TEORIA E METODO DEI MASS MEDIA 04/11
La Nascita del Giornale inizio 900 – fine 800
I quotidiani non mettono solo notizie ma offrono piccoli approfondimenti a riguardo. I
settimanali escono ogni settimana, a partire dall’inizio del 900 la quale informava con
l’utilizzo delle immagini poiché in quell’epoca l’analfabetismo era molto presente. I giornali
sono divisi in “categorie”, mirano ad approfondire tematiche riguardo gli sport, prodotti da
vendere e così via, praticamente pubblicità.
600 – Giornale come strumento commerciale
Offrono uno strumento di servizio, non miravano solo alla propaganda ma anche ai beni
comuni dei “cittadini”.
• “The Daily Courant” (1702)
• È considerato il primo quotidiano inglese.
• Fondato a Londra da Elizabeth Mallet, una delle prime donne editrici della storia.
• Usciva ogni giorno con una sola pagina di notizie estere, prese da fonti ufficiali o
lettere da corrispondenti.
• Non conteneva commenti o opinioni, solo fatti: l’idea era di lasciare al lettore il
compito di giudicare.
• Segna la nascita del giornalismo quotidiano professionale, basato sulla regolarità e
sulla diffusione pubblica.
• “The Monthly Review” (1749)
• Fondato da Ralph Griffiths a Londra.
• È uno dei primi periodici di critica letteraria in lingua inglese.
• Pubblicava recensioni di libri, articoli di opinione e dibattiti intellettuali, diventando
un punto di riferimento per scrittori e lettori dell’epoca.
• Segna l’inizio del giornalismo culturale, cioè della stampa che non si limita a
informare, ma interpreta e discute le idee.
Le tendenze dei giornali vanno a una serie di battaglie per ottenere più libertà di parola e un
progresso tecnico ed economico.
Il 700 – illuminismo “secolo dei lumi”, uno spostamento di pensiero che muta un nuovo
sguardo dell’uomo a riguardo dell’umanità. Perciò l’uomo è riuscito di stabilire dibattiti e di
essere più cosciente del mondo. “Il caffè” dei fratelli Verri (1764-1766), pubblicata a Milano
e dava aggiornamenti ed educava i cittadini. Negli ultimi decenni del 700, dopo la
rivoluzione americana ci fu la prima proclamazione della libertà di stampa.
Nell’800
Ci fu un progresso tipografico della stampa e di conseguenza la produzione dei giornali ebbe
una crescita esponenziale. Ci fu un’alfabetizzazione di massa, le persone non abitavano più
nelle campagne poichè si spostarono nelle grandi città aprendo la possibilità a loro di
lavorare nelle fabbriche di stampa e perciò ebbero uno sguardo diverso. L’evoluzione e il
miglioramento grafico e tipografico delle stampe, la portarono a una produzione di massa,
800 in Italia
Prima metà del secolo: la stampa sotto censura
• L’Italia non era ancora unita, e quasi tutti gli Stati (Regno di Sardegna, Stato
Pontificio, Regno delle Due Sicilie, Lombardia-Veneto, ecc.) controllavano
rigidamente la stampa.
• I giornali potevano uscire solo con permesso delle autorità, e dovevano evitare temi
politici o critiche al potere.
• Per questo, la stampa era spesso ufficiale, neutra o letteraria (es. fogli di cultura,
notizie di corte, curiosità).
• C’erano però anche giornali clandestini o stampati all’estero (come in Svizzera), che
diffondevano idee liberali e patriottiche.
Il giornalismo del Risorgimento
• Tra gli anni ’30 e ’60 dell’Ottocento il giornale diventa uno strumento politico
fondamentale per il movimento nazionale.
• Leader e intellettuali usano la stampa per diffondere idee di libertà, indipendenza e
unità.
o “Il Conciliatore” (Milano, 1818): rivista liberale e romantica.
o “Il Risorgimento” (Torino, 1847): diretto da Camillo Benso di Cavour, spinge
per riforme e unità nazionale.
o “La Gazzetta del Popolo” (Torino, 1848) e “L’Opinione” (Roma, 1848): giornali
politici impegnati nelle rivoluzioni del 1848.
