GLOTTOLOGIA
GLOTTOLOGIA
Aristotele fece molte osservazioni sulla predicazione 2500 anni fa: osservò che alcune frasi (“giudizi”) sono frasi perché
soggiacciono al valore di verità (veri o falsi)
Vieni qui (non puoi dire vera o falsa, è un ordine, una frase iussiva): ma è comunque una frase (Aristotele sbaglia)
Predicare vuol dire “dire qualcosa di qualcos’altro”, ma non è solo un criterio semantico: strutturalmente DEVE esserci la dualità
sogg.-pred.
Poi è intuitivo alla fine: “il cane bianco” non è una frase!
Enunciato = espressione linguistica con inizio e fine in un certo discorso (=scambio comunicativo), orale o scritto che sia (quello
orale ha più importanza a livello conoscitivo)
La classe dei verbi, nelle lingue europee, è la più portata a fare il predicato
RUOLI SEMANTICI
C’è un nucleo semantico (contenuto nozionale della frase) che rimane costante tra frasi uguali attivo/passivo: ci sono sempre
AGENTE e PAZIENTE
Referente con pieno controllo dell’azione e che agisce (su qualcos’altro, allora è agente prototipico)
Il verbo correre, al di là che lo fai x sport o d’istinto perché sei inseguito, è un verbo meno agentivo di altri
ESPERIENTE: Gianni ha paura
Enunciato tetico o presentativo: c’è solo il rema (“è arrivato Mario”), tutto nuovo
Abbiamo parlato di molti linguisti: di Saussure invece non abbiam ancora parlato
Verbi zerovalenti: NON DEVE esserci il sogg. (piove): UNICA ECCEZIONE ALLA DUALITA’
IT NON HA REFERENTE
FLESSIONE
Consideriamo amo e ami come fossero la stessa parola, all’interno di una flessione
Accezione larga
Attribuzione a morfema lessicale di tratti grammaticali: persona genere modo (che in vede – v –o è sia in v che in o) e numero
caso aspetto TRAMITE MORFEMI LEGATI che creano diverse forme della stessa parola
Am-o
Ama-s
Ama-t
(…)
Omogeneità formale=am-
Unità semantica=amare
Vad-o
And-iamo
Pure nell’eterogeneità formale possiamo dire che è la stessa parola, fanno parte dello stesso paradigma flessivo
Can-e / can-il-e
Es. :
Anda-re / anda-tur-a
Omogeneità formale sì, tanto forte che sembrano 2 forme flesse dello stesso paradigma, no unità semantica
Spiegare la differenza semantica è difficile, uno volendo può dire che entrambi indicano l’azione e hanno lo stesso referente: ma
l’unica differenza è che uno è un verbo e uno è un nome
Discriminante che ha riflessi sintattici: dico “è bello andare in università” ma non “è bello andatura in università”
I diversi valori devono esprimere tutte le possibilità (sing. o plur. X es., tertium non datur)
I vari valori devono fare rif. più o meno alle stesse aree semantiche (sing. e plur. devono riferirsi entrambi alla numerabilità)
Proprietà delle categorie grammaticali
Obbligatorietà
Le categorie grammaticali flessive hanno il tratto di obbligatorietà per ogni loro specifico valore: per es. per i nomi latini devo
dire genere numero e caso, in italiano solo genere e numero
Ma tutti e 3 in lat e tutti e 2 in ita, non scelgo io quanti, non cose a metà, non posso dire vedev- ***
GLOTTOLOGIA 12/10
Le lingue differiscono per quello che devono esprimere, non per quello che possono esprimere ***
Ci sono certi tipi di informazione obbligatori in quanto tratti flessivi, anche se potenzialmente ogni lingua è “onnipotente”
Non dipendono dal contesto (=scelta del parlante, condizionamento NON linguistico ma extra) sintagmatico frasale in cui la
parola è inserita
GENERE E NUMERO sono inerenti a livelli diversi qui: il numero è INERENTE ALLA SINGOLA FORMA FLESSA, il genere ALL’INTERO
LESSEMA (e allora è obbligatorio in sto secondo caso) ( all’intero lessema in quanto non esiste “fratella” eh)
FLESSIONE INERENTE
NUMERO INERENTE
NUMERO CONTESTUALE
LESSEMA: la parola solo nel suo significato lessicale, facendo astrazione dei tratti semantici
PER REGGENZA
Ma pure il verbo DO in latino, che REGGE l’accusativo, vuol dir che fa da CONTROLLER sulla parol che lo precede
LibrUM DO
Verbi/adposizioni
Tendono a far accordi per contestualità per accordo/contestualità per reggenza rispettivamente
Nomi/aggettivi/articoli sogg./pred.
ieri ha significato chiaro ma non chiaramente codificabile senza la conoscenza del contesto extraliguistico in cui è stato
prodotto
Lì= Roma : non lo capisco dal contesto extralinguistico (non chiaramente espresso) ma dal COTESTO (testo scritto sopra)= ripresa
anaforica (anafero=su/indietro riporto)
elementi forici:
anaforici o CATAFORICI (CI sei poi andato AL PARCO?) = anticipa una cosa di DOPO
elementi deittici:
come i pronomi, sono espressioni che si riferiscono a un referente in modo non completo ma indicativo
SEMANTICA
Parte del linguaggio che non dipende del tutto dalla realtà extralinguistica
I significati linguistici hanno pure loro una loro autonomia nella nostra testa
Paolo è vivo e morto = FALSO, NON FUNZIONA, anche se non ho fissato un parametro specifico e anche se non so chi è Paolo
E pure i casi limite (blu/verde) c’è chi vede uno e chi l’altro: la semantica è a sé, non dipende da un’unica visione
DENOTAZIONE
Dimensione oggettiva del significato lessicale, ovvero il fatto di riferirsi a un referente della realtà extralinguistica mediante il
ricorso a sue caratteristiche extralinguistiche
CONNOTAZIONE
Dimensione soggettiva del significato lessicale, connessa a sensazioni e giudizi di valore dei parlanti
Magari è bello e piccolo e vivace ma mi sta sul cazzo e lo chiamo gattaccio non è un errore, NON è MICIO PER TUTTI,
MAIUSCOLO=LESSEMA
INTENSIONE
Dimensione interna del sl, insieme dei tratti semantici che identificano il significato di un lessema o di un’espressione linguistica
(=descrizione del significato denotativo, da vocabolario)
ESTENSIONE
Insieme dei referenti potenziali o attuali della realtà extralinguistica a cui mi posso legittimamente riferire con una parola
2 espressioni COREFERENZIALI
Il lessema ROMA non ha un’intensione, non ha riferimenti extralinguistici, in teoria potrei pensare che ROMA è un animale se
non lo so
I nomi propri hanno un riferimento solo DEITTICO, hanno funzione sì individuante ma di tipo DEITTICO, capibile dal CONTESTO
Potenzialmente tutte le parole sono legate. Riso e finestra no, però di fatto sì, ma grammaticalm.
RAPPORTI PARTICOLARI:
Riso1 (cibo)
Riso2 (risata)
Nei casi di omonimia ci sono 2 etimologie diverse, ma mica hai culo da poter fare sempre l’etimologia
Cuore=organo
Cuore=fulcro
Perché cambia linguisticamente?
Perché riso e riso non li potrei mai mettere in relazione secondo un procedimento razionale, son due parole del tutto diverse
Mentre cuore e cuore nascono da una parola perché i 2 significati sono in rapp. di derivazione, in questo caso metaforico: il
cuore è il CENTRO (sia del corpo che del discorso)
METASEMIA
Principio di minimo sforzo e massima resa, principio del linguista francese Martinette: le lingue tollerano omonimi, perché sono
utili economicamente x es
Sinonimia perfetta quasi inesistente= non implicherebbe solo =denotazione ma pure totale sostituibilità in tutti i contesti
RAPPORTI DI OPPOSIZIONE
ANTINOMIA
Test della negazione risolto parzialmente: se una cosa è calda non è fredda, se non è calda non è detto che sia freddo
COMPLEMENTARITA’
Vivo/morto
INVERSIONE
Vendere/comprare
Sono sì contrari ma l’uno implica l’altro: non c’è venditore senza compratore
Ospite1,2, tirare1,2
RAPPORTI GERARCHICI
IPERONIMIA/IPONIMIA
Ogni termine più specifico è iponimo di quello più generale, iperonimo viceversa
Relazione “è un”
Mammifero uccello crostaceo ecc… sono iponimi di animale, e ne costituiscono il campo semantico
OLONIMIA/MERONIMIA
GLOTTOLOGIA 13/10
RAPPORTI SINTAGMATICI
SOLIDARIETA’ SEMANTICA
Nitrire>cavallo
Data una parola probabile che nel cotesto da qualche parte ci sia o sia sottintesa la parola legata alla prima: è un fatto testuale
Richiamo quasi obbligato di un lessema sull’altro dovuto a fatto semantico: se prendo l’intensione di nitrire trovo che
l’intensione di cavallo è completamente compresa in essa
Il rapporto non è paritetico: se trovo cavallo non è che mi aspetto nitrire, ma viceversa sì
Il legame con la realtà è dovuto a chiaro fatto extralinguistico, l’uomo utente della lingua non può mutare un fatto biologico: cioè
che appunto il cavallo nitrisce
I rapporti di solidarietà semantica sono interlinguistici: pur con lessemi diversi nitrisce è legato a cavallo in tutte le lingue del
mondo (che sanno cos’è un cavallo=conoscono il referente extralinguistico)
COLLOCAZIONE
Saluti>cordiali
Rapporto non così forte: non c’è legame semantico obbligato (c’è ma non è obbligato)
Collocazione che prevede una forma flessa al plurale in questo caso, quindi parli di parole e non di lessemi in generale
Variano da lingua a lingua nella forma pur rimanendo uguali nel conenuto, per le lingue che le hanno in comune come
espressioni
Giusta=convenzionale
PRAGMATICA (o pragmalinguistica)
Non è più nell’ambito dell’arcihtettura del linguaggio ma è una prospettiva di studio dei fatti linguistici
Pragmatica=uso del linguaggio con riferimento ai contesti extralinguisitici:uso del linguaggio nei contesti comunicativi
Uno degli studi più recenti e prende le mosse dagli studi dei filosofi linguisti anglosassoni e tedeschi
Abbiam le prime cognizioni consapevoli di grammatica col filosofo Ludwig Wiktestein (ted)
E poi col linguista John Langshaw Austin, y 50 del 900 serie di lezioni ad harvard poi pubblicate postume col titolo evocativo e
pragmatico e british “how to do things with words” (ing)
Lui parte dagli enunciati performativi (e in particolare dai verbi performativi) e li confronta con altri dalla semantica uguale
Il linguaggio però cmq è sempre performativo anche se ciò che si dice non corrisponde sempre a ciò che si fa
Teoria degli atti linguistici: dentro a ogni atto linguistico (quando qualcuno si esprime col linguaggio) ci son 3 livelli
- Atto locutivo (o locutorio): esprimersi con una certa fonetica fonologia morfologia sintassi semantica ecc…
(dimensione interna)
- Atto illocutivo (o illocutorio): ciò che si fa con il dire (dare un ordine, fare una richiesta, ecc…)
- Atto perlocutivo (o perlocutorio): effetto dell’enunciato sul contesto extralinguistico
John Searle distingue gli atti illocutivi infatti in base alle intenzioni del parlante
Scusi, sa l’ora?
