UNIVERSITA’ UNICAMILLUS DI ROMA
L’INCLUSIONE
2024/2025
Il termine «inclusione» rimanda a un’idea di scuola accogliente che si prende cura di ciascun
allievo e intercetta i bisogni educativi degli alunni. Oggi si parla di scuola inclusiva e di didattica
inclusiva, concetti e dimensioni ormai imprescindibili.
Per didattica inclusiva si intende una prospettiva educativa che organizza i processi di
insegnamento e apprendimento a partire dalla differenze presenti nel gruppo classe: tutte le
differenze, non solo quelle più visibili e marcate dell’alunno con un deficit o con un disturbo
specifico. Le differenze sono alla base dell’azione didattica inclusiva e come tali non riguardano
soltanto le differenze degli alunni ma anche gli stili di insegnamento dei docenti (Zambotti, 2015,
pag. 35). In una dimensione inclusiva le differenze non vengono solo accolte ma anche stimolate,
valorizzate e utilizzate nelle attività quotidiane per lavorare insieme e crescere come singoli e come
gruppi.
La didattica inclusiva ha alcuni capisaldi che ne rendono inequivocabile la denotazione
(D’Alonzo, F. Bocci, 2015).
Per Dario Ianes il primo caposaldo della didattica inclusiva è rappresentato della comprensione,
valorizzazione e dalla celebrazione delle differenze individuali .
Il secondo caposaldo, afferma Ianes, è «la differenzazione delle attività didattiche: in uno stesso
momento alunni diversi fanno cose diverse, anche tutti gli alunni e anche cose molte diverse,
addirittura in luoghi diversi. Si potrebbe aggiungere un terzo caposaldo: la didattica inclusiva,
rappresenta una vera svolta epistemologica non perché contempla la difficoltà come bisogno
educativo speciale e non concepisce la differenzazione come intervento tecnico.
Non è infatti l’applicazione e ricorrere a tecniche e a strumenti ideati ad hoc a garantire
«l’efficacia dell’attività di apprendimento ma il modo in cui si costruisce la relazione con lo
studente a partire dagli elementi intriseci della professionalità educativa: rispetto, ascolto, pazienza
capacità di coinvolgimento, attenzione alla diversità» (F. Dovigo, 2014, pag.21).
La didattica inclusiva prende le mosse dai bisogni e dalle risorse personali facendo in modo che
l’alunno diventi protagonista e costruttore del percorso di apprendimento. Essa valorizza la
capacità, le attitudine e le potenzialità di ciascuno, per cui si concretizza nel rispetto stili, dei tempi
e dei ritmi di apprendimento di ognuno.
La didattica inclusiva viene definita come una garanzia diffusa e stabile di poter partecipare alla
vita scolastica e di raggiungere il massimo possibile in termini di apprendimento e partecipazione
sociale.
L’inclusione interviene sia sul contesto che sul soggetto e si orienta all’abbattimento degli
“ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione”. Una scuola inclusiva prende le mosse dall’idea
di classe inclusiva, concentrando l’attenzione sulla personalizzazione intesa come un’educazione e
una didattica “normali” per tutti gli alunni, che abbiano come normale elemento strutturale il
massimo valore inclusivo possibile.
Una buona didattica inclusiva cerca di realizzare apprendimenti e partecipazione piena per tutti
gli alunni tenendo conto di tre elementi principali:
- il funzionamento umano differente: la scuola deve saper riconoscere e comprendere la
modalità di “funzionamento” individuali (modi di apprendere, relazionarsi, pensare di ogni
alunno).
- l’equità: la scuola deve valorizzare le differenze e realizzare forme di differenziazione e
compensazione al fine di garantire pari opportunità ed uguaglianza sostanziale tra tutti gli
alunni.
- l’efficacia tecnica e la piena partecipazione sociale: la Scuola valorizza il potenziale
apprenditivo di ogni studente attraverso strategie educative e didattiche efficaci ed efficienti
in contesti collettivi partecipati.
Ianes afferma che normalità è sinonimo di dignità per tutti gli esseri umani, ma soprattutto è
un’esigenza irrinunciabile per chi si trova più in difficoltà: per alunni con speciali bisogni vivere in
un modo normale significa essenzialmente condividere le medesime esperienze con tutti i
compagni. La normalità, dunque, è un valore essenziale in sé e un valore strumentale, un ottimo
mezzo per raggiungere finalità di sviluppo e di partecipazione attiva di tutti, a prescindere dalle loro
condizioni personali e sociali, dalle loro disabilità o patologie” (D. Ianes, 2022) .
La percezione di difficoltà deve essere letta sullo sfondo di una sempre crescente
consapevolezza dell’eterogeneità delle classi, nella loro normalità di composizione. Si incrociano e
si enfatizzano due percezioni di differenza: una legata alle difficoltà dell’alunni, l’altra alla
eterogeneità della classe.
