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GLOTTOLOGIA

Il documento discute la struttura delle frasi e dei sintagmi, evidenziando l'interdipendenza tra soggetto e predicato e la loro definizione secondo Aristotele. Viene esplorata la flessione linguistica, le categorie grammaticali e i ruoli semantici, nonché le differenze tra le lingue riguardo a soggetto e predicato. Infine, si analizzano i rapporti semantici, come sinonimia, antonimia e gerarchia, e la loro importanza nella comprensione del significato linguistico.

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Il documento discute la struttura delle frasi e dei sintagmi, evidenziando l'interdipendenza tra soggetto e predicato e la loro definizione secondo Aristotele. Viene esplorata la flessione linguistica, le categorie grammaticali e i ruoli semantici, nonché le differenze tra le lingue riguardo a soggetto e predicato. Infine, si analizzano i rapporti semantici, come sinonimia, antonimia e gerarchia, e la loro importanza nella comprensione del significato linguistico.

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iGLOTTOLOGIA 11/10

Le parole sono i costituenti immediati dei sintagmi

I sintagmi sono i costituenti immediati delle frasi

Struttura predicativa (dualità sogg. + pred.) frase

Soggetto e predicato sono interdipendenti e si definiscono tra di loro

Aristotele fece molte osservazioni sulla predicazione 2500 anni fa: osservò che alcune frasi (“giudizi”) sono frasi perché
soggiacciono al valore di verità (veri o falsi)

Giudizi = asserzione: annunciare stato di cose

Vieni qui (non puoi dire vera o falsa, è un ordine, una frase iussiva): ma è comunque una frase (Aristotele sbaglia)

Predicare vuol dire “dire qualcosa di qualcos’altro”, ma non è solo un criterio semantico: strutturalmente DEVE esserci la dualità
sogg.-pred.

Poi è intuitivo alla fine: “il cane bianco” non è una frase!

Enunciato = espressione linguistica con inizio e fine in un certo discorso (=scambio comunicativo), orale o scritto che sia (quello
orale ha più importanza a livello conoscitivo)

“Basta!” è un enunciato, ha chiaro significato e tutto il resto, ma non c’è la dualità

In ogni lingua (e cultura) cambia la concezione di sogg. e pred.

L’idea del sogg. è occidentale

Subject prominence = tipo nell’italiano

Topic “ = tipo nel cinese

La classe dei verbi, nelle lingue europee, è la più portata a fare il predicato

“il ragazzo mangia il gelato”: 3 sintagmi minimi

Per Tenier, linguista francese, il verbo era il centro della frase

Sostituzione mediante pro forma per trovare i sintagmi

Il ragazzo mangia il gelato il ragazzo lo fa OK

Il ragazzo mangia il gelato ??? il gelato NO

RUOLI SEMANTICI

C’è un nucleo semantico (contenuto nozionale della frase) che rimane costante tra frasi uguali attivo/passivo: ci sono sempre
AGENTE e PAZIENTE

Detto pure proposizione (≠ dalla grammatica)

Agente e paziente compresenti: se c’è uno c’è l’altro

Referente con pieno controllo dell’azione e che agisce (su qualcos’altro, allora è agente prototipico)

Il verbo correre, al di là che lo fai x sport o d’istinto perché sei inseguito, è un verbo meno agentivo di altri
ESPERIENTE: Gianni ha paura

BENEFICIARIO: offro un caffè a mario

STRUMENTO: ti ho chiamato al telefono

TEMPO/LUOGO: giochiamo domani/a san siro

TEMA (non quello di tema-rema): il resto: il libro è sul tavolo

L’associazione soggetto sintattico/agente non è marcata

Quella predicato sintattico/ verbo è marcata

Tra sintassi e pragmatica: TEMA e REMA

Non corrispondono necessariamente a sogg. e pred.

TEMA: Qualcuno, un protagonista

REMA: Ciò che si dice di sto qualcosa

Dislocazione a dx o sx: in base a dov’è il tema

È x che fa y: posizione di focus, attenzione centrata sul tema (intonazione ascendente)

Enunciato tetico o presentativo: c’è solo il rema (“è arrivato Mario”), tutto nuovo

Il tema non per forza è un elemento noto, ma di solito sì:

Abbiamo parlato di molti linguisti: di Saussure invece non abbiam ancora parlato

Verbi zerovalenti: NON DEVE esserci il sogg. (piove): UNICA ECCEZIONE ALLA DUALITA’

In inglese invece DEVE esserci (IT rains)

IT NON HA REFERENTE

È un SOGGETTO ESPLETIVO (fantoccio, come dice Tenier)

FLESSIONE

Se penso a un nome dico il singolare tendienzialm.

Se penso a un verbo dico l’infinito “

Consideriamo amo e ami come fossero la stessa parola, all’interno di una flessione

Accezione larga

“ TRAMITE MORFEMI LIBERI “


Accezione stretta

Attribuzione a morfema lessicale di tratti grammaticali: persona genere modo (che in vede – v –o è sia in v che in o) e numero
caso aspetto TRAMITE MORFEMI LEGATI che creano diverse forme della stessa parola

È una questione di rappresentazione

Am-o

Ama-s

Ama-t

(…)

Omogeneità formale=am-

Unità semantica=amare

Cambia solo la persona

Dunque sono 6 forme flesse della stessa parola

Si parla di parole anche nei casi eterogenei

Vad-o

And-iamo

Pure nell’eterogeneità formale possiamo dire che è la stessa parola, fanno parte dello stesso paradigma flessivo

Oltre ovviamente all’unità semantica andare

Can-e / can-il-e

omogeneità formale sì (can-), no unità semantica  comunque è la stessa parola *

Perché no unità semantica?

Es. :

Anda-re / anda-tur-a

Omogeneità formale sì, tanto forte che sembrano 2 forme flesse dello stesso paradigma, no unità semantica

Spiegare la differenza semantica è difficile, uno volendo può dire che entrambi indicano l’azione e hanno lo stesso referente: ma
l’unica differenza è che uno è un verbo e uno è un nome

L’idea è sempre ANDARE: la dicriminante è GRAMMATICALE  non è la stessa parola *

Discriminante che ha riflessi sintattici: dico “è bello andare in università” ma non “è bello andatura in università”

Non posson stare nello stesso contesto

CATEGORIE GRAMMATICALI (de simone)

Classi di opzioni grammaticali complementari e omogenee

I diversi valori devono esprimere tutte le possibilità (sing. o plur. X es., tertium non datur)

I vari valori devono fare rif. più o meno alle stesse aree semantiche (sing. e plur. devono riferirsi entrambi alla numerabilità)
Proprietà delle categorie grammaticali

Obbligatorietà

Le categorie grammaticali flessive hanno il tratto di obbligatorietà per ogni loro specifico valore: per es. per i nomi latini devo
dire genere numero e caso, in italiano solo genere e numero

Ma tutti e 3 in lat e tutti e 2 in ita, non scelgo io quanti, non cose a metà, non posso dire vedev- ***

GLOTTOLOGIA 12/10

Roman Jacobson, russo emigrato in america per i nazi, lì finisce carriera

Le lingue differiscono per quello che devono esprimere, non per quello che possono esprimere ***

Ci sono certi tipi di informazione obbligatori in quanto tratti flessivi, anche se potenzialmente ogni lingua è “onnipotente”

. tratti flessivi INERENTI

Non dipendono dal contesto (=scelta del parlante, condizionamento NON linguistico ma extra) sintagmatico frasale in cui la
parola è inserita

Scelta, non selezione

Mio FRATELLO (GENERE E NUMERO) parla con me

GENERE E NUMERO sono inerenti a livelli diversi qui: il numero è INERENTE ALLA SINGOLA FORMA FLESSA, il genere ALL’INTERO
LESSEMA (e allora è obbligatorio in sto secondo caso) ( all’intero lessema in quanto non esiste “fratella” eh)

FLESSIONE INERENTE

. tratti flessivi CONTESTUALI

Dipendono dal contesto

MIO FRATELLO (GENERE, NUMERO 2 VOLTE, E PERSONA)

NUMERO INERENTE

NUMERO CONTESTUALE

L’aggettivo presenta genere e numero come contestuali: devono accordarsi

FLESSIONE CONTESTUALE PER ACCORDO

Un elemento CONTROLLER e un elemento TARGET, che deve accordarsi al primo

FRATELLO controlla MIO e PARLA

PARLA: è inerente per indicativo presente attivo

È contestuale per genere e numero

Su una stessa parola quindi tratti sia inerenti che contestuali

LESSEMA: la parola solo nel suo significato lessicale, facendo astrazione dei tratti semantici
PER REGGENZA

L’ultimo remasuglio dei casi è il pronome

Fa da TARGET per la preposizione, testa del sintagma preposizionale

Ma pure il verbo DO in latino, che REGGE l’accusativo, vuol dir che fa da CONTROLLER sulla parol che lo precede

LibrUM DO

Verbi/adposizioni

Tendono a far accordi per contestualità per accordo/contestualità per reggenza rispettivamente

Nomi/aggettivi/articoli sogg./pred.

Tendono a far accordi per inerenza

OLTRE LA FRASE: TESTI E CONTESTI

DEISSI E ANAFORA (O CATAFORA)

ieri sono andato a roma: ieri è deittico

ieri ha significato chiaro ma non chiaramente codificabile senza la conoscenza del contesto extraliguistico in cui è stato
prodotto

hai visto laura lì?

Lì= Roma : non lo capisco dal contesto extralinguistico (non chiaramente espresso) ma dal COTESTO (testo scritto sopra)= ripresa
anaforica (anafero=su/indietro riporto)

Si le ho detto che la salutavi

Le e La sono anaforici di Laura

elementi forici:

anaforici o CATAFORICI (CI sei poi andato AL PARCO?) = anticipa una cosa di DOPO

elementi deittici:

come i pronomi, sono espressioni che si riferiscono a un referente in modo non completo ma indicativo

deissi e foricità di TEMPO, LUOGO, PERSONA

SEMANTICA

Quella parte della linguistica che studia il significato linguistico

Parte del linguaggio che non dipende del tutto dalla realtà extralinguistica

I significati linguistici hanno pure loro una loro autonomia nella nostra testa

Paolo è vivo e morto = FALSO, NON FUNZIONA, anche se non ho fissato un parametro specifico e anche se non so chi è Paolo

La semantica indipendentemente non fa funzionare la cosa

E pure i casi limite (blu/verde) c’è chi vede uno e chi l’altro: la semantica è a sé, non dipende da un’unica visione
DENOTAZIONE

Dimensione oggettiva del significato lessicale, ovvero il fatto di riferirsi a un referente della realtà extralinguistica mediante il
ricorso a sue caratteristiche extralinguistiche

CONNOTAZIONE

Dimensione soggettiva del significato lessicale, connessa a sensazioni e giudizi di valore dei parlanti

MICIO= lo dico perché è piccolo? Perché è simpatico? Bho

Magari è bello e piccolo e vivace ma mi sta sul cazzo e lo chiamo gattaccio non è un errore, NON è MICIO PER TUTTI,

Non riguarda le caratteristiche intrinseche ma il rapporto con il parlante

MAIUSCOLO=LESSEMA

INTENSIONE

Dimensione interna del sl, insieme dei tratti semantici che identificano il significato di un lessema o di un’espressione linguistica
(=descrizione del significato denotativo, da vocabolario)

LIBRO= inanimato, concreto, pagine, copertina

ESTENSIONE

Insieme dei referenti potenziali o attuali della realtà extralinguistica a cui mi posso legittimamente riferire con una parola

LIBRO= veloce (NO)

ECCEZIONE: I NOMI PROPRI

ROMA vs LA CAPITALE D’ITALIA

2 espressioni COREFERENZIALI

Il lessema ROMA non ha un’intensione, non ha riferimenti extralinguistici, in teoria potrei pensare che ROMA è un animale se
non lo so

I nomi propri hanno un riferimento solo DEITTICO, hanno funzione sì individuante ma di tipo DEITTICO, capibile dal CONTESTO

LE PAROLE NEL LESSICO MENTALE SONO IN RAPP. PARADIGMATICI

Potenzialmente tutte le parole sono legate. Riso e finestra no, però di fatto sì, ma grammaticalm.

RAPPORTI PARTICOLARI:

OMONIMIA = stessi significanti, diversi significati, 2 parole di forma uguale

Riso1 (cibo)

Riso2 (risata)

Nei casi di omonimia ci sono 2 etimologie diverse, ma mica hai culo da poter fare sempre l’etimologia

DA NON CONFONDERE CON POLISEMIA

Cuore1,2= stesso significante, diversi significati, 1 sola parola

Cuore=organo

Cuore=fulcro
Perché cambia linguisticamente?

Perché riso e riso non li potrei mai mettere in relazione secondo un procedimento razionale, son due parole del tutto diverse

Mentre cuore e cuore nascono da una parola perché i 2 significati sono in rapp. di derivazione, in questo caso metaforico: il
cuore è il CENTRO (sia del corpo che del discorso)

Esistono omofoni omografi e non omografi nella vita

METASEMIA

Slittamento di significati, utile nel linguaggio comune

“sei un libro aperto”

SINONIMIA diversi significanti, stesso significato

Contrasta col principio di economia

Principio di minimo sforzo e massima resa, principio del linguista francese Martinette: le lingue tollerano omonimi, perché sono
utili economicamente x es

Sinonimia perfetta quasi inesistente= non implicherebbe solo =denotazione ma pure totale sostituibilità in tutti i contesti

TRA/FRA sinonimia perfetta

Cuore-cuore non è che uno è estensione dell’altro in senso sincronico, processuale

Però sì in senso diacronico, ma non chiamarla “estensione”

SONO TUTTI RAPPORTI PARADIGMATICI (=fra elementi non compresenti) DI SOMIGLIANZA

RAPPORTI DI OPPOSIZIONE

ANTINOMIA

caldo/freddo antonimi (o contrari)

Individuano i due estremi di una scala

Test della negazione risolto parzialmente: se una cosa è calda non è fredda, se non è calda non è detto che sia freddo

COMPLEMENTARITA’

Vivo/morto

Da soli esauriscono tutte le possibilità

Il test della negazione si risolve completamente

INVERSIONE

Vendere/comprare

Sono sì contrari ma l’uno implica l’altro: non c’è venditore senza compratore

Riguardano le relazioni codificate extralinguisticamente


ENANTIOSEMIA

1 significante con 2 significati contrari

Ospite1,2, tirare1,2

RAPPORTI GERARCHICI

IPERONIMIA/IPONIMIA

Ogni termine più specifico è iponimo di quello più generale, iperonimo viceversa

Relazione “è un”

Mammifero uccello crostaceo ecc… sono iponimi di animale, e ne costituiscono il campo semantico

CAMPO SEMANTICO: insieme dei coiponimi di uno stesso iperonimo

OLONIMIA/MERONIMIA

Pure essi volendo stanno in una catena

Relazione “è parte di”

GLOTTOLOGIA 13/10

RAPPORTI SINTAGMATICI

SOLIDARIETA’ SEMANTICA

Nitrire>cavallo

Data una parola probabile che nel cotesto da qualche parte ci sia o sia sottintesa la parola legata alla prima: è un fatto testuale

Richiamo quasi obbligato di un lessema sull’altro dovuto a fatto semantico: se prendo l’intensione di nitrire trovo che
l’intensione di cavallo è completamente compresa in essa

Il rapporto non è paritetico: se trovo cavallo non è che mi aspetto nitrire, ma viceversa sì

Il legame con la realtà è dovuto a chiaro fatto extralinguistico, l’uomo utente della lingua non può mutare un fatto biologico: cioè
che appunto il cavallo nitrisce

Legame semantico forte sostenuto da legame extralinguistico fortissimo

I rapporti di solidarietà semantica sono interlinguistici: pur con lessemi diversi nitrisce è legato a cavallo in tutte le lingue del
mondo (che sanno cos’è un cavallo=conoscono il referente extralinguistico)

COLLOCAZIONE

Fatto più linguistico

A livello testuale è simile alla solidarietà semantica

Due lessemi tendono a occorrere insieme in una certa tipologia di testi

Saluti>cordiali

Rapporto non così forte: non c’è legame semantico obbligato (c’è ma non è obbligato)

Collocazione che prevede una forma flessa al plurale in questo caso, quindi parli di parole e non di lessemi in generale

Sono dovuti a convenzioni linguistiche


Le collocazioni linguistiche fregano chi non è madrelingua, perché serve QUELLA SPECIFICA parola

Variano da lingua a lingua nella forma pur rimanendo uguali nel conenuto, per le lingue che le hanno in comune come
espressioni

Trovare la parola giusta che va con la parola giusta

Giusta=convenzionale

La convenzione è la base della lingua

PRAGMATICA (o pragmalinguistica)

Non è più nell’ambito dell’arcihtettura del linguaggio ma è una prospettiva di studio dei fatti linguistici

Noi finora abbiamo analizzato la struttura interna del linguaggio

La linguistica come scienza autonoma nasce circa a inizio 800

Pragmatica=uso del linguaggio con riferimento ai contesti extralinguisitici:uso del linguaggio nei contesti comunicativi

Uno degli studi più recenti e prende le mosse dagli studi dei filosofi linguisti anglosassoni e tedeschi

Abbiam le prime cognizioni consapevoli di grammatica col filosofo Ludwig Wiktestein (ted)

E poi col linguista John Langshaw Austin, y 50 del 900 serie di lezioni ad harvard poi pubblicate postume col titolo evocativo e
pragmatico e british “how to do things with words” (ing)

Lui parte dagli enunciati performativi (e in particolare dai verbi performativi) e li confronta con altri dalla semantica uguale

Ti prometto che ti porterò a new york

La autorizzo a parlare a nome nostro

Vi dichiaro marito e moglie

Giorgio promise ad anna che l’avrebbe portata a new york

Maria è stata autorizzata a parlare a nome di tutti i lavoratori

Ci dichiari marito e moglie subito

C’è sempre semanticamente PROMESSA, AUTORIZZAZIONE E ATTESTAZIONE

Ma extralinguisticamente i primi realizzano extralinguisticamente quello che la semantica esprime, i secondi no

I secondi sono detti “constativi”

Verbi Pres. Att. in genere possono essere performativi

Quando l’atto si realizza in virtù del linguaggio, non per coincidenze

Il linguaggio però cmq è sempre performativo anche se ciò che si dice non corrisponde sempre a ciò che si fa

Teoria degli atti linguistici: dentro a ogni atto linguistico (quando qualcuno si esprime col linguaggio) ci son 3 livelli

- Atto locutivo (o locutorio): esprimersi con una certa fonetica fonologia morfologia sintassi semantica ecc…
(dimensione interna)
- Atto illocutivo (o illocutorio): ciò che si fa con il dire (dare un ordine, fare una richiesta, ecc…)
- Atto perlocutivo (o perlocutorio): effetto dell’enunciato sul contesto extralinguistico

Ad atto locutivo corrisponde 1 atto illocutivo nell’intenzione del locutore


Però nei fatti ci possono essere oscillazioni nell’interpretazione da parte di chi ascolta

Però rimane 1: tra i +di1 ne scegli cmq 1

John Searle distingue gli atti illocutivi infatti in base alle intenzioni del parlante

Atti linguistici indiretti

Scusi, sa l’ora?

Convensionalmente interpretata come una DOMANDA a livello illocutivo

Ma l’atto linguistico VERO è una RICHIESTA

Non male questa pasta!

Convenzionalmente è un’ASSERZIONE

Ma di fatto è una RICHIESTA “ne voglio ancora!”

Credi davvero a sta cazzata?

