NTC2018
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GAZZETTA UFFICIALE
DELLA REPUBBLICA ITALIANA
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N. 8
SOMMARIO
CAPITOLO 1 - OGGETTO
PREMESSA
1.1 OGGETTO
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20-2-2018 Supplemento ordinario n. 8 alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 42
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20-2-2018 Supplemento ordinario n. 8 alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 42
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Taglio
Torsione
Flessione e taglio
Presso o tenso flessione retta
Presso o tenso flessione biassiale
Flessione, taglio e sforzo assiale
[Link].3 Stabilità delle membrature
[Link].3.1 Aste compresse
Limitazioni della snellezza
[Link].3.2 Travi inflesse
[Link].3.3 Membrature inflesse e compresse
[Link].3.4 Stabilità dei pannelli
[Link].4 Stato limite di fatica
Verifica a vita illimitata.
Vertifica a danneggiamento
[Link].5 Fragilità alle basse temperature
[Link].6 Resistenza di cavi, barre e funi
[Link].7 Resistenza degli apparecchi di appoggio
[Link] VERIFICHE AGLI STATI LIMITE DI ESERCIZIO
[Link].1 Spostamenti verticali
[Link].2 Spostamenti laterali
[Link].3 Stato limite di vibrazioni
[Link].3.1 Edifici
[Link].3.2 Strutture di elevata flessibilità e soggette a carichi ciclici
[Link].3.3 Oscillazioni prodotte dal vento
[Link].4 Stato limite di plasticizzazioni locali
4.2.5. VERIFICHE PER SITUAZIONI PROGETTUALI TRANSITORIE
4.2.6. VERIFICHE PER SITUAZIONI PROGETTUALI ECCEZIONALI
4.2.7. PROGETTAZIONE INTEGRATA DA PROVE E VERIFICA MEDIANTE PROVE
4.2.8. UNIONI
[Link] UNIONI CON BULLONI, CHIODI E PERNI SOGGETTI A CARICHI STATICI
[Link].1 Unioni con bulloni e chiodi
Unioni con bulloni o chiodi soggette a taglio e/o a trazione
Unioni a taglio per attrito con bulloni ad alta resistenza
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[Link].8 Pressoflessione
[Link].9 Taglio
[Link].10 Torsione
[Link].11 Taglio e torsione
[Link] VERIFICHE DI STABILITÀ
[Link].1 Elementi inflessi (instabilità di trave)
[Link].2 Elementi compressi (instabilità di colonna)
4.4.9. COLLEGAMENTI
4.4.10. ELEMENTI STRUTTURALI
4.4.11. SISTEMI STRUTTURALI
4.4.12. ROBUSTEZZA
4.4.13. DURABILITÀ
4.4.14. RESISTENZA AL FUOCO
4.4.15. REGOLE PER L’ESECUZIONE
4.4.16. VERIFICHE PER SITUAZIONI TRANSITORIE, CONTROLLI E PROVE DI CARICO
4.4.17. VERIFICHE PER SITUAZIONI PROGETTUALI ECCEZIONALI
4.4.18. PROGETTAZIONE INTEGRATA DA PROVE E VERIFICA MEDIANTE PROVE
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CAPITOLO 5 - PONTI
5.1. PONTI STRADALI
5.1.1. OGGETTO
5.1.2. PRESCRIZIONI GENERALI
[Link] GEOMETRIA DELLA SEDE STRADALE
[Link] ALTEZZA LIBERA
[Link] COMPATIBILITÀ IDRAULICA
5.1.3. AZIONI SUI PONTI STRADALI
[Link] AZIONI PERMANENTI
[Link] DISTORSIONI E DEFORMAZIONI IMPRESSE
[Link] AZIONI VARIABILI DA TRAFFICO. CARICHI VERTICALI: Q1
[Link].1 Premessa
[Link].2 Definizione delle corsie convenzionali
[Link].3 Schemi di Carico
[Link].4 Categorie Stradali
[Link].5 Disposizione dei carichi mobili per realizzare le condizioni di carico più gravose
[Link].6 Strutture secondarie di impalcato
Diffusione dei carichi locali
Calcolo delle strutture secondarie di impalcato
[Link] AZIONI VARIABILI DA TRAFFICO. INCREMENTO DINAMICO ADDIZIONALE IN PRESENZA DI DISCONTINUITÀ STRUTTURALI:
q2
[Link] AZIONI VARIABILI DA TRAFFICO. AZIONE LONGITUDINALE DI FRENAMENTO O DI ACCELERAZIONE: q3
[Link] AZIONI VARIABILI DA TRAFFICO. AZIONE CENTRIFUGA: q4
[Link] AZIONI DI NEVE E DI VENTO: q5
[Link] AZIONI IDRODINAMICHE: q6
[Link] AZIONI DELLA TEMPERATURA: q7
[Link] AZIONI SUI PARAPETTI E URTO DI VEICOLO IN SVIO: q8
[Link] RESISTENZE PASSIVE DEI VINCOLI: q9
[Link] AZIONI SISMICHE: E
[Link] AZIONI ECCEZIONALI: A
[Link] COMBINAZIONI DI CARICO
5.1.4. VERIFICHE DI SICUREZZA
[Link] VERIFICHE AGLI STATI LIMITE ULTIMI
[Link] STATI LIMITE DI ESERCIZIO
[Link] VERIFICHE ALLO STATO LIMITE DI FATICA
Verifiche per vita illimitata
Verifiche a danneggiamento
[Link] VERIFICHE ALLO STATO LIMITE DI FESSURAZIONE
[Link] VERIFICHE ALLO STATO LIMITE DI DEFORMAZIONE
[Link] VERIFICHE DELLE AZIONI SISMICHE
[Link] VERIFICHE IN FASE DI COSTRUZIONE
5.1.5. STRUTTURE PORTANTI
[Link] IMPALCATO
[Link].1 Spessori minimi
[Link].2 Strutture ad elementi prefabbricati
[Link] PILE
[Link].1 Spessori minimi
[Link].2 Schematizzazione e calcolo
5.1.6. VINCOLI
[Link] PROTEZIONE DEI VINCOLI
[Link] CONTROLLO, MANUTENZIONE E SOSTITUZIONE
[Link] VINCOLI IN ZONA SISMICA
5.1.7. OPERE ACCESSORIE
[Link] IMPERMEABILIZZAZIONE
[Link] PAVIMENTAZIONI
[Link] GIUNTI
[Link] SMALTIMENTO DEI LIQUIDI PROVENIENTI DALL’IMPALCATO
[Link] DISPOSITIVI PER L’ISPEZIONABILITÀ E LA MANUTENZIONE DELLE OPERE
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[Link] VANI PER CONDOTTE E CAVIDOTTI
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6.6.1. CRITERI DI PROGETTO
6.6.2. VERIFICHE DI SICUREZZA (SLU)
6.6.3. ASPETTI COSTRUTTIVI
6.6.4. PROVE DI CARICO
[Link]. PROVE DI PROGETTO SU ANCORAGGI PRELIMINARI
[Link]. PROVE DI CARICO IN CORSO D’OPERA SUGLI ANCORAGGI
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[Link].1 Travi
[Link].2 Pilastri
[Link].3 Nodi trave-pilastro
[Link].4 Pareti
[Link] LIMITAZIONI DI ARMATURA
[Link].1 Travi
[Link].2 Pilastri
[Link].3 Nodi trave-pilastro
[Link].4 Pareti
[Link].5 Travi di accoppiamento
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7.9. PONTI
7.9.1. CAMPO DI APPLICAZIONE
7.9.2 CRITERI GENERALI DI PROGETTAZIONE
[Link] VALORI DEL FATTORE DI COMPORTAMENTO
7.9.3. MODELLO STRUTTURALE
[Link] INTERAZIONE TERRENO-STRUTTURA E ANALISI DI RISPOSTA SISMICA LOCALE
7.9.4. ANALISI STRUTTURALE
[Link] ANALISI STATICA LINEARE
7.9.5. DIMENSIONAMENTO E VERIFICA DEGLI ELEMENTI STRUTTURALI
[Link] PILE
[Link].1 Verifiche di resistenza (RES)
[Link].2 Verifiche di duttilità (DUT)
[Link] IMPALCATO
[Link].1 VERIFICHE DI RESISTENZA (RES)
[Link] APPARECCHI DI APPOGGIO E ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE
[Link].1 Apparecchi d’appoggio o di vincolo fissi
[Link] Apparecchi d’appoggio mobili
[Link].3 Dispositivi di fine corsa
[Link].4 Zone di sovrapposizione
[Link] SPALLE
[Link].1 Collegamento mediante apparecchi d’appoggio mobili
[Link].2 Collegamento mediante apparecchi d’appoggio fissi
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7.9.6. DETTAGLI COSTRUTTIVI PER ELEMENTI DI CALCESTRUZZO ARMATO
[Link] PILE
[Link].1 Armature per il confinamento del nucleo di calcestruzzo
[Link].2 Armature per contrastare l’instabilità delle barre verticali compresse
[Link].3 Dettagli costruttivi per le zone dissipative
[Link] IMPALCATO, FONDAZIONI E SPALLE
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8.6. MATERIALI
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11.2. CALCESTRUZZO
11.2.1. SPECIFICHE PER IL CALCESTRUZZO
11.2.2. CONTROLLI DI QUALITÀ DEL CALCESTRUZZO
11.2.3. VALUTAZIONE PRELIMINARE
11.2.4. PRELIEVO E PROVA DEI CAMPIONI
11.2.5. CONTROLLO DI ACCETTAZIONE
[Link] CONTROLLO DI TIPO A
[Link] CONTROLLO DI TIPO B
[Link] PRESCRIZIONI COMUNI PER ENTRAMBI I CRITERI DI CONTROLLO
11.2.6. CONTROLLO DELLA RESISTENZA DEL CALCESTRUZZO IN OPERA
11.2.7. PROVE COMPLEMENTARI
11.2.8. PRESCRIZIONI RELATIVE AL CALCESTRUZZO CONFEZIONATO CON PROCESSO INDUSTRIALIZZATO
11.2.9. COMPONENTI DEL CALCESTRUZZO
[Link] LEGANTI
[Link] AGGREGATI
[Link] AGGIUNTE
[Link] ADDITIVI
[Link] ACQUA DI IMPASTO
[Link] MISCELE PRECONFEZIONATE DI COMPONENTI PER CALCESTRUZZO
11.2.10. CARATTERISTICHE DEL CALCESTRUZZO
[Link] RESISTENZA A COMPRESSIONE
[Link] RESISTENZA A TRAZIONE
[Link] MODULO ELASTICO
[Link] COEFFICIENTE DI POISSON
[Link] COEFFICIENTE DI DILATAZIONE TERMICA
[Link] RITIRO
[Link] VISCOSITÀ
11.2.11. DURABILITÀ
11.2.12. CALCESTRUZZO FIBRORINFORZATO (FRC)
11.3. ACCIAIO
11.3.1. PRESCRIZIONI COMUNI A TUTTE LE TIPOLOGIE DI ACCIAIO
[Link] CONTROLLI
[Link] CONTROLLI DI PRODUZIONE IN STABILIMENTO E PROCEDURE DI QUALIFICAZIONE
[Link] MANTENIMENTO E RINNOVO DELLA QUALIFICAZIONE
[Link] IDENTIFICAZIONE E RINTRACCIABILITÀ DEI PRODOTTI QUALIFICATI
[Link] FORNITURE E DOCUMENTAZIONE DI ACCOMPAGNAMENTO
[Link] PROVE DI QUALIFICAZIONE E VERIFICHE PERIODICHE DELLA QUALITÀ
[Link] CENTRI DI TRASFORMAZIONE
11.3.2. ACCIAIO PER CEMENTO ARMATO
[Link] ACCIAIO PER CEMENTO ARMATO B450C
[Link] ACCIAIO PER CEMENTO ARMATO B450A
[Link] ACCERTAMENTO DELLE PROPRIETÀ MECCANICHE
[Link] CARATTERISTICHE DIMENSIONALI E DI IMPIEGO
[Link] RETI E TRALICCI ELETTROSALDATI
[Link] .1 Identificazione delle reti e dei tralicci elettrosaldati
[Link] SALDABILITÀ
[Link] TOLLERANZE DIMENSIONALI
[Link] ALTRI TIPI DI ACCIAI
[Link].1 Acciai inossidabili
[Link].2 Acciai zincati
[Link] GIUNZIONI MECCANICHE
[Link] PROCEDURE DI CONTROLLO PER ACCIAI DA CEMENTO ARMATO NORMALE – BARRE E ROTOLI
[Link].1 Controlli sistematici in stabilimento
[Link].1.1 Generalità
[Link].1.2 Prove di qualificazione
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CAPITOLO 1.
OGGETTO
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PREMESSA
Le presenti Norme tecniche per le costruzioni sono emesse ai sensi delle leggi 5 novembre 1971, n. 1086, e 2 febbraio 1974, n. 64,
così come riunite nel Testo Unico per l’Edilizia di cui al DPR 6 giugno 2001, n. 380, e dell’art. 5 del DL 28 maggio 2004, n. 136,
convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1 della legge 27 luglio 2004, n. 186 e ss. mm. ii..
1.1 OGGETTO
Le presenti Norme tecniche per le costruzioni definiscono i principi per il progetto, l’esecuzione e il collaudo delle costruzioni,
nei riguardi delle prestazioni loro richieste in termini di requisiti essenziali di resistenza meccanica e stabilità, anche in caso di
incendio, e di durabilità.
Esse forniscono quindi i criteri generali di sicurezza, precisano le azioni che devono essere utilizzate nel progetto, definiscono le
caratteristiche dei materiali e dei prodotti e, più in generale, trattano gli aspetti attinenti alla sicurezza strutturale delle opere.
Circa le indicazioni applicative per l’ottenimento delle prescritte prestazioni, per quanto non espressamente specificato nel pre-
sente documento, ci si può riferire a normative di comprovata validità e ad altri documenti tecnici elencati nel Cap. 12. In partico-
lare quelle fornite dagli Eurocodici con le relative Appendici Nazionali costituiscono indicazioni di comprovata validità e forni-
scono il sistematico supporto applicativo delle presenti norme.
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CAPITOLO 2.
SICUREZZA E PRESTAZIONI ATTESE
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b) spostamenti e deformazioni che possano limitare l’uso della costruzione, la sua efficienza e il suo aspetto;
c) spostamenti e deformazioni che possano compromettere l’efficienza e l’aspetto di elementi non strutturali, impianti, macchi-
nari;
d) vibrazioni che possano compromettere l’uso della costruzione;
e) danni per fatica che possano compromettere la durabilità;
f) corrosione e/o degrado dei materiali in funzione del tempo e dell’ambiente di esposizione che possano compromettere la du-
rabilità.
Altri stati limite sono considerati in relazione alle specificità delle singole opere; in presenza di azioni sismiche, gli Stati Limite di E-
sercizio comprendono gli Stati Limite di Operatività (SLO) e gli Stati Limite di Danno (SLD), come precisato nel § 3.2.1.
2.2.4. DURABILITA’
Un adeguato livello di durabilità può essere garantito progettando la costruzione, e la specifica manutenzione, in modo tale che
il degrado della struttura, che si dovesse verificare durante la sua vita nominale di progetto, non riduca le prestazioni della co-
struzione al di sotto del livello previsto.
Tale requisito può essere soddisfatto attraverso l’adozione di appropriati provvedimenti stabiliti tenendo conto delle previste
condizioni ambientali e di manutenzione ed in base alle peculiarità del singolo progetto, tra cui:
a) scelta opportuna dei materiali;
b) dimensionamento opportuno delle strutture;
c) scelta opportuna dei dettagli costruttivi;
d) adozione di tipologie costruttive e strutturali che consentano, ove possibile, l’ispezionabilità delle parti strutturali;
e) pianificazione di misure di protezione e manutenzione; oppure, quando queste non siano previste o possibili, progettazione
rivolta a garantire che il deterioramento della costruzione o dei materiali che la compongono non ne causi il collasso;
f) impiego di prodotti e componenti chiaramente identificati in termini di caratteristiche meccanico-fisico-chimiche, indispensa-
bili alla valutazione della sicurezza, e dotati di idonea qualificazione, così come specificato al Capitolo 11;
g) applicazione di sostanze o ricoprimenti protettivi dei materiali, soprattutto nei punti non più visibili o difficilmente ispezio-
nabili ad opera completata;
h) adozione di sistemi di controllo, passivi o attivi, adatti alle azioni e ai fenomeni ai quali l’opera può essere sottoposta.
Le condizioni ambientali devono essere identificate in fase di progetto in modo da valutarne la rilevanza nei confronti della du-
rabilità.
2.2.5. ROBUSTEZZA
Un adeguato livello di robustezza, in relazione all’uso previsto della costruzione ed alle conseguenze di un suo eventuale collas-
so, può essere garantito facendo ricorso ad una o più tra le seguenti strategie di progettazione:
a) progettazione della struttura in grado di resistere ad azioni eccezionali di carattere convenzionale, combinando valori nomi-
nali delle azioni eccezionali alle altre azioni esplicite di progetto;
b) prevenzione degli effetti indotti dalle azioni eccezionali alle quali la struttura può essere soggetta o riduzione della loro inten-
sità;
c) adozione di una forma e tipologia strutturale poco sensibile alle azioni eccezionali considerate;
d) adozione di una forma e tipologia strutturale tale da tollerare il danneggiamento localizzato causato da un’azione di carattere
eccezionale;
e) realizzazione di strutture quanto più ridondanti, resistenti e/o duttili è possibile;
f) adozione di sistemi di controllo, passivi o attivi, adatti alle azioni e ai fenomeni ai quali l’opera può essere sottoposta.
2.2.6. VERIFICHE
Le opere strutturali devono essere verificate, salvo diversa indicazione riportata nelle specifiche parti delle presenti norme:
a) per gli stati limite ultimi che possono presentarsi;
b) per gli stati limite di esercizio definiti in relazione alle prestazioni attese;
c) quando necessario, nei confronti degli effetti derivanti dalle azioni termiche connesse con lo sviluppo di un incendio.
Le verifiche delle opere strutturali devono essere contenute nei documenti di progetto, con riferimento alle prescritte caratteristi-
che meccaniche dei materiali e alla caratterizzazione geotecnica del terreno, dedotta – ove specificato dalle presenti norme - in
base a specifiche indagini. Laddove necessario, la struttura deve essere verificata nelle fasi intermedie, tenuto conto del processo
costruttivo previsto; le verifiche per queste situazioni transitorie sono generalmente condotte nei confronti dei soli stati limite ul-
timi.
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Per le opere per le quali nel corso dei lavori si manifestino situazioni significativamente difformi da quelle di progetto occorre effet-
tuare le relative necessarie verifiche.
Tab. 2.4.I – Valori minimi della Vita nominale VN di progetto per i diversi tipi di costruzioni
Valori minimi
TIPI DI COSTRUZIONI
di VN (anni)
Non sono da considerarsi temporanee le costruzioni o parti di esse che possono essere smantellate con l’intento di essere riutiliz-
zate. Per un’opera di nuova realizzazione la cui fase di costruzione sia prevista in sede di progetto di durata pari a PN, la vita no-
minale relativa a tale fase di costruzione, ai fini della valutazione delle azioni sismiche, dovrà essere assunta non inferiore a PN e
comunque non inferiore a 5 anni.
Le verifiche sismiche di opere di tipo 1 o in fase di costruzione possono omettersi quando il progetto preveda che tale condizione
permanga per meno di 2 anni.
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VR = VN ȉ CU [2.4.1]
Il valore del coefficiente d’uso CU è definito, al variare della classe d’uso, come mostrato in Tab. [Link].
Per le costruzioni a servizio di attività a rischio di incidente rilevante si adotteranno valori di CU anche superiori a 2, in relazione alle
conseguenze sull'ambiente e sulla pubblica incolumità determinate dal raggiungimento degli stati limite.
[Link] CLASSIFICAZIONE DELLE AZIONI SECONDO LA VARIAZIONE DELLA LORO INTENSITÀ NEL TEMPO
a) permanenti (G): azioni che agiscono durante tutta la vita nominale di progetto della costruzione, la cui variazione di intensità nel
tempo è molto lenta e di modesta entità:
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- peso proprio di tutti gli elementi strutturali; peso proprio del terreno, quando pertinente; forze indotte dal terreno (esclusi
gli effetti di carichi variabili applicati al terreno); forze risultanti dalla pressione dell’acqua (quando si configurino costanti
nel tempo) (G1);
- peso proprio di tutti gli elementi non strutturali (G2);
- spostamenti e deformazioni impressi, incluso il ritiro;
- presollecitazione (P).
b) variabili (Q): azioni che agiscono con valori istantanei che possono risultare sensibilmente diversi fra loro nel corso della vita
nominale della struttura:
- sovraccarichi;
- azioni del vento;
- azioni della neve;
- azioni della temperatura.
Le azioni variabili sono dette di lunga durata se agiscono con un’intensità significativa, anche non continuativamente, per un
tempo non trascurabile rispetto alla vita nominale della struttura. Sono dette di breve durata se agiscono per un periodo di
tempo breve rispetto alla vita nominale della struttura. A seconda del sito ove sorge la costruzione, una medesima azione cli-
matica può essere di lunga o di breve durata.
c) eccezionali (A): azioni che si verificano solo eccezionalmente nel corso della vita nominale della struttura;
- incendi;
- esplosioni;
- urti ed impatti;
d) sismiche (E): azioni derivanti dai terremoti.
Quando rilevante, nella valutazione dell’effetto delle azioni è necessario tenere conto del comportamento dipendente dal tempo
dei materiali, come per la viscosità.
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Nelle combinazioni si intende che vengano omessi i carichi Qkj che danno un contributo favorevole ai fini delle verifiche e, se del
caso, i carichi G2.
Altre combinazioni sono da considerare in funzione di specifici aspetti (p. es. fatica, ecc.).
Nelle formule sopra riportate il simbolo “+” vuol dire “combinato con”.
I valori dei coefficienti ȥ0j, ȥ1j e ȥ2j sono dati nella Tab. 2.5.I oppure nella Tab. [Link] per i ponti stradali e nella Tab. [Link] per i
ponti ferroviari. I valori dei coefficienti parziali di sicurezza ·Gi e ·Qj sono dati nel § 2.6.1.
Fatte salve tutte le prescrizioni fornite nei capitoli successivi delle presenti norme, la Tab. 2.6.I riporta i valori dei coefficienti par-
ziali ·F da assumersi per la determinazione degli effetti delle azioni nelle verifiche agli stati limite ultimi.
Per le verifiche nei confronti dello stato limite ultimo di equilibrio come corpo rigido (EQU) si utilizzano i coefficienti ·F riportati
nella colonna EQU della Tabella 2.6.I.
Per la progettazione di componenti strutturali che non coinvolgano azioni di tipo geotecnico, le verifiche nei confronti degli stati
limite ultimi strutturali (STR) si eseguono adottando i coefficienti ·F riportati nella colonna A1 della Tabella 2.6.I.
Per la progettazione di elementi strutturali che coinvolgano azioni di tipo geotecnico (plinti, platee, pali, muri di sostegno, ...) le
verifiche nei confronti degli stati limite ultimi strutturali (STR) e geotecnici (GEO) si eseguono adottando due possibili approcci
progettuali, fra loro alternativi.
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Nell’Approccio 1, le verifiche si conducono con due diverse combinazioni di gruppi di coefficienti parziali, rispettivamente definiti
per le azioni (·F), per la resistenza dei materiali (·M) e, eventualmente, per la resistenza globale del sistema (·R). Nella Combinazione
1 dell’Approccio 1, per le azioni si impiegano i coefficienti ·F riportati nella colonna A1 della Tabella 2.6.I. Nella Combinazione 2
dell’Approccio 1, si impiegano invece i coefficienti ·F riportati nella colonna A2. In tutti i casi, sia nei confronti del dimensionamento
strutturale, sia per quello geotecnico, si deve utilizzare la combinazione più gravosa fra le due precedenti.
Nell’Approccio 2 si impiega un’unica combinazione dei gruppi di coefficienti parziali definiti per le Azioni (·F), per la resistenza
dei materiali (·M) e, eventualmente, per la resistenza globale (·R). In tale approccio, per le azioni si impiegano i coefficienti ·F ri-
portati nella colonna A1.
I coefficienti ·M e ·R sono definiti nei capitoli successivi.
Tab. 2.6.I – Coefficienti parziali per le azioni o per l’effetto delle azioni nelle verifiche SLU
Coefficiente EQU A1 A2
·F
Favorevoli 0,9 1,0 1,0
Carichi permanenti G1 ·G1
Sfavorevoli 1,1 1,3 1,0
Favorevoli 0,8 0,8 0,8
Carichi permanenti non strutturali G2(1) ·G2
Sfavorevoli 1,5 1,5 1,3
Favorevoli 0,0 0,0 0,0
Azioni variabili Q ·Qi
Sfavorevoli 1,5 1,5 1,3
(1)
Nel caso in cui l’intensità dei carichi permanenti non strutturali o di una parte di essi (ad es. carichi per-
manenti portati) sia ben definita in fase di progetto, per detti carichi o per la parte di essi nota si potranno
adottare gli stessi coefficienti parziali validi per le azioni permanenti.
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CAPITOLO 3.
AZIONI SULLE COSTRUZIONI
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3.1.1. GENERALITÀ
Nel presente paragrafo vengono definiti i carichi, nominali e/o caratteristici, relativi a costruzioni per uso civile o industriale. La
descrizione e la definizione dei carichi devono essere espressamente indicate negli elaborati progettuali.
I carichi sono in genere da considerare come applicati staticamente, salvo casi particolari in cui gli effetti dinamici devono essere
debitamente valutati. Oltre che nella situazione definitiva d’uso, si devono considerare le azioni agenti in tutte le fasi esecutive
della costruzione.
Per materiali strutturali non compresi nella Tab. 3.1.I si potrà far riferimento a specifiche indagini sperimentali o a normative o
documenti di comprovata validità, trattando i valori nominali come valori caratteristici.
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Le azioni permanenti gravitazionali associate ai pesi propri dei materiali non strutturali sono derivate dalle dimensioni geometri-
che e dai pesi dell’unità di volume dei materiali con cui sono realizzate le parti non strutturali della costruzione. I pesi dell’unità
di volume dei materiali non strutturali possono essere ricavati dalla Tab. 3.1.I, oppure da specifiche indagini sperimentali o da
normative o da documenti di comprovata validità, trattando i valori nominali come valori caratteristici.
In linea di massima, in presenza di orizzontamenti anche con orditura unidirezionale ma con capacità di ripartizione trasversale,
i carichi permanenti non strutturali potranno assumersi, per le verifiche d’insieme, come uniformemente ripartiti. In caso contra-
rio, occorre valutarne le effettive distribuzioni.
I tramezzi e gli impianti leggeri degli edifici per abitazioni e per uffici potranno assumersi, in genere, come carichi equivalenti
distribuiti, purché i solai abbiano adeguata capacità di ripartizione trasversale.
Per gli orizzontamenti degli edifici per abitazioni e per uffici, il peso proprio di elementi divisori interni potrà essere ragguagliato
ad un carico permanente uniformemente distribuito g2, purché vengano adottate le misure costruttive atte ad assicurare una ade-
guata ripartizione del carico. Il carico uniformemente distribuito g2 potrà essere correlato al peso proprio per unità di lunghezza
G2 delle partizioni nel modo seguente:
- per elementi divisori con G2 ǂ 1,00 kN/m : g2 = 0,40 kN/m²;
- per elementi divisori con 1,00 < G2 ǂ 2,00 kN/m : g2 = 0,80 kN/m²;
- per elementi divisori con 2,00 < G2 ǂ 3,00 kN/m : g2 = 1,20 kN/m²;
- per elementi divisori con 3,00 < G2 ǂ 4,00 kN/m : g2 = 1,60 kN/m² ;
- per elementi divisori con 4,00 < G2 ǂ 5,00 kN/m : g2 = 2,00 kN/m².
Gli elementi divisori interni con peso proprio maggiore di 5,00 kN/m devono essere considerati in fase di progettazione, tenendo
conto del loro effettivo posizionamento sul solaio.
3.1.4. SOVRACCARICHI
I sovraccarichi, o carichi imposti, comprendono i carichi legati alla destinazione d’uso dell’opera; i modelli di tali azioni possono
essere costituiti da:
- carichi verticali uniformemente distribuiti qk
- carichi verticali concentrati Qk
- carichi orizzontali lineari Hk
I valori nominali e/o caratteristici di qk, Qk ed Hk sono riportati nella Tab. [Link]. Tali valori sono comprensivi degli effetti dinamici
ordinari, purché non vi sia rischio di rilevanti amplificazioni dinamiche della risposta delle strutture.
Tab. [Link] - Valori dei sovraccarichi per le diverse categorie d’uso delle costruzioni
qk Qk Hk
Cat. Ambienti
[kN/m2] [kN] [kN/m]
Ambienti ad uso residenziale
Aree per attività domestiche e residenziali; sono
compresi in questa categoria i locali di abitazione e
A relativi servizi, gli alberghi (ad esclusione delle aree 2,00 2,00 1,00
soggette ad affollamento), camere di degenza di
ospedali
Scale comuni, balconi, ballatoi 4,00 4,00 2,00
Uffici
Cat. B1 Uffici non aperti al pubblico 2,00 2,00 1,00
B
Cat. B2 Uffici aperti al pubblico 3,00 2,00 1,00
Scale comuni, balconi e ballatoi 4,00 4,00 2,00
Ambienti suscettibili di affollamento
Cat. C1 Aree con tavoli, quali scuole, caffè, ristoran-
3,00 3,00 1,00
ti, sale per banchetti, lettura e ricevimento
Cat. C2 Aree con posti a sedere fissi, quali chiese,
teatri, cinema, sale per conferenze e attesa, aule 4,00 4,00 2,00
universitarie e aule magne
Cat. C3 Ambienti privi di ostacoli al movimento
delle persone, quali musei, sale per esposizioni,
5,00 5,00 3,00
aree d’accesso a uffici, ad alberghi e ospedali, ad
C atri di stazioni ferroviarie
Cat. C4. Aree con possibile svolgimento di attività
5,00 5,00 3,00
fisiche, quali sale da ballo, palestre, palcoscenici.
Cat. C5. Aree suscettibili di grandi affollamenti,
quali edifici per eventi pubblici, sale da concerto,
5,00 5,00 3,00
palazzetti per lo sport e relative tribune, gradinate e
piattaforme ferroviarie.
Secondo categoria d’uso servita, con le
Scale comuni, balconi e ballatoi seguenti limitazioni
ǃ 4,00 ǃ 4,00 ǃ 2,00
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qk Qk Hk
Cat. Ambienti
[kN/m2] [kN] [kN/m]
Ambienti ad uso commerciale
Cat. D1 Negozi 4,00 4,00 2,00
D Cat. D2 Centri commerciali, mercati, grandi magaz-
5,00 5,00 2,00
zini
Scale comuni, balconi e ballatoi Secondo categoria d’uso servita
Aree per immagazzinamento e uso commerciale
ed uso industriale
Cat. E1 Aree per accumulo di merci e relative aree
E d’accesso, quali biblioteche, archivi, magazzini, ǃ 6,00 7,00 1,00*
depositi, laboratori manifatturieri
I valori riportati nella Tab. [Link] sono riferiti a condizioni di uso corrente delle rispettive categorie. Altri regolamenti potranno
imporre valori superiori, in relazione ad esigenze specifiche.
In presenza di carichi atipici (quali macchinari, serbatoi, depositi interni, impianti, ecc.) le intensità devono essere valutate caso
per caso, in funzione dei massimi prevedibili: tali valori dovranno essere indicati esplicitamente nelle documentazioni di progetto
e di collaudo statico.
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I sovraccarichi orizzontali lineari Hk riportati nella Tab. [Link] devono essere utilizzati per verifiche locali e non si combinano con
i carichi utilizzati nelle verifiche dell’edificio nel suo insieme.
I sovraccarichi orizzontali lineari devono essere applicati alle pareti alla quota di 1,20 m dal rispettivo piano di calpestio; devono
essere applicati ai parapetti o ai mancorrenti alla quota del bordo superiore.
Le verifiche locali riguardano, in relazione alle condizioni d’uso, gli elementi verticali bidimensionali quali i tramezzi, le pareti, i
tamponamenti esterni, comunque realizzati, con l’esclusione dei divisori mobili (che comunque devono garantire sufficiente sta-
bilità in esercizio).
Il soddisfacimento di questa prescrizione può essere documentato anche per via sperimentale, e comunque mettendo in conto i
vincoli che il manufatto possiede e tutte le risorse che il tipo costruttivo consente.
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SLO 81%
Stati limite di esercizio
SLD 63%
SLV 10%
Stati limite ultimi
SLC 5%
Qualora la protezione nei confronti degli stati limite di esercizio sia di prioritaria importanza, i valori di PVR forniti in tabella
devono essere ridotti in funzione del grado di protezione che si vuole raggiungere.
Per ciascuno stato limite e relativa probabilità di eccedenza PVR nel periodo di riferimento VR si ricava il periodo di ritorno TR del
sisma utilizzando la relazione:
I valori di VS sono ottenuti mediante specifiche prove oppure, con giustificata motivazione e limitatamente all’approccio
semplificato, sono valutati tramite relazioni empiriche di comprovata affidabilità con i risultati di altre prove in sito, quali ad
esempio le prove penetrometriche dinamiche per i terreni a grana grossa e le prove penetrometriche statiche.
La classificazione del sottosuolo si effettua in base alle condizioni stratigrafiche ed ai valori della velocità equivalente di propaga-
zione delle onde di taglio, VS,eq (in m/s), definita dall’espressione:
H
VS,eq
N
hi >3.2.1@
¦ V
i 1 S,i
con:
hi spessore dell’i-esimo strato;
VS,i velocità delle onde di taglio nell’i-esimo strato;
N numero di strati;
H profondità del substrato, definito come quella formazione costituita da roccia o terreno molto rigido, caratterizzata da VS
non inferiore a 800 m/s.
Per le fondazioni superficiali, la profondità del substrato è riferita al piano di imposta delle stesse, mentre per le fondazioni su
pali è riferita alla testa dei pali. Nel caso di opere di sostegno di terreni naturali, la profondità è riferita alla testa dell’opera. Per
muri di sostegno di terrapieni, la profondità è riferita al piano di imposta della fondazione.
Per depositi con profondità H del substrato superiore a 30 m, la velocità equivalente delle onde di taglio VS,eq è definita dal para-
metro VS,30, ottenuto ponendo H=30 m nella precedente espressione e considerando le proprietà degli strati di terreno fino a tale
profondità.
Le categorie di sottosuolo che permettono l’utilizzo dell’approccio semplificato sono definite in Tab. [Link].
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Per queste cinque categorie di sottosuolo, le azioni sismiche sono definibili come descritto al § 3.2.3 delle presenti norme.
Per qualsiasi condizione di sottosuolo non classificabile nelle categorie precedenti, è necessario predisporre specifiche analisi di ri-
sposta locale per la definizione delle azioni sismiche.
Condizioni topografiche
Per condizioni topografiche complesse è necessario predisporre specifiche analisi di risposta sismica locale. Per configurazioni
superficiali semplici si può adottare la seguente classificazione (Tab. [Link]):
Le suesposte categorie topografiche si riferiscono a configurazioni geometriche prevalentemente bidimensionali, creste o dorsali
allungate, e devono essere considerate nella definizione dell’azione sismica se di altezza maggiore di 30 m.
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TB d T < TC Se (T ) a g S K Fo
TC d T < TD §T ·
S e (T ) a g S K Fo ¨¨ C ¸¸
© T ¹
TD d T § TC TD ·
S e (T ) a g S K Fo ¨¨ ¸¸
© T ¹
2
nelle quali:
T è il periodo proprio di vibrazione;
S è il coefficiente che tiene conto della categoria di sottosuolo e delle condizioni topografiche mediante la relazione seguente
S =SS ST >3.2.3@
essendo SS il coefficiente di amplificazione stratigrafica (vedi Tab. [Link]) e ST il coefficiente di amplificazione topografica (vedi
Tab. 3.2.V);
è il fattore che altera lo spettro elastico per coefficienti di smorzamento viscosi convenzionali Β diversi dal 5%, mediante la
relazione
K 10 / 5 [ t 0,55 , >3.2.4@
dove Β (espresso in percentuale) è valutato sulla base dei materiali, della tipologia strutturale e del terreno di fondazione;
Fo è il fattore che quantifica l’amplificazione spettrale massima, su sito di riferimento rigido orizzontale, ed ha valore minimo
pari a 2,2;
TC è il periodo corrispondente all’inizio del tratto a velocità costante dello spettro, dato dalla relazione
TC CC TC* , >3.2.5@
dove: TC* è definito al § 3.2 e CC è un coefficiente funzione della categoria di sottosuolo (vedi Tab. [Link]);
TB è il periodo corrispondente all’inizio del tratto dello spettro ad accelerazione costante, dato dalla relazione
TB TC / 3 >3.2.6@
TD è il periodo corrispondente all’inizio del tratto a spostamento costante dello spettro, espresso in secondi mediante la relazione:
ag
TD 4,0 1,6 . >3.2.7@
g
Per categorie speciali di sottosuolo, per determinati sistemi geotecnici o se si intenda aumentare il grado di accuratezza nella
previsione dei fenomeni di amplificazione, le azioni sismiche da considerare nella progettazione possono essere determinate
mediante più rigorose analisi di risposta sismica locale. Queste analisi presuppongono un’adeguata conoscenza delle proprietà
geotecniche dei terreni e, in particolare, delle relazioni sforzi-deformazioni in campo ciclico, da determinare mediante specifiche
indagini e prove.
In mancanza di tali determinazioni, per le componenti orizzontali del moto e per le categorie di sottosuolo di fondazione definite
nel § 3.2.2, la forma spettrale su sottosuolo di categoria A è modificata attraverso il coefficiente stratigrafico SS , il coefficiente to-
pografico ST e il coefficiente CC che modifica il valore del periodo TC .
Amplificazione stratigrafica
Per sottosuolo di categoria A i coefficienti SS e CC valgono 1.
Per le categorie di sottosuolo B, C, D ed E i coefficienti SS e CC possono essere calcolati, in funzione dei valori di Fo e TC* relativi al
sottosuolo di categoria A, mediante le espressioni fornite nella Tab. [Link], nelle quali g = 9,81 m/s2 è l’accelerazione di gravità e
TC* è espresso in secondi.
A 1,00 1,00
ag
B 1,00 d 1,40 0,40 Fo d 1,20 1,10 (TC* ) 0, 20
g
ag
C 1,00 d 1,70 0,60 Fo d 1,50 1,05 (TC* ) 0,33
g
ag
D 0,90 d 2,40 1,50 Fo d 1,80 1,25 (TC* ) 0,50
g
ag
E 1,00 d 2,00 1,10 Fo d 1,60 1,15 (TC* ) 0, 40
g
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Amplificazione topografica
Per tener conto delle condizioni topografiche e in assenza di specifiche analisi di risposta sismica locale, si utilizzano i valori del
coefficiente topografico ST riportati nella Tab. 3.2.V, in funzione delle categorie topografiche definite nel § 3.2.2 e dell’ubicazione
dell’opera o dell’intervento.
La variazione spaziale del coefficiente di amplificazione topografica è definita da un decremento lineare con l’altezza del pendio
o del rilievo, dalla sommità o dalla cresta, dove ST assume il valore massimo riportato nella Tab. 3.2.V, fino alla base, dove ST as-
sume valore unitario.
Tab. [Link] - Valori dei parametri dello spettro di risposta elastico della componente verticale
Categoria di sottosuolo SS TB TC TD
A, B, C, D, E 1,0 0,05 s 0,15 s 1,0 s
Per tener conto delle condizioni topografiche, in assenza di specifiche analisi si utilizzano i valori del coefficiente topografico ST
riportati in Tab. 3.2.V.
§ T · >3.2.10@
S De (T) S e (T ) x ¨ ¸
© 2S ¹
purché il periodo proprio di vibrazione T non ecceda i valori TE indicati in Tab. [Link].
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Per periodi di vibrazione eccedenti TE, le ordinate dello spettro possono essere ottenute dalle formule seguenti:
ª T TE º
TE T d TF SDe (T) 0, 025 a g S TC TD « Fo K 1 Fo K » >3.2.11@
«¬ TF Te »¼
T ! TF SDe (T) d g
dove tutti i simboli sono già stati definiti, ad eccezione di dg, definito nel § [Link].
[Link] SPETTRI DI RISPOSTA DI PROGETTO PER GLI STATI LIMITE DI DANNO (SLD), DI SALVAGUARDIA DELLA VITA (SLV) E DI
PREVENZIONE DEL COLLASSO (SLC)
Qualora le verifiche agli stati limite di danno, di salvaguardia della vita e di prevenzione al collasso non vengano effettuate tra-
mite l’uso di opportune storie temporali del moto del terreno ed analisi non lineari dinamiche al passo, ai fini del progetto o della
verifica delle costruzioni le capacità dissipative delle strutture possono essere considerate attraverso una riduzione delle forze
elastiche, che tenga conto in modo semplificato della capacità dissipativa anelastica della struttura, della sua sovraresistenza,
dell’incremento del suo periodo proprio di vibrazione a seguito delle plasticizzazioni. In tal caso, lo spettro di risposta di proget-
to Sd(T) da utilizzare, sia per le componenti orizzontali, sia per la componente verticale, è lo spettro di risposta elastico corrispon-
dente riferito alla probabilità di superamento nel periodo di riferimento PVR considerata (v. §§ 2.4 e 3.2.1). Per valutare la doman-
da verrà utilizzato tale spettro, nel caso di analisi non lineare statica ponendo = 1, nel caso di analisi lineare, statica o dinamica
con le ordinate ridotte sostituendo nelle formule [3.2.2] (per le componenti orizzontali) e nelle formule [3.2.8] (per le componenti
verticali) con 1/q, dove q è il fattore di comportamento definito nel Capitolo 7 (Tabella 7.3.I).
Si assumerà comunque Sd(T) ǃ 0,2ag.
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Le storie temporali del moto del terreno registrate devono essere selezionate e scalate in modo tale che i relativi spettri di risposta
approssimino gli spettri di risposta elastici nel campo dei periodi propri di vibrazione di interesse per il problema in esame. Nello
specifico la compatibilità con lo spettro di risposta elastico deve essere verificata in base alla media delle ordinate spettrali ottenute
con i diversi accelerogrammi associati alle storie per un coefficiente di smorzamento viscoso equivalente Β del 5%. L'ordinata spet-
trale media non deve presentare uno scarto in difetto superiore al 10% ed uno scarto in eccesso superiore al 30%, rispetto alla corri-
spondente componente dello spettro elastico in alcun punto dell’intervallo dei periodi propri di vibrazione di interesse per l’opera
in esame per i diversi stati limite.
dove dgi e dgj sono rispettivamente gli spostamenti massimi del suolo nei punti i e j, calcolati con riferimento alle caratteristiche
locali del sottosuolo.
Il moto di due punti del terreno può considerarsi indipendente per punti posti a distanze notevoli, in relazione al tipo di
sottosuolo; il moto è reso indipendente anche dalla presenza di forti variabilità orografiche tra i punti.
In assenza di forti discontinuità orografiche, lo spostamento relativo tra punti a distanza x (in m) si può valutare con
l’espressione:
d ij ( x ) >
d ij0 (d ij max d ij0 ) 1 e 1, 25( x / v s)
0,7
@ >3.2.14@
dove vs è la velocità di propagazione delle onde di taglio in m/s e dij0 è dato dall’espressione
d ij0 1,25 d gi d gj >3.2.15@
Per punti che ricadano su sottosuoli differenti a distanza inferiore a 20 m, lo spostamento relativo è rappresentato da dij0 ; se i
punti ricadono su sottosuolo dello stesso tipo, lo spostamento relativo può essere stimato, anziché con l’espressione [3.2.14], con
le espressioni
d ijmax
d ij (x) 2,3x per sottosuolo tipo D,
vs
d ijmax >3.2.16@
dij (x) 3, 0x per sottosuolo di tipo diverso da D.
vs
Per la determinazione delle sollecitazioni indotte nei ponti dagli spostamenti relativi del terreno, si possono utilizzare criteri ri-
portati in documenti di comprovata validità.
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ca 1 per a s d a 0
§a · [3.3.1.b]
ca 1 k s ¨ s 1¸ per a 0 a s d 1500 m
© 0
a ¹
dove:
a0, ks sono parametri forniti nella Tab. 3.3.I in funzione della zona in cui sorge la costruzione (Fig. 3.3.1);
as è l’altitudine sul livello del mare del sito ove sorge la costruzione.
Tale zonazione non tiene conto di aspetti specifici e locali che, se necessario, dovranno essere definiti singolarmente.
Per altitudini superiori a 1500 m sul livello del mare, i valori della velocità base di riferimento possono essere ricavati da
opportuna documentazione o da indagini statistiche adeguatamente comprovate, riferite alle condizioni locali di clima e di
esposizione. Fatte salve tali valutazioni, comunque raccomandate in prossimità di vette e crinali, i valori utilizzati non dovranno
essere minori di quelli previsti per 1500 m di altitudine.
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ª § 1 ·º >3.3.3@
c r = 0.75 1- 0.2 × ln «-ln ¨1- ¸»
«¬ © TR ¹ »¼
- per fasi di costruzione o fasi transitorie con durata prevista in sede di progetto non superiore a tre mesi, si assumerà TR t
5 anni;
- per fasi di costruzione o fasi transitorie con durata prevista in sede di progetto compresa fra tre mesi ed un anno, si as-
sumerà TR t 10 anni;
Nel caso di costruzioni di grande estensione, si deve inoltre tenere conto delle azioni tangenti esercitate dal vento (§ 3.3.4).
L’azione d’insieme esercitata dal vento su una costruzione è data dalla risultante delle azioni sui singoli elementi, considerando
come direzione del vento quella corrispondente ad uno degli assi principali della pianta della costruzione; in casi particolari, co-
me ad esempio per le torri a base quadrata o rettangolare, si deve considerare anche l’ipotesi di vento spirante secondo la dire-
zione di una delle diagonali.
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La categoria di esposizione è assegnata nella Fig. 3.3.2 in funzione della posizione geografica del sito ove sorge la costruzione e
della classe di rugosità del terreno definita in Tab. [Link]. Nelle fasce entro 40 km dalla costa, la categoria di esposizione è indi-
pendente dall’altitudine del sito.
Il coefficiente di topografia ct è posto generalmente pari a 1, sia per le zone pianeggianti sia per quelle ondulate, collinose e mon-
tane. In questo caso, la Fig. 3.3.3 riporta le leggi di variazione di ce per le diverse categorie di esposizione.
Nel caso di costruzioni ubicate presso la sommità di colline o pendii isolati, il coefficiente di topografia ct può essere ricavato da dati
suffragati da opportuna documentazione.
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Fig. 3.3.3 - Andamento del coefficiente di esposizione ce in funzione dell’altezza sul suolo (per ct = 1)
Agli ultimi piani degli edifici alti, le azioni del vento possono causare oscillazioni (soprattutto accelerazioni di piano) le cui con-
seguenze variano, nei riguardi degli occupanti, dalla non percezione sino al fastidio e, in alcuni casi, all’intollerabilità fisiologica.
Per strutture o elementi strutturali snelli di forma cilindrica, quali ciminiere, torri di telecomunicazioni o singoli elementi di carpen-
teria si deve tenere conto degli effetti dinamici indotti al distacco alternato dei vortici dal corpo investito dal vento. Tali effetti pos-
sono essere particolarmente severi quando la frequenza di distacco dei vortici uguaglia una frequenza propria della struttura,
dando luogo a un fenomeno di risonanza. In questa situazione le vibrazioni sono tanto maggiori quanto più la struttura è leggera
e poco smorzata. L’occorrenza di fenomeni di risonanza in corrispondenza di velocità del vento relativamente piccole e quindi
frequenti richiede particolari attenzioni nei riguardi della fatica.
Per strutture particolarmente deformabili, leggere e poco smorzate, l’interazione del vento con la struttura può dare luogo ad a-
zioni aeroelastiche, i cui effetti modificano le frequenze proprie e/o lo smorzamento della struttura sino a causare fenomeni di in-
stabilità, fra i quali il galoppo, la divergenza torsionale ed il flutter. Il galoppo è tipico di cavi ghiacciati o percorsi da rivoli
d’acqua, di elementi di carpenteria e più in generale di elementi strutturali di forma non circolare. La divergenza torsionale è ti-
pica in generale di lastre molto sottili. Il flutter è tipico di ponti sospesi o strallati o di profili alari.
Per strutture o elementi strutturali ravvicinati e di analoga forma, ad esempio edifici alti, serbatoi, torri di refrigerazione, ponti,
ciminiere, cavi, elementi di carpenteria e tubi, possono manifestarsi fenomeni di interferenza tali da modificare gli effetti che il
vento causerebbe se agisse sulle stesse strutture o elementi strutturali isolati. Tali effetti possono incrementare le azioni statiche,
dinamiche e aeroelastiche del vento in modo estremamente severo.
In tutti i casi sopra citati si raccomanda di fare ricorso a dati suffragati da opportuna documentazione, o ricavati per mezzo di
metodi analitici, numerici e/o sperimentali adeguatamente comprovati.
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Nelle espressioni seguenti, l’altitudine di riferimento as (espressa in m) è la quota del suolo sul livello del mare nel sito dove è re-
alizzata la costruzione.
Zona I - Alpina
Aosta, Belluno, Bergamo, Biella, Bolzano, Brescia, Como, Cuneo, Lecco, Pordenone, Sondrio, Torino, Trento, Udine, Verbano-
Cusio-Ossola, Vercelli, Vicenza:
Zona I - Mediterranea
Alessandria, Ancona, Asti, Bologna, Cremona, Forlì-Cesena, Lodi, Milano, Modena, Monza Brianza, Novara, Parma, Pavia, Pesa-
ro e Urbino, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Treviso, Varese:
Zona II
Arezzo, Ascoli Piceno, Avellino, Bari, Barletta-Andria-Trani, Benevento, Campobasso, Chieti, Fermo, Ferrara, Firenze, Foggia,
Frosinone, Genova, Gorizia, Imperia, Isernia, L’Aquila, La Spezia, Lucca, Macerata, Mantova, Massa Carrara, Padova, Perugia,
Pescara, Pistoia, Prato, Rieti, Rovigo, Savona, Teramo, Trieste, Venezia, Verona:
Zona III
Agrigento, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Carbonia-Iglesias, Caserta, Catania, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Enna, Grosseto, Latina,
Lecce, Livorno, Matera, Medio Campidano, Messina, Napoli, Nuoro, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano, Palermo, Pisa, Potenza,
Ragusa, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Sassari, Siena, Siracusa, Taranto, Terni, Trapani, Vibo Valentia, Viterbo:
Per altitudini superiori a 1500 m sul livello del mare si deve fare riferimento alle condizioni locali di clima e di esposizione utiliz-
zando comunque valori di carico neve non inferiori a quelli previsti per 1500 m.
Per un’opera di nuova realizzazione in fase di costruzione o per le fasi transitorie relative ad interventi sulle costruzioni esistenti,
il periodo di ritorno dell’azione può essere ridotto come di seguito specificato:
- per fasi di costruzione o fasi transitorie con durata prevista in sede di progetto non superiore a tre mesi, si assumerà TR t
5 anni;
- per fasi di costruzione o fasi transitorie con durata prevista in sede di progetto compresa fra tre mesi d un anno, si as-
sumerà TR t 10 anni.
[Link] GENERALITÀ
I coefficienti di forma delle coperture dipendono dalla forma stessa della copertura e dall’inclinazione sull’orizzontale delle sue
parti componenti e dalle condizioni climatiche locali del sito ove sorge la costruzione.
In assenza di dati suffragati da opportuna documentazione, i valori nominali del coefficiente di forma μ1 delle coperture ad una o
a due falde possono essere ricavati dalla Tab. [Link], essendo ΅, espresso in gradi sessagesimali, l’angolo formato dalla falda con
l’orizzontale.
Tab. [Link] – Valori del coefficiente di forma
Coefficiente di forma 0°ǂ ΅ ǂ 30° 30° < ΅ < 60° ΅ ǃ 60°
(60 D )
P1 0,8 0,8 0,0
30
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Si assume che alla neve non sia impedito di scivolare. Se l’estremità più bassa della falda termina con un parapetto, una barriera
od altre ostruzioni, allora il coefficiente di forma non potrà essere assunto inferiore a 0,8 indipendentemente dall’angolo ΅.
Per coperture a più falde, per coperture con forme diverse, così come per coperture contigue a edifici più alti o per accumulo di
neve contro parapetti o più in generale per altre situazioni ritenute significative dal progettista si deve fare riferimento a
normative o documenti di comprovata validità.
3.5.1. GENERALITÀ
Variazioni giornaliere e stagionali della temperatura esterna, irraggiamento solare e convezione comportano variazioni della di-
stribuzione di temperatura nei singoli elementi strutturali.
La severità delle azioni termiche è in generale influenzata da più fattori, quali le condizioni climatiche del sito, l’esposizione, la
massa complessiva della struttura e la eventuale presenza di elementi non strutturali isolanti.
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- per fasi di costruzione o fasi transitorie con durata prevista in sede di progetto non superiore a tre mesi, si assumerà TR t
5 anni;
- per fasi di costruzione o fasi transitorie con durata prevista in sede di progetto compresa fra tre mesi d un anno, si as-
sumerà TR t 10 anni;
In mancanza di adeguate indagini statistiche basate su dati specifici relativi al sito in esame, Tmax o Tmin dovranno essere calcolati
in base alle espressioni riportate nel seguito, per le varie zone indicate nella Fig. 3.5.1. Tale zonazione non tiene conto di aspetti
specifici e locali che, se necessario, dovranno essere definiti singolarmente.
Nelle espressioni seguenti, Tmax o Tmin sono espressi in °C; l’altitudine di riferimento as (espressa in m) è la quota del suolo sul li-
vello del mare nel sito dove è realizzata la costruzione.
Zona I
Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna:
Tmin 15 4 a s / 1000 >3.5.1@
Tmax 42 6 a s / 1000 >3.5.2@
Zona II
Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Sardegna, Campania, Basilicata:
Tmin 8 6 a s / 1000 >3.5.3@
Tmax 42 2 a s / 1000 >3.5.4@
Zona III
Marche, Abruzzo, Molise, Puglia:
Tmin 8 7 a s / 1000 >3.5.5@
Tmax 42 0.3 a s / 1000 >3.5.6@
Zona IV
Calabria, Sicilia:
Tmin 2 9 a s / 1000 >3.5.7@
Tmax 42 2 a s / 1000 >3.5.8@
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3.5.6. PARTICOLARI PRECAUZIONI NEL PROGETTO DI STRUTTURE SOGGETTE AD AZIONI TERMICHE SPECIALI
Strutture ed elementi strutturali in contatto con liquidi, aeriformi o solidi a temperature diverse, quali ciminiere, tubazioni, sili,
serbatoi, torri di raffreddamento, ecc., devono essere progettati tenendo conto delle distribuzioni di temperatura corrispondenti
alle specifiche condizioni di servizio.
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3.6.1. INCENDIO
[Link] DEFINIZIONI
Per incendio, si intende la combustione autoalimentata ed incontrollata di materiali combustibili presenti in un compartimento.
Ai fini della presente norma si fa riferimento ad un incendio convenzionale di progetto definito attraverso una curva di incendio che
rappresenta l’andamento, in funzione del tempo, della temperatura media dei gas di combustione nell’intorno della superficie
degli elementi strutturali.
La curva di incendio di progetto può essere:
nominale: curva adottata per la classificazione delle costruzioni e per le verifiche di resistenza al fuoco di tipo convenzionale;
naturale: curva determinata in base a modelli d’incendio e a parametri fisici che definiscono le variabili di stato all’interno del
compartimento.
La capacità di compartimentazione in caso di incendio è l’attitudine di un elemento costruttivo a conservare, sotto l’azione del fuoco,
oltre alla propria stabilità, un sufficiente isolamento termico ed una sufficiente tenuta ai fumi ed ai gas caldi della combustione,
nonché tutte le altre prestazioni se richieste.
La capacità portante in caso di incendio è l’attitudine di una struttura, di una parte della struttura o di un elemento strutturale a con-
servare una sufficiente resistenza meccanica sotto l’azione del fuoco con riferimento alle altre azioni agenti.
La resistenza al fuoco riguarda la capacità portante in caso di incendio per una struttura, per una parte della struttura o per un e-
lemento strutturale nonché la capacità di compartimentazione rispetto all’incendio per gli elementi di separazione sia strutturali,
come muri e solai, sia non strutturali , come porte e tramezzi.
Per compartimento antincendio si intende una parte della costruzione delimitata da elementi costruttivi idonei a garantire, sotto
l’azione del fuoco e per un dato intervallo di tempo, la capacità di compartimentazione.
Per carico di incendio si intende il potenziale termico netto della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio, corretto
in base ai parametri indicativi della partecipazione alla combustione dei singoli materiali.
Per carico d’incendio specifico si intende il carico di incendio riferito all’unità di superficie lorda.
Per carico di incendio specifico di progetto si intende il carico di incendio specifico corretto in base ai parametri indicatori del rischio
di incendio del compartimento e dei fattori relativi alle misure di protezione presenti.
I valori del carico d’incendio specifico di progetto (qf,d) sono determinati mediante la relazione:
qf,d = qf · Έq1 · Έq2 · Έn >3.6.1@
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dove:
qf è il valore nominale del carico d’incendio [MJ/m2].
Έq1 ǃ 1,00 è un fattore che tiene conto del rischio di incendio in relazione
alla superficie del compartimento
Έq2ǃ 0,80 è un fattore che tiene conto del rischio di incendio in relazione
al tipo di attività svolta nel compartimento
10
è un fattore che tiene conto delle differenti misure di protezione
Gn G
i 1
ni t 0,20
dall’incendio (sistemi automatici di estinzione, rivelatori, rete
idranti, squadre antincendio, ecc.)
Qualora nel compartimento siano presenti elevate dissimmetrie nella distribuzione dei materiali combustibili il valore nominale
qf del carico d’incendio è calcolato anche con riferimento all’effettiva distribuzione dello stesso. Per distribuzioni molto concen-
trate del materiale combustibile si può fare riferimento all’incendio localizzato, valutando, in ogni caso, se si hanno le condizioni
per lo sviluppo di un incendio generalizzato. Le indicazioni per il calcolo del carico di incendio specifico di progetto sono fornite
nel decreto del Ministro dell’Interno 9 marzo 2007 e [Link].
Per incendio localizzato deve intendersi un focolaio d’incendio che interessa una zona limitata del compartimento antincendio, con
sviluppo di calore concentrato in prossimità degli elementi strutturali posti superiormente al focolaio o immediatamente adiacen-
ti.
Nel caso di presenza di elementi strutturali lignei è possibile considerare solo una quota parte del loro contributo alla determina-
zione del carico di incendio, da definire con riferimento a riconosciute normative o documenti di comprovata validità.
I livelli di prestazione comportano classi di resistenza al fuoco, da stabilire per i diversi tipi di costruzioni. In particolare, per le
costruzioni nelle quali si svolgono attività soggette al controllo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, oppure disciplinate da
specifiche regole tecniche di prevenzione incendi, i livelli di prestazione e le connesse classi di resistenza al fuoco sono stabiliti
dalle disposizioni emanate dal Ministero dell’Interno ai sensi del D. Lgs. 8 marzo 2006, n. 139 e successive modificazioni e inte-
grazioni.
I livelli di prestazione e le connesse classi di resistenza al fuoco sono individuati in relazione alla destinazione d’uso dell’edificio,
al tipo e al quantitativo di materiale combustibile in esso presente, alla sua estensione/altezza, al massimo affollamento ipotizza-
bile e alle misure di protezione antincendio presenti nell’opera.
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3.6.2. ESPLOSIONI
[Link] GENERALITÀ
Gli effetti delle esplosioni possono essere tenuti in conto nella progettazione di quelle costruzioni in cui possono presentarsi mi-
scele esplosive di polveri o gas in aria o in cui sono contenuti materiali esplosivi.
Sono escluse da questo capitolo le azioni derivanti da esplosioni che si verificano all’esterno della costruzione.
Queste espressioni sono valide in ambienti o in zone di edifici il cui volume totale non superi 1.000 m³.
La pressione dovuta all’esplosione è intesa agire simultaneamente su tutte le pareti dell’ambiente o del gruppo di ambienti con-
siderati.
Comunque, tutti gli elementi chiave e le loro connessioni devono essere progettati per sopportare una pressione statica equiva-
lente con valore di progetto pd= 20 kN/m², applicata da ogni direzione, insieme con la reazione che ci si attende venga trasmessa
direttamente alle membrature dell’elemento chiave da ogni elemento costruttivo, ad esso collegato, altresì soggetto alla stessa
pressione.
Per esplosioni di Categoria 3 devono essere effettuati studi più approfonditi.
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3.6.3. URTI
[Link] GENERALITÀ
Nel seguito vengono definite le azioni dovute a:
ȭ urti da traffico veicolare;
ȭ urti da traffico ferroviario;
ȭ urti da imbarcazioni ed aeromobili.
Non vengono prese in esame le azioni eccezionali dovute a fenomeni naturali, come la caduta di rocce, le frane o le valanghe.
Le azioni dovute agli urti devono essere applicate a quegli elementi strutturali, o ai loro sistemi di protezione, per i quali le
relative conseguenze appartengono alle categorie 2 e 3.
Per urti di automobili su membrature verticali, la forza risultante di collisione F deve essere applicata sulla struttura 0,5 m al di
sopra della superficie di marcia. L’area di applicazione della forza è pari a 0,25 m (in altezza) per il valore più piccolo tra 1,50 m e
la larghezza della membratura (in larghezza).
Per urti sulle membrature verticali, la forza risultante di collisione F deve essere applicata sulla struttura 1,25 m al di sopra della
superficie di marcia. L’area di applicazione della forza è pari a 0,5 m (in altezza) per il valore più piccolo tra 1,50 m e la larghezza
della membratura (in larghezza).
Nel caso di urti su elementi strutturali orizzontali al di sopra della strada, la forza risultante di collisione F da utilizzare per le ve-
rifiche dell’equilibrio statico o della resistenza o della capacità di deformazione degli elementi strutturali è data da:
F = r Fd,x >3.6.8@
dove il fattore r è pari ad 1,0 per altezze del sottovia fino a 5 m, decresce linearmente da 1,0 a 0 per altezze comprese fra 5 e 6 m
ed è pari a 0 per altezze superiori a 6 m. La forza F è applicata sulle superfici verticali (prospetto dell’elemento strutturale).
Sull’intradosso dell’elemento strutturale si devono considerare gli stessi carichi da urto F di cui sopra, con un’inclinazione rispet-
to all’orizzontale di 10° verso l’alto.
L’area di applicazione della forza è assunta pari a 0,25 per 0,25 m.
Nelle costruzioni dove sono presenti con regolarità carrelli elevatori si può considerare equivalente agli urti accidentali un’azione
orizzontale statica, applicata all’altezza di 0,75 m dal piano di calpestio, pari a
F=5W >3.6.9@
essendo W il peso complessivo del carrello elevatore e del massimo carico trasportabile.
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CAPITOLO 4.
COSTRUZIONI CIVILI E INDUSTRIALI
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Oltre alle classi di resistenza riportate in Tab. 4.1.I si possono prendere in considerazione le classi di resistenza già in uso C28/35 e
C32/40.
I calcestruzzi delle diverse classi di resistenza trovano impiego secondo quanto riportato nella Tab. [Link], fatti salvi i limiti deri-
vanti dal rispetto della durabilità.
Per classi di resistenza superiore a C70/85 si rinvia al caso C) del § 11.1.
Per le classi di resistenza superiori a C45/55, la resistenza caratteristica e tutte le grandezze meccaniche e fisiche che hanno influ-
enza sulla resistenza e durabilità del conglomerato devono essere accertate prima dell’inizio dei lavori tramite un’apposita spe-
rimentazione preventiva e la produzione deve seguire specifiche procedure per il controllo di qualità.
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Quando rilevante, nei diversi metodi di analisi sopra citati vanno considerati gli effetti del secondo ordine (§ [Link]).
Le analisi globali hanno lo scopo di stabilire la distribuzione delle forze interne, delle tensioni, delle deformazioni e degli sposta-
menti nell’intera struttura o in una parte di essa.
Analisi locali possono essere necessarie nelle zone singolari quali quelle poste:
– in prossimità degli appoggi;
– in corrispondenza di carichi concentrati;
– alle intersezioni travi-colonne;
– nelle zone di ancoraggio;
– in corrispondenza di variazioni della sezione trasversale.
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Nell’analisi si trascurano gli effetti di precedenti applicazioni del carico e si assume un incremento monotono dell’intensità delle
azioni e la costanza del rapporto tra le loro intensità. L’analisi può essere del primo o del secondo ordine.
[Link] MATERIALI
fyk per armatura ordinaria è la tensione caratteristica di snervamento dell’acciaio (§ 11.3.2), per armature da precompressione è la
tensione convenzionale caratteristica di snervamento data, a seconda del tipo di prodotto, da fpyk (barre), fp(0,1)k (fili), fp(1)k (tre-
foli e trecce); si veda in proposito la Tab. [Link].
Il coefficiente ·s assume sempre, per tutti i tipi di acciaio, il valore 1,15.
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f bd f bk / J c [4.1.6]
dove:
Jc è il coefficiente parziale di sicurezza relativo al calcestruzzo, pari a 1,5;
fbk è la resistenza tangenziale caratteristica di aderenza data da:
f bk 2,25 K1 K 2 f ctk [4.1.7]
in cui
1 = 1,0 in condizioni di buona aderenza;
1 = 0,7 in condizioni di non buona aderenza, quali nei casi di armature molto addensate, ancoraggi in zona tesa, ancoraggi in zo-
ne superiori di getto, in elementi strutturali realizzati con casseforme scorrevoli, a meno che non si adottino idonei provvedi-
menti;
2 = 1,0 per barre di diametro ̘ ǂ 32 mm
2 = (132 - ̘)/100 per barre di diametro superiore
La lunghezza di ancoraggio di progetto e la lunghezza di sovrapposizione sono influenzate dalla forma delle barre, dal coprifer-
ro, dall'effetto di confinamento dell'armatura trasversale, dalla presenza di barre trasversali saldate, dalla pressione trasversale
lungo la lunghezza di ancoraggio e dalla percentuale di armatura sovrapposta rispetto all'armatura totale. Per le regole di detta-
glio da adottare si potrà fare utile riferimento alla sezione 8 di UNI EN 1992-1-1:2015.