Convenzionalmente è un’ASSERZIONE
IMPLICATURE CONVERSAZIONALI
Linguista e filosofo del linguaggio del 900 erbert paul grice che codifica in modo british il principio di cooperazione tra i parlanti
massime che distinguono gli scambi cooperativi, ma in realtà sono violate di continuo senza che il principio di cooperazione crolli
quando si violano alcune di ste massime consapevolmente si creano implicature conversazionali: l’ironia, capibile o non capibile
da culture diverse (essa è la violazione della massima di qualità, è pericoloso giocarci, perché si parla di vero/falso)
com’è andata? BENE sostituisce una frase lunga pessimista, e rende l’idea di sarcasmo (molto economica la cosa)
la sintesi aiuta a far procedere fluidamente il discorso, ti dico più cose in meno tempo, e si riesce a stabilire una relazione
diversa da quella formale con qualcuno
però è facile non capirsi, lo fai con chi ha confidenza e comprensione con te
aree di illocuzione:
asserzione
domanda: quaero
richiesta (iussiva): peto (la differenza da un ordine è solo quantitativa, non qualitativa)
GLOTTOLOGIA 18/10
TIPOLOGIA LINGUISTICA
Non è un’articolazione interna del linguaggio (col lessico le abbiamo finite) , ma una prospettiva di studio classificatoria dei fatti
linguistici
Vale per tutte le lingue del mondo, passate presenti future artificiali e ignote
Classificazione essenzialmente sincronica, con riferimento alle singole lingue (ma può esser pure diacronica)
Lingue di tradizioni storiche totalmente differenti possono per certi aspetti rientrare nello stesso TIPO
Non sono insiemi casuali, le caratteristiche contenute sono correlate da parametri specifici
Per la classificazione tipologica se parliamo di “lingue con vocali” parliamo di universali assoluti (=poco utili) tutte le lingue infatti
sono così, è un unico tipo
“lingue in cui la parola cane ha il suono K”, inutile pure questa classificazione, perché tutti gli altri suoni sono diversi, quindi serve
a poco, è poco significativo come dire “tutte quelli che amano il color blu”, si ma dici poco della persona
“lingue con stesso ordine sogg. verbo. ogg. In determinati tipi di frasi”, utile: tipo italiano e vietnamita non c’entran per nulla ma
han sta caratteristica comune
Obbiettivi:
-ottica descrittiva: descrivere i limiti della variazione interlinguistica (non infinita e non casuale)
-predire le configurazioni tipologiche probabili e quelle improbabili per le lingue (NON SEMPRE POSSIBILE)
Un certo insieme di tratti strutturali difficilmente o facilmente si può realizzare, studio sottoposto alla statistica dei dati concreti
-spiegare le correlazioni tra i parametri strutturali osservati (prospettiva funzionalista) (+DURA ANCORA, NON SEMPRE
POSSIBILE)
Perché alcuni tratti e parametri differenti vanno d’accordo tra di loro e altri no?
TIPOLOGIA MORFOLOGICA
Tipologia morfologica (la capostipite delle moderne calssificazioni tipologiche), si inizia a studiarla nell’800, molti dibattiti, qui
quadro neutro
Si dividono le parole seondo due indici, che fan riferimento a due caratteri già visti in relazione al concetto di morfema
prototipico
Indice di sintesi: indica la quantità di morfi che sono mediamente presenti all’interno della parola
Valori alti: tanti morfi per parola (bassi viceversa) è un valore quantitativo
quanto facilmente i morfemi ([Link]) che costituiscono la parola sia tra di loro sia con i loro significati ([Link].) possono
essere separati
Ogni parola quindi è caratterizzata da 1 solo morfema, che coincide con la parola (quindi morfemi liberi)
E anche parole che assumono significati diversi in base alla posizione e all’ordine delle parole (sintassi)
Certe parole posson essere tradotte infatti come frasi in lingue non polisintetiche
Semanticamente pure “sacerdote” in italiano è : quello che si occupa delle cose sacre
Semanticamente però , perché formalmente pure “quello che si (…)sacre” è un’unica parola, anche il referente deve
corrispondere a un’unica parola
Sacerdote può essere glossato come una perifrasi ma morfologicamente è una parola sola
Noi invece intendiamo parola (con + morfemi lessicali) che riporta ad altra parola
RICORDANO I RAPPORTI SINTAGMATICI (intromissione della sintassi di frase all’interno della parola), solo che lì la parte
determinante segue la struttura sintattica della frase, mentre qui i vari morfemi lessicali aderiscono all’ordine e la struttura
richiesta dalla parola (si parla della giustapposizione che porta alla formazione della parola)
L’albero si può fare sia per frasi (sintassi della frase) che per parole (sintassi della parola)
L’indice di fusione è medio (morfemi abbastanza ben individuabili) il . indica due significati non separabili all’interno di un
morfema
Morfemi chiaramente identificabili e si tende a un perfetto isomorfismo biunivoco tra forma e contenuto nel tipo puro
Possono esserci allomorfie ma di base le parti si comportano sempre allo stesso modo
Rapporto biunivoco, 1 forma per ogni contenuto; 1 contenuto per ogni forma
Indice di sintesi funzionale all’indice di fusione: per aggiungere un valore devo aggiungere un pezzo (rapporto di proporzionalità)
TIPO FUSIVO (lingue fusive) [DETTO PURE FLESSIVO, che fa rif al fatto che sn lingue con la flessione]
Non c’è isomorfismo tra forma e contenuto: c’è allomorfia, condizionata lessicalmente (classi di flessione)
C’è suppletivismo
C’è omonimia tra forme flesse (stessa forma e + significati sul piano paradigmatico)
Addirittura i tratti categoriali, senza i morfemi transfissi, non sono definiti, in molti casi (x es non capiamo se ktb, in arabo, sia
nome e verbo prima di metterci le vocali)
GLOTTOLOGIA 19/10
TIPOLOGIA SINTATTICA
Ordine in senso lineare (chi vien prima e chi vien dopo) nella frase dei 3 costituenti SOGGETTO VERBO OGGETTO
Perché è la frase strutturalmente semanticamente e cognitivamente meno marcata: quindi la più diagonstica, il cuore più
semplice della sintassi
Distinzione occidentale: verbo al centro della frase e ben distinto dai nomi
Verbo=classe di parola che tende (non per forza) a costituire struttura sintattica (predicato)
Parametro gerarchicamente sovraordinato: top, soddisfatto questo ci si può aspettare molte cose da una lingua
SVO circa il 97% delle lingue del mondo hanno questo ordine basico: tantissime
VSO
VOS
OVS circa il 3%, in zone specifiche del pianeta, non del tutto casuale
OSV
Feature 81A
Alcune lingue con morfologia di base molto sviluppata posson mettere in ordine casuale che tanto funziona
A volte cmq il fatto che una lingua domini o una tipologia domini è casuale (l’inglese perché funziona in tutto il mondo?bho)
Dato che il soggetto prototipico tende a coincidere con agente e tema, ha una priorità sia in termini sia cognitivi che
comunicativi rispetto all’oggetto
È normale per l’umano categorizzare chi ha potere come prevalente in una situazione
È più facile istituire una conversazione mettendo sul tavolo ciò di cui si sta parlando e dicendo solo dopo ciò che lo riguarda
Agente e tema nei rispettivi domini cognitivi e comunicativi rispetto a paziente e rema hanno priorità, che si traduce in una
PRECEDENZA LINEARE del soggetto, una cosa strutturale. Questo è il principio di precedenza
SOV E SVO sono i 2 big, rispettiv nell’italiano e nel jap, [Link]., [Link]., gre clas.
Perché?
Gli ordini favoriti hanno che oggetto e verbo sono vicini (e fan parte entrambi del sintagma verbale)
Non si spezza dunque il sintagma verbale, una cosa che le lingue sembrano preferire
Quando si vuole invece marcare la frase la prima cosa è alterare l’ordine sintattico
Il cuore della tipologia sta nelle correlazioni tra ordine basico e altri parametri:
Tutte le costruzioni dove è presente un rapporto di tipo testa-modificatore tendono a presentare lo stesso ordine
L’inglese, la più diffusa al mondo dopo il cinese, è molto incoerente per esempio
A volte ammette più tipi possibili, sia quello coerente che quello incoerente: non prende neanche una posizione, è doppiamente
incoerente
INGLESE
SINTASSI
SVO
AN
NG/GN
MORFOLOGIA
Tipo Isolante
Agglutinante
Fusivo
(Incorporante) = polisintetico
Si stima a grandi linee che il linguaggio verbale umano sia nato circa tra i centomila e i trentamila anni fa
Le prime scritture, i primi segni grafici riconoscibili come segni di scrittura sono tra il IV e il III millenio in mesopotamia
Le scritte su supporti caduchi magari c’erano già prima ma non ci sono arrivate
Trasposiz del lvu dalla dimensione fonico acustica alla grafico visiva
È una tecnologia che garantisce la trasposiz dei messaggi e la loro trasmissibilità nel tempo, conservandoli
Si evolve poi per exactation e non per adaptation, sfruttamenti casuali, non per forza col fine di comunicare
Tutte le trasposiz grafiche sono imperfette, il segnale fonico acustico è imperfetto infatti
Non possiamo sapere se il linguaggio sia nato per comunicare, perché non c’eravamo
Di fatto gli organi fonatori mica sono nati solo per parlare, ma per respirare mangiare ecc…
INVECE LA SCRITTURA, fenomeno umano concettualm più semplice, è finalizzata a qualcosa : la comunicazione
Le rappr grafiche sono imperfette, non corrispondono mai al parlato, ma non sono inutili, anzi sono funzionali
La lingua tende a mutare sulla diacronia lunga dal punto di vista fonetico, mentre la scrittura tende a essere conservativa
Lingua scritta, evoluz. controllata, conservatività (ma esistono pure le riforme ortografiche)
L’ortografia dell’inglese è poco rispondente alla realtà fonetica, ma è più comodo così l’inglese, e ormai è diffuso così e si sa così
La scrittura quando nasce rappresenta un momento di riflessione (implicita per i primi scriventi) metalinguistica, sul linguaggio
stesso: si riflette su cosa è parola e cosa no per esempio (spazi bianchi ecc…)
La scrittura potenzia la riflessione sul proprio linguaggio, ma non è che la seconda implica la prima
È nata prima l’una o l’altra? Bho, cmq con la scrittura la riflessione diventa obbligata
Doppia articolazione del linguaggio: introdotto negli y 30 del 900 dal linguista francese andre martinette, articolazione del
linguaggio divisa in 2 livelli
Forma esterna: caratteri, segni grafici, non sull’aspetto linguistico ma sull’aspetto materiale
Forma interna: contenuti interni, elementi linguistici a cui i segni grafici corrispondono, rapporto tra le 2 cose
Poi ci sono pure diversi modi di esprimere lo stesso grafema, seppur con uso uguale: A a a
Poi però va be pure forma esterna: linee spezzate per lingue scritte su supporto duro (non fai i ghirigori sulla pietra) ma interessa
poco al linguista , interessa allo storico delle scritture magari
SISTEMI IDEOGRAFICI/LOGOGRAFICI
Quasi sinonimi
IDEO: concetti, idee, e la forma esterna si avvicina all’interna (O per dire palla), icona, linguaggio che rimanda a contenuto
LOGO: parola, si scrive una specifica parola, il grafema non ha più rapporto iconico con la parola rappresentata
SISTEMI FONOGRAFICI
Italiano tipo
Divise tra
SCRITTURE SILLABOGRAFICHE
SCRITTURE ALFABETICHE
Se guardiamo la diacronia notiamo certa tendenza dalla preistoria alla maturazione : partire da sistemi ideo e logo grafici per
arrivre a sistemi fonografici, MA NON E’ CHE LE FONOGRAFICHE SIANO MIGLIORI, ognuna ha pro e contro
Il pro delle fonografiche è che i grafemi sono meno x rappresentare + suoni, sistemi più economici, devo imparare pochi segni
minimi e riesco a dire tutto (grafema=segno minimo)
Le scritture fonografiche han livello di astrazione più alto, le strutture di second articolaz sono più astratte, i fonemi hanno
aggancio non immediato con la realtà
Ma cmq nasce da spinta pratica economica dei mercanti fenici, non roba di intellettuali
La corrispondenza tra grafema e idea è vaga, non ancora precisa, non capisci direttamente*
Le scritture vere e proprie rappresentano elementi del linguaggio si rappresentano elementi del linguaggio
Si passa alla ideografica cuneiforme (nella mesopotamia del IV / III millenio) poi sempre più logografica
ideografica cuneiforme: si parla di forma esterna, dovuta allo stilo con cui si incideva l’argilla
si arriverà infine alla fonografica sia sillabica che alfabetica, usata in entrambi i modi
Il principio fondamentale che porta alla nascita di sti primi sistemi è il principio del rebus:
Inizio a usare lo stesso segno (unità di forma fonica, 2 livello di articolaz., esterna) per parole omofone
Uso il segno dell’ape sia per bee che per be (ape e essere), che sono omofone
Si arriva alla scrittura ideografica perché sto iniziando a scrivere parole, non solo idee, anche parole scollegate dunque (essere)
È uno dei principi che porteranno alla fonografia, applicato in mesopotamia dai sumeri
Il sumero era una lingua isolata, non connessa a altre, parente di sé stessa
Un segno grafico è usato per indicare la parte fonica iniziale di quella parola
Hanno usato gli ideogrammi sumerici facendoli diventare sillabogrammi, tenendoli graficamente =
Zona di Siria e Palestina, passati da sistema sillabico a alfabetico che però segnava solo le consonanti, la parte di parola che dà
significato concettuale (mentre le vocali dan valore grammaticale) tipico ciò delle scritture fenicie
Non c’è di per sé una preferenza, esistono sistemi più comodi per una lingua o per un’altra
La scrittura sumera non è un caso che sia nata appunto come ideogrammi:
Era lingua con parole prevalentemente monosillabiche: lingua isolante, parole che coincidono a sillaba con significato
( Speculazione eh )
Relazione tra tipo linguistico e scrittura, anche se cmq certe lingue per lungo tempo posson essere rappresentate con sistemi
poco economici
GLOTTOLOGIA 20/10
Le affricate DENTALI sono sempre lunghe in posizione intervocalica, pure se oltre alle 2 vocali c’è l’approssimante
ideografia
logografia
i logogrammi hanno lo stesso principio degli ideogrammi ma viene meno il rapporto iconico col referente
pittografia
pittogrammi: forme grafiche iconiche con cui rendi idee e concetti non pensando immediatamente all’effettiva resa linguistica
i pittogrammi non vanno codificati ma interpretati
per altri il pensiero non cosciente è prelinguistico, i concetti esistono a priore rispetto alle parole con cui li rappresentiamo
Le lingue dei segni sono a parte a pleno iure, non sono la trasposizione gestuale delle lingue foniche
BRAILLE
Come li usiamo noi in realtà non costituiscono parole per riempire frasi ma elementi di commento (elementi paratestuali)
I segni di interpunzione sono testuali, sono separatori di testo. Poi ok sono mimetici dell’espressione fonica (segnano le pause
del parlato) ma NON significato
I numeri sono parole che rimandano a concetti, sono logogrammi perché viene meno l’aspetto iconico (c’è l’aspetto iconico nei
numeri romani, quindi lì sarebbero ideogrammi)
Il codice morse è un alfabeto di secondo grado (fa riferimento alle lettere, non ai loro valori fonetici, a cui esse a loro volta si
riferiscono)
La prima scrittura alfabetica è legata alla città di Ugarit, siria, parte orientale, sul Mediterraneo, prospiciente a Cipro
I primi alfabeti nascono consonantici: per esprimere significato lessicale le lingue semitiche puntano sulle consonanti
1400-1200 A.C.