Sembra una DOMANDA

Ma è retorica, è un’ASSERZIONE “è una cazzata!”

IMPLICATURE CONVERSAZIONALI

Linguista e filosofo del linguaggio del 900 erbert paul grice che codifica in modo british il principio di cooperazione tra i parlanti

Gli scambi comunicativi collaborativi esigono le massime conversazionali:

massima di qualità: “dì sempre la verità”

massima di quantità: “di la quantità giusta di info”

massima di modo: “parla in modo chiaro”

massima di relazione: “stai in tema”

massime che distinguono gli scambi cooperativi, ma in realtà sono violate di continuo senza che il principio di cooperazione crolli

quando si violano alcune di ste massime consapevolmente si creano implicature conversazionali: l’ironia, capibile o non capibile
da culture diverse (essa è la violazione della massima di qualità, è pericoloso giocarci, perché si parla di vero/falso)

com’è andata? BENE sostituisce una frase lunga pessimista, e rende l’idea di sarcasmo (molto economica la cosa)

la sintesi aiuta a far procedere fluidamente il discorso, ti dico più cose in meno tempo, e si riesce a stabilire una relazione
diversa da quella formale con qualcuno

consentono, risparmiando frasi, di esprimere molti contenuti

però è facile non capirsi, lo fai con chi ha confidenza e comprensione con te

se si violano tutte in genere c’è il fraintendimento: non ci si capisce

la pragmatica quindi cambia per ogni lingua e cultura

aree di illocuzione:

asserzione

domanda: quaero

richiesta (iussiva): peto (la differenza da un ordine è solo quantitativa, non qualitativa)
GLOTTOLOGIA 18/10

TIPOLOGIA LINGUISTICA

Si riconnette più a variazione che a mutamento

Non è un’articolazione interna del linguaggio (col lessico le abbiamo finite) , ma una prospettiva di studio classificatoria dei fatti
linguistici

Vale per tutte le lingue del mondo, passate presenti future artificiali e ignote

Classificazione essenzialmente sincronica, con riferimento alle singole lingue (ma può esser pure diacronica)

Che prescinde totalmente dai rapporti genealogici (=discendenze storiche)

Lingue di tradizioni storiche totalmente differenti possono per certi aspetti rientrare nello stesso TIPO

Tipo= idea di base, è un insieme di caratteristiche strutturali significative

Non sono insiemi casuali, le caratteristiche contenute sono correlate da parametri specifici

Vari tipi di correlazioni

Per la classificazione tipologica se parliamo di “lingue con vocali” parliamo di universali assoluti (=poco utili) tutte le lingue infatti
sono così, è un unico tipo

“lingue in cui la parola cane ha il suono K”, inutile pure questa classificazione, perché tutti gli altri suoni sono diversi, quindi serve
a poco, è poco significativo come dire “tutte quelli che amano il color blu”, si ma dici poco della persona

“lingue con stesso ordine sogg. verbo. ogg. In determinati tipi di frasi”, utile: tipo italiano e vietnamita non c’entran per nulla ma
han sta caratteristica comune

Obbiettivi:

-ottica descrittiva: descrivere i limiti della variazione interlinguistica (non infinita e non casuale)

-predire le configurazioni tipologiche probabili e quelle improbabili per le lingue (NON SEMPRE POSSIBILE)

Un certo insieme di tratti strutturali difficilmente o facilmente si può realizzare, studio sottoposto alla statistica dei dati concreti

-spiegare le correlazioni tra i parametri strutturali osservati (prospettiva funzionalista) (+DURA ANCORA, NON SEMPRE
POSSIBILE)

Perché alcuni tratti e parametri differenti vanno d’accordo tra di loro e altri no?

Spiegazioni ipotetiche, non c’è mai la piena certezza

TIPOLOGIA MORFOLOGICA

Tipologia morfologica (la capostipite delle moderne calssificazioni tipologiche), si inizia a studiarla nell’800, molti dibattiti, qui
quadro neutro

Si dividono le parole seondo due indici, che fan riferimento a due caratteri già visti in relazione al concetto di morfema
prototipico

Indice di sintesi: indica la quantità di morfi che sono mediamente presenti all’interno della parola

Valori alti: tanti morfi per parola (bassi viceversa) è un valore quantitativo

Indice di fusione: indica il grado di segmentabilitàvalori alti: parole difficilmente segmentabili

quanto facilmente i morfemi ([Link]) che costituiscono la parola sia tra di loro sia con i loro significati ([Link].) possono
essere separati

(spesso + significati per 1 unico morfema)

Riguardo al confine tra parte lessicale e grammaticale


I tipi puri non esistono, le lingue sono sempre contenenti caratteristiche che si orientano a tipi diversi

Esistono però 4 tipi morfologici diversi di base

TIPO ISOLANTE (lingue isolanti)

Si caratterizza per indice di sintesi bassissimo, pari a 1

Ogni parola quindi è caratterizzata da 1 solo morfema, che coincide con la parola (quindi morfemi liberi)

Parole MONOMOFERMICHE per quanto riguarda il singnificato totale

Alta percentuale di parole omofone e anche omonime

Molti omofoni però non sono omografi

E anche 1 parola usata in contesti diversi (derivazione zero)

E anche parole che assumono significati diversi in base alla posizione e all’ordine delle parole (sintassi)

L’indice di fusione non è applicabile (1 solo morfema per parola)

TIPO POLISINTETICO (lingue polisintetiche)

L’indice di sintesi è al top: almeno 4 morfemi a parola

Possono esserci + morfemi lessicali (con propria autonomia semantica)

Un composto conta come 1, qua intendiamo proprio + referenti

Certe parole posson essere tradotte infatti come frasi in lingue non polisintetiche

Polisintesi: unire morfemi lessicali lasciando autonomia sintattica

Semanticamente pure “sacerdote” in italiano è : quello che si occupa delle cose sacre

Semanticamente però , perché formalmente pure “quello che si (…)sacre” è un’unica parola, anche il referente deve
corrispondere a un’unica parola

Sacerdote può essere glossato come una perifrasi ma morfologicamente è una parola sola

Noi invece intendiamo parola (con + morfemi lessicali) che riporta ad altra parola

RICORDANO I RAPPORTI SINTAGMATICI (intromissione della sintassi di frase all’interno della parola), solo che lì la parte
determinante segue la struttura sintattica della frase, mentre qui i vari morfemi lessicali aderiscono all’ordine e la struttura
richiesta dalla parola (si parla della giustapposizione che porta alla formazione della parola)

Si potrebbe costruire l’albero di dipendenze sintagmatico della parola

L’albero si può fare sia per frasi (sintassi della frase) che per parole (sintassi della parola)

L’indice di fusione è medio (morfemi abbastanza ben individuabili) il . indica due significati non separabili all’interno di un
morfema

TIPO AGGLUTINANTE (lingue agglutinanti)

Indice di sintesi medio alto , rapp. 3-1

Indice di fusione minimo

Morfemi chiaramente identificabili e si tende a un perfetto isomorfismo biunivoco tra forma e contenuto nel tipo puro

Possono esserci allomorfie ma di base le parti si comportano sempre allo stesso modo

Rapporto biunivoco, 1 forma per ogni contenuto; 1 contenuto per ogni forma
Indice di sintesi funzionale all’indice di fusione: per aggiungere un valore devo aggiungere un pezzo (rapporto di proporzionalità)

Tipo come collezione coerente di tratti

TIPO FUSIVO (lingue fusive) [DETTO PURE FLESSIVO, che fa rif al fatto che sn lingue con la flessione]

Indice di fusione alto porta a flessione complessa

Non c’è isomorfismo tra forma e contenuto: c’è allomorfia, condizionata lessicalmente (classi di flessione)

C’è suppletivismo

C’è omonimia tra forme flesse (stessa forma e + significati sul piano paradigmatico)

Rapporto non univoco né tra forma e contenuto né viceversa

Morfemi cumulativi, 1 forma + contenuti infatti

Latino=lingua fusiva sintetica

Italiano=lingua fusiva analitica

Ha un sottotipo, il sottotipo introflessivo, tipico delle lingue semitiche

C’è una separazione tra morfema lessicale e morfema grammaticale

Tende a essere realizzato da consonanti

“ vocali, che si pongono a pettine modificando il primo (detti morfemi transfissi)

I morfemi transfissi sono morfemi cumulativi (indicano più significati) spesso

Addirittura i tratti categoriali, senza i morfemi transfissi, non sono definiti, in molti casi (x es non capiamo se ktb, in arabo, sia
nome e verbo prima di metterci le vocali)

GLOTTOLOGIA 19/10

Parola per domani: sguinzagliò

Il sottotipo introflessivo è un sottotipo del tipo fusivo

Introflessione è un caso estremo di morfologia fusiva

TIPOLOGIA SINTATTICA

Joseph Greenbeg, 20 sec

Ordine in senso lineare (chi vien prima e chi vien dopo) nella frase dei 3 costituenti SOGGETTO VERBO OGGETTO

Costituenti in frase indipendente dichiarativa assertiva: si prende in cosiderazione questo

Perché è la frase strutturalmente semanticamente e cognitivamente meno marcata: quindi la più diagonstica, il cuore più
semplice della sintassi

Distinzione occidentale: verbo al centro della frase e ben distinto dai nomi

Tipologia quindi non perfetta

Verbo=classe di parola che tende (non per forza) a costituire struttura sintattica (predicato)

Nome e oggetto= le altre 2 strutture sintattiche

Parametro gerarchicamente sovraordinato: top, soddisfatto questo ci si può aspettare molte cose da una lingua

L’ordine non sarebbe solo lineare, ma noi guardiamo quello

6 ordini logicamente possibili INDICATORE SINTAGMATICO*


SOV

SVO circa il 97% delle lingue del mondo hanno questo ordine basico: tantissime

VSO

VOS

OVS circa il 3%, in zone specifiche del pianeta, non del tutto casuale

OSV

WALS: atlante tipologico

Feature 81A

Alcune lingue con morfologia di base molto sviluppata posson mettere in ordine casuale che tanto funziona

A volte cmq il fatto che una lingua domini o una tipologia domini è casuale (l’inglese perché funziona in tutto il mondo?bho)

A volte infatti sono solo evoluzioni storiche

A volte invece c’è proprio PREFERENZA INTERLINGUISTICA

In genere in quelle maggioritarie S precede O

Nelle altre viceversa

Dato che il soggetto prototipico tende a coincidere con agente e tema, ha una priorità sia in termini sia cognitivi che
comunicativi rispetto all’oggetto

È normale per l’umano categorizzare chi ha potere come prevalente in una situazione

È più facile istituire una conversazione mettendo sul tavolo ciò di cui si sta parlando e dicendo solo dopo ciò che lo riguarda

Agente e tema nei rispettivi domini cognitivi e comunicativi rispetto a paziente e rema hanno priorità, che si traduce in una
PRECEDENZA LINEARE del soggetto, una cosa strutturale. Questo è il principio di precedenza

È una possibile spiegazione, sistematica rispetto ai dati, non immune a eccezioni

Nei primi 3 ordini, maggioritari, c’è ulteriore differenza:

VSO è relativamente sfavorito rispetto agli altri 2

SOV E SVO sono i 2 big, rispettiv nell’italiano e nel jap, [Link]., [Link]., gre clas.

Perché?

Principio di adiacenza, più debole perché puramente sintattico, non extralinguistico

Gli ordini favoriti hanno che oggetto e verbo sono vicini (e fan parte entrambi del sintagma verbale)

Non si spezza dunque il sintagma verbale, una cosa che le lingue sembrano preferire

È una spiegazione a posteriori, basata sui dati

Quando si vuole invece marcare la frase la prima cosa è alterare l’ordine sintattico

Il libro l’ho preso io

Il cuore della tipologia sta nelle correlazioni tra ordine basico e altri parametri:

Posiz. di S poco significativa come parametro, conta più la posizione reciproca di V e O


: . struttura del sintagma adposizionale (pre o post posizione)

. struttura del sintagma nominale (nome/agg o nome/gen)

. struttura del sintagma verbale

Tabella dei tipi coerenti*

Generalizzazione di Vennemann (tipologo), generalizzazione molto forte (ha molti controesempi)

Tutte le costruzioni dove è presente un rapporto di tipo testa-modificatore tendono a presentare lo stesso ordine

Generalizzazione che implica il principio di economia

È una tendenza, non un universale

La coerenza tipologica di una lingua non è legata alla facilità di parlarla

L’inglese, la più diffusa al mondo dopo il cinese, è molto incoerente per esempio

A volte ammette più tipi possibili, sia quello coerente che quello incoerente: non prende neanche una posizione, è doppiamente
incoerente

INGLESE

SINTASSI

SVO

AN

NG/GN

MORFOLOGIA

Tipo Isolante

Agglutinante

Fusivo

(Incorporante) = polisintetico

TIPOLOGIA DEI SISTEMI DI SCRITTURA

Si stima a grandi linee che il linguaggio verbale umano sia nato circa tra i centomila e i trentamila anni fa

Le prime scritture, i primi segni grafici riconoscibili come segni di scrittura sono tra il IV e il III millenio in mesopotamia

Le scritte su supporti caduchi magari c’erano già prima ma non ci sono arrivate

Trasposiz del lvu dalla dimensione fonico acustica alla grafico visiva

È una tecnologia che garantisce la trasposiz dei messaggi e la loro trasmissibilità nel tempo, conservandoli

Si evolve poi per exactation e non per adaptation, sfruttamenti casuali, non per forza col fine di comunicare

Tutte le trasposiz grafiche sono imperfette, il segnale fonico acustico è imperfetto infatti

Non possiamo sapere se il linguaggio sia nato per comunicare, perché non c’eravamo

Di fatto gli organi fonatori mica sono nati solo per parlare, ma per respirare mangiare ecc…

Origine del linguaggio quindi rimarrà un mistero

INVECE LA SCRITTURA, fenomeno umano concettualm più semplice, è finalizzata a qualcosa : la comunicazione
Le rappr grafiche sono imperfette, non corrispondono mai al parlato, ma non sono inutili, anzi sono funzionali

La lingua tende a mutare sulla diacronia lunga dal punto di vista fonetico, mentre la scrittura tende a essere conservativa

2 binari di evoluz paralleli: lingua orale, evoluz incontrollata

Lingua scritta, evoluz. controllata, conservatività (ma esistono pure le riforme ortografiche)

L’ortografia dell’inglese è poco rispondente alla realtà fonetica, ma è più comodo così l’inglese, e ormai è diffuso così e si sa così

La scrittura è secondaria, non obbligatoria

La scrittura quando nasce rappresenta un momento di riflessione (implicita per i primi scriventi) metalinguistica, sul linguaggio
stesso: si riflette su cosa è parola e cosa no per esempio (spazi bianchi ecc…)

Potrei parlare tutta la vita una lingua senza mai studiarla

La scrittura potenzia la riflessione sul proprio linguaggio, ma non è che la seconda implica la prima

È nata prima l’una o l’altra? Bho, cmq con la scrittura la riflessione diventa obbligata

La lingua è un codice articolato

Doppia articolazione del linguaggio: introdotto negli y 30 del 900 dal linguista francese andre martinette, articolazione del
linguaggio divisa in 2 livelli

Unità di prima articolazione: morfemi ecc.

Cantena fonica divisa in categorie dotate di singnificato

E poi unità di seconda articolazione, senza significato: foni ec…

Secondo la classificazione di Friedrich, top storico delle scritture, conia i concetti di

Forma esterna: caratteri, segni grafici, non sull’aspetto linguistico ma sull’aspetto materiale

Forma interna: contenuti interni, elementi linguistici a cui i segni grafici corrispondono, rapporto tra le 2 cose

Segno minimo: grafema

Nell’alfabeto latino i grafemi sono le lettere

I segni grafici possono avere corrispondenti linguistici diversi

Tipo la C che in diverse lingue ha esiti fonetici diversi

Poi ci sono pure diversi modi di esprimere lo stesso grafema, seppur con uso uguale: A a a

Guardando i principali sistemi di scrittura il parametro per differenziali è la forma interna

Poi però va be pure forma esterna: linee spezzate per lingue scritte su supporto duro (non fai i ghirigori sulla pietra) ma interessa
poco al linguista , interessa allo storico delle scritture magari

BIPARTIZIONE PER FORMA INTERNA:

SISTEMI IDEOGRAFICI/LOGOGRAFICI

Quasi sinonimi

In ste scritture i grafemi rappresentano unità di prima articolazione (=dotate di significato)

IDEO: concetti, idee, e la forma esterna si avvicina all’interna (O per dire palla), icona, linguaggio che rimanda a contenuto
LOGO: parola, si scrive una specifica parola, il grafema non ha più rapporto iconico con la parola rappresentata

Il cinese moderno è troppo stilizzato, non è più ideografico quasi

SISTEMI FONOGRAFICI

I grafemi rappresentano unità di seconda articolazione (foniche)

Italiano tipo

Divise tra

SCRITTURE SILLABOGRAFICHE

Grafemi rappresentano sillabe sillabari

SCRITTURE ALFABETICHE

Grafemi rappresentano suoni alfabeti

Se guardiamo la diacronia notiamo certa tendenza dalla preistoria alla maturazione : partire da sistemi ideo e logo grafici per
arrivre a sistemi fonografici, MA NON E’ CHE LE FONOGRAFICHE SIANO MIGLIORI, ognuna ha pro e contro

Il pro delle fonografiche è che i grafemi sono meno x rappresentare + suoni, sistemi più economici, devo imparare pochi segni
minimi e riesco a dire tutto (grafema=segno minimo)

Le alfabetiche in particolare sono ancora più economiche delle sillabografiche

Si passa dal sillabario all’alfabeto quindi

È il trend più diffuso

Le scritture fonografiche han livello di astrazione più alto, le strutture di second articolaz sono più astratte, i fonemi hanno
aggancio non immediato con la realtà

Ma cmq nasce da spinta pratica economica dei mercanti fenici, non roba di intellettuali

Pittogrammi: precursori degli ideogrammi

La pittografia non è sistematica: cose complesse con segni semplici

La corrispondenza tra grafema e idea è vaga, non ancora precisa, non capisci direttamente*

Le scritture vere e proprie rappresentano elementi del linguaggio  si rappresentano elementi del linguaggio

La pittografia rappresentava cose legate a elementi del linguaggio  si rappresentano idee

Le norme ortografiche sono convenzionali, le decide un’autorità

Scrivere perkè non è un errore grammaticale ma un’alternativa allo standard

Si passa alla ideografica cuneiforme (nella mesopotamia del IV / III millenio) poi sempre più logografica

ideografica cuneiforme: si parla di forma esterna, dovuta allo stilo con cui si incideva l’argilla

si arriverà infine alla fonografica sia sillabica che alfabetica, usata in entrambi i modi

Il principio fondamentale che porta alla nascita di sti primi sistemi è il principio del rebus:

Inizio a usare lo stesso segno (unità di forma fonica, 2 livello di articolaz., esterna) per parole omofone

Uso il segno dell’ape sia per bee che per be (ape e essere), che sono omofone
Si arriva alla scrittura ideografica perché sto iniziando a scrivere parole, non solo idee, anche parole scollegate dunque (essere)

È uno dei principi che porteranno alla fonografia, applicato in mesopotamia dai sumeri

Il sumero era una lingua isolata, non connessa a altre, parente di sé stessa

L’italiano non è isolato, è parente dello spagnolo

Un altro è il principio acrofonico:

Un segno grafico è usato per indicare la parte fonica iniziale di quella parola

Come quando dici G di Gatto, un inizio di parola identifica la parola stessa

Lo hanno applicato gli àccadi, popolazione semitica vicino alla mesopotamia

Hanno usato gli ideogrammi sumerici facendoli diventare sillabogrammi, tenendoli graficamente =

Zona di Siria e Palestina, passati da sistema sillabico a alfabetico che però segnava solo le consonanti, la parte di parola che dà
significato concettuale (mentre le vocali dan valore grammaticale) tipico ciò delle scritture fenicie

Poi si possono pure aggiungere le vocali

Questa è solo l’evoluzione storica più plausibile, ma non è fissa!

