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700 Jean Baptiste Dubos (1670-1742)

Il documento esplora l'evoluzione del pensiero artistico e storico nel Settecento, evidenziando figure chiave come Jean Baptiste Dubos, Denis Diderot e Johann Joachim Winckelmann, che hanno influenzato l'estetica e la critica d'arte. Si discute l'importanza della scoperta di Ercolano e il ruolo di studiosi come Luigi Lanzi nella sistematizzazione della storia dell'arte italiana. Inoltre, si analizza la nascita dei musei e il trasferimento di opere d'arte in contesti pubblici, segnando una transizione significativa nella fruizione e nella conservazione dell'arte.

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700 Jean Baptiste Dubos (1670-1742)

Il documento esplora l'evoluzione del pensiero artistico e storico nel Settecento, evidenziando figure chiave come Jean Baptiste Dubos, Denis Diderot e Johann Joachim Winckelmann, che hanno influenzato l'estetica e la critica d'arte. Si discute l'importanza della scoperta di Ercolano e il ruolo di studiosi come Luigi Lanzi nella sistematizzazione della storia dell'arte italiana. Inoltre, si analizza la nascita dei musei e il trasferimento di opere d'arte in contesti pubblici, segnando una transizione significativa nella fruizione e nella conservazione dell'arte.

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700

JEAN BAPTISTE DUBOS (1670-1742)

• Nel 1719 pubblica Riflessioni critiche sulla poesia e la pittura.


• Porta un’idea nuova e molto moderna: non sono le regole a definire cosa è
bello in arte, ma l’emozione che l’opera trasmette.
• Secondo lui il pubblico colto (non il popolo comune) ha il diritto di giudicare le
opere, perché possiede un sentimento naturale che permette di capire se un
dipinto o una poesia hanno valore.
• Un’opera che emoziona è eccellente, anche se infrange le regole; viceversa,
un’opera perfetta nelle regole ma senza emozione non ha valore.
• Questo pensiero, anche se inizialmente poco accettato, aprirà la strada a una
nuova sensibilità: l’estetica del sublime, cioè l’idea che il bello sta soprattutto
nell’emozione intensa.

DENIS DIDEROT (1713-1784)

• È uno dei principali filosofi dell’Illuminismo e creatore della grande


Enciclopedia, in cui raccoglie e organizza il sapere di ogni disciplina,
comprese le arti.
• Dal 1759 visita regolarmente i Salon di Parigi (le esposizioni pubbliche di
pittura) e scrive cronache critiche sulle opere viste.
• Le sue recensioni sono acute e intelligenti: critica il rococò (troppo frivolo e
decorativo, come nei quadri di Boucher) e apprezza sempre più la pittura
severa e rigorosa di David.
• Per Diderot la pittura deve avere un valore educativo e morale: bisogna
abbandonare i fronzoli e tornare a una rappresentazione semplice, diretta e
chiara, “come si parlava a Sparta”, cioè senza eccessi.
PIERRE JEAN MARIETTE E IL CONTE CAYLUS

• Mariette, cresciuto in una famiglia di commercianti di stampe, si specializza


nello studio di disegni e incisioni.
• Nel 1740 realizza il primo vero catalogo moderno di opere d’arte, con schede
descrittive e incisioni che riproducono i pezzi messi in vendita.
• Successivamente lavora con il Conte Caylus, dedicandosi allo studio di
antichità (gemme, cammei, pietre scolpite).
• Introducono un metodo nuovo: non basarsi solo sui testi scritti, ma analizzare
direttamente gli oggetti con attenzione ai dettagli materiali e allo stile.
• Classificano i reperti non per autore (spesso sconosciuto), ma per epoca,
area geografica e caratteristiche stilistiche.
• Questo approccio “scientifico” segna una svolta: l’archeologia diventa più
rigorosa e porta a riscoprire la Grecia antica, influenzando il gusto dell’epoca
e preparando il terreno al Neoclassicismo.
• Caylus, inoltre, pubblica importanti cataloghi di antichità e realizza anche il
primo libro illustrato a colori della storia dell’arte (1753), dedicato a pitture
romane recentemente scoperte.