Poi nell’11 sec. A.C. i fenici si ispirano per la forma interna all’alfabeto urgaritico ma poco per la forma esterna e fanno un nuovo
alfabeto
I latini prendono certi simboli usati per le consonanti e li usano per le vocali
La differenza chiave tra le due varianti occidentale e attica è che nell’attica (e nella ionica, orientali in generale) la X si pronuncia
CH, mentre nell’occidentale si pronuncia x
L’alfabeto è arrivato dai greci ai latini tramite gli etruschi, popolazione italica
In etrusco manca l’opposizione fonologica basilare tra sordo e sonoro**; è la K che viene usata dai greci come sorda, mentre gli
etruschi che non avevano una sorda e la volevano prendono la gamma (sonora) come se fosse K (sorda), e la scrivono come C
(che ricorda il simbolo della gamma). Poi aggiungono il ricciolo che crea la G per distinguere anche il suono sonoro quando
creeranno l’opposizione fonologica. Questo però dopo tempo, perché prima usavano la C indifferentemente**
C davanti ad A/E/I
Q davanti ad A/O/U
Davanti al suono E/I i latini si rendono conto che il suono dell’occlusiva palatale sorda non è uguale, quindi distinguono la C.
Significa che questa differenza c’è, se loro che non erano così esperti di linguistica se ne sono accorti.
SILLABARI
Se grafema rende sillaba, per rendere PTO in greco cipriota (sillabario locale, ma non lineare A, comunque pre lineare B) si
scriveva PO-TO, due sillabe
Leggendo oggi (pure Omero) si sa che spesso la prima vocale non c’è
ALFABETI (consonantici)
Per rendere le vocali lunghe (che comunque si rendono) si usavano le matres lectionis, grafemi per certe consonanti per rendere
le vocali lunghe
TRASLITTERAZIONE
Prendere un sistema di scritttura e rendere i suoi grafemi con grafemi di un altro sistema di scrittura
L’IPA è il più perfetto: tutte le lingue del mondo si possono trascrivere in IPA
Greco cipriota
È un documento storico
ORTOGRAFIA
ORTOGRAFIA FONOLOGICA
Poi però ogni grafia tende a essere conservatrice mentre al contempo la lingua cambia
ORTOGRAFIA ETIMOLOGICA
VARIAZIONE
1 sincronia
2 diacronia
Poi le cose sono intrecciate a livello pratico, ma a livello teorico terminologico operiamo questa distinzione
Le lingue da sempre si nota che variano. Si giunge alla sistematizzazione teorica negli anni 60 con gli studi di Wiliam Laboff della
corrente della sociolinguistica correlativa (o quantitativa). Si studia la lingua relativamente alla comunità storica culturale che
l’ha prodotta e parlata (in senso lato). Da Saussure la lingua sembra un sistema differenziale e gli studiosi guardano solo ai fatti
interni, scollegandosi dai fatti esterni che effettivamente causano le variazioni. Eugenio Cocheriu, linguista rumeno (che in parte
visse a Milano, oltre che in Argentina e Germania) nel 900 sempre crea il concetto di diasistema (dia=variazione): gli elementi
della lingua sono in rapporto tra loro…
*Geosinonimi: parole che indicano la stessa cosa ma che si usano in diversi modi nei vari luoghi
**Sono legate, spesso difficilmente distinguibili: infatti spesso chi non ha accesso a classe sociale alta (questione diastratica) non
potrà usare un registro alto (questione diafasica)
***La discriminante madre è scritto/parlato: nei contesti alti è più facile ritrovare tratti dello scritto (ma non necessariamente)
## Italiano popolare: varietà diastratica tipica delle classi meno abbienti e socioculturalmente inferiori
Esempio: “la persona che ci ho parlato ieri”. L’uso corretto del relativo è una discriminante infatti
I tipi di variazione sono detti ASSI . Una variazione può essere su + assi diversi, legati al diasistema, non al sistema ° : agli
elementi esterni, variabili. Una variazione può essere dubbia, perché oscilla tra + assi.
=Lapsus
Molti linguisti (e sociolinguisti) sottolineano infatti che (secondo pure il significato etimologico di “errare”) gli errori sono
deviazioni da una norma rispetto a un’altra norma. Gli errori veri, di sistema (dovuti al diasistema però), sono invece più rari.
Occhio a questi, potrebbero, seppur genuini, essere legati a una variazione linguistica in corso!
Lo scalpore dato dalle varianti non è dovuto alle loro caratteristiche linguistiche ma al sostrato sociale che la ha prodotte °
GLOTTOLOGIA 25-10
Lingua diasistema= sistema di sistemi, sistema con numerose varianti per tipo
La variabile sociololinguistica è qualunque punto del diasistema su cui può esserci variazione: tipo la costruzione della relativa in
italiano standard/regionale, relativamente alla variazione diastratica
Piuttosto che nell’italiano regionale del nord/standard, relativamente alla variazione diatopica
Varietà: le varietà sono gli insiemi di varianti (tipo che messo a cazzo e altri elementi costituiscono la varietà dell’italiano
campano)
In alcuni casi non è facile capire se sono 2 dialetti o 2 lingue differenti (tipo toscano regionale e italiano standard)
Non tutte le varietà di una lingua su un territorio hanno lo stesso statuto: definizione sociale, convenzione quasi politica *, non
per caratteristiche intrinseche alla lingua
Le lingue standard non a caso esistono quando c’è uno statuto politico ben consolidato in una nazione*
La lingua standard ha grammatiche e dizionari, ha qualcosa in più: ha subito il processo di ELABORAZIONE (AUBAU), ma il
qualcosa più è dal punto di vista esterno, non interno alla lingua, è la varietà alta, di riferimento, sul piano politico
Confine non netto, quantitativo, per vedere se son varietà della stessa lingua o lingue diverse ci son dei criteri:
distanziamento (abstand) (differenze in lessico e grammatica)
I dialetti di fatto sono lingue a parte pechè rappresentano diversi esiti dell’evoluzione del latino
Gli italiani regionali sono varietà di italiano, imposte spesso come modello dalla forza violenta della storia, e influenzate pure dai
dialetti (che sul piano storico sono diversi perché essi si sono svilluppati dipendentemente dal latino)
PRODROP: si posson sostituire i pronomi (COSA CHE NON C’E’ NEI DIALETTI DEL NORD X ES)
Se col tempo si sono distanziate per fattori storici allora sono 2 lingue diverse
REPERTORIO LINGUISTICO
Concetto sociolinguistico
Se tutte le varietà hanno tutte lo stesso peso linguistico, hanno però diverse importanze sociolinguistiche: anche perché
semplicemente esiste la lingua standard
DIGLOSSIA
Quando in una certa comunità ci sono 2 varietà che si suddividono i domini comunicativi, caratterizzate per essere 1 la varietà
alta, l’altra bassa
Tende a essere instabile, deriva da fattori storici particolari e tende a risolversi con la vittoria di una varietà
Con la caduta del regimen dei colonnelli si è imposta la demotikè come lingua greca, detta “nuova lingua greca”, greco standard
L’altra è usata per la liturgia delle messe ortodosse o per leggere libri vecchi
DILALIA
Gaetano berruto conia sto termine parlando di situe in cui si parla lingua/dialetto
La lingua standard è di dominio alto ma può infilarsi nei contesti bassi, e non viceversa (non è socialmente appropriato)
Lo standard in realtà non è parlato quasi da nessuno, esiste solo nello scritto
Con standard in dilalia parliamo della varietà alta regionale delle verie regioni, perché di fatto è così
La dilalia può essere il preludio alla scomparsa della varietà bassa, situa + dinamica
Nei periodi appena dopo unità d’Italia e fino a 1950 circa in italia c’è piena diglossia
La dilalia è iniziata per volere storico, per creare un italiano standard, e perché ingiustificatamente si odiavano i dialetti
Prima il latino era la varietà alta, istituzionale, la diglossia era con il latino (pure a messa ecc…)
Già cmq diversificato al tempo dei romani, figurati poi in concomitanza con le lingue volgari…
Le varietà sono tutte insegnate come lingue nazionali a scuola con un certo livello di obbligatorietà
Ma in teoria lingue con pari dignità e tutte utilizzabili nella pubblica amminstr cantonale e federale
E c’è pure diglossia: svizzera tedesca, tedesco standard (varietà + diffusa) e tedesco svizzero (tYch), imparentato ma un po
diverso
Trilinguismo
Nei mutamenti fonetici tipo da [pl] a [pj] (lat/ita) dobbiamo immaginare che c’è stato un periodo di mezzo di mutamento
(magari pure documentato) in cui alcuni dicevano [pl] e altri [pj]
-passaggio generazionale (la generazione successiva nell’acquisizione del linguaggio accumulano microvariazioni che si
sommano)
- contatto con altre lingue: una lingua che influenza l’altra, prestiti, ecc…
- tipi di mutamento tipici del linguaggio che si ripetono in più parti del mondo e della storia (legati a caratteristice fisiche
fonatorie o a caratteristiche generali del linguaggio
Che di fatto è quello che fanno le grammatiche, sperando che durino per un po’
In altri casi, lingue celtiche, irlandese gallese e celtico, deceltizzazione da enrico 8 in avanti perché con violenza lui voleva
eliminare le minoranze (anche linguistiche)
E mutamenti esogeni
Fonetici
Lessicali
Morfologici
Sintattici ecc
Mutamento più esterno, la parte della lingua che ha più interfaccia con la realtà , la parte della lingua che parla di più : LESSICO
MUTAMENTO LESSICALE
Insieme a quello fonetico è quello più sentito dai parlanti, ne hanno più coscienza
(con derivazione e composizione, principali processi morfologici di arricchimento del lessico), poi ci sono pure processi minori
2 top macrofenomeni:
PRESTITI LINGUISTICI
LINGUA MODELLO (da cui si prende) e LINGUA REPLICA (quella che prende, subendo l’influenza)
Parlare di prestito come acuqisizione è una metafora, perché le lingue sono oggetti immateriali
Fenomeni di prestito legati all’interferenza linguistica, a sua volta legata al concetto di contatto linguistico
CHE HA SEDE NELLA MENTE DI UN PARLANTE BILINGUE, unico contesto in cui due lingue veramente vengono a contatto
Quindi si il prestito è una ACQUISIZIONE, ma come tutti i fenomeni di contatto linguistico è meglio parlare di IMITAZIONE
(=copia)
Se, cmq, la cosa è ripetuta e fa presa a catena a un certo punto la maggioranza della popolazione userà stabilmente quel prestito
Sempre più frequenti gli inglesismi in ita, l’effetto è che più ne prendi in prestito più ne prenderesti
CALCHI LINGUISTICI
*****
Il lessico di una lingua non è un insieme amorfo di parole ma è ben strutturato, lo percepiamo anche se non ne siamo
pienamente coscienti
Strato nativo del lessico: di derivazione diretta (per l’ita solo quelle parole direttam derivate dal lat)
Strato non nativo del lessico: roba che viene da influenze esterne
GLOTTOLOGIA 26-10
Nazional=morfema lessicale
Volendo pure na-zion perché etimoligicamente na è da nacor (lat) ma in italiano nazion si è cristallizzato e quindi
sincronicamente è meglio non dividere
Non è un confine sentito tra i parlanti, confine che si può metter tra parentesi
A morfema flessivo
In prefisso negativo
Quando c’è un cumulo di suffissi derivazionali è facile che a ogni passaggio esista la parola corrispondente
INTEFERENZA= esito del CONTATTO LINGUISTICO= esito del PLURILINGUISMO (quantomeno BIlinguismo)
DI SISTEMA: (langue)
caratteristica assunta da lingua straniera e pienamente integrata nel sistema della lingua ospitante
tipo i prestiti
DI DISCORSO: (parole)
fatti che occasionalmente capitano nelle produzioni linguistiche dei parlanti plurilingui
un’interferenza di discorso se piace e influenza gli altri parlanti prende piede e diventa di sistema
India, parlanti non anglofoni che inseriscono parole inglesi nel discorso indi: si tratta di interferenza di discorso. Infarciscono di
termini inglesi il loro parlato. Meccanismi sociali, sociolinguistici + o – complessi, seguono le mode del momento e chi le ha
introdotte. Non sono meccanismi di sistema, poi ok si integrano al sistema.