Non c’è di per sé una preferenza, esistono sistemi più comodi per una lingua o per un’altra

La scrittura sumera non è un caso che sia nata appunto come ideogrammi:

Era lingua con parole prevalentemente monosillabiche: lingua isolante, parole che coincidono a sillaba con significato

Corrispondenza sillaba parola segno

Regge bene la rappr ideografica

Pure il cinese è così

( Speculazione eh )

Relazione tra tipo linguistico e scrittura, anche se cmq certe lingue per lungo tempo posson essere rappresentate con sistemi
poco economici

Il greco è adatto all’alfabeto, eppure la lineare b micenea (sillabica) è durata un botto

GLOTTOLOGIA 20/10

Le affricate DENTALI sono sempre lunghe in posizione intervocalica, pure se oltre alle 2 vocali c’è l’approssimante

RIVEDI ACCENTO SECONDARIO*

ideografia

unità di prima articolazione, con significato

rimanda a realtà concettuale ma già frammentata a livello linguistico

logografia

i logogrammi hanno lo stesso principio degli ideogrammi ma viene meno il rapporto iconico col referente

pittografia

non è un vero e proprio sistema di scrittura

pittogrammi: forme grafiche iconiche con cui rendi idee e concetti non pensando immediatamente all’effettiva resa linguistica
i pittogrammi non vanno codificati ma interpretati

il codice è un insieme di segni e di regole per coordinarli: fortemente convenzionale

controverso: per molti il pensiero non esiste se non è linguistico

per altri il pensiero non cosciente è prelinguistico, i concetti esistono a priore rispetto alle parole con cui li rappresentiamo

LINGUAGGIO DEI SEGNI

Le lingue dei segni sono a parte a pleno iure, non sono la trasposizione gestuale delle lingue foniche

Hanno regole e sintassi loro

BRAILLE

È un alfabeto: ogni combinazione di segni in rilievo è una lettera o una sillaba

Tutti quotidianamente utlizziamo ideogrammi: EMOJI

Anche se oscillano tra ideografia e pittografia

Forte carica iconica

Nascono come pittogrammi

È ideografia quando i simboli corrispondono a parole

Come li usiamo noi in realtà non costituiscono parole per riempire frasi ma elementi di commento (elementi paratestuali)

Sono gestuali, visuali ec…

Insomma se sono particolarmente strutturati sono ideogrammi

I segni di interpunzione sono testuali, sono separatori di testo. Poi ok sono mimetici dell’espressione fonica (segnano le pause
del parlato) ma NON significato

I cartelli stradali non sono segni linguistici, ma grafici

I gesti non sono segni linguistici, ma fisici

I numeri sono parole che rimandano a concetti, sono logogrammi perché viene meno l’aspetto iconico (c’è l’aspetto iconico nei
numeri romani, quindi lì sarebbero ideogrammi)

Il codice morse è un alfabeto di secondo grado (fa riferimento alle lettere, non ai loro valori fonetici, a cui esse a loro volta si
riferiscono)

È una scrittura nel momento in cui la si traspone

La prima scrittura alfabetica è legata alla città di Ugarit, siria, parte orientale, sul Mediterraneo, prospiciente a Cipro

È cuneiforme (simile a scrittura sumerica o accadica)

I primi alfabeti nascono consonantici: per esprimere significato lessicale le lingue semitiche puntano sulle consonanti

1400-1200 A.C.

Poi nell’11 sec. A.C. i fenici si ispirano per la forma interna all’alfabeto urgaritico ma poco per la forma esterna e fanno un nuovo
alfabeto

Usato pure dagli aramei: gli alfabeti aramaici vi si ispirano


L’aramaico in parte deriva dal fenicio, entrambi sono all’origine di molti alfabeti europei e asiatici

L’alfabeto latino viene dal greco, che viene dal fenicio

I latini prendono certi simboli usati per le consonanti e li usano per le vocali

I greci rispetto ai fenici apportano diverse modifiche con diversi esiti

L’alfabeto latino viene dalla variante greca non attica ma occidentale

Kirkhoff, testo sugli alfabeti*

La differenza chiave tra le due varianti occidentale e attica è che nell’attica (e nella ionica, orientali in generale) la X si pronuncia
CH, mentre nell’occidentale si pronuncia x

L’alfabeto è arrivato dai greci ai latini tramite gli etruschi, popolazione italica

I romani si affermano sconfiggendo gli etruschi, ma ne traggono molto culturalmente

In etrusco manca l’opposizione fonologica basilare tra sordo e sonoro**; è la K che viene usata dai greci come sorda, mentre gli
etruschi che non avevano una sorda e la volevano prendono la gamma (sonora) come se fosse K (sorda), e la scrivono come C
(che ricorda il simbolo della gamma). Poi aggiungono il ricciolo che crea la G per distinguere anche il suono sonoro quando
creeranno l’opposizione fonologica. Questo però dopo tempo, perché prima usavano la C indifferentemente**

NEL LATINO ARCAICO

K davanti ad A e davanti alle CONSONANTI

C davanti ad A/E/I

Q davanti ad A/O/U

Davanti al suono E/I i latini si rendono conto che il suono dell’occlusiva palatale sorda non è uguale, quindi distinguono la C.
Significa che questa differenza c’è, se loro che non erano così esperti di linguistica se ne sono accorti.

SILLABARI

Fanno spesso fatica a rendere i nessi consonantici

Se grafema rende sillaba, per rendere PTO in greco cipriota (sillabario locale, ma non lineare A, comunque pre lineare B) si
scriveva PO-TO, due sillabe

Si prendono due sillabogrammi che indicano la stessa vocale.

Leggendo oggi (pure Omero) si sa che spesso la prima vocale non c’è

ALFABETI (consonantici)

Per rendere le vocali lunghe (che comunque si rendono) si usavano le matres lectionis, grafemi per certe consonanti per rendere
le vocali lunghe

Le brevi di solito o non si indicano o si indicano con segni diacritici

TRASLITTERAZIONE

Prendere un sistema di scritttura e rendere i suoi grafemi con grafemi di un altro sistema di scrittura

A grafema corrisponde grafema

TRASCRIZIONE (=trascrizione fonetica)

A fono corrisponde fono

L’IPA è il più perfetto: tutte le lingue del mondo si possono trascrivere in IPA

L’IPA è un alfabeto finalizzato alla trascrizione


Bronzo di idalion, antica città greca di Cipro

Tavoletta su bronzo, iscrizione su invasione di Idalion da parte di persiani e altri

Greco cipriota

È un documento storico

La prima parte è traslitterazione, la seconda è trascrizione

ORTOGRAFIA

2 estremi: le ortografie normali stanno in mezzo

ORTOGRAFIA FONOLOGICA

L’italiano ha nettamente questa ortografia, per dei fatti storici

Ogni lingua nasce con un ortografia fonologica, per comodità

Poi però ogni grafia tende a essere conservatrice mentre al contempo la lingua cambia

Ogni grafema rappresenta bene un fonema

Alcune eccezioni, c è sia dura che dolce per esempio

ORTOGRAFIA ETIMOLOGICA

VARIAZIONE

Binomio terminologico VARIAZIONE/MUTAMENTO (1/2)

1 sincronia

2 diacronia

Poi le cose sono intrecciate a livello pratico, ma a livello teorico terminologico operiamo questa distinzione

Le lingue da sempre si nota che variano. Si giunge alla sistematizzazione teorica negli anni 60 con gli studi di Wiliam Laboff della
corrente della sociolinguistica correlativa (o quantitativa). Si studia la lingua relativamente alla comunità storica culturale che
l’ha prodotta e parlata (in senso lato). Da Saussure la lingua sembra un sistema differenziale e gli studiosi guardano solo ai fatti
interni, scollegandosi dai fatti esterni che effettivamente causano le variazioni. Eugenio Cocheriu, linguista rumeno (che in parte
visse a Milano, oltre che in Argentina e Germania) nel 900 sempre crea il concetto di diasistema (dia=variazione): gli elementi
della lingua sono in rapporto tra loro…

…Nello spazio: variazione diatopica*

In base alla situazione comunicativa # : variazione diafasica**

In base alla classe sociale del parlante ##: variazione diastratica**

In base al mezzo di comunicazione: variazione diamesica***

Nel tempo: variazione diacronica****

*Geosinonimi: parole che indicano la stessa cosa ma che si usano in diversi modi nei vari luoghi

**Sono legate, spesso difficilmente distinguibili: infatti spesso chi non ha accesso a classe sociale alta (questione diastratica) non
potrà usare un registro alto (questione diafasica)

***La discriminante madre è scritto/parlato: nei contesti alti è più facile ritrovare tratti dello scritto (ma non necessariamente)

****Pare contraddittorio rispetto a ciò che abbiamo detto prima


# I contesti informali sono contesti diafasici bassi

## Italiano popolare: varietà diastratica tipica delle classi meno abbienti e socioculturalmente inferiori

Esempio: “la persona che ci ho parlato ieri”. L’uso corretto del relativo è una discriminante infatti

I tipi di variazione sono detti ASSI . Una variazione può essere su + assi diversi, legati al diasistema, non al sistema ° : agli
elementi esterni, variabili. Una variazione può essere dubbia, perché oscilla tra + assi.

ERRORE (opposto di NORMA)

=Lapsus

Molti linguisti (e sociolinguisti) sottolineano infatti che (secondo pure il significato etimologico di “errare”) gli errori sono
deviazioni da una norma rispetto a un’altra norma. Gli errori veri, di sistema (dovuti al diasistema però), sono invece più rari.
Occhio a questi, potrebbero, seppur genuini, essere legati a una variazione linguistica in corso!

La variazione è strettamente connessa con il linguaggio

Lo scalpore dato dalle varianti non è dovuto alle loro caratteristiche linguistiche ma al sostrato sociale che la ha prodotte °

GLOTTOLOGIA 25-10

V indica suono parzialmente sonorizzato

Lingua diasistema= sistema di sistemi, sistema con numerose varianti per tipo

Variazioni sociolinguistiche sono quelle che abbiamo visto

La variabile sociololinguistica è qualunque punto del diasistema su cui può esserci variazione: tipo la costruzione della relativa in
italiano standard/regionale, relativamente alla variazione diastratica

Piuttosto che nell’italiano regionale del nord/standard, relativamente alla variazione diatopica

Che/il quale, variazione diamesica: il quale è più nello scritto

Le varianti sono i singoli valori della variabile

Varietà: le varietà sono gli insiemi di varianti (tipo che messo a cazzo e altri elementi costituiscono la varietà dell’italiano
campano)

E campano e lombardo costituiscono la varietà dell’italiano

BISOGNA PERO’ RIMANERE NEL CONTESTO DELLA STESSA LINGUA

In alcuni casi non è facile capire se sono 2 dialetti o 2 lingue differenti (tipo toscano regionale e italiano standard)

Non tutte le varietà di una lingua su un territorio hanno lo stesso statuto: definizione sociale, convenzione quasi politica *, non
per caratteristiche intrinseche alla lingua

Le lingue standard non a caso esistono quando c’è uno statuto politico ben consolidato in una nazione*

La lingua standard ha grammatiche e dizionari, ha qualcosa in più: ha subito il processo di ELABORAZIONE (AUBAU), ma il
qualcosa più è dal punto di vista esterno, non interno alla lingua, è la varietà alta, di riferimento, sul piano politico

Ditinzione su base sociale e non linguistica, è la varietà di prestigio

Confine non netto, quantitativo, per vedere se son varietà della stessa lingua o lingue diverse ci son dei criteri:
distanziamento (abstand) (differenze in lessico e grammatica)

Rohlfs: studioso dell’italiano e dei suoi dialetti

Studio top in ita: tante varianti su un piccolo territorio!

Rapporto dialetto di una regione / italiano regionale di quella stessa regione

I dialetti di fatto sono lingue a parte pechè rappresentano diversi esiti dell’evoluzione del latino

Sono lingue dal punto di vista interno, strettamente linguistico

Si notano in essi pure sfumature internazionali legate al latino

Gli italiani regionali sono varietà di italiano, imposte spesso come modello dalla forza violenta della storia, e influenzate pure dai
dialetti (che sul piano storico sono diversi perché essi si sono svilluppati dipendentemente dal latino)

Si notano in essi ifferenze lessicali, morfologiche

PRODROP: si posson sostituire i pronomi (COSA CHE NON C’E’ NEI DIALETTI DEL NORD X ES)

NON PRODROP: non “

Se col tempo si sono distanziate per fattori storici allora sono 2 lingue diverse

Gli italiani regionali nascon ciirca nel 1861

I dialetti col latino invece

REPERTORIO LINGUISTICO

Concetto sociolinguistico

Sociolinguistica nasce 1955-65

L’insieme delle varietà disponibili parlate su un determinato territorio/parlate da un certo parlante

Fatto sociale sia a livello macro che micro: 2 opzioni

Se tutte le varietà hanno tutte lo stesso peso linguistico, hanno però diverse importanze sociolinguistiche: anche perché
semplicemente esiste la lingua standard

DIGLOSSIA

Quando in una certa comunità ci sono 2 varietà che si suddividono i domini comunicativi, caratterizzate per essere 1 la varietà
alta, l’altra bassa

I domini bassi sono quelli di maggior informalità, rigidamente

Domini alti sono quelli formali, rigidamente

Tende a essere instabile, deriva da fattori storici particolari e tende a risolversi con la vittoria di una varietà

In grecia caso top:

Katharèousa: alta, x contesti isituzionali

Demotikè: bassa, varietà popolare

Con la caduta del regimen dei colonnelli si è imposta la demotikè come lingua greca, detta “nuova lingua greca”, greco standard
L’altra è usata per la liturgia delle messe ortodosse o per leggere libri vecchi

DILALIA

Spesso frutto della diglossia

Gaetano berruto conia sto termine parlando di situe in cui si parla lingua/dialetto

Il dialetto è poco scritto e parlato in domini bassi

La lingua standard è di dominio alto ma può infilarsi nei contesti bassi, e non viceversa (non è socialmente appropriato)

Lo standard in realtà non è parlato quasi da nessuno, esiste solo nello scritto

Con standard in dilalia parliamo della varietà alta regionale delle verie regioni, perché di fatto è così

La dilalia può essere il preludio alla scomparsa della varietà bassa, situa + dinamica

Nei periodi appena dopo unità d’Italia e fino a 1950 circa in italia c’è piena diglossia

La dilalia è iniziata per volere storico, per creare un italiano standard, e perché ingiustificatamente si odiavano i dialetti

Prima il latino era la varietà alta, istituzionale, la diglossia era con il latino (pure a messa ecc…)

Già cmq diversificato al tempo dei romani, figurati poi in concomitanza con le lingue volgari…

SVIZZERA: PLURILINGUISMO sociale ISTITUZIONALIZZATO

Le varietà sono tutte insegnate come lingue nazionali a scuola con un certo livello di obbligatorietà

Ita fra ted, l’ita cmq è un po’ la + sfigata delle 3

Ma in teoria lingue con pari dignità e tutte utilizzabili nella pubblica amminstr cantonale e federale

E c’è pure diglossia: svizzera tedesca, tedesco standard (varietà + diffusa) e tedesco svizzero (tYch), imparentato ma un po
diverso

Trilinguismo

Parliamo di variazioni a livello sincronico

Ma esse sono frutto dimensione diacronica del mutamento

Mutamento: creazione e generalizzazione di varianti

Nei mutamenti fonetici tipo da [pl] a [pj] (lat/ita) dobbiamo immaginare che c’è stato un periodo di mezzo di mutamento
(magari pure documentato) in cui alcuni dicevano [pl] e altri [pj]

Una lingua può tollerare alto grado di variabilità

A una certa per motivi storici una delle + prende il sopravvento

Sincronia e diacronia legate

Perché le lingue mutano?

-passaggio generazionale (la generazione successiva nell’acquisizione del linguaggio accumulano microvariazioni che si
sommano)

- contatto con altre lingue: una lingua che influenza l’altra, prestiti, ecc…

- tipi di mutamento tipici del linguaggio che si ripetono in più parti del mondo e della storia (legati a caratteristice fisiche
fonatorie o a caratteristiche generali del linguaggio

Mutamenti prevedibili ma non predicibili

Spontanei, legati però alla storia


Esitono i mutamenti programmati, meno comuni: di solito la programmazione linguistica avviene nel senso della conservazione e
non del rinnovamento

Che di fatto è quello che fanno le grammatiche, sperando che durino per un po’

In altri casi, lingue celtiche, irlandese gallese e celtico, deceltizzazione da enrico 8 in avanti perché con violenza lui voleva
eliminare le minoranze (anche linguistiche)

Sfavorite programmaticamente, le uniche in euro sempre a rischio di estinzione

Programmazione lignuistica per eliminarle, in negativo

Possiam dividere tra °°°°°mutamenti endogeni

Hanno origine all’interno della lingua stessa

E mutamenti esogeni

Frutto del contatto con altre lingue

Mutamenti variano pure in base alla categoria interessata:

Fonetici

Lessicali

Semantici (distinti dai precedenti)

Morfologici

Sintattici ecc

Mutamento più esterno, la parte della lingua che ha più interfaccia con la realtà , la parte della lingua che parla di più : LESSICO

MUTAMENTO LESSICALE

Insieme a quello fonetico è quello più sentito dai parlanti, ne hanno più coscienza

Acquisizione o perdita di parole nel lessico di una certa lingua

Può essere sia endogeno: formazione di nuove parole

(con derivazione e composizione, principali processi morfologici di arricchimento del lessico), poi ci sono pure processi minori

Sia esogeno, più variegato

Propiziato dal contatto con altre lingue

2 top macrofenomeni:

PRESTITI LINGUISTICI

Computer, prestito dall’inglese

Acquisizione di una parola da parte di una lingua, presa da un’altra

LINGUA MODELLO (da cui si prende) e LINGUA REPLICA (quella che prende, subendo l’influenza)

L’ita per computer è la lingua replica

Parlare di prestito come acuqisizione è una metafora, perché le lingue sono oggetti immateriali

Fenomeni di prestito legati all’interferenza linguistica, a sua volta legata al concetto di contatto linguistico

Per la linguistica si dice così


Contatto linguistico ovvio sì, ma di fatto pure esso è una metafora: il punto è il PLURILINGUISMO

CHE HA SEDE NELLA MENTE DI UN PARLANTE BILINGUE, unico contesto in cui due lingue veramente vengono a contatto

Quindi si il prestito è una ACQUISIZIONE, ma come tutti i fenomeni di contatto linguistico è meglio parlare di IMITAZIONE
(=copia)

Impossibile arrivare al “parlante 0”* se non è una parola d’autore

Se, cmq, la cosa è ripetuta e fa presa a catena a un certo punto la maggioranza della popolazione userà stabilmente quel prestito

Fatto macroscopico che nasce dal microscopico*

Sempre più frequenti gli inglesismi in ita, l’effetto è che più ne prendi in prestito più ne prenderesti

CALCHI LINGUISTICI

*****

Il lessico di una lingua non è un insieme amorfo di parole ma è ben strutturato, lo percepiamo anche se non ne siamo
pienamente coscienti

Strato nativo del lessico: di derivazione diretta (per l’ita solo quelle parole direttam derivate dal lat)

Strato non nativo del lessico: roba che viene da influenze esterne

GLOTTOLOGIA 26-10

Zion=suffisso nominale deverbale

Izza= suffisso verbale deaggattivale

Al= suffisso aggettivale denominale

Inter= prefisso di scambio-rapporto

Nazional=morfema lessicale

Volendo pure na-zion perché etimoligicamente na è da nacor (lat) ma in italiano nazion si è cristallizzato e quindi
sincronicamente è meglio non dividere

Non è un confine sentito tra i parlanti, confine che si può metter tra parentesi

PER DOMANI: IN-SENS-AT-EZZ-A

A morfema flessivo

Ezz morfema deaggettivale nominale

In prefisso negativo

At suffisso denominale aggettivale

Quando c’è un cumulo di suffissi derivazionali è facile che a ogni passaggio esista la parola corrispondente

Si dice la posizione (prefissi o suffissi)

Peri morfemi flessivi si dice significato (categorie espresse)

Per i derivazionali si dice categoria della base di partenza e categoria dell’esito

INTEFERENZA= esito del CONTATTO LINGUISTICO= esito del PLURILINGUISMO (quantomeno BIlinguismo)

Se il contatto è intenso e prolungto può causare interferenza, di 2 tipi

DI SISTEMA: (langue)

caratteristica assunta da lingua straniera e pienamente integrata nel sistema della lingua ospitante

tipo i prestiti
DI DISCORSO: (parole)

dicorso: atti di interazione linguistica tra parlanti

fatti che occasionalmente capitano nelle produzioni linguistiche dei parlanti plurilingui

possono essere dovuti a lapsus o in coscienza

modificazione del sistema ma che si realizza negli atti del discorso

un’interferenza di discorso se piace e influenza gli altri parlanti prende piede e diventa di sistema

ogni interferenza di sistema nasce come interferenza di discorso

India, parlanti non anglofoni che inseriscono parole inglesi nel discorso indi: si tratta di interferenza di discorso. Infarciscono di
termini inglesi il loro parlato. Meccanismi sociali, sociolinguistici + o – complessi, seguono le mode del momento e chi le ha
introdotte. Non sono meccanismi di sistema, poi ok si integrano al sistema.

