereditaria e quindi può determinare una caratteristica della specie. Una mutazione può essere dannosa quando porta
ad una malattia genetica, neutra se non ha effetti ed infine vantaggiosa se riesce a migliorare l’adattamento
all’ambiente della specie. Eventuali modifiche possono essere spontanee o causate da condizioni ambientali, quali
sostanze radioattive o elementi chimici inquinanti.
Malattie genetiche, le premesse
Quando le informazioni genetiche contenute nel DNA sono alterate si possono verificare degli stati patologici definiti
malattie genetiche. Le premesse sono:
• la presenza di alcuni tipi di geni combinati ad altri fattori (soprattutto ambientali) che possono predisporre
all'insorgenza di alcune malattie anche se non ne sono la causa diretta, come per esempio l’ipertensione o il
diabete;
• durante la fase di formazione del feto, l'alterazione nel numero o nella struttura dei cromosomi, molte delle quali
non sono compatibili con la vita, quando invece il feto completa comunque lo sviluppo, e in questo caso si parla di
anomalie cromosomiche che danno luogo a malattie di vario tipo, solitamente accomunate da ritardo mentale,
ritardo nella crescita e malformazioni congenite;
• la mutazione dei cromosomi, in questo caso si parla di malattie monogeniche, perché dipendono dalla modifica di
un singolo gene.
I virus animali a DNA
I virus a DNA che vanno a infettare cellule eucariote, contengono un filamento singolo o doppio di DNA e compiono
cicli litici simili a quelli dei batteriofagi. Nel ciclo lisogeno, il virus integra il proprio DNA in un cromosoma dell’ospite
sotto forma di provirus. Si stabilisce così un’infezione latente in cui i geni virali rimangono inseriti nel geoma della
cellula ospite. Quando la cellula si divide trasmette alle cellule figlie anche la sequenza del provirus. Questi virus
possono entrare in due diversi modi:
• per fusione tra la membrana e il pericapside;
• per endocitosi quando il virus viene inglobato nella cellula.
I virus a DNA comprendono diversi virus patogeni per gli umani, come l’HPV (Papillomavirus). Gli HPV sono piccoli
virus privi di pericapside. Comprendono una vasta gamma di virus, la maggior parte causa malattie non gravi delle
mucose o della pelle (verruche).