C’è chi li chiama OCCASIONALISMI*, per le parole singole, è il gradino prima del prestito
NEOFORMAZIONE (O CONIO LINGUISTICO): parole formate a partire dalle regole della lingua materna (tipo petaloso)
Pure le lingue artificiali (non storico-naturali), tipo l’Esperanto, possono creare interferenza
I linguaggi settoriali non sono lingue a sé ma sono quel tipo di lessico legato a un certo ambito del sapere o della tencologia: le
particolarità sono a livello lessicale, la grammatica è quella della lingua base. In essi nascono molti occasionalismi.
E poi un’istituzione formalizzata (tipo accademia crusca) decide che un’occasionalismo, per un uso QUANTITATIVAMENTE
ormai rilevente, può diventare un prestito, una parola di fatto visibile sul dizionario della lingua che ha preso il prestito
Per riportare intere sequenze nella lingua d’arrivo serve che il biliguo sia molto bravo, tanto da fare commutazioni di codice.
Altrimenti va bhe è cmq semplice se il prestito lo fa con parole polirematiche
I PRESTITI SONO FENOMENI DI IMITAZIONE: SI IMITA UNA PAROLA DELLA LINGUA REPLICA NEL SUO SIGNIFICANTE E IN 1 SOLO
SUO SIGNIFICATO
Una parola in una lingua è sempre un segno differenziale, è inserita nei rapporti con le altre parole
Il prestito non è mai perfetto, completo, la parola non si porta dietro tutti i rapporti con le altre parole
Mouse in italiano non si porta dietro il rapporto con Cat, né ne instaura uno con Gatto
PRESTITI INTEGRATI, c’è una fase di integrazione (non è detto) in cui le due forme coesistevano
Integrazione: adattamento formale della parola (del suo significante) che ha come risultato (non VOLTO A, non ‘è un fine, il
parlante fa così e basta) la somiglianza delle parole di prestito alle parole native
Giardino
Balcone (integrazione morgologica, si aggiunge one per farlo diventare un sostantivo italiano)
Bistecca (integrazione fonologica, l’italiano crea ristrizioni e non vuole il fst inglese, e integrazione grafica: ee iek cc, con
raddoppiamento, e integrazione morfologica a, per farlo diventare un sostantivo italiano)
Arancia
E poi pure nelle parole totalmente rimaste come nella lingua originale nella pronuncia cmq qualcosa cambia, mai prestito
perfetto*
Integrare: rendere morfologicamente e fonologicamente simili le parole a quelle della propria lingua
PRESTITI ACCLIMATATI*
Acclimatati sono tutti i prestiti di parole conosciute e utilizzate dalla maggior parte della popolazione: non riconosciute come
prestito
(I prestiti non integrati che però sono diventati parte della lingua d’arrivo)
I prestiti molto integrati tendono a essere molto acclimatati (=riconosciuti non come prestito)
Quando si utilizzano parole straniere ma come nomi propri (non col significato originario quindi), tipo TEMPO (ita) come nome
dei fazzoletti tedeschi si parla di prestito con mutamento semantico
Tutto ciò che passa come prestito sono parole fisse, o espressioni polirematiche ma cmq sequenze coese, uniche
Altrimenti se non sono parole fisse ma strutture frasali (let’s do it) sono calchi
Let’s do it però si avvicina al calco, è una frase ma è sufficientemente corta ripetitiva e strutturata da sembrare 1 parola, quindi è
code switching dai
PRESTITI DI NECESSITA’
Quando un prestito è creato per dare un nome a qualcosa che non c’era finora (computer, prestito y 80, prima non c’eran i
computer), ma cmq roba di prestigio (potevan tenersi calcolatore, in spa x es ordenador, senza prendere in prestito computer)
PRESTITI DI LUSSO
Prestiti in cui il fattore prestigio è ancora più forte: il prestito non va a colmare una lacuna ma la parola si affianca a una parola
già esistente nella lingua replica. Creano sempre dei sinonimi, ma non perfetti (x es toilette varia diafasicamente da bagno)
CALCHI *****
calco: ESITO POSSIBILE DELL’INTERFERENZA LINGUISTICA, PIU’ COMPLESSO DEL PRESTITO, RICHIEDE UN GRADO MAGGIORE DI
BILINGUISMO
per il calco invece i parlanti all’origine dell’interferenza devono avere competenza elevata
DERIVAZIONALI
Fenomeno di imitazione (della struttura della parola, non della parola intera)
Si posson fare solo sulle parole con struttura, non parole semplici
Su derivati e composti, se si conosce la divisione interna, si può calcare: tradurre i singoli componenti della parola
Comput- er
Calcola- tore
Su parole composte
Calco neoclassico
SINTEMATICI
Su parole polirematiche
Sintema=parola polirematica
L’italianizzazione di marche straniere è un prestito con integrazione fonologica basata sulla grafia
CALCHI SEMANTICI
Fenomeno di imitazione in cui non si imita il significante ma si imita una struttura polisemica
1) Star-stella; stella-stella
2) Mutam endogeno: star-stella-persona famosa; stella-stella
3) Calco: l’ita prende pure il significato di persona famosa perché in inglese (o francese) c’era stato sto cambiamento
star-stella-persona famosa ; stella-stella-persona famosa
Come prestito star vuol dire stella, come esito del processo di calco vuol dire ANCHE persona famosa
Non è necessario che per calcare una parola l’altra abbia lo stesso significato
Ma prima del calco questo spesso (?) diventa l’unico significato nella lingua originale, l’altro sparisce prima
Di fatto calcolatore esisteva già in ita quindi è calco semantico e perde significato di “persona attenta”
È una reinterpretazione
Sequenza non significativa ma sentita come tale e poi di fatto si crea un nuovo significato
La parola viene da fuori ma sono endogeni perché si pensa ai mutamenti sincronici paradigmatici tra la parola e i mutamenti che
possono spiegarla
Fatto dai parlanti monolingui che non hanno accesso alle risorse grammaticali per analizzare la parola con la grammatica
dell’altra lingua
Portogallo portokali
Capotasto capo non si conoscevan i confini morfologici e quindi si abbrevia alla cazzo
MUTAMENTI SEMANTICI
ampliamento
restringimento
“innalzamento”
Passaggio dall’indicare un referente considerato di minor prestigio sociale a indicarne uno di prestigio maggiore
Minister servo ministro consigliere del presidente
“abbassamento”
TABU’: medved mangiamiele, russo [mel/edo] o bear bruno, inglese al posto di orso
Non si vuole pronunciare una certa parola per evitare di evocarla, simile all’eufemismo ma più forte
non sono di per sè fenomeni retorici, di esclusivo dominio poetico, ma sono molto comuni in effetti in poesia, sono figure
retoriche
METONIMIA
2 elementi fisicamente contigui, nella realtà concreta materiale, uno parte dell’altro o roba simile
METAFORA
Più astratto: somiglianza tra significati, spesso di 2 referenti diversi (tipo animale-umano, tra cui si stabilisce ponte): Achille è un
leone (esempio storico fatto da Aristotele)
La somiglianza è interpretata culturalmente, è meno obbligata della metonimia, ci puoi giocare tantissimo
IN indica un luogo fisico, la fede è un concetto astratto, e per spiegarla la si rappresenta come un avvicinamento fisico come se
TE fosse un luogo IN cui recarsi
METAFORE CONVENZIONALIZZATE
Le metafore nascono nell’uso vivo come espressioni originali, accostare ambiiti cognitivi e semantici diversi infatti è
un’operazione intellettuale non da poco. E poi le usano tutti e diventa la norma. Oppure non vengono accettate, magari perché
troppo ardite. E poi possono passare di moda
GLOTTOLOGIA 2/11
Dovuto a alterità linguistica che fa scambiare nome comune per nome proprio
La metafora percepita dai parlati è quella viva, che dà un collegamento non scontato per il parlante per quell’epoca e quella
società
Linguistica cognitiva, filone america y 60 indaga molto su aspetti psicologici dietro lingua e conia espress matrici metaforiche
MATRICI METAFORICHE
Se il rapp col covid è una guerra allora i medici sono i soldati ecc…
ASSIMILAZIONI
Dati 2 foni all’interno della stessa catena fonica (di qualunque tipo essa sia) 1 dei 2 muta del tutto o in parte le proprie
caratteristiche avvicinandosi all’altro fono
ND NN mondum-monno “
KT TT factum-fatto lat-ita °
ICU IGO amicum-amigo lat-spa assimilazione per sonorità che avviene solo se il suono è intervocalico
i suoni assimilanti DEVONO ESSERE 2, 1 prima e 1 dopo: assimilazione BIDIREZIONALE, parziale
BV VV obivium-ovvio lat-ita
Perché non hanno fase di rilascio e il suono è meno percepibile se non è seguito da vocale (?)
coalescenza: dopo l’assimilazione il suono assimilante e quello assimilato diventano un unico suono ma lungo
“impossibile” NP MP ita/ita
Ma non si può pensare che sia esistito un momento in cui si pronunciasse NP: il passaggio avviene in tempo zero, l’assimilazione
scatta subito, sincronicamente, perché non si può pronunciare N prima di P
Si assimilano le nasali al luogo di articolazione dell’occlusiva seguente: questa è la regola sincronica per l’italiano
L’assimilazione avviene per non confondere il morfema UM (qua presente) col morfema UN
Queste sono assimilazioni TRA FONI CONTIGUI, NELLA STESSA CATENA FONICA, ma posson essere anche a distanza
Fase di comunanza linguistica nella remota preistoria tra gli antenati del ceppo originario indoeuropeo, termine dovuto a spazio
geografico molto ampio
Indoeuropeo: i.e.
nErI nIrI
ARMONIA VOCALICA
non è esclusiva ma tipica delle lingue agglutinanti, che dopo il morfema lessicale tendono ad avere più morfemi grammaticali, e
quindi l’influenza tocca sillabe a distanze top
da fatti diacronici ha componenti sincroniche, una volta che l’armonia si impone la parola prende sincronicamente la vocale
armonica
PALATALIZZAZIONE
Il palato è zona molto ampia, dal palato duro agli alveoli, ma per la palatalizzazione non si considera il palato molle (di cui fa
parte il velo palatino)
Tipico da occlusivo (dentali e velari ma non bilabiali tendenzialmente) a fricativo (cambio di modo di articolaz)
DISSIMILAZIONI
Il contario dell’assimilazione
Dati 2 suoni uguali o simili° in una catena fonica 1 muta distanziandosi il + possibile dall’altro
°quindi non basta che siano nessi consonantici difficili, come dice il libro
Tipo le vibranti (articolaz pesante da organizzare in poco tempo per apparato fonatorio e cervello, tanti colpi veloci)
INSERZIONI E METATESI
Inserzione: un suono esterno* è inserito nella catena fonica per semplificare la pronuncia
L’articolazione è dominata dal cervello, che però va molto più veloce degli organi fonatori: in quella discrasia temporale**
La metatesi di certe consonanti è vista come variante diastratica: italiano popolare e veloce
Vuol dire che diamo per scontato che esistono articolazioni + forti e + deboli
Scala di forza consonantica: energia articolatoria necessaria per articolare un suono, per quanto semplici siano i movimenti
richiesti
Approssimanti le + deboli
GLOTTOLOGIA 3/11
Riqualificazione
La i non è propriamente morfovuoto ma aggiustamento fonologico, vocale di transizione tra 2 morfemi consonantici
però no
qualific, morfema verbale, per conversione viene cambiato dalla morfologia flessiva verbale alla nominale
Condizione della base unica: i suffisssi prendono base lessicale di un’unica categoria: cazzata, è una tendenza non una regola
Ific deriva verbi che posson diventare nomi che però anche verbi perché c’è conversione
Indebolimenti consonantici
. sonorizzazione: lat lacus ita lago (tipico nell’italiano del nord) ma non iocus (gioCo) ha seguito la tendenza dell’italia
centrale
. spirantizzazione: lat habebat ita habebat (c’è anche il passaggio da bilabiale a labiodentale, cambio del luogo di articolazione
Da suoni non rotici a rotici, tendenzialmente in posizione intervocalica (tantissimo in latino, intorno al IV a.C., ma già da prima)
Ci sono eccezioni
Desino: *
Basis: *
Miser: per dissimilazione preventiva, se fosse avvenuto il rotacismo di sicuro sarebbe avvenuta la dissimilazione, quindi si è
evitato
E poi il [Link] mirer (da miro) sarebbe stato uguale (COLLISIONE OMONIMICA) a *mirer (miser)
E si può ragionare pure al contrario, il verbo miror, come tipico dei verbi, evitando allomorfie non ha fatto la dissimilazione
tenendosi il suo paradigma regolare
Causa: perché l’originale non era caura ma caussa, l’indebolimento ha tolto si la doppia ma rimane una fricativa
I mutamenti fonetici tendono a essere molto regolari, se ci sono delle eccezioni dobbiamo cercare di giustificarli, e un
mutamento, una volta inseritosi in una lingua, tende a diventare sistematico
A volte il rotacismo non parte da S ma da altri suoni (ita merid o ingl americ)
. cancellazione di consonanti: esito più forte tra quelli del mutamento: lupod (lat) lupo (gre)
E il greco è stato ancora più selettivo, ha tolto le occlusive da quei pochi suoni che possono stare in finale di parola
Eferetefere (aor.)