C’è chi li chiama OCCASIONALISMI*, per le parole singole, è il gradino prima del prestito

COMMUTAZIONE DI CODICE (code switching)

Inizio la frase in italiano e la finisco in inglese

COMMISTIONE DI CODICE (code mixing)*

Inserzione di parole inglesi in un discorso che è italiano

NEOFORMAZIONE (O CONIO LINGUISTICO): parole formate a partire dalle regole della lingua materna (tipo petaloso)

Pure le lingue artificiali (non storico-naturali), tipo l’Esperanto, possono creare interferenza

I linguaggi settoriali non sono lingue a sé ma sono quel tipo di lessico legato a un certo ambito del sapere o della tencologia: le
particolarità sono a livello lessicale, la grammatica è quella della lingua base. In essi nascono molti occasionalismi.

E poi un’istituzione formalizzata (tipo accademia crusca) decide che un’occasionalismo, per un uso QUANTITATIVAMENTE
ormai rilevente, può diventare un prestito, una parola di fatto visibile sul dizionario della lingua che ha preso il prestito

Per riportare intere sequenze nella lingua d’arrivo serve che il biliguo sia molto bravo, tanto da fare commutazioni di codice.
Altrimenti va bhe è cmq semplice se il prestito lo fa con parole polirematiche

Ma siamo vicini al calco sintattico in questo caso*

Il prestito è tale se la parola è usata anche dai bilingui

Linguaggi settoriali=linguaggi specialistici=lessici specialistici=lessici settoriali

Variazioni diafasiche in cui il discrimen è legato quasi solo per il lessico


Le sigle entrano in prestito nella lingua replica non come sigle, perché sono acronime di parole dell’altra lingua.

Prima di esser prestiti sono sempre occasionalismi.

I PRESTITI SONO FENOMENI DI IMITAZIONE: SI IMITA UNA PAROLA DELLA LINGUA REPLICA NEL SUO SIGNIFICANTE E IN 1 SOLO
SUO SIGNIFICATO

Una parola presa a prestito si porta dietro un solo significato.

Una parola in una lingua è sempre un segno differenziale, è inserita nei rapporti con le altre parole

Il prestito non è mai perfetto, completo, la parola non si porta dietro tutti i rapporti con le altre parole

Mouse in italiano non si porta dietro il rapporto con Cat, né ne instaura uno con Gatto

Concrezione (2 pezzi di parola si uniscono), Discrezione viceversa

PRESTITI INTEGRATI, c’è una fase di integrazione (non è detto) in cui le due forme coesistevano

Integrazione: adattamento formale della parola (del suo significante) che ha come risultato (non VOLTO A, non ‘è un fine, il
parlante fa così e basta) la somiglianza delle parole di prestito alle parole native

Giardino

Balcone (integrazione morgologica, si aggiunge one per farlo diventare un sostantivo italiano)

Bistecca (integrazione fonologica, l’italiano crea ristrizioni e non vuole il fst inglese, e integrazione grafica: ee iek cc, con
raddoppiamento, e integrazione morfologica a, per farlo diventare un sostantivo italiano)

Arancia

E poi pure nelle parole totalmente rimaste come nella lingua originale nella pronuncia cmq qualcosa cambia, mai prestito
perfetto*

Non si dice PERCHE’ un mutamento avviene

Ma se ne può determinare a posteriori l’alta o bassa probabilità

(prevedibile, non predicibile)

Integrare: rendere morfologicamente e fonologicamente simili le parole a quelle della propria lingua

PRESTITI ACCLIMATATI*

Acclimatamento: non esclude l’integrazione fenomeni paralleli

Acclimatati sono tutti i prestiti di parole conosciute e utilizzate dalla maggior parte della popolazione: non riconosciute come
prestito

(I prestiti non integrati che però sono diventati parte della lingua d’arrivo)

I prestiti molto integrati tendono a essere molto acclimatati (=riconosciuti non come prestito)

Prestito integrato=prestito adattato

Quando si utilizzano parole straniere ma come nomi propri (non col significato originario quindi), tipo TEMPO (ita) come nome
dei fazzoletti tedeschi si parla di prestito con mutamento semantico
Tutto ciò che passa come prestito sono parole fisse, o espressioni polirematiche ma cmq sequenze coese, uniche

Altrimenti se non sono parole fisse ma strutture frasali (let’s do it) sono calchi

Però sembra un po’ un code switching

Mentre ladies and gentleman non è una frase, quindi no

Let’s do it però si avvicina al calco, è una frase ma è sufficientemente corta ripetitiva e strutturata da sembrare 1 parola, quindi è
code switching dai

Ma è bello considerarlo un caso di confine

Poi dipende da come lo usi (pragmaticA)

PRESTITI DI NECESSITA’

Quando un prestito è creato per dare un nome a qualcosa che non c’era finora (computer, prestito y 80, prima non c’eran i
computer), ma cmq roba di prestigio (potevan tenersi calcolatore, in spa x es ordenador, senza prendere in prestito computer)

PRESTITI DI LUSSO

Prestiti in cui il fattore prestigio è ancora più forte: il prestito non va a colmare una lacuna ma la parola si affianca a una parola
già esistente nella lingua replica. Creano sempre dei sinonimi, ma non perfetti (x es toilette varia diafasicamente da bagno)

Ci sono sul libro altri tipi di prestiti*

CALCHI *****

calco: ESITO POSSIBILE DELL’INTERFERENZA LINGUISTICA, PIU’ COMPLESSO DEL PRESTITO, RICHIEDE UN GRADO MAGGIORE DI
BILINGUISMO

teoricamente uno se conosce 1 sola parola è bilingue, e per il prestito funziona

per il calco invece i parlanti all’origine dell’interferenza devono avere competenza elevata

integrazione: esito della penetrazione nella lingua

non integrazione: indice di un alto plurilinguismo

i prestiti invece sono della bassa società, plurilinguismo basso, semplice

CALCHI STRUTTURALI (=sintattici)

DERIVAZIONALI

Fenomeno di imitazione (della struttura della parola, non della parola intera)

Si posson fare solo sulle parole con struttura, non parole semplici

Le parole semplici possono essere solo tradotte o prestate, non calcate

Su derivati e composti, se si conosce la divisione interna, si può calcare: tradurre i singoli componenti della parola

Comput- er

Calcola- tore

Calcolatore quindi probabilmente è calco di computer

Ma “calcolatore” esisteva già , quindi è calco semantico


COMPOSIZIONALI

Su parole composte

Sprach-wissenschaft glotto (lingua) - logia

Calco neoclassico

SINTEMATICI

Su parole polirematiche

Sintema=parola polirematica

Cold - war guerra – fredda (al limite con un composto)

Distinzione comp deriv e sintem: distinzione solo di tipo descrittivo

L’italianizzazione di marche straniere è un prestito con integrazione fonologica basata sulla grafia

La forma fonetica dei prestiti è indicativa della loro trafila storica

PAROLA PER DOMANI: precipit-evol-issim-evol-mente

CALCHI SEMANTICI

Fenomeno di imitazione in cui non si imita il significante ma si imita una struttura polisemica

1) Star-stella; stella-stella
2) Mutam endogeno: star-stella-persona famosa; stella-stella
3) Calco: l’ita prende pure il significato di persona famosa perché in inglese (o francese) c’era stato sto cambiamento
star-stella-persona famosa ; stella-stella-persona famosa

La condivisione di significato è stata quindi imitata

Il calco avviene su STELLA, sulla parola ita d’arrivo

Come prestito star vuol dire stella, come esito del processo di calco vuol dire ANCHE persona famosa

Il prestito invece ha solo 1 significato

Non è necessario che per calcare una parola l’altra abbia lo stesso significato

Tipo realize realizzare, realizzare realizzare

Poi realize arrivarci-realizzare; realizzare realizzare

E infine realize arrivarci-realizzare / realizzare realizzare-arrivarci

Ma prima del calco questo spesso (?) diventa l’unico significato nella lingua originale, l’altro sparisce prima

Di fatto calcolatore esisteva già in ita quindi è calco semantico e perde significato di “persona attenta”

Calco, fenomeno novecentesco

°°°°°MUTAMENTI LESSICALI ENDOGENI OLTRE ALLA NEOFORMAZIONE:

ETIMOLOGIA POPOLARE: processo sincronico (diverso dall’etimologia normale)


Parola di cui non si capisce il significato e che non è analizzabile con l’etimologia normale e quindi gli si accosta un’altra parola
simile della stessa lingua

È una reinterpretazione

Sequenza non significativa ma sentita come tale e poi di fatto si crea un nuovo significato

Es: golfo degli aranci

Es: ponto eusino

Es: country dance / contredanse / contraddanza

La parola viene da fuori ma sono endogeni perché si pensa ai mutamenti sincronici paradigmatici tra la parola e i mutamenti che
possono spiegarla

Mutamenti che passano dal popolo

Fatto dai parlanti monolingui che non hanno accesso alle risorse grammaticali per analizzare la parola con la grammatica
dell’altra lingua

Purtuallo pour toi

Portogallo portokali

Capotasto capo non si conoscevan i confini morfologici e quindi si abbrevia alla cazzo

Night club night “

MUTAMENTI SEMANTICI

Quelli lessicali interessan le parole, questi il significato

Non rimane la parola qua, ma solo il significato

Galera nave dove stai recluso prigione

Sul significato può esserci:

ampliamento

ad ripare approdare arrivare arrivare

restringimento

deer animale deer cervo (perché i cacciatori mangiavan solo quello)

“innalzamento”

Passaggio dall’indicare un referente considerato di minor prestigio sociale a indicarne uno di prestigio maggiore
Minister servo ministro consigliere del presidente

“abbassamento”

Faqih giureconsulto sovrintendente di dogana mercante di stoffe facchino uomo di fatica

eufemismi e tabù linguistici

EUFEMISMO: mancato, scomparso invece che morto

TABU’: medved mangiamiele, russo [mel/edo] o bear bruno, inglese al posto di orso

Non si vuole pronunciare una certa parola per evitare di evocarla, simile all’eufemismo ma più forte

“ “ perché sono metafore, non lavori sull’essenza

2 principali processi che sono veicolo di mutamento semantico:

non sono di per sè fenomeni retorici, di esclusivo dominio poetico, ma sono molto comuni in effetti in poesia, sono figure
retoriche

linguaggio in quanto tale nei suoi rapporti con pensiero e realtà

sono entrambi slittamenti di significato: una parola acquisisce un significato traslato

METONIMIA

Contiguità tra referenti

2 elementi fisicamente contigui, nella realtà concreta materiale, uno parte dell’altro o roba simile

Luogo prodotto mi bevo un franciacorta

Marca prodotto (contiguità + concettuale ke fisica in realtà) metto le adidas

Contenitore contenuto Mi bevo una bottiglia

Causa effetto sono parcheggiato in seconda fila

Parte tutto (SINEDDOCHE) le prore veloci (=le navi veloci)

METAFORA

Analogia tra significati

Più astratto: somiglianza tra significati, spesso di 2 referenti diversi (tipo animale-umano, tra cui si stabilisce ponte): Achille è un
leone (esempio storico fatto da Aristotele)

La somiglianza è interpretata culturalmente, è meno obbligata della metonimia, ci puoi giocare tantissimo

Per dire che è coraggioso

E nemmeno sapremmo se il leone è coraggioso, ma si comporta in un modo che ce lo fa sembrare

Leone nel senso di forte è già più oggettivo

Cmq ha entrambe le accezioni in realtà

Le metafore possono essere pure grammaticali: credo IN te

IN indica un luogo fisico, la fede è un concetto astratto, e per spiegarla la si rappresenta come un avvicinamento fisico come se
TE fosse un luogo IN cui recarsi
METAFORE CONVENZIONALIZZATE

Le metafore nascono nell’uso vivo come espressioni originali, accostare ambiiti cognitivi e semantici diversi infatti è
un’operazione intellettuale non da poco. E poi le usano tutti e diventa la norma. Oppure non vengono accettate, magari perché
troppo ardite. E poi possono passare di moda

GLOTTOLOGIA 2/11

I gradi dell’aggettivo sono sue categorie flessive secondo alcuni

Precipitevolissimevolmente non separi pre e caput se non in diacronia

PER DOMANI: RI-QUAL-IFIC-()A-ZION-E

Opacizzazione del significato: non è chiaro il significato (spesso nei toponimi)

Esempio di Torpenhow Hill

Dovuto a alterità linguistica che fa scambiare nome comune per nome proprio

Punta Raisi Rais ra’s

Vuol dire punta punta

La metafora percepita dai parlati è quella viva, che dà un collegamento non scontato per il parlante per quell’epoca e quella
società

Linguistica cognitiva, filone america y 60 indaga molto su aspetti psicologici dietro lingua e conia espress matrici metaforiche

MATRICI METAFORICHE

Un determinato collegam metaforico crea numerose metafore

Una volta istituito un rapp allora se ne crean di altri

Se il rapp col covid è una guerra allora i medici sono i soldati ecc…

Macrocorrispondenza tra due campi concettuali separati che dà origine a metafore

IL LIBRO distingue mutamento fonologico sintagmatico e paradigmatico e non comprende il fonetico

Dedè fonetico: libro sintagmatico = Dedè fonologico:libro paradigmatico

MUTAMENTO FONETICO (DAL PUNTO DI VISTA DIACRONICO)

Cambiamento della natura dei suoni nella storia

ASSIMILAZIONI

Dati 2 foni all’interno della stessa catena fonica (di qualunque tipo essa sia) 1 dei 2 muta del tutto o in parte le proprie
caratteristiche avvicinandosi all’altro fono

L’influenza di 1 dei 2 porta all’assimilazione dell’altro

Tanti tipi diversi di assimilazioni

Assimilazione PARZIALE: il suono assimilato diventa simile ma non uguale all’assimilante

NT ND monte-monde lat-ita merid. Si prende il tratto di sonorità

(assimilazione PROGRESSIVA: il fono prima influenza quello dopo)

ND NN mondum-monno “

Assimilazione TOTALE progressiva

KT TT factum-fatto lat-ita °

Assimilazione totale REGRESSIVA

ICU IGO amicum-amigo lat-spa assimilazione per sonorità che avviene solo se il suono è intervocalico
i suoni assimilanti DEVONO ESSERE 2, 1 prima e 1 dopo: assimilazione BIDIREZIONALE, parziale

BV VV obivium-ovvio lat-ita

Assimilazione totale regressiva

La regressiva è più frequente negli incontri tra ostruenti

FATTO è più prevedibile di *FACCO °

Perché non hanno fase di rilascio e il suono è meno percepibile se non è seguito da vocale (?)

Perché le occlusive preconsonantiche sono articolaz deboli

Le sonoranti sn più progressive

MA SN TUTTE TENDENZE A PRIORI

coalescenza: dopo l’assimilazione il suono assimilante e quello assimilato diventano un unico suono ma lungo

se pensiamo a mutamento pensiamo a diacronia, in questo caso è vero

l’evoluz ha più fasi diacroniche

Ma il mutamento ha anche una sincronia

“impossibile” NP MP ita/ita

Ma non si può pensare che sia esistito un momento in cui si pronunciasse NP: il passaggio avviene in tempo zero, l’assimilazione
scatta subito, sincronicamente, perché non si può pronunciare N prima di P

Ma pure su questo non siam sicuri

Si assimilano le nasali al luogo di articolazione dell’occlusiva seguente: questa è la regola sincronica per l’italiano

IN (ita) è un prefisso. Il suo parente tedesco è UN

E la sua N si velarizza davanti a velare

Ma non succede in uMGebildet (modificato)

L’assimilazione avviene per non confondere il morfema UM (qua presente) col morfema UN

Il “rischio” di omonimia prevale sulla semantica

Queste sono assimilazioni TRA FONI CONTIGUI, NELLA STESSA CATENA FONICA, ma posson essere anche a distanza

Fase di comunanza linguistica nella remota preistoria tra gli antenati del ceppo originario indoeuropeo, termine dovuto a spazio
geografico molto ampio

Indoeuropeo: i.e.