V V V
f cd f cd f cd
Calcestruzzo confinato
Per il diagramma tensione-deformazione del calcestruzzo confinato è possibile adottare opportuni modelli rappresentativi del
reale comportamento del materiale in stato triassiale. Questi modelli possono essere adottati nel calcolo sia della resistenza ultima
sia della duttilità delle sezioni e devono essere applicati alle sole zone confinate della sezione.
Il confinamento del calcestruzzo è normalmente generato da staffe chiuse e legature interne, che possono raggiungere la tensione
di snervamento a causa della dilatazione laterale del calcestruzzo stesso a cui tendono ad opporsi. Il confinamento consente al
calcestruzzo di raggiungere tensioni e deformazioni più elevate di quelle proprie del calcestruzzo non confinato. Le altre caratte-
ristiche meccaniche si possono considerare inalterate.
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In assenza di più precise determinazioni basate su modelli analitici di comprovata validità, è possibile utilizzare la relazione ten-
sione-deformazione rappresentata in Fig. 4.1.2 (dove le deformazioni di compressione sono assunte positive), in cui la resistenza
caratteristica e le deformazioni del calcestruzzo confinato sono valutate secondo le relazioni seguenti:
f ck,c f ck 1,0 5,0 V 2 f ck per V 2 d 0,05f ck [4.1.8]
2
Hc2,c Hc2 f ck,c f ck [4.1.10]
essendo V2 la pressione laterale efficace di confinamento allo SLV mentre Hc2 ed Hcu sono valutate in accordo al § [Link].2.1.
Vc
fck,c
fck B
fcd,c
C A - non confinato
A
B C - confinato
Vl V l ,x V l , y [4.1.12.c]
b) Per sezioni circolari
2 Ast f yk ,st
Vl [4.1.12.d]
D0 s
dove: Ast è l’area della sezione della staffa, D0 è il diametro del nucleo confinato (con riferimento alla linea media delle staffe).
Il coefficiente di efficienza D può essere valutato come prodotto di un termine relativo alla disposizione delle armature trasversali
nel piano della sezione e di un termine relativo al passo delle staffe, attraverso la relazione:
D Dn Ds [4.1.12.e]
con:
a) per sezioni rettangolari
Įn 1 ¦ b i2 / 6 b x b y [4.1.12.f]
n
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dove: n è il numero totale di barre longitudinali contenute lateralmente da staffe o legature, bi è la distanza tra barre consecutive
contenute.
b) per sezioni circolari
Įn 1 [4.1.12.h]
E
Į s = ª¬1-s/ 2 D 0 º¼ [4.1.12.i]
(a) (b)
Fig. 4.1.3 – Modelli Η-Ή per l’acciaio
[Link].1 Generalità
Si deve verificare il rispetto dei seguenti stati limite:
ȭ deformazione,
ȭ vibrazione,
ȭ fessurazione,
ȭ tensioni di esercizio,
ȭ fatica per quanto riguarda eventuali danni che possano compromettere la durabilità, per la quale sono definite regole specifi-
che nei punti seguenti.
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[Link].1 Generalità
Si deve verificare il rispetto dei seguenti stati limite:
ȭ resistenza,
ȭ duttilità.
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Le verifiche si eseguono confrontando la capacità, espressa in termini di resistenza e, quando richiesto al § 7.4 delle presenti nor-
me, di duttilità, con la corrispondente domanda, secondo le relazioni:
MRd = MRd (NEd ) ǃ MEd [4.1.18a]
μI = μI (NEd ) ǃ PEd [4.1.18b]
dove
MRd è il valore di progetto del momento resistente corrispondente a NEd;
NEd è il valore di progetto dello sforzo normale sollecitante;
MEd è il valore di progetto del momento di domanda;
μI è il valore di progetto della duttilità di curvatura corrispondente a NEd;
PEd è la domanda in termini di duttilità di curvatura.
Nel caso di pilastri soggetti a compressione assiale, si deve comunque assumere una componente flettente MEd = e NEI con eccen-
tricità e pari almeno ad 1/200 dell’altezza libera di inflessione del pilastro, e comunque non minore di 20 mm.
Nel caso di pressoflessione deviata la verifica della sezione può essere posta nella forma
D D
§ ME ·
¨ yd ¸ §¨ M E zd ·
¸ d1 [4.1.19]
¨M ¸ ¨ MR ¸
© R yd
¹ © zd ¹
dove
MEyd, MEzd sono i valori di progetto delle due componenti di flessione retta della sollecitazione attorno agli assi y e z;
MRyd, MRzd sono i valori di progetto dei momenti resistenti di pressoflessione retta corrispondenti a NEd valutati separatamente
attorno agli assi y e z.
L’esponente ΅ può dedursi in funzione della geometria della sezione e dei parametri
Α = NEd/NRcd [4.1.20]
Νt = At fyd/NRcd [4.1.21]
con NRcd =Ac · fcd .
In mancanza di una specifica valutazione, può assumersi:
- per sezioni rettangolari:
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La capacità in termini di fattore di duttilità in curvatura μI può essere calcolata, separatamente per le due direzioni principali di
verifica, come rapporto tra la curvatura cui corrisponde una riduzione del 15% della massima resistenza a flessione – oppure il
raggiungimento della deformazione ultima del calcestruzzo e/o dell’acciaio – e la curvatura convenzionale di prima plasticizza-
zione I yd espressa dalla relazione seguente:
M Rd
I yd Icyd
Mcyd
dove:
Icyd è la minore tra la curvatura calcolata in corrispondenza dello snervamento dell’armatura tesa e la curvatura calcolata in cor-
rispondenza della deformazione di picco (İc2 se si usa il modello parabola-rettangolo oppure İc3 se si usa il modello triangolo-
rettangolo) del calcestruzzo compresso;
MRd è il momento resistente della sezione allo SLU;
M’yd è il momento corrispondente a Icyd e può essere assunto come momento resistente massimo della sezione in campo sostan-
zialmente elastico.
VRd
¬ ^
max ª0,18 k (100 U1 fck )1/3 / J c 0,15 V cp º bw d ; (vmin 0,15 V cp ) bw d
¼ ` [4.1.23]
con
fck espresso in MPa
k = 1 + (200/d)1/2 ǂ 2
vmin = 0,035k3/2 fck1/2
e dove
d è l’altezza utile della sezione (in mm);
U1 = Asl / (bw · d) è il rapporto geometrico di armatura longitudinale tesa (ǂ 0,02) che si estende per non meno di (lbd + d) oltre la
sezione considerata, dove lbd è la lunghezza di ancoraggio;
Vcp = NEd/Ac [MPa] è la tensione media di compressione nella sezione (ǂ 0,2 fcd);
bw è la larghezza minima della sezione (in mm).
Nel caso di elementi in calcestruzzo armato precompresso disposti in semplice appoggio, nelle zone non fessurate da momento
flettente (con tensioni di trazione non superiori a fctd) la resistenza di progetto può valutarsi, in via semplificativa, con la formula:
VRd = 0,7 · bw · d ( f ctd2 + Ηcp · fctd)½ [4.1.24]
In presenza di significativi sforzi di trazione, la resistenza a taglio del calcestruzzo è da considerarsi nulla e, in tal caso, non è pos-
sibile adottare elementi sprovvisti di armatura trasversale.
Le armature longitudinali, oltre ad assorbire gli sforzi conseguenti alle sollecitazioni di flessione, devono assorbire quelli provo-
cati dal taglio dovuti all’inclinazione delle fessure rispetto all’asse della trave, inclinazione assunta pari a 45°. In particolare, in
corrispondenza degli appoggi, le armature longitudinali devono assorbire uno sforzo pari al taglio sull’appoggio.
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longitudinali, il corrente compresso di calcestruzzo e i puntoni d’anima inclinati. L’inclinazione Ό dei puntoni di calcestruzzo ri-
spetto all’asse della trave deve rispettare i limiti seguenti:
1 ǂ ctg Όǂ 2,5 [4.1.25]
La verifica di resistenza (SLU) si pone con
VRd ǃ VEd [4.1.26]
dove VEd è il valore di progetto dello sforzo di taglio agente.
Con riferimento all’armatura trasversale, la resistenza di progetto a “taglio trazione” si calcola con:
A sw
VRsd 0,9 d fyd (ctgD ctgT) sin D [4.1.27]
s
Con riferimento al calcestruzzo d’anima, la resistenza di progetto a “taglio compressione” si calcola con
VRcd = 0,9 · d · bw · ΅c Q· fcd (ctg΅ + ctgΌ)/(1 + ctg2 Ό) [4.1.28]
La resistenza di progetto a taglio della trave è la minore delle due sopra definite:
VRd = min (VRsd, VRcd) [4.1.29]
dove d, bw e Ηcp hanno il significato indicato in § [Link].5.1. e inoltre si è posto:
Asw area dell’armatura trasversale;
s interasse tra due armature trasversali consecutive;
΅ angolo di inclinazione dell’armatura trasversale rispetto all’asse della trave;
Qfcd resistenza di progetto a compressione ridotta del calcestruzzo d’anima (Q= 0,5);
Le armature longitudinali devono essere dimensionate in base alle sollecitazioni flessionali ottenute traslando il diagramma dei
momenti flettenti di
a1 = ( 0,9 · d · ctg Ό ) / 2 [4.1.30]
lungo l’asse della trave, nel verso meno favorevole.
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Lo sforzo di taglio VEd, calcolato senza la riduzione av/2d, deve comunque sempre rispettare la condizione:
VEd ǂ 0,5 bw d Α fcd [4.1.33]
essendo Α = 0,5 un coefficiente di riduzione della resistenza del calcestruzzo fessurato per taglio.
Carichi appesi o indiretti
Se per particolari modalità di applicazione dei carichi gli sforzi degli elementi tesi del traliccio risultano incrementati, le armature
dovranno essere opportunamente adeguate.
In mancanza di un’armatura trasversale appositamente dimensionata, la resistenza al punzonamento deve essere valutata, utiliz-
zando formule di comprovata affidabilità, sulla base della resistenza a trazione del calcestruzzo, intendendo la sollecitazione di-
stribuita su di un perimetro efficace distante 2d dall’impronta caricata, con d altezza utile (media) della soletta.
Se, sulla base del calcolo, la resistenza a trazione del calcestruzzo sul perimetro efficace non è sufficiente per fornire la richiesta
resistenza al punzonamento, vanno inserite apposite armature al taglio. Queste armature vanno estese fino al perimetro più e-
sterno sul quale la resistenza a trazione del calcestruzzo risulta sufficiente. Per la valutazione della resistenza al punzonamento si
può fare utile riferimento al § 6.4.4 della norma UNI EN1992-1-1 nel caso di assenza di armature al taglio, al § 6.4.5 della norma
UNI EN1992-1-1 nel caso di presenza di armature al taglio.
Nel caso di fondazioni si adotteranno opportuni adattamenti del modello sopra citato.
2A
¦ A1 f
TRld yd /ctgT [4.1.37]
um
dove si è posto
A area racchiusa dalla fibra media del profilo periferico;
As area delle staffe;
um perimetro medio del nucleo resistente
s passo delle staffe;
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al = ¦
A1 / u m
con: as =As /s
La resistenza di progetto alla torsione della trave è la minore delle tre sopra definite:
TRd = min (TRcd, TRsd, TRld) [4.1.39]
Nel caso di elementi per i quali lo schema resistente di traliccio periferico non sia applicabile, quali gli elementi a pareti sottili a
sezione aperta, dovranno utilizzarsi metodi di calcolo fondati su ipotesi teoriche e risultati sperimentali chiaramente comprovati.
Sollecitazioni composte
a) Torsione, flessione e sforzo normale
Le armature longitudinali, calcolate come sopra indicato per la resistenza nei riguardi della sollecitazione torcente, devono essere
aggiunte a quelle calcolate nei riguardi delle verifiche per flessione.
Si applicano inoltre le seguenti regole:
- nella zona tesa, all’armatura longitudinale richiesta dalla sollecitazione di flessione e sforzo normale, deve essere aggiunta
l’armatura richiesta dalla torsione;
- nella zona compressa, se la tensione di trazione dovuta alla torsione è minore della tensione di compressione nel calcestruzzo
dovuta alla flessione e allo sforzo normale, non è necessaria armatura longitudinale aggiuntiva per torsione.
b) Torsione e taglio
Per quanto riguarda la crisi lato calcestruzzo, la resistenza massima di una membratura soggetta a torsione e taglio è limitata dal-
la resistenza delle bielle compresse di calcestruzzo. Per non eccedere tale resistenza deve essere soddisfatta la seguente condizio-
ne:
Ted V
ed d 1 [4.1.40]
TRcd VRcd
Per l’angolo Ό delle bielle compresse di conglomerato cementizio deve essere assunto un unico valore per le due verifiche di ta-
glio e torsione.
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di calcestruzzo confinato può esprimersi come somma di quella del nucleo di calcestruzzo non confinato più il contributo di una
armatura fittizia longitudinale di peso eguale alla spirale.
Il contributo dell’armatura fittizia non deve risultare superiore a quello dell’armatura longitudinale, mentre la resistenza globale
così valutata non deve superare il doppio di quella del nucleo di calcestruzzo non confinato.
P Ed d 0 , 31
n ¦ ( E cd I c ) [4.1.43]
n 1 ,6 L2
dove:
PEd è il carico verticale totale (su elementi controventati e di controvento);
n è il numero di piani;
L è l’altezza totale dell’edificio sopra il vincolo ad incastro di base;
Ecd è il valore di progetto del modulo elastico del calcestruzzo definito in § [Link].9.3;
Ic è il momento di inerzia della sezione di calcestruzzo degli elementi di controvento, ipotizzata interamente reagente.
dove Ic è il momento d’inerzia della sezione di calcestruzzo interamente reagente e Κ è il coefficiente di viscosità del calcestruzzo
([Link]).
Per i coefficienti elastici corretti si possono utilizzare le espressioni linearizzate nella variabile NEd (sforzo assiale dell’elemento).
Analisi non lineare
Il sistema risolvente si imposta assumendo adeguati modelli non lineari di comportamento dei materiali basati sui seguenti pa-
rametri:
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dove:
bt rappresenta la larghezza media della zona tesa; per una trave a T con piattabanda compressa, nel calcolare il valore di bt si
considera solo la larghezza dell’anima;
d è l’altezza utile della sezione;
fctm è il valore medio della resistenza a trazione assiale definita nel § [Link];
fyk è il valore caratteristico della resistenza a trazione dell’armatura ordinaria.
Negli appoggi di estremità, all’intradosso deve essere disposta un’armatura efficacemente ancorata, calcolata coerentemente con
il modello a traliccio adottato per il taglio e quindi applicando la regola della traslazione della risultante delle trazioni dovute al
momento flettente, in funzione dell’angolo di inclinazione assunto per le bielle compresse di calcestruzzo.
Al di fuori delle zone di sovrapposizione, l’area di armatura tesa o compressa non deve superare individualmente As,max = 0,04
Ac, essendo Ac l’area della sezione trasversale di calcestruzzo.
Le travi devono prevedere armatura trasversale costituita da staffe con sezione complessiva non inferiore ad Ast = 1,5 b mm²/m
essendo b lo spessore minimo dell’anima in millimetri, con un minimo di tre staffe al metro e comunque passo non superiore a
0,8 volte l’altezza utile della sezione.
In ogni caso almeno il 50% dell’armatura necessaria per il taglio deve essere costituita da staffe.
Eventuali armature longitudinali compresse di diametro )prese in conto nei calcoli di resistenza devono essere trattenute da
armature trasversali con spaziatura non maggiore di 15).
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Per barre di diametro Ø >32 mm occorrerà adottare particolari cautele negli ancoraggi e nelle sovrapposizioni.
Nell'assemblaggio o unione di due barre o elementi di armatura di acciaio per calcestruzzo armato possono essere usate giunzio-
ni meccaniche mediante manicotti che garantiscano la continuità. Le giunzioni meccaniche possono essere progettate con riferi-
mento a normative o documenti di comprovata validità.
4.1.7. ESECUZIONE
Tutti i progetti devono contenere la descrizione delle specifiche di esecuzione in funzione della particolarità dell’opera, del clima,
della tecnologia costruttiva.
In particolare il documento progettuale deve contenere la descrizione dettagliata delle cautele da adottare per gli impasti, per la
maturazione dei getti, per il disarmo e per la messa in opera degli elementi strutturali. Analoga attenzione dovrà essere posta nel-
la progettazione delle armature per quanto riguarda: la definizione delle posizioni, le tolleranze di esecuzione e le modalità di
piegatura.
Si potrà a tal fine fare utile riferimento alla norma UNI EN 13670.
Per la valutazione della resistenza degli elementi strutturali vale quanto stabilito al § [Link], tenendo presente che per la verifica
delle sezioni si assumerà il valore di progetto della forza di precompressione con il coefficiente parziale ·P = 1, secondo quanto
previsto al punto § 2.6.1.
Per le verifiche di resistenza locale degli ancoraggi delle armature di precompressione, si assumerà, invece, un valore di progetto
della forza di precompressione con ·P = 1,2.
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[Link].2 Staffe
Nelle travi dovranno disporsi staffe aventi sezione complessiva non inferiore a quanto prescritto al punto § [Link].1. In prossimi-
tà di carichi concentrati o delle zone d’appoggio valgono le prescrizioni di cui al § [Link].5.
In presenza di torsione valgono le prescrizioni di cui al § [Link].6.
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La distanza minima netta tra le guaine deve essere commisurata sia alla massima dimensione dell’aggregato impiegato sia al di-
ametro delle guaine stesse in relazione rispettivamente ad un omogeneo getto del calcestruzzo fresco ed al necessario sviluppo
delle tensioni di aderenza con il calcestruzzo.
I risultati conseguiti nelle operazioni di tiro, le letture ai manometri e gli allungamenti misurati, vanno registrati in apposite ta-
belle e confrontate con le tensioni iniziali delle armature e gli allungamenti teorici previsti in progetto.
La protezione dei cavi scorrevoli va eseguita mediante l’iniezione di adeguati materiali atti a prevenire la corrosione ed a fornire
la richiesta aderenza.
Per la buona esecuzione delle iniezioni è necessario che le stesse vengano eseguite secondo apposite procedure di controllo della
qualità.
[Link] SOLAI MISTI DI C.A. E C.A.P. E BLOCCHI DIVERSI DAL LATERIZIO O CALCESTRUZZO
Possono utilizzarsi per realizzare i solai misti di calcestruzzo armato e calcestruzzo armato precompresso anche blocchi diversi
dal laterizio o dal calcestruzzo, con sola funzione di alleggerimento.
I blocchi in calcestruzzo leggero di argilla espansa, calcestruzzo normale sagomato, polistirolo, materie plastiche, elementi orga-
nici mineralizzati, ecc., devono essere dimensionalmente stabili e non fragili, e capaci di seguire le deformazioni del solaio.
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I componenti di produzione occasionale devono inoltre essere realizzati sotto la vigilanza del Direttore dei lavori dell’opera di
destinazione.
I funzionari del Servizio Tecnico Centrale potranno accedere anche senza preavviso agli stabilimenti di produzione dei compo-
nenti prefabbricati per l’accertamento del rispetto delle presenti norme.
[Link].1 Appoggi
Per i componenti appoggiati in via definitiva, particolare attenzione va posta alla posizione e dimensione dell’apparecchio
d’appoggio, sia rispetto alla geometria dell’elemento di sostegno, sia rispetto alla sezione terminale dell’elemento portato, tenen-
do nel dovuto conto le tolleranze dimensionali e di montaggio e le deformazioni per fenomeni reologici e/o termici.
I vincoli provvisori o definitivi devono essere progettati con particolare attenzione e, se necessario, validati attraverso prove spe-
rimentali.
Gli appoggi scorrevoli devono essere dimensionati in modo da consentire gli spostamenti relativi previsti senza perdita della ca-
pacità portante.
[Link].3 Tolleranze
Il progetto deve indicare le tolleranze minime di produzione che dovrà rispettare il componente. Il componente che non rispetta
tali tolleranze, sarà giudicato non conforme e quindi potrà essere consegnato in cantiere per l’utilizzo nella costruzione solo dopo
preventiva accettazione da parte del Direttore dei lavori.
Il progetto dell’opera deve altresì tener conto delle tolleranze di produzione, tracciamento e montaggio assicurando un coerente fun-
zionamento del complesso strutturale.
Il montaggio dei componenti ed il completamento dell’opera devono essere conformi alle previsioni di progetto. Nel caso si veri-
ficassero delle non conformità, queste devono essere analizzate dal Direttore dei lavori nei riguardi delle eventuali necessarie mi-
sure correttive.
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La verifica di resistenza della stessa sezione rettangolare di lati a e b soggetta anche ad un sforzo di taglio VEd nella direzione del
lato a si pone con
VEd ǂ VRd = fcvd b x / 1,5
con
fcvd = (f2ct1d+Vcfct1d) per VcǂVclim
fcvd = ( f2ct1d+Vcfct1d-G2/4) per Vc>Vclim
dove
Vc = NEd / (b x)
G = Vc - Vclim
Vclim= fcd – 2 ( f2ct1d+fcd fct1d)
dove
fct1d=0,85 fctd
è la resistenza a trazione di progetto per calcestruzzo non armato o debolmente armato.
4.2.1. MATERIALI
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In sede di progettazione, per gli acciai di cui alle norme europee armonizzate UNI EN 10025-1, UNI EN 10210-1 ed UNI EN
10219-1, si possono assumere nei calcoli i valori nominali delle tensioni caratteristiche di snervamento fyk e di rottura ftk riportati
nelle tabelle seguenti.
Tab. 4.2.I – Laminati a caldo con profili a sezione aperta piani e lunghi
Spessore nominale “t” dell’elemento
Norme e qualità degli acciai t ǂ 40 mm 40 mm < t ǂ 80 mm
fyk [N/mm2] ftk [N/mm2] fyk [N/mm²] ftk [N/mm²]
UNI EN 10025-2
S 235 235 360 215 360
S 275 275 430 255 410
S 355 355 510 335 470
S 450 440 550 420 550
UNI EN 10025-3
S 275 N/NL 275 390 255 370
S 355 N/NL 355 490 335 470
S 420 N/NL 420 520 390 520
S 460 N/NL 460 540 430 540
UNI EN 10025-4
S 275 M/ML 275 370 255 360
S 355 M/ML 355 470 335 450
S 420 M/ML 420 520 390 500
S 460 M/ML 460 540 430 530
S460 Q/QL/QL1 460 570 440 580
UNI EN 10025-5
S 235 W 235 360 215 340
S 355 W 355 510 335 490
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[Link] SALDATURE
I procedimenti di saldatura e i materiali di apporto devono essere conformi ai requisiti di cui al § [Link] delle presenti norme.
Per l’omologazione degli elettrodi da impiegare nella saldatura ad arco può farsi utile riferimento alla norma UNI EN ISO 2560.
Per gli altri procedimenti di saldatura devono essere impiegati fili, flussi o gas di cui alle prove di qualifica del procedimento.
Le caratteristiche dei materiali di apporto (tensione di snervamento, tensione di rottura, allungamento a rottura e resilienza) de-
vono, salvo casi particolari precisati dal progettista, essere equivalenti o superiori alle corrispondenti caratteristiche delle parti
collegate.
essendo Οr e Οy le rotazioni corrispondenti rispettivamente al raggiungimento della deformazione ultima ed allo snervamento.
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La classificazione delle sezioni trasversali degli elementi strutturali si effettua in funzione della loro capacità di deformarsi in
campo plastico. E’ possibile distinguere le seguenti classi di sezioni:
classe 1 se la sezione è in grado di sviluppare una cerniera plastica avente la capacità rotazionale richiesta per l’analisi strutturale
condotta con il metodo plastico di cui al § [Link] senza subire riduzioni della resistenza Possono generalmente classifi-
carsi come tali le sezioni con capacità rotazionale CΟ ǃ 3;
classe 2 se la sezione è in grado di sviluppare il proprio momento resistente plastico, ma con capacità rotazionale limitata. Possono
generalmente classificarsi come tali le sezioni con capacità rotazionale CΟ ǃ 1,5;
classe 3 se nella sezione le tensioni calcolate nelle fibre estreme compresse possono raggiungere la tensione di snervamento, ma
l’instabilità locale impedisce lo sviluppo del momento resistente plastico;
classe 4 se, per determinarne la resistenza flettente, tagliante o normale, è necessario tener conto degli effetti dell’instabilità locale
in fase elastica nelle parti compresse che compongono la sezione. In tal caso nel calcolo della resistenza la sezione geome-
trica effettiva può sostituirsi con una sezione efficace.
Le sezioni di classe 1 si definiscono duttili, quelle di classe 2 compatte, quelle di classe 3 semi-compatte e quelle di classe 4 snelle.
Per i casi più comuni delle forme delle sezioni e delle modalità di sollecitazione, le seguenti Tabelle [Link], [Link] e 4.2.V fornisco-
no indicazioni per la classificazione delle sezioni.
La classe di una sezione composta corrisponde al valore di classe più alto tra quelli dei suoi elementi componenti.
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Nell’analisi dei sistemi di controvento che devono garantire la stabilità laterale di travi inflesse o elementi compressi, gli effetti
delle imperfezioni globali devono essere riprodotti introducendo, sotto forma di errore di rettilineità iniziale, un’imperfezione
geometrica equivalente dell’elemento da vincolare.
Nella verifica di singoli elementi strutturali, quando non occorra tenere conto degli effetti del secondo ordine, gli effetti delle im-
perfezioni locali sono da considerarsi inclusi implicitamente nelle formule di verifica di stabilità.
4.2.4. VERIFICHE
Le azioni caratteristiche (carichi, distorsioni, variazioni termiche, ecc.) devono essere definite in accordo con quanto indicato nei
Capitoli 3 e 5 delle presenti norme.
Per costruzioni civili o industriali di tipo corrente e per le quali non esistano regolamentazioni specifiche, le azioni di progetto si
ottengono, per le verifiche statiche, secondo quanto indicato nel Capitolo 2.
Il calcolo deve condursi con appropriati metodi della meccanica strutturale, secondo i criteri indicati in § 4.2.3.
Per le verifiche di resistenza delle sezioni delle membrature, con riferimento ai modelli di resistenza esposti nella presente nor-
mativa ed utilizzando acciai dal grado S 235 al grado S 460 di cui al § 11.3, si adottano i fattori parziali ·M0 e ·M2 indicati nella
Tab. [Link]. Il coefficiente di sicurezza ·M2, in particolare, deve essere impiegato qualora si eseguano verifiche di elementi tesi
nelle zone di unione delle membrature indebolite dai fori.
Per valutare la stabilità degli elementi strutturali compressi, inflessi e presso-inflessi, si utilizza il coefficiente parziale di sicurezza
·M1 indicato nella seguente tabella.
dove:
Ηx,Ed è il valore di progetto della tensione normale nel punto in esame, agente in direzione parallela all’asse della membratura;
Ηz,Ed è il valore di progetto della tensione normale nel punto in esame, agente in direzione ortogonale all’asse della membratu-
ra;
ΘEd è il valore di progetto della tensione tangenziale nel punto in esame, agente nel piano della sezione della membratura.
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La verifica in campo plastico richiede che si determini una distribuzione di tensioni interne “staticamente ammissibile”, cioè in
equilibrio con le sollecitazioni applicate (N, M, T, ecc.) e rispettosa della condizione di plasticità.
I modelli resistenti esposti nei paragrafi seguenti definiscono la resistenza delle sezioni delle membrature nei confronti delle sol-
lecitazioni interne, agenti separatamente o contemporaneamente.
Per le sezioni di classe 4, in alternativa alle formule impiegate nel seguito, si possono impiegare altri procedimenti di comprovata
validità.
[Link].2.1 Trazione
L’azione assiale di progetto NEd deve rispettare la seguente condizione:
N Ed
d1 [4.2.5]
N t , Rd
dove la resistenza di progetto a trazione Nt,Rd di membrature con sezioni indebolite da fori per collegamenti bullonati o chiodati
deve essere assunta pari al minore dei valori seguenti:
a) la resistenza plastica di progetto della sezione lorda, A,
Afyk
N pl ,Rd [4.2.6]
J M0
b) la resistenza di progetto a rottura della sezione netta, Anet, in corrispondenza dei fori per i collegamenti
0 ,9 A net ftk
N u ,Rd . [4.2.7]
J M2
Qualora il progetto preveda la gerarchia delle resistenze, come avviene in presenza di azioni sismiche, la resistenza di progetto
plastica della sezione lorda, Npl,Rd, deve risultare minore della resistenza di progetto a rottura delle sezioni indebolite dai fori per
i collegamenti, Nu,Rd:
N pl ,Rd d N u ,Rd [4.2.8]
[Link].2.2 Compressione
La forza di compressione di progetto NEd deve rispettare la seguente condizione:
N Ed
d1 [4.2.9]
N c , Rd
dove la resistenza di progetto a compressione della sezione Nc,Rd vale:
N c ,Rd A fyk / J M 0 per le sezioni di classe 1, 2 e 3,
[4.2.10]
N c ,Rd A eff fyk / J M 0 per le sezioni di classe 4.
Non è necessario dedurre l’area dei fori per i collegamenti bullonati o chiodati, purché in tutti i fori siano presenti gli elementi di
collegamento e non siano presenti fori sovradimensionati o asolati.
[Link].2.3 Flessione monoassiale (retta)
Il momento flettente di progetto MEd deve rispettare la seguente condizione:
M Ed
d1 [4.2.11]
M c, Rd
dove la resistenza di progetto a flessione retta della sezione Mc,Rd si valuta tenendo conto della presenza di eventuali fori in zona
tesa per collegamenti bullonati o chiodati.
La resistenza di progetto a flessione retta della sezione Mc,Rd vale:
Wpl fyk
M c ,Rd M pl ,Rd per le sezioni di classe 1 e 2; [4.2.12]
J M0
in cui Wpl rappresenta il modulo di resistenza plastico della sezione
Wel ,min fyk
M c ,Rd M el ,Rd per le sezioni di classe 3; [4.2.13]
J M0
Weff ,min fyk
M c ,Rd per le sezioni di classe 4; [4.2.14]
J M0
per le sezioni di classe 3, Wel,min è il modulo resistente elastico minimo della sezione in acciaio; per le sezioni di classe 4, invece, il
modulo Weff,min è calcolato eliminando le parti della sezione inattive a causa dei fenomeni di instabilità locali, secondo il procedimen-
to esposto in UNI EN1993-1-5, e scegliendo il minore tra i moduli così ottenuti.
Per la flessione biassiale si veda oltre.
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Negli elementi inflessi caratterizzati da giunti strutturali bullonati, la presenza dei fori nelle piattabande tese dei profili può esse-
re trascurata nel calcolo del momento resistente se è verificata la relazione
0 ,9 A f ,net ftk A f fyk
t [4.2.15]
J M2 J M0
dove Af è l’area lorda della piattabanda tesa, Af,net è l’area della piattabanda al netto dei fori e ftk è la resistenza ultima dell’acciaio.
[Link].2.4 Taglio
Il valore di progetto dell’azione tagliante VEd deve rispettare la condizione
VEd
d1 [4.2.16]
Vc ,Rd
dove la resistenza di progetto a taglio Vc,Rd, in assenza di torsione, vale
A v fyk
Vc ,Rd [4.2.17]
3 J M0
dove Av è l’area resistente a taglio. Per profilati ad I e ad H caricati nel piano dell’anima si può assumere
Av A 2 b tf tw 2 r tf [4.2.18]
per profilati a C o ad U caricati nel piano dell’anima si può assumere
Av A 2 b tf tw r tf [4.2.19]
per profilati ad I e ad H caricati nel piano delle ali si può assumere
Av A ¦h w tw [4.2.20]
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La verifica all’instabilità dell’anima della sezione soggetta a taglio e priva di irrigidimenti deve essere condotta in accordo con §
[Link].3.4 se
h w 72 235
! [4.2.27]
t K fyk
con assunto cautelativamente pari a 1,00 oppure valutato secondo quanto previsto in norme di comprovata validità.
[Link].2.5 Torsione
Per gli elementi soggetti a torsione, quando possano essere trascurate le distorsioni della sezione, la sollecitazione torcente di
progetto, TEd, deve soddisfare la relazione
TEd
d 1,0 [4.2.28]
TRd
essendo TRd la resistenza torsionale di progetto della sezione trasversale. La torsione agente TEd può essere considerata come la
somma di due contributi
TEd Tt ,Ed Tw ,Ed [4.2.29]
si può trascurare l’influenza del taglio sulla resistenza a flessione, eccetto nei casi in cui l’instabilità per taglio riduca la resistenza
a flessione della sezione. Se il taglio di progetto VEd è superiore a metà della resistenza di progetto a taglio Vc,Rd bisogna tener
conto dell’influenza del taglio sulla resistenza a flessione.
Posto
2
ª 2VEd º
U « 1» [4.2.31]
¬« Vc , Rd »¼
la resistenza a flessione si determina assumendo per l’area resistente a taglio Av la tensione di snervamento ridotta (1 – U) fyk.
Per le sezioni ad I o ad H di classe 1 e 2 doppiamente simmetriche, soggette a flessione e taglio nel piano dell’anima, la corri-
spondente resistenza convenzionale di progetto a flessione retta può essere valutata come:
ª U A 2w º
« Wpl, y » f yk
M y ,V ,Rd ¬ 4t w ¼
d M y ,c ,Rd [4.2.32]
J M0
in cui Aw rappresenta l’area dell’anima del profilo.
Per le sezioni ad I o ad H di classe 1 e 2 doppiamente simmetriche, soggette a presso o tenso-flessione nel piano delle ali, la corri-
spondente resistenza convenzionale di progetto a flessione retta può essere valutata come:
M N ,z ,Rd M pl ,z ,Rd per n d a [4.2.34]
ª § n a ·2 º
o M N ,z ,Rd M pl ,z ,Rd «1 ¨¨ ¸¸ » per n ! a [4.2.35]
¬« © 1 a ¹ ¼»
essendo
Mpl,y,Rd il momento resistente plastico di progetto a flessione semplice nel piano dell’anima,
Mpl,z,Rd il momento resistente plastico di progetto a flessione semplice nel piano delle ali,
e posto:
n = NEd / [Link] [4.2.36]
(A 2bt f )
a d 0,5 [4.2.37]
A
dove:
A è l’area lorda della sezione,
b è la larghezza delle ali,
tf è lo spessore delle ali.
Per sezioni generiche di classe 1 e 2 la verifica si conduce controllando che il momento di progetto sia minore del momento pla-
stico di progetto, ridotto per effetto dello sforzo normale di progetto, MN,y,Rd.
— 100 —
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con n ǃ 0,2 essendo n = NEd / Npl,Rd. Nel caso in cui n < 0,2, e comunque per sezioni generiche di classe 1 e 2, la verifica può essere
condotta cautelativamente controllando che:
§ M y ,Ed · § M z ,Ed ·
¨ ¸¨ ¸d1 [4.2.39]
¨ M N ,y ,Rd ¸ ¨ M N ,z ,Rd ¸
© ¹ © ¹
Per le sezioni di classe 3, in assenza di azioni di taglio, la verifica a presso o tenso-flessione retta o biassiale è condotta in termini
tensionali utilizzando le verifiche elastiche; la tensione agente è calcolata considerando la eventuale presenza dei fori.
Per le sezioni di classe 4, le verifiche devono essere condotte con riferimento alla resistenza elastica (verifica tensionale); si posso-
no utilizzare le proprietà geometriche efficaci della sezione trasversale considerando la eventuale presenza dei fori.
dove ) > @
0.5 1 D O 0.2 O ² , ΅ è il fattore di imperfezione ricavato dalla Tab. [Link] e la snellezza normalizzata O è pari a
A fyk
O per le sezioni di classe 1, 2 e 3, e a [4.2.45]
N cr
A eff fyk
O per le sezioni di classe 4. [4.2.46]
N cr
— 101 —
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Tab. [Link] - Curve d’instabilità per varie tipologie di sezioni e classi d’acciaio, per elementi compressi
Ncr è il carico critico elastico basato sulle proprietà della sezione lorda e sulla lunghezza di libera inflessione l0 dell’asta, calcolato
per la modalità di collasso per instabilità appropriata (flessionale, torsionale o flesso-torsionale).
Nel caso in cui O sia minore di 0,2 oppure nel caso in cui la sollecitazione di progetto NEd sia inferiore a 0,04Ncr , gli effetti legati ai
fenomeni di instabilità per le aste compresse possono essere trascurati.
Limitazioni della snellezza
Si definisce lunghezza d’inflessione la lunghezza l0 = Άаl da sostituire nel calcolo del carico critico elastico Ncr alla lunghezza l
dell’asta quale risulta dallo schema strutturale. Il coefficiente Ά deve essere valutato tenendo conto delle effettive condizioni di
vincolo dell’asta nel piano di inflessione considerato.
Si definisce snellezza di un’asta nel piano di verifica considerato il rapporto
Ώ = l0 / i [4.2.47]
dove
l0 è la lunghezza d’inflessione nel piano considerato,
i è il raggio d’inerzia relativo.
È opportuno limitare la snellezza Ώ al valore di 200 per le membrature principali ed a 250 per le membrature secondarie.
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Nel caso di profilo inflesso secondo l’asse forte (asse y) il momento resistente di progetto per i fenomeni di instabilità di una trave
lateralmente non vincolata può essere assunto pari a
fyk
M b ,Rd F LT Wy [4.2.49]
J M1
dove
Wy è il modulo resistente della sezione, pari al modulo plastico Wpl,y, per le sezioni di classe 1 e 2, al modulo elastico Wel,y, per le
sezioni di classe 3 e che può essere assunto pari al modulo efficace Weff,y, per le sezioni di classe 4.
Il fattore ΛLT è il fattore di riduzione per l’instabilità flessotorsionale, dipendente dal tipo di profilo impiegato e può essere deter-
minato dalla formula
[4.2.50]
dove ) LT >
0.5 1 D LT O LT O LT , 0 E O 2
LT @
WY f yk
O LT [4.2.51]
M cr
in cui Mcr è il momento critico elastico di instabilità flesso-torsionale, calcolato considerando la sezione lorda del profilo e tenendo
in conto, le condizioni di carico ed i vincoli torsionali presenti, nell’ipotesi di diagramma di momento flettente uniforme.
Il fattore di imperfezione ΅LT è ottenuto dalle indicazioni riportate nella Tab. [Link] (a) in base alle curve di stabilità definita nella
tabella Tab. [Link] (b)
Il fattore f considera la reale distribuzione del momento flettente tra i ritegni torsionali dell’elemento inflesso ed è definito dalla
formula
f >
1 - 0, 5(1 - k c ) 1 - 2,0 O LT 0,8
2
@ [4.2.52]
in cui il fattore correttivo kc assume i valori riportati in Tab. 4.2.X. In particolare nel caso di variazione lineare del momento flet-
tente \ (-1d\d1) rappresenta il rapporto tra il momento in modulo minimo ed il momento in modulo massimo presi entrambi con
il loro segno.
Nel caso generale, si può assume f=1, E=1, KF=1 e O LT ,0 =0,2.
Tab. [Link] (a) Valori raccomandati di ΅LT per le differenti curve di stabilità.
Curva di stabilità a b c d
Fattore di imperfezione ΅LT 0,21 0,34 0,49 0,76
Tab. [Link] (b) - Definizione delle curve di stabilità per le varie tipologie di sezione e per gli elementi inflessi
Sezione trasversale Limiti Curva di instabilità da Tab. [Link]
h/bǂ2 b
Sezione laminata ad I
h/b>2 c
h/bǂ2 c
Sezione composta saldata
h/b>2 d
Altre sezioni trasversali - d
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Per i profili a I o a H, laminati o composti saldati, il coefficiente O LT , 0 non può mai essere assunto superiore a 0,4, il coefficiente Ά
non può mai essere assunto inferiore a 0,75 e il termine KF è definito come:
§ 1 ·
KF min¨¨1, 2 ¸
¸ [4.2.53]
© f O LT ¹
Nel caso dei ponti gli spettri dei carichi da impiegare per le verifiche a fatica sono fissati nel Capitolo 5 delle presenti norme.
Per valutare gli effetti della fatica è innanzitutto necessario classificare le strutture nei confronti della loro sensibilità al fenome-
no.
Si definiscono strutture poco sensibili alla rottura per fatica quelle in cui si verifichino tutte le seguenti circostanze:
- dettagli costruttivi, materiali e livelli di tensione tali che le eventuali lesioni presentino bassa velocità di propagazione e
significativa lunghezza critica;
- disposizioni costruttive che permettano la ridistribuzione degli sforzi;
- dettagli idonei ad arrestare la propagazione delle lesioni;
- dettagli facilmente ispezionabili e riparabili;
- prestabilite procedure di ispezione e di manutenzione atte a rilevare e riparare le eventuali lesioni.
Si definiscono strutture sensibili alla rottura per fatica quelle che non ricadono nei punti precedenti.
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La resistenza a fatica di un dettaglio è individuata mediante una curva caratteristica, detta curva S-N, che esprime il numero di
cicli a rottura N in funzione delle variazioni di tensione nel ciclo 'Vo 'W
Per indicazioni riguardanti le modalità di realizzazione dei dettagli costruttivi e la loro classificazione, con le rispettive curve S-N
si può fare riferimento al documento UNI EN1993-1-9.
oppure che :
'Wmax, d J Mf 'Wmax d 'WD 'W L [4.2.56]
dove 'V max, d e 'Wmax, d sono, rispettivamente, i valori di progetto delle massime escursioni di tensioni normali e di tensioni tan-
genziali indotte nel dettaglio considerato dallo spettro di carico, e 'VD e 'WD i limiti di fatica ad ampiezza costante.
La verifica a vita illimitata è esclusa per tutti i dettagli le cui curve S-N non presentino limite di fatica ad ampiezza costante (per
es., i connettori a piolo).
Verifica a danneggiamento
La verifica a danneggiamento si esegue mediante la formula di Palmgren-Miner, controllando che il danneggiamento D risulti:
ni
D ¦ d 1,0 [4.2.57]
i Ni
dove ni è il numero dei cicli di ampiezza 'V i , d indotti dallo spettro di carico per le verifiche a danneggiamento nel corso della
vita prevista per il dettaglio e Ni è il numero di cicli di ampiezza 'V i , d a rottura, ricavato dalla curva S-N caratteristica del det-
taglio.
La verifica a danneggiamento può essere eseguita anche con il metodo dei coefficienti di danneggiamento equivalente O. Per
l’impiego di tale metodo si deve fare riferimento a normative di comprovata validità, di cui al capitolo 12.
Nel caso di combinazioni di tensioni normali e tangenziali, la valutazione della resistenza a fatica dovrà considerare i loro effetti
congiunti adottando idonei criteri di combinazione del danno.
Nella valutazione della resistenza a fatica dovrà tenersi conto dello spessore del metallo base nel quale può innescarsi una poten-
ziale lesione.
Le curve S-N reperibili nella letteratura consolidata sono riferite ai valori nominali delle tensioni.
Per i dettagli costruttivi dei quali non sia nota la curva di resistenza a fatica, le escursioni tensionali potranno riferirsi alle tensioni
geometriche o di picco, cioè alle tensioni principali nel metallo base in prossimità della potenziale lesione, secondo le modalità e
le limitazioni specifiche del metodo, nell’ambito della meccanica della frattura.
Nelle verifiche a fatica è consentito tenere conto degli effetti favorevoli di eventuali trattamenti termici o meccanici, purché ade-
guatamente comprovati.
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Nel caso di strutture protette verrà invece adottata la temperatura T min aumentata di 15 °C
TEd = Tmin + 15 °C [4.2.59]
In assenza di dati statistici locali si potrà assumere come temperatura di riferimento il valore TEd = -25 °C per strutture non protette e
TEd = -10 °C per strutture protette.
Per la determinazione dei massimi spessori di utilizzo degli acciai in funzione
– della temperatura minima di servizio,
– dei livelli di sollecitazione di progetto ΗEd col metodo agli stati limiti,
– del tipo e del grado dell’acciaio,
può essere utilizzato il prospetto 2.1 di UNI EN 1993-1-10:2005.
Per membrature compresse valgono le prescrizioni del prospetto 2.1 della UNI EN 1993-1-10 con ΗEd =0,25 fy.
Tale tabella è valida per velocità di deformazione non superiori a Ή0 = 4x10-4/s e per materiali che non abbiano subito incrudimenti
e/o invecchiamenti tali da alterarne le caratteristiche di tenacità.
essendo:
ΈC la monta iniziale della trave,
Έ1 lo spostamento elastico dovuto ai carichi permanenti,
Έ2 lo spostamento elastico dovuto ai carichi variabili,
Έmax lo spostamento nello stato finale, depurato della monta iniziale = Έtot - ΈC.
Nel caso di coperture, solai e travi di edifici ordinari, i valori limite di Έmax e Έ2, riferiti alle combinazioni caratteristiche delle azio-
ni, sono espressi come funzione della luce L dell’elemento.
I valori di tali limiti sono da definirsi in funzione degli effetti sugli elementi portati, della qualità del comfort richiesto alla costru-
zione, delle caratteristiche degli elementi strutturali e non strutturali gravanti sull’elemento considerato, delle eventuali implica-
zioni di una eccessiva deformabilità sul valore dei carichi agenti.
In carenza di più precise indicazioni si possono adottare i limiti indicati nella Tab. [Link], dove L è la luce dell’elemento o, nel
caso di mensole, il doppio dello sbalzo.
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In assenza di più precise indicazioni si possono adottare i limiti per gli spostamenti orizzontali indicati in Tab. [Link] (NJ sposta-
mento in sommità; Έ spostamento relativo di piano – Fig. 4.2.4).
Tab. [Link] - Limiti di deformabilità per gli elementi di impalcato delle costruzioni ordinarie
Limiti superiori per gli sposta-
menti verticali
Elementi strutturali G max G2
L L
1 1
Coperture in generale
200 250
1 1
Coperture praticabili
250 300
1 1
Solai in generale
250 300
Solai o coperture che reggono intonaco o altro materiale di 1 1
finitura fragile o tramezzi non flessibili 250 350
1 1
Solai che supportano colonne
400 500
Nei casi in cui lo spostamento può compromettere 1
l’aspetto dell’edificio 250
In caso di specifiche esigenze tecniche e/o funzionali tali limiti devono essere opportunamente ridotti.
Tab. [Link] - Limiti di deformabilità per costruzioni ordinarie soggette ad azioni orizzontali
Limiti superiori per gli spostamenti orizzontali
[Link].3.1 Edifici
Nel caso di solai caricati regolarmente da persone, la frequenza naturale più bassa della struttura del solaio non deve in generale
essere minore di 3 Hz.
Nel caso di solai soggetti a eccitazioni cicliche la frequenza naturale più bassa non deve in generale essere inferiore a 5 Hz.
In alternativa a tali limitazioni potrà condursi un controllo di accettabilità della percezione delle vibrazioni.
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4.2.8. UNIONI
Nel presente paragrafo sono considerati sistemi di unione elementari, in quanto parti costituenti i collegamenti strutturali tra le
membrature in acciaio. In particolare, sono presentati metodi per calcolare le prestazioni resistenti e le relative modalità e regole
per la realizzazione dei vari tipi di unione esaminati. Le tipologie di unione analizzate sono quelle realizzate tramite bulloni,
chiodi, perni e saldature.
Le sollecitazioni agenti nei collegamenti allo stato limite ultimo e allo stato limite di esercizio si devono valutare con i criteri indi-
cati in § 4.2.2.
Le sollecitazioni così determinate possono essere distribuite, con criteri elastici oppure plastici, nei singoli elementi costituenti i
collegamenti strutturali tra le membrature a condizione che:
– le azioni così ripartite fra gli elementi di unione elementari (unioni) del collegamento siano in equilibrio con quelle applicate e
soddisfino la condizione di resistenza imposta per ognuno di essi;
– le deformazioni derivanti da tale distribuzione delle sollecitazioni all’interno degli elementi di unione non superino la loro ca-
pacità di deformazione.
Per il calcolo della resistenza a taglio delle viti e dei chiodi, per il rifollamento delle piastre collegate e per il precarico dei bulloni,
si adottano i fattori parziali ·M indicati in Tab. [Link].
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dove: d è il diametro nominale della vite, Ares è l’area resistente della vite e ftbk è la resistenza a rottura del materiale della vite.
Il valore del fattore k è indicato sulle targhette delle confezioni (dei bulloni, oppure delle viti) per le tre classi funzionali specifica-
te nella seguente Tabella [Link].
Nel caso il momento di serraggio non sia riportato sulle targhette delle confezioni, ma compaia il solo fattore k secondo la classe
funzionale, si può fare riferimento alle seguenti Tabelle [Link] e [Link], che si riferiscono rispettivamente alle viti di classe 8.8 e
10.9.
Tabella [Link] – Coppie di serraggio per i bulloni 8.8
Viti 8.8 – Momento di serraggio M [N m]
Vite k=0.10 k=0.12 k=0.14 k=0.16 Fp,C [kN] Ares [mm2]
M12 56.6 68.0 79.3 90.6 47.2 84.3
M14 90.2 108 126 144 64.4 115
M16 141 169 197 225 87.9 157
M18 194 232 271 310 108 192
M20 274 329 384 439 137 245
M22 373 448 523 597 170 303
M24 474 569 664 759 198 353
M27 694 833 972 1110 257 459
M30 942 1131 1319 1508 314 561
M36 1647 1976 2306 2635 457 817
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Nelle tabelle sono riportati: la dimensione della vite MXX, l’area resistente della vite Ares in mm2, la forza di precarico
Fp,C=0.7Aresftbk in kN ed i valori del momento di serraggio M in Nm, corrispondenti a differenti valori del fattore k. Poiché il
momento di serraggio è funzione lineare del fattore k, la interpolazione per righe è immediata.
E’ consigliabile utilizzare, per quanto possibile, lotti di produzione di bulloni omogenei.
Nel caso di carichi dinamici e/o vibrazione è opportuno predisporre sistemi antisvitamento reperibili in norme di comprovata
validità tecnica.
Nel caso di utilizzo di bulloneria con classe funzionale K1 o K2, tutti i bulloni “non precaricati” devono essere adeguatamente ser-
rati.
Il serraggio dei bulloni deve essere eseguito in accordo alla norma UNI EN 1090-2:2011.
Nei giunti con bulloni ad alta resistenza “precaricati” la resistenza ad attrito dipende dalle modalità di preparazione delle superfi-
ci a contatto, dalle modalità di esecuzione e dal gioco foro-bullone. In via semplificativa la resistenza di progetto allo scorrimento
di un bullone ad attrito si calcolerà assumendo una forza di precarico pari al 70% della resistenza ultima a trazione del bullone. Il
valore della forza di “precarico” da assumere nelle unioni progettate ad attrito, per lo stato limite di servizio oppure per lo stato
limite ultimo è pari quindi a
f tbk A res
Fp ,Cd 0,7 [4.2.62]
J M7
dove Ares è l’area resistente della vite del bullone
La posizione dei fori per le unioni bullonate o chiodate deve rispettare le limitazioni presentate nella Tab. [Link], che fa riferi-
mento agli schemi di unione riportati nella Fig. 4.2.5.
I fori devono avere diametro uguale a quello del bullone maggiorato al massimo di 1 mm, per bulloni sino a 20 mm di diametro,
e di 1,5 mm per bulloni di diametro maggiore di 20 mm. Si può derogare da tali limiti quando eventuali assestamenti sotto i cari-
chi di servizio non comportino il superamento dei limiti di deformabilità o di servizio. Quando necessario, è possibile adottare
“accoppiamenti di precisione” in cui il gioco foro-bullone non dovrà superare 0,3 mm per bulloni sino a 20 mm di diametro e 0,5
mm per bulloni di diametro superiore, o altri accorgimenti di riconosciuta validità.
Per fori asolati o maggiorati devono essere utilizzate le indicazioni riportate in UNI EN 1993-1-8.
Fig. 4.2.5 -Disposizione dei fori per le realizzazione di unioni bullonate o chiodate
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Ft ,Ed
con la limitazione d 1 , dove con Fv,Ed ed Ft,Ed si sono indicate rispettivamente le sollecitazioni di taglio e di trazione agenti
Ft ,Rd
sull’unione; per brevità, le resistenze a taglio ed a trazione dell’unione sono state indicate con Fv,Rd ed Ft,Rd.
— 111 —
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Il coefficiente di attrito tra le piastre μ a contatto nelle unioni “precaricate” è in genere assunto pari a:
P = 0,5 – superfici sabbiate meccanicamente o a graniglia, esenti da incrosta-
zioni di ruggine e da vaiolature;
P = 0,4 – superfici sabbiate meccanicamente o a graniglia, e verniciate a
spruzzo con prodotti a base di alluminio o di zinco.
– superfici sabbiate meccanicamente o a graniglia, e verniciate con sili-
cato di zinco alcalino applicando uno spessore dello strato di 50-80
Pm;
P = 0,3 – superfici pulite mediante spazzolatura o alla fiamma, esenti da in-
crostazioni di ruggine;
P = 0,2 – superfici non trattate.
Nel caso un collegamento ad attrito con bulloni ad alta resistenza precaricati sia soggetto a trazione Ft,Ed (allo stato limite ultimo)
la resistenza di progetto allo scorrimento Fs,Rd si riduce rispetto al valore sopra indicato e può essere assunta pari a:
Fs,Rd = n μ ( Fp,Cd – 0,8 Ft,Ed )/ ·M3 [4.2.73]
Nel caso di verifica allo scorrimento nello stato limite di esercizio, in modo analogo si può assumere:
Fs,Rd,eser = n μ ( Fp,Cd – 0,8 Ft,Ed,eser )/ ·M3 [4.2.74]
dove Ft,Ed,eser è la sollecitazione di progetto ottenuta dalla combinazione dei carichi per le verifiche in esercizio.
[4.2.80]
dove con d0 si è indicato il diametro del foro di alloggiamento del perno, mentre FEd,ser è la forza di taglio che il perno trasferisce a
servizio ed E è il modulo elastico dell’acciaio.
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ne si assume eguale alla resistenza di progetto del più debole tra gli elementi connessi. Una saldatura a piena penetrazione è ca-
ratterizzata dalla piena fusione del metallo di base attraverso tutto lo spessore dell’elemento da unire con il materiale di apporto.
La lunghezza di calcolo L è quella intera del cordone, purché questo non abbia estremità palesemente mancanti o difettose.
Eventuali tensioni Η// definite al paragrafo successivo agenti nella sezione trasversale del cordone, inteso come parte della sezione
resistente della membratura, non devono essere prese in considerazione ai fini della verifica del cordone stesso.
Per il calcolo della resistenza delle saldature con cordoni d’angolo, qualora si faccia riferimento ai modelli di calcolo presentati
nel paragrafo seguente, si adottano i fattori parziali ·M indicati in Tab. [Link]. È possibile utilizzare modelli contenuti in norma-
tive di comprovata validità, adottando fattori parziali ·M che garantiscano i livelli di sicurezza stabiliti nelle presenti norme.
Ai fini della durabilità delle costruzioni, le saldature correnti a cordoni intermittenti, realizzati in modo non continuo lungo i
lembi delle parti da unire, non sono ammesse in strutture non sicuramente protette contro la corrosione.
Per le verifiche occorre riferirsi alternativamente alla sezione di gola nella effettiva posizione o in posizione ribaltata, come indi-
cato nel paragrafo successivo.
Figura 4.2.7
Considerando la sezione di gola nella sua effettiva posizione, si può assumere la seguente condizione di resistenza
[4.2.81]
VA ǂ 0,9 ftk / JM2
dove:
ftk è la resistenza caratteristica a trazione ultima nominale della più debole delle parti collegate; Ά = 0,80 per acciaio S235; 0,85 per
acciaio S275; 0,90 per acciaio S355; 1,00 per acciaio S420 e S460.
In alternativa, detta a l’altezza di gola, si può adottare cautelativamente il criterio semplificato
Fw,Ed/Fw,Rd ǂ 1 [4.2.82]
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dove Fw,Ed è la forza di progetto che sollecita il cordone d’angolo per unità di lunghezza e Fw,Rd è la resistenza di progetto del cor-
done d’angolo per unità di lunghezza
Fw ,Rd aftk / 3EJ M 2 [4.2.83]
Considerando la sezione di gola in posizione ribaltata, si indicano con nA e con tA la tensione normale e la tensione tangenziale
perpendicolari all’asse del cordone.
La verifica dei cordoni d’angolo si effettua controllando che siano soddisfatte simultaneamente le due condizioni
[4.2.84]
[4.2.85]
dove fyk è la tensione di snervamento caratteristica ed i coefficienti Ά1 e Ά2 sono dati, in funzione del grado di acciaio, in Tab.
[Link].
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– Intersezioni
– Collegamenti a taglio con bulloni normali e chiodi
– Tolleranze foro-bullone. Interassi dei bulloni e dei chiodi. Distanze dai margini
– Collegamenti ad attrito con bulloni ad alta resistenza
– Collegamenti saldati
– Collegamenti per contatto
si può far riferimento a normative di comprovata validità.
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f yk f ctm 1 f f
Us G 0,3 d G yk ctm [4.3.1.b]
235 f sk 1 h c /(2z 0 ) 235 f sk
dove Ac è l’area collaborante della soletta di calcestruzzo , fctm è la resistenza media a trazione del calcestruzzo, fyk e fsk sono la
resistenza caratteristica a snervamento dell’acciaio da carpenteria e di quello d’armatura rispettivamente, hc è lo spessore della
soletta di calcestruzzo, z0 è la distanza tra il baricentro della soletta di calcestruzzo non fessurata e il baricentro della sezione
composta non fessurata, Έ è pari ad 1 per le sezioni in classe 2 e a 1,1 per le sezioni in classe 1.
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Gli effetti della temperatura devono essere considerati nel calcolo quando influenti. Tali effetti possono solitamente essere trascu-
rati nella verifica allo stato limite ultimo, quando gli elementi strutturali siano in classe 1 o 2 e quando non vi siano pericoli di in-
stabilità flesso-torsionale.
Il momento flettente ottenuto dall’analisi elastica può essere ridistribuito in modo da soddisfare ancora l’equilibrio tenendo in
conto gli effetti del comportamento non-lineare dei materiali e tutti i fenomeni di instabilità.
Per le verifiche allo stato limite ultimo, ad eccezione delle verifiche a fatica, il momento elastico può essere ridistribuito quando la
trave composta è continua o parte di un telaio controventato, è di altezza costante, non vi è pericolo di fenomeni di instabilità.
Nel caso di travi composte parzialmente rivestite di calcestruzzo, occorre anche verificare che la capacità rotazionale sia sufficien-
te per effettuare la ridistribuzione, trascurando il contributo del calcestruzzo a compressione nel calcolo del momento resistente
ridotto nella situazione ridistribuita.
La riduzione del massimo momento negativo non deve eccedere le percentuali indicate nella Tab. 4.3.I.
Tab. 4.3.I - Limiti della ridistribuzione del momento negativo sugli appoggi
Classe della sezione 1 2 3 4
“Analisi non-fessurata” 40 30 20 10
“Analisi fessurata” 25 15 10 0
Se si utilizzano profili di acciaio strutturale di grado S355 o superiore la ridistribuzione può essere fatta solo con sezioni di classe
1 e classe 2, e non deve superare il 30% per le “analisi non fessurate” ed il 15% per le “analisi fessurate”.
Fig. 4.3.1. - Definizione della larghezza efficace beff e delle aliquote bei
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Le indica approssimativamente la distanza tra due punti di nullo del diagramma dei momenti. Nel caso di travi continue con fles-
sione determinata prevalentemente da carichi distribuiti uniformi si possono utilizzare le indicazioni di Fig.4.3.2
Per gli appoggi di estremità la formula diviene:
beff=b0 + Ά1 be-1 + Ά2 b e-2, [4.3.3]
§ L ·
dove E i ¨¨ 0,55 0, 025 e ¸¸ d 1, 0
© beff ,i ¹
essendo Le e beff,i relativi alla campata di estremità.
Fig. 4.3.2 - Larghezza efficace, beff, e luci equivalenti, Le, per le travi continue
N pl ,Rk
O d 0,5 [4.3.5]
N Ed
dove O è la snellezza normalizzata dell’elemento, calcolata in § [Link], Npl,Rk è la resistenza a compressione caratteristica
dell’elemento, ottenuta considerando tutte le resistenze dei materiali senza coefficienti parziali di sicurezza e NEd è lo sforzo as-
siale di progetto.
Gli effetti delle imperfezioni globali devono essere tenuti in conto secondo quanto prescritto per le strutture in acciaio al punto §
[Link] della presente norma.
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Le imperfezioni, rappresentate da una curvatura iniziale delle colonne composte e delle membrature composte in genere, sono
già considerate nelle curve della Tab. [Link]. Per le travi di impalcato le imperfezioni sono riportate nella formula di verifica nei
riguardi dell’instabilità flesso-torsionale.
Per gli elementi in acciaio le imperfezioni sono già considerate nelle formule di verifica per l’instabilità riportate in § [Link].3 del-
la presente norma.
[Link] MATERIALI
[Link].1 Acciaio
Per le caratteristiche degli acciai (strutturali, da lamiera grecata e da armatura) utilizzati nelle strutture composte di acciaio e cal-
cestruzzo si deve fare riferimento al § 11.3 delle presenti norme.
Le prescrizioni generali relative alle saldature, di cui al § 11.3 delle presenti norme, si applicano integralmente.
Per le procedure di saldatura dei connettori ed il relativo controllo si può fare riferimento a normative consolidate.
Nel caso si utilizzino connettori a piolo, l’acciaio deve rispettare le prescrizioni di cui al § [Link].
[Link].2 Calcestruzzo
Le caratteristiche meccaniche del calcestruzzo devono risultare da prove eseguite in conformità alle indicazioni delle presenti
norme sulle strutture di calcestruzzo armato ordinario o precompresso.
Nei calcoli statici non può essere considerata né una classe di resistenza del calcestruzzo inferiore a C20/25 né una classe di resi-
stenza superiore a C60/75; per i calcestruzzi con aggregati leggeri, la cui densità non può essere inferiore a 1800 kg/m3, le classi
limite sono LC20/22 e LC55/60.
Per classi di resistenza del calcestruzzo superiori a C45/55 e LC 40/44 si richiede che prima dell’inizio dei lavori venga eseguito
uno studio adeguato e che la produzione segua specifiche procedure per il controllo qualità.
Qualora si preveda l’utilizzo di calcestruzzi con aggregati leggeri, si deve considerare che i valori sia del modulo di elasticità sia
dei coefficienti di viscosità, ritiro e dilatazione termica dipendono dalle proprietà degli aggregati utilizzati; pertanto i valori da
utilizzare sono scelti in base alle proprietà del materiale specifico.
Nel caso si utilizzino elementi prefabbricati, si rinvia alle indicazioni specifiche delle presenti norme.
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– connessioni a taglio;
– connessioni a staffa;
– connessioni composte da connettori a taglio e a staffa;
– connessioni ad attrito.
Nel presente paragrafo sono esposti metodi di calcolo per connessioni a taglio che impiegano pioli con testa in cui la trazione a-
gente sul singolo connettore a taglio risulta minore di 1/10 della sua resistenza ultima.
dove con Le si è indicata la distanza, in metri, tra i punti di momento nullo nella parte di trave soggetta a momento positivo.
Alternativamente possono essere considerati come “duttili” i pioli aventi altezza non inferiore a 4 volte il loro diametro, un dia-
metro compreso tra 16 mm e 25 mm, saldati su un profilo a piattabande uguali, ed un grado di connessione che rispetta le se-
guenti limitazioni:
°ª § 355 · º ½°
K t max ®«1 ¨ ¸ 0,75 0,03 L e »;0,4¾ per L e d 25m
¨ ¸ >4.3.8@
°̄«¬ © f yk ¹ »¼ °¿
K t1 per Le ! 25m
0,29 D d f ck E cm / JV
2 0,5
PRd ,c [4.3.10]
dove:
·V è il fattore parziale definito al § 4.3.3;
ftk è la resistenza caratteristica a rottura dell’acciaio del piolo (comunque ftk ǂ 500 MPa );
fck è la resistenza cilindrica caratteristica del calcestruzzo della soletta;
Ecm è il valore medio del modulo elastico secante del calcestruzzo della soletta definito al § [Link];
d è il diametro del piolo, compreso tra 16 e 25 mm;
hsc è l’altezza del piolo dopo la saldatura;
΅ = 0,2 (hsc / d + 1 ) per 3 ǂ hsc / d ǂ 4, [4.3.11 a]
΅ = 1,0 per hsc / d > 4. [4.3.11 b]
Nel caso di solette con lamiera grecata la resistenza di progetto dei connettori a piolo, calcolata per la soletta piena, deve essere
convenientemente ridotta. Per lamiera disposta con le greche parallelamente all’asse del profilo, la resistenza della connessione a
taglio è moltiplicata per il fattore riduttivo:
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dove hsc è l’altezza del connettore, non maggiore di hp+75mm, e hsc , hp e b0 sono indicati in Fig.4.3.4(a).
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Quando i connettori sono utilizzati con le lamiere grecate per la realizzazione degli impalcati negli edifici, l’altezza nominale del
connettore deve sporgere non meno di 2 volte il diametro del gambo al di sopra della lamiera grecata. La larghezza minima della
greca che può essere utilizzata negli edifici è di 50 mm.
La sollecitazione di taglio agente lungo le superfici critiche deve essere determinata coerentemente con le ipotesi di calcolo assun-
te per la determinazione della resistenza della connessione.