Gli elementi di didattica inclusiva sono: la classe come risorsa, le strategie e metodologie
efficaci e la riflessione meta cognitiva. Per rendere la didattica accessibile si dovrò procedere a
progettare dei percorsi didattici capaci di valorizzare la loro unicità, le intelligenze multiple e i
diversi stili di apprendimento, favorire l’apprendimento collaborativo e la consapevolezza del
proprio modo di apprendere, promuovere l’integrazione dei saperi e la costruzione di relazioni fra
saperi e discipline.
Nel nostro agire educativo – didattico bisogna muoverci su quattro piani distinti ma strettamente
connessi tra loro: la relazione con l’alunno, la dimensione affettiva, la dimensione didattica
organizzata in concrete attività orientate da precise metodologie di riferimento e al gestione delle
dinamiche tra comunicazione e mediazione didattica rispetto al raggiungimento degli obiettivi
specifici nelle varie aree di funzionamento dell’alunno e degli apprendimenti disciplinari. Strategie
ed interventi risentiranno delle differenti caratteristiche e livelli di gravità della disabilità
intellettiva.
Adottare una prospettiva inclusiva per rispondere ai bisogni degli alunni cercando di far fronte a
uno dei rischi maggiori legati alla visione dei Bisogni Educativi Speciali e cioè il rischio di
parcellizzare la didattica in tanti piani individuali e quindi di pensare che a un bisogno speciale si
debba sempre rispondere con una misura individuale e non individualizzata.
Mettere al centro dell’azione didattica i processi inclusivi mirati a valorizzare le differenze nel
gruppo classe mediante una didattica inclusiva innovativa e cooperativa.
La didattica inclusiva è infatti una prospettiva che organizza i processi di insegnamento e di
apprendimento a partire dalla differenze presenti nel gruppo classe: tutte le differenze, non solo
quelle visibili e marcate dell’alunni con un deficit o con un disturbo specifico.
Cottini affrontando il tema del ruolo e dell’importanza della figura dell’insegnante
specializzato per il sostegno nelle scuola dell’inclusione ha individuato quattro piani principali,
sicuramente complementari e interagenti fra loro ma da tenere comunque distinti. Questi quattro
piani sono quelli: dell’affermazione dei principi di riferimento; dell’organizzazione del contesto e
delle procedure ai fini inclusivi; delle metodologie da mettere in campo per promuovere
l’inclusione, della verifica circa la significatività operativa di tali metodologie e più in generale
dell’efficacia reale di una scuola inclusiva.
Come promuovere l’inclusione e la didattica in una classe a scuola? Il centro studi Erikson ha
individuato 7 punti chiave dell’azione didattica, per favorire l’inclusione in classe. Vediamoli in
dettaglio:
1. La risorsa compagni di classe
I compagni di classe rappresentano la risorsa più preziosa per attivare processi di inclusione. Fin dal
primo giorno, è necessario incentivare e lavorare su collaborazione, cooperazione e clima di classe.
2. L’adattamento come strategia inclusiva
Per valorizzare le differenze individuali è necessario adattare i propri stili di comunicazione, le
forme di lezione e gli spazi di apprendimento. Inoltre, adattare significa variare i materiali rispetto
ai diversi livelli di abilità presenti in classe.
3. Strategie logico-visive, mappe, schemi e aiuti visivi
Per attivare dinamiche inclusive è fondamentale potenziare le strategie logico-visive, in particolare
grazie all’uso di mappe mentali e mappe concettuali.
4. Processi cognitivi e stili di apprendimento
I processi cognitivi e le funzioni esecutive come attenzione, memorizzazione, pianificazione e
problem solving consentono lo sviluppo di abilità psicologiche, comportamentali e operative
necessarie al processo di apprendimento. Allo stesso tempo, una didattica realmente inclusiva deve
valorizzare i diversi stili cognitivi presenti in classe e le diverse forme di intelligenza, sia per quanto
riguarda gli alunni, sia per quanto riguarda le forme di insegnamento.
5. Metacognizione e metodo di studio
Sviluppare consapevolezza in ogni alunno rispetto ai propri processi cognitivi è un obiettivo
trasversale a ogni attività didattica. L’insegnante agisce su quattro livelli di azione metacognitiva,
per sviluppare strategie di autoregolazione e mediazione cognitiva ed emotiva, favorendo la
strutturazione di un metodo di studio personalizzato e efficace.
6. Emozioni e variabili psicologiche nell’apprendimento
Le emozioni giocano un ruolo fondamentale nell’apprendimento e nella partecipazione. È centrale
sviluppare un’immagine di sé positiva e quindi buoni livelli di autostima. L’educazione al
riconoscimento e alla gestione delle proprie emozioni e della propria sfera affettiva è indispensabile
per sviluppare consapevolezza del proprio sé.
7. Valutazione, verifica e feedback.
In una prospettiva inclusiva, la valutazione deve essere finalizzata al miglioramento dei processi di
apprendimento e insegnamento. È poi necessario personalizzare le forme di verifica. La valutazione
deve sviluppare processi metacognitivi nell’alunno e, pertanto, il feedback deve essere continuo,
formativo e motivante e non punitivo o censorio.