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Pascoli

Giovanni Pascoli, poeta romagnolo, ha vissuto una vita segnata dalla tragedia familiare, in particolare dall'assassinio del padre, che ha influenzato profondamente la sua opera. La sua raccolta poetica 'Myricae' esplora temi di natura, morte e simbolismo attraverso componimenti brevi e densi di figure retoriche, mentre opere come 'X Agosto' e 'L'Assiuolo' riflettono il dolore universale e l'angustia esistenziale. Pascoli celebra la meraviglia del fanciullo interiore e la connessione con la natura, esprimendo una visione positiva della stessa, in contrasto con il pessimismo di Leopardi.
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Pascoli

Giovanni Pascoli, poeta romagnolo, ha vissuto una vita segnata dalla tragedia familiare, in particolare dall'assassinio del padre, che ha influenzato profondamente la sua opera. La sua raccolta poetica 'Myricae' esplora temi di natura, morte e simbolismo attraverso componimenti brevi e densi di figure retoriche, mentre opere come 'X Agosto' e 'L'Assiuolo' riflettono il dolore universale e l'angustia esistenziale. Pascoli celebra la meraviglia del fanciullo interiore e la connessione con la natura, esprimendo una visione positiva della stessa, in contrasto con il pessimismo di Leopardi.
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GIOVANNI PASCOLI

VITA
È di origine romagnola, nato a San Mauro. Morirà a Bologna. appartiene ad una
famiglia numerosa, il padre nel 67 viene assassinato mentre tornava a casa, non
vennero mai individuati gli assassini (la morte del padre sarà determinante). Pascoli
prosegue gli studi e verrà esaminato e riconosciuto da Giosuè Carducci, che era un
docente universitario. Pascoli prenderà la cattedra di italiano e latino nell’UNIBO. Nel
quadro famigliare ha un forte legame con due sorelle e con una di queste di trasferirà
a Castelvecchio.
La sua produzione poetica più nota:
-Myricae
-I canti di Castelvecchio

MYRICAE
È una raccolta poetica pubblicata nelle definitiva edizione nel 1900. Myricae è il nome
latino delle tamerici, un arbusto umile (trovato nella pioggia nel pineto di d'Annunzio)
intitola questa raccolta facendo riferimento ad una pianta umile, una piccola cosa. Il
titolo si ispira alla raccolta “Le Bucoliche” del poeta latino Virgilio che era uno scritto a
carattere campestre.
Nella raccolta a livello metrico troviamo componimenti formati da pochi versi, dunque
Pascoli in questi pochi versi concentra delle immagine utilizzando figure retoriche che
diano immediatamente l'idea di ciò di cui si vuole parlare (no lunghe descrizioni e
digressioni come nel la ginestra di Leopardi) la poesia di Pascoli vuole essere una
folgorazione una illuminazione, per questo userà molte figure retoriche come
onomatopee, ossimori, analogie, sinestesie e termini precisi (Pascoli positivismo,
diverso dal vago di Leopardi) sia nel mondo della botanica (le piante e i fiori) e nel
mondo animale (il suono, cinguettare preciso dell’assiuolo)
Il tema funebre: in moltissimi componimenti compare il tema della morte anche
quando apparentemente sembra che stia descrivendo un paesaggio (espressionismo).
Torna molteplici volte il mito della tragedia familiare della tomba, del dolore universale
ma anche della casa interpretata come nido rifugio protezione e affetto.
Rapporto con la Natura: Per pascoli la natura non è matrigna, ma “madre dolcissima“.
Pascoli afferma che l'uomo debba affidarsi alla natura. Per lui l'uomo genera più male
della natura e spesso il male causato da lui stesso lo attribuisce alla natura. Dunque
ha una visione molto diversa da quella di Leopardi che affermava che "la natura è
matrigna" l'uomo è nato per soffrire ma al tempo stesso la natura contribuisce a
questo. In conclusione questa raccolta si caratterizza di componimenti brevi in cui
Pascoli apparentemente descrive paesaggi e semplici [Link] in realtà troviamo
molto simbolismo: angoscia esistenziale, in cui di turbine e come se lui descrivendo il
paesaggio esteriore descrive invece il paesaggio interiore della sua anima