L’area di armatura trasversale in una soletta piena non deve essere minore di 0,002 volte l’area del calcestruzzo e deve essere di-
stribuita uniformemente. In solette con lamiera grecata aventi nervature parallele o perpendicolari all’asse della trave, l’area
dell’armatura trasversale non deve essere minore di 0,002 volte l’area del calcestruzzo della soletta posta al di sopra
dell’estradosso della lamiera grecata e deve essere uniformemente distribuita.
Fig. 4.3.6 -Tipi di sezioni per colonne composte, trattate nel presente paragrafo .
— 123 —
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In generale è possibile concepire qualunque tipo di sezione trasversale, in cui gli elementi in acciaio e in calcestruzzo sono assem-
blati in modo da realizzare qualunque tipo di forma. Il progetto e le verifiche di tali elementi strutturali va eseguito utilizzando
procedure numeriche affidabili che tengano in conto le non-linearità dei materiali e dei sistemi di connessione, i fenomeni di riti-
ro e viscosità, le non linearità legate alle imperfezioni.
Nel seguito vengono fornite indicazioni per verificare le colonne composte più comuni, vedi fig. 4.3.6, che rispettano i seguenti
requisiti:
1. la sezione è doppiamente simmetrica;
2. la sezione è costante lungo l’altezza della colonna;
3. il contributo meccanico del profilato in acciaio G, definito in § [Link], è compreso tra 0,2 e 0,9;
4. la snellezza normalizzata O , definita in § [Link], è inferiore a 2.0;
5. per le sezioni interamente rivestite, fig. 4.3.6, i copriferri massimi che si possono considerare nel calcolo sono cy=0,4 b e cz=0,3
h;
6. il rapporto tra l’altezza hc e la larghezza bc della sezione deve essere 0,2 ǂ hc / bc d 5,0;
7. l’armatura longitudinale utilizzata nel calcolo non deve essere maggiore del 6% della sezione in calcestruzzo.
Nei criteri di verifica, inoltre, si deve distinguere il caso in cui le sollecitazioni siano affidate interamente alla struttura composta
dal caso in cui la costruzione venga realizzata costruendo prima la parte in acciaio e poi completandola con il calcestruzzo.
dove ke è un fattore correttivo pari a 0,6, mentre Ja, Js e Jc sono i momenti di inerzia rispettivamente del profilo in acciaio, delle
barre d’armature e del calcestruzzo ed Ec,eff è il modulo elastico efficace del calcestruzzo ottenuto tenendo conto degli effetti della
viscosità in base alla relazione:
1 [4.3.17]
E c ,eff E cm
1 N G ,Ed / N Ed M
dove
Ecm è il modulo elastico istantaneo del calcestruzzo
M è il coefficiente di viscosità definito al punto ([Link])
NEd è la massima azione assiale di progetto
NG,Ed è l'aliquota di azione assiale dovuta alle azioni permanenti
La snellezza normalizzata della colonna è definita come:
N pl ,Rk
O [4.3.18]
N cr
dove Ncr è il carico critico euleriano definito in base alla rigidezza flessionale efficace della colonna composta e Npl,Rk è il valore
caratteristico della resistenza a compressione dato da:
N pl ,Rk A a f yk 0,85 A c f ck A s f sk [4.3.19]
Nel calcolo delle sollecitazioni allo stato limite ultimo la rigidezza flessionale dovrebbe essere determinata in base alla relazione
seguente per tenere conto degli effetti del secondo ordine:
(EJ ) eff ,II k 0 (E a J a E s J s k e ,II E cm J c ) [4.3.20]
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2
° 4,9-18,5O 17 O t0 e 0
° § e·
® 4,9-18,5O 17 O
2
Kc ¨1-10 ¸ 0< e d d 0,1 >4.3.24@
° © d¹
°0
¯ e>0,1
Figura 4.3.7 - Sezione tipo di colonna composta circolare riempita di calcestruzzo in cui è possibile considerare il confinamento del calcestruzzo
Il calcolo del momento resistente di progetto della colonna composta MRd in funzione dello sforzo normale NEd agente si ricava
dal dominio di interazione M-N, che definisce la resistenza della sezione trasversale.
Per definire tale dominio di interazione N-M, è possibile utilizzare metodi presenti nelle normative e nella documentazione tecnica
di comprovata validità oppure utilizzare apposite procedure e tecniche numeriche basate sull’integrazione dei legami costitutivi ten-
sione-deformazione dell’acciaio e del calcestruzzo nella sezione composta.
È possibile, nel caso si utilizzino i tipi di sezione composta presentate nella Figura 4.3.6 e rispettose dei requisiti esposti in § [Link],
utilizzare un metodo semplificato per la definizione del dominio di interazione N-M (vedi Figura 4.3.8).
— 125 —
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Figura 4.3.8 - Metodo semplificato per la valutazione del dominio di interazione N-M per le colonne composte
In tale metodo si assume il modello dello stress-block per il calcestruzzo, si trascura la resistenza a trazione del conglomerato e si
adotta un metodo di calcolo plastico in cui le barre d’armatura sono assunte completamente snervate, così come il profilo in ac-
ciaio. Il dominio non è rappresentato completamente, ma approssimato secondo una poligonale passante per quattro punti: A, B,
C e D.
I punti A e B corrispondono, rispettivamente, alle sollecitazioni di forza normale centrata e flessione pura.
I punti C e D sono ottenuti fissando lo sforzo normale al valore Npm,Rd e 0,5 Npm,Rd, essendo Npm,Rd lo sforzo normale resistente di
progetto della sola porzione di calcestruzzo della sezione composta:
fck
N pm,Rd 0,85 Ac >4.3.25@
Jc
dove Ac è l’area complessiva di calcestruzzo della sezione composta.
Dal dominio resistente si ricava il momento resistente plastico di progetto associato allo sforzo normale NEd della combinazione
di calcolo come:
M pl,Rd N Ed Pd M pl,Rd [4.3.26]
dove Mpl,Rd è il momento resistente plastico di progetto e Pd è un coefficiente di progetto a presso-flessione uniassiale.
Nel caso in cui la colonna sia soggetta a sollecitazioni di presso-flessione deviata, la verifica della colonna composta è condotta
calcolando i coefficienti di progetto Pdy e Pdz indipendentemente per i due piani di flessione delle colonne, secondo il metodo
presentato nella Figura 4.3.8, e controllando che:
M y,Ed M z,Ed
d DM,y d D M,z
Pdy M pl,y,Rd Pdz M pl,z,Rd
>4.3.27@
M y,Ed M z,Ed
d 1,0
Pdy M pl,y,Rd Pdz M pl,z,Rd
dove Mpl,y,Rd e Mpl,z,Rd sono i momenti resistenti plastici rispetto ai due piani di flessione, mentre My,Ed ed Mz,Ed sono i momenti
sollecitanti derivanti dalle analisi strutturali, incrementati per tenere conto dei fenomeni del II ordine, come esposto in § [Link].3
oppure calcolati secondo uno schema di calcolo in cui le imperfezioni dell’elemento sono state considerate utilizzando opportuni
fattori di imperfezione. I coefficienti DM,y e DM,z sono quelli riportati in § [Link].3.
— 126 —
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dove
Mpl,Rd è il momento resistente di progetto della sezione composta mentre Mpl,a,Rd è il momento resistente di progetto della sola
sezione in acciaio. In generale la sollecitazione di taglio di progetto sulla parte in acciaio, Va,Ed, non deve eccedere il 50% del ta-
glio resistente di progetto della sola sezione in acciaio, Va,Rd (§ [Link].2), per poterne così trascurare l’influenza sulla determina-
zione della curva di interazione N-M. In caso contrario è possibile tenerne in conto dell’interazione in base alle indicazioni del §
[Link].2.
Per semplicità è possibile procedere assegnando tutta l’azione di taglio VEd alla sola parte in acciaio.
[4.3.29]
dove Npl,Rd è la resistenza definita in § [Link].1 e Λ è il coefficiente riduttivo che tiene conto dei fenomeni di instabilità, definito in
funzione della snellezza normalizzata dell’elemento O con la formula:
[4.3.30]
z-z c L/150
(a)
y-y b L/200
z-z c L/150
(b)
a L/300
(Us<3%)
b L/200
(3%<Us<6%)
Us=As/Ac
(As area armature, Ac
area calcestruzzo)
(c)
Curva di stabilità a b C
Fattore di imperfezione D 0,21 0,34 0,49
d 235
d 52 per colonne rettangolari cave riempite; [4.3.32]
t fy
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b 235
d 44 per sezioni parzialmente rivestite; [4.3.33]
tf fy
^ `
c t max 40mm ; b 6 per sezioni completamente rivestite; [4.3.34]
dove b e tf sono rispettivamente la larghezza e lo spessore delle ali del profilo ad I o H; d e t sono invece il diametro e lo spessore
della sezione dei profili cavi; c è il copriferro esterno delle sezioni interamente rivestite.
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meccanismo di connessione può essere realizzato con pioli a taglio. In ogni caso è necessario definire un sistema di connessione
dal chiaro funzionamento meccanico per il trasferimento delle sollecitazioni.
Qualora vi siano connettori a piolo sull’anima di sezioni in acciaio a doppio T o similari, le ali limitano l’espansione laterale del
calcestruzzo incrementando la resistenza allo scorrimento dei pioli. Questa resistenza aggiuntiva si può assumere pari a μPRd/2,
vedi Fig. 4.3.-9, su ogni ala per ogni fila di pioli, essendo PRd la resistenza di progetto del singolo connettore. Si può assumere μ
=0,5. Tali valori delle resistenze meccaniche sono considerati validi se la distanza tra le ali rispetta le limitazioni (vedi Fig. 4.3.9):
– 300 mm, se è presente un connettore per fila;
– 400 mm, se sono presenti due connettori per fila;
– 600 mm, se sono presenti tre o più connettori per fila.
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Occorre in ogni caso verificare l’efficacia e la sicurezza del collegamento tra lamiera grecata e calcestruzzo.
Fig. 4.3.11 -Tipiche forme di connessione per ingranamento delle solette composte
— 130 —
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Qualora si consideri efficace la sola lamiera grecata, attribuendo al calcestruzzo esclusivamente la funzione di contrasto
all’imbozzamento locale, la resistenza può essere verificata in accordo con le indicazioni di normative di comprovata validità sui
profilati sottili di acciaio formati a freddo.
[Link].3 Inerti
La dimensione nominale dell’inerte dipende dalla più piccola dimensione dell’elemento strutturale nel quale il calcestruzzo è get-
tato.
[Link].4 Appoggi
Le solette composte sostenute da elementi di acciaio o calcestruzzo devono avere una larghezza di appoggio minima di 75 mm,
con una dimensione di appoggio del bordo della lamiera grecata di almeno 50 mm.
Nel caso di solette composte sostenute da elementi in diverso materiale, tali valori devono essere portati rispettivamente a 100
mm e 70 mm.
Nel caso di lamiere sovrapposte o continue che poggiano su elementi di acciaio o calcestruzzo, l’appoggio minimo deve essere 75
mm e per elementi in altro materiale 100 mm.
I valori minimi delle larghezze di appoggio riportati in precedenza possono essere ridotti, in presenza di adeguate specifiche di
progetto circa tolleranze, carichi, campate, altezza dell’appoggio e requisiti di continuità per le armature.
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Le classi di durata del carico si riferiscono a un carico costante attivo per un certo periodo di tempo nella vita della struttura. Per
un’azione variabile la classe appropriata deve essere determinata in funzione dell’interazione fra la variazione temporale tipica
del carico nel tempo e le proprietà reologiche dei materiali.
Ai fini del calcolo in genere si può assumere quanto segue:
– il peso proprio e i carichi non rimovibili durante il normale esercizio della struttura, appartengono alla classe di durata per-
manente;
– i carichi permanenti suscettibili di cambiamenti durante il normale esercizio della struttura e i carichi variabili relativi a ma-
gazzini e depositi, appartengono alla classe di lunga durata;
– i carichi variabili degli edifici, ad eccezione di quelli relativi a magazzini e depositi, appartengono alla classe di media durata;
– il sovraccarico da neve riferito al suolo qsk, calcolato in uno specifico sito ad una certa altitudine, è da attribuire ad una classe di
durata del carico da considerarsi in funzione delle caratteristiche del sito per altitudini di riferimento as inferiori a 1000 m,
mentre è da considerarsi almeno di media durata per altitudini as superiori o uguali a 1000 m;
– l’azione del vento medio appartiene alla classe di breve durata;
– l’azione di picco del vento e le azioni eccezionali in genere appartengono alla classe di durata istantanea;
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Se una combinazione di carico comprende azioni appartenenti a differenti classi di durata del carico si dovrà scegliere un valore
di kmod che corrisponde all’azione di minor durata.
Il coefficiente · M è valutato secondo la colonna A della tabella [Link]. Si possono assumere i valori riportati nella colonna B della
stessa tabella, per produzioni continuative di elementi o strutture, soggette a controllo continuativo del materiale dal quale risulti
un coefficiente di variazione (rapporto tra scarto quadratico medio e valor medio) della resistenza non superiore al 15%. Le sud-
dette produzioni devono essere inserite in un sistema di qualità di cui al § 11.7.
Tab. [Link] -Valori di kmod per legno e prodotti strutturali a base di legno
Classe di durata del carico
Classe di
Materiale Riferimento Istanta-
servizio Permanente Lunga Media Breve
nea
Legno massiccio UNI EN 14081-1 1 0,60 0,70 0,80 0,90 1,10
Legno lamellare incollato (*) UNI EN 14080 2 0,60 0,70 0,80 0,90 1,10
LVL UNI EN 14374, UNI EN 14279 3 0,50 0,55 0,65 0,70 0,90
1 0,60 0,70 0,80 0,90 1,10
Compensato UNI EN 636:2015 2 0,60 0,70 0,80 0,90 1,10
3 0,50 0,55 0,65 0,70 0,90
OSB/2 1 0,30 0,45 0,65 0,85 1,10
Pannello di scaglie orientate (OSB) UNI EN 300:2006 OSB/3 – 1 0,40 0,50 0,70 0,90 1,10
OSB/4 2 0,30 0,40 0,55 0,70 0,90
Parti 4, 5 1 0,30 0,45 0,65 0,85 1,10
Pannello di particelle Parte 5 2 0,20 0,30 0,45 0,60 0,80
UNI EN 312 :2010
(truciolare) Parti 6, 7 1 0,40 0,50 0,70 0,90 1,10
Parte 7 2 0,30 0,40 0,55 0,70 0,90
[Link],
1 0,30 0,45 0,65 0,85 1,10
Pannello di fibre, pannelli duri UNI EN 622-2:2005 [Link] 1 o 2
[Link] 1 o 2 2 0,20 0,30 0,45 0,60 0,80
MBH.LA1 o 2 1 0,20 0,40 0,60 0,80 1,10
Pannello di fibre, pannelli semiduri UNI EN 622-3:2005 MBH.HLS1 o 1 0,20 0,40 0,60 0,80 1,10
2 2 - - - 0,45 0,80
Pannello di fibra di legno, ottenuto per via [Link],
1 0,20 0,40 0,60 0,80 1,10
secca (MDF) UNI EN 622-5:2010 [Link]
[Link] 2 - - - 0,45 0,80
Per i materiali non compresi nella Tabella si potrà fare riferimento ai pertinenti valori riportati nei riferimenti tecnici di comprovata validità indi-
cati nel Capitolo 12, nel rispetto dei livelli di sicurezza delle presenti norme.
(*) I valori indicati si possono adottare anche per i pannelli di tavole incollate a strati incrociati, ma limitatamente alle classi di servizio 1 e 2.
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La deformazione a lungo termine può essere calcolata utilizzando i valori medi dei moduli elastici ridotti opportunamente me-
diante il fattore 1/(1+ kdef), per le membrature, e utilizzando un valore ridotto nello stesso modo del modulo di scorrimento dei
collegamenti.
Il coefficiente kdef tiene conto dell’aumento di deformabilità con il tempo causato dall’effetto combinato della viscosità,
dell’umidità del materiale e delle sue variazioni. I valori di kdef sono riportati nella Tab. 4.4.V.
La freccia (valore dello spostamento ortogonale all’asse dell’elemento) netta di un elemento inflesso è data dalla somma della
freccia dovuta ai soli carichi permanenti, della freccia dovuta ai soli carichi variabili, dedotta dalla eventuale controfreccia (qualo-
ra presente).
Nei casi in cui sia opportuno limitare la freccia istantanea dovuta ai soli carichi variabili nella combinazione di carico rara, in
mancanza di più precise indicazioni, si raccomanda che essa sia inferiore a L /300, essendo L la luce dell’elemento o, nel caso di
mensole, il doppio dello sbalzo.
Nei casi in cui sia opportuno limitare la freccia finale, in mancanza di più precise indicazioni, si raccomanda che essa sia inferiore
a L /200, essendo L la luce dell’elemento o, nel caso di mensole, il doppio dello sbalzo.
Per il calcolo della freccia finale si potrà fare utile riferimento ai documenti di comprovata validità cui al capitolo 12.
I limiti indicati per la freccia costituiscono solo requisiti minimi indicativi. Limitazioni più severe possono rivelarsi necessarie in
casi particolari, ad esempio in relazione ad elementi portati non facenti parte della struttura. In generale, nel caso di impalcati, si
raccomanda la verifica della compatibilità della deformazione con la destinazione d’uso.
Tab. 4.4.V -Valori di kdef per legno e prodotti strutturali a base di legno
Classe di servizio
Materiale Riferimento
1 2 3
Legno massiccio UNI EN 14081-1 0,60 0,80 2,00
Legno lamellare incollato * UNI EN 14080 0,60 0,80 2,00
LVL UNI EN 14374, UNI EN 14279 0,60 0,80 2,00
0,80 - -
Compensato UNI EN 636:2015 0,80 1,00 -
0,80 1,00 2,50
OSB/2 2,25 - -
Pannelli di scaglie orientate (OSB) UNI EN 300:2006
OSB/3 OSB/4 1,50 2,25 -
Parte 4 2,25 - -
Parte 5 2,25 3,00 -
Pannello di particelle (truciolare) UNI EN 312:2010
Parte 6 1,50 - -
Parte 7 1,50 2,25 -
[Link] 2,25 - -
Pannello di fibre, pannelli duri UNI EN 622-2::2005 HB.HLA1,
2,25 3,00 -
HB.HLA2
MBH.LA1,
3,00 - -
MBH.LA2
Pannello di fibre, pannelli semiduri UNI EN 622-3:2005
MBH.HLS1,
3,00 4,00 -
MBH.HLS2
Pannello di fibra di legno, ottenuto per [Link] 2,25 - -
via secca (MDF) UNI EN 622-5:2010
[Link] 2,25 3,00 -
Per materiale posto in opera con umidità prossima al punto di saturazione delle fibre, e che possa essere soggetto a
essiccazione sotto carico, il valore di kdef dovrà, in assenza di idonei provvedimenti, essere aumentato a seguito di op-
portune valutazioni, sommando ai termini della tabella un valore comunque non inferiore a 2,0.
Per i materiali non compresi nella Tabella si potrà fare riferimento ai pertinenti valori riportati nei riferimenti tecnici di
comprovata validità indicati nel Capitolo 12, nel rispetto dei livelli di sicurezza delle presenti norme.
* I valori indicati si possono adottare anche per i pannelli di tavole incollate a strati incrociati, ma limitatamente alle
classi di servizio 1 e 2.
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Le prescrizioni del presente paragrafo si riferiscono alla verifica di resistenza di elementi strutturali in legno massiccio o di pro-
dotti derivati dal legno aventi direzione della fibratura coincidente sostanzialmente con il proprio asse longitudinale e sezione
trasversale costante, soggetti a sforzi agenti prevalentemente lungo uno o più assi principali dell’elemento stesso (Fig. 4.4.1).
A causa dell’anisotropia del materiale, le verifiche degli stati tensionali di trazione e compressione si devono eseguire tenendo
conto dell’angolo tra direzione della fibratura e direzione della tensione.
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[Link].6 Flessione
Devono essere soddisfatte entrambe le condizioni seguenti:
[4.4.5a]
[4.4.5b]
dove:
Ηm,y,d e Ηm,z,d sono le tensioni di progetto massime per flessione rispettivamente nei piani xz e xy determinate assumendo una
distribuzione elastico lineare delle tensioni sulla sezione (vedi Fig. 4.4.1);
fm,y,d e fm,z,d sono le corrispondenti resistenze di progetto a flessione(formula 4.4.1), determinate tenendo conto anche delle di-
mensioni della sezione trasversale mediante il coefficiente kh, come definito al § [Link].
I valori da adottare per il coefficiente km, che tiene conto convenzionalmente della ridistribuzione delle tensioni e della disomo-
geneità del materiale nella sezione trasversale, sono:
– km = 0,7 per sezioni trasversali rettangolari;
– km = 1,0 per altre sezioni trasversali.
Deve essere inoltre effettuata la verifica di stabilità per elementi inflessi (svergolamento o instabilità flesso-torsionale), come defi-
nita al § [Link].1.
[Link].7 Tensoflessione
Nel caso di sforzo normale di trazione accompagnato da sollecitazioni di flessione attorno ai due assi principali dell’elemento
strutturale, devono essere soddisfatte entrambe le seguenti condizioni:
[4.4.6a]
[4.4.6b]
[Link].8 Pressoflessione
Nel caso di sforzo normale di compressione accompagnato da sollecitazioni di flessione attorno ai due assi principali
dell’elemento strutturale, devono essere soddisfatte entrambe le seguenti condizioni:
[4.4.7a]
[4.4.7b]
[Link].9 Taglio
Deve essere soddisfatta la condizione:
Θd ǂ fv,d, [4.4.8]
dove:
Θd è la massima tensione tangenziale di progetto, valutata secondo la teoria di Jourawski, considerando una larghezza di trave
opportunamente ridotta per la presenza di eventuali fessurazioni;
fv,d è la corrispondente resistenza di progetto a taglio (formula 4.4.1).
Alle estremità della trave si potrà effettuare la verifica sopra indicata valutando in modo convenzionale Θd, considerando nullo, ai
fini del calcolo dello sforzo di taglio di estremità, il contributo di eventuali forze agenti all’interno del tratto di lunghezza pari
all’altezza h della trave, misurato a partire dal bordo interno dell’appoggio, o all’altezza effettiva ridotta heff nel caso di travi con
intagli.
Per la verifica di travi con intagli o rastremazioni di estremità si farà riferimento a normative di comprovata validità.
— 137 —
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La resistenza a taglio per rotolamento delle fibre (rolling shear) si può assumere non maggiore di due volte la resistenza a trazio-
ne in direzione ortogonale alla fibratura.
[Link].10 Torsione
Deve essere soddisfatta la condizione:
Θtor,d ǂ ksh fv,d, [4.4.9]
dove:
Θtor,d è la massima tensione tangenziale di progetto per torsione;
ksh è un coefficiente che tiene conto della forma della sezione trasversale;
fv,d è la resistenza di progetto a taglio (formula 4.4.1).
Per il coefficiente ksh si possono assumere i valori:
ksh = 1,2 per sezioni circolari piene;
ksh = 1+ 0,15 h/b ǂ 2 per sezioni rettangolari piene, di lati b e h, b ǂ h;
ksh = 1 per altri tipi di sezione.
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f c,0, k O f c,0, k
Orel,c [4.4.14]
V c,crit S E0 , 05
fc,0,k resistenza caratteristica a compressione parallela alla fibratura;
Ηc,crit tensione critica calcolata secondo la teoria classica della stabilità, con i valori dei moduli elastici caratteristici (frattile 5%)
(paragrafo [Link]);
Ώ snellezza dell’elemento strutturale valutata per il piano in cui essa assume il valore massimo.
Quando Ώrel,c ǂ 0,3 si deve porre kcrit,c = 1, altrimenti
1
k crit,c
k k O2rel,c
2
[4.4.15]
con
k 0 ,5 1 E c O rel, c 0 ,3 O2rel, c [4.4.16]
Άc coefficiente di imperfezione, che, se gli elementi rientrano nei limiti di rettilineità definiti al § 4.4.15, può assumere i seguenti
valori:
- per legno massiccio Άc = 0,2;
- per legno lamellare Άc = 0,1.
4.4.9. COLLEGAMENTI
I collegamenti tra gli elementi strutturali devono essere progettati in numero, posizione, resistenza, rigidezza tali da garantire la
trasmissione delle sollecitazioni di progetto allo stato limite considerato in coerenza ai criteri adottati nello svolgimento
dell’analisi strutturale.
Le capacità portanti e le deformabilità dei mezzi di unione utilizzati nei collegamenti devono essere determinate sulla base di
prove meccaniche, per il cui svolgimento può farsi utile riferimento alle norme UNI EN 1075, UNI EN 1380, UNI EN 1381, UNI
EN 26891, UNI EN ISO 8970 e alle pertinenti norme europee.
La capacità portante e la deformabilità dei mezzi di unione possono essere valutate con riferimento a normative di comprovata
validità.
Nel calcolo della capacità portante del collegamento realizzato con mezzi di unione del tipo a gambo cilindrico, si dovrà tener
conto, tra l’altro, della tipologia e della capacità portante ultima del singolo mezzo d’unione, del tipo di unione (legno-legno,
pannelli-legno, acciaio-legno), del numero di sezioni resistenti e, nel caso di collegamento organizzato con più unioni elementari,
dell’allineamento dei singoli mezzi di unione.
È ammesso l’uso di sistemi di unione di tipo speciale purché il comportamento degli stessi sia chiaramente individuato su base
teorica e/o sperimentale e purché sia comunque garantito un livello di sicurezza non inferiore a quanto previsto nella presente
norma tecnica.
Giunti a dita incollati a tutta sezione non possono essere usati in classe di servizio 3.
In ogni caso i sistemi di unione devono essere verificati nelle reali condizioni di impiego in opera.
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definito con riferimento a normativa tecnica di comprovata validità ed eventualmente per via sperimentale. In ogni caso le solle-
citazioni nei singoli elementi componenti dovranno essere confrontate con quelle specificate ai §§ 4.1, 4.2 in relazione a ciascun
singolo materiale.
4.4.12. ROBUSTEZZA
I requisiti di robustezza strutturale di cui ai §§ 2.1 e 3.1.1 possono essere raggiunti anche mediante l’adozione di opportune scelte
progettuali e di adeguati provvedimenti costruttivi che, per gli elementi lignei, devono riguardare almeno:
– la protezione della struttura e dei suoi elementi componenti nei confronti dell’umidità;
– l’utilizzazione di mezzi di collegamento intrinsecamente duttili o di sistemi di collegamento a comportamento duttile;
– l’utilizzazione di elementi composti a comportamento globalmente duttile;
– la limitazione delle zone di materiale legnoso sollecitate a trazione perpendicolarmente alla fibratura, soprattutto nei casi in
cui tali stati di sollecitazione si accompagnino a tensioni tangenziali (come nel caso degli intagli) e, in genere, quando siano da
prevedere elevati gradienti di umidità nell’elemento durante la sua vita utile.
4.4.13. DURABILITÀ
In relazione alla classe di servizio della struttura e alle condizioni di carico, dovrà essere predisposto in sede progettuale un pro-
gramma delle operazioni di manutenzione e di controllo da effettuarsi durante la vita della struttura.
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Prima della costruzione o comunque prima della messa in carico, il legno dovrà essere portato ad una umidità il più vicino possi-
bile a quella appropriata alle condizioni ambientali in cui si troverà nell’opera finita.
Qualora si operi con elementi lignei per i quali assumano importanza trascurabile gli effetti del ritiro, o comunque della variazio-
ne della umidità, si potrà accettare durante la posa in opera una maggiore umidità del materiale, purché sia assicurata al legno la
possibilità di un successivo asciugamento, fino a raggiungere l’umidità prevista in fase progettuale senza che ne venga compro-
messa l’efficienza strutturale.
I sistemi di collegamento non devono presentare distorsioni permanenti in opera.
4.5.1. DEFINIZIONI
Formano oggetto delle presenti norme le costruzioni con struttura portante verticale realizzata con sistemi di muratura in grado
di sopportare azioni verticali ed orizzontali, collegati tra di loro da strutture di impalcato, orizzontali ai piani ed eventualmente
inclinate in copertura, e da opere di fondazione.
Per l’impiego di tipologie murarie o materiali diversi rispetto a quanto di seguito specificato si applica quanto previsto ai §§ 4.6 o
11.1.
[Link] MALTE
Le prescrizioni riguardanti le malte per muratura sono contenute nel § 11.10.2.
— 141 —
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Gli elementi resistenti artificiali possono essere dotati di fori in direzione normale al piano di posa (foratura verticale) oppure in
direzione parallela (foratura orizzontale) con caratteristiche di cui al § 11.10. Gli elementi possono essere rettificati sulla superficie
di posa.
Per l’impiego nelle opere trattate dalla presente norma, gli elementi sono classificati in base alla percentuale di foratura Π ed
all’area media della sezione normale di ogni singolo foro f.
I fori sono di regola distribuiti pressoché uniformemente sulla faccia dell’elemento.
La percentuale di foratura è espressa dalla relazione Π =100 F/A dove:
F è l’area complessiva dei fori passanti e profondi non passanti;
A è l’area lorda della faccia dell’elemento di muratura delimitata dal suo perimetro.
Nel caso dei blocchi in laterizio estrusi la percentuale di foratura Π coincide con la percentuale in volume dei vuoti come definita
dalla norma UNI EN 772-9:2007.
Le Tab. [Link]-b riportano la classificazione per gli elementi in laterizio e calcestruzzo rispettivamente.
Non sono soggetti a limitazione i fori degli elementi in laterizio e calcestruzzo destinati ad essere riempiti di calcestruzzo o malta.
Lo spessore minimo dei setti interni (distanza minima tra due fori) è il seguente:
elementi in laterizio e di silicato di calcio: 7 mm;
elementi in calcestruzzo: 18 mm;
Spessore minimo dei setti esterni (distanza minima dal bordo esterno al foro più vicino al netto dell’eventuale rigatura) è il se-
guente:
elementi in laterizio e di silicato di calcio: 10 mm;
elementi in calcestruzzo: 18 mm;
Per i valori di adesività malta/elemento resistente si può fare riferimento a indicazioni di normative di riconosciuta validità.
[Link] MURATURE
Le murature costituite dall’assemblaggio organizzato ed efficace di elementi e malta possono essere a singolo paramento, se la pa-
rete è senza cavità o giunti verticali continui nel suo piano, o a paramento doppio. In questo ultimo caso, qualora siano presenti le
connessioni trasversali previste dall’Eurocodice UNI EN 1996-1-1, si farà riferimento agli stessi Eurocodici UNI EN 1996-1-1, op-
pure, in assenza delle connessioni trasversali previste dall’Eurocodice, si applica quanto previsto al § 4.6.
Nel caso di elementi naturali, le pietre di geometria pressoché parallelepipeda, poste in opera in strati regolari, formano le mura-
ture di pietra squadrata. L’impiego di materiale di cava grossolanamente lavorato è consentito per le nuove costruzioni, purché
posto in opera in strati pressoché regolari: in tal caso si parla di muratura di pietra non squadrata; se la muratura in pietra non
squadrata è intercalata, ad interasse non superiore a 1,6 m e per tutta la lunghezza e lo spessore del muro, da fasce di calcestruzzo
semplice o armato oppure da ricorsi orizzontali costituiti da almeno due filari di laterizio pieno, si parla di muratura listata.
L’uso di giunti di malta sottili (spessore compreso tra 0.5 mm e 3 mm) e/o di giunti verticali a secco va limitato ad edifici con nu-
mero di piani fuori terra non superiore a quanto specificato al § [Link] ed altezza interpiano massima di 3.5 m.
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Per il calcolo dei carichi trasmessi dai solai alle pareti e per la valutazione su queste ultime degli effetti delle azioni fuori dal pia-
no, è consentito l’impiego di modelli semplificati, basati sullo schema dell’articolazione completa alle estremità degli elementi
strutturali.
4.5.6. VERIFICHE
Le verifiche sono condotte con l’ipotesi di conservazione delle sezioni piane e trascurando la resistenza a trazione per flessione
della muratura.
Oltre alle verifiche sulle pareti portanti, si deve eseguire anche la verifica di travi di accoppiamento in muratura ordinaria, quan-
do prese in considerazione dal modello della struttura. Tali verifiche si eseguono in analogia a quanto previsto per i pannelli mu-
rari verticali.
Tab. [Link]. Valori del coefficiente ·M in funzione della classe di esecuzione e della categoria degli elementi resistenti
Classe di esecuzione
Materiale
1 2
Muratura con elementi resistenti di categoria I, malta a prestazione garantita 2,0 2,5
Muratura con elementi resistenti di categoria I, malta a composizione prescritta 2,2 2,7
Muratura con elementi resistenti di categoria II, ogni tipo di malta 2,5 3,0
L’attribuzione delle Classi di esecuzione 1 e 2 viene effettuata adottando quanto di seguito indicato.
In ogni caso occorre (Classe 2):
– disponibilità di specifico personale qualificato e con esperienza, dipendente dell’impresa esecutrice, per la supervisione del
lavoro (capocantiere);
– disponibilità di specifico personale qualificato e con esperienza, indipendente dall’impresa esecutrice, per il controllo ispettivo
del lavoro (direttore dei lavori).
La Classe 1 è attribuita qualora siano previsti, oltre ai controlli di cui sopra, le seguenti operazioni di controllo:
– controllo e valutazione in loco delle proprietà della malta e del calcestruzzo;
– dosaggio dei componenti della malta “a volume” con l’uso di opportuni contenitori di misura e controllo delle operazioni di
miscelazione o uso di malta premiscelata certificata dal produttore.
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in cui ̘ è il coefficiente di riduzione della resistenza del materiale, riportato in Tab. [Link] in funzione della snellezza convenzio-
nale Ώ e del coefficiente di eccentricità m definito più avanti (equazione [4.5.6]).
Per valori non contemplati in tabella è ammessa l’interpolazione lineare; in nessun caso sono ammesse estrapolazioni.
Tab. [Link] -Valori del coefficiente ̘ con l’ipotesi della articolazione (a cerniera)
Snellezza O Coefficiente di eccentricità m = 6 e/t
0 0,5 1,0 1,5 2,0
0 1,00 0,74 0,59 0,44 0,33
5 0,97 0,71 0,55 0,39 0,27
10 0,86 0,61 0,45 0,27 0,16
15 0,69 0,48 0,32 0,17
20 0,53 0,36 0,23
Per la valutazione della snellezza convenzionale Ώ della parete secondo l’espressione [4.5.1] la lunghezza libera d’inflessione del
muro h0 è data dalla relazione
h0 = Εh [4.5.5]
in cui il fattore Ε tiene conto dell’efficacia del vincolo fornito dai muri ortogonali e h è l’altezza interna di piano; Ε assume il valo-
re 1 per muro isolato, e i valori indicati nella Tab. [Link], quando il muro non ha aperture ed è irrigidito con efficace vincolo da
due muri trasversali di spessore non inferiore a 200 mm, e di lunghezza l non inferiore a 1/5 h, posti ad interasse a.
Se un muro trasversale ha aperture, si ritiene convenzionalmente che la sua funzione di irrigidimento possa essere espletata
quando lo stipite delle aperture disti dalla superficie del muro irrigidito almeno 1/5 dell’altezza del muro stesso; in caso contrario
si assume Ε = 1.
Nella lunghezza l del muro di irrigidimento si intende compresa anche metà dello spessore del muro irrigidito. Il coefficiente di
eccentricità m è definito dalla relazione:
m = 6 e/t [4.5.6]
essendo e l’eccentricità totale e t lo spessore del muro. Le eccentricità dei carichi verticali sullo spessore della muratura sono do-
vute alle eccentricità totali dei carichi verticali, alle tolleranze di esecuzione ed alle azioni orizzontali. Esse possono essere deter-
minate convenzionalmente con i criteri che seguono.
a) eccentricità totale dei carichi verticali:
e s1
N 1 d1
; e s2
¦ N 2d2 [4.5.7]
N1 ¦ N 2 N1 ¦ N 2
dove:
es1 eccentricità della risultante dei carichi trasmessi dai muri dei piani superiori rispetto al piano medio del muro da verifica-
re;
es2 eccentricità delle reazioni di appoggio dei solai soprastanti la sezione di verifica;
N1 carico trasmesso dal muro sovrastante supposto centrato rispetto al muro stesso;
N2 reazione di appoggio dei solai sovrastanti il muro da verificare;
d1 eccentricità di N1 rispetto al piano medio del muro da verificare;
d2 eccentricità di N2 rispetto al piano medio del muro da verificare;
tali eccentricità possono essere positive o negative;
c) eccentricità ev dovuta alle azioni orizzontali considerate agenti in direzione normale al piano della muratura,
ev = Mv/N [4.5.9]
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dove Mv ed N sono, rispettivamente, il massimo momento flettente dovuto alle azioni orizzontali e lo sforzo normale nella re-
lativa sezione di verifica. Il muro è supposto incernierato al livello dei piani e, in mancanza di aperture, anche in corrispon-
denza dei muri trasversali, se questi hanno interasse minore di 6 m.
Le eccentricità es, ea e ev vanno convenzionalmente combinate tra di loro secondo le due espressioni:
e1
e1 e s e a ; e2 ev [4.5.10]
2
Il valore di e=e1 è adottato per la verifica dei muri nelle loro sezioni di estremità; il valore di e=e2 è adottato per la verifica della
sezione ove è massimo il valore di Mv. L’eccentricità di calcolo e non può comunque essere assunta inferiore ad ea.
In ogni caso dove risultare:
e1 d 0.33 t ; e 2 d 0.33 t [4.5.11]
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nuto mediante una barra rettilinea, mediante ganci, piegature o forcelle o, in alternativa, mediante opportuni dispositivi meccani-
ci di comprovata efficacia.
La lunghezza di ancoraggio richiesta per barre dritte può essere calcolata in analogia a quanto usualmente fatto per le strutture di
calcestruzzo armato.
L’ancoraggio dell’armatura a taglio, staffe incluse, deve essere ottenuto mediante ganci o piegature, con una barra d’armatura
longitudinale inserita nel gancio o nella piegatura. Le sovrapposizioni devono garantire la continuità nella trasmissione degli
sforzi di trazione, in modo che lo snervamento dell’armatura abbia luogo prima che venga meno la resistenza della giunzione. In
mancanza di dati sperimentali relativi alla tecnologia usata, la lunghezza di sovrapposizione deve essere di almeno 60 diametri.
La malta o il conglomerato di riempimento dei vani o degli alloggi delle armature deve avvolgere completamente l’armatura. Lo
spessore di ricoprimento deve essere tale da garantire la trasmissione degli sforzi tra la muratura e l’armatura e tale da costituire
un idoneo copriferro ai fini della durabilità degli acciai. L’armatura verticale dovrà essere collocata in apposite cavità o recessi, di
dimensioni tali che in ciascuno di essi risulti inscrivibile un cilindro di almeno 6 cm di diametro.
La resistenza a compressione minima richiesta per la malta è di 10 MPa, mentre la classe minima richiesta per il conglomerato
cementizio è C12/15. Per i valori di resistenza di aderenza caratteristica dell’armatura si può fare riferimento a risultati di prove
sperimentali o a indicazioni normative di comprovata validità.
La resistenza di progetto della muratura da impiegare per le verifiche a taglio (fvd), può essere calcolata ignorando il contributo di
qualsiasi armatura a taglio incorporata nell’elemento, qualora non sia fornita l’area minima di armatura sopra specificata per e-
lementi di muratura armata atti ad aumentare la resistenza nel piano, oppure prendendo in considerazione il contributo
dell’armatura a taglio, qualora sia presente almeno l’area minima prevista, secondo quanto riportato in normative di riconosciuta
validità.
Le verifiche di sicurezza vanno condotte assumendo per l’acciaio ·s= 1,15.
La muratura confinata è una muratura costituita da elementi resistenti artificiali pieni e semipieni, dotata di elementi di confina-
mento in calcestruzzo armato o muratura armata. Il progetto della muratura confinata può essere svolto applicando integralmen-
te quanto previsto negli Eurocodici strutturali ed in particolare nelle norme della serie UNI EN 1996 e UNI EN 1998 con le relati-
ve appendici nazionali.
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Qualora vengano usati sistemi costruttivi diversi da quelli disciplinati dalle presenti norme tecniche, la loro idoneità deve essere
comprovata da una dichiarazione rilasciata, ai sensi dell’articolo 52, comma 2, del D.P.R. 380/01, dal Presidente del Consiglio su-
periore dei lavori pubblici su conforme parere dello stesso Consiglio e previa istruttoria del Servizio Tecnico Centrale.
Si intendono per “sistemi costruttivi diversi da quelli disciplinati dalle presenti norme tecniche” quelli per cui le regole di proget-
tazione ed esecuzione non siano previste nelle presenti norme tecniche o nei riferimenti tecnici e nei documenti di comprovata
validità di cui al Capitolo 12, nel rispetto dei livelli di sicurezza previsti dalle presenti norme tecniche.
In ogni caso, i materiali o prodotti strutturali utilizzati nel sistema costruttivo devono essere conformi ai requisiti di cui al Capito-
lo 11.
Per singoli casi specifici le amministrazioni territorialmente competenti alla verifica dell’applicazione delle norme tecniche per le
costruzioni ai sensi del DPR 380/2001 o le amministrazioni committenti possono avvalersi dell’attività consultiva, ai sensi
dell’articolo 2, comma 1, lettera b), del D.P.R. 204/2006, del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che si esprime previa istrutto-
ria del Servizio Tecnico Centrale.
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CAPITOLO 5.
PONTI
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5.1.1. OGGETTO
Il presente capitolo contiene i criteri generali e le indicazioni tecniche per la progettazione e l’esecuzione dei ponti stradali.
Nel seguito col termine “ponti” si intendono anche tutte quelle opere che, in relazione alle loro diverse destinazioni, vengono nor-
malmente indicate con nomi particolari, quali: viadotti, sottovia o cavalcavia, sovrappassi, sottopassi, strade sopraelevate, ecc.
Le prescrizioni fornite, per quanto applicabili, riguardano anche i ponti mobili.
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nali delle pile, delle spalle o della pianta delle fondazioni di queste, e nel rispetto del franco idraulico come nel seguito precisato.
In tutti gli altri casi deve essere richiesta l’autorizzazione all’Autorità competente, che si esprime previo parere del Consiglio Su-
periore dei Lavori Pubblici.
Nel caso di pile e/o spalle in alveo, cura particolare è da dedicare al problema delle escavazioni in corrispondenza delle fonda-
zioni e alla protezione delle fondazioni delle pile e delle spalle tenuto anche conto del materiale galleggiante che il corso d’acqua
può trasportare. In tali situazioni, una stima anche speditiva dello scalzamento è da sviluppare fin dai primi livelli di progetta-
zione.
Il franco idraulico, definito come la distanza fra la quota liquida di progetto immediatamente a monte del ponte e l’intradosso
delle strutture, è da assumersi non inferiore a 1,50 m, e comunque dovrà essere scelto tenendo conto di considerazioni e previsio-
ni sul trasporto solido di fondo e sul trasporto di materiale galleggiante, garantendo una adeguata distanza fra l’intradosso delle
strutture e il fondo alveo.
Quando l’intradosso delle strutture non sia costituito da un’unica linea orizzontale tra gli appoggi, il franco idraulico deve essere
assicurato per una ampiezza centrale di 2/3 della luce, e comunque non inferiore a 40 m.
Il franco idraulico necessario non può essere ottenuto con il sollevamento del ponte durante la piena.
Lo scalzamento e le azioni idrodinamiche associate al livello idrico massimo che si verifica mediamente ogni anno (si assuma Tr =
1,001) devono essere combinate con le altre azioni variabili adottando valori del coefficiente \Runitario.
Lo scalzamento e le azioni idrodinamiche associati all’evento di piena di progetto devono essere combinate esclusivamente con le
altre azioni variabili da traffico, adottando per queste ultime i coefficienti di combinazione \.
[Link].1 Premessa
I carichi verticali da traffico sono definiti dagli Schemi di Carico descritti nel § [Link].3, disposti su corsie convenzionali.
— 151 —
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a) se le parti sono separate da una barriera di sicurezza fissa, ciascuna parte, incluse tutte le corsie di emergenza e le banchine, è
autonomamente divisa in corsie convenzionali.
b) se le parti sono separate da barriere di sicurezza mobili o da altro dispositivo di ritenuta, l’intera carreggiata, inclusa la zona
spartitraffico centrale, è divisa in corsie convenzionali.
La disposizione e la numerazione delle corsie va determinata in modo da indurre le più sfavorevoli condizioni di progetto. Per
ogni singola verifica il numero di corsie da considerare caricate, la loro disposizione sulla superficie carrabile e la loro numera-
zione vanno scelte in modo che gli effetti della disposizione dei carichi risultino i più sfavorevoli. La corsia che, caricata, dà
l’effetto più sfavorevole è numerata come corsia Numero 1; la corsia che dà il successivo effetto più sfavorevole è numerata come
corsia Numero 2, ecc.
Quando la superficie carrabile è costituita da due parti separate portate da uno stesso impalcato, le corsie sono numerate conside-
rando l’intera superficie carrabile, cosicché vi è solo una corsia 1, solo una corsia 2 ecc., che possono appartenere alternativamen-
te ad una delle due parti.
Quando la superficie carrabile consiste di due parti separate portate da due impalcati indipendenti, per il progetto di ciascun im-
palcato si adottano numerazioni indipendenti. Quando, invece, gli impalcati indipendenti sono portati da una singola pila o da
una singola spalla, per il progetto della pila o della spalla si adotta un’unica numerazione per le due parti.
Per ciascuna singola verifica e per ciascuna corsia convenzionale si applicano gli Schemi di Carico definiti nel seguito per una
lunghezza e per una disposizione longitudinale tali da ottenere l’effetto più sfavorevole.
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0,25
§1·
qL , a 128,95 ¨ ¸ [KN/m] [5.1.1]
© L¹
0,38
§1·
qL ,b 88,71¨ ¸ [KN/m] [5.1.2]
© L¹
0 ,38
§1·
qL ,c 77,12 ¨ ¸ [KN/m] [5.1.3]
© L¹
[Link].5 Disposizione dei carichi mobili per realizzare le condizioni di carico più gravose
Il numero delle colonne di carichi mobili da considerare nel calcolo è quello massimo compatibile con la larghezza della superficie
carrabile, tenuto conto che la larghezza di ingombro convenzionale è stabilita per ciascuna corsia in 3,00 m.
In ogni caso il numero delle corsie non deve essere inferiore a 2, a meno che la larghezza della superficie carrabile sia inferiore a
5,40 m.
La disposizione dei carichi ed il numero delle corsie sulla superficie carrabile saranno volta per volta quelli che determinano le
condizioni più sfavorevoli di sollecitazione per la struttura, membratura o sezione considerata.
Si devono considerare, compatibilmente con le larghezze precedentemente definite, le seguenti intensità dei carichi (Tab. [Link]):
— 153 —
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Tab. [Link] - Intensità dei carichi Qik e qik per le diverse corsie
Posizione Carico asse Qik [kN] qik [kN/m²]
Per i ponti pedonali si considera il carico associato allo Schema 5 (folla compatta) applicato con la disposizione più gravosa per le
singole verifiche.
Ai fini delle verifiche globali di opere singole di luce maggiore di 300 m, in assenza di studi specifici ed in alternativa al modello
di carico principale, si disporrà sulla corsia n. 1 un carico qL,a, sulla corsia n. 2 un carico qL,b, sulla corsia n. 3 un carico qL,c e sulle
altre corsie e sull’area rimanente un carico distribuito di intensità 2,5 kN/m².
I carichi qL,a, qL,b e qL,c si dispongono in asse alle rispettive corsie convenzionali.
Fig. 5.1.3.a - Diffusione dei carichi concentrati nelle Fig. 5.1.3.b - Diffusione dei carichi
solette concentrati negli impalcati a piastra
ortotropa
[Link] AZIONI VARIABILI DA TRAFFICO. INCREMENTO DINAMICO ADDIZIONALE IN PRESENZA DI DISCONTINUITÀ STRUTTURALI:
q2
I carichi mobili includono gli effetti dinamici per pavimentazioni di media rugosità. In casi particolari, come ad esempio in pros-
simità dei giunti di dilatazione, può essere necessario considerare un coefficiente dinamico addizionale q2, da valutare in riferi-
mento alla specifica situazione considerata.
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1500 ǂ R 0
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sionamento dell’impalcato, le forze orizzontali così determinate devono essere amplificate di un fattore pari a 1,50.
Il coefficiente parziale di sicurezza per la combinazione di carico agli SLU per l’urto di veicolo in svio deve essere assunto unitario.
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La Tab. 5.1.V, con riferimento al § 2.6.1, fornisce i valori dei coefficienti parziali delle azioni da assumere nell’analisi per la deter-
minazione degli effetti delle azioni nelle verifiche agli stati limite ultimi.
Altri valori di coefficienti parziali sono riportati nel Capitolo 4 con riferimento a particolari azioni specifiche dei diversi materiali.
I valori dei coefficienti di combinazione ȥ0j, ȥ1j e ȥ2j per le diverse categorie di azioni sono riportati nella Tab. [Link].
Tab. 5.1.V – Coefficienti parziali di sicurezza per le combinazioni di carico agli SLU
Coefficiente EQU(1) A1 A2
(1) Equilibrio che non coinvolga i parametri di deformabilità e resistenza del terreno; altrimenti si applicano i valori della colonna A2.
(2) Nel caso in cui l’intensità dei carichi permanenti non strutturali, o di una parte di essi (ad esempio carichi permanenti portati), sia ben definita in fase di progetto, per detti
carichi o per la parte di essi nota si potranno adottare gli stessi coefficienti validi per le azioni permanenti.
(3) 1,30 per instabilità in strutture con precompressione esterna
Tab. [Link] - Coefficienti ȥ per le azioni variabili per ponti stradali e pedonali
Azioni Gruppo di azioni Coefficiente Coefficiente Coefficiente ȥ2
(Tab. [Link]) ȥ0 di combi- ȥ1 (valori (valori quasi
nazione frequenti) permanenti)
Schema 1 (carichi tandem) 0,75 0,75 0,0
Per le opere di luce maggiore di 300 m è possibile modificare i coefficienti indicati in tabella previa autorizzazione del Servizio tecni-
co centrale del Consiglio superiore dei lavori pubblici, sentito lo stesso Consiglio.
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Modello di carico 1
Il modello di carico di fatica 1 è costituito dallo Schema di Carico 1 assumendo il 70% dei carichi concentrati ed il 30% di quelli
distribuiti (vedi fig. 5.1.4), applicati in asse alle corsie convenzionali individuate secondo i criteri individuati al §[Link].5
Per verifiche locali si deve considerare, se più gravoso, il modello costituito dall’asse singolo dello schema di carico 2, isolato e
con carico al 70% (vedi fig.5.1.4).
Modello di carico 2
Quando siano necessarie valutazioni più precise, in alternativa al modello di carico di fatica semplificato 1, derivato dal modello
di carico principale, si può impiegare il modello di carico di fatica 2, rappresentato nella Tab. [Link]; applicato al centro della
corsia convenzionale n. 1, che è quella che determina gli effetti più severi nel dettaglio in esame
Il modello di carico 2 non considera gli effetti di più corsie caricate sull’impalcato in esame. Nel caso in cui siano da prevedere
significativi effetti di interazione tra veicoli, per l’applicazione di questo modello si deve disporre di dati supplementari, reperibi-
li o da letteratura tecnica consolidata o a seguito di studi specifici.
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20-2-2018 Supplemento ordinario n. 8 alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 42
4,50 90 A
190 B
4,20 80 A
1,30 140 B
140 B
3,20 90 A
5,20 180 B
1,30 120 C
1,30 120 C
120 C
3,40 90 A
6,00 190 B
1,80 140 B
140 B
4,80 90 A
3,60 180 B
4,40 120 C
1,30 110 C
110 C
Verifiche a danneggiamento
Le verifiche a danneggiamento consistono nel verificare che nel dettaglio considerato lo spettro di carico produca un danneggia-
mento D ǂ 1.
Il danneggiamento D è valutato mediante la legge di Palmgren-Miner, considerando la curva S-N caratteristica del dettaglio e la
vita nominale dell’opera.
Le verifiche devono essere condotte considerando lo spettro di tensione indotto nel dettaglio dal modello di carico di fatica sem-
plificato 3, riportato in Fig. 5.1.5, costituito da un veicolo di fatica simmetrico a 4 assi, ciascuno di peso 120 kN, o, in alternativa,
quando siano necessarie valutazioni più precise, dallo spettro di carico equivalente costituente il modello di carico di fatica 4, ri-
portato in Tab. [Link], ove è rappresentata anche la percentuale di veicoli da considerare, in funzione del traffico interessante la
strada servita dal ponte.
I veicoli dei modelli di carico di fatica 3 o 4 possono essere applicati in asse alle corsie convenzionali determinate in accordo con il
§[Link].5. È possibile, tuttavia, adottare disposizioni più favorevoli dei veicoli, considerando che il flusso avvenga per il 10% sulle
corsie convenzionali e per il 90% sulle corsie fisiche. La posizione dei veicoli sulle corsie fisiche dovrà essere tale da determinare
gli effetti più severi nel dettaglio in esame.
I tipi di pneumatico da considerare per i diversi veicoli e le dimensioni delle relative impronte sono riportati nella Tab. [Link].
In assenza di studi specifici, per verifiche di danneggiamento, si deve considerare sulla corsia lenta il flusso annuo di veicoli di
peso superiore a 100 kN, rilevanti ai fini della verifica a fatica, dedotto dalla Tab. 5.1.X.
Nel caso in cui siano da prevedere significativi effetti di interazione tra veicoli, si deve far riferimento a studi specifici o a meto-
dologie consolidate.
Il modello di carico di fatica 3, considerato in asse alla corsia convenzionale, può essere utilizzato per le verifiche col metodo O, o
metodo dei coefficienti di danneggiamento equivalente. Per la determinazione dei coefficienti di danneggiamento equivalente,
che devono essere specificamente calibrati sul predetto modello di carico di fatica 3, si può far riferimento alle norme UNI
EN1992-2, UNI EN1993-2 ed UNI EN1994-2.
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percorrenza
Valori equi-
pneumatico
percorrenza
(Tab.5.1-IX)
richi asse
Traffico
Tipo di
Media
Lunga
locale
[kN]
Sagoma del veicolo
A 70
B 4,50 130 20,0 40,0 80,0
A 70
B 4,20 120 5,0 10,0 5,0
B 1,30 120
A 70
B 3,20 150
C 5,20 90 50,0 30,0 5,0
C 1,30 90
C 1,30 90
A 70
B 3,40 140
15,0 15,0 5,0
B 6,00 90
B 1,80 90
A 70
B 4,80 130
C 3,60 90 10,0 5,0 5,0
C 4,40 80
C 1,30 80
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20-2-2018 Supplemento ordinario n. 8 alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 42
Tab. [Link] - Dimensioni degli assi e delle impronte per i veicoli equivalenti
Tipo di
Dimensioni dell’asse e delle impronte
pneumatico
Tab. 5.1.X – Flusso annuo di veicoli pesanti sulla corsia di marcia lenta
Flusso annuo di veicoli di
Categorie di traffico peso superiore a 100 kN sulla
corsia di marcia lenta
1 - Strade ed autostrade con 2 o più corsie per senso di mar-
2,0x106
cia, caratterizzate da intenso traffico pesante
2 - Strade ed autostrade caratterizzate da traffico pesante di
0,5x106
media intensità
3 - Strade principali caratterizzate da traffico pesante di mo-
0,125x106
desta intensità
4 - Strade locali caratterizzate da traffico pesante di intensità
0,05x106
molto ridotta
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[Link] IMPALCATO
[Link] PILE
5.1.6. VINCOLI
I dispositivi di vincolo dell’impalcato alle sottostrutture (pile, spalle, fondazioni) devono possedere le caratteristiche previste dal-
lo schema statico e cinematico assunto in sede di progetto, sia con riferimento alle azioni, sia con riferimento alle distorsioni.
Per strutture realizzate in più fasi, i vincoli devono assicurare un corretto comportamento statico e cinematico in ogni fase
dell’evoluzione dello schema strutturale, adeguandosi, se del caso, ai cambiamenti di schema.
Le singole parti del dispositivo di vincolo ed i relativi ancoraggi devono essere dimensionati in base alle forze vincolari trasmesse.
I dispositivi di vincolo devono essere tali da consentire tutti gli spostamenti previsti con un margine di sicurezza maggiore rispet-
to a quello assunto per gli altri elementi strutturali.
Particolare attenzione va rivolta al funzionamento dei vincoli in direzione trasversale rispetto all’asse longitudinale
dell’impalcato, la cui configurazione deve corrispondere ad uno schema statico e cinematico ben definito.
La scelta e la disposizione dei vincoli nei ponti a pianta speciale (ponti in curva, ponti in obliquo, ponti con geometria in pianta irre-
golare) devono derivare da un adeguato studio di capacità statica e di compatibilità cinematica.
— 162 —
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[Link] IMPERMEABILIZZAZIONE
Le opere di impermeabilizzazione devono essere tali da evitare che infiltrazioni d’acqua possano arrecare danno alle strutture
portanti.
[Link] PAVIMENTAZIONI
La pavimentazione stradale deve essere tale da sottrarre all’usura ed alla diretta azione del traffico l’estradosso del ponte e gli
strati di impermeabilizzazione che proteggono le strutture portanti.
[Link] GIUNTI
In corrispondenza delle interruzioni strutturali si devono adottare dispositivi di giunto atti ad assicurare la continuità del piano
viabile. Le caratteristiche dei giunti e le modalità del loro collegamento alla struttura devono essere tali da ridurre il più possibile
le sovrasollecitazioni di natura dinamica dovute ad irregolarità locali e da assicurare la migliore qualità dei transiti.
In corrispondenza dei giunti si deve impedire la percolazione delle acque meteoriche o di lavaggio attraverso i giunti stessi. Nel
caso di giunti che consentano il passaggio delle acque, queste devono confluire in appositi dispositivi di raccolta, collocati imme-
diatamente sotto il giunto, e devono essere convogliate a scaricarsi senza possibilità di ristagni o dilavamenti che interessino le
strutture.
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l’esercizio ferroviario; a tale scopo i disegni di progetto devono fornire tutte le indicazioni al riguardo (numero, posizione e porta-
ta dei martinetti per il sollevamento degli impalcati, procedure da seguire anche per la sostituzione degli stessi apparecchi, ecc.).
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20-2-2018 Supplemento ordinario n. 8 alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 42
Per questo modello di carico è prevista una eccentricità del carico rispetto all’asse del binario, dipendente dallo scartamento s, per
tenere conto dello spostamento dei carichi; pertanto, essa è indipendente dal tipo di struttura e di armamento. Tale eccentricità è
calcolata sulla base del rapporto massimo fra i carichi afferenti a due ruote appartenenti al medesimo asse
QV2/QV1=1,25 [5.2.1]
essendo QV1 e QV2 i carichi verticali delle ruote di un medesimo asse, e risulta quindi pari a s/18 con s= 1435 mm; questa eccentri-
cità deve essere considerata nella direzione più sfavorevole.
Il carico distribuito presente alle estremità del treno tipo LM 71 deve segmentarsi al di sopra dell’opera andando a caricare solo
quelle parti che forniscono un incremento del contributo ai fini della verifica dell’elemento per l’effetto considerato. Questa ope-
razione di segmentazione non va effettuata per i successivi modelli di carico SW che devono essere considerati sempre agenti per
tutta la loro estensione. Il valore del coefficiente di adattamento “D” da adottarsi per il modello di carico LM71 nella progettazio-
ne di ferrovie ordinarie è pari a 1,1.
Il valore del coefficiente di adattamento “D” da adottarsi nella progettazione delle ferrovie ordinarie è pari, rispettivamente, a 1,1
per il modello di carico SW/0 ed a 1,0 per il modello di carico SW/2.
Distribuzione longitudinale del carico per mezzo delle traverse e del ballast
In generale, i carichi assiali del modello di carico LM71 possono essere distribuiti uniformemente nel senso longitudinale.
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Tuttavia, per il progetto di particolari elementi strutturali quali le solette degli impalcati da ponte, la distribuzione longitudinale
del carico assiale al di sotto delle traverse è indicata in Fig. 5.2.4 ove, per superficie di riferimento è da intendersi la superficie di
appoggio del ballast.
Per la ripartizione nella struttura sottostante valgono gli usuali criteri progettuali.
In particolare, per le solette, salvo diverse e più accurate determinazioni, potrà considerarsi una ripartizione a 45° dalla superficie
di estradosso fino al piano medio delle stesse.
Distribuzione trasversale delle azioni per mezzo delle traverse e del ballast
Salvo più accurate determinazioni, per ponti con armamento su ballast in rettifilo, le azioni possono distribuirsi trasversalmente
secondo lo schema di Fig. 5.2.5.
Fig. 5.2.5 - Distribuzione trasversale in rettifilo delle azioni per mezzo delle traverse e del ballast. In figura, Qh rappresenta la forza centrifuga definita al successivo
§[Link].1
Per ponti con armamento su ballast in curva, con sovralzo “u”, le azioni possono distribuirsi trasversalmente secondo lo schema
di Fig. 5.2.6.
Fig. 5.2.6 - Distribuzione trasversale in curva delle azioni per mezzo delle traverse e del ballast. In figura, Qh
rappresenta la forza centrifuga definita al successivo §[Link].1
[Link].1.5 Distribuzione dei carichi verticali per i rilevati a tergo delle spalle
In assenza di calcoli più accurati, il carico verticale a livello del piano di regolamento (posto a circa 0,70 m al di sotto del piano del
ferro) su rilevato a tergo della spalla può essere assunto uniformemente distribuito su una larghezza di 3,0 m.
Per questo tipo di carico distribuito non deve applicarsi l’incremento dinamico.
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Fig. 5.2.7 - Limiti delle frequenze proprie no in Hz in funzione della luce della campata
In Fig. 5.2.7 il “fuso” è caratterizzato da:
un limite superiore pari a: no= 94,76 · L-0,748 [5.2.2]
un limite inferiore pari a: no= 80/L per 4 m ǂ L ǂ 20 m [5.2.3]
-0,592
no= 23,58 · L per 20 m ǂ L ǂ 100 m [5.2.4]
Per una trave semplicemente appoggiata, sottoposta a flessione, la prima frequenza flessionale può valutarsi con la formula:
17,75
no= [Hz] [5.2.5]
Go
dove: Έ0 rappresenta la freccia, espressa in mm, valutata in mezzeria e dovuta alle azioni permanenti.
Per ponti in calcestruzzo Έ0 deve calcolarsi impiegando il modulo elastico secante, in accordo con la breve durata del passaggio
del treno.
Per travi continue, salvo più precise determinazioni, L è da assumersi pari alla LΚ definita come di seguito.
I coefficienti di incremento dinamico ̘ che aumentano l’intensità dei modelli di carico definiti in [Link].1 si assumono pari a ̘2 o
̘3, in dipendenza del livello di manutenzione della linea. In particolare, si assumerà:
(a) per linee con elevato standard manutentivo:
1,44
)2 0,82 con la limitazione 1,00 ǂ ̘2 ǂ 1,67 [5.2.6]
L I 0,2
(b) per linee con ridotto standard manutentivo:
2,16
)3 0,73 con la limitazione 1,00 ǂ ̘3 ǂ 2,00 [5.2.7]
L I 0,2
dove:
— 167 —
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1.3 Travi trasversali: intermedie e di estremità 2 volte la luce delle travi trasversali
Piastre con sole nervature trasversali
2.1 Piastra (per entrambe le direzioni) 2 volte l’interasse delle travi trasversali + 3 m
2
2.2 Travi trasversali intermedie 2 volte la luce delle travi trasversali
2.3 Travi trasversali d’estremità luce della trave trasversale
IMPALCATO DI PONTE IN ACCIAIO SENZA BALLAST (PER TENSIONI LOCALI)
3.1 Sostegni per rotaie (longherine)
- come elemento di un grigliato 3 volte l’interasse delle travi trasversali
- come elemento semplicemente appoggiato distanza fra le travi trasversali + 3 m
3 3.2 Sostegni per rotaie a mensola (longherine a
̘3= 2,0, ove non meglio specificato
mensola) per travi trasversali di estremità
3.3 Travi trasversali intermedie 2 volte la luce delle travi trasversali
3.4 Travi trasversali d’estremità luce della trave trasversale
IMPALCATO DI PONTE IN CALCESTRUZZO CON BALLAST (PER IL CALCOLO DEGLI EFFETTI LOCALI E TRASVERSALI)
4.1 Solette superiori e traversi di impalcati a sezione
scatolare o a graticcio di travi
- nella direzione trasversale alle travi principali 3 volte la luce della soletta
- nella direzione longitudinale 3 volte la luce della soletta d’impalcato o, se
minore, la lunghezza caratteristica della trave
principale
- mensole trasversali supportanti carichi ferrovia- 3 volte la distanza fra le anime della struttura
ri: se e>0,50 m, essendo e la distanza fra l’asse principale longitudinale
della rotaia più esterna e il filo esterno
dell’anima più esterna della struttura principale
4 longitudinale, occorre uno studio specifico.
4.2 Soletta continua su travi trasversali (nella dire- 2 volte l’interasse delle travi trasversali
zione delle travi principali)
4.3 Solette per ponti a via inferiore:
- ordite perpendicolarmente alle travi principali 2 volte la luce della soletta
- ordite parallelamente alle travi principali 2 volte la luce della soletta o, se minore, la
lunghezza caratteristica delle travi principali;
4.4 Impalcati a travi incorporate tessute ortogonal- 2 volte la lunghezza caratteristica in direzione
mente all’asse del binario longitudinale
4.5 Mensole longitudinali supportanti carichi ferro- se eǂ0,5: m ̘2=1,67; per e>0,5 m v.(4.1)
viari (per le azioni in direzione longitudinale)
TRAVI PRINCIPALI
5.1 Travi e solette semplicemente appoggiate luce nella direzione delle travi principali
(compresi i solettoni a travi incorporate)
5.2 Travi e solette continue su n luci, indicando LΚ = kLm dove:
con:
n = 2 -3 -4 -ǃ 5
Lm =1/n . (L1+L2+.....+Ln) k = 1,2 -1,3 -1,4 -1,5
5.3 Portali:
- a luce singola da considerare come trave continua a tre luci
(usando la 5.2 considerando le altezze dei
piedritti e la lunghezza del traverso)
- a luci multiple da considerare come trave continua a più luci
(usando la 5.2 considerando le altezze dei
5 piedritti terminali e la lunghezza di tutti i
traversi)
5.4 Solette ed altri elementi di scatolari per uno o ̘2 = 1,20; ̘3 = 1,35
più binari (sottovia di altezza libera ǂ 5,0 m e
luce libera ǂ 8,0 m).
