BRONZI DI RIACE
Tra il 21 e il 22 Agosto 1972 nel mar Ionio al largo di Riace Marina, presso Reggio
Calabria (Italia), furono rinvenute da un giovane sub due grandi statue bronzee,
dette Bronzi di Riace. Raffigurano due uomini nudi, armati originariamente di lancia,
scudo e spada, pesanti 160kg. Le sculture finirono probabilmente in mare durante il
naufragio della nave che le trasportava. La località di produzione e la destinazione
finale sono ignote. L'ipotesi più accreditata è che si tratti di statue di fattura ellenica
dirette a Roma, destinate al collezionismo privato o a un edificio pubblico.
Le statue risalgono al V secolo a.C.: il Bronzo A verosimilmente al decennio 460-450
a.C.. il Bronzo B a pochi anni più tardi, non oltre il 430 a.C.
Le figure rappresentano probabilmente due guerrieri, oppure atleti con le armi da
combattimento. Nel luogo del ritrovamento, infatti, è stata rinvenuta l'impugnatura di
uno scudo. Entrambe, peraltro, hanno il braccio sinistro piegato a reggere uno scudo
di cui rimane l'imbracciatura; nell'altra mano brandivano, con ogni probabilità, una
lancia (Bronzo A) e una spada (Bronzo B).
Le figure sono accomunate dalla nudità e dalla posa ponderata, con gli arti gamba e
braccio destri diritti e sinistri flessi, in posizione chiastica (ossia disposti a X), e il
bacino asimmetrico per assecondare la rotazione del busto.
L'anatomia è curata nei dettagli, come evidenziano le ombre che rimarcano la
muscolatura, mentre inserti polimaterici imitano i colori naturali del corpo: le labbra e
i capezzoli sono in rame rosso, gli occhi in pasta vitrea e in calcite bianca per
riprodurre le tonalità della cornea e dell' iride; nel Bronzo A, le ciglia e i denti sono
innesti in argento.
Le opere provengono da botteghe di alto rango. Non si può escludere la produzione
in un centro della Magna Grecia.
In questo caso i due bronzi potrebbero essere stati realizzati in una bottega legata a
Fidia, e far parte delle statue di eroi, sovrani, divinità, donate dagli Ateniesi al tempio
di Delfi, come ringraziamento per la vittoria di Maratona. Un'altra e più accreditata
ipotesi le attribuisce all'ambiente di Argo, città del Peloponneso settentrionale: in
particolare il Bronzo A ad Agelada il Giovane (maestro di Mirone, Policleto e Fidia) e
il B ad Alcamene di Lemno. Secondo questa ipotesi, entrambe sarebbero state
eseguite per l'agorà di Argo.
La statua A è alta 1,98 m. La statua pur non esprimendo intenzione di movimento ha
una posa naturale, L’espressione è quella di un guerriero che si sta preparando alla
battaglia. Le indagini effettuate nel corso dell’ultimo restauro hanno messo in
evidenza sulla testa dei solchi che indicano in origine la presenza di un elmo, portato
al sommo del capo. Altri segni lungo il braccio destro e la posizione della mano
lasciano supporre che lungo il fianco fosse appoggiata una lancia. Nessun dubbio
circa la presenza dello scudo sul braccio sinistro.
La statua B è alta 1,97 m. Si presume che anch’essa portasse una lancia, in
posizione più inclinata. è evidente sull’avambraccio sinistro il sostegno dello scudo.
Le statue sono realizzate nella medesima tecnica, hanno dimensioni pressoché
uguali, sono in tutto simili nella postura e recano segni dei medesimi attributi
(elmo/copricapo, lancia, scudo). è quindi difficile immaginare che possano essere
state realizzate da artisti diversi, e a distanza di tempo l’una dall’altra, o che esse
possano non essere parte dello stesso progetto.
La tecnica utilizzata per la produzione di queste statue è quella della cera persa, la
quale prevede che il modello viene preparato plasmando la cera su un nucleo di
argilla provvisto di armatura interna in ferro. Poi il modello viene coperto da uno
strato di argilla (forma), provvisto di un sistema di canali per far defluire la cera e di
sfiatatoi per la fuoriuscita di aria e vapore di fusione; la forma viene armata e fissata
al nucleo di terra con chiodi di metallo. La cottura in forno poi provvede
all'eliminazione della cera attraverso i canali e al consolidamento del nucleo e della
forma. Nell' intercapedine creatasi viene gettata la lega di metallo fusa, che,
solidificandosi, riproduce il modello del cavo della forma, e successivamente forma e
nucleo vengono rimossi, i canali eliminati e la scultura rifinita.
Le due statue si trovano attualmente nel Museo Nazionale di Reggio Calabria.
Per quanto riguarda l'autore, molti hanno pensato si possa trattare di Policleto di
Argo o di qualcuno a lui prossimo. Sono invece multiple le ipotesi sull'identità delle
statue: la più accreditata sostiene che siano Eteocle e Polinice.