X AGOSTO
Il 10 agosto è la notte di San Lorenzo in cui si vedono le stelle cadenti ma è anche la
notte in cui il padre di Pascoli nel 1867 è stato ucciso. Infatti la prima operazione che
fa Pascoli è identificare le stelle cadenti con il pianto. Attraverso una serie di analogie
e parallelismi questa vicenda familiare diventa simbolo del dolore universale e
dell'ingiustizia che domina sulla terra.
Struttura della poesia: La prima strofa e l'ultima sono legate, la prima parola di San
Lorenzo l'ultima parola del cielo; la seconda e la terza strofa parlano della rondine che
muore; la quarta e la quinta parola del padre che muore.
Pascoli passa dalle stelle al pianto, ha eliminato tutti i passaggi razionali e logici: le
stelle cadono come le lacrime del pianto.-Seconda strofa: parla di tetto che sta per
casa, il nido simbolo di rifugio e protezione e calore. Dopo parla di una rondine morta
che rappresenta la morte del padre, che lascia un senso di angoscia e dolore e morte
tutta la famiglia. Successivamente definisce la terra “atomo opaco del male" in cui qui
troviamo Leopardi che diceva che il corso della natura è infinito mentre la terra
rispetto all'universo non è nulla e l'uomo è solo un granello di sabbia. Il cielo continua
il suo ciclo è lontano sulla terra succede di tutto e l'atomo opaco del male. La cronaca
dell'evento avviene attraverso diversi parallelismi:
1. Quello tra la rondine uccisa e il padre di Pascoli,
2. quello tra il padre stesso e Gesù Cristo: l'ultima frase del padre di Pascoli fu
perdono
i miei assassini.
3. infine il parallelismo tra i Rondinotti e i fratelli Pascoli a casa, che si attua attraverso
le immagini dei vermi delle bambole, entrambi doni per i piccoli in attesa. Entrambi
muoiono, uno fisicamente l’altro mentalmente per il dolore.
La rondine e l'uomo diventano in particolare emblemi cristiani del sacrificio di un
innocente, questo è il senso della rondine in croce ed è la parola perdono pronunciata
dal padre di Pascoli morente. Per pascoli suo padre era un innocente, ucciso dalla
malignità che caratterizza l'atomo opaco del male ovvero la terra. Attraverso analogie
e parallelismi questa vicenda autobiografica prende una dimensione universale, che si
rivela nel pianto di stelle del cielo su cui la poesia si chiude. Infatti Pascoli passa da un
discorso individuale a una questione di dimensione collettiva. La natura svolge un
ruolo ambivalente in questa lirica: da un lato sembra partecipare alle sofferenza
umana grazie al parallelismo istituito tra la sorte della rondine e quella dell'uomo ma
dall'altro l'immagine finale del cielo accompagnata dagli altri gestivi lontano segnano
una distanza e con incolmabile tra la dimensione universale e quella terrena. Il tema
dell'esclusione, della privazione della solitudine si collega strettamente a quello del
nido distrutto all'ossessione della morte al motivo dell'innocente sacrificato dominanti
nell’immaginario pascoliano.

L’ASSIUOLO
Questa lirica è una visione notturna, per Leopardi notte voleva dire "parola vaga
indefinita" per Pascoli a una dimensione diversa, la notte mistero è quello che noi non
riusciamo a capire della vita Pascoli a una visione più negativa rispetto a quella di
Leopardi. La lirica inizia in maniera molto simile a Leopardi nel "canto notturno del
pastore errante dell'Asia" ovvero con la stessa domanda "dov'era la luna?”. L'assiuolo
è un rapace, già nella scelta di questo uccello si può notare la volontà di determinismo
e precisione di Leopardi. Infatti ha scelto questo rapace in particolare per il suo verso
un suono cupo e angosciante. Tutte le strofe terminano con "Chiù" nella prima strofa
definisce il verso dell'animale voce poi singulto e nell'ultima strofa pianto di morte,
questo È un climax diffuso ascendente che l'angoscia e l'inquietudine di questo
paesaggio lunare. In questa lirica che apparentemente sembra la descrizione di un
paesaggio. Nella prima strofa troviamo diverse sinestesie come “Soffio di lampo” ma
anche "Nebbia di latte" la nebbia per pascoli ha sempre un valore simbolico perché è
ciò che nasconde ma questa nebbia è bianca come il latte quindi la nebbia è una parte
nasconde dall'altra protegge non fa vedere il male.