Per gli scatolari che non rispettano i precedenti
limiti vale il punto 5.3, trascurando la presen-
za della soletta inferiore e considerando un
coefficiente riduttivo del ̘ pari a 0,9, da ap-
plicare al coefficiente ̘
5.5 Travi ad asse curvilineo, archi a spinta elimina- metà della luce libera
ta, archi senza riempimento.
5.6 Archi e serie di archi con riempimento due volte la luce libera
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5.7 Strutture di sospensione (di collegamento a 4 volte la distanza longitudinale fra le struttu-
travi di irrigidimento) re di sospensione
SUPPORTI STRUTTURALI
6.1 Pile con snellezza Ώ>30 somma delle lunghezze delle campate adia-
centi la pila
6
6.2 Appoggi, calcolo delle tensioni di contatto al di lunghezza degli elementi sostenuti
sotto degli stessi e tiranti di sospensione
I coefficienti di incremento dinamico sono stabiliti con riferimento a travi semplicemente appoggiate. La lunghezza LΚ permette
di estendere l’uso di questi coefficienti anche ad altre tipologie strutturali.
Ove le sollecitazioni agenti in un elemento strutturale dipendessero da diversi termini ciascuno dei quali afferente a componenti
strutturali distinti, ognuno di questi termini dovrà calcolarsi utilizzando la lunghezza caratteristica LΚ appropriata.
Questo coefficiente dinamico ̘ non dovrà essere usato con i seguenti carichi:
treno scarico;
treni “reali”.
Per i ponti metallici con armamento diretto occorrerà considerare un ulteriore coefficiente di adattamento dell’incremento dina-
mico Ά (inserito per tener conto del maggiore incremento dinamico dovuto al particolare tipo di armamento), variabile esclusi-
vamente in funzione della lunghezza caratteristica LΚ dell’elemento, dato da:
Ά= 1,0 per LΚǂ8 m ed LΚ > 90 m
Ά= 1,1 per 8 m < LΚǂ90 m
Nei casi di ponti ad arco o scatolari, con o senza solettone di fondo, aventi copertura “h” maggiore di 1,0 m, il coefficiente dina-
mico può essere ridotto nella seguente maniera:
h 1,00
) rid ) t 1,0
10 [5.2.8]
dove h, in metri, è l’altezza della copertura dall’estradosso della struttura alla faccia superiore delle traverse.
Per le strutture dotate di una copertura maggiore di 2,50 m può assumersi un coefficiente di incremento dinamico unitario.
Pile con snellezza Ώ ǂ 30, spalle, fondazioni, muri di sostegno e spinte del terreno possono essere calcolate assumendo coefficienti
dinamici unitari.
Qualora debbano eseguirsi verifiche con treni reali, agli stessi dovranno essere associati coefficienti dinamici reali.
v2 V2
qtk f D qvk f D qvk [5.2.9.b]
gr 127 r
dove:
Qtk-qtk = valore caratteristico della forza centrifuga [kN -kN/m];
Qvk-qvk = valore caratteristico dei carichi verticali [kN -kN/m];
΅ = coefficiente di adattamento;
v = velocità di progetto espressa in m/s;
V = velocità di progetto espressa in km/h;
f = fattore di riduzione (definito in seguito nella 5.2.10);
g = accelerazione di gravità in m/s²;
r = raggio di curvatura in m.
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20-2-2018 Supplemento ordinario n. 8 alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 42
Nel caso di curva policentrica come valore del raggio r dovrà essere assunto un opportuno valore medio fra i raggi di curvatura
che interessano la campata in esame.
La forza centrifuga sarà sempre combinata con i carichi verticali supposti agenti nella generica configurazione di carico, e non
sarà incrementata dai coefficienti dinamici.
f è un fattore di riduzione dato in funzione della velocità V e della lunghezza Lf di binario carico.
ª V 120 § 814 · § 2,88 · º
f «1 ¨ 1,75 ¸ ¨ 1 ¸» [5.2.10]
« 1000 © V ¹ © ¨ L f ¸»
¬ ¹¼
dove:
Lf = lunghezza di influenza, in metri, della parte curva di binario carico sul ponte, che è la più sfavorevole per il progetto del ge-
nerico elemento strutturale;
f = 1 per V ǂ 120 km/h o Lf ǂ 2,88 m;
100 1 1 1 x 1 x SW/2
ǃ 100
SW/2 ) x 1 x SW/2
< 100 V 1 1 1 x 1 x SW/2
1xfx )x1x1x
V 1 f
(LM71”+”SW/0) (LM71”+”SW/0)
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20-2-2018 Supplemento ordinario n. 8 alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 42
frenatura: Qlb,k = 20 [kN/m] · L[m] ǂ 6000 kN per modelli di carico LM 71, SW/0
Qlb,k = 35 [kN/m] · L[m] per modelli di carico SW/2
Questi valori caratteristici sono applicabili a tutti i tipi di binario, sia con rotaie saldate, sia con rotaie giuntate, con o senza dispo-
sitivi di espansione.
Le azioni di frenatura ed avviamento saranno combinate con i relativi carichi verticali (per modelli di carico SW/0 e SW/2 saranno
tenute in conto solo le parti di struttura che sono caricate in accordo con la Fig 5.2.2 e con la Tab. 5.2.I).
Quando la rotaia è continua ad una o ad entrambe le estremità del ponte solo una parte delle forze di frenatura ed avviamento è
trasferita, attraverso l’impalcato, agli apparecchi di appoggio, la parte rimanente di queste forze è trasmessa, attraverso le rotaie,
ai rilevati a tergo delle spalle. La percentuale di forze trasferite attraverso l’impalcato agli apparecchi di appoggio è valutabile con
le modalità riportate nel paragrafo relativo agli effetti di interazione statica.
Nel caso di ponti a doppio binario si devono considerare due treni in transito in versi opposti, uno in fase di avviamento, l’altro
in fase di frenatura.
Nel caso di ponti a più di due binari si deve considerare:
- un primo binario con la massima forza di frenatura;
- un secondo binario con la massima forza di avviamento nello stesso verso della forza di frenatura;
- un terzo ed un quarto binario con il 50% della forza di frenatura, concorde con le precedenti;
- altri eventuali binari privi di forze orizzontali.
Per il treno scarico la frenatura e l’avviamento possono essere trascurate.
Per lunghezze di carico superiori a 300 m dovranno essere eseguiti appositi studi per valutare i requisiti aggiuntivi da tenere in
conto ai fini degli effetti di frenatura ed avviamento.
Per la determinazione delle azioni di frenatura e avviamento relative a ferrovie diverse da quelle ordinarie (ferrovie leggere, me-
tropolitane, a scartamento ridotto, ecc.) dovranno essere eseguiti appositi studi in relazione alla singola tipologia di infrastruttu-
ra.
I valori caratteristici dell’azione di frenatura e di quella di avviamento devono essere moltiplicati per ΅ e non devono essere mol-
tiplicati per ).
[Link].2 Temperatura
Le azioni della temperatura sono definite al § 3.5 delle presenti Norme Tecniche.
Nelle stesse norme sono individuate le metodologie per valutare l’effetto dell’azione. Le strutture andranno progettate e verifica-
te nel rispetto di queste azioni.
Variazione termica non uniforme
In aggiunta alla variazione termica uniforme, andrà considerato un gradiente di temperatura di 5 °C fra estradosso ed intradosso
di impalcato con verso da determinare caso per caso.
Nel caso di impalcati a cassone in calcestruzzo, andrà considerata una differenza di temperatura di 5 °C con andamento lineare
nello spessore delle pareti e nei due casi di temperatura interna maggiore/minore dell’esterna.
Nei ponti a struttura mista acciaio-calcestruzzo, andrà considerata anche una differenza di temperatura di 5 °C tra la soletta in
calcestruzzo e la trave in acciaio.
Anche per le pile si dovrà tenere conto degli effetti dovuti ai fenomeni termici e di ritiro differenziale.
Per le usuali tipologie di pile cave, salvo più accurate determinazioni, si potranno adottare le ipotesi approssimate di seguito de-
scritte:
- differenza di temperatura tra interno ed esterno pari a 10 °C (con interno più caldo dell’esterno o viceversa), considerando un
modulo elastico E non ridotto;
- variazione termica uniforme tra fusto, pila e zattera interrata pari a 5 °C (zattera più fredda della pila e viceversa) con varia-
zione lineare tra l’estradosso zattera di fondazione ed una altezza da assumersi, in mancanza di determinazioni più precise,
pari a 5 volte lo spessore della parete della pila.
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20-2-2018 Supplemento ordinario n. 8 alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 42
Per la verifica delle deformazioni orizzontali e verticali degli impalcati, con l’esclusione delle analisi di comfort, dovranno consi-
derarsi delle differenze di temperatura fra estradosso ed intradosso e fra le superfici laterali più esterne degli impalcati di 10 °C.
Per tali differenze di temperatura potrà assumersi un andamento lineare fra i detti estremi, considerando gli stessi gradienti ter-
mici diretti sia in un verso che nell’altro.
Per il calcolo degli effetti di interazione statica binario-struttura, si potranno considerare i seguenti effetti termici sul binario:
- in assenza di apparecchi di dilatazione del binario, si potrà considerare nulla la variazione termica nel binario, essendo essa
ininfluente ai fini della valutazione delle reazioni nei vincoli fissi e delle tensioni aggiuntive nelle rotaie e non generando essa
scorrimenti relativi binario impalcato;
- in presenza di apparecchi di dilatazione del binario, si assumeranno variazioni termiche del binario pari a +30 °C e -40 °C ri-
spetto alla temperatura di regolazione del binario stesso. Nel caso di impalcato in acciaio esse dovranno essere applicate con-
temporaneamente alle variazioni termiche dell’impalcato e con lo stesso segno. Nel caso di impalcati in c.a.p. o misti in acciaio-
calcestruzzo, occorrerà considerare, tra le due seguenti, la condizione più sfavorevole nella combinazione con le altre azioni:
nella prima è nulla la variazione termica nell’impalcato e massima (positiva o negativa) quella nella rotaia, nella seconda è nul-
la la variazione termica nella rotaia e massima (positiva o negativa) quella nell’impalcato.
Ai fini delle verifiche di interazione, le massime variazioni termiche dell’impalcato rispetto alla temperatura dello stesso all’atto
della regolazione del binario, possono essere assunte pari a quelle indicate in precedenza, in funzione dei materiali costituenti
l’opera e della tipologia di armamento. Quanto innanzi esplicitato trova applicazione quando la regolazione del binario viene e-
seguita nei periodi stagionali nei quali il ponte viene a trovarsi approssimativamente in condizioni di temperatura media. In ge-
nerale si possono ritenere trascurabili, e comunque in favore di sicurezza, gli effetti del gradiente termico lungo l’altezza
dell’impalcato.
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Fig. 5.2.8 - Valori caratteristici delle azioni q1k per superfici verticali parallele al binario
I suddetti valori sono relativi a treni con forme aerodinamiche sfavorevoli; per i casi di forme aerodinamiche favorevoli, questi
valori dovranno essere corretti per mezzo del fattore k1, ove:
Se l’altezza di un elemento strutturale (o parte della sua superficie di influenza) è ǂ1,0 m o se la larghezza è ǂ2,50 m, l’azione q1k deve
essere incrementata del fattore k2 =1,3.
— 173 —
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Fig. 5.2.9 - Valori caratteristici delle azioni q2k per superfici orizzontali al di sopra del binario
Fig. 5.2.10 - Valori caratteristici delle azioni q3k per superfici orizzontali adiacenti il binario
[Link].4 Strutture con superfici multiple a fianco del binario sia verticali che orizzontali o inclinate
I valori caratteristici dell’azione ± q4k sono forniti in Fig. 5.2.11 e si applicano ortogonalmente alla superficie considerata. Le azioni
sono determinate secondo quanto detto nel precedente § [Link].1 adottando una distanza fittizia dal binario pari a
a'g = 0,6 min ag + 0,4 max ag [5.2.10]
Le distanze min ag, max ag sono indicate in Fig. 5.2.11.
Nei casi in cui max ag> 6 m si adotterà max ag= 6,0 m
I coefficienti k1 e k2 sono gli stessi definiti al precedente § [Link].1.
— 174 —
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Fig. 5.2.11 - Definizione della distanza max ag e min ag dall’asse del binario
— 175 —
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[Link].1 Distorsioni
Le distorsioni, quali ad esempio i cedimenti vincolari artificialmente provocati e non, sono da considerarsi azioni permanenti. Nei
ponti in c.a., c.a.p. e a struttura mista i loro effetti vanno valutati tenendo conto dei fenomeni di viscosità.
— 176 —
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Qualora si debba provvedere al calcolo dell’ampiezza dei giunti e della corsa degli apparecchi di appoggio, gli effetti del ritiro e
della viscosità dovranno essere valutati incrementando del 50% i valori di cui al precedente capoverso.
Nella progettazione delle pile di un viadotto ferroviario deve considerarsi il ritiro differenziale fusto-fondazione (fusto-pulvino),
considerando un plinto (pulvino) parzialmente stagionato, che non ha, quindi, ancora esaurito la relativa deformazione da ritiro.
Conseguentemente a tale situazione si potrà considerare un valore di ritiro differenziale pari al 50% di quello a lungo termine,
considerando un valore convenzionale del modulo di elasticità del calcestruzzo pari ad 1/3 di quello misurato.
[Link] COMBINAZIONE DEI TRENI DI CARICO E DELLE AZIONI DA ESSI DERIVATE PER PIÙ BINARI
Tab. [Link] - Carichi mobili in funzione del numero di binari presenti sul ponte
Numero Binari Traffico normale
Traffico pesante(2)
di binari Carichi caso a(1) caso b(1)
secondo 1,0 (LM 71”+”SW/0) 0,75 (LM 71”+”SW/0) 1,0 (LM 71”+”SW/0)
ǃ3
Altri - 0,75 (LM 71”+”SW/0) -
(1 )
LM71 “+” SW/0 significa considerare il più sfavorevole fra i treni LM 71, SW/0
(2 )
Salvo i casi in cui sia esplicitamente escluso
Per strutture con 3 o più binari dovranno considerarsi due distinte condizioni: la prima che prevede caricati solo due binari (pri-
mo e secondo) considerando gli effetti più gravosi tra il caso “a” ed il traffico pesante; la seconda che prevede tutti i binari carica-
ti con l’entità del carico corrispondente a quello fissato nel caso “b”.
Come “primo” binario si intende quello su cui disporre il treno più pesante per avere i massimi effetti sulla struttura. Per “secondo”
binario si intende quello su cui viene disposto il secondo treno per avere, congiuntamente con il primo, i massimi effetti sulla struttu-
ra; pertanto, il “primo” e il “secondo” binario possono anche non essere contigui nel caso di ponti con 3 o più binari.
Qualora la presenza del secondo treno o, eventualmente, dei successivi, riduca l’effetto in esame, essi non vanno considerati presenti.
Tutti gli effetti delle azioni dovranno determinarsi con i carichi e le forze disposti nelle posizioni più sfavorevoli. Azioni che pro-
ducano effetti favorevoli saranno trascurate (ad eccezione dei casi in cui si considerino i treni di carico SW i quali debbono consi-
derarsi applicati per l’intera estensione del carico).
[Link].3 Simultaneità delle azioni da traffico - valori caratteristici delle azioni combinate in gruppi di carichi
Gli effetti dei carichi verticali dovuti alla presenza dei convogli vanno sempre combinati con le altre azioni derivanti dal traffico
ferroviario, adottando i coefficienti indicati in Tab. [Link].
Il carico verticale, nel caso di ponti con più binari, è quello che si ottiene con i treni specificati nella Tab. [Link].
Nella valutazione degli effetti di interazione, alle azioni conseguenti all’applicazione dei carichi da traffico ferroviario si adotte-
ranno gli stessi coefficienti parziali dei carichi che li generano.
I valori fra parentesi indicati nella Tab. [Link] vanno assunti quando l’azione risulta favorevole nei riguardi della verifica che si
sta svolgendo.
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Gruppo 2
- 1,0 0,0 1,0 (0,0) 1,0 (0,0) stabilità laterale
(2)
Gruppo 3 massima azione
1,0 (0,5) - 1,0 0,5 (0,0) 0,5 (0,0)
(2) longitudinale
0,8
Gruppo 4 - 0,8 (0,6;0,4) 0,8 (0,6;0,4) 0,8 (0,6;0,4) Fessurazione
(0,6;0,4)
(2) La simultaneità di due o tre valori caratteristici interi (assunzione di diversi coefficienti pari ad 1.0), sebbene improbabile,
è stata considerata come semplificazione per i gruppi di carico 1,2 e 3 senza che ciò abbia significative conseguenze proget-
tuali
I valori campiti in grigio rappresentano l’azione dominante.
Il gruppo 4 è da considerarsi esclusivamente per le verifiche a fessurazione. I valori indicati fra parentesi si assumeranno pari a:
(0,6) per impalcati con 2 binari caricati e (0,4) per impalcati con tre o più binari caricati.
Tab. 5.2.V - Coefficienti parziali di sicurezza per le combinazioni di carico agli SLU
Coefficiente EQU(1) A1 A2
Azioni permanenti favorevoli ·G1 0,90 1,00 1,00
sfavorevoli 1,10 1,35 1,00
Azioni permanenti non favorevoli ·G2 0,00 0,00 0,00
strutturali(2) sfavorevoli 1,50 1,50 1,30
Ballast(3) favorevoli ·B 0,90 1,00 1,00
sfavorevoli 1,50 1,50 1,30
Azioni variabili da traffi- favorevoli ·Q 0,00 0,00 0,00
co(4) sfavorevoli 1,45 1,45 1,25
Azioni variabili favorevoli ·Qi 0,00 0,00 0,00
sfavorevoli 1,50 1,50 1,30
Precompressione favorevole ·P 0,90 1,00 1,00
sfavorevo- 1,00(5) 1,00(6) 1,00
le
Ritiro, viscosità e cedi- favorevole ·Ce 0,00 0,00 0,00
menti non imposti appo- sfavorevo- d 1,20 1,20 1,00
sitamente le
(1) Equilibrio che non coinvolga i parametri di deformabilità e resistenza del terreno; altrimenti si applicano i valori della colonna A2.
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(2) Nel caso in cui l’intensità dei carichi permanenti non strutturali, o di una parte di essi (ad esempio carichi permanenti portati), sia ben definita in fase di progetto, per detti
carichi o per la parte di essi nota si potranno adottare gli stessi coefficienti validi per le azioni permanenti.
(3) Quando si prevedano variazioni significative del carico dovuto al ballast, se ne dovrà tener conto esplicitamente nelle verifiche.
(4) Le componenti delle azioni da traffico sono introdotte in combinazione considerando uno dei gruppi di carico gr della Tab. [Link].
Azioni ʗ0 ʗ1 Ɏ2
(3)
Treno di carico LM 71 0,80 (1) 0,0
(3)
Treno di carico SW /0 0,80 0,80 0,0
(3)
Azioni singole Treno di carico SW/2 0,00 0,80 0,0
da traffico (3)
Treno scarico 1,00 - -
(3)
Azione laterale (serpeggio) 1,00 0,80 0,0
(1) 0,80 se è carico solo un binario, 0,60 se sono carichi due binari e 0,40 se sono carichi tre o più binari.
(2) Si usano gli stessi coefficienti ȥ adottati per i carichi che provocano dette azioni.
(3) Quando come azione di base venga assunta quella del vento, i coefficienti ȥ relativi ai gruppi di carico delle azioni da traffico vanno assunti pari a 0,0.
0
Per la valutazione degli effetti dell’interazione si usano gli stessi coefficienti ȥ adottati per le azioni che provocano dette intera-
zioni e cioè: temperatura, carichi verticali da traffico ferroviario, frenatura.
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In ogni caso le azioni aerodinamiche devono essere cumulate con l’azione del vento. L’azione risultante dovrà essere maggiore di
un valore minimo, funzione della velocità della linea e comunque di 1,5 kN/m² sia nella verifica agli SLE (combinazione caratteri-
stica) sia nella verifica agli SLU con ·Q = 1,00 e ·Qi=1,00.
5.2.3. 2.2.1 Stati limite di esercizio per la sicurezza del traffico ferroviario
Accelerazioni verticali dell’impalcato
Questa verifica è richiesta per opere sulle quali la velocità di esercizio è superiore ai 200 km/h o quando la frequenza propria del-
la struttura non è compresa nei limiti indicati nella Fig. 5.2.7. La verifica, quando necessaria, dovrà essere condotta considerando
convogli reali.
In mancanza di ulteriori specificazioni, per ponti con armamento su ballast, non devono registrarsi accelerazioni verticali supe-
riori a 3,5 m/s2 nel campo di frequenze da 0 a 20 Hz.
Deformazioni torsionali dell’impalcato
La torsione dell’impalcato del ponte è calcolata considerando il treno di carico LM 71 incrementato con il corrispondente coeffi-
ciente dinamico.
Il massimo sghembo, misurato su una lunghezza di 3 m e considerando le rotaie solidali all’impalcato (Fig. 5.2.14), non deve ec-
cedere i seguenti valori:
per V ǂ 120 km/h; t ǂ 4,5 mm/3m
per 120 < V ǂ 200 km/h; t ǂ 3,0 mm/3m
per V > 200 km/h; t ǂ 1,5 mm/3m
Per velocità V > 200 km/h si deve inoltre verificare che per convogli reali, moltiplicati per il relativo incremento dinamico, risulti
t ǂ 1,2 mm/3m.
In mancanza di ulteriori specifiche, lo sghembo complessivo dovuto alla geometria del binario (curve di transizione) e quello do-
vuto alla deformazione dell’impalcato, non deve comunque eccedere i 6 mm/3 m.
Inflessione nel piano orizzontale dell’impalcato
Considerando la presenza del treno di carico LM 71, incrementato con il corrispondente coefficiente dinamico, l’azione del vento,
la forza laterale (serpeggio), la forza centrifuga e gli effetti della variazione di temperatura lineare fra i due lati dell’impalcato sta-
bilita al § [Link], l’inflessione nel piano orizzontale dell’impalcato non deve produrre:
- una variazione angolare maggiore di quella fornita nella successiva Tab. [Link];
- un raggio di curvatura orizzontale minore dei valori di cui alla citata tabella.
Il raggio di curvatura, nel caso di impalcati a semplice appoggio, è dato dalla seguente espressione:
L2
R [5.2.11]
8G h
dove Έh rappresenta la freccia orizzontale.
— 180 —
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La freccia orizzontale deve includere anche l’effetto della deformazione della sottostruttura del ponte (pile, spalle e fondazio-
ni), qualora esso sia sfavorevole alla verifica.
— 181 —
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CAPITOLO 6.
PROGETTAZIONE GEOTECNICA
— 183 —
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dove Einst,d è il valore di progetto dell’azione instabilizzante, Estb,d è il valore di progetto dell’azione stabilizzante.
La verifica della suddetta condizione deve essere eseguita impiegando come fattori parziali per le azioni i valori JF riportati nella
colonna EQU della tabella 6.2.I.
Per ogni stato limite ultimo che preveda il raggiungimento della resistenza di un elemento strutturale (STR) o del terreno (GEO),
come definiti al § 2.6.1, deve essere rispettata la condizione:
Ed ǂ Rd [6.2.1]
essendo Ed il valore di progetto dell’azione o dell’effetto dell’azione, definito dalle relazioni [6.2.2a] o [6.2.2b]
[6.2.2a]
[6.2.2b]
e Rd è il valore di progetto della resistenza del sistema geotecnico definito dalla relazione [6.2.3].
[6.2.3]
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Effetto delle azioni e resistenza di progetto sono espresse nelle [6.2.2a] e [6.2.3] rispettivamente in funzione delle azioni di
progetto ·FFk, dei parametri geotecnici di progetto Xk/·M e dei parametri geometrici di progetto ad. Il coefficiente parziale di
sicurezza ·R opera direttamente sulla resistenza del sistema. L’effetto delle azioni di progetto può anche essere valutato diret-
tamente con i valori caratteristici delle azioni come indicato dalla [6.2.2b] con ·E = ·F .
In accordo a quanto stabilito al §2.6.1, la verifica della condizione [6.2.1] deve essere effettuata impiegando diverse combinazioni
di gruppi di coefficienti parziali, rispettivamente definiti per le azioni (A1 e A2), per i parametri geotecnici (M1 e M2) e per le re-
sistenze (R1, R2 e R3).
I diversi gruppi di coefficienti di sicurezza parziali sono scelti nell’ambito di due approcci progettuali distinti e alternativi.
Nel primo approccio progettuale (Approccio 1) le verifiche si eseguono con due diverse combinazioni di gruppi di coefficienti
ognuna delle quali può essere critica per differenti aspetti dello stesso progetto.
Nel secondo approccio progettuale (Approccio 2) le verifiche si eseguono con un’unica combinazione di gruppi di coefficienti.
Per le verifiche nei confronti di stati limite ultimi non espressamente trattati nei successivi paragrafi, da 6.3 a 6.11, si utilizza
l’Approccio 1 con le due combinazioni (A1+M1+R1) e (A2+M2+R2). I fattori parziali per il gruppo R1 sono sempre unitari; quelli
del gruppo R2 possono essere maggiori o uguali all'unità e, in assenza di indicazioni specifiche per lo stato limite ultimo conside-
rato, devono essere scelti dal progettista in relazione alle incertezze connesse con i procedimenti adottati.
[Link].1 Azioni
I coefficienti parziali ·F relativi alle azioni sono indicati nella Tab. 6.2.I. Ad essi deve essere fatto riferimento con le precisazioni
riportate nel § 2.6.1. Si deve comunque intendere che il terreno e l’acqua costituiscono carichi permanenti (strutturali) quando,
nella modellazione utilizzata, contribuiscono al comportamento dell’opera con le loro caratteristiche di peso, resistenza e rigidez-
za.
Nella valutazione della combinazione delle azioni i coefficienti di combinazione ȥij devono essere assunti come specificato nel
Capitolo 2.
Si fa salvo, comunque, quanto previsto nel Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 26 giugno 2014 recante
“Norme tecniche per la progettazione e la costruzione degli sbarramenti di ritenuta (dighe e traverse)”, ove applicabile
Tab. 6.2.I – Coefficienti parziali per le azioni o per l’effetto delle azioni
Coefficiente Parziale
Effetto EQU (A1) (A2)
·F (o ·E)
Carichi permanenti G1 Favorevole ·G1 0,9 1,0 1,0
Sfavorevole 1,1 1,3 1,0
Carichi permanenti G2 (1) Favorevole ·G2 0,8 0,8 0,8
Sfavorevole 1,5 1,5 1,3
Azioni variabili Q Favorevole ·Qi 0,0 0,0 0,0
Sfavorevole 1,5 1,5 1,3
(1) Per i carichi permanenti G2 si applica quanto indicato alla Tabella 2.6.I. Per la spinta delle terre si fa riferimento ai coefficienti ·G1
[Link].2 Resistenze
Il valore di progetto della resistenza Rd può essere determinato:
a) in modo analitico, con riferimento al valore caratteristico dei parametri geotecnici del terreno, diviso per il valore del coeffi-
ciente parziale ·M specificato nella successiva Tab. [Link] e tenendo conto, ove necessario, dei coefficienti parziali ·R specificati
nei paragrafi relativi a ciascun tipo di opera;
b) in modo analitico, con riferimento a correlazioni con i risultati di prove in sito, tenendo conto dei coefficienti parziali ·R ri-
portati nelle tabelle contenute nei paragrafi relativi a ciascun tipo di opera;
c) sulla base di misure dirette su prototipi, tenendo conto dei coefficienti parziali ·R riportati nelle tabelle contenute nei para-
grafi relativi a ciascun tipo di opera.
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Per gli ammassi rocciosi e per i terreni a struttura complessa, nella valutazione della resistenza caratteristica occorre tener conto
della natura e delle caratteristiche geometriche e di resistenza delle discontinuità strutturali. Il valore di progetto della resistenza
si ottiene, per il caso (a), applicando al valore caratteristico della resistenza unitaria al taglio WR un coefficiente parziale ·WR =1,0
(M1) e ·WR=1,25 (M2) oppure procedendo come previsto ai punti b) e c) di cui sopra.
Tab. [Link] – Coefficienti parziali sulle azioni per le verifiche nei confronti di stati limite di sollevamento
Coefficiente Parziale
Effetto Sollevamento (UPL)
·F (o ·E)
Favorevole 0,9
Carichi permanenti G1 ·G1
Sfavorevole 1,1
Carichi permanenti Favorevole 0,8
·G2
G2(1) Sfavorevole 1,5
Favorevole 0,0
Azioni variabili Q ·Qi
Sfavorevole 1,5
(1) Per i carichi permanenti G2 si applica quanto indicato alla Tabella 2.6.I. Per la spinta delle terre si fa riferimento ai coefficienti ·G1
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La progettazione può fare ricorso anche al metodo osservazionale, nei casi in cui a causa della particolare complessità della situazio-
ne geologica e geotecnica e dell’importanza e impegno dell’opera, dopo estese ed approfondite indagini permangano documentate
ragioni di incertezza risolvibili solo in fase di esecuzione dell’opera.
Nell’applicazione di tale metodo si deve utilizzare il seguente procedimento:
ƺ devono essere stabiliti i limiti di accettabilità dei valori di alcune grandezze rappresentative del comportamento del complesso
manufatto-terreno;
ƺ si deve dimostrare che la soluzione prescelta è accettabile in rapporto a tali limiti;
ƺ devono essere previste soluzioni alternative, congruenti con il progetto, e definiti i relativi oneri economici;
ƺ deve essere istituito un adeguato sistema di monitoraggio in corso d’opera, con i relativi piani di controllo, tale da consentire
tempestivamente l’adozione di una delle soluzioni alternative previste, qualora i limiti indicati siano raggiunti.
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Il numero minimo di verticali di indagine e misura deve essere tale da permettere una descrizione accurata della successione strati-
grafica dei terreni interessati da cinematismi di collasso effettivi e potenziali e, in caso di pendii in frana, deve consentire di accertare
forma e posizione della superficie o delle superfici di scorrimento esistenti e definire i caratteri cinematici della frana.
La profondità e l’estensione delle indagini devono essere fissate in relazione alle caratteristiche geometriche del pendio, ai risultati
dei rilievi di superficie nonché alla più probabile posizione della eventuale superficie di scorrimento.
Tutti gli elementi raccolti devono permettere la definizione di un modello geotecnico di sottosuolo (vedi § 6.2.2) che tenga conto
della complessità della situazione stratigrafica e geotecnica, della presenza di discontinuità e dell’evidenza di movimenti pregres-
si e al quale fare riferimento per le verifiche di stabilità e per il progetto degli eventuali interventi di stabilizzazione.
L’adeguatezza del margine di sicurezza ritenuto accettabile dal progettista deve comunque essere giustificata sulla base del livello
di conoscenze raggiunto, dell’affidabilità dei dati disponibili e del modello di calcolo adottato in relazione alla complessità geologica
e geotecnica, nonché sulla base delle conseguenze di un’eventuale frana.
La scelta delle più idonee tipologie degli interventi di stabilizzazione deve tener conto delle cause promotrici della frana, del
meccanismo di collasso ipotizzato o in atto, dei suoi caratteri cinematici e del regime delle pressioni interstiziali nel sottosuolo. Il
progetto degli interventi deve essere basato su specifici modelli geotecnici di sottosuolo.
L’adeguatezza del margine di sicurezza raggiunto per effetto degli interventi di stabilizzazione deve essere giustificato dal pro-
gettista.
Oltre alla valutazione dell’incremento di sicurezza indotto dagli interventi di stabilizzazione nei confronti del meccanismo di col-
lasso più critico, è necessario verificare le condizioni di sicurezza connesse con altri, diversi, meccanismi di collasso, compatibili
con gli interventi ipotizzati
— 189 —
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Devono essere valutati gli effetti della costruzione dell’opera su manufatti attigui e sull’ambiente circostante.
Nel caso di fondazioni su pali, le indagini devono essere dirette anche ad accertare la fattibilità e l’idoneità del tipo di palo in re-
lazione alle caratteristiche dei terreni e al regime delle pressioni interstiziali.
Tab. 6.4.I – Coefficienti parziali ·R per le verifiche agli stati limite ultimi di fondazioni superficiali
Verifica Coefficiente
parziale
(R3)
Carico limite ·R = 2,3
Scorrimento ·R = 1,1
— 190 —
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Le indagini geotecniche, oltre a soddisfare i requisiti riportati al § 6.2.2, devono essere dirette anche ad accertare l’effettiva realiz-
zabilità e l’idoneità del tipo di palo in relazione alle caratteristiche dei terreni e del regime delle pressioni interstiziali.
In generale, le verifiche dovrebbero essere condotte a partire dai risultati di analisi di interazione tra il terreno e la fondazione co-
stituita dai pali e dalla struttura di collegamento (fondazione mista a platea su pali) che portino alla determinazione dell’aliquota
dell’azione di progetto trasferita al terreno direttamente dalla struttura di collegamento e di quella trasmessa dai pali.
Nei casi in cui l’interazione sia considerata non significativa o, comunque, si ometta la relativa analisi, le verifiche SLU e SLE,
condotte con riferimento ai soli pali, dovranno soddisfare quanto riportato ai §§ [Link] e [Link].
Nei casi in cui si consideri significativa tale interazione e si svolga la relativa analisi, le verifiche SLU e SLE, condotte con riferi-
mento alla fondazione mista, dovranno soddisfare quanto riportato ai §§ [Link] e [Link].
In ogni caso, in aggiunta a quanto riportato ai §§ [Link].1 e [Link].2, fra le azioni permanenti deve essere incluso il peso proprio
del palo e l’effetto dell’attrito negativo, quest’ultimo valutato con i coefficienti ·M del caso M1 della Tab. [Link].
In presenza di azioni sismiche, oltre a quanto previsto nel presente paragrafo , le fondazioni su pali devono rispettare i criteri di
verifica di cui al successivo § [Link].2
Tab. [Link] – Coefficienti parziali ·R da applicare alle resistenze caratteristiche a carico verticale dei pali
Resistenza Simbolo Pali Pali Pali ad elica
infissi trivellati continua
·R (R3) (R3) (R3)
Base ·b 1,15 1,35 1,3
Laterale in compressione ·s 1,15 1,15 1,15
Totale (*) · 1,15 1,30 1,25
Laterale in trazione ·st 1,25 1,25 1,25
(*) da applicare alle resistenze caratteristiche dedotte dai risultati di prove di carico di progetto.
— 191 —
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c) risultati di prove dinamiche di progetto, ad alto livello di deformazione, eseguite su pali pilota (§ [Link].1).
In dettaglio:
(a) Se il valore caratteristico della resistenza a compressione del palo, Rc,k, o a trazione, Rt,k, è dedotto dai corrispondenti valori
Rc,m o Rt,m, ottenuti elaborando i risultati di una o più prove di carico di progetto, il valore caratteristico della resistenza a
compressione e a trazione è pari al minore dei valori ottenuti applicando al valore medio e al valore minimo delle resistenze
misurate i fattori di correlazione Β riportati nella Tab. [Link], in funzione del numero n di prove di carico su pali pilota:
[6.4.1]
[6.4.2]
Tab. [Link] - Fattori di correlazione Β per la determinazione della resistenza caratteristica a partire dai risultati di prove di carico statico su pali pilota
Numero di prove di carico 1 2 3 4 ǃ5
(b) Con riferimento alle procedure analitiche che prevedano l’utilizzo dei parametri geotecnici o dei risultati di prove in sito, il valo-
re caratteristico della resistenza Rc,k (o Rt,k) è dato dal minore dei valori ottenuti applicando al valore medio e al valore minimo
delle resistenze calcolate Rc,cal (Rt,cal) i fattori di correlazione Β riportati nella Tab. [Link], in funzione del numero n di verticali di
indagine:
[6.4.3]
[6.4.4]
Tab. [Link] - Fattori di correlazione Β per la determinazione della resistenza caratteristica in funzione del numero di verticali indagate
Numero di verticali indagate 1 2 3 4 5 7 ǃ 10
Fatta salva la necessità di almeno una verticale di indagine per ciascun sistema di fondazione, nell'ambito dello stesso sistema di
fondazione, ai fini del conteggio delle verticali di indagine per la scelta dei coefficienti Β in Tab. [Link] si devono prendere solo le
verticali lungo le quali la singola indagine (sondaggio con prelievo di campioni indisturbati, prove penetrometriche, ecc.) sia stata
spinta ad una profondità superiore alla lunghezza dei pali, in grado di consentire una completa identificazione del modello geo-
tecnico di sottosuolo.
(c) Se il valore caratteristico della resistenza Rc,k è dedotto dal valore Rc,m ottenuto elaborando i risultati di una o più prove di-
namiche di progetto ad alto livello di deformazione, il valore caratteristico della resistenza a compressione è pari al minore
dei valori ottenuti applicando al valore medio e al valore minimo delle resistenze misurate i fattori di correlazione Β riportati
nella Tab. 6.4.V, in funzione del numero n di prove dinamiche eseguite su pali pilota:
[6.4.5]
Tab. 6.4.V - Fattori di correlazione Β per la determinazione della resistenza caratteristica a partire dai risultati di prove dinamiche su pali pilota
Numero di prove di carico ǃ2 ǃ5 ǃ 10 ǃ 15 ǃ 20
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Tab. [Link] - Coefficiente parziale ·T per le verifiche agli stati limite ultimi di pali soggetti a carichi trasversali
Coefficiente parziale (R3)
·T = 1,3
Nel caso in cui la resistenza caratteristica Rtr,k sia valutata a partire dalla resistenza Rtr,m misurata nel corso di una o più prove di cari-
co statico su pali pilota, è necessario che la prova sia eseguita riproducendo la retta di azione delle azioni di progetto.
Nel caso in cui la resistenza caratteristica sia valutata con metodi di calcolo analitici, i coefficienti riportati nella Tab. [Link] devono
essere scelti assumendo come verticali indagate solo quelle che consentano una completa identificazione del modello geotecnico di
sottosuolo nell’ambito delle profondità interessate dal meccanismo di rottura.
La resistenza sotto carichi trasversali dell’intera fondazione su pali deve essere valutata tenendo conto delle condizioni di vincolo
alla testa dei pali determinate dalla struttura di collegamento e di possibili riduzioni per effetto di gruppo.
[Link] VERIFICHE AGLI STATI LIMITE ULTIMI (SLU) DELLE FONDAZIONI MISTE
Gli stati limite ultimi delle fondazioni miste si riferiscono allo sviluppo di meccanismi di collasso determinati dalla mobilitazione
della resistenza del terreno e al raggiungimento della resistenza degli elementi strutturali che compongono la fondazione stessa.
Nel caso di fondazioni posizionate su o in prossimità di pendii naturali o artificiali deve essere effettuata la verifica con riferimen-
to alle condizioni di stabilità globale del pendio includendo nelle verifiche le azioni trasmesse dalle fondazioni.
Le verifiche delle fondazioni miste devono essere effettuate con riferimento almeno ai seguenti stati limite, accertando che la con-
dizione [6.2.1] sia soddisfatta per ogni stato limite considerato:
ȡ SLU di tipo geotecnico (GEO)
ƺ collasso per carico limite della fondazione mista nei riguardi dei carichi assiali;
ƺ collasso per carico limite della fondazione mista nei riguardi dei carichi trasversali;
ƺ stabilità globale;
ȡ SLU di tipo strutturale (STR)
ƺ raggiungimento della resistenza dei pali;
ƺ raggiungimento della resistenza della struttura di collegamento dei pali.
La verifica di stabilità globale deve essere effettuata, analogamente a quanto previsto al § 6.8, secondo la Combinazione 2
(A2+M2+R2) dell’Approccio 1 tenendo conto dei coefficienti parziali riportati nelle Tabelle 6.2.I e [Link] per le azioni e i parametri
geotecnici, e nella Tab. 6.8.I per le resistenze globali.
Nel caso in cui il soddisfacimento della condizione [6.2.1] sia garantito dalla sola struttura di collegamento posta a contatto con il
terreno secondo quanto indicato al § [Link], ai pali può essere assegnata la sola funzione di riduzione e regolazione degli sposta-
menti. In questo caso il dimensionamento dei pali deve garantire il soddisfacimento delle verifiche nei confronti degli stati limite
ultimi (SLU) di tipo strutturale per tutti gli elementi della fondazione (struttura di collegamento e pali) e delle verifiche SLE se-
condo quanto riportato al paragrafo successivo.
Limitatamente alle azioni verticali, il soddisfacimento della condizione [6.2.1] può essere garantito portando in conto anche il
contributo dei pali. In questo caso, la verifica deve essere svolta anche per stati limite ultimi di tipo GEO della fondazione mista,
sia a breve sia a lungo termine, ottenendo la resistenza di progetto Rd dalla somma delle resistenze caratteristiche dei pali, deter-
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minate come al § [Link], e della struttura di collegamento, dividendo la resistenza totale per il coefficiente parziale di capacità
portante (R3) riportato nella Tab. 6.4.I (§ [Link]).
[Link] VERIFICHE AGLI STATI LIMITE DI ESERCIZIO (SLE) DELLE FONDAZIONI MISTE
L’analisi di interazione tra il terreno e la fondazione mista deve garantire che i valori degli spostamenti e delle distorsioni siano
compatibili con i requisiti prestazionali della struttura in elevazione (§§ 2.2.2 e 2.6.2), nel rispetto della condizione [6.2.7].
La geometria della fondazione (numero, lunghezza, diametro e interasse dei pali) deve essere stabilita nel rispetto dei summenziona-
ti requisiti prestazionali, tenendo opportunamente conto dei diversi meccanismi di mobilitazione della resistenza laterale rispetto
alla resistenza alla base, soprattutto in presenza di pali di grande diametro.
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In presenza di pali strumentati per il rilievo separato delle curve di mobilitazione delle resistenze lungo la superficie e alla base, il
massimo carico assiale di prova può essere posto pari a 1,2 volte l’azione di progetto utilizzata per le verifiche SLE.
Il numero e l’ubicazione delle prove di carico devono essere stabiliti in base all’importanza dell’opera e al grado di omogeneità
del terreno di fondazione. In ogni caso, per ciascun sistema di fondazione il numero complessivo di prove non deve essere infe-
riore a:
ƺ 1 se il numero di pali è inferiore o uguale a 20,
ƺ 2 se il numero di pali è compreso tra 21 e 50,
ƺ 3 se il numero di pali è compreso tra 51 e 100,
ƺ 4 se il numero di pali è compreso tra 101 e 200,
ƺ 5 se il numero di pali è compreso tra 201 e 500,
ƺ il numero intero più prossimo al valore 5 + n/500, se il numero n di pali è superiore a 500.
Fermo restando il numero complessivo delle prove di carico minimo sopra indicato, il numero di prove di carico statiche può es-
sere ridotto se sono eseguite prove di carico dinamiche sostitutive, da tarare con quelle statiche di progetto su pali pilota, e siano
effettuati controlli non distruttivi su almeno il 50% dei pali, per verificarne lunghezza e integrità strutturale. In ogni caso, deve
essere eseguita almeno una prova di carico statica.
Per fondazioni su pali di opere che ricadono in condizioni ambientali particolarmente severe, quali ad esempio le strutture off-
shore con elevato battente d’acqua, si può fare riferimento a specifiche normative di comprovata validità.
6.5.2 AZIONI
Si considerano azioni sull’opera di sostegno quelle dovute al peso proprio del terreno e del materiale di riempimento, ai sovraccari-
chi, all’acqua, ad eventuali ancoraggi presollecitati, al moto ondoso, ad urti e collisioni, alle variazioni di temperatura e al ghiaccio.
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[Link] SOVRACCARICHI
Nel valutare il sovraccarico a tergo di un’opera di sostegno si deve tener conto della eventuale presenza di costruzioni, di deposi-
ti di materiale, di veicoli in transito, di apparecchi di sollevamento.
La verifica di stabilità globale del complesso opera di sostegno-terreno deve essere effettuata, analogamente a quanto previsto al
§ 6.8, secondo l’Approccio 1, con la Combinazione 2 (A2+M2+R2), tenendo conto dei coefficienti parziali riportati nelle Tabelle
6.2.I e [Link] per le azioni e i parametri geotecnici e nella Tab. 6.8.I per le verifiche di sicurezza di opere di materiali sciolti e fronti
di scavo.
Le rimanenti verifiche devono essere effettuate secondo l’Approccio 2, con la combinazione (A1+M1+R3), tenendo conto dei valo-
ri dei coefficienti parziali riportati nelle Tabelle 6.2.I, [Link] e 6.5.I.
Nella verifica a ribaltamento i coefficienti R3 della Tab. 6.5.I si applicano agli effetti delle azioni stabilizzanti.
Tab. 6.5.I - Coefficienti parziali ·R per le verifiche agli stati limite ultimi di muri di sostegno
Coefficiente
Verifica parziale
(R3)
Capacità portante della fondazione ·R = 1,4
Scorrimento ·R = 1,1
Ribaltamento ·R = 1,15
Resistenza del terreno a valle ·R = 1,4
In generale, le ipotesi di calcolo delle spinte devono essere giustificate sulla base dei prevedibili spostamenti relativi manufatto-
terreno, oppure determinate con un’analisi dell’interazione terreno-struttura. Le spinte devono tenere conto del sovraccarico e
dell’inclinazione del piano campagna, dell’inclinazione del paramento rispetto alla verticale, delle pressioni interstiziali e degli effetti
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della filtrazione nel terreno. Nel calcolo della spinta si può tenere conto dell’attrito che si sviluppa fra parete e terreno. I valori assun-
ti per il relativo coefficiente di attrito devono essere giustificati in base alla natura dei materiali a contatto e all’effettivo grado di mo-
bilitazione.
Ai fini della verifica alla traslazione sul piano di posa di muri di sostegno con fondazioni superficiali, non si deve in generale
considerare il contributo della resistenza passiva del terreno antistante il muro. In casi particolari, da giustificare con considera-
zioni relative alle caratteristiche meccaniche dei terreni e alle modalità costruttive, la presa in conto di un’aliquota (comunque
non superiore al 50%) di tale resistenza è subordinata all’assunzione di effettiva permanenza di tale contributo, nonché alla veri-
fica che gli spostamenti necessari alla mobilitazione di tale aliquota siano compatibili con le prestazioni attese dell’opera.
Nel caso di strutture miste o composite, le verifiche di stabilità globale devono essere accompagnate da verifiche di stabilità locale
e di funzionalità e durabilità degli elementi singoli.
[Link].2 Paratie
Per le paratie si devono considerare almeno i seguenti stati limite ultimi, accertando che la condizione [6.2.1] sia soddisfatta per
ogni stato limite considerato:
ȡ SLU di tipo geotecnico (GEO) e di tipo idraulico (UPL e HYD)
ƺ collasso per rotazione intorno a un punto dell’opera (atto di moto rigido);
ƺ collasso per carico limite verticale;
ƺ sfilamento di uno o più ancoraggi;
ƺ instabilità del fondo scavo in terreni a grana fine in condizioni non drenate;
ƺ instabilità del fondo scavo per sollevamento;
ƺ sifonamento del fondo scavo;
ƺ instabilità globale del complesso opera di sostegno-terreno;
ȡ SLU di tipo strutturale (STR)
ƺ raggiungimento della resistenza in uno o più ancoraggi;
ƺ raggiungimento della resistenza in uno o più puntoni o di sistemi di contrasto;
ƺ raggiungimento della resistenza strutturale della paratia.
La verifica di stabilità globale del complesso opera di sostegno-terreno deve essere effettuata secondo la Combinazione 2
(A2+M2+R2) dell’Approccio 1, tenendo conto dei coefficienti parziali riportati nelle Tabelle 6.2.I, [Link] e 6.8.I.
Le verifiche nei riguardi degli stati limite idraulici (UPL e HYD) devono essere eseguite come descritto nel § [Link].
Le rimanenti verifiche devono essere effettuate secondo l’Approccio 1 considerando le due combinazioni di coefficienti:
ƺ Combinazione 1: (A1+M1+R1)
ƺ Combinazione 2: (A2+M2+R1)
tenendo conto dei valori dei coefficienti parziali riportati nelle Tabelle 6.2.I e [Link], con i coefficienti JR del gruppo R1 pari all'uni-
tà.
Per le paratie, i calcoli di progetto devono comprendere la verifica degli eventuali ancoraggi, puntoni o strutture di controventa-
mento.
Fermo restando quanto specificato nel § [Link].1 per il calcolo delle spinte, per valori dell’angolo d’attrito tra terreno e parete Έ >
Π’/2, ai fini della valutazione della resistenza passiva è necessario tener conto della non planarità delle superfici di scorrimento.
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Nel progetto devono indicarsi l’orientazione, la lunghezza e il numero degli ancoraggi; la tecnica e le tolleranze di esecuzione; la
resistenza di progetto Rad e l’eventuale programma di tesatura.
Nel caso di ancoraggi attivi impiegati per una funzione permanente, devono essere adottati tutti gli accorgimenti costruttivi ne-
cessari a garantire la durabilità e l’efficienza del sistema di testata dei tiranti, soprattutto per quelli a trefoli, in particolare nei ri-
guardi della corrosione, per tutta la vita nominale della struttura. Inoltre si devono prevedere efficaci dispositivi di contenimento
locale dell’armatura nei confronti del possibile tranciamento in corso di esercizio.
Nel progetto deve essere definito un programma di manutenzione ordinaria che può comprendere anche successivi interventi di
regolazione e/o sostituzione dei dispositivi di ancoraggio. Deve inoltre essere predisposto un piano di monitoraggio per verifica-
re il comportamento dell’ancoraggio nel tempo.
Se la funzione di ancoraggio è esercitata da piastre, da pali accostati o simili, è necessario evitare ogni sovrapposizione tra la zona
passiva di pertinenza dell’ancoraggio e quella attiva a tergo dell’opera di sostegno.
Per la valutazione della resistenza a sfilamento di un ancoraggio si può procedere in prima approssimazione con formule teori-
che o con correlazioni empiriche. La conferma sperimentale con prove di trazione in sito nelle fasi di progetto e in corso d’opera è
sempre necessaria.
Il valore caratteristico della resistenza allo sfilamento dell’ancoraggio Rak si può determinare:
a) dai risultati di prove di progetto su ancoraggi di prova;
b) con metodi di calcolo analitici, dai valori caratteristici dei parametri geotecnici dedotti dai risultati di prove in sito e/o di labo-
ratorio.
Nel caso (a), il valore della resistenza caratteristica Rak è il minore dei valori derivanti dall’applicazione dei fattori di correlazione
Βa1 e Βa2 riportati nella Tabella [Link] rispettivamente al valor medio e al valor minimo delle resistenze Ra,m misurate nel corso delle
prove:
R a , m medio R a , m min ½
R ak Min ® ; ¾ [6.6.1]
¯ [ a1 [a 2 ¿
Nel caso (b), il valore della resistenza caratteristica Rak è il minore dei valori derivanti dall’applicazione dei fattori di correlazione
Βa3 e Βa4 riportati nella Tabella [Link] rispettivamente al valor medio e al valor minimo delle resistenze Ra,c ottenute dal calcolo.
Per la valutazione dei fattori Βa3 e Βa4, si deve tenere conto che i profili di indagine sono solo quelli che consentono la completa
identificazione del modello geotecnico di sottosuolo per il terreno di fondazione dell’ancoraggio.
[6.6.2]
Nella valutazione analitica della resistenza allo sfilamento degli ancoraggi non si applicano coefficienti parziali di sicurezza sui
valori caratteristici della resistenza del terreno; si fa quindi riferimento ai coefficienti parziali di sicurezza M1.
Tab. [Link] - Fattori di correlazione per derivare la resistenza caratteristica da prove di progetto, in funzione del numero degli ancoraggi di prova
Numero degli ancoraggi di prova 1 2 >2
Βa1 1,5 1,4 1,3
Βa2 1,5 1,3 1,2
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Tab. [Link] - Fattori di correlazione per derivare la resistenza caratteristica dalle prove geotecniche, in funzione del numero n di profili di indagine
Numero di profili di indagine 1 2 3 4 ǃ5
Βa3 1,80 1,75 1,70 1,65 1,60
Βa4 1,80 1,70 1,65 1,60 1,55
Nei tiranti di prova, l’armatura a trefoli dell’acciaio armonico del tratto libero deve essere dimensionata in modo che la resistenza
caratteristica al limite di snervamento del tratto libero sia sempre maggiore del tiro massimo di prova.
Gli ancoraggi preliminari di prova (ancoraggi di progetto) - sottoposti a sollecitazioni più severe di quelle di verifica e non utiliz-
zabili per l’impiego successivo - devono essere realizzati con lo stesso sistema costruttivo di quelli definitivi, nello stesso sito e
nelle stesse condizioni ambientali.
Gli ancoraggi preliminari di prova devono essere realizzati dopo l’esecuzione di quelle operazioni, quali scavi e riporti, che pos-
sano influire sulla capacità portante della fondazione.
Nelle valutazioni si terrà conto della variazione della resistenza allo sfilamento nel tempo, per effetto del comportamento viscoso
del terreno e dei materiali che costituiscono l’ancoraggio.
Il numero di prove di progetto non deve essere inferiore a:
ƺ 1 se il numero degli ancoraggi è inferiore a 30,
ƺ 2 se il numero degli ancoraggi è compreso tra 31 e 50,
ƺ 3 se il numero degli ancoraggi è compreso tra 51 e 100,
ƺ 7 se il numero degli ancoraggi è compreso tra 101 e 200,
ƺ 8 se il numero degli ancoraggi è compreso tra 201 e 500,
ƺ 10 se il numero degli ancoraggi è superiore a 500.
[Link]. PROVE DI CARICO IN CORSO D’OPERA SUGLI ANCORAGGI
Le prove di carico in corso d’opera devono essere effettuate su tutti gli ancoraggi per controllarne il comportamento sotto le azio-
ni di progetto. La prova consiste nell’applicazione di un ciclo semplice di carico e scarico; in questo ciclo il tirante viene sottopo-
sto ad una forza pari a 1,2 l’azione di progetto Pd utilizzata per le verifiche SLE, verificando che gli allungamenti misurati siano
nei limiti previsti e/o compatibili con le misure sugli ancoraggi preliminari di prova.
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Nel progetto devono essere indicate le prescrizioni relative alla qualificazione dei materiali e alla posa in opera precisando tempi
e modalità di costruzione, in particolare lo spessore massimo degli strati in funzione dei materiali. Sono altresì da precisare i con-
trolli da eseguire durante la costruzione e i limiti di accettabilità dei materiali, del grado di compattazione da raggiungere e della
deformabilità degli strati.
Tab. 6.8.I - Coefficienti parziali per le verifiche di sicurezza di opere di materiali sciolti e di fronti di scavo
COEFFICIENTE R2
·R 1,1
La stabilità globale dell’insieme manufatto-terreno di fondazione deve essere studiata nelle condizioni corrispondenti alle diverse
fasi costruttive, al termine della costruzione e in esercizio.
Le verifiche locali devono essere estese agli elementi artificiali di rinforzo eventualmente presenti all’interno ed alla base del ma-
nufatto, con riferimento anche ai problemi di durabilità. Nel caso di manufatti su pendii si deve esaminare l’influenza dell’opera
in terra sulle condizioni generali di sicurezza del pendio, anche in relazione alle variazioni indotte nel regime delle pressioni in-
terstiziali nel sottosuolo.
Se l’opera ha funzioni di ritenuta idraulica, lo stato limite ultimo è da verificarsi con riferimento alla stabilità dei paramenti, in
tutte le possibili condizioni di esercizio. Si deve porre particolare attenzione alle problematiche relative al sifonamento ed
all’erosione, in relazione alle caratteristiche dei terreni di fondazione dei materiali con i quali è realizzata l’opera, tenendo conto
di quanto indicato al § [Link].
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Le azioni dovute al terreno, all’acqua e ai sovraccarichi anche transitori devono essere calcolate in modo da pervenire, di volta in
volta, alle condizioni più sfavorevoli.
Le ipotesi per il calcolo delle azioni del terreno e delle sollecitazioni della struttura di sostegno devono essere giustificate portan-
do in conto la deformabilità relativa del terreno-struttura di sostegno, le modalità esecutive dello scavo, le caratteristiche mecca-
niche del terreno e il tempo di permanenza dello scavo.
6.9.2. MONITORAGGIO
Il monitoraggio ha lo scopo di valutare l’efficacia degli interventi e di verificare la rispondenza dei risultati ottenuti con le ipotesi
progettuali. Ha inoltre lo scopo di controllare il comportamento nel tempo del complesso opera-terreno trattato.
Il monitoraggio deve essere previsto nei casi in cui gli interventi di miglioramento e di rinforzo possano condizionare la sicurezza
e la funzionalità dell’opera in progetto o di opere circostanti.
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Le indagini devono anche comprendere la misura di grandezze significative per individuare i caratteri cinematici dei movimenti
in atto e devono riguardare la variazione nel tempo di grandezze quali le pressioni interstiziali e gli spostamenti del terreno
all’interno del volume significativo. Se è presumibile il carattere periodico dei fenomeni osservati, legato ad eventi stagionali, le
misure devono essere adeguatamente protratte nel tempo .
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Nelle verifiche che interessano il corpo della discarica, si devono attribuire ai materiali di rifiuto parametri che tengano conto del-
la composizione del rifiuto medesimo e dei metodi di pretrattamento e costipamento adottati nonché dei risultati di specifiche
prove in sito o di laboratorio.
[Link] MONITORAGGIO
Il monitoraggio geotecnico del complesso discarica-terreno deve in generale comprendere la misura di grandezze significative –
quali, ad esempio, spostamenti, pressioni interstiziali, caratteristiche del percolato e di eventuale biogas .
[Link] MONITORAGGIO
Il monitoraggio geotecnico del complesso deposito-terreno consiste nella installazione di appropriata strumentazione e nella mi-
sura di grandezze significative – quali, ad esempio, spostamenti e pressioni interstiziali.
Deve essere altresì effettuato un controllo delle acque di ruscellamento superficiale al fine di limitarne la penetrazione nel corpo
del deposito.
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CAPITOLO 7.
PROGETTAZIONE PER AZIONI SISMICHE
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7.0. GENERALITÀ
Il presente capitolo disciplina la progettazione e la costruzione delle nuove opere soggette anche all’azione sismica. Le sue
indicazioni sono da considerarsi aggiuntive e non sostitutive di quelle riportate nei Capitoli 4, 5 e 6; si deve inoltre far sempre
riferimento a quanto indicato nel Capitolo 2, per la valutazione della sicurezza, e nel Capitolo 3, per la valutazione dell’azione
sismica.
Le costruzioni caratterizzate, nei confronti dello SLV, da agS ǂ 0,075g, in cui S è il coefficiente che comprende l’effetto
dell’amplificazione stratigrafica (SS) e dell’amplificazione topografica (ST), di cui al § [Link], e ag è l’accelerazione orizzontale
massima per il suddetto SLV su sito di riferimento rigido, possono essere progettate e verificate come segue:
- si considera la combinazione di azioni definita nel § 2.5.3, applicando, in due direzioni ortogonali, il sistema di forze
orizzontali definito dall’espressione [7.3.7] assumendo Fh = 0,10 W O per tutte le tipologie strutturali, essendo O definito al
§[Link];
- si richiede la sola verifica nei confronti dello SLV;
- si utilizza in generale una “progettazione per comportamento strutturale non dissipativo”, quale definita nel § 7.2.2; qualora si
scelga una “progettazione per comportamento strutturale dissipativo”, quale definita nel § 7.2.2, si possono impiegare, in
classe di duttilità CD“B”, valori unitari per i coefficienti JRddi cui alla Tab. 7.2.I;
- ad eccezione del caso di edifici fino a due piani, considerati al di sopra della fondazione o della struttura scatolare rigida
di cui al § 7.2.1, gli orizzontamenti devono rispettare i requisiti di rigidezza e resistenza di cui al § 7.2.2.
REGOLARITÀ
Le costruzioni devono avere, quanto più possibile, struttura iperstatica caratterizzata da regolarità in pianta e in altezza. Se
necessario, ciò può essere conseguito suddividendo la struttura, mediante giunti, in unità tra loro dinamicamente indipendenti.
Per quanto riguarda gli edifici, una costruzione è regolare in pianta se tutte le seguenti condizioni sono rispettate:
a) la distribuzione di masse e rigidezze è approssimativamente simmetrica rispetto a due direzioni ortogonali e la forma in
pianta è compatta, ossia il contorno di ogni orizzontamento è convesso; il requisito può ritenersi soddisfatto, anche in
presenza di rientranze in pianta, quando esse non influenzano significativamente la rigidezza nel piano dell’orizzontamento
e, per ogni rientranza, l’area compresa tra il perimetro dell’orizzontamento e la linea convessa circoscritta all’orizzontamento
non supera il 5% dell’area dell’orizzontamento;
b) il rapporto tra i lati del rettangolo circoscritto alla pianta di ogni orizzontamento è inferiore a 4;
c) ciascun orizzontamento ha una rigidezza nel proprio piano tanto maggiore della corrispondente rigidezza degli elementi
strutturali verticali da potersi assumere che la sua deformazione in pianta influenzi in modo trascurabile la distribuzione
delle azioni sismiche tra questi ultimi e ha resistenza sufficiente a garantire l’efficacia di tale distribuzione.
Sempre riferendosi agli edifici, una costruzione è regolare in altezza se tutte le seguenti condizioni sono rispettate:
d) tutti i sistemi resistenti alle azioni orizzontali si estendono per tutta l’altezza della costruzione o, se sono presenti parti aventi
differenti altezze, fino alla sommità della rispettiva parte dell’edificio;
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e) massa e rigidezza rimangono costanti o variano gradualmente, senza bruschi cambiamenti, dalla base alla sommità della
costruzione (le variazioni di massa da un orizzontamento all’altro non superano il 25%, la rigidezza non si riduce da un
orizzontamento a quello sovrastante più del 30% e non aumenta più del 10%); ai fini della rigidezza si possono considerare
regolari in altezza strutture dotate di pareti o nuclei in c.a. o di pareti e nuclei in muratura di sezione costante sull’altezza o di
telai controventati in acciaio, ai quali sia affidato almeno il 50% dell’azione sismica alla base;
f) il rapporto tra la capacità e la domanda allo SLV non è significativamente diverso, in termini di resistenza, per orizzontamenti
successivi (tale rapporto, calcolato per un generico orizzontamento, non deve differire più del 30% dall’analogo rapporto
calcolato per l’orizzontamento adiacente); può fare eccezione l’ultimo orizzontamento di strutture intelaiate di almeno tre
orizzontamenti;
g) eventuali restringimenti della sezione orizzontale della costruzione avvengano con continuità da un orizzontamento al
successivo; oppure avvengano in modo che il rientro di un orizzontamento non superi il 10% della dimensione
corrispondente all’orizzontamento immediatamente sottostante, né il 30% della dimensione corrispondente al primo
orizzontamento. Fa eccezione l’ultimo orizzontamento di costruzioni di almeno quattro orizzontamenti, per il quale non sono
previste limitazioni di restringimento.
Qualora, immediatamente al di sopra della fondazione, sia presente una struttura scatolare rigida, purché progettata con
comportamento non dissipativo, i controlli sulla regolarità in altezza possono essere riferiti alla sola struttura soprastante la
scatolare, a condizione che quest’ultima abbia rigidezza rispetto alle azioni orizzontali significativamente maggiore di quella
della struttura ad essa soprastante. Tale condizione si può ritenere soddisfatta se gli spostamenti della struttura soprastante la
scatolare, valutati su un modello con incastri al piede, e gli spostamenti della struttura soprastante, valutati tenendo conto anche
della deformabilità della struttura scatolare, sono sostanzialmente coincidenti.
Per i ponti le condizioni di regolarità sono definite nel § [Link].
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Nei casi precisati in § [Link] si deve inoltre tener conto della variabilità spaziale del moto sismico.
Gli orizzontamenti, ove presenti, devono essere dotati di rigidezza e resistenza tali da consentire la ridistribuzione delle forze
orizzontali tra i diversi sistemi resistenti a sviluppo verticale.
Il sistema di fondazione deve essere dotato di elevata rigidezza estensionale nel piano orizzontale e di adeguata rigidezza
flessionale. Eccetto che per i ponti, deve essere adottata un’unica tipologia di fondazione per una data struttura in elevazione,
salvo che questa non consista di unità indipendenti. In particolare, nella stessa struttura, deve essere evitato l’uso contestuale di
fondazioni su pali e di fondazioni dirette o miste, salvo che uno studio specifico non ne dimostri l’accettabilità.
COMPORTAMENTO STRUTTURALE
Le costruzioni soggette all’azione sismica, non dotate di appositi dispositivi d’isolamento e/o dissipativi, devono essere
progettate in accordo con uno dei seguenti comportamenti strutturali:
a) comportamento strutturale non dissipativo,
oppure
b) comportamento strutturale dissipativo.
Per comportamento strutturale non dissipativo, nella valutazione della domanda tutte le membrature e i collegamenti
rimangono in campo elastico o sostanzialmente elastico; la domanda derivante dall‘azione sismica e dalle altre azioni è calcolata,
in funzione dello stato limite cui ci si riferisce, ma indipendentemente dalla tipologia strutturale e senza tener conto delle non
linearità di materiale, attraverso un modello elastico (v. § 7.2.6)
Per comportamento strutturale dissipativo, nella valutazione della domanda un numero elevato di membrature e/o collegamenti
evolvono in campo plastico, mentre la restante parte della struttura rimane in campo elastico o sostanzialmente elastico; la
domanda derivante dall‘azione sismica e dalle altre azioni è calcolata, in funzione dello stato limite cui ci si riferisce e della
tipologia strutturale, tenendo conto della capacità dissipativa legata alle non linearità di materiale. Se la capacità dissipativa è
presa in conto implicitamente attraverso il fattore di comportamento q (v. § 7.3), si adotta un modello elastico; se la capacità
dissipativa è presa in conto esplicitamente, si adotta un’adeguata legge costitutiva (v. § 7.2.6).