Indebolimenti vocalici
Il latino probab per influenza con le lingue germaniche è diventato da lingua melodica a intensiva
. innalzamento delle vocali basse: per assumere posiz naturale degli organi articolatori
. centralizzazione: stessa cosa, i tratti articolatori anteriori e posteriori si avvicinano alla posiz di riposo (lo shva è il consoide più
rilassato del mondo)
L’apofonia NON è una variazione con valore funzionale, sincronica, MA mutamento senza valore funzionale, diacronico
La coda sillabica frena l’abbreviamento, nelle sillabe chiuse (lunghe sempre) alla e, ALTRIMENTI nelle sillabe brevi andrebbe fino
alla i
L’indebolimento è solo delle vocali brevi, che diventano ancora più brevi °°°°°°
PERCHE’ c’è fase del latino in cui l’accento (come nelle lingue germaniche) era sempre protosillabico (prima sillaba)
C’era un forte accento intensivo sulla prima sillaba, che provoca indebolimenti sulle sillabe dopo, su cui esercito meno forza e
allora succede qualunque cosa
Accento libero come posizione e melodico come naturaaccento protosillabico come posizione e intensivo come
naturaaccento libero come posizione e intensivo standard come natura (cmq in metrica e poesia lo sentono ancora come
melodico)
cònfaciocònficioconfìcio
Agoadagoadigo
In sillaba chiusa (finisce con C) ci aspetteremmo adectus e invece abbiamo adactus e la A non subisce l’indebolimento
Infatti:
È una non etimologica lunghezza di questa A, che etimologicamente parte come breve per forza
Ago ha la sonora, e per assimilazione regressiva della sordità diventa sordo, invece in facio C, seguito da T (sordo), rimane sordo
Altri indebolimenti vocalici…
CADUTA
. apocope: illiceillic (così) tutti gli avverbi nascono con E, se vedi che finisce in consonante è caduta per forza la vocale allora
. aferesi: historiastoria
Appendiz Probi (II D.C.) il grammatico Probus mette coppie di varianti diastratiche e diafasiche con intento normativo in epoca in
cui norma si stava già evidentemente indebolendo (di dice così e non così)
RAFFORZAMENTI
Si tende, se bisogna variare la forza articolatoria, se c’è un mutamento, all’indebolimento, per il principio del minimo sforzo
dell’articolazione
MUTAMENTI FONOLOGICI
Riguardano i fonemi ma non solo nel loro aspetto materiale ma funzionale: guardano il sistema di suoni, non i singoli suoni
Se sono regolari e vanno a colpire luogo particolare del sistema fonologico possono portare mutamenti nella lingua proprio
FONOLOGIZZAZIONE
Mutamento di aggiunta
Si ha fonologizzazione quando dati 2 suoni che in una certa fase linguistica sono allofoni combinatori di 1 stesso fonema questi 2
suoni in una fase successiva diventano realizzazioni di 2 fonemi distinti
Dall’anglosassone all’inglese
In ita
Mutamento fonetico
Il contrario: 2 suoni che prima erano realizzazione di 2 fonemi distinti nella fase successiva diventano 2 allofoni combinatori dello
stesso fonema
Defonologizzazione…
/a/ [a]/[a:]
IL DETERMINANTE E I MODIFICATORI POSSONO STARE DALLA STESSA PARTE, NON X FORZA AGLI OPPOSTI DELLA TESTA
GLOTTOLOGIA 8/11
I determinanti li distinguiamo perché stanno in posizione opposta ai modificatori e perché hanno valore grammaticale
RIFONOLOGIZZAZIONE
Né incremento né decremento dell’inventario fonologico di una lingua, modifica ma che non cambia il numero di fonemi
Dati 2 fonemi in opposiz fonol in una fase successiva cambiano i tratti distintivi su cui si basa l’opposiz
i mutamenti fonologici sono frutto di quelli fonetici e qua cambia la fonetica del secondo fonema
prima A e a in francese si opponevano per timbro, ora per lunghezza (perché è cambiato il timbro)
è un fonema diverso ma la funzione (che rimane intatta anche se cambia la parte fonica ,ed è quindi astratta) di fatto è la stessa,
è funzione distintiva
è cambiato il fono ma non il fonema (che però di fatto è cambiato un po’ perché un fonema è costituito dai suoi tratti distintivi)
il fonema di fatto cambia ma ha la stessa funzione, occupa la stessa casella del sistema
Da una fase dell’inglese medievale a quello moderno tutti i timbri delle vocali sono cambiati (Great Vowel Shift): caso enorme di
rifonologizzazione
Per la legge di Grimm per le lingue germaniche si tratta invece delle occlusive, che cambiano tutte
PERDITA DI FONEMA
Tipo la H latina
Il fonema viene meno perché esiste un morfozero, perché non può esistere un fonema zero
Ma il grafema rimane!
CONFLUENZA DI FONEMA
Confluenza e defonologizzazione non si escludono a vicenda: la defonologizzazione è una confluenza con qualcosa in più
La morfologia è solo relativa alla forma ma le forme morfologiche si dispongono per regole sintattiche di fatto
Francese, linguistica storica, top esponente, allievo di saussure, antoine millet (1921)
creazioni analogiche
Processo cognitivo, mentale per cui si istituiscono somiglianze tra cose diverse con conseguenze
. dai prestiti inglesi integrati dal francese in ble (lat. Deverbativo biilis)
Nelle lingue romanze la coniugazione produttiva è in A per statistica numerica e quindi i francesi dicono in più casi able che ible
La sequenza francese è rianalizzata analogicamente come morfema e riusata su basi verbali inglesi
È un mutamento per analogia, che come spesso accade deriva da una rianalisi
Gen d’altra parte è il morfema lessicale, e sul resto puoi far quel che vuoi
Anche nel caso di podESSI in Omero invece di poSI si estende la desinenza rianalizzata
. Honos-oris honor-oris
Livellamento sul piano paradigmatico, pressione paradigmatica della vibrante che si estende per livellamento sull’unica forma
che teneva la fricativa alveolare (svantaggiata numericamente)
pianGo
piangi
piange
piangiamo
G diventa g per palatalizzazione, tranne davanti alla O, che essendo vocale non palatale non palatalizza
Infatti i bambini dicono che senso ha se si dice sempre così cambiare solo quelle 2 persone
Però noi non parliamo come i bambini, si parla secondo l’Italiano evoluto!
. Mutamento per cui un morfema/parola passa dall’avere un significato lessicale ad avere un significato grammaticale, o da
grammaticale ad ancor più grammaticale
Mente da sostantivo diventa suffisso (morfema grammaticale legato) derivazionale deaggettivale che crea avverbi (diffusissimo
in italiano)
Will voleva dire volere desiderare in ingl (come willen in ted), ora è un ausiliare che indica futuro, non ha il valore originario di
volere, il significato vecchio diventa obsoleto o arcaico
Nella linguistica U.S.A si fa sottile distinzione tra morfologizzazione (quando il passaggio finale è un affisso) e
grammaticalizzazione, processo uguale ma si distingue (eccessivo) per il risultato
Si può però parlare di morfologizzazione quando si arriva a contenuto grammaticale espresso per via morfologica,
indipendentemente dal punto di partenza
senza se e senza ma
passare da significato più generico a più specifico: è più difficile, un valore generico è specificabile in tanti modi
diversi, precisando
la comunità scientifica dev’essere d’accordo, bisogna chiarire cos’è un ismo (solo quelli del 900?)
in latino il futuro era sintetico (coniugaz chiara) ma aveva elementi di debolezza sistemica
- 2 serie di morfemi flessivi: il suffisso bo per prima e seconda coniugaz mentre nella terza e nella quarta c’è
rispettiv cambiamento e inserzione di vocale, c’è un’allomorfia di fatto
- Nella età repubblIcana postclassica c’è confusione tra forme di futuro e perfetto b intervocalica si
indebolisce spirantizzandosi e quindi amabit diventa uguale ad amavit
- Il futuro in sé non è un valore basilare della categoria grammaticale tempo, è conglobato nel presente,
guarda a caso usiamo il praesens pro futuro (poi va be esiste pure il presente storico per il passato ma va
bhe); la distinzione base cmq è tra passato e non passato: tutti i futuri delle lingue i.e sono innovativi, nell’i.e
originale non esisteva, è una categoria più mutevole e meno stabile di presente e passato
Cantare habeo [e poi c’è l’erosione del corpo fonico di habeocantare (h)aocantare hocantaròcanterò]
Ho da cantare (devo cantare), tipo gu de fa na roba (milanese), roba che c’è quindi nell’italiano pure di oggi che si
creano futuri in modi strani
Il passaggio semantico che poi dà origine alla rianalisi è banale: HO DA fare = lo farò (perché vuol dire che non l’ho
ancora fatto)
GLOTTOLOGIA 9-11
COMPILA QUESTIONARIO*
Osservazioni di carattere classificatorio sia genealogico sia tipologico si fanno da sempre: a livello scientifico nascono
entrambe nell’800, quello genealogico ha più antenati illustri
Già Dante nel de vulgari eloquentia classificazione genealogica delle lingue (italiane in quel caso)
Tra alcune lingue esistono rapporti storici più stretti rispetto ad altre
Evoluzione con continuità di una lingua finchè i continuatori di una generazione storica si sono così diversificati dai
parlanti originari che si può parlare di una nuova lingua: confine difficile da definire
Sistema molto collaudato oggi seppur non esente da problemi, è dall’800 che ci si lavora scientificamente
I linguisti sono abbastanza d’accordo nella divisione delle lingue del mondo in famiglie, cioè raggruppamenti di
rapporto piuttosto ampio ricostruibili con una buona sicurezza
FAMIGLIA INDOEUROPEA: studiate nell’800 e 900, il termine indoeuropeo si impone durante sti studi a danno di altri
Famiglia di lingue dalle propaggini estreme dall’Europa occidentale fino a est dell’India: territorio molto vasto
Diffuse su sto vasto spazio già dall’età preistorica e protostorica, poi continui movimenti all’interno chiaro
Si può poi distinguere tra lingue a corpus (corpus=insieme di attestazioni scritte), cioè di cui sopravvivono documenti,
e non a corpus (tipo Oscoumbro e Falisco), residuali, in pochissimi testi e in maniera precaria, non una letteratura su
cui fare analisi, attestazioni insufficienti a farci un’idea precisa sul funzionamento, anche grammaticale
Rami e lingue isolate messe in ordine geografico ma non vale x le attestazioni (diverse per geografia e cronologia)
La natura storica conta, ricorda l’arco temporale dei rami della famiglia indoeuropea!