ASSIMILAZIONE A DISTANZA *pémkwe (cinque) lat. *kwénkwe / got. *pémpe

Con consonante labiovelare, che in un caso assimila la bilabiale e nell’altro viceversa

Le assimilazioni a distanza riguardanti le vocali sn + frequenti


METAFONESI

Regressiva, a distanza, tra vocali, legata spesso all’accento

Influenza della vocale post tonica su quella tonica

nErI nIrI

può essere parziale o totale

diacronica ma che si stabilizza anche in sincronia

ARMONIA VOCALICA

sempre totale, a distanza, tra vocali, ma progressiva, è speculare alla metafonesi

non è esclusiva ma tipica delle lingue agglutinanti, che dopo il morfema lessicale tendono ad avere più morfemi grammaticali, e
quindi l’influenza tocca sillabe a distanze top

da fatti diacronici ha componenti sincroniche, una volta che l’armonia si impone la parola prende sincronicamente la vocale
armonica

solo che sincronicamente è allomorfia

diacronicamente è armonia vocalica

PALATALIZZAZIONE

Un suono viene portato a essere articolato più vicino al palato

Il palato è zona molto ampia, dal palato duro agli alveoli, ma per la palatalizzazione non si considera il palato molle (di cui fa
parte il velo palatino)

Kentum cento lat/ita

Tipico da occlusivo (dentali e velari ma non bilabiali tendenzialmente) a fricativo (cambio di modo di articolaz)

Avviene con davanti le vocali anteriori (=palatali), tipo la E in KEntum Cento

Il greco antico tende molto a palatalizzare, come pure il giapponese

Anche davanti a suoni labiovelari tendono a farlo: cosa in comune

Tanto comune quanto intricata la palatalizzazione

In certi casi non sembra assimilazione articolatoria ma fenomeno acustico

DISSIMILAZIONI

Il contario dell’assimilazione

Dati 2 suoni uguali o simili° in una catena fonica 1 muta distanziandosi il + possibile dall’altro

°quindi non basta che siano nessi consonantici difficili, come dice il libro

Pe[r]eg[r]inus (lat) pe[ll]eg[r]ino

Coinvolgono le articolaz più complesse

Tipo le vibranti (articolaz pesante da organizzare in poco tempo per apparato fonatorio e cervello, tanti colpi veloci)

Esigenza di semplificare l’articolaz x evitare sforzo oneroso: principio di economia

Le dissimilaz capitano sporadicamente


Legge di Grassmann: IN 1 STESSA PAROLA 2 articolazioni aspirate in 2 sillabe successive la prima si dissimila perdendo il tratto di
aspirazione (tratto complesso, non in tutte le lingue, in inglese solo come allofoni per le occlusive, se sono sotto accento e
precedute da vocali, magari anche a inizio di parola)

Dissimilazione generalizzata, mentre di solito sono sporadiche le dissimilazioni

INSERZIONI E METATESI

Inserzione: un suono esterno* è inserito nella catena fonica per semplificare la pronuncia

Si parla di inserzioni non etimologiche*

Epentesi: si inserisce consonante

Anèr-anròs non suona anDròs

Anaptissi: si inserisce vocale

Lat. FACLIS FACILIS (nasce con fac da facere + ilis)

Metatesi: cambiamento di posizione, + complessa

L’articolazione è dominata dal cervello, che però va molto più veloce degli organi fonatori: in quella discrasia temporale**

Parlato ipoarticolato: non distingui bene i suoni, x recuperare quel gap

All’interno si creano fenomeni di semplificazione** tramite lo SCAMBIO

La metatesi di certe consonanti è vista come variante diastratica: italiano popolare e veloce

ciNeMa CiMeNa (scambio)

l’epentesi non è dissimilazione

INDEBOLIMENTO O RAFFORZAMENTO DELLE CONSONANTI

Vuol dire che diamo per scontato che esistono articolazioni + forti e + deboli

Scala di forza consonantica: energia articolatoria necessaria per articolare un suono, per quanto semplici siano i movimenti
richiesti

È una scala quindi che si sovrappone alle altre

Occlusive sorde intense le + forti

Approssimanti le + deboli

La forza consonantica è inversamente proporzionale all’apertura della bocca

Suoni + chiusi, + sordi e + lunghi sono + FORTI

GLOTTOLOGIA 3/11

Riqualificazione

RI con valore restitutivo più che reiterativo

IFIC ha valore causativo


Metaplasmo di coniugazione: mutamento morfologico (sul libro*) : ere  are

La i non è propriamente morfovuoto ma aggiustamento fonologico, vocale di transizione tra 2 morfemi consonantici

ific deaggettivale verbale, ma può essere pure nominale, in “pietrificare”

ma potrebbe essere pure nominale denominale

però no

qualific-a-re  qualific-a per conversione

qualific, morfema verbale, per conversione viene cambiato dalla morfologia flessiva verbale alla nominale

Condizione della base unica: i suffisssi prendono base lessicale di un’unica categoria: cazzata, è una tendenza non una regola

Ific deriva verbi che posson diventare nomi che però anche verbi perché c’è conversione

Altri mutamenti fonetici…

Indebolimenti consonantici

. degeminazione: lat mittere  spa meter (tipico nei dialetti)

. sonorizzazione: lat lacus  ita lago (tipico nell’italiano del nord) ma non iocus (gioCo) ha seguito la tendenza dell’italia
centrale

. spirantizzazione: lat habebat  ita habebat (c’è anche il passaggio da bilabiale a labiodentale, cambio del luogo di articolazione

Da occlusiva o affricata a fricativa

. rotacismo: honoS-∅ /honoR-is

Da suoni non rotici a rotici, tendenzialmente in posizione intervocalica (tantissimo in latino, intorno al IV a.C., ma già da prima)

Ci sono eccezioni

Desino: *

Il mutamento fonetico è impredicibile e ricostruibile a priori e circoscritto in tempo e spazio

Basis: *

Miser: per dissimilazione preventiva, se fosse avvenuto il rotacismo di sicuro sarebbe avvenuta la dissimilazione, quindi si è
evitato

Infatti sequenza vibrante-vibrante

E poi il [Link] mirer (da miro) sarebbe stato uguale (COLLISIONE OMONIMICA) a *mirer (miser)

E si può ragionare pure al contrario, il verbo miror, come tipico dei verbi, evitando allomorfie non ha fatto la dissimilazione
tenendosi il suo paradigma regolare

Causa: perché l’originale non era caura ma caussa, l’indebolimento ha tolto si la doppia ma rimane una fricativa

I mutamenti fonetici tendono a essere molto regolari, se ci sono delle eccezioni dobbiamo cercare di giustificarli, e un
mutamento, una volta inseritosi in una lingua, tende a diventare sistematico

A volte il rotacismo non parte da S ma da altri suoni (ita merid o ingl americ)
. cancellazione di consonanti: esito più forte tra quelli del mutamento: lupod (lat)  lupo (gre)

E il greco è stato ancora più selettivo, ha tolto le occlusive da quei pochi suoni che possono stare in finale di parola

Eferetefere (aor.)

Indebolimenti vocalici

Spesso legati all’accento (soprattutto e intensivo)

Il latino probab per influenza con le lingue germaniche è diventato da lingua melodica a intensiva

. abbreviamento: più difficile tenere una vocale lunga, sforzo articolatorio

. innalzamento delle vocali basse: per assumere posiz naturale degli organi articolatori

. centralizzazione: stessa cosa, i tratti articolatori anteriori e posteriori si avvicinano alla posiz di riposo (lo shva è il consoide più
rilassato del mondo)

. la COSIDDETTA apofonia latina: uso sbagliato di “apofonia” ma diffuso (ricordatelo)

L’apofonia è una variazione vocalica ma sincronica nell’altro senso

Nel nostro senso: (chiamiamola apofonia latina)

L’apofonia NON è una variazione con valore funzionale, sincronica, MA mutamento senza valore funzionale, diacronico

La coda sillabica frena l’abbreviamento, nelle sillabe chiuse (lunghe sempre) alla e, ALTRIMENTI nelle sillabe brevi andrebbe fino
alla i

L’indebolimento è solo delle vocali brevi, che diventano ancora più brevi °°°°°°

La A subisce l’indebolimento solo se è post tonica: ma in facioconficio no (l’accento è lì) PERCHE’?

PERCHE’ c’è fase del latino in cui l’accento (come nelle lingue germaniche) era sempre protosillabico (prima sillaba)

C’era un forte accento intensivo sulla prima sillaba, che provoca indebolimenti sulle sillabe dopo, su cui esercito meno forza e
allora succede qualunque cosa

Accento libero come posizione e melodico come naturaaccento protosillabico come posizione e intensivo come
naturaaccento libero come posizione e intensivo standard come natura (cmq in metrica e poesia lo sentono ancora come
melodico)

(melodico=musicale): fase i.e prololatina

cònfaciocònficioconfìcio

Agoadagoadigo

In sillaba chiusa (finisce con C) ci aspetteremmo adectus e invece abbiamo adactus e la A non subisce l’indebolimento

Infatti:

Legge di Lachmann: si indeboliscono solo le breviALLORA quella A è lunga °°°°°°

Tra 800 e 900 interpretaz al d.r.n , ci vede giusto

È una non etimologica lunghezza di questa A, che etimologicamente parte come breve per forza

Cosa ha provocato l’allungamento?

Perché adigo è diverso da conficio?

La differenza è nella base verbale e la vocale prima di conseguenza si allunga

Ago ha la sonora, e per assimilazione regressiva della sordità diventa sordo, invece in facio C, seguito da T (sordo), rimane sordo
Altri indebolimenti vocalici…

CADUTA

Divisa in base alla posizione della caduta in:

. sincope: calidus caldo

. apocope: illiceillic (così) tutti gli avverbi nascono con E, se vedi che finisce in consonante è caduta per forza la vocale allora

. aferesi: historiastoria

. aplologia (o aplogia) pure questa è aplologia: *

Appendiz Probi (II D.C.) il grammatico Probus mette coppie di varianti diastratiche e diafasiche con intento normativo in epoca in
cui norma si stava già evidentemente indebolendo (di dice così e non così)

RAFFORZAMENTI

Si tende, se bisogna variare la forza articolatoria, se c’è un mutamento, all’indebolimento, per il principio del minimo sforzo
dell’articolazione

Ciò vale x tutto tranne che x le approssimanti

Che invece possono tendere a rafforzarsi

Werraguerra francone/ita w/gw (tipico per le lingue franche)

Maioremaggiore (allungamento e passaggio ad affricata) i/g lat/ita

Veniovengo w/v lat/ita

MUTAMENTI FONOLOGICI

Riguardano i fonemi ma non solo nel loro aspetto materiale ma funzionale: guardano il sistema di suoni, non i singoli suoni

Se sono regolari e vanno a colpire luogo particolare del sistema fonologico possono portare mutamenti nella lingua proprio

FONOLOGIZZAZIONE

Mutamento di aggiunta

Si ha fonologizzazione quando dati 2 suoni che in una certa fase linguistica sono allofoni combinatori di 1 stesso fonema questi 2
suoni in una fase successiva diventano realizzazioni di 2 fonemi distinti

Dall’anglosassone all’inglese

Mutamento fonetico porta s e f a sonorizzarsi in posizione intervocalica in z e v

In una fase successiva possiamo trovare coppie minime: fonologizzazione

Abbiamo: sip sfrecciare / zip cerniera

Con distrubuzione contrastiva

In ita

1) /k/ ([k]) - /g/ ([g])

Mutamento fonetico

2) /k/ ([k]/[C]) - /g/ ([g]/[G])


3) Mutamento fonologico (marco/marcio, gallo/giallo), si libera la distribuzione contrastiva

Con C intendiamo non la c di china ma la c dolce


DEFONOLOGIZZAZIONE

Il contrario: 2 suoni che prima erano realizzazione di 2 fonemi distinti nella fase successiva diventano 2 allofoni combinatori dello
stesso fonema

Impoverimento: abbiamo 1 fonema in meno

Palus con a lunga palo/con a breve palude (lat)

Defonologizzazione…

/a/ [a]/[a:]

Gli allofoni combinatori sono di sistema

Gli allofoni liberi sono dei parlanti

Non sono fonologizzabili

È una variazione libera totalmente concedente

Sulla base di quale principio cambiamo e creiamo allofoni combinatori

Vale il contrario invece

FAI L’INDICATORE SINTAGMATICO

L’ANNO SCORSO MIO FRATELLO HA PRESTATO UN BEL LIBRO A UN AMICO

NON SPOSTARE I SINTAGMI

I CIRCOSTANZIALI DIPENDONO DAL NODO F

IL DETERMINANTE E I MODIFICATORI POSSONO STARE DALLA STESSA PARTE, NON X FORZA AGLI OPPOSTI DELLA TESTA

GLOTTOLOGIA 8/11

I determinanti li distinguiamo perché stanno in posizione opposta ai modificatori e perché hanno valore grammaticale

I modificatori influenzano la testa, hanno ruolo semantico

RIFONOLOGIZZAZIONE

Né incremento né decremento dell’inventario fonologico di una lingua, modifica ma che non cambia il numero di fonemi

Dati 2 fonemi in opposiz fonol in una fase successiva cambiano i tratti distintivi su cui si basa l’opposiz

i mutamenti fonologici sono frutto di quelli fonetici e qua cambia la fonetica del secondo fonema

prima A e a in francese si opponevano per timbro, ora per lunghezza (perché è cambiato il timbro)

il fonema distingue coppie minime per la lunghezza ora

è un fonema diverso ma la funzione (che rimane intatta anche se cambia la parte fonica ,ed è quindi astratta) di fatto è la stessa,
è funzione distintiva

è cambiato il fono ma non il fonema (che però di fatto è cambiato un po’ perché un fonema è costituito dai suoi tratti distintivi)

il fonema di fatto cambia ma ha la stessa funzione, occupa la stessa casella del sistema

come sostituire 2 portieri: nuovo portiere sì, MA è sempre un portiere!

Da una fase dell’inglese medievale a quello moderno tutti i timbri delle vocali sono cambiati (Great Vowel Shift): caso enorme di
rifonologizzazione

Per la legge di Grimm per le lingue germaniche si tratta invece delle occlusive, che cambiano tutte

PERDITA DI FONEMA

Non c’è più


Conseguenza pure essa di mutam fonetici

Tipo la H latina

Mutamento fonetico di cancellazione della fricativa glottale prima dell’età repubblicana

Il fonema viene meno perché esiste un morfozero, perché non può esistere un fonema zero

Ma il grafema rimane!

In greco sto fenomeno della H è chiamato psylosis

CONFLUENZA DI FONEMA

2 fonemi distinti confluiscono in un unico fonema

Come nella defonologizzazione c’è una diminuzione dell’inventario

Uno diventa l’altro

Alta breve u e medioalta lunga o diventano in italiano la posteriore medioalta o

Confluenza e defonologizzazione non si escludono a vicenda: la defonologizzazione è una confluenza con qualcosa in più

MUTAMENTI MORFOLOGICI (=morfosintattici)

La morfologia è solo relativa alla forma ma le forme morfologiche si dispongono per regole sintattiche di fatto

2 classi di fenomeni individuati

Francese, linguistica storica, top esponente, allievo di saussure, antoine millet (1921)

. mutamenti per analogia 1

. mutamenti per grammaticalizzazione (parola da lui inventata in quell’opera) 2

creazioni analogiche

Processo cognitivo, mentale per cui si istituiscono somiglianze tra cose diverse con conseguenze

. dai prestiti inglesi integrati dal francese in ble (lat. Deverbativo biilis)

Nelle lingue romanze la coniugazione produttiva è in A per statistica numerica e quindi i francesi dicono in più casi able che ible

La sequenza francese è rianalizzata analogicamente come morfema e riusata su basi verbali inglesi

È un mutamento per analogia, che come spesso accade deriva da una rianalisi

Invece se guardiamo l’inglese sincronicamente invincible è un eccezione, diacronicamente spiegabile

. morfema flessivo SI del dat plur della terza

Da SI a ESSI confine di morfema spostato indietro

Gen d’altra parte è il morfema lessicale, e sul resto puoi far quel che vuoi

Anche nel caso di podESSI in Omero invece di poSI si estende la desinenza rianalizzata

. principio del quarto proporzionale

Imagine – imaginable  wash – whashable [prima non esistente]

Tempus – tempora  focus – focora ||

Focus essendo lessema della seconda avrebbe dovuto fare foci


Livellamento analogico

. Honos-oris  honor-oris

Si crea un nuovo nominativo: mutamento morfologico, livellamento analogico

Livellamento sul piano paradigmatico, pressione paradigmatica della vibrante che si estende per livellamento sull’unica forma
che teneva la fricativa alveolare (svantaggiata numericamente)

Cerca arbos su llt*

. “errori” dei bambini

pianGo

piangi

piange

piangiamo

e allora perché alla prima pers non ho piangio?

caso di suppletivismo debole, allomorfia condizionata grammaticalmente

sincronicam paradigma irregolare, non c’è la stessa forma

ma diacronicamente è regolare, frutto dello stato di cose precedente

G diventa g per palatalizzazione, tranne davanti alla O, che essendo vocale non palatale non palatalizza

Piangio e piangiono sono forme analogiche

Infatti i bambini dicono che senso ha se si dice sempre così cambiare solo quelle 2 persone

Sincronicamente di fatto è vero, hanno ragione i bambini

Però noi non parliamo come i bambini, si parla secondo l’Italiano evoluto!

Paradosso di sturtevant, linguista storico prima metà 900

Il linguaggio è pieno di sti livellamenti perché le lingue sono esseri storici

Morfologia e analogia VS mutamenti e diacronia

. Mutamento per cui un morfema/parola passa dall’avere un significato lessicale ad avere un significato grammaticale, o da
grammaticale ad ancor più grammaticale

Tipo mente certa (lat)  certamente (ita)

Mente da sostantivo diventa suffisso (morfema grammaticale legato) derivazionale deaggettivale che crea avverbi (diffusissimo
in italiano)

Will voleva dire volere desiderare in ingl (come willen in ted), ora è un ausiliare che indica futuro, non ha il valore originario di
volere, il significato vecchio diventa obsoleto o arcaico

Nella linguistica U.S.A si fa sottile distinzione tra morfologizzazione (quando il passaggio finale è un affisso) e
grammaticalizzazione, processo uguale ma si distingue (eccessivo) per il risultato

Si può però parlare di morfologizzazione quando si arriva a contenuto grammaticale espresso per via morfologica,
indipendentemente dal punto di partenza

L’esito è la creazione di un nuovo mezzo flessivo per esprimere un certo significato


La morfologizzazione è un mutamento che crea nuovi morfemi in generale, non è per forza legata alla
grammaticalizzazione

La grammaticalizzazione è un processo a tappe

lessema autonomo morfema grammaticale libero cliticoaffisso flessivo

Però roba imperfetta: tipo mente è derivazionale e non flessivo

l’inizio del processo è sempre semantico-funzionale: processi di rianalisi

processo inverso della diffusissima (in spazio e tempo) grammaticalizzazione: lessicalizzazione

più particolare, - diffusa

gli ismi del novecento

passare gli anta

valutare i pro e i contro

senza se e senza ma

passare da significato più generico a più specifico: è più difficile, un valore generico è specificabile in tanti modi
diversi, precisando

la comunità scientifica dev’essere d’accordo, bisogna chiarire cos’è un ismo (solo quelli del 900?)