La scoperta di Ercolano

• A metà del Settecento, in Campania, scavi casuali portano alla scoperta della
città romana di Ercolano.
• Il re Carlo di Borbone fonda l’Accademia Ercolanese per studiare e diffondere
i ritrovamenti.
• Dal 1757 al 1792 vengono pubblicati otto lussuosi volumi intitolati Antichità di
Ercolano esposte. Dovevano essere quaranta, ma se ne realizzarono solo
otto.
• Questi libri, ricchi di incisioni, si diffusero in tutta Europa e influenzarono
fortemente il gusto del tempo: la semplicità e l’eleganza delle decorazioni
antiche riportarono ancora di più l’arte verso il classicismo.

La corte di Dresda (Sassonia)

• Nella prima metà del Settecento Dresda diventa un centro culturale


importantissimo, grazie ai principi Federico Augusto e suo figlio, che attirano
artisti e intellettuali da tutta Europa.
• La città sarà distrutta nella Seconda guerra mondiale, ma ricostruita
fedelmente grazie alle vedute dipinte da Bernardo Bellotto.
• A Dresda lavora anche Anton Raphael Mengs, uno dei grandi pittori del
Neoclassicismo.
• Qui si scopre il segreto della porcellana cinese e nasce la prima fabbrica
europea di porcellane, a Meissen.
• I duchi di Sassonia arricchiscono le collezioni artistiche acquistando grandi
capolavori, tra cui la Madonna Sistina di Raffaello (1754).
• Arrivano inoltre tre statue provenienti dagli scavi di Ercolano, a conferma del
legame tra le scoperte archeologiche italiane e il gusto europeo del tempo.
JOHANN JOACHIM WINCKELMANN (1717-1768)

• Nato a Stendal (1717), da famiglia umile, ma molto dotato negli studi.


• Studia greco, latino e antiquariato grazie a borse di studio.
• Lavora come bibliotecario a Dresda, poi si converte al cattolicesimo e parte
per Roma (1755-1768), dove vivrà fino alla morte.
• Muore a Trieste nel 1768, ucciso da un cameriere toscano (forse per rapina o
per una lite personale).
• Non riuscì mai a visitare la Grecia, suo grande sogno.

Importanza

• Considerato il fondatore della storia dell’arte come disciplina scientifica.


• Il suo grande merito: distinguere gli stili e le epoche, mostrando come l’arte
segua un ciclo di nascita, crescita e decadenza.
• Goethe disse che fu il primo a “farci sentire la necessità di distinguere tra
epoche diverse”.

3 Opere principali

1. Pensieri sull’imitazione delle opere greche (1755)

• L’arte greca è il modello assoluto di bellezza.


• Roma = copia della Grecia.
• Le opere greche hanno “nobile semplicità e quieta grandezza” →
armonia tra emozioni e calma interiore.

2. Descrizione delle pietre della collezione Stosch (1760)

• Catalogo di gemme e incisioni, commentato in chiave stilistica.

3. Storia dell’arte presso gli antichi (1764)

• Prima volta che compare il termine “storia dell’arte”.


• Divisa in 3 parti:

1. Popoli orientali ed Etruschi.


2. Arte greca = la più alta, vista come parabola: arcaica → grande stile
→ decadenza.
3. Arte romana = copia minore della greca.

• Non parla di artisti singoli (per mancanza di nomi), ma per stili.


• Subito tradotta in francese (1766) e in italiano (1779).

Idee principali

• Bellezza ideale: un’armonia assoluta, superiore alla realtà, che i Greci


seppero raggiungere.
• Opere come l’Apollo del Belvedere lo impressionarono moltissimo: secondo
lui incarnano la perfezione artistica.
• Credeva che la scultura greca fosse bianca, senza colori → da lui nasce il
pregiudizio contro la policromia (statue colorate), accettato per secoli.
• La sua visione condizionò l’arte neoclassica e anche gli studi successivi.