Un principio codificato dai primi indoeuropeisti nell’800 è che per ricostruire lingue antiche è basarsi su fonti antiche
Lingue attestate tardi presentano tratti molto conservativi, ma è dura dimostrarlo se non si sa effettivamente cosa
c’era prima
Una volta stabilito il grosso degli elementi antichi è possibile poi che una lingua moderna ci aiuti a capire l’antico
Non ricostruisci il latino di cicerone partendo dalle lingue romanze (che han perso niente meno che i casi), lo riesci a
fare solo in parte
Meiè: se vuoi sentire come parlavano gli indoeuropei devi parlare coi contadini lituani
- Lingue celtiche (irlandese, gallese) parlate poco e soprattutto sulle isole britanniche e nella parte nord
occidentale della Francia. Attestate tra esse lingue celtiche continentali, una volta molto più diffuse
nell’antichità, tipo il Gallico. Lingue parlate dall’Anatolia alla Britannia, sparite, ora ci son solo le lingue
celtiche insulari
- Lingue germaniche (inglese tedesco norvegese svedese). Il più antico rappresentante è il gotico, lingua
estinta e attestata solo su fonti storiche documentali
- Lingue italiche (latino, la + famosa) parlate nella penisola italica, attestate su fonti scritte ma non
sopravvissute
- venetico, illirico, tracico (nord est italia, attuale albania e tracia rispettivamente) frammentaria attestazione,
limitata, lingue estinte e isolate
- albanese (lingua isolata= all’interno di una famiglia non ha parenti stretti) parlata non solo nell’albania ma
pure nelle comunità diasporiche. C’è che dice che viene dall’illirico e geograficam ok, ma conosciamo troppo
poco l’illirico per dirlo. Dal 15 sec. d.c. diffuso
- greco (diviso in vari dialetti) lingua isolata, attestato dal II millenio A.C. il miceneo (l’alfabetico dal I millenio)
- frigio (anatolia centrale) abbiamo alcune iscrizioni, alcune in alfabeto locale altre in alfabeto greco tra il I
millenio avanti e dopo cristo
- armeno (ancora vivo) il classico e il moderno sono distinti, regione del caucaso, parlato a lungo pure in
anatolia, poi le vicende del popolo armeno il turchia hanno fatto il resto
- Lingue anatoliche (penisola anatolica) tutte estinte e attestate in modo precario. Il più importante è l’Ittito.
Ci sono da epoca molto antica, ruolo top nella ricostruzione indoeuropea, han demolito molte certezza sulla
preistoria indoeuropea. Già dal II millenio a.c., col greco e il sanscrito le più antiche
- Lingue baltiche (lituano e lettone soprattutto, + altre varietà estinte), zona baltica in cui si parlano anche
lingue non indoeuropee ma baltiche per geografia, tipo il finlandese. Se parli di lingue baltiche parli di lingue
indoeuropee del ramo baltico. Attestate tardi: 15/16 secolo, ma con caratteristiche molto arcaiche. Hanno
caratteristiche molto arcaiche dal punto di vista accentuale, conservano l’accento musicale e non intensivo
dell’indoeuropeo supposto originario
- Lingue slave, (serbo polacco e altre) ramo vicino a quello baltico. Si parlava tempo fa di unità baltoslava
precedente, ora non si dice +, cmq geograficam vicine e quindi caratteristiche comuni. Alcune caratteristiche
sono dovute a origine comune (i.e) altre a contatti secondari: occhio! Forse si sono separate rimanendo a
lungo in contatto (per la comunanza geografica, comunanza di tipo secondario) a partire da un’origine
comune. Le lingue slave hanno sì un archetipo comune non attestato: il protoslavo (esiste pure il
protogermanico, basta aggiungere proto, protobaltiche ecc) ma non pensarla come comunanza rigida e
lingua fissa quella col proto parlata da certi parlanti in un certo luogo, ma pensala appunto come un
archetipo di cui non conosciamo rapporto con lingua civiltà e popolazione, per lo più in civiltà fluide come
la preistoria, il proto è insomma una serie di varietà con caratteristiche comuni. Nell’indoeuropeismo
ottocentesco, sbagliando, si tendeva a semplificare e riunire. STORICAMENTE non esiste un protoslavo in una
protoslavia parlato dai protoslavi. Ma tante situe storiche che andrebbero studiate caso x caso.
L’indoeuropeo, sta protolingua, è dunque un’esigenza del pensiero.
- Lingue indoiraniche, divise in lingue iraniche (farsì, persiano moderno; antico persiano, cioè la lingua di serse
e dario; e più anticamente in assoluto l’antico avestico, [l’Avesta è raccolta di inni sacri della religione dello
zoroastrismo [zaratustra] tipica dell’odierno iran]); e lingue arie (o indoarie) parlate nell’India antica
(sanscrito, lingua sacra della religione induista divisa in + fasi, esponente top) il sanscrito + antico è il
sanscrito vedico, i veda, testi induisti scritti non presto, lì si trova variante vedica. Fonte preziosa, la lingua +
antica con greco e anatolico. Ce ne sono altre successive
- tocario (tocario a e tocario b), due lingue scoperte nel 900, indoeuropee, parlate in una regione attualmente
cinese, xinjiang, le lingue indoeuropee + orientali (un tempo non ora si parlava di turkestan cinese) estinte,
giunte in testi religiosi di natura buddista di attestazione abbastanza consistente ma di contenuto limitato
(solo filosofia buddista) però cmq utili seppur monotematici perché culturalmente si può far confronto con
l’induismo da cui provengono
Raggio ampissimo da capo nord a lampedusa e dalla cina occidentale al portogallo
L’Europa, non diciamo come, è stata fortemente indoeuropeizzata, l’i.e ha soppiantato le lingue degli indigeni
originari che c’erano colonizzando europa e parte dell’asia
Tanto inchiostro speso sulla patria i.e, non ne parliamo, forse nord est europa
Tante teorie in conflitto sul luogo di nascita, quella classica dice steppe centroasiatiche (parte a metà tra europa e
asia della russia) intorno al 4000 a.c.
Cmq crediamoci poco proprio nell’idea di sta patria degli indoeuropei, vari gruppi non socialmente coesi ma con
comunanza linguistica, probabilmente gruppi umani nomadi forse vicini geneticamente
Il basco è l’unica lingua europea non indoeuropea, ci rimane come lingua isolata, senza parenti neanche larghi
Possiamo infatti spesso contare su attestazione continua abbondante e millenaria di varie lingue
I dati non bastano mai cmq si può sempre raffinare la classificazione genealogica cmq
Alcune lingue dell’africa, moltissime, hanno avuto attestazioni scritte solo dopo l’incontro con gli europei: poca
profondità cronologica, non sappiamo un cazzo
La famiglia indoeuropea è la più facile, e valore paradigmatico ha avuto lo studio dei rapporti genealogici tra latino e
lingue romanze
Forse l’unico caso in cui abbiamo discendenti linguistici e lingua antica attestata
C’è chi parlava un tempo di unità italoceltica per via di molti aspetti in comune (come la desinenza di genitivo
singolare della 2 declinaz in i), ma non c’è unità linguistica
È un’innovazione comune quel genitivo rispetto a oio (ou) da osio (asya in sanscr)
GLOTTOLOGIA
Indicatore sintagmatico di: la ragazza dai capelli rossi gioca con lo smartphone in treno
I circostanziali non dipendono sempre dal nodo F, a volte si riferiscono al solo predicato, a volte a un altro sintagma
Circostanziali=margini
Circostanziali: sintagmi che se eliminati non compromettono la struttura sintattica della frase, cioè la struttura
soggetto-predicato
Nomi di lingua=glottonimi
Italiano antico, definizione in parte scorretta, in epoca medievale tardo umanistica non ne puoi parlare
Sono fasi linguistiche dei vulgari protoromanzi, italiano antico è un iperonimo, una qualsiasi delle varietà
protoromanze (tipo il toscano antico)
Le lingue pidgin sono un caso particolare e paradigmatico dei fenomeni del mutamento
Sono lingue di cui, contrariamente al solito, possiamo vedere la nascita (nuove, di epoca moderna), e sono ciò che
abbiamo di più vicino all’origine del linguaggio e che nascono dal contatto tra due lingue in una situazione
sociolinguistica per cui due popolazioni che parlano in due lingue totalmente diverse devono cmq per necessità
comunicare
Come nel caso dei pidgin coloniali (la maggior parte), in base europea ma anche araba
La popolazione tecnologicamente superiore arriva e ha bisogno di comunicare con la popolazione indigena nel solo
ambito del commercio e dello scambio economico: esigenze comunicative basilari, lessico base per cose semplici
Non ci si capisce e allora si crea una varietà pidgin, costituita quasi solo da lessico perché non c’è tempo di creare
grammatica apposta e le due lingue non sono in posiz paritetica
Le lingue lessificatrici sono le lingue della popolazione più tecnologicam avanzata, che impone il suo lessico per gli
scambi economici
L’altra lingua non è inerte ma crea integrazioni: le parole inventate dai colonizzatori vengono adattate alla loro
fonologia
“mi imponi le tue parole ma le pronuncio come voglio io”, (anche perché gli indigeni in genere sono in numero
maggiore)
Gli indigeni anche se i colonizzatori se ne vanno possono continuare a parlare il pdgin a volte arricchendolo
Lingue con quasi solo lessico, poca grammatica e zero morfologia legata: lingue isolanti
(a)long (parzialmente già grammaticalizzata in inglese come preposizione impropria), qua diventa stato in luogo
I ed IM ridondanti, si ripete due volte che è la terza persona, anche se è un pidgin semplice
I pidgin nascono come lingue particolari perché non sono la lingua materna di nessuno, quindi non c’è passaggio
generazionale nella fase critica dell’infanzia. Sono lingue che nascono già adulte, ma possono essere trasmesse dai
primi adulti parlanti ai loro bambini, e allora diventano lingue materne
Creolizzazione: la lingua creola è il pidgin diventato lingua marterna di una generazione di parlanti
Subisce un’improvvisa accelerazione la grammaticalizzazione che nella fase pidgin è ancora rallentata. Per via di quel
naturale meccanismo neuronale dei bambini, periodo importante per lo sviluppo del linguaggio, che inizia a esserci,
e perché il creolo estende i domini comunicativi e si inizia a parlare di tutto, se appunto è creolo
Dimensione areale della classificazione: lega linguistica (o area linguistica), ma parla di area perché trubeckoij ha
inventato sta parola invece della solita “area” al congresso di praga
Area geografica tendenzialmente coesa dove si rilevano intensi contatti tra le popolazioni che parlano lingue diverse.
I contatti storici significativi e duraturi devono comprovare i fatti di contatto linguistico (tipo pure il plurilinguismo)
per poter parlare di area linguistica
Tratti significativi: devono essere l’esito di convergenza né per questioni genealogiche né per vicinanza linguistica
In una lega linguistica non tutte le lingue comprendono tutti i tratti, perché i contatti sono frutto dei fenomeni storici
Per dimostrare una lega linguistica bisogna partire da zona con lingue genealogicamente differenti: nei balcani ci
sono lingue tutte indoeuropee slave (bulgaro e macedone) isolate (neogreco e albanese) * (rumeno) * (ungherese e
turco)
-per esempio le lingue slave hanno iniziato a grammaticalizzare l’articolo determinativo postposto e le altre le son
venute dietro
-sincretismo gen/dat
Sviluppato in modo decisivo nel 19° sec, il secolo della linguistica storico comparativa detto infatti
La scoperta e il raffinamento del metodo comparativo ricostruttivo sono l’attività principale dei linguisti e la
linguistica di fatto nasce con questo. Non tutti ma molti si occupano di questo, quindi la base della linguistica sono
questi studi
A volte capiamo la cronologia ma non possiamo fare un ragionamento diacronico completo e corretto
.Comparazione interlinguistica:
La W a V e B betacismo su più livelli: devo e debbo quindi potrebbero essere esiti di ciò se ragioniamo internamente
e non conosciamo debeo
Se conosciamo debeo sappiamo che ci sn 2 processi diversi (rafforzamento con raddoppiamento per debbo e
indebolimento per devo
. x contatto
Nell’800 nasce il metodo comparativo ricostruttivo dopo graduale percorso. La tappa top è la “scoperta” del
sanscrito (già dal 500/600 si sa che è la lingua induista dalle testimonianze dei missionari e dei mercanti) però era
lingua sacra e custodita gelosamente dai bramaninon conosciuto in europa
Fu una bomba nell’ambiente intellettuale dell’epoca perché i dotti europei vengono a contatto con tradiz culturale e
linguistica ignota ma profondissima. Molti intellettuali si ubriacarono di sanscrito. Si aveva l’idea di conoscenza
esotica quasi esoterica come miniera d’oro di cui ubriacarsi.