CLASSI DI DUTTILITÀ
Una costruzione a comportamento strutturale dissipativo deve essere progettata per conseguire una delle due Classi di Duttilità
(CD):
- Classe di Duttilità Alta (CD”A”), ad elevata capacità dissipativa;
- Classe di Duttilità Media (CD”B”), a media capacità dissipativa.
La differenza tra le due classi risiede nell’entità delle plasticizzazioni previste, in fase di progettazione, sia a livello locale sia a
livello globale.
Sia per la CD”A” sia per la CD”B”, s’impiegano i procedimenti tipici della progettazione in capacità. Nelle sole costruzioni di
muratura, essi s’impiegano dove esplicitamente specificato.
Questa progettazione ha lo scopo di assicurare alla struttura dissipativa un comportamento duttile ed opera come segue:
- distingue gli elementi e i meccanismi, sia locali sia globali, in duttili e fragili;
- mira ad evitare le rotture fragili locali e l’attivazione di meccanismi globali fragili o instabili;
- mira a localizzare le dissipazioni di energia per isteresi in zone degli elementi duttili a tal fine individuate e progettate, dette
“dissipative” o “duttili”, coerenti con lo schema strutturale adottato.
Tali fini possono ritenersi conseguiti progettando la capacità in resistenza allo SLV degli elementi/meccanismi fragili, locali e globali, in
modo che sia maggiore di quella degli elementi/meccanismi duttili ad essi alternativi. Per assicurare il rispetto di tale diseguaglianza, a
livello sia locale sia globale, l‘effettiva capacità in resistenza degli elementi/meccanismi duttili è incrementata mediante un opportuno
coefficiente ·Rd, detto “fattore di sovraresistenza”; a partire da tale capacità maggiorata si dimensiona la capacità degli
elementi/meccanismi fragili indesiderati, alternativi ai duttili.
Per ogni tipologia strutturale:
x occorre assicurare, anche solo su base deduttiva a partire dai fattori di sovraresistenza ·Rd da utilizzare nella
progettazione in capacità a livello locale, un adeguato fattore di sovraresistenza ·Rd dei meccanismi globali fragili. Ove non
esplicitamente specificato nella presente norma, tale fattore deve essere almeno pari a 1,25;
x i fattori di sovraresistenza ·Rd da utilizzare nella progettazione in capacità a livello locale per i diversi elementi
strutturali e le singole verifiche, sono riassunti nella tabella seguente:
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Tab. 7.2.I - Fattori di sovraresistenza ·Rd (fra parentesi quadre è indicato il numero dell’equazione corrispondente)
·Rd
Tipologia strutturale Elementi strutturali Progettazione in capacità
CD”A” CD”B”
Travi (§ [Link].1) Taglio 1,20 1,10
Pressoflessione [7.4.4] 1,30 1,30
Pilastri (§ [Link].1)
Taglio [7.4.5] 1,30 1,10
C.a. gettata in opera
Nodi trave-pilastro
Taglio [7.4.6-7, 7.4.11-12] 1,20 1,10
(§ [Link].1)
Pareti (§ [Link].1) Taglio [7.4.13-14] 1,20 -
Collegamenti di tipo a)
Flessione e taglio 1,20 1,10
C.a. prefabbricata (§ [Link].1)
a struttura intelaiata Collegamenti di tipo b)
Flessione e taglio 1,35 1,20
(§ [Link].1)
C.a. prefabbricata
con pilastri incastrati alla Collegamenti di tipo fisso
Taglio 1,35 1,20
base e orizzontamenti (§ [Link].1)
incernierati
Si impiega il fattore di sovraresistenza ·ov definito al § 7.5.1
Acciaio
Colonne (§ [Link]) Pressoflessione [7.5.10] 1,30 1,30
Composta Si impiega il fattore di sovraresistenza ·ov definito al § 7.5.1
acciaio-calcestruzzo Colonne (§ [Link]) Pressoflessione [7.6.7] 1,30 1,30
Legno Collegamenti 1,60 1,30
Muratura armata con
Pannelli murari (§ [Link]) Taglio 1,50
progettazione in capacità
Ponti Si impiegano i fattori di sovraresistenza definiti al § 7.9.5
La domanda di resistenza valutata con i criteri della progettazione in capacità può essere assunta non superiore alla domanda di
resistenza valutata per il caso di comportamento strutturale non dissipativo.
Le strutture di fondazione e i relativi elementi strutturali devono essere progettati sulla base della domanda ad essi trasmessa
dalla struttura sovrastante (si veda § 7.2.5) attribuendo loro comportamento strutturale non dissipativo, indipendentemente dal
comportamento attribuito alla struttura su di essi gravante.
I collegamenti realizzati con dispositivi di vincolo temporaneo, di cui al § 11.9, devono sostenere la domanda allo SLV (vedi § 7.3)
maggiorata di un coefficiente ·Rd almeno pari a 1,5.
Gli appoggi mobili devono essere dimensionati per consentire, sotto l’azione sismica corrispondente allo SLC, uno spostamento
relativo nella direzione d’interesse tra le due parti della struttura che essi collegano, valutato come:
' d Es d Eg
dove:
dEs è lo spostamento relativo tra le due parti della struttura, valutato come radice quadrata della somma dei quadrati dei
massimi spostamenti orizzontali nella direzione d’interesse delle due parti; tali massimi spostamenti sono calcolati, nel caso
di analisi lineare, secondo il § [Link] o, nel caso di analisi non lineare, secondo il § 7.3.4; per i ponti, lo spostamento relativo
così ottenuto deve essere moltiplicato per 1,25,
dEg è lo spostamento relativo tra il terreno alla base delle due parti della struttura collegate dall’appoggio mobile, calcolato
come indicato al § [Link].
Per la trasmissione di forze orizzontali tra parti della struttura non è mai consentito confidare sull’attrito conseguente ai carichi
gravitazionali, salvo per dispositivi espressamente progettati per tale scopo.
Nel caso di comportamento strutturale dissipativo il comportamento sismico della struttura è largamente dipendente dal
comportamento delle sue zone dissipative, esse devono formarsi ove previsto e mantenere, in presenza di azioni cicliche, la
capacità di trasmettere le necessarie sollecitazioni e di dissipare energia, garantendo la capacità in duttilità relativa alla classe di
duttilità scelta.
I dettagli costruttivi delle zone dissipative e delle connessioni tra queste zone e le restanti parti della struttura, nonché dei diversi
elementi strutturali tra loro, sono fondamentali per un corretto comportamento sismico e devono essere esaurientemente
specificati negli elaborati di progetto.
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7.2.3. CRITERI DI PROGETTAZIONE DI ELEMENTI STRUTTURALI SECONDARI ED ELEMENTI COSTRUTTIVI NON STRUTTURALI
ELEMENTI SECONDARI
Alcuni elementi strutturali possono essere considerati “secondari”; nell’analisi della risposta sismica, la rigidezza e la resistenza
alle azioni orizzontali di tali elementi possono essere trascurate. Tali elementi sono progettati per resistere ai soli carichi verticali
e per seguire gli spostamenti della struttura senza perdere capacità portante. Gli elementi secondari e i loro collegamenti devono
quindi essere progettati e dotati di dettagli costruttivi per sostenere i carichi gravitazionali, quando soggetti a spostamenti causati
dalla più sfavorevole delle condizioni sismiche di progetto allo SLC, valutati, nel caso di analisi lineare, secondo il § [Link],
oppure, nel caso di analisi non lineare, secondo il § 7.3.4.
In nessun caso la scelta degli elementi da considerare secondari può determinare il passaggio da struttura “irregolare” a struttura
“regolare” come definite al § 7.2.1, né il contributo totale alla rigidezza ed alla resistenza sotto azioni orizzontali degli elementi
secondari può superare il 15% dell’analogo contributo degli elementi primari.
Per elementi costruttivi non strutturali s’intendono quelli con rigidezza, resistenza e massa tali da influenzare in maniera
significativa la risposta strutturale e quelli che, pur non influenzando la risposta strutturale, sono ugualmente significativi ai fini
della sicurezza e/o dell’incolumità delle persone.
La capacità degli elementi non strutturali, compresi gli eventuali elementi strutturali che li sostengono e collegano, tra loro e alla
struttura principale, deve essere maggiore della domanda sismica corrispondente a ciascuno degli stati limite da considerare (v. §
7.3.6). Quando l’elemento non strutturale è costruito in cantiere, è compito del progettista della struttura individuare la domanda
e progettarne la capacità in accordo a formulazioni di comprovata validità ed è compito del direttore dei lavori verificarne la
corretta esecuzione; quando invece l’elemento non strutturale è assemblato in cantiere, è compito del progettista della struttura
individuare la domanda, è compito del fornitore e/o dell’installatore fornire elementi e sistemi di collegamento di capacità
adeguata ed è compito del direttore dei lavori verificarne il corretto assemblaggio.
Se la distribuzione degli elementi non strutturali è fortemente irregolare in pianta, gli effetti di tale irregolarità debbono essere
valutati e tenuti in conto. Questo requisito si intende soddisfatto qualora si incrementi di un fattore 2 l’eccentricità accidentale di
cui al § 7.2.6.
Se la distribuzione degli elementi non strutturali è fortemente irregolare in altezza, deve essere considerata la possibilità di forti
concentrazioni di danno ai livelli caratterizzati da significative riduzioni degli elementi non strutturali rispetto ai livelli adiacenti.
Questo requisito s’intende soddisfatto qualora si incrementi di un fattore 1,4 la domanda sismica sugli elementi verticali (pilastri
e pareti) dei livelli con significativa riduzione degli elementi non strutturali.
La domanda sismica sugli elementi non strutturali può essere determinata applicando loro una forza orizzontale Fa definita
come segue:
Fa S a Wa q a [7.2.1]
dove
Fa è la forza sismica orizzontale distribuita o agente nel centro di massa dell’elemento non strutturale, nella direzione più
sfavorevole, risultante delle forze distribuite proporzionali alla massa;
Sa è l’accelerazione massima, adimensionalizzata rispetto a quella di gravità, che l’elemento non strutturale subisce durante il
sisma e corrisponde allo stato limite in esame (v. § 3.2.1);
Wa è il peso dell’elemento;
qa è il fattore di comportamento dell’elemento.
In assenza di specifiche determinazioni, per Sa e qa può farsi utile riferimento a documenti di comprovata validità.
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In assenza di più accurate valutazioni, la domanda sismica agente per la presenza di un impianto sul pannello di tamponatura o
di tramezzatura a cui l’impianto è appeso, si può assimilare ad un carico uniformemente distribuito di intensità 2Fa/S, dove Fa è la
forza di competenza di ciascuno degli elementi funzionali componenti l’impianto applicata al baricentro dell’elemento e calcolata
utilizzando l’equazione [7.2.1] e S è la superficie del pannello di tamponatura o di tramezzatura. Tale carico distribuito deve
intendersi agente sia ortogonalmente sia tangenzialmente al piano medio del pannello.
In accordo con i criteri della progettazione in capacità gli eventuali componenti fragili devono avere capacità doppia di quella
degli eventuali componenti duttili ad essi contigui, ma non superiore a quella richiesta da un’analisi eseguita con modello
elastico e fattore di comportamento q pari ad 1,5. La domanda valutata con i criteri della progettazione in capacità può essere
assunta non superiore alla domanda valutata per il caso di comportamento strutturale non dissipativo.
Gli impianti non possono essere vincolati alla costruzione contando sull’effetto dell’attrito, bensì devono essere collegati ad essa
con dispositivi di vincolo rigidi o flessibili; gli impianti a dispositivi di vincolo flessibili sono quelli che hanno periodo di
vibrazione T ǃ 0,1s valutato tenendo conto della sola deformabilità del vincolo. Se si adottano dispositivi di vincolo flessibili, i
collegamenti di servizio dell’impianto devono essere flessibili e non possono far parte del meccanismo di vincolo.
Deve essere limitato il rischio di fuoriuscite incontrollate di gas o fluidi, particolarmente in prossimità di utenze elettriche e materiali
infiammabili, anche mediante l’utilizzo di dispositivi d’interruzione automatica della distribuzione. I tubi per la fornitura di gas o
fluidi, al passaggio dal terreno alla costruzione, devono essere progettati per sopportare senza rotture i massimi spostamenti relativi
costruzione-terreno dovuti all’azione sismica corrispondente a ciascuno degli stati limite considerati (v. § 7.3.6)
FONDAZIONI SUPERFICIALI
Le strutture delle fondazioni superficiali devono essere progettate per le azioni definite al precedente capoverso, assumendo un
comportamento non dissipativo; non sono quindi necessarie armature specifiche per ottenere un comportamento duttile.
Le platee di fondazione in calcestruzzo armato devono avere armature longitudinali, secondo due direzioni ortogonali e per
l’intera estensione, in percentuale non inferiore allo 0,1% dell’area della sezione trasversale della platea, sia inferiormente sia
superiormente.
Le travi di fondazione in calcestruzzo armato devono avere, per l’intera lunghezza, armature longitudinali in percentuale non
inferiore allo 0,2% dell’area della sezione trasversale della trave, sia inferiormente sia superiormente.
FONDAZIONI SU PALI
I pali in calcestruzzo devono essere armati, per tutta la lunghezza, con una armatura longitudinale in percentuale non inferiore allo
0,3% dell’area della sezione trasversale del palo e un’armatura trasversale costituita da staffe o da spirali di diametro non inferiore
a 8 mm, passo non superiore a 8 volte il diametro delle barre longitudinali.
Qualora non fosse possibile escludere il raggiungimento della capacità dei pali, devono essere soddisfatte le seguenti condizioni:
x se la capacità è raggiunta in prossimità della testa del palo, deve considerarsi una zona dissipativa estesa fino a una
profondità pari ad almeno dieci volte il diametro del palo; se la capacità è raggiunta in profondità, per esempio in
corrispondenza di contatti tra strati di terreno di rigidezza molto diversa (§[Link].2), deve considerarsi una zona
dissipativa a cavallo dei contatti avente estensione pari ad almeno cinque diametri;
x nelle zone dissipative le sezioni devono essere progettate per esibire un comportamento duttile per effetto delle azioni di
calcolo;
In tali zone dissipative l’armatura longitudinale deve avere area non inferiore all’1% dell’area della sezione trasversale del palo,
mentre l’armatura trasversale deve essere costituita da staffe singole di passo non superiore a 6 volte il diametro delle barre
longitudinali.
In assenza di specifiche valutazioni della capacità di duttilità, devono essere rispettate le seguenti prescrizioni:
x la capacità per taglio deve essere almeno pari ad 1,3 volte della corrispondente domanda;
x nelle zone dissipative la tensione normale media agente su ciascuna sezione, in corrispondenza delle combinazioni
sismiche delle azioni, deve essere inferiore a 0,45 fcd;
x il momento flettente calcolato in campo elastico deve essere inferiore a 1,5 MRd, dove MRd è la capacità a flessione di
progetto del palo, calcolata per i livelli di sollecitazione assiale presenti nelle combinazioni sismiche delle azioni.
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L’uso di pali inclinati deve essere esplicitamente giustificato. Il dimensionamento di questi pali deve derivare, con un adeguato
margine di sicurezza, da una specifica analisi d’interazione del complesso fondazione-terreno in condizioni sismiche.
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Non è ammesso l’uso di storie temporali del moto del suolo artificiali o con componenti artificiali per le analisi di risposta sismica
locale e per analisi di interazione terreno struttura che prevedano legami costitutivi isteretici per la modellazione del sottosuolo,
coerentemente con le indicazioni del § [Link].
In quanto alla domanda sismica ed alla risposta strutturale valgono le seguenti limitazioni:
a) I valori dello spettro di risposta elastico in accelerazione delle componenti dell’azione sismica di progetto, valutato
assumendo il 5 % di smorzamento ed ottenuto tramite analisi di risposta sismica locale e/o di interazione terreno
struttura, devono essere almeno pari al 70 % di quelli del corrispondente spettro di risposta elastico in accelerazione per
sottosuolo di tipo A, come definito al § [Link].
b) Ove si effettuino analisi di interazione terreno-struttura, la risultante globale di taglio e sforzo normale trasmessa
all’estradosso della fondazione della costruzione deve essere almeno pari al 70 % di quella ottenuta da identico modello
strutturale con vincoli fissi all’estradosso della fondazione e con input sismico corrispondente allo spettro di risposta per
sottosuolo tipo A, come definito al § [Link].
E' possibile considerare la deformabilità del complesso fondazione-terreno e la sua capacità dissipativa, utilizzando ad esempio
vincoli viscoelastici caratterizzati da un'opportuna impedenza dinamica. In tal caso, è necessario tener conto della dipendenza
delle caratteristiche di rigidezza e smorzamento dal livello deformativo nel terreno.
Per le fondazioni miste, come specificato al § 6.4.3, l’interazione fra terreno, pali e struttura di collegamento deve essere studiata
con appropriate modellazioni, allo scopo di pervenire alla determinazione dell’aliquota dell’azione di progetto trasferita al
terreno direttamente dalla struttura di collegamento e dell’aliquota trasmessa ai pali.
Per tenere conto della variabilità spaziale del moto sismico, nonché di eventuali incertezze, deve essere attribuita al centro di
massa un’eccentricità accidentale rispetto alla sua posizione quale deriva dal calcolo. Per i soli edifici e in assenza di più accurate
determinazioni, l’eccentricità accidentale in ogni direzione non può essere considerata inferiore a 0,05 volte la dimensione media
dell’edificio misurata perpendicolarmente alla direzione di applicazione dell’azione sismica. Detta eccentricità è assunta costante,
per entità e direzione, su tutti gli orizzontamenti.
q = 1.0 q = 1.0
SLO
§ [Link] § [Link]
SLE
q ǂ 1,5 q ǂ 1,5
SLD
§ [Link] § [Link] § [Link] § [Link]
q ǃ 1,5 q ǂ 1,5
SLV
SLU § [Link] § [Link]
Il limite superiore del fattore q allo SLV è specificato, per tutte le tipologie strutturali, nel § 7.3.1, richiamandolo poi, per i diversi
materiali, nei successivi paragrafi specifici.
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ANALISI LINEARE
L’analisi lineare può essere utilizzata per calcolare la domanda sismica nel caso di comportamento strutturale sia non dissipativo sia
dissipativo (§ 7.2.2). In entrambi i casi, la domanda sismica è calcolata, quale che sia la modellazione utilizzata per l’azione
sismica, riferendosi allo spettro di progetto (§ [Link] e § [Link]) ottenuto, per ogni stato limite, assumendo per il fattore di
comportamento q, i limiti riportati nella tabella 7.3.I con i valori dei fattori di base q0 riportati in Tab. [Link].
Tab. [Link] – Valori massimi del valore di base q0 del fattore di comportamento allo SLV per diverse tecniche costruttive ed in funzione della tipologia
strutturale e della classe di duttilità CD
q0
Tipologia strutturale CD”A” CD”B”
Costruzioni di calcestruzzo (§ [Link])
Strutture a telaio, a pareti accoppiate, miste (v. § [Link]) 4,5 ΅u/΅1 3,0 ΅u/΅1
Strutture a pareti non accoppiate (v. § [Link]) 4,0 ΅u/΅1 3,0
Strutture deformabili torsionalmente (v. § [Link]) 3,0 2,0
Strutture a pendolo inverso (v. § [Link]) 2,0 1,5
Strutture a pendolo inverso intelaiate monopiano (v. § [Link]) 3,5 2,5
Costruzioni con struttura prefabbricata (§ [Link])
Strutture a pannelli 4,0 ΅u/΅1 3,0
Strutture monolitiche a cella 3,0 2,0
Strutture con pilastri incastrati e orizzontamenti incernierati 3,5 2,5
Costruzioni d’acciaio (§ [Link]) e composte di acciaio-calcestruzzo (§ [Link])
Strutture intelaiate
5,0 ΅u/΅1 4,0
Strutture con controventi eccentrici
Strutture con controventi concentrici a diagonale tesa attiva 4,0 4,0
Strutture con controventi concentrici a V 2,5 2,0
Strutture a mensola o a pendolo inverso 2,0 ΅u/΅1 2,0
Strutture intelaiate con controventi concentrici 4,0 ΅u/΅1 4,0
Strutture intelaiate con tamponature in murature 2,0 2,0
Costruzioni di legno (§ 7.7.3)
Pannelli di parete a telaio leggero chiodati con diaframmi incollati, collegati
mediante chiodi, viti e bulloni 3,0 2,0
Strutture reticolari iperstatiche con giunti chiodati
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Per le costruzioni regolari in pianta, qualora non si proceda a un’analisi non lineare finalizzata alla sua valutazione, per il
rapporto ΅u/΅1, possono essere adottati i valori indicati nei paragrafi successivi per le diverse tipologie costruttive.
Per le costruzioni non regolari in pianta, si possono adottare valori di ΅u/΅1 pari alla media tra 1,0 e i valori di volta in volta
forniti per le diverse tipologie costruttive.
Qualora nella costruzione siano presenti pareti di calcestruzzo armato, per prevenirne il collasso fragile, i valori di q0 devono
essere ridotti mediante il fattore kw, con:
P d Er [7.3.3]
ș
Vh
dove:
P è il carico verticale totale dovuto all’orizzontamento in esame e alla struttura ad esso sovrastante;
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dER è lo spostamento orizzontale medio d’interpiano allo SLV, ottenuto come differenza tra lo spostamento orizzontale
dell’orizzontamento considerato e lo spostamento orizzontale dell’orizzontamento immediatamente sottostante, entrambi
valutati come indicato al § [Link];
V è la forza orizzontale totale in corrispondenza dell’orizzontamento in esame, derivante dall’analisi lineare con fattore di
comportamento q;
h è la distanza tra l’orizzontamento in esame e quello immediatamente sottostante.
Gli effetti delle non linearità geometriche:
x possono essere trascurati, quando Ό è minore di 0,1;
x possono essere presi in conto incrementando gli effetti dell’azione sismica orizzontale di un fattore pari a 1/(1ƺΌ), quando Ό
è compreso tra 0,1 e 0,2;
x devono essere valutati attraverso un’analisi non lineare, quando Ό è compreso tra 0,2 e 0,3.
Il fattore Ό non può comunque superare il valore 0,3.
E ¦ j¦iȡ ij E i E j [7.3.4]
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con:
Ej valore dell’effetto relativo al modo j;
Εij coefficiente di correlazione tra il modo i e il modo j, calcolato con formule di comprovata validità quale:
8 [ i [ j E ij [ i [ j E 3ij / 2
U ij [7.3.5a]
1 E 2 2
ij 4 [ i [ j E ij 1 E ij2 4 [ i2 [ 2j E ij2
8ȟ 2ȕ 3/2
ȡ ij ij
[7.3.5b]
1 ȕ ij [ 1 ȕ ij 4ȟ 2ȕ ij ]
2
T1 2 d [7.3.6]
dove d è lo spostamento laterale elastico del punto più alto dell'edificio, espresso in metri, dovuto alla combinazione di carichi
[2.5.7] applicata nella direzione orizzontale.
L’entità delle forze si ottiene dall’ordinata dello spettro di progetto corrispondente al periodo T1 e la loro distribuzione sulla
struttura segue la forma del modo di vibrare principale nella direzione in esame, valutata in modo approssimato.
La forza da applicare a ciascuna massa della costruzione è data dalla formula seguente:
Wi
Fi Fh z i [7.3.7]
¦ jz j W j
dove:
Fh = Sd (T1) W Ώ/g
Fi è la forza da applicare alla massa i-esima;
Wi e Wj sono i pesi, rispettivamente, della massa i e della massa j;
zi e zj sono le quote, rispetto al piano di fondazione (v. § [Link]), delle masse i e j;
Sd(T1) è l’ordinata dello spettro di risposta di progetto definito al § [Link];
W è il peso complessivo della costruzione;
Ώ è un coefficiente pari a 0,85 se T1 < 2TC e la costruzione ha almeno tre orizzontamenti, uguale a 1,0 in tutti gli altri casi;
g è l’accelerazione di gravità.
dE rȝ d d Ee [7.3.8]
Dove :
ȝd q se T1 t TC
T [7.3.9]
ȝd 1 q 1 C se T1 TC
T1
In ogni caso μd ǂ 5q – 4.
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Gli spostamenti allo SLC si possono ottenere, in assenza di più accurate valutazioni che considerino l’effettivo rapporto delle
ordinate spettrali in spostamento, moltiplicando per 1,25 gli spostamenti allo SLV.
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7.3.5. RISPOSTA ALLE DIVERSE COMPONENTI DELL’AZIONE SISMICA ED ALLA VARIABILITÀ SPAZIALE DEL MOTO
Gli effetti più gravosi si ricavano dal confronto tra le tre combinazioni ottenute permutando circolarmente i coefficienti
moltiplicativi.
In ogni caso:
ȭ la componente verticale deve essere tenuta in conto unicamente nei casi previsti al § 7.2.2.
ȭ la risposta deve essere combinata con gli effetti pseudo-statici indotti dagli spostamenti relativi prodotti dalla variabilità
spaziale del moto unicamente nei casi previsti al § [Link], utilizzando, salvo per quanto indicato al § 7.2.2 in merito agli
appoggi mobili, la radice quadrata della somma dei quadrati (SRSS).
Tab. [Link] – Stati limite di elementi strutturali primari, elementi non strutturali e impianti
CU I CU II CU III e IV
STATI LIMITE
ST ST NS IM ST NS IM(*)
(*) Per le sole CU III e IV, nella categoria Impianti ricadono anche gli arredi fissi.
(**) Nei casi esplicitamente indicati dalle presenti norme.
Le verifiche allo stato limite di prevenzione del collasso (SLC), a meno di specifiche indicazioni, si svolgono soltanto in termini di
duttilità e solo qualora le verifiche in duttilità siano espressamente richieste (v.§[Link])
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Si deve verificare che i singoli elementi strutturali e la struttura nel suo insieme possiedano una capacità in resistenza sufficiente
a soddisfare la domanda allo SLV.
La capacità in resistenza delle membrature e dei collegamenti è valutata in accordo con le regole contenute nei capitoli
precedenti, integrate dalle regole di progettazione definite di volta in volta nei successivi paragrafi.
Per le strutture a comportamento dissipativo, la capacità delle membrature è calcolata con riferimento al loro comportamento
ultimo, come definito di volta in volta nei successivi paragrafi.
Per le strutture a comportamento non dissipativo, la capacità delle membrature è calcolata con riferimento al loro
comportamento elastico o sostanzialmente elastico, come definito di volta in volta nei successivi paragrafi.
La resistenza dei materiali può essere ridotta per tener conto del degrado per deformazioni cicliche, giustificandolo sulla base di
apposite prove sperimentali. In tal caso, ai coefficienti parziali di sicurezza sui materiali ·M si attribuiscono i valori precisati nel
Cap. 4 per le situazioni eccezionali.
Si deve verificare che i singoli elementi strutturali e la struttura nel suo insieme possiedano una capacità in duttilità:
ȭ nel caso di analisi lineare, coerente con il fattore di comportamento q adottato e i relativi spostamenti, quali definiti in
[Link];
ȭ nel caso di analisi non lineare, sufficiente a soddisfare la domanda in duttilità evidenziata dall’analisi.
Nel caso di analisi lineare la verifica di duttilità si può ritenere soddisfatta, rispettando per tutti gli elementi strutturali, sia
primari sia secondari, le regole specifiche per i dettagli costruttivi precisate nel presente capitolo per le diverse tipologie
costruttive; tali regole sono da considerarsi aggiuntive rispetto a quanto previsto nel Cap. 4 e a quanto imposto dalle regole della
progettazione in capacità, il cui rispetto è comunque obbligatorio per gli elementi strutturali primari delle strutture a
comportamento dissipativo.
Per strutture a comportamento dissipativo, qualora non siano rispettate le regole specifiche dei dettagli costruttivi, quali precisate
nel presente capitolo, occorrerà procedere a verifiche di duttilità.
Per le sezioni allo spiccato dalle fondazioni o dalla struttura scatolare rigida di base di cui al § 7.2.1 degli elementi strutturali
verticali primari la verifica di duttilità, indipendentemente dai particolari costruttivi adottati, è necessaria qualora non
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diversamente specificato nei paragrafi successivi relativi alle diverse tipologie costruttive, accertando che la capacità in duttilità
della costruzione sia almeno pari:
x a 1,2 volte la domanda in duttilità locale, valutata in corrispondenza dello SLV, nel caso si utilizzino modelli lineari,
x alla domanda in duttilità locale e globale allo SLC, nel caso si utilizzino modelli non lineari.
Le verifiche di duttilità non sono dovute nel caso di progettazione con q ǂ 1,5.
Per gli elementi non strutturali devono essere adottati magisteri atti ad evitare la possibile espulsione sotto l’azione della Fa (v. §
7.2.3) corrispondente allo SL e alla CU considerati.
Per gli impianti, si deve verificare che gli spostamenti strutturali o le accelerazioni (a seconda che gli impianti siano più
vulnerabili all’effetto dei primi o delle seconde) prodotti dalle azioni relative allo SL e alla CU considerati non siano tali da
produrre interruzioni d’uso degli impianti stessi.
Per ciascuno degli impianti principali, i diversi elementi funzionali costituenti l’impianto, compresi gli elementi strutturali che li
sostengono e collegano, tra loro e alla struttura principale, devono avere capacità sufficiente a sostenere la domanda
corrispondente allo SL e alla CU considerati.
7.4.1. GENERALITÀ
Nel caso di comportamento strutturale non dissipativo, la capacità delle membrature deve essere valutata in accordo con le
regole di cui al § 4.1, senza nessun requisito aggiuntivo, a condizione che in nessuna sezione si superi il momento resistente
massimo in campo sostanzialmente elastico, come definito al § [Link].4.2. Per i nodi trave-pilastro di strutture a comportamento
non dissipativo si devono applicare le regole di progetto relative alla CD “B” contenute nel § [Link]. Per le strutture prefabbricate
a comportamento non dissipativo si devono applicare anche le regole generali contenute nel § 7.4.5.
Nel caso di comportamento strutturale dissipativo, la struttura deve essere concepita e dimensionata in modo tale che, sotto
l’azione sismica relativa allo SLV, essa dia luogo alla formazione di un meccanismo dissipativo stabile fino allo SLC, nel quale la
dissipazione sia limitata alle zone a tal fine previste. La capacità delle membrature e dei collegamenti deve essere valutata in
accordo con le regole di cui dal § 7.1 al § 7.3, integrate dalle regole di progettazione e di dettaglio fornite dal § 7.4.4 al § 7.4.6.
Nel valutare la capacità, si può tener conto dell’effetto del confinamento (v. § [Link].2.1), purché si consideri la perdita dei
copriferri al raggiungimento, in essi, della deformazione ultima di compressione del calcestruzzo non confinato (0,35%).
Al riguardo, nel valutare la capacità degli elementi strutturali, sono ammesse tre diverse strategie di progettazione:
1) si trascura l’effetto del confinamento;
2) si considera l’effetto del confinamento per tutti gli elementi strutturali;
3) si considera l’effetto del confinamento per tutti gli elementi verticali secondari e per le zone dissipative allo spiccato dalle
fondazioni o dalla struttura scatolare rigida di base di cui al § 7.2.1 degli elementi primari verticali (pilastri e pareti).
Le strutture devono essere progettate in maniera tale che i fenomeni di degrado e riduzione di rigidezza che si manifestano nelle
zone dissipative non pregiudichino la stabilità globale della struttura.
Gli elementi non dissipativi delle strutture dissipative e i collegamenti tra le parti dissipative ed il resto della struttura devono
possedere una capacità sufficiente a consentire lo sviluppo della plasticizzazione ciclica delle parti dissipative. Il rispetto delle
presenti norme è volto a garantire tali principi.
Se tamponature di muratura appositamente progettate come collaboranti costituiscono parte del sistema strutturale resistente al
sisma, si raccomanda che la loro progettazione e realizzazione siano eseguite in accordo con documenti di comprovata validità.
[Link] CONGLOMERATO
Non è ammesso l’uso di conglomerati di classe inferiore a C20/25 (v. § 4.1) o LC20/22.
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[Link] ACCIAIO
Per le strutture si deve utilizzare acciaio B450C (v. § [Link]).
E’ consentito l’utilizzo di acciai di tipo B450A, con diametri compresi tra 5 e 10 mm, per le reti e i tralicci; se ne consente inoltre
l’uso per l’armatura trasversale unicamente se è rispettata almeno una delle seguenti condizioni: elementi in cui è impedita la
plasticizzazione mediante il rispetto del criterio di gerarchia delle resistenze, elementi secondari di cui al §7.2.3, strutture con
comportamento non dissipativo di cui al §7.2.2.
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[Link] TRAVI
Flessione
La domanda a flessione è quella ottenuta dall’analisi globale della struttura per le combinazioni di carico di cui al § 2.5.3.
La capacità a flessione deve essere valutata come indicato nel § [Link].4 sulla base delle armature flessionali effettivamente
presenti, compreso il contributo di quelle poste all’interno della larghezza collaborante di eventuali solette piene, se ancorate al di
fuori della campata in esame (vedi Fig. 7.4.1).
Taglio
La domanda a taglio, per ciascuna direzione e ciascun verso di applicazione delle azioni sismiche, si ottiene dalla condizione di
equilibrio della trave, considerata incernierata agli estremi, soggetta ai carichi gravitazionali e all’azione della capacità flessionale
di progetto nelle due sezioni di plasticizzazione (generalmente quelle di estremità) determinati come indicato in § [Link].4 e
amplificati del fattore di sovraresistenza ·Rd di cui alla Tab. 7.2.I.
La domanda a taglio, nei casi in cui le zone dissipative non si localizzino nella trave ma negli elementi che la sostengono, è
calcolata sulla base della capacità flessionale di progetto di tali elementi.
Per le strutture in CD”B”, la capacità a taglio è valutata come indicato nel § [Link].5.
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1,2 2q 0 1
° per T1 t TC
PI ®1,2 §¨1 2 q 1 TC ·¸ [7.4.3]
¨ per T1 TC
° T1 ¸¹
0
¯ ©
dove T1 è il periodo proprio fondamentale della struttura.
La capacità in duttilità di curvatura può essere calcolata come indicato al § [Link].4.2.
Tra il fattore di duttilità in spostamento μd (v. § [Link]) e il fattore di duttilità in curvatura μI sussiste la relazione μI = 2μd -1
(usualmente conservativa per le strutture in c.a.), mentre tra il fattore di duttilità in spostamento μd e il fattore di comportamento
q sussistono le relazioni [7.3.9] (v. § [Link]).
[Link] PILASTRI
Presso-flessione
Per le strutture in CD “A” e in CD “B” la domanda a compressione non deve eccedere, rispettivamente, il 55% e il 65% della
capacità massima a compressione della sezione di solo calcestruzzo, per tutte le combinazioni considerate.
Ai fini della progettazione in capacità, per ciascuna direzione e ciascun verso di applicazione delle azioni sismiche, per ogni nodo
trave-pilastro (ad eccezione dei nodi in corrispondenza della sommità dei pilastri dell’ultimo orizzontamento), la capacità a
flessione complessiva dei pilastri deve essere maggiore della capacità a flessione complessiva delle travi amplificata del
coefficiente ·Rd, in accordo con la formula:
dove:
per il valore di ·Rd si veda la Tab. 7.2.I;
Mc,Rd è la capacità a flessione del pilastro convergente nel nodo, calcolata per i livelli di sollecitazione assiale presenti nelle
combinazioni sismiche delle azioni;
Mb,Rd è la capacità a flessione della trave convergente nel nodo.
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Nella [7.4.4] si assume il nodo in equilibrio ed i momenti, sia nei pilastri sia nelle travi, tra loro concordi. Nel caso in cui i
momenti nel pilastro al di sopra e al di sotto del nodo siano tra loro discordi, al primo membro della formula [7.4.4] va posto il
momento maggiore in valore assoluto, mentre il minore va sommato ai momenti resistenti delle travi (v. fig. 7.4.2).
Per la sezione di base dei pilastri del piano terreno si adotta come domanda a flessione il maggiore tra il momento risultante
dall’analisi e la capacità a flessione Mc,Rd della sezione di sommità del pilastro.
Il confronto capacità-domanda a presso-flessione può essere condotto in maniera semplificata eseguendo, per ciascuna direzione
di applicazione del sisma, una verifica a presso-flessione retta con la capacità a flessione del pilastro ridotta del 30%.
Nel caso in cui si sia adottato il modello elastico incrudente di fig. 4.1.3.a, le capacità a flessione Mc,Rd e Mb,Rd si determinano
come specificato nel § [Link].4.
Taglio
Ai fini della progettazione in capacità, per ciascuna direzione di applicazione del sisma la domanda a taglio VEd si ottiene
imponendo l’equilibrio con i momenti delle sezioni di estremità (superiore e inferiore) del pilastro M si,d M ii,d , determinate come
appresso indicato ed amplificate del fattore di sovraresistenza ·Rd, secondo l’espressione:
dove:
per il valore di ·Rd si veda la Tab. 7.2.I;
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in cui per il valore di ·Rd si veda la Tab. 7.2.I, As1 ed As2 sono rispettivamente l’area dell’armatura superiore ed inferiore della
trave e VC è la forza di taglio nel pilastro al di sopra del nodo, derivante dall’analisi in condizioni sismiche.
Le forze di taglio che agiscono sui nodi devono corrispondere alla più avversa direzione di provenienza dell’azione sismica, la
quale si riflette sulla scelta dei valori di As1, As2 e VC da utilizzare nelle espressioni [7.4.6] e [7.4.7].
La capacità a taglio del nodo è fornita da un meccanismo a traliccio che, a seguito della fessurazione diagonale, vede operare
contemporaneamente un meccanismo di taglio compressione ed un meccanismo di taglio trazione. Si devono pertanto soddisfare
requisiti atti a garantire l’efficacia dei due meccanismi.
La compressione nel puntone diagonale indotta dal meccanismo a traliccio non deve eccedere la resistenza a compressione del
calcestruzzo. In assenza di modelli più accurati, il requisito può ritenersi soddisfatto se:
Ȟd
Vjbd d Ș f cd b j h jc 1 [7.4.8]
Ș
in cui
§ f ·
Ș Į j ¨1 ck ¸ con f ck espresso in MPa [7.4.9]
© 250 ¹
ed ΅j è un coefficiente che vale 0,6 per nodi interni e 0,48 per nodi esterni, Αd è la forza assiale nel pilastro al di sopra del nodo,
normalizzata rispetto alla resistenza a compressione della sezione di solo calcestruzzo, hjc è la distanza tra le giaciture più esterne
delle armature del pilastro, bj è la larghezza effettiva del nodo. Quest’ultima è assunta pari alla minore tra:
a) la maggiore tra le larghezze della sezione del pilastro e della sezione della trave;
b) la minore tra le larghezze della sezione del pilastro e della sezione della trave, ambedue aumentate di metà altezza della
sezione del pilastro.
Per evitare che la massima trazione diagonale del calcestruzzo ecceda la fctd deve essere previsto un adeguato confinamento. In
assenza di modelli più accurati, si possono disporre nel nodo staffe orizzontali di diametro non inferiore a 6 mm, in modo che:
A sh f ywd
t
>V jbd / b j h jc @
2
f ctd [7.4.10]
b j h jw f ctd Ȟ d f cd
in cui i simboli già utilizzati hanno il significato in precedenza illustrato, Ash è l’area totale della sezione delle staffe e hjw è la
distanza tra le giaciture di armature superiori e inferiori della trave.
In alternativa, l’integrità del nodo a seguito della fessurazione diagonale può essere garantita integralmente dalle staffe
orizzontali se:
A sh f ywd t J Rd A s1 A s 2 f yd 1 - 0,8Q d per nodi interni [7.4.11]
A sh f ywd t J Rd A s2 f yd 1 - 0,8Q d per nodi esterni [7.4.12]
dove per il valore di ·Rd si veda la Tab. 7.2.I, As1 ed As2 hanno il valore visto in precedenza, Αd è la forza assiale normalizzata
agente al di sopra del nodo, per i nodi interni, al di sotto del nodo, per i nodi esterni.
[Link] PARETI
Si definisce parete un elemento strutturale di supporto per altri elementi che abbia una sezione trasversale rettangolare o ad essa
assimilabile, anche per tratti, caratterizzata in ciascun tratto da un rapporto tra dimensione massima lw e dimensione minima bw
in pianta lw/bw > 4 (v. fig. 7.4.3). Le pareti possono avere sezione orizzontale composta da uno (parete semplice) o più (parete
composta) segmenti rettangolari. Pareti semplici possono avere appendici con lw/bw ǂ 4. Si raccomanda che pareti composte da
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più segmenti rettangolari collegati o che si intersecano (sezioni a L, T, U o simili) siano considerate unità intere, che consistono di
una o più anime parallele, o approssimativamente parallele, alla direzione della forza di taglio sismica agente e di una o più
flange normali o approssimativamente normali ad essa. Le pareti si definiscono snelle se il rapporto hw/lw > 2, tozze in caso
contrario, essendo hw l’altezza totale della parete (v. fig. 7.4.3) misurata a partire dalla sua base
Fig. 7.4.3 – Sezioni resistenti delle pareti semplici e composte (la freccia indica la direzione del sisma)
Nel caso di pareti composte, la verifica di resistenza si esegue considerando la parte di sezione costituita dalle anime parallele, o
approssimativamente parallele, alla direzione dell’azione sismica esaminata ed assumendo che la larghezza efficace della flangia
su ciascun lato dell’anima considerata si estenda, dalla faccia dell’anima, del valore minimo tra (v. fig. 7.4.3):
a) la larghezza reale (lf) della flangia;
b) il 25% dell’altezza totale della parete (hw) al di sopra del livello considerato;
c) la metà della distanza (d) tra anime adiacenti.
Tra pareti sismiche primarie (v. §7.2.3) è permessa, per la singola parete, una ridistribuzione degli effetti dell'azione sismica fino
al 30%, purché non si verifichi una riduzione della domanda totale di resistenza delle pareti. Si raccomanda che le forze di taglio
siano ridistribuite insieme con i momenti flettenti, in modo tale che nelle singole pareti il rapporto tra i momenti flettenti e le
forze di taglio non vari in maniera apprezzabile. Nelle pareti soggette a grandi variazioni dell’azione assiale, come per esempio
nelle pareti accoppiate, si raccomanda che i momenti e i tagli siano ridistribuiti dalle pareti soggette a modesta compressione o a
trazione semplice a quelle soggette a un’elevata compressione assiale.
Tra travi di collegamento di pareti accoppiate è permessa, per la singola trave, una ridistribuzione degli effetti dell’azione sismica
fino al 20%, purché non vari l’azione assiale sismica alla base di ogni singola parete.
In mancanza di analisi più accurate, la domanda di progetto nelle pareti può essere determinata mediante le procedure
semplificate illustrate nel seguito.
Presso-flessione
Per le sole pareti snelle, sia in CD”A” sia in CD”B”, la domanda in termini di momenti flettenti lungo l’altezza della parete (linea c di
fig. 7.4.4) è ottenuta per traslazione verso l’alto dell’inviluppo del diagramma dei momenti (linea b di fig. 7.4.4) derivante dai
momenti forniti dall’analisi (linea a di fig. 7.4.4); l’inviluppo può essere assunto lineare se la struttura non presenta significative
discontinuità in termini di massa, rigidezza e resistenza lungo l’altezza.
La traslazione deve essere in accordo con l’inclinazione degli elementi compressi nel meccanismo resistente a taglio e può essere
assunta pari ad hcr (altezza della zona inelastica dissipativa di base).
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Fig. 7.4.4 – Traslazione del diagramma dei momenti flettenti per strutture a pareti e strutture miste
In assenza di analisi più accurate, si può assumere che l’altezza della zona dissipativa hcr al di sopra della base della parete, possa
essere valutata rispettando le condizioni seguenti:
2 l w
°
h cr max l w , h w /6 purchè h cr d ®h s per n d 6 piani [7.4.13]
°2 h per n t 7 piani
¯ s
dove lw e hw hanno il significato mostrato in fig. 7.4.3, n è il numero di piani della costruzione, hs è l’altezza libera di piano.
Per tutte le pareti, la domanda in forza normale di compressione non deve eccedere rispettivamente il 35% in CD”A” e il 40% in
CD”B” della capacità massima a compressione della sezione di solo calcestruzzo, per tutte le combinazioni considerate.
Le verifiche devono essere condotte nel modo indicato per i pilastri nel § [Link].1 tenendo conto, nella determinazione della
capacità, di tutte le armature longitudinali presenti nella parete.
Per le pareti estese debolmente armate, occorre limitare le tensioni di compressione nel calcestruzzo per prevenire l’instabilità
fuori dal piano, secondo quanto indicato nel § [Link].9.2 per i pilastri singoli. Se il fattore di comportamento q è superiore a 2, si
deve tener conto della domanda in forza assiale dinamica aggiuntiva che si genera nelle pareti per effetto dell’apertura e chiusura
di fessure orizzontali e del sollevamento dal suolo. In assenza di più accurate analisi essa può essere assunta pari al ±50% della
domanda in forza assiale dovuta ai carichi gravitazionali relativi alla combinazione sismica di progetto.
Taglio
Per le pareti si deve tener conto del possibile incremento delle forze di taglio a seguito della formazione della cerniera plastica
alla base della parete. A tal fine, la domanda di taglio di progetto deve essere incrementata del fattore:
2 2
§Ȗ M · § S (T ) ·
1,5 d q ¨¨ rd Rd ¸ 0,1 ¨ e C ¸ d q per pareti snelle
¸ ¨ S (T ) ¸
[7.4.14]
© q M Ed ¹ © e 1 ¹
M Rd
Ȗ Rd d q per pareti tozze [7.4.15]
M Ed
dove per ·Rd si veda la Tab. 7.2.I, e con MEd ed MRd si indicano i momenti flettenti di progetto, rispettivamente, di domanda e
di capacità alla base della parete, con T1 il periodo fondamentale di vibrazione dell’edificio nella direzione dell’azione sismica,
con Se(T) l’ordinata dello spettro di risposta elastico corrispondente all’ascissa T.
Nelle strutture miste, il taglio nelle pareti snelle deve tener conto delle sollecitazioni dovute ai modi di vibrare superiori. A tal
fine, il taglio derivante dall’analisi (linea a di fig. 7.4.5) può essere sostituito dal taglio incrementato (linea b di fig. 7.4.5) e
quest’ultimo dal diagramma inviluppo (linea c di Fig. 7.4.5); hw è l’altezza della parete, VA è il taglio alla base già incrementato,
VB è il taglio ad 1/3 dell’altezza hw, che comunque deve essere assunto almeno pari a VA/2.
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Fig. 7.4.5 – Diagramma di inviluppo delle forze di taglio nelle pareti di strutture miste
Nelle pareti estese debolmente armate, per garantire che lo snervamento a flessione preceda il raggiungimento dello stato limite
ultimo per taglio, il taglio derivante dall’analisi deve essere amplificato, ad ogni piano, del fattore (q+1)/2.
Nelle verifiche delle pareti, sia in CD “A” sia in CD “B”, si deve considerare: la possibile rottura a taglio-compressione del
calcestruzzo dell’anima, la possibile rottura a taglio-trazione delle armature dell’anima e la possibile rottura per scorrimento nelle
zone dissipative.
in cui Εh e Εv sono i rapporti tra l’area della sezione dell’armatura orizzontale o verticale d’anima, rispettivamente, e l’area della
relativa sezione di calcestruzzo, fyd,h e fyd,v sono i valori di progetto della resistenza delle armature orizzontali e verticali, NEd è la
forza assiale di progetto (positiva se di compressione), VRd,c è la resistenza a taglio degli elementi non armati, determinata in
accordo con il § 4.1.2..3.5.1, da assumersi nulla nelle zone dissipative quando NEd è di trazione.
dove VRd,S è il valore di progetto della resistenza a taglio nei confronti dello scorrimento
nella quale Vdd, Vid e Vfd rappresentano, rispettivamente, il contributo dell’effetto “spinotto” delle armature verticali, il contributo
delle armature inclinate presenti alla base, il contributo della resistenza per attrito, e sono dati dalle espressioni:
°1,3 ¦ A sj f cd f yd
Vdd min ® [7.4.20]
°̄ 0,25 f yd ¦ A sj
Vid f yd ¦ A si cos(I i ) [7.4.21]
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Vfd
>
ȝ ¦ A sj f yd N Ed ȟ M Ed /z
min ® f
@
[7.4.22]
¯0,5 Ș f cd ȟ l w b wo
dove è dato dall’espressione [7.4.9] (in cui ΅j = 0,60), μf è il coefficiente d’attrito calcestruzzo-calcestruzzo sotto azioni cicliche
(può essere assunto pari a 0,60), nj Asj è la somma delle aree delle barre verticali intersecanti il piano contenente la potenziale
superficie di scorrimento, Β è l’altezza della parte compressa della sezione normalizzata all’altezza della sezione, Asi è l’area di
ciascuna armatura inclinata che attraversa il piano detto formando con esso un angolo Κi.
Per le pareti tozze deve risultare Vid>VEd/2.
La presenza di armature inclinate comporta un incremento della resistenza a flessione alla base della parete che deve essere
considerato quando si determina il taglio di progetto VEd.
Fig. 7.4.6 – Elementi di bordo di una parete, diagramma delle corrispondenti curvature,
schema esemplificativo delle armature di confinamento
Il valore di xu si ricava dalla condizione di equilibrio della sezione nella combinazione di progetto sismica facendo riferimento,
per la valutazione della deformazione ultima del calcestruzzo Hcu2,c, alla quantità di armatura di confinamento effettivamente
presente (v. § [Link].2.1).
Nel caso si utilizzi la formulazione semplificata indicata al § [Link].4 per eseguire la verifica di duttilità, si può porre
l c t max 0,20 l w , 1,5 b w .
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essendo Κ l’angolo minimo tra ciascuna delle due diagonali e l’asse orizzontale.
Travi aventi altezza pari allo spessore del solaio non sono da considerare efficaci ai fini dell’accoppiamento.
[Link] COLLEGAMENTI
I collegamenti tra gli elementi prefabbricati - e tra questi e le fondazioni - condizionano in modo sostanziale il comportamento statico
dell’organismo strutturale e la sua risposta sotto azioni sismiche.
I collegamenti tra gli elementi prefabbricati, strutturali e non, devono essere appositamente progettati per garantire le condizioni
di vincolo previste dallo schema strutturale adottato e per possedere capacità di spostamento e di resistenza maggiori delle
corrispondenti domande.
I dispositivi meccanici che realizzano tali collegamenti devono essere qualificati secondo le procedure di cui al § 11.8.
Per le strutture a pannelli l’idoneità dei collegamenti tra i pannelli realizzati con giunti gettati o saldati deve essere
adeguatamente dimostrata mediante le prove sperimentali di idoneità.
Per strutture a telaio i collegamenti tra elementi monodimensionali (trave-pilastro) devono garantire la congruenza degli
spostamenti verticali e orizzontali, e il trasferimento delle sollecitazioni deve essere assicurato da dispositivi meccanici. A questo
vincolo può accoppiarsi, all’altro estremo della trave, un appoggio mobile. L’ampiezza del piano di scorrimento deve risultare,
con ampio margine, maggiore dello spostamento dovuto all’azione sismica.
Per strutture a pilastri incastrati alla base e orizzontamenti collegati ad essi, il collegamento tra pilastro ed elemento orizzontale
deve essere di tipo cerniera (rigida o elastica). Appoggi mobili sono possibili in corrispondenza di giunti. Le travi prefabbricate in
semplice appoggio devono essere strutturalmente connesse ai pilastri o alle pareti (di supporto). Le connessioni devono
assicurare la trasmissione delle forze orizzontali nella situazione sismica di progetto senza fare affidamento sull’attrito. Ciò vale
anche per le connessioni tra gli elementi secondari dell’impalcato e le travi portanti.
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Per gli elementi di collegamento va controllato che non diano luogo a dissesti locali sul conglomerato sotto l’applicazione di cicli
di carico ripetuti.
In tutti i casi, i collegamenti devono essere in grado di assorbire gli spostamenti relativi e di trasferire le forze risultanti
dall’analisi, con adeguati margini di sicurezza.
In aggiunta alle precedenti regole generali, nelle strutture a comportamento dissipativo si applicano anche le seguenti regole
specifiche.
Negli elementi prefabbricati e nei loro collegamenti si deve tener conto del possibile degrado a seguito delle deformazioni
cicliche in campo plastico. Quando necessario, la resistenza di progetto dei collegamenti prefabbricati valutata per carichi non
ciclici deve essere opportunamente ridotta per le verifiche sotto azioni sismiche.
In caso di collegamenti tra elementi prefabbricati di natura non monolitica, che influenzino in modo sostanziale il
comportamento statico dell’organismo strutturale, e quindi anche la sua risposta sotto azioni sismiche, sono possibili le tre
situazioni seguenti, a ciascuna delle quali deve corrispondere un opportuno criterio di dimensionamento:
a) collegamenti situati al di fuori delle previste zone dissipative, che quindi non influiscono sulle capacità dissipative della
struttura;
b) collegamenti situati in prossimità delle previste zone dissipative alle estremità degli elementi prefabbricati, ma
sovradimensionati in modo tale da non pregiudicare la plasticizzazione delle zone dissipative stesse;
c) collegamenti situati nelle previste zone dissipative alle estremità degli elementi prefabbricati, dotati delle necessarie
caratteristiche in termini di duttilità e di quantità di energia dissipabile.
STRUTTURE INTELAIATE
Alle strutture intelaiate a comportamento dissipativo si applicano le seguenti regole di progetto.
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[Link].1 Travi
La larghezza b della trave deve essere ǃ 20 cm e, per le travi “a spessore di solaio”, deve essere non maggiore della larghezza del
pilastro, aumentata da ogni lato di metà dell’altezza della sezione trasversale della trave stessa, risultando comunque non
maggiore di due volte bc, essendo bc la larghezza del pilastro misurata ortogonalmente all’asse della trave.
Il rapporto b/h tra larghezza e altezza della trave deve essere ǃ 0,25.
Non deve esserci eccentricità tra l’asse delle travi che sostengono pilastri in falso e l’asse dei pilastri che le sostengono. Le travi
devono avere almeno due supporti, costituiti da pilastri o pareti.
Le zone dissipative si estendono, per CD”A” e CD”B”, per una lunghezza pari rispettivamente a 1,5 e 1,0 volte l’altezza della
sezione della trave, misurata a partire dalla faccia del nodo trave-pilastro o da entrambi i lati a partire dalla sezione di prima
plasticizzazione. Per travi che sostengono un pilastro in falso, si assume una lunghezza pari a 2 volte l’altezza della sezione
misurata da entrambe le facce del pilastro. Le pareti non possono appoggiarsi in falso su travi o solette.
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[Link].2 Pilastri
La dimensione minima della sezione trasversale non deve essere inferiore a 25 cm.
Se Ό, quale definito nel § 7.3.1, risulta > 0,1, la dimensione della sezione trasversale nella direzione parallela al piano d’inflessione
non deve essere inferiore ad un ventesimo della maggiore tra le distanze tra il punto in cui si annulla il momento flettente e le
estremità del pilastro. Quest’ultima limitazione geometrica non si applica quando gli effetti del secondo ordine siano presi in
conto incrementando gli effetti dell'azione sismica di un fattore pari a 1/(1-Ό) quando Ό è compreso tra 0,1 e 0,2 o computati
attraverso un’analisi non lineare quando Ό è compreso tra 0,2 e 0,3.
In assenza di analisi più accurate, si può assumere che la lunghezza della zona dissipativa sia la maggiore tra: l’altezza della
sezione, 1/6 dell’altezza libera del pilastro, 45 cm, l’altezza libera del pilastro se questa è inferiore a 3 volte l’altezza della sezione.
[Link].4 Pareti
Le pareti non possono appoggiarsi in falso su travi o solette.
Lo spessore delle pareti, anche se estese debolmente armate, deve essere non inferiore al massimo tra 15 cm (20 cm nel caso in cui
nelle travi di collegamento siano da prevedersi, ai sensi del § [Link], armature inclinate) e 1/20 dell’altezza libera d’interpiano.
Possono derogare a tale limite, su motivata indicazione del progettista, le strutture a funzionamento scatolare a un solo piano
non destinate ad uso abitativo.
Devono essere evitate aperture distribuite irregolarmente, salvo che la loro presenza non sia specificamente considerata
nell’analisi, nel dimensionamento e nella disposizione delle armature.
[Link].1 Travi
Armature longitudinali
Almeno due barre di diametro non inferiore a 14 mm devono essere presenti superiormente e inferiormente, per tutta la
lunghezza della trave.
In ogni sezione della trave, salvo giustificazioni che dimostrino che le modalità di collasso della sezione sono coerenti con la
classe di duttilità adottata, il rapporto geometrico Ε relativo all’armatura tesa, indipendentemente dal fatto che l’armatura tesa sia
quella al lembo superiore della sezione As o quella al lembo inferiore della sezione Ai, deve essere compreso entro i seguenti
limiti:
1,4 3,5
ȡ ȡ comp [7.4.26]
f yk f yk
dove:
Ε è il rapporto geometrico relativo all’armatura tesa, pari ad As/(bȉh) oppure ad Ai/(bȉh);
Εcomp è il rapporto geometrico relativo all’armatura compressa;
fyk è la tensione caratteristica di snervamento dell’acciaio (in MPa).
Inoltre deve essere Εcomp ǃ 0,25 Ε ovunque e nelle zone dissipative Εcomp ǃ1/2 Ε.
L’armatura superiore, disposta per il momento negativo alle estremità delle travi, deve essere contenuta, per almeno il 75%, entro
la larghezza dell’anima e comunque, per le sezioni a T o ad L, entro una fascia di soletta pari, rispettivamente, alla larghezza del
pilastro, od alla larghezza del pilastro aumentata di 2 volte lo spessore della soletta da ciascun lato del pilastro, a seconda che nel
nodo manchi o sia presente una trave ortogonale. Almeno ¼ della suddetta armatura deve essere mantenuta per tutta la
lunghezza della trave.
Le armature longitudinali delle travi, sia superiori sia inferiori, devono attraversare, di regola, i nodi senza ancorarsi o giuntarsi
per sovrapposizione in essi. Quando ciò non risulti possibile, sono da rispettare le seguenti prescrizioni:
ȭ le barre vanno ancorate oltre la faccia opposta a quella di intersezione con il nodo, oppure rivoltate verticalmente in
corrispondenza di tale faccia, a contenimento del nodo;
ȭ la lunghezza di ancoraggio delle armature tese va calcolata in modo da sviluppare una tensione nelle barre pari a 1,25 fyk, e
misurata a partire da una distanza pari a 6 diametri dalla faccia del pilastro verso l’interno.
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La parte dell’armatura longitudinale della trave che si ancora oltre il nodo non può terminare all’interno di una zona dissipativa,
ma deve ancorarsi oltre di essa.
La parte dell’armatura longitudinale della trave che si ancora nel nodo, deve essere collocata all’interno delle staffe del pilastro.
Per prevenire lo sfilamento di queste armature il diametro delle barre non inclinate deve essere ǂ ΅bL volte l’altezza della sezione
del pilastro, essendo
7,5 f ctm 1 0,8Ȟ d
° Ȗ f 1 0,75k ȡ per nodi interni
° Rd yd comp /ȡ
D bL ® 7,5 f
D
[7.4.27]
° ctm
1 0,8Ȟ d per nodi esterni
°¯ Ȗ Rd f yd
dove:
Αd è la forza assiale di progetto normalizzata;
kD vale 1 o 2/3, rispettivamente per CD”A” e per CD”B”;
·Rd vale 1,2 o 1, rispettivamente per CD”A” e per CD”B”.
Se per nodi esterni non è possibile soddisfare tale limitazione, si può prolungare la trave oltre il pilastro, si possono usare piastre
saldate alla fine delle barre, si possono piegare le barre per una lunghezza minima pari a 10 volte il loro diametro disponendo
un’apposita armatura trasversale dietro la piegatura.
Armature trasversali
Nelle zone dissipative devono essere previste staffe di contenimento. La prima staffa di contenimento deve distare non più di 5
cm dalla sezione a filo pilastro; le successive devono essere disposte ad un passo non superiore alla minore tra le grandezze
seguenti:
ȭ un quarto dell’altezza utile della sezione trasversale;
ȭ 175 mm e 225 mm, rispettivamente per CD”A” e CD “B”;
ȭ 6 volte e 8 volte il diametro minimo delle barre longitudinali considerate ai fini delle verifiche, rispettivamente per CD”A” e CD
“B”
ȭ 24 volte il diametro delle armature trasversali.
Per staffa di contenimento si intende una staffa rettangolare, circolare o a spirale, di diametro minimo 6 mm, con ganci a 135°
prolungati, alle due estremità, per almeno 10 diametri. I ganci devono essere assicurati alle barre longitudinali.
[Link].2 Pilastri
Nel caso in cui le tamponature non si estendano per l’intera altezza dei pilastri adiacenti, l’armatura risultante deve essere estesa
per una distanza pari alla profondità del pilastro oltre la zona priva di tamponamento. Nel caso in cui l’altezza della zona priva
di tamponamento fosse inferiore a 1,5 volte la profondità del pilastro, devono essere utilizzate armature bi-diagonali.
Nel caso precedente, qualora il tamponamento sia presente su un solo lato di un pilastro, l’armatura trasversale da disporre alle
estremità del pilastro ai sensi del § [Link]. deve essere estesa all’intera altezza del pilastro.
Armature longitudinali
Per tutta la lunghezza del pilastro, l’interasse tra le barre non deve essere superiore a 25 cm.
Nella sezione corrente del pilastro, la percentuale geometrica Ε di armatura longitudinale, con Ε rapporto tra l’area dell’armatura
longitudinale e l’area della sezione del pilastro, deve essere compresa entro i seguenti limiti:
1% ǂ Ε ǂ 4% [7.4.28]
Se sotto l’azione del sisma la forza assiale su un pilastro è di trazione, la lunghezza di ancoraggio delle barre longitudinali deve
essere incrementata del 50%.
Armature trasversali
Alle estremità di tutti i pilastri primari e secondari per una lunghezza pari a quella delle zone dissipative devono essere rispettate
le condizioni seguenti: le barre disposte sugli angoli della sezione devono essere contenute dalle staffe; la distanza tra due barre
vincolate consecutive, deve essere non superiore a 15 cm e 20 cm, rispettivamente per CD”A” e CD”B”.
A tal fine si intendono barre vincolate quelle direttamente trattenute da staffe o da legature.
Il diametro delle staffe di contenimento e legature deve essere non inferiore a:
max[6 mm; (0,4 d bl,max f yd,l /f yd,st )] per CD”A” e 6 mm per CD”B”, dove dbl,max è il diametro massimo delle barre longitudinali,
fyd,l e fyd,st sono, rispettivamente, la tensione di snervamento di progetto delle barre longitudinali e delle staffe.
Il passo delle staffe di contenimento e legature deve essere non superiore alla più piccola delle quantità seguenti:
ȭ 1/3 e 1/2 del lato minore della sezione trasversale, rispettivamente per CD”A” e CD”B”;
ȭ 12,5 cm e 17,5 cm, rispettivamente per CD”A” e CD”B”;
ȭ 5 6 e 8 volte il diametro delle barre longitudinali che collegano, rispettivamente per CD”A” e CD”B”.
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In ogni caso alle estremità di tutti i pilastri primari, per una lunghezza pari a quella delle zone dissipative, il rapporto Zwd definito
in [7.4.30] deve essere non minore di 0,08.
Dettagli costruttivi per la duttilità
Per le zone dissipative allo spiccato dei pilastri primari e per le zone terminali di tutti i pilastri secondari devono essere eseguite
le verifiche di duttilità indicate al § [Link].2. In alternativa, tali verifiche possono ritenersi soddisfatte se, per ciascuna zona
dissipativa, si rispettano le limitazioni seguenti:
bc
Į Ȧ wd t 30ȝ I Ȟ d İ sy,d 0,035 [7.4.29]
b0
volume delle staffe di confinamento f yd
Ȧ wd [7.4.30]
volume del nucleo di calcestruzzo f cd
dove:
Zwd è il rapporto meccanico dell’armatura trasversale di confinamento all’interno della zona dissipativa (il nucleo di calcestruzzo
è individuato con riferimento alla linea media delle staffe) che deve essere non minore di 0,12 in CD”A” .
PI è la domanda in duttilità di curvatura allo SLC;
Qd è la forza assiale adimensionalizzata di progetto relativa alla combinazione sismica SLV (Qd = Ed/cȉcd);
Hsy,d è la deformazione di snervamento dell’acciaio;
hc è la profondità della sezione trasversale lorda;
h0 è la profondità del nucleo confinato (con riferimento alla linea media delle staffe);
bc è la larghezza minima della sezione trasversale lorda;
b0 è la larghezza del nucleo confinato corrispondente a bc (con riferimento alla linea media delle staffe);
D è il coefficiente di efficacia del confinamento, uguale a D = Dn · Ds, con:
a) per sezioni trasversali rettangolari
Įn 1 ¦ b i2 / 6 b 0 h 0 [7.4.31a]
n
dove: n è il numero totale di barre longitudinali contenute lateralmente da staffe o legature, bi è la distanza tra barre consecutive
contenute e s è il passo delle staffe;
b) per sezioni trasversali circolari con diametro del nucleo confinato D0 (con riferimento alla linea media delle staffe)
Įn 1 [7.4.31c]
Įs >1 s / 2 D 0 @ E [7.4.31d]
dove: n è il numero totale di barre longitudinali contenute lateralmente da staffe o legature, bi è la distanza tra barre consecutive
contenute, E = 2 per staffe circolari singole, E = 1 per staffa a spirale.