IL LAMPO E IL TUONO
l lampo e il tuono, contenute nella sezione tristezze, sono un dittico che può essere
letto nel suo insieme. In queste due liriche sembra che stia descrivendo un momento
in cui si avverte la luce nel cielo con il lampo e il rimbombo con il tuono. È una poesia
di 14 versi con molte figure retoriche per esempio definisce la terra “ansante, livida, in
sussulto" la terra viene personificata è un climax tre aggettivi accompagnano la parola
terra-il lampo pone il lettore davanti a un silenzio sospeso che precede lo scatenarsi
del temporale e dopo che il lampo illuminato il cielo la terra anche solo per un istante
il buio si fa totale e la campagna invisibile. Il silenzio sospeso si scioglie nello
strepitare del tuono tutta la natura pervasa dal frastuono del temporale. (Prevale il
tono acustico, parole onomatopeica)-sul piano simbolico la luce improvvisa del lampo
rende per un istante visibile la natura sconvolta e mostra la condizione di dolore
sofferenza a cui sono destinati gli esseri umani.
Il poeta ci descrive una situazione di prossimo pericolo. Un temporale è in arrivo,
ancora non si è scatenato nella sua potenza, ma è in procinto di arrivare. Si sente solo
il "bubbolio", un suono lontano che preannuncia ciò che sta arrivando, accompagnato
da un cielo "nero di pece" che fa capire cosa sta per succedere. La descrizione di tutto
ciò è simbolica, perché l'autore usa queste immagini per descrivere anche uno stato
interiore. Il senso di angoscia e di paura per un pericolo imminente è però interrotto
dalla visione di un casolare, descritto come un qualcosa che è sì in mezzo al nero del
cielo che lo circonda, ma ancora presente e non inghiottito dall'oscurità. Il casolare è
connesso a un tema caro al Pascoli che è quello del nido familiare, inteso come rifugio
fisico e interiore dalla realtà esterna che è spesso pericolosa e ostile.

NOVEMBRE
La struttura ha delle strofe, ma non ha uno schema metrico preciso. Ci sono tre strofe
di quattro versi, di cui l’ultimo che chiude le strofe è un mezzo verso. È la fine
dell’autunno (il 2 novembre o 11 novembre), ovvero l’estate di San Martino. Pur
essendo novembre l’aria trasparente, si sente il fruscio che fanno le foglie cadendo.
Tema: natura, morte → tra ciò che conserva in sé, il fanciullo si meraviglia della vita a
ritorno. Il poeta allude ad una primavera che ancora non c’è.

IL FANCIULLINO
In tutti noi c’è un fanciullino, un bambino, che convive con noi, ma crescendo la
persona cambia. È una figura che Pascoli presenta con un’aria semantica. In ognuno di
noi c’è un fanciullo, c’è a chi si nota e a chi no quando si diventa grandi. Conduce una
vita semplice e umile. Il bambino dà un nome a tutte le cose (agrammaticali,
pregrammaticali). Lui osserva la natura, in modo umile e semplice, la riferisce nelle
cose attraverso suoni e con onomatopee. Le cose vanno colte con i sensi, la realtà
viene guardata bene, con figure retoriche che si richiamano i sensi→ caratteristiche del
fanciullo quando si affaccia il reale. Il fanciullino è il poeta che non è in tutti, ma in
pochi, perché alcuni si rifiutano di ascoltare questo fanciullino. Lui vede ciò che gli
altri non vedono, ha molta immaginazione. Il fanciullo va nel profondo delle cose
cogliendone l’essenza. Non va secondo passaggi logici ma lo fa analogicamente. Il
poeta guarda tutto con meraviglia, ha capacità di stupirsi verso il reale come un
bambino che vede le cose per la prima volta. Il poeta ha il fine di riconoscersi nella
natura. È la poesia che rende eterno, non il poeta. A Pascoli non interessa essere
ricordato, ma che le sue poesie vengano ricordate. La poesia e nelle cose, è accanto a
noi. La poesia è meraviglia. L’autore alla fine ci dà quello che per lui è il valore della
poesia: prende le distanze dal fine commerciale, dice che la poesia è nella realtà e che
deve rimanere quella, non nel suo trascrittore.
Il fanciullino si meraviglia delle piccole cose. Il fanciullino è il poeta (ha capacità
interpretative maggiori rispetto all’uomo comune). Le immagini e gli oggetti che
articolano la poesia di Pascoli alludono ad altro (per esempio il lampo).