è meno automatico insomma

sempre grammaticalizzazione è il caso del futuro nelle lingue romanze

in latino il futuro era sintetico (coniugaz chiara) ma aveva elementi di debolezza sistemica

- 2 serie di morfemi flessivi: il suffisso bo per prima e seconda coniugaz mentre nella terza e nella quarta c’è
rispettiv cambiamento e inserzione di vocale, c’è un’allomorfia di fatto
- Nella età repubblIcana postclassica c’è confusione tra forme di futuro e perfetto b intervocalica si
indebolisce spirantizzandosi e quindi amabit diventa uguale ad amavit
- Il futuro in sé non è un valore basilare della categoria grammaticale tempo, è conglobato nel presente,
guarda a caso usiamo il praesens pro futuro (poi va be esiste pure il presente storico per il passato ma va
bhe); la distinzione base cmq è tra passato e non passato: tutti i futuri delle lingue i.e sono innovativi, nell’i.e
originale non esisteva, è una categoria più mutevole e meno stabile di presente e passato

Quindi il futuro cade in disuso

Ma la categoria futuro rimane, la casella è da riempire

nuova forma di futuro (con grammaticalizzazione)

Cantare habeo [e poi c’è l’erosione del corpo fonico di habeocantare (h)aocantare hocantaròcanterò]

Ho da cantare (devo cantare), tipo gu de fa na roba (milanese), roba che c’è quindi nell’italiano pure di oggi che si
creano futuri in modi strani

Modalità deontica: forma che esprime l’idea di dovere o di potere

Il passaggio semantico che poi dà origine alla rianalisi è banale: HO DA fare = lo farò (perché vuol dire che non l’ho
ancora fatto)

GLOTTOLOGIA 9-11

COMPILA QUESTIONARIO*

Il rendimento fonologico è la quantità di coppie minime che un’opposizione fonologica crea


METODO COMPARATIVO RICOSTRUTTIVO E INDOEUROPEISTICA

Classificazione tipolopgica delle lingue, non l’unica classificazione possibile

Osservazioni di carattere classificatorio sia genealogico sia tipologico si fanno da sempre: a livello scientifico nascono
entrambe nell’800, quello genealogico ha più antenati illustri

Già Dante nel de vulgari eloquentia classificazione genealogica delle lingue (italiane in quel caso)

Genealogia delle lingue

Tra alcune lingue esistono rapporti storici più stretti rispetto ad altre

Evoluzione con continuità di una lingua finchè i continuatori di una generazione storica si sono così diversificati dai
parlanti originari che si può parlare di una nuova lingua: confine difficile da definire

Sistema molto collaudato oggi seppur non esente da problemi, è dall’800 che ci si lavora scientificamente

I linguisti sono abbastanza d’accordo nella divisione delle lingue del mondo in famiglie, cioè raggruppamenti di
rapporto piuttosto ampio ricostruibili con una buona sicurezza

Poi c’è chi parla di macrofamiglie (preistoriche), difficili da dimostrare

Ci si basa su somiglianze SIGNIFICATIVE tra le lingue

Come pure i caratteri tipologici dovevano essere SIGNIFICATIVI

PRINCIPALI FAMIGLIE LINGUISTICHE DEL MONDO A PARTIRE DALLA INDOEUROPEA

FAMIGLIA INDOEUROPEA: studiate nell’800 e 900, il termine indoeuropeo si impone durante sti studi a danno di altri

Famiglia di lingue dalle propaggini estreme dall’Europa occidentale fino a est dell’India: territorio molto vasto

Diffuse su sto vasto spazio già dall’età preistorica e protostorica, poi continui movimenti all’interno chiaro

La famiglia linguistica è divisa in rami. Il ramo in gruppi. I gruppi in lingue

Lingue vive e lingue morte, distinzione ovvia

Si può poi distinguere tra lingue a corpus (corpus=insieme di attestazioni scritte), cioè di cui sopravvivono documenti,
e non a corpus (tipo Oscoumbro e Falisco), residuali, in pochissimi testi e in maniera precaria, non una letteratura su
cui fare analisi, attestazioni insufficienti a farci un’idea precisa sul funzionamento, anche grammaticale

Rami e lingue isolate messe in ordine geografico ma non vale x le attestazioni (diverse per geografia e cronologia)

La natura storica conta, ricorda l’arco temporale dei rami della famiglia indoeuropea!

Un principio codificato dai primi indoeuropeisti nell’800 è che per ricostruire lingue antiche è basarsi su fonti antiche

Lingue attestate tardi presentano tratti molto conservativi, ma è dura dimostrarlo se non si sa effettivamente cosa
c’era prima

La comparazione linguistica si fa sulle fonti antiche

Una volta stabilito il grosso degli elementi antichi è possibile poi che una lingua moderna ci aiuti a capire l’antico

Non ricostruisci il latino di cicerone partendo dalle lingue romanze (che han perso niente meno che i casi), lo riesci a
fare solo in parte

Meglio comparare le fonti antiche, e poi fai il confronto antico-moderno

Meiè: se vuoi sentire come parlavano gli indoeuropei devi parlare coi contadini lituani
- Lingue celtiche (irlandese, gallese) parlate poco e soprattutto sulle isole britanniche e nella parte nord
occidentale della Francia. Attestate tra esse lingue celtiche continentali, una volta molto più diffuse
nell’antichità, tipo il Gallico. Lingue parlate dall’Anatolia alla Britannia, sparite, ora ci son solo le lingue
celtiche insulari
- Lingue germaniche (inglese tedesco norvegese svedese). Il più antico rappresentante è il gotico, lingua
estinta e attestata solo su fonti storiche documentali
- Lingue italiche (latino, la + famosa) parlate nella penisola italica, attestate su fonti scritte ma non
sopravvissute
- venetico, illirico, tracico (nord est italia, attuale albania e tracia rispettivamente) frammentaria attestazione,
limitata, lingue estinte e isolate
- albanese (lingua isolata= all’interno di una famiglia non ha parenti stretti) parlata non solo nell’albania ma
pure nelle comunità diasporiche. C’è che dice che viene dall’illirico e geograficam ok, ma conosciamo troppo
poco l’illirico per dirlo. Dal 15 sec. d.c. diffuso
- greco (diviso in vari dialetti) lingua isolata, attestato dal II millenio A.C. il miceneo (l’alfabetico dal I millenio)
- frigio (anatolia centrale) abbiamo alcune iscrizioni, alcune in alfabeto locale altre in alfabeto greco tra il I
millenio avanti e dopo cristo
- armeno (ancora vivo) il classico e il moderno sono distinti, regione del caucaso, parlato a lungo pure in
anatolia, poi le vicende del popolo armeno il turchia hanno fatto il resto
- Lingue anatoliche (penisola anatolica) tutte estinte e attestate in modo precario. Il più importante è l’Ittito.
Ci sono da epoca molto antica, ruolo top nella ricostruzione indoeuropea, han demolito molte certezza sulla
preistoria indoeuropea. Già dal II millenio a.c., col greco e il sanscrito le più antiche
- Lingue baltiche (lituano e lettone soprattutto, + altre varietà estinte), zona baltica in cui si parlano anche
lingue non indoeuropee ma baltiche per geografia, tipo il finlandese. Se parli di lingue baltiche parli di lingue
indoeuropee del ramo baltico. Attestate tardi: 15/16 secolo, ma con caratteristiche molto arcaiche. Hanno
caratteristiche molto arcaiche dal punto di vista accentuale, conservano l’accento musicale e non intensivo
dell’indoeuropeo supposto originario
- Lingue slave, (serbo polacco e altre) ramo vicino a quello baltico. Si parlava tempo fa di unità baltoslava
precedente, ora non si dice +, cmq geograficam vicine e quindi caratteristiche comuni. Alcune caratteristiche
sono dovute a origine comune (i.e) altre a contatti secondari: occhio! Forse si sono separate rimanendo a
lungo in contatto (per la comunanza geografica, comunanza di tipo secondario) a partire da un’origine
comune. Le lingue slave hanno sì un archetipo comune non attestato: il protoslavo (esiste pure il
protogermanico, basta aggiungere proto, protobaltiche ecc) ma non pensarla come comunanza rigida e
lingua fissa quella col proto parlata da certi parlanti in un certo luogo, ma pensala appunto come un
archetipo di cui non conosciamo rapporto con lingua civiltà e popolazione, per lo più in civiltà fluide come
la preistoria, il proto è insomma una serie di varietà con caratteristiche comuni. Nell’indoeuropeismo
ottocentesco, sbagliando, si tendeva a semplificare e riunire. STORICAMENTE non esiste un protoslavo in una
protoslavia parlato dai protoslavi. Ma tante situe storiche che andrebbero studiate caso x caso.
L’indoeuropeo, sta protolingua, è dunque un’esigenza del pensiero.
- Lingue indoiraniche, divise in lingue iraniche (farsì, persiano moderno; antico persiano, cioè la lingua di serse
e dario; e più anticamente in assoluto l’antico avestico, [l’Avesta è raccolta di inni sacri della religione dello
zoroastrismo [zaratustra] tipica dell’odierno iran]); e lingue arie (o indoarie) parlate nell’India antica
(sanscrito, lingua sacra della religione induista divisa in + fasi, esponente top) il sanscrito + antico è il
sanscrito vedico, i veda, testi induisti scritti non presto, lì si trova variante vedica. Fonte preziosa, la lingua +
antica con greco e anatolico. Ce ne sono altre successive
- tocario (tocario a e tocario b), due lingue scoperte nel 900, indoeuropee, parlate in una regione attualmente
cinese, xinjiang, le lingue indoeuropee + orientali (un tempo non ora si parlava di turkestan cinese) estinte,
giunte in testi religiosi di natura buddista di attestazione abbastanza consistente ma di contenuto limitato
(solo filosofia buddista) però cmq utili seppur monotematici perché culturalmente si può far confronto con
l’induismo da cui provengono
Raggio ampissimo da capo nord a lampedusa e dalla cina occidentale al portogallo

La stragrande maggioranza delle lingue europee sono indoeuropee

L’Europa, non diciamo come, è stata fortemente indoeuropeizzata, l’i.e ha soppiantato le lingue degli indigeni
originari che c’erano colonizzando europa e parte dell’asia

Tanto inchiostro speso sulla patria i.e, non ne parliamo, forse nord est europa

Tante teorie in conflitto sul luogo di nascita, quella classica dice steppe centroasiatiche (parte a metà tra europa e
asia della russia) intorno al 4000 a.c.

Alcune degli archeologi preistorici Alcune si sono impicciati pure i genetisti

Gli archeologi cercano argomentazioni dai linguisti

linguisti vorrebbero + scoperte archeologiche circolo vizioso

Archeologa lituana Maria qualcosa fa sta teoria

Cmq crediamoci poco proprio nell’idea di sta patria degli indoeuropei, vari gruppi non socialmente coesi ma con
comunanza linguistica, probabilmente gruppi umani nomadi forse vicini geneticamente

Il basco è l’unica lingua europea non indoeuropea, ci rimane come lingua isolata, senza parenti neanche larghi

Quando inizi a parlare di preistoria e non + di storia occhio!

L’indoeuropeo è la famiglia ricostruita meglio, è la palestra delle linguistiche storico comparative

Possiamo infatti spesso contare su attestazione continua abbondante e millenaria di varie lingue

Ma esistono altre famiglie

I dati non bastano mai cmq si può sempre raffinare la classificazione genealogica cmq

Alcune lingue dell’africa, moltissime, hanno avuto attestazioni scritte solo dopo l’incontro con gli europei: poca
profondità cronologica, non sappiamo un cazzo

[Link] Si occupa della classificazione genealogica delle lingue

si può sempre raffinare la classificazione genealogica cmq

- Lingue semitiche (arabo e ebreo)


- Lingue uraliche
- Lingue altaiche (famiglia discussa), molte attestazioni ma dubbio se vengono ste lingue da ramo comune, la
top è turco
- Lingue caucasiche
- Lingue dravidiche, sud india, tamil la top, imposte da chi ha colonizzato india
- Lingue sinotibetane, tipo cinese, che influenza il giapponese che però è di altro ramo
- Lingue paleosiberiane o paleoasiatiche, problematiche, dura in siberia fare collegamenti genealogici
- Lingue autroasiatiche
- Lingue kam thai
- Lingue austronesiane (vastissime e diverse e sparse ai 2 estremi del’oceano indiano + alcune isole del
pacifico)
- Lingue australiane (parlate quasi solo in australia dagli aborigeni)
- Lingue niger-congo (le principali sono le bantu, tipo lo swaili
- Lingue nilo-sahariane (meno celebri e diffuse)
- Lingue khoisan (arcaiche con aspetti linguistici e fonetici attestati solo qui, sono fattori di alta antichità) se si
propende per ipotesi monogenetica l’origine è in africa (boshimani forse lingua originale lingua nel kalahari)
- Lingue amerindie (dalle eschimesi alle precolombiane)
Numero limitato di famiglie. Conoscenza avanzata ma incompleta. Solo in alcune zone del mondo abbiamo attestaz
di lungo periodo

La famiglia indoeuropea è la più facile, e valore paradigmatico ha avuto lo studio dei rapporti genealogici tra latino e
lingue romanze

Forse l’unico caso in cui abbiamo discendenti linguistici e lingua antica attestata

Ricostruendo le lingue romanze risaliamo a qualcosa di simile al latino

Invece NOI ABBIAMO PROPRIO IL LATINO, quindi top

Utile a capire limiti e potenzialità dei nostri metodi

Esistono rapporti linguistici non genealogici (pidgin e leghe) (?)

C’è chi parlava un tempo di unità italoceltica per via di molti aspetti in comune (come la desinenza di genitivo
singolare della 2 declinaz in i), ma non c’è unità linguistica

È un’innovazione comune quel genitivo rispetto a oio (ou) da osio (asya in sanscr)

Latino e celtico tratti comuni

GLOTTOLOGIA

Indicatore sintagmatico di: la ragazza dai capelli rossi gioca con lo smartphone in treno

Nel caso delle preposizioni articolate spezzale dall’articolo con un trattino!

I circostanziali non dipendono sempre dal nodo F, a volte si riferiscono al solo predicato, a volte a un altro sintagma

Circostanziali=margini

Argomenti=dipendono dal verbo

Circostanziali: sintagmi che se eliminati non compromettono la struttura sintattica della frase, cioè la struttura
soggetto-predicato

Nomi di lingua=glottonimi

Quelli basati sulla periodizzazione esistono pure per l’italiano

Italiano antico, definizione in parte scorretta, in epoca medievale tardo umanistica non ne puoi parlare

Sono fasi linguistiche dei vulgari protoromanzi, italiano antico è un iperonimo, una qualsiasi delle varietà
protoromanze (tipo il toscano antico)

CASO ESTREMO DI CONTATTO LINGUISTICO: PIDGIN

Le lingue pidgin sono un caso particolare e paradigmatico dei fenomeni del mutamento

Sono lingue di cui, contrariamente al solito, possiamo vedere la nascita (nuove, di epoca moderna), e sono ciò che
abbiamo di più vicino all’origine del linguaggio e che nascono dal contatto tra due lingue in una situazione
sociolinguistica per cui due popolazioni che parlano in due lingue totalmente diverse devono cmq per necessità
comunicare

Come nel caso dei pidgin coloniali (la maggior parte), in base europea ma anche araba

La popolazione tecnologicamente superiore arriva e ha bisogno di comunicare con la popolazione indigena nel solo
ambito del commercio e dello scambio economico: esigenze comunicative basilari, lessico base per cose semplici

Non ci si capisce e allora si crea una varietà pidgin, costituita quasi solo da lessico perché non c’è tempo di creare
grammatica apposta e le due lingue non sono in posiz paritetica
Le lingue lessificatrici sono le lingue della popolazione più tecnologicam avanzata, che impone il suo lessico per gli
scambi economici

L’altra lingua non è inerte ma crea integrazioni: le parole inventate dai colonizzatori vengono adattate alla loro
fonologia

“mi imponi le tue parole ma le pronuncio come voglio io”, (anche perché gli indigeni in genere sono in numero
maggiore)

Gli indigeni anche se i colonizzatori se ne vanno possono continuare a parlare il pdgin a volte arricchendolo

Il lessico però non basta

Processi estesissimi di grammaticalizzazione allora si fanno

Lingue con quasi solo lessico, poca grammatica e zero morfologia legata: lingue isolanti

La morfologia isolante è la più semplice

Tok Pisin, Pidgin a base inglese della Papua Nuova Guinea

Si vede che è un Pidgin già da come la scrivono loro

Pikinini man i kaunt-im buk long haus bilong mi-pela

Pikinini viene da pequenino (spa e port prima in quel territorio)

(a)long (parzialmente già grammaticalizzata in inglese come preposizione impropria), qua diventa stato in luogo

Manca la distinzione base sing/plur

I ed IM ridondanti, si ripete due volte che è la terza persona, anche se è un pidgin semplice

Integrazioni numerose in una sola frase

I pidgin nascono come lingue particolari perché non sono la lingua materna di nessuno, quindi non c’è passaggio
generazionale nella fase critica dell’infanzia. Sono lingue che nascono già adulte, ma possono essere trasmesse dai
primi adulti parlanti ai loro bambini, e allora diventano lingue materne

Creolizzazione: la lingua creola è il pidgin diventato lingua marterna di una generazione di parlanti

Subisce un’improvvisa accelerazione la grammaticalizzazione che nella fase pidgin è ancora rallentata. Per via di quel
naturale meccanismo neuronale dei bambini, periodo importante per lo sviluppo del linguaggio, che inizia a esserci,
e perché il creolo estende i domini comunicativi e si inizia a parlare di tutto, se appunto è creolo

Altro contatto linguistico

Dimensione areale della classificazione: lega linguistica (o area linguistica), ma parla di area perché trubeckoij ha
inventato sta parola invece della solita “area” al congresso di praga

Area geografica tendenzialmente coesa dove si rilevano intensi contatti tra le popolazioni che parlano lingue diverse.
I contatti storici significativi e duraturi devono comprovare i fatti di contatto linguistico (tipo pure il plurilinguismo)
per poter parlare di area linguistica

Tratti significativi: devono essere l’esito di convergenza né per questioni genealogiche né per vicinanza linguistica

In una lega linguistica non tutte le lingue comprendono tutti i tratti, perché i contatti sono frutto dei fenomeni storici

Tratti distribuiti a macchia di leopardo

Zona balcanica, contatti tra le popolazioni frequenti

Trubeckoij ci fa l’esempio, tanti tratti comuni, ne citiamo alcuni


Tipo i tratti fonologici, per esempio la convergenza sul modello pentevocalico di origine greca

Si tende infatti a convergere sul modello più semplice della zona

Per dimostrare una lega linguistica bisogna partire da zona con lingue genealogicamente differenti: nei balcani ci
sono lingue tutte indoeuropee slave (bulgaro e macedone) isolate (neogreco e albanese) * (rumeno) * (ungherese e
turco)

-per esempio le lingue slave hanno iniziato a grammaticalizzare l’articolo determinativo postposto e le altre le son
venute dietro

-sincretismo gen/dat

-formazione di futuri perifrastici grammaticalizzando il verbo volere

- numerali da 11 a 19 formati con struttura inconsueta (unità SU 10)

La base di innovazione nei balcani è il greco

Tornando a parlare del metodo comparativo ricostruttivo

Sviluppato in modo decisivo nel 19° sec, il secolo della linguistica storico comparativa detto infatti

La scoperta e il raffinamento del metodo comparativo ricostruttivo sono l’attività principale dei linguisti e la
linguistica di fatto nasce con questo. Non tutti ma molti si occupano di questo, quindi la base della linguistica sono
questi studi

.Comparazione interna: tra forme della stessa lingua

A volte capiamo la cronologia ma non possiamo fare un ragionamento diacronico completo e corretto

.Comparazione interlinguistica:

- Comparazione diacronica (padre-pater)


- Comparazione diatopica (pater-fadar [gotico])

La W a V e B betacismo su più livelli: devo e debbo quindi potrebbero essere esiti di ciò se ragioniamo internamente
e non conosciamo debeo

Se conosciamo debeo sappiamo che ci sn 2 processi diversi (rafforzamento con raddoppiamento per debbo e
indebolimento per devo

Nel caso di somiglianze tra lingue come le spiego?