[Link].4 Pareti
Nelle parti della parete, in pianta ed in altezza, al di fuori di una zona dissipativa, vanno seguite le regole del Capitolo 4, con
un’armatura minima verticale e orizzontale, finalizzata a controllare la fessurazione da taglio, avente rapporto geometrico Ε
riferito, rispettivamente, all’area della sezione orizzontale e verticale almeno pari allo 0,2%. Tuttavia, in quelle parti della sezione
dove, nella situazione sismica di progetto, la deformazione a compressione Hc è maggiore dello 0,2%, si raccomanda di fornire un
rapporto geometrico di armatura verticale Ε ǃ 0,5%.
Le armature, sia orizzontali sia verticali, devono avere diametro non superiore ad 1/10 dello spessore della parete, devono essere
disposte su entrambe le facce della parete, ad un passo non superiore a 30 cm, devono essere collegate con legature, in ragione di
almeno 9 legature ogni metro quadrato.
Armature longitudinali
Negli elementi di bordo delle zone dissipative l’armatura longitudinale deve rispettare le prescrizioni fornite per le zone
dissipative dei pilastri primari nel § [Link].2.
Armature trasversali
Negli elementi di bordo delle zone dissipative l’armatura trasversale deve rispettare le prescrizioni fornite per le zone dissipative
dei pilastri primari nel § [Link].2.
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Armature inclinate
Le armature inclinate che attraversano potenziali superfici di scorrimento devono essere efficacemente ancorate al di sopra e al di
sotto della superficie di scorrimento ed attraversare tutte le sezioni della parete poste al di sopra di essa e distanti da essa meno
della minore tra ½hw e ½lw.
Dettagli costruttivi per la duttilità
Per le zone dissipative di base delle pareti primarie devono essere eseguite le verifiche di duttilità indicate al § [Link].2. In
alternativa, tali verifiche possono ritenersi soddisfatte se, per ciascuna zona dissipativa, il rapporto volumetrico di armatura
trasversale negli elementi di bordo rispetta le limitazioni seguenti:
bc
Į Ȧ wd t 30ȝ I Ȟ d Z v İ sy,d 0,035 [7.4.32]
b0
volume delle staffe di confinamento f yd
Ȧ wd [7.4.33]
volume del nucleo di calcestruzzo degli elementi di bordo f cd
dove i simboli hanno il significato della [7.4.29] e Zv U v f yd,v f cd , essendo Uv e f yd,v , rispettivamente, il rapporto
geometrico e la resistenza di snervamento di progetto dell’armatura verticale al di fuori degli elementi di bordo.
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b) Strutture con controventi concentrici: in esse le forze orizzontali sono assorbite principalmente da membrature soggette a
forze assiali. In queste strutture le zone dissipative sono principalmente collocate nelle diagonali tese. Pertanto, possono essere
considerati in questa tipologia solo quei controventi per cui lo snervamento delle diagonali tese precede il raggiungimento
della resistenza delle aste strettamente necessarie ad equilibrare i carichi esterni. I controventi reticolari concentrici possono
essere distinti nelle seguenti tre categorie (Fig. 7.5.1):
b1) controventi con diagonale tesa attiva, in cui la resistenza alle forze orizzontali e le capacità dissipative sono affidate
alle aste diagonali soggette a trazione;
b2) controventi a V, in cui le forze orizzontali devono essere assorbite considerando sia le diagonali tese che quelle
compresse. Il punto d’intersezione di queste diagonali giace su di una membratura orizzontale che deve essere
continua;
b3) controventi a K, in cui il punto d’intersezione delle diagonali giace su una colonna. Questa categoria non deve essere
considerata dissipativa, poiché il meccanismo di collasso coinvolge la colonna.
c) Strutture con controventi eccentrici: in esse le forze orizzontali sono principalmente assorbite da membrature caricate
assialmente, ma la presenza di eccentricità di schema permette la dissipazione di energia nei traversi per mezzo del
comportamento ciclico a flessione e/o a taglio. I controventi eccentrici possono essere classificati come dissipativi quando la
plasticizzazione dei traversi dovuta alla flessione e/o al taglio precede il raggiungimento della resistenza ultima delle altre
parti strutturali.
d) Strutture a mensola o a pendolo inverso: in esse almeno il 50% della massa è nel terzo superiore dell’altezza della
costruzione oppure la dissipazione di energia è localizzata principalmente alla base. Strutture ad un solo piano che
posseggano più di una colonna, con le estremità superiori delle colonne collegate nelle direzioni principali dell’edificio e
con il valore del carico assiale normalizzato della colonna non maggiore di 0,3 in alcun punto, possono essere considerate
strutture a telaio.
e) Strutture intelaiate con controventi concentrici: in esse le azioni orizzontali sono assorbite sia da telai sia da controventi
agenti nel medesimo piano verticale.
f) Strutture intelaiate con tamponature: sono costituite da strutture intelaiate con le quali le tamponature in muratura o
calcestruzzo sono in contatto, non collegate.
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Da tale classificazione sono escluse le strutture di acciaio in cui la dissipazione di energia è realizzata mediante l’impiego di
appositi dispositivi antisismici.
Per le strutture di acciaio in cui le forze orizzontali sono assorbite da nuclei o pareti di controvento in calcestruzzo armato si
rimanda al § 7.4.
Tipologie strutturali diverse da quelle sopraelencate possono essere utilizzate basandosi su criteri di progettazione non difformi
da quelli considerati nella presente norma. Il grado di sicurezza raggiunto utilizzando tali criteri deve essere comunque non
inferiore a quello garantito dalla presente norma.
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dove:
R j,d è la capacità di progetto del collegamento;
R pl,Rd è la capacità al limite plastico della membratura dissipativa collegata;
RU,Rd è il limite superiore della capacità della membratura collegata.
Nel caso di membrature tese con collegamenti bullonati, la capacità corrispondente al raggiungimento della tensione di
snervamento della sezione deve risultare inferiore alla capacità corrispondente al raggiungimento della tensione di rottura della
sezione netta in corrispondenza dei fori per i dispositivi di collegamento; si deve quindi verificare che:
A res Ȗ f yk
t 1,1 M2 [7.5.2]
A Ȗ M0 f tk
essendo A l’area lorda e Ares l’area resistente costituita dall’area netta in corrispondenza dei fori, integrata da un’eventuale area di
rinforzo. I fattori parziali ·M0 e ·M2 sono definiti nella Tab. 4.2.V del § [Link].1. delle presenti norme.
dove NEd è il valore della domanda a sforzo normale e Npl,Rd è il valore della capacità a sforzo normale determinata secondo
criteri di cui al § [Link].2.
Tab. 7.5.I - Classe della sezione trasversale di elementi dissipativi in funzione della classe di duttilità e di q0
— 242 —
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[Link] TRAVI
[Link] COLONNE
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Per assicurare lo sviluppo del meccanismo globale dissipativo, deve inoltre essere rispettata la seguente diseguaglianza per ogni
nodo trave-colonna del telaio
dove ·Rd è dato in Tab. 7.2.I, MC,pl,Rd è la capacità a flessione della colonna calcolata per i livelli di domanda a sforzo normale
valutata nelle combinazioni sismiche delle azioni ed Mb,pl,Rd è la capacità delle travi che convergono nel nodo trave-colonna.
Nella [7.5.11] si assume il nodo in equilibrio ed i momenti, sia nelle colonne sia nelle travi, tra loro concordi. Nel caso in cui i
momenti nella colonna al di sopra e al di sotto del nodo siano tra loro discordi, al primo membro della formula [7.5.11] va posta
la maggiore tra le capacità a flessione delle colonne, mentre la minore va sommata alle capacità a flessione delle travi.
dove Mb,pl,Rd è la capacità a flessione della trave collegata e ·ov è il coefficiente di sovraresistenza.
essendo Vvp,Ed , Vvp,Rd e Vvb,Rd rispettivamente la domanda a taglio, la capacità a taglio per plasticizzazione del pannello e la
capacità a taglio per instabilità del pannello, queste ultime valutate come in § [Link].2 e [Link].3.
La domanda a taglio Vvp,Ed deve essere determinata assumendo il raggiungimento della capacità a flessione nelle sezioni delle
travi convergenti nel nodo trave-colonna, secondo lo schema e le modalità previste in fase di progetto.
dove Mc,pl,Rd è la capacità a flessione della colonna, valutata per la domanda a sforzo normale NEd che fornisce la condizione più
gravosa per il collegamento di base. Il coefficiente ·ov è fornito nel § 7.5.1.
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La risposta carico-spostamento laterale deve essere sostanzialmente indipendente dal verso dell’azione sismica.
Per edifici con più di due piani, la snellezza adimensionale delle diagonali deve rispettare le seguenti condizioni:
1,3 ǂ O ǂ 2 in telai con controventi ad X;
Oǂ2 in telai con controventi a V.
N Ed /N b, Rdp ( M Ed ) d 1 [7.5.15]
essendo
Nb,Rd la capacità nei confronti dell’instabilità, calcolata come in § [Link].3.1 tenendo conto dell’interazione con il momento
flettente MEd,
NEd ed MEd i valori della domanda a sforzo normale e flessione dovuta alle combinazioni sismiche di progetto, valutate
rispettivamente mediante le espressioni 7.5.7 e 7.5.8, ponendo Ǎ il minimo valore tra gli Ǎi = Npl,Rd,i / NEd,i dove Npl,Rd,i è la
capacità a sforzo normale della i-esima diagonale e NEd,i la domanda a sforzo normale per la combinazione sismica, calcolati per tutti
gli elementi di controvento in cui si attende la formazione di zone dissipative.
Per garantire un comportamento dissipativo omogeneo delle diagonali all’interno della struttura, i valori massimo e minimo dei
coefficienti Ǎi = Npl,Rd,i /NEd,i, dove Npl,Rd,i è la capacità a sforzo normale della i-esima diagonale e NEd,i la domanda a sforzo normale
per la combinazione sismica, calcolati per tutti gli elementi di controvento in cui si attende la formazione di zone dissipative,
devono differire non più del 25%.
Nei telai con controventi a V le travi devono avere capacità sufficiente a rispondere alla domanda relativa alle azioni di natura
non sismica senza considerare il contributo fornito dalle diagonali.
Le travi devono inoltre avere capacità sufficiente per rispondere alla domanda che si sviluppa a seguito della plasticizzazione
delle diagonali tese e dell’instabilizzazione delle diagonali compresse in condizioni sismiche. Per determinare il valore di tale
domanda si può considerare la presenza, nelle diagonali tese, di una sollecitazione pari alla capacità a sforzo normale Npl,Rd e,
nelle diagonali compresse, di una sollecitazione pari a ·pb .Npl,Rd, essendo ·pb = 0,30 il fattore che permette di stimare la
capacità residua dopo l’instabilizzazione della diagonale.
I collegamenti delle diagonali alle altre parti strutturali devono garantire il rispetto dei requisiti di cui al § [Link].
M l,Rd M l,Rd
" intermedi": 0,8 1 Į e 1,5 1 Į [7.5.16b]
Vl,Rd Vl,Rd
M l,Rd
" lunghi": e t 1,5 1 Į [7.5.16c]
Vl,Rd
dove Ml,Rd e Vl,Rd sono, rispettivamente, la capacità a flessione e la capacità a taglio dell’elemento di connessione, ΅ è il rapporto
tra il valore minore ed il maggiore della domanda a flessione attesa alle due estremità dell’elemento di connessione.
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fy
Vl,Rd tw h tf [7.5.18]
3
essendo b e tf la larghezza e lo spessore della flangia, h l’altezza della sezione e tw lo spessore dell’anima del profilo costituente la
sezione.
Quando sia soddisfatta la relazione NEd/Npl,Rd < 0,15 occorre che ad entrambe le estremità del collegamento la capacità a taglio ed
a flessione siano maggiori della corrispondente domanda:
VEd d Vl,Rd [7.5.19]
M Ed d M l,Rd [7.5.20]
essendo NEd, VEd, e MEd i valori della domanda a sforzo normale, taglio e flessione agenti in corrispondenza delle estremità
dell’elemento di connessione e Npl,Rd la capacità a sforzo normale della sezione costituente l’elemento di connessione.
Quando il valore di progetto della domanda a sforzo normale NEd agente sull’elemento di connessione supera il 15% della
corrispondente capacità della sezione costituente l’elemento Npl,Rd , tale domanda va tenuta opportunamente in conto riducendo
la capacità a taglio, Vl,Rd, e a flessione, Ml,Rd, dell’elemento di connessione stesso, adottando le seguenti espressioni
0,5
Vl,Rd ª1 N Ed / N pl,Rd º
2
Vl,Rd,r [7.5.21]
¬« »¼
M l,Rd,r M l,Rd ª¬1 N Ed / N pl,Rd º¼ [7.5.22]
dove R = NEd tw (d -2tf) / (VEd A), in cui A è l’area lorda del collegamento.
Le membrature non contenenti elementi di connessione, come le colonne e gli elementi diagonali, se sono utilizzati elementi di
connessione orizzontali, e le travi, se sono utilizzati elementi di connessione verticali, devono possedere una capacità tale da
soddisfare la combinazione più sfavorevole della domanda a sforzo normale e della domanda a flessione:
dove:
NRd (MEd,VEd) è la capacità a sforzo normale di progetto della colonna o dell’elemento diagonale valutata tenendo conto
dell’interazione con la domanda a flessione ed a taglio, MEd e VEd nella combinazione sismica;
NEd,G è la domanda a sforzo normale nella colonna o nell’elemento diagonale, dovuta ad azioni di tipo non-sismico incluse nella
combinazione sismica di progetto;
NEd,E è la domanda a sforzo normale nella colonna o nell’elemento diagonale per l’azione sismica di progetto;
·ov è il coefficiente di sovraresistenza del materiale di cui al § 7.5.1;
: è pari al valore minimo dei coefficienti :i = 1,5 Vl,Rd,i /VEd,i per elementi di connessione corti in cui si localizzano le zone
dissipative e :i = 1,5 Ml,Rd,i/MEd,i per tutti gli elementi di connessione lunghi e intermedi in cui si localizzano le zone
dissipative, dove VEd,i e MEd,i sono i valori della domanda a taglio e flessione dell’i-esimo elemento di connessione per la
combinazione sismica di progetto, Vl,Rd,i e Ml,Rd,i sono le capacità a taglio e flessione dell’i-esimo elemento di connessione.
I collegamenti degli elementi di connessione devo avere una capacità sufficiente a soddisfare una domanda pari a:
E d =E d,G +1,1 Ȗ ov ȍ i E d,E [7.5.26]
dove:
Ed,G è la domanda agente sul collegamento per le azioni di tipo non-sismico incluse nella combinazione sismica di progetto;
Ed,E è la domanda agente sul collegamento per l’azione sismica di progetto;
·ov è il coefficiente di sovraresistenza;
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Ǎi è il coefficiente relativo all’elemento di connessione considerato e calcolato come indicato nel presente paragrafo.
Per garantire un comportamento dissipativo omogeneo degli elementi di collegamento all’interno della struttura, i coefficienti Ǎi
calcolati per tutti gli elementi di connessione come indicato in precedenza nel presente paragrafo, devono differire tra il massimo
ed il minimo di non più del 25%.
Dettagli costruttivi
Il comportamento degli elementi di connessione lunghi è dominato dalla plasticizzazione per flessione. Le modalità di collasso
tipiche di tali elementi di connessione sono rappresentate dalla instabilità locale della piattabanda compressa e dalla instabilità
flesso-torsionale. Al fine di evitare tali fenomeni, occorre disporre irrigidimenti ad una distanza massima pari a 1.5 b, essendo b
la larghezza della flangia del profilo costituente l’elemento di connessione, dall’estremità dell’elemento di connessione stesso.
In tutti i casi, gli irrigidimenti d’anima devono essere disposti da ambo i lati in corrispondenza delle estremità delle diagonali.
Nel caso di elementi di connessione corti e travi di modesta altezza (minore di 600 mm) è sufficiente che gli irrigidimenti siano
disposti da un solo lato dell’anima, impegnando almeno i 3/4 della altezza dell’anima stessa. Tali irrigidimenti devono avere
spessore non inferiore a tw , e comunque non inferiore a 10 mm, e larghezza pari a (b/2)-tw, essendo tw lo spessore dell’anima del
profilo costituente l’elemento di connessione.
Nel caso degli elementi di connessione lunghi e degli elementi di connessione intermedi, gli irrigidimenti hanno lo scopo di
ritardare l’instabilità locale e, pertanto, devono impegnare l’intera altezza dell’anima.
Le saldature che collegano il generico elemento di irrigidimento all’anima devono possedere una capacità tale da soddisfare una
domanda pari a Ast fy, essendo Ast l’area dell’elemento di irrigidimento; le saldature che lo collegano alle piattabande devono
possedere una capacità superiore a Ast fy/4.
— 247 —
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[Link] CALCESTRUZZO
Non è ammesso l’impiego di calcestruzzo di classe inferiore a C20/25 o LC20/22.
Nella progettazione, nel campo di applicazione delle presenti norme, non è consentito l’impiego di calcestruzzi di classe
superiore alla C40/50 o LC40/44.
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Il limite inferiore della capacità delle zone dissipative, Epl,Rd, deve essere confrontato con la domanda ottenuta dalla combinazione
sismica delle azioni ESd, per cui deve risultare ESd < [Link].
Il limite superiore della capacità delle zone dissipative (EU,Rd) deve essere utilizzato nella verifica della capacità delle altre
componenti strutturali coinvolte nello sviluppo dei meccanismi di collasso prescelti. Tale valore deve essere assunto
analogamente a quanto previsto nelle strutture in acciaio pari a EU,Rd = 1,1 ·ov Epl,Rd, con ·ov definito nel § 7.5.1.
In particolare per il progetto dei collegamenti adiacenti le zone dissipative deve risultare:
R j,d t R U,Rd [7.6.1]
dove:
Rj,d è la capacità del collegamento;
RU,Rd è il limite superiore della capacità della membratura collegata, valutata come indicato nel presente paragrafo.
Nei nodi trave-colonna adiacenti le zone dissipative di telai con colonne costituite da profili rivestiti completamente o
parzialmente di calcestruzzo, la capacità a taglio del pannello d’anima della colonna può essere calcolata come la somma dei
contributi del calcestruzzo e del pannello in acciaio. In particolare, se l’altezza della sezione della trave non differisce da quella
del pilastro di più del 40%, la capacità a taglio si ottiene sommando i due contributi forniti, rispettivamente, dall’acciaio e dal
calcestruzzo:
Vwp,Rd =0,8(Vwp,s,Rd +Vwp,c,Rd ) [7.6.2]
dove Vwp,s,Rd è la capacità del pannello d’anima in acciaio calcolato secondo i metodi indicati nel § 4.2, Vwp,c,Rd è la capacità a taglio
fornito dal calcestruzzo che deve essere determinato utilizzando appropriati modelli tirante-puntone tipici delle strutture in
calcestruzzo. La domanda a taglio, Vwp,Sd, con cui confrontare la capacità Vwp,Rd, è calcolata considerando il raggiungimento della
capacità a flessione nelle sezioni delle travi convergenti nel nodo trave-colonna secondo lo schema e le modalità previste in fase
di progetto.
dove NEd è il valore della domanda a sforzo normale e Npl,Rd è il valore della capacità a sforzo normale determinata secondo
criteri di cui al § [Link].2.
Nelle zone dissipative, il rapporto tra la larghezza e lo spessore dei pannelli d’anima e delle ali deve rispettare i seguenti limiti:
– per le zone dissipative in solo acciaio (non rivestite in calcestruzzo) valgono le indicazioni di cui al precedente § 7.5.6;
– per le zone dissipative rivestite in calcestruzzo i valori dei rapporti larghezza-spessore per le facce dei profilati metallici
impiegati devono rispettare le limitazioni di cui alla Tab. 7.6.I.
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Le colonne non devono essere progettate per dissipare energia, con l’esclusione delle zone al piede della struttura in specifiche
tipologie strutturali. Per compensare le incertezze connesse all’effettiva risposta dell’organismo strutturale alle azioni sismiche, è
necessario predisporre armatura trasversale per il confinamento delle zone in cui potrebbero localizzarsi imprevisti fenomeni di
plasticizzazione.
Quando è necessario sfruttare interamente la capacità di una colonna composta per soddisfare la progettazione in capacità o le
verifiche di resistenza, si deve garantire la completa collaborazione tra la componente in acciaio e quella in calcestruzzo.
In tutti i casi in cui è insufficiente il trasferimento degli sforzi tangenziali per aderenza ed attrito, è richiesto l’uso di connettori a
taglio per il trasferimento mediante interazione meccanica e il ripristino dell’azione composta, calcolati secondo quanto indicato
in § 4.3.
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La determinazione delle caratteristiche geometriche della sezione composta va effettuata considerando un’appropriata larghezza
collaborante della soletta e delle relative armature longitudinali.
La larghezza collaborante beff si determina con le modalità indicate nel § [Link] e si ottiene come somma delle due aliquote be1 e
be2 ai due lati dell’asse della trave e della larghezza bc impegnata direttamente dai connettori.
beff = be1 + be2 + bc [7.6.4]
Ciascuna aliquota be1, be2 deve essere calcolata sulla base delle indicazioni contenute nelle Tabelle [Link] e [Link] e non deve
superare, rispettivamente, la metà dell’interasse tra le travi o l’intera distanza del bordo libero della soletta dall’asse della trave
adiacente.
Nelle Tab. [Link] e [Link], con riferimento alla diversa collocazione delle membrature nell’ambito del telaio, sono rispettivamente
riportati i valori della larghezza efficace parziale bei da utilizzare nella analisi elastica della struttura (momento
d’inerzia/rigidezza flessionale) e per il calcolo dei momenti plastici.
I termini utilizzati sono definiti nella Fig. 7.6.2. Nella Tab. [Link] con bmagg è individuata la larghezza di eventuali piastre
addizionali saldate alle piattabande delle colonne con lo scopo di aumentare la capacità portante del calcestruzzo in prossimità
dell’area nodale; qualora queste non siano installate, tale parametro coincide con la larghezza bc della colonna.
Criteri di dettaglio
L’adozione dei dettagli d’armatura trasversale riportati in Fig. 7.6.1 può ritardare l’innesco dei fenomeni di instabilità locale nelle
zone dissipative. In particolare i limiti riportati in Tab. 7.6.I per le piattabande possono essere incrementati se tali barre sono
caratterizzate da un interasse longitudinale, sl, minore della lunghezza netta, c, della piattabanda, sl/c <1,0:
– per sl/c ǂ 0,5, i limiti di Tab. 7.6.I possono essere moltiplicati per un coefficiente 1,50;
– per 0,5 < sl/c <1,0 si può interpolare linearmente tra i coefficienti 1,50 e 1,00.
Deve essere inoltre garantito uno spessore del copriferro netto di almeno 20 mm e non superiore a 40 mm.
I valori minimi dell’interasse delle staffe sono devono essere ricavati dalle limitazioni di cui al § [Link]
Tab. [Link] - Definizione della larghezza efficace parziale per il calcolo della rigidezza flessionale
Larghezza efficace parziale
Membratura trasversale
bei
Nodo/Colonna
Presente o non presente -
interni Per M : 0,05 L
Nodo/Colonna
Presente Per M+: 0,0375 L
esterni
Nodo/Colonna Non presente/Armatura Per M-: 0
esterni non ancorata Per M+: 0,025 L
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Tab. [Link] -Definizione della larghezza efficace parziale per il calcolo del momento plastico
Segno del
momento Posizione Membratura trasversale Larghezza efficace parziale bei
flettente
- Colonna
Negativo, M Armatura sismica incrociata 0,10 L
interna
Armature ancorate alle travi di
- Colonna
Negativo, M facciata o al cordolo di 0,10 L
esterna
estremità
Armature non ancorate alle
Colonna
Negativo, M- travi di facciata o al cordolo di 0
esterna
estremità
+ Colonna
Positivo, M Armatura sismica incrociata 0,075 L
interna
Trave in acciaio trasversale
dotata di connettori; Soletta
+ Colonna disposta in modo da
Positivo, M 0,075 L
esterna raggiungere o superare il filo
esterno della colonna disposta
in asse forte
Trave trasversale assente o
priva di connettori; Soletta
Colonna disposta in modo da
Positivo, M+ bmagg/2+0,7 hc/2
esterna raggiungere o superare il filo
esterno della colonna disposta
in asse forte
Colonna
Positivo, M+ Disposizioni differenti bmagg/2 ǂ 0,05 L
esterna
A = colonna esterna
B = colonna interna
C = trave longitudinale
D = trave trasversale
E = sbalzo in calcestruzzo
Criteri di dettaglio
La dimensione minima, base o altezza per le sezioni rettangolari o diametro per le sezioni circolari, delle colonne completamente
rivestite di calcestruzzo deve essere non inferiore a 250 mm.
Nelle strutture intelaiate le zone dissipative delle colonne si localizzano in corrispondenza di entrambe le estremità dei tratti di
lunghezza libera delle colonne stesse, e nei sistemi di controventi eccentrici nelle porzioni di colonna adiacenti agli elementi di
connessione. Per la determinazione della loro lunghezza si rimanda al § [Link].2.
Quando l’armatura trasversale nelle zone dissipative sia disposta secondo un interasse s minore della larghezza c della
piattabanda del profilo, possono essere seguite le indicazioni fornite in § [Link] che modificano i valori limite della snellezza
delle piattabande dei profilati metallici.
Nelle zone dissipative deve essere disposta un’armatura trasversale, in grado di produrre un efficace effetto di confinamento sul
calcestruzzo, con un interasse che non deve eccedere il minimo dei seguenti valori: metà della dimensione minima del nucleo di
calcestruzzo contenuto nelle staffe, 175 mm oppure 8 volte il diametro minimo dell’armatura longitudinale disposta lungo la
colonna. Tale interasse nei pilastri del livello più basso è da assumere pari al minimo dei seguenti valori: metà della dimensione
minima del nucleo di calcestruzzo contenuto nelle staffe, 150 mm oppure 6 volte il diametro minimo dell’armatura longitudinale
disposta lungo la colonna.
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Il diametro minimo delle armature trasversali non deve essere inferiore a 6 mm e comunque pari al maggiore dei seguenti valori:
0,5
6 mm e 0,35 volte il diametro massimo delle armature longitudinali moltiplicato per (fydf/fydw) , essendo fydf e fydw le tensioni di
progetto della piattabanda e dell’armatura.
EI C
0,9 E Ia r E cm I c E I s [7.6.7]
nella quale E e Ecm sono i moduli di elasticità dell’acciaio e del calcestruzzo; Ia, Ic e Is sono i momenti di inerzia della sezione in
acciaio, del calcestruzzo e delle armature, rispettivamente. Il coefficiente di riduzione r dipende dal tipo di sezione trasversale; in
assenza di più accurate determinazioni, può essere assunto pari a 0.5.
dove ·Rd è dato in Tab. 7.2.I, MC,pl,Rd è la capacità a flessione della colonna calcolato per i livelli di domanda a sforzo normale
valutata nelle combinazioni sismiche delle azioni e Mb,pl,Rd è la capacità delle travi che convergono nel nodo trave-colonna.
[Link] CONDIZIONE PER TRASCURARE IL CARATTERE COMPOSTO DELLE TRAVI CON SOLETTA
La capacità plastica di una sezione composta di una trave con soletta (limite superiore o inferiore della capacità plastica delle
zone dissipative) può essere calcolata tenendo conto del solo contributo della sezione di acciaio (progettazione in conformità al
principio b) di cui al § 7.6) se la soletta è non collegata al telaio di acciaio in corrispondenza della colonna cui la trave è collegata
per una zona circolare di diametro 2 beff, essendo beff la maggiore delle larghezze efficaci delle travi collegate a quella colonna.
A tal fine, occorre che non vi sia contatto tra la soletta e qualsiasi lato verticale di qualsiasi elemento di acciaio (per esempio
colonne, connettori a taglio, piastre di collegamento, flangia ondulata, lamiera di acciaio collegata con chiodi alla flangia della
sezione di acciaio).
Si raccomanda che nelle travi parzialmente rivestite sia tenuto in conto il contributo del calcestruzzo tra le flange della sezione di
acciaio.
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Quanto richiesto nel precedente capoverso a) può considerarsi soddisfatto se è rispettato quanto riportato nel successivo § 7.7.3.
Per l’utilizzo nelle pareti di taglio e nei diaframmi orizzontali, i pannelli strutturali di rivestimento devono rispettare le seguenti
condizioni:
a) i pannelli di particelle (UNI EN 312) devono avere uno spessore non inferiore a 13 mm e massa volumica caratteristica in
accordo a UNI EN 12369-1);
b) i pannelli di compensato (UNI EN 636) devono avere spessore non inferiore a 9 mm;
c) i pannelli di OSB (UNI EN 300) devono avere spessore non inferiore ai 12 mm se disposti a coppia, non inferiore a 15 mm se
disposti singolarmente.
I mezzi di unione meccanici devono soddisfare i seguenti requisiti:
a) i connettori a gambo cilindrico devono essere conformi ai requisiti di cui al § 11.7.8 delle presenti norme;
b) gli elementi di carpenteria metallica, realizzati in composizione anche saldata, devono rispettare le prescrizioni riportate nella
presente normativa relativamente alle costruzioni di acciaio.
[Link] PRECISAZIONI
Le zone considerate dissipative devono essere in grado di deformarsi plasticamente per almeno tre cicli a inversione completa,
con un rapporto di duttilità statica pari a 4, per le strutture in CD “B”, e pari a 6, per le strutture in CD “A”, senza che si verifichi
una riduzione della loro resistenza maggiore del 20%.
Le disposizioni di cui al precedente capoverso possono considerarsi soddisfatte nelle zone dissipative di ogni tipologia
strutturale se si rispettano le seguenti prescrizioni:
a) i collegamenti legno-legno o legno-acciaio sono realizzati con perni o con chiodi presentanti diametro d non maggiore di 12
mm ed uno spessore delle membrature lignee collegate non minore di 10d;
b) nelle pareti e nei diaframmi con telaio in legno, il diametro d dei chiodi non è superiore a 3,1 mm e il materiale di rivestimento
strutturale è di legno o di materiale da esso derivato, con uno spessore minimo pari a 4d.
Qualora alcune o tutte le precedenti prescrizioni non siano rispettate, ma sia almeno assicurato lo spessore minimo degli elementi
collegati pari, rispettivamente, a 8d per il caso a) e a 3d per il caso b), le zone dissipative saranno da considerare in classe di
duttilità CD “B”.
In alternativa alle prescrizioni di cui sopra, per le zone dissipative di classe CD “B”, i collegamenti meccanici a gambo cilindrico
possono essere progettati per garantire lo sviluppo di almeno una cerniera plastica nel gambo dei connettori metallici in accordo
ai meccanismi di collasso riportati nelle normative e documenti tecnici di comprovata validità di cui al Capitolo 12. Particolare
attenzione dovrà essere rivolta a impedire rotture fragili tipo fessure da spacco longitudinale, espulsione di tasselli di legno,
rotture a taglio e a trazione del materiale base.
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[Link] GENERALITÀ
Le strutture a comportamento dissipativo devono essere progettate in modo che le zone dissipative siano localizzate
principalmente in quei punti della struttura dove eventuali plasticizzazioni, instabilità locali o altri fenomeni dovuti al
comportamento isteretico non compromettano la stabilità globale della struttura.
Le disposizioni costruttive date nei successivi § [Link] e [Link] si applicano alle zone di struttura progettate per sviluppare un
comportamento dissipativo.
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Il collegamento realizzato mediante spinotti o chiodi a gambo liscio non deve essere utilizzato senza accorgimenti aggiuntivi
volti ad evitare l’apertura del giunto.
Nel caso di tensioni perpendicolari alla fibratura, si devono osservare disposizioni aggiuntive al fine di evitare l’innesco di
fratture parallele alla fibratura (splitting).
[Link] PREMESSA
Le costruzioni di muratura devono essere realizzate nel rispetto di quanto contenuto nelle presenti Norme Tecniche ai §§ 4.5 e
11.10. Il rispetto di tali requisiti consente di classificare le costruzioni in muratura come moderatamente dissipative e quindi
appartenenti alla classe di duttilità CD”B”.
In particolare, ai predetti paragrafi deve farsi riferimento per ciò che concerne le caratteristiche fisiche, meccaniche e geometriche
degli elementi resistenti naturali e artificiali, nonché per i relativi controlli di produzione e di accettazione in cantiere.
Il presente paragrafo divide le costruzioni di muratura in: ordinaria, armata e confinata. Al riguardo si precisa che, per quanto
attiene all’acciaio d’armatura, vale tutto quanto specificato dalle presenti Norme Tecniche relativamente alle costruzioni in
calcestruzzo armato.
Ai fini delle verifiche di sicurezza, è in ogni caso obbligatorio l’utilizzo del “metodo semiprobabilistico agli stati limite”, salvo
quanto previsto al § [Link].
I coefficienti parziali di sicurezza per la resistenza del materiale forniti nel Capitolo 4 possono essere ridotti del 20% e comunque
fino ad un valore non inferiore a 2.
[Link] MATERIALI
Gli elementi da utilizzare per costruzioni di muratura portante devono essere tali da evitare rotture fragili. A tal fine gli elementi
devono possedere i requisiti indicati nel § 4.5.2 e, fatta eccezione per le costruzioni caratterizzate, allo SLV, da agS ǂ0,075g,
rispettare le seguenti ulteriori indicazioni:
– percentuale volumetrica degli eventuali vuoti, non superiore al 45% del volume totale del blocco;
– eventuali setti, disposti parallelamente al piano del muro, continui e rettilinei; le uniche interruzioni ammesse sono quelle in
corrispondenza dei fori di presa o per l’alloggiamento delle armature;
– resistenza caratteristica a rottura nella direzione portante (fbk), calcolata sull’area al lordo delle forature, non inferiore a 5 MPa
o, in alternativa, resistenza media normalizzata nella direzione portante (fb) non inferiore a 6 MPa ;
– resistenza caratteristica a rottura nella direzione perpendicolare a quella portante ossia nel piano di sviluppo della parete ( f bk ),
calcolata nello stesso modo, non inferiore a 1,5 MPa.
La malta di allettamento per la muratura ordinaria deve avere resistenza media non inferiore a 5 MPa.
Nel caso di utilizzo di elementi per muratura che fanno affidamento a tasche per riempimento di malta, i giunti verticali possono
essere considerati riempiti se la malta è posta su tutta l’altezza del giunto su di un minimo del 40% della larghezza dell’elemento
murario.
L’uso di giunti sottili (spessore compreso tra 0.5 mm e 3 mm) è consentito esclusivamente per edifici caratterizzati allo SLV, da
agS ǂ0,15 g, con le seguenti limitazioni:
- altezza massima, misurata in asse allo spessore della muratura: 10,5 m se agS ǂ0,075 g; 7 m se 0,075 g< agS ǂ0,15 g ;
- numero dei piani in muratura da quota campagna: ǂ 3 per agS ǂ0,075g ; ǂ 2 per 0,075g < agS ǂ0,15g .
L’uso di giunti verticali non riempiti è consentito esclusivamente per edifici caratterizzati, allo SLV, da agS ǂ0,075g, costituiti da
un numero di piani in muratura da quota campagna non maggiore di due e altezza massima, misurata in asse allo spessore della
muratura di 7 m.
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Gli elementi per murature con giunti sottili e/o giunti verticali a secco debbono soddisfare le seguenti limitazioni:
- spessore minimo dei setti interni: 7 mm;
- spessore minimo dei setti esterni: 10 mm;
- percentuale massima di foratura: 55% ;
Sono ammesse murature realizzate con elementi artificiali o elementi in pietra squadrata.
È consentito utilizzare la muratura di pietra non squadrata o la muratura listata solo per costruzioni caratterizzate, allo SLV,
da agS ǂ0,075g.
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[Link].1 Generalità
I metodi di analisi di cui al § 7.3 devono essere applicati con le seguenti precisazioni e restrizioni.
dove V è il taglio nel pannello e Vpiano è il taglio totale al piano nella direzione parallela al pannello. Tale ridistribuzione non è
ammessa nel caso in cui il rapporto ΅u/΅1 necessario per il calcolo del fattore comportamento q sia stato ottenuto dal progettista
direttamente da un’analisi non lineare. Viceversa, se nella determinazione di ΅u/΅1 ci si è avvalsi dei valori prudenziali suggeriti
al § [Link], la ridistribuzione è ammessa.
Nel caso di solai deformabili la ridistribuzione può essere eseguita solamente tra pannelli complanari collegati da cordoli o
incatenamenti oppure appartenenti alla stessa parete. In tal caso, nel calcolo dei limiti per la ridistribuzione, Vpiano è da intendersi
come la somma dei tagli nei pannelli complanari oppure appartenenti alla stessa parete.
Le verifiche fuori piano possono essere eseguite separatamente, e possono essere adottate le forze equivalenti indicate al § 7.2.3
per gli elementi non strutturali, assumendo qa = 3. Più precisamente l’azione sismica ortogonale alla parete può essere
rappresentata da una forza orizzontale distribuita, pari a (Sa/qa) volte il peso della parete nonché da forze orizzontali concentrate
pari a (Sa/qa) volte il peso trasmesso dagli orizzontamenti che si appoggiano sulla parete, qualora queste forze non siano
efficacemente trasmesse a muri trasversali disposti parallelamente alla direzione del sisma. Per le pareti resistenti al sisma, che
rispettano i limiti di Tab. [Link], si può assumere per Sa la seguente espressione:
Sa Į S >1.5 1 Z/H 0.5@ t Į S
dove:
΅ è il rapporto tra accelerazione massima del terreno ag su sottosuolo tipo A per lo stato limite in esame (vedi § 3.2.1) e
l’accelerazione di gravità g;
S è il coefficiente che tiene conto della categoria di sottosuolo e delle condizioni topografiche secondo quanto riportato nel §
[Link].1;
Z è la quota del baricentro dell’elemento non strutturale misurata a partire dal piano di fondazione (vedi § 3.2.2);
H è l’altezza della costruzione misurata a partire dal piano di fondazione;
Per le strutture con isolamento sismico si assume sempre Z=0.
Per le pareti non resistenti al sisma la verifica fuori piano va comunque condotta facendo ricorso a formulazioni di comprovata
validità.
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Le verifiche fuori piano possono essere eseguite separatamente, adottando le forze equivalenti specificate al punto precedente
per l’analisi statica lineare.
[Link] FONDAZIONI
Le strutture di fondazione devono essere realizzate in calcestruzzo armato, secondo quanto indicato al § 7.2.5, continue, senza
interruzioni in corrispondenza di aperture nelle pareti soprastanti.
Qualora sia presente un piano cantinato o seminterrato in pareti di calcestruzzo armato, esso può essere considerato quale
struttura di fondazione dei sovrastanti piani in muratura portante, nel rispetto dei requisiti di continuità delle fondazioni, e non è
computato nel numero dei piani complessivi in muratura.
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semplici per cui, allo SLV, agSǂ0,35g non è obbligatorio eseguire alcuna analisi e verifica di sicurezza, ma è richiesto il
soddisfacimento delle seguenti condizioni integrative:
– in ciascuna delle due direzioni siano previsti almeno due sistemi di pareti di lunghezza complessiva, al netto delle aperture,
ciascuno non inferiore al 50% della dimensione della costruzione nella medesima direzione. Nel conteggio della lunghezza
complessiva possono essere inclusi solamente setti murari che rispettano i requisiti geometrici della Tab. [Link]. La distanza tra
questi due sistemi di pareti in direzione ortogonale al loro sviluppo longitudinale in pianta sia non inferiore al 75% della
dimensione della costruzione nella medesima direzione (ortogonale alle pareti). Almeno il 75% dei carichi verticali sia portato
da pareti che facciano parte del sistema resistente alle azioni orizzontali;
– in ciascuna delle due direzioni siano presenti pareti resistenti alle azioni orizzontali con interasse non superiore a 7 m, elevabili
a 9 m per costruzioni in muratura armata;
– per ciascun piano il rapporto tra area della sezione resistente delle pareti e superficie lorda del piano non sia inferiore ai valori
indicati nella Tab. [Link], in funzione del numero di piani della costruzione e della sismicità del sito, per ciascuna delle due
direzioni ortogonali:
Tabella [Link] – Area pareti resistenti in ciascuna direzione ortogonale per costruzioni semplici.
Accelerazione di picco del terreno agS (1)
0,07g 0,10g 0,15g 0,20g 0,25g 0,30g 0,35g 0,40g 0,45g 0,50g
Tipo di struttura Numero piani
1 3,5% 3,5% 4,0% 4,5% 5,5% 6,0% 6,0% 6,0% 6,0% 6,5%
Muratura ordinaria 2 4,0% 4,0% 4,5% 5,0% 6,0% 6,5% 6,5% 6,5% 6,5% 7,0%
3 4,5% 4,5% 5,0% 6,0% 6,5% 7,0% 7,0%
1 2,5% 3,0% 3,0% 3,0% 3,5% 3,5% 4,0% 4,0% 4,5% 4,5%
2 3,0% 3,5% 3,5% 3,5% 4,0% 4,0% 4,5% 5,0% 5,0% 5,0%
Muratura armata
3 3,5% 4,0% 4,0% 4,0% 4,5% 5,0% 5,5% 5,5% 6,0% 6,0%
4 4,0% 4,5% 4,5% 5,0% 5,5% 5,5% 5,5% 6,0% 6,5% 6,5%
(1) ST si applica solo nel caso di strutture di Classe d’uso III e IV (v. § 2.4.2)
Per le costruzioni semplici il numero di piani non può essere superiore a 3 per le costruzioni in muratura ordinaria ed a 4 per
costruzioni in muratura armata.
Deve inoltre risultare, per ogni piano:
N f
ı d 0,25 k [7.8.1]
A ȖM
in cui N è il carico verticale totale alla base di ciascun piano dell’edificio corrispondente alla somma dei carichi permanenti e
variabili (valutati ponendo ·G = ·Q = 1), A è l’area totale dei muri portanti allo stesso piano e fk è la resistenza caratteristica a
compressione in direzione verticale della muratura.
Il dimensionamento delle fondazioni può essere effettuato in modo semplificato tenendo conto delle tensioni normali medie e
delle sollecitazioni sismiche globali determinate con l’analisi statica lineare.
§ 2 ı ·§ ı0 ·
Mu ¨¨ l t 0 ¸¸¨¨1 ¸
¸ [7.8.2]
© 2 ¹© 0,85f d ¹
dove:
Mu è il momento corrispondente al collasso per pressoflessione;
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[Link].2 Taglio
La capacità a taglio di ciascun elemento strutturale è valutata per mezzo della relazione seguente:
Vt l't f vd [7.8.3]
dove:
l’ è la lunghezza della parte compressa della parete ottenuta sulla base di un diagramma lineare delle compressioni ed
in assenza di resistenza a trazione;
t è lo spessore della parete;
fyd = fyk / ·M è definito al § [Link] e al § 11.3.3, calcolando la tensione normale media (indicata con Ηn nel paragrafi citati) sulla
parte compressa della sezione (Ηn = N/(l’ȉt)).
In caso di analisi statica non lineare, la resistenza a taglio può essere calcolata ponendo fyd = fvm0 + 0,4 Ηn ǂ fy,lim con fvm0 resistenza
media a taglio della muratura (in assenza di determinazione diretta si può porre fvm0 = fvk0/0,7 e fy,lim = fyk,lim /0,7), e lo
spostamento ultimo allo SLC, a meno di moti rigidi del pannello, può essere assunto pari allo 0,5% dell’altezza del pannello.
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[Link].2 Taglio
La resistenza a taglio (Vt) è calcolata come somma dei contributi della muratura (Vt,M) e dell’armatura (Vt,S), secondo le relazioni
seguenti:
Vt Vt.M Vt.S [7.8.7]
Vt,M d t f vd [7.8.8]
dove:
d è la distanza tra il lembo compresso e il baricentro dell’armatura tesa;
t è lo spessore della parete;
fyd = fyk / ·M è definito al § [Link] calcolando la tensione normale media (indicata con Ηn nel paragrafo citato) sulla sezione lorda
di larghezza d (Ηn = P/dt).
Vt,S 0,6 d A sw f vd s [7.8.9]
dove:
d è la distanza tra il lembo compresso e il baricentro dell’armatura tesa;
ASW è l’area dell’armatura a taglio disposta in direzione parallela alla forza di taglio, con passo s misurato ortogonalmente alla
direzione della forza di taglio;
fyd è la tensione di snervamento di progetto dell’acciaio;
s è la distanza tra i livelli di armatura.
Deve essere altresì verificato che il taglio agente non superi il seguente valore:
Vt,c 0,3 f d t d [7.8.10]
dove:
t è lo spessore della parete
fd è la resistenza a compressione di progetto della muratura.
In caso di analisi statica non lineare si adottano come valori di progetto le resistenze medie dei materiali e lo spostamento ultimo
può essere assunto pari allo 0,8% dell’altezza del pannello.
— 263 —
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collaborazione delle pareti in muratura e dei sistemi di diversa tecnologia nella resistenza al sisma, quest’ultima deve essere
verificata utilizzando i metodi di analisi non lineare.
I collegamenti fra elementi di tecnologia diversa devono essere espressamente verificati. Particolare attenzione deve essere
prestata alla verifica dell’efficace trasmissione dei carichi verticali. Inoltre è necessario verificare la compatibilità delle
deformazioni per tutte le parti strutturali.
È consentito altresì realizzare costruzioni costituite da struttura muraria nella parte inferiore e sormontate da un piano con
struttura in calcestruzzo armato o acciaio o legno o altra tecnologia, alle seguenti condizioni:
ȭ i limiti all’altezza delle costruzioni previsti per le strutture in muratura si intendono comprensivi delle parti in muratura e di
quelle in altra tecnologia;
ȭ la parte superiore di diversa tecnologia sia efficacemente ancorata al cordolo di coronamento della parte muraria;
ȭ nel caso di metodo di analisi lineare, l’uso dell’analisi statica (nei limiti di applicabilità riportati al § [Link].2) è consentito a
condizione di utilizzare una distribuzione di forze compatibile con la prima forma modale elastica in ciascuna direzione,
calcolata con metodi sufficientemente accurati che tengano conto della distribuzione irregolare di rigidezza in elevazione. A tal
fine, in assenza di metodi più accurati, la prima forma modale può essere stimata dagli spostamenti ottenuti applicando
staticamente alla costruzione la distribuzione di forze definita nel § [Link];
ȭ nel caso di analisi statica non lineare, si utilizzino le distribuzioni di forze orizzontali previste al § [Link], dove la prima forma
modale elastica è stata calcolata con metodi sufficientemente accurati.
ȭ nel caso di analisi lineare, per la verifica della parte in muratura si utilizzi il fattore di comportamento q prescritto al § [Link];
per la verifica della parte superiore di altra tecnologia si utilizzi il fattore di comportamento adatto alla tipologia costruttiva e
alla configurazione (regolarità) della parte superiore, comunque non superiore a 2,5;
ȭ tutti i collegamenti fra la parte di diversa tecnologia e la parte in muratura siano localmente verificati in base alle forze
trasmesse calcolate nell’analisi, maggiorate del 30%.
— 264 —
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- per garantire un collegamento efficace fra gli elementi di confinamento e la muratura, il calcestruzzo degli elementi di
confinamento dovrà essere gettato dopo la realizzazione della muratura;
- la minima dimensione trasversale degli elementi di confinamento orizzontali e verticali non dovrà essere inferiore a 150
mm. Nelle pareti a doppio foglio lo spessore degli elementi di confinamento deve garantire la connessione dei due fogli ed
il loro confinamento;
- gli elementi di confinamento verticali dovranno essere posizionati:
a) lungo i bordi liberi di ogni parete strutturale,
b) su entrambi i lati delle aperture aventi area maggiore di 1,5 m2,
c) all’interno delle pareti con passo non maggiore di 5 m,
d) alle intersezioni delle pareti strutturali, in tutti i casi in cui gli elementi di confinamento più vicini siano ad una distanza
superiore a 1,5 m;
- gli elementi di confinamento orizzontali dovranno essere posizionati nel piano della parete ad ogni piano e, in ogni caso, ad
un passo non maggiore di 4 m;
- l’armatura longitudinale degli elementi di confinamento deve avere un’area non inferiore a 300 mm2 o all’1% della sezione
dell’elemento di confinamento;
- le staffe dovranno avere diametro non inferiore a 5 mm e passo non maggiore di 15 cm;
- le lunghezze di sovrapposizione delle barre longitudinali non dovranno essere minori di 60 diametri.
7.9. PONTI
— 265 —
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ªȞ º
q 0 (Ȟ k ) q 0 « k 1» q 0 1 [7.9.1]
¬ 0,3 ¼
essendo q0 il valore applicabile per Αk ǂ 0,3.
Nella tabella [Link] sono riportate anche le strutture che si muovono con il terreno. Esse non subiscono amplificazione
dell’accelerazione del suolo poiché sono caratterizzate da periodi naturali di vibrazione in direzione orizzontale molto bassi (T
ǂ0,03 s). Appartengono a questa categoria anche le spalle connesse all’impalcato mediante collegamenti flessibili o appoggi
mobili.
Per ciascuna delle due direzioni principali, i valori massimi q0 del fattore di comportamento sono da applicare, nel caso di ponti
isostatici, alle singole pile, nel caso di ponti a travata continua, all’intera opera.
Nel caso di ponti con elementi strutturali duttili di diverso tipo si adotta, per ciascuna delle due direzioni, il fattore di comportamento
degli elementi di ugual tipo che contribuiscono in misura maggiore alla resistenza nei confronti delle azioni sismiche.
Il requisito di regolarità, quindi l’applicabilità di un valore KR = 1, può essere verificato a posteriori mediante il seguente
procedimento:
ȭ per ciascun elemento duttile si calcoli il rapporto: ri= q0MEd,i/MRd,i , dove MEd,i è il momento alla base dell’elemento duttile i-
esimo prodotto dalla combinazione sismica di progetto, MRd,i è il corrispondente momento resistente;
ȭ la geometria del ponte si considera “regolare” se il rapporto tra il massimo ed il minimo dei rapporti ri, calcolati per le pile
facenti parte del sistema resistente al sisma nella direzione considerata, risulta inferiore a 2 ( ~r ri , max / ri , min 2 ).
Nel caso risulti ~r t 2 , l’analisi deve essere ripetuta utilizzando il seguente valore ridotto di KR
KR 2 / ~r [7.9.2]
Ai fini della determinazione di rmax e rmin nella direzione orizzontale considerata si possono escludere le pile la cui resistenza a
taglio non ecceda il 20% della resistenza sismica totale diviso il numero degli elementi resistenti.
Per ponti a geometria irregolare (ad esempio con angolo di obliquità maggiore di 45°, con raggio di curvatura molto ridotto, ecc.)
si adotta un fattore di comportamento q pari a 1,5. Valori maggiori di 1,5, e comunque non superiori a 3,5, possono essere adottati
solo qualora le richieste di duttilità siano verificate mediante analisi non lineare.
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La rigidezza degli elementi in calcestruzzo armato deve essere valutata tenendo conto del loro effettivo stato di fessurazione, che
è in generale diverso per l’impalcato (spesso interamente reagente) e per le pile.
In assenza di più accurate determinazioni, l’eccentricità accidentale di cui al § 7.2.6 è riferita all’impalcato e può essere assunta
pari a 0,03 volte la dimensione dell’impalcato stesso, misurata perpendicolarmente alla direzione dell’azione sismica.
'M d Ed N Ed [7.9.3]
dove dEd è lo spostamento valutato nella situazione sismica di progetto in accordo con quanto specificato nel § [Link] ed NEd è la
forza assiale di progetto.
T1 2ʌ M/K [7.9.4]
nella quale K è la rigidezza laterale del modello considerato, ossia della singola pila nel caso a), complessiva delle pile nel caso b).
Nel caso c) il sistema di forze orizzontali equivalenti all’azione sismica da applicare ai nodi del modello è dato dalla espressione:
4ʌ 2 S d (T1 )
Fi di Gi [7.9.5]
T12 g 2
nella quale: T1 è il periodo proprio fondamentale del ponte nella direzione trasversale; g è l’accelerazione di gravità; di è lo
spostamento del grado di libertà i quando la struttura è soggetta ad un sistema di forze statiche trasversali fi = Gi, Gi è il peso
della massa concentrata nel grado di libertà i.
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Il periodo T1 del ponte in direzione trasversale può essere valutato con l’espressione approssimata:
T1 2ʌ
¦ G i d i2 [7.9.6]
g ¦ Gi di
nella quale q è il valore del fattore di comportamento utilizzato nel calcolo. Nel caso di sezioni in calcestruzzo armato, qualora il
rapporto Αk tra la forza assiale e la resistenza a compressione della sezione di calcestruzzo eccede 0,1, il fattore di sovraresistenza
va moltiplicato per 1+ 2 (Αk ƺ 0,1)².
Le sollecitazioni calcolate a partire dalle capacità flessionali amplificate, incrementate dell’effetto dei carichi permanenti
distribuiti sugli elementi, ottenute con il criterio della progettazione in capacità, si indicano con l’indice “prc”, ad es. Fprc.
Per le strutture di fondazione vale quanto indicato nel § 7.2.5.
Alle azioni sismiche, cui la spalla o la pila devono resistere come strutture a sé stanti, sono da aggiungere le forze parassite
trasmesse per attrito dagli appoggi mobili o elastomerici che non assolvono la funzione di isolamento ai sensi del § 7.10, che
devono essere maggiorate di un fattore pari a 1,30.
Le forze parassite trasmesse dagli appoggi o le coazioni indotte nella struttura dalle azioni variabili o permanenti potranno essere
trascurate per le opere aventi elementi strutturali che raggiungono la capacità flessionale, calcolata sul relativo dominio di
resistenza allo SLU, in corrispondenza della sollecitazione assiale agente.
[Link] PILE
Per le pile in acciaio, si rimanda ai criteri del § 7.5.
Per le pile in calcestruzzo armato, si applicano i criteri appresso indicati.
Presso-flessione
Nelle sezioni in cui è prevista la formazione di zone dissipative, la domanda a presso-flessione è quella ottenuta dall’analisi
globale della struttura per le combinazioni di carico di cui al § 2.5.3.
Per i ponti in CD“A” ed in CD“B” la domanda a compressione nelle pile non deve eccedere, rispettivamente, il 55% ed il 65%
della capacità massima a compressione della sezione di solo calcestruzzo, per tutte le combinazioni considerate.
Nelle sezioni comprese nelle zone dissipative, deve risultare:
M Ed d M Rd [7.9.8]
nella quale:
MEd è la domanda flessionale (accompagnata dalla domanda flessionale in direzione ortogonale assunta come ad essa
contemporanea) derivante dall’analisi;
MRd è la capacità flessionale, calcolata sul relativo dominio di resistenza allo SLU in corrispondenza della sollecitazione assiale
agente.
Nelle sezioni poste al di fuori delle zone dissipative, deve risultare:
M prc d M yd [7.9.9]
nella quale Mprc è la domanda flessionale (accompagnata dalla domanda flessionale in direzione ortogonale assunta come ad essa
contemporanea) calcolata come descritto al § 7.9.5 e Myd è la capacità flessionale corrispondente alla curvatura convenzionale di
prima plasticizzazione di cui al § [Link].2, in corrispondenza della sollecitazione assiale agente.
Qualora, al di fuori delle zone dissipative delle pile, la domanda flessionale Mprc superi il valore MRd delle zone dissipative stesse,
si adotta quest’ultimo al posto di Mprc.
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Taglio
Ai fini della progettazione in capacità, per ciascuna direzione di applicazione del sisma, la domanda a taglio VEd si ottiene
imponendo l’equilibrio tra le capacità a flessione delle sezioni di estremità della pila Ms,prc e Mi,prc e il taglio Vprc applicato nelle
stesse sezioni, secondo le espressioni:
dove lp è la distanza tra le due sezioni di estremità della pila (nel caso di pila incastrata solamente alla base è la distanza tra la
sezione di incastro e la sezione di momento nullo) e ·Bd è calcolato sulla base del rapporto tra il taglio derivante dall’analisi VE e il
taglio Vprc mediante la formula seguente:
La capacità a taglio delle sezioni delle pile è calcolata come indicato nel § [Link].5, dove il braccio delle forze interne z può essere
assunto pari a 0,9d per le sezioni rettangolari piene o cave, 0,75d per le sezioni circolari piene e 0,60d per le sezioni circolari cave.
Nelle zone dissipative delle pile progettate in CD”A”, l’angolo di inclinazione delle bielle di calcestruzzo compresso deve essere
assunto pari a 45°.
Le dimensioni della sezione sono da riferirsi al solo nucleo confinato di calcestruzzo laddove sia necessaria armatura di
confinamento.
Per elementi tozzi, con ΅ < 2,0 (vedi § [Link]), deve essere eseguita anche la verifica a scorrimento.
[Link] IMPALCATO
Al fine di evitare il martellamento tra diverse parti di impalcato tra loro contigue si dovranno rispettare i criteri enunciati al §
7.2.1, nella sezione “distanza fra costruzioni contigue”.
Valori inferiori di tali distanze potranno essere adottati se il martellamento tra le parti produce meccanismi di rottura controllata
e, compatibilmente con l’esercizio dell’infrastruttura, facilmente riparabili.
— 269 —
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dissipative alla base della pila, un momento flettente pari a: ·RdȉMRd , dove MRd è il momento resistente della zona o delle zone
dissipative. Questa verifica può essere eseguita in modo indipendente per le due direzioni dell’azione sismica.
Le forze determinate come sopra possono essere superiori a quelle che si ottengono dall’analisi ponendo q = 1; in tal caso, per il
progetto degli apparecchi è consentito adottare queste ultime.
[Link] SPALLE
Le spalle dei ponti devono essere progettate in modo che tutte le parti componenti non subiscano danni che ne compromettano la
completa funzionalità sotto l’azione sismica relativa allo SLV.
La verifica sismica delle spalle può essere eseguita, a titolo di accettabile semplificazione, separatamente per la direzione
trasversale e per quella longitudinale.
Il modello da adottare per l’analisi delle spalle dipende dal grado di accoppiamento con l’impalcato che esse sostengono (vedi §§
[Link].1 e [Link].2).
— 270 —
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dall’impalcato sia considerabile come infinitamente rigido (periodo proprio inferiore a 0,05s) le forze d’inerzia direttamente
applicate ad esso possono essere assunte pari al prodotto delle masse per l’accelerazione del terreno ag ȉS.
Nel caso in cui la spalla sostenga un terreno rigido naturale per più dell’80% dell’altezza, si può considerare che essa si muova
con il suolo. In questo caso le forze d’inerzia di progetto possono essere determinate considerando un’accelerazione pari ad ag ȉS.
[Link] PILE
Al fine di conferire la necessaria duttilità è necessario disporre idonee armature trasversali all’interno delle zone dissipative delle
pile:
- armature atte a confinare adeguatamente il nucleo in calcestruzzo della sezione;
- armature atte a contrastare l’instabilità delle barre verticali compresse.
Le prescrizioni sulle armature trasversali sono volte a conseguire determinati obiettivi prestazionali. Esse non determinano dei
quantitativi di acciaio da sommare tra di loro, pertanto nelle zone dissipative di una pila, fermi restando i dettagli costruttivi e il
passo minimo delle armature prescritti nei successivi tre paragrafi, il quantitativo di armatura trasversale è il massimo tra quelli
necessari a:
- soddisfare le verifiche di resistenza a taglio;
- confinare adeguatamente il nucleo in calcestruzzo della sezione;
- contrastare l’instabilità delle barre verticali compresse.
Salvo studi specifici le armature in parola sono indicate nei §§ [Link].1, [Link].2 e [Link].3.
A sw f yd
Z wd, r [7.9.18]
s b f cd
in cui:
- Asw = area complessiva dei bracci delle staffe chiuse e dei tiranti in una direzione
- s = interasse verticale delle armature di confinamento = SL
— 271 —
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- b = dimensione nel piano orizzontale del nucleo confinato di calcestruzzo misurata in direzione ortogonale a quella dei
bracci delle staffe.
– sezioni circolari
4A sp f yd
Z wd, c [7.9.19]
D sp s f cd
in cui
- Asp, Dsp = area della sezione delle barre circonferenziali e diametro della circonferenza;
- s = interasse verticale delle armature di confinamento = SL .
Il passo dell’armatura trasversale di confinamento lungo l’asse verticale della pila SL deve rispettare le seguenti condizioni:
S L d min 6 d bL ; 1.5 b * [7.9.20]
in cui dbL è il diametro delle armature longitudinali e b* è la dimensione minore del nucleo confinato di calcestruzzo.
In direzione trasversale la distanza ST nel piano orizzontale tra due bracci di staffa rettangolare o tra due tiranti deve risultare:
§1 ·
S L d min ¨ b * ; 200 mm ¸ [7.9.21]
©3 ¹
La porzione di calcestruzzo effettivamente confinata si misura dal baricentro delle staffe di confinamento alla fibra in cui la
deformazione di compressione nel conglomerato è pari al valore 0,0035/2.
S L d 6 d bL [7.9.22]
AT 1
ST
¦ A S f yk,s 1,6 f [7.9.23]
yk , t
In cui:
- AT ed ST sono rispettivamente l’area di un braccio di staffa o tirante (in mm2) e la distanza misurata in direzione
trasversale fra i bracci dei tiranti (m).
- njAs è la somma delle aree delle barre verticali (in mm2) di competenza di un braccio di staffa o tirante.
- fyk,s e fyk,t sono rispettivamente le tensioni di snervamento dell’acciaio dell’armatura verticale e delle staffe o tiranti.
— 272 —
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La lunghezza, misurata lungo l’asse verticale, della zona dissipativa di una pila progettata in CD”B” è pari alla distanza tra la
sezione di momento massimo e la sezione ove risulti MR,d ǂ 1,3 ME,d .Tale distanza può essere nulla.
Tutte le armature di confinamento, staffe o tiranti, devono terminare con piegature a 135° che si ancorano verso l’interno per una
lunghezza minima di 10 diametri.
I tiranti devono essere sempre ancorati alle staffe in prossimità delle barre verticali.
Nel caso di sezioni ove risulti Αk ǂ 0,30 è possibile impiegare tiranti con piegature a 135° su una estremità e a 90° sull’altra
estremità, purché siano alternati i versi di posa.
Tiranti con entrambe le piegature di estremità a 135° possono essere costituiti da due elementi distinti con tratti rettilinei
convenientemente sovrapposti all’interno della zona centrale del nucleo di calcestruzzo.
Nel caso di sezioni delle pile in parete sottile a doppio T o cave, mono o multi cellulari, il rapporto tra la lunghezza netta di ogni
parete interna e il proprio spessore dovrà essere inferiore o uguale a 8. Per le pareti esterne tale limite vale 4. Per le pile circolari
cave tale limitazione si intende riferita al diametro interno.
7.10.1. SCOPO
Il presente capitolo fornisce criteri e regole per il progetto di costruzioni nuove e per l’adeguamento di quelle esistenti, nelle quali
un sistema d’isolamento sismico sia posto al di sotto della costruzione medesima, o sotto una sua porzione rilevante, allo scopo
di migliorarne la risposta nei confronti delle azioni sismiche orizzontali.
La riduzione della risposta sismica orizzontale, qualunque siano la tipologia e i materiali strutturali della costruzione, può essere
ottenuta mediante una delle seguenti strategie d’isolamento, o mediante una loro appropriata combinazione:
a) incrementando il periodo fondamentale della costruzione per portarlo nel campo delle minori accelerazioni di risposta;
b) limitando la massima forza orizzontale trasmessa.
In entrambe le strategie le prestazioni dell’isolamento possono essere migliorate attraverso la dissipazione nel sistema di
isolamento di una consistente aliquota dell’energia meccanica trasmessa dal terreno alla costruzione.
Le prescrizioni del presente capitolo non si applicano ai sistemi di protezione sismica basati sull’impiego di elementi dissipativi
distribuiti, a vari livelli, all’interno della costruzione.
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[Link] MODELLAZIONE
La sovrastruttura e la sottostruttura devono essere modellate come sistemi a comportamento elastico lineare aventi rigidezza
corrispondente al comportamento strutturale non dissipativo. Il sistema di isolamento può essere modellato, in relazione alle sue
caratteristiche meccaniche, come avente comportamento visco-elastico lineare oppure con legame costitutivo non lineare. La
deformabilità verticale degli isolatori dovrà essere messa in conto quando il rapporto tra la rigidezza verticale del sistema di
isolamento KV e la rigidezza equivalente orizzontale Kesi è inferiore a 800.
Se è utilizzato un modello lineare, si deve adottare una rigidezza equivalente riferita allo spostamento totale di progetto per lo
stato limite in esame di ciascun dispositivo facente parte del sistema di isolamento. La rigidezza totale equivalente del sistema di
isolamento, Kesi, è pari alla somma delle rigidezze equivalenti dei singoli dispositivi. L’energia dissipata dal sistema d’isolamento
deve essere espressa in termini di coefficiente di smorzamento viscoso equivalente del sistema d’isolamento Βesi, valutato con
riferimento all’energia dissipata dal sistema di isolamento in cicli con frequenza nell’intervallo delle frequenze naturali dei modi
considerati. Per i modi superiori della struttura, al di fuori di tale intervallo, il rapporto di smorzamento del modello completo
deve essere quello della sovrastruttura nella condizione di base fissa.
Quando la rigidezza e/o lo smorzamento equivalenti del sistema di isolamento dipendono significativamente dallo spostamento
di progetto, deve applicarsi una procedura iterativa fino a che la differenza tra il valore assunto e quello calcolato non sia
inferiore al 5%.
Il comportamento del sistema di isolamento può essere modellato come lineare equivalente se sono soddisfatte tutte le seguenti
condizioni:
a) la rigidezza equivalente del sistema d’isolamento è almeno pari al 50% della rigidezza secante per cicli con spostamento pari
al 20% dello spostamento di riferimento;
b) lo smorzamento lineare equivalente del sistema di isolamento, come definito in precedenza, è inferiore al 30%;
c) le caratteristiche forza-spostamento del sistema d’isolamento non variano di più del 10% per effetto di variazioni della
velocità di deformazione in un campo del ±30% intorno al valore di progetto, e dell’azione verticale sui dispositivi, nel campo
di variabilità di progetto;
d) l’incremento della forza nel sistema d’isolamento per spostamenti tra 0,5 dc e ddc, essendo ddc lo spostamento del centro di
rigidezza dovuto all’azione sismica, è almeno pari al 2,5% del peso totale della sovrastruttura.