IL GELSOMINO NOTTURNO- I canti di Castelvecchio


Il titolo allude ad un fiore che si apre di notte. C’è il poeta che osserva un contesto
naturale, di notte. Questo componimento rinvia al fanciullino, nell’interpretare i simboli
circostanti (ad esempio il “chioccetto”, che allude ad una costellazione). Arrivando
l’alba si chiudono i petali del gelsomino (incontrato dall’ape e dalle farfalle). Ciò allude
ad un processo di fecondazione. Il componimento è il regalo di nozze per Gabriele
Briganti. Natura, morte e nido sono i temi principali anche qui. La vegetazione è molto
comune ma con termini specifici, per esempio al verso 3 “il nido”. Si avverte una casa
in cui si sente un chiacchiericcio. La luce poi si spegne. “L’urna” è un termine molto
preciso, viene indicata come molle e segreta. È un termine botanico e umano, ma
rimanda anche all’urna cimiteriale: raccoglie ciò che prima era vita (fiore) prima
intatto e poi gualcito (riferimento sessuale). Il discorso della nascita per Pascoli è
malinconico perché prevede prima un passaggio di morte. Nell’ultimo verso esplicita di
non avere mai provato quella felicità (è vergine). L’unico amore provato da Pascoli è
quello per le sorelle. Ricorda che i termini alludono ad altro, per esempio “le fosse”
sono le tombe.

LA MIA SERA
È composto da strofe simmetriche. Raffigura una giornata ricca di temporali, ma che
poi la sera si rasserena. Ogni strofa è doppia: comprende il tumulto da un lato, il
sereno dall’altro. Gli uccellini hanno mangiato poco durante il giorno (CLIMAX
“dormi…”). È una regressione all’infanzia→ suono. È un estratto dai “canti di
Castelvecchio”.

ITALY- I Poemetti
Raccolta “i primi poemetti”. Questo testo tratta una tematica che riguarda il tema dei
migranti dall’America. È ispirato a personaggi veri, tra cui una bambina molto malata:
è la prima volta che viene in Italia, parla americano e si stupisce di ciò che vede,
proprio come il fanciullino. Il tema centrale è quello della migrazione. È un testo
significativo perché al fianco delle espressioni pascoliane troviamo espressione in
inglese, quindi si crea una fusione italo-americana. Vengono riportati i termini che gli
italiani colgono della bambina e ne fanno termini propri. È molto impressionante quindi
l’aspetto linguistico. Essendo una sperimentazione linguistica, cosa ammirevole se si
considera la formazione classica. C'è un'attenzione al lessico poiché è importante nei
decadenti. Pascoli utilizza cose grammaticali e post grammaticali come il critico
Contini. È appunto un saggio importante per cose pregrammaticali, elementi fono
simbolici come il chiù e il fatto che lui trascriva i suoni. Gli elementi post grammaticali
sono espressioni in cui Pascoli si mostra interessato alle interpretazioni linguistiche,
come per esempio il titolo scritto in inglese, inseriti appunto per mostrare come
comunicavano le persone tra di loro.
Pascoli ha un’attenzione per gli immigranti. L’anziana chiede notizie. I personaggi
utilizzano espressioni inglesi che entrano nella poesia italiana. La nonna schiva le
domande sulla sua salute e si dà da fare in casa. Le espressioni contrassegnate e
quelle non, non trovano riscontro né nella grammatica italiana ne in quella americana.

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