Politico diplomatico inglese, discorso alla Royal Asiatick Society di Calcutta
Tiene una conferenza (ALLOCUZIONE) sto Ser William Jones, nel 1786 (sottolinea la superiorità inglese sull’India)
C’è il metodo comparativo qua, già c’è l’ipotesi comparativa: somiglianze strutturali così profonde tra le lingue
europee che non posson essere spiegate dal caso, ma o come discendenza di un antenato comune o come esito di
contatto
Gli inglesi credevano in un antenato comune, non c’era la maturità di visione di immaginare una convergenza di
varietà. Si parla di lingua madre ma x es non ci si rende conto che è possibile pure in certi casi che la lingua madre
può essere una delle lingue prese in analisi
Domus, -us
È un esempio
Altro esempio
La sibilante intervocalica in latino si rotacizza e in greco cade con allungamento di compenso, ma siam sicuri che
siano imparentati gre e lat? E soprattutto siamo sicuri che nel protolatino ci fosse geneSis? Perché infatti se non
siamo sicuri di ciò non possiamo nemmeno esser sicuri che siano imparentati. Servirebbe una lingua comune che ci
faccia capire su cosa è veramente basata la parentela
Il sanscrito janas, janas-as fece intuire che il latino generis derivasse da geneSis e che fosse imparentato con il gre
con origine nel sanscrito (si credeva fosse proprio la lingua madre)ora sto processo si fa con l’i.e
Nascono posizioni più sanscritocentriche (=sanscrito è uguale a lingua madre) e più caute
Jones è cauto: non sono dovute al caso ste somiglianze, magari però non è il sanscrito l’antenato comune, ma è
lingua non attestata
Friedrich von Schlegel, sulla lingua e la saggezza degli indiani, filosofo che nel 1808 fa opera top con interessi
linguistici e culturali
È un po’ sanscritocentrico, ma in realtà oscilla. Sta opera però di fatto dà il via ai sanscritocentrici e quindi bollato
Per vedere quali sono le caratteristiche fondamentali della comunanza linguistica non dobbiamo comparare cose a
caso ma cose simili formalmente ci spiega Fried
Però per stabilire la parentela linguistica bisogna basarsi cmq su esse, si parte da lì alla fine
Lat pater, Gr patèr, Sscr pitàr sono simili da qui si parte per ragoinare sul fatto che delle lingue posson essere
parenti
NO giochi etimologici, i dotti comparavano quello che volevano e dimostravano quello che volevano arditamente
Tipo Socrate nel dialogo del Cratilo che modifica “lettere” e crea parole e parentele inesistenti
E pure isidoro di siviglia nel VI sec d.c., etimologia prescientifica in ambito latino, sono paraetimologie
Lucus: bosco da “non lucendo” cazzata per suffragare robe + filologiche che linguistiche
Franz Bopp
Studioso tedesco che fa carriera accad a berlino, parte come studioso di lingue semitiche poi si sposta alle i.e
1816 titolo dell’opera: periodo lungo 3 righe, coniugazione di sistema, fu il primo accademico a occupare cattedra su
cui c’era nome “linguistica” nel 1821 (poi ok perché sia una scienza non serve la cattedra, però cmq si riconosce la
validità di sta scienza) “letteratura orientale e linguistica generale” è il nome completo. Crea sta opera che fa
scalpore. Mette a comparazione non tutto il sistema generale delle lingue ma la morfologia verbale flessiva delle
lingue indoeuropee antiche. È influenzato dalle teorie di Schlegel. Devo prendere le parti del sistema linguistico più
interne, più stabili, come la morfologia verbale, molto più stabile del lessico, molto più conservativa di uno stato di
cose precedenti, intuizione ottima. La forza del metodo comparativo è nell’esigenza cumulativa (=se la trovo più
volte allora ok è credibile sta cosa). Si basa sulle corrispondenze regolari, non sull’identità formale.* Le serie
lessicali sono contingenti, le serie grammaticali sono conservative.
Teoria dell’agglutinazione: fece scalpore, poi abbandonata perché non dimostrabile, ripresa ma cmq non
dimostrabile, però affascinante e molto plausibile
GLOTTOLOGIA 15/11
Non è che non cambino mai ma se dobbiam cercare qualcosa di molto antico guardiamo i verbi!
O anche i pronomi
Non padroneggiava sanscrito e indoiranico, pure questo lo sfavorisce, è più legato all’occidente
Filologo studioso delle lingue germaniche e di folclore antico, Jacop Grimm, 1 dei fratelli che fan fiabe
Grammatica tedesca: diacronica (comincia a far comparazioni pure con ramo indoiranico)
Leggi di grimm: 1 e 2
Si arriva a metà 800 e gli studi ormai si sono accumulati. Primo tentativo di sistematizzazione del sapere acquisito
August schleicher: professore di indoeuropeistica linguistica comparata delle lingue indoeuropee a berlino
Nel riflettere sul mutamento linguistico dalla protolingua originaria (detta dai tedeschi indogermanico e non
indoeuropeo per motivi nazionalistici)…
…cerca di dar conto di sti rapporti genealogici in modo rigoroso, con la metafora implicante dell’albero genealogico
Metafora che testimonia anche l’interazione in quel periodo tra linguistica (spesso legata a altre scienze) e scienze
naturali (biologia e geologia, concetti di STRATIFICAZIONE del linguaggio) e pure psicologiche (neuroscienze ora)
La teoria di darwin NON è il modello diretto dell’albero di schleicher anche se pescano dallo stesso ambito (però
selezione della specie e adattamento all’ambiente non c’entrano)
Per successive dicotomie si va dall’i.e originario e per ogni lingua si va da una lingua originaria (stadio intermedio di
relativa unità) e poi le due lingue si staccano (IN REALTA’ NON FUNZIONA COSI’)
Modello troppo schematico e sembra che l’unica variabile sia quella diacronica
Ario=indoiranico
Modello molto chiaro con metafora utile ma in realtà le divisioni sono più complesse
Modelli che descrivono propagazione dei mutamenti linguistici e parentela genealogica (in secondo luogo, data la
prima cosa)
I mutamenti quindi non sono solo nel tempo ma nello spazio, e a una certa i mutamenti si fermano
Dimensione orizzontale, reale, sincronica del mutamento linguistico che interferisce con quella verticale diacronica
Invece le lingue nuove (imparentate) sono date dai mutamenti dei tratti conservativi
Nella realtà le innovazioni linguistiche non sono altro che parlanti che dicono una cosa diversamente dagli altri loro
vicini, quindi seguono le vie di comunicazione
La sua teoria è detta “delle onde”, non ne nascono le isoglosse ma è il periodo in cui si iniziano a fare gli “atlanti
linguistici”, utili oggi perché molte lingue son sparite
Il + antico di francia
Poi germaniche
Linee che dividono territori con un fenomeno da territori con altro fenomeno
Rappresentano non il mutamento ma la distribuzione di ogni variante, per cui devo stabilire se è la più conservativa
o la + innovativa (le documentazioni aiutano)
le 2 varianti vicine se sono conservative sono di 2 lingue imparentate, le 2 varianti vicine se sono innovative sono
di 2 lingue non imparentate ma creanti probabilmente una lega
È più facile in genere per le consonanti avere indebolimento piuttosto che rafforzamento
La teoria delle onde spiega insomma la distribuzione delle innovazioni meglio che l’albero genealogico perché non
c’è l’obbligo di porle in ordine cronologico
Dalle isoglosse non è direttamente possibile inferire le articolaz dialettali dell’i.e originario
Vediamo le distribuzioni ma non vediamo gli spostamenti delle popolazioni, fraintendimenti possibili
Interessante perché presente forse da molto prima degli italici, rimane lingua di contatto
Ma non se lo son dati loro sta nominazione, dispregiativa, datagli a lipsia nei pressi dell’università dai membri della
vecchia guardia
Sn i primi a parlare di LEGGI x i mutamenti fonetici, sono ineccepibili e operano per cieca necessità (Osthoff)
limiti cronologici, non durano per sempre i mutamenti SANGUE: sng scnd fl prm pst dll 205
sono tra i primi che indagano i fenomeni di analogia, che a loro interessa molto perché va contro l’idea del
mutamento fonetico non legato a leggi
pubblicano molto negli y 76/78, opere fondanti su mutamenti con scoperte su i.e
reazioni da studiosi di lingue romanze: in italia Ascoli x es (quello che ha fatto il calco di glottologia)
belardi, y 90, molto più tardi rispetto alla controversia ricompose la controversia dando ragione a entrambi: i
conservatori e modernisti, come anche i giovani indoeuropeisti antichisti, han 2 punti di osservaz diversi:
attestazioni diverse per numero; azione delle leggi fonetiche non sempre del tutto cieca ma che risente in parte
della tipologia lessicale delle singole lingue (studiala, noi non l’abbiam fatta)
lingue a segno fisso: il lessema non cambia al suo interno, la parte lessicale non è ulteriormente analizzabile in
sequenze significative
mentre x belardi le lingue i.e sono morfologicamente più antiche e quindi più regolari e conservative di regolarità
Belardi dice che i mutamenti fonetici tendono a essere più regolari nelle lingue a segno articolato: tanti piccoli
morfemi che devono mantenere il significato e quindi per rimanere riconoscibili non mutano troppo o mutano
regolarmente
Nelle altre le parole rimangono riconoscibili cmq, perché i morfemi servono solo a dare il significato
Nell’indoeuropeo c’è regolarità, poi nel corso della storia le cose cambiano
Fine 800, epoca neogrammatici, le basi fondamentali del metodo comp ric sono state del tutto poste, cmq conta quel
che vien dopo, non ci son state enormi rivoluzioni sul metodo, ma si scoprono cmq lingue nuove (tocarie e
anatoliche) ma non si cambia troppo il metodo, che tra bopp e i neog ha raggiunto la sua maturità
Le somiglianze lessicali devono condurre a precise corrispondenze fonetiche, sennò sono casuali (vedi slide)
Le corrispondenze fonetiche, una volta stabilite guardando all’inizio alla semantica, poi prevalgono sulla semantica
L’inglese ha patina di romanità nel lessico, la parte più superficiale, ma non è lingua romanza
Ha pure parole provenienti dal latino e filtrate (più di frequente) dal francese antico
Radice: morfema lessicale più primitivo (non grammaticale) non per forza indipendente, anzi quasi sempre base di
derivazione comune per altre forme (dei non compare da solo ma come formante di parole più complesse, o
composte)
Nomi e verbi radicali: costituiti dalla radice come morfema lessicale + morfemi flessivi a seconda della categoria
grammaticale di appartenenza
Dux (lat) nome radicale dalla radice i.e *deuk-/douk-/duk- (ci sono i 3 gradi apofonici, per abbreviare a volte si mette
solo il primo grado).
In alcuni casi la radice è proprio il morfema lessicale indipendente, ma è una roba rara nelle lingue i.e
La radice è un’entità che di solito non si trova così com’è ma che anzi è il punto di arrivo di solito di una ricostruzione
Potremmo avvicinare il concetto di radice a quello di submorfema (solo che le radici sono proprio morfemi, tanto che
a volte sono addiritt lessicali indipendenti)
La radice confina con morfema lessicale primitivo sincronicamente, ma diacronicamente la radice può anche
derivare da altri morfemi con funzione analoga
Meillet per dire che è una radice doveva comparire in almeno 3 rami
METODO
-Si scelgono le serie che si impongono con autoevidenza, quelle con somiglianze + chiare
È in sanscrito, perché tutti gli altri si spiegano come varianti esiti di indebolimenti spiegabili interlinguisticamente
In realtà si possono ricostruire suoni archetipi che di fatto non sono attestati in nessuna lingua storica di nessuna
lista, purchè diano la spiegazione migliore, ma di solito intrinsecamente è debole come posizione
-Devono essere isoglosse significative (l’accento sulla prima sillaba è in molte lingue, sede facile, non è che allora
sono parenti, è un’isoglossa poco significativa) (e poi più isoglosse ci sono più probabile è la parentela)
-verificare la cronologia relativa tra le isoglosse unitarie (in comune tra le 2 lingue considerate) e le isoglosse
differenziali (che si distinguono) non monoglottiche (=non devono essere innovazioni successive di una delle due
lingue) (non sempre si può fare) se le isoglosse unitarie sono più antiche allora le lingue sono parenti, viceversa si
tratta di convergenza linguistica (=interferenza), dovuta a dinamiche di contatto (in pratica va dimostrato che la cose
comuni sono più antiche di quelle che separano)
Una volta che applicato sto metodo ricostruiamo delle forme, cosa ce ne facciamo?