Influenza e conseguenze

• Il suo metodo diede alla storia dell’arte una forma scientifica: analisi degli stili,
dei mutamenti e della decadenza.
• Diffuse l’idea di un ritorno al modello greco contro il gusto rococò, visto come
“decadente”.
• Le sue riflessioni ispirarono anche altri studi storici (es. sul Medioevo).

Critiche e sviluppi

• Lessing, con il suo Laocoonte (1766), criticò Winckelmann:


o La scultura blocca un istante e non trasmette tutta la drammaticità di
un’azione.
o La poesia invece è più efficace per esprimere emozioni.
o Questo anticipa lo Sturm und Drang e il Romanticismo.
WINCKELMANN (1717-1768)

• Nato a Stendal (1717), da famiglia umile, ma molto dotato negli studi.


• Studia greco, latino e antiquariato grazie a borse di studio.
• Lavora come bibliotecario a Dresda, poi si converte al cattolicesimo e parte
per Roma (1755-1768), dove vivrà fino alla morte.
• Muore a Trieste nel 1768, ucciso da un cameriere toscano (forse per rapina o
per una lite personale).
• Non riuscì mai a visitare la Grecia, suo grande sogno.

Importanza

• Considerato il fondatore della storia dell’arte come disciplina scientifica.


• Il suo grande merito: distinguere gli stili e le epoche, mostrando come l’arte
segua un ciclo di nascita, crescita e decadenza.
• Goethe disse che fu il primo a “farci sentire la necessità di distinguere tra
epoche diverse”.

Opere principali

1. Pensieri sull’imitazione delle opere greche (1755)

• L’arte greca è il modello assoluto di bellezza.


• Roma = copia della Grecia.
• Le opere greche hanno “nobile semplicità e quieta grandezza” →
armonia tra emozioni e calma interiore.

2. Descrizione delle pietre della collezione Stosch (1760)

• Catalogo di gemme e incisioni, commentato in chiave stilistica.

3. Storia dell’arte presso gli antichi (1764)

• Prima volta che compare il termine “storia dell’arte”.


• Divisa in 3 parti:
1. Popoli orientali ed Etruschi.
2. Arte greca = la più alta, vista come parabola: arcaica →
grande stile → decadenza.
3. Arte romana = copia minore della greca.
• Non parla di artisti singoli (per mancanza di nomi), ma per stili.
• Subito tradotta in francese (1766) e in italiano (1779).

Idee principali

• Bellezza ideale: un’armonia assoluta, superiore alla realtà, che i Greci


seppero raggiungere.
• Opere come l’Apollo del Belvedere lo impressionarono moltissimo:
secondo lui incarnano la perfezione artistica.
• Credeva che la scultura greca fosse bianca, senza colori → da lui nasce il
pregiudizio contro la policromia (statue colorate), accettato per secoli.
• La sua visione condizionò l’arte neoclassica e anche gli studi successivi.

Influenza e conseguenze

• Il suo metodo diede alla storia dell’arte una forma scientifica: analisi degli
stili, dei mutamenti e della decadenza.
• Diffuse l’idea di un ritorno al modello greco contro il gusto rococò, visto
come “decadente”.
• Le sue riflessioni ispirarono anche altri studi storici (es. sul Medioevo).

Critiche e sviluppi

• Lessing, con il suo Laocoonte (1766), criticò Winckelmann:


o La scultura blocca un istante e non trasmette tutta la drammaticità di
un’azione.
o La poesia invece è più efficace per esprimere emozioni.
o Questo anticipa lo Sturm und Drang e il Romanticismo.
LUIGI LANZI (1732-1810)
• marchigiano, gesuita, grande studioso di latino, greco e antichità.
• Problema storico: nel 1773 i Gesuiti vengono sciolti. Lanzi perde il
ruolo, ma viene accolto dal Duca di Firenze, Pietro Leopoldo di
Lorena.
• Compito: riordinare le collezioni Medicee negli Uffizi → lavoro
moderno, diviso in 20 sale, con criteri razionali.
• Nasce l’idea: mancano libri che raccontino la storia della pittura
italiana in modo ordinato, non solo biografie di artisti (come Vasari).