• In questo periodo nasce anche la libertà di stampa in alcune aree, come nel Regno di
Sardegna dopo lo Statuto Albertino (1848).
Dopo l’Unità (dal 1861 in poi)
• Con la nascita del Regno d’Italia, la stampa diventa più libera e più diffusa, anche se
rimane spesso legata ai partiti o ai grandi interessi economici.
• Cresce il numero di testate e di lettori, soprattutto nelle città.
• Si afferma la figura del giornalista professionista, anche se molti sono ancora politici
o letterati.
• Nascono giornali destinati a diventare storici:
o “La Nazione” (Firenze, 1859)
o “Il Secolo” (Milano, 1866)
o “Il Corriere della Sera” (1876)
o “La Stampa” (Torino, 1867)
La stampa di massa di fine Ottocento
• L’aumento dell’alfabetizzazione, la riduzione dei costi di stampa e le innovazioni
tecniche (rotative, telegrafo) rendono possibile la stampa di grandi tirature.
• Nasce la stampa popolare, con articoli brevi, notizie di cronaca, spettacolo e
curiosità.
• Il giornale diventa un prodotto commerciale, non solo politico o culturale.
• Alcuni giornali cominciano a usare fotografie e pubblicità.
Il giornalismo nel periodo fascista
Dall’ascesa del fascismo al controllo totale
• Dopo la marcia su Roma (1922), Benito Mussolini — che era stato lui stesso
giornalista e direttore de Il Popolo d’Italia — capisce subito il potere dei mezzi di
comunicazione.
• All’inizio alcuni giornali restano liberi, ma tra il 1924 e il 1926, dopo l’assassinio di
Giacomo Matteotti, il regime mette in atto una censura sempre più rigida.
• Nel 1925-26 vengono approvate le “leggi fascistissime”: vietano i giornali
d’opposizione, sciolgono i partiti e impongono il controllo statale della stampa.
La censura e la propaganda
• Tutti i giornali devono essere autorizzati dal Ministero della Cultura Popolare.
• I direttori devono essere iscritti al Partito Nazionale Fascista e approvati dal governo.
• Le redazioni ricevono ordini quotidiani: cosa pubblicare, cosa tacere, che linguaggio
usare.
• La stampa non informa più, obbedisce.
• I giornali diventano strumenti per diffondere il mito del Duce, l’ideologia fascista, la
guerra e la politica coloniale.
La stampa del regime
• Giornali come “Il Popolo d’Italia”, “La Stampa”, “Il Messaggero” e “Il Corriere della
Sera” vengono piegati alla linea fascista.
• Nascono anche nuove testate controllate dal partito, come “Il Giornale d’Italia” o “Il
Tevere”.
• Le notizie vengono riscritte per mostrare solo successi e nascondere sconfitte o
proteste.
Stampa clandestina e resistenza
• Nonostante la repressione, durante gli anni Trenta e soprattutto durante la Seconda
guerra mondiale, nascono giornali clandestini antifascisti.
• Stampati in segreto e diffusi a rischio della vita, sono le voci della resistenza, come
“L’Italia Libera”, “Giustizia e Libertà”, “Il Popolo” (democristiano), “L’Unità”
(comunista).
• Questa stampa diventa il simbolo della libertà di pensiero e prepara il terreno per la
rinascita del giornalismo libero dopo il 1945.
Controllo dei giornalisti e degli strumenti del regime
. Registrazione e abilitazione dei giornalisti
• Nel 1925 venne approvata una legge sulla stampa che prevedeva che solo i
giornalisti iscritti a un registro potevano pubblicare.
• Quel registro era controllato dal regime fascista, tramite l’Ordine dei Giornalisti: per
far parte dovevi essere fascista oppure accettare la linea del regime.
• In pratica: se non eri “uno di loro”, o non ti uniformavi, non potevi esercitare.