. x contatto

. x fattori tipologici generali (meno specifici di quelli legati alla genealogia)

. discendenza da antenato comune

- Antenato attestato (metodo comparativo)


- Non attestato (ma supposto) (metodo comparativo-ricostruttivo)

Nell’800 nasce il metodo comparativo ricostruttivo dopo graduale percorso. La tappa top è la “scoperta” del
sanscrito (già dal 500/600 si sa che è la lingua induista dalle testimonianze dei missionari e dei mercanti) però era
lingua sacra e custodita gelosamente dai bramaninon conosciuto in europa

Nell’800 India colonizzata dagli inglesisi inizia a conoscere il sanscrito

Fu una bomba nell’ambiente intellettuale dell’epoca perché i dotti europei vengono a contatto con tradiz culturale e
linguistica ignota ma profondissima. Molti intellettuali si ubriacarono di sanscrito. Si aveva l’idea di conoscenza
esotica quasi esoterica come miniera d’oro di cui ubriacarsi.
Politico diplomatico inglese, discorso alla Royal Asiatick Society di Calcutta

Tiene una conferenza (ALLOCUZIONE) sto Ser William Jones, nel 1786 (sottolinea la superiorità inglese sull’India)

C’è il metodo comparativo qua, già c’è l’ipotesi comparativa: somiglianze strutturali così profonde tra le lingue
europee che non posson essere spiegate dal caso, ma o come discendenza di un antenato comune o come esito di
contatto

Gli inglesi credevano in un antenato comune, non c’era la maturità di visione di immaginare una convergenza di
varietà. Si parla di lingua madre ma x es non ci si rende conto che è possibile pure in certi casi che la lingua madre
può essere una delle lingue prese in analisi

(per convenzione noi diciamo indoeuropeo)

Lingua materna: lingua/e che impariamo dai bambini

Lingua madre: antenato comune

Sanscrito, lingua con caratteristiche molto conservative

Domus, -us

*in domo dom-i caso locativo

Non conservato in latino nella flessione, nel sanscrito sì

È un esempio

C’è anche un caso strumentale

Quindi il sanscrito ha 8 casi

Altro esempio

Lat gen-us gen-esisgen-us gen-eris

Gre gen-os gen-esosgen-os gen-eosgen-os gen-ous

La sibilante intervocalica in latino si rotacizza e in greco cade con allungamento di compenso, ma siam sicuri che
siano imparentati gre e lat? E soprattutto siamo sicuri che nel protolatino ci fosse geneSis? Perché infatti se non
siamo sicuri di ciò non possiamo nemmeno esser sicuri che siano imparentati. Servirebbe una lingua comune che ci
faccia capire su cosa è veramente basata la parentela

Il sanscrito janas, janas-as fece intuire che il latino generis derivasse da geneSis e che fosse imparentato con il gre
con origine nel sanscrito (si credeva fosse proprio la lingua madre)ora sto processo si fa con l’i.e

Moltiplica questo x 1000, nell’epoca dell’esotismo romantico, è una bomba

Nascono posizioni più sanscritocentriche (=sanscrito è uguale a lingua madre) e più caute

Jones è cauto: non sono dovute al caso ste somiglianze, magari però non è il sanscrito l’antenato comune, ma è
lingua non attestata

Friedrich von Schlegel, sulla lingua e la saggezza degli indiani, filosofo che nel 1808 fa opera top con interessi
linguistici e culturali
È un po’ sanscritocentrico, ma in realtà oscilla. Sta opera però di fatto dà il via ai sanscritocentrici e quindi bollato

Per vedere quali sono le caratteristiche fondamentali della comunanza linguistica non dobbiamo comparare cose a
caso ma cose simili formalmente ci spiega Fried

Non sempre la coincidenza formale ci spiega la parentela linguistica

Però per stabilire la parentela linguistica bisogna basarsi cmq su esse, si parte da lì alla fine

Lat pater, Gr patèr, Sscr pitàr sono simili  da qui si parte per ragoinare sul fatto che delle lingue posson essere
parenti

poi si abbandona la componente lessicale e si inizia a studiare

NO giochi etimologici, i dotti comparavano quello che volevano e dimostravano quello che volevano arditamente

Tipo Socrate nel dialogo del Cratilo che modifica “lettere” e crea parole e parentele inesistenti

E pure isidoro di siviglia nel VI sec d.c., etimologia prescientifica in ambito latino, sono paraetimologie

Lucus: bosco da “non lucendo” cazzata per suffragare robe + filologiche che linguistiche

Franz Bopp

Studioso tedesco che fa carriera accad a berlino, parte come studioso di lingue semitiche poi si sposta alle i.e

1816 titolo dell’opera: periodo lungo 3 righe, coniugazione di sistema, fu il primo accademico a occupare cattedra su
cui c’era nome “linguistica” nel 1821 (poi ok perché sia una scienza non serve la cattedra, però cmq si riconosce la
validità di sta scienza) “letteratura orientale e linguistica generale” è il nome completo. Crea sta opera che fa
scalpore. Mette a comparazione non tutto il sistema generale delle lingue ma la morfologia verbale flessiva delle
lingue indoeuropee antiche. È influenzato dalle teorie di Schlegel. Devo prendere le parti del sistema linguistico più
interne, più stabili, come la morfologia verbale, molto più stabile del lessico, molto più conservativa di uno stato di
cose precedenti, intuizione ottima. La forza del metodo comparativo è nell’esigenza cumulativa (=se la trovo più
volte allora ok è credibile sta cosa). Si basa sulle corrispondenze regolari, non sull’identità formale.* Le serie
lessicali sono contingenti, le serie grammaticali sono conservative.

Teoria dell’agglutinazione: fece scalpore, poi abbandonata perché non dimostrabile, ripresa ma cmq non
dimostrabile, però affascinante e molto plausibile

Desinenze verbali come pronomi personali grammaticalizzati e agglutinati (=fusi)*

GLOTTOLOGIA 15/11

La ragazza dai capelli rossi gioca con lo smartphone in treno

La ragazza dai capelli rossi gioca in treno

La proforma accadere sostituisce tutto il processo  *accade con lo smarphone

La proforma farlo sostituisce solo il predicato  lo fa con lo smarphone (OK)

E pure *accade in treno VS lo fa in treno (OK)

Bopp con gli altri 2 è padre fondatore del metodo ricostruttivo

Non è che non cambino mai ma se dobbiam cercare qualcosa di molto antico guardiamo i verbi!

O anche i pronomi

Rasmus rask, controversie sul suo nome


Saggio di rask 1818 o opera di bopp 1816 come base dell’indoeuropeistica?

Scritto in danese (invece il tedesco lo conoscevan tutti)

Lingue germaniche greco latino baltico slavo, ne dimostra la parentela

Non padroneggiava sanscrito e indoiranico, pure questo lo sfavorisce, è più legato all’occidente

Filologo studioso delle lingue germaniche e di folclore antico, Jacop Grimm, 1 dei fratelli che fan fiabe

Vocabolario: base della lessicografia del tedesco

Grammatica tedesca: diacronica (comincia a far comparazioni pure con ramo indoiranico)

Leggi di grimm: 1 e 2

Corrispondenze fonologiche consonanti lingue germaniche e consonanti di altre lingue europpe

Si arriva a metà 800 e gli studi ormai si sono accumulati. Primo tentativo di sistematizzazione del sapere acquisito

August schleicher: professore di indoeuropeistica linguistica comparata delle lingue indoeuropee a berlino

Ne fa grammatica in molti volumi

Legato alla famigerata teoria dell’albero genealogico

Nel riflettere sul mutamento linguistico dalla protolingua originaria (detta dai tedeschi indogermanico e non
indoeuropeo per motivi nazionalistici)…

…cerca di dar conto di sti rapporti genealogici in modo rigoroso, con la metafora implicante dell’albero genealogico

Metafora che testimonia anche l’interazione in quel periodo tra linguistica (spesso legata a altre scienze) e scienze
naturali (biologia e geologia, concetti di STRATIFICAZIONE del linguaggio) e pure psicologiche (neuroscienze ora)

La teoria di darwin NON è il modello diretto dell’albero di schleicher anche se pescano dallo stesso ambito (però
selezione della specie e adattamento all’ambiente non c’entrano)

Per successive dicotomie si va dall’i.e originario e per ogni lingua si va da una lingua originaria (stadio intermedio di
relativa unità) e poi le due lingue si staccano (IN REALTA’ NON FUNZIONA COSI’)

Modello troppo schematico e sembra che l’unica variabile sia quella diacronica

Ario=indoiranico

In sincronia certe cose non funzionano

Modello molto chiaro con metafora utile ma in realtà le divisioni sono più complesse

Un suo allievo, Smith, elabora modello alternativo

Modelli che descrivono propagazione dei mutamenti linguistici e parentela genealogica (in secondo luogo, data la
prima cosa)

Idea del sasso nell’acqua

I mutamenti quindi non sono solo nel tempo ma nello spazio, e a una certa i mutamenti si fermano

Dimensione orizzontale, reale, sincronica del mutamento linguistico che interferisce con quella verticale diacronica

Le innovazioni si incrociano nello spazio e danno vita a leghe linguistiche, di fatto

Invece le lingue nuove (imparentate) sono date dai mutamenti dei tratti conservativi

Questo c’entra con le leghe linguistiche


Pure esse, come la balcanica, riguardano il rapporto tra parentele linguistiche e ruolo geografico in cui avvengono, 2
cose speculari

Nella parentela genealogica i tratti comuni sono quelli conservativi

Nella lega linguistica i tratti comuni sono quelli innovativi

Le innovazioni hanno sempre connotato geografico

Nella realtà le innovazioni linguistiche non sono altro che parlanti che dicono una cosa diversamente dagli altri loro
vicini, quindi seguono le vie di comunicazione

La sua teoria è detta “delle onde”, non ne nascono le isoglosse ma è il periodo in cui si iniziano a fare gli “atlanti
linguistici”, utili oggi perché molte lingue son sparite

Il + antico di francia

Poi germaniche

Poi 1870 circa dialetti italiani

Isoglossa, concetto moderno che ne nasce

Isoglossa= linea tracciata su carta geografica linguistica

Linee che dividono territori con un fenomeno da territori con altro fenomeno

Linee che si concentrano

La Spezia-Rimini: dialetti nord/centro

Ancona-Roma: dialetti centro/sud

Rappresentano non il mutamento ma la distribuzione di ogni variante, per cui devo stabilire se è la più conservativa
o la + innovativa (le documentazioni aiutano)

 le 2 varianti vicine se sono conservative sono di 2 lingue imparentate, le 2 varianti vicine se sono innovative sono
di 2 lingue non imparentate ma creanti probabilmente una lega

È più facile in genere per le consonanti avere indebolimento piuttosto che rafforzamento

+ statisticam frequente  ne deduciamo + naturale

Si aggiunge la dimensione spaziale dunque *

La teoria delle onde spiega insomma la distribuzione delle innovazioni meglio che l’albero genealogico perché non
c’è l’obbligo di porle in ordine cronologico

Dalle isoglosse non è direttamente possibile inferire le articolaz dialettali dell’i.e originario

Vediamo le distribuzioni ma non vediamo gli spostamenti delle popolazioni, fraintendimenti possibili

Lingua-popolaz-territorio: si credeva in un triplice legame inscindibile all’inizio

Solo fotografia delle varietà

Le isoglosse sono strumento sincronico che schiaccia la storia su atlante geografico

Aggiunge un qualcosa alla ricostruzione indeoeuropea x questo: *

Etrusco verosimilmente venuto da altrove, non autoctono, e non i.e!

Interessante perché presente forse da molto prima degli italici, rimane lingua di contatto

Un'altra fase cruciale è legata ai neogrammatici


Neogrammatici calco imperfetto, [Link] grammatici, Junggrammatiker

Ma non se lo son dati loro sta nominazione, dispregiativa, datagli a lipsia nei pressi dell’università dai membri della
vecchia guardia

Brugmann, Osthoff, ecc Ricordati per dibattito sulle leggi fonetiche

Sn i primi a parlare di LEGGI x i mutamenti fonetici, sono ineccepibili e operano per cieca necessità (Osthoff)

Xò: non totalm ineccepibili (e lo sapevano)

limiti cronologici, non durano per sempre i mutamenti SANGUE: sng scnd fl prm pst dll 205

limiti spaziali, a una certa si ferma il mutamento

sono tra i primi che indagano i fenomeni di analogia, che a loro interessa molto perché va contro l’idea del
mutamento fonetico non legato a leggi

pubblicano molto negli y 76/78, opere fondanti su mutamenti con scoperte su i.e

reazioni da studiosi di lingue romanze: in italia Ascoli x es (quello che ha fatto il calco di glottologia)

tante eccezioni e poca regolarità (che i neogrammatici vedevano) nei mutamenti

belardi, y 90, molto più tardi rispetto alla controversia ricompose la controversia dando ragione a entrambi: i
conservatori e modernisti, come anche i giovani indoeuropeisti antichisti, han 2 punti di osservaz diversi:
attestazioni diverse per numero; azione delle leggi fonetiche non sempre del tutto cieca ma che risente in parte
della tipologia lessicale delle singole lingue (studiala, noi non l’abbiam fatta)

lingue a segno fisso: il lessema non cambia al suo interno, la parte lessicale non è ulteriormente analizzabile in
sequenze significative

lingue a segno articolato: simile alle lingue polisintetiche

mentre x belardi le lingue i.e sono morfologicamente più antiche e quindi più regolari e conservative di regolarità

solo pezzi di traduzione di bibbia abbiamo del gotico, noi indoeuropeisti.

Belardi dice che i mutamenti fonetici tendono a essere più regolari nelle lingue a segno articolato: tanti piccoli
morfemi che devono mantenere il significato e quindi per rimanere riconoscibili non mutano troppo o mutano
regolarmente

Nelle altre le parole rimangono riconoscibili cmq, perché i morfemi servono solo a dare il significato

Nell’indoeuropeo c’è regolarità, poi nel corso della storia le cose cambiano

Fine 800, epoca neogrammatici, le basi fondamentali del metodo comp ric sono state del tutto poste, cmq conta quel
che vien dopo, non ci son state enormi rivoluzioni sul metodo, ma si scoprono cmq lingue nuove (tocarie e
anatoliche) ma non si cambia troppo il metodo, che tra bopp e i neog ha raggiunto la sua maturità

Applicazione del metodo comparativo-ricostruttivo

Si parte da somiglianze lessicali che danno alle lingue “un’aria di famiglia”

(Ci si basa sullo scritto prima che sulla pronuncia)

Le somiglianze lessicali devono condurre a precise corrispondenze fonetiche, sennò sono casuali (vedi slide)

Le corrispondenze fonetiche, una volta stabilite guardando all’inizio alla semantica, poi prevalgono sulla semantica

La fonologia detronizza la semantica

Bisogna fare attenzione però all’interferenza linguistica

Le corrispondenze spesso nascono da prestiti


GLOTTOLOGIA 16-11

Nell’applicazione del metodo comparativo ricostruttivo occhio alle interferenze

L’inglese ha patina di romanità nel lessico, la parte più superficiale, ma non è lingua romanza

Ha pure parole provenienti dal latino e filtrate (più di frequente) dal francese antico

Ci sono somiglianze casuali: tipo dia (spa) - day (ingl)

Radice i.e *dei*djèum*djèmdiemdìa mentre day viene da *dhegwh

Radice: morfema lessicale più primitivo (non grammaticale) non per forza indipendente, anzi quasi sempre base di
derivazione comune per altre forme (dei non compare da solo ma come formante di parole più complesse, o
composte)

Lessema: parola presa in considerazione

Nomi e verbi radicali: costituiti dalla radice come morfema lessicale + morfemi flessivi a seconda della categoria
grammaticale di appartenenza

Dux (lat) nome radicale dalla radice i.e *deuk-/douk-/duk- (ci sono i 3 gradi apofonici, per abbreviare a volte si mette
solo il primo grado).

In alcuni casi la radice è proprio il morfema lessicale indipendente, ma è una roba rara nelle lingue i.e

La radice è un’entità che di solito non si trova così com’è ma che anzi è il punto di arrivo di solito di una ricostruzione

Potremmo avvicinare il concetto di radice a quello di submorfema (solo che le radici sono proprio morfemi, tanto che
a volte sono addiritt lessicali indipendenti)

La radice confina con morfema lessicale primitivo sincronicamente, ma diacronicamente la radice può anche
derivare da altri morfemi con funzione analoga

Meillet per dire che è una radice doveva comparire in almeno 3 rami

METODO

Idea cumulativa: più ce n’è, meglio è

Idea diacronica: voglio capire l’origine

Eccezioni: voglio poterle spiegare

. liste di comparazione per la ricostruzione di corrispondenze fonetiche regolari

-Si scelgono le serie che si impongono con autoevidenza, quelle con somiglianze + chiare

-Si va da ovest a est

Ferei, fert, ecc…

La vibrante dà pochi problemi in i.e per esempio

Guarda cos’è l’aspirazione*

-Ma il consoide originale qual è? Ci si chiede

-Si cerca l’ipotesi che dia meno problemi possibili

È in sanscrito, perché tutti gli altri si spiegano come varianti esiti di indebolimenti spiegabili interlinguisticamente

(quindi si parte dal più complesso al più semplice)

Le ricostruzioni quindi sono probabilistiche e fanno evidenza cumulativa


Dimostrazioni a posteriori con metodo induttivo, diverso dalla matematica

In realtà si possono ricostruire suoni archetipi che di fatto non sono attestati in nessuna lingua storica di nessuna
lista, purchè diano la spiegazione migliore, ma di solito intrinsecamente è debole come posizione

Ramo indoiranico significativo x il vocalismo, x il consonantismo ramo i.e

. dimostrazione della parentela genealogica

-Verificare a tutti livelli la presenza di corrispondenze sistematiche

-Devono essere isoglosse significative (l’accento sulla prima sillaba è in molte lingue, sede facile, non è che allora
sono parenti, è un’isoglossa poco significativa) (e poi più isoglosse ci sono più probabile è la parentela)

-verificare la cronologia relativa tra le isoglosse unitarie (in comune tra le 2 lingue considerate) e le isoglosse
differenziali (che si distinguono) non monoglottiche (=non devono essere innovazioni successive di una delle due
lingue) (non sempre si può fare)  se le isoglosse unitarie sono più antiche allora le lingue sono parenti, viceversa si
tratta di convergenza linguistica (=interferenza), dovuta a dinamiche di contatto (in pratica va dimostrato che la cose
comuni sono più antiche di quelle che separano)

Come si capisce quali sono le isoglosse + antiche? Dipende

Legge di Bartholomae*, Legge di Grassmann*

È raro che non ci siano dubbi sulle cronologie relative

2 prospettive ricostruttive, 2 poli interpretativi

Una volta che applicato sto metodo ricostruiamo delle forme, cosa ce ne facciamo?

Prospettiva algebrista

Le ricostruzioni sono solo delle formule che attestano corrispondenze, senza interessarci di attribuire una qualche
realtà a queste formulesospendiamo il giudizio

Ma se sradichiamo la forma ricostruita dalla storicità delle lingue anche preistoriche è troppo facile, non ci
applichiamo

Ma di fatto così puoi ricostruire qualunque cosa senza preoccuparti che sia plausibile! Pure saussure dice che l’i.e
aveva nella primissima fase 1 sola vocale, ci sta x i dati, ma di fatto nessuna lingua al mondo una meno di 3 vocali
(forse alcune 2) e allora giustifichi tutto

Prospettiva realista

Cerca di dare corpo a ciò che ricostruiamo, in qualche momento e luogo da qualche persona sono state forme vere
utilizzate per parlare, dai forma a tutto quello che ricostruisci

Ma radicalizzando Schleicher negli y 50 scrive favoletta in indoeuropeo

La prospettiva più adeguata sta nel mezzo

Metodo potentissimo insomma ma applicabile con lingue solo distribuite su vari millenni e SCRITTE CON SISTEMI
FONOGRAFICI, gli ideogrammi (cinese) non dàn la pronunciafottuti

Le popolazioni che ci hanon lasciato testimonianze storiche in una fase antichissima erano in un momento storico in
cui “”””””””””potevano essere considerate popolo indoeuropeo””””””””””

Qualcosa di storico c’è stato di fatto!