La “Storia pittorica d’Italia” (1792 → 1795 → 1809 edizione definitiva)


• Lanzi viaggia in tutta Italia, consulta accademie, prende appunti
ordinati (poi pubblicati nei suoi taccuini).
• Struttura: 6 parti → divise per scuole di pittura (Toscana, Siena,
Napoli, Venezia, Bologna-Ferrara-Romagna, Genova-Piemonte).
• Metodo: segue il modello di Winckelmann (storia per epoche e stili,
non per biografie personali).
• Importanza: come Tiraboschi aveva fatto per la letteratura, Lanzi lo
fa per la pittura → storia geografica e cronologica.

Accoglienza e critica
• Alcuni (come Croce) lo considerano solo un compilatore.
• Altri (Longhi) lo apprezzano: riesce a dare giudizi intelligenti e più
equilibrati di Vasari.
• Stendhal nel 1817 copia e riassume la sua opera.
• In ogni caso, per tutto l’Ottocento la sua Storia pittorica rimane un
punto di riferimento.

Altri studiosi dell’epoca


1. Seroux d’Agincourt (1730-1814) – Storia dell’arte dei monumenti
(1810, Francia)
• Parla soprattutto di architettura dal IV al XVI secolo.
• Vede il Medioevo come brutto (gotico = disarmonico), ma di fatto ci
regala un enorme repertorio di immagini di chiese medievali.
2. Leopoldo Cicognara (1767-1834) – Storia della scultura (1813-18, poi
edizione illustrata nel 1823)
• Parla di scultura come una parabola: rinascita con Nicola Pisano,
apice con Michelangelo, decadenza con Bernini, perfezione con
Canova.
• Era amico di Canova e direttore dell’Accademia di Belle Arti di
Venezia.
• Vende la sua grande biblioteca, che diventa patrimonio della
Biblioteca Vaticana.
Soppressioni, collezioni, musei
• Fine ’700 - inizio ’800: soppressione di ordini religiosi e confische
napoleoniche → enormi quantità di opere spostate da chiese a
musei.
• Nobili in crisi: molte famiglie vendono le collezioni → finiscono in
musei statali.
• Accademie d’arte: diventano scuole vere, non solo circoli di
intellettuali → hanno musei come modelli per gli studenti.

Nascita e sviluppo dei musei


• Roma: Musei Capitolini e Museo Pio Clementino.
• Londra: British Museum (1753), National Gallery (1824).
• Vienna: riordino delle collezioni asburgiche (1783), Museo di Storia
dell’Arte.
• Berlino: Gemäldegalerie (1830).
• Francia: il Louvre diventa museo nazionale → Napoleone porta lì
opere prese dai paesi conquistati (es. Laocoonte, quadri di Tiziano,
manoscritti di Leonardo).

Dopo Napoleone (1815, Restaurazione)


• Canova ottiene la restituzione di molte opere (es. Laocoonte,
cavalli di San Marco).
• Alcune non torneranno più (es. quadri di Tiziano).
• Per compensare le perdite: a Parigi arriva la Venere di Milo (1821).