2. Controllo sulle testate e nomine dei direttori
• Le testate non potevano essere lanciate liberamente: dopo il 1926 era proibito
istituire nuovi giornali senza permesso.
• Il regime spesso acquistava quotidiani chiave o nominava proprietari/fiduciari che
avessero lo stesso schieramento.
• Il direttore responsabile e l’editore dovevano essere membri del partito o comunque
approvati dal regime.
3. Censura preventiva e linee guida (le “veline”)
• Ogni giornale doveva sottoporsi a un sistema di controllo: c’erano istruzioni
quotidiane su cosa pubblicare, come pubblicarlo — che titoli usare, che stile, cosa
tacere.
• L’Ministry of Popular Culture (MinCulPop), creata nel 1937 (ma con funzionamento
già dall’inizio del decennio) raccoglieva tutti questi strumenti: stampa, radio, cinema,
manifesti.
• Le agenzie di stampa furono accentrate: per esempio l’Agenzia Stefani, che divenne
in pratica l’unica fonte per molte testate.
4. Propaganda, spettacolo e simboli di regime
• Non era solo “non far dire” certe cose: era “fare dire certe cose”. I giornali venivano
usati per costruire il mito di Benito Mussolini, del regime, dell’espansione coloniale,
delle “glorie italiane”.
• Le tecnologie “moderne” contano: radio, cinema, newsreel (montati nei cinema),
manifesti, riviste illustrate. Il regime voleva “dominare lo spirito” oltre che la forma.
5. Repressione esterna e controllo poliziesco
• A fianco della censura formale, c’era intimidazione: giornalisti, redazioni, oppositori
stavano in allerta. L’organizzazione delle squadre fasciste, la polizia, la sorveglianza
sistematica facevano da corollario.
• In molti casi la stampa si autocensurava: non attendeva l’intervento esterno, sapeva
già cosa non fare.
La rinascita dopo la dittatura
• Dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra (1943–45), crolla la censura e nasce
una stampa finalmente libera.
• Molti giornalisti del regime vengono allontanati, e riprendono vita i giornali
clandestini antifascisti, che ora diventano legali e diffusi in tutto il Paese.
• È un momento di entusiasmo e ricostruzione: la stampa torna a essere strumento di
democrazia e pluralismo.
2. Nuovi giornali e ritorno delle grandi testate
• Alcune testate storiche, come La Stampa o Il Corriere della Sera, riprendono a
pubblicare dopo la purga dei direttori compromessi con il fascismo.
• Nascono nuovi giornali legati ai partiti della Repubblica:
o L’Unità (Partito Comunista Italiano)
o Avanti! (Partito Socialista)
o Il Popolo (Democrazia Cristiana)
• È un periodo di forte polarizzazione politica: ogni partito ha il suo giornale, e la
stampa diventa campo di battaglia ideologico.
• Tutta la stampa libera viene soppressa o controllata.
• Solo i giornali del Partito Nazionale Fascista possono pubblicare (come “Il Popolo
d’Italia”, fondato da Mussolini).
• Le testate dei partiti d’opposizione vengono chiuse o costrette alla clandestinità
(L’Unità, Giustizia e Libertà, Avanti! continuano a circolare segretamente).
Inizio 900 – la stampa popolare
1. Le premesse (fine ’800)
• Alla fine dell’Ottocento, grazie a maggior alfabetizzazione, riduzione dei costi di
stampa e nascita delle rotative, sempre più persone possono leggere.
• I giornali non si rivolgono più solo a politici e intellettuali, ma anche a operai,
impiegati e famiglie.
• La stampa diventa un vero prodotto commerciale, finanziato anche da pubblicità.
2. Le caratteristiche della stampa popolare
• Prezzo basso, linguaggio semplice e accessibile.
• Ampio spazio a cronaca nera, curiosità, sport, spettacolo e illustrati.
• Nascono le prime pagine sensazionalistiche e i titoli “da richiamo”, per attirare
l’attenzione.
• Oltre alla politica, si parla di tutto ciò che interessa la gente comune: vita quotidiana,
società, eventi.