2 formulazioni teoriche, da imparare bene di 2 studiosi indoeuropeisti top, italiani

Romano Lazzeroni, università di Pisa:


“noi non ricostruiamo l’indoeuropeo ma l’indoeuropa”, cioè una situa storico sociale linguistica di cui un po’ di cose
sappiamo

Walter Belardi, glottologi romani:

“noi non ricostruiamo il funzionamento delle lingue, ma principi di funzionalità” per le lingue preistoriche

Funzionamento: parola nel contesto reale storico linguistico sociale eccetra usato o meno in che casi eccetra

Principi di funzionalità: categoria mediante cui le forme funzionavano, per le lingue preistoriche

Infatti nella preistoria mancano I TESTI, senza i testi puoi ricostruire solo principi di funzionalità

SISTEMA FONOLOGICO DELL’I.E RICOSTRUITO

Sistema popolato e problematico delle occlusive nell’i.e

E pure molto sbilanciato: 5 punti di articolazione di cui 3 posteriori (=dorsali)

Le articolazioni dorsali sono più numerose di quelle anteriori, cosa che nelle lingue reali poi non si realizza

Un linguista se non lo conoscesse direbbe “è un sistema poco probabile”

I 4 non sono proprio MODI diciamo, ma chiamiamoli SERIE

VEDI TABELLA SLIDE*

Problematica sta distinzione

Le corrispondenze che ci attestano le sorde aspirate sono pochissime, le altre 3 tante, c’è chi fa sistema a 3

Accento acuto = palatali (ma ci sono altri modi x farlo)

Labiovelari aspirate, complessissime, non sopravvivono come tali

GLOTTOLOGIA

Squilibrato perché tanti fonemi sono in posiz posteriore

Questa è la ricostruzione tradizionale

Ricostruzione vicina: ricostruire uno stato di cose immediatamente desumibile dalla comparazione

Ricostruzione lontana: ricostruzione che va oltre l’immediata comparazione delle forme corradicali e si basa su
ragionamenti di altro tipo non direttamente deducibili dalla comparazione, ma sono comunque ragionamenti
comparativi

Isoglosse che distinguono le lingue germaniche da tutte le altre: legge di Grimm o prima mutazione consonantica di
tutte le lingue germaniche, è uno degli esempi di schift, slittamento regolare di suoni

Chiamata impropriam rotazione consonantica da grimm, che vedeva una ciclicità per cui i suoni eliminati tornavano
in una parola dopo altri mutamenti

Noi diciamo mutazione e non rotazione

3 serie di corrispondenze regolari tra gli esiti delle occlusive indoeuropee nelle lingue germaniche e nelle altre lingue
storiche

Un’isoglossa da sola può definire il ramo di una lingua?

La legge di grimm x le lingue germaniche è quanto di più vicino

Età preistorica succede sta cosa

. Occlusive sorde i.e  fricative sorde germ


Conservativo l’i.e e innovative le germ (è quello che vogliamo dimostrare)

. oclusive sorde i.e  occlusive sorde germ

Le sorde riuscite dalla porta rientrano dalla finestra, ma le nuove occlusive sorde non sono le vecchie occlusive
sorde, e non sono nelle stesse parole (non vera rotazione)

. occlusive sonore aspirate i.eocclusive sonore germ (con allofoni fricativi in posiz intervocalica)

Allofono

Allofonema

Allomorfo

Allomorfema

È un mutamento paradigmatico

Mutamento regolare ma con alcune eccezioni, tipo le parole onomatopeiche, che tendono a rimanere inalterate per
conservare la loro funzione onomatopeica per lungo tempo, o tipo l’occlusiva sorda che non spirantizza se preceduta
da una fricativa (anche se questa originava a sua volta dalla legge di grimm

Dissimilazione preventiva

+ altre eccezioni

Spiegare eccezioni a una legge usando altra legge è il colpaccio che provano a fare i neogrammatici, trovare
regolarità nelle eccezioni, Karl Werner capisce che serie di eccezioni sono dovute a una sottoregolarità

Un’occlusiva sorda dà esito a fricativa sonora (non sorda) se:

1) Si trova tra suoni sonori (amigo da amicus tipo)


2) Non dev’essere immediatamente preceduta dall’accento originario indoeuropeo (che era mobile, mentre le
lingue germaniche lo hanno normalizzto sulla prima sillaba della radice

La posiz più sonora di tutte è tra 2 vocali

Se abbiam dubbi su accento guardiamo lingue germaniche

Di solito ricordata come particolarità della legge di grimm ma in realtà werner descrive altro mutam delle lingue
germaniche indipendente e che sì si intreccia + volte con grimm

Tendenza a assimilazione alla sonorità dai parte dei suoni delle lingue germaniche

La legge di werner si applica anche alla fricativa alveolare indoeuropea s

Ingl was/were: sz e poi r (x successivo rotacismo)

i paradigmi suppletivi sono facile preda dell’analogia

a volte c’è allomorfia tra esito grimm e esito werner

la legge di werner è caso comune perché in molte lingue le consonanti in posizione intervocalica tendono a
assimilare la sonorità (per le lingue germaniche solo le fricative, non le occlusive, quindi caso particolare di
assimilazione di sonorità con delle limitazioni)

legge di grimm: 5/4 sec A.C.

fu cavallo di battaglia dei neogrammatici

in realtà le leggi di grimm sono 2


La seconda riguarda solo i dialetti altotedeschi, quelle varietà germaniche

Mutazione consonantica che riguarda solo loro ma è importante perché diventan base del tedesco standard attuale
grazie all’opera di traduz della bibbia di lutero che diventa varietà di rif

Varietà=dialetto aat. = antico altotedesco (la + antica forma di altotedesco, da usare, ma noi usiamo esempi
moderni)

Suoni già esito della prima legge (per quello si parla di rotaz)

. occlusive sorde germ  occlusive sorde aat

Day tag

. occlusive sorde germ  affricate/fricative sorde aat

Affricate omoorganiche cmq, stesso luogo di articolaz

Pure quando il suono originariam (perché ora lo pronunci singolo) era geminato ingl apple ted apfel

Oppure dopo consonante o a inizio di parola

Fricative (normalmente lunghe) nelle altre posiz rispetto alle suddette

Labiali dentali e velari non subiscono sta seconda legge allo stesso modo, in realtà sono più isoglosse in punti diversi
della cartina ahaha

Lingue germaniche:

- settentrionali (nordiche, tipo norvegese)


- orientali (tutte estinte, tipo gotico, altre conosciute tipo il vandalo per parole citate dai latini, non attestate)
- occidentali*, a loro volta divise in gruppi di lingue altotedesco (regioni centrali tipo baviera) e bassotedesco
(nord germania, belgio)

riguarda i tipi di mutamenti nelle serie i.e*, e le serie stesse* rigus+ardati proprio la lezione

nella comparazione le forme residuali, irregolari in una certa lingua, spesso sono forme più antiche poi normalizzate
per via analogica, quindi sono molto importanti nel metodo comparativo ricostruttivo

il ramo indoiranico trasforma le originali E ed O i.e in A

il raddoppiamento per fare il plurale della parola in alcune lingue austronesiane lo fai raddoppiando tutta la parola se
è corta

manoc pollo (filippino) manoc manoc polli

per fare altre parole il raddoppiamento è un metodo frequente, di solito si prende la prima consonante del morfema
lessicale con vocale fissa

a volte invece si raddoppia proprio la prima sillaba

è difficile costruire intere parole per l’indoeuropeo, perché se sono parole complesse c’è sempre il dubbio se sono 2
continuatori della stessa protoforma indoeuropea o se sono 2 parole formate indipendentemente con stesso
suffisso, tipo daman (av) e thema (gre), apax

LE OCCLUSIVE INDOEUROPEE
bilabiale

sordo sordo aspirato sonoro sonoro aspirato

dentale

sordo sordo aspirato sonoro sonoro aspirato

LE DORSALI INDOEUROPEE

Le occlusive dorsali indoeuropee, lingue centrum e lingue sat∂ m

Perché addirittura 3 serie? Palatali, velari, labiovelari

Perché lo giustificano precise serie di corrispondenze fonetiche, è la ricostruzione più aderente ai dati

A una velare aind corrisponde velare lat  *k i.e ricostruiremmo

A una fricativa postalveolare aind (molto anteriozizata, palatalizzata) corrisponde velare gre*k’ i.e ricostruiremmo

A una velare aind corrisponde labiovelare lat*kwh i.e ricostruiremmo

Trattano in modo diverso questa triplicità di articolaz dorsali

LINGUE CENTUM

. Occlusive palatali e velari i.e  velari (non più distinguibili)

. Occlusive laboivelari i.e  labiovelari (rimangono distinte, anche se poi spesso mutano nelle lingue storiche)

LINGUE SATAM (100 in avestico)

. Occlusive palatali  palatali (rimangono distinte, con successive ulteriori palatalizzazioni)

. Occlusive velari e labiovelarivelari

Il passaggio da 3 a 2 serie avviene in 2 modi diversi

Consonanti sonanti: °, fanno da nucleo di sillaba

GLOTTOLOGIA 22-11

In alcune lingue storiche abbiamo tracce residuali e difficili da interpretare della presenza delle 3 serie in un’unica
lingua storica (tipo l’armeno)

Abbiamo lì fenomeni di palatalizzazione secondaria davanti a E ed I solo delle labiovelari (il cui esito satem sono le
velari) e non delle velari

Questo sarebbe indizio dei 3 luoghi di articolaz

Altro indizio, Luvio, lingua tra quelle dell’antico ceppo anatolico, lingue studiate da inizio 900

Ci sono lì esiti distinti per le tre occlusive distinte (sempre sorde)

Però testimoni imperfetti cmq, poche attestazioni

Prove dirette ma non diffuse dunque dall’originaria tripartizione delle dorsali

Esito delle labiovelari


*Kw

. si conserva sviluppandosi in kw ad esempio in lat

. si delabializza in k per motivi di pronuncia davanti a un’altra consonante (semplificazione)

. e pure davanti a *j

. e pure quando è seguita da o ed u (dissimilazione)

*gw

. generalmente diventa w (e poi v tipo nel passaggio da latino a romanze)

. si delabializza in g davanti a L o R

. si conserva dopo nasale (che si realizza come nasale velare)

*gwh

. diventa f in inizio di parola

. diventa w in posizione interna

. si conserva dopo nasale (che si realizza come nasale velare), ma non possiamo dire se viene da una sonora o da una
sonora aspirata perché l’esito è lo stesso, spesso la comparazione interna non ci aiuta, magari quella esterna sì

. può dare esito a F o B davanti a L o R

Un suono aspirato tende all’assordimento

Nel greco ATTICO le labiovelari indoeuropee hanno esiti diversi a seconda del contesto

Il dialetto miceneo è un dialetto come gli altri ma è il più antico attestato (II millennio) scritto con sillabario (non
buon sistema perché non distingue tra sorde sonore e sonore aspirate) e succedon cose strane

Nel dialetto attico invece

Hanno realizzazione palatalizzata davanti a E ed I

Hanno realizzazione velare (ossia si delabializzano) quando si dissimilano rispetto a una U (la vocale più labiovelare)

Hanno generalmente realizzazione labiale negli altri contesti

[PROVE CELL]

Quando le sonoranti *m *n *l *r occupano nucleo di sillaba vengono dette sonanti. In sti caso nelle lingue storiche
sviluppano vocali d’appoggio brevi di vario timbro. Dopo lo sviluppo delle vocali d’appoggio le sonanti ora non più
sonanti possono cadere (avviene soprattutto per le nasali)

Le liquide sonanti scoperte prima. Le nasali dopo, nel 78, brugmann cavallo di battaglia neogramatici saussure ci
rimane male perché l’aveva intuito

Le liquide infatti, specialmente la vibrante, sono le uniche attestate come tali senza vocali d’appoggio in i.e, ma solo il
ramo indiano le conserva come tali

La j o diventa z o diventa fricativa laringale (eta con spirito aspro)

Se nasali sonani dopo essere vocalizzate perdono la nasalità in greco e sanscrito

Vocalismo indoeuropeo
Da un punto di vista fonetico 5 vocali breve a e i o u con le loro 5 lunghe

Ma per il ruolo le vere vocali sono a e o, mentre i ed u (cmq timbri vocalici) hanno natura secondaria perché
rientrano nel meccanismo delle alternanze apofoniche

Apofonia: variazione di vocale all’interno di morfema a cui corrisponde un valore morfologico (sing sang sung)

Tutti i morfemi lessicali primari (radici) o quasi e la maggior parte dei grammaticali (sia derivativi che flessivi)
facevano apofonia nel i.e originale, apofonia diffusissima

Probabilm apofonia originaria è: zero, e, o

E i suoni lunghi hanno origine successiva

Vocali han funzione morfologica nell’apofonia

Non è facile stabilire con certezza i valori dei singoli gradi apofonici, nell’i.e era meccanismo molto funzionale che poi
viene meno con le lingue storiche (in generale si può dire e presente, zero passato, o perfetto)

La A?

La ricostruzione del fonema A indoeuropeo è meno certa, molte meno attestaz

Nelle lingue storiche presentissima ma di origine secondaria ehehe

Nelle forme originarie non è inquadrabile nell’apofonie

Per alcuni la A non è neanche i.e

Cmq esagerato, ce se è la più diffusa nelle lingue storiche cmq doveva esserci…

Apofonia quantativa, secondaria perché o di origine non i.e, o seppur rintracciabile nell’i.e, c’è cmq chi fa
ricostruzione + profonda

** = forma ancora + antica ricostruita x ricostruzione interna, non suffragata dai dati, ricostruz ancor + antica

Paterspaterr (assimilaz)patèr con è lunga [degeminazione della vibrante (semplificazione) e allungamento della
vocale precedente per legge di lackmann] legge di szemerènyi figa ma non dimostrabile

Cmq la A non era vocale apofonica seppur a pieno titolo vocale (secondo dedè) nell’i.e

Archetto sotto concavo: vocale non sillabica

La I e la U invece fanno parte della struttura della radice, se la togli non cambia la grammatica ma cambia il
significato, sono in nucleo di sillaba ma sono funzionalmente delle consonanti in i.e, come nelle lingue semitiche che
le consonanti danno il significato (e le altre vocali sono transfissi)

In alcune lingue storiche sta cosa rimane

GLOTTOLOGIA 23-11

Non tutti i foni di natura vocalica han stesso ruolo. La I e la U partecipano a quella funzione semasio-fonologica per
dare a radici e morfemi il loro significato lessicale per i morfemi lessicali e grammaticale per i morfemi grammaticali

Grammaticalmente è lo zero che fa qualcosa tipo in elipon, non la I

In altri gradi zero tipo eptomen non c’è la vocale

La vocale c’è (la i) per sviluppi fonetici secondari in elipon, così come la A in edrakon

E ed O funzione morfofonologica invece

Il grado zero indica tratto aspettuale, funzione perfettiva


Considerando a e o, il mantenimento della distinzione di sti tre timbri si riscontra solo in alcuni rami i.e (greco lat e
celtico), altre lingue di altri rami sono soggette a confluenze

Nel ramo indoiranico i 3 timbri confluiscono in a x es

Per quel diffuso pregiudizio sanscritocentrico di inizio indoeuropeistica Schleiker riteneva che l’indoiranico riflettesse
la situa i.e, invece sono le lingue europee a conservare lo stato di cose più antico

Anche nel sanscrito cmq ci sono la E e la O, però sono secondarie rispetto all’i.e

Tipo veda <wojde =oide (gr)

*Oi*ai*aee

Passaggi da mettere con l’asterisco perché comprensibili ma non attestati

In latino senza asterischi, le forme in ai le conosciamo perché attestate da autori arcaizzanti

Monottongazione esito tipico del dittongo

E pure yoga (significa congiungimento)

Yoga-<*jougo- =iugum “-“ perchè non son declinate

*ou*au*o

Claudius allotropo di clodius

Si dimostrò che per il vocalismo sanscrito e indoiranico erano innovative

Legge collitz-de saussure non ho capito un cazzo, cmq vale solo in alcune parole

Collitz, studioso dei neogrammatici

Ma c’è pure isaia ascoli che nello stesso ultimo quarto dell’800 ci arriva indipendentemente come altri alla soluz

Le corrispondenze vocaliche tra lingue i.e

i.e *Aa quasi in tutte le lingue

i.e *E lingue germaniche e/i, gotico di solito i, greco e, aind a (la vibrante protegge la e semiaperta dalla chiusura
in i in sto esempio del gotico)

i.e *O aind a, gr o, lat o, got a

la I e la U rimangono tali dall’i.e alle lingue storiche

ma alcune serie di parole comparabili mostravano la serie

a in tutte le lingue e i/∅ in indoir, cosa c’è in i.e

l’esito a a partire da i è inspiegabile?

Pater pitar fadar ptar ?

Si disse allora che l’i.e possedeva vocale di timbro indistinto, vocale centrale chiamata in onore della grammatica
ebraica schwa indogermanicum, (vocale extrabreve centrale ebraica era lo schwa)

si ipotizza quindi un’altra vocale

Si pensò che fosse il risultato di un indebolimento di vocali lunghe, fatto giustificato da serie in cui pare di osservare
un’apofonia quantitativa
Vocale indistinta in cui il timbro si riprecisa nelle varie lingue in modi diversi (ma cmq non sappiamo perché le
distinzioni suddette)

Saussure, corso di linguistica generale pubblicato postumo nel 1916, lui nasce come indoeuropeista, linguista storico,
che nel 1878 pubblica “saggio sul sistema primitivo delle vocali nelle lingue indoeuropee”

Lui credeva che la A fosse l’unico timbro i.e

Riconduce a una spiegazione unitaria una serie di fatti fino ad allora considerati separati

. Tipo corrispondenze anomale come pitar ecc

. Casi di apofonia quantitativa tipo tihemi

. Differenza di comportamento di radici aind tipo anit/set

Le forme con radici soggette a apofonia quantitativa con vocale lunga sono quelle che prevedono grado apofonico
pieno, le forme con breve sono quelle che prevedono grado zero

Ipotesi di saussure

Esistevano COEFFICIENTI SONANTICI (A e O) che sono fonemi che si comportano come le sonanti: quando si trovano
tra consonanti si vocalizzano come le sonanti, quando si trovano tra vocale e consonante allungano, cadendo, la
vocale precedente, mentre quando precedevano una vocale cadevano

Poi dal semitista moller coefficienti sonantici detti “laringali”

Lui era cauto non voleva spingersi a chiamarli come laringali, li chiama con termine solo logico

Triplice riflesso greco delle laringali, l’indoeuropeistica oggi tende a ricostruire tre fonemi laringali, ognuno
responsabile di un diverso timbro del greco

La scuola italiana invece semplifica in 1

Radice Bhav anit

Radice Srav set

H quando non sai se fosse h1 h2 o h3

Nel greco non solo la allungano ma la colorano (la cambiano di timbro)

Teoria audace fortemente criticata, lui aveva 21 y

Saussure pubblica poco ma quando pubblica fa discutere mezza europa

Nessuna lingua i.e attestava direttam sti fonemi, ci arriva per deduzioni logiche, teoria delle laringali

Hrozny decifra l’ittito nel 1915 e nel 1927 kurylowicz trova tracce di laringali in contesti dove la teoria di saussure
faceva presagire una loro presenza

Esplosione della teoria laringalista, saussure aveva ragione ma era già morto poverino, nel 1913 era morto

Le 3 laringali sono comode da prospettiva algebrista

Ricostruiamole solo però in presenza di attestaz chiare delle lingue anatoliche o in corrispondenza set/anit indiane o
in corrispondenze anonime tipo pitar! Firmato dedè

Perché a volte piacciono e ci spieghi tutto

1935 esito più estremo delle laringali nell’opera di benveniste, argomenti seri ma non inconfutabili
Ogni radice i.e per lui parte per consonante, se parte per vocali vuol dire che è caduta la laringale

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