Nel caso in cui si adotti un modello non lineare, il legame costitutivo dei singoli dispositivi del sistema d’isolamento deve
riprodurre adeguatamente il loro comportamento nel campo di deformazioni e velocità che si verificano durante l’azione sismica,
anche in relazione alla corretta rappresentazione dell’energia dissipata nei cicli di isteresi.
Se ritenuta rilevante ai fini della risposta sismica della struttura isolata, è opportuno tenere in conto l’eventuale interazione
terreno-struttura come indicato al § [Link].
[Link] ANALISI
Per le costruzioni isolate alla base si applicano le prescrizioni di cui ai §§ 7.3.3 e 7.3.4 integrate o, se del caso, sostituite da quelle
contenute nei successivi punti. Per esse non può essere usata l’analisi statica non lineare.
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f) il sistema resistente all’azione sismica possiede una configurazione strutturale regolare in pianta, come è definita al § 7.2.1.
Ai requisiti da a) ad f) si aggiungono, per gli edifici civili ed industriali, i seguenti:
ȭ la sovrastruttura ha altezza non maggiore di 20 m e non più di 5 piani
ȭ la sottostruttura può essere considerata infinitamente rigida, per cui il suo periodo proprio è non maggiore di 0,05s.
ȭ la dimensione maggiore in pianta della sovrastruttura è inferiore a 50 m;
ȭ in ciascuna delle direzioni principali orizzontali, l’eccentricità totale tra il centro di rigidezza del sistema di isolamento e la
proiezione verticale del centro di massa non è superiore al 3% della dimensione della sovrastruttura trasversale alla direzione
orizzontale considerata.
Ai requisiti da a) ad f) si aggiungono, per i ponti, i seguenti:
– lo schema statico è ad impalcati semplicemente appoggiati, oppure lo schema statico è a impalcati continui con geometria
regolare, caratterizzata da: sostanziale rettilineità dell’impalcato, luci uguali, rapporto massimo tra le rigidezze delle pile
inferiore a 2, lunghezza totale dell’impalcato continuo inferiore a 150 m;
– la massa della metà superiore delle pile è inferiore a 1/5 della massa dell’impalcato;
– le pile hanno altezza inferiore a 20 m;
– in direzione trasversale la distanza tra il centro di rigidezza del sistema di isolamento e il centro di massa dell’impalcato non è
superiore al 5% della dimensione trasversale della sovrastruttura.
Se le condizioni dette sono rispettate, il calcolo può essere svolto su due modelli separati, per ciascuno dei quali si assume il
valore corrispondente dello smorzamento, uno per la sovrastruttura più sistema d’isolamento ed uno per la sottostruttura. Su
quest’ultimo agiscono le forze ricavate dal primo modello e le forze d’inerzia prodotte direttamente dal moto del terreno.
La forza orizzontale complessiva applicata al sistema d’isolamento, da ripartire tra gli elementi strutturali costituenti la
sottostruttura in proporzione alle rigidezze dei corrispondenti dispositivi d’isolamento, è pari a:
F M Se (Tis , ȟ esi ) [7.10.1]
dove S e (Tis , ȟ esi ) è l’accelerazione spettrale definita nel § 3.2.3 per la categoria di suolo di fondazione appropriata e Kesi,min,min è
la rigidezza equivalente minima in relazione alla variabilità delle proprietà meccaniche del sistema di isolamento, per effetto dei
fattori definiti nel § [Link].
Lo spostamento del centro di rigidezza dovuto all’azione sismica ddc deve essere calcolato, in ciascuna direzione orizzontale,
mediante la seguente espressione:
M Se (Tis , ȟ esi )
d de [7.10.2]
K esi,min
Le forze orizzontali da applicare a ciascun livello della sovrastruttura devono essere calcolate, in ciascuna direzione orizzontale,
mediante la seguente espressione:
rx2 ¦ x i2 K yi y i2 K xi / ¦ K yi
[7.10.5]
ry2 ¦ x i2 K yi y i2 K xi / ¦ K xi
Kxi, Kxi sono le rigidezze equivalenti del dispositivo i-esimo rispettivamente nelle direzioni x e y.
Ai fini della verifica degli elementi strutturali, gli effetti torsionali sulla sovrastruttura sono valutati come specificato in § 7.3.3.
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dalla sottostruttura, dal sistema d’isolamento e dalla sovrastruttura, si assume un comportamento elastico lineare. Qualora il
sistema di isolamento non sia immediatamente al di sopra delle fondazioni, il modello deve comprendere sia la sovrastruttura sia
la sottostruttura, a meno che la sottostruttura non sia assimilabile ad una struttura scatolare rigida come definita al § 7.2.1.
L’analisi può essere svolta mediante analisi modale con spettro di risposta o mediante integrazione al passo delle equazioni del
moto, eventualmente previo disaccoppiamento modale, considerando un numero di modi tale da portare in conto anche
un’aliquota significativa della massa della sottostruttura, se inclusa nel modello.
Nel caso si adotti l’analisi modale con spettro di risposta, questa deve essere svolta secondo quanto specificato in § [Link], salvo
diverse indicazioni fornite nel presente paragrafo. Le due componenti orizzontali dell’azione sismica si considerano in generale
agenti simultaneamente, adottando, ai fini della combinazione degli effetti, le regole riportate in § [Link]. La componente
verticale deve essere messa in conto nei casi previsti in § 7.2.2 e, in ogni caso, quando il rapporto tra la rigidezza verticale del
sistema di isolamento KV e la rigidezza equivalente orizzontale Kesi risulti inferiore a 800. In tali casi si avrà cura che la massa
eccitata dai modi in direzione verticale considerati nell’analisi sia significativa.
Lo spettro elastico definito in § [Link] va ridotto per tutto il campo di periodi T ǃ 0,8 Tis , assumendo per il coefficiente riduttivo
il valore corrispondente al coefficiente di smorzamento viscoso equivalente Βesi del sistema di isolamento.
Nel caso di analisi lineare con integrazione al passo, la messa in conto del corretto valore del coefficiente di smorzamento viscoso
equivalente Β si ottiene, quando si opera sulle singole equazioni modali disaccoppiate, assegnando a ciascuna equazione il
corrispondente valore modale di Β o, quando si opera sul sistema completo, definendo in maniera appropriata la matrice di
smorzamento del sistema.
7.10.6. VERIFICHE
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Al fine di evitare il martellamento tra diverse parti tra loro contigue si dovranno rispettare i criteri enunciati al § 7.2.1, nella
sezione “Distanza tra costruzioni contigue”, e, per i ponti, al § [Link].
— 278 —
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Le verifiche degli stati limite ultimi in presenza di azioni sismiche devono essere eseguite ponendo pari a 1 i coefficienti parziali
sulle azioni e sui parametri geotecnici e impiegando le resistenze di progetto, con i coefficienti parziali JR indicati nel presente
Capitolo 7 , oppure con i JR indicati nel Capitolo 6 laddove non espressamente specificato.
Dove Η’n è la tensione efficace iniziale normale alla giacitura di rottura, NJu è l’eventuale sovrappressione interstiziale generata
dal sisma e i parametri c’ e Π’ tengono conto della degradazione dei terreni per effetto della storia ciclica di sollecitazione.
Nei terreni a grana fina, le analisi possono essere condotte in termini di tensioni totali esprimendo la resistenza al taglio mediante
la resistenza non drenata, valutata in condizioni di sollecitazione ciclica
Wf c u ,c [7.11.2]
dove cu,c include gli effetti di degradazione dei terreni.
— 279 —
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[Link].1 Generalità
Il sito presso il quale è ubicato il manufatto deve essere stabile nei confronti della liquefazione, intendendo con tale termine quei
fenomeni associati alla perdita di resistenza al taglio o ad accumulo di deformazioni plastiche in terreni saturi, prevalentemente
sabbiosi, sollecitati da azioni cicliche e dinamiche che agiscono in condizioni non drenate.
Se il terreno risulta suscettibile di liquefazione e gli effetti conseguenti appaiono tali da influire sulle condizioni di stabilità di
pendii o manufatti, occorre procedere ad interventi di consolidamento del terreno e/o trasferire il carico a strati di terreno non
suscettibili di liquefazione.
In assenza di interventi di miglioramento del terreno, l’impiego di fondazioni profonde richiede comunque la valutazione della
riduzione della capacità portante e degli incrementi delle sollecitazioni indotti nei pali.
a)
b)
Fig. 7.11.1 – Fusi granulometrici di terreni suscettibili di liquefazione
— 280 —
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Quando la condizione 1 non risulti soddisfatta, le indagini geotecniche devono essere finalizzate almeno alla determinazione dei
parametri necessari per la verifica delle condizioni 2, 3 e 4.
a max
kh ȕS [7.11.3]
g
kv = ± 0,5 ȉ kh [7.11.4]
dove
Άs = coefficiente di riduzione dell’accelerazione massima attesa al sito;
amax = accelerazione orizzontale massima attesa al sito;
g = accelerazione di gravità.
In assenza di analisi specifiche della risposta sismica locale, l’accelerazione massima attesa al sito può essere valutata con la
relazione
amax = S ȉ ag = ( SS ȉ ST ) ȉ ag [7.11.5]
dove
S= coefficiente che comprende l’effetto dell’amplificazione stratigrafica (SS) e dell’amplificazione topografica (SS), di cui al §
[Link];
ag = accelerazione orizzontale massima attesa su sito di riferimento rigido.
— 281 —
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I valori di Άs sono riportati nella Tab. 7.11.I al variare della categoria di sottosuolo e dell’accelerazione orizzontale massima attesa
su sito di riferimento rigido.
La condizione di stato limite deve essere valutata con riferimento ai valori caratteristici dei parametri geotecnici e riferita alla
superficie di scorrimento critica, caratterizzata dal minore margine di sicurezza. L’adeguatezza del margine di sicurezza nei
confronti della stabilità del pendio deve essere valutata e motivata dal progettista.
In terreni saturi e in siti con accelerazione orizzontale massima attesa amax > 0,15.g, nell’analisi statica delle condizioni successive
al sisma si deve tenere conto della possibile riduzione della resistenza al taglio per incremento delle pressioni interstiziali o per
decadimento delle caratteristiche di resistenza indotti dalle azioni sismiche.
Nell’analisi di stabilità di frane quiescenti, che possono essere riattivate dall’azione del sisma, si deve fare riferimento ai valori
dei parametri di resistenza attinti a grandi deformazioni. L’eventuale incremento di pressione interstiziale indotto dal sisma, da
considerare in dipendenza della natura dei terreni, deve considerarsi uniformemente distribuito lungo la superficie di
scorrimento critica.
Tab. 7.11.I – Coefficienti di riduzione dell’accelerazione massima attesa al sito
Categoria di sottosuolo
A B, C, D, E
Άs Άs
0,2 < ag (g) ǂ 0,4 0,30 0,28
0,1 < ag (g) ǂ 0,2 0,27 0,24
ag (g) ǂ 0,1 0,20 0,20
Le analisi del comportamento dei pendii in condizioni sismiche possono essere svolte anche mediante il metodo degli
spostamenti, in cui la massa di terreno potenzialmente in frana viene assimilata ad un corpo rigido che può muoversi rispetto al
terreno stabile lungo una superficie di scorrimento. Il metodo permette la valutazione dello spostamento permanente indotto dal
sisma nella massa di terreno potenzialmente instabile.
L’applicazione del metodo richiede la valutazione dell’accelerazione critica, che deve essere valutata con i valori caratteristici dei
parametri di resistenza, e dell’azione sismica di progetto, che deve essere rappresentata mediante storie temporali delle
accelerazioni. Gli accelerogrammi impiegati nelle analisi, in numero non inferiore a 7, devono essere rappresentativi della
sismicità del sito e la loro scelta deve essere adeguatamente giustificata (vedi § [Link]). Non è ammesso l’impiego di
accelerogrammi artificiali.
Nel metodo degli spostamenti, la valutazione delle condizioni di stabilità del pendio è effettuata mediante il confronto tra lo
spostamento calcolato per il cinematismo di collasso critico e i valori limite o di soglia dello spostamento. Le condizioni del
pendio e dei manufatti eventualmente interagenti con esso possono essere riferite al raggiungimento di uno stato limite ultimo
(SLV) o di esercizio (SLD) in dipendenza del valore di soglia dello spostamento. I criteri di scelta dei valori limite di spostamento
devono essere illustrati e giustificati dal progettista.
Lo studio del comportamento in condizioni sismiche dei pendii può essere effettuato anche impiegando metodi avanzati di
analisi dinamica, purché si tenga conto della natura polifase dei terreni e si descriva realisticamente il loro comportamento
meccanico in condizioni cicliche. Per questi motivi, il ricorso alle analisi avanzate comporta indagini geotecniche adeguatamente
approfondite. Per queste analisi, l’azione sismica di progetto deve essere rappresentata mediante accelerogrammi scelti
utilizzando gli stessi criteri già indicati per il metodo degli spostamenti.
Nelle verifiche di sicurezza si deve controllare che la resistenza del sistema sia maggiore delle azioni (condizione [6.2.1])
impiegando lo stesso approccio di cui al § 6.8.2 per le opere di materiali sciolti e fronti di scavo, ponendo pari all’unità i
coefficienti parziali sulle azioni e sui parametri geotecnici (§ 7.11.1) e impiegando le resistenze di progetto calcolate con un
coefficiente parziale pari a JR = 1.2. Si deve inoltre tener conto della presenza di manufatti interagenti con l’opera.
— 282 —
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In alternativa, le verifiche degli stati limite ultimi (SLV) o di esercizio (SLD) possono essere eseguite con il metodo degli
spostamenti, controllando che gli spostamenti permanenti indotti dal sisma siano di entità tale da non pregiudicare le condizioni
di sicurezza o di funzionalità dei fronti di scavo o dei rilevati e dei manufatti eventualmente interagenti con essi. Nel metodo
degli spostamenti, l’accelerazione critica deve essere valutata utilizzando i valori caratteristici dei parametri di resistenza. Le
condizioni dell’opera possono essere riferite al raggiungimento di uno stato limite ultimo o di esercizio in dipendenza del valore
di soglia dello spostamento. La valutazione delle condizioni di sicurezza è effettuata mediante il confronto tra lo spostamento
calcolato e il corrispondente valore limite o di soglia. I criteri di scelta dei valori limite di spostamento devono essere illustrati e
giustificati dal progettista.
7.11.5. FONDAZIONI
[Link] VERIFICHE ALLO STATO LIMITE ULTIMO (SLV) E ALLO STATO LIMITE DI ESERCIZIO (SLD)
Gli stati limite ultimi delle fondazioni superficiali e su pali si riferiscono allo sviluppo di meccanismi di collasso determinati dalla
mobilitazione della resistenza del terreno e al raggiungimento di quella degli elementi strutturali che compongono la fondazione
stessa. Devono essere considerati almeno gli stessi stati limite ultimi di cui ai § [Link] e [Link]. Nelle verifiche si deve tener conto
delle pressioni interstiziali preesistenti e di quelle eventualmente indotte dal moto sismico.
Le verifiche allo stato limite ultimo di fondazioni superficiali e su pali sono condotte con le metodologie indicate nel Capitolo 6 e
con le prescrizioni riportate al § 7.11.1.
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Tab. [Link] - Coefficienti parziali JR per le verifiche degli stati limite (SLV) delle fondazioni superficiali con azioni sismiche
Verifica Coefficiente parziale JR
Carico limite 2.3
Scorrimento 1.1
Resistenza sulle superfici laterali 1.3
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ƺ effetti inerziali nel terreno, nelle strutture di sostegno e negli eventuali carichi aggiuntivi presenti;
ƺ comportamento anelastico e non lineare del terreno;
ƺ effetto della distribuzione delle pressioni interstiziali, se presenti, sulle azioni scambiate fra il terreno e l’opera di sostegno;
ƺ condizioni di drenaggio;
ƺ inĚuenza degli spostamenti dell’opera sulla mobilitazione delle condizioni di equilibrio limite.
Per opere particolari con terrapieno in falda, quali le opere marittime, occorre tener conto degli effetti, diversi in ragione della
permeabilità, indotti dall’azione sismica sullo scheletro solido e sull’acqua interstiziale.
In presenza di acqua libera contro la parete esterna dell’opera, si deve tenere conto dell’effetto idrodinamico indotto dal sisma,
valutando le escursioni (positiva e negativa) della pressione dell’acqua rispetto a quella idrostatica.
È ammesso l’uso dei metodi pseudo-statici, come specificato nei successivi §§ [Link].1 e [Link].1.
Gli stati limite ultimi delle opere di sostegno si riferiscono allo sviluppo di meccanismi plastici determinati dalla mobilitazione
della resistenza del terreno e al raggiungimento della resistenza degli elementi strutturali che compongono le opere stesse.
Devono essere considerati almeno gli stessi stati limite ultimi di cui ai §§ [Link].1, [Link].2 e 6.6.2.
È necessario verificare che, per effetto del terremoto di progetto, il sito non sia suscettibile di liquefazione. In caso contrario,
occorre predisporre le misure necessarie affinché non si verifichi tale fenomeno.
a max
kh ȕm [7.11.6]
g
kv = ± 0,5 ȉ kh [7.11.7]
dove
ȕm = coefficiente di riduzione dell’accelerazione massima attesa al sito;
amax = accelerazione orizzontale massima attesa al sito;
g = accelerazione di gravità.
In assenza di analisi specifiche della risposta sismica locale, l’accelerazione massima può essere valutata con la relazione
amax = S ȉ ag = ( SS ȉ ST ) ȉ ag [7.11.8]
dove
S= coefficiente che comprende l’effetto dell’amplificazione stratigrafica (SS) e dell’amplificazione topografica (SS), di cui al §
[Link];
ag = accelerazione orizzontale massima attesa su sito di riferimento rigido.
Nella precedente espressione, il coefficiente di riduzione dell’accelerazione massima attesa al sito è pari a:
ȕm = 0.38 nelle verifiche allo stato limite ultimo (SLV)
ȕm = 0.47 nelle verifiche allo stato limite di esercizio (SLD).
Per muri non liberi di subire spostamenti relativi rispetto al terreno, il coefficiente ȕm assume valore unitario. I valori del
coefficiente ȕm possono essere incrementati in ragione di particolari caratteristiche prestazionali del muro, prendendo a
riferimento il diagramma di Figura 7.11.3 di cui al successivo § [Link].2.
Nel caso di muri di sostegno liberi di traslare o di ruotare intorno al piede, si può assumere che l’incremento di spinta dovuta al
sisma agisca nello stesso punto di quella statica. Negli altri casi, in assenza di specifici studi, si deve assumere che tale incremento
sia applicato a metà altezza del muro.
Lo stato limite di ribaltamento deve essere trattato impiegando coefficienti parziali unitari sulle azioni e sui parametri geotecnici
(§ 7.11.1) e utilizzando valori di Em incrementati del 50% rispetto a quelli innanzi indicati e comunque non superiori all’unità.
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Tab. [Link] - Coefficienti parziali JR per le verifiche degli stati limite (SLV) dei muri di sostegno.
Verifica Coefficiente parziale JR
Carico limite 1.2
Scorrimento 1.0
Ribaltamento 1.0
Resistenza del terreno a valle 1.2
Le azioni da considerare nelle analisi di sicurezza delle fondazioni sono fornite dalla spinta esercitata dal terrapieno, dalle azioni
gravitazionali permanenti e dalle azioni inerziali agenti nel muro, nel terreno e negli eventuali sovraccarichi.
La verifica nei confronti dello stato limite di scorrimento può essere eseguita anche con il metodo degli spostamenti (§ [Link].2).
L’accelerazione critica deve essere valutata utilizzando i valori caratteristici dei parametri di resistenza. Le condizioni dell’opera
possono essere riferite al raggiungimento di uno stato limite ultimo (SLV) o di esercizio (SLD) in dipendenza del valore di soglia
dello spostamento. La valutazione delle condizioni di sicurezza è effettuata mediante il confronto tra lo spostamento calcolato e il
corrispondente valore di soglia. I criteri di scelta dei valori limite di spostamento devono essere illustrati e giustificati dal
progettista.
In aggiunta alle verifiche di sicurezza nei confronti degli stati limite ultimi SLV, devono essere condotte verifiche nei confronti
degli stati limite di esercizio SLD. In particolare, gli spostamenti permanenti indotti dal sisma devono essere compatibili con la
funzionalità dell’opera e con quella di eventuali strutture o infrastrutture interagenti con essa.
[Link] PARATIE
L’analisi delle paratie in condizioni sismiche può essere eseguita con specifici metodi di analisi dinamica o mediante metodi
pseudo-statici.
ah = kh ȉ g = ΅ ȉ Ά ȉ amax [7.11.9]
dove g è l’accelerazione di gravità, kh è il coefficiente sismico in direzione orizzontale, ΅ ǂ 1 è un coefficiente che tiene conto della
deformabilità dei terreni interagenti con l’opera e Ά ǂ 1 è un coefficiente funzione della capacità dell’opera di subire spostamenti
senza cadute di resistenza.
Per le paratie si può porre av = 0.
L’accelerazione di picco amax è valutata mediante un’analisi di risposta sismica locale, oppure come
amax = S ȉ ag = ( SS ȉ ST ) ȉ ag [7.11.10]
dove S è il coefficiente che comprende l’effetto dell’amplificazione stratigrafica (SS) e dell’amplificazione topografica (SS), di cui al
§ [Link], ed ag è l’accelerazione orizzontale massima attesa su sito di riferimento rigido.
Il valore del coefficiente ΅ può essere ricavato a partire dall’altezza complessiva H della paratia e dalla categoria di sottosuolo
mediante il diagramma di Fig. 7.11.2.
Per il sottosuolo di categoria E si utilizzano le curve dei sottosuoli C o D in dipendenza dei valori assunti dalla velocità
equivalente Vs.
Per la valutazione della spinta nelle condizioni di equilibrio limite passivo deve porsi ΅ = 1.
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Il valore del coefficiente Ά può essere ricavato dal diagramma di Fig. 7.11.3, in funzione del massimo spostamento permanente us
che l’opera può tollerare, verificando l’effettivo sviluppo di meccanismi duttili nel sistema. In assenza di tale verifica, il
coefficiente Ά vale 1.
Per us = 0 è Ά = 1. Deve comunque risultare:
us ǂ 0,005 ȉ H [7.11.11]
1.2
sottosuolo di tipo A
1.0
0.8
D C B
D
0.6
0.4
0.2
0.0
0 10 20 30 40 50 60 70 80
H (m)
Fig. 7.11.2 – Diagramma per la valutazione del coefficiente di deformabilità ΅
1
0.8
0.6
E
0.4
0.2
0
0.003 0.01 0.03 0.1 0.3
us (m)
Fig. 7.11.3 – Diagramma per la valutazione del coefficiente di spostamento Ά.
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§ a ·
Le LS ¨¨1 1,5 max ¸¸ [7.11.12]
© g ¹
dove amax è l’accelerazione orizzontale massima attesa al sito.
Gli elementi di ancoraggio devono avere resistenza e lunghezza tali da assicurare l’equilibrio dell’opera prima, durante e dopo
l’evento sismico.
Si deve inoltre accertare che il terreno sia in grado di fornire la resistenza necessaria per il funzionamento dell’ancoraggio
durante il terremoto di riferimento e che sia mantenuto un margine di sicurezza adeguato nei confronti della liquefazione.
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CAPITOLO 8.
COSTRUZIONI ESISTENTI
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8.1. OGGETTO
Il presente capitolo stabilisce i criteri generali per la valutazione della sicurezza e per la progettazione, l’esecuzione ed il collaudo
degli interventi sulle costruzioni esistenti
Si definisce costruzione esistente quella che abbia, alla data della redazione della valutazione di sicurezza e/o del progetto
d’intervento, la struttura completamente realizzata.
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Qualora sia necessario effettuare la valutazione della sicurezza della costruzione, la verifica del sistema di fondazione è obbliga-
toria solo se sussistono condizioni che possano dare luogo a fenomeni di instabilità globale o se si verifica una delle seguenti
condizioni:
– nella costruzione siano presenti importanti dissesti attribuibili a cedimenti delle fondazioni o dissesti della stessa natura si
siano prodotti nel passato;
– siano possibili fenomeni di ribaltamento e/o scorrimento della costruzione per effetto: di condizioni morfologiche sfavore-
voli, di modificazioni apportate al profilo del terreno in prossimità delle fondazioni, delle azioni sismiche di progetto;
– siano possibili fenomeni di liquefazione del terreno di fondazione dovuti alle azioni sismiche di progetto.
Allo scopo di verificare la sussistenza delle predette condizioni, si farà riferimento alla documentazione disponibile e si potrà
omettere di svolgere indagini specifiche solo qualora, a giudizio esplicitamente motivato del professionista incaricato, sul volume
di terreno significativo e sulle fondazioni sussistano elementi di conoscenza sufficienti per effettuare le valutazioni precedenti.
La valutazione della sicurezza e la progettazione degli interventi sulle costruzioni esistenti potranno essere eseguite con riferimento
ai soli SLU, salvo che per le costruzioni in classe d’uso IV, per le quali sono richieste anche le verifiche agli SLE specificate al § 7.3.6;
in quest’ultimo caso potranno essere adottati livelli prestazionali ridotti.
Per la combinazione sismica le verifiche agli SLU possono essere eseguite rispetto alla condizione di salvaguardia della vita uma-
na (SLV) o, in alternativa, alla condizione di collasso (SLC), secondo quanto specificato al § 7.3.6
Nelle verifiche rispetto alle azioni sismiche il livello di sicurezza della costruzione è quantificato attraverso il rapporto ]E tra l'a-
zione sismica massima sopportabile dalla struttura e l’azione sismica massima che si utilizzerebbe nel progetto di una nuova co-
struzione; l'entità delle altre azioni contemporaneamente presenti è la stessa assunta per le nuove costruzioni, salvo quanto emer-
so riguardo ai carichi verticali permanenti a seguito delle indagini condotte (di cui al § 8.5.5) e salvo l’eventuale adozione di ap-
positi provvedimenti restrittivi dell’uso della costruzione e, conseguentemente, sui carichi verticali variabili.
La restrizione dell’uso può mutare da porzione a porzione della costruzione e, per l’i-esima porzione, è quantificata attraverso il
rapporto ]V,i tra il valore massimo del sovraccarico variabile verticale sopportabile da quella parte della costruzione e il valore del
sovraccarico verticale variabile che si utilizzerebbe nel progetto di una nuova costruzione.
È necessario adottare provvedimenti restrittivi dell’uso della costruzione e/o procedere ad interventi di miglioramento o ade-
guamento nel caso in cui non siano soddisfatte le verifiche relative alle azioni controllate dall’uomo, ossia prevalentemente ai ca-
richi permanenti e alle altre azioni di servizio.
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La relazione di cui al § 8.3 che, in questi casi, potrà essere limitata alle sole parti interessate dall’intervento e a quelle con esse in-
teragenti, dovrà documentare le carenze strutturali riscontrate, risolte e/o persistenti, ed indicare le eventuali conseguenti limita-
zioni all’uso della costruzione.
Nel caso di interventi di rafforzamento locale, volti a migliorare le caratteristiche meccaniche di elementi strutturali o a limitare la
possibilità di meccanismi di collasso locale, è necessario valutare l’incremento del livello di sicurezza locale.
8.5.2. RILIEVO
Il rilievo geometrico-strutturale dovrà essere riferito alla geometria complessiva, sia della costruzione, sia degli elementi costrut-
tivi, comprendendo i rapporti con le eventuali strutture in aderenza. Nel rilievo dovranno essere rappresentate le modificazioni
intervenute nel tempo, come desunte dall’analisi storico-critica.
Il rilievo deve individuare l’organismo resistente della costruzione, tenendo anche presenti la qualità e lo stato di conservazione
dei materiali e degli elementi costitutivi.
Dovranno altresì essere rilevati i dissesti, in atto o stabilizzati, ponendo particolare attenzione all’individuazione dei quadri fes-
surativi e dei meccanismi di danno.
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8.5.5. AZIONI
I valori delle azioni e le loro combinazioni da considerare nel calcolo, sia per la valutazione della sicurezza sia per il progetto de-
gli interventi, sono quelle definite dalla presente norma per le nuove costruzioni, salvo quanto precisato nel presente capitolo.
Per i carichi permanenti, un accurato rilievo geometrico-strutturale e dei materiali potrà consentire di adottare coefficienti parzia-
li modificati, assegnando a ·G valori esplicitamente motivati. I valori di progetto delle altre azioni saranno quelli previsti dalla
presente norma.
8.6. MATERIALI
Gli interventi sulle strutture esistenti devono essere effettuati con i materiali previsti dalle presenti norme; possono altresì essere
utilizzati materiali non tradizionali, purché nel rispetto di normative e documenti di comprovata validità di cui al Capitolo 12.
Nel caso di edifici in muratura è possibile effettuare riparazioni locali o integrazioni con materiale analogo a quello impiegato o-
riginariamente nella costruzione, purché durevole e di idonee caratteristiche meccaniche.
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Nel caso di muratura irregolare, la resistenza a taglio di progetto di un pannello in muratura, per azioni nel suo piano medio, po-
trà essere calcolata facendo ricorso a formulazioni, alternative rispetto a quelle adottate per opere nuove, purché di comprovata
validità.
In presenza di edifici in aggregato, contigui, a contatto od interconnessi con edifici adiacenti, i metodi di verifica di uso generale
per gli edifici di nuova costruzione possono risultare inadeguati. Nell’analisi di un edificio facente parte di un aggregato edilizio,
infatti, occorre tenere conto delle possibili interazioni derivanti dalla contiguità strutturale con gli edifici adiacenti. A tal fine do-
vrà essere individuata l’unità strutturale (US) oggetto di studio, evidenziando le azioni che su di essa possono derivare dalle uni-
tà strutturali contigue.
L’US dovrà avere continuità da cielo a terra, per quanto riguarda il flusso dei carichi verticali e, di norma, sarà delimitata o da
spazi aperti, o da giunti strutturali, o da edifici contigui strutturalmente ma, almeno tipologicamente, diversi. Oltre a quanto
normalmente previsto per gli edifici non disposti in aggregato, per gli edifici in aggregato dovranno essere valutati gli effetti di:
spinte non contrastate sulle pareti in comune con le US adiacenti, causate da orizzontamenti sfalsati di quota, meccanismi locali
derivanti da prospetti non allineati, sia verticalmente sia orizzontalmente, US adiacenti di differente altezza.
L'analisi globale di una singola unità strutturale assume spesso un significato convenzionale e perciò può utilizzare metodologie
semplificate. La verifica di una US dotata di orizzontamenti sufficientemente rigidi nel proprio piano può essere svolta, anche per
edifici con più di due orizzontamenti, mediante l'analisi statica non lineare, con verifica in termini sia di forze sia di spostamenti,
analizzando e verificando separatamente ciascun interpiano dell'edificio, e trascurando la variazione della forza assiale nei ma-
schi murari dovuta all'effetto dell'azione sismica. Con l'esclusione di US d'angolo o di testata, così come di parti di edificio non
vincolate o non aderenti su alcun lato ad altre unità strutturali, l'analisi potrà anche essere svolta trascurando gli effetti torsionali,
nell’ipotesi che gli orizzontamenti possano unicamente traslare nella direzione dell'azione sismica considerata. Nel caso invece di
US d’angolo o di testata è comunque ammesso il ricorso ad analisi semplificate, purché si tenga conto di possibili effetti torsionali
e dell’azione aggiuntiva trasferita dalle US adiacenti applicando opportuni coefficienti maggiorativi delle azioni orizzontali.
Qualora gli orizzontamenti dell'edificio non siano sufficientemente rigidi nel proprio piano si potrà procedere all'analisi delle
singole pareti o dei sistemi di pareti complanari, essendo ciascuna parete soggetta ai carichi verticali di competenza ed alle corri-
spondenti azioni del sisma nella direzione parallela alla parete.
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CAPITOLO 9.
COLLAUDO STATICO
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Le prove statiche, a giudizio del Collaudatore e in relazione all’importanza dell’opera, possono essere integrate da prove dinami-
che e prove a rottura su elementi strutturali.
Nel caso di costruzioni dotate di dispositivi antisismici, ai fini del collaudo statico, di fondamentale importanza è il controllo del-
la posa in opera dei dispositivi, nel rispetto delle tolleranze e delle modalità di posa prescritte dal progetto, nonché la verifica del-
la completa separazione tra sottostruttura e sovrastruttura e tra quest’ultima ed altre strutture adiacenti, con il rigoroso rispetto
delle distanze di separazione previste in progetto.
Il collaudatore può altresì disporre specifiche prove dinamiche atte a verificare il comportamento dinamico della costruzione.
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CAPITOLO 10.
REDAZIONE DEI PROGETTI STRUTTURALI ESECUTIVI E
DELLE RELAZIONI DI CALCOLO
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L’esito di ogni elaborazione deve essere sintetizzato in disegni e schemi grafici contenenti, almeno per le parti più sollecitate della
struttura, le configurazioni deformate, la rappresentazione grafica delle principali caratteristiche di sollecitazione o delle compo-
nenti degli sforzi, i diagrammi di inviluppo associati alle combinazioni dei carichi considerate, gli schemi grafici con la rappre-
sentazione dei carichi applicati e delle corrispondenti reazioni vincolari.
Di tali grandezze, unitamente ai diagrammi ed agli schemi grafici, vanno chiaramente evidenziati le convenzioni sui segni, i valo-
ri numerici e le unità di misura di questi nei punti o nelle sezioni significative ai fini della valutazione del comportamento com-
plessivo della struttura, i valori numerici necessari ai fini delle verifiche di misura della sicurezza.
E’ opportuno che i tabulati generalmente forniti dai programmi automatici, cui la Relazione di calcolo deve fare riferimento, non
facciano parte integrante della Relazione stessa, ma ne costituiscano un allegato.
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CAPITOLO 11.
MATERIALI E PRODOTTI PER USO STRUTTURALE
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11.1. GENERALITÀ
Si definiscono materiali e prodotti per uso strutturale, utilizzati nelle opere soggette alle presenti norme, quelli che consentono ad
un’opera ove questi sono incorporati permanentemente di soddisfare in maniera prioritaria il requisito base delle opere n.1 “Resi-
stenza meccanica e stabilità” di cui all’Allegato I del Regolamento UE 305/2011 .
I materiali ed i prodotti per uso strutturale devono rispondere ai requisiti indicati nel seguito.
I materiali e prodotti per uso strutturale devono essere:
– identificati univocamente a cura del fabbricante, secondo le procedure di seguito richiamate;
– qualificati sotto la responsabilità del fabbricante, secondo le procedure di seguito richiamate;
– accettati dal Direttore dei lavori mediante acquisizione e verifica della documentazione di identificazione e qualificazione, nonché
mediante eventuali prove di accettazione.
In particolare, per quanto attiene l’identificazione e la qualificazione, possono configurarsi i seguenti casi:
A) materiali e prodotti per i quali sia disponibile, per l’uso strutturale previsto, una norma europea armonizzata il cui riferi-
mento sia pubblicato su GUUE. Al termine del periodo di coesistenza il loro impiego nelle opere è possibile soltanto se cor-
redati della “Dichiarazione di Prestazione” e della Marcatura CE, prevista al Capo II del Regolamento UE 305/2011;
B) materiali e prodotti per uso strutturale per i quali non sia disponibile una norma europea armonizzata oppure la stessa ricada
nel periodo di coesistenza, per i quali sia invece prevista la qualificazione con le modalità e le procedure indicate nelle presenti
norme. E’ fatto salvo il caso in cui, nel periodo di coesistenza della specifica norma armonizzata, il fabbricante abbia volonta-
riamente optato per la Marcatura CE;
C) materiali e prodotti per uso strutturale non ricadenti in una delle tipologie A) o B. In tali casi il fabbricante dovrà pervenire
alla Marcatura CE sulla base della pertinente “Valutazione Tecnica Europea” (ETA), oppure dovrà ottenere un “Certificato
di Valutazione Tecnica” rilasciato dal Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, previa istruttoria del Servizio
Tecnico Centrale, anche sulla base di Linee Guida approvate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ove disponibili;
con decreto del Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, su conforme parere della competente Sezione, sono
approvate Linee Guida relative alle specifiche procedure per il rilascio del “Certificato di Valutazione Tecnica”.
Nel caso C), qualora il fabbricante preveda l’impiego dei prodotti strutturali anche con funzioni di compartimentazione antincen-
dio, dichiarando anche la prestazione in relazione alla caratteristica essenziale resistenza al fuoco, le Linee Guida sono elaborate
dal Servizio Tecnico Centrale di concerto, per la valutazione di tale specifico aspetto, con il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del
Soccorso Pubblico e della difesa Civile del Ministero dell’Interno.
Il Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici pubblica periodicamente l’elenco delle Linee Guida per il
rilascio della Certificazione di Valutazione Tecnica di specifici prodotti.
Ad eccezione di quelli in possesso di Marcatura CE, possono essere impiegati materiali o prodotti conformi ad altre specifiche tecni-
che qualora dette specifiche garantiscano un livello di sicurezza equivalente a quello previsto nelle presenti norme. Tale equivalenza
sarà accertata attraverso procedure all’uopo stabilite dal Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, senti-
to lo stesso Consiglio Superiore.
Al fine di dimostrare l’identificazione, la qualificazione e la tracciabilità dei materiali e prodotti per uso strutturale, il fabbricante,
o altro eventuale operatore economico (importatore, distributore o mandatario come definiti ai sensi dell’articolo 2 del Regola-
mento UE 305/2011), secondo le disposizioni e le competenze di cui al Capo III del Regolamento UE n.305/2011, è tenuto a fornire
copia della sopra richiamata documentazione di identificazione e qualificazione (casi A, B o C), i cui estremi devono essere ripor-
tati anche sui documenti di trasporto, dal fabbricante fino al cantiere, comprese le eventuali fasi di commercializzazione interme-
dia, riferiti alla specifica fornitura.
Nel redigere la “Dichiarazione di Prestazione” e la documentazione di qualificazione, il fabbricante si assume la responsabilità
della conformità del prodotto da costruzione alle prestazioni dichiarate. Inoltre, il fabbricante dichiara di assumersi la responsabi-
lità della conformità del prodotto da costruzione alla “Dichiarazione dei Prestazione” o alla documentazione di qualificazione ed
a tutti i requisiti applicabili.
Per ogni materiale o prodotto identificato e qualificato mediante Marcatura CE è onere del Direttore dei Lavori, in fase di accetta-
zione, accertarsi del possesso della marcatura stessa e richiedere copia della documentazione di marcatura CE e della Dichiara-
zione di Prestazione di cui al Capo II del Regolamento UE 305/2011, nonché – qualora ritenuto necessario, ai fini della verifica di
quanto sopra - copia del certificato di costanza della prestazione del prodotto o di conformità del controllo della produzione in
fabbrica, di cui al Capo IV ed Allegato V del Regolamento UE 305/2011, rilasciato da idoneo organismo notificato ai sensi del Ca-
po VII dello stesso Regolamento (UE) 305/2011.
Per i prodotti non qualificati mediante la Marcatura CE, il Direttore dei Lavori dovrà accertarsi del possesso e del regime di vali-
dità della documentazione di qualificazione (caso B) o del Certificato di Valutazione Tecnica (caso C). I fabbricanti possono usare
come Certificati di Valutazione Tecnica i Certificati di Idoneità tecnica all’impiego, già rilasciati dal Servizio Tecnico Centrale
prima dell’entrata in vigore delle presenti norme tecniche, fino al termine della loro validità.
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Sarà inoltre onere del Direttore dei Lavori, nell’ambito dell’accettazione dei materiali prima della loro installazione, verificare che
tali prodotti corrispondano a quanto indicato nella documentazione di identificazione e qualificazione, nonché accertare
l’idoneità all’uso specifico del prodotto mediante verifica delle prestazioni dichiarate per il prodotto stesso nel rispetto dei requi-
siti stabiliti dalla normativa tecnica applicabile per l’uso specifico e dai documenti progettuali, con particolare riferimento alla
Relazione sui materiali, di cui al § 10.1.
La mancata rispondenza alle prescrizioni sopra riportate comporta il divieto di impiego del materiale o prodotto.
Al termine dei lavori che interessano gli elementi strutturali, il Direttore dei Lavori predispone, nell’ambito della Relazione a strut-
tura ultimata di cui all’articolo 65 del DPR.380/01, una sezione specifica relativa ai controlli e prove di accettazione sui materiali e
prodotti strutturali, nella quale sia data evidenza documentale riguardo all’identificazione e qualificazione dei materiali e pro-
dotti, alle prove di accettazione ed alle eventuali ulteriori valutazioni sulle prestazioni.
Il Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici potrà effettuare attività di vigilanza presso i cantieri e i
luoghi di lavorazione per verificare la corretta applicazione delle presenti disposizioni, ai sensi del Capo V del [Link]. 106/2017 e
del Capo VIII del Regolamento UE 305/2011.
Le prove su materiali e prodotti, a seconda delle specifiche procedure applicabili, come specificato di volta in volta nel seguito,
devono generalmente essere effettuate da:
a) laboratori di prova notificati ai sensi del Capo VII del Regolamento UE 305/2011;
b) laboratori di cui all’art. 59 del DPR 380/2001;
c) altri laboratori, dotati di adeguata competenza ed idonee attrezzature, previo nulla osta del Servizio Tecnico Centrale;
Qualora si applichino specifiche tecniche europee armonizzate, ai fini della marcatura CE, le attività di certificazione di prodotto
o del controllo di produzione in fabbrica e di prova dovranno essere eseguite dai soggetti previsti dal relativo sistema di valuta-
zione e verifica della costanza delle prestazioni, di cui al Capo IV ed Allegato V del Regolamento UE 305/2011, applicabile al pro-
dotto.
I fabbricanti di materiali, prodotti o componenti disciplinati nella presente norma devono dotarsi di adeguate procedure di con-
trollo di produzione in fabbrica. Per controllo di produzione nella fabbrica si intende il controllo permanente della produzione,
effettuato dal fabbricante. Tutte le procedure e le disposizioni adottate dal fabbricante devono essere documentate sistematica-
mente ed essere a disposizione di qualsiasi soggetto od ente di controllo che ne abbia titolo.
Qualora il fabbricante non sia stabilito sul territorio dell’Unione Europea, questi dovrà nominare un mandatario stabilito sul terri-
torio dell’Unione autorizzato ad agire per conto del Fabbricante in relazione ai compiti indicati nel mandato, nel rispetto
dell’articolo 12 del Regolamento (UE) n. 305/2011.
Il richiamo alle specifiche tecniche armonizzate, di cui al Regolamento UE 305/2011, contenuto nella presente norma deve inten-
dersi riferito all’ultima versione aggiornata, salvo diversamente specificato. Il richiamo alle specifiche tecniche volontarie UNI,
EN e ISO contenute nella presente norma deve intendersi riferito alla data di pubblicazione se indicata, oppure, laddove non in-
dicata, all’ultima versione aggiornata. Con successivo provvedimento si aggiornano periodicamente gli elenchi delle specifiche
tecniche volontarie UNI, EN ed ISO richiamate nella presente norma.
11.2. CALCESTRUZZO
Le Norme contenute nel presente paragrafo si applicano al calcestruzzo per usi strutturali, armato e non, normale e precompres-
so di cui al § 4.1.
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Tab. 11.2.I
Controllo di tipo A Controllo di tipo B
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[Link] LEGANTI
Nelle opere oggetto delle presenti norme devono impiegarsi esclusivamente i leganti idraulici previsti dalle disposizioni vigenti
in materia, dotati di marcatura CE in conformità alla norma europea armonizzata UNI EN 197-1 oppure ad uno specifico ETA,
purché idonei all’impiego previsto nonché, per quanto non in contrasto, conformi alle prescrizioni di cui alla Legge 26 maggio
1965 n. 595.
È escluso l’impiego di cementi alluminosi.
L’impiego dei cementi richiamati all’art. 1, lettera C della legge 26 maggio 1965 n. 595, è limitato ai calcestruzzi per sbarramenti di
ritenuta.
Per la realizzazione di dighe ed altre simili opere massive dove è richiesto un basso calore di idratazione devono essere utilizzati i
cementi speciali con calore di idratazione molto basso dotati di marcatura CE in conformità alla norma europea armonizzata UNI
EN 14216.
I leganti idraulici, qualora immessi sul mercato da un distributore attraverso un centro di distribuzione, devono essere all’origine
dotati della marcatura CE sopra richiamata. Il centro di distribuzione, così come definito nella norma UNI EN 197-2, deve posse-
dere un'autorizzazione all'uso di detta marcatura concessa al distributore da un organismo di certificazione notificato, in base alle
procedure della norma UNI EN 197-2, a dimostrazione che la conformità del prodotto marcato CE è stata mantenuta durante le
fasi di trasporto, ricevimento, deposito, imballaggio e spedizione, unitamente alla sua qualità ed identità.
Qualora il calcestruzzo risulti esposto a condizioni ambientali chimicamente aggressive si devono utilizzare cementi con adegua-
te caratteristiche di resistenza alle specifiche azioni aggressive. Specificamente in ambiente solfatico si devono impiegare cementi
resistenti ai solfati conformi alla norma europea armonizzata UNI EN 197-1 ed alla norma UNI 9156:1997 o, in condizioni di dila-
vamento, cementi resistenti al dilavamento conformi alla norma UNI 9606:2015.
[Link] AGGREGATI
Sono idonei alla produzione di calcestruzzo per uso strutturale gli aggregati ottenuti dalla lavorazione di materiali naturali, arti-
ficiali, oppure provenienti da processi di riciclo conformi alla norma europea armonizzata UNI EN 12620 e, per gli aggregati leg-
geri, alla norma europea armonizzata UNI EN 13055.
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Il sistema di valutazione e verifica della costanza della prestazione, di tali aggregati, ai sensi del Regolamento UE 305/2011, è in-
dicato nella seguente Tab. [Link].
Tab. [Link]
Specifica Tecnica Europea armonizzata di Sistema di Valutazione e Verifica
Uso Previsto
riferimento della Costanza della Prestazione
Aggregati per calcestruzzo UNI EN Calcestruzzo
2+
12620 e UNI EN 13055-1 strutturale
È consentito l’uso di aggregati grossi provenienti da riciclo, secondo i limiti di cui alla Tab. [Link] a condizione che la miscela di
calcestruzzo, confezionato con aggregati riciclati, venga preliminarmente qualificata e documentata, nonché accettata in cantiere,
attraverso le procedure di cui alle presenti norme.
Tab. [Link]
Origine del materiale da riciclo Classe del calcestruzzo percentuale di impiego
demolizioni di edifici (macerie) = C 8/10 fino al 100%
demolizioni di solo calcestruzzo e c.a. ǂ C20/25 fino al 60%
(frammenti di calcestruzzo ǃ 90%, ǂ C30/37 ǂ 30%
UNI EN 933-11:2009) ǂ C45/55 ǂ 20%
Classe minore del cal-
Riutilizzo di calcestruzzo interno ne- fino al 15%
cestruzzo di origine
gli stabilimenti di prefabbricazione
Stessa classe del calce-
qualificati - da qualsiasi classe fino al 10%
struzzo di origine
Per quanto riguarda i controlli di accettazione degli aggregati da effettuarsi a cura del Direttore dei Lavori, questi sono finalizzati
almeno alla verifica delle caratteristiche tecniche riportate nella Tab. [Link]. I metodi di prova da utilizzarsi sono quelli indicati
nelle Norme Europee Armonizzate citate, in relazione a ciascuna caratteristica.
Il progetto, nelle apposite prescrizioni, potrà fare utile riferimento alle norme UNI 8520-1 e UNI 8520-2, al fine di individuare i
limiti di accettabilità delle caratteristiche tecniche degli aggregati.
[Link] AGGIUNTE
Nei calcestruzzi è ammesso l’impiego di aggiunte, in particolare di ceneri volanti, loppe granulate d’altoforno e fumi di silice,
purché non ne vengano modificate negativamente le caratteristiche prestazionali.
Le ceneri volanti devono soddisfare i requisiti della norma europea armonizzata UNI EN 450-1. Per quanto riguarda l’impiego si
potrà fare utile riferimento ai criteri stabiliti dalle norme UNI EN 206 ed UNI 11104.
I fumi di silice devono soddisfare i requisiti della norma europea armonizzata UNI EN 13263-1.
[Link] ADDITIVI
Gli additivi devono essere conformi alla norma europea armonizzata UNI EN 934-2.
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[Link] RITIRO
La deformazione assiale per ritiro del calcestruzzo può essere determinata a mezzo di apposite prove, da eseguirsi secondo la
norma UNI 11307:2008.
In sede di progettazione strutturale, e quando non si ricorra ad additivi speciali, il ritiro del calcestruzzo può essere valutato sulla
base delle indicazioni di seguito fornite.
La deformazione totale da ritiro si può esprimere come:
Ήcs =Ήcd +Ήca >11.2.6@
dove:
Ήcs è la deformazione totale per ritiro
Ήcd è la deformazione per ritiro da essiccamento
Ήca è la deformazione per ritiro autogeno.
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Per valori intermedi dei parametri indicati è consentita l’interpolazione lineare. Lo sviluppo nel tempo della deformazione Ήcd
può essere valutato come:
Ήcd ( t) = Άds ( t ƺ ts ) Ή cd,Lj >11.2.8@
dove la funzione di sviluppo temporale assume la forma
Άds(t-ts) = (t-ts) / [(t-ts)+0,04 ho3/2] >11.2.9]
in cui:
t è l’età del calcestruzzo nel momento considerato (in giorni)
ts è l’età del calcestruzzo a partire dalla quale si considera l’effetto del ritiro da essiccamento (normalmente il termine della
maturazione, espresso in giorni).
h0 è la dimensione fittizia (in mm) pari al rapporto 2Ac / u
Ac è l’area della sezione in calcestruzzo
u è il perimetro della sezione in calcestruzzo esposto all’aria.
Il valore medio a tempo infinito della deformazione per ritiro autogeno Ήca,Lj può essere valutato mediante l’espressione:
Ήca,Lj = -2,5 ( fck ƺ 10) 10-6 >11.2.10@
2
con fck in N/mm .
[Link] VISCOSITÀ
In sede di progettazione, se la tensione di compressione del calcestruzzo, al tempo t0 = j di messa in carico, non è superiore a 0,45
fckj, il coefficiente di viscosità Κ (Lj, t0), a tempo infinito, a meno di valutazioni più precise (per es. § 3.1.4 di UNI EN 1992-1-
1:2005), può essere dedotto dalle seguenti Tabelle [Link] e [Link] dove h0 è la dimensione fittizia definita in § [Link]:
Tab. [Link] – Valori di Κ (Lj, t0). Atmosfera con umidità relativa di circa il 75%
t0 h0 ǂ 75 mm h0 = 150 mm h0 = 300 mm h0 ǃ 600 mm
3 giorni 3,5 3,2 3,0 2,8
7 giorni 2,9 2,7 2,5 2,3
15 giorni 2,6 2,4 2,2 2,1
30 giorni 2,3 2,1 1,9 1,8
ǃ 60 giorni 2,0 1,8 1,7 1,6
Tab. [Link] - Valori di Κ (Lj, t0). Atmosfera con umidità relativa di circa il 55%
t0 h0 ǂ 75 mm h0 = 150 mm h0 = 300 mm h0 ǃ 600 mm
3 giorni 4,5 4,0 3,6 3,3
7 giorni 3,7 3,3 3,0 2,8
15 giorni 3,3 3,0 2,7 2,5
30 giorni 2,9 2,6 2,3 2,2
ǃ 60 giorni 2,5 2,3 2,1 1,9
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11.2.11. DURABILITÀ
Per garantire la durabilità delle strutture in calcestruzzo armato ordinario o precompresso, esposte all’azione dell’ambiente, si
devono adottare i provvedimenti atti a limitare gli effetti di degrado indotti dall’attacco chimico, fisico e quelli derivanti dalla
corrosione delle armature e dai cicli di gelo e disgelo.
A tal fine, valutate opportunamente le condizioni ambientali del sito ove sorgerà la costruzione o quelle di impiego, conforme-
mente alle indicazioni della tabella [Link] delle presenti norme, in fase di progetto dovranno essere indicate le caratteristiche del
calcestruzzo da impiegare in accordo alle Linee Guida sul calcestruzzo strutturale edite dal Servizio Tecnico Centrale del Consiglio
Superiore dei Lavori Pubblici facendo anche, in assenza di analisi specifiche, utile riferimento alle norme UNI EN 206 ed UNI
11104. Inoltre devono essere rispettati i valori del copriferro nominale di cui al punto [Link].3, nonché le modalità e la durata del-
la maturazione umida in accordo alla UNI EN 13670:2010, alle Linee Guida per la messa in opera del calcestruzzo strutturale ed alle
Linee Guida per la valutazione delle caratteristiche del calcestruzzo in opera pubblicate dal Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Su-
periore dei Lavori Pubblici.
Ai fini della valutazione della durabilità, nella formulazione delle prescrizioni sul calcestruzzo, si potranno prescrivere anche
prove per la verifica della resistenza alla penetrazione degli agenti aggressivi, quali ad esempio anidride carbonica e cloruri. Si
può, inoltre, tener conto del grado di impermeabilità del calcestruzzo, determinando il valore della profondità di penetrazione
dell’acqua in pressione. Per la prova di determinazione della profondità della penetrazione dell’acqua in pressione nel calce-
struzzo indurito potrà farsi utile riferimento alla norma UNI EN 12390-8.
11.3. ACCIAIO
[Link] CONTROLLI
Le presenti norme prevedono tre forme di controllo obbligatorie:
ȭ in stabilimento di produzione, da eseguirsi sui lotti di produzione;
ȭ nei centri di trasformazione;
ȭ di accettazione in cantiere.
A tale riguardo il Lotto di produzione si riferisce a produzione continua, ordinata cronologicamente mediante apposizione di con-
trassegni al prodotto finito (rotolo finito, bobina di trefolo, fascio di barre, ecc.). Un lotto di produzione deve avere valori delle
grandezze nominali omogenee (dimensionali, meccaniche, di formazione) e può essere compreso tra 30 e 120 tonnellate.
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Il Servizio Tecnico Centrale della Presidenza del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici è organismo per il rilascio dell’attestato
di qualificazione per gli acciai di cui sopra.
L’inizio della procedura di qualificazione deve essere preventivamente comunicato al Servizio Tecnico Centrale allegando una
relazione ove siano riportati:
1) elenco e caratteristiche dei prodotti che si intende qualificare (tipo, dimensioni, caratteristiche meccaniche e chimiche, ecc.);
2) indicazione dello stabilimento e descrizione degli impianti e dei processi di produzione;
3) descrizione dell’organizzazione del controllo interno di qualità con indicazione delle responsabilità aziendali;
4) copia della certificazione del sistema di gestione della qualità;
5) indicazione dei responsabili aziendali incaricati della firma dei certificati;
6) descrizione particolareggiata delle apparecchiature e degli strumenti del laboratorio interno di stabilimento per il controllo
continuo di qualità;
7) dichiarazione con la quale si attesti che il servizio di controllo interno della qualità sovrintende ai controlli di produzione ed è
indipendente dai servizi di produzione;
8) modalità di marchiatura che si intende adottare per l’identificazione del prodotto finito;
9) descrizione delle condizioni generali di fabbricazione del prodotto nonché dell’approvvigionamento delle materie prime e/o
del prodotto intermedio (billette, rotoli, vergella, lamiere, laminati, ecc.);
10) copia del manuale di qualità aziendale, coerente alla norma UNI EN ISO 9001.
11) nel caso in cui il fabbricante non sia stabilito sul territorio dell’Unione Europea, copia della nomina, mediante mandato scrit-
to, del mandatario.
Il Servizio Tecnico Centrale verifica la completezza e congruità della documentazione presentata e procede a una verifica docu-
mentale preliminare della idoneità dei processi produttivi e del Sistema di Gestione della Qualità nel suo complesso.
Se tale verifica preliminare ha esito positivo, il Servizio Tecnico Centrale può effettuare una verifica ispettiva presso lo stabili-
mento di produzione.
Il risultato della verifica documentale preliminare unitamente al risultato della verifica ispettiva sono oggetto di successiva valu-
tazione da parte del Servizio Tecnico Centrale per la necessaria ratifica e notifica al fabbricante. In caso di esito positivo il fabbri-
cante può proseguire nella procedura di qualificazione del prodotto. In caso negativo viene richiesto al fabbricante di apportare
le opportune azioni correttive che devono essere implementate.
La procedura di qualificazione del Prodotto prosegue attraverso le seguenti ulteriori fasi:
– esecuzione delle prove di qualificazione a cura di un laboratorio di cui all’articolo 59 del DPR n. 380/2001 incaricato dal Servi-
zio Tecnico Centrale su proposta del fabbricante secondo le procedure di cui al § [Link];
– invio dei risultati delle prove di qualificazione da sottoporre a giudizio di conformità al Servizio Tecnico Centrale da parte del
laboratorio di cui all’art. 59 del DPR n. 380/2001 incaricato;
– in caso di giudizio positivo il Servizio Tecnico Centrale provvede al rilascio dell’Attestato di Qualificazione al fabbricante e in-
serisce quest’ultimo nel Catalogo ufficiale dei prodotti qualificati che viene reso pubblicamente disponibile;
– in caso di giudizio negativo, il fabbricante può individuare le cause delle non conformità, apportare le opportune azioni corret-
tive, dandone comunicazione sia al Servizio Tecnico Centrale che al laboratorio incaricato e successivamente ripetere le prove
di qualificazione.
Il prodotto può essere immesso sul mercato solo dopo il rilascio dell’Attestato di Qualificazione. La qualificazione ha validità di
cinque anni.
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Il Servizio Tecnico Centrale esamina la documentazione al fine del mantenimento della qualificazione.
Ogni sospensione della produzione deve essere tempestivamente comunicata al Servizio Tecnico Centrale indicandone le moti-
vazioni. Qualora la produzione venga sospesa per oltre un anno, la procedura di qualificazione deve essere ripetuta.
Il Servizio Tecnico Centrale può effettuare o far effettuare, in qualsiasi momento, al laboratorio incaricato ulteriori visite ispettive
finalizzate all’accertamento della sussistenza dei requisiti previsti per la qualificazione.
Al termine del periodo di validità di cinque anni dell’Attestato di Qualificazione il fabbricante deve chiedere il rinnovo; il Servi-
zio Tecnico Centrale, valutata anche la conformità relativa all’intera documentazione fornita nei cinque anni precedenti, rinnova
la qualificazione.
Il mancato invio della documentazione di cui sopra entro i previsti sessanta giorni oppure l’accertamento da parte del Servizio
Tecnico Centrale di rilevanti non conformità, comporta la sospensione oppure la decadenza della qualificazione.
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Tutte le forniture di acciaio, per le quali sussista l’obbligo della Marcatura CE, devono essere accompagnate dalla “Dichiarazione
di prestazione” di cui al Regolamento UE 305/2011, dalla prevista marcatura CE nonché dal certificato di controllo interno tipo
3.1, di cui alla norma UNI EN 10204, dello specifico lotto di materiale fornito .
Il riferimento agli attestati comprovanti la qualificazione del prodotto deve essere riportato sul documento di trasporto.
Le forniture effettuate da un distributore devono essere accompagnate da copia dei documenti rilasciati dal fabbricante e comple-
tati con il riferimento al documento di trasporto del distributore stesso.
Nel caso di fornitura in cantiere non proveniente da centro di trasformazione, il Direttore dei Lavori, prima della messa in opera,
è tenuto a verificare quanto sopra indicato ed a rifiutare le eventuali forniture non conformi, ferme restando le responsabilità del
fabbricante.
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Nell’ambito del processo produttivo deve essere posta particolare attenzione ai processi di piegatura e di saldatura. In particolare
il Direttore Tecnico del centro di trasformazione deve verificare, tramite opportune prove, che le piegature e le saldature, anche
nel caso di quelle non resistenti, non alterino le caratteristiche meccaniche originarie del prodotto. Per i processi sia di saldatura
che di piegatura, si potrà fare utile riferimento alla normativa europea applicabile.
Il Direttore Tecnico dello stabilimento, nominato dal Centro di Trasformazione, dovrà essere abilitato all’esercizio di idonea pro-
fessione tecnica.
I centri di trasformazione sono tenuti a dichiarare al Servizio Tecnico Centrale la loro attività, indicando le tipologie di prodotti
trasformati, l’organizzazione, i procedimenti di lavorazione, nonché fornire copia della certificazione del sistema di gestione del-
la qualità che sovrintende al processo di trasformazione. Ogni centro di trasformazione deve inoltre indicare un proprio logo o
marchio che identifichi in modo inequivocabile il centro stesso; il sistema di gestione della qualità che sovrintende al processo di
trasformazione, predisposto in coerenza con la norma UNI EN ISO 9001, deve essere certificato da parte di un organismo terzo
indipendente, di adeguata competenza ed organizzazione, che opera in coerenza con la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17021-1.
Nella dichiarazione di attività al Servizio Tecnico Centrale deve essere indicato l’impegno ad utilizzare esclusivamente elementi
di base qualificati all’origine.
Alla dichiarazione deve essere allegata la nota di incarico al Direttore Tecnico del centro di trasformazione, controfirmata dallo
stesso per accettazione ed assunzione delle responsabilità, ai sensi delle presenti norme, sui controlli sui materiali.
Il Servizio Tecnico Centrale, con il rilascio del relativo Attestato di “Denuncia dell’attività del centro di trasformazione”, attesta
l’avvenuta presentazione della dichiarazione di cui sopra.
I centri di trasformazione sono tenuti a comunicare ogni variazione rispetto a quanto dichiarato in sede di presentazione della
denuncia di attività. Il Servizio Tecnico Centrale provvede ad aggiornare l’elenco della documentazione necessaria ad ottenere
l’Attestato di “Denuncia dell’attività del centro di trasformazione”, in base ai progressi tecnici ed agli aggiornamenti normativi
che dovessero successivamente intervenire.
I Centri di Trasformazione devono far eseguire da laboratori di cui all’art. 59 del D.P.R. 380/2001 le prove indicate negli specifici
paragrafi relativi a ciascun prodotto in acciaio (§[Link].3, § [Link].3, § [Link].2) e devono comunicare al Servizio Tecnico
Centrale le eventuali variazioni apportate al processo di produzione depositato.
Ogni fornitura in cantiere di elementi presaldati, presagomati o preassemblati, proveniente da un Centro di trasformazione, deve
essere accompagnata:
a) da dichiarazione, su documento di trasporto, degli estremi dell’Attestato di “Denuncia dell’attività del centro di trasformazio-
ne”, rilasciato dal Servizio Tecnico Centrale, recante il logo o il marchio del centro di trasformazione;
b) dall’attestazione inerente l’esecuzione delle prove di controllo interno di cui ai paragrafi specifici relativi a ciascun prodotto (§
[Link].3, § [Link].3, § [Link].2), fatte eseguire dal Direttore Tecnico del centro di trasformazione, con l’indicazione dei
giorni nei quali la fornitura è stata lavorata. Qualora il Direttore dei Lavori lo richieda, può prendere visione del Registro di
cui al § [Link].3;
c) da dichiarazione contenente i riferimenti alla documentazione fornita dal fabbricante ai sensi del § [Link] in relazione ai pro-
dotti utilizzati nell’ambito della specifica fornitura. Copia della documentazione fornita dal fabbricante e citata nella dichiara-
zione del centro di trasformazione, è consegnata al Direttore dei Lavori se richiesta.
Il Direttore dei Lavori è tenuto a verificare quanto sopra indicato ed a rifiutare le eventuali forniture non conformi, ferme restan-
do le responsabilità del Centro di trasformazione. Gli atti di cui sopra sono consegnati al collaudatore che, tra l’altro, riporta nel
Certificato di collaudo gli estremi del Centro di trasformazione che ha fornito il materiale lavorato.
Il Centro di trasformazione fornisce copia della documentazione di cui ai precedenti punti b) e c) in caso di richiesta delle compe-
tenti autorità di vigilanza.
E’ prevista la sospensione o, nei casi più gravi o di recidiva, la revoca dell’Attestato di “Denuncia dell’attività del centro di tra-
sformazione” qualora il Servizio Tecnico Centrale accerti difformità fra i documenti forniti e l’attività effettivamente svolta, la
non veridicità delle dichiarazioni prestate oppure la mancata ottemperanza alle prescrizioni contenute nella vigente normativa
tecnica. I provvedimenti di sospensione e di revoca vengono adottati dal Servizio Tecnico Centrale.
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Tab. [Link]
Caratteristiche Requisiti Frattile (%)
Tensione caratteristica di snervamento fyk ǃ fy nom 5.0
Tensione caratteristica a carico massimo ftk ǃ ft nom 5.0
(ft/fy)k ǃ 1,05 10.0
(fy/fynom)k ǂ 1,25 10.0
Allungamento (Agt)k ǃ 2,5% 10.0
Diametro del mandrino per prove di piegamento a 90°
e successivo raddrizzamento senza cricche: per Κ ǂ 10 mm 4Κ
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Per gli acciai B450A, di cui al § [Link] il diametro delle barre deve essere compreso tra 5 e 10 mm.
L’uso di acciai forniti in rotolo è ammesso, esclusivamente per impieghi strutturali, per diametri non superiori a 16 mm per gli
acciai B450C e diametri non superiori a 10 mm per gli acciai B450A.
L’acciaio in rotoli deve essere utilizzato direttamente per sagomatura e assemblaggio ed esclusivamente da un Centro di Tra-
sformazione di cui al §[Link] oppure da un fabbricante per la produzione di reti o tralicci elettrosaldati di cui al § [Link]. Non è
consentito altro impiego di barre d’acciaio provenienti dal raddrizzamento di rotoli.
Per quanto riguarda le tolleranze dimensionali si fa riferimento a quanto previsto nella UNI EN 10080:2005.
[Link] SALDABILITÀ
L’analisi chimica effettuata su colata e l’eventuale analisi chimica di controllo effettuata sul prodotto finito devono soddisfare le
limitazioni riportate nella Tab. [Link] dove il calcolo del carbonio equivalente Ceq è effettuato con la seguente formula:
Mn Cr Mo V Ni Cu
C eq C >11.3.2@
6 5 15
in cui i simboli chimici denotano il contenuto degli elementi stessi espresso in percentuale.