Caso speciale: ACCADEMIA DI VENEZIA


• Ex convento di Santa Maria della Carità diventa sede
dell’Accademia di Belle Arti.
• Molte opere spostate lì dopo le soppressioni.
• Esempio: Assunzione di Tiziano, rimasta nell’Accademia fino al
1870, poi riportata nella chiesa dei Frari.
• Molti quadri veneti finiscono a Milano (Brera).
GIUSEPPE BOSSI (1777-1815) E L’ACCADEMIA DI BRERA
• Dal 1776, il convento di Santa Maria di Brera (ex gesuiti) diventa un
centro culturale voluto da Maria Teresa d’Austria con biblioteca,
osservatorio, accademia, orto botanico e pinacoteca.
• Brera diventa un museo vivo, con opere provenienti dalle
soppressioni ecclesiastiche, studiate e restaurate.
• Dal 1805, grazie a Giuseppe Bossi (segretario/direttore), le
esposizioni diventano le più importanti d’Italia nell’Ottocento.
• Bossi (1777-1815), di Busto Arsizio, fu pittore, collezionista e
studioso. Raccolse molti disegni di Leonardo (tra cui l’“Uomo
Vitruviano”).
• Nel 1810 pubblica Del Cenacolo di Leonardo da Vinci, primo studio
critico serio sull’Ultima Cena, già molto rovinata.
• Si ammalò di tubercolosi stando troppo nel refettorio umido di
Santa Maria delle Grazie, ma lasciò un’opera preziosa che ispirò
anche Goethe.

GOETHE (1749-1832) E LA RIVALUTAZIONE DEL GOTICO

• Da giovane (1772), Goethe rimane colpito dalla cattedrale gotica di


Strasburgo. Scrive Dell’architettura tedesca, primo testo di vera
rivalutazione del gotico.
• Contrasta il pregiudizio classicista (che lo vedeva barocco e
barbaro): secondo Goethe il gotico rifletteva lo spirito religioso e
nazionale del popolo tedesco, come i templi riflettevano lo spirito
dei greci.
• Negli anni ’70 del Settecento inizia così una riscoperta del gotico, in
parallelo al neoclassicismo.
• Più tardi Goethe diventerà classicista, ma il suo contributo resta
fondamentale.
• Herder amplia l’idea: ogni popolo può avere una sua arte originale,
non solo quella greca.
• Questo porta a rivalutare il gotico come arte “mistica” e nazionale
tedesca, tema ripreso da filosofi, dai fratelli Schlegel
(romanticismo) e dai Nazareni (pittura).
• Storici come Francis Haskell sottolineano: il gotico, come l’arte
greca, nasce da condizioni storiche e culturali uniche, legate a
un’“età della fede”.
I CONOSCITORI TEDESCHI

PASSAVANT (1787-1861)
• Pittore formato con i Nazareni e con David, poi studioso.
• Pubblica nel 1838 una monografia moderna su Raffaello (in 2
volumi).
• Diventa consulente per musei tedeschi.
• Viaggia in Lombardia: corregge attribuzioni (es. una pala a Berlino
attribuita a Gaudenzio Ferrari era in realtà di Marco d’Oggiono con
interventi di Boltraffio, su modello di Leonardo).
• Metodo: osservazione diretta e confronto, fondamento della critica
moderna.

VON RUMHOR (1785-1843)


• Eclettico aristocratico e viaggiatore.
• Scrive Ricerche italiane (1827-31), basato su Lanzi ma rivalutando
arte medievale e quattrocentesca.
• Importante perché giudica le opere storicamente, non con
pregiudizi classicisti.
• Scopre che un presunto “Leonardo” a Dresda era in realtà un
Holbein (attribuzione poi confermata).

IL CONOSCITORE INGLESE
EASTLAKE (1793-1865)
• Pittore, viaggiatore e poi direttore della National Gallery di Londra
(dal 1855).
• Durante i viaggi in Italia prende appunti dettagliati (oggi studiati).
• Acquista per la National Gallery opere fondamentali:
• La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello (un pannello, altri al
Louvre e agli Uffizi).
• Il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca, scoperto a
Sansepolcro.
• Questo contribuisce alla riscoperta di Piero, poi consacrata nel
1927 da Longhi.

Idea centrale comune


Tra fine ’700 e ’800 nasce un nuovo modo di studiare e valorizzare l’arte:
• Non più solo fonti scritte, ma occhio critico e analisi diretta delle
opere.
• Si rivalutano epoche considerate “minori” (gotico, medioevo,
Quattrocento).
• Studiosi e conoscitori (Bossi, Goethe, Passavant, Rumhor,
Eastlake) aprono la strada alla critica moderna e alla formazione
delle grandi collezioni europee.

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