Prospettiva algebrista
Le ricostruzioni sono solo delle formule che attestano corrispondenze, senza interessarci di attribuire una qualche
realtà a queste formulesospendiamo il giudizio
Ma se sradichiamo la forma ricostruita dalla storicità delle lingue anche preistoriche è troppo facile, non ci
applichiamo
Ma di fatto così puoi ricostruire qualunque cosa senza preoccuparti che sia plausibile! Pure saussure dice che l’i.e
aveva nella primissima fase 1 sola vocale, ci sta x i dati, ma di fatto nessuna lingua al mondo una meno di 3 vocali
(forse alcune 2) e allora giustifichi tutto
Prospettiva realista
Cerca di dare corpo a ciò che ricostruiamo, in qualche momento e luogo da qualche persona sono state forme vere
utilizzate per parlare, dai forma a tutto quello che ricostruisci
Metodo potentissimo insomma ma applicabile con lingue solo distribuite su vari millenni e SCRITTE CON SISTEMI
FONOGRAFICI, gli ideogrammi (cinese) non dàn la pronunciafottuti
Le popolazioni che ci hanon lasciato testimonianze storiche in una fase antichissima erano in un momento storico in
cui “”””””””””potevano essere considerate popolo indoeuropeo””””””””””
“noi non ricostruiamo il funzionamento delle lingue, ma principi di funzionalità” per le lingue preistoriche
Funzionamento: parola nel contesto reale storico linguistico sociale eccetra usato o meno in che casi eccetra
Principi di funzionalità: categoria mediante cui le forme funzionavano, per le lingue preistoriche
Infatti nella preistoria mancano I TESTI, senza i testi puoi ricostruire solo principi di funzionalità
Le articolazioni dorsali sono più numerose di quelle anteriori, cosa che nelle lingue reali poi non si realizza
Le corrispondenze che ci attestano le sorde aspirate sono pochissime, le altre 3 tante, c’è chi fa sistema a 3
GLOTTOLOGIA
Ricostruzione vicina: ricostruire uno stato di cose immediatamente desumibile dalla comparazione
Ricostruzione lontana: ricostruzione che va oltre l’immediata comparazione delle forme corradicali e si basa su
ragionamenti di altro tipo non direttamente deducibili dalla comparazione, ma sono comunque ragionamenti
comparativi
Isoglosse che distinguono le lingue germaniche da tutte le altre: legge di Grimm o prima mutazione consonantica di
tutte le lingue germaniche, è uno degli esempi di schift, slittamento regolare di suoni
Chiamata impropriam rotazione consonantica da grimm, che vedeva una ciclicità per cui i suoni eliminati tornavano
in una parola dopo altri mutamenti
3 serie di corrispondenze regolari tra gli esiti delle occlusive indoeuropee nelle lingue germaniche e nelle altre lingue
storiche
Le sorde riuscite dalla porta rientrano dalla finestra, ma le nuove occlusive sorde non sono le vecchie occlusive
sorde, e non sono nelle stesse parole (non vera rotazione)
. occlusive sonore aspirate i.eocclusive sonore germ (con allofoni fricativi in posiz intervocalica)
Allofono
Allofonema
Allomorfo
Allomorfema
È un mutamento paradigmatico
Mutamento regolare ma con alcune eccezioni, tipo le parole onomatopeiche, che tendono a rimanere inalterate per
conservare la loro funzione onomatopeica per lungo tempo, o tipo l’occlusiva sorda che non spirantizza se preceduta
da una fricativa (anche se questa originava a sua volta dalla legge di grimm
Dissimilazione preventiva
+ altre eccezioni
Spiegare eccezioni a una legge usando altra legge è il colpaccio che provano a fare i neogrammatici, trovare
regolarità nelle eccezioni, Karl Werner capisce che serie di eccezioni sono dovute a una sottoregolarità
Di solito ricordata come particolarità della legge di grimm ma in realtà werner descrive altro mutam delle lingue
germaniche indipendente e che sì si intreccia + volte con grimm
Tendenza a assimilazione alla sonorità dai parte dei suoni delle lingue germaniche
la legge di werner è caso comune perché in molte lingue le consonanti in posizione intervocalica tendono a
assimilare la sonorità (per le lingue germaniche solo le fricative, non le occlusive, quindi caso particolare di
assimilazione di sonorità con delle limitazioni)
Mutazione consonantica che riguarda solo loro ma è importante perché diventan base del tedesco standard attuale
grazie all’opera di traduz della bibbia di lutero che diventa varietà di rif
Varietà=dialetto aat. = antico altotedesco (la + antica forma di altotedesco, da usare, ma noi usiamo esempi
moderni)
Suoni già esito della prima legge (per quello si parla di rotaz)
Day tag
Pure quando il suono originariam (perché ora lo pronunci singolo) era geminato ingl apple ted apfel
Labiali dentali e velari non subiscono sta seconda legge allo stesso modo, in realtà sono più isoglosse in punti diversi
della cartina ahaha
Lingue germaniche:
riguarda i tipi di mutamenti nelle serie i.e*, e le serie stesse* rigus+ardati proprio la lezione
nella comparazione le forme residuali, irregolari in una certa lingua, spesso sono forme più antiche poi normalizzate
per via analogica, quindi sono molto importanti nel metodo comparativo ricostruttivo
il raddoppiamento per fare il plurale della parola in alcune lingue austronesiane lo fai raddoppiando tutta la parola se
è corta
per fare altre parole il raddoppiamento è un metodo frequente, di solito si prende la prima consonante del morfema
lessicale con vocale fissa
è difficile costruire intere parole per l’indoeuropeo, perché se sono parole complesse c’è sempre il dubbio se sono 2
continuatori della stessa protoforma indoeuropea o se sono 2 parole formate indipendentemente con stesso
suffisso, tipo daman (av) e thema (gre), apax
LE OCCLUSIVE INDOEUROPEE
bilabiale
dentale
LE DORSALI INDOEUROPEE
Perché lo giustificano precise serie di corrispondenze fonetiche, è la ricostruzione più aderente ai dati
A una fricativa postalveolare aind (molto anteriozizata, palatalizzata) corrisponde velare gre*k’ i.e ricostruiremmo
LINGUE CENTUM
. Occlusive laboivelari i.e labiovelari (rimangono distinte, anche se poi spesso mutano nelle lingue storiche)
GLOTTOLOGIA 22-11
In alcune lingue storiche abbiamo tracce residuali e difficili da interpretare della presenza delle 3 serie in un’unica
lingua storica (tipo l’armeno)
Abbiamo lì fenomeni di palatalizzazione secondaria davanti a E ed I solo delle labiovelari (il cui esito satem sono le
velari) e non delle velari
Altro indizio, Luvio, lingua tra quelle dell’antico ceppo anatolico, lingue studiate da inizio 900
. e pure davanti a *j
*gw
. si delabializza in g davanti a L o R
*gwh
. si conserva dopo nasale (che si realizza come nasale velare), ma non possiamo dire se viene da una sonora o da una
sonora aspirata perché l’esito è lo stesso, spesso la comparazione interna non ci aiuta, magari quella esterna sì
Nel greco ATTICO le labiovelari indoeuropee hanno esiti diversi a seconda del contesto
Il dialetto miceneo è un dialetto come gli altri ma è il più antico attestato (II millennio) scritto con sillabario (non
buon sistema perché non distingue tra sorde sonore e sonore aspirate) e succedon cose strane
Hanno realizzazione velare (ossia si delabializzano) quando si dissimilano rispetto a una U (la vocale più labiovelare)
[PROVE CELL]
Quando le sonoranti *m *n *l *r occupano nucleo di sillaba vengono dette sonanti. In sti caso nelle lingue storiche
sviluppano vocali d’appoggio brevi di vario timbro. Dopo lo sviluppo delle vocali d’appoggio le sonanti ora non più
sonanti possono cadere (avviene soprattutto per le nasali)
Le liquide sonanti scoperte prima. Le nasali dopo, nel 78, brugmann cavallo di battaglia neogramatici saussure ci
rimane male perché l’aveva intuito
Le liquide infatti, specialmente la vibrante, sono le uniche attestate come tali senza vocali d’appoggio in i.e, ma solo il
ramo indiano le conserva come tali
Vocalismo indoeuropeo
Da un punto di vista fonetico 5 vocali breve a e i o u con le loro 5 lunghe
Ma per il ruolo le vere vocali sono a e o, mentre i ed u (cmq timbri vocalici) hanno natura secondaria perché
rientrano nel meccanismo delle alternanze apofoniche
Apofonia: variazione di vocale all’interno di morfema a cui corrisponde un valore morfologico (sing sang sung)
Tutti i morfemi lessicali primari (radici) o quasi e la maggior parte dei grammaticali (sia derivativi che flessivi)
facevano apofonia nel i.e originale, apofonia diffusissima
Non è facile stabilire con certezza i valori dei singoli gradi apofonici, nell’i.e era meccanismo molto funzionale che poi
viene meno con le lingue storiche (in generale si può dire e presente, zero passato, o perfetto)
La A?
Cmq esagerato, ce se è la più diffusa nelle lingue storiche cmq doveva esserci…
Apofonia quantativa, secondaria perché o di origine non i.e, o seppur rintracciabile nell’i.e, c’è cmq chi fa
ricostruzione + profonda
** = forma ancora + antica ricostruita x ricostruzione interna, non suffragata dai dati, ricostruz ancor + antica
Paterspaterr (assimilaz)patèr con è lunga [degeminazione della vibrante (semplificazione) e allungamento della
vocale precedente per legge di lackmann] legge di szemerènyi figa ma non dimostrabile
Cmq la A non era vocale apofonica seppur a pieno titolo vocale (secondo dedè) nell’i.e
La I e la U invece fanno parte della struttura della radice, se la togli non cambia la grammatica ma cambia il
significato, sono in nucleo di sillaba ma sono funzionalmente delle consonanti in i.e, come nelle lingue semitiche che
le consonanti danno il significato (e le altre vocali sono transfissi)
GLOTTOLOGIA 23-11
Non tutti i foni di natura vocalica han stesso ruolo. La I e la U partecipano a quella funzione semasio-fonologica per
dare a radici e morfemi il loro significato lessicale per i morfemi lessicali e grammaticale per i morfemi grammaticali
La vocale c’è (la i) per sviluppi fonetici secondari in elipon, così come la A in edrakon
Per quel diffuso pregiudizio sanscritocentrico di inizio indoeuropeistica Schleiker riteneva che l’indoiranico riflettesse
la situa i.e, invece sono le lingue europee a conservare lo stato di cose più antico
Anche nel sanscrito cmq ci sono la E e la O, però sono secondarie rispetto all’i.e
*Oi*ai*aee
*ou*au*o
Legge collitz-de saussure non ho capito un cazzo, cmq vale solo in alcune parole
Ma c’è pure isaia ascoli che nello stesso ultimo quarto dell’800 ci arriva indipendentemente come altri alla soluz
i.e *E lingue germaniche e/i, gotico di solito i, greco e, aind a (la vibrante protegge la e semiaperta dalla chiusura
in i in sto esempio del gotico)
Si disse allora che l’i.e possedeva vocale di timbro indistinto, vocale centrale chiamata in onore della grammatica
ebraica schwa indogermanicum, (vocale extrabreve centrale ebraica era lo schwa)
Si pensò che fosse il risultato di un indebolimento di vocali lunghe, fatto giustificato da serie in cui pare di osservare
un’apofonia quantitativa
Vocale indistinta in cui il timbro si riprecisa nelle varie lingue in modi diversi (ma cmq non sappiamo perché le
distinzioni suddette)
Saussure, corso di linguistica generale pubblicato postumo nel 1916, lui nasce come indoeuropeista, linguista storico,
che nel 1878 pubblica “saggio sul sistema primitivo delle vocali nelle lingue indoeuropee”
Riconduce a una spiegazione unitaria una serie di fatti fino ad allora considerati separati
Le forme con radici soggette a apofonia quantitativa con vocale lunga sono quelle che prevedono grado apofonico
pieno, le forme con breve sono quelle che prevedono grado zero
Ipotesi di saussure
Esistevano COEFFICIENTI SONANTICI (A e O) che sono fonemi che si comportano come le sonanti: quando si trovano
tra consonanti si vocalizzano come le sonanti, quando si trovano tra vocale e consonante allungano, cadendo, la
vocale precedente, mentre quando precedevano una vocale cadevano
Lui era cauto non voleva spingersi a chiamarli come laringali, li chiama con termine solo logico
Triplice riflesso greco delle laringali, l’indoeuropeistica oggi tende a ricostruire tre fonemi laringali, ognuno
responsabile di un diverso timbro del greco
Nessuna lingua i.e attestava direttam sti fonemi, ci arriva per deduzioni logiche, teoria delle laringali
Hrozny decifra l’ittito nel 1915 e nel 1927 kurylowicz trova tracce di laringali in contesti dove la teoria di saussure
faceva presagire una loro presenza
Esplosione della teoria laringalista, saussure aveva ragione ma era già morto poverino, nel 1913 era morto
Ricostruiamole solo però in presenza di attestaz chiare delle lingue anatoliche o in corrispondenza set/anit indiane o
in corrispondenze anonime tipo pitar! Firmato dedè
1935 esito più estremo delle laringali nell’opera di benveniste, argomenti seri ma non inconfutabili
Ogni radice i.e per lui parte per consonante, se parte per vocali vuol dire che è caduta la laringale