3. Le testate più rappresentative
• “Il Secolo” (Milano, 1866): uno dei primi giornali popolari di successo; introduce
cronache vive, feuilleton, notizie di attualità.
• “La Stampa” (Torino, 1867): da giornale politico diventa quotidiano nazionale a larga
diffusione.
• “Il Corriere della Sera” (fondato nel 1876): diventa il quotidiano borghese per
eccellenza, ma con un tono accessibile al grande pubblico.
• Nei primi del ’900 nascono anche settimanali illustrati come “La Domenica del
Corriere”, con le famose copertine di Achille Beltrame, che portano le notizie nelle
case anche di chi non sa leggere bene.
4. Funzione sociale e culturale
• La stampa popolare contribuisce a creare una cultura nazionale unificata in un’Italia
ancora divisa da dialetti e livelli sociali.
• Diventa uno strumento di educazione civica e di partecipazione: forma opinioni,
diffonde idee, racconta il progresso.
• È anche l’anticamera del giornalismo moderno: rapido, accessibile e attento ai gusti
del pubblico.
Rivista periodica
• Una rivista periodica è una pubblicazione che esce a intervalli regolari (settimana,
mese, trimestre), ma non quotidianamente come un giornale.
• A differenza del giornale, che riporta notizie attuali, la rivista si concentra su
approfondimenti, cultura, letteratura, scienza o politica.
• Le prime riviste europee nascono nel Seicento:
o “Journal des Savants” (Francia, 1665) – la prima rivista scientifica.
o “Philosophical Transactions” (Inghilterra, 1665) – della Royal Society, ancora
oggi pubblicata.
I fumetti
Le origini
• Le prime forme di fumetto compaiono tra fine Ottocento e inizio Novecento, con
vignette e storie illustrate accompagnate da dialoghi scritti.
• In Europa si parla di fumetto già con le “strisce disegnate” pubblicate nei giornali
umoristici.
• Negli Stati Uniti, nel 1895, nasce “The Yellow Kid” di Richard Outcault: è considerato
il primo vero fumetto moderno, perché introduce le nuvolette (balloon) per i
dialoghi.
• L’età d’oro - Topolino di Walt Disney e Superman
• Il fumetto guadagna terreno in Europa
• Fumetti nascono anche in Asia: Cina e Giappone.
Nascita del cinema
1. Le origini tecniche
• Il cinema nasce alla fine dell’Ottocento grazie all’evoluzione della fotografia e delle
tecniche di proiezione.
• Dopo varie invenzioni (lanterna magica, cronofotografo, kinetoscopio di Edison), nel
1895 i fratelli Auguste e Louis Lumière presentano a Parigi la prima proiezione
pubblica di film.
o Il 28 dicembre 1895, al Grand Café, mostrano “L’uscita dalle officine
Lumière”, “L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat” e altri brevi filmati.
o È la data simbolica della nascita del cinema.
2. Dai Lumière a Méliès: i due poli del cinema nascente
• I Lumière vedono il cinema come documento realistico: scene di vita quotidiana,
operai, strade, treni.
• Georges Méliès, invece, lo trasforma in spettacolo e fantasia, con trucchi, effetti
speciali e storie immaginarie (“Viaggio nella Luna”, 1902).
• Già qui si delineano i due volti del cinema: realismo e immaginazione.
3. La diffusione nel mondo
• Tra il 1900 e il 1914 il cinema diventa fenomeno di massa: nascono i primi
cinematografi e case di produzione in Francia, Stati Uniti e Italia.
• In Italia, i primi film sono realizzati tra il 1905 e il 1910 (“La presa di Roma” di Filoteo
Alberini è del 1905).
• Nascono le prime star, i generi (storico, comico, melodrammatico) e la figura del
regista come autore.
4. Il cinema come industria e arte
• Negli anni ’10 e ’20 il cinema diventa una grande industria culturale.
• Negli Stati Uniti si sviluppa Hollywood, con le prime major (Paramount, MGM,
Universal).
• In Europa, registi come Griffith, Eisenstein e Chaplin sperimentano linguaggi narrativi
e tecniche innovative.