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È possibile eccedere il valore massimo di C dello 0,03% in massa, a patto che il valore del Ceq sia ridotto dello 0,02% in massa.
Contenuti di azoto più elevati sono consentiti in presenza di una sufficiente quantità di elementi che fissano l’azoto stesso.
Tab. [Link]
Diametro nominale, (mm) 5ǂΚǂ8 8 < Κ ǂ 40
[Link] PROCEDURE DI CONTROLLO PER ACCIAI DA CALCESTRUZZO ARMATO NORMALE – BARRE E ROTOLI
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Tab. [Link] - fy – ft – Coefficiente k in funzione del numero n di campioni (per una probabilità di insuc-
cesso attesa del 5% [p = 0,95] con una probabilità del 90%)
n k n K
5 3,40 30 2,08
6 3,09 40 2,01
7 2,89 50 1,97
8 2,75 60 1,93
9 2,65 70 1,90
10 2,57 80 1,89
11 2,50 90 1,87
12 2,45 100 1,86
13 2,40 150 1,82
14 2,36 200 1,79
15 2,33 250 1,78
16 2,30 300 1,77
17 2,27 400 1,75
18 2,25 500 1,74
19 2,23 1000 1,71
20 2,21 -- 1,64
Tab. 11.3.V - Agt , ft/fy . fy/fynom.– Coefficiente k in funzione del numero n di campioni (per una probabili-
tà di insuccesso attesa del 10% [p = 0,90] con una probabilità del 90%)
n k n K
5 2,74 30 1,66
6 2,49 40 1,60
7 2,33 50 1,56
8 2,22 60 1,53
9 2,13 70 1,51
10 2,07 80 1,49
11 2,01 90 1,48
12 1,97 100 1,47
13 1,93 150 1,43
14 1,90 200 1,41
15 1,87 250 1,40
16 1,84 300 1,39
17 1,82 400 1,37
18 1,80 500 1,36
19 1,78 1000 1,34
20 1,77 – 1,282
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Tab. [Link] a) – Valori di accettazione nei centri di trasformazione – barre e rotoli dopo la raddrizzatura
Caratteristica Valore limite
limite Note
fy minimo 425 N/mm2 per acciai B450A e B450C
fy massimo 572 N/mm2 per acciai B450A e B450C
Agt minimo ǃ 6,0% per acciai B450C
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Qualora il risultato di una delle suddette prove non sia conforme, il direttore tecnico dispone la ripetizione della prova su 6 ulte-
riori campioni dello stesso diametro.
Ove anche da tale accertamento i limiti dichiarati non risultino rispettati, il controllo deve estendersi, previo avviso al fabbricante,
a 25 campioni, applicando ai dati ottenuti la formula generale valida per i controlli sistematici in stabilimento (si faccia anche rife-
rimento al [Link].1.3).
L’ulteriore risultato negativo comporta l’inidoneità della partita e la trasmissione dei risultati al fabbricante, che sarà tenuto a farli
inserire tra i risultati dei controlli statistici della sua produzione. Analoghe norme si applicano ai controlli di duttilità, aderenza e
distacco al nodo saldato: un singolo risultato negativo sul primo prelievo comporta l’esame di 6 nuovi campioni dello stesso di-
ametro, un ulteriore singolo risultato negativo comporta l’inidoneità della partita.
Inoltre il direttore tecnico deve comunicare il risultato anomalo sia al laboratorio di cui all’art. 59 del DPR n. 380/2001 incaricato
dal Servizio tecnico centrale del controllo in stabilimento, sia al Servizio tecnico centrale stesso.
Il Direttore tecnico di stabilimento cura la registrazione di tutti i risultati delle prove di controllo interno su apposito registro, di
cui deve essere consentita la visione a quanti ne abbiano titolo.
In caso di mancata sottoscrizione della richiesta di prove da parte del Direttore Tecnico, le certificazioni emesse dal laboratorio
non possono assumere valenza ai sensi del presente decreto e di ciò deve essere fatta esplicita menzione sul certificato stesso.
I certificati emessi dai laboratori devono obbligatoriamente contenere almeno:
– l’identificazione del laboratorio che rilascia il certificato;
– una identificazione univoca del certificato (numero di serie e data di emissione) e di ciascuna sua pagina, oltre al numero tota-
le di pagine;
– l’identificazione del Centro di Trasformazione;
– l’identificazione della fornitura cui le prove si riferiscono e l’indicazione dei giorni in cui è stata lavorata;
– il nominativo del Direttore Tecnico che richiede la prova;
– la descrizione e l’identificazione dei campioni da provare;
– la data di prelievo dei campioni da provare;
– la data di ricevimento dei campioni e la data di esecuzione delle prove;
– l’identificazione delle specifiche di prova o la descrizione del metodo o procedura adottata, con l’indicazione delle norme di
riferimento per l’esecuzione della stessa;
– le dimensioni effettivamente misurate dei campioni;
– i valori delle grandezze misurate e l’esito delle prove di piegamento.
I certificati devono riportare, inoltre, l’indicazione del marchio identificativo di cui al §[Link], rilevato sui campioni da sottopor-
re a prova a cura del laboratorio incaricato dei controlli. Ove i campioni fossero sprovvisti di tale marchio, oppure il marchio non
dovesse rientrare fra quelli depositati presso il Servizio Tecnico Centrale, di ciò deve essere riportata specifica annotazione sul
certificato stesso; detti certificati, pertanto, non sono validi ai sensi delle presenti norme. Il lotto deve essere, quindi, respinto e
tale non conformità deve essere segnalata al Servizio Tecnico Centrale.
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Con riferimento sia all’acciaio nervato che all’acciaio dentellato, per accertare la rispondenza delle singole partite nei riguardi del-
le proprietà di aderenza, si valuteranno su 3 campioni per ciascun diametro considerato, conformemente alle procedure riportate
nella norma UNI EN ISO 15630-1:2010:
– il valore dell’area relativa di nervatura fr, per l’acciaio nervato;
– il valore dell’area relativa di dentellatura fp, per l’acciaio dentellato.
Il valore minimo di tali parametri è di seguito riportato:
Tab. [Link] b)
Barre Rotoli
per 5 ǂ ǂ 6 mm fr oppure fp ǃ 0.035 0.037
per 6 < ǂ 12 mm fr oppure fp ǃ 0.040 0.042
per > 12 mm fr oppure fp ǃ 0.056 0.059
Nel certificato di prova, oltre agli esiti delle verifiche di cui sopra, devono essere descritte le caratteristiche geometriche della sezione
e delle nervature o delle dentellature.
[Link] PROCEDURE DI CONTROLLO PER ACCIAI DA CALCESTRUZZO ARMATO NORMALE – RETI E TRALICCI ELETTROSALDATI
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Qualora il risultato non sia conforme a quello dichiarato dal fabbricante, il direttore dei lavori dispone la ripetizione della prova
su 6 ulteriori campioni dello stesso diametro.
Ove anche da tale accertamento i limiti dichiarati non risultino rispettati, il controllo deve estendersi, previo avviso al fabbricante
nel caso di fornitura di acciaio non lavorato presso un centro di trasformazione, o al centro di trasformazione, a 25 campioni, ap-
plicando ai dati ottenuti la formula generale valida per controlli sistematici in stabilimento (Cfr. § [Link].1.3).
L’ulteriore risultato negativo comporta l’inidoneità della partita e la trasmissione dei risultati al fabbricante, nel caso di fornitura
di acciaio non lavorato presso un centro di trasformazione, o al centro di trasformazione, che sarà tenuto a farli inserire tra i risul-
tati dei controlli statistici della sua produzione. Analoghe norme si applicano ai controlli di duttilità, aderenza e distacco al nodo
saldato: un singolo risultato negativo sul primo prelievo comporta l’esame di sei nuovi campioni dello stesso diametro, un ulte-
riore singolo risultato negativo comporta l’inidoneità della partita.
Inoltre il direttore dei lavori deve comunicare il risultato anomalo al Servizio tecnico centrale.
I certificati relativi alle prove meccaniche degli acciai devono riportare l’indicazione del marchio identificativo di cui al § [Link]
delle presenti Norme tecniche, rilevato sui campioni da sottoporre a prova a cura del laboratorio incaricato dei controlli. Ove i
campioni fossero sprovvisti di tale marchio, oppure il marchio non dovesse rientrare fra quelli depositati presso il Servizio tecni-
co centrale, di ciò deve essere riportata specifica annotazione sul certificato di prova.
Il prelievo dei campioni va effettuato a cura del Direttore dei Lavori o di un tecnico di sua fiducia che deve assicurare, mediante
sigle, etichettature indelebili, ecc., che i campioni inviati per le prove al laboratorio incaricato siano effettivamente quelli da lui
prelevati.
Qualora la fornitura di elementi sagomati o assemblati, provenga da un Centro di trasformazione, il Direttore dei Lavori, dopo
essersi accertato preliminarmente che il suddetto Centro di trasformazione sia in possesso dei requisiti previsti al § [Link], può
recarsi presso il medesimo Centro di trasformazione ed effettuare in stabilimento tutti i controlli di accettazione prescritti al pre-
sente paragrafo. In tal caso il prelievo dei campioni viene effettuato dal Direttore Tecnico del Centro di trasformazione secondo le
disposizioni del Direttore dei Lavori; quest’ultimo deve assicurare, mediante sigle, etichettature indelebili, ecc., che i campioni
inviati per le prove da effettuarsi presso il laboratorio di cui all’art. 59 del DPR n. 380/2001 incaricato delle prove di accettazione
in cantiere, siano effettivamente quelli prelevati, nonché sottoscrivere la relativa richiesta di prove contenente l’indicazione delle
strutture cui si riferisce ciascun prelievo. In caso di mancata sottoscrizione della richiesta di prove da parte del Direttore dei La-
vori, le certificazioni emesse dal laboratorio non possono assumere valenza ai sensi del presente decreto e di ciò ne deve essere
fatta esplicita menzione sul certificato stesso.
I certificati emessi dai laboratori devono obbligatoriamente contenere almeno:
– l’identificazione del laboratorio che rilascia il certificato;
– una identificazione univoca del certificato (numero di serie e data di emissione) e di ciascuna sua pagina, oltre al numero tota-
le di pagine;
– l’identificazione del committente dei lavori in esecuzione e del cantiere di riferimento;
– il nominativo del Direttore dei Lavori che richiede la prova;
– la descrizione e l’identificazione dei campioni da provare;
– la data di ricevimento dei campioni e la data di esecuzione delle prove;
– l’identificazione delle specifiche di prova o la descrizione del metodo o procedura adottata, con l’indicazione delle norme di
riferimento per l’esecuzione della stessa;
– le dimensioni effettivamente misurate dei campioni;
– i valori delle grandezze misurate e l’esito delle prove di piegamento.
I certificati devono riportare, inoltre, l’indicazione del marchio identificativo rilevato a cura del laboratorio incaricato dei control-
li, sui campioni da sottoporre a prove. Ove i campioni fossero sprovvisti di tale marchio, oppure il marchio non dovesse rientrare
fra quelli depositati presso il Servizio Tecnico Centrale, le certificazioni emesse dal laboratorio non possono assumere valenza ai
sensi delle presenti norme e di ciò ne deve essere fatta esplicita menzione sul certificato stesso.
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20-2-2018 Supplemento ordinario n. 8 alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 42
I fili possono essere a sezione trasversale circolare o di altre forme e devono essere prodotti da vergella avente composizione
chimica conforme a una delle seguenti norme:
- UNI EN ISO 16120-2:2017,
- UNI EN ISO 16120-4:2017.
I fili sono individuati mediante il diametro nominale o il diametro nominale equivalente riferito alla sezione circolare equipesan-
te. La superficie dei fili può essere liscia o improntata.
Non è consentito l’impiego di fili lisci nelle strutture precompresse ad armature pre-tese.
I fili delle trecce possono essere lisci o improntati. I fili dello strato esterno dei trefoli possono essere lisci od improntati. I fili dei
trefoli e delle trecce devono essere prodotti da vergella avente caratteristiche meccaniche e composizione chimica omogenee e
conformi ad una delle seguenti norme:
- UNI EN ISO 16120-2:2017,
- UNI EN ISO 16120-4: 2017.
Il processo di improntatura deve essere completato prima della trecciatura o della trefolatura, rispettivamente per le trecce e per i trefoli.
I trefoli compattati possono essere prodotti per trafilatura o laminazione dopo la trefolatura e prima del trattamento termico.
Quando la trefolatura e la compattazione sono eseguite contemporaneamente, il filo centrale rettilineo deve avere diametro al-
meno uguale a quello dei fili esterni.
Le barre possono essere lisce, a filettatura continua o parziale, con risalti o nervature; vengono individuate mediante il diametro
nominale nel caso di barre lisce o mediante il diametro nominale equivalente riferito alla sezione circolare equipesante nel caso di
barre non lisce. Le barre filettate devono avere filetto con passo uniforme e non superiore a 0,8 volte il diametro nominale. Le bar-
re a filettatura continua o parziale, con risalti o nervature, devono avere geometria superficiale conforme a quanto specificato nel
§ [Link].2.3.
Per quanto riguarda la marchiatura dei prodotti, generalmente costituita da sigillo o etichettatura sulle legature, vale quanto in-
dicato al § [Link]. Le barre con risalti o nervature dovranno essere fornite con marchio apposto sulle singole barre.
Per la documentazione di accompagnamento delle forniture vale quanto indicato al § [Link]. Le forniture dovranno altresì esse-
re accompagnate da un certificato di qualità e conformità, tipo 3.1, rilasciato secondo la Norma UNI EN 10204.
I trefoli e le trecce possono essere prodotti e forniti protetti con guaina oppure protetti con cera o grasso, oltre alla guaina. Le ca-
ratteristiche delle guaina, della cera e del grasso sono specificate nella norma UNI 7676:2009.
Tutti i prodotti possono essere forniti con protezione superficiale costituita da uno strato di zinco. L’operazione di zincatura deve
essere eseguita come specificato nelle UNI 7675:2009 ed UNI 7676:2009. Lo spessore dello strato di zinco o la quantità di zinco per
unità di lunghezza di prodotto, deve essere verificato secondo quanto specificato nelle UNI 7675:2009 ed UNI 7676:2009.
I fili devono essere forniti in rotoli di diametro tale che, all’atto dello svolgimento, allungati al suolo su un tratto di 10 m non pre-
sentino curvatura con freccia superiore a 400 mm; il fabbricante deve indicare il diametro minimo di avvolgimento.
I fili devono essere esenti da saldature.
Sono ammesse le saldature di fili destinati alla produzione di trecce e di trefoli se effettuate prima della trafilatura; non sono am-
messe saldature durante l’operazione di cordatura.
All’atto della posa in opera gli acciai devono presentarsi privi di ossidazione, corrosione, difetti superficiali visibili, pieghe.
È tollerata un’ossidazione che scompaia totalmente mediante sfregamento con un panno asciutto.
In cantiere non è ammessa alcuna operazione di raddrizzamento.
Con riferimento ai procedimenti di saldatura ed alla qualifica dei saldatori impiegati per giunzioni saldate delle barre, si applica-
no la norma UNI EN ISO 17660-1:2007 per i giunti saldati destinati alla trasmissione dei carichi ed UNI EN 17660-2:2007 per i
giunti saldati non destinati alla trasmissione dei carichi.
Tab. [Link]
Trefoli e
Tipo di acciaio Barre Fili Trefoli compattati
trecce
Tensione caratteristica al carico massimo
t 1000 t 1570 t1860 t 1820
fptk N/mm2
Tensione caratteristica allo 0,1 % di deformazione residua - scostamento
dalla proporzionalità na t 1420 na na
fp(0,1)k N/mm2
Tensione caratteristica all’1 % di deformazione totale ……fp(1)k N/mm2 na na t1670 t 1620
Tensione caratteristiche di snervamento fpyk N/mm2 t 800 na na na
Allungamento totale percentuale a carico massimo Agt t 3,5 t 3,5 t3,5 t 3,5
na=non applicabile
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Tab. [Link]
armatura Prodotto U1000
Trecce, filo o trefolo stabilizzato 2,5
Barre laminate a caldo 4,0
Il rilassamento di armature che subiscono un ciclo termico dopo la messa in tensione deve essere valutato sperimentalmente.
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verificando che i risultati ottenuti siano tutti conformi alle limitazioni date al § [Link].2.3.
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Ove i valori caratteristici fptk, fpyk, f(0,1)k, fp(1)k riscontrati risultino inferiori ai valori minimi di cui alla Tab. [Link], oppure i valori
dei rapporti fp(0,1)/fpt, fpy/fpt, e fp(1)/fpt non siano compresi tra i limiti specificati nel § [Link].2.3, il laboratorio incaricato sospende le
verifiche della qualità dandone comunicazione al Servizio Tecnico Centrale che autorizzerà il laboratorio di cui all’art. 59 del DPR
n. 380/2001 a ripetere le prove di qualificazione solo dopo che il fabbricante abbia ovviato alle cause che hanno dato luogo al risul-
tato insoddisfacente e previa eventuale nuova visita ispettiva.
Per il calcolo del valore caratteristico delle grandezze fpt, fpy, fp(0,1), fp(1) devono essere prese in considerazione sempre 10 serie di 5
saggi, facenti parte dei prodotti oggetto della qualificazione, da aggiornarsi ad ogni prelievo, aggiungendo la nuova serie ed eli-
minando la prima in ordine di tempo. I nuovi valori delle medie e degli scarti quadratici medi così ottenuti vengono utilizzati per
la determinazione delle nuove tensioni caratteristiche, sostitutive di quelle precedenti, ponendo sempre n = 50.
Per le grandezze r e per la resistenza alla fatica, i controlli si effettuano una volta al semestre, per entrambe su 3 saggi provenienti
dallo stesso lotto per ogni categoria di armatura.
La grandezza D, per i trefoli di diametro maggiore o uguale a 12,5 mm, è determinata una volta al semestre su saggi provenienti
da un lotto, nel numero previsto dalla UNI EN ISO 15630-3:2010.
Le prove di corrosione sotto tensione per la determinazione della durata di vita a rottura t sono effettuate 1 volta al semestre su 1
lotto, in numero di 6 saggi per lotto.
Le prove per la determinazione delle grandezze r, D e t e per la valutazione delle resistenza alla fatica, vengono eseguite nel la-
boratorio di cui all’art. 59 del DPR n. 380/2001. Tutti i risultati di prova devono essere positivi in relazione al valore indicato nella
Tabella [Link] per la caduta di rilassamento e alle limitazioni date nel § [Link].2.3 per le grandezze D e t.
Su un saggio per lotto di trefoli si effettueranno le determinazioni del rapporto tra il diametro del filo centrale e quello dei fili pe-
riferici confrontandoli con quelli limite indicati al § [Link].2.3.
Su un saggio per lotto di trecce e di trefoli, si calcolerà il valore del coefficiente di strizione a rottura Z e si misurerà il passo di
avvolgimento p di cui al § [Link].2.3.
Il laboratorio di cui al all’art. 59 del DPR n. 380/2001 provvederà ad effettuare i prelievi sopramenzionati, provvedendo, per
quanto possibile, a coprire tutti i diametri compresi nell’intervallo oggetto della qualificazione.
Diametro (Ø), area della sezione trasversale (A) e massa per unità di lunghezza (M)
L’area della sezione trasversale si valuta per pesata assumendo che la densità dell’acciaio sia pari a 7,81 kg/dm3 per i fili, le trecce
e i trefoli e 7,85 kg/dm3 per le barre.
Qualora richiesto, il diametro dei fili lisci e delle barre lisce si misura con uno strumento appropriato che garantisca una accura-
tezza di lettura di 0,01 mm o migliore.
Il valore ottenuto per la massa deve essere riferito a un metro di lunghezza di prodotto.
Sui valori nominali delle aree delle sezioni dei fili, delle barre, delle trecce e dei trefoli è ammessa una tolleranza di ± 2%. Per le
barre la tolleranza è compresa tra -2% e +6%. Le stesse tolleranze si applicano al valore della massa nominale per unità di lun-
ghezza dichiarata dal fabbricante.
Nei calcoli statici si adottano le aree delle sezioni nominali.
Rettilineità
I prodotti forniti in rotolo o in bobine devono avere raggio di avvolgimento tale per cui all’atto dello svolgimento, allungati al
suolo, su un tratto di 1 m non presentino curvatura con freccia superiore a 25 mm; il fabbricante deve indicare il diametro minimo
di avvolgimento del prodotto. Nel caso di fili forniti in fasci il valore massimo di curvatura come sopra definito è pari a 10 mm.
Per le barre il valore massimo di deviazione dalla rettilineità, misurato su una qualsiasi lunghezza, non deve superare 4 mm per
metro di lunghezza.
Ovalità
L’ovalità dei fili lisci, definita come differenza tra massimo e minimo diametro misurato, non deve essere maggiore di 2/100 del
loro diametro nominale. La misurazione delle dimensioni deve essere effettuata con uno strumento che garantisca una accuratez-
za di lettura di 1/100 di mm o migliore. Il diametro medio, inteso come media delle misurazione di due diametri ortogonali tra
loro di cui uno sia il massimo tra quelli ottenuti, non deve differire per più dell’1% dal valore nominale del diametro dichiarato
dal fabbricante.
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Diametro nominale del prodotto Limiti della profondità Lunghezza delle impronte e Distanza tra le impronte e
Ø massima delle impronte relativa tolleranza “l” relativa tolleranza
Minimo = 0,03
Ø ǂ 5 mm 3,5 ± 0,5 5,5 ± 0,5
Massimo = 0,16
Minimo = 0,05
Fili 5 mm < Ø ǂ 8 mm
Massimo = 0,20
5,0 ± 0,5 8,0 ± 0,5
8 mm < Ø ǂ 11 Minimo = 0,05
mm Massimo = 0,25
Minimo = 0,03
Ø ǂ 12 mm
Trecce e Massimo = 0,09
3,5 ± 0,5 5,5 ± 0,5
trefoli Minimo = 0,04
Ø > 12 mm
Massimo = 0,10
Limiti del rapporto tra le tensioni fp(0,1), fpy, fp(1) e la tensione al carico massimo fpt
Il valore delle grandezze fp(0,1)/fpt, fpy/fpt, e fp(1)/fpt ottenute come rapporto tra i valori singoli fp(0,1), fpy, fp(1) e il corrispondente valore
al carico massimo fpt, deve risultare compreso tra i limiti 0,87 e 0,95.
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Barre lisce V 200 MPa (Ø ǂ 40 mm) V 150 MPa (Ø > 40 mm)
Barre filettate o improntate V 180 MPa (Ø ǂ 40 mm) V 120 MPa (Ø > 40 mm)
La frequenza di prova deve essere non superiore a 120 Hz per i fili e le barre e 20 Hz per i trefoli.
Prove per la determinazione del coefficiente medio D di riduzione del carico massimo (trazione deviata).
Le prove per la determinazione del coefficiente medio D di riduzione del carico massimo per trazione deviata, sono richieste per i
trefoli con diametro nominale maggiore o uguale a 12,5 mm e per i trefoli compattati. Il valore limite di D non può superare il
28%.
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Nel caso che anche uno solo dei valori delle tensioni o dell’allungamento totale percentuale al carico massimo non rispetti la cor-
rispondente condizione, verranno eseguite prove supplementari su un campione costituito da almeno 10 saggi prelevati da altret-
tanti rotoli, bobine o fasci. Se il numero dei rotoli, bobine o fasci è inferiore a 10, da alcuni fasci sono prelevati due saggi da due
barre diverse, mentre da alcuni rotoli o bobine verranno prelevati due saggi, uno da ciascuna estremità.
Ogni saggio deve recare contrassegni atti ad individuare il lotto ed il rotolo, bobina o fascio di provenienza.
Effettuato il prelievo supplementare si determinano, mediante prove effettuate presso un laboratorio di cui all’art. 59 del DPR n.
380/2001, i valori di fpt, fpy, fp(1), fp(0,1), Agt, Ep.
La fornitura è considerata conforme se:
- la media dei risultati ottenuti per le grandezze fpt, fpy, fp(0,1), fp(1) sugli ulteriori saggi è almeno uguale al valore caratteristico ga-
rantito dal fabbricante e i singoli valori sono superiori allo stesso valore caratteristico garantito, diminuito del 1,5%.
- la media dei risultati ottenuti per la grandezza fpt sui 10 ulteriori saggi è al massimo uguale a 1,15 volte il valore caratteristico
fptk garantito dal fabbricante e i singoli valori sono inferiori allo stesso limite, incrementato del 1,5%.
la media dei risultati ottenuti per la grandezza Agt sui 10 ulteriori saggi è al minimo uguale al limite indicato nella Tab.
[Link] e i singoli valori sono superiori allo stesso limite, diminuito del 5%.
L’ulteriore risultato negativo comporta l’inidoneità della fornitura e la trasmissione dei risultati al fabbricante, che è tenuto a farli
inserire tra i risultati dei controlli statistici della sua produzione.
In tal caso il Direttore tecnico del centro di trasformazione deve comunicare il risultato anomalo sia al laboratorio incaricato del
controllo che al Servizio Tecnico Centrale.
Il prelievo dei campioni va effettuato a cura del Direttore tecnico del centro di trasformazione che deve assicurare, mediante si-
gle, etichettature indelebili, ecc., che i campioni inviati per le prove al laboratorio incaricato siano effettivamente quelli da lui pre-
levati, nonché sottoscrivere la relativa richiesta di prove contenente l’indicazione dei giorni nei quali ciascuna fornitura è stata
lavorata e del cantiere o dei cantieri ove è destinata.
In caso di mancata sottoscrizione della richiesta di prove da parte del Direttore Tecnico, le certificazioni emesse dal laboratorio
non possono assumere valenza ai sensi del presente decreto e di ciò ne deve essere fatta esplicita menzione sul certificato stesso.
Per le caratteristiche dei certificati emessi dal laboratorio, si fa riferimento a quanto riportato al § [Link], fatta eccezione per il mar-
chio di qualificazione, normalmente non presente sugli acciai da calcestruzzo armato precompresso, per il quale si potrà fare riferi-
mento ad eventuali cartellini identificativi oppure ai dati dichiarati del richiedente.
Il Direttore tecnico del centro di trasformazione curerà la registrazione di tutti i risultati delle prove di controllo interno su appo-
sito registro, di cui dovrà essere consentita la visione a quanti ne abbiano titolo.
Tutte le forniture provenienti da un Centro di trasformazione devono essere accompagnate dalla documentazione di cui al §
[Link].
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[Link].7 Certificati di prova rilasciati dal laboratorio di cui all’art. 59 del DPR 380/2001.
Nei certificati di prova che il laboratorio di cui all’art. 59 del DPR n. 380/2001 rilascia a seguito delle prove di cui ai § [Link].2.1 e
[Link].2.2, devono essere riportati sia i valori delle forze Fpt, Fpy, Fp(0,1), Fp(1), ottenuti dalle singole prove, sia i corrispondenti valo-
ri delle tensioni fpt, fpy, fp(0,1), fp(1) calcolate in riferimento alle aree delle sezioni trasversali nominali dei saggi sottoposti a prova.
Nei certificati rilasciati dal menzionato laboratorio e relativi a prove ove non sono richieste elaborazioni statistiche dei risultati,
oppure dove il solo riferimento per lo svolgimento della prova è il valore del carico massimo ottenuto su saggi gemelli (prova di
rilassamento, di fatica, di corrosione sotto tensione, ecc.), i dati di prova possono essere espressi anche solo in termini di forza Fpt.
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Tab. [Link]
Strutture soggette a
Tipo di azione sulle strutture Strutture soggette a fatica in modo non significativo fatica in modo signi-
ficativo
Riferimento A B C D
S235, s ǂ 30 mm S355, s ǂ 30 mm S235 S235
S275, s ǂ 30 mm S235 S275 S275
S275 S355 S355
Materiale Base: S460, s ǂ 30 mm S460 (Nota 1)
Spessore minimo delle membrature Acciai inossidabili e
altri acciai non e-
splicitamente men-
zionati (Nota 1)
Livello dei requisiti di qualità secondo la norma Elementare Medio Medio Completo
UNI EN ISO 3834:2006 UNI EN ISO 3834-4 UNI EN ISO 3834-3 UNI EN ISO 3834-3 UNI EN ISO 3834-2
Livello di conoscenza tecnica del personale di
Di base Specifico Completo Completo
Coordinamento della saldatura secondo la
norma UNI EN ISO 14731:2007
Nota 1) Vale anche per strutture non soggette a fatica in modo significativo
Tab. [Link].a
Le tensioni di snervamento fyb e di rottura ftb delle viti appartenenti alle classi indicate nella precedente Tab. [Link].a sono ri-
portate nella seguente Tab. [Link].b:
Tab. [Link].b
Classe 4.6 4.8 5.6 5.8 6.8 8.8 10.9
fyb (N/mm2) 240 320 300 400 480 640 900
ftb (N/mm2) 400 400 500 500 600 800 1000
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[Link].4 Chiodi
Per i chiodi da ribadire a caldo si devono impiegare gli acciai previsti dalla pertinente parte della norma UNI EN 10263:2017. Per
essi si applica quanto riportato al § [Link] per le officine per la produzione di bulloni e chiodi.
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- centri di produzione di prodotti formati a freddo e lamiere grecate: tutti quegli impianti che ricevono dai produttori di acciaio nastri o
lamiere e realizzano profilati formati a freddo, lamiere grecate e pannelli composti profilati, ivi compresi quelli saldati che però
non siano sottoposti a successive modifiche o trattamenti termici. Per quanto riguarda i materiali soggetti a lavorazione, può
farsi utile riferimento, oltre alle norme citate nel precedente § [Link], anche alle norme UNI EN 10346, UNI EN 10268 ed UNI
EN 10149 (parti 1, 2 e 3).
- le officine per la produzione di bulloni e chiodi: tutti quegli impianti che ricevono dai produttori di acciaio prodotti base e realizzano
elementi di cui al punto [Link].
- le officine di produzione di elementi strutturali: tutti quegli impianti che ricevono dai produttori di acciaio prodotti base qualificati e
realizzano elementi strutturali in serie per l’impiego nelle costruzioni non ricadenti nelle precedenti categorie.
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I restanti dati relativi alle caratteristiche chimiche, di resilienza e di allungamento vengono raccolti in tabelle e conservati, dopo
averne verificato la rispondenza alle norme UNI EN 10025-1, UNI EN 10210-1 UNI EN 10219-1, UNI EN 10088-4 e UNI EN 10088-
5 per quanto concerne le caratteristiche chimiche e, per quanto concerne resilienza e allungamento, alle prescrizioni di cui alle ta-
belle delle corrispondenti norme europee della serie UNI EN 10025 oppure delle tabelle di cui alle norme europee UNI EN 10210
ed UNI EN 10219 per i profilati cavi ed alle UNI EN 10088-4 e UNI EN 10088-5 per gli acciai inossidabili.
È cura e responsabilità del fabbricante individuare, a livello di colata o di lotto di produzione, gli eventuali risultati anomali che
portano fuori limiti la produzione e di provvedere ad ovviarne le cause. I diagrammi sopra indicati devono riportare gli eventuali
dati anomali.
I prodotti non conformi non possono essere impiegati ai fini strutturali, previa punzonatura di annullamento, tenendone esplicita
nota nei registri.
La documentazione raccolta presso il controllo interno di qualità dello stabilimento produttore deve essere conservata a cura del
fabbricante.
[Link].2 Controlli nei centri di trasformazione e nei centri di produzione di elementi tipologici in acciaio
Le procedure di cui ai seguenti § [Link].2.1, [Link].2.2, [Link].2.3 e [Link].2.4 si applicano soltanto ai prodotti per cui sia
applicabile il punto B di cui al §11.1
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I documenti che accompagnano ogni fornitura in cantiere devono indicare gli estremi della certificazione del sistema di gestione
della qualità del prodotto che sovrintende al processo di trasformazione (di cui al § [Link]), ed inoltre ogni fornitura in cantiere
deve essere accompagnata da copia della dichiarazione sopra citata.
Gli utilizzatori dei prodotti e/o il Direttore dei Lavori sono tenuti a verificare quanto sopra indicato ed a rifiutare le eventuali for-
niture non conformi.
I controlli in officina devono essere effettuati in ragione di almeno 2 prelievi ogni 10 t di acciaio della stessa categoria, provenien-
te dallo stesso stabilimento, anche se acquisito con forniture diverse, avendo cura di prelevare di volta in volta i campioni da tipo-
logie di prodotti diverse.
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I controlli in stabilimento sono obbligatori e devono essere effettuati a cura del Direttore Tecnico dell’officina in numero di alme-
no 1 prova a trazione su bullone o chiodo ogni 1000 prodotti.
I documenti che accompagnano ogni fornitura in cantiere di bulloni o chiodi da carpenteria devono indicare gli estremi
dell’attestato dell’avvenuto deposito della documentazione presso il Servizio Tecnico Centrale.
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Il lotto deve essere considerato conforme se i singoli risultati ottenuti sugli ulteriori provini è maggiore di accettazione.
In caso contrario il lotto deve essere respinto e il risultato segnalato al Servizio Tecnico Centrale.
Per la i compilazione dei certificati, per quanto applicabile, valgono le medesime disposizioni di cui al § [Link] .
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Ogni fornitura deve essere accompagnata dalla documentazione di marcatura CE oppure da copia del certificato di valutazione
tecnica, nonché dal manuale contenente le specifiche tecniche per la posa in opera e la manutenzione.
Il Direttore dei Lavori è tenuto a verificare nell’ambito delle proprie competenze, quanto sopra indicato ed a rifiutare le eventuali
forniture prive della documentazione di qualificazione e che le procedure di posa in opera siano conformi alle specifiche tecniche
del fabbricante del sistema stesso; dovrà inoltre effettuare idonee prove di accettazione, che comprendano in ogni caso la verifica
geometrica e delle tolleranze dimensionali, nonché la valutazione delle principali caratteristiche meccaniche dei materiali com-
ponenti e/o delle principali prestazioni degli appoggi, al fine di verificare la conformità degli appoggi stessi a quanto richiesto per
lo specifico progetto.
11.7.1 GENERALITÀ
I materiali e prodotti a base di legno per usi strutturali devono essere qualificati secondo le procedure di cui al § 11.1. Per
l’applicazione del caso C) del punto 11.1 si fa riferimento alle Linee Guida per l’impiego di prodotti , materiali e manufatti innovativi in
legno per uso strutturale approvate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
La produzione, la lavorazione, fornitura e utilizzazione dei prodotti di legno e dei prodotti a base di legno per uso strutturale do-
vranno avvenire in applicazione di un sistema di assicurazione della qualità e di un sistema di rintracciabilità che copra la catena
di distribuzione dal momento della prima classificazione e marcatura dei singoli componenti e/o semilavorati almeno fino al
momento della prima messa in opera.
Oltre che dalla documentazione indicata al pertinente punto del §11.1 e del § 11.7.10, ogni fornitura deve essere accompagnata,
secondo quanto indicato al §[Link].2, da un manuale contenente le specifiche tecniche per la posa in opera. Il Direttore dei La-
vori è tenuto a rifiutare le eventuali forniture non conformi a quanto sopra prescritto.
Il progettista sarà tenuto ad indicare nel progetto le caratteristiche dei materiali secondo le indicazioni di cui al presente capitolo.
Tali caratteristiche devono essere garantite dai produttori, dai centri di lavorazione, dai fornitori intermedi, per ciascuna fornitu-
ra, secondo le disposizioni applicabili di cui alla marcatura CE oppure di cui al § 11.7.10.
Il Direttore dei Lavori effettuerà i controlli di accettazione in cantiere previsti al §[Link]. Il Direttore dei Lavori potrà far esegui-
re ulteriori prove di accettazione sul materiale pervenuto in cantiere e sui collegamenti, secondo le metodologie di prova indicate
nella presente norma.
Sono abilitati ad effettuare le prove ed i controlli, sia sui prodotti che sui cicli produttivi, i laboratori di cui all’art. 59 del DPR n.
380/2001 ed i laboratori, o gli organismi certificazione del controllo della produzione in fabbrica notificati ai sensi del [Link].
106/2017 e del Regolamento UE 305/2011 in materia di prove e controlli sul legno.
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Per il legno massiccio, i valori caratteristici di resistenza, desunti da indagini sperimentali, sono riferiti a dimensioni standardiz-
zate del campione di prova secondo le norme pertinenti. In particolare, per la determinazione della resistenza a flessione l’altezza
della sezione trasversale del campione di prova è pari a 150 mm, mentre per la determinazione della resistenza a trazione paralle-
la alla fibratura, il lato maggiore della sezione trasversale del campione di prova è pari a 150 mm.
Pertanto, per elementi di legno massiccio sottoposti a flessione o a trazione parallela alla fibratura che presentino rispettivamente
una altezza o il lato maggiore della sezione trasversale inferiore a 150 mm, i valori caratteristici fm,k e ft,0,k , indicati nei profili resi-
stenti, possono essere incrementati tramite il coefficiente moltiplicativo kh, così definito:
°§ 150 · 0, 2
½°
kh min ®¨ ¸ ; 1,3¾ >11.7.1@
°̄© h ¹ °¿
essendo h, in millimetri, l’altezza della sezione trasversale dell’elemento inflesso oppure il lato maggiore della sezione trasversale
dell’elemento sottoposto a trazione.
Per il legno lamellare incollato i valori caratteristici di resistenza, desunti da indagini sperimentali, sono riferiti a dimensioni
standardizzate del campione di prova secondo le norme pertinenti. In particolare, per la determinazione della resistenza a fles-
sione l’altezza della sezione trasversale del campione di prova è pari a 600 mm, mentre per la determinazione della resistenza a
trazione parallela alla fibratura, il lato maggiore della sezione trasversale del provino è pari a 600 mm.
Di conseguenza, per elementi di legno lamellare sottoposti a flessione o a trazione parallela alla fibratura che presentino rispetti-
vamente una altezza o il lato maggiore della sezione trasversale inferiore a 600 mm, i valori caratteristici fm,k e ft,0,k, indicati nei
profili resistenti, possono essere incrementati tramite il coefficiente moltiplicativo kh, così definito:
°§ 600 · 0 ,1
½°
kh min ®¨ ¸ ; 1,1¾ >11.7.2@
°̄© h ¹ °¿
essendo h, in millimetri, l’altezza della sezione trasversale dell’elemento inflesso oppure il lato maggiore della sezione trasversale
dell’elemento sottoposto a trazione.
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11.7.7 ADESIVI
Gli adesivi per usi strutturali devono produrre unioni aventi resistenza e durabilità tali che l’integrità dell’incollaggio sia conser-
vata, nella classe di servizio assegnata, durante tutta la vita prevista della struttura.
[Link] GENERALITÀ
Al fine di garantire alla struttura adeguata durabilità, si devono considerare i seguenti fattori correlati:
- la classe di servizio prevista:
- la destinazione d’uso della struttura;
- le condizioni ambientali prevedibili;
- la composizione, le proprietà e le prestazioni dei materiali;
- la forma degli elementi strutturali ed i particolari costruttivi;
- la qualità dell’esecuzione ed il livello di controllo della stessa;
- le particolari misure di protezione;
- la manutenzione programmata durante la vita presunta.
Si adotteranno, in fase di progetto, idonei provvedimenti volti alla protezione dei materiali.
Per i materiali trattati con agenti preservanti contro attacchi di tipo biologico si dovrà fare riferimento ai principi generali della
UNI EN 15228:2009.
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Per l’obbligatoria denuncia di attività, i Centri di Lavorazione di legno strutturale devono trasmettere al Servizio Tecnico Centra-
le del Consiglio Superiore dei lavori Pubblici, per ciascun stabilimento, la seguente documentazione:
- l’individuazione dello stabilimento cui l’istanza si riferisce;
- il tipo di elementi strutturali che l’azienda è in grado di produrre;
- il sistema di identificazione e tracciabilità dei materiali.
Il Direttore Tecnico della produzione, di comprovata esperienza e dotato di attestato conseguito tramite apposito corso di forma-
zione, assume le responsabilità relative alla conformità alle presenti norme delle attività svolte nel centro di lavorazione. Il Diret-
tore tecnico di produzione deve altresì frequentare un corso di aggiornamento con cadenza almeno triennale.
I Regolamenti, i curricula dei docenti e i rispettivi programmi didattici dei corsi sopra citati devono essere preventivamente ap-
provati dal Servizio Tecnico Centrale, sentito il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che verificherà la complessiva congruen-
za dei corsi con i requisiti richiesti dalle presenti norme.
I produttori ed i centri di lavorazione sono tenuti a comunicare ogni variazione rispetto a quanto dichiarato in sede di presenta-
zione dell’istanza di qualificazione o di denuncia di attività.
Qualora nel medesimo stabilimento si produca legno base e si effettuino altresì le lavorazioni per ottenere gli elementi strutturali
pronti per l’uso, allo stesso saranno rilasciati, ove sussistano i requisiti, entrambi gli Attestati.
Tutte le forniture di elementi in legno per uso strutturale devono riportare il marchio del fabbricante e del centro di lavorazione
nel quale siano state eventualmente lavorate, ed essere accompagnate da una documentazione riportante la dichiarazione delle
caratteristiche tecniche essenziali del prodotto.
Il Servizio Tecnico Centrale, in base ai progressi tecnici ed agli aggiornamenti normativi che dovessero successivamente interve-
nire, provvede ad aggiornare l’elenco della documentazione necessaria ad ottenere la qualificazione.
È prevista la sospensione o, nei casi più gravi o di recidiva, la revoca degli attestati di qualificazione e di denuncia attività ove il
Servizio Tecnico Centrale accerti, in qualsiasi momento, difformità tra i documenti depositati e la produzione effettiva, oppure la
mancata ottemperanza alle prescrizioni contenute nella vigente normativa tecnica. I provvedimenti di sospensione e di revoca
vengono adottati dal Servizio Tecnico Centrale.
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11.8.1. GENERALITÀ
Gli elementi costruttivi prefabbricati devono essere prodotti attraverso un processo industrializzato che si avvale di idonei im-
pianti, nonché di strutture e tecniche opportunamente organizzate.
In particolare, deve essere presente ed operante un sistema permanente di controllo della produzione in stabilimento, che deve
assicurare il mantenimento di un adeguato livello di affidabilità nella produzione del calcestruzzo, nell’impiego dei singoli mate-
riali costituenti e nella conformità del prodotto finito.
Detto sistema di controllo deve comprendere anche la produzione del calcestruzzo secondo quanto prescritto al § 11.2.
Per tutti gli elementi prefabbricati qualificati secondo quanto previsto nei punti A oppure C del § 11.1, si considerano assolti i re-
quisiti procedurali di cui al deposito ai sensi dell’articolo 58 del DPR 380/2001. Resta comunque l’obbligo degli adempimenti di
cui al DPR 380/01 presso il competente ufficio territoriale, nonché, nel caso di edifici con struttura a pannelli portanti quelli
dell’articolo 56 del DPR 380/2001. Ai fini dell’impiego, tali prodotti devono comunque rispettare, laddove applicabili, i seguenti
punti 11.8.2, [Link] ed 11.8.5, per quanto non in contrasto con le specifiche tecniche europee armonizzate.
Per la dichiarazione delle prestazioni ed etichettatura si applicano i metodi previsti dalla norme europee armonizzate, ed in par-
ticolare:
- Metodo 1: Dichiarazione delle caratteristiche geometriche e delle proprietà del materiale.
- Metodo 2: Dichiarazione delle proprietà di prodotto, da valutarsi applicando le vigenti Appendici Nazionali agli Eurocodici;
- Metodo 3: Dichiarazione basata su una determinata specifica di progetto, per la quale si applicano le presenti norme tecniche.
In ogni caso ai fini dell’accettazione e dell’impiego, tutti i componenti o sistemi strutturali devono rispondere ai requisiti della
presente norma; in particolare i materiali base devono essere qualificati all’origine ai sensi del §11.1.
Per tutti gli elementi prefabbricati ai quali non sia applicabile quanto specificato al punto A oppure al punto C del § 11.1, valgono
le disposizioni di seguito riportate.
In questo ambito, gli elementi costruttivi di produzione occasionale devono essere comunque realizzati attraverso processi sotto-
posti ad un sistema di controllo della produzione, secondo quanto di seguito indicato.
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[Link] MARCHIATURA
Ogni elemento prefabbricato prodotto in serie, deve essere appositamente contrassegnato da marchiatura fissa, indelebile o co-
munque non rimovibile, in modo da garantire la rintracciabilità del fabbricante e dello stabilimento di produzione, nonché indi-
viduare la serie di origine dell’elemento.
Inoltre, per manufatti di peso superiore ad 8 kN, dovrà essere indicato in modo visibile, per lo meno fino all’eventuale getto di
completamento, anche il peso dell’elemento.
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b) apposita relazione sulle caratteristiche dei materiali richiesti per le unioni e le eventuali opere di completamento;
c) le istruzioni di montaggio con i necessari dati per la movimentazione, la posa e la regolazione dei manufatti;
d) elaborati contenenti istruzioni per il corretto impiego e la manutenzione dei manufatti. Tali elaborati dovranno essere conse-
gnati dal Direttore dei Lavori al Committente, a conclusione dell’opera;
e) per elementi di serie qualificati, certificato di origine firmato dal fabbricante, il quale con ciò assume per i manufatti stessi le
responsabilità che la legge attribuisce al costruttore, e dal Direttore Tecnico responsabile della produzione. Il certificato, che
deve garantire la rispondenza del manufatto alle caratteristiche di cui alla documentazione depositata presso il Servizio Tecni-
co Centrale, deve riportare il nominativo del progettista e copia dell’attestato di qualificazione rilasciato dal Servizio Tecnico
Centrale;
f) documentazione, fornita quando disponibile, attestante i risultati delle prove a compressione effettuate in stabilimento su cubi
di calcestruzzo (estratto del Registro di produzione) e copia dei certificati relativi alle prove effettuate da un laboratorio incari-
cato ai sensi dell’art. 59 del DPR n. 380/2001; tali documenti devono essere relativi al periodo di produzione dei manufatti.
Copia del certificato d’origine dovrà essere allegato alla relazione del Direttore dei Lavori di cui all’art. 65 del DPR n. 380/2001.
Prima di procedere all’accettazione dei manufatti, il Direttore dei Lavori deve verificare che essi siano effettivamente contrasse-
gnati, come prescritto dal § [Link].
Il fabbricante di elementi prefabbricati deve altresì fornire al Direttore dei Lavori, e questi al Committente, gli elaborati (disegni,
particolari costruttivi, ecc.) firmati dal Progettista e dal Direttore Tecnico di stabilimento, secondo le rispettive competenze, conte-
nenti istruzioni per il corretto impiego dei singoli manufatti, esplicitando in particolare:
g) destinazione del prodotto;
h) requisiti fisici rilevanti in relazione alla destinazione;
i) prestazioni statiche per manufatti di tipo strutturale;
j) prescrizioni per le operazioni integrative o di manutenzione, necessarie per conferire o mantenere nel tempo le prestazioni e i
requisiti dichiarati;
k) tolleranze dimensionali nel caso di fornitura di componenti.
Nella documentazione di cui sopra il progettista deve indicare espressamente:
– le caratteristiche meccaniche delle sezioni, i valori delle coazioni impresse, i momenti di servizio, gli sforzi di taglio massimo, i
valori dei carichi di esercizio e loro distribuzioni, il tipo di materiale protettivo contro la corrosione per gli apparecchi metallici
di ancoraggio, dimensioni e caratteristiche dei cuscinetti di appoggio, indicazioni per il loro corretto impiego;
– se la sezione di un manufatto resistente deve essere completata in opera con getto integrativo, la resistenza richiesta;
la possibilità di impiego in ambiente aggressivo e le eventuali variazioni di prestazioni che ne conseguono.
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E’ possibile impiegare, ai fini delle prove di accettazione, le prove di Controllo di Produzione in Fabbrica effettuate nell’ambito
del mantenimento della qualificazione dei dispositivi stessi ai sensi della norma europea sopra detta, nel numero che la stessa
norma prevede, a condizione che:
- il campionamento dei dispositivi sia stato effettuato, sui lotti destinati allo specifico cantiere, dal Direttore dei Lavori del
cantiere stesso;
- le prove siano eseguite e certificate da un laboratorio di cui all’articolo 59 del DPR 380/2001, dotato di adeguata compe-
tenza, attrezzatura ed organizzazione.
- I suddetti certificati riportino esplicitamente l’indicazione del o dei cantieri ove viene utilizzata la fornitura.
Per dispositivi non ricadenti nel campo di applicazione della norma europea armonizzata UNI EN 15129 le prove di accettazione,
che rimangono obbligatorie, saranno eseguite secondo le modalità e con i criteri di valutazione riportate nelle specifiche tecniche
europee, oppure nella Certificazione di valutazione tecnica, di riferimento.
Qualora i risultati dei controlli di accettazione non risultassero soddisfacenti, il Direttore dei lavori rifiuta la fornitura.
I dispositivi sottoposti a prove di qualificazione o di accettazione potranno essere utilizzati nella costruzione solo se gli elementi
sollecitati in campo non lineare vengono sostituiti o se la loro resistenza alla fatica oligociclica è almeno di un ordine di grandez-
za superiore al numero dei cicli delle prove, e comunque previo accertamento della loro perfetta integrità e piena funzionalità a
seguito delle prove, da accertare attraverso la successiva effettuazione delle prove di accettazione ed il controllo dei relativi pa-
rametri di verifica.
essendo Kin la rigidezza iniziale valutata come rigidezza secante tra i valori corrispondenti al 10% ed il 20% della forza di proget-
to.
Per assicurare un comportamento ciclico stabile, le variazioni in una serie di cicli di carico riferiti allo stesso spostamento massi-
mo devono essere limitate nel modo seguente:
K e , ( i ) K e , ( 3) / K e , ( 3 ) d 10% >11.9.3@
[ e , (i ) [ e ,( 3 ) / [ e ,( 3 ) d 10% >11.9.4@
dove il pedice “(3)” si riferisce a quantità determinate nel terzo ciclo di carico ed il pedice “(i)” si riferisce a quantità relative all’i-
esimo ciclo, escluso il primo (i ǃ 2).
Le massime differenze tra le caratteristiche meccaniche ottenute nelle prove di qualificazione ed i valori di progetto o le normali
condizioni d’uso devono essere contenute entro limiti riportati in Tab. 11.9.I
Le variazioni devono essere valutate con riferimento al 3° ciclo di prova.
Tab. 11.9.I
Fornitura Invecchiamento Temperatura Frequenza di prova
Ke ±15% ±20% ±40% ±10%
Βe ±15% ±15% ±15% ±10%
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dove il pedice “(3)” si riferisce a quantità determinate nel terzo ciclo di carico ed il pedice “(i)” si riferisce a quantità relative all’i-
esimo ciclo, escluso il primo (iǃ2).
Il ciclo teorico che eventualmente si assume per l’esecuzione delle analisi non lineari per la progettazione della struttura, comple-
tato dei rami di scarico e ricarico coerenti con il comportamento reale, deve essere tale che l’energia dissipata in un ciclo non dif-
ferisca di più del 10% dall’energia dissipata nel terzo ciclo di carico della prova sperimentale.
Le massime differenze tra le caratteristiche meccaniche ottenute nelle prove di qualificazione ed i valori di progetto o nelle nor-
mali condizioni d’uso devono essere contenute entro limiti riportati in Tab. [Link].
Le variazioni devono essere valutate con riferimento al 3° ciclo di prova.
Tab. [Link]
Fornitura Invecchiamento Temperatura Frequenza di prova (1)
K2 ±15% ±20% ±20% ±10%
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Quando il rapporto d’incrudimento risulta K2/K1 ǂ 0,05, il limite su K2 viene sostituito dal limite sulla variazione di K2/K1 che de-
ve differire meno di 0,01 dal valore di progetto.
E d( i ) E d( 3 ) / E d( 3 ) d 10% >11.9.7@
dove il pedice “(3)” si riferisce a quantità determinate nel terzo ciclo di carico ed il pedice “(i)” si riferisce a quantità relative all’i-
esimo ciclo, escluso il primo (iǃ2).
Le massime differenze tra le caratteristiche meccaniche ottenute nelle prove di qualificazione ed i valori di progetto o nelle nor-
mali condizioni d’uso devono essere contenute entro limiti riportati in Tab. [Link], tenendo conto dei rapporti di scala tra i di-
spositivi sottoposti a prove di qualificazione e quelli reali.
Tab. [Link]
Fornitura Invecchiamento Temperatura Frequenza di prova
Per tener conto di possibili valori di velocità superiori a quelli di progetto, la forza massima di progetto del dispositivo va ampli-
ficata con un fattore di affidabilità ·v dato da
΅
Jv= (1+td)ȉ(1,5) >11.9.8@
in cui td è la tolleranza sulla forza di progetto fornita dal fabbricante, comprensiva della variabilità per effetto della temperatura, e
΅ è l’esponente delle legge costitutiva.
Il dispositivo deve possedere due cerniere sferiche alle estremità onde evitare effetti di trafilamento e deterioramento delle guar-
nizioni, e la capacità rotazionale deve essere valutata tenendo conto dei carichi che interesseranno la struttura nel corso della vita,
degli effetti del sisma e dei disallineamenti di montaggio. In ogni caso la rotazione consentita dalle cerniere non deve essere infe-
riore ai 2 gradi sessagesimali.
I dispositivi devono essere progettati in modo da evitare snervamenti sotto l’applicazione dei carichi di servizio e rotture sotto le
condizioni di collasso. Devono essere inoltre in grado di sopportare le accelerazioni laterali risultanti dalle analisi sismiche strut-
turali allo SLC e, in assenza di tale valutazione, devono resistere ad una forza minima trasversale pari ad almeno due volte il pe-
so proprio del dispositivo. Il progetto e la costruzione del dispositivo devono consentire la manutenzione nel corso della vita utile
ed evitare che fenomeni di instabilità interessino gli steli, nelle condizioni di massima estensione ed in riferimento alla configura-
zione di messa in opera
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Tab. [Link]
Fornitura Invecchiamento Temperatura Frequenza di prova
Ke ±20% ±20% ±20% ±20%
Kv –30% - - -
Βe ±20% ±20% ±20% ±20%
Le variazioni dovute al carico verticale, valutate come differenza tra i valori corrispondenti al carico verticale massimo ed a quel-
lo minimo, non dovranno superare il 15% del valore di progetto.
avendo contrassegnato con il pedice “(i)” le caratteristiche valutate all’i-esimo ciclo e con il pedice “(3)” le caratteristiche valutate
al terzo ciclo. Detto ddc lo spostamento massimo di progetto del centro di rigidezza del sistema d’isolamento, corrispondente allo
SLC, qualora l’incremento della forza nel sistema di isolamento per spostamenti tra 0,5 ddc e ddc sia inferiore all’ 1,25% del peso
totale della sovrastruttura, gli isolatori a scorrimento debbono essere in grado di garantire la loro funzione di appoggio fino a
spostamenti pari ad 1,25 d2.
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Qualora gli isolatori fossero dotati di elementi o meccanismi supplementari atti a migliorarne le prestazioni sismiche, su almeno
un dispositivo completo di tali parti supplementari verrà anche condotta una prova “quasi statica”, imponendo almeno 5 cicli
completi di deformazioni alternate, con ampiezza massima pari a ± d2. Il dispositivo non potrà essere utilizzato nella costruzione,
a meno che il suo perfetto funzionamento non sia ripristinabile con la sostituzione degli elementi base.
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Tab. 11.10.I
Sistema di Valutazione e
Specifica Tecnica Europea di riferimento Categoria Verifica della Costanza
della Prestazione
Specifica per elementi per muratura - Elementi per mu-
ratura di laterizio, silicato di calcio, in calcestruzzo vi- Categoria I 2+
brocompresso (aggregati pesanti e leggeri), calcestruzzo
aerato autoclavato, pietra agglomerata, pietra naturale Categoria II 4
UNI EN 771-1, 771-2, 771-3, 771-4, 771-5, 771-6
Come più precisamente specificato nelle norme europee armonizzate della serie UNI EN 771, gli elementi di categoria I hanno
una resistenza alla compressione dichiarata, determinata tramite il valore medio o il valore caratteristico, e una probabilità di in-
successo nel raggiungerla non maggiore del 5%. Gli elementi di categoria II non soddisfano questo requisito.
L’uso di elementi per muratura portante di Categoria I e II è subordinato all’adozione, nella valutazione della resistenza di pro-
getto, del corrispondente coefficiente di sicurezza ·M riportato nel relativo paragrafo 4.5.6.
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Per garantire la durabilità è necessario che i componenti la miscela rispondano ai requisiti contenuti nelle norme UNI EN 1008:2003 (ac-
qua di impasto), nelle norme europee armonizzate UNI EN 13139 (aggregati per malta) e UNI EN 13055 (aggregati leggeri).
Le malte possono essere prodotte in fabbrica oppure prodotte in cantiere mediante la miscelazione di sabbia, acqua ed altri com-
ponenti leganti.
Le malte per muratura prodotte in fabbrica devono essere specificate o come malte a prestazione garantita oppure come malte a
composizione prescritta.
La composizione delle malte per muratura prodotte in cantiere deve essere definita dalle specifiche del progetto.
Le modalità per la determinazione della resistenza a compressione delle malte sono riportate nella UNI EN 1015-11:2007.
La malta per muratura portante deve garantire prestazioni adeguate al suo impiego in termini di durabilità e di prestazioni meccaniche
e deve essere conforme alla norma europea armonizzata UNI EN 998-2 e, secondo quanto specificato al punto A del § 11.1, recare la
Marcatura CE, secondo il sistema di Valutazione e Verifica della Costanza della Prestazione indicato nella seguente Tab. [Link].
Tab. [Link]
Sistema di Valutazione e
Specifica Tecnica Europea di Riferimento Uso Previsto Verifica della Costanza
della Prestazione
Malta per murature UNI EN 998-2 Usi strutturali 2+
Tab. [Link]
Sistema di Valutazione e
Specifica Tecnica Europea di Riferimento Uso Previsto Verifica della Costanza
della Prestazione
Malta per murature UNI EN 998-2 Usi strutturali e non 4
Per le composizioni in volume descritte nella tabella 11.10.V è possibile associare la classe di resistenza specificata.
Tab. 11.10.V - Corrispondenza tra classi di resistenza e composizione in volume delle malte
Classe Tipo di malta Composizione
Cemento Calce aerea Calce idraulica Sabbia Pozzolana
M 2,5 Idraulica – – 1 3 –
M 2,5 Pozzolanica – 1 – – 3
M 2,5 Bastarda 1 – 2 9 –
M5 Bastarda 1 – 1 5 –
M8 Cementizia 2 – 1 8 –
M 12 Cementizia 1 – – 3 –
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Tab. [Link] - Valori di fk per murature in elementi artificiali pieni e semipieni (valori in N/mm2 )
Resistenza caratteristica a compressione fbk Tipo di malta
dell’elemento N/mm2 M15 M10 M5 M2,5
2,0 1,2 1,2 1,2 1,2
3,0 2,2 2,2 2,2 2,0
5,0 3,5 3,4 3,3 3,0
7,5 5,0 4,5 4,1 3,5
10,0 6,2 5,3 4,7 4,1
15,0 8,2 6,7 6,0 5,1
20,0 9,7 8,0 7,0 6,1
30,0 12,0 10,0 8,6 7,2
40,0 14,3 12,0 10,4 –
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Nel caso di murature costituite da elementi naturali si assume convenzionalmente la resistenza caratteristica a compressione
dell’elemento fbk pari a:
fbk = 0.75 fbm >11.10.3@
dove fbm rappresenta la resistenza media a compressione degli elementi in pietra squadrata.
Il valore della resistenza caratteristica a compressione della muratura fk può essere dedotto dalla resistenza caratteristica a
compressione degli elementi fbk e dalla classe di appartenenza della malta tramite la seguente Tab. [Link].
Tab. [Link] - Valori di fk per murature in elementi naturali di pietra squadrata (valori in N/mm2)
Tipo di malta
Resistenza caratteristica a compressione fbk dell’elemento
M15 M10 M5 M2,5
2,0 1,0 1,0 1,0 1,0
3,0 2,2 2,2 2,2 2,0
5,0 3,5 3,4 3,3 3,0
7,5 5,0 4,5 4,1 3,5
10,0 6,2 5,3 4,7 4,1
15,0 8,2 6,7 6,0 5,1
20,0 9,7 8,0 7,0 6,1
30,0 12,0 10,0 8,6 7,2
ǃ 40,0 14,3 12,0 10,4 –
Anche in questo caso, per valori non contemplati in tabella è ammessa l’interpolazione lineare; in nessun caso sono ammesse e-
strapolazioni.
In alternativa alla determinazione sperimentale della resistenza a compressione, per la stima della resistenza caratteristica a com-
pressione della muratura in elementi artificiali e naturali, è anche possibile fare riferimento a quanto riportato al § 3.6 della norma
UNI EN 1996-1-1:2013, integrata dalla relativa Appendice Nazionale. Per la determinazione della resistenza normalizzata del
blocco fb a cui queste norme si riferiscono, qualora essa non sia dichiarata dal fabbricante, si utilizzano i fattori di conversione del-
la resistenza alla compressione media del blocco contenuti nella appendice A della UNI EN 772-1.
Tab. [Link] - Resistenza caratteristica a taglio in assenza di tensioni normali fvk0 (valori in N/mm2)
Elementi per muratura fvk0 (N/mm2)
Malta ordinaria di classe Malta per strati sottili Malta alleggerita
di resistenza data (giunto orizzontale ǃ
0,5 mm e ǂ 3 mm)
Laterizio M10 - M20 0,30
M2,5 - M9 0,20 0,30* 0,15
M1 - M2 0,10
Silicato di calcio M10 - M20 0,20
M2,5 - M9 0,15 0,20** 0,15
M1 - M2 0,10
Calcestruzzo vibrocompresso
M10 - M20 0,20
Calcestruzzo areato autoclavato
M2,5 - M9 0,15 0,20** 0,15
Pietra artificiale e pietra naturale a
M1 - M2 0,10
massello
* valore valido per malte di classe M10 o superiore e resistenza dei blocchi fbkǃ 5.0 N/mm2
** valore valido per malte di classe M5 o superiore e resistenza dei blocchi fbkǃ 3.0 N/mm2
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I valori in tabella possono essere direttamente utilizzati nel caso di giunti orizzontali e verticali riempiti di malta. Nel caso di
giunti orizzontali riempiti di malta e giunti verticali non riempiti, ma con le facce adiacenti degli elementi di muratura poste in
contatto l’una con l’altra, i valori della tabella vanno dimezzati. Per la stima della resistenza a taglio della muratura con letto di
malta interrotto, nella quale gli elementi di muratura sono disposti su due o più strisce uguali di malta ordinaria riempiti, i valori
di fvk0 relativi al letto pieno vanno opportunamente ridotti secondo quanto indicato nella norma UNI EN 1996-1-1 integrata dalla
relativa Appendice Nazionale.
dove:
fvk0 è la resistenza caratteristica a taglio in assenza di carichi verticali;
Vn è la tensione normale media dovuta ai carichi verticali agenti nella sezione di verifica.
Deve risultare inoltre soddisfatta la relazione
fvk d fvk,lim >11.10.5@
con:
fvk,lim valore massimo della resistenza caratteristica a taglio che può essere impiegata nel calcolo;
Il valore massimo della resistenza caratteristica a taglio si pone pari a:
f vk ,lim 0, 065 f b >11.10.6@
ad eccezione degli elementi pieni in calcestruzzo aerato autoclavato e di tutti gli elementi caratterizzati da una resistenza a tra-
zione (misurata in direzione orizzontale parallelamente al piano di posa) maggiore o uguale a 0,2 fb , per i quali si pone:
f vk ,lim 0,10 f b >11.10.7@
dove fb è la resistenza normalizzata a compressione verticale dei blocchi valutata secondo le norme armonizzate della serie UNI
EN 771. I valori di fvk,lim sopra riportati sono relativi a muratura con giunti verticali riempiti di malta. Nel caso di giunti orizzonta-
li riempiti di malta e giunti verticali non riempiti, ma con le facce adiacenti degli elementi di muratura poste in contatto l’una
dell’altra, si adotta fvk,lim = 0,045 fb.
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CAPITOLO 12.
RIFERIMENTI TECNICI
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Per quanto non diversamente specificato nella presente norma, si intendono coerenti con i principi alla base della stessa, le indi-
cazioni riportate nei seguenti documenti:
- Eurocodici strutturali pubblicati dal CEN, con le precisazioni riportate nelle Appendici Nazionali;
- Norme UNI EN armonizzate i cui riferimenti siano pubblicati su Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea;
- Norme per prove su materiali e prodotti pubblicate da UNI.
Inoltre, a integrazione delle presenti norme e per quanto con esse non in contrasto, possono essere utilizzati i documenti di segui-
to indicati che costituiscono riferimenti di comprovata validità:
- Istruzioni del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici;
- Linee Guida del Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici;
- Linee Guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale e successive modificazioni del Ministe-
ro per i Beni e le Attività Culturali, previo parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici sul documento stesso;
- Istruzioni e documenti tecnici del Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.).
Per quanto non trattato nella presente norma o nei documenti di comprovata validità sopra elencati, possono essere utilizzati an-
che altri codici internazionali; è responsabilità del progettista garantire espressamente livelli di sicurezza coerenti con quelli delle
presenti Norme tecniche.
Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, per il tramite del Servizio Tecnico Centrale, predispone e pubblica, sentiti il Consiglio
Nazionale delle Ricerche (C.N.R.) e l’Ente Italiano di Normazione (UNI), l’elenco dei documenti che costituiscono riferimento
tecnico per le Norme tecniche per le costruzioni ai sensi del presente capitolo. Con analoga procedura sono anche predisposti e
pubblicati gli aggiornamenti periodici a tale elenco, nonché gli aggiornamenti degli elenchi delle specifiche tecniche volontarie
UNI, EN ed ISO richiamate nella presente norma.
18A00716
*45-410301180220*
€ 24,00