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1 Tessuti

Il documento esplora la struttura e le funzioni degli animali, concentrandosi sull'istologia, la comunicazione cellulare e i vari tipi di tessuti. Viene descritto il processo di differenziazione cellulare a partire dallo zigote, l'importanza della comunicazione tra cellule tramite segnali chimici e fisici, e le funzioni dei tessuti epiteliali e connettivi. Infine, il documento analizza le caratteristiche dei tessuti ossei e cartilaginei, evidenziando le loro funzioni e componenti cellulari.

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Il documento esplora la struttura e le funzioni degli animali, concentrandosi sull'istologia, la comunicazione cellulare e i vari tipi di tessuti. Viene descritto il processo di differenziazione cellulare a partire dallo zigote, l'importanza della comunicazione tra cellule tramite segnali chimici e fisici, e le funzioni dei tessuti epiteliali e connettivi. Infine, il documento analizza le caratteristiche dei tessuti ossei e cartilaginei, evidenziando le loro funzioni e componenti cellulari.

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Strutture e funzioni degli animali

Istologia
Ma se l'organismo complesso si
origina da un'unica cellula (lo
zigote) che si divide per
mitosi, come mai l’organismo è
formato da tessuti e organi
diversi?
Segmentazione e differenziamento.
L’immagine schematica vuole sottolineare un fatto: con il
moltiplicarsi dello zigote si realizza una differenza tra la
metà superiore e inferiore del citoplasma.
A stadio a due cellule.
B stadio a quattro cellule.
C stadio a otto cellule; le quattro cellule superiori
sono già differenziate rispetto alle quattro inferiori.
La nascita dei vari tipi cellulari nel corso dello sviluppo dipende
dalla struttura molecolare della cellula-uovo. Fin dalla
fecondazione, o anche prima, in alcuni organismi si può vedere che il
citoplasma ovulare non è omogeneo per quanto riguarda la
distribuzione di determinati costituenti, e in particolare delle
ribonucleoproteine. Si tratta, probabilmente, di RNA messaggeri
temporaneamente inattivi

Man mano che l’uovo si va segmentando in numerosi blastomeri, che


sono cellule ancora indifferenziate, ciascun blastomero eredita
una diversa porzione del citoplasma ovulare e quindi delle RNP
differenti.

Più tardi, dai blastomeri si originano cellule che si avviano in varie


direzioni: alcune divengono muscolari, altre nervose, altre
intestinali e così via. Si ritiene che tale processo sia dovuto a una
diversa regolazione del loro DNA da parte di proteine
citoplasmatiche particolari, costruite dai vari mRNA derivati
dall’uovo e ora attivati.
Comunicazione Cellulare
In tutti gli organismi pluricellulari, una
complessa rete di comunicazione tra cellule
coordina la crescita, il differenziamento e il
metabolismo. Questa comunicazione viene
effettuata attraverso segnali.
I segnali sono:
- Sostanze chimiche
- Stimoli di natura fisica (luce, calore, ecc.)
Tutti i tipi di stimoli agiscono su cellule
determinate, chiamate cellule bersaglio
Le molecole segnale, sono prodotte e liberate da cellule adibite alla
comunicazione, dette cellule segnale.
La risposta cellulare avviene in tre tappe:
1) La molecola-segnale si lega ad un recettore specifico della cellula
bersaglio
2) Trasduzione del segnale :
il legame modifica la forma del
recettore, il messaggio viene
inviato dentro la cellula.
3) La cellula modifica la sua
attività.

La risposta delle cellule bersaglio è altamente specifica, poiché


solo loro sono in grado di riconoscere la molecola-segnale in
quanto fornite di recettori specifici, presenti sulla membrana
plasmatica.
Principali meccanismi di segnalazione:

Segnalazione autocrina
Segnalazione paracrina
Segnalazione endocrina
I tipi di risposta che un segnale può provocare nelle
cellule sono:

- Apertura di canali ionici

- Cambiamento delle attività enzimatiche

- Attivazione o inibizione della trascrizione genica


(sintesi dell’RNA da uno stampo di DNA)
In alcuni casi la comunicazione cellula-cellula è
diretta attraverso le giunzioni serrate o
comunicanti che consentono a cellule adiacenti
di scambiarsi piccole molecole.
Le giunzioni serrate sono canali tra cellule
adiacenti. Tra una cellula e quelle adiacenti ne
possono esistere centinaia.
I pori hanno un diametro molto piccolo, possono
passare solo ioni, piccole molecole-segnale,
ATP, amminoacidi, non le proteine.
Anche alcuni ormoni possono attraversare
rapidamente le giunzioni, che possono garantire
la diffusione del segnale a tutte le cellule di un
tessuto
Tessuto epiteliale
Il tessuto epiteliale riveste internamente ed
esternamente il corpo e i suoi organi
• Il tessuto epiteliale, detto anche epitelio, è costituito
da strati di cellule strettamente adiacenti che
rivestono le superfici corporee, gli organi interni e le
cavità del corpo.
• I diversi tipi di tessuto epiteliale vengono definiti in
base al numero di strati cellulari da cui sono composti
e dalla forma delle cellule predominanti nel tessuto.
Funzioni del tessuto epiteliale
- riveste la superficie esterna e le cavità interne del corpo;
- protegge i tessuti sottostanti da danni meccanici, fisici, chimici e
dalla invasione microbica;
- riduce le perdite d'acqua;
- mette l'organismo in rapporto con l'ambiente circostante
permettendo scambi metabolici (secrezione, escrezione,
assorbimento), scambi gassosi e la ricezione degli stimoli.
Funzioni di assorbimento e secrezioni sono in genere svolte da epiteli
semplici o pseudostratificati. Gli epiteli pavimentosi semplici svolgono
in genere funzioni di trasporto attraverso l'epitelio di gas respiratori
(ossigeno e anidride carbonica), ioni, piccole molecole, ecc. Il maggiore
numero di strati cellulari è correlato a una necessità maggiore di
creare una barriera contro stress meccanici, fisici, chimici o
disidratazione, difatti in alcuni epiteli pluristratificati gli strati più
esterni possono essere cheratinizzati per svolgere al meglio la loro
funzione protettiva.
Il tessuto epiteliale svolge funzioni di protezione,
secrezione e scambio.
Superficie libera dell’epitelio

Membrana basale
(matrice)
Tessuto
sottostante Nuclei
delle cellule
A Epitelio squamoso semplice D Epitelio squamoso stratificato
(rivestimento interno degli alveoli polmonari) (rivestimento interno dell’esofago)

B Epitelio cubico semplice Strato di


(che forma un dotto renale) cellule morte

Colonizzata SEM
Cellule epiteliali
in rapida divisione

E Epitelio squamoso stratificato


C Epitelio cilindrico semplice (pelle umana)
(rivestimento interno dell’intestino)
Negli epiteli, le cellule hanno un preciso orientamento;
è pertanto possibile indicare con un nome preciso le loro varie parti

lato apicale Lume dell’organo

superfici
laterali

lamina basale
lato basale
epiteli di rivestimento

uno o più strati il lato superficiale è rivolto


relativamente verso una cavità o verso
ordinati di cellule… l’esterno

il lato profondo “poggia” su


altri tessuti (in particolare
connettivo)
villi intestinali in l’epitelio forma una
sezione barriera continua tra
trasversale
…il tessuto
connettivo e… …il lume
dell’organo

è da notare la stretta aderenza fra le cellule


epiteliali, separate solo da un sottilissimo
interstizio (praticamente invisibile)
ovidotto tutte le cellule possiedono
un lato basale a contatto
con il connettivo (tramite
la lamina basale)…

in questo tessuto (come nel caso


precedente) l’epitelio è formato da
un singolo strato di cellule

…e un lato apicale
esposto in superficie
epitelio
ciliato
ovidotto: l’“altezza” della
esempio di epitelio cellula (distanza
cilindrico semplice fra superficie
apicale e
superficie basale)
è maggiore della
sua larghezza

questo particolare
epitelio è “ciliato”;
il battito delle ciglia
favorisce il
movimento di
muco lungo il lume
della tuba e quindi
lo spostamento di
ovocita e alcune cellule epiteliali secernono muco
spermatozoi
trachea:
esempio di epitelio
pseudostratificato

tutte le cellule
sono a contatto
con la … ma solo una
membrana parte di esse
basale… raggiunge la
superficie apicale
epitelio
cheratinizzato
(epidermide)

strato
lucido

strato strato Strato dei strato


germinativo spinoso granuli corneo
Tessuto connettivo
Il tessuto connettivo tiene uniti gli altri tessuti e li
sostiene
LASSO
Rete fibrosa lassa,
abbondante matrice amorfa
PROPRIAMENTE DETTI DENSO
Fibre densamente impacchettate,
relativamente poca matrice amorfa
ADIPOSO
Tessuti connettivi specializzati

Matrice cellulare quasi assente


Ogni cellula contiene lipidi

SANGUE
Contenuto nell’apparato circolatorio
LIQUIDI
LINFA
Contenuta nel sistema linfatico

CARTILAGINE
Matrice gelatinosa solida
DI SOSTEGNO (solidi)
OSSO
Matrice cristallina
Il tessuto connettivo sostiene e tiene uniti gli altri
tessuti.
Gocciole
di grasso

Cellule cartilaginee

C Tessuto adiposo Matrice

Nucleo
della cellula D Tessuto cartilagineo
(parte terminale di un osso)

Fibre di collagene

B Tessuto connettivo fibroso Canale centrale


(forma tendini e legamenti)
Globuli bianchi
Cellula Matrice
Fibra di collagene Cellule ossee
Globulo
rosso
Fibre elastiche E Tessuto osseo
Plasma
A Tessuto connettivo lasso
(strato sottocutaneo) F Sangue
Tipi di tessuto connettivo «solido»

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Sylvia S. Mader Immagini e concetti della biologia © Zanichelli editore, 2012
Tipi di tessuto connettivo «solido»

3
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Sylvia S. Mader Immagini e concetti della biologia © Zanichelli editore, 2012
Componenti del tessuto connettivo

1. cellule

2. matrice extracellulare

1. sostanza fondamentale amorfa

2. fibre di natura proteica

1. fibre collagene

2. fibre elastiche
Il collagene è la principale proteina del tessuto
connettivo negli animali. È la proteina più
abbondante nei mammiferi (circa il 25% della
massa proteica totale), rappresentando nell'uomo
circa il 6% del peso corporeo.
Le fibre elastiche sono più picccole di quelle di collagene. Il
componente principale è la proteina elastina. Si possono
allungare fino al 150% e tornano allá forma iniziale non
appena cessano le forze deformanti. A causa di un un
pigmento hanno un colore giallastro. Si trovano nella pelle, nei
vasi sanguigni e nei polmoni.

Lamine elastiche

Fibre elastiche
a differenza degli epiteli…

cellule molto più


rade

abbondante materiale
extracellulare (matrice)

presenza di
vasi sanguigni
specificità funzionale

lasso:
• permeabile
• facilita gli scambi
metabolici
• sede privilegiata dei
meccanismi di difesa
denso
• robusto
• notevole resistenza
alle sollecitazioni
meccaniche
FIBROBLASTI
I fibroblasti sono le cellule più numerose del tessuto
connettivo propriamente detto. La loro funzione è quella di
produrre le fibre ed i componenti macromolecolari della
matrice extracellulare che costituisce l'elemento più
abbondante del tessuto, e dalla quale dipendono le funzioni di
sostegno proprie dei connettivi.
I fibroblasti sono generalmente di aspetto fusiforme, ma
esistono anche sotto forma stellata. Sono dispersi nella
matrice e sono disposti lungo le fibre.
Quando finisce la loro attività biosintetica, i fibroblasti si
trasformano in fibrociti.
Corrispondenti per funzione ai fibroblasti negli altri tipi di
tessuto connettivo sono i condroblasti che producono la
matrice del tessuto cartilagineo e gli osteoblasti, che
producono la matrice del tessuto osseo, caratterizzata dal
fatto di essere calcificata.
tessuto adiposo
Il sangue ha struttura diversa da
quella degli altri connettivi
Il sangue svolge numerose
importanti funzioni:
• trasporta ossigeno;
• trasporta sostanze nutritive;
• contribuisce alla distribuzione
del calore nel corpo;
• contribuisce alla regolazione
della concentrazione e del pH dei
fluidi;
• ha la capacità di coagulare e
alcuni suoi componenti ci
proteggono dalle malattie. 4
4
Sylvia S. Mader Immagini e concetti della biologia © Zanichelli editore, 2012
Il sangue è costituito da una porzione liquida e
da alcuni elementi figurati
Il sangue umano è formato da una porzione liquida detta plasma e da
alcuni elementi figurati: i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine.
I componenti del sangue
Classificazione degli elementi figurati.
striscio
nello striscio di sangue la sangue
matrice extracellulare (plasma)
viene eliminata e si osservano
solo i cosiddetti elementi
figurati, ovvero cellule o parti
di cellule

gli elementi figurati del


sangue vengono fissati e poi
colorati con una miscela di
coloranti acidi, basici e neutri
acidofilo (eosinofilo)
diversi tipi di
leucociti

basofilo

neutrofilo
TESSUTO CARTILAGINEO
gruppi isogeni

perché le cellule
si osservano
spesso in piccoli
gruppetti?

questi gruppi, detti isogeni,


sono il risultato della
divisione di cellule incluse
nella matrice solida da esse
stesse prodotta
IL TESSUTO OSSEO
Il tessuto osseo
Il tessuto osseo si distingue in:
•tessuto osseo spugnoso (meno
denso, ricco di aree lacunose);
•tessuto osseo compatto (matrice
extracellulare più densa).

La matrice ossea è composta da fibre di collagene, acqua e


sali minerali cristallizzati.
Le cellule sono gli osteoblasti (producono la matrice), gli
osteociti (regolano il calcio) e gli osteoclasti (distruggono la
matrice).
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Curtis et al., Il nuovo Invito alla [Link] © Zanichelli editore 2017


Le ossa lunghe
Le ossa lunghe sono formate da:

•epifisi, all’estremità dell’osso, formate da


tessuto spugnoso, contengono midollo
osseo rosso;
•diafisi, parte centrale, cilindro cavo
formato da osso compatto, cavità midollare
con midollo rosso nel bambino, giallo
nell’adulto;
•metafisi, porzione intermedia, dove
avviene la crescita dell’osso.

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Curtis et al., Il nuovo Invito alla [Link] © Zanichelli editore 2017


Gli osteoni
Gli osteoni sono le unità funzionali dell’osso compatto.

Sono formati da lamelle


concentriche di matrice
extracellulare; nelle
lacune centrali si
trovano gli osteociti.

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Curtis et al., Il nuovo Invito alla [Link] © Zanichelli editore 2017


Un tipico osso lungo
epifisi

OSSO SPUGNOSO
- trabecole o spicole
- cavità midollari (midollo
emopoietico)
diafisi
OSSO COMPATTO
- osteoni
- lamelle interstiziali e circonferenziali

CAVITÀ MIDOLLARE CENTRALE


- tessuto adiposo
epifisi
La crescita delle ossa
Durante la crescita, alcune porzioni cartilaginee delle ossa diventano
ossificate. Nelle ossa lunghe si trova il disco epifisario, che permette
la crescita dell’osso fino al termine della pubertà.

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Curtis et al., Il nuovo Invito alla [Link] © Zanichelli editore 2017


osso compatto (in sezione trasversale)

sono visibili:
cellule dell’osso (osteociti)
accolte all’interno di lacune
scavate nell’abbondante
matrice extracellulare solida
il tessuto appare
suddiviso in settori più
o meno regolari
caratterizzati dalla
presenza di un ampio
canale centrale
organizzazione dell’osso compatto

il canale centrale, detto “canale


di Havers”, contiene tessuto
connettivo ricco di vasi sanguigni
e di cellule
Compact bone structure
osso lamellare
Repair of a broken bone
TESSUTO MUSCOLARE
Il libro non parla del meccanismo della contrazione, sul
ppt c’è ed è importante
Il tessuto muscolare permette il movimento.
Il tessuto muscolare è costituito da fasci di lunghe cellule
chiamate fibre muscolari ed è il più abbondante tessuto negli
animali.
• Il tessuto muscolare scheletrico è formato da muscoli
detti volontari perché, in genere, l’animale può
controllarne la contrazione.
• Il tessuto muscolare cardiaco costituisce il tessuto
contrattile del cuore. I muscoli cardiaci pompano il
sangue.
• Il tessuto muscolare liscio è costituito da fibre
involontarie responsabili della contrazione delle pareti
degli organi interni come lo stomaco.
Il tessuto muscolare

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6
Sylvia S. Mader Immagini e concetti della biologia © Zanichelli editore, 2012
Unità di contrazione Fibra muscolare
Giunzione tra due cell
muscolare
Fibra muscolare
Nucleo

Nucleo

Fibra muscolare
Nucleo
B Muscolo cardiaco

A Muscolo scheletrico

C Muscolo liscio
Il tessuto muscolare scheletrico ha questo nome perché
forma i muscoli scheletrici che permettono i movimenti
volontari del corpo nello spazio e l’interazione del corpo
con l’ambiente. Nel tessuto muscolare striato la contrazione
del tessuto è rapida, vigorosa e di breve durata. Le cellule
che lo costituiscono, dette fibre muscolari o fibrocellule
muscolari, hanno una forma cilindrica (quasi tubolare) e
sono polinucleate; in particolare siamo in presenza di un
sincizio. Un sincizio si forma quando più cellule si sono
unite e di conseguenza si hanno più nuclei all’interno di uno
stesso citoplasma.
Le fibre muscolari (i miociti) sono circondate da una guaina
connettivale detta endomisio, tali fibre si associano tra di
loro formando dei fascicoli muscolari circondati da un’altra
guaina detta perimisio, a loro volta i fascicoli si uniscono e
costituiscono il muscolo scheletrico circondato da un’ultima
guaina di tessuto più denso detto epimisio
La maggior parte del sarcoplasma (circa il 60/70%) è
riempita da miofibrille: cosa sono le miofibrille? Sono
strutture che si dispongono parallelamente all’asse della
fibra muscolare, all’asse che si sviluppa in lunghezza, e
che conferiscono al tessuto muscolare scheletrico la
caratteristica striatura visibile al microscopio ottico.
Quindi, la striatura trasversale che contraddistingue questo
tipo di tessuto muscolare è data dall’alternarsi e dal
sovrapporsi di miofilamenti spessi (miosina) e filamenti
sottili (actina). Filamenti spessi e sottili costituiscono le
miofibrille e sono le strutture responsabili della contrazione
Le miofibrille comprese fra due linee Z definiscono un
sarcomero ovvero l’unità contrattile nella cellula muscolare.
All’interno di un sarcomero a riposo, quindi senza che vi sia
contrazione muscolare, c’è una regione interna che
contiene miosina a cui si intersecano per una certa distanza
anche i filamenti di actina, detta banda A. La banda H è la
porzione centrale della banda A in cui sono assenti i
miofilamenti di actina. La linea M è una struttura
perpendicolare alla miosina che si trova al centro della
banda H e conferisce una maggiore stabilità al sarcomero.
All’estremità del sarcomero da entrambi i lati è presente la
banda I che contiene solo actina e la linea Zeta (struttura
con andamento perpendicolare anche un po’ a zig-zag
rispetto all’actina).
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La striatura trasversale delle fibre scheletriche


muscolo cardiaco in sezione longitudinale

come nel muscolo asse


scheletrico, è possibile longitudinale
osservare la striatura delle cellule
trasversale.

cellule adiacenti sono


saldamente ancorate fra
loro a livello del disco
intercalare
Sezione di muscolo liscio
Tessuto muscolare striato

tendine
Muscolo striato
Miofibrille

Linea M
POLARIZZAZIONE E DEPOLARIZZAZIONE

La polarizzazione consiste in una


diminuzione dell’elettronegatività
all’interno della cellula a riposo.
Essa è seguita poi dalla
ripolarizzazione, cioè il ritorno del
potenziale di membrana alle
condizioni iniziali. Tale fenomeno è
dovuto ad una complessa serie di
cambiamenti nei flussi ionici
transmembrana.
Questo complesso sistema permette
di inviare un segnale elettrico alle
cisterne di ioni calcio.
TESSUTO NERVOSO
Il tessuto nervoso comunica con gli
organi del corpo e ne regola le funzioni
Il tessuto nervoso coordina le varie
parti del corpo e permette agli animali
di rispondere agli stimoli
dell’ambiente.

Il funzionamento del sistema


nervoso dipende:
1. dagli stimoli sensoriali (input);
2. dall’integrazione dei dati raccolti;
3. da una risposta in uscita (output).

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Sylvia S. Mader Immagini e concetti della biologia © Zanichelli editore, 2012
Il tessuto nervoso forma una rete di comunicazione
Il tessuto nervoso trasmette le informazioni da una parte
all’altra del corpo sotto forma di segnali, o impulsi, nervosi.
Percepisce gli stimoli, determina e dirige le risposte e fa sì che
le varie parti del corpo agiscano come un insieme coordinato.

Corpo cellulare
Nucleo

Prolungamenti cellulari

LM 330×
Il tessuto nervoso
I neuroni constano di tre parti riconoscibili
•il corpo cellulare: contiene il nucleo e tutti gli organuli
tipici;
•i dendriti: sono brevi prolungamenti che costituiscono la
parte ricevente del neurone;
•l’assone: è un prolungamento cilindrico e trasmette gli
impulsi in uscita.
I neuroni trasmettono
gli impulsi
Ciascun neurone è formato da
tre parti distinte:
• i dendriti – prolungamenti che
conducono segnali verso il
corpo cellulare;
• il corpo cellulare – dove si
concentra il citoplasma e si
trova il nucleo del neurone;
• l’assone – un prolungamento
che conduce gli impulsi nervosi
in uscita dal neurone.

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Sylvia S. Mader Immagini e concetti della biologia © Zanichelli editore, 2012
Il tessuto nervoso
Gli assoni sono
circondati da una
guaina mielinica,
un rivestimento
pluristratificato
composto da lipidi
e proteine.
Intervallati lungo
l’assone vi sono
spazi vuoti detti
nodi di Ranvier.
Il tessuto nervoso
Il tessuto nervoso consiste in due tipi di cellule
•i neuroni: sono le unità di base di elaborazione
dell’informazione del sistema nervoso
•le cellule della nevroglia: sostengono, nutrono, e
proteggono i neuroni e mantengono l’omeostasi del
liquido interstiziale.
La nevroglia
Oltre la metà del volume del sistema
nervoso centrale è costituita da un
insieme di cellule dette nevroglia.
La funzione primaria della nevroglia è di
sostenere e nutrire i neuroni.
Nell’encefalo si trovano diversi tipi di
nevroglia:
• la microglia fagocita batteri e scarti
cellulari;
• gli astrociti forniscono nutrienti ai
neuroni;
• gli oligodendrociti formano la mielina,
un materiale che circonda le fibre
nervose e ne accelera la velocità
di conduzione degli impulsi.
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Sylvia S. Mader Immagini e concetti della biologia © Zanichelli editore, 2012
Il tessuto nervoso
La sostanza bianca del tessuto nervoso consiste di assoni
mielinizzati di molti neuroni.
La sostanza grigia contiene corpi cellulari neuronali,
dendriti, assoni non mielinizzati, terminali di assoni e cellule
della nevroglia.
Nel tessuto nervoso si chiama nucleo un gruppo di corpi
cellulari neuronali all’interno del SNC.
I potenziali d’azione
I neuroni comunicano tra di loro per mezzo di potenziali
d’azione nervosa.
La generazione di un potenziale d’azione dipende da due
caratteristiche della membrana plasmatica:
•l’esistenza di un potenziale di riposo;
•la presenza di canali ionici specifici.
I canali ionici sono di due tipi
•canali a flusso continuo: canali a flusso limitato ma
ininterrotto di ioni attraverso la membrana;
•canali di selezione: canali che si aprono e si chiudono a
comando.
TRASPORTO ATTIVO
L'impulso nervoso determina una variazione del potenziale di membrana a
riposo che prende il nome di potenziale d'azione. Il potenziale di membrana a
riposo cambia bruscamente, passando da -70 mV a + 40 mV, grazie ad una
temporanea variazione della permeabilità della membrana cellulare, che
improvvisamente consente il passaggio agli ioni di sodio e potassio, che quindi
entrano (Na+) ed escono (K+) dalla cellula.
Durante la fase ascendente del potenziale d'azione aumenta la permeabilità
agli ioni Na+ che quindi entrano nella cellula, mentre fuoriesce una modesta
quantità di ioni K+. In questa fase il potenziale di membrana si inverte,
diventando positivo all'interno e negativo all'esterno della cellula e passando
da -70 mV a circa + 35 mV.
Successivamente, durante la fase discendente, diminuisce bruscamente la
permeabilità agli ioni sodio, mentre aumenta quella agli ioni potassio, che
fuoriescono dalla cellula sottraendo cariche positive. In questo modo il
potenziale di membrana ritorna negativo. Il tutto avviene in un tempo molto
breve, compreso tra 2 millisecondi (ms) nei neuroni e 5 millisecondi nelle fibre
muscolari.
Il potenziale di azione generato in un punto della membrana cellulare innesca
la formazione di un potenziale analogo in una zona limitrofa della membra della
fibra nervosa; questo processo si ripete fino a determinare una sequenza di
depolarizzazioni e polarizzazioni che costituiscono il segnale nervoso nella
sua interezza.
La trasmissione dell'impulso nervoso avviene a velocità differenti: nelle fibre
amieliniche (prive del rivestimento mielinico) è più lento, poichè il potenziale
d'azione viaggia lungo tutta la membrana dell'assone, mentre nelle fibre
mieliniche, rivestite dalla mielina che funge da guaina isolante e che si
interrompe in corripondenza dei nodi di Ranvier, l'impulso nervoso, anziché
percorrere la fibra per l'intera lunghezza, procede lungo l'assone saltando da
un nodo di Ranvier al successivo ed è quindi più veloce. Grazie a questo tipo di
conduzione, definita saltatoria, la velocità di trasmissione lungo l'assone è di
circa 20-100 m/s, contro i soli 0,5-2 m/s delle fibre amieliniche.

L'impulso nervoso viaggia lungo la membrana cellulare di un neurone, ma,


vista la sua natura elettrica, non può propagarsi ad altre cellule, a meno che le
membrane cellulari di queste non siano in contatto diretto. Nella maggior parte
dei casi l'impulso nervoso passa da un neurone all'altro attraverso una sinapsi
chimica, in cui le membrane cellulari delle due cellule sono separate da un
sottile spazio che non permette la propagazione dell'impulso elettrico.
I potenziali d’azione
Il potenziale d’azione (PA) o impulso è una sequenza di
eventi in successione che diminuiscono o invertono il
potenziale di membrana.
Fase post-iperpolarizzante = periodo refrattario = periodo che segue al
passaggio del potenziale di membrana. A seguito di un potenziale
d'azione, la membrana diventa meno eccitabile e non è più in grado di
generare altri potenziali d'azione.

Una delle funzioni del periodo refrattario è quella di impedire il riverbero


dei segnali nell’assone, gli impulsi devono invece essere propagati in
un'unica direzione.
I potenziali d’azione
La propagazione dell’impulso nervoso lungo gli assoni non
mielinizzati è continua, in quelli mielinizzati è saltatoria.
I fattori che determinano la velocità di propagazione sono il
diametro dell’assone e la presenza/assenza della guaina
mielinica.
I potenziali d’azione
La trasmissione sinaptica
Il neurone che manda il segnale è il neurone presinaptico,
quello che riceve il segnale è il postsinaptico.
Sono separati da una fessura sinaptica.
La trasmissione sinaptica
Nella sinapsi chimica, il segnale elettrico presinaptico
(impulso nervoso) viene convertito in segnale chimico
(rilascio del neurotrasmettitore); il segnale chimico viene
poi riconvertito in segnale elettrico (depolarizzazione o
iperpolarizzazione) nella cellula postsinaptica.
La trasmissione sinaptica
La trasmissione sinaptica
Il principale neurotrasmettitore è l’acetilcolina.
Nel SNC numerosi amminoacidi si comportano come
neurotrasmettitori (noradrenalina, dopamina…).
I neuropeptidi sono neurotrasmettitori costituiti da
amminoacidi, legati da legami peptidici (endorfine).
L’ossido di azoto (NO) è un gas riconosciuto come
neurotrasmettitore.
Ma se i neuroni non si dividono,
come si accresce il cervello di un
bambino?

Un flusso di nuove cellule ancora indifferenziate migra quotidianamente da una


zona al centro del cervello, i ventricoli cerebrali. E si dirige, con un viaggio che
dura alcuni giorni, verso l'area più esterna del cervello, la corteccia cerebrale, la
regione più "moderna" e complessa, da cui dipendono le funzioni intellettuali
superiori e che è cruciale nella formazione delle memorie, del pensiero e
dell'identità personale.
E le cellule staminali cosa sono?
LE CELLULE STAMINALI
Nel 1978 scoperta la presenza di cellule staminali nel
cordone ombelicale.
Nel 1981 per la prima volta le staminali sono isolate in un
embrione animale.
Nel 1998 James Thomson, Università di Madison Wisconsin,
scopre la prima linea di cellule staminali embrionali umane.
Si trattava di cellule indifferenziate capaci di dare origine a
210 tipi di cellule diverse. La rivista Science nel 1999 l’ha
definita la scoperta dell’anno.
Nel 2007 Premio Nobel per la fisiologia e la medicina a
Capecchi, Evans e Smithies per aver utilizzato le staminali
nel creare modelli di studio di alcune gravi patologie.
Nel 2009 il Ministero della Salute Italiano riconosce l'utilità
clinica delle staminali del cordone ombelicale e indica
oltre ottanta patologie trattabili con queste cellule.
Cosa sono le cellule staminali

"Le cellule staminali sono cellule primitive non ancora dotate


di specializzazione, ma capaci di trasformarsi in diversi tipi di
cellule del corpo, con funzioni speciali“

Le cellule staminali sono cellule "madri", di cui non è ancora definita


la funzione all’interno dell’organismo. Queste rimangono immature,
finché non interviene uno stimolo che le induce a differenziarsi in
cellule specializzate per adempiere ad una specifica funzione
(diventare organi o tessuti).
Durante tutta la vita dell’essere umano o animale, all’interno di molti
tessuti fungono da sistema riparatore interno, con la capacità di
replicarsi illimitatamente per rimpiazzare altre cellule danneggiate o
morte. Quando una cellula staminale si divide, ciascuna nuova
cellula originata da essa ha il potenziale sia di rimanere una cellula
staminale progenitrice, sia di specializzarsi in qualsiasi altro tipo di
cellula con una funzione specifica, come ad esempio una cellula
muscolare, del sangue o del sistema